8 modi per scoprire chi ti pugnala alle spalle (prima che sia troppo tardi) – 2

traditore sul lavoro

4. Il doppio-giochista ha bisogno di parlare continuamente di se stesso

È interessante come il pugnalatore-alle-spalle senta il bisogno (ossessivo) di parlare continuamente di se stesso,
cercando di convincere gli altri (e se stesso) di quanto sia bravo,
efficiente, produttivo.

Tuttavia vantarsi in maniera implicita,
è sintomo d’insicurezza è un atteggiamento che spesso riflette una sensazione di vuoto o d’insoddisfazione nella vita.

Chi possiede autostima non ha bisogno di convincere gli altri della sua forza e bravura.
È evidente nelle sue azioni.

5. Segui il tuo istinto per scoprire il traditore

Se ci pensi bene il tuo istinto la prima volta che ha incontrato quella persona,
è partito con il lungo segnale d’allarme.

Il tuo istinto non sbaglia mai.
L’istinto va oltre le maschere, i falsi sorrisi e le frasi di circostanza.

“Puoi contare su di me.”
“Mi sei piaciuta dal primo momento”

Quando i tuoi sensi iniziano a fremere,
ascoltali,
perché di solito c’è una buona ragione!

6. Il traditore sul lavoro spesso è un bravo adulatore

L’adulazione gonfia l’ego.
Una volta che siamo “gonfiati”,
diventiamo facili prede.

Ad esempio, potrebbe complimentarsi con la tua capacità di gestire,
seguita da una richiesta di consulenza strategica (gratuita).
Il traditore prende il consiglio e l’idea e se poi non funziona …diventa la tua idea!

7. Il traditore ha già colpito altre persone

Non appena il tuo collega, collaboratore o capo esce dalla porta dell’ufficio
il traditore sul lavoro si confida,
spettegola ogni tipo d’infamia e calunnia su quella persona.

Cosa ti fa pensare che non lo farà anche con te?

Se ne ha già “colpiti” altri,
se ha già tradito,
perché non dovrebbe farlo anche con te?

8. L’opportunista traditore è tra i primi a cercare di ingraziarti

Soprattutto se sei un nuovo arrivato sul posto di lavoro,
eccolo presentarsi con il suo sorriso smagliante,
cercando di ingraziarti e “tirarti” dalla sua parte.

Al doppio-giochista piace creare alleanze,
come se fosse nello show “L’isola dei famosi“.

Ti fa sentire come se tu fossi “in” nel gruppo,
in modo di “inghiottirti” facilmente.

Di persone false nell’ambiente di lavoro ce ne sono molte,
tendono a dare sistematicamente ragione a tutti e
ad abbracciare qualsiasi idea gli altri esprimano.
Subito pronti però a “cambiare bandiera e passare dall’altra parte“.

Di solito,
non è possibile individuare un traditore sul lavoro prima che sia troppo tardi.
Se c’è qualcuno che ritieni possa esserne uno … osservalo accuratamente.
Valuta la situazione con attenzione.

Non reagire in modo eccessivo o troppo velocemente.
Prenditi il tempo per annotarti ciò che la persona ha detto e ciò che ha fatto.
Come vedremo (in un prossimo post) in questi casi serve cautela e strategia.


8 modi per scoprire chi ti pugnala alle spalle (prima che sia troppo tardi) – 1

traditore al lavoro

Il doppiogiochista pugnala alle spalle,
getta l’arma ma non si avvede, stolto qual è,
che gli rimane insanguinata la mano.
E quel sangue non si lava…mai
.”
Giacomo Colosio

Doppio-giochista,
opportunista, traditore, giuda, pugnalatore-alle-spallle, fedigrafo, ecc.

Chiamalo come preferisci … hai capito di chi sto parlando!

Di quello/a che sembra essere tuo amico.
Un tuo alleato.
Un fedele compagno.

