Ti senti un capo “troppo buono”? Occhio alla leadership

troppo buono

Un nano-secondo.

Non di più.

È quanto basta a una persona colpita dalla sindrome del troppo buono per capire (intuitivamente) che questo post è tagliato per lui/lei.

Quel troppo buono li ronza nella testa, lo mastica a fatica e … proprio non li va giù!

Che cosa vuol dire sentirsi un capo “troppo buono”?

Un capo troppo buono segue il flusso

Invece di camminare con le sue gambe, permette ai collaboratori di sovrastarlo, di dominarlo, di camminare sopra.

Ha poco controllo sulla propria vita e di conseguenza si sente impotente, inetto, bloccato.

È pieno di risentimento e di rancore, si sente come se gli altri se ne stiano sempre approfittando.
In effetti è così.

Ha difficoltà a chiedere e dire no

Anche alle richieste più ingiustificate.

Quando vuole o ha bisogno di qualcosa, ha paura di chiedere, perché non vuole creare disagi agli altri.
E se lo crea a se stesso.

Evita discussioni e conflitti

Come la peste.

Preferisce andare d’accordo piuttosto rischiare di creare malumori e discussioni.

Spreca un sacco di tempo a cercare di capire come dire NO.

Non riesce ad andare fino in fondo. Finisce col dire di SI.
Un’altra volta.

Un troppo buono sembra un virtuoso

Anche generoso, flessibile ed educato.

Un santo?

Ma se si gratta un po’ sotto la superficie, spesso c’è un nucleo pulsante di rabbia, ansia e risentimento.
Con tutto e tutti.

Un capo troppo buono dipende dagli altri

La sua autostima dipende dall’approvazione degli altri.

E questo lo riempie d’ansia.

Ha bisogno continuamente del giudizio positivo dei collaboratori perché ha paura di essere rifiutato o emarginato dal resto del gruppo. Fa di tutto per compiacere, pur di ottenere stima e rispetto.

Purtroppo, nessuno apprezza realmente chi asseconda sempre gli altri, come un cagnolino.
Purtroppo, ne è cosciente.

Un troppo buono è un vulcano pronto a eruttare

La trappola è passare da passivo ad aggressivo.

In un attimo.

Il risentimento represso di chi si sente troppo buono si tradurrà in scoppi inattesi di rabbia o di reazione sproporzionate … “adesso basta” … che lasciano attoniti e spiazzati collaboratori e presenti.

Durante le sessioni di personal coaching con un/a “troppo buono” quando chiedo come gli piacerebbe essere, la risposta non si fa attendere ed è sempre “essere più bastardo”, “più stronzo”, “più figlio-di-xxxtana”.

È tutto qua?
Vuoi davvero questo?
Il tuo impegno e la tua intelligenza, per cosa?

Vuoi davvero diventare uno stronzo?
Ce ne sono già tanti nel mondo del lavoro!

Invece di aumentare la quantità di “bastardaggine” (cosa peraltro puerile) l’approccio migliore è sapere equilibrare,
secondo le circostanze, grinta e diplomazia.

9 ragioni per preferire incontri faccia faccia con i collaboratori

faccia faccia

I progressi tecnologici (e-mail, instant messaging, skype, social networking, ecc.) hanno creato alternative comunicative più flessibili, veloci ed efficaci soprattutto se relazionate a fattori come distanza e tempo.

La comunicazione faccia faccia tuttavia non deve essere trascurata.

Anzi.

Ecco 9 buone ragioni per preferire incontri faccia faccia con i tuoi collaboratori:

1. Le persone preferiscono esperienze dirette

Quello che le persone desiderano più di ogni altra cosa è contatto autentico.

Oggi il valore aggiunto non è quasi mai quello che “viene detto” (ci sono un sacco di opportunità per i collaboratori di leggere attentamente messaggi, report e resoconti).

Che cosa conta di più?

Il modo in cui “accogli” le persone, come ti “approcci”, come interagisci, come rispondi alle domande, la tua postura, … anche il vestito che indossi, perfino il profumo che “hai scelto”.

I tuoi collaboratori sono lì e … “bevono ogni cosa”.

Attentamente.

2. Le persone apprezzano l’impegno

I tuoi collaboratori o dipendenti sanno che sei occupato e hai poco tempo a disposizione.
Ecco perché apprezzano il tuo sforzo, sanno che ti sei “ritagliato” del tempo per incontrarli.

