Come non preoccuparsi del giudizio degli altri

come non preoccuparsi del giudizio degli altri

“Che cosa pensano davvero di me?”
“E se non piaccio al mio nuovo capo?”
“Avrei dovuto indossare altro?”
“E se al party non mi trovano attraente?”
“E se tutto il mio team si mette contro di me?”
“Che cosa pensano di me i miei colleghi? Come potrei saperlo?”

All’apparenza sei una persona sicura di te stessa ma in realtà non fai altro che chiederti cosa pensano di te i tuoi colleghi, i tuoi collaboratori e i tuoi amici?
Ti senti continuamente sotto esame?
Cambi la tua personalità e i tuoi modi di fare secondo la persona che hai di fronte?
Vuoi sentirti dire continuamente che sei competente e indispensabile?
Come non preoccuparsi del giudizio degli altri?

Un conto è avere a cuore il parere degli altri, un altro è essere ossessionati da questi ragionamenti,
preoccuparsi solo di ciò che pensano gli altri, trattenersi dal dire ciò che pensiamo,
decidere di fare o non fare qualcosa per paura di quello che le persone penseranno o diranno di noi.

Potremmo anche arrivare a pensare solo a quello e dimenticarci di lavorare su noi stessi per migliorarci e per raggiungere i nostri sogni.

Come non preoccuparsi del giudizio degli altri

Se hai bisogno del giudizio positivo degli altri (i tuoi collaboratori, colleghi, amici) è un chiaro segno che devi lavorare sulla tua autostima.
Alla base c’è la paura del rifiuto, di essere inadeguati e di essere emarginati dal gruppo
.

È uno schema mentale che ci porta spesso a fare di tutto per compiacere gli altri, pur di ottenere la loro stima e il loro rispetto.
Continuando a soddisfare le aspettative delle persone diventiamo come burattini al comando degli altri e perdiamo la nostra individualità e libertà.

Ricorda che nessuno apprezza chi mette in secondo piano i propri valori e asseconda sempre gli altri, come un cagnolino.

La gente non è interessata a quello che fai

Ti senti osservato e valutato costantemente dalle persone?
Quando entri in una stanza, un locale o un ufficio ti guardi attorno con fare circospetto,
ti senti al centro dell’attenzione e ti chiedi cosa gli altri stanno pensando di te?

Gli altri stanno pensando esattamente la stessa cosa!

E poi … non diamoci così tanta importanza!

La maggior parte delle persone non sta fissando le nostre gesta e le nostre azioni.
Le persone sono troppo impegnate … su loro stesse, concentrate sui loro obiettivi, occupate a risolvere i loro problemi, a seguire i loro desideri e a rincorrere le loro passioni.

Sai quanto gliene importa di quello che fai tu!

Chi critica la tua vita non ne ha un’appagante

Se qualcuno ha il tempo di giudicarti e criticarti significa che ha tempo da perdere (beato lui) e si può permettere di guardare,
e giudicare, cosa fanno gli altri.

La maggior parte della gente dà giudizi per invidia, rancore, insoddisfazione, chiusura mentale …
francamente non è molto saggio lasciarsi condizionare da simili soggetti.

Il più delle volte non l’hanno neppure con te personalmente,
semplicemente “devono” trovare qualcosa da dire per sfogare rabbia e frustrazione.
Contenti loro!

Per questo t’invito a coltivare un sano menefreghismo che ti permette di essere in pace con te stesso,
in linea con i tuoi obiettivi e coerente verso i tuoi valori.

Gli altri sbagliano proprio quanto te

E anche di più.

Non dipendere dal giudizio degli altri anche perché fanno passi falsi quanto te, sono altrettanto incoerenti e contraddittori.
Anche loro hanno paura di sbagliare, indietreggiano ai primi ostacoli, sono paralizzati all’azione e …
gettano subito la spugna.

Non stare a credere!
I giudizi che emettono su di te dicono molto più di loro che non di te stesso.

