13 errori da evitare come nuovo leader del team – 2

nuovo leader

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4. Gestire ma non essere di supporto

Pensi che essere team leader significa solo gestire e valutare le persone che lavorano con te?

Sei il leader del tuo team, diventa un supporto attivo e concreto per ognuno dei tuoi collaboratori.
Fai sentire che ci sei, fornisci appoggio e aiuto a chi ti circonda.

Chiedi di cosa hanno bisogno per raggiungere i loro obiettivi … un aiuto, un suggerimento, un’indicazione.

Aiutali a creare un piccolo piano d’azione, a eliminare i possibili ostacoli che possono trovare sul cammino verso i loro obiettivi (che poi, non dimenticare, sono anche i tuoi).

5. Non definire le aspettative di nuovo leader

Metti sul tavolo le tue aspettative.
Cosa ti aspetti dal tuo nuovo team.

Senza aspettative chiaramente definite, il lavoro dei tuoi collaboratori sarà meno efficiente e i loro risultati subiranno tale conseguenza.

Ricorda che un’aspettativa frustrata produce delusione e rancore (sentimenti molto pericolosi sul luogo di lavoro).

6. Lamentarsi

Non si fa.
Punto.

7. Gossippare

Non si fa!

Se qualcuno fa una battuta, un’allusione, non raccogliere.
Accenna solo un mezzo-sorriso di circostanza.

8. Essere eccessivamente difensivo

Non ti senti ancora del tutto sicuro della tua autorità?
Ti senti minacciato dalle opinioni in disaccordo?

Potresti riconoscere la limitatezza della tua conoscenza, cercare di attingere alla competenza delle persone con le quali interagisci e ammettere che le idee dei tuoi collaboratori sono (a volte) meglio delle tue.
Semplicemente.

9. Essere eccessivamente amichevole

“L’amicizia è rara perché è scomoda.”
Roberto Gervaso

Se vuoi essere amico delle persone che gestisci, sappi che prima o poi sarai costretto a dare feedback spiacevoli, prendere decisioni difficili, compiere scelte migliori per il progetto o allinearti con gli obiettivi aziendali.

Come capo, devi avere una distanza professionale.
Sei intrinsecamente in una di situazione di disparità.

10. Essere eccessivamente autocratico

A volte è fin troppo facile per i nuovi team leader abusare del loro potere.

Se sei disponibile al dialogo e al confronto, se sviluppi le relazioni con ciascuno dei tuoi membri del team, probabilmente riuscirai a convincere le persone a seguirti e svolgere il lavoro in modo più rapido ed efficace.

11. Non esprimere feedback negativi

Spesso i nuovi manager hanno un approccio troppo indiretto con i loro collaboratori.
Purtroppo si lasciano condizionare dal desiderio di “essere amati” e tralasciano gli obblighi fondamentali come manager.

Quando non sei ancora sicuro della tua autorità e cerchi di essere amato … ironicamente col tempo succede il contrario: i problemi vanno risolti, i collaboratori sono frustrati e si lamentano con tanti saluti … all’amore verso il loro leader.

12. Non esprimere feedback positivi

Tanta voglia di fare.
Tanto focus sui risultati.
Focus sui problemi di prestazione.
Focus sui punti deboli dei collaboratori.

Non ricordarti dei tuoi collaboratori solo quando ci sono problemi, per valutare o criticare.

13. Non confrontarsi

Per definire obiettivi di cambiamento e adottare nuovi comportamenti è utile confrontarsi con un amico esperto, un coach o un mentore fidato che ti fornisce quei feedback potenzianti e non giudicanti necessari per darti più fiducia e intraprendenza.

La leadership è un viaggio, non una destinazione.
Un viaggio che ti richiede continuamente di costruire e perfezionare una serie di competenze che ti consentono di guidare, ispirare, e lavorare con gli altri.

Essere il nuovo leader del tuo team può essere una sfida difficile e complessa ma anche accattivante e coinvolgente.
Goditela tutta, senza paura.

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13 errori da evitare come nuovo leader del team – 1

nuovo leader
Stai iniziando nel tuo nuovo ruolo.
Nuovo leader per il tuo nuovo team.

Sei eccitato, un po’ apprensivo, smani dalla voglia d’iniziare …
Hey! Come festeggerai con gli amici?

