Come gestire con efficacia un collaboratore arrogante – 1

collaboratore arrogante

Che tu sia proprietario di una piccola impresa, un manager di una grande azienda oppure un responsabile di un piccolo team poco importa …
sicuramente conosci la complessità di dover “convivere” con le diverse personalità dei tuoi collaboratori.

Questo è un compito spesso difficile,
soprattutto quando un tuo dipendente o collaboratore ha una personalità narcisistica e arrogante.

Il collaboratore arrogante spesso è un problema all’interno del team

Il collaboratore arrogante e supponente potrebbe non essere una complicazione solo per te ma un elemento che può portare problemi anche all’interno del team e creare malumori tra il personale. Le persone trascorrono più tempo a discutere (o peggio a litigare) e meno a lavorare.

Il collaboratore arrogante non è un tipetto facile.
Dimostra poca sensibilità, usa spesso un linguaggio scurrile e manca di tatto.
Cerca di dominare e controllare gli altri colleghi (soprattutto quando tu non ci sei).

Molti arroganti credono di essere affascinanti ma in realtà non lo sono.
Dietro la loro arroganza spesso si nasconde una grande vulnerabilità ed hanno un disperato bisogno di apparire nel modo giusto e di essere considerati indispensabili.

Una cosa è certa. 
Trattare con un collaboratore arrogante richiede tanta pazienza e una grande quantità di autocontrollo.

Conviene chiudere un occhio davanti alla presunzione del collaboratore che fa la star?

Dipende.

Quando me lo chiedono,
rispondo a mia volta con delle domande.

Quanto tempo ti porta via il dipendente arrogante?
Sei focalizzato su di lui/lei più dello sviluppo del tuo prodotto, servizio o clienti?
Per ridurre al minimo l’attrito con gli altri membri del team stai attingendo alla tua risorsa più preziosa … il tempo?

Molti dipendenti arroganti hanno prestazioni medie ma alcuni sono i migliori in quello che fanno.
È molto facile essere infastiditi da quelli “medi” ma sorvolare su “quelli eccellenti”,
perché ci torna utile.

Ci sta.

Tuttavia,
il loro comportamento può essere dannoso per il resto del team.
Si perde credibilità quando ci si piega alle regole dell’arrogante.
Se non intervieni, se ignori l’arroganza per debolezza o rendiconto, il resto del personale potrebbe vederti come un capo debole o ingiusto e, così con il tempo, farai “ancora più danni” del tuo collaboratore supponete.

Ecco 10 spunti per approcciare con successo un collaboratore arrogante:

1. Consapevolizzare che serve tempo ed energie

Quanta voglia hai di affrontare o di gestire il tuo collaboratore arrogante?

Poca di sicuro,
non ho dubbi!

E sicuramente stai sperando che con il tempo capirà, comprenderà,
si accorgerà e comincerà a …

Stop.
Mi spiace.
Non accadrà.

L’arroganza è una caratteristica profondamente radicata.

Aspettati un progresso, un miglioramento,
ma è importante ricordarsi che il vero cambiamento (se ci sarà) richiede tempo.

Anche se la persona è volenterosa e con competenze eccellenti,
l’arroganza non sparirà in una notte.

2. Non reagire con emotività

L’emozionalità è cattiva consigliera.

Se, per il momento, non sei in grado di gestire e controllare la tua emotività,
aspetta.

Meglio non approcciare qualcuno quando non si è pronti.
Rischi di dire o fare qualcosa di sconveniente che può compromettere definitivamente il tuo rapporto lavorativo.

Una nota …
aspettare non vuol dire evitare.

3. Parlare a quattr’occhi

Spesso,
il modo più efficace per affrontare un arrogante è dimostrare pubblicamente la scorrettezza dei suoi atteggiamenti.

Ma non te lo consiglio.

La maggior parte delle persone non risponde bene all’umiliazione o all’imbarazzo pubblico,
così facendo rischi di aumentare la tensione, senza risolvere il problema.

La persona spesso è arrogante perché è insicura e il richiamo imbarazzante aumenterà la sua insicurezza e, di conseguenza,
anche la sua arroganza.

Meglio evitare questa escalation.
Utilizza feedback negativi solo nel privato e a quattr’occhi.

