Cosa desideri di più? Intelligenza, talento, fortuna? No, grinta nient’altro!

grinta

“Il talento da solo vale poco.
Ciò che separa il talentuoso dalla persona di successo è il duro lavoro.”

Stephen King

Ogni estate, all’Accademia Militare di West Point arrivano, da tutti gli Stati Uniti,
circa un migliaio di giovani uomini e donne per iniziare un ciclo di studio di quattro anni.
Si parte con una dura formazione di base di 8 settimane e al termine solo 1 giovane su 20 riesce a varcare la soglia della classe per continuare la strada della maestria militare.

Un gruppo di ricercatori ha voluto scoprire perché solo alcuni studenti ce la fanno e la stragrande maggioranza invece non supera la prima prova.

È questione di forza?
Resistenza fisica?
Intelligenza?
Capacità di leadership?

Niente di tutto ciò sembra.

Per i ricercatori,
il miglior indicatore di successo è una valutazione non-cognitiva,
una caratteristica non-fisica, la “Grit” (che in italiano possiamo tradurre con GRINTA).

Attraverso la sua ricerca presso l’Università della Pennsylvania e l’insegnamento al Public Schools West Point Military Academy e alla National Spelling Bee – la vincitrice del prestigioso MacArthur Fellowship – Angela Duckworth ha scoperto che la capacità di sopportare lo stress e il saper superare i fallimenti,
per raggiungere l’obiettivo, è il miglior indicatore del successo futuro.

Nel suo eccellente intervento TED Angela Duckworth ha definito la grinta come
“… perseveranza e passione per raggiunger obiettivi a lungo termine. Grit è avere resistenza. Grit è “attaccare” il futuro, giorno dopo giorno. Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni”

Quindi …

La vita è una maratona non uno sprint

Grit è vivere la vita come se fosse una maratona, non uno sprint”, insiste la psicologa americana.
GRINTA è la disposizione a perseguire gli obiettivi a lungo termine con passione e tenacia.

È la capacità di resistere a distrazioni momentanee e tentazioni, al fine di raggiungere un obiettivo.
Grit, in sostanza, è l’essere perseveranti nonostante gli ostacoli che incontriamo sulla nostra strada.

L’enfasi è sulla capacità di resistenza, sul perseguire gli obiettivi nonostante i continui “no”.
È l’abilità di ristrutturare i fallimenti e le sconfitte.
È la capacità di rialzarsi per la centesima volta.

Se invidi il talento del tuo collega, del tuo capo, del tuo compagno di squadra, di tuo fratello, ricorda che …

Il talento non basta occorre tenacia

Il talento non è sufficiente, occorre grinta!

Tra una persona talentuosa senza tenacia e un’altra tenace, ma senza talento,
sarà probabilmente quest’ultima a ottenere i risultati migliori.

“Quello che mi ha colpito è stato che il Quoziente Intellettivo (QI) non è l’unica differenza tra i miei studenti”, ha condiviso la Duckworth “Alcuni dei miei migliori performer non hanno punteggi QI stratosferici. Alcuni dei miei più brillanti ragazzi non stanno andando poi così bene. Non è questione d’intelligenza, di bell’aspetto, di salute fisica, di QI.
È Grit, è solo questione di grinta!”

Ma perché alcune persone hanno grinta e altre no? Qui la scienza ha bisogno di colmare ancora tante e diverse lacune.

Una cosa però sembra sicura …

Il talento non ti rende grintoso

Quello che so è che il talento non ti rende grintoso” afferma la Duckworth. “I nostri dati mostrano molto chiaramente che ci sono molte persone di talento che non raggiungono i propri obiettivi. La grinta è, spesso, persino inversamente proporzionale al talento.”.

Nonostante i progressi nel campo delle neuroscienze e delle biotecnologie,
la Grinta è straordinariamente difficile da individuare.

Per alcuni devi sperimentare (e superare) grandi avversità per ottenerla,
per altri è questione di genetica “c’è-l’hai-o-non-c’è-l’hai”.

Personalmente, penso che non esista una formula per sviluppare o coltivare la Grinta, perché è intensamente personale e soggettiva.
È un qualcosa di profondo.
È una chiave misteriosa e potente che è dentro di noi e solo noi possiamo accedervi
.

È forte la tentazione (oppure è solo una scusa?) credere che solo quelli che sembrano più bravi,
belli e intelligenti saranno premiati … quelli che alla fine arrivano ai grandi ruoli,
quelli più desiderabili, quelli più ambiti.

