10 qualità di successo che non richiedono nè talento nè fortuna

talento

“Faccio una cosa molto bene, ma il talento non basta.
E’ il primo insegnamento che mi ha trasmesso il coach.
Puoi aver talento, ma se non lavori duramente non diventi un campione.”

Usain Bolt

Il talento contribuisce sicuramente al successo.
Ma da solo non basta.

Eppure è forte la tentazione di credere che solo quelli baciati dalla fortuna saranno premiati … solo quelli che hanno talento arriveranno ai posti più desiderabili e più ambiti.

Il talento non basta per avere successo

Oltre al talento occorre la capacità di resistere alle distrazioni e alle tentazioni, al fine di raggiungere un obiettivo.
È la capacità di resistenza, di ristrutturare i fallimenti e le sconfitte.
È la capacità di rialzarsi per la centesima volta.
È necessario essere perseveranti nonostante gli ostacoli che incontriamo sulla nostra strada.

Se invidi il talento del tuo collega, del tuo capo, del tuo compagno di squadra, di tuo fratello, ricorda che … il talento da solo non basta occorre tenacia, grinta, duro lavoro quotidiano.

Come twittato da Bill Gross, via Fouad ElNaggar ecco 10 qualità che possiedono le persone di successo (cui tutti noi, e anche tu puoi attingere) che non richiedono né talento né fortuna.

Se anche tu (come me) il talento lo ammiri in TV o al cinema.
Parti da qui.
Inizia da queste 10 qualità.
La prossima volta che desideri far prendere vita ai tuoi sogni, avere successo, ricorda a te stesso che hai già tutto quello che ti serve.

Ecco 10 qualità di successo che non richiedono nè talento nè fortuna:

1. Essere in orario

Essere in ritardo, per qualsiasi motivo, è imperdonabile.
Grida all’inaffidabilità.
Non c’è scusa che esista.
La tua puntualità la dice lunga su di te.

Essere in orario è la regola n.1.
Non importa se si seguono tutte le altre regole.

2. Lavorare in modo etico

L’etica che dimostri al lavoro “dice” molte cose su chi sei … come professionista e come persona.

Si tratta del tuo atteggiamento, il tuo comportamento, la tua comunicazione e l’interazione.
“Come” fai il tuo lavoro.
Coinvolge caratteristiche come l’onestà, la trasparenza e la responsabilità.

3. Sforzarsi

Il primo tratto nella persona resiliente si esprime con la capacità di dedicarsi completamente
ad un’attività. Impegnarsi per portare a termine un compito senza lasciarsi scoraggiare o spaventare dalla fatica.

4. Linguaggio del corpo adeguato

La ricerca ha dimostrato che, quando si tratta di prime impressioni, abbiamo pochi secondi (non minuti) per lasciare un’impronta positiva.

Che cosa si può fare per avere un buon impatto?
Cominciamo con il modo giusto di usare il nostro corpo.

Essere consapevoli di come si utilizza il corpo non riguarda solo come si è percepiti, ma anche come ci si sente. Camminare con calma, con un sorriso sul tuo viso, forte contatto visivo, la postura “tirata verso l’alto” ti fa apparire rilassato, fiducioso e positivo e in grado di far fronte alle pressioni.

5. Energia

È la capacità di essere attivi.
È la forza fisica o mentale che ti permette di fare le cose.
Energia è entusiasmo e impegno.

6. Attitudine e comportamento

Qual è il tuo atteggiamento nei confronti del lavoro?
Lavori per soldi, per pagare il mutuo o per passione?
Come intendi dare il tuo valore aggiunto?

L’attitudine è il tuo modo di vedere la vita, il tuo modo di pensare, di sentire e di comportarti.

Il tuo atteggiamento è la forma di espressione di se stessi.
Si può scegliere di essere felice, positivo e ottimista oppure si può scegliere di essere pessimista e critico.
La scelta è tutta tua.

7. Passione

“La passione è un po’ come l’amore. È difficile, probabilmente impossibile, da definire in termini precisi, ma facile da vedere e sentire quando è presente.”.

Charles Kovess

La passione è emozione, sentimento, gioia ed entusiasmo.
Eccitazione.
La passione che metti sul lavoro parla della tua determinazione e la fiducia in se stessi.
È fare qualcosa che si ama.

La passione non è un pensiero intellettuale.
Si tratta di un sentimento, un’emozione.
Anima.

8. Essere “allenabile”

Tradotto da “Being coachable”.

Essere “cocciabile”, essere “allenabile”, ovvero …

la capacità d’impegnarsi per il proprio sviluppo, avere “fame” per il feedback da parte degli altri, possedere la volontà di essere corretto e di essere aperto a tutto ciò che può migliorare se stesso.

