12 cose da fare ogni giorno per essere ancora più leader del tuo team – 1

Quando ricopri una posizione di responsabilità,
(piccola o grande che sia, poco importa)
un ruolo manageriale,
una delle prime cose su cui (probabilmente) desideri lavorare e migliorare
è affinare le tue capacità di leadership.

Per diventare un leader eccellente,
devi andare oltre
a distribuire incarichi, inviare messaggi di posta elettronica e assicurarti che ognuno faccia il suo lavoro.

È necessario guidare le persone e non concentrarsi solo sui compiti da eseguire e sulle mansioni da gestire.
La vera leadership viene da chi sei, non solo da quello che dici o fai.

È possibile costruire la capacità di leadership con piccole ( che poi così piccole non sono) ed efficaci azioni quotidiane.

Ecco 12 “cose da fare” ogni giorno per essere più leader del tuo team:

1. Stimolare le persone a pensare e … parlare

I leader di maggior successo conoscono la mentalità,
le capacità e le aree di miglioramento dei propri collaboratori.

Usano questa conoscenza per motivare la loro squadra
al raggiungimento di obiettivi sempre più ambiziosi.

Non intimidire i tuoi collaboratori.
Falli sentire a loro agio, liberi di parlare e … di crescere.

Sposta l’attenzione da te stesso, incoraggia gli altri a esprimere con fiducia le loro opinioni.
Fai in modo che il tuo team sappia che sei disponibile a discutere apertamente i problemi di lavoro.

Condividi le loro prospettive e i loro punti di vista.
Mantenendo (mi raccomando!) la tua libertà di giudizio e di pensiero.

2. Essere diretto

Se non sei diretto,
se non dai feedback onesti,
i tuoi collaboratori non sapranno mai ciò che veramente pensi della qualità del loro lavoro.

La mancanza di una comunicazione diretta e poco incisiva crea dubbi,
incertezza e ansia.
Paura.

È importante condividere feedback costruttivi su tutto ciò che ogni tuo collaboratore fa.
È il modo migliore per guidare tutto il team nella giusta direzione.
Ed essere più leader del tuo team.

Le indicazioni positive sono importanti quanto quelle negative.
Sforzati per trovare il giusto equilibrio.

3. Conoscere meglio il team

Non ho dubbi che conosci il nome e la funzione di ogni collaboratore ma sai davvero chi sono, a cosa sono interessati e quali sono i loro punti di forza (e come possono essere sfruttati) e i loro punti deboli?

Conoscere il tuo staff (anche) a livello personale non solo ti aiuterà ad apprezzarli maggiormente,
ma ti aiuterà anche a gestire meglio.

Conosci i tuoi collaboratori.
Chiedi delle loro famiglie,
i figli, i loro hobby,
le loro passioni.

Dimostrerai che ti curi di loro anche come persone e non li consideri solo
un nome sul libro paga dell’azienda.

4. Imparare dal team vuol dire essere più leader

“È impossibile per un uomo imparare ciò che crede di sapere già.”
Epitteto

Essere responsabile non significa avere tutte le risposte.

Uno dei più grandi errori che puoi fare come manager è non imparare o chiedere al tuo team.
In effetti, i collaboratori sono una delle migliori risorse cui poter attingere.

Così ogni giorno, impara dal tuo team.

Chiedili se hanno incontrato quel particolare problema prima,
come l’hanno risolto.

Chiedi pareri sui nuovi processi che stai pensando di attuare,
o come suggerirebbero per renderlo più efficiente.
Discutere apertamente crea un ambiente positivo che favorisce la crescita personale e professionale.
Anche questo vuol dire essere più leader.

La stragrande maggioranza dei tuoi collaboratori ha idee da condividere.
Vuole essere parte del processo decisionale,
desidera diffondere la sua conoscenza
e la sua competenza.

essere più leader

5. Uscire dall’ufficio

Uno dei più grandi errori di un team leader è quello di trascorrere tutte le ore di lavoro in ufficio.

Le quattro mura, con il tempo, diventano un muro di gomma che rischiano di tagliarti fuori dalla realtà quotidiana. Così rischi di smarrire il collegamento con il tuo personale e perdere il polso della situazione.

Così (appena puoi) esci dal tuo ufficio.
E “fai due passi” nella tua azienda.
Bastano pochi minuti.
Non cercare di giudicare,
anzi lasciati (solo) guidare dall’istinto.

Ascolta.
Senti.
Cerca di escludere la mente.
Fai silenzio interiormente.

Placa il tuo chiacchiericcio interno,
presta la tua più totale attenzione.

L’istinto va oltre le frasi di rito, i sorrisi di circostanza, le strette di mano, gli “inchini e i salamelecchi” che accompagnano il tuo passaggio.

Cosa vedi?
Cosa senti?

Va tutto (veramente) bene, come ti dicono?
Come sembra?
Com’è davvero l’ambiente di lavoro?
Rilassato, preoccupato, nervoso?


15 momenti in cui tacere è molto meglio che parlare – 2

meglio tacere

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7. Taci, quando ti senti profondamente sfiduciato

Ecco un momento che rischia di danneggiare la tua immagine davanti ai colleghi, collaboratori, il tuo team.

Quando ti senti intimamente demoralizzato, deluso, amareggiato, afflitto …
dai risultati sul lavoro, dal comportamento delle persone, dalla vita …
se parli troppo, corri il serio rischio che dalla tua bocca usciranno sterili piagnistei, patetiche lamentele e fragorose beeeeelate.
Meglio tacere.

Quando ti senti profondamente sfiduciato.
È molto meglio tacere.

Libero sfogo alle amarezze e delusioni davanti ad una birra al bar.
Con un caro amico.