E certamente, spesso è così.
E certamente, è anche giusto così!

La grinta ci aiuta a non mollare

Che cosa possiamo imparare dagli studi di Angela Duckworth?

Se siamo naturalmente dotati, ci suggeriscono che il talento, da solo, non ci aprirà tutte le porte per il successo.
E se invece abbiamo poco talento ma grinta da vendere, questi dati ci incoraggiano a non fermarci, a persistere, a non mollare!

Se anche tu, come me, il talento lo ammiri solo in TV e ti sei reso conto (da un pezzo) che genio, talento, bellezza, fortuna non sono (o non sono più) frecce al tuo arco, spero possa essere da stimolo sapere che il talento è utile ma la grinta è il fattore X del successo a lungo termine .

Grit, la Grinta.

Se non c’è l’hai, devi trovarla.
Se ne hai, tienila stretta e non sprecarla su qualcosa di stupido!

Foto: Mark Sebastien

Frasi e modi da evitare nell’accoglienza clienti

accoglienza clienti

“Non avrai mai una seconda occasione di dare una prima impressione.”
~Oscar Wilde

Non abbiamo una seconda possibilità per fare buona impressione.

La prima impressione, il breve istante del contatto iniziale, si rivela spesso decisivo. Fondamentale è riuscire a entrare immediatamente in sintonia con il nostro cliente.

Dobbiamo dare grande importanza ai primi istanti di contatto, anche i piccoli dettagli diventano importanti e niente deve essere lasciato al caso. Lavorare oggi con le persone (potenziali compratori) comporta un continuo studio del cliente, per cercare di capirlo e coglierne i mutamenti nei gusti, nelle abitudini e per anticipare necessità e desideri.

Il cliente non deve essere il primo a salutare

Anticipalo sempre!

Sei occupato?
Con un cenno d’intesa fargli capire che l’hai visto, che hai percepito la sua presenza, e anche se sei impegnato, appena potrai, ti dedicherai subito a lui. Riconoscere prontamente un cliente (che è anche un ospite) è il primo passo per rendere l’ambiente piacevole e l’atmosfera accogliente.

“Ciao” vs “Buongiorno”

“Non mi ha mai visto prima e si prende già delle confidenze”

“Mi ha dato subito del ‘tu’, allora non è professionale”

“Ma come, non sa neanche chi sono, e si permette questi toni informali!”

Altro aspetto molto importante nell’accoglienza clienti, è il primo saluto che si rivolge alla persona appena entra in negozio o nel centro. Tanti venditori e consulenti amano salutare con un “Ciao” perché pensano di creare un clima confidenziale e disinvolto … ma quanti clienti sono dello stesso avviso?

Un approccio troppo confidenziale (non sono poche le persone che gradiscono atteggiamenti più posati e seriosi) potrebbe mettere il cliente sulla difensiva “Fa il brillante per fregarmi meglio”.

Inizia sempre in modo formale per poi passare eventualmente al “tu” in una fase successiva. Un approccio da formale a informale (Lei/tu) deve avvenire con il tacito consenso del cliente.

Attenzione ai primi momenti di contatto

Non aggrediamo subito il cliente con le nostre offerte. Le persone oggi sono più sospettose e guardinghe che in passato. Si tengono sempre a debita distanza. Se insistiamo, ci blocchiamo davanti ad un muro di sfiducia e perplessità, meglio avere pazienza e dare tempo.

Anche se il suo arrivo ci costringe a interrompere quello che stiamo facendo evitiamo di guardarlo con un leggero astio o risentimento perché Il cliente non è mai un fastidio: è lo scopo del nostro lavoro.

Evitiamo di accogliere i clienti con espressioni di noia o superiorità. Molto spesso non c’è ce ne accorgiamo neppure o pensiamo di nasconderlo con un sorriso di circostanza ma quello che percepiscono le persone è ben altro. Se siamo annoiati o altezzosi, il campo della vendita ci riserverà pochi successi.

Frasi da evitare durante l’accoglienza clienti

• Non le serve nulla?
• Cosa desidera?
• “Posso aiutarla?”
• “ Mi dica …”

Mi dica” a volte, da l’impressione al cliente di essere un possibile “scocciatore” (mi dica-cosa vuole-da me?).

Evitiamo l’approccio con il cliente con frasi tipo “Cosa desidera?”, “ Mi dica …” oppure “Posso aiutarla … ” perché, anche se oramai sono diventate di uso comune, trasmettono poca disponibilità e scarso rispetto dei ruoli.

