Come fare una buona impressione ancor prima di aprire bocca – 2

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Look sempre adeguato alla circostanza

Per andare in ufficio, un meeting di lavoro, a un evento importante, un cocktail con le amiche o per un primo appuntamento galante, il tuo look deve essere adeguato alla situazione.
Sei sicuro che sia quello giusto?

Meglio un look sobrio (per evitare di dare troppo nell’occhio), un look casual tipo jeans e t-shirt oppure uno classico camicia bianca, tubino nero o blu, tacco medio e qualche accessorio chic?

Anche se il look è sobrio e formale,
un pizzico di personalizzazione può darti un tocco di personalità in più e contribuire alla buona impressione.

Anche i colori sono importanti. 
Meglio colori tenui per un incontro/happening/colloquio nel sociale e blu scuro per quel che riguarda una società bancaria, assicurativa o un’azienda di produzione.

Creare il contatto visivo

Gli occhi trasmettono la nostra essenza.

Quando ci concentriamo sugli occhi, siamo in grado di vedere la “vera essenza” della persona,
ci colleghiamo direttamente con il suo sé autentico.

Quando dai la mano a qualcuno, è importante creare “un collegamento” anche con gli occhi …
sorridi,
guarda la persona negli occhi e nota il colore dei suoi occhi.

Notare il colore degli occhi della persona cui stringiamo la mano.

Questa semplice abitudine ti “costringerà” a guardare (davvero) le persone negli occhi e “connetterti” con lui/lei.

Prova e vedrai la differenza.

Perfezionare la stretta di mano

La stretta di mano la dice lunga su di noi ancor prima di aprire la bocca.

L’intensità della forza impressa alla stretta è legata alla personalità ed è vista come una dimostrazione di carattere e di forza.

La stretta di mano è stata frutto di non pochi studi sul linguaggio del corpo e il carattere della persona.
Nello specifico in base all’indagine effettuata su più di 100 manager italiani è emerso che il 9% eccede nella forza nella stretta di mano e ben il 60% pecca in debolezza.

Una stretta salda e decisa è tipica di una personalità dominante, sicura di sé e razionale;
se la pressione è eccessiva, però è segno di un carattere aggressivo ed esibizionista.
Per contro, persone che danno la mano in modo molle e fiacco sono di solito schive,
timide e diffidenti.

C’è anche chi torce il polso dell’altro (esprime il desiderio di porre l’altro in un ruolo di sudditanza), chi invece offre la mano molle o solo la punta delle dita (non gradisce il contatto con gli altri).

La miglior stretta di mano per fare una buona impressione è verticale, decisa e forte (ma non troppo).
Ad esempio se davanti a noi c’è un ragazzino/a o una persona anziana, la nostra pressione,
se pur decisa deve essere meno forte.

La chiusura a due mani può sembrare troppo intima,
soprattutto quando è la prima volta che incontriamo qualcuno.

Mantenere la giusta distanza

Anche la distanza è molto importante la prima volta che incontri la persona.

Se mantieni troppo le distanze (2-4 metri) mandi segnali di freddezza e di rifiuto.
Al contrario, se sei una persona socievole e affettuosa, che preferisce parlare faccia a faccia a breve distanza ma ti avvicini troppo, prendi il braccio, appoggi la mano sulla spalla, invadi lo spazio dell’altro, ti prendi confidenze senza il permesso,
diventi aggressivo e indisponente.

Per non sbagliare in genere è meglio tenere una distanza di 1-2 metri.
Così sarai abbastanza vicino da interagire, senza fare sentire a disagio le persone.
Distanze inferiori a 1 metro sono di solito riservate per la famiglia e gli amici.

Evita anche di porti di fronte perché posizioni frontali (soprattutto tra uomini) sono assunte in situazione di conflitto.
Meglio porsi di fianco o ad angolo retto.

Trattenere il sorriso per una buona impressione

Regala alle persone che incontri un sorriso sincero.

Se il tuo viso, i tuoi denti e gli occhi non sono parte del sorriso, vuol dire che stai utilizzando un sorriso di circostanza.
E’ il classico tipo di sorriso che utilizzi quando non ti senti veramente a tuo agio,
non hai voglia di sorridere ma lo fai forzatamente solo per apparire cortese.