La disposizione a lasciare agli altri la propria valutazione e rendersi conto che il cammino di sviluppo personale non può essere percorso da solo.

“Allenabilità” richiede fiducia nel coach.
La fiducia si basa su valori e obiettivi condivisi.

9. Fare l’extra

L’extra è qualcosa che è fatto in aggiunta ai requisiti del contratto.
Fare qualcosa extra è buono, non solo per gli altri ma anche (e soprattutto) per te stesso.
È quel qualcosa in più.

10. Essere preparati

Essere ben preparati è la chiave per affrontare le sfide future della vita e del lavoro.
Sapersi adattare al mondo portando un valore aggiunto tangibile all’azienda, dimostrare le conoscenze acquisite, le abilità raggiunte nel tempo dimostrando il coraggio e il senso di responsabilità.

E adesso che lo sai … che cosa fai?
Quale sarà la tua prossima mossa?

“Per fare una carriera come la mia il talento non basta.
Quando ho debuttato con la Nazionale pensavo fosse sufficiente, poi ho capito che per arrivare dove sono ora dovevo metterci del mio.
In campo serve tanta rabbia, la fortuna ogni tanto aiuta ma la rabbia è un ingrediente fondamentale
“.

Gianluigi Buffon

Investi su te stesso. Passa all’azione. “Fai” coaching.

fare coaching

Le risposte ci sono già.
Sono tante.
Sono dappertutto.
Non hai difficoltà a recuperarle.
Basta digitare.

Le risposte che cerchi sono dappertutto

Viviamo in una cultura che offre già un numero considerevole di risposte,
pensa a internet,
all’offerta di libri, corsi, seminari, workshop.

Chissà quante volte le hai lette.
Quante volte le hai già sentite.

Se non è servito niente.
Se è cambiato poco.
Significa che (forse) non è quello di cui hai bisogno.

Il problema che (spesso) sono risposte standard e poco personalizzate.
Generiche e tutt’altro che incisive.

Il mio obiettivo di coach non è darti risposte

Il mio proposito di coach non è darti scorciatoie, formule magiche all’ultima-moda, slogan a effetto, consigli o pareri (“Fai questo … non fare quello”), giudicarti, giustificarti oppure consolarti.
E tanto meno darti risposte che conosci già.

Se anche tu hai (o hai avuto) problemi di motivazione o di leadership sai perfettamente che se anche ti dò una pacca sulla spalla dicendo: “Dai, forza motivati!” non ti sarà di grande aiuto.
Se non sei nello stato mentale giusto, questo tipo di consiglio lascia il tempo che trova.

Il mio obiettivo di coach è aiutarti a scoprire le risposte che “possiedi” già, crescere la fiducia in te stesso, allenare i tuoi “muscoli caratteriali” e sbarazzarti delle false credenze e di quei limiti che ti “ancorano al terreno” e non ti permettono di volare verso il tuo reale potenziale.

La tua leadership va “allenata” ogni giorno

Essere leader richiede coraggio, pratica e fatica.
Motivare un team è un impegno quotidiano.

Non puoi più restare legato a comportamenti oramai sorpassati “Tu fai quello e tu fai quest’altro”.
È necessario coinvolgere le persone che lavorano con te.
Non concentrarti solo sui compiti da eseguire e sulle cose da gestire.

È un “paziente costruire”, giorno per giorno e richiede tutta la tua attenzione e il tuo coinvolgimento.
Ci vuole impegno.
Ti serve consapevolezza.
Ti occorre strategia.
Grinta.

Fare coaching vuol dire passare all’azione

Se c’è qualcosa che deve cambiare nel tuo “modo” di lavorare, prendi provvedimenti.
Investi su te stesso.
Passa all’azione.
Fai coaching.

Fare coaching significa dirsi “È il momento di cambiare. Mettere una marcia in più“.

Se hai sentito “parlare di coaching” ma non ti sei ancora deciso,
lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno,
scopri la mia guida di benvenuto facendo click qui.

14 segnali che mostrano quanto devi ancora lavorare sulla tua forza mentale – 3

mancanza di forza mentale

10. Non fai quello che dici che farai

“Nessuno promette tanto
come quello che non manterrà.”

(Francisco de Quevedo)

Le parole hanno un grande potere.
Prima di parlare verifica le tue intenzioni.
La tua volontà, la tua tenacia.

Siamo in tanti (troppi) a non mantenere le promesse perché siamo troppo “avvolti” da noi stessi o perché ci rendiamo conto che è (semplicemente) troppo dannatamente difficile.