Pareri e opinioni, anche se sono condivisi da tutti, restano pareri e opinioni.
Oggi ti osannano, domani ti dimenticano o ti perseguitano. Non dare peso a quel che dice la gente,
abituati a convivere, piuttosto, con la disapprovazione e la critica.

Le sentenze e le critiche sono dappertutto

Cera una volta una coppia con un figlio di 12 anni e un asino.

Decisero di viaggiare, di lavorare e di conoscere il mondo.

Così partirono tutti e tre con il loro asino.

Arrivati nel primo paese, la gente commentava: “Guardate quel ragazzo quanto è maleducato …
lui sull’asino e i poveri genitori, già anziani, che lo tirano
”.

Allora la moglie disse al suo marito: “Non permettiamo che la gente parli male di nostro figlio”.
Il marito lo fece scendere e salì sull’asino.

Arrivati al secondo paese, la gente mormorava: “Guardate che svergognato quel tipo…. Lascia che il ragazzo e la povera moglie tirino l’asino, mentre lui vi stà comodamente in groppa”.
Allora presero la decisione di far salire la moglie,
mentre padre e figlio tenevano le redini per tirare l’asino.

Arrivati al terzo paese, la gente commentava: “Pover’uomo! Dopo aver lavorato tutto il giorno, lascia che la moglie salga sull’asino. E povero figlio, chissà cosa gli spetta, con una madre del genere!”. Allora si misero d’accordo e decisero di sedersi tutti e tre sull’asino per cominciare nuovamente il pellegrinaggio.

Arrivati al paese successivo, ascoltarono cosa diceva la gente del paese:
Sono delle bestie, più bestie dell’asino che li porta. Gli spaccheranno la schiena”.

Alla fine, decisero di scendere tutti e camminare insieme all’asino.

Ma, passando per il paese seguente, non potevano credere a ciò che le voci dicevano ridendo:
guarda quei tre idioti: “Camminano, anche se hanno un asino che potrebbe portarli”.

Conclusione: qualsiasi cosa fai, troverai sempre persone che ti criticheranno o che parleranno male di te.

Valuta i giudizi delle persone

Ascolta e valuta con la più totale apertura, e il massimo interesse, ciò che gli altri pensano di te. Ti aiuta a osservare la realtà da varie prospettive,
valutare in modo costruttivo le critiche e accogliere i suggerimenti più adatti e appropriati per la tua crescita personale.

Non dare importanza a tutti i giudizi e le critiche inutili, false e deleterie che ti portano lontano dai tuoi valori,
dalla tua personalità e dai tuoi obiettivi.

Non preoccuparti di controllare i giudizi

È impossibile.

Il comportamento e l’atteggiamento degli altri sono inevitabilmente al di fuori del nostro controllo.
Per quanto tu possa essere disponibile, gentile e benvoluto ci sarà sempre qualcuno che ti criticherà,
biasimerà e cercherà di rovinarti una bella giornata di sole.

Cercare di controllare e neutralizzare giudizi, critiche e malelingue è la ricetta migliore per ottenere …
ansia, frustrazione e rabbia.

Quando accetti l’imprevedibilità, ma anche l’ignoranza di alcune persone non significa che sei diventato irresponsabile, rassegnato o incosciente,
ignorando tutto quello che ti circonda.

Vuol dire che scegli di essere saggio e concreto, prendi coscienza di un dato di fatto,
una parte integrante della nostra esistenza …
prima lo consapevolizzi meglio è!

Focalizzati solo sul modo che più ti fa stare a tuo agio, rilassato e in linea con i tuoi gusti e le tue preferenze.

Autoironia come antidoto ai giudizi degli altri

Usa l’autoironia.

L’autoironia è la capacità di sdrammatizzare.
Se sappiamo ridere della nostra insicurezza e del nostro errore, vuol dire che abbiamo coscienza dei nostri limiti e della nostra fragilità e non ci sentiamo sopraffatti dalle imposizioni di una società che ci vuole sempre perfetti.