Tutto bene ma questo non significa necessariamente che sarà facile.
Riuscire ad ottenere l’incarico è solo il primo passo. Essere un buon capo e mantenersi il posto di lavoro, è un’altra cosa e … se parti male … “riaggiustare la rotta” non sarà così facile.

Nuovo leader? I primi 3 mesi sono fondamentali

Appena si “entra” in un nuovo team o organizzazione, è difficile capire “come” fare le cose (non importa quanto sei competente, bravo, esperto o alla prima esperienza) … ci sono nuove regole da assimilare, nuove persone da conoscere e una nuova cultura da comprendere.

Il malinteso è sempre in agguato, un approccio sbagliato diventa un autogol, un atteggiamento frainteso, una trappola.

La cosa importante da capire è che oltre “cosa-fare” è altrettanto importante “come-fare“.

Quindi qualunque cosa tu faccia, resisti alla tentazione di immergerti a capofitto per avere un impatto “col botto”. Hai bisogno di conoscere prima la cultura del tuo nuovo posto di lavoro; se si salta in troppo in fretta, si rischia di fare l’effetto sbagliato … e il botto lo fai tu!

Vediamo i 13 errori da evitare quando sei il nuovo leader del tuo team:

1. Arrivare con “le risposte” e spazzare via sistemi o politiche esistenti

Non pensare di essere al centro dell’universo.
Pensi che questo sia il modo migliore per proporsi al team, mettersi in mostra e dimostrare il tuo valore?

Prima di partire come un missile ricorda che … questo ti si può ritorcere contro, creare nemici, minare la tua credibilità e causare errori costosi per l’azienda.

Che cosa fare allora?
Calma. Ragiona.
È importante capire il contesto più ampio in cui il tuo lavoro si svolge.
Devi studiare (bene) il tuo nuovo ambiente lavorativo.

Come sono prese le decisioni?
Quali saranno gli impatti operativi e finanziari?
Come la prenderanno le persone coinvolte?
Saranno contente del cambiamento?

Se ti poni queste domande molto probabilmente riuscirai ad evitare trappole e resistenze che accompagnano ogni cambiamento (piccolo o grande che sia).

2. Pretendere che il team abbia le tue stesse caratteristiche e personalità

Hai mai provato a “metterti nei panni” dei tuoi collaboratori?
Ti sei mai chiesto se il tuo approccio è apprezzato da tutti?
Hai mai pensato se anche gli altri avrebbero reagito allo stesso modo?

È importante rendersi conto che ognuno è diverso (da te e dagli altri membri del team) e ha bisogno di essere gestito di conseguenza.
Non pretendere che anche gli altri abbiano le tue stesse peculiarità e particolarità.

La grandezza di un leader si misura anche da questo.

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3. Indugiare e tentennare a contattare il capo

Hai paura di non avere ancora nulla d’importante da dire al tuo capo o titolare?
Di fare domande ovvie o stupide?
Stai aspettando a comunicare “per non disturbare”?
Aspetti che sia lui/lei a farlo perché sa meglio di te quando il momento giusto?

Stai attento a non indugiare troppo, a farti anticipare.
O peggio dimenticare.

Se aspetti il giorno di “saperne di più” o “avere qualcosa di importante da segnalare” non avrai accesso alle informazioni critiche necessarie nei primi tuoi 90 giorni.

Comunicare il tuo piano e il tuo sviluppo al tuo capo ti darà un “po’ di respiro” mentre sei ancora in fase di apprendimento. La comunicazione porta chiarezza e (eventuali) azioni giuste per una “correzione di rotta”.

leggi anche la parte 2 small ...

Vuoi far crescere il tuo team? Non aiutarlo

crescere il team

Immagina una bimba di 4-5 anni impegnata a cercare di legarsi le scarpette da sola.
In questa fase dello sviluppo manuale e mentale, vuole essere in grado di vestirsi da solo, completamente.

È un buon segno.
Imparare a legarsi da sola le scarpette però non è così facile, non riesce, si agita, è insoddisfatta.
Frustrata.

Qual è il tuo istinto?
Vuoi aiutarla?

Se è testarda, dirà “No, lo faccio da sola” ma poi se non ci riesce e la sua frustrazione diventa troppo alta, a quel punto … la bimba accetta l’aiuto della mamma.

