Paura delle critiche? 9 spunti per superarla

paura delle critiche

Hei! Come interagisci con le critiche?
Hai paura delle critiche?

Come reagisci se qualcuno (un collega, il capo/a, ecc.) critica il lavoro che hai appena presentato o finito?
Chiedi scusa, spiegazioni o vai via sbattendo la porta?
Non sopporti di essere criticato,
anche se sai di aver fatto un errore?

Chiariamo subito il punto.

Possiamo chiamarla in vari modi …
Rimprovero
Critica
Valutazione
Feedback

… addolcirla con aggettivi tipo …
Positiva
Motivazionale
Costruttiva,

… possiamo riceverla con disponibilità e cortesia (ma non tutti hanno questa sensibilità quindi preparati a ricevere anche critiche aggressive e pungenti) …

ricordarci che è un catalizzatore di miglioramento personale …

una cosa è certa …

Ricevere una criticare non è mai piacevole. Anzi.

Le critiche contrastano col nostro naturale bisogno di sentirci accettati e approvati.
È difficile non farne una questione personale.
È facile avere paura delle critiche.
Dopotutto, siamo solo umani,
chi vuole sentire cose negative su se stesso?

Solitamente, ci risentiamo se qualcuno ci fa una critica,
anche perché spesso sembra non tenere conto di “quello di buono che facciamo o abbiamo fatto”.

Quando lavoriamo bene “tutto tace, è dovuto, è dato per scontato”,
quando sbagliamo ecco che l’errore è sottolineato ed evidenziato.

La nostra reazione istintiva (e naturale) è quella di metterci sulla difensiva,
ribattere o cercare giustificazioni.

Ci sentiamo attaccati, giudicati o prendiamo la critica come un’offesa personale:

“Non valgo poi molto”,
“Sono incapace”,
“Se fossi bravo, non mi criticherebbero”

Così come possiamo accettare le critiche senza sentirci consapevoli ma soprattutto farlo diventare un momento di arricchimento e di crescita personale?

1. Accetta di non essere perfetto

Nessuno è perfetto.
È un fatto.

Nella vita si sbaglia spesso e inevitabilmente arriveranno le critiche rispetto al tuo comportamento, alla tua prestazione,
rispetto alla tua personalità e alla tua capacità di svolgerti una relazione con il team.

A tutti capita di sbagliare.
E di avere paura delle critiche.
Coloro che hanno fatto strada nella vita di sicuro hanno imparato dai propri fallimenti.
Sanno che ogni tappa della vita comporta delle “cadute”,
l’importante è rialzarsi prontamente.

2. Ascolta con attenzione

Mantieni la calma.
Non chiuderti a “riccio” sulla difensiva ma aspetta che le emozioni defluiscano.

Non peggiorare la situazione arrabbiandoti,
rispondendo in modo sproporzionato o scappando via.
È umano,
ma non è costruttivo e implica un inutile spreco di energie.

Che l’osservazione sia fondata o no (in questo particolare momento poco importa) è meglio restare aperti,
accettare le critiche per raccogliere i “frutti” e i suggerimenti utili che le critiche contengono.

Rimanendo calma,
comunicherai più facilmente con il tuo interlocutore.
La conversazione potrebbe essere più produttiva per entrambi e i problemi saranno risolti con maggiore facilità.

3. Non prenderla sul personale altrimenti è dura superare la paura delle critiche

Prendi le distanze.
Immagina che la critica è rivolta a qualcun altro.

Un funzionario, un manager, un responsabile di team,
uno store manager che (guarda caso) ha il tuo stesso nome e fa esattamente quello che fai tu.

Quando prendi la critica oggettiva, il tuo atteggiamento difensivo iniziale svanisce,
semplicemente perché non la stai prendendo personalmente.

4. Chiudere la questione

Ascoltare.
Ringraziare.
Spiegarsi.

Finirla lì.
Chiudere la questione.

Non giustificarsi più e più volte.
Non ritornare sull’argomento.
Più ribatti alla critica, più le dai credito,
più la rafforzi
.

Mai difendersi criticando chi-ti-critica.

5. Analizza e valuta ciò che hai sentito

Non sentirti paralizzato,
incompreso o vittima.

Dopo aver reagire negativamente, analizza e valuta ciò che hai sentito,
prova a chiederti perché ti hanno fatto una certa critica.

Chiediti:
“Che cosa è successo?”
“Ho lavorato sufficientemente al progetto?”
“Mi rimproverano una mancanza di precisione?”
“Di determinazione, di fermezza, di incisività?”

Chiediti anche …

Chi-mi-critica è motivato da interessi personali, aziendali o lo fa “per il mio bene”?
Quali conseguenze ci saranno se ignoro Chi-mi-critica?

6. Accetta il fatto che gli altri possano vedere qualcosa che a te è sfuggito

La persona che ti ha mosso la critica ha l’intenzione di denigrarti oppure sta cercando di anticipare o risolvere un problema?
E se volesse farti prendere coscienza del tuo errore in modo che,
la prossima volta, tu lo possa evitarlo?

Per questo motivo è importante ascoltare con attenzione le critiche e chiedere al tuo interlocutore di chiarire le sue opinioni e farti degli esempi concreti.

Chiedi:
“Quale aspetto del mio atteggiamento ti causa problemi?”
“Quale parte del compito non le è piaciuto?”
“Il mio approccio con i clienti non ti piace … quale aspetto dovrei migliorare”

Fare domande mirate spinge la persona (la prossima volta) a essere più precisa e di non “sparare a caso“.

7. Chiarisci il tuo disappunto

Se sei arrabbiato con un collega che ti ha criticato,
farglielo sapere non appena possibile,
evitando che continuino i malumori fra voi.