Sembra facile, ma in realtà usare l’ironia in certi frangenti è più facile a dirsi che a farsi.
Richiede molta umiltà e altrettanto coraggio.

Quando non rifuggi del parlare dei tuoi difetti e dei tuoi limiti in chiave autoironica (senza vittimismo o esibizionismo) si crea attorno a te un clima disteso che ti aiuta a superare eventuali momenti d’imbarazzo e timidezza.
È un’ottima strategia di difesa dal giudizio degli altri.

La conclusione la lasciamo a Charlie Chaplin, il grande Charlot:

“Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa piacere cosi come sei!

Quindi vivi, fai quello che ti dice il cuore, la vita è come un’opera di teatro, ma non ha prove iniziali:
canta, balla, ridi e vivi intensamente ogni giorno della tua vita prima che l’opera finisca priva di applausi.”.

E tu come la vedi?
Hai mai calcolato qual è il prezzo che paghiamo per piacere agli altri?
Come non preoccuparsi del giudizio degli altri?

Come agire quando un tuo collega diventa il tuo capo

collega diventa capo

Costruire un rapporto lavorativo soddisfacente ed equilibrato richiede, da parte di tutti i colleghi, un atteggiamento disponibile per evitare inutili tensioni,
rancori e ripicche.

A volte però, accadono situazioni che sono difficili da gestire.
Uno di questi è quando un collega diventa il nuovo capo.
Per il nuovo boss il cambiamento è difficile ma anche per gli ex-colleghi, dover cambiare il modo di agire con quella persona può essere complicato.

Come comportarsi se un tuo collega diventa capo?

Che cosa succede quando il tuo collega e amico è promosso a tuo superiore?
La relazione rimanere la stessa?
Oppure il tuo viso prende l’espressione della foto?

Quando il collega diventa capo,
improvvisamente ci sono linee che devono essere tratteggiate nuovamente, confini che non possono essere più superati e argomenti di conversazione che non possono essere più discussi.

Ecco alcune indicazioni da prendere in considerazione:

Consapevolizza le tue emozioni

Come ti senti?

Sei delusa, arrabbiata, frustrata? Volevi tu quella posizione?
Non sai come comportarti adesso?

Il tuo collega ha ottenuto quella posizione perché (forse) ha le competenze giuste o ha colpito positivamente chi l’ha scelto (Ehi! Immagino cosa stai pensando ma non è sempre così!).

Per quanto possa essere dura,
è giusto mettere da parte il nostro ego e andare a congratularci con la nostra collega.

Il passaggio da collega a capo può essere altrettanto difficile anche per lui/lei, prova ad avere più comprensione ed empatia.
Il rapporto potrebbe restare cordiale ma un certo distacco professionale è consigliabile per entrambi.

Il rapporto cambierà

È inevitabile.
Quando il collega diventa capo, ecco …
nuove dinamiche, differenti obiettivi, diversa responsabilità.

Il tuo (oramai ex) collega adesso ha nuove pressioni e potrebbe prendere decisioni che potrebbero non piacerti.

Magari fino a qualche tempo prima, avevate condiviso lo stesso malcontento sul modo di lavorare … ma adesso è meglio trattenersi con le lamentele.

Se ti fa domande sull’ambiente di lavoro,
parlane onestamente ma fallo in modo professionale e costruttivo.

Lascia a lui determinare il nuovo rapporto

Non cambiare immediatamente il tuo atteggiamento.
Lascia a lui/lei la decisione di stabilire le nuove dinamiche e il nuovo approccio.

Probabile che prenderà del tempo per decidere come s’intende comunicare e come gestire i nuovi ruoli.
Anche se potrebbe essere un pò imbarazzante, discuterne e ricercare soluzioni costruttive è la miglior cosa!

Oppure, pur continuando ad essere amichevole, il neo-capo farà un passo indietro e non socializzerà più come prima con te e con il team.
Cerca di non prenderla a male e non biasimarlo,
se succede. Ci sta.