“Aggancia” gli occhi dell’altra persona, nota il colore dei suoi occhi e poi sorridi.
Attendi che sorrida di nuovo e poi “trattieni” il tuo sorriso per due secondi in più di lui/lei.

Sarai stupito dal legame che si crea.
Le persone non potranno non notare qualcosa di “diverso” e si ricorderanno sicuramente di te.

Ecco 7 suggerimenti per fare una buona impressione ancor prima di aprire bocca.
Per alcuni di noi poi, i problemi iniziano proprio lì … quando devono cominciare a parlare … ma questa è tutta un’altra storia! Se desideri approfondire l’argomento … ecco il personal coaching per potenziare la leadership!

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Foto: Roland Lakis

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Come fare una buona impressione ancor prima di aprire bocca – 1

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Chi ben comincia … dice il detto.

Infatti, il momento più critico quando facciamo conoscenza con qualcuno è quello iniziale …
poco importa se è per un colloquio di lavoro,
una presentazione con clienti,
l’incontro con il nuovo team o il nuovo capo,
un evento mondano oppure l’appuntamento galante che hai sempre sognato.

In seguito potrai farti conoscere e apprezzare, dimostrare quanto sei competente, simpatico o disponibile ma la verità è che …
poco importa se la prima impressione può essere stata superficiale e ingannatrice …
difficilmente sarai in grado di far cambiare l’idea che si sono fatti di te.

Ecco perché Oscar Wilde ci ricorda che “Non c’è una seconda possibilità di fare una buona prima impressione”.

Come fare una buona impressione in pochi secondi?

Gli esperti del settore dicono che bastano 10 secondi (il tempo di correre i 100 metri) per entrare nella mente degli altri e fare un’ottima o una pessima impressione,
soprattutto nel mondo del lavoro.

Durante questi pochi secondi, gli altri vedono solo una piccola parte di noi eppure una volta che la prima impressione è fatta,
può essere difficile (se non impossibile) cambiarla.

Allora … come fare una buona impressione ancor prima di aprire la bocca:

Trattare tutti quelli che incontri come se lui/lei fosse la persona più importante

Vai incontro” alle persone come se lui/lei fosse la persona più importante che devi incontrare quel giorno.

Se adotti quest’atteggiamento,
tutti si sentiranno speciali e godranno della tua presenza,
ancor prima che inizierai a parlare.

È un atteggiamento prima di tutto mentale.

Che impressione pensi di lasciare se per esempio …
in un colloquio di lavoro tratti in “modo speciale” prima la persona alla reception,
poi la segretaria e infine il selezionatore/direttore?

Oppure se durante un happening mondano,
ti approcci a ogni persona che incontri come se lui o lei fosse la star dell’evento?

Non costa nulla far sentire una persona speciale,
dare a qualcuno tutta la nostra attenzione e la nostra considerazione,
in modo totale (senza essere commedianti, soggiogati o paraculi).

Trasmettere fiducia e positività

Niente funziona meglio,
ancor di più quando si vuol “far colpo” su qualcuno,
come trasmettere un atteggiamento di fiducia e positività.

Quando si va a un appuntamento di lavoro,
un evento o un meeting piuttosto che continuare a ripetersi qualcosa di rassicurante ma vago tipo “Sei meravigliosa!” oppure “Calma, tranquillo” è molto più efficace ricordare un momento specifico in cui sei stato all’altezza o hai ottenuto apprezzamenti e riscontri positivi (la vittoria al torneo di tennis della città, la tesi di laurea, un apprezzamento da un cliente/capo/amico/partner, ecc., l’acquisizione di un cliente importante, ecc.)

È importante.

Ricordare le esperienze di successo genera positività.
Mantenere quella sensazione di successo nella tua mente ti permetterà di “entrare in scena” con un’areola di fiducia e di positività.

Prova e vedrai … sarai irresistibile!

Fare attenzione alla postura

Gli specialisti del settore dicono che niente come la postura può essere utile per fare una buona prima impressione. 
Una postura dritta, un passo deciso e una schietta stretta di mano accompagnata da un bel sorriso sincero …
fanno miracoli!