Quello/a che ti ruba l’idea, il progetto, quello che ti manda avanti al massacro
per poi occupare il tuo posto.

Di quello/a che s’infila (come una serpe) nella sottile apertura che lasciamo aperta nella nostra “corazza” perché crediamo negli altri,
nella loro buona fede, nella loro onestà e correttezza.
E qui che giocano.
E anche bene.

Perché lo fanno? Tornaconto, rancore e … piacere

Rendiconto personale, vendetta, invidia, smania di successo
o (semplice) godimento.

Il traditore è difficile da identificare, di solito quando ci riesci, ha già affondato la sua lama.
È troppo tardi!

Il giuda traditore prende il tuo suggerimento,
fa sua l’idea e agguanta le informazioni.
In caso di successo, si fa avanti per trarre il massimo credito, ma se il progetto fallisce, diventa la tua idea, scarica la colpa, ti accusa, ti diffama,
diffonde calunnie dimostrando che era sicuro del tuo fallimento.
Aveva sentore dell’imminente tracollo.

È sorprendente vedere come (spesso)
direzione, titolari e azienda sembrano essere “all’oscuro” di questi comportamenti (ben noto a tutti).

Anche se gossip e pugnalate-alle-spalle non possono sopravvivere o prosperare senza un “pubblico ricettivo”.
Sei d’accordo vero?

Ecco 8 modi per scoprire chi ti pugnala alle spalle (prima che sia troppo tardi):

1. Il traditore sussurra come … un cospiratore

Il traditore al lavoro non solo conosce ogni indiscrezione, confidenza e malignità dell’ufficio o azienda …
è il pettegolezzo dell’ufficio!

Si fonde con la malignità, la chiacchiera bisbigliata è il suo “humus” ideale.

Colpire-a-tradimento qualcuno richiede informazioni privilegiate e lui/lei le ha.
Sempre.

Il traditore sussurra.
Fai attenzione a questo particolare. Anche se, non tutti i sussurratori fanno-il-doppio-gioco.

Il modo migliore per diffondere tutte le informazioni in modo più veloce è quello di sussurrarle nelle orecchie,
raccomandando a chi-ascolta di non diffonderle e assicurando la persona che è l’unica detentrice delle notizie.

Ecco la loro forza.

Se dici una bugia enorme e continui a ripeterla,
prima o poi, il popolo ci crederà

diceva Joseph Goebbels, un tipetto che di queste cose se ne intendeva.

2. Il traditore al lavoro manipola le informazioni

Il traditore distorce o paralizza le informazioni per renderle, secondo la convenienza, più piccanti e attraenti oppure
le drammatizza, le ingigantisce, le esagera.
È un maestro in questo genere.

Finge di essere altamente onesto, spirituale e la persona più impegnata nell’organizzazione.
Si mescola con gli altri, più di chiunque altro.

Ha tutte le informazioni perché è la fonte del suo gioco e
gli permette di impressionare gli altri.

3. Il doppio giochista spesso si mostra come impegnato e sovraccarico di lavoro

Alla radice delle sue pugnalate c’è invidia,
incompetenza e incapacità.

Altri tratti da identificare sono che … generalmente sorride sempre, sussurra, cerca di creare fiducia con tutti,
parla per lo più di cose negative.

Prende il lavoro (degli altri) banale e scontato,
mostra se stesso come persona impegnata e (sempre) sovraccarica di lavoro.
Rimane più anche dopo l’orario di ufficio.

Di solito,
non gode di buona salute, soffre di disturbi mentali e/o fisici.
Alle spalle ha un nucleo familiare frantumato o una famiglia infelice.
Non ha ancora trovato il suo posto nel mondo.

Il traditore al lavoro non è una persona felice,
sana e prospera.
Come potrebbe essere il contrario?
Difficilmente si apprezzano tra loro.