8. Taci, quando rischi di essere “pesante”

Meticoloso.
Perfezionista.
Egocentrico.
Sai tutto tu.
È ovvio.

Non lasci agli altri una parola, fai impazzire con la sua analisi e la tua esperienza, sul modo in cui si dovrebbe fare-o-non-fare una certa cosa.
Così facendo mostri solo la tua insicurezza, il tuo bisogno di approvazione.
Meglio tacere!

9. Taci, dopo aver detto qualcosa d’importante

Dopo aver detto qualcosa d’importante,
darai maggiore enfasi alle tue parole
restando in silenzio.

Dopo aver detto qualcosa di potente,
fermati un istante …
… bene, così!

Aspetta ancora un attimo …
non c’è bisogno di lanciarsi immediatamente a parlare d’altro o dire …
“Uh-huh, uh-huh, Giusto? … Vero? Sai, …”

Facendo una pausa,
dai il tempo alle tue parole di fare effetto!

Se non fai una pausa, l’effetto si perde nel flusso continuo della conversazione,
smarrendo incisività ed efficacia.

10. Taci, se non sai “come” dirlo

Se non riesci a immaginare l’effetto delle tue parole.
Se (ancora) non riesci a pesare, selezionare, scegliere al meglio le tue parole.
Quando rischi di sembrare insensibile, vittima, ingrato, permaloso, esagerato, inadeguato.

È meglio tacere.
È meglio il silenzio.

11. Taci, non dare consigli o pareri (soprattutto quando nessuno te li chiede)

“Sai perché sei in questa situazione? Perché …” .
“Non dovresti fare così”
“Stai sprecando la tua vita …”.

Spesso pensiamo (sbagliando) che l’altra persona si aspetta un parere o un consiglio su ciò che ci sta dicendo.
Invece, le persone, il più delle volte, ci parlano solo per condividere semplicemente i loro pensieri e i loro stati d’animo.

Allora perchè ce lo dicono,
se poi non vogliono sapere come la pensiamo?

Solo farci sapere come si sentono e cosa gli sta succedendo.
Tutto qui!

Metti da parte ego e i tuoi bisogni personali come quello di parlare,
di avere ragione, di fare il salvatore-di-anime, il-guru
o di farti valere a tutti i costi.

Tira fuori la borsa dei consigli o pareri solo quando ti sono esplicitamente richiesti.

12. Se stai cercando di compiacere gli altri, meglio tacere

Se cerchi sempre di piacere agli altri,
per paura di essere escluso, deriso, rifiutato
e per questo indossi la maschera di “quello buono che si adatta a qualsiasi cosa”,
così facendo sacrifichi la tua personalità e i tuoi bisogni.

Vivendo fuori dal contatto con te stesso,
accumuli frustrazione, stress e ansia.

Se ti accorgi che stai parlando solo per essere più gradito, accettato e amato dagli altri …
meglio tacere!

13. Taci, non ripetere i concetti

Pensi che più ripeti un concetto e più convinci chi ti ascolta?
Se desideri una comunicazione efficace, ricorda che ripetere crea dispersione e porta a non arrivare mai al dunque.

Frasi ricche di dettagli e ripetizioni portano il discorso (e chi ascolta) lontano dalla meta.
Se porti chi-ti-ascolta fuori strada, molto probabilmente resterà dove lo stai portando.
Fuori strada.

14. Taci, se vuoi fare il brillante (e non lo sei)

Brillanti si nasce?
Forse.

Fare il brillante (quando non lo sei) ti fa correre il serio rischio di essere l’unico a ridere alle tue battute,
raccontare freddure che nessuno capisce,
risultare solo patetico e ridicolo.

15. Taci, quando desideri far crescere le persone

Se vuoi far crescere le persone, se desideri che veramente imparino,
lasciali risolvere il problema da soli.
Taci, non dire niente.
Non aiutare.

Non-aiutare, vuol dire permettere alla persona di costruirsi la propria capacità, la propria competenza e la propria fiducia in se stesso. Le persone di solito possono superare maggior parte dei problemi quando hanno fiducia in se stessi.

Fai un passo indietro.
Taci.
Lasciala fare i prossimi passi per conto proprio.
Proprio come se fosse un bambino.

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Spesso stare zitti vuol dire essere più forti

Non c’è bisogno di dire qualcosa solo perché l’altra persona sta chiedendo, si aspetta una risposta
o una reazione da parte tua.

Il silenzio è una parte “normale” della comunicazione.
È un comportamento (non verbale) che se usato correttamente può portare un significativo effetto positivo sul tuo modo di comunicare.

Chi riesce a stare in silenzio e ascoltare possiede carisma e ha relazioni più forti e durature.
La grazia (spesso) sta nel tacere.

15 momenti in cui tacere è molto meglio che parlare -1

tacere

“Le persone che sanno poco sono solitamente dei grandi parlatori,
mentre gli uomini che sanno molto dicono poco.”

Jean-Jacques Rousseau

Dovremmo parlare molto meno.
Tutti.

La nostra crescita personale inizia con la consapevolezza che il problema siamo noi.
Perché (spesso) parliamo troppo,
male oppure più del dovuto.
Oppure (anche non volendo) quando parliamo, appariamo offensivi, incompetenti o poco corretti …
insomma facciamo danni!

In quest’epoca siamo travolti e soffocati dalle parole.
Dalle chiacchiere.
Da un cicaleccio continuo.
Le parole perdono di senso, di valore, di significato.
Di vitalità.

Non siamo consapevoli della potenza delle parole

Ci basterebbe pensare, come a volte, un semplice lapsus, una svista, una parola di troppo o fuori posto può distruggere …
un intero progetto,
un colloquio di lavoro,
un rapporto con un cliente importante,
con il collega o il capo,
la tua immagine di leader!