Vuoi far crescere il team? Non aiutarlo

Spesso il modo migliore per aiutare è non aiutare (almeno non troppo presto).

I leader si sentono in dovere di risolvere i problemi.
Tendono a essere per il team un comodo sgabello anziché una stampella.
I leader possono far crescere il team, aiutare i collaboratori a raggiungere standard più elevati “non-aiutando”.

Aiutare troppo o troppo presto crea “dipendenza”

Quando un tuo collaboratore o dipendente chiede il tuo aiuto o il tuo intervento, spesso quello che desidera (consciamente o inconsciamente) è “scaricare” a te il suo problema.

Nel momento in cui il problema “passa di mano”, non ha più bisogno del tuo aiuto.
Non ha più il problema.
Adesso l’hai tu.

Se sei troppo ansioso “di aiutare”, sarai oberato e sopraffatto di lavoro perché sei “sempre troppo dannatamente utile”.

Se dai sempre la soluzione “pronta e subito” … si formerà la fila alla porta del tuo ufficio!

Non aiutare chi può aiutare se stesso

Se vuoi far crescere le persone, se desideri che veramente imparino,
lasciali risolvere il problema da soli.

Non-aiutare, vuol dire permettere alla persona di costruirsi la capacità, la competenza e la fiducia in se stesso. Le persone di solito possono superare maggior parte dei problemi quando hanno fiducia in se stessi.

Quando vedi che la persona sta progredendo, sta crescendo è il momento di fare un passo indietro e lasciarla fare i prossimi passi per conto proprio.
Proprio come un bambino.

Aiutare troppo può riflettere un tuo bisogno malsano

Bisogno di sentirti importante.
Bisogno di sentirti ricercato.
Di sentirti indispensabile. Utile.
Bisogno di sentirti “quello che sa”.

Ego.
Solo ego.

Riesci a resistere all’impulso di aiutare-troppo o troppo-presto?
Spesso non-aiutare è più utile di aiutare.

Aiutare troppo indebolisce il team

La sconfitta brucia.
Però apre il cuore e la mente.

Anche la frustrazione brucia.
Però rafforza e crea energia.

Non arrivare subito con le soluzioni.
Soprattutto quelle facili.
Lascia i tuoi collaboratori “a bagnomaria” per un po’ con le loro complicazioni e le loro frustrazioni.

L’importante è monitorare la frustrazione.
Livelli accettabili di frustrazione sviluppano l’attenzione e motivano al cambiamento.

Troppa frustrazione genera conflitto e paralisi.
A questo punto, intervieni.

Non aiutare vuol dire aiutare di più

“Una mano, anche vuota, a volte è di grande aiuto.”
Jean Ethier-Blais

Spesso aiutiamo troppo presto.
Altre volte aiutiamo troppo, diamo soluzioni pronte.
L’intento è nobile ma il metodo è inefficace.

Non aiutare non ti rende distante, distaccato o indifferente.
Anzi.
Restare “dietro le quinte” … aspettare … esprime rispetto.
Vuol dire “mi fido di te”.
Mi fido nelle tue possibilità.

Non aiutare non è una scusa per non dare supporto

Non aiutare non vuol dire fregarsene.
Liberarsi delle responsabilità.
Lasciare i collaboratori soli, non offrire sostegno.

L’obiettivo deve essere sempre lo sviluppo dei tuoi collaboratori.
Far crescere il team.

Sei il leader del tuo team.
Fai sentire che ci sei, dai appoggio e aiuto.
Sostieni e incoraggia costantemente, fai sentire che sei un capo attento.
Discreto, rispettoso e vigile.

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6 fattori da ricordare quando ti senti inadeguato nel nuovo lavoro – 2

inadeguato

3. Sentendoti inadeguato inizi a sabotarti

Che cosa faccio? E se si accorgono?
Devo dirlo a qualcuno?
Alzo bandiera bianca e mollo tutto?

Così cominci a impantanarti in pensieri negativi e irrazionali.
Passare notti insonnie, consumandoti in scenari fallimentari e finali rovinosi.

Le valutazioni del datore di lavoro sono molto più obiettive.
L’unico ostacolo è la nostra fiducia.
Noi siamo i nostri peggiori critici.