14 modi di gestire il corpo che minano la tua immagine di leader – 2

immagine di leader

Leggi la parte 1 del post14 modi di gestire il corpo che minano la tua immagine di leader“.

7. Mangiarsi le unghie o giocherellare con i capelli

Tutti facciamo gesti inconsapevoli quando siamo nervosi e sotto stress.

Chi si strofina le mani,
chi afferra la loro parte superiore delle braccia,
altri si mordono la bocca e si toccano il collo.

Le donne (soprattutto) sono viste come timorose, ansiose o distratte quando assumono comportamenti da teenager tipo
gingillarsi con i capelli,
giocherellare con la collana
o mordersi un dito.

Le persone ti percepiscono come eccessivamente preoccupata per il tuo aspetto fisico e non abbastanza concentrata sul lavoro.

8. Espressioni non corrispondenti

Se (per esempio) stai dando un feedback negativo a un collaboratore,
sorridendo forzatamente e in modo nervoso,
non aiuterà a trasmettere il giusto messaggio.

L’altra persona si sentirà a disagio.

Anche se non sa esattamente il motivo,
quando si trasmette incoerenza tra le parole e le espressioni,
le persone avvertono contraddizione,
sospettano che stai tramando qualcosa o che stai cercando di ingannarlo.

9. Stretta di mano molliccia

Si dice che un bel sorriso, guardare negli occhi accompagnando il tutto con una ferma stretta di mano … faccia miracoli!
Verissimo!

Una stretta di mano debole è indice di mancanza di autorità e fiducia,
non è conforme all’ immagine di leader che vuoi dare,
mentre una stretta di mano troppo forte potrebbe essere percepita come aggressiva e dominante.

Adatta la stretta di mano a ogni persona e situazione,
ma assicurati che questo (semplice) gesto sia fatto con decisione.¨

10. Espressione del viso accigliata

Lo stress, la pressione, il target da raggiungere,
gli imprevisti e previsioni che saltano prosciugano (ogni giorno) le nostre energie.

Ansia e preoccupazioni “scavano” sui nostri visi espressioni
gravi e imbronciate.
Infelici.

Anche se non ti senti così,
invii messaggi che sei arrabbiato,
teso e poco incline al contatto.

Un’espressione corrucciata allontana le persone.
Sorridere, invece, suggerisce che sei aperto, affidabile, sicuro di sé e amichevole.

11. Parlare al cellulare e girare come una trottola

Parlando al cellulare è facile che, senza accorgerti,
inizi a camminare o girovagare senza meta.
Ora qua, ora là, adesso qui e poi ricomincia il giro …

Camminare mentre si è al telefono,
è un’azione automatica che serve a tagliare fuori tutti gli stimoli sensoriali provenienti dall’esterno,
per concentrarci maggiormente sulla conversazione.

Niente di male ci mancherebbe …
ma muovendoti continuamente (e nervosamente) in spazi chiusi del tuo luogo di lavoro crei attorno a te un clima di nervosismo che può influenzare e condizionare i tuoi collaboratori.

Pensaci la prossima volta che cominci a girare come una trottola.

12. Avvicinarsi o allontanarsi troppo può minare la tua immagine di leader

Se ti avvicini troppo a qualcuno,
prendi il braccio, appoggi la mano sulla spalla,
invadi lo spazio dell’altro,
ti prendi confidenze senza il permesso,
diventi aggressivo e indisponente.
Significa che non hai rispetto o comprensione per lo spazio personale dell’altra persona.

Al contrario, se mantieni troppo le distanze (2-4 metri) mandi segnali di freddezza e di rifiuto.

Per non sbagliare in genere è meglio tenere una distanza di 1-2 metri.

Così sarai abbastanza vicino da interagire, senza fare sentire a disagio le persone.
Distanze inferiori a 1 metro sono di solito riservate per la famiglia e gli amici.