3. Limitare l’uso eccessivo della mail

L’uso eccessivo della posta elettronica può portare, col tempo, a interazioni personali aride, sterili, “senz’anima” che causano sentimenti d’isolamento e la pericolosa sensazione di essere disconnessi dal resto.

Gli incontri faccia faccia offrono la possibilità di ristabilire il contatto umano.

4. Comprendere meglio le reazioni

Solo un incontro faccia faccia ti offre la possibilità di osservare il linguaggio del corpo degli altri.

Questi gesti o segnali di comunicazione aggiuntivi (di reazione alle nostre parole) possono fornirti spunti per comprendere al meglio le prospettive, il “non detto” dei tuoi collaboratori o dipendenti. La capacità di osservare le reazioni delle parti coinvolte è spesso un fattore chiave per il successo dei negoziati.

5. Sviluppare rapporti e coesione di team

I rapporti di lavoro e di coesione di squadra migliorano quando ci sono interazioni faccia a faccia.

Queste relazioni interpersonali si costruiscono mediante una serie di segnali di comunicazione. Una pacca di apprezzamento sincero sulla spalla del tuo collaboratore vale più di 1000 parole!

6. Fornire info su cambiamenti e modifiche

Gli incontri faccia faccia permettono di spiegare (al meglio) le ragioni di una decisione, illustrare un’informazione complessa, comunicare modifiche imminenti, fornire informazioni rilevanti e ricevere feedback da parte dei tuoi collaboratori.

Se gestiti in modo mirato, efficace e tempestivo, queste sessioni faccia a faccia possono ridurre il rischio d’incomprensioni, malintesi o disinformazione, mettere a tacere le pericolose “voci di corridoio”.

7. Prevenire, risolvere incomprensioni e conflitti

Le comunicazioni faccia faccia ti offrono l’opportunità (osservando i segnali non verbali del corpo) di regolare il tuo comportamento, chiarire l’intenzione, evitare errori di comunicazione o incomprensione nonché prevenire e risolvere conflitti sul lavoro.

8. Gestire una valutazione di un collaboratore

L’incontro per la valutazione delle prestazioni, se gestito bene, può migliorare la performance di un collaboratore e aiutarlo a raggiungere gli obiettivi desiderati.

Le comunicazioni faccia faccia offrono anche l’opportunità di gestire un collaboratore che sta ricevendo un feedback negativo, un richiamo o un provvedimento disciplinare. Il lavoratore deve avere la possibilità di difendersi e di far valere la sua opinione personalmente (via mail è più veloce e più diretta ma la valutazione si fa oralmente, guardandosi negli occhi).

Se gestito in modo obiettivo e professionale, un incontro disciplinare faccia a faccia può disinnescare emozioni negative, evitare incomprensioni che possono essere ostacoli al cambiamento. Il tempo investito può produrre benefici sia per il lavoratore che per l’azienda.

9. Scambiarsi informazioni riservate

Le comunicazioni faccia faccia permettono di stabilire parametri e determinare un adeguato processo di condivisione delle informazioni riservate.

Investire nel faccia faccia

Le sessioni più efficaci sono quelle quando “scendi in campo” in prima persona e incontri i tuoi collaboratori o i dipendenti faccia a faccia.

Gli incontri faccia facciafanno sangue”.

Se vuoi migliorare notevolmente la tua comunicazione, investi nel faccia faccia.
Investi nel personal coaching.

17 differenze tra fare il capo ed essere leader

essere leader

Il mondo del Lavoro è pieno di capi.

Mancano i (grandi) leader.
Mancano i leader.

La scelta spetta interamente a te.
Pensaci prima di fare il prossimo passo. Ecco 17 differenze tra fare il capo ed essere leader.

Fare il capo o essere leader?

