12 Tratti che identificano un manager incompetente – 2

manager impreparato

Leggi anche la parte 1 del post “12 Tratti che identificano un manager incompetente“.

6. È ostaggio del personale

Il manager incompetente diventa “prigioniero” dei collaboratori (che hanno grandi competenze in aree significative) quando comunica al dipendente che lo considera indispensabile e necessario.

Non importa quanto il manager cerchi di nascondere la sua “dipendenza” … si trasmette, “esce fuori” durante le riunioni e influenza tutto l’ambiente.

Questa “santificazione” del collaboratore distrugge il lavoro di team.
Gli altri membri del team si sentono sottovalutati e “traditi”.

Il manager impreparato rileva così debolezza e perdita di leadership.

7. Predilige i collaboratori deboli

Il manager inpreparato si sente minacciato dal collaboratore super-competente o non ha fiducia di assumere persone più brillanti e preparto di lui/lei.

Il leader inetto teme i collaboratori di valore.
Ha paura del talento.
Ancor di più, perché non l’ha.

Il leader eccellente evita la competizione con il collaboratore competente e preparato.
Se lo fa, vuol dire che è ancora insicuro e deve lavorare sulla sua leadership.

Il grande leader non teme la concorrenza e non boicotta il talento, anzi lo guida, lo incoraggia, diventandone il più grande alleato.

8. Va in tilt quando è sotto pressione

Lavorare sotto pressione (purtroppo) può essere la regola: scadenze improvvise, modifiche progettuali, interruzioni forzate che richiedono recupero e nuove valutazioni.

La pressione cresce e bisogna gestirla.

Il manager impreparato vuole dare il buon esempio, essere un modello per gli altri, predica calma e sangue freddo ma è il primo che si fa travolgere dalle emozioni, dalla pressione, da passioni incontrollate, da attese logoranti, dall’ansietà e dall’incertezza.

9. Un manager impreparato crea stress inutile

Il manager impreparato crea stress.
Stress inutile.
Stress non necessario.

Tutto è all’ultimo minuto.
Tutto è sempre all’ultimo minuto.
I leader inesperti sono sempre di fretta.

Assegnano rapidamente i compiti e chiedono di fare tante cose senza preavviso.
Si aspettano anche la perfezione.
Di solito, il motivo è una scarsa pianificazione.

I migliori manager hanno un piano e tendono a comunicare i prossimi compiti.

10. Focus su piccoli compiti

Il manager incompetente strappa alla concorrenza il collaboratore bravo e di talento ma poi è riluttante a delegare, si concentri sui dettagli e non lascia libera iniziativa, anche sulle decisioni più banali.

Così facendo mostra una completa mancanza di fiducia che fa (davvero) sentire il collaboratore inutile … un idiota!

Così facendo, il manager inesperto uccide la motivazione e la crescita professionale del suo staff.

11. È allergico alle scadenze

Un termine è un impegno.
Onorare una scadenza vuol dire onorare un impegno.

Non impostare e rispettare le scadenze significa anche che nessuno potrà mai sentire un vero senso di realizzazione.

Non si può celebrare un traguardo se non c’è.

12. Lavora troppo

Ti vanti delle ore di straordinario a tre zeri?
Fine settimana passati al lavoro?
Non sai mai che tempo fa fuori del tuo ufficio?
Conosci (davvero) la differenza tra lavorare tanto e lavorare meglio?

Lavorare troppo (non è eroismo) ma probabilmente il più grande segno distintivo d’incompetenza.
Il manager impreparato non è in grado di gestire se stesso, quindi è meglio che lasci la gestione a qualcun altro.

La buona gestione del tempo significa massimizzare il rendimento giornaliero sulla base dell’energia e dello sforzo mentale che si mettono in campo.

manager impreparato

12 Tratti che identificano un manager incompetente – 1

manager incompetente

Quali abilità deve avere un manager per definirsi competente?
Un modo affrettato per rispondere potrebbe essere … ottenere buoni risultati.

La risposta è semplicistica perché i risultati si svelano nel presente (e non raccontano come ci si è arrivati), possono essere influenzati dall’ambiente esterno, dal team di collaboratori e da circostanze favorevoli, magari difficilmente ripetibili.

Se vuoi raggiungere i tuoi obiettivi (grandi o piccoli, poco importa) nella tua vita professionale è senz’altro utile comprendere cosa-fanno i manager di successo.