13. Essere eccessivamente espressivo o esagerare con i gesti

Pochi (e giusti) gesti mentre parli
aggiungono passione, espressività, entusiasmo al tuo messaggio.

Gesti troppo zelanti o esagerati possono indicare che sei caotico o che stai
cercando di “drammatizzare” quello che stai dicendo.

Se comunichi con le mani,
cerca di non esagerare.

Utilizza piccoli gesti controllati per mostrare forza e fiducia,
la tua immagine di leader.
Mostra i palmi delle mani per comunicare che non hai nulla da nascondere.

Se vuoi massimizzare la tua autorevolezza,
riduci al minimo i movimenti.

14. Guardare continuamente il cellulare

Parla pure … ti ascolto”.

E intanto smanetti-come-un-forsennato sulla tastiera del cellulare e con la testa annuisci per dare una minima parvenza d’ascolto.

Guardare il cellulare mentre parli o ascolti (ascoltare è però tutta un’altra cosa) con qualcuno è un chiaro segno di mancanza di rispetto e di educazione.

Pensaci la prossima volta che un collaboratore o un collega ti sta parlando
(ma vale anche – soprattutto – per moglie/marito, figli e amici).

P.S.
Il fenomeno è così diffuso che è stata inventata una parola, phubbing,
che indica proprio “l’azione di chi snobba qualcuno, guardando il proprio cellulare invece di prestargli attenzione”.


14 modi di gestire il corpo che minano la tua immagine di leader – 1

immagine di leader

Se consideri che,
circa il 90 % della comunicazione è non verbale,
e i nostri corpi hanno una “lingua” propria,
ti rendi subito conto che il linguaggio del corpo è importante tanto quanto le parole che utilizzi.

Quando il tuo ruolo lavorativo è legata all’immagine di leader,
è fondamentale dare grande importanza alla comprensione del linguaggio del corpo e degli altri segnali non verbali.

Per capire dove è necessario migliorare,
ho selezionato 14 dei modi peggiori di gestire il tuo corpo quando sei impegnato con i colleghi, i tuoi collaboratori o il gran capo:

1. Annuire e sorridere troppo

Quando annuiamo,
vuol dire che siamo d’accordo,
stiamo ascoltando e incoraggiamo l’altro a parlare.

Annuendo continuamente esprimi incoraggiamento e impegno ma non autorevolezza e potere.
Così facendo, trasmetti l’impressione che stai (disperatamente) cercando d’impressionare e di compiacere.

Segnali la tua ansia di approvazione.

Anche il sorriso è un linguaggio del corpo potente e positivo,
ma quando (anche qui) sono persistenti o inappropriati,
può essere fonte di confusione e di poca credibilità.
Soprattutto se stai discutendo di un argomento serio,
esprimendo rabbia o stai dando feedback negativi

2. Seduta ciondolante o “contratta” può minare la tua immagine di leader

Una buona postura è importante ovunque ti trovi.

Con una seduta ciondolante e dinoccolata comunichi mancanza di rispetto per chi-parla.
Noia e apatia.
Menefreghismo.
Desiderio di non essere dove sei.

Il tuo corpo lo esprime per te … forte e chiaro!

Inoltre, se desideri una presenza da executive, un’immagine di leader, è importante “prendere fisicamente la stanza, espandersi e occupare più spazio possibile”.
Il nostro cervello è condizionato (inconsciamente) a equiparare il potere,
con la quantità di spazio che le persone occupano.

Se sei seduto in una postura contratta e “ristretta” al minimo delle sue dimensioni, occupi meno spazio e proietti meno potenza, sembrando insicuro o sottomesso.
Una “buona” postura invece incute rispetto.

3. Incrociare le braccia sul petto

Anche se piegare le braccia sul petto, può essere una posizione di riposo confortevole,
resisti alla tentazione di farlo.

Evita (sempre) di sederti con le braccia incrociate sul petto.
La maggior parte delle persone interpreterà il tuo gesto come
freddo, chiuso, polemico oppure difensivo.