È un modo, inconscio, di sottolineare che, in fondo, il cliente è venuto in store perché ha bisogno di qualcosa, è in difficoltà e cerca il tuo aiuto per risolvere un suo problema. “Cosa desidera-Mi dica?” (cosa vuoi tu – cliente – da me?), “Posso aiutarla?” (ti vedo in difficoltà – ti salvo io).

Non è il caso di rischiare così tanto nel primo approccio.

“Posso esserle d’aiuto?” oppure “Come le posso essere utile?” sono i modi più indicati per iniziare l’approccio. Sei tu, come venditore che ti offri per essere utile, che desideri aiutare. Sei tu al servizio del cliente. Chi lavora con il pubblico, deve trasmettere disponibilità e giusto rispetto dei ruoli. “Come posso (io – venditore) essere d’aiuto-utile (a te – cliente)?”.

Non saranno queste prime parole a determinare la vendita, ma sicuramente aiuteranno a partire con il piede giusto!

I clienti sono sempre più esigenti e suscettibili

Nella vendita utilizziamo spesso frasi-fatte o modi-di-fare che, ripetuti più volte al giorno, perdono la freschezza e l’energia originaria, diventano espressioni e azioni vuote, che non trasmettono più quell’entusiasmo e quella professionalità che tanto desideriamo comunicare ai nostri clienti.

Non dimentichiamoci che siamo esseri umani e in quanto tali siamo molto irrazionali. Come clienti, siamo tutti, chi più chi meno, facili a risentirci e offenderci! Siamo sempre più esigenti, competenti e suscettibili e vogliamo essere considerati diversi dagli altri

Di questi tempi, acquisire un cliente è difficile per l’enorme concorrenza, perderlo è un attimo, basta una parola sbagliata, un gesto o una smorfia inappropriata.
Esagerazioni? Purtroppo no, leggi questo articolo!

Coaching store manager: sempre più leader del tuo store!

coaching store manager

Il personal coaching è un vero e proprio “allenamento personale” per sviluppare i tuoi “muscoli caratteriali” e la tua performance di store manager. Si sviluppa tramite sessioni (incontri formativi) individuali e riservate con me, il coach professionista.

Ricevi immediatamente un forte stimolo all’azione, rafforzi la tua autostima, migliori le tue competenze con effetti positivi “a cascata” sui risultati del tuo lavoro. Il mio proposito sarà di accompagnarti passo per passo fino al raggiungimento degli obiettivi che hai definito.

Ecco come posso esserti utile …

Vuoi motivare il tuo team?

Molti store manager pensano che si “faccia team” solo negli aperitivi post-lavoro o durante lunghe riunioni motivazionali. Niente di così sbagliato.

Che cosa facciamo, per prima cosa, quando “lavoriamo” sulla motivazione del tuo team?
Mi concentro, subito e principalmente, su di te, sul tuo atteggiamento, sul tuo approccio!

Perché?

Perché, prima di darti tutti gli strumenti che ti servono per la motivazione del tuo personale, voglio assicurarmi che, d’ora in poi, consapevolizzerai una verità fondamentale: la motivazione non “sgorga spontanea” dai tuoi collaboratori e che non la puoi nemmeno delegare a un corso, un formatore o a un coach (pur bravo che sia!).

La motivazione del tuo team passa inevitabilmente da te! Sei tu (il capo, lo store manager) quello che per primo deve motivarsi, entusiasmarsi, ispirarsi, e dopo, solo dopo, la puoi chiedere, anzi pretendere, dai tuoi collaboratori.

Che cosa facciamo durante le sessioni di coaching store manager?

No:

Nessuno slogan motivazionale, nessuna frase a effetto da ripetere come un mantra o lunghe teorie sulla motivazione. Se anche tu hai avuto, come tutti, problemi di motivazione sai perfettamente che se anche dai una pacca sulla spalla a un tuo collaboratore e dici: “Forza, dai motivati!” non gli sarà di grande aiuto.

SI:

Entriamo subito nel concreto. Quali sono le azioni che ti permettono di gratificare e potenziare il tuo team? Come puoi celebrare e incoraggiare i vari membri del tuo team? Come riconoscere e potenziare ogni singolo collaboratore? Ecco, ci concentriamo solo su questo!

Vuoi gestire il rapporto con il tuo team?

