20 spunti per guadagnare il rispetto dei collaboratori

rispetto

Quando pensi al tuo lavoro, probabilmente lo fai in termini di ruolo, titolo, competenze e prestazione.

Prova a fare un passo indietro …
lascia da parte per un momento titoli e prestazioni e …
osserva piuttosto come ti approcci al tuo lavoro e al tuo team?

Credi di meritare il rispetto del tuo team?

Oppure lo pretendi semplicemente perché hai studiato, sei il padrone o hai l’ufficio più grande?

Il rispetto va guadagnato “sul campo”.

Tutti desideriamo rispetto. Il rispetto degli altri sul posto di lavoro è qualcosa a cui bramiamo in molti,
ma sono pochi quelli che hanno le idee giuste su come raggiungerlo:

 

1. Dare rispetto è uno dei segreti per guadagnare rispetto.

2. Impegnati per la crescita professionale di ogni tuo collaboratore.

3. Se hai bisogno di essere amato difficilmente sarai anche rispettato.

4. Ringrazia. Spesso.

5. Il rispetto lo devi guadagnare, non pretendere.

6. Essere duro con i compiti e dolce con le persone.

7. Non temere i collaboratori di talento.

8. Assicurati di conoscere bene la differenza tra essere fiducioso e arrogante di più

9. Dire “Io sono il capo” significa assumersi anche la responsabilità di esserlo.

10. Saper ridere di se stessi.

11. Dire “Ho sbagliato” ti farà guadagnare più rispetto di “Te l’avevo detto“.

12. Connettiti anche con la base non solo con i collaboratori più stretti.

13. Loda pubblicamente e critica privatamente.

14. Ogni membro del team deve essere “il tuo preferito”.

15. Parla meno e ascolta di più. … di più

16. Non perdere occasione di essere amichevole nel comportamento e nei gesti.

17. Non valutare o giudicare prima di conoscere-i-fatti.

18. Non tenere le distanze. Lavora fianco-a-fianco con lo staff. Sporcati le mani.

19. Non farti travolgere dallo charme di un uomo o di una donna del tuo team.

20. Difendi il team incondizionatamente dall’esterno e poi regola i conti all’interno.

 

rispetto

5 spunti per sembrare subito più sicuri agli occhi degli altri

sembrare subito più sicuri

Che tu sia un manager, un piccolo imprenditore della sua azienda a conduzione familiare, uno store manager del centro città,
il team leader di un gruppetto di collaboratori, poco importa … a volte,
comunicare forza e autorevolezza è una sfida ostica.

E poi alcuni giorni … proprio non va.

Ti senti ansioso, “sopraffatto”, “non abbastanza”.
Non c’è molto da aggiungere.
Sai di cosa sto parlando.

Ma è proprio in questi momenti di vulnerabilità che spesso è necessaria una pronta reazione,
una dimostrazione immediata di forza, una presa di posizione e di carattere,
(una complicazione imprevista, una “visita” inaspettata, un cliente che dà in escandescenza,
un collaboratore che “risponde per le rime”, ecc.
).

Come la più classica delle leggi di Murphy,
ti colpisce proprio nel momento meno indicato e più sensibile …
con il serio rischio di apparire incompetente,
imbranato o insicuro agli occhi degli altri.

Come poter sembrare subito più sicuri?

Non c’è tempo per recriminazioni o rassegnazioni:
devi subito ripartire (e bene) … sembrare subito più sicuri … il lavoro lo richiede,
il tuo ruolo lo reclama …
lo pretende!

Cosa serve?

Un po’ di autocontrollo e un pizzico di strategia.
Ecco 5 accorgimenti da utilizzare per sembrare subito più sicuri agli occhi degli altri:

1. Pochi minuti per “ricaricarsi” e ripartire

Trovare un posto tranquillo.

Concediti qualche minuto. Meglio cinque-dieci.
Chiuditi nel tuo ufficio,
una saletta conferenze libera o in qualsiasi altro posto lontano da occhi e orecchie indiscrete.

Stacca il cellulare e chiedi di non essere disturbato.
In mancanza d’altro,
anche una toilette può essere un luogo ideale per riprendere un po’ di fiato.

a) Respirare profondamente e rilassarsi

Qualche minuto per respirare in modo lento,
regolare e profondo.