Anche se stai sorridendo,
l’altra persona sentirà un senso di fastidio a interagire con te.
Anche pugni chiusi, braccia e le gambe incrociate, possono segnalare che non sei aperto ai punti di vista degli altri.

4. Non guardare negli occhi l’interlocutore

Guardare negli occhi gli altri comunica fiducia,
leadership,
forza e intelligenza.

Soprattutto quando stai parlando di punti difficili o importanti.
Guardando verso il basso mentre parli, ti fa sembrare insicuro,
e le tue parole perdono effetto.
Forza.

Quando eviti il contatto visivo sembra che hai qualcosa da nascondere.
Susciti sospetti.
Invii un messaggio all’altra persona: Non sono interessato a quello che dici.

Attenzione però al contatto con gli occhi quando è troppo intenso e prolungato
perché può essere percepito come aggressivo o dominante.

5. Muoversi troppo, a scatti, con passi brevi

Quando sei sotto pressione o sei stressato è facile che,
senza accorgerti, inizi a girovagare senza meta o coerenza.
Ora qua, ora là, adesso qui e poi ricomincia il giro …

Fai attenzione!
Così facendo stai creando un clima di tensione che può influenzare e condizionare
negativamente
tutte le persone che ti circondano.

Questo proprio non te lo puoi permettere.
Pensaci la prossima volta che cominci a correre e muoverti come un tarantolato.

Prendi le misure della lunghezza dei tuoi passi,
passi regolari e cadenzati, piuttosto che passi veloci, frettolosi o frenetici.
Non aver fretta e ricordati di mantenere la postura del corpo allineato.

Alza il mento e guarda dritto,
non guardare in basso mentre cammini.

immagine di leader

6. Testa chinata di lato

La testa chinata di lato (quando qualcuno sta parlando) è un segnale di empatia e comprensione.
Mostra che sei in ascolto.
Sei coinvolto.

Ma una testa chinata può anche essere inconsciamente messa in relazione ad un segnale di sottomissione (i cani piegano il collo in ossequio a un animale più dominante).

Se desideri proiettare un’ immagine di leader, potere e autorevolezza tieni la testa verso l’alto,
in una posizione più neutra.

Leggi anche la parte 2.

Che cosa si fa davvero in una sessione di coaching? Un esempio reale

sessione di coaching

Spesso ricevo dai miei contatti la domanda …
“Michele, che cosa si fa in una sessione di coaching?
Cosa devo dire? Che cosa devo fare?”

Le sessioni di coaching sono “conversazioni”.
“Dialoghi” strutturati e lineari che hanno un inizio ben definito,
una parte centrale e una finale che permette di stabilire chiaramente obiettivi, scopi e risultati.

Una sessione di coaching non è una “chiacchierata”

Per evitare che la sessione di coaching diventi “una piacevole chiacchierata” il dialogo segue un modello di “conversazione”.

Personalmente mi baso sul “modello di conversazione” Coach U International (elaborato in oltre 20 anni di presenza e di attività in più di 20 Paesi nel mondo) che garantisce un approccio strutturato e coerente nelle sessioni di coaching.

Il modello di conversazione non contempla nessun riferimento a tecniche legate ad attività terapeutiche,
non utilizza tecniche di Programmazione Neurolinguistica (PNL), Analisi Transazionale o Gestalt.

Il modello si sviluppa attraverso specifiche fasi consequenziali che consistono nel:
• Focalizzare e definire l’obiettivo;
• Esplorare e valutare nuove alternative e possibilità;
• Stabilire il piano d’azione definendo tempi e modi;
• Individuare e rimuovendo possibili ostacoli all’esecuzione delle azioni;
• Assumere l’impegno entro una data e riportare al coach l’azione specifica compiuta;

Ecco una riproduzione sintetizzata di una sessione di coaching

Come puoi ben immaginare per concretezza l’ho schematizzata e ridotta a scopo dimostrativo.