“Stirati verso l’alto” più che puoi (come una marionetta cui qualcuno sta tirando una corda attaccata alla parte superiore della testa).
Spingi le scapole indietro e verso il basso e lascia cadere le braccia rilassate lungo i fianchi.
Mantieni le spalle piazzate verso la persona con cui stai parlando.
Se sei di lato,
dai l’impressione di essere solo parzialmente investito nella conversazione.

Alza il mento e guarda dritto, non guardare in basso mentre cammini

Per le donne, i consulenti americani suggeriscono una posa a-la “Wonder Woman” con le gambe leggermente divaricate piantati e le mani sui fianchi.
Questa posizione trasmette più fiducia, potenza e sicurezza.

Evita le braccia conserte sul petto che “creano” una barriera tra te e le persone e trasmettono un atteggiamento negativo, difensivo o di chiusura.
È la classica posizione negativa.
Incrociando le braccia, sembri freddo, riservato o peggio che stai nascondendo qualcosa.

È meglio evitare anche azioni inconsce come incrociare le gambe,
fare tintinnare le monete in tasca, guardare continuamente il cellulare,
alzarsi i pantaloni, aggiustarsi il bottone della camicia, giocherellare con una penna o battere i piedi perché sono indicazioni d’impazienza e di mancanza di fiducia che ti fanno sembrare imbarazzato e ansioso.

Foto: Roland Lakis

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7 modi infallibili per rovinare il colloquio di lavoro – 2

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Leggi anche la parte 1.

4. Essere rancorosi durante i colloqui

Il mondo del lavoro oggi è tosto.

Le difficoltà nel prendere appuntamenti, le esperienze negative del passato, i tanti “le faremo sapere” ci hanno reso rancorosi e irritabili. È normale e anche comprensibile.

L’amarezza però è cattiva consigliera.

Essere rancorosi, astiosi, pieni di risentimento e trasmettere tale frustrazione alla persona che ci sta intervistando, non sono caratteristiche che piacciono e non ci aiutano certamente ad aumentare le possibilità di essere assunti. “Il mio capo era un idiota” o “Mi ha fregato il mio collega“ oppure “I clienti di oggi sono stupidi”.

Dei nostri problemi personali non importa a nessuno … tanto meno a un datore di lavoro.

Meglio dunque armarsi di sorriso, positività e convinzione e (anche se sono d’accordo che non è facile) lasciare a casa ogni traccia di rancore, preconcetto o diffidenza.

L’amarezza lasciamola con gli amici al bar.

5. Essere troppo molli o troppo attivi

Il colloquio di lavoro è il tuo momento di brillare.
C’è qualcuno che è interessato a conoscere la tua storia.

Questo non è il momento di tacere, essere statici, immobilizzati, con lo sguardo basso, parlare poco o balbettare. Parlare poco è un atteggiamento assolutamente improduttivo che spesso assumono persone riservate o timide che per la tensione si chiudono in loro stessi, non espongono i loro punti di forza o preferiscono fare i modesti.

Non puoi pretendere che il datore di lavoro sappia delle tue competenze o di come sei in grado di risolvergli i problemi, se non glielo dici. Il nostro interlocutore potrebbe pensare che sei una persona troppo chiusa e che non riesci a interagire con altre persone.

Al contrario anche parlare troppo, non funziona. Parlare troppo è una reazione alla tensione, divaghiamo, rigiriamo le parole senza rispondere in modo mirato alla domanda. Un fiume in piena.

Pensi che se racconti tutta la tua vita senza mai fermarti colpisci il tuo interlocutore? Se fai tante (troppe domande) sei sicuro di fare una buona impressione? Può rivelare un’eccessiva autostima o al contrario un tentativo di mascherare la tua insicurezza?

Parlare tanto non significa comunicare.

Un candidato logorroico (che sommerge d’informazioni il suo selezionatore) è spesso recepito come fastidioso e che come tale è evitato.

Il datore non vuole perdere tempo a sentire discorsi inutili. Cerca di essere sintetico e cogli il nocciolo delle domande. Rispondi alla domanda o intervieni solo quando intuisci che l’interlocutore sta aspettando il tuo intervento.

Vai dritto al punto, senza girare intorno.