 

Un capo insicuro gioca sulla paura
Il Leader traspira fiducia ed entusiasmo

Un capo megalomane dice “IO”
Il Leader dice “NOI”

Un capo “vecchia maniera” si focalizza solo sugli errori e nel trovare il colpevole
Il Leader aiuta i collaboratori a trovare le soluzioni ai loro errori

Un capo insicuro ha paura di “quelli bravi
Il Leader non boicotta il talento, anzi lo guida e ne diventa il più leale alleato

Un capo old style non festeggia perché centrare il target “fa parte del lavoro”
Il Leader sa che celebrare e festeggiare significa creare coesione e alleanza

Un capo altezzoso decide tutto da solo
Il Leader promuove un lavoro di squadra e coinvolge tutti nel processo decisionale

Un capo cocciuto si concentra su “avere ragione
Il leader sul “fare la cosa giusta

Un capo meschino si prende il merito se va bene, incolpa gli altri se va male
Il Leader sa che onestà e integrità sono assolutamente essenziali per il successo

Un capo incerto controlla tutto
Il Leader dà fiducia ai collaboratori e lascia libera iniziativa

Un capo SA come si fa
Il Leader MOSTRA come si fa

Un capo dice “cosa fare”
Il Leader è più interessato a chiedere e ascoltare

Un capo nasconde la sua insicurezza con spavalderia, superiorità e arroganza
Il leader conosce la linea sottile tra essere fiducioso ed essere arrogante

Un capo non fa complimenti perché ha paura che i collaboratori si “montano la testa”
Il Leader sa che il riconoscimento spinge le persone a dare il massimo

Un capo debole non ammette mai l’errore (pensa sia debolezza)
Il Leader ammette i propri passi falsi (sa che è “vera forza”)

Un capo miserabile tratta i collaboratori come sudditi
Il leader prende a cuore i problemi del suo staff e aiuta a bilanciare lavoro/privato

Un capo meschino usa i suoi collaboratori
Il Leader sa che i suoi collaboratori sono la chiave del suo successo

Un capo superato dice “VAI
Il Leader dice “ANDIAMO

La vera leadership viene da chi sei, non solo da quello che dici o fai.

È necessario tornare a guidare le persone e non concentrarsi solo sui compiti da eseguire e sulle mansioni da gestire. Essere un leader del tuo team è indispensabile!

Mancano i leader.
Sei pronto a scegliere?

6 cose da fare quando non ti senti abbastanza leader

leader

“Vivere non significa attendere che passi la tempesta,
ma imparare a danzare nella pioggia.”

Mahatma Gandhi

Alcuni giorni sono semplicemente peggio di altri.

Non ci sentiamo “abbastanza”.
Siamo sopraffatti, sfiduciati, ansiosi.
Ci sentiamo piccoli, “non abbastanza buoni” per niente e nessuno.

Sai di cosa sto parlando.
Chiunque ha attraverso momenti in cui si sente inadeguato.

Ecco 6 cose che devi fare quando non ti senti “abbastanza” leader:

1. Smettere di confrontarsi con gli altri

Confrontarsi con gli altri può essere stimolante, spingerti alla sfida e al miglioramento ma può essere anche molto frustrante e deprimente.

Dal continuo confronto hai poco da guadagnare e molto da perdere. I confronti sono sempre eccessivi perché non c’è mai fine al possibile numero di paragoni. I confronti spesso sfociano in risentimento. Rancore verso gli altri e risentimento verso noi stessi (perché non riusciamo).

La verità è che quando siamo profondamente focalizzati sui nostri limiti e fallimenti, raramente vediamo quelli degli altri. Ti sei accorto che ci confrontiamo solo “quando ci fa comodo”, cioè quando gli altri sono al loro massimo o mentre celebrano successi?

2. Smettere di cercare la perfezione, non esiste

Perché tutto questo bisogno di perfezione?

Se senti un forte desiderio di essere il leader perfetto, il comandante “senza macchia e senza paura” è perché sei preoccupato di ciò che gli altri pensano di te, chiedi loro un riconoscimento, un’approvazione, una conferma delle tue abilità … se sei perfetto sicuramente nessuno potrà criticarti, vero?

Invece di essere catturato nel ciclo senza fine della perfezione da leadership ricorda che alcuni dei personaggi di maggior successo (proprio gli stessi di cui ammiri carisma e leadership) sono ben lungi dall’essere perfetti.

Hanno trasformato i loro limiti, col tempo e fatica, in trionfi.
Tempo e fatica.

3. Stop soffermarsi sui propri errori

Soffermarsi sul passato è vitale, a volte.

Gli errori del passato possono aiutare a migliorare.

Soffermarsi e indugiare troppo sugli errori e fallimenti può bloccarti nel passato, influenzare il presente e rovinare il futuro. Alcune persone riescono a passare oltre più facilmente mentre altri restano intrappolate nel senso di colpa.