Impara a praticare la respirazione diaframmatica,
cioè quella che parte dalla zona bassa del torace o dall’area addominale.

In tal modo riuscirai a regolare il ritmo respiratorio e di conseguenza a migliorare l’ossigenazione del sangue,
permettendo così al tuo corpo di equilibrarsi e rilassarsi.

Respira e sorridi.

A volte, anche masticare un chewing gum per qualche minuto può aiutare a calmarsi.
Quando si mangia o mastica,
il nostro cervello presuppone che non ci siano pericoli (altrimenti non staremo mangiando),
e inizierà a produrre sostanze chimiche calmanti che rilassano il sistema nervoso.

b) Non sentirsi inadeguati perché non si è al 100%

Pochi minuti per accettare quello-che-è.
Per accettarsi per quello-che-si-è.

Pochi minuti sembrare subito più sicuri;
per accogliere e accettare i nostri limiti e le nostre debolezze.

c) Ricordare le esperienze di successo

Niente funziona meglio, quando si vuol ritrovare un atteggiamento di fiducia e positività,
ricordare un momento specifico in cui sei stato all’altezza o hai ottenuto apprezzamenti e riscontri positivi
(la tesi di laurea, un apprezzamento per il lavoro fatto da parte di un cliente, capo, amico, partner,
l’acquisizione di un cliente importante, ecc.
).

In questi pochi minuti,
ricordare le esperienze di successo genera positività.
Mantenere quella sensazione di successo nella tua mente ti permetterà di “rientrare in scena” con un’areola di fiducia e di positività.

d) Stop immaginare quello che gli altri potrebbero pensare

In questi momenti è meglio mettere a tacere quella-parte-di-noi che desidera impressionare e “brillare”.

Immaginare quello che gli altri (i collaboratori, i clienti, il capo, il titolare, ecc.) potrebbero pensare di noi,
ci toglie anche quel residuo di energia che ci è rimasto.

2. Postura, postura e ancora postura

Migliorare la postura può immediatamente farti sentire meglio con te stesso.

“Stirati verso l’alto” più che puoi,
come una marionetta cui qualcuno sta tirando una corda attaccata alla parte superiore della testa.

Spingi le scapole indietro e verso il basso,
lascia cadere le braccia rilassate lungo i fianchi.

Schiena dritta, spalle indietro, petto in fuori, mento leggermente sollevato,
un passo deciso e una schietta stretta di mano accompagnata da un bel sorriso …
possono fare miracoli!

3. Rallentare

Quando siamo ansiosi,
siamo stanchi oppure abbiamo un momento di sconforto, può essere efficace parlare e muoversi più lentamente di quanto necessario.

Anche se potrebbe sembrare troppo lento, va bene così,
è solo questione d’abitudine.

Prendi le misure della lunghezza dei tuoi passi, passi regolari e cadenzati,
piuttosto che passi veloci, frettolosi o frenetici.

Non aver fretta e ricordati di mantenere la postura del corpo allineato.
Questo incedere lento, questa serie ordinata e lineare di movimenti ti farà apparire subito più fiducioso (anche un po’ ingessato ma poco importa).

Alza il mento e guarda dritto,
non guardare in basso mentre cammini.

4. Stabilire un contatto visivo con gli altri

Le persone che mantengono il contatto visivo sono giudicate più sicure e fiduciose.

Se hai difficoltà a guardare negli occhi o mantenere il contatto visivo,
fissa il tuo sguardo tra gli occhi dell’altra persona (proprio esatto lì, tra le due sopracciglia).

Nessuno sarà in grado di dire dove effettivamente stai guardando.

5. Sorridere

Tutto quello che devi fare,
è sorridere.

Sorridere.
Anche quando non te la senti.
Soprattutto quando non te la senti.
Sorridere cambia il tuo atteggiamento e aumenta anche la tua fiducia.

Un cliente mi ha detto “Hai ragione … ma quando sono ansioso, proprio non riesco a ridere”.

Quando non “siamo in vena”,
siamo stanchi oppure abbiamo un momento di sconforto,
sforziamoci di sorridere e ridere di più.

Impariamo a vedere il lato comico e divertente delle situazioni.
Non evitiamo, rifiutiamo o soffochiamo le emozioni perché ci aiutano a vincere.