Sembravi promettere bene quando avevi detto, anzi proclamato,
che da lunedì avresti ricominciato ad andare in palestra almeno 3 volte la settimana (approfittando del turno pomeridiano).
Poi ti hanno visto in quel bar del centro fino alle 02.00.
E non ti hanno visto in palestra.
Peccato.

11. Hai paura del confronto

Immagina un karateka che continua ad allenarsi quotidianamente con fatica e impegno ma …
poi rifiuta sistematicamente ogni incontro.

Siccome ha paura degli insuccessi, non si sente mai abbastanza, non accetta le sfide, tende a perfezionarsi in continuazione, continua ad allenarsi, aspettando il momento in cui si sentirà finalmente pronto.

Momento che non arriverà mai.
E non si metterà mai realmente alla prova.

12. Non accetti la realtà

Quando si nega la realtà e non la si accetta,
il cambiamento non avviene.

Avvertiamo emozioni negative e ci arrendiamo,
credendo di non poter migliorare la nostra vita.

Poiché le cose non vanno come ci aspettiamo, ci chiudiamo in un guscio senza agire, senza reagire,
adattandoci a vivere la vita che non ci piace,
senza muovere un dito per cambiarla.

E tutto diventa …
grigiore, dolore e tristezza.

Accettare la realtà, per quanto dolorosa possa essere al momento, è l’unico modo per consentire il cambiamento.
Accettare la realtà è dimostrazione di forza mentale.

13. Sei terrorizzato dal fallimento

Il fallimento è un’opportunità per crescere, imparare, fare un progresso e correggere la direzione.
Gli errori ci insegnano cosa non ha funzionato,
cosa dovremo fare di diverso la prossima volta.

Se non fallisci resti attaccato agli approcci del passato,
non puoi imparare, evolvere e crescere.
Se non fallisci non puoi superare la tua mancanza di forza mentale.

Se le tue azioni non saranno “ricche” di curiosità ed esplorazione,
perché hai così tanta paura di fallire o non sei disposto a provare qualcosa di nuovo,
difficilmente diventeranno incisive.

Le persone di successo (quelle che più ammiri) hanno sperimentato che non importa quante volte si cade,
ma quante volte ci si rialza,
più forti di prima.

14. Getti la spugna molto facilmente

Questo è senza dubbio uno dei tratti più evidenti della mancanza di forza mentale.
Non aver perseveranza, dimenticare che il successo (spesso) arride a quelli che persistono mentre gli altri si arrendono.
Una persona forte (invece) non rinuncia mai.
Almeno non così troppo facilmente.

Tutti desiderano la pillolina magica.
Invece nulla di speciale,
niente di straordinario avviene in una notte.

Devi lavorare sodo per vedere i risultati.
Quelle poche persone che lo fanno (quelle di successo) non si aspettano risultati immediati.
Non pensano che il successo arriverà “rapido”,
“facile”, in una notte.

Sanno che occorrono tempo e fatica.

Indipendentemente da quanto difficile possa essere,
devi sempre lottare per i tuoi obiettivi.

Mancanza di forza mentale? Soprattutto, mai mollare

È facile smettere.
Gettare la spugna.
Ogni giorno hai la possibilità di cedere alla tentazione di mollare.

Allenati con piccole vittorie.
Decidi di completare qualcosa,
al meglio delle tue capacità.

Non importa se sei stanco, sfiduciato, avvilito o debole.
Se dentro di te hai deciso che non mollerai mai.
Non lo farai.

Leggi la prima parte.
Leggi la seconda parte.

mancanza di forza mentale

14 segnali che mostrano quanto devi ancora lavorare sulla tua forza mentale – 2

forza mentale

5. Tendi ad essere eccessivamente drammatico e pessimista

Cerchi di convincere gli altri che porti il peso del mondo sulle spalle e che la vita con te è stata (particolarmente) spietata e crudele?

Se vuoi lasciarti scoraggiare,
se sei pigro e ogni impresa ti affaticata ancor prima di iniziarla,
tutto attorno sembra ideato per sabotarti e distruggere sul nascere i tuoi sforzi.
Vedi avvertimenti divino dovunque, che ti stanno dicendo di smetterla,
che sei ancora in tempo per fermarti.

Così è facile.

E’ facile essere pessimisti.
Comodo.
È la scusa giusta per non iniziare alcun progetto,
è la tecnica perfetta per non raggiungere mai alcun traguardo.
è il metodo sicuro per non fare mai errori.

6. Tendi a lamentarti più degli altri

Se ti sorprendi spesso a piagnucolare e lamentarti davanti ad un imprevisto o un ostacolo,
allora probabilmente devi lavorare ancora sodo sulla tua forza mentale.