Chiama la persona nel tuo ufficio, in una saletta conferenze libera o in qualsiasi altro posto lontano da occhi e orecchie indiscrete.
Poco prima dell’incontro,
prenditi qualche minuto per rilassati più che puoi, respira profondamente,
sorridi per sciogliere la tensione dalla tua faccia.

Ti servirà.

leggi anche la parte 2 small ...

collaboratore arrogante

7 modi garantiti per uccidere la motivazione nel tuo team

motivazione

Alcune persone non saranno mai motivate.

Altre faranno solo quello che serve per mantenere il lavoro, dare una parvenza di coinvolgimento e pagare il mutuo.

Poi ci sono collaboratori altamente competenti e motivati che, per una serie di ragioni, perdono entusiasmo e passione per il lavoro e diventano delusi, amareggiati, demotivati e … poco produttivi.

Spesso però è proprio il manager, il capo, il titolare (ovvero il pilastro della produttività) che, con il suo comportamento, uccide (spesso in buona fede o per non conoscenza) la motivazione dei suoi collaboratori.

Quest’articolo è per loro.

1. Controllare tutto

Ti fidi del tuo team?
Sì, sì, come no!

E poi pretendi di verificare tutta la corrispondenza, le e-mail e i preventivi, di bloccare tutto finché non dai la tua “benedizione” e il tuo OK.

Scusa perché hai strappato alla concorrenza quel tizio così bravo se poi sei riluttante a delegare, ti concentri sui dettagli e non lasci libera iniziativa anche sulle decisioni più banali?

Così facendo mostri una completa mancanza di fiducia che fa (davvero) sentire il lavoratore inutile … un idiota! Stai uccidendo la sua motivazione e la crescita professionale.

2. Concentrarsi solo sugli errori

Ogni volta che è commesso un errore, non fare la solita domanda “Di chi è la colpa questa volta?”. Sinceramente, poco importa di chi è la colpa (la colpa è di tutti), l’importante è cercare di capire come risolvere il problema e fare in modo che non si ripresenti più.

Focalizzarsi regolarmente sugli errori, cercare il colpevole, soffermarsi solo “su cosa è andato storto” crea un ambiente negativo, di sospetto, da “caccia alle streghe”, di giustificazioni e ovviamente di demotivazione.

Molto più produttivo canalizzare le energie per trovare risposte e soluzioni.

3. Respingere le idee

Ogni idea è buona?
No, senza dubbio.

Respingere però regolarmente le idee e le proposte del personale, magari senza neanche ascoltarle, non aiuta certamente il coinvolgimento e “l’attaccamento” all’azienda.

Quando i tuoi collaboratori sentono che la loro “voce” non è mai ascoltata o non sono coinvolti perdono, un po` alla volta, entusiasmo e motivazione, con ovvi effetti negativi sull`ambiente di lavoro e sui risultati.

4. Non mantenere la parola

È semplice.

Se dici che stai per-fare o non-fare qualcosa, per uccidere la motivazione dei tuoi collaboratori in un colpo solo è sufficiente … non mantenere la parola.

Non c’è molto da dire.
Onestà, integrità e fiducia reciproca sono assolutamente essenziali per il successo nella vita.

5. Dare scadenze o obiettivi non realistici

Pensi che i tuoi collaboratori siano poco efficienti?

Forse hai messo l’asticella talmente in alto da non accorgerti che il tuo team sta (già) facendo un lavoro incredibile?

Se fissi scadenze e obiettivi non realistici stai “ammazzando” la motivazione perché le persone saranno frustrate dal fatto di essere consapevoli che non potranno mai raggiungere quel traguardo impossibile.

La motivazione sgorga solo quando si pensa di riuscire, realizzare o di raggiungere “qualcosa”.

6. Avere preferiti

È naturale e normale, sentire maggiore feeling e simpatia per alcune persone rispetto ad altre ma non ci dovrebbero essere preferiti, tutti devono essere il “tuo preferito”.

Favorire o non rimproverare una persona con la quale hai un certo feeling, rischia di farti perdere la faccia e la stima del resto del personale, dando di te un`immagine di leader debole.

In questo modo penalizzi e demotivi tutti gli altri collaboratori, che lavorano con dedizione e rispetto delle regole, che desiderano solo che sia rimarcato un concetto molto semplice e basilare: se le regole esistono, tutti devono rispettarle.

7. Trattare i collaboratori senza rispetto uccide la motivazione

“Se l’esistenza dei motivatori istantanei rimane un mito,
la presenza di tanti eccellenti demotivatori è invece una realtà conclamata,
nello sport come nelle organizzazioni.”