Hai probabilmente letto le frasi chiave che i grandi leader dicono ogni giorno.
Ma i grandi leader usano anche la strategia opposta.
Stare in silenzio.
A volte,
la cosa più intelligente da dire è … non dire niente!

C’è un tempo per parlare e un tempo per tacere.
E ascoltare.

Ecco 15 occasioni in cui stare in silenzio è molto meglio che parlare:

1. Taci, se non hai qualcosa di significativo da aggiungere

Hai detto quello che dovevi dire?
Anche se in forma semplice e asciutta?
Magari in modo non così strepitoso come volevi?
Bene.
Adesso taci!

Saper comunicare vuol dire (innanzitutto) avere qualcosa da dire.
Se non hai nulla d’interessante da dire.
Meglio tacere!

Nel tentativo di rendere i nostri discorsi più autorevoli e competenti, aggiungiamo parole ed espressioni per dare più enfasi e (ironicamente) produciamo esattamente l’effetto opposto: indeboliamo la nostra comunicazione e miniano la fiducia di chi ci ascolta.

2. Taci, se non hai intenzione di tenere fede alle tue parole

La promessa è una promessa.

Se dici che farai o non-farai qualcosa e non mantieni la promessa, le persone non avranno alcun motivo di ascoltarti.
Mai più.

Se non è tua intenzione mantenere fede alle tue parole,
se stai parlando solo per fare il brillante o stai scimmiottando il “grande uomo/donna”,
meglio tacere.

3. Taci, quando sei arrabbiato

Quando le emozioni sono forti, le parole possono fare male.
Una volta pronunciate, non abbiamo la possibilità di fare rewind per cancellarle.
Il danno è fatto.

Non esprimere valutazioni, critiche o giudizi … quando sei arrabbiato o turbato.
Se ti senti arrabbiato, è meglio dire il meno possibile.
Le tue emozioni influiranno la tua professionalità.

Quando parli, è fondamentale mantenere la calma.
Discutere in pieno “scisma emotivo” è raramente produttivo.
Meglio prendere un po’ di tempo, allontanarsi dalla situazione e guardarla oggettivamente.

Sarà più facile, in un secondo periodo, affrontarla nuovamente.
Nel frattempo, non “scaricare” la tua ira su qualcun altro.
Il tuo successo dipende (anche) da questo.

4. Se non conosci-i-fatti, meglio tacere

Non valutare o giudicare prima di aver capito (bene) come sono andate le cose,
prima di conoscere-i-fatti.

Se parli prima di sapere,
rischi di dover fare imbarazzanti dietro-front o di reagire in modo eccessivo
per poi andare a scusarti e “ricucire” rapporti incrinati.

5. Taci, se non conosci l’argomento

“Meglio tacere e dare l’impressione di essere stupidi,
piuttosto che parlare e togliere ogni dubbio!”

Oscar Wilde

Il silenzio è imbarazzante.
Di conseguenza, le persone spesso si precipitano a riempirlo.

Non si può mai riempire il silenzio, soprattutto quando non si ha nulla di utile per riempirlo.

E sicuramente è meglio stare in silenzio su un argomento che non conosci.
Piuttosto che blaterare idiozie.
Meglio tacere.

6. Taci, non interrompere, impara ad ascoltare

Ascoltare vuol dire placare il tuo chiacchiericcio interno e prestare la più totale attenzione a quello che l’altro sta dicendo.

Occorrono disponibilità, sano e sincero interesse verso gli altri.

Fallo e diventerai,
per gli altri (colleghi, collaboratori ma anche partner, figli, amici) un punto di riferimento importante e irrinunciabile.

Ascoltare è il segreto per avere una comunicazione davvero efficace.

Ascoltare è il primo passo verso il tuo successo.

leggi anche la parte 2 small ...

6 strategie che timidi e introversi dovrebbero conoscere prima di un’intervista di lavoro – 2

interviste di lavoro

Leggi anche la parte 1.

2. Non essere te stesso (non ancora)

La ricerca ha dimostrato che gli intervistatori (e non solo) formano le loro prime impressioni in pochi secondi.

Vai incontro all’intervistatore con un sorriso appassionato,
una stretta di mano sicura, un sorriso aperto e un amichevole “Salve! Sono Michele Ferrarelli“.

Allo stesso modo, se desideri terminare su una nota alta, ricorda che la maggior parte degli intervistatori cercano di riassumere i loro pensieri il più rapidamente possibile appena hai lasciato la stanza. Così per imprimere anche l’ultima impressione positiva, lascia la stanza con un grande sorriso “È stato un piacere conoscerla, la ringrazio per quest’opportunità“, e dai un’altra ferma stretta di mano.

Durante le interviste di lavoro è necessario spingersi oltre la nostra zona di comfort per mostrare in pieno le tue potenzialità.
Non farti bloccare.
Fai uno sforzo, dai.
Alza i toni di una tacca.
Prendi una tazza in più di caffè e sfoggia tuo miglior sorriso (anche se di circostanza, per oggi).

Non metterla-via con “Cosa ci posso fare. Sono fatto così“!
Non devi snaturarti, stravolgerti o sconvolgerti.
Devi solo migliorarti.
Almeno un po’.

3. Evitare di apparire incompetente

Non sono pochi i professionisti (di ogni età e settore) che, nonostante indubbie preparazioni e capacità, davanti ad una domanda sulle loro competenze (come prima reazione) non riescono ad andare oltre un melanconico allargare le braccia, accompagnando il tutto con un arrendevole “ Pochino”, “Abbastanza” “Dipende” che li fanno apparire impreparati e incompetenti.
Non-esperti.