Ma se lasci che questi pensieri si consumano da soli, probabilmente resta l’unica cosa che si dovrebbe fare: abbracciare la sfida, accettare e superare le tue debolezze, lavorare sodo e iniziare a concentrarsi solo su ciò che si deve fare.

4. Non importa quello che pensi “tu” ma quello che pensano “loro”

In termini di valutazione delle prestazioni, non importante quello che pensi tu, ma quello che considera chi-ti-ha-assunto.
A quanto pare, pensa bene.

Ripeto, noi siamo i nostri peggiori critici.
Spesso, siamo molto perfezionisti, severi e petulanti.
Le nostre valutazioni sono molto lontane dalle valutazioni di chi assume.

Nel mondo del Lavoro, sono tante le persone che sopravvalutano le loro competenze (e pensano di essere competenti, brillanti e meritevoli) e altrettante persone che sono valutate valide ma che si reputano poco competenti.

Tu molto probabilmente ti stai sottovalutando.

Meglio smettere di valutare se stessi e concentrarsi (solo) su come migliorare te stessi.

5. Il disagio può diventare il tuo più grande alleato

La sensazione di disagio nel sentirti inadeguato può davvero pressarti a fare molto di più di quanto immagini.

La paura di essere poco preparato ti può spingere a crescere e ti dà la propulsione necessaria.
Vuol dire “ecco cosa devo fare e lo devo imparare subito (non importa come)”.

Invece di impantanarti nel dubbio ed essere paralizzato dalla tensione, lascia che questa sensazione (anche se poco gradevole) ti porti fuori della tua zona di comfort e ti spinga a imparare il più possibile.

Trova un mentore, un coach, segui corsi e … prenditi dei rischi.
Fai tutto il possibile per essere all’altezza della sfida.

La paura di essere inadeguato può diventare (davvero) il tuo più grande alleato.
Forse riuscirai a “tenere il posto” proprio grazie a questa sensazione di disagio.

6. I datori di lavoro non sono enti di beneficenza

I datori di lavoro sono benefattori?
Caritatevoli? Filantropi?
(nel senso di pagare stipendio e contributi ad una persona che reputano non competente o non idonea)

Se dicono che sono felici del tuo lavoro, è perché lo sono.

Hanno visto in te del potenziale, la volontà di imparare, la voglia di dimostrare.
Il datore di lavoro che ti ha assunto (l’ha già fatto molte altre volte e probabilmente sa quello che vuole) pensa che tu sia la persona giusta.

È bene che tu sia consapevole dei tuoi limiti e continui a fare quello che stai facendo e non avrai problemi. Meglio essere onesti durante le interviste di lavoro, continua lavorare sodo e … ad imparare.

A questo punto, non c’è alcun motivo di dubitare di te stesso.
Sei adeguato a quel lavoro.

Se desideri approfondire, vai al coaching per la sicurezza e la leadership?
Hai sentito solo “parlare di coaching” ma non sai cos’è davvero?
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Foto: Stocksnap.

inadeguato

6 fattori da ricordare quando ti senti inadeguato nel nuovo lavoro – 1

inadeguato nel lavoro

Prima l’agonia per la ricerca lavoro, poi i salti di gioia … e infine la doccia fredda: sentirsi completamente inadeguato nel lavoro o ruolo!

I primi giorni di lavoro possono lasciarti completamente sopraffatto.

Hai una sola certezza (perlopiù auto sabotante) …
… da qualche parte (nel processo di assunzione o di organizzazione) qualcuno ha fatto un errore assumendo la persona sbagliata per quel lavoro.

Quella persona sei tu.

Perchè ti senti inadeguato nel lavoro?

C’è così tanto da sapere, tante competenze da mettere sul tavolo, ogni nuovo incarico sembra un compito impossibile, ogni incontro con il capo o il titolare può essere quello in cui si viene a scoprire che non sei all’altezza.

Responsabilità scoraggianti. Disagio nel ruolo.
Poche idee. Anzi idee-zero.
Non sapere cosa fare … o a chi chiedere. Chiedere aiuto per quasi ogni compito assegnato.

Anche se (almeno fino adesso) l’azienda e il team sono soddisfatti della tua prestazione, senti di non essere qualificato, dubiti di te stessi e cominci a “martellare” costantemente la tua fiducia.

Dove mi sono cacciato?