Gestire i rapporti personali sul lavoro è tutt’altro che semplice e lo sai bene anche tu, poiché ogni giorno ti trovi a convivere con comportamenti e atteggiamenti che possono provocare contrasti e tensioni nel tuo team e nel tuo punto vendita.

Ognuno ha il suo stile, il suo carattere e le sue manie.

C’è chi è troppo passivo e chi, al contrario, è troppo aggressivo. Chi è maleducato, chi è troppo permaloso, pettegolo o poco disponibile verso gli altri.

E tu, come ti relazioni con i tuoi collaboratori?
Sei socievole, chiuso o diffidente?
Vorresti essere più empatico e disponibile ma la paura di sbagliare ti blocca e ti fa “irrigidire”?

Di questi tempi, è importante gestire con efficacia i tuoi collaboratori perché le persone oggi possono determinare il successo o l’insuccesso della tua carriera di store manager.

Che cosa facciamo durante le sessioni di coaching store manager?

No:

Non applichiamo teorie comportamentali generiche ma insieme cerchiamo, piuttosto, di analizzare e verificare il tuo caso specifico. Scopriamo l’approccio migliore e personalizzato per gestire in modo positivo e costruttivo il rapporto con il tuo team.

SI:

Impari in sostanza come prepararti per un colloquio/feedback difficile, criticare un collaboratore senza compromettere il rapporto, gestire obiezioni, repliche o “attacchi” da parte di un tuo collaboratore, difendere le tue idee e mostrare il disaccordo con positività, chiedere “PERCHE” e dire “NO” ai tuoi collaboratori senza sensi di colpa.

Vuoi essere ancora più leader del tuo store?

Gli store manager eccellenti sono consapevoli dell’influenza che hanno sugli altri, hanno sempre e prima di tutto competenze elevate con le persone, ispirano i propri collaboratori a fare del loro meglio e a raggiungere grandi obiettivi.

Leadership non è solo dire ai collaboratori cosa fare, trasmettere capacità e abilità ma creare, piuttosto, dei rapporti potenti e produttivi.

Non esiste un modello di comportamento, migliore di tutti gli altri. Quello che “dici” al tuo team è importante, ma lo è ancor di più il “modo” in cui ti comporti, la congruenza delle tue parole con i fatti, la tua convinzione e la tua energia.

I tuoi comportamenti sono la chiave per comunicare, persuadere, entusiasmare e risolvere i problemi. Per questo diventa fondamentale provare, verificare, mettere a punto provando e riprovando, sino a prendere confidenza con questi nuovi comportamenti e atteggiamenti.

Che cosa facciamo durante le sessioni di coaching store manager?

No:

No assolutamente a “scimmiottamenti da grande manager”, pose plastiche e atteggiamenti “costruiti” in modo innaturale. Sarai stimolato, invece, a ricercare il tuo stile di leadership personale.

SI:

Allora cosa facciamo concretamente? Pratica, pratica, pratica!

Impara a trasmettere fiducia e a comunicare con un linguaggio più incisivo e stimolante. Apprendi come potenziare il tuo approccio relazionale: la postura, le espressioni del viso, i gesti, la voce, etc. per aumentare la tua autorevolezza. Lo sai che chi sa ascoltare aumenta il suo carisma? Apprendi come “ascoltare in modo attivo” i tuoi collaboratori.

Quanto dura il coaching per store manager?

Dipende dal tuo obiettivo.

La durata del coaching store manager lo decidi tu sulla base dell’obiettivo che hai prefissato. Mediamente, variano da 1-4 ore per un tema specifico (coaching mirato) a 6-8 ore per un obiettivo più complesso (personal coaching).

Valuta le tue specifiche esigenze, definisci il tuo obiettivo e decidi la durata del coaching store manager. Qual è la tua necessità? Una “dritta” veloce, un supporto concreto di qualche ora o un percorso formativo personalizzato ed efficace con test e verifiche?

Una volta deciso, partiamo! Coaching store managerg sull’obiettivo che hai definito. Ci incontriamo di persona oppure online (via skype) una volta la settimana. Sarò felice di accompagnarti passo per passo fino al raggiungimento dell’obiettivo che hai definito.

Stanco dei soliti risultati?

Stai perdendo fiducia e determinazione?
Ti piacerebbe migliorare alcuni aspetti del tuo approccio e della tua leadership?
Avere più grinta e determinazione?

Se hai risposto sì ad anche solo una di queste domande, ho pensato per te un servizio di personal coaching dedicato esclusivamente agli store manager.