Un evento sfortunato non è la fine del mondo, a poco serve … mugolare e diffondere negatività intorno.
È necessario credere che nella vita si può superare qualsiasi cosa!

Le persone forti emotivamente sanno che la vita è un’alternanza di cose positive e negative.

Incontrano (anche loro come tutti) problemi nella vita, si assumono la responsabilità delle proprie azioni, si impegnano al massimo nella ricerca di soluzioni,
raramente li sentirai lamentarsi e compiangersi.

7. Hai paura del cambiamento

La routine di dà un senso di sicurezza e di protezione?
Difficilmente fai un passo fuori dal conosciuto, dalla certezza, dalla zona di comfort?

Un’altra grande differenza tra le persone mentalmente forti e quelle deboli è che quest’ultime non hanno ancora consapevolizzato che il cambiamento è inevitabile.
Quello che conta (veramente) è il modo in cui lo affrontiamo.

Le persone mentalmente forti non hanno paura del cambiamento,
sono flessibili e mantengono sempre una mente aperta,
accogliendo tutto.
Compreso i cambiamenti.

8. Sei a tuo agio con il procrastinare, rimandare … insomma sei pigro!

L’indugio e la pigrizia sono segni certi di mancanza di forza mentale.
Tutti noi abbiamo momenti dove non vogliamo fare nulla.
E’ normale, ma quando quest’indole diventa svogliatezza, indolenza, pigrizia allora bisogna intervenire.

Le persone di successo non permetteranno (mai) a queste “malattie” di prendere il controllo delle loro vite.

Irrobustisci il tuo pensiero,
Impara a superare le debolezze.

“Ribellatevi! Non affogatevi nella pigrizia mentale,
guardatevi attorno …
osate cambiare,
cercate nuove strade.”

dal film “L’attimo fuggente”.

9. Incolpare gli altri è una dimostrazione di mancanza di forza mentale

Incolpare gli altri per la tua mancanza di affermazione è sicuramente una debolezza.
Accusare gli altri è più facile perché ci sentiamo meno responsabili, proteggiamo il nostro ego e la nostra autostima.
Dare la colpa agli altri è una comoda stampella utile per deviare la colpa da noi stessi.

Tu sei l’unico che può portare il successo nella tua vita.

Devi essere forte per accettare la responsabilità per le circostanze della tua vita e fare qualcosa per ottenere ciò che davvero vuoi.

Leggi la prima parte.
Leggi anche la parte finale.

forza mentale

14 segnali che mostrano quanto devi ancora lavorare sulla tua forza mentale – 1

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Alcune persone sono semplicemente mentalmente più forti di altre.

Alcune persone raggiungono i loro obiettivi,
sono volitive e determinate,
altre si lamentano costantemente e trovano sempre scuse per non alzare un dito e dire,
questa cosa non mi sta bene,
ora la cambio.

Preferiscono piangersi addosso.
Sentirsi vittima.

La forza mentale è essenziale per affrontare una situazione difficoltosa, un momento complesso,
un collega o un capo ostico, un lavoro che non ci piace o una relazione che ci ruba solo energia.

Raggiungere gli obiettivi, rompere gli schemi,
prendere una nuova direzione non è facile.
Ci vuole tempo.
Fatica. Costanza.

Qualunque sia la sfida, dobbiamo tirare fuori grinta,
carattere e determinazione.
Anche al tuo livello (grande o piccolo che sia, davvero poco importa).

Ecco 14 segnali che indicano quanto devi ancora lavorare sulla tua forza mentale:

1. La tua giornata è rovinata da una critica, un parere discordante o una battuta

Metti il broncio alla minima osservazione?
Hai difficoltà a sorridere dei tuoi difetti?
Ti manca autoironia e spirito di autocritica?

La persona mentalmente debole si avvelena la giornata per un nonnulla, si prende sempre troppo sul serio,
s’innervosisce non appena riceve una critica e mette il muso al primo dissenso (e lo tiene anche dei giorni).

Pur ricercando l’approvazione continua degli altri,
per non indispettirsi evita i confronti, i rapporti perdono di spontaneità e sincerità, diventano rigidi e formali, privi di calore,  aridi.

2. Hai spesso crolli emotivi

Più o meno ogni giorno hai lo stesso stato d’animo ma ci sono giorni che proprio non va!
Arrivano così, dal nulla… o quasi.

Non riesci ad affrontare nulla e basta una piccola cosa per sprofondare,
poi ci vuole tempo per riprenderti, ma evidentemente non ti riprendi mai perché i problemi nel frattempo si sono ingranditi.

È difficile,
quando sei suscettibile a continui sbalzi emotivi.
Ti senti troppo debole o troppo volatile.