Altrettanto importante è conoscere anche cosa-fanno-di-sbagliato i manager “classificati” come incompetenti o inetti.
Ecco 12 tratti che identificano un manager incompetente:

1. Un manager incompetente non prende mai decisioni

Un manager incompetente trova sempre un sacco di (buoni) motivi per attendere, rimandare, procrastinare o per valutare nuove informazioni, maggiori opzioni, varie opinioni.

Paura di sbagliare.
Timore di fallire.
La paura può diventare prudenza, accortezza e riflessione aggiuntiva.
E questo (spesso) può essere un bene.

Ma quando non si decide mai questa prudenza diventa paralizzante e annientatrice.
Un manager incompetente non decide perché inconsciamente spera che il problema si risolva da solo.
Pessima idea.

Decidere, anche sbagliando, è comunque sempre meglio che non decidere.
Le persone che non commettono errori generalmente non fanno nulla e azzerano qualsiasi possibilità di successo.

2. Esagera con la segretezza

Bocca cucita, sguardo enigmatico, ammiccamenti e cenni d’intesa con i collaboratori più stretti.
Perché se il personale “sapesse” … sarà distratto, confuso o semplicemente incapace di comprendere.

Sono davvero poche le questioni dove la riservatezza ha una buona ragione d’esistere.
Se sei un leader sicuro, non avrai problemi a identificarle facilmente. Quando sei incompetente invece ami i segreti, pagando in termini di onestà e trasparenza.

Se tratti i collaboratori come bambini, si comporteranno come tali.
Se li tratti da adulti, risponderanno allo stesso modo.
I segreti (questi si, soprattutto quelli di Pulcinella) rendono l’ambiente lavorativo nervoso, preoccupato e diffidente.

3. È troppo sensibile con i collaboratori

Spesso il manager insicuro ha un approccio troppo indiretto con i collaboratori.
Purtroppo si lascia condizionare dal desiderio di “essere amato” e tralascia gli obblighi fondamentali come manager.

Se stai descrivendo il tuo personale come troppo sensibile e suscettibile, è facile che stai … parlando di te stesso.

Quando non sei ancora sicuro della tua autorità e cerchi di essere amato … col tempo succede il contrario: i problemi non si risolvono, ma crescono, i collaboratori sono frustrati e si lamentano con tanti saluti … all’amore verso il loro leader.

4. Delega senza controllare

Il manager incompetente, ogni volta che si accorge di non avere una particolare abilità, decide di delegare la pendenza (anche quella di fondamentale importanza) a un suo collaboratore, quello che ritiene più fidato e competente.

Sembra una buona idea.
E lo è … all’inizio.
Purtroppo è solo questione di tempo.

È rischioso porre fede incondizionata nel collaboratore, senza verificarne il processo e controllarne il lavoro. Quando la situazione va fuori controllo, è troppo tardi, il danno è fatto … non serve più scaricare la colpa al subordinato che nel frattempo (da icona di competenza) è diventato incapace, inesperto e irresponsabile.

manager incompetente

5. Ama in modo maniacale le procedure

Il manager insicuro ha dimenticato che regole e procedure esistono per accelerare e disciplinare il business, non per ritualizzarlo o santificarlo.

L’amore ossessivo per la procedura (spesso) maschera un’incapacità che può diventare letale.

La difficoltà nel dare le priorità.
Una tendenza che porta a perdersi e smarrirsi (consciamente o inconsciamente) in lungaggini concettuali, complesse teorie e prolisse procedure anziché “calarsi” su priorità vitali che sono (pericolosamente) in attesa.

Leggi anche la parte 2.

Un segreto per aumentare il tuo carisma

carisma

Sei a corto di argomenti durante la pausa pranzo?
Hai sempre bisogno di “essere su di giri” quando parli con le persone?
Se non parli, pensi che gli altri ti trovino noioso o soporifero?

Beh, non sei solo.
La maggior parte delle persone si sente (almeno un po’) a disagio con il silenzio. Il silenzio è spesso percepito come imbarazzante e scomodo.
Tutti (istintivamente) vogliono riempire lo spazio vuoto.

Essere loquaci e “brillanti” sono qualità molto apprezzate in una persona (almeno nella nostra cultura occidentale) e allora tutti pronti a …
parlare, straparlare, farneticare per riempire questo vuoto … con il grosso rischio di diventare logorroici, prolissi, ciarlieri, megalomani, esibizionisti.