All’inizio, può sembrare difficile ma vale la pena di provare.
Se desideri approfondire come sembrare subito più sicuri … scopri il personal coaching per aumentare la fiducia in te stesso!

Hai sentito solo “parlare di coaching”?
Lascia che ti spieghi cos’è (per me) e come lavoro ogni giorno,
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Paura da leadership? 5 domande che tolgono il sonno

paura da leadership

Marco è preoccupato perché è stato colto di sorpresa sui dettagli del progetto.

Marta pensa che il titolare dell’azienda in fondo non la prenda seriamente.

Sabrina è convinta di essere completamente non qualificata per il suo nuovo ruolo di team leader.

Davide ha preso coraggio, ha portato la sua iniziativa ed è stata accettata. Bene? No male. Malissimo … da quel fatidico OK la domanda è una “… e se non funziona?”

Domenico è costantemente in ansia perché è sicuro che, prima o poi, tutti si accorgeranno della sua incapacità di gestire il team.

Il buio amplifica.

La notte riaffiorano timori e preoccupazioni di qualcosa d’indefinito e pauroso …
soprattutto quando ci sentiamo inadeguati,
bloccati dalla paura di sbagliare o di non essere all’altezza.

Anche quando riusciamo a fare bene qualcosa,
ci accorgiamo che in fondo non era così terribile (come avevamo pensato) e sentiamo un po’ più di sicurezza e di soddisfazione personale …
il giorno dopo di tutto torna come prima e ricompaiono scenari d’inadeguatezza e di fallimenti.
Torna la paura da leadership.

“Attenzione alle paure del giorno. Amano rubare i sogni della notte.”
Fabrizio Caramagna

Soprattutto la notte.

Perché anche quelli che sembrano (e sono) meno preparati di me lavorano con più serenità?
Perché gli altri sono più sicuri di me?
Tutti sembrano godere del successo tranne me?
da dove viene questa paura da leadership?

Durante le sessioni di personal coaching,
emerge tutto quello che è tenuto accuratamente (e faticosamente) nascosto sotto facciate di competenza, fiducia e carisma.

Ecco le 5 domande (con tutte le complesse declinazioni e ansiosi mix) che sono alla base della paura da leadership di molti manager,
team leader, responsabili, di chiunque gestisca o abbia responsabilità.

1. … e se non riesco?

Fare molta fatica ad accettare il fatto di non riuscire.
Considerare ogni errore “grave” e le sue conseguenze “catastrofiche”.

Sbagliare e considerarsi una persona sbagliata,
un leader inadeguato, un manager incapace.

La tendenza è di associare lo sbaglio alla persona e il fatto di aver sbagliato viene vissuto come un fallimento personale.

La paura di sbagliare è strettamente collegata con la paura del giudizio degli altri.

2. … e se fallisco?

Fantastico … e se non funziona?

Avere paura di non farcela,
di non essere all’altezza, come capo, come responsabile, di non saper gestire le crescenti richieste …
trovarsi di fronte a compiti troppo grandi, di non avere le capacità,
di non saper decidere e fallire miseramente.

Aver bisogno di avere tutto sotto controllo,
gestire in prima persona, non delegare.

Creare situazioni impegnative e scomode,
improbabili da gestire a riprova delle nostre incapacità.

Creare parametri di valutazione troppo ambiziosi ed eccessivamente perfezionisti.

Quando si teme l’insuccesso e si cerca (disperatamente) di evitarlo in tutti i modi …
è facile capire come andrà a finire.

3. Ne ho (davvero) le competenze?

Ma dove mi sono cacciato?

Dopo i salti di gioia … ecco la doccia fredda:
sentirsi completamente sotto qualificati per il nuovo lavoro o ruolo!

Responsabilità scoraggianti, disagio nel ruolo.
Non avere idee.
Non sapere nemmeno cosa si deve fare.

Avere una sola certezza (sabotante) …
… da qualche parte (nel processo di assunzione o di organizzazione) qualcuno ha fatto un errore assumendo la persona sbagliata.

4. … e se non piaccio?

Essere condizionati (o ossessionati?) da cosa pensano i collaboratori,
i capi, i titolari dell’azienda o i clienti.