Se è così,
è necessario ottenere il controllo delle tue emozioni.

3. Non sai dire di no dimostrando di essere mentalmente debole

Dire NO non è facile e mai piacevole.
Dire SI (senza essere convinto) è anche molto,
ma molto peggio.

La persona mentalmente debole cerca di evitare i conflitti ma spesso non fa altro che gonfiarli e peggiorarli.

Se eviti di dire “NO” per amicizia, timore o per mantenere pace e tranquillità,
rischi di perdere la fiducia dei colleghi;
se  sei un team leader trasmetti ai tuoi collaboratori un’immagine di leader debole.

Se non metti dei paletti o dei limiti da rispettare,
le persone capiranno che possono facilmente metterti i piedi in testa e approfittare della tua disponibilità (e credimi, lo faranno).

A lungo andare diventa frustrante, castrante,
perdi autostima e motivazione.
Saper dire “NO” è un’abilità fondamentale se vuoi avere il pieno controllo della tua vita professionale (e non solo).

mentalmente debole

4. Hai familiarità con la mediocrità

Ti accontenti di stare con qualcuno solo per non stare da solo?
Il lavoro non è quello che vuoi ma quanto è dura cambiare?

Vorresti di meglio ma (oramai) hai familiarizzato con la mediocrità.
Sei entrato in intimità con la mediocrità.
Ti sei fatto amica la limitatezza.
La coccoli, la assecondi.

Ti accontenti di una vita mediocre.
Anche se hai capacità.
Competenza. E puoi meritare di più.

Non lotti.
Non lotti abbastanza.
Vai a letto tranquillo. Comodo.

Almeno non lamentarti.
Come puoi lamentarti di scelte che in fondo sono tue?

Leggi la parte 2.

8 cose da ricordare quando nessuno ti dà il suo supporto – 2

nessun aiuto

leggi anche la parte 1 small ...

3. Spesso chi ti dovrebbe dare sostegno è più insicuro di te

Le persone che non ti danno nessun aiuto possono essere effettivamente meschine, cattive, ignoranti o gelose. A volte, semplicemente non capiscono quello che-fai, quello che vorresti-fare o esprimono male le loro preoccupazioni, da sembrare discordanti.

Spesso sono (a loro volta) insicure e negative e “riversano” su di te le loro insicurezze, paure, dubbi … la loro paura dell’ignoto.
Quando le persone non sanno fare qualcosa lo dicono a te che non lo sai fare (dice Will Smith al figlio nel film “Alla ricerca della felicità”).
Il problema non è tuo, è il loro.

Io personalmente cerco di non prendere a cuore quando la gente mi scoraggiano o non mi danno nessun aiuto.
Altre volte semplicemente lo ignoro, a meno che la critica o l’argomentazione non sia in qualche modo costruttiva.

4. Ognuno ha un “buon” motivo per non darti sostegno

Ciascun personaggio del “film della tua vita” ha le sue buone ragioni per non darti il sostegno e l’aiuto che cerchi:

… chi è sinceramente preoccupato per te, ha paura che se fallirai starai male, ti prenderai una batosta tale che minerà definitivamente la tua passione e la tua autostima;

… c’è chi non vuole cambiare lo status quo e ha paura del cambiamento (anche se positivo) che in qualche modo investirà;

… chi vuole che tu fallisca perché desidera che non ti alzi dalla massa, che non emergi, che resti (anche tu) bravo-bravino al tuo posticino … come lui!

… chi è preoccupato per il lato finanziario delle cose (questo può essere un motivo valido di preoccupazione, grossi investimenti possono includere grandi rischi con conseguenze irrimediabili);

… c’è chi non ti da sostegno solo per farti fallire e dirti che te l’aveva detto;

… c’è anche chi ti vuole proteggere. Oppure vuole controllarti.

5. Non si può piacere a tutti

Non è possibile.
Tanti se ne dimenticano.

In un mondo ideale, saremmo costantemente circondarci di positività.
Siccome non possiamo farlo, possiamo solo lavorare su noi stessi in modo da rimanere impegnati e positivi.

Quindi non preoccuparti.
Mantieni viva la tua attenzione su ciò che devi fare.

6. È possibile anche senza sostegno

Le persone che non ti supportano potrebbero dipingere un quadro fosco e negativo delle tue reali possibilità.
E allora?
Preferisci ascoltare gli altri o credere in te stesso?

Molte persone di successo hanno preso la strada meno battuta.
Quella più incerta.
Quella più insidiosa.

Non lasciare che le obiezioni di quelli che si lamentano, quelli che rimandano, quelli che succhiano l’energia, quelli che trovano scuse per tutto, quelli negativi, quelli drammatici diventino la tua verità.