Ovviamente la sessione di coaching include altri elementi fondamentali quali ascolto attivo, linguaggio interventistico, domande esplorative, feedback diretti e onesti ecc… ma lo scopo è darti l’idea di massima su come si svolge una sessione di coaching.

Michele: Benvenuta Roberta. Come stai e cosa è successo dall’ultima volta che ci siamo visti?
Roberta: Sto benissimo, grazie (e aggiorna sugli sviluppi della passata sessione).

Michele: Ottimo! Ora, cosa vorresti ottenere oggi?
Roberta: Vorrei parlare del mio nuovo collaboratore che ha cominciato la settimana scorsa.

Michele: Di quale particolare aspetto vuoi parlare?
Roberta: Vorrei trovato un modo per andare maggiormente d’accordo con lui. Perché l’inizio non è stato dei migliori …

Michele: Cos’è che non funziona nel vostro rapporto?
Roberta: Niente di tragico. Almeno fino ad ora. È un giovane competente ma … ogni volta che inizio a parlare, alla prima pausa lui “entra” e finisce le mie frasi … come se non vedesse l’ora dir potere dire la sua.

Michele: Che cosa senti?
Roberta: Sento fastidio, irritazione, mancanza di rispetto (anche se no, non mi manca di rispetto!)

Michele
: Dimmi di più?
Roberta: Ho quasi la sensazione di essere noiosa, lenta, di non piacere come capo, leader … forse faccio troppe pause … mentre parlo?

Michele: (silenzio)
Roberta: … Sì, in effetti, mi “fermo” spesso quando parlo. Nel senso che ho bisogno di pensare bene prima di parlare e queste pause potrebbero farmi sembrare insicura o “lenta”? Tu cosa ne dici?

Michele: Secondo te?
Roberta: Beh è come se non avessi mai il tempo necessario per portare a termine il mio discorso prima che intervenga qualcun altro. Si effetti sì, potrei sembrare lenta e insicura!

Michele: Si comportano tutti così con te, oppure lo fa solo questa persona?
Roberta: Uhm … ora che mi ci fai pensare, lo fa anche un’altra mia collaboratrice e … mio marito!

Michele: Mi pare che per te sia importante completare i tuoi pensieri affinché tutti possano sapere come la pensi. Che cosa deve succedere perché la gente non t’interrompa o finisca le frasi?
Roberta: Mi piacerebbe essere rilassata, sentirmi fiduciosa di me stessa. Non mi danno abbastanza tempo. Ho bisogno di pensare … prima di parlare ma non vorrei aspettare così.

Michele: Prova a riformulare l’obiettivo?
Roberta: sì, ecco…. Vorrei imparare a parlare senza troppe pause, in modo più diretto e chiaro quando do le direttive ai miei collaboratori. Come posso fare?

Michele: Durante le due settimane che passeranno prima del nostro prossimo incontro cosa ne dici di esercitarti tutti i giorni a trasformare le tue disposizioni. Sei disposta a farlo?
Roberta: Sì, lo farò.

Michele: Ogni volta che devi dare una disposizione o una direttiva a un tuo collaboratore … preparati.
Prenditi qualche minuto. Prima.
Sintetizza il tuo intervento, anche se breve, in punti chiave.
Scrivi cosa devi dire.
Cerca di formulare frasi brevi. Una frase eccessivamente lunga può ostacolare la comprensione e può far sì che il tuo messaggio perda incisività.
Qual è il messaggio che vuoi far passare.
Chiediti:
“Qual è il punto?”
“Che cosa deve passare assolutamente?’”
“Che cosa posso evitare?”
… … …
( e continuo la spiegazione di questo piano d’azione per raggiungere l’obiettivo di formulare direttive chiare e dirette)
Roberta: OK, lo farò, mi piace l’idea.