Può anche accadere che questo cambiamento crei un’energia negativa all’interno del team e il tuo capo-collega può essere costretto a tagliare del tutto i rapporti sociali.

Chi può dirlo? Ogni situazione è diversa!

Rispetta le nuove posizioni

Tratta la persona come un qualsiasi altro capo.

Nel pieno rispetto delle regole.

Questo non significa che il tuo atteggiamento deve cambiare completamente ma non pensare che le scadenze e le aspettative siano diminuite perché il boss è un tuo ex-collega.

Il nuovo capo/a (come tutti i superiori) apprezza i collaboratori che rispettano le scadenze,
che sono puntuali, che riconoscono i propri errori e lavorano sul miglioramento.

Rimani aperto e disponibile al dialogo

Rimani disponibile al dialogo, alla collaborazione, a scambiare le tue idee o opinioni.
È fondamentale se si vuol vivere in armonia, avere una buona intesa lavorativa e non avere conflitti con il tuo nuovo capo.

Se avverti un fastidio a causa della precedente confidenza, chiedi un incontro privato (come hai già fatto con il capo precedente) e parlane con tatto e con rispetto.

Potresti essere sorpreso nello scoprire che anche lui/lei ha gli stessi problemi oppure risolverà la questione in maniera soddisfacente per entrambi.
Come puoi saperlo fino a quando non chiedi?

Continua a lavorare professionalmente

È la miglior cosa.

Quando il collega diventa capo, continua a comportarti professionalmente, a lavorare in modo efficace e mantenere un buon rapporto di lavoro.
Tieni separato business e aspetti personali.

Mostra rispetto e sostegno, rimani aperto e onesto e continua a svolgere in modo impeccabile il lavoro che,
quotidianamente, sei chiamato a fare.

Se la prendi male ti aspettano tempi duri

Lavorare con un capo-ex collega è allo stesso tempo una sfida e un’opportunità di crescita.
Se la prendi nel modo sbagliato, ti aspetta delusione e frustrazione;
considerala piuttosto un’occasione per lavorare su te stesso.

Che ne dici? Prendere ordini da un tuo ex-collega ti dà o ti darebbe fastidio?

Se ti serve un supporto mirato per avere subito più chiarezza e sicurezza nell’affrontare una situazione delicata per te … ecco il personal coaching per la carriera!

Parole da evitare nella vendita: la negazione “non”

parole da evitare nella vendita

Quando parliamo, durante la vendita, anche se quello che diciamo, conta solo il 10% della nostra comunicazione, dobbiamo stare ben attenti di non usare espressioni che ci fanno apparire offensivi, incompetenti o poco corretti nei confronti dei nostri clienti.

Ci sono parole da evitare nella vendita?

Occhio a tutte quelle espressioni, frasi o parole che possono, a livello inconscio, essere interpretate negativamente dal Cliente. Dopo il post sull’utilizzo astratto di frasi tipo “Non si preoccupi” e quello su espressioni che alimentano dubbi o poca correttezza oggi tocca a quelle espressioni e frasi contenente la negazione “non”.

Espressioni per NON vendere

“Non sono qui per vendere ad ogni costo”;
“Questo prodotto non le darà problemi”;
“Non c’è sotto nessuna fregatura”;
“Non voglio mentirle”;
“Non voglio prenderla in giro”;
“Non si preoccupi”;
“Non voglio rubarle tempo”;
“Non voglio insistere”;

Il nostro cervello non riesce a elaborare subito una frase negativa, (tutto ciò che gli è comunicato con un “non”); deve prima “pensarla” in termine positivi per poi “negarla”.

Ad esempio, se ti dico “Non pensare a un cavallo”. A cosa stai pensando in questo momento? A un cavallo, naturalmente! Prima di fare la negazione del cavallo, la nostra mente ha bisogno di visualizzare il cavallo.