Ma è chiaro che un intervistatore non ha il tempo (e la voglia) di esplorare, “estrarre” la tua competenza.
Hai già detto tu, che non sai!
Tanto basta.
Che autogol!

Gli introversi spesso odiano dover parlare di se stessi,
perché lo vedono come “vantarsi”.

Ricordiamoci che parlare di se stessi, dei propri successi e realizzazioni, non è boria.
Arroganza o presunzione.
Quando si parla di un risultato, è un dato di fatto.
Quando si parla di come hai risolto un problema, hai imparato una nuova abilità,
o collaborato con il team, stai parlando di fatti concreti.

Parla come se stessi raccontando una storia a un caro amico.

4. Mantieni il contatto visivo durante le interviste di lavoro

Le persone che mantengono il contatto visivo sono giudicate più sicure e fiduciose.
Per molti introversi, il contatto visivo nelle interviste di lavoro è faticoso.
Un esborso enorme di energia.
Ci si sente eccessivamente intimi e distrae dal pensare attentamente a ciò che si vuole dire.

Preparare i punti di discussione in anticipo ti aiuterà a dare risposte pertinenti nonostante la distrazione che potresti sentire,
mentre guardi negli occhi il tuo intervistatore.

Se hai difficoltà a guardare negli occhi, fissa il tuo sguardo tra gli occhi dell’altra persona (proprio esatto lì, tra le due sopracciglia).
Nessuno sarà in grado di dire dove effettivamente stai guardando.
Fai pratica con un amico o il partner.

5. Accenna al fatto che sei introverso

La chiave è evidenziare gli aspetti positivi della natura introversa.
Puoi indicare (durante le interviste di lavoro) tutte quelle qualità che rendono “appetibili” le persone introverse nei luoghi di lavoro,
come essere grandi ascoltatori e pensatori critici,
possedere creatività e ottime capacità di comunicazione scritta.

Per esempio se devi rispondere alla classica domanda “Mi parli di lei“, puoi dire qualcosa tipo:
Come introverso, ho scoperto di essere un ascoltatore naturale e osservatore.
Rifletto attentamente prima di parlare.
Affronto gli ostacoli con naturalezza.
Una volta che ho raccolto abbastanza informazioni, sono pronto a dare il mio contributo.
Il mio stile di comunicazione preferita è l’email e la comunicazione on-line,
ma quando si tratta di conversazioni sensibili o di relazione, preferisco di gran lunga l’incontro faccia-a-faccia”.

Non hai nemmeno bisogno di usare la parola “introverso“.

Capire le tue qualità d’introverso può aiutarti a guadagnare più fiducia. Si consiglia di prendere una copia del libro di Susan Cain “Quiet. Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare”.

6. Ritagliati uno “spazio di tempo” prima di un colloquio telefonico

Ricordiamoci che come introversi più tempo interagiamo con gli altri,
meno energia abbiamo.

Ecco perché in caso di colloquio telefonico è fondamentale avere un “cuscinetto di tempo” per stare da soli per ricaricarsi sia prima il colloquio di lavoro.
Questa strategia ti aiuterà a preservare la massima energia durante l’intervista.

Se per esempio hai fissato il colloquio alle 15.00 pianifica tutte le tue attività prima di mezzogiorno.
Se non puoi … cerca di staccare almeno 30 minuti prima: lascia l’ufficio e fatti un giro,
trova un posto tranquillo o ascolta musica.

Quando parli al telefono, cerca di seguire il tono e il ritmo dell’intervistatore in modo da essere in sintonia con lui.
Sorridi mentre parli.
Stai in piedi.
“Sembrerai” più vivo e pieno di energia.

È vero che al telefono non hai tanto tempo di pensare prima di parlare ma almeno…
non c’è bisogno di stabilire un contatto visivo!

La preparazione è la chiave per il successo nelle interviste di lavoro

Ecco l’intervista è finita,
sarai senz’altro stanco,
ma se metterai in atto queste 6 strategie, avrai molte più possibilità di successo.

Come già detto nella parte 1 dell’articolo, essendo introverso,
probabilmente preferisci (durante le interviste di lavoro) pensare prima di parlare.
E a volte, avrai l’impressione di prendere troppo tempo per rispondere.

Prova a dare una risposta nel più breve tempo possibile ma considera che ogni colloquio di lavoro è a doppio senso.
Nel senso che … l’azienda valuta te ma anche tu puoi giudicare la società.
Una cultura aziendale (tutta improvvisazione e inconsistenza) che scoraggia la riflessione e il ragionamento potrebbe non essere la scelta migliore (per te) nel lungo periodo.
Non trovi?

6 strategie che timidi e introversi dovrebbero conoscere prima di un’intervista di lavoro – 1

intervista di lavoro

“Nel linguaggio di tutti i giorni, usiamo spesso le parole “timido” e “introverso” in modo intercambiabile.
Ma un introverso può non essere necessariamente timido.
L’introverso (in contrasto con il suo opposto estroverso) è più concentrato su ciò che è dentro la sua testa e si “rinfranca” nella solitudine.
L’estroverso invece dirige la sua attenzione verso l’esterno e si carica delle persone intorno. Per esempio, dopo aver trascorso un paio d’ore o un giorno intero con gli altri, un introverso deve ritirarsi e stare da solo, mentre un estroverso dirà “Facciamo festa!”
.
Wendy Gelberg,

Il colloquio di lavoro è già stressante di suo.
Se poi ci aggiungi in fatto di essere timido o introverso, non-te-ne-dico
tra strette di mano e saluti introduttivi, il dover parlare di sé, fare il brillante,
doversi vendere ed essere al centro dell’attenzione.

Purtroppo, se noi introversi vogliamo lavorare, non possiamo evitare i colloqui di lavoro.
anche se non ne siamo felici, non possiamo farne a meno.
Anzi dobbiamo farli anche bene,
se non vogliamo screditare miseramente le nostre competenze e capacità.