Voler sentirsi dire continuamente di essere un capo competente e indispensabile.

Cambiare atteggiamento a secondo della persona di fronte per guadagnare (accaparrare o forse è meglio dire elemosinare?) il suo apprezzamento e il suo gradimento.

Rifiutare offerte di promozione poiché le nuove responsabilità potrebbero determinare la critica dei colleghi.

Voler essere leader ma con la certezza di piacere,
essere accettato e … senza critiche!

5. … e se mi scoprono?

Eccoti qua, mascherina … ti abbiamo beccato, non sei quello che vuoi apparire!

Paura di essere un bluff.
Un falso.
Un imbroglio.
Aver paura di essere smascherato e di essere visto per quello-che-si-è-veramente.

Coprire le paure,
essere costretti a spendere un sacco di energie per convincere tutti quelli che ci circondano.

Un logorio continuo di ansia e pressione.

Paura da leadership. Cosa fare?

I leader non lottano con la paura.
La guardano in faccia.
L’ascoltano.
L’accettano.

Cosa fare, adesso?

È il momento di spegnere la luce.
Buonanotte.
Domani ti aspetta un’altra giornata impegnativa.

paura da leadership

11 spunti per gestire con successo i collaboratori più giovani

collaboratori giovani

Come ogni generazione che si affaccia alla ribalta, i giovani d’oggi sono tanto criticati e bistrattati … ma anche spesso fraintesi.

“Faccio” personal coaching (anche) con i giovani … è vero sono egocentrici, irriverenti, insolenti, sfacciati, comunicano tantissimo, troppo e male. Ma sono anche creativi, intelligenti, smart, tolleranti, entusiasti, “attaccati” ai valori della famiglia, della comunità e dell’ambiente.

I collaboratori giovani non sono sempre quello che sembrano. Ecco 11 spunti che dovresti prendere in considerazione, quando un collaboratore giovane o giovanissimo si “affaccia” nella tua azienda o nel tuo team:

1. Lasciare libera espressione

Nel Mercato di oggi si parla tanto di differenziazione, personalizzazione, distinzione …
Bene. Eccoci accontentati.

Quella attuale, è una generazione che celebra (almeno negli intenti) l’auto-espressione e la diversità.
I giovani di oggi vogliono distinguersi.

Vogliono che la loro individualità s’intraveda, anche quando gli è richiesto un apporto costante di servizio e di performance.

Andiamo aldilà delle loro creste, felpe e tatuaggi, scaviamo un pò più in profondità e cerchiamo il valore aggiunto che i collaboratori più giovani ci possono dare.

2. Via libera al multitasking

Ricordiamoci che i nostri giovani possono praticare il multitasking meglio di qualsiasi altra generazione prima di loro.

Infatti, per me (che sono multitasking-zero) rimarrà un mistero come possano giocare, scrivere un messaggio, risponderti e divertirsi … allo stesso tempo!

3. Lasciare usare i cellulari sul posto di lavoro

Sono nati con un dispositivo mobile in mano.
Prendiamone atto (nel limite del buon senso).

Se non causa un problema di sicurezza, lasciamoli usare i loro telefoni (almeno durante le pause di lavoro) … saranno sicuramente più produttivi, se non limitiamo la loro forma naturale di comunicazione.

Inoltre, anziché ostacolare e boicottare l’uso dei cellulari, forse è più interessante appassionare i collaboratori più giovani facendoli diventare social-ambasciatori della tua attività o coinvolgendo i tuoi clienti (utilizzando Twitter, Instagram, Facebook, ecc.).

Nessuno sa utilizzare i social meglio di loro.

4. Dare feedback costruttivi

I giovani d’oggi, più di qualsiasi altra generazione precedente, hanno bisogno di feedback inerenti alle loro prestazioni.

Hanno bisogno di sapere che stanno-facendo-bene.

Se li vedi fare bene qualcosa, fermati, spiegali cosa hai osservato e perché è importante.

Troppo spesso, tutto quello che ricevono, sono rimproveri generici, critiche non costruttive e richiami per compiti mal eseguiti.

5. Definire le reciproche aspettative

Per molti giovani e giovanissimi il lavoro è solo “qualcosa da fare nel fine settimana” per guadagnare i soldi per divertirsi o comprare felpe o elettronica.