Il silenzio è un’arma a doppio taglio

Può ferire o può guarire.
Invitare o allontanare.
Può uccidere o può far rinascere.
Può essere un dono o un veleno.

Ecco 7 fattori perché il silenzio può diventare un tuo “alleato” e aumentare il tuo carisma:

1. Parlare è solo la metà del processo di comunicazione

L’altra metà del processo di comunicazione è l’ascolto.
Con il suo alleato preferito, il silenzio.

Le parole non esisterebbero senza il silenzio, che fa loro da sfondo.

Il silenzio è potente.
È un elemento importante di comunicazione che troppo spesso viene ignorato.

2. Il silenzio è una parte normale della comunicazione

Non c’è niente di sbagliato (anzi) se fai una pausa nella conversazione.

Il silenzio è solo una parte “normale” della comunicazione.
È un comportamento (non verbale) che se usato correttamente può avere un significativo effetto positivo sul tuo modo di comunicare.

I messaggi non verbali (il contatto visivo, postura dritta e rilassata, ecc.) rappresentano la fetta più grande della torta di comunicazione, rispetto le parole che utilizziamo.

3. Le grandi figure della storia hanno “usato” il silenzio

Spesso crediamo che i migliori leader, artisti e imprenditori siano anche persone estroverse.

Secondo Susan Cain e il suo libro “Quiet. Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare” evidenzia come alcuni tra le migliori menti della storia sono state definite introverse (persone tranquille, silenziose che preferiscono ascoltare piuttosto che parlare) tra cui Einstein, Chopin, Lincoln e Darwin e molti altri sono state persone di carisma e in grado di cambiare il mondo.

Queste figure così importanti non avevano paura del silenzio, anzi lo usavano spesso a proprio vantaggio.

Quindi non aver paura del silenzio o di non essere “brillante”.
Sei in buona compagnia!

4. Se non hai niente da dire, taci

Se non sai cosa dire o come dirlo.
Non riesci a immaginare l’effetto delle tue parole.
Oppure (ancora) non riesci a esprimere un concetto in modo diverso secondo le situazioni e le persone.

Se (ancora) non riesci a pesare, selezionare, scegliere al meglio le tue parole.
Se rischi di sembrare insensibile, vittima, ingrato, permaloso, esagerato, inadeguato.

Forse.
È meglio tacere.
È meglio il silenzio.

5. Il silenzio aiuterà i tuoi rapporti

Chi riesce a stare in silenzio e ascoltare possiede carisma e (spesso) ha relazioni più forti e duraturi.

Se sai ascoltare gli altri vuol dire che sei una persona sicura di te, non ritieni di aver la soluzione per tutto e per tutti e non hai paura del confronto.

Ascoltando, dimostri un vero interesse per l’opinione degli altri. Ascoltare gli altri (collaboratori, capo/a, clienti ma anche figli, partner, amici) li fa sentire importanti.

Non credere che solo perché sei il capo, il responsabile, il leader hai il diritto di parlare più di altri.
Più fai silenzio, più ascolti, più grande sarà il tuo carisma, la tua influenza, il tuo potere.
Parla meno, ascolta di più.

6. Il silenzio aumenta il tuo carisma e ti renderà anche dannatamente attraente

Infatti, secondo un recente sondaggio di su ciò che rende attraente una persona, la maggioranza degli intervistati ha convenuto che la capacità di stare in silenzio e ascoltare è il tratto più attraente che cercano in un partner.

Non è difficile capire perché un buon ascoltatore è così desiderato.
Tutti vogliono essere ascoltati, perché aiuta a sentirsi apprezzati e valorizzati per quello che si è.

Così la prossima volta che ti troverai in difficoltà in una conversazione, fai un passo indietro e ricorda l’attrattiva del silenzio.

A proposito (riprendendo la domanda di inizio articolo) …
se pensi che gli altri ti trovino noioso o soporifero se non parli … devi riconoscere che monotono e barboso lo sei come persona … non certo perché parli poco.

carisma

7. Il silenzio è efficace anche in ambiente professionale

Il silenzio
è fonte di grande forza.

Lao Tzu

Imparare ad apprezzare il silenzio e usarlo strategicamente a proprio vantaggio può essere molto efficace anche in ambiente professionale.