Quando si parla di colloqui di lavoro, tendiamo a pensare che essere estroversi aumenta (e di molto) le possibilità di successo.
Un estroverso riesce molto bene a vendere se stesso e a “mettere su un vero e proprio show”.
Beato lui!

Ma è anche vero che uno studio pubblicato da Academy of Management Journal ha rilevato che gli estroversi sono ideali per stimolare e motivare il team, ma spesso hanno problemi con i compiti di alto livello e specializzazione.

Sei introverso? Bene sei in buona compagnia!

Tantissime persone sono introverse.

Tu, io, il tuo collega, il tuo capo, il tuo attuale datore di lavoro, il tuo intervistatore …
ma anche molti personaggi famosi del passato e contemporanei che hanno influenzato significativamente la civiltà occidentale sono classificabili come introversi …

Clint Eastwood, Bill Gates, Woody Allen,
Diane keaton, Meryl Streep, Michelle Pfeiffer,
Tom Hanks, Steven Spielberg, Michael Jordan,
Katharine Hepburn, Al Gore, Queen Elizabeth II.

e anche …

Charles Darwin, Friedrich Nietzsche, Abraham Lincoln,
Isaac Newton, Carl Jung, Albert Einstein,
Mahatma Gandhi, Thomas Edison, Alfred Adler …

1. Preparazione, preparazione e ancora preparazione

In un colloquio di lavoro, la parte più difficile per la persona introversa è affrontare l’elemento sconosciuto, l’ignoto. Ecco perché è fondamentale ridurre al minimo il fattore “sorpresa”.

La preparazione è il miglior alleato dell’introverso.

Trova il maggior numero d’informazioni.
Visita il sito web dell’azienda o del datore di lavoro, cerca le caratteristiche organizzative, il settore nel quale opera. Ogni informazione può diventare fondamentale.

Avere maggiori info potrebbe aiutarti a sentirti maggiormente a tuo agio.
Scopri, dove l’intervistatore è andato a scuola,
l’organizzazione, la struttura di gestione, la filosofia,
i prodotti, i servizi e i concorrenti
in modo da diventare un esperto sia della persona con cui parlerai sia dell’organizzazione.

Ricorda inoltre che i datori di lavoro apprezzeranno questa tua “preparazione”, perché dimostrerà il tuo interesse verso la loro azienda e che non sei solo alla disperata ricerca di un posto di lavoro.
La conoscenza contribuirà a costruire la tua fiducia.

Prima dell’ intervista di lavoro

Fai una prova di viaggio verso per la sede dell’azienda in modo da sapere esattamente
quanto tempo ci vuole per arrivarci, dove parcheggiare, dov’è l’ingresso, un piano B in caso di rallentamenti, ritardi e impedimenti.

Obiettivo: alleviare l’ansia ed evitare le “sorprese”.

Le interviste di lavoro per gli introversi sono più prosciuganti (a livello energetico) di quanto lo siano per altre persone.
Assicurati di arrivare prima per avere un po’ di tempo da solo prima del colloquio in modo da poter ricaricare le batterie ed essere fresco.

Il giorno prima dell’intervista di lavoro evita di “infilarti” in eventi sociali (anche se piacevoli)
perché queste attività ti faranno prosciugare un sacco di energia e ci vorrà del tempo per ricaricare.
Piuttosto leggi un libro,
ascolta musica o semplicemente siediti da solo,
sorseggiando un caffè o una tisana.

Se lo fai prima dell’intervista, avrai in una sensazione di freschezza e lucidità.
Se lo fai dopo, ti rilasserai e recuperai un po’ d’energia.

Prepara le risposte

Come introverso, probabilmente preferisci pensare prima di parlare.
E a volte, avrai l’impressione di prendere troppo tempo per rispondere.

In una intervista di lavoro, si può superare questa preoccupazione preparandosi accuratamente in anticipo.
Un approccio strategico efficace è quello di riflettere in anticipo su quali domande ti potrebbero fare e prepararsi le risposte.

Annota le domande più comuni. E quelle scortesi.
Preparati le risposte dell’intervista di lavoro …
sulla tua formazione scolastica, sulle tue precedenti esperienze di lavoro, il perché hai scelto quella tesi,
perché ci hai messo un anno in più del previsto, quali sono i tuoi punti di forza e i tuoi punti di debolezza.

Scrivi le domande in anticipo, e vai in “sala prove”.
Prova e riprova … davanti allo specchio, sotto la doccia, o con un amico/ partner.
L’allenamento è tutto.

Se il selezionatore ti spiazza con una domanda che non ti aspettavi,
puoi sempre rispondere “Questa è una buona domanda, mi lasci pensare un minuto”.

Leggi anche la parte 2.

Coaching per giovani leader – investi su te stesso

coaching per giovani leader

“Come posso sperare di comandare sugli altri,
se non ho il pieno controllo su me stesso?

François Rabelais

Quanto tempo ti ci è voluto?
Pochi anni?
Diversi mesi oppure neanche il tempo di finire la prova lavoro?

Ti è bastato poco.
Molto poco … per capire che tutti i libri che hai letto, i diplomi e la laurea che (faticosamente) hai ottenuto, i corsi che hai frequentato, la capacità lavorativa che hai … non sono le uniche chiavi per aprirti le porte del successo.

Le qualità personali non si sviluppano seguendo un corso o leggendo un libro

L’attitudine, il giusto approccio con le persone,
la gestione dei collaboratori (non userò mai la parola risorse),
le relazioni extra lavorative,
il saper reggere l’attesa e la pressione,
saper gestire l’ansia, lo stress,
l’insuccesso,
difficilmente si sviluppano seguendo un corso, un workshop, un video tutorial o leggendo un libro (pur validi che siano).