Spiega le ragioni del tuo disappunto e suggerisci le possibili modalità di risoluzione della controversia in modo di rafforzare il rapporto.

paura delle critiche

8. Cerca una soluzione

Ti hanno appena rimproverato per qualcosa?
Prova al tuo interlocutore che sei pronto a rimetterti in questione per migliorare e che non sei succube della paura delle critiche.

Sforzati di fare le cose per bene!
Chiediti cosa hai imparato da questa critica.

9. E se la critica non è fondata?

Se la critica cerca solo di ferirti,
non perdere tempo.
Metti le cose in chiaro con la persona interessata oppure ignorala.

Un’ultima cosa …
ecco il segreto per non ricevere critiche (e di conseguenza superare la paura delle critiche):

“Se vuoi evitare le critiche, non fare niente,
non dire niente,
non essere niente.”

Elbert Hubbard

Come affermare se stessi in 13 passi – 3

come affermare se stessi

Leggi la parte 2. di come affermare se stessi.

10. Utilizzare “Io” anziché “tu”

Quando si effettua una richiesta, esprimi disapprovazione o chiedi a qualcuno di smettere di fare qualcosa che ti infastidisce,
cerca di formulare la frase in modo tale che il messaggio si riferisca a te e ai tuoi sentimenti.

Se vuoi imparare come affermare se stessi, non ferire mai la dignità di nessuno,
non attaccare l’altra persona,
esprimiti sempre con calma,
e nel rispetto di chi hai davanti e del lavoro che svolge.

Per esempio, se un tuo amico esagera nel prenderti in giro potresti dire qualcosa del tipo:
“Quando scherzi sui miei difetti, mi ferisci e mi rendi insicuro. Vorrei che la smettessi.”

Oppure …

“Perché in ufficio devi mantenere il condizionatore sempre acceso?
Quante volte ti ho detto che mi dà fastidio?”

molto meglio …
“Propongo di definire degli orari di accensione del condizionatore,
in modo da mantenere una temperatura piacevole per tutti!”

Ecco altri esempi dove si utilizza “Io” anziché il “Tu”.

“Sono esausto oggi. Capisco che vuoi queste cose fatte, ma non ho intenzione di lavorarci sopra fino a domani mattina.”
“Mi sento frustrato quando mi fai sentire in colpa per uscire con i miei amici.”
“Mi sento in imbarazzo quando mi provochi davanti alle persone”.
“Preferirei che tu mi dessi un preavviso di almeno tre settimane prima di chiedermi di lavorare il fine settimana.”
“Abbiamo perso il treno. Contavo molto sulla tua puntualità. Vediamo quando parte il prossimo treno.”
“Capisco il tuo punto di vista, ma io ho un’altra idea.”

11. Utilizzare il linguaggio del corpo e il tono fiducioso

Se tendi a parlare tutto rannicchiato, a sussurrare e mormorare le tue opinioni o bisogni,
con le braccia conserte, sicuramente il tuo interlocutore non si sentirà a suo agio perché trasmetti un atteggiamento negativo,
difensivo o di chiusura.

Anche quando parli aiutati a esprimere i concetti usando le mani,
in modo che seguano il tuo discorso in ampi gesti di apertura.

Utilizza in modo appropriato anche il tono e il volume della tua voce,
evita un tono troppo basso, il tuo interlocutore tenderà a credere che tu stia nascondendo la tua insicurezza ma anche un tono di voce troppo alto,
rischierai di intimidire o irritare chi ti ascolta.

12. Non c’è bisogno di giustificare o spiegare la tua opinione o scelta

Soprattutto quando nessuno te l’ha chiesta.

È il tuo bisogno di piacere che ti spinge ad assicurarsi che tutto e tutti “siano d’accordo” con le tue scelte.

In pratica,
sentirti obbligato a dare una spiegazione o giustificazione per ogni tua opinione o scelta,
è come chiedere agli altri il permesso o come preferiscono che tu viva la tua vita.

13. Essere persistente

Soprattutto all’inizio sembrerà pauroso e innaturale.
È strano comunicare in questo modo nuovo e diverso.

Se l’altra persona reagisce male, se qualcuno è in disaccordo rispetto la tua scelta,
parere o richiesta, non arrabbiarti e non metterti sulla difensiva.

Mantieni il sangue freddo.
Rimani freddo,
calmo e non mollare.

Devi essere persistente.
Devi mantenere la tua posizione anche quando le persone ti invitano a rifiutare o ritrattare ciò che hai detto.

Ad esempio, se chiami il servizio clienti e non ti risolvono il problema,
anziché alzare le mani e dire: “Oh, non c’è niente che io possa fare al riguardo. Almeno ci ho provato“,
chiedere se è possibile parlare con il loro manager.

Come affermare se stessi? Attenzione alle trappole:

Essere assertivo sempre

Un errore comune in cui potresti cadere (insieme a molte persone sul cammino dell’assertività) è quello di cercare di farti valere per tutto il tempo.
Ci possono casi in cui essere assertivo,
non ti porterà da nessuna parte,
e prendere una posizione più grintosa o passiva diventa l’opzione migliore.

Insistere troppo

Diffida dei suggerimenti che consigliano di chiedere la stessa cosa più e più volte fino a quando la persona cede.
Questo non è essere persistenti ma maleducati e stronzi.

Sentirsi offeso e frustrato

Non sentirti frustrato o arrabbiato se la tua famiglia,
amici e colleghi mettono in dubbio o addirittura cercano di contrastare il tuo nuovo approccio assertivo alla vita.
Questa risposta è del tutto normale.

Se sei stato un avversario facile per la maggior parte della tua vita,
le persone intorno a te, sono abituate e confortevoli alla tua accondiscendenza,
e probabilmente resisteranno ai tuoi sforzi sulla strada dell’assertiva.

Sentirsi in colpa

Alcune persone saranno deluse dal tuo nuovo approccio?
Probabilmente.

Potrebbero farti notare che sei diventato egoista o scortese.
Finché esprimi le tue esigenze in modo premuroso, non sei responsabile della loro reazione.
Non c’è bisogno di sentirsi in colpa.