Suona familiare?
È facile cadere in questo tipo di pensiero.

Potrei dirti “Non preoccuparti. Basta avere solo un po’ di fiducia!
So che però serve a poco, è più facile a dirsi-che-a-farsi.
Sono solo parole che non ti aiutano a buttare giù il groppone che senti in gola.

Che cosa fare?
Puoi tentare di camminare sulle uova, semplicemente rinunciare oppure aspettare fino a quando qualcuno ti silura per la tua (presunta) incompetenza.

Ecco 6 fattori che devi ricordare quando ti senti troppo inadeguato nel lavoro:

1. Sei stato assunto per un motivo

Durante il colloquio sei stata una brava attrice?
Hai mentito palesemente sul tuo CV?
Hai uno charme davvero irresistibile?

Se la risposta è no … vuol dire che chi-ti-ha-assunto ha “visto qualcosa” in te, una competenza, una potenzialità e crede che tu possa fare bene quel lavoro.
Oggigiorno, i processi di assunzione sono lunghi e spesso includono interviste telefoniche, test di personalità e/o attitudinali, e diversi colloqui, ti “passano” più volte sotto i loro raggi X.

Chi-ti-ha-assunto ha un sacco di opportunità per valutarti e assicurarsi che sei la persona che stava cercando.
E guarda un po’ … ha scelto te!

Ecco la semplice verità.

inadeguato nel lavoro

2. In prima fase non si aspettano che tu sia esperto

Forse non hai (ancora) le competenze necessarie per fare il lavoro perfettamente. Probabilmente stai facendo (esattamente) quello che si aspettano che tu faccia, fino a questo momento.

Chi-ti-ha-assunto sa che hai voglia d’imparare, vuoi dimostrare il tuo valore e la tua abilità e … sa anche che le tue mancanze possono essere un buon investimento (le tue aspettative di stipendio non saranno così elevate).

Questo è (probabilmente anche) uno dei motivi per cui sei stato assunto.
Dai… non fare quella faccia lì. Nel Mercato del lavoro di oggi lo devi mettere in conto.

Foto:Stocksnap.

inadeguato nel lavoro

25 tratti che identificano una persona mentalmente forte – 3

la persona mentalmente forte

Leggi la parte 2.

18. Evita la procrastinazione

Anche se la procrastinazione spesso è allettante.

La persona mentalmente forte fa quello che si deve fare (anche quando non ne ha voglia) sa che altrimenti si rimane incastrati in un circolo vizioso senza fine. Ha capito che se rimanda l’azione sarà al riparo dai tanti rischi di fallimento ma questo le impedirà di ottenere successi, gratificazioni o di essere felice.

La procrastinazione è uno dei modi garantiti per non avere successo.

19. La persona mentalmente forte sa che la costanza paga

La persona mentalmente forte ha una grande forza di volontà, non rinuncia alle cose che desidera veramente.

Continua a provare e non si fermerà fino a quando non ha raggiunto il suo obiettivo.
Continua a persistere fino a quando non trova un modo per aggirare l’ostacolo.
È sempre alla ricerca di modi per migliorarsi.

Anche se può fallire, non vede il fallimento come un motivo per rinunciare. Al contrario “utilizza” il fallimento come un’opportunità per diventare più forte.

Spesso si rende conto che può fare di meglio (che può dare di più) perché ha consapevolizzato che nessuno è perfetto.

20. Sa imparare dai propri errori

Una persona mentalmente forte ha capito che è fondamentale esercitare la capacità di recuperare dall’errore (e rialzarsi) il più in fretta possibile.

Tu quanto sei abituato a perseverare dopo un errore o un fallimento?

Se sei una persona forte, sai che commettere errori, sbagliare, perdere … non rende dei perdenti.
Rende più maturi e resilienti.

21. Vede le avversità della vita come opportunità

La persona mentalmente forte considera ogni impedimento semplicemente come un problema da risolvere … un ostacolo da superare … proprio come hanno fatto con tutti gli ostacoli che hanno oltrepassato in passato.

Non percepisce le avversità come ostacoli da evitare ad ogni costo ma come opportunità per la sua crescita personale.

Problematica o possibilità?
Immobilismo o crescita?

22. La sua autostima dipende da “quello che è”

Non da quello che ha.
Lavoro.
Successo.
Conto in banca.