Se non è cambiato niente.
Oppure è cambiato poco,
significa che non è quello di cui hai bisogno.

E allora cosa fai?
Continui a cercare, ovvio.

Continui a cercare le risposte.
Si dice che “chi-cerca-trova”.
Google è perfetto per darti le risposte che cercavi.

E infatti ne trovi tante.
Tantissime.

Purtroppo … le conosci già.
Chissà quante volte le hai lette.
Quante volte le hai già sentite.

Le risposte che trovi sono generiche e tutt’altro che incisive

Il problema che (spesso) sono risposte standard e poco personalizzate.
Generiche e tutt’altro che incisive.

E allora continui a cercare.
Ancora.
Inseguire, bramare, tentare.

E non guardi nell’unico posto, dove troveresti le risposte che stai cercando.
Dentro di te.

Il mio obiettivo di coach non è darti le risposte ma aiutarti a “scoprire le tue risposte”.
Sei tu che devi rispondere alle domande. Non io.
Possono sembrarti domande facili ma (in realtà) non lo sono, per niente.
C’è un mondo dentro.
Il tuo.

Provaci, dai:

Dimmi chi vuoi diventare?”
“Cosa ti aspetti da te stesso?”
“Dimmi, dove stai andando?”
“Come farai a sapere quando sei arrivato?”
“Che cosa posso fare (veramente) per te?

Lo sai che i leader più esperti pensano che i giovani desiderano il successo su un piatto d’argento.
Senza lottare.
Ah no?

Dimostra che si sbagliano.
Alza i tuoi standard personali.
Bassi standard portano alla mediocrità.

Se non ce la fai, riprova.
Riprova ancora.
Fai le cose difficili.
La facilità, la comodità ti fa diventare molliccio, arrendevole, fragile.
O forse molliccio lo sei già?

Sviluppa la tua capacità di “attraversare” la delusione e la frustrazione

Le lotte di oggi,
ti porteranno da qualche altra parte … domani.

Non lasciare che i leader più esperti raccolgano al posto tuo.
Smettila di parlare.
Smettila di sognare.
Fantasticare.
Entra nel concreto.
Fai qualcosa.
Non piagnucolare. Risolvi i problemi.

Non essere tu il collo di bottiglia

Perché non stai chiedendo feedback?
Non smettere di farti domande.
Persegui la chiarezza, fai più domande.

Sei consapevole dei tuoi punti di forza e di debolezza?
Sai gestire le tue reazioni … e quelle degli altri?
Le attese, la frustrazione?
Quanto riesci a reggere l’insuccesso?

È qui che devi concentrare i tuoi sforzi.
Se non vuoi entrare (anche tu) nella statistica dei fallimenti da giovane leadership.

Che fregatura!
Cercavi risposte e invece sono io a farti domande,
e le risposte le devi dare tu.
Provaci ancora dai …

Ti senti un modello per il tuo team?
Sai creare entusiasmo nel tuo staff?
Sei sempre motivante nel comportamento e nelle parole?
Hai una personalità dinamica che coinvolge chi ti sta intorno?
C’è qualcuno nella tua squadra che hai lasciato fuori, ignorato, deluso?

“Fare” coaching per giovani leader,
vuol dire diventare consapevole che la motivazione del tuo staff passa inevitabilmente (e inesorabilmente) da te.

Investi su te stesso: coaching per giovani leader

Che cosa stai aspettando?
Qual è il tuo prossimo passo?
Che cosa stai imparando?
Dimmi che cosa farai, in modo diverso, la prossima volta?
Hai capito cos’è il coaching per giovani leader?

Se c’è qualcosa che deve cambiare nel tuo “modo” di lavorare, prendi provvedimenti.
Investi su te stesso.
Passa all’azione. Coaching per giovani leader.

Forse hai bisogno di maggiori informazioni?
Hai sentito “parlare di coaching” ma non hai mai davvero fatto il primo passo?
Lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno,
scopri il mio percorso di benvenuto facendo click qui.

Troppo da fare? Il tempo per criticare i collaboratori però lo trovi sempre!

per criticare

Siamo onesti.
Non hai tempo.
Scadenze imminenti,
Le grane da risolvere,
il target da raggiungere.
Chi più ne ha più ne metta.

Sei il leader, il capo.
È normale avere tempi “strettissimi”.

Tempi stretti? Ma per criticare il tempo lo si trova … sempre!

In effetti, non ho incontrato un solo responsabile, manager o team leader che mi abbia detto di non aver il “tempo contro”…
ma poi il tempo per criticare,
rimproverare,
disapprovare,
biasimare,
chissà perché poi … lo trova sempre!

Di fronte a una prestazione negativa da parte dei tuoi collaboratori,
puoi essere un capo esigente,
uno con “la critica facile”, pignolo e pesante … ma è altrettanto giusto restare impassibili di fronte a una performance positiva?

È motivante chiudere la questione con un semplice “Ok, grazie”?
Metti la stessa energia ed emotività per criticare rispetto a quando porgi un riconoscimento positivo?

Trovi normale tutto questo?
Certo che sì.
Che domanda!

Quando lo chiedo, la stra-grande maggioranza (per non dire tutti) dà per scontato ricevere dai propri collaboratori prestazioni in linea con le aspettative “Far bene le cose fa parte del loro lavoro”.

Consideriamo la performance positiva come … dovuta, doverosa, ovvia

Valutiamo il riconoscimento per un lavoro ben eseguito da parte dei nostri collaboratori come “inutile”, “tempo perso”.
“Sanno che li apprezzo”.
“Non critico quindi sanno che stanno lavorando bene”.