6. Parlare subito di stipendio e benefit

Sappiamo bene tutti che non si vive di solo aria.
Stipendio, vacanze, orario flessibile o altri benefici sono importanti.

Altro che.

In un mondo ideale un datore di lavoro dovrebbe illustrare durante il colloquio anche gli aspetti economici, ma in molti casi ciò non avviene (a volte una persona può passare anche attraverso 2-3 colloqui e ancora non conosce lo stipendio o i benefit) e quindi in queste situazioni verrebbe spontaneo e comprensibile, chiedere “Quant’è la paga?”.

Domanda legittima, certo.

Domanda che però il più delle volte può trasmettere un messaggio sbagliato, come ad esempio un interesse maggiore rispetto verso la retribuzione rispetto al compito e alla mansione.
Chiedere i vantaggi al primo incontro o in modo sbagliato potrebbe rivelarsi disastroso soprattutto perché non sai ancora se sei tra i “papabili”.

Meglio aspettare il momento giusto, soppesare bene l’atmosfera del colloquio e valutare se ci sono le premesse per questa domanda. In caso contrario è meglio astenersi e rimandare la questione a un secondo tempo.

7. Non conoscere l’azienda

Cioè?

Chiedere “Che cosa fa la vostra azienda?” oppure non saper rispondere o balbettare alla classica domanda “Che cosa sa della nostra azienda?” potrebbe essere sufficiente per compromettere l’esito del colloquio.

Ignorare le caratteristiche dell’azienda oppure porre domande che sono chiaramente visibili sul sito dell’azienda (per la quale ti stai proponendo) è un classico errore. Questo dice subito che non hai preparato l’intervista.

È un modo veloce che usano i selezionatori per scremare la lista di candidati durante i colloqui. Se non sai la risposta, sei fuori.

Prendere info sull’azienda per la quale ti stai proponendo, ti prende poco tempo ma i suoi effetti sono importanti. Questo non vuol dire imparare a memoria ogni prodotto o nominativo presente nel sito. Al datore non interessa un’analisi approfondita della sua situazione aziendale ma basta avere un’idea chiara e semplice di come l’azienda è strutturata, cosa produce, gli obiettivi, le filiali, ecc.

Oggigiorno tutte le aziende hanno un sito internet, dove poter reperire informazioni di base.

Leggi anche la parte 1.

Un primo passo è concentrarti solo su questo: non tagliarti le gambe da solo con errori gravi. Concentrati sui principi base e il resto verrà da sé. Evita questi 7 errori e poco importa come andrà il resto del colloquio.

7 modi infallibili per rovinare il colloquio di lavoro – 1

colloquio

Sai come affrontare con successo un colloquio di lavoro?
Ah, no! Infatti, non è un caso che i colloqui di lavoro siano il festival dell’errore.

Ansia, tensione, improvvisazione giocano brutti scherzi e l’errore (magari anche più di uno) è sempre in agguato.

Che cosa serve? Tecniche innovative o complesse strategie d’interazione personale? L’importante è evitare questi 7 errori che sono gravi agli occhi del selezionatore o datore di lavoro e … che non ti perdonano.

Se incappi in questi errori, magari continuerai il colloquio (per qualche altro minuto) ma il reclutatore ha già preso la sua decisione.

Il gioco è fatto.

Non si torna più indietro.

Anzi, indietro si torna … a casa con un nulla di fatto!

1. Presentarsi con tempismo sbagliato

Essere in ritardo, per qualsiasi motivo, è imperdonabile.

Grida all’inaffidabilità. Non c’è scusa che esista.

L’unica scusa per il ritardo a un colloquio di lavoro è una calamità naturale o uno sciopero selvaggio dei trasporti urbani.

Essere in orario per un colloquio di lavoro è la regola n.1. Non importa se si seguono tutte le altre regole. Se sei in ritardo, sei fuori al 90%. Un colloquio di lavoro è il tempo in cui un potenziale datore di lavoro dovrebbe vedere il meglio di te … e se questo è l’inizio!

Se la puntualità è sempre apprezzata, un eccessivo anticipo può costituire un elemento negativo perché esprime troppa ansia di fare una buona figura.