Da qui è facile capire cosa si ottiene con la frase “Non c’è sotto nessuna fregatura” oppure “Non voglio prenderla in giro”. Il nostro inconscio non accetta la negazione, cancella il “non” e recepisce la frase nel senso opposto a quello che volevamo trasmettere o invita a fare proprio quello che è richiesto di non fare.

Ecco altri errori comunicativi con la negazione non altrettanto frequenti durante la trattativa di vendita.

Domande che invitano a rispondere NO

“Non desidera altro?”;
“Non vuole altro?”;
“Non vuole acquistarlo?”;

Sono frasi astratte che non sono di nessuna utilità e sono deleterie per la vendita, poiché predispongono il cliente a rispondere con un “no”.

Conclusa la vendita, anziché utilizzare la frase generica “Non desidera qualcos’altro?” è molto meglio porre la domanda in modo concreto per guidare e invogliare il cliente ad acquistare altri prodotti o servizi complementari.

Tutte queste domande possono facilmente essere sostituite con espressioni più “positive” del tipo: “Posso mostrarle quest’altro prodotto/servizio” oppure “ Il nostro assortimento comprende anche altri articoli …”

Diciamo NO anche quando vogliamo dire SI

““No no, ha ragione!”,
“No, niente, era solo per dire”
“No, volevo solo dirle…”;
“No, ecco, secondo me…”.

Il “no” è la parola più dannosa che possiamo pronunciare durante una vendita. Il “no” è divieto, chiusura, negatività. Purtroppo la inseriamo dappertutto, in ogni circostanza e in ogni contesto, senza rendercene neanche più conto. Anche se la utilizziamo come semplice modo di dire, il “no” ha una connotazione molto negativa.

E tu, usi spesso espressioni negative? Sei attento a non utilizzare frasi con la negazione “non”?

Curriculum store manager: 7 chiavi per renderlo molto più appetibile (parte 2)

curriculum store manager

Nella parte 1 puoi trovare i primi 3 punti e le competenze più richieste nel settore store management.

4. Lessico appropriato: display o scaffali?

A che tipo di azienda spedisci il tuo curriculum store manager? Alcuni accorgimenti, correzioni o variabili possono risultare vincenti.

Con le multinazionali o grandi aziende è meglio fare uso di verbi specifici (supervisionare, assicurare, ottimizzare, etc.) e termini tecnici (layout, display, loss prevention, database clienti, etc.) mentre per aziende più piccole o realtà “più informali” è preferibile usare verbi più comuni (gestire, sistemare, controllare, etc.) e terminologie “meno tecniche” (inventario, vetrine, camerini, etc.).

Devi adattare la tua terminologia all’azienda a cui proponi il tuo CV.

Prova a immaginare questa “forzatura” … mando il mio curriculum store manager a un’azienda leader del lusso dicendo che “sono un gerente di negozio” e parlo di “scaffali e riordinare i camerini “ mentre … a un negozio per bambini di paese scrivo che “sono uno store manager in grado di assicurare eccellenti performance di Customer Service, in linea con i parametri e agli alti standard richiesti dall’azienda”.

Utilizza parole chiave come “ho gestito” o “ho maturato esperienza” e verbi d’azione tipo “utilizzo” e “opero” piuttosto che verbi di apprendimento “ho imparato”, “ho seguito un corso” o “ho familiarità”.

5. Parola d’ordine? Personalizzazione

È fondamentale che curriculum e (soprattutto) lettera di presentazione non siano scontati e colpiscano l’attenzione di chi sta leggendo.

È opportuno utilizzare termini tecnici del settore e personalizzare ogni lettera creando “collegamenti” tra le tue competenze ed esperienze e la posizione scoperta che confidi di occupare (“Ho trovato interessante la vostra specializzazione sartoriale perché…”).

Se il curriculum store manager è un elenco del tuo percorso formativo e professionale, la lettera di presentazione ha una forma meno schematica e più spontanea … qui puoi concederti un pizzico di creatività in più!