Non scendere più a compromessi

Riconosci le situazioni in cui devi essere intransigente e quelle in cui puoi scendere a compromessi.
A volte chi ti chiede un favore potrebbe avere una reale emergenza,
altre invece potrebbe trattarsi semplicemente di cattiva organizzazione o di dare per scontato la tua disponibilità.

Ogni circostanza è a sé e solo tu puoi stabilire quando è il caso di puntare i piedi e quando di cedere.
Tieni conto dei sentimenti altrui.

Affermare se stessi non vuol dire diventare inflessibili

Diventare assertivo non significa diventare un vendicatore freddo e inflessibile,
che pensa solo a rivendicare i propri diritti.

Impara a distinguere ciò che è davvero importante e riconosci le situazioni in cui devi essere intransigente e quelle in cui puoi scendere a compromessi.

Personal coaching per apprendere come esprimere le tue opinioni e, soprattutto, come far rispettare la legittimità di un tuo parere, un compromesso o un rifiuto servirà, a prescindere dal risultato,
a fare di te una persona che sa come affermare se stessi,
con una maggiore percezione di controllo sulla vita.

Se sei un giovane leader (e vuoi imparare come affermare se stessi) scopri il coaching adatto per te!

Hai sentito “parlare di coaching” ma non hai mai davvero fatto il primo passo?
Lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno,
scopri la mia guida di benvenuto facendo click qui.

come affermare se stessi

Come affermare se stessi in 13 passi – 2

affermarsi

Leggi anche la parte 1.

5. Non aspettarti che la gente legga nella tua mente

Non pretendere che siano gli altri a riconoscere i tuoi bisogni e desideri,
senza dover dire una parola.

La lettura del pensiero non è ancora possibile.

Se vuoi qualcosa, chiedilo.
Qualcosa ti dà fastidio? dillo.
Se qualcuno non si comporta bene,
spiegati.

Mai dare per scontato che gli altri conoscano ogni tuo bisogno o necessità.
Mai dare per scontato che gli altri intuiscano,
intendano, percepiscano.
Non dare mai nulla per scontato.

Durante una sessione di personal coaching ho chiesto a un assicuratore, che lamentava il poco feeling professionale con il suo capo, se avesse mai espresso il suo disagio “No, certe cose non si devono nemmeno dire.
È evidente che non sono contento.
Basta guardarmi.
Ma com’è possibile che non si renda conto?
“.
Quando poi ho chiesto se il capo, a sua volta,
gli avesse mai chiesto un feedback sul loro rapporto,
la risposta è stata: “Si, me l’ha chiesto. Cosa ho risposto?
Tutto bene. Grazie.

6. Tu non sei responsabile di come gli altri si sentono o si comportano

Se solo immaginassi quanto stress e l’ansia ti lasceresti alle spalle una volta capito questo.
Evita di passare tempo in logorante attesa per capire se qualcuno è contento per la tua scelta o opinione,
se il tuo desiderio è in linea con la volontà degli altri.

Non devi assicurarti che gli altri siano felici,
anche se questo significa essere tu infelice.

Non è compito tuo controllare o preoccuparti del comportamento altrui.
Sei unicamente responsabile di come ti comporti e ti senti tu.

Questo non vuol dire essere uno stronzo/a e non prendere in considerazione i sentimenti o le situazioni altrui.
Significa solo smettere di essere eccessivamente premurosi,
non rivendicare alcuna richiesta o calpestare i propri valori per timore di turbare o offendere qualcuno.

Lascia agli altri la libertà di decidere di essere felici,
sconvolti o offesi.

Questa è la loro responsabilità, non la tua.
Tu hai la tua vita … e a quella devi pensare.

7. Dire di no è indispensabile per affermarsi

Le due parole più brevi e più antiche, e no,
sono quelle che richiedono maggior riflessione.

Pitagora

Affermarsi, dire “NO” non è facile e mai piacevole.
Ma dire “SI”, senza essere convinto è anche peggio.

Se eviti di dire “NO” per amicizia, timore o per mantenere pace e tranquillità,
rischi di perdere la fiducia e la stima delle persone,
dare un`immagine di una persona influenzabile e accondiscendente.

Se non metti dei paletti o dei limiti da rispettare,
le persone capiranno che possono facilmente metterti i piedi in testa e approfittare della tua disponibilità.
E credimi, lo faranno.
A lungo andare diventa frustrante,
castrante e perdi autostima e motivazione.

Nella tua “missione” per diventare più assertivo, il NO deve trasformarsi nel tuo migliore amico.

Inizia a dire NO più spesso.
In un primo momento, sarai molto ansioso,
ma alla fine si arriverà a sentirsi bene,
e in realtà molto liberatorio.

Comincia già da oggi, allenati a dire “NO”,
sarai sorpreso come le persone la prendono meglio di quanto tu creda!

8. Essere semplice e diretto

Quando stai affermando te stesso, meno è meglio.
Meno parole dirai, più semplice sarà.

Non c’è bisogno di spiegazioni elaborate o serpeggianti.
Cerca di evitare risposte ambigue o poco chiare.

Non ti perdere in chiacchiere dando mille spiegazioni del perché vuoi o non vuoi una determinata cosa.
Sii gentile, fermo e diretto.

9. Non scusarsi o sentirsi in colpa per aver espresso un bisogno, desiderio o diritto

Salvo che non stai chiedendo qualcosa di palesemente irragionevole,
non c’è motivo di sentirsi in colpa, provare vergogna,
chiedere scusa per aver espresso un bisogno, un desiderio o un diritto.

Affermarsi,
non ha nulla a che fare con l’essere educato o ferire i sentimenti dell’altra persona.

Basta semplicemente chiedere cortesemente e aspettare la risposta dell’altra persona.
Non sei responsabile dei problemi degli altri e (tantomeno) delle loro reazioni.