Se speri di far brillare i loro occhi parlando di promozioni, percorsi di carriera, salita di scale aziendali … forse stai sprecando tempo.

Forse dicendo “Capisco che questo non è il lavoro della tua vita, ecco quello che mi aspetto da te … ” vedrai che saranno più propensi a rispondere e interagire.

6. Evitare slogan o prediche

Meglio evitare tutte quelle esortazioni al lavoro, il classico consiglio “dello – zio” o slogan motivazionali presi in prestito dalla Rete. Gli slogan non sono inutili ma in questo contesto possono essere quasi controproducenti.

Anche le prediche, non sono solo controindicate perché contribuiscono a colpevolizzare una persona ma sono anche perfettamente inutili. Non giudicare e non confrontare i giovani di oggi a quando avevi tu 20 anni.

Evitare l’atteggiamento del “Io avrei fatto …”, “Io avrei detto…”, “Quando ero giovane io…”, “Voi giovani di oggi …”.

Che palle!

7. Non mortificare

Lo stile mortificatore è quello in assoluto meno indicato per scuotere e motivare un giovane. Può avere (forse) un effetto nell’immediato ma perde velocemente la sua efficacia.

Non sorprenderti se poi di colpo … sparisce, e non lo vedi più.

8. Coltivare un clima positivo

Per i giovani, il posto di lavoro deve essere anche divertente e positivo.

Vogliono fare amicizia con gli altri colleghi, andare a pranzo insieme, ridere e scherzare durante le ore di lavoro ed essere coinvolti negli eventi aziendali.

I giovani dipendenti, anche se lavorano tanto, generalmente non sono maniaci del lavoro. Riempiono la loro vita con molte altre attività, sport, gruppi sociali, le classi, gli amici. Casa, la famiglia e gli amici sono spesso le prime priorità.

È facile immaginare che possono essere facilmente annoiati da compiti banali e di routine. Un ambiente di lavoro monotono, grave e pesante non tratterrà i giovani collaboratori per molto tempo.

9. Il rispetto deve essere “guadagnato”

È un falso mito che i giovani d’oggi non rispettano l’autorità.

Non rispettano l’autorità “in quanto tale“.

La stima deve essere guadagnata “sul campo”.

Il capo, manager o titolare deve essere meritevole di rispetto e lealtà. Se li rispetti, rispetti i loro interessi, in cambio ti stimeranno e ti apprezzeranno. Infatti, la fedeltà dei più giovani, una volta guadagnata, è di lunga durata.

L’insoddisfazione per il capo o il superiore è il motivo principale d’abbandono dell’azienda o del lavoro.

10. Evitare di essere troppo fiendly

Vuoi dimostrare di non essere il “solito” capo direttivo e serioso, vuoi essere alla mano, un superiore cui piace condividere informazioni, compreso i commenti e le foto su Fb?

Niente di male ma attenzione che questo è un terreno scivoloso.

Infatti, un po’ alla volta, si costruisce così un rapporto d’amicizia, in cui è facile mescolare la confidenza con la parità di ruolo e confondere un rapporto professionale con una vera e propria amicizia.

11. Il capo come guida

I giovani desiderano imparare, vogliono un’esperienza espressiva.

Per questo ambiscono a un capo o un superiore che sia vicino, attento e consapevole.

Hanno bisogno di una guida … un mentore. Non è più sufficiente assumere le persone giuste e mostrare loro la strada, devi essere la persona giusta per “conquistare” il loro affetto e la loro stima.

Il capo per i più giovani deve essere una figura di forte di riferimento, “uno” su cui poter contare e fidarsi. Devono sentirsi bene, “sentire il potere” ma anche poter venire da te per qualsiasi cosa.

Essere autorevole ma non autoritario.
Una persona di polso, con un pugno avvolto in un guanto di velluto.

Collaboratori giovani? Investimento di tempo ed energia

Come vedi i modelli che circondano i collaboratori giovani non sono sempre quello che sembrano.

Anche se pensi che piercing e tatuaggi non siano professionali, ricorda che se stai gestendo uno staff collaboratori giovani, devi consapevolizzare che portano energia ed entusiasmo ma ti richiedono un grande investimento di tempo, attenzione ed energia.