Oltremodo la tua presenza in forte anticipo potrebbe non essere gradita perché disturba la normale programmazione dell’attività lavorativa dell’azienda, store o centro (sei un ospite inaspettato da gestire) e potrebbe attaccarti addosso l’etichetta dello scocciatore.

Non è il massimo prima di un colloquio d’assunzione.

Se arrivi molto prima sul luogo dell’appuntamento del colloquio di lavoro … fatti due passi rilassanti, vai in un bar a leggere un giornale e presentati 10 minuti prima. Bastano.

2. Sbagliare look

Sei mai andato a un colloquio di lavoro in jeans?
Oppure, ti sei presentato molto elegante al colloquio e ti sei accorto che i jeans, invece, li indossava il tuo selezionatore?

Ah si! Sbagliare look è questo … vuol dire semplicemente non aver scelto l’abbigliamento adatto al contesto lavorativo, all’azienda e al ruolo professionale ricercato.

Come regolarsi?

Se non conosci la cultura dell’azienda o del datore di lavoro, per non sbagliare evita qualunque eccesso e scegli abiti semplici che valorizzino la tua persona, senza però essere troppo elegante o, al contrario, troppo casual.

Meglio evitare minigonne, abiti scollati, look troppo sexy, tacchi 12 cm., magliette di gruppi musicali, ecc.

Tieni presente che il look col quale ti presenterai al colloquio dovrà essere poi, a grandi linee, quello che terrai in caso di assunzione. Leggi per approfondire

3. Mentire durante il colloquio di lavoro

Nessun selezionatore o datore di lavoro si aspetta che il candidato dica tutta e solo la verità. Alcuni parlano con decine di candidati ogni settimana e sono spesso capaci di leggere tra le righe e fare le domande giuste per far emergere la verità … e se ti scoprono, finisci nella loro “lista nera”

I datori di lavoro vogliono dipendenti con integrità (poi spesso manca a loro …  ma questa è tutta un’altra storia) e se scoprono bugie e menzogne la prima cosa che fanno, è indicare la porta.

Le menzogne possono non solo riguardare un eventuale licenziamento subito o un periodo d’inattività nel percorso professionale ma anche semplicemente:

• Vantarsi di sapere bene l’inglese quando in realtà si ha una conoscenza “scolastica”;
• Dire di saper utilizzare bene il computer ma poi scrivi lento come una lumaca;
• Dire di conoscere un argomento ma poi cominci a esitare e balbettare;
• Millantare conoscenze, competenze o esperienze importanti per poi cadere alla prima domanda;

Una volta “scoperti”, non ci salva balbettando scuse puerili tipo “È un po’ che non parlo inglese”, “Con il PC mi dà una mano mio figlio” … la menzogna, soprattutto quando evidente e spudorata, equivale a compromettere il colloquio.

Mentire non è quasi mai la scelta migliore, anche perché la verità prima o poi viene sempre a galla. Anche ipotizzando di riuscire a “farla franca” una volta assunti si rischia di fare brutte figure se mancano le competenze necessarie, il rischio è non essere confermati nel periodo di prova.

Leggi anche la parte 2.

7 motivi perché la perfezione sta rovinando il tuo lavoro

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Ti senti soddisfatto quando termini il tuo lavoro, oppure pensi che “non sia mai abbastanza” e alzi continuamente gli standard fino a quando, inevitabilmente, fallisci?

Riesci a focalizzare il tempo e le energie sui punti salienti di un lavoro o progetto o ti tormenti per ogni minimo dettaglio?

La perfezione è come un miraggio … si scorge in lontananza … ma ogni volta che ci si arriva vicino … sparisce e rimane solo la delusione.
Si dice che … la ricerca della perfezione è uno dei percorsi più veloci per l’infelicità.

La perfezione non esiste

La perfezione è un’illusione che ci tiene intrappolati in un ciclo senza fine d’infelicità e delusione.

Allora perché sentiamo il bisogno di essere sempre perfetti e impeccabili?
È una questione d’autostima.

Se abbiamo un così forte desiderio di essere perfetti, è perché siamo preoccupati di ciò che gli altri pensano di noi, chiediamo loro un riconoscimento, un’approvazione … se siamo perfetti sicuramente chi mai potrebbe criticarci o trovare un difetto nel nostro lavoro? Infatti, la fiducia di un perfezionista è subordinata al raggiungimento degli obiettivi.