Leggi la parte 3.

affermarsi

Come affermare se stessi in 13 passi – 1

affermare se stessi

Sai esprimere i tuoi piaceri,
le tue emozioni o i tuoi interessi?

Hai un rapporto sereno e costruttivo con la critica?
Sai esprimere la divergenza anziché far finta di essere d’accordo solo per mantenere pace e tranquillità?

Chiedere “perché” o dire “NO” invece che accettare passivamente?
Chiedere agli altri di modificare i loro comportamenti quando sono fuori luogo o offensivi?
Difendere i propri diritti e confini piuttosto che lasciare che gli altri si approfittino di te?
Chiedere spiegazioni o di fare chiarezza anziché non dire niente e sentirti confuso per non aver capito?

Quante domande.
Troppe.
Se non ti “senti toccato” da queste domande puoi anche evitare di continuare a leggere …
ma se le senti nello stomaco (forse) vale la pena continuare …

… e beccarsi un altro siluro
… un’altra verità.

Sei stato un avversario agevole per la maggior parte della tua vita

Oltremodo non sei neanche felice.
E come potresti?

Ti pieghi costantemente alle volontà altrui, sei carico di ansia,
rabbia e risentimento (perché hai la sensazione di essere trattato ingiustamente).

Ti senti impotente, inerme, bloccato, frustrato e insoddisfatto.

Se ti senti troppo buono,
è facile essere soggette a violenti scoppi d’ira perché vivi nello stato d’animo di un vulcano pronto a esplodere.

Adesso.
Non pensi sia arrivato il momento di lavorare su te stesso?

Ecco 13 passi per affermare se stessi:

1. Assumersi la responsabilità per i tuoi problemi

Non aspettare che qualcun altro risolva i problemi per te.
Tantomeno io (se decidi di “fare” un percorso di coaching).

I tuoi problemi sono di tua responsabilità.

Se c’è qualcosa che deve cambiare nella tua vita,
prendi provvedimenti.

Se non sei felice,
tu sei responsabile per le conseguenze delle tue azioni.

Affermare te stesso (probabilmente) potrebbe portare, soprattutto all’inizio,
a spiacevoli conseguenze.

Essere assertivi vuol dire assumersi (anche) le responsabilità di tali conseguenze,
qualunque cosa accada.

Affrontare le conseguenze è molto meglio che vivere una vita a metà,
compiacente o arrendevole.

2. Affermare se stessi richiede tempo

Non pensare che diventerai magicamente assertivo semplicemente leggendo quest’articolo.
Un libro.
Frequentando un corso.
Oppure dopo 2 sessioni di personal coaching.

Assertività richiede tempo e pratica.
Avrai giorni buoni e giorni cattivi (dove ti sembrerà che le cose anziché migliorare peggiorano).
Basta essere determinati … e i risultati arriveranno.

3. Cominciare con le piccole cose

Comincia in piccolo.
Con le situazioni più semplici,
a basso rischio.

La tipa che (con aria innocente) ti supera alla casa del supermarket, il cameriere invadente che non si fa mai i fatti suoi,
l’amico che ti chiama solo quando li fa comodo.

Un “primo” NO, una precisazione su qualcosa che non ti piace o un gentile rifiuto possono essere piccoli (ma anche grandi passi) verso il cambiamento.

Le prime volte sarà dura ma vedrai che dopo un po’ ti sentirai meglio e inizierai a provare una bellissima sensazione di leggerezza e libertà.

Una volta che ti senti a proprio agio in queste situazioni a basso rischio,
potrai iniziare ad alzare l’asticella un po’ alla volta.

4. Fissare i confini

Un altro passo per cominciare ad affermare se stessi è stabilire i propri confini personali.

I confini sono regole e limiti che creiamo per guidare e dirigere gli altri su come devono giustamente comportarsi con noi in merito a famiglia, salute, fede, hobby, benessere psicologico, ecc…

Se hai problemi di affermazione, in genere non hai confini e permetti agli altri di camminarci sopra e “sconfinare” regolarmente … a poco a poco ti trasformi in una persona piena di risentimento e di amarezza.

Se non sai quali sono i tuoi valori e i tuoi confini, prenditi del tempo per capirlo.
Una volta fatto, impegnati (da qui in avanti) a non subire più “sconfinamenti” nei tuoi confini.

Continua … leggi la parte 2.

affermare se stessi

8 cose da fare dopo un errore o un fallimento

Se fai troppi errori, perdi credibilità.
Se fai pochi errori, sei fermo, statico … morto.

Troppi errori ripetuti minano la tua professionalità.
Nuovi errori ti danno l’opportunità di imparare,
ti insegnano che ci sono altri modi possibili per fare le cose giuste.

Chissà quante volte ti sarai chiesto “Che cosa succede se commetto un errore?”
Ma questa non è la domanda giusta …

Ecco 8 fattori da ricordare dopo un errore o un fallimento:

1. Non beeelare

Quando commetti un errore … ammettilo, lamentati, piangi, urla, picchia i pugni,
impreca ma poi … finiscila lì!

Non sei il solo.
La maggior parte delle persone non parla apertamente dei loro fallimenti.

Non lamentarti e commiserarti troppo.
Cosi si diventa deboli, piagnucoloni e lamentosi.

Le incessanti recriminazioni ti tolgono un sacco di energie,
ti annebbiano la mente e ti distolgono dal fare la prossima mossa:
passare ancora all’azione.

2. Ricerca le tue responsabilità personale

Spesso,
la nostra tendenza iniziale è incolpare gli altri o i fattori esterni.

Raramente i fallimenti nella nostra vita sono interamente imputabili alla responsabilità di qualcun altro.
Se non ci assumiamo la responsabilità personale,
non possiamo mai passare alla fase successiva.