Vedrai i risultati!

Non sei il mio capo! Come sopravvivere al collega che fa il boss (parte 2)

collega boss

Parla con il tuo collega boss in privato

A volte,
le persone prepotenti vogliono solo essere ascoltate.

Anche se non giustifica il fatto, di essere prepotenti, potrebbero cambiare atteggiamento.
Il tuo collega può essere inconsapevole del fatto che ti sta alienando …
può darsi che lui/lei si veda invece come disponibile,
responsabile e dinamico.

Non discutere, o peggio litigare, davanti agli altri colleghi

Fallo solo in privato e a quattr’occhi.
Chiama la persona da parte,
in una saletta conferenze libera o in qualsiasi altro posto lontano da occhi e orecchie indiscrete.

Rilassati prima di parlare.

Poco prima dell’incontro,
prenditi qualche minuto per rilassati più che puoi, respira profondamente,
sorridi per sciogliere la tensione dal tuo viso.

Digli con calma, oggettivamente e rispettosamente,
che il suo comportamento è inappropriato e ricordagli che tu non rispondi a lui.

Rimarca il fatto che è un tuo pari

Non è il tuo supervisore e che a volte i suoi “suggerimenti” possono essere interpretati come ordini.

Parla in modo discreto,
metti in chiaro che non tollererai la situazione e parlerai con un superiore, se la questione continua.

Digli qualcosa del tipo: “È lodevole/ammirabile vedere qualcuno così preoccupato,
ma sono perfettamente in grado di fare il lavoro per il quale sono stato assunto”.

Le reazioni alla tua rimostranza possono essere diverse.

Il collega boss può riconoscere il suo errore e chiedere scusa oppure difendere le sue azioni con la scusa di aiutare o di essere beneficio per l’azienda.
Se giustifica la sua prepotenza,
digli che apprezzi il suo interesse ma ribadiscili che prenderai istruzioni solo dal tuo diretto superiore.

Collabora ma mantieni le distanze

Collabora quando devi,
ma mantieni il contatto al minimo.
Comunica con lei/lui solo quando il lavoro lo richiede.

Se cerca di fare bella figura invitandovi a pranzo o per un drink a fine lavoro,
rifiuta educatamente.

Accettare potrebbe sembrare un modo amichevole per rattoppare il conflitto,
ma sfumando il “confine” professionale tra voi due,
le cose potrebbero complicarsi e ritorcersi contro di te.

Documenta le tue comunicazioni

Conserva le mail che illustrano il suo comportamento poco corretto.
Tieni un registro scritto di ogni contatto scorretto avuto con lui/lei;
nota la data, l’ora e ciò che è avvenuto.

Se la situazione si aggrava, avrai bisogno di prove documentate e specifiche.
Evita il più possibile accuse e rimostranze vaghe,
sommarie o imprecise che possono diventare clamorosi “autogol”.

Parlane con il tuo capo o il tuo datore di lavoro

Se hai provato queste strategie e il comportamento del tuo/a collega non è cambiato,
è venuto il momento di parlarne e mettere a conoscenza della situazione il tuo capo,
il direttore o un responsabile delle Risorse Umane.

Presentagli il tuo caso,
senza piagnistei, vittimismo e senza incolpare ma fai in modo che il tuo superiore sappia che apprezzi il lavoro che fai.
E che vuoi svolgerlo senza continue interruzioni da parte di quella persona.

Attieniti ai fatti e non etichettare il collega (“Fa il capetto” oppure “Pensa di essere il capo“),
ma piuttosto “Lui/Lei mi ha dato questo lavoro da fare, che intralcia il piano di lavoro già concordato con te/Lei.
Questo comportamento sta creando tensione in ufficio/negozio/centro
“.

Piuttosto che lamentarti e accusare è più efficace rimarcare che questo comportamento ti distoglie dal lavoro,
crea tensioni nel team e rischia di provocare un calo di produttività
(questi argomenti sono senza dubbio più “sensibili” agli occhi del tuo capo o datore di lavoro).

Può darsi che il tuo collega boss sia chiamato per un incontro, o un richiamo,
e le cose probabilmente torneranno come prima.

… e se avesse ragione lui/lei?

Se il tuo/a collega boss ti rimprovera regolarmente o comunque critica costantemente il tuo lavoro,
ti consiglio un’auto-valutazione delle tue capacità professionali.