Addirittura qualcuno pensa che con un feedback positivo “qualcuno si potrebbe montare la testa”.
Lo trovi ancora normale?

Significa che non sei consapevole che la maggior parte delle persone desidera essere tenuta nella giusta considerazione!
L’autostima è un bisogno umano e si alimenta di riconoscimento e fiducia in se stessi.
La gratificazione è il motore che ci spinge a dare il massimo per ottenere risultati sempre migliori.

L’apprezzamento e il riconoscimento sono molto importanti,
se non la cosa più importante nella gestione del personale,
perché valorizza il lavoro fatto.
Giorno dopo giorno.

Soprattutto in questi tempi incerti e complessi si raccolgono molti “NO” ed è fondamentale riconoscere e sottolineare ogni “SI” che si riesce a conquistare con la fatica e l’impegno.

Non fermarti solo ai numeri e il budget

Non tutti mirano solo a timbrare il cartellino,
tirare le otto ore e aspettare lo stipendio alla fine del mese.

Riconoscere ai propri collaboratori il lavoro fatto,
i rischi che hanno preso e i risultati che hanno ottenuto crea un ambiente di lavoro positivo,
motivato e molto produttivo.

È una competenza fondamentale per ogni persona responsabile di un team (grande o piccolo che sia, poco importa).

Non aspettare la revisione o il colloquio annuale per complimentarti o dire grazie a un tuo collaboratore.
Complimenti e apprezzamenti ben fatti possono costruire e rafforzare le relazioni, aumentare la fiducia, migliorare la produttività e ridurre il turnover del personale.

Esagerazioni?
Non direi proprio.
La ricerca mostra che la maggior parte dei dipendenti desidera semplicemente un ringraziamento o un apprezzamento
da parte del capo o del supervisore per il lavoro svolto.
Semplicemente.

Concentrati sulla crescita motivazionale del tuo staff creando uno spirito di squadra attraverso l’apprezzamento e il riconoscimento.
Un leader eccellente riesce a trovare anche (e soprattutto) il tempo per apprezzare.
Non solo per criticare.

Fai in modo che ogni tuo collaboratore sappia che lo consideri la chiave del tuo successo.

P.S. – importante

Durante le sessioni di coaching mi capita (spesso) che le persone che ritengono “inutili” e “tempo perso” apprezzamenti e riconoscimenti per un lavoro ben eseguito dei propri collaboratori …

si lamentino (ironia della sorte?) proprio di non ricevere a loro volta feedback positivi, approvazioni, riconoscimenti o appoggio da parte del management, del “gran capo” o dal titolare dell’azienda.

per criticare

10 modi per sviluppare anche tu un carisma incredibile – 2

aver carisma

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5. Usa un linguaggio del corpo adeguato

Il linguaggio del corpo è universale.
Ogni persona di qualsiasi nazionalità o cultura lo può capire.
È scientificamente dimostrato che un determinato linguaggio del corpo può aumentare il livello di fiducia.
E la fiducia è un elemento di enorme carisma.

Le persone ammirano la fiducia, perché la maggior parte non ne ha e lotta quotidianamente per “acquistarne” un po’.

Il tuo corpo segue la tua mente.
La mente può influenzare le tue espressioni facciali e il tuo linguaggio del corpo.
I tuoi occhi dicono tutto.
La gente sente la fiducia in te quando hai un buon contatto visivo.
Questo è aver carisma.

6. Il silenzio ti renderà attraente

Quando dico attraente, non intendo (solo) sexy e affascinante fisicamente.

Infatti, secondo un recente sondaggio di su ciò che rende attraente una persona, la maggioranza degli intervistati ha convenuto che la capacità di stare in silenzio e ascoltare è il tratto più attraente che cercano in una persona, nel partner ma anche nel collega o nel suo responsabile.

Non è difficile capire perché un buon ascoltatore è così desiderato.

Tutti vogliono essere ascoltati, perché aiuta a sentirsi apprezzati e valorizzati per quello che si è.
Così la prossima volta che ti troverai in difficoltà in una conversazione, fai un passo indietro e ricorda l’attrattiva e il carisma del silenzio.

7. Non lamentarti e non essere negativo

Un’altra chiave per aumentare il tuo carisma è di mantenerti lontano (come il fuoco) dalle conversazioni negative.
Fai uno sforzo ogni giorno per non lamentarti e mantenere sempre la conversazione positiva e costruttiva.

Quando le persone pensano a te, devono ricordarsi di un’esperienza positiva.
Non devi far finta che le cose vadano sempre bene o essere spropositatamente ottimista, mettere la testa sotto la sabbia e un’improduttiva strategia di evitamento.

8. Dai agli altri il giusto riconoscimento

La maggior parte delle persone desidera essere tenuta nella giusta considerazione.
Anch’io, anche tu.

Nessuno riceve abbastanza lode.
Nessuno.

Tutti abbiamo (chi più chi meno) bisogno di apprezzamenti e riconoscimenti.
Per il nostro lavoro, la nostra intelligenza, la nostra competenza, onestà, professionalità … la nostra auto nuova, la casa appena riattata … ma anche per i nostri occhi così espressivi, l’accento così simpatico e tailleur nero acquistato a un prezzo quasi-regalato.

Ecco perché quando si fanno i complimenti a qualcuno, spicca.
Non solo le persone gradiranno i tuoi complimenti, apprezzeranno anche il fatto che hai prestato loro la tua attenzione.
E si sentiranno molto più importanti.

La maggior parte delle persone è concentrata su se stessa,
non presta attenzione al dettaglio e si lascia sfuggire l’occasione per complimentarsi con gli altri.

9. Aver carisma vuol dire ascoltare di più e parlare di meno

Non sono poche le persone (ti garantisco) che al termine di una chiacchierata non si ricordano quasi niente dell’altra persona.
Sono completamente centrate su se stesse per ascoltare l’altro.
Ego-centrate.