Michele: Tieni un diario e tutte le volte che qualcuno t’interromperà, annota i concetti che stavi esprimendo. Porta le tue annotazioni al prossimo incontro in modo da verificarlo insieme.
Roberta: Ok.

Michele: C’è qualcosa che può ostacolarti?
Roberta: No, non vedo problemi. E poi è qualcosa che va fatto. Ne va della mia leadership!

Michele: Ottimo! Che cosa hai imparato e cosa farai prima del nostro prossimo incontro?
Roberta: Ho imparato che posso acquisire la capacità di esporre i miei pensieri in modo più succinto e diretto. Come ho detto, mi eserciterò durante le prossime due settimane e annoterò tutto su un diario.

Michele: Bene! Credo che questo ti consentirà di comunicare meglio col tuo team. La prossima volta che ci vediamo, il 15 marzo alle 10, mi aggiorni sui tuoi progressi.
Roberta: Ok, grazie 1000! Se mi vengono dubbi, ti aggiorno (in modo sintetico, lo so) via email.
Ciao Michele.

Forse hai bisogno di maggiori informazioni?
Hai sentito “parlare di coaching” ma non hai mai davvero fatto il primo passo?
Lascia che ti spieghi come lavoro ogni giorno,
scopri il mio percorso di benvenuto facendo click qui.

Cosa rispondono i leader quando non conoscono la risposta

cosa rispondere

“È facile fare domande difficili.
Difficile è dare risposte facili.”

Alessandro Morandotti

Tutto stava andando bene.
Ma proprio nel momento in cui tutti stanno chiudendo il portatile, qualcuno ti chiede “Quindi … cosa pensa di fare adesso?

Tutti si fermano,
tutti gli occhi nella stanza sono tornati su di te.

Tutto quello che è uscito dalla tua bocca,
tutto quello che sei riuscito a dire è … un farfugliante e tremolante “Non lo so!

Dire (spesso) “Non lo so” ti costa credibilità e influenza

Anche se affermare di non conoscere la risposta non è una tragedia,
un passo falso e neppure un segno di incompetenza,
(anzi spesso è una dimostrazione di forza)
usarla spesso ti costa credibilità e influenza.

Se vuoi essere preso sul serio come leader,
dovresti abbandonare questa frase e sperimentare cosa dicono i leader di successo quando non conoscono la risposta.

Non sono pochi i professionisti (di ogni età e settore) che,
nonostante indubbie competenze e capacità, davanti ad una domanda di cui non conoscono la risposta,
(come prima reazione)
non riescono ad andare oltre un melanconico allargare le braccia, scuotere la testa, rispondendo un arrendevole “Non lo so”
che starebbe meglio in bocca al 16enne neo-apprendista di turno
e che li taglia-di-netto dalla lista dei cosiddetti esperti del settore.

La trappola di rispondere senza conoscere la risposta

Detto ciò, spesso accade l’esatto contrario …
quando un collaboratore,
il gran-capo, un cliente,
ti chiede un parere, un’opinione, una stima fuori dal settore in cui sei esperto,
è facile cadere nella trappola di parlare senza conoscere la risposta per desiderio di piacere,
dimostrare competenza,
voler sembrare “veloci” e intuitivi.

A chi non piace essere considerato SMART?

Ma se la risposta non è esatta
o dai informazioni errate o incomplete
potresti danneggiare la tua reputazione, pagando in competenza e autorevolezza.

Tornando alla questione di saper cosa rispondere …

“Non lo so” non è una risposta adeguata quando si tratta di leadership

Molte volte, quando non sappiamo come affrontare qualcosa,
abbiamo la tendenza a rinunciare del tutto.

Se è vero che “siamo noi a insegnare agli altri come trattarci”, questo è particolarmente vero quando si tratta di credibilità sul posto di lavoro.
Una persona che sa cosa rispondere e parla con fiducia è percepita come più competente.