Per esempio se smetti di parlare e ascolti in silenzio probabilmente …
un tuo collaboratore o collega condividerà maggiori informazioni, il tuo interlocutore sbloccherà una trattativa in stallo, darai maggiore enfasi dopo che avrai detto qualcosa di potente, aiuterà gli altri a ricordare e riflettere meglio, servirà a calmare gli animi, a “rispondere” a un attacco verbale, mostrare il tuo autocontrollo e la tua autorevolezza.

Quando si utilizza il silenzio strategico, le tue parole hanno un impatto maggiore e tu sarai percepito come un leader efficace e determinato.

La conclusione nelle parole di Mark Twain

La parola giusta può essere efficace,
ma nessuna parola è mai stata efficace come una pausa al momento giusto
.”

Prima di essere un grande leader devi essere un grande Uomo

grande leader

O una grande donna.

Tanti pensano di essere leader.
La maggior parte ne è ancora lontano.

Prima di essere un grande leader devi essere una grande persona.
Possedere qualità morali e valori etici.
Fare ciò in cui credi veramente o ritieni giusto, anche se è impopolare, faticoso o scomodo.

È necessario guidare le persone e non concentrarsi solo sui compiti da eseguire e sulle mansioni da gestire.
La vera leadership viene da chi sei, non solo da quello che dici o fai.

“Dire a qualcuno di fare qualcosa non significa essere leader.”
Wolf J. Rinke

Avere PERSEVERANZA

La perseveranza è un tratto comune tra i grandi leader.
È resistenza contro le difficoltà, gli ostacoli e lo scoraggiamento.

Una persona deve essere perseverante per condurre (con successo) un team di dipendenti, collaboratori o colleghi al raggiungimento degli obiettivi.

La perseveranza si sviluppa solo attraverso le prove.
Prove difficili.
I leader migliori sopportano le prove e si rafforzano.
Non si arrendono mai.

Avere INTEGRITA’

È la scelta del “giusto”.

Coerenza tra le azioni, i valori, i metodi, i principi e i risultati.
Integrità è fare delle scelte a prescindere le conseguenze.
Fare la cosa giusta a prescindere le circostanze.

È più che essere onesti.
Si tratta di uno stile di vita impostato verso l’eccellenza morale.

L’integrità è uno dei migliori attributi di un grande leader.
L’integrità rende l’Uomo affidabile, attendibile e incrollabile.

Trasmettere FIDUCIA

Molte persone confondono la fiducia con arroganza ed egocentrismo.

La fiducia è essere sicuro di sé e consapevole.
L’Uomo fiducioso ha fede nelle sue capacità e nelle sue conoscenze.
Non ha bisogno di spingere gli altri verso il basso per emergere.

Guadagna la fiducia della gente con la sua forza interiore.
Quando entra nella stanza, tutti ne prendono atto.

Possedere Autocontrollo

Le tentazioni e le lusinghe sono tante e dietro ogni angolo.
Saper domare i desideri, trovare il modo di gestire le emozioni e gli impulsi, incanalare quell’energia in attività positive non è cosa facile.
E non è da tutti.

Essere esigenti, appassionati e impazienti è parte di una leadership efficace.
Non essere in grado di contenere se stessi, farsi travolgere, agire con stress e irritabilità (come un bambino che fa i capricci) può avere effetti devastanti.
Non passa mese senza che un personaggio famoso non sia stato distrutto da sesso, denaro, successo, droga.

Troppe persone mancano di autocontrollo, che è il fondamento di una vita virtuosa.
I leader eccezionali mantengono calma e lucidità anche sotto forte stress o durante una crisi.

Dare prova di Coraggio

Il coraggio è la prima virtù
e rende possibili tutte le altre.

La leadership richiede coraggio.
L’innovazione richiede coraggio.
Fare ciò che è giusto (anche se può essere impopolare) richiede coraggio.

La paura non deve controllare la nostra vita.
Il grande leader prende posizione di fronte alle avversità.
A prescindere le circostanze.

Un grande leader conosce la vera Umiltà

L’umiltà indica che ci siamo liberati dal veleno dell’egocentrismo.

Eppure umiltà è spesso (erroneamente) fraintesa con remissività, debolezza e influenzabilità.

Sempre più ricerche identificano i migliori leader quelle persone che stanno dietro le quinte e che guidano i loro dipendenti o collaboratori grazie ad un approccio … silenzioso, fatto di ascolto, trasparenza, conoscenza dei propri limiti, apprezzamento dei punti di forza dei dipendenti, ricerca di feedback e concentrandosi sulle esigenze degli altri.