Per personalizzare la tua candidatura, non è necessario riscriverla ogni volta, basta variare la lettera di presentazione di un 25-30% in funzione del tipo di azienda alla quale invii la tua candidatura.

Molti siti web forniscono esempi di CV già pronti. Senza un supporto e una valida indicazione per la compilazione, diventa difficile arrivare a un risultato soddisfacente. Un modello di curriculum store manager pre-confezionato può costare caro in termini di mancate opportunità d’impiego e mancati guadagni.

6. Verifica la tua “immagine online”

Non sottovalutare la tua “immagine online” ovvero la tua Web reputation.

Ogni giorno pubblichiamo materiale personale. Foto, status, commenti, opinioni: tutte queste informazioni che buttiamo in Rete (a volte con troppa facilità) delineano, giorno per giorno, la nostra immagine digitale.

Tra Facebook, Twitter, Linkedin, Instagram molti datori di lavoro si sono adattati ai tempi e consultano questi network per valutare i candidati, ancora prima dell’intervista di selezione.

Presta maggiore attenzione a quest’aspetto, diventa più consapevole delle impostazioni sulla privacy, in modo da non essere associato a un’immagine poco edificante (foto sconvenienti pubblicate su FB o tweet poco corretti) a cui le aziende potrebbero fare riferimento per decidere, o non decidere, di darti fiducia per un posto di lavoro.

7. Cosa evitare nel curriculum store manager

Cronistoria della tua vita lavorativa

Se elenchi le date come in una pagina di un libro di storia rischi di risultare noioso e poco interessante per il selezionatore. Non soffermarti con puntiglio sul corso di 2 settimane che hai fatto nel 1995 … un CV efficace deve essere snello, concreto e attuale!

Lavori di breve durata

Se hai lavorato per brevi periodi, è preferibile escludere questi lavori dal tuo curriculum store manager poiché potrebbero dare l’impressione di scarsa affidabilità oppure difficoltà nel focalizzare i tuoi sforzi in un’unica direzione. Eccezione: lavori o stage, anche per poco tempo, in un luogo prestigioso o in linea con il lavoro per cui ti candidi.

Competenze evidenti

Nell’elenco delle competenze è meglio non includere o elencare quelle basilari. Per esempio nelle competenze informatiche, se inserisci che sai navigare in Internet o che conosci Word è un po’ come dire che … sai scrivere e leggere! Se proprio vuoi, inserisci qualcosa tipo “Buona capacità di utilizzo di internet e pacchetto office”. Diverso il caso in cui conosci un programma informatico gestionale.

Definire “ottima” la tua conoscenza di una lingua …

… e poi non sai realmente sostenere una conversazione. Oppure scrivere, per esempio, “Francese scolastico“, quanto è efficace e quantificabile questo “scolastico“? A mio parere suona vecchio e riempitivo.

Informazioni sulla tua vita privata

È opportuno evitare tutte le informazioni approfondite relative alla tua sfera privata; a meno che non possano essere determinanti nella valutazione del tuo profilo o in linea con l’offerta di lavoro.

Voto di laurea

Il voto di laurea non è obbligatorio, salvo che non sia esplicitamente richiesto. Chiaramente se è un buon voto  può essere un punto a tuo vantaggio; ma se il voto non è un gran che, meglio ometterlo.

Lunghezza eccessiva

Un curriculum store manager perfetto sta in una pagina. Utilizza due pagine se ti stai candidando per una posizione che presuppone una consolidata esperienza. Evita di scrivere CV più lunghi perchè sono dispersivi e poco efficaci.

Foto sconvenienti

Se la foto non è esplicitamente richiesta, puoi anche non inserirla. Se lo fai cerca di evitare assolutamente l’utilizzo di foto a figura intera, in compagnia, in posa “stile book fotografico”, in situazioni di svago o vacanza. La foto è un ulteriore elemento di presentazione, che deve trasmettere un’immagine affidabile e professionale pertanto meglio optare per foto sobrie in formato tessera.