Pietro Trabucchi

Non ho mai capito perché alcuni manager trattano i propri collaboratori così male e poi pretendono che siano efficienti e produttivi. Non si rendono conto quanto le persone siano importanti per il loro successo?

Le aziende che trattano i loro dipendenti correttamente, e danno loro il rispetto che meritano, hanno sempre un rendimento migliore.

I grandi leader sanno come motivare il team, hanno sempre e prima di tutto competenze elevate con le persone e non perdono mai l’occasione di essere amichevoli nel comportamento e nei gesti.

Molti di questi errori che i manager fanno sono così facili da evitare (scopri il personal coaching per motivare il tuo team). Prova a chiederti … come vorrei essere trattato se i ruoli fossero invertiti?

Sicuramente vorresti essere stimolato, ascoltato, coinvolto ed essere lasciato “in pace” a fare il tuo lavoro correttamente.

Forse hai bisogno di maggiori informazioni?
Hai sentito “parlare di coaching” ma non hai mai davvero fatto il primo passo?
Lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno,
scopri la mia guida di benvenuto facendo click qui.

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Accoglienza sbagliata: quanti danni si possono fare?

accoglienza sbagliata

Non più tardi di un mese fa in un negozio di ottica di lusso la giovane venditrice ci accoglie con un sorriso.

Vorrei vedere degli occhiali” chiede la persona in mia compagnia.
Un attimo che le chiamo il venditore?

Torna dicendo “È per un preventivo?”
No
Allora lo posso fare io”.

Poteva finire lì.

Siccome non era per un preventivo, siamo stati prontamente “scaricati” alla giovane del front store che ci ha servito (nella sua acerba esperienza e visibile svogliatezza) indicandoci con il dito “c’è quel modello oppure quell’altro” i vari tipi di occhiali ben disposti sui bellissimi display del Punto Vendita.

Il tutto è durato forse 2 minuti e la giovane venditrice non “ha preso in mano” una sola volta un paio d’occhiali.

Poco male.

L’ottico concorrente (dove la persona ha acquistato in un secondo tempo gli occhiali) sentitamente ringrazia per l’accoglienza sbagliata di cui sopra.

Le gratificazioni emozionali sono le più sensibili

Personalmente non ne sono rimasto particolarmente turbato, diverso è stata la persona che mi accompagnava (cliente abituale dello store) che non ha reclamato con veemenza per il solo fatto che il proprietario, in quel momento, era assente.

Anche se mi definisco una persona razionale, anch’io compio scelte dettate dalle emozioni quando decido di acquistare (o di non acquistare) un prodotto o un servizio. Le gratificazioni emozionali sono quelle più gratificanti ma anche quelle più sensibili e “pericolose”, quando non sono soddisfatte.

Conosco (di vista) il proprietario … persona precisa, meticolosa e competente. Senz’altro sarebbe dispiaciuto dell’accaduto e prenderebbe i provvedimenti del caso … anche se oramai “il danno è fatto“.

Prestiamo attenzione al biglietto da visita del nostro store.
Non mi stancherò mai di ripeterlo.

Investire nell’immagine dello store. Basta?

Domanda.

Quanto serve spendere in rifiniture di lusso, pubblicità d’avanguardia, sito professionale, layout da favola … se poi in 2 minuti scarsi ti sei giocato 2 clienti, di cui uno affezionato e l’altro che ha un blog che parla (spesso e volentieri) d’accoglienza clienti?

Puoi investire migliaia di euro nell’immagine del tuo store ma che riscontri pensi di ottenere se al primo impatto risponde una voce sgraziata e indisponente? Oppure la vocina tremula e sussurrata dell’esitante apprendista di turno?

E ancora come nel mio caso … relegare alla venditrice junior (peraltro incapace) un momento così importante come quello dell’accoglienza.

Pochi considerano l’accoglienza, un valore o un’area strategica su cui investire (in termine di formazione del personale). Se c’è una cosa che ci fa piacere (e ci fa tornare) in uno store, centro estetico, un bar, hotel o assicurazione … è la qualità dell’accoglienza!

In questi Tempi così incerti e complessi, devi dare un valore aggiunto al tuo servizio, devi prendere coscienza del comportamento dei tuoi clienti, adattarti a questi cambiamenti e chiederti come migliorare, accogliere e approcciare i clienti di oggi ed evitare un’accoglienza sbagliata.