In bocca al lupo!

Scopri il “mio” coaching per la gestione del team.
Hai sentito “parlare di coaching” ma non hai ancora fatto il primo passo?
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Come rispondere a un’email arrabbiata in modo professionale

email arrabbiata

Mettiamola così.

So di aver ragione. E lui torto.
Ne ho le prove.
Ho scritto nero su bianco ogni minimo dettaglio.

Ho schiacciato “invia” con soddisfazione. Beccati questa … volevi fregarmi?
Ti ho fregato io!

Aspetto la risposta.

Perché non risponde? … è passata più di 1 settimana. Boh!
Così ho ri-letto la mia mail.
E poi la sua.

Ahia!

So di aver ragione. E lui torto. Questo non cambia.
Ma adesso mi rendo conto che la mia risposta è … sproporzionata, inadeguata, esagerata, “troppa roba”… cafona.

Ecco perché non ha risposto.
So di aver ragione. E lui torto.
Ma adesso non ne sono così convinto.

Terribile.

La posta elettronica è un modo terribile di comunicare.

Ci sono diversi studi che indicano che circa il 50% delle mail sono mal interpretate.

E ti credo!

Quando scriviamo un’e-mail, le parole sono la sola forza, l’unica risorsa … infatti (tenendo conto del solo testo) perdiamo oltre il 90% dell’efficacia della comunicazione efficace.
E con queste premesse, è facile creare incomprensioni ed equivoci, aumentare la tensione e il conflitto.

Tutti abbiamo ricevuto email arrabbiate da parte di clienti, colleghi, capi.
Purtroppo di solito, il modo in cui scegliamo di rispondere intensifica le emozioni coinvolte.

Rispondere in modo professionale è più facile a dirsi che a farsi.
Vediamo come possiamo risolvere queste situazioni incresciose in maniera più efficiente e “onorevole”:

1. Prima di rispondere fare un respiro anzi due

Se il tuo collega, capo o cliente si sono lasciati sopraffare dalle emozioni, non ripetere lo stesso errore.
Prendi tempo. Ti aiuterà a evitare una reazione istintiva a questa email arrabbiata.

Uno dei vantaggi del mailing è che non devi per forza rispondere immediatamente.
Sfrutta tutto il tempo che hai a disposizione. Lascia un po’ sbollire e potrai rispondere in modo professionale.

Nel caso che urge risposta, senti troppo la tensione oppure l’altro è in attesa, di sicuro hai almeno 5 minuti disponibili.
Alzati, raffredda la mente, fai due passi fuori dall’ufficio,
prendi un bicchiere di acqua.

2. Non saltare subito alle conclusioni

Stai reagendo con astio e ostilità perché stai leggendo “tra le righe”?
Riesci (davvero) a sentire la rabbia o la frustrazione dell’altra persona attraverso lo schermo del PC?
Stai giudicando le intenzioni degli altri sulla base di alcune frasi,
attraverso il filtro della tua mente?

Non è che (forse) stai travisando o esagerando il tutto?

Resisti alla tentazione di saltare subito alle conclusioni.
Rileggi e assicurati di aver compreso davvero bene il concetto prima di fornire una risposta professionale.

3. Scrivere una risposta altrettanto arrabbiata

Se vuoi scrivere una mail contro-arrabbiata per tutta risposta, fallo.
Aiuta a buttare fuori i sentimenti, a scaricarsi e a sgravare la tensione.

Basta non inviarla.

Una precauzione … non scrivere la risposta nel modulo “rispondi” e non riempire il campo “A:” con l’indirizzo elettronico della persona … se accidentalmente premi “Invia” son dolori.
Molto meglio scrivere una “nuova” mail e salvarla come “Bozza”.

Dopo esserti raffreddato, è un attimo eliminarla/modificarla.
Personalmente le modifico (e anche notevolmente) il 99% delle volte.

4. Rispondere in modo sintetico

Se c’è anche una sola possibilità di aver mal interpretato la mail,
adesso è il momento di rispondere a questa email arrabbiata nel modo più preciso possibile.

Falla breve.

Struttura la tua mail con un solo messaggio principale, in modo da essere sicuro che chi leggerà capirà esattamente quello che intendi dire.