Ma una cosa è cercare le responsabilità, imparare dagli errori e un’altra è commiserarsi e passare anni punendoci per l’errore commesso.

4. Ricordarsi che essere leader non è facile

Chi ha detto che la leadership è semplice?
Chi ha detto che la leadership è per tutti?

Ci vuole tempo.
Ci vuole abnegazione.
La leadership è dedizione, coraggio, rischio.

Essere leader non è facile.
Chi non è leader, non lo sa.

5. Accettarsi per quello che si è

Accettarsi non significa piacersi o sentirsi perfetti.

Significa arrendersi alla realtà e cominciare a sentirsi sempre più “in pace” con se stessi.
Vuol dire essere meno critici e severi,
perdonarsi gli errori e accettare i propri limiti.

Accettare il fatto di non essere un leader così coraggioso, carismatico, efficace, forte … è una conquista che richiede un grande sforzo e un lungo lavoro su se stessi.

Questa conquista spingerà per il cambiamento.
Accettarsi è cambiamento.

6. Concedersi il diritto di “sentirsi giù”

Un naturale (e breve) momento di sconforto non è segno di debolezza.

Anzi.

Non ascoltare chi ti sprona con banalità tipo “Ma dai, che cosa vuoi che sia …”, “Ma che te frega …” oppure ti pressa chiedendoti una pronta reazione, una risposta immediata.

Non fingere serenità e produttività, non diventare iperattivo per “non sentire” la sofferenza, smettila di parlarne con tutti o di chiedere supporto a persone non adeguate. Non sentirti in dovere di cacciar l’inadeguatezza il più in fretta possibile.

Dai tempo. Prenditi tempo.
Il tempo per “consolarsi e rimarginare” un momento di scoramento è quello speso meglio.

Non essere troppo critico con te stesso.
Stai facendo il meglio che puoi!

Quando senti che stai per mollare o non ce la fai più … fai ancora un piccolo sforzo per rimanere positivo, paziente e stabile. Le persone più forti sono quelle che non si arrendono mai.

Non mollare. Ce la farai.
Anche questa volta.

leader

Come smettere di pensare al lavoro quando sei di libero

preoccupazione

Ansia, stress, inquietudine, pensieri.

Nomi diversi … ma il punto non cambia…
… la preoccupazione è un seme che germoglia e cresce anche senza la nostra volontà.

La preoccupazione è un killer silenzioso.
Spesso la minimizziamo.
A volte addirittura la neghiamo.

Vediamo 11 spunti per smettere di pensare al lavoro anche quando sei libero:

1. Ricordare ciò che è più importante

La vita non si ferma quando stacchi dal lavoro.

Anzi.

Se tieni a mente quali sono le tue priorità e ciò che è veramente importante per te (la famiglia, la salute, ecc) dovrebbe essere più facile “staccare” dal lavoro quando sei libero.

2. Comprendere l’importanza di una pausa

Lo sai che sei più creativo e trovi più facilmente soluzioni quando sei riposato o prendi qualche pausa dal lavoro?

Prendersi una pausa mentale non vuol dire dormire,
ascoltare musica, giocare alla play station o fare qualcosa di piacevole.

Significa semplicemente interrompere (anche solo per pochi minuti) quello che stiamo facendo,
lasciare che la mente si svuoti di tutto e mettersi letteralmente in stand-by per qualche istante.

Non fare assolutamente nulla.
Sembra facile ma non lo è.

3. Non parlare di lavoro a casa

L’abitudine, una volta arrivati a casa,
di fare una sorta di resoconto delle “magagne” lavorative con il partner è molto allettante,
ma non è un’ottima idea.

Può sembrare che, parlandone,
ti sfoghi e l’ansia diminuisce ma rimasticare un problema ti stimolerà a regredire emozionalmente a quando l’hai vissuto,  
con tutto il “carico” di emozioni (negativi)  e apprensione.

4. Non portarsi il lavoro a casa

Molto meglio finire il lavoro in ufficio.

Potrebbe anche valer la pena di impiegare un’ora in più,
piuttosto che portarsi il lavoro a casa.