Leggi la parte 1

Preparazione e strategia per un CV vincente

Come hai visto, un pò di preparazione e un pizzico di strategia in più ti permette di mettere in maggiore evidenza le tue competenza, le tue capacità e la tua esperienza.

CV per store manager: 7 spunti per renderlo molto più appetibile (parte1)

cv per store manager

Internet e annunci online hanno fatto crescere esponenzialmente il numero di CV che sono inviati ogni giorno per ogni offerta di lavoro. La concorrenza è sempre più numerosa, preparata e agguerrita. Passare ore a cercare gli annunci, avere le caratteristiche richieste e poi scrivere un CV poco efficace, che assicura l’insuccesso, può essere molto frustrante.

È il momento di “cambiare passo”, modificare e migliorare alcuni contenuti ed essere più incisivo e nella stesura del tuo CV di store manager.

È necessario focalizzarsi sulle opportunità, su come massimizzare le possibilità, mettere in maggior risalto le competenze richieste dai datori di lavoro. Azioni mirate e concrete per centrare un obiettivo preciso: essere convocato per il colloquio di lavoro.

CV per store manager al passo dei tempi

La lettera di presentazione è il tuo biglietto da visita, il curriculum vitae il tuo asso nella manica per dimostrare la validità della tua candidatura, i tuoi punti di forza e gli elementi di contatto tra il tuo profilo professionale, l’azienda e il ruolo specifico per cui ti stai proponendo.

Riesci a esprimere in pieno nella tua lettera di presentazione e nel tuo CV il tuo potenziale di store manager? Ti piacerebbe mostrare il tuo valore ed essere più intraprendente e propositivo?

Ti sei già chiesto com’è opportuno rivolgersi al selezionatore?
Cosa evidenziare per una posizione di store manager?
Quali sono le competenze più richieste nel settore retail?
Quali sono le abilità specifiche o i punti di forza da evidenziare sul tuo curriculum?
E’ necessario scrivere contenuti diversi per aziende differenti?

1. Raccogli informazioni sull’azienda

È indispensabile conoscere l’azienda o datore di lavoro cui intendi spedire la tua candidatura di store manager. Più sarai informato, più impressionerai il tuo potenziale datore di lavoro! Ogni informazione può diventare fondamentale.

Trova il maggior numero d’informazioni. Chiedi ad amici, parenti o sui social, magari, se sei fortunato, trovi qualcuno che è già dipendente o ha lavorato per quell’azienda. Avere maggiori info potrebbe aiutarti a sentirti maggiormente a tuo agio anche in caso di una chiamata per il colloquio.

Visita il sito web dell’azienda o del datore di lavoro, cerca le caratteristiche organizzative, il settore specifico nel quale opera.
L’azienda quale immagine trasmette? Classica, giovanile, sportiva, tecnica, lusso, etc…
Il linguaggio è informale, tecnico o “pomposo”?
Quali sono i termini specifici più usati?
Parlano di responsabile punto vendita o di store manager?
Ci sono molti termini tecnici o in inglese?

Assicurati che il tuo curriculum vitae di store manager sia pertinente al lavoro per cui ti stai candidando. Se richiedono capacità manageriali o esperienza passata, rassicurati che siano visibili chiaramente sul tuo CV.

2. Metti in risalto le tue competenze personali

Lo sapevi che le 3 parole che i datori di lavoro utilizzano per assumere nuovo personale sono organizzato, capacità di comunicazione e qualificato?

Che tipo di store manager sei?
Qual è il tuo approccio?
Hai una forte ambizione?
Ottime capacità comunicative e buon orientamento all’obiettivo ?

Metti in risalto il tuo atteggiamento professionale e mirato nei confronti dei clienti; scrivi che sei organizzato con un approccio flessibile e positivo. Rimarca le tue buone doti comunicative e di motivatore, la tua volontà di condividere i valori del brand, nonché la tua capacità di lavorare in èquipe e di “far gruppo”.