Rinuncia a risposte troppo lunghe, super dettagliate, velate, ambigue o deduttive (“… sicuramente avrai capito il motivo della mia risposta …”) che potrebbero ancora più confondere chi-legge.

5. Rispondere in modo semplice

Evita il sarcasmo e l’ironia nelle tue mail di risposta soprattutto se la situazione è già surriscaldata.

Anche “buttarla” sullo scherzo, per alleviare la tensione e sdrammatizzare, potrebbe peggiorare la situazione perché chi-legge non è in grado di vedere le tue espressioni facciali o gesti e può facilmente fraintendere il testo.

E stai sicuro … lo farà!

6. Pianificare un incontro chiarificatore

Possiamo avere tutti i mezzi di comunicazione del mondo, ma niente,
assolutamente niente, sostituisce lo sguardo dell’essere umano.

Paulo Coelho

La vera domanda è … desideri davvero risolvere il problema o l’equivoco?

Se il tuo obiettivo finale è quello di trovare una soluzione (poco importa se hai torto o ragione, se il tono del mittente è sarcastico, ecc.)
la cosa migliore è organizzare un incontro faccia-a-faccia o per telefono/skype.

Non ti entusiasma l’idea?
Ti aspettavi una soluzione efficace senza il tuo coinvolgimento?

È facile scagliare missili digitali nella sicurezza del tuo ufficio senza il rischio di un incontro dal-vivo.
Per un confronto faccia-a-faccia o per telefono ci vuole coraggio e autocontrollo.

Non farti sfuggire l’occasione per dimostrare la tua forza e il tuo carattere.

7. Chiedere aiuto

Se hai collaboratori stretti o amici di cui ti fidi, se la mail non è troppo confidenziale, allora è proprio il caso di chiedere il loro aiuto per digitare la risposta in modo da evitare … autogol.

Le persone cui chiedi non sono coinvolte emotivamente. Forse possono aiutarti a trovare il giusto approccio oppure sanno come trattare con il tuo capo o il cliente arrabbiato.

8. Ammettere i propri (eventuali) errori

A volte pensiamo di essere nella ragione e nel giusto, ma poi invece scopriamo che la causa del problema o chi ha aggravato la situazione,
siamo proprio noi.

Dobbiamo fare quello che è giusto.
Dobbiamo fare il nostro dovere.

Riconoscere l’errore … e porgere le nostre scuse a tutte le persone coinvolte.
Non possiamo permettere che un errore, una svista o un fraintendimento mandino in fumo anni di relazioni professionali.

Email arrabbiata? Non prenderla sul personale

Rispondere con astio e animosità ad una email arrabbiata non è quasi mai il modo appropriato o più efficace per risolvere la questione.

Fino a quando abbiamo a che fare con le persone (e per fortuna che è così) saremo sempre esposti al rischio di essere delusi, frustrati e di reagire con rancore … succede a casa, al lavoro e in innumerevoli altre situazioni.

Dobbiamo sapere incanalare queste emozioni in modo produttivo.

Personalmente queste 8 piccole strategie (nel gestire una email arrabbiata) mi hanno aiutato ad “allenare” l’autocontrollo, il coraggio e a risolvere situazioni incresciose in maniera più efficiente e dignitose che in passato.

Prova anche tu.

Come gestire con efficacia un collaboratore arrogante – 2

arrogante

leggi anche la parte 1 small ...

4. Documentare i comportamenti

È importante documentare con precisione (date, descrizione dell’accaduto, persone coinvolte, ecc.) e tutti i comportamenti errati avuti dal dipendente in questione.

Anche (e soprattutto) se la tua realtà è piccola e il numero dei collaboratori è basso,
documentare e dettagliare i-fatti daranno maggiore “ufficialità” e incisività alla questione.

Se lavori per una grande azienda,
potresti chiedere aiuto al dipartimento delle risorse umane,
per conoscere le procedure riguardanti il comportamento dei dipendenti.

5. Indicare il comportamento inaccettabile

“Ci sono persone che sanno tutto,
e purtroppo è tutto quello che sanno.”

Oscar Wilde

Non serve dire “Hai un atteggiamento arrogante” oppure “Hai sbagliato”.
La critica deve essere riferita a qualcosa di specifico e non a qualcosa di generico.
Devi essere chiaro su cosa, dove e quando; spiega le azioni fatte, i comportamenti avuti o le cose dette.