Il leader “umile” contribuisce in modo molto efficace al coinvolgimento e alla crescita professionale dei suoi collaboratori.

La vera leadership deve beneficiare i seguaci
non arricchire i leader.

John C. Maxwell

Parlare male dell’ex datore di lavoro è da rosso diretto

ex datore di lavoro

Il mio ex capo è un idiota”
“La mia azienda mi ha sfruttato e poi mollato“
“Il mio capo?
Un raccomandato. E anche incompetente”.

L’amarezza è cattiva consigliera

Quando arriva la domanda sul tuo ex capo non vedi l’ora di sfogarti e rincarare la dose con sorrisini, smorfie e frasi sarcastiche?

Oppure con la scusa della trasparenza e della sincerità cogli l’occasione per scaricare sulla tua ex azienda una serie di scelleratezze e di cattiverie?

Il mondo del lavoro oggi è tosto.
Tostissimo.

Le esperienze negative, i torti, le ingiustizie, le sopraffazioni del passato ci hanno reso rancorosi e suscettibili.
È normale e anche comprensibile.
L’amarezza però è cattiva consigliera.

In fase di colloquio di lavoro, essere astiosi e pieni di risentimento verso il nostro precedente datore di lavoro non sono caratteristiche gradite alla persona che ci sta intervistando, poiché denota insofferenza e potenziale insubordinazione.

Parlare male dell’ex datore di lavoro può essere un autogol

La prossima volta che ti sarà difficile tenere la bocca chiusa quando parli del tuo ex datore di lavoro, sappi che quando parli negativamente di una persona ottieni esattamente l’effetto opposto.

Gli psicologi americani chiamano questo fenomeno Spontaneous trait inference.

Significa che ogni volta che dici cose sconvenienti su qualcun altro, chi ascolta non può fare a meno di associare a te questi stessi tratti.
Quindi, se dici che il tuo ex capo è inaffidabile, disonesto …
il tuo potenziale datore di lavoro in realtà sta collegando l’inaffidabilità e la disonestà a te.

Il boomerang ti torna indietro … con gli interessi!

Il mondo è più piccolo di quanto pensi

È possibile che i rispettivi datori di lavoro si conoscano.
Sarebbe certamente un “rosso diretto” parlare male di una persona che potrebbe rilevarsi un caro amico del tuo potenziale nuovo capo.

Inoltre con quest’atteggiamento, l’intervistatore potrebbe presupporre che parlerai male anche della sua azienda, nel caso dovessi lasciarla.

In generale, ogni tipo di lamentela (per quanto giustificata possa essere) va accuratamente evitata.
Meglio armarsi di sorriso, positività e convinzione e abbandonare ogni traccia di rancore, risentimento o diffidenza.

Piuttosto che denigrare i tuoi datori di lavoro, valorizza i tuoi punti di forza e il reale valore aggiunto che puoi offrire rispetto gli altri candidati.
Lascia che siano le tue parole, i tuoi gesti e la tua competenza a parlare di te.

L’amarezza lasciamola, davanti ad una birra, con gli amici al bar.

Se non ce la fai, devi essere più aggressivo

aggressivo

Vorremmo tutti averne di più.
A volte ci riesce, altre ci sentiamo frenati.
Bloccati.
Quando non ci riusciamo, ci pentiamo,
per non aver osato di più,
per non aver rischiato,
non essere stati all’altezza.

La sana aggressività.

Vorremmo tirarla fuori sempre, senza paura di essere eccessivi o prepotenti nei confronti degli altri. Quella grinta che ti spinge ad agire, invece che passare il tempo a farti paranoie inutili, a riflettere e considerare eccessivamente, mentre (magari) ti passa davanti il momento o l’occasione buona.

Non devi snaturarti ma solo migliorarti

Molti di noi pensano di non essere grintosi
e che non lo diventeranno mai.

Troppo spesso ci blocchiamo sul concetto di grinta.
Che cosa vuol dire essere aggressivi?
Essere arrabbiati, rabbiosi, ringhiosi?

Come nell’animale, anche nell’Uomo c’è una sana aggressività che ci permette di affrontare i pericoli e le difficoltà della vita con coraggio, audacia e iniziativa.
Infatti, una sana propensione aggressiva, accompagnata da impegno, tenacia e un’efficace strategia, sono i segreti per raggiungere qualsiasi obiettivo.