Si sente comunque sempre bene con se stesso, sia che vinca o che perda.
Sa che la vita è una maratona, non uno sprint.

23. Vive una vita in base ai propri valori

Una persona mentalmente forte prende le decisioni con relativa facilità perché conosce le sue priorità e vive secondo i suoi valori.

Vive una vita autentica.
La persona mentalmente forte è fedele a se stessa.
Le parole sono in linea con il suo comportamento.

24. Non cerca la perfezione

La persona mentalmente forte ha capito che essere sempre perfetti, efficienti e “all’altezza”, vuol dire caricarsi sulle spalle carichi emotivi molto pesanti … annegare in ansia da prestazione o da fantasie che gli altri ci stanno giudicando male.

Sono consapevoli di aver dato o fatto il massimo con le risorse a loro disposizione, considerando tutte le variabili, impedimenti e intoppi che sono fuori dal loro controllo e la loro volontà.

Sa che non deve puntare alla perfezione ma al migliore risultato possibile.

25. Parla meno e ascolta sempre di più

Ascoltare significa che sei disposto a scoprire che (forse) stai sbagliando o che non stai andando nella giusta direzione.
Se sei disposto a metterti in discussione, cerchi costantemente evoluzione e crescita vuol dire che sei forte.
Un vero leader.

La persona mentalmente forte sa che ascoltare è il primo passo verso il successo.

Leggi la parte 2.

la persona mentalmente forte

25 tratti che identificano una persona mentalmente forte – 2

mentalmente forte

Leggi anche la parte 1.

9. Sa gestire un fallimento

Chi non sa gestire un fallimento crede che abilità e talenti siano “stabiliti” al momento della nascita.

Nel destino.
Nelle stelle.
Li hai o non li hai.

La persona mentalmente forte non crede che le sue abilità siano “fissate” e che può imparare e cambiare. Vede il fallimento come un trampolino di lancio per diventare migliore e più forte.

La resilienza è un’abilità fondamentale per diventare mentalmente forti.

La resilienza può essere appresa e praticata.
È un’eccellenza che “costruiamo”.

10. Non giudica

Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla.
Sii gentile.
Sempre
.”
Platone

11. Non si esalta, non si deprime

Almeno non così facilmente.

Ci sono momenti nella vita in cui siamo chiamati ad affrontare un ostacolo, prendere una decisione o una nuova direzione. Lo sforzo maggiore non è quello iniziale, ma quello che affrontiamo in seguito, per resistere a dubbi e perplessità.

Siamo labili.
Un successo ci esalta, un imprevisto ci deprime.

Una persona mentalmente forte non si esalta (troppo) dopo un successo e non si deprime (troppo) dopo un fallimento.
Sa che la vita è (anche) questa.

12. Non è geloso del successo degli altri

Una persona mentalmente forte sa che non c’è niente di male nel confrontarsi con gli altri, anzi, spesso è un atteggiamento utile che ci incita a migliorare, ma a volte può diventare controproducente quando il paragone spinge a sminuirci e scoraggiarci.

Sa celebra il successo di altre persone e non è geloso quando qualcuno si rileva migliore di lui/lei in quella particolare area. Il successo arriva con il duro lavoro e la persona forte è disposta a lavorare sodo.

13. Sa impostare i limiti

Siamo noi stessi a istruire gli altri “sul come trattarci” mandando messaggi più o meno espliciti sul nostro spazio personale e la nostra privacy.

Una persona mentalmente forte non lascia che gli altri attraversino i limiti che ha impostato.
Educatamente ma con fermezza.

14. Non si sente sminuita nel chiedere aiuto

Una persona mentalmente forte non è intrappolata nel suo ego.
Anzi.
Conosce le sue aree deboli, è fiducioso e ammette di non sapere ogni cosa.
Non si sente svalutato nel chiedere aiuto agli altri.

15. Conosce i propri limiti

Conosce se stesso.
Una persona mentalmente forte lavora sulle sue debolezze, non cerca di coprirle, non le nasconde o non cerca scuse per i suoi errori.

Gli altri cercano l’approvazione delle persone, la persona forte non si preoccupa di ottenere riconoscimento.
Gli altri mascherano, la persona forte evolve.