3. Riprova dicendo “La prossima volta farò …”

Dopo aver commesso un errore,
riprovaci dicendo: “Ok. La prossima volta farò …

Errori ripetuti ti insegnano che ci sono altri modi possibili per fare le cose per bene.

“Se un errore non è un trampolino di lancio,
è un errore.”

Eli Siegel

 

4. Mantieni l’entusiasmo

“Il successo è l’abilità di passare da un fallimento all’altro
senza perdere l’entusiasmo.”

Winston Churchill

Non fare l’errore di trasformare i tuoi errori in sconfitta.
Mantieni lo slancio e l’entusiasmo anche quando non ci riesci.

Le cose migliori di solito accadono quando meno te lo aspetti.

Cerca di sorridere nel frattempo.
Non perché la vita è facile o perfetta, ma perché hai scelto di mantenere l’entusiasmo,
di essere felice e grato per tutte le cose buone che hai fatto finora.

5. Non mollare

Rivedi le strategie, migliora l’approccio, gli strumenti, competenze e …
vai avanti.

Non accontentarti di alcuni tentativi,
insisti fino alla fine.

Anche dopo ripetuti fallimenti,
non perdere la fiducia mai.

Anche tu, come me, ti sei reso conto di non poter contare sulla genialità,
spero sia da stimolo sapere che il talento è utile ma la grinta è il fattore fondamentale del successo a lungo termine.

Se non c’è l’hai (la grinta), devi trovarla.
Se ne hai,
tienila stretta e non sprecarla su qualcosa di stupido!

6. Consapevolizza che sbagliare a volte può essere una benedizione

“Un genitore saggio lascia che i figli commettano errori.
È bene che una volta ogni tanto si scottino le dita.”

Mahatma Ganghi

A volte,
non ottenere quello che vuoi può essere considerato un vero e proprio colpo di fortuna.

Dopo un errore,
puoi rivalutare le cose, aprire nuove porte alle opportunità e le informazioni che avresti altrimenti trascurato.

A volte,
la vita cade in 1000 pezzi per fare in modo che le cose migliori possano “ricostruirsi insieme”.

7. Cancella la percezione di fallimento

Siamo abituati ad associare l’errore alla persona.
Aver fallito, ci autorizza inoltre a considerarci delle persone fallite, mancate.

Come se fossimo ancora a scuola, ci diamo sempre un voto, una valutazione, un giudizio,
una sentenza inappellabile e spietata: se “ ho fallito” vorrà dire che “sono fallito”.

Dopo un errore, dobbiamo ristrutturare le nostre convinzioni e smussare gli angoli dell’autocritica più tagliente e imparare a pensare:
Io non sono un errore” ma “Ho commesso un errore”.

La differenza è evidente.

8. Consapevolizza che la vita va avanti comunque anche dopo un errore

Accogli sempre con un sorriso le cose belle,
e le cose brutte che ti accadono nel corso della tua vita.

Impara dai tuoi errori, ma non commiserarti. La vita è cambiamento,
le cose a volte vanno male, ma la vita va avanti.
E tu accompagnala sempre con un sorriso.

Chissà quante volte ti sarai chiesto “Che cosa succede se commetto un errore”.
Ma questa non è la domanda giusta …
la domanda migliore è “Che cosa succede se non commetto un errore?”

dopo un errore

Autorevolezza al lavoro: il potere della calma

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Passioni incontrollate, attese logoranti,
sballottamenti dati dall’ansietà
e incertezze create dal dubbio.

Se lasciamo che influenze esterne abbiano la meglio,
stiamo riconoscendo la nostra inferiorità e accettando il loro dominio su di noi.

Per essere pronti per le grandi crisi della vita dobbiamo imparare a “portare” calma e serenità nella nostra vita quotidiana.

Quante persone,
incontriamo che sono ben equilibrate, che hanno quello squisito equilibrio che è caratteristico di un’indole perfetta?
Hanno il potere della calma?

Il potere della calma viene dal di dentro

“La pace interiore?
Ho provato a cercarla, ma dentro di me non l’ho trovata.”

Bob Geldolf

Una persona calma, ha raggiunto uno standard di vita più elevato (una concezione individuale più alta e più nobile),
ha imparato a governare se stessa e sa come adattarsi agli altri.
È amato dalla gente perché ha un comportamento fortemente equilibrato,
le persone “sentono” che possono imparare e fidarsi di lui.

Il potere della calma viene dal dentro.
Dalle profondità della nostra natura.

Tornando a noi ….

Hai mai provato a parlare con qualcuno che aveva fretta?
Come ti sei sentito?
Ti sei sentito ascoltato?
Seguito?

Ti sei sentito importante?
Il tuo messaggio è stato importante?
No, non lo è stato.

Qual è il tuo approccio quando sei di fretta?

Che succede quando un tuo collaboratore desidera parlare con te
(per una spiegazione, un chiarimento, un consiglio, una richiesta)
e tu hai fretta, devi terminare qualcosa,
non hai tempo o non ne hai semplicemente voglia?

Ascolti con attenzione,
fai finta di ascoltare oppure rimandi costantemente?

Niente di male per carità … sei il leader, il capo … è normale avere il tempo “contro” …
le vendite saltate all’ultimo istante,
le grane da risolvere,
il target da raggiungere,
previsioni in tilt,
un continuo e frustrante adattarsi a un Mercato sempre più incerto e complesso.

La calma comunica interesse per gli altri e …
per il loro messaggio.

D’altra parte, la fretta trasmette (anche in buona fede) che non ti interessa e che non sei importante,
sei lì fisicamente ma non con la mente e col cuore.

È il tipo di ascolto ”Ci sono e non ci sono”,
chi parla ha la netta sensazione di non essere veramente ascoltato.