Tutto (o quasi) è possibile se si crede in se stessi e si lavora sodo.

7. Ascoltare anche gli scettici e i dubbiosi

È un bene essere spaventati.
Avere dubbi.
Guai a non avere paura.

Prova a pensare … cosa faresti se non avessi un minimo barlume di paura?
Bello! Sei sicuro? Non direi. Aspetta un po’ …
Diventeresti (pericolosamente) temerario e imprudente.

Ti butteresti in modo sconsiderato e incosciente in iniziative rischiose (per la tua vita personale o finanziaria), imprese azzardate (un investimento spericolato, un business pericoloso) e progetti imprudenti (per te e la tua famiglia).

Sfrutta la paura per darti coraggio e affrontare gli eventi della vita con una marcia in più.

8. Non intestardirti, solo per dimostrare che gli altri si sbagliavano sul tuo conto

Dimostrare che ce l’hai fatta da solo (senza nessun aiuto), superando tutte le contrarietà e le disapprovazioni è … una bella sensazione.
Ti fa sentire realizzato.
Forte.
Compiuto.

D’altro canto, fare le cose solo per dimostrare a qualcuno che si sbagliava sul tuo conto non è una buona idea.

Fare qualcosa solo perché lo si vuole (con tutto il cuore), non per riscattarsi di qualcuno.
Questa è solo ottusa ostinazione.
Pericolosa testardaggine.
Alla fine si sta facendo una scelta di vita a causa di qualcun altro.

Nessun aiuto? Non lasciamoci influenzare

Quando ci sentiamo chiamati a fare o creare qualcosa nella nostra vita (troppo spesso) lasciamo che le persone intorno a noi interferiscano.
Li “concediamo” di farci sentire male, a disagio, di riversare il loro senso di colpa e la loro insicurezza su di noi.

Così non riusciremo mai a crescere,
non diventeremo mai le persone che siamo destinati a essere,
non faremo mai il lavoro per cui siamo “chiamati”.

Le nostre aspirazioni appartengono a noi.
Solamente a noi.

leggi anche la parte 1 small ...

8 cose da ricordare quando nessuno ti dà il suo supporto – 1

nessuno ti aiuta

Ehi non permettere mai a nessuno di dirti che non sai fare qualcosa, neanche a me!
Ok? Se hai un sogno tu, lo devi proteggere.
Quando le persone non sanno fare qualcosa lo dicono a te che non lo sai fare.
Se hai un sogno inseguilo.
Punto!

Chris Gardner (Will Smith)
Dal film “La ricerca della felicità” di Gabriele Muccino

Confidare a qualcuno (tua moglie o marito, un caro amico o collega, a tua sorella) che desideri avviare un e-business, accettare una nuova proposta lavorativa, fare il personal coach, proporti per uno scatto di responsabilità, lasciare il tuo lavoro (sicuro) per lanciare la start up che hai sempre desiderato …

… oppure che vuoi esprimere te stesso, fare arte, crescere una famiglia o trasferirti in una nuova città dall’altro capo della nazione … potrebbe innescare sguardi vuoti, reazioni neutre, parole di circostanza o repliche negative accompagnate da uno sguardo sfiduciato che esprime la preoccupazione e la certezza di chi crede … che non ci riusciremo.
Che non ce la faremo.

Ti aspettavi più sostegno e incoraggiamento da parte delle persone vicine e invece ti ritrovi non ascoltato, incompreso, criticato o peggio deriso.

Ti aspettavi di più.
Di la verità.
Anch’io.

Invece, poco o nulla. Nessuno ti aiuta.

Reazioni “freddine”, poco supporto e parole di circostanza.
Può essere davvero difficile digerire il “rumore del silenzio” intorno.

Per quanto ci piacerebbe che amici e parenti siano di supporto alle nostre speranze, sogni e obiettivi a volte è meglio … tacere.
Stare zitti.
E tenersi tutto dentro.

Se ti guardi attorno nei momenti di sconforto in cerca di un supporto, un sostegno, una stampella e non vedi nessuno … è dura.
Durissima.
Demoralizzante.

Se non ti è mai capitato …
non lo capisci.

Senza sostegno, il dubbio la fa da padrone

Quando nessuno ti aiuta, la paura e il dubbio che già sono dentro la tua mente diventano i padroni incontrastati.
Insormontabili.

Potrei darti una pacca sulla spalla e dirti: “Ehi non ti preoccupare, chi se ne frega cosa pensano di te” ma non ti sarà di grande aiuto. Se non sei nello stato mentale giusto, questi gesti (anche se fatti in buona fede) lasciano il tempo che trovano.