Incredibilmente le persone carismatiche ascoltano attentamente tutto, sono curiose, interessate e si sentono come abbiamo qualcosa in comune con loro.

Fai domande.
Non interrompere … e non andare sopra.
Non ridere di altre persone. Se lo fai, le persone intorno a te si chiederanno se stai ridendo di loro.
Evita di “gossippare”.
Non offrire consigli o pareri non richiesti.
Mantieni il contatto visivo.
Sorridi.
Fai cenni che stai seguendo il filo del discorso.
Rispondi non solo a parole, ma con il tuo linguaggio corporeo.

Parla solo quando hai qualcosa d’importante da dire (definisci importante quello che conta per l’altra persona, non per te).

aver carisma

10. Ammetti i tuoi errori o le tue gaffe

Ammetti i tuoi errori.
Le tue gaffe. I tuoi lapsus.

E ridi di te stesso.
Se lo farai gli altri non rideranno di te.
Rideranno insieme con te.

Il segreto per aver carisma è un vero e proprio amore per la vita.
Se sai abbracciare la vita con passione, apprezzare le altre persone, se riesci a essere quello che dona la speranza, le persone saranno sempre attratte da te e ti daranno rispetto e gratitudine.

Prova ad aggiungere valore.
Aiuta gli amici, i familiari, i colleghi, i collaboratori a crescere personalmente e professionalmente.
Questo è aver carisma.

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10 modi per sviluppare anche tu un carisma incredibile – 1

avere carisma

C’è chi si mette degli occhiali da sole,
per avere più carisma e sintomatico mistero.”

Franco Battiato, Bandiera bianca, 1981

Alcune persone ci fanno sentire immediatamente importanti.
Ci fanno sentire speciali.
Apprezzati.
Valorizzati.

Alcune persone illuminano la stanza con il solo passaggio.
Sono le persone carismatiche.
Sanno costruire e mantenere ottimi rapporti, influenzare positivamente le persone intorno a loro, fanno sentire le persone meglio con se stesse.
Sono il tipo di persone che tutti desiderano, vogliono attorno … e vogliono essere!

Avere carisma vuol dire … passione, energia, spirito di condivisione

Desiderio di ispirare e influenzare gli altri.

Alcune persone nascono (beate loro) carismatiche.
Con il dono della bellezza, del talento.

La maggior parte delle persone non ha sviluppato fiducia in se stessa.
Non ha la capacità di costruire un rapporto e di lasciare un’impressione duratura oppure è convinta (sbagliando in maniera clamorosa) che avere carisma sia solo legato al successo, alla bellezza, all’immagine vincente, al parlare con disinvoltura ed espressività, all’abito all’ultima moda.

Fortunatamente tutti possiamo essere più carismatici, perché il carisma non è genetico, viene da comportamenti appresi nel corso degli anni.
Avere carisma è (anche) su cosa-e-come-facciamo le cose.

Esploriamo insieme 10 modi efficaci per aumentare (anche tu) il livello di carisma:

1. Prima di ricevere, devi dare

Non pensare a-cosa potrai ottenere.
Concentrati su ciò che puoi dare tu.
L’unica persona che conta davvero, non sei tu.
È l’altra.

Dare è l’unico modo per stabilire un vero e proprio collegamento e relazione con gli altri.
Dai e basta.
“Dimenticati” di te stesso.
Non preoccuparti … un giorno riceverai.

2. Concentrati sull’altra persona

Quando parli con qualcuno devi essere impegnato, concentrato, presente.

Quando dico presente, intendo … completamente presente.
Avere una sensibilità tale che il tuo interlocutore percepisca che lo ritieni l’unico nella stanza.

Offri la tua piena attenzione.
Sono poche le persone che hanno questo dono.
Solo grazie a questo dono, gli altri ti cercheranno e ti ricorderanno.

Non sbirciare il cellulare.
Evita di controllare il monitor.
Non concentrarti su altre cose, anche solo per un attimo.
Non ti potrai mai connetterti con gli altri, se sei occupato con te stesso.

Se sei in un gruppo, presta attenzione a tutti i membri quando si esprimono.
Guarda ogni persona.
Sforzati di guardare e parlare con ogni persona.

3. Ricordati il nome

Troppo spesso ci dimentichiamo che ogni persona vuole essere trattata come un individuo, vuole sentirsi unica e speciale.

Quando usiamo il nome (correttamente) stiamo creando un legame, riconosciamo il valore e l’unicità dell’altra persona. Così facendo, rendiamo l’incontro importante e metteremo di buon umore il nostro interlocutore, che si sentirà accettato.

Questa semplice cortesia aumenterà il tuo carisma e ti aiuterà a costruire rapporti duraturi.

Quando fai riferimento a una persona con il suo nome o lo usi come un esempio quando si parla di loro, gli stai dando tutto il tuo rispetto!

Se chiedi a qualcuno come si pronuncia il suo nome non uscire con frasi tipo:
“Oh, ma è troppo difficile! Non potrei mai pronunciarlo/ricordarlo!”.
Non solo è irrispettoso, ma dai un’immagine indolente, di uno che non ci vuole nemmeno tentare.

avere carisma

4. Incoraggia gli altri a parlare di se stessi

È un ottimo modo di collegarsi con le persone.

Evita di parlare sempre di te, fai invece domande, chiedi, scopri chi sono gli altri e cosa fanno.
Chiedi anche cosa-amano-fare e vedrai le persone “incendiarsi di passione” parlando di ciò che più li piace.

Non è solo un modo per fare sentire bene gli altri ma anche per imparare cose interessanti e divertenti da altri.

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