L’ascolto veloce non è il massimo,
ma spesso può essere anche l’unica opzione disponibile.
Vediamo alcune strategie per ascoltare in modo attivo i tuoi collaboratori anche quando il tempo è tiranno:

Come ascoltare quando il tempo stringe

1. Rilassa il tono della tua voce.
Respira. “Svuota” il più possibile la mente. Controlla il tuo livello di calma durante l’ascolto.
Apri le mani sotto la scrivania e tieni i palmi rivolti verso l’alto, oppure siediti con le braccia aperte.
Evita la classica postura di difesa/chiusura con le braccia incrociate sul petto.

2. Spiegare la pressione del tempo
“Scusa, ho solo 5 minuti“.
Quando siamo molto occupati, è meglio scusarsi, dirlo apertamente ed evitare di fingere.
Tieni sempre a mente che l’ascolto attivo non è una questione di quantità ma di qualità.
Qualche minuto può bastare se ci impegniamo ad ascoltare.

3. Accordarsi per un altro momento in cui potrai essere più attento e partecipe.
Non c’è nulla di male nel dire: “ Adesso non posso, ne possiamo parlare alle 16.00/domani mattina/settimana prossima?”.
L’importante è mantenere l’impegno preso.

4. Evita di ascoltare mentre stai facendo qualcosa d’altro.
Non ho dubbi che tu stia sentendo il tuo interlocutore (anche scrivendo una mail) ma ascoltare richiede uno sforzo d’interesse e di attenzione.

5. Sorridere e mostrare empatia.

Anche una pacca sulla spalla o un tocco sul braccio sono fattori potenti per massimizzare l’incontro quando il tempo è breve.
A volte,
semplicemente mostrare entusiasmo e condividere un piccolo messaggio è tutto ciò che serve per sentirsi valorizzati.

6. Aiuta il tuo interlocutore a ottenere velocemente il punto.

Prova ed esplorare insieme con lui/lei. Chiedi:
“Qual è il nostro punto di partenza?
Dove vuoi andare?
Di quale particolare aspetto vuoi parlare?
Qual è la cosa più importante/urgente in questo momento?
Qual è la questione prioritaria per te? “.

7. Non trarre subito le tue conclusioni.

Fai come se “non ne sapessi niente”.
Dimentica la tua risposta.

Non interrompere con le tue conclusioni o deduzioni,
presumendo di aver compreso, anticipandone idee e concetti.
Poni almeno 2-3 domande prima di fare un’affermazione.

8. Non partire subito con domande tipo “Come posso aiutarti?” ma piuttosto con “Che cosa puoi fare?” evita che il suo problema diventi subito il tuo problema.

9. Distribuisci le responsabilità “Chiamami stasera/domani e dimmi cosa è successo.

10. Se ti rendi conto che … davvero non hai tempo, sei stressato, sei stanco,
hai altro cui pensare o in fondo non-te-ne-può-fregare-di-meno è molto meglio rimandare l’ascolto.

comunicazione efficace al lavoro

La calma indica che sei positivo

La calma è un invito.
La fretta trasmette che non ti interessa e che (anche) gli altri non ti interessano.

Ascoltare gli altri (collaboratori, capo/a, clienti ma anche figli, partner, amici) li fa sentire importanti.

Più calmo diventi, più grande sarà il tuo successo, la tua influenza, il tuo potere (non confonderla con facile popolarità, condizionamento e tirannia).
Questo è il potere della calma

L’autocontrollo è forza, il (giusto) pensiero è padronanza, la calma è potere.

10 miti sulla leadership da sfatare subito – 2

miti sulla leadership

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5. Devo essere brillante e carismatico

Per essere leader non hai bisogno di una personalità impressionante.
Alcuni dei migliori leader sono molto introversi e con poco charme.

Il carisma non è la qualità assoluta di un leader.
Anche se aiuta ad attirare la gente.

Leadership è influenza.
È la capacità di ispirare le persone.

Se sei affidabile, credibile, integro e stai andando da qualche parte (d’importante) vedrai che saranno in tanti a … seguirti!

6. Devo avere potere e controllo assoluto

Questa non è leadership, è tirannia.
Il leader efficace è capace di guidare un team senza impugnare la spada del potere assoluto.
I leader non sempre danno ordini, anche se la loro posizione lo impone.
Leadership è di più sulla relazione che sulla carica e sul impartire ordini.

Più spesso, motivano a essere creativi, ispirano e incoraggiano i propri collaboratori a fare ciò che è richiesto in una data situazione.

Se vuoi costruire una barca,
non radunare uomini per tagliare legna,
dividere i compiti e impartire ordini,
ma insegna loro la nostalgia
per il mare vasto ed infinito.”

Antoine de Saint-Exupéry

7. I leader migliori sono uomini

Ah! Adesso ho capito perché la maggior parte dei grandi leader sono uomini.
Sbagliato.

La ricerca suggerisce che le donne tendono ad avere un maggiore potenziale di leadership rispetto agli uomini.

Le ragioni per cui la maggior parte dei leader sono uomini, sono più legate a pregiudizi, tradizioni e a “barriere” che hanno impedito alle donne di raggiungere (almeno per il momento, ne sono certo) posizioni di leadership di alto livello.

8. La posizione o un titolo mi renderà leader

Leadership è atteggiamento non conoscenza.
Anche se studi e ti informi pensi di sviluppare capacità di leadership?

Se hai l’ufficio più grande (quello all’ultimo piano), hai persone che rispondono ai tuoi comandi, ottieni obbedienza, pensi di essere un leader?
C’è qualcuno disposto a seguire il tuo esempio?

La vera leadership non si basa sulla posizione o grado.
È azione, prestazioni, capacità ed efficacia.

Alcuni credono che semplicemente un titolo basti per essere leader.
Tutti conosciamo, o abbiamo conosciuto, persone collocate (non si sa come – o forse si-) al vertice della leadership che hanno fatto danni, demoralizzato il personale e distrutto il business peggio della più grande crisi economica.

9. Essere leader mi renderà amato e popolare

Sbagliato.
I leader possono essere persone molto sole.
La solitudine è uno dei costi da pagare per essere un leader.