Sì, in teoria, sembra facile.
In pratica è molto più difficile.

Ecco 8 cose da ricordare quando nessuno ti aiuta e le reazioni (o le non-reazioni) di altre persone rischiano di intaccare il tuo entusiasmo e t’impediscano di iniziare un nuovo progetto:

1. La tua passione è una priorità

Il punto non è se gli altri ti danno il loro sostegno oppure no.
Il punto è non rischiare un giorno di voltarsi indietro, chiedendosi “Ah! Se avessi fatto il coach … “.
Il punto non è rendere felici gli altri.
Dobbiamo essere felici noi.

Segui il tuo cuore, e non le parole degli altri, vivendo all’altezza delle loro aspettative. La cosa più importante che puoi fare è rimanere fedele a te stesso e ciò che la tua anima reclama.
Esige.

Smettila di preoccuparti degli altri e concentrati solo su cosa-devi-fare e chi-devi-essere.
Riguarda te.
Solo te.

2. La vita è una sola

Può essere scoraggiante avere persone intorno a te che non t’incoraggiano, ma non dimenticare che la vita è breve.

Vuoi davvero sentirti giù per le parole e i comportamenti degli altri anche quando sono completamente ingiustificati, privi di fondamento e di senso?
Vuoi davvero non seguire il tuo sogno per colpa degli altri e vivere una vita che (probabilmente) non ti soddisfa?

leggi anche la parte 2 small ...

8 segnali che stai creando nel tuo team stress inutile e dannoso

stress inutile

Sei convinto che lavoro e stress vadano di pari passo?

I leader incompetenti creano stress.
Stress inutile.
Evitabile.
Stress non necessario.
Improduttivo.

1. Tutto è sempre all’ultimo minuto

Tutto è all’ultimo secondo.
Sempre.
Tutto è fatto di fretta.
Ci si “nutre” di stress e ansia.

I leader inesperti sono sempre di fretta.
Lavorano tanto (spesso troppo) che è probabilmente il più grande segno distintivo d’incompetenza.

Assegnano rapidamente i compiti e chiedono di fare tante cose senza preavviso, esigendo anche la perfezione.

2. Dai poche direttive e per giunta sconnesse

Nessuno capisce, dove si vuole andare a parare.
Nemmeno tu.

Navighi a vista, con obiettivi confusi o irraggiungibili e senza dire chiaramente ai tuoi collaboratori “chi-fa-cosa”.
Lo devono immaginare.

La strategia è poco chiara, in continuo cambiamento.

In questo contesto è veramente complicato rimanere focalizzati sulle attività da svolgere e raggiungere gli obiettivi.

3. Nascondi gli errori

“… riconoscere gli errori e correggerli il più presto possibile, prima che facciano troppo danno.
L’unico peccato imperdonabile è nascondere un errore”.

K.R. Popper

Ogni errore che nascondi,
aumenti la mediocrità,
rinunci al miglioramento.

4. Ti aspetti sempre la perfezione creando stress inutile

Ognuno vuole fare al meglio il proprio lavoro.
Nessuno vuole essere ridicolizzato commettendo errori sul luogo di lavoro.

Tuttavia, molti responsabili e manager sono spinti da un bisogno di perfezione. Richiedono costantemente la perfezione anche su lavori o progetti di secondaria importanza oppure marginali.

Fare le cose sempre correttamente è ammirevole, ma ci sono momenti in cui richiedere la perfezione può creare stress inutile e dannoso nel tuo team.

Avere una chiara comprensione di quando gli errori dovrebbero essere più tollerati è un trampolino di lancio per sviluppo e produttività.

5. Non riconosci lo sforzo fatto

Un team leader eccellente va oltre i numeri, il budget e le ricompense (come le promozioni, gli aumenti di stipendio e la concessione di benefici) e sa che chi lavora bene ha diritto di vedere riconosciuto il suo sforzo (piccoli gesti d’incoraggiamento, i complimenti, anche la classica pacca sulla spalla).

Nel Mercato di oggi (dove si prendono molti NO) i pochi SI, conquistati con fatica e impegno, devono essere riconosciuti e apprezzati.
Come leader del tuo team comunica in modo chiaro al tuo collaboratore che apprezzi il suo lavoro.

6. Sfianchi il tuo personale

Scadenze improvvise, modifiche progettuali,
interruzioni forzate che richiedono nuove valutazioni.
La pressione cresce e bisogna imparare a gestirla.

Talvolta il manager sentendosi inadeguato, cerca di sopperire alle sue mancanze con un aumento delle ore di lavoro che però, ironicamente, influisce negativamente sulla sua efficienza e sulla produttività del suo team.