Se riesci,
evita frasi tipo “La tua arroganza ancora una volta ci … ” oppure evita parole sensibili come “arrogante, egoista, presuntuoso” e tutte le varie variazioni.

Mettere in chiaro che l’atteggiamento e il comportamento sono diventati un problema e interferiscono con il resto del personale,
che sta cercando di completare il suo compito.

Fare l’esempio di un incidente specifico in cui il tuo collaboratore arrogante ha influenzato negativamente e pesantemente tutto il team.

6. Permettere alla persona di spiegarsi

Permetti alla persona di spiegarsi o di rifiutare le tue dichiarazioni.

Potrai certamente spiegare tutti i tuoi punti ma assicurati di non interrompere il tuo interlocutore in modo che spieghi le sue giustificazioni.

Lascia parlare il tuo collaboratore supponente,
anche se non sei d’accordo, perché interrompendolo,
otterrai solo il risultato di inasprire il dialogo.

Ascolta con attenzione quello che ha da dire.
Chi ti dice, che magari non ci saranno sorprese!

7. Non giudicare o interrompere

Ascolta senza giudicare.
Difficile vero?

Non controbattere,
fallo finire e poi replica, se è il caso.

Evita l’atteggiamento del “io avrei fatto …”, “io avrei detto …”, “se …ma…”.

È un’occasione per imparare … a muovere critiche costruttive bilanciando garbo e autorità.
Così facendo aumenterai il rispetto, la credibilità e la produttività delle persone che ti circondano.

8. Esponi il problema in modo oggettivo e senza pregiudizi

Focus sulle azioni non sulla persona.

Concentrati solo sui comportamenti.
Evita attacchi personali o commenti sulla persona.
Non toccare l’autostima del tuo collaboratore! Un passo falso e il rapporto si può danneggiare per sempre.

Fare riferimento esclusivamente a un suo comportamento,
una situazione o un problema particolare.

9. Chiedere di cambiare il comportamento arrogante

Dopo aver informato il collaboratore o dipendente della natura inaccettabile del suo atteggiamento,
è il momento di chiedere uno sforzo concertato e concreto per cambiare ed eliminare tale comportamento.

Meglio essere precisi nelle descrizioni di quali comportamenti e azioni devono cambiare.

Se il collaboratore indisponente comincia a metterla su “Se non ci fossi io …” o sul fatto che sta “reggendo da solo” tutta l’azienda,
store o centro che sia dimostrali (con i fatti) che lui/lei  è importante ma non indispensabile,
come crede di essere.

Molti lavoratori arroganti sviluppano tali atteggiamenti di onnipotenza quando cominciano a pensare,
di essere essenziali e che la società o il team abbia un (disperato) bisogno di loro.

10. Dare un ultimatum

Se dopo un adeguato periodo,
il comportamento e l’atteggiamento del dipendente non è cambiato o non si vede alcun miglioramento,
è doveroso informarlo che i “bonus” a suo favore stanno per finire.

Mettilo al corrente che,
alla prossima infrazione (delineata e definita chiaramente) sarai costretto a dargli il “benservito”.

È importante che tutti i processi siano pianificati e attuati in maniera sicura,
per evitare problemi legali a te e a tutta l’azienda.

I piani disciplinari possono variare, a seconda l’organizzazione,
da un paio di confronti, un’ammonizione verbale, un’ammonizione scritta,
fino al licenziamento.

In conclusione,
fai del tuo meglio per aiutare il collaboratore arrogante a diventare un giocatore della tua squadra ma alla fine devi fare ciò che è meglio per te,
il tuo team e la tua organizzazione
.

leggi anche la parte 1 small ...

T’invito a prendere questi suggerimenti per gestire il tuo collaboratore arrogante non come una guida da seguire alla lettera ma solo come spunti di riflessione e di valutazione.
I rapporti professionali (come quelli personali) sono troppo complessi perché sottostiano a regole e procedure standard.
Vanno contestualizzati e personalizzati all’azienda, alla situazione, alla tua personalità  di capo/leader/responsabile e a quella del tuo collaboratore o dipendente.

arrogante