Non devi nascondere la tua naturale aggressività.
E’ un’emozione, un sentimento come tanti altri.
Non deve rimanere repressa e nascosta.

Quando non la conosci,
non sai controllarla,
diventa distruttiva.

Si trasforma in aggressione, reazione impulsiva e spropositata rispetto allo stimolo che l’ha provocata.

L’aggressività non è sempre negativa

È un sentimento reale e come tale va riconosciuto.

Troppo spesso, cerchiamo di controllarla, reprimerla con calma eccessiva, comportamenti molto educati, sproporzionata gentilezza e educazione. Questa aggressività repressa rischia di esplodere nel momento meno opportuno, in modo assolutamente aggressivo, imprevisto e violento.

Reazioni esagerate.
Reazioni spiazzanti e disorientanti per chi sta accanto.

Invece, una sana aggressività è indispensabile (in alcuni contesti) per rimarcare limiti che non devono essere superati, affermare la tua personalità, difenderti, realizzare progetti di vita e di lavoro. Non diventare troppo arrendevole o timoroso, facili bersagli, per non lasciare che altri ci calpestino.

Consente di segnalare all’altro che il suo comportamento non è gradito o che non si è disposti a tollerarlo.
È indispensabile, in alcune circostanze, per ottenere rispetto.

È la fermezza nel pretendere che le proprie idee siano rispettate.

Essere aggressivo serve per difendersi ma anche per attaccare, se necessario

A volte non esprimere alcuna emozione,
essere eccessivamente diplomatici,
concilianti, arrendevoli,
mostrare di avere paura,
si rischia di essere fraintesi, ignorati e qualcuno potrebbe approfittare di questa cedevolezza.

La sana aggressività.
È l’abilità di ristrutturare i fallimenti e le sconfitte.
È la manifestazione della forza vitale.
Il “colpo di reni” che ci fa rialzare.
Può trasformarsi in violenza oppure in grinta.

Se invidi il talento o l’intelligenza del tuo collega, del tuo capo, del tuo amico, di tuo fratello, sappi che … il talento non basta occorre tenacia.
Serve grinta!
Sana aggressività.

Le persone con maggior grinta hanno più successo nella vita.
Adesso lo sai anche tu.

10 strategie per parlare davanti gli altri senza nascondersi

parlare davanti gli altri

Ci sono 2 categorie di oratori: quelli che sono in ansia e quelli che mentono”.
Mark Twain

Che tu sia un manager, un imprenditore, il team leader di un esiguo gruppetto di collaboratori … è normale essere chiamati a “dover parlare” davanti ad un gruppo di persone (il team, i capi, clienti, ecc.) anche per solo pochi minuti.

I motivi possono essere tanti: una nuova procedura di lavoro, una presentazione (di un nuovo collaboratore, di un prodotto, ecc.) una riunione, un rapporto o un resoconto, ecc. … gli esempi non mancano.

Il punto non è cosa dire.
Non sono poche le persone che hanno paura di parlare davanti gli altri (anche poche persone), che si sentono ansiose, nervose, “non abbastanza” e ne sono talmente terrorizzate da “annegare” in un mare di dubbi e fantasie di giudizi poco lusinghieri.

Non c’è molto da aggiungere.
Se anche tu hai questi timori.
Sai di cosa sto parlando

Vediamo 10 passi per superare la paura di parlare in pubblico senza doversi nascondere:

1. Preparati una scaletta

Anche se il discorso è breve, preparati una scaletta con i punti chiave in modo da seguire un filo logico.

Ne guadagni in semplicità e chiarezza.

Non preparare mai un discorso a memoria.
Non ti farà sentire meno sciolto e impacciato e poi se … se dimentichi qualcosa, vai in tilt!

2. Ammetti il nervosismo

Scherzarci su.
È il modo migliore per scaricare la tensione.
Ammetti che sei un po’ nervoso di parlare davanti al tuo pubblico.

Dopo la tua ammissione, ti sentirai più rilassato … nessuno pretende da te una presentazione o un discorso epocale, imperdibile … irrinunciabile.

Immagina la loro sorpresa quando avrai fatto la presentazione davvero ottimo nonostante il tuo nervosismo dichiarato.

Quando scherzi o ammetti il tuo nervosismo, non cercare di impietosire, di intenerire o di entrare nelle “grazie” di chi ascolta.