Più sali e più devi vivere sotto la (spietata) luce dei riflettori.
Riconoscimenti e approvazioni ma anche antipatia e invidia.

Anche al tuo livello.

Non devi sorprenderti se pur non essendo un VIP, uno sportivo famoso o un grande imprenditore risvegli le gelosie e le avversioni delle persone che ti circondano.

L’unico modo per evitare le critiche e di essere “gradito” come leader è non prendere decisioni, non cambiare, non dire e non fare niente.

10. I miti sulla leadership: è importante solo per top manager e grandi imprenditori

Che tu sia un manager di una multinazionale, un piccolo imprenditore della sua azienda a conduzione familiare, uno store manager del centro città, il team leader di un gruppetto di collaboratori, che il tuo staff sia costituito da 1 o 100 persone … poco importa … per ottenere ottime performance devi prendere sempre più confidenza con la crescita professionale dei tuoi collaboratori e il potenziamento della tua leadership personale.

Le persone oggi possono determinare il successo o l’insuccesso del tuo lavoro o della tua azienda.

È necessario guidare le persone e non concentrarsi solo sui compiti da eseguire e sulle cose da gestire. Essere un leader del tuo team (grande o piccolo che sia) è indispensabile!

La leadership può essere appresa e migliorata.

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9 miti sulla leadership da sfatare subito – 1

miti sulla leadership

La leadership è probabilmente uno dei concetti più “chiacchierati” ma sicuramente il meno compreso e il più equivocato.

Tanti desiderano essere leader.
Tanti pensano di essere leader.

Molti sono solo aspiranti leader.
Altri sono in posizioni di leadership ma non ci dovrebbero essere.
Desiderare di essere leader non significa averne il carattere, l’abilità e il coraggio.

I falsi miti sulla leadership sono sabotanti

Se ti stai chiedendo che cosa ci vuole per arrivare in cima, quale sia la giusta ricetta per la leadership, ricorda che ci sono molti percorsi per la leadership, certamente non tutti sono uguali.

Sono molti i miti che circondano il concetto e la pratica della leadership. Fino a quando non riusciremo ad andare oltre gli ideali, i luoghi comuni e le “immagini fantasiose” su ciò che significa essere leader, sarà difficile generare realmente il cambiamento.

Un mito è qualcosa che è falso, ma crediamo sia vero (come il castello incantato sulla scogliera della foto).
Se credi di avere le qualità, di essere una persona qualificate e competente ma “non ci credi” o sei vittima di credenze depotenzianti, non riuscirai mai a salire verso l’alto perché sei “zavorrato a terra”.

Ecco 9 miti sulla leadership da sfatare subito per dissipare molte delle false credenze che ti “ancorano al terreno” e non ti permettono di raggiungere in pieno il tuo potenziale:

1. Leader si nasce

Il mito che leader si nasce, è quello più “utilizzato”, pericoloso e sabotante.

Non sono nato leader.
Quindi perché provarci? Tempo perso.
È inutile, è scritto nel destino, nelle stelle.
Sbagliato.

Alcune persone hanno qualità di leadership innate.
È innegabile.
La ricerca ha dimostrato che solo 1/3 dei cosiddetti modelli di leadership sono “nati leader”, mentre la maggioranza (i restanti 2/3) “sono diventati leader” attraverso il duro lavoro e il superamento delle circostanze straordinarie (e difficili) che li hanno spinti a diventare figure rappresentative efficaci e influenti.

La leadership non è una predisposizione genetica.
Adesso lo sai anche tu.
Non hai più scuse.
Ci puoi lavorare.

2. Devo avere sempre tutte le risposte

Pensi a un leader come a un eroe infallibile, risolutore di problemi e quesiti difficili in un istante?

Anche i migliori leader imparano dagli altri.
Anzi.
I grandi leader hanno una chiara comprensione dei propri limiti.

Sanno che il successo è uno sport di squadra e per questo cercano di “riunire” attorno a loro persone appassionate ed eccellenti nelle diverse aree di competenza.

I grandi leader ascoltano più di quello che parlano.
Ascoltano con l’obiettivo di capire non di rispondere.

È veramente sorprendente vedere come spronano gli altri a diventare (a loro volta) leader.

3. La leadership è basata sui risultati

Orientamento solo all’azione.
Focus sui risultati.
Focus sulle prestazioni.
E le persone?

Non ricordarti dei tuoi collaboratori solo quando ci sono problemi, devi valutare o criticare.

Questo non significa che dobbiamo “coccolare” o adulare ma semplicemente “entrare in contatto” (anche) a livello personale.

I grandi leader si preoccupano della “loro gente”.

4. Per essere leader non devo fallire mai

I grandi leader fanno errori come tutti.
Come me e come te.
In realtà anche più visibili perché prendono decisioni con conseguenze che (se errate) sono sotto-gli-occhi-di-tutti.

Tuttavia, ciò che differenzia un grande leader dagli altri è che ammette candidamente i propri errori e le lezioni che ha appreso.

Il grande leader sa che il fallimento è una parte essenziale del processo di esplorazione, scoperta e innovazione.
Se non fallisce resta attaccato agli approcci del passato.
Non può imparare, evolvere e crescere.

Se le tue azioni non saranno “dense” di curiosità ed esplorazione, perché hai così tanta paura di fallire o non sei disposto a provare qualcosa di nuovo, difficilmente diventeranno incisive.

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7 ragioni perchè non riesci a concentrarti al lavoro

concentrarsi al lavoro

Inizi a leggere, ma a metà pagina ti accorgi di non aver capito, ricominci, ma niente da fare, ricominci ancora, e a fine pagina e ti accorgi di non aver capito la prima parte … ma che succede?
Smarrisci spesso le chiavi, ogni giorno sei in ritardo, ti si chiudono gli occhi durante le riunioni e sobbalzi quando qualcuno chiude la porta?