Come prevenire un’accoglienza sbagliata

Prova a chiederti:

Chi è la prima persona che incontra il cliente quando entra in contatto (di persona, via telefono, via mail) con il mio punto vendita?
Questa persona sa esattamente quali sono i miei standard di accoglienza?
Tutto il mio personale sa esattamente come muoversi quando entra un/una cliente?
Che succede se entrano due clienti contemporaneamente?
Se la cliente deve pagare e tutti sono occupati?
Che succede quando non sono presente?

E soprattutto …
Sto dando il giusto esempio?

Se desideri approfondire l’argomento scopri il team coaching!

10 atteggiamenti al cellulare che rovinano la tua immagine di leader

leadership al cellulare

Leadership al cellulare.
Se ti stai chiedendo cosa-ci-azzeca (come dice Di Pietro) la leadership con l’utilizzo del smartphone vuol dire che non sei (ancora) del tutto cosciente di come i tuoi collaboratori ti osservano, ti giudicano e ti valutano costantemente.

Sei il capo, il leader, il faro … chi vuoi che guardino, se non te!

Leadership al cellulare? Ecco gli errori comuni

Lo scopo di quest’articolo non è quello di fare un post divertente ma di renderti partecipe che, puoi avere in tasca anche uno smartphone di ultima generazione (campione di prestazioni e tecnologia), ma quando maneggi questo “aggeggio”, puoi perdere autorevolezza e considerazione, davanti al tuo team.

Ma và! Davvero?

Occhio! Quando siamo al cellulare, compiamo delle azioni, in modo inconscio o automatico, che non sono proprio da “manuale della leadership al cellulare ”.

Vediamo gli errori più comuni (che in realtà facciamo in molti) ma che i tuoi collaboratori non si aspettano (o che non vorrebbero mai vedere) nella persona che, almeno nel loro immaginario, debba sempre dargli la sensazione di essere in grado di affrontare qualsiasi situazione con obiettività, calma e sicurezza.

1. Parlare a voce troppo alta

Un classico.

Quando siamo alle prese con una situazione o un problema particolarmente delicato è facile scivolare in un “trip” telefonico che ci fa perdere completamente la dimensione di dove siamo e con chi siamo. Preso dal vortice della telefonata il tuo tono sale, sale, sale e ti ritrovi letteralmente a urlare nel tuo telefono cellulare.

È molto imbarazzante per chi ti sta intorno e … non ci fai davvero una bella figura!

2. Estrarlo continuamente ad ogni segnale

Arriva la mail, poi l’sms, adesso whatsapp, adesso Fb, e poi si ricomincia il giro … mail, sms, fb,
Dentro, fuori, dentro, fuori dal taschino.

Ma dai … Basta!

La taschina deformata della giacca per questo “continuo movimento dentro-fuori” non ti dà proprio un’aria da leader ma piuttosto di un “tarantolato” che cerca di superare lo stress dovuto alla mancanza di contatto con il suo smartphone.

3. Non inserire la modalità “silenzioso”

Durante la riunione con il tuo team o un colloquio con il tuo collaboratore non inserire la modalità “silenziatore” è scorretto e maleducato perché interrompe (anche solo per pochi secondi per rispondere a un sms) costantemente la conversazione intrapresa.

4. Parlare e girare come una trottola

Parlando al cellulare è facile che, senza accorgerti, inizi a camminare o girovagare senza meta.
Ora qua, ora là, adesso qui e poi ricomincia il giro …
Occhio alla tua leadership al cellulare!

Camminare mentre si è al telefono, è un’azione automatica che serve a tagliare fuori tutti gli stimoli sensoriali provenienti dall’esterno, per concentrarci maggiormente sulla conversazione.

Niente di male ci mancherebbe … ma muovendoti continuamente in spazi chiusi del tuo luogo di lavoro rischi di creare attorno a te un clima di nervosismo che può influenzare e condizionare i tuoi collaboratori.

Pensaci la prossima volta che cominci a girare come una trottola.

5. Utilizzare suonerie ridicole

Meglio evitare suonerie ridicole, musichette strane, marcette, suonerie brutte, adattate da motivi noti, storpiate e rumorose … magari solo giusto per attirare l’attenzione!