Ecco 7 motivi perché la perfezione sta rovinando il tuo lavoro:

1. Perfezione vuol dire non finire mai

Il Mondo di oggi è così complesso e si muove troppo velocemente, come puoi pensare di raggiungere la perfezione?

Come puoi credere di finire un lavoro, un progetto in poco tempo senza mettere in conto errori, imprecisioni, approssimazioni o problemi con i clienti/capi che diventano sempre più impazienti mentre aspettano il tuo lavoro finito?

Se sei un perfezionista inguaribile, hai così tanta paura di sbagliare che tendi a non finire mai i compiti, sei ossessionato dall’incertezza ogni volta che termini un compito. Ecco perché i perfezionisti sono così riluttanti a prendere in considerazione “qualcosa di finito”. È il tempo delle valutazioni e dei giudizi.

2. La perfezione richiede troppo tempo

Siccome sei un perfezionista impenitente (pensi di essere giudicato male) anche se hai finito, tendi a riguardare, controllare e verificare in modo maniacale tutti gli aspetti … ma così facendo stai dilatando al massimo il tempo a tua disposizione.

E così il tempo non ti basta mai.

Ogni incarico richiede una quantità eccessiva di tempo, peggiorata dalla costante perdita di energia per la ricerca di errori.

Un logorio continuo.

3. Il perfezionismo riduce la performance

Lo sapevi che la preoccupazione incessante per raggiungere la perfezione può compromettere o ridurre la performance?

I Psicologi canadesi Gordon L. Flett e Paul L. Hewitt hanno studiato gli effetti debilitanti sugli atleti in ansia per realizzare la prestazione perfetta. “Anche se alcuni sport richiedono agli atleti di ottenere prestazioni perfette, la tendenza a essere preoccupati per il raggiungimento della perfezione spesso compromette le prestazioni.”

4. La perfezione fa aumentare ansia e stress

Che cosa contraddistingue un perfezionista incallito?

La costante preoccupazione per gli errori e i dubbi sulle sue azioni. I perfezionisti temono che un errore porterà gli altri a pensare male di loro; la prestazione è intrinseca alla loro visione di se stessi.

La perenne lotta per essere perfetti può essere molto logorante e stressante. E lo stress può portare irritabilità, mancanza di empatia, difficoltà di concentrazione e una miriade di altri problemi, sia fisici sia mentali.

5. Il perfezionismo causa rapporti difficili

Se sei un perfezionista accanito, vuol dire che stai (disperatamente) cercando di raggiungere un modello mitizzato o impossibile da ottenere. Vuoi che anche gli altri siano perfetti e spesso poni obiettivi fuori dal comune, quasi impossibili da raggiungere.

Probabilmente sei piuttosto critico sia con te stesso sia con gli altri, ti senti superiore e pur di apparire perfetto sei disposto a tutto e questo causa inevitabilmente rapporti professionali difficili.

Ogni giorno, sul lavoro ci può capitare di ricevere delle critiche e in genere non ci fa mai molto piacere. Come reagisci quando qualcuno ti dice la sua su di te o sul tuo comportamento? Ascolti con attenzione, chiedi spiegazioni o vai via sbattendo la porta?

6. La perfezione spesso è controproducente

Se sul lavoro, utilizzi il perfezionismo per “forzarti” a svolgere bene un compito in modo da aumentare la tua autostima … ricorda che così facendo rischi di ottenere l’esatto effetto opposto.

Il perfezionismo esasperato è controproducente e porta alla paralisi.

Questa stasi si traduce in scarso rendimento sul lavoro (con conseguenti discussioni, critiche, disapprovazioni, ecc.) che è proprio quello che il perfezionista, ironia della sorte, sta cercando di evitare a tutti i costi.

7. Perfezione vuol dire perdere opportunità

Se sei perennemente in attesa che le cose siano perfette, potresti perdere delle occasioni e mancare delle opportunità, a causa della paura del fallimento.

La ricerca della perfezione impedisce di far accadere le cose nella vita.