La mancanza di concentrazione può portarti a perdere tanto tempo e a non ottenere buoni risultati per un lavoro che saresti riuscito a fare (bene) in due ore, se solo avessi avuto maggiore capacità di concentrazione.

La vita (così) può diventare molto faticosa.

Ecco 7 ragioni perché non riesci a concentrarti al lavoro:

1. Sovraccarico di social, mail, telefonate, ecc.

(Dicono che) È bello essere sempre collegati con gli amici.

Purtroppo, ogni “aggiornamento di stato” ti aggroviglia il filo logico, ti costringe a fare marcia indietro, tutte le volte che riprendi il lavoro.

Evita di collegarti sui social mentre stai lavorando. Meglio farlo durante le pause oppure il flusso di messaggi interromperà continuamente la tua concentrazione.

Anche per quello che riguarda le mail, non farai molti progressi se ti devi fermare continuamente per rispondere a ogni messaggio.

Quanti messaggi di posta elettronica chiedono una tua risposta immediata?
Se la chiamata non è urgente, perché non lasciarla scivolare alla segreteria telefonica?
È molto raro che un cliente o un problema non possa aspettare un paio d’ore.

Personalmente ho preso l’abitudine di controllare la posta elettronica e segreteria telefonica a orari (più o meno) prestabiliti nell’arco della giornata: 3 volte il giorno (mattino-pranzo-tardo pomeriggio). Si, esatto … un po’ come prendere le medicine!

2. Il multitasking non aiuta a concentrarsi al lavoro

Se hai imparato l’arte del multitasking, probabilmente pensi che stai facendo di più in meno tempo.
Ripensaci, dicono gli esperti.

Più sei multitasking più è difficile rimanere concentrato su ogni singolo compito. Il multitasking è un’arte ma in realtà può danneggiare la capacità di concentrarsi su compiti più ampi o più complicati.

La ricerca suggerisce che si perde tempo ogni volta che si sposta l’attenzione da un compito all’altro e, sul lungo termine, porta all’incapacità di concentrarsi al lavoro su operazioni più complicate. Per esempio, lavorare su tre progetti contemporaneamente solitamente richiede più tempo che “smarcarli” uno dopo l’altro.

Quando possibile, dedica la tua attenzione a un progetto alla volta, soprattutto se stai lavorando su un compito intenso o ad alta priorità.

Utilizza le tue abilità di multitasking per lavori meno urgenti o impegnativi (tipo riordinare la scrivania mentre si parla al telefono).

3. Mancanza di sonno

La privazione del sonno è probabilmente la causa più comune per l’incapacità di concentrarsi al lavoro.

Se non riesci a dormire durante la notte … probabilmente (almeno a me capita così) è facile essere irritabile, spossato con grandi difficoltà a gestire le attività quotidiane.

Il primo passo per risolvere il problema di concentrazione è trovare il modo di dormire ogni notte almeno 7-8 ore (ognuno ha il suo personale “fabbisogno”).

La sera meglio prendere una pausa da TV, smartphone, Internet e compagnia … e “scollegarsi” almeno 1 ora prima di andare a letto.

Un gruppo di ricerca multidisciplinare ha scoperto che tenere lo smartphone sul comodino può regalarci notti agitate perché la luce emessa all’arrivo di mail e messaggi sopprime il rilascio di melatonina, un ormone che favorisce il sonno. Per saperne di più.

4. Pochi stimoli o soddisfazioni sul lavoro

Alzi la mano chi non si è sentito infelice e insoddisfatto sul lavoro, almeno una volta?

Se lavori in ambiente di lavoro disorganizzato, a un progetto che (si sa già) finirà nel nulla, oppure il tuo capo per l’ennesima volta ti da un feedback negativo perdere stimoli, motivazione e concentrazione è del tutto normale.

Compiti banali, ripetitivi, noiosi con pochi stimoli e responsabilità, mancanza di significato e la poca motivazione possono indurre (nel lungo periodo) a non stimolare il cervello e portare a un calo inevitabile della concentrazione.

5. Troppo stress

Lo stress, entro certi limiti, aiuta la concentrazione, dà motivazione ed energia.
Tuttavia, lo stress eccessivo può avere l’effetto opposto.

Troppe priorità contemporaneamente diminuiscono la concentrazione e possono anche portare alla disattenzione, alla distrazione e alla dimenticanza.
La concentrazione paga un tributo ad ansia e stress.

Usa metodi di rilassamento e un sano stile di vita per ridurre gli effetti mentali di stress a casa o al lavoro.

6. Poco esercizio fisico

Prove crescenti suggeriscono che l’esercizio fisico regolare può mantenere la mente acuta e aumentare la capacità di apprendimento e la memoria.
Fare esercizio fisico stimola lo sviluppo dei neuroni e riduce il rischio di problemi associati alla perdita della memoria.

Può essere anche una semplice passeggiata, magari a passo sostenuto:
non è necessario andare in palestra per mantenersi in forma,
e concentrarsi al lavoro.

Concentra l’attività fisica nella prima parte della giornata. Idealmente il mattino ma meglio evitare esercizio fisico la sera. Se vai a dormire “stressato”, la qualità del tuo sonno ne risentirà profondamente.

7. Consumo eccessivo di caffeina

La caffeina è un altro potenziale problema quando si tratta di concentrazione.

Un uso limitato di caffeina (2-3 tazzine il giorno) può avere effetti psico-fisici positivi. Il consumo eccessivo di caffeina può causare insonnia, mal di testa, vertigini e nervosismo, in breve porta a una vera e propria sindrome di astinenza. Questi sintomi sicuramente influenzano la concentrazione.

Non dimentichiamo che la caffeina oltre che nel caffè è contenuta in molte altri liquidi di largo consumo, come nei cosiddetti Energy drink, nelle bevande tipo Coca Cola e nel tè, così come in diversi alimenti tra i quali la cioccolata.