16. Una persona mentalmente forte sa gestire la paura

La persona mentalmente forte non ha bisogno di combattere con le sue paure per dimostrare che è forte.

Non lotta con la paura.
La guarda in faccia.
L’ascolta.
L’accetta.

mentalmente forte

17. È consapevole che non sempre uno scontro porta alla risoluzione

La domanda è … davvero si vuol risolvere il problema o la questione?

Se l’obiettivo finale è quello di trovare una soluzione (poco importa chi ha torto o ragione), la persona mentalmente forte mette da parte rancori, risentimenti e orgoglio, sopporta il disagio e cerca la soluzione al problema.

Non sempre un conflitto porta alla soluzione.

Leggi anche la parte 1.
Leggi la parte 3.

25 tratti che identificano una persona mentalmente forte – 1

persona mentalmente forte

La persona mentalmente forte si distingue dalla folla.
Non sai perché … ma “senti” che ha qualcosa in più.
E’ affascinante.
Intrigante.
Dove gli altri vedono barriere impenetrabili e limiti invalicabili, la persona forte vede opportunità o sfide da superare.

La forza mentale (ma anche quella emozionale e spirituale) è essenziale per affrontare una situazione difficoltosa, un collega o un capo ostico, un lavoro che non ci piace o una relazione che ci ruba solo energia.

Raggiungere gli obiettivi, rompere gli schemi, prendere una nuova direzione non è facile.
Ci vuole tempo.
Fatica.
Dedizione, coraggio, costanza.
Anche al tuo livello (grande o piccolo che sia, poco importa).

Qualunque sia la sfida, dobbiamo tirare fuori quella grinta, carattere e determinazione che solo le persone mentalmente forti hanno.

Ecco 25 tratti che identificano una persona mentalmente forte:

1. Non perde il controllo

Una persona mentalmente forte sa che i migliori risultati si ottengono grazie allo stato mentale sereno.
Anche nei momenti più duri, di stress, sceglie di mantenere la calma e di gestire le situazioni senza perdere il controllo.

Sa che se alza la voce, abbassa se stesso.
Se perde il controllo, trova la sconfitta.

2. Sa bilanciare emozioni e logica

Una persona mentalmente forte ha appreso che le emozioni possono influenzare il suo pensiero.
Quando cerca di prendere le migliori decisioni possibili, riesce a bilanciare le emozioni con la logica.

Emotività e razionalità.
Impulsività e ponderazione.
Passione e riflessione.

3. La persona mentalmente forte accetta i feedback

Soprattutto quelli negativi.
Non ha paura di esprimere la sua opinione.
Non ha paura di ricevere opinioni o commenti, siano essi negativi o positivi.

È aperto all’apprendimento.

4. Pensa positivo e … negativo

Sei sicuro che devi sempre pensare positivo?
Sei sicuro che pensare negativo è sempre sconveniente?

La persona mentalmente forte sa che il pensiero positivo è importante ma lo è altrettanto quello negativo.

Essere ottimista, fiducioso, speranzoso ma anche previdente, accorto, prudente.

Essere flessibile.
Positivo e negativo.

5. Sa scusarsi in caso di necessità

La persona mentalmente forte non si preoccupa di perdere la faccia per scusarsi quando ha detto o fatto qualcosa di sbagliato.

Non ha paura di ammettere i propri errori ed è pronto a pagarne le eventuali conseguenze.
Non perde l’occasione di dimostrare la sua forza e la sua dignità.

6. Rinuncia alle aspettative sugli altri

Una persona mentalmente forte ha consapevolizzato che il mondo non li deve niente.
Non si sente in diritto di pretendere.

È disposto a lavorare sodo per raggiungere i propri obiettivi.
Non dà nulla per scontato e non si aspetta nulla in cambio.

Anzi, è grato per quello che ha.

7. Sa gestire l’incertezza

“L’incertezza è la condizione perfetta per incitare l’uomo a scoprire le proprie possibilità.”
Erich Fromm

Stare in sospeso.
Lì nel mezzo.
A metà fra le situazioni definite e quelle in divenire.
In attesa.

Ha sperimentato che più resta sospeso tanto più aumenterà la sua resistenza allo stress e alla pressione.

Sa che, in questi tempi incerti e complessi, si deve agire anche se le informazioni sono insufficienti.
È importante sviluppare l’intuito, imparare a trovare decisioni o soluzioni nel modo più efficace e rapido.