Perché dovrebbe scegliere proprio te? Cosa ti rende unico?

Sottolinea il fatto che il tuo metodo di lavoro è differente da quello degli altri candidati. Metti in luce le tue competenze, le tue qualità e le tue competenze tecniche. Se ti senti “uno sveglio” puoi scrivere che non ti spaventano le sfide e hai un’ottima capacità di acquisire, in tempi brevi, nuove competenze e conoscenze.

3. Punta sulle competenze richieste dal settore

Orientamento al cliente

Una delle competenze più richieste è quella legate alla conoscenza dei bisogni, i desideri, le aspettative e la soddisfazione dei clienti (customer satisfaction). Il punto di partenza é “saper ascoltare la voce del cliente”.

Evidenzia nel tuo CV che accoglienza, servizio, soddisfazione e fidelizzazione del cliente sono per te un must e che rispondi prontamente alle richieste e reclami dei clienti. Fai risaltare che il cliente è al centro di tutte le tue attenzioni e che assicuri, all’azienda che ti assumerà, un servizio clienti completo e altamente qualitativo .

Hai seguito un programma, corso o coaching particolare per sviluppare una migliore assistenza al cliente? Oppure hai formato il tuo team in modo tale da aumentare le vendite supplementari? Se sì, spiega concretamente, in poche parole, le tue azioni e il risultato che hai ottenuto.

Gestione collaboratori

Formazione, affiancamento e coaching del personale non devono mancare nel tuo cv per store manager.

Metti in risalto che desideri anzi, esigi, dai tuoi collaboratori, un servizio clienti di elevata qualità. Evidenzia la tua gestione diretta e quotidiana del team (non ti dimenticare di indicare il numero dei tuoi collaboratori) e che fai rispettare le regole e i regolamenti rigorosi nel posto di lavoro.

Hai una buona capacità di gestire turni, ferie e permessi con equilibrio tra costi e performance? Bene, scrivilo nelle tue competenze personali; sottolinea anche che hai facilità di relazione, capacità di operare in équipe e ti adatti facilmente alle esigenze della struttura in cui lavori.

Marketing e Merchandising

Ti occupi anche di gestione del budget finanziario, incluso costi e spese complessive? Promuovi contatti con nuovi clienti e ti occupi del lancio di nuove collezioni?

Metti in risalto anche che “tieni sotto controllo” il Mercato, la concorrenza e le nuove tendenze. Rimarca la tua proattività e il tuo impegno nel cercare di sviluppare strategie vincenti, il più velocemente possibile, per acquisire nuovi clienti e accrescere il ruolo e il prestigio del punto vendita.

Non dimenticare di porre l’accento che la tua gestione e supervisione assicurerà un’esposizione dei prodotti (visual merchandising) conforme alle richieste, e alla qualità, della casa madre.

Problem solving

È sempre più frequente leggere nelle offerte per store manager espressioni del tipo: “Richiesta capacità di problem solving”.

Letteralmente significa “risolvere problemi”.

È la capacità di risolvere problemi e inventare soluzioni; saper agire autonomamente (e magari anche in tempi rapidi) per rimediare a un intoppo venutosi a creare improvvisamente.

Sai gestire situazioni stressanti e riesci a cavartela in qualsiasi circostanza? Rimarca che hai una forte capacità di organizzazione e sai prendere “in mano” la situazione anche in momenti frenetici e difficili.

Inventory control

Ogni anno, le aziende investono molto sui dispositivi di rilevamento e prevenzione dei furti ma ancora subiscono molte perdite (anche per mano dei propri dipendenti).

È facile capire come possano apprezzare un candidato particolarmente attento e sensibile a quest’aspetto. Hai frequentato una formazione particolare sull’argomento? Scrivilo senza indugio, altrimenti puoi specificare che assicuri un accurato controllo inventariale, protezione antitaccheggio e sicurezza in coordinamento con le disposizioni e le procedure aziendali.

Leggi la parte 2