Se proprio devi farlo, non dimenticare di riporre il tutto, una volta terminato.
È difficile rilassarsi,
godersi la cena o la presenza del partner o dei figli se l’occhio ti cade di continuo sullo schermo del portatile appoggiato sul divano in soggiorno.

5. Rendersi conto che non si può controllare tutto

Viviamo in tempi complessi e incerti.
Per quanto tu possa organizzare e pianificare il tuo lavoro,
ci saranno sempre imprevisti, appuntamenti cancellati, ritardi,
emergenze e cambi di programma.

Non sprecare la tua energia e le tue capacità su cose e fatti che non dipendono da te.
Se non lo fai, ti porterà solo ansia e frustrazione!

Non lamentarti o demoralizzarti,
accetta la realtà e focalizzati solo sulle prossime azioni da compiere.

Diventa più flessibile!
Lascia uno spazio per l’imprevisto.

Anche se ci pensi …
comunque arriverà!

6. Non perdersi in paure vaghe

Un’altra trappola dove si cade quando si pensa troppo (e male) è “annegare” in un mare di vaghi timori e confuse preoccupazioni.
La mente eccitata crea scenari disastrosi e finali apocalittici.

Prova a chiederti …
qual è la cosa peggiore che potrebbe accadere?

E quando comprendi che la cosa peggiore che potrebbe realisticamente accadere,
è qualcosa che poi così spaventosa non è …
capisci che sarà anche improbabile che accada.

Trovare questa tipo chiarezza,
di solito richiede solo pochi minuti e un po’ di energia ma ti può far risparmiare un sacco di tempo e di preoccupazioni.

7. Comprendere la differenza tra “analizzare” e “rimuginare”

Analizzare:
Studiare, esaminare, approfondire un problema.
Capire chi-cosa-quando, chi ha sbagliato e una volta terminata l’analisi …
imparare dall’esperienza,
ripartire cercando di non ripetere gli errori.

Rimuginare:
Scervellarsi, pensare e ripensare costantemente a quell’episodio,
continuare a ripetersi che “forse era meglio se… “, “Non dovevo dire/fare quella cosa” …
non fare tesoro dell’esperienza e ricadere dopo poco nello stesso errore.

8. Consapevolizzare che scervellarsi non risolve i problemi

Quando pensiamo tanto al lavoro,
abbiamo la sensazione di padroneggiare la nostra ansia.

Rimuginando ci si convince di riuscire a risolvere un problema.
In realtà è proprio questa percezione che ci impedisce di “chiudere” con la preoccupazione.

Così non stai affrontando il problema;
non trovi mai la soluzione,
anzi continui ossessivamente a cercarla.

E così si rafforza il meccanismo.
Chi rimugina non raggiunge mai la soluzione del problema.

9. Spendere più tempo con persone positive

L’energia è contagiosa.

Frequenta regolarmente persone che hanno un atteggiamento mentale positivo sui tuoi pensieri.
Una conversazione intelligente con qualcuno al di fuori del tuo settore o che non conosce la tua storia/attività può darti una prospettiva nuova e una spinta positiva.

10. Stabilire un “appuntamento” con la preoccupazione

Quando non è strettamente necessario,
non soffermarti inutilmente a rimuginare su cifre,
analisi e previsioni (che sono generano stress e pensieri negativi, capaci di farti vivere costantemente in uno stato d’ansia) e non saturarti d’informazioni inutili:
raccogli solo i dati strettamente necessari.

Stabilisci un appuntamento fisso con i “numeri” e le tue preoccupazioni:
una mezz’ora la mattina può bastare per riflettere e dar libero sfogo alla preoccupazione, ai tuoi pensieri e apprensioni.

Evita la sera (o prima di andare a dormire) altrimenti una notte agitata è assicurata.

11. Evitare l’uso eccessivo di smartphone e Pc

Di tanto in tanto,
abbiamo bisogno di lavorare la sera o nel week end.
Non accedere solo per curiosità.
Resisti alla tentazione di collegarti,
salvo non sia qualcosa di realmente importante.

Se davvero non hai bisogno di lavorare,
lascia smartphone e Pc fuori (almeno il più possibile) dal tuo tempo libero.

Non pensare al benessere come a un colpo di fortuna,
qualcosa che scende dal cielo,
che è legato alla fortuna oppure a un regalo della vita.

Non basta desiderarlo.

Il benessere personale è il risultato (anche) di uno “sforzo” personale.