8. Conosce il potere della non-azione

La persona mentalmente forte ammira l’azione ma conosce anche la potenza della non-azione.

Azione disinteressata.
Azione per amore dell’azione o per amore e basta.
Non si strugge per i risultati.
Non si aspetta solo risultati.

Gli altri quando fanno qualcosa di disinteressato o vogliono aiutare qualcuno, desiderano vedere il frutto del loro aiuto, altrimenti sembra di avere agito invano, di non aver aiutato.

Leggi la parte 2.

persona mentalmente forte

13 motivi perchè la gente non ascolta quello che hai da dire – parte 2

essere ascoltato

essere ascoltato

6. Non sai quello che dici

Tutti noi desideriamo entrare in contatto con persone degne del nostro tempo.

Fai la tua parte.

Se il tuo contributo è di poco di valore, non otterrai (giustamente) il tempo e l’attenzione degli altri.
Essere l’esperto quando si sa e imparare dagli altri quando non si sa.

Mostra discrezione.
Se non sai, taci.

7. Parli sempre e solo di te stesso

Sei bravissimo a cogliere ogni occasione per agganciarti al discorso e iniziare a parlare di te,
delle cose che hai fatto, di quello che ti è successo,
i tuoi viaggi, i tuoi hobby.

Sempre e solo di te.
Ego – centrato.

Niente di male, per carità,
ma pensi davvero che riuscirai a impressionare,
sembrare più interessante e intrigante?

Una cosa è certa, alla lunga diventi sicuramente scontato,
pesante e spingi gli altri a evitarti.

8. Trasmetti messaggi ambigui

Persone insicure trasmettono messaggi ambigui.
Leader ambigui gestiscono organizzazioni confuse.
Non aspettarti entusiasmo e passione se la tua comunicazione è ambigua.

9. Non prendi gli altri seriamente

Togliti quel sorrisino ironico dalla faccia mentre qualcuno sta palando.
Smettila di scuotere la testa beffardamente mentre qualcuno sta spiegando il suo punto di vista.

Si può non essere d’accorso con gli altri ma così facendo stai toccando tasti molto sensibili (e pericolosi) delle persone.
Prendi seriamente gli altri se ti aspetti che loro prendano sul serio te.

10. Non tieni fede alle tue parole

La gente ascolta solo le parole di chi-si-fida.

Se dici che farai o non-farai qualcosa e non mantieni la promessa, la gente non avrà alcun motivo di ascoltarti.
Mai più.

11. Fai il saputello

Meticoloso.
Perfezionista.
Egocentrico.

Sai tutto tu.
È ovvio.

Non ammetti di essere in errore, non lasci agli altri una parola,
fai impazzire con la sua analisi e la tua esperienza,
sul modo in cui si dovrebbe fare-o-non-fare una certa cosa.

Che palle!

La maggior parte dei so-tutto-io sono molto insicuri,
hanno bisogno dell’approvazione degli altri e possono sentirsi molto frustrati se devono accettare un’idea che non è la loro.

12. Non trasmetti empatia e passione

La verità è che siamo distratti, poco interessati agli altri,
concentrati su noi stessi, prevenuti,
sempre pronti a giudicare e criticare.

Nessun amore.
Se non ti curi della gente cui stai parlando,
perché loro dovrebbero interessarsi a te?

Se non ti senti eccitato e appassionato,
perché parlarne?

Se non ti interessa, smettila di parlarne.
Ora.

13. Non ascolti .. ma vuoi essere ascoltato

Cosa c’entra l’ascoltare con il parlare?
C’entra, c’entra.

La comunicazione è un processo reciproco.
È un’interazione tra le persone.

Fai dell’ascolto attivo verso l’altra persona la tua prima priorità.

Sarai sorpreso di vedere quante volte sarai invitato a esporre la tua opinione a un pubblico attento.

Se desideri essere ascoltato,
essere ascoltato davvero,
devi fare uno sforzo d’interesse, di concentrazione e d’attenzione.
Occorrono disponibilità, sano e sincero interesse verso gli altri.

Fallo e diventerai,
per gli altri (colleghi, collaboratori ma anche partner, figli, amici) un punto di riferimento importante e irrinunciabile.

essere ascoltato