Analizza il comportamento del tuo/a collega boss:
è davvero così prepotente o semplicemente si sta assumendo la responsabilità di fare le cose?
Sta cercando di controllarti,
di fare il gradasso oppure sta cercando di capire come le tue attività s’inseriscono nel lavoro del team?

Per molti, un capo basta e avanza …
di un collega boss ne facciamo tutti volentieri a meno.
Vero?

collega boss

Non sei il mio capo! Come sopravvivere al collega che fa il boss (parte 1)

Hai un collega che si comporta come se fosse il tuo capo?
Ti rimprovera quando fai ritardo o fa commenti sprezzanti sulla tua produttività?
Ti dice cosa fare, come fare e tenta anche di rifilarti più lavoro?

Se è così, non siete soli! Il/la collega capo è una caratteristica comune in molti luoghi di lavoro.

Fino a quando ci sarà un capo, ci sarà sempre un collega che agisce come fosse il tuo boss, anche se non lo è! Ci sarà sempre qualcuno che organizza le riunioni di gruppo, chiede su cosa stai lavorando e ti offre consigli non richiesti.

Come sopravvivere ad un/una collega capo?

L’unico modo per far fronte a questo/a collega capo è quello di mantenere la calma e fargli vedere chi è il vero professionista!

Cosa ti serve? Un semplice ‘NO’ detto con uno sguardo vuoto è molto potente (lo sguardo vuoto sta per espressione neutra senza odio o rancore). Quando vedrà che non te non attacca, per continuare a spadroneggiare, si dirigerà semplicemente verso un altro collega (non pensare che rinunci a farlo).

Se la faccenda è più complessa, ti serve fiducia, tatto e alcuni suggerimenti strategici:

Affronta subito il problema

Prima che la prepotenza si trasformi in un comportamento seriale.

In primo luogo, gestisci le emozioni. Essere maltrattati da un collega che non ha tale potere è roba da far ribollire il sangue nelle vene, tuttavia, se reagisci in modo aggressivo, peggiori la situazione e dai ancora più potere a lei/lui.

Cosa fare?

Fai un respiro profondo, una passeggiata rilassante e mantieni la calma!

Scopri se il tuo collega è autorizzato

Domanda.

E se il tuo collega fosse autorizzato a darti istruzioni o a dirigere la tua attività lavorativa, e tu non sai?

Magari sollevi un gran polverone, convinto della tua ragione e poi scopri che quello che sta sbagliando … sei tu!

Oltre il danno anche la beffa!

Non sarebbe certamente la prima volta che, causa una comunicazione aziendale balbettante o spesso latitante, non sei stato informato di questa nuova disposizione e lei/lui ha l’autorità di agire con il grado di capo/team leader per questo progetto o periodo.

Se il tuo/a collega capo ti dice che la direttiva viene direttamente dal tuo supervisore, capo o datore di lavoro, chiamalo o manda un mail e chiedi di confermare, verificare o rivedere le varie responsabilità lavorative interne.

Utilizza un umorismo fine e leggero

Un fine umorismo è il modo migliore per affrontare questo tipo di personaggi. A volte, le persone prepotenti non si rendono conto che sono invadenti. Spesso, tutto quello che cercano, è riconoscimento dai loro colleghi e una “pompatina” al loro ego.

Con un sorriso (non essere beffardo perché altrimenti non funziona!) chiedi: “Hai avuto la promozione e non me l’hai detto?” oppure “Grazie per aver dedicato del tempo oggi per dirmi i pro e i contro del nostro lavoro. Ho imparato tanto”.

Oppure, la prossima volta che abbaia un comando, potresti chiederli in modo neutro ” È il capo che ti ha chiesto di trasmettermi quelle informazioni?“.

Se ti risponde di no, allora puoi aggiungere “Hai tante di buone idee … voglio solo assicurarmi che il nostro capo sia a conoscenza di questo”.

Tira in ballo il “vero” capo in ogni occasione

Quando il collega-furbetto ti dice di fare qualcosa, rispondi sempre che sei occupato a fare qualcosa per il boss. Tutto quello che fai durante la giornata lavorativa, lo stai facendo per il capo “Mi dispiace ma non posso farlo, sono già d’accordo con il capo/Marco/ il dottor Rossi che avrei lavorato su qualcos’altro.

Questo è un modo gentile per far passare il punto che si nota il comportamento, non si apprezza ma sei disposto a usare un tocco leggero, almeno per il momento, per fermare il suo comportamento prepotente.

Funziona? A volte sì!

collega capo