Non c’è mai un momento perfetto, un lavoro perfetto, una città perfetta, dei colleghi perfetti o un partner perfetto … così se non desideri anche tu entrare nella “ruota del criceto” per inseguire la perfezione, potrebbe essere il momento di cominciare ad agire in modo diverso.

Alcuni degli imprenditori di maggior successo hanno iniziato progetti che erano ben lungi dall’essere perfetti e li hanno trasformati, strada facendo, in successi.

Puntare al miglior risultato possibile

Quando vogliamo essere perfetti, efficienti e sempre “all’altezza”, ci carichiamo sulle spalle carichi emotivi molto pesanti … e anneghiamo in ansia da prestazione o da fantasie che gli altri ci stanno giudicando male.

Non devi puntare alla perfezione ma al migliore risultato possibile.

Devi essere consapevole di aver dato o fatto il massimo con le risorse a tua disposizione, considerando tutte le variabili, impedimenti e intoppi che sono fuori dal tuo controllo e la tua volontà. Così inizia a guardare alla perfezione (sproporzionata) come un ostacolo piuttosto che qualcosa di cui essere orgogliosi.

E tu, come ti relazioni con i tuoi colleghi o i tuoi collaboratori? Ti è mai successo di aver compromesso, a causa del tuo eccessivo perfezionismo i rapporti interpersonali con il capo, i colleghi o il team?

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9 accortezze per farsi ricordare sicuramente dai clienti

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In piena era di automazione, innovazione e condivisione la cura per i clienti non è mai stata così importante. Un cliente, in qualsiasi momento, può condividere la sua opinione con molte altre persone attraverso i social media, il web e influenzare (positivamente ma anche negativamente) la tua azienda.

Coltivare le relazioni con le persone (ancor prima che diventino clienti) è una parte cruciale per mirare al successo.

Ecco perché è più importante che mai, creare (per chi entra a contatto con la tua realtà) un’esperienza eccellente e sviluppare un rapporto di “affetto” tra i tuoi clienti e la tua azienda.

Ecco 9 modi per assicurarti che i clienti si ricordino sicuramente di te la prossima volta:

1. Ascoltali

A ogni persona piace essere ascoltata … e perché non dovrebbe esserlo?

Essere ascoltati. Davvero.

Non dare per scontata quest’abilità per il solo fatto di sentire ciò che l’altro sta dicendo. Hai notato che, spesso, stai pensando già alla risposta mentre la persona sta ancora parlando?

L’ascolto attivo è una competenza sempre più fondamentale per la qualità del servizio e della soddisfazione della clientela.

2. Ricorda il loro nomi

Troppo spesso ci dimentichiamo che ogni persona desidera essere trattata come un individuo, vuole sentirsi unico e speciale.

Quando usiamo il nome (oltre ad essere educati e gentili) stiamo creando un legame, perché riconosciamo il valore e l’unicità della persona. Ancora meglio, ricordare il nome del coniuge, figlio, lo sport o la squadra preferiti dal cliente.

Così facendo, renderemo ogni incontro importante e metteremo di buon umore il nostro interlocutore, che si sentirà accettato. Questo semplice atto (che però significa tanto) può fare un mondo di differenza.

Quando utilizziamo il nome del cliente, stiamo dando un tocco personale che ci può anche aiutare a sdrammatizzare e “neutralizzare” una situazione spiacevole (un fraintendimento, un errore, un reclamo, ecc.). Semplicemente utilizzando il nome, può essere molto efficace per calmare o “sbollire” il nostro cliente.

3. Falli sentire speciali

Il cliente è molto più di una semplice vendita.

Trova il modo di farglielo sapere, ogni volta che ti chiama o entra nel tuo store, centro o ufficio che sia.

Ricordali quando sono in arrivo i suoi prodotti preferiti, quando cominciano i saldi o qualche promozione speciale. Di tanto in tanto, senza una regolarità, fai un presente (uno sconto speciale, un bonus, ecc.) per far sapere quanto apprezzi la loro presenza.

Quando i clienti si sentono apprezzati, sono molto più propensi a ricordarsi di te e dei tuoi servizi.

4. Falli divertire

Troppo spesso “divertimento sul luogo di lavoro” è associato a poca professionalità.