I lavoratori, portati allo sfinimento, si sentono stressati, sfruttati, puniti invece che premiati per il loro impegno.

7. Sei poco trasparente

Sono davvero poche le questioni dove la riservatezza ha una buona ragione d’esistere.
Se sei un leader sicuro, non avrai problemi a identificarle facilmente.

Quando sei incompetente invece ami i segreti, pagando in termini di onestà e trasparenza.

I segreti, le bocche cucite, gli sguardi enigmatici, gli ammiccamenti e i cenni d’intesa creano (davvero) uno stress inutile e dannoso rendendo l’ambiente lavorativo nervoso, preoccupato e diffidente.

8. Hai aspettative poco realistiche

Dobbiamo sempre fissare standard elevati, ma se fissi scadenze e obiettivi talmente alti da essere irraggiungibili stai “ammazzando” la motivazione perché le persone saranno frustrate dal fatto che non potranno mai raggiungere quel traguardo impossibile.

Quando dai aspettative non realistiche, ti stai impostando per il fallimento e la delusione.
La motivazione sgorga solo quando si pensa di riuscire, di realizzare e di raggiungere “qualcosa”.

Se ritmi incalzanti e stress continuo determinano la tua vita lavorativa ricorda che …

lo stress non è “là fuori”, è dentro te.

Il modo in cui pensi a te stesso, la percezione del tuo lavoro, le tue aspettative,
il tuo modo di reagire davanti i problemi e le scadenze determinano lo stress nel “tuo” mondo lavorativo.


Faccia a faccia con la persona più difficile da gestire

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Un grande talento.
Abbiamo tutti (chi più chi meno) un vero e proprio talento per vedere come-e-quanto gli altri avrebbero bisogno di cambiare.

Cambiare gli altri ci sembra l’opzione più semplice,
l’alternativa più attuabile,
la scelta più comoda,
molto più che cambiare noi stessi.

La volontà di correggere gli altri ci “rende ciechi” su noi stessi

Siamo molto (anzi troppo) “preoccupati” per i nostri collaboratori.
Il focus è solo e sempre su di loro.
Su cosa non va, su cosa è da migliorare, su cosa è da cambiare.
Spesso come dirigenti e manager falliamo perché siamo convinti che i cambiamenti comportamentali siano necessari per tutti. Tranne che per noi.

Insistendo sul cambiamento (degli altri) imbocchiamo una strada ostica che porta inevitabilmente a seri problemi di rapporto con il team con tutto lo strascico di conflitti, cali di produttività, scarsi risultati, bruciori di stomaco … e turnover del personale.

La verità è che …. abbiamo bisogno di “girare la telecamera”.
E puntarla su di noi.
E guardarci dentro.

È più facile criticare gli altri che “lavorare” su noi stessi

Arrivare a essere cosciente di essere al centro di tutte le nostre complicazioni, le frustrazioni e i fallimenti è una buona base di partenza.
La crescita inizia con la consapevolezza che il problema non sono gli altri … siamo noi!

Il nemico è facile da identificare.
L’abbiamo in casa”.

Ogni volta che ti guardi allo specchio, incroci lo sguardo con la persona difficile da gestire che tu abbia mai incontrato.
Quella più rigida, testarda, esigente, permalosa.
Il tuo peggior critico.
La persona che non ti concede il minimo sbaglio.
Quella più inflessibile.

La persona che non vuole cambiare,
ma il cambiamento lo esige,
lo pretende,
lo reclama negli altri.

Faccia a faccia con la persona difficile da gestire

Quando ti guardi che cosa vedi?
Una persona audace, frustrata, ottimista, spocchiosa, permalosa, fragile o autorevole?

Ti sei mai chiesto se il tuo team sia mai stato “conquistato” dalla tua figura di leader?
I tuoi collaboratori si sentono gratificati di lavorare con un leader come te?
Sai essere sempre motivante nel comportamento e nelle parole?

Domande scomode, “faticose”.
Ma anche stimolanti.
Invitanti. Potenzianti.

Pensa più a cambiare te stesso e meno a cambiare gli altri

Imparare a gestire bene te stesso è una delle cose più importanti che devi fare come leader.
La prima persona che devi esaminare (e imparare a gestire) sei tu.

Se riesci a cambiare te stesso, gli altri cominceranno a cambiare a loro volta.
È più facile cambiare i nostri comportamenti che cambiare quello di altre persone.
Ricorda, sei tu, la persona difficile da gestire … non gli altri!

Quello che fai determina il tuo destino

Forse hai bisogno di maggiori informazioni riguardo il coaching?
Oppure ne hai solo sentito “parlare” ma non hai mai fatto il primo passo,
lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno,
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