Per Chi-ti-è-amico non è importante, per Chi-non-ti-ama non servirà lo stesso a salvarti da critiche pungenti.

3. Non si tratta di te ma del contenuto

Non prenderla sul personale.
Stai mettendo l’attenzione troppo su te stesso, piuttosto che sul tuo pubblico.
La tua persona non c’entra.
Le persone ascoltano solo “quello che hai da dire”.

Salvo che tu non sia un VIP, una celebrità, un’autorità, le persone sono concentrate solo sui tuoi contenuti.
Non sono interessate a te come persona.

Ricordi la ragione del tuo discorso?
Devi spiegare, ispirare o intrattenere (o una combinazione dei tre)?
Bene, dai alla persone quello che si aspettano da te.

4. Stringere le mani prima di parlare

Prima di parlare potrebbe avere un effetto “calmante” salutare il tuo “pubblico” … presentarti, sorridere, ringraziare, stringere le mani.

Il contatto umano è un modo di “umanizzare” il pubblico e renderlo meno “minaccioso”.

5. Non cercare la perfezione

Essere autoironico sulle proprie gaffe suscita simpatia.
Quando ridi di te stesso, le persone ridono con te.

Non c’è niente di sbagliato nel dire “Ho dimenticato, dove sono rimasto …“.
Qualcuno del pubblico probabilmente te lo ricorderà delicatamente.

Anche i VIP, le celebrità fanno errori.
Quando lo fanno, spesso fa notizia.

Nessuno si ricorderà dei tuoi errori.
(sei un po’ deluso, di la verità?)
Quindi rilassati, non cercare la perfezione e segui il flusso.

6. Il pubblico è costituito da persone come te

Parlare davanti gli altri significa consapevolizzare che gli spettatori sono essenzialmente solo persone (esattamente come te), molti delle quali soffrono la stessa paura di parlare in pubblico.

Applaudi te stesso per aver il coraggio di affrontare questa paura.

7. Non essere troppo severo con te stesso

Noi siamo i nostri peggiori critici.
Spesso, siamo molto perfezionisti, severi e petulanti.
Vacci piano!
Le nostre valutazioni sono molto lontane dalle valutazioni degli altri.

Riconosci che ti stai imbarcando in un’esperienza per te difficile e che stai dando il meglio.
Non chiedere a te stesso più di quanto puoi (realisticamente) dare.
Basta essere te stesso e sarai (davvero) brillante.

Ricorda che, anche alcuni grandi oratori del passato Churchill, J.F. Kennedy e Margaret Thatcher avevano ammesso di temere di parlare davanti gli altri.

8. La tua passione è la tua alleata

Se stai parlando a un gruppo di persone (grande o piccolo che sia) significa che hai qualcosa d’importante da condividere.
È la prova che qualcuno è interessato a te e alla tua esperienza.

Lascia che la tua passione e la tua competenza sia la forza trainante.

Qualsiasi pubblico (anche solo 2 persone) è un onore e un privilegio.
Alla fine sarà (sempre e comunque) gratificante.

9. Investi in supporti visivi

Se non ami parlare davanti gli altri e gli occhi “addosso”, una presentazione con slide PowerPoint distoglierà l’attenzione delle persone da te.

Gran parte del tempo, i loro occhi non saranno su di te.
Si perde in personalizzazione e fascino ma ti toglie tanta tanta pressione.

parlare davanti gli altri

10. Parla a una persona alla volta

La gente, può essere paralizzante.
Solo guardando le persone … loro che guardano te … tutti in silenzio, solo per sentirti parlare, basta a far gelare il sangue e chiederti “ma chi me l’ha fatto fare”.

Per ovviare a questo, non ti resta che parlare ad una sola persona alla volta.
Scegli qualcuno del tuo pubblico e dedica a lui/lei tutta la tua presentazione.
Comportati con lui/lei come se stessi chiacchierando al bar davanti un caffè.

Parlare davanti gli altri? Prova a divertirti

Prova nuovi modi per migliorare la tua presentazione in pubblico.

Sperimenta un nuovo approccio divertente,
cammina intorno alla sala, invece di stare fermo.

Vedrai che parlare davanti gli altri non è poi così male, dopo tutto.
Parlare in pubblico, infatti, non è solo un dono, ma un’abilità che si impara, basta qualche tecnica ma tanto tanto esercizio.

Se desideri approfondire l’argomento scopri il coaching per autostima e leadership.