Divertimento sul lavoro vuol dire invece coinvolgimento soprattutto da un punto di vista emozionale.

Per far questo è importante avere passione ed entusiasmo ed essere in grado di trasmetterle al cliente, naturalmente associato alla competenza e conoscenza del prodotto o del servizio.

Prova a chiederti.
Il mio ufficio, store o centro è un posto divertente, rilassante e stimolante dove andare e (soprattutto) ritornare con piacere?

5. Trattali con rispetto e cortesia

I clienti sono il nostro pane quotidiano. Non dimentichiamo di usare le buone maniere.

Tutto questo ti sembra scontato?
Se la risposta è sì, questo potrebbe essere il problema. Le accortezze per accogliere clienti sono semplici e facilmente applicabili, proprio per il fatto di essere così elementari spesso diventano banali e scontate e sono eseguite con superficialità e leggerezza.

Sarai sorpreso di quanti addetti alla vendita o consulenti non usano le buone maniere, durante l’interazione con il cliente. Per qualcuno, anche dire semplicemente “Per favore” o “Grazie”, sembra un grande sforzo.

Poi ci chiediamo perché questi clienti non tornano?

6. Mostra un sincero interesse

A nessuno piace l’ipocrisia.
Tutti riconoscono un sorriso di circostanza o un interesse forzato per spingere la vendita.

Il cliente vuole sentire la tua partecipazione e la tua empatia. Il tuo personale deve essere composto di “persone vere che godono” nell’interagire quotidianamente con il prossimo. Solo quando percepisce un reale interesse nei suoi confronti, il cliente, accetta di comunicare e d’interagire con te e la tua azienda.

E quando succede, si stabilisce un rapporto di fiducia duraturo.

Chiamalo poco in tempi come questi!

7. Dagli informazioni utili

I clienti non possono sempre ottenere le informazioni di cui hanno bisogno, semplicemente perché non sanno come/cosa cercare, hanno poco tempo o non conoscono le domande giuste da fare.

Per questo motivo i clienti di oggi desiderano relazionarsi con un professionista, che sia un grande conoscitore dei prodotti e del settore in cui opera, che conosce i veri bisogni dei suoi clienti e li aiuta dando suggerimenti, soluzioni e consigli pertinenti e professionali.

I venditori o consulenti che aiutano i loro clienti a risolvere problemi (non solo vendendo) sviluppano le migliori relazioni nel lungo periodo.

8. Sorprendili

Aggiungere il fattore wow.
Che cos’è il fattore WOW? Lo dice la parola stessa: sorprendere e meravigliare il cliente!

Per esempio fargli degli auguri che non si attende: mentre è preparato per quelli natalizi, potrebbero sorprendersi (positivamente) per quelli per il compleanno o per un evento importante nella sua vita o quella dei suoi familiari.

Che cosa potresti fare per stupire davvero i tuoi clienti?

Cerca di anticipare i bisogni e fornire soluzioni che il cliente può davvero usare. Così facendo mostri che sei realmente sintonizzato con lui e che la priorità assoluta è quella di servirli nel modo migliore possibile.

Non premiare il personale solo per le vendite effettuate ma anche per qualsiasi comportamento/iniziativa che impressioni e sorprenda (ovviamente in positivo) il cliente, indipendentemente dal fatto che porti o no a una vendita.

9. Trattali con onestà

Onestà vuol dire trasparenza.

Trasparenza vuol dire massima chiarezza su prezzi, garanzie, resi, cambi, tempistiche, etc. Trasparenza significa che non c’è nulla da nascondere e non c’è paura di ricevere feedback, anche se negativi.

Devi essere disponibili ad ammettere e discutere eventuali manchevolezze e problemi di quello che offri. Tutti parlano di qualità, di servizio e garanzia ma poi sono pochi quelli che mantengono le promesse.

Fidelizzare clienti? Serve tempo ed energia

Creare una cultura orientata al cliente, è un’opportunità di business che non deve essere trascurato. Fidelizzare clienti e fornire un servizio memorabile di alto livello non costa molto e non è complicato, ma ci vuole tempo e fatica per creare un’esperienza di servizio straordinario per i tuoi clienti.
Se vuoi approfondire … scopri il retail coaching!