6. Dimenticarlo di continuo

Un cliente è diventato, sotto quest’aspetto, una barzelletta per il suo team perché si dimentica cronicamente ogni volta il cellulare da qualche parte.
Spesso lo riportava (tra i sorrisini del personale) il cameriere del bar di fronte oppure qualcuno del team doveva “farlo suonare” per scovarlo ma se poi era stato dimenticato in modalità “silenzioso o vibrazione” partiva una vera e propria “caccia al tesoro”.

7. Fare le faccette, tic o usare intercalari ridicoli

“Oh, oh, oh, oh”
“uh,uh,uh,uh”
“ah, ah, ah, ah”
“Uhm, uhm, uhm, uhm”

Ricorda che il tuo corpo trasmette più del 70% dell’informazione. Posture e movimenti non pertinenti (toccarti in modo ripetuto e nervoso i vestiti o i capelli, trotterellare le dita sul tavolo, piede ballerino, incrociare nervosamente le mani e le gambe, coprirsi la bocca con le mani, arricciare le labbra, socchiudere gli occhi e corrugare la fronte, ecc.) sono indice di tensione, nervosismo, dubbi e preoccupazioni e dimostrano scarsa fiducia e bassa autostima.

8. Ostentarlo con arroganza

Meglio non appoggiare il telefono cellulare sul tavolo del bar, del ristorante, durante una riunione o un colloquio.

Sfoggiare con arroganza l’ultimo modello di smartphone non ti fa guadagnare punti …
è un grande sintomo di maleducazione e mancanza di stile.

9. Essere sempre alla ricerca di una presa

Ovvero come lo smartphone di ultima generazione con prestazioni elevatissime è messo in ginocchio dalla scarsa resistenza della sua batteria.

Ovvero come un leader di ultima generazione con competenze elevatissime è messo in ginocchio dall’ossessione della batteria-carica e dalla scarsa resistenza della sua batteria (interna).

10. Usarlo mentre qualcuno ti sta parlando

“Parla pure … ti ascolto”.

E intanto smanetti-come-un-forsennato sulla tastiera del cellulare e con la testa annuisci per dare una minima parvenza d’ascolto. Non dubito che stai sentendo (ascoltare è però tutta un’altra cosa) quello che ti stanno dicendo.

No. Così non funziona.

Non so te ma, se c’è una cosa che proprio detesto, è parlare con qualcuno che usa il cellulare mentre si sta parlando. È una totale mancanza di tatto, d’attenzione e anche d’educazione.

Pensaci la prossima volta che un collaboratore o un collega ti sta parlando (ma vale anche – soprattutto – per moglie/marito, figli e amici).

P.S.
Il fenomeno è così diffuso che è stata inventata una parola, phubbing, che indica proprio “l’azione di chi snobba qualcuno, guardando il proprio cellulare invece di prestargli attenzione”.

Mah!
Ecco la leadership al cellulare!

4 atteggiamenti arroganti che svelano la tua fragilità di leader

arroganza

Non sono poche le persone che mi contattano (per “fare” coaching) perché pur essendo partite con le migliori intenzioni, col tempo si sono “impantanate” in atteggiamenti di arroganza, di spavalderia o di reazioni eccessive che hanno compromesso il rapporto con il loro team (grande o piccolo che sia) con tutto lo strascico di problemi, conflitti, cali di produttività, scarsi risultati, notti insonni e bruciori di stomaco.

Se il “team è la chiave del successo” è facile dedurre che “NO team = NO successo”.

A volte, la nostra insicurezza o inesperienza di leader è spesso coperta dal perfezionismo e dalla spavalderia, da atteggiamenti di superiorità e di arroganza.

Per nascondere la nostra vulnerabilità, ci celiamo dietro false competenze, finti atteggiamenti di sicurezza, dimostrazioni di forza per manipolare e controllare i nostri collaboratori, per fare colpo o apparire più interessanti e competenti ai loro occhi.

L’arroganza è la maschera degli insicuri

Sei convinto che il mondo del lavoro è una giungla, una lotta continua, dove vince il più forte, il capo è quello che comanda e tutti devono seguirlo, senza discutere o argomentare.

Non stai scambiando arroganza e prepotenza per fiducia e carattere? Siamo in tanti a essere cascati in questo equivoco! Spesso, ci comportiamo con arroganza semplicemente perché non abbiamo ancora capito cos’è in realtà la fiducia in se stessi.

Essere arroganti, strafottenti e stronzi non vuol dire “essere sicuri di sé”. Anche se spesso, quelli che lo sono, sono messi su un piedistallo e sono osannati perché sono riusciti a diventare qualcuno.

Il punto è …
cosa vuol dire essere sicuri? E (soprattutto) come si può essere sicuri e fiduciosi senza cadere nella trappola dell’arroganza?

Ecco 4 atteggiamenti arroganti che svelano la tua insicurezza di essere leader:

1. Scimmiottare i leader

Braccia conserte, sguardo truce e sorriso sprezzante.

Lasci poco spazio, incalzi e tendi a importi in continuazione. Non ammetti quasi mai di avere torto. Usi il sarcasmo e le battute per svalutare chi ti circonda. Sei critico e ogni occasione è buona per mettere in difficoltà e in soggezione i collaboratori, in modo da mantenere il controllo e il potere.

Ecco perché … critichiamo i nostri collaboratori davanti gli altri (per mostrare il nostro potere), esprimiamo la nostra opinione senza pensare all’impatto delle nostre parole (perché pensiamo che le persone “forti” fanno sentire così la loro voce), non riconosciamo mai il lavoro del nostro personale (perché quelli “duri” fanno così).

Siamo lontani. Molto lontani.

C’è una linea sottile tra l’essere fiduciosi e di essere arrogante, ma in realtà il divario è molto (ma molto) più grande.

2. Voler essere sempre il migliore (senza esserlo)

Da dove arriva questo bisogno di avere un’alta considerazione di sé, questa convinzione di essere superiore, speciale, il migliore di tutti?

Sei così portato a ricercare costantemente l’ammirazione degli altri e a pensare che, giacché sei il migliore, tutto ti sia dovuto e che le tue esigenze vengono prima di tutto-e-di-tutti e pur di guadagnare successo sei disposto a passare su ogni cosa.

Ricorda però …

ci sarà sempre qualcuno che ha più esperienza di te, più talento di te, più competenza di te, più brillantezza di te … ma qui è la differenza tra un leader fiducioso e un capo arrogante: se hai (davvero) fiducia in te stesso in nessun modo questa consapevolezza (di non essere il migliore) andrà a scalfire la tua integrità, la tua capacità, il tuo valore e … la tua autostima.

3. Bleffare e mascherare la sicurezza

Essere visti per quello-che-si-è-veramente è un pensiero che riempie di terrore tutti noi; per questo motivo costruiamo muri attorno a noi per proteggere la nostra vulnerabilità o indossiamo maschere per evitare di sembrare troppo sensibili.

Se dobbiamo coprire le nostre paure, siamo costretti a spendere un sacco di energie per convincere non solo noi stessi, ma anche tutti quelli che ci circondano.

Un logorio di ansia e pressione.

Il leader arrogante utilizza l’inganno, le spacconate, preferisce gettare fumo negli occhi, per paura di essere visto per quel che è. Sempre pronto a schivare la responsabilità fino a quando non arriva il momento di rivendicare un successo.

Bleffare per nascondersi.

Millanterie per vantarsi.

Lo sai che spesso le persone con la più alta opinione di sé sono spesso quelle con la più bassa autostima?

4. Trattare i collaboratori come sudditi

Perché pur di trasmettere l’immagine di capo forte-e-sicuro, non sappiamo dire “Complimenti. Ottimo Lavoro!”, non elogiamo o non siamo mai amichevoli con i nostri collaboratori?

Perché umiliamo il collaboratore di talento facendo leva sulle sue presunte debolezze personali … abbiamo paura che si “monti la testa” e metta in discussione la nostra leadership?

Se ti circondi di deboli yesman (che per il quieto vivere accettano di tutto) vuol dire che non sai (ancora) guidare un gruppo.

Arroganza e fiducia sono mondi a parte

Purtroppo, oggi la nostra società e il mondo del Lavoro incoraggiano e premiano gli scaltri, i furbi e i “pugni sotto la cintura”. Prima di poter vedere la luce, è necessario quindi riconoscere “cosa sono realmente” fiducia e arroganza.

Il problema è che facciamo difficoltà a distinguere la linea infinitamente sottile che divide la fiducia e l’arroganza.

Assicurati di conoscere la differenza.

È necessario traspirare fiducia, non arroganza.

E poi … nessuno gode della compagnia di una persona arrogante. Anche le persone arroganti non gradiscono l’altezzosità e l’insolenza … negli altri!

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