Ogni volta che te-ne-esci con un arrendevole “Non lo so“, spingi le persone ad andare da altri … a non venire da te la prossima volta!
Se questo è il tuo obiettivo, va bene, altrimenti …
meglio prepararsi una risposta più potente!

Piuttosto di “Non lo so” predefinito, preparati risposte più potenti

Ecco cosa rispondere. Alcune opzioni che potrebbero sostituire in modo più potente un generico “Non lo so”.

Prendi queste frasi come semplici suggerimenti o spunti di riflessione per gestire le tue risposte e non come espressioni da imparare a memoria.

Contestualizzale e personalizzale in base alla situazione,
alla tua personalità e a quelle delle persone che ti circondano:

Al momento non ho informazioni sufficienti per rispondere alla tua domanda.”

“Buona domanda. Lo scoprirò.”

“Sulla base di quello che conosco oggi, penso che …”

“Non ho ancora a portata di mano tutti i dati, li sto recuperando …”

“Al momento la mia migliore stima/previsione è la seguente …”

“Non posso rispondere che, in parte, ma vorrei considerare ulteriormente …”

“Permettetemi di essere sicuro di capire quali informazioni state cercando … ”

“Ci sono diverse possibilità, ho bisogno di altri/maggiori informazioni/dati … ”

“Non ho abbastanza famigliarità con XYZ e non mi piace tentare di indovinare. Lasciatemi approfondire …

Con alcune di queste risposte,
in primo luogo, riesci a prendere un po’ di tempo per pensare a come gestire l’osservazione o la richiesta.
Impostare una linea temporale per contattare le persone giuste o scoprire le informazioni migliori.

Dimostra la tua iniziativa per scoprire le specifiche prima di fornire congetture o speculazione delle circostanze.
Posticipando i tempi per una risposta completa (fino a quando non avrai tutti i dati) puoi acquistare credibilità.

Inoltre, formulando ciò che sai, stai mettendo l’accento su quello che hai, piuttosto che mettere in evidenza quello che ti manca.
Consente, per di più, di ascoltare i dettagli della questione a chi ha una comprensione limitata del tema.

Piuttosto cosa rispondere è importante come rispondere

Quando rispondi,
guarda negli occhi il tuo interlocutore e rispondi in un modo da “costruire” la tua presenza leadership e autorità.

Comunicare con fiducia è parte del tuo lavoro di leader.
Per aderire al rango di leader veramente eccezionale,
aggiorna la tua comunicazione ed elimina dal tuo vocabolario “Non lo so” generico a favore di risposte più pertinenti e influenti.

12 cose da fare ogni giorno per essere ancora più leader del tuo team – 2

6. Connettersi, comunicare, facilitare

Guidare le persone richiede fiducia e comprensione.
Positività, empatia, compassione e umiltà.

Costruire una vera e propria connessione personale con il tuo team è fondamentale per sviluppare la fiducia necessaria per costruire una forte leadership.

Non concentrarti solo sulle “procedure e la giusta direzione aziendale”,
vai oltre le fredde normative e i rigidi sistemi.

Non basta comunicare … devi facilitare!

Elimina rapidamente eventuali incomprensioni.
Dai ai tuoi dipendenti tutta la tua attenzione,
mantieni una mente aperta e …
il contatto con gli occhi mentre parli (non sul monitor per inviare la prossima mail)

È importante essere genuini, sinceri,
Schietti.
È la differenza (enorme) tra dare-informazioni rispetto a potenziare-le-persone.

7. Incoraggiare la creatività

Se desideri far crescere il tuo personale,
devi essere capace di lanciare nuove sfide alla tua squadra,
evitando che noia e compiacenza prendano il sopravvento.

È necessario dare al tuo team la libertà di riflettere ed esplorare.

Ogni tuo collaboratore deve sapere che hai fiducia nel suo potenziale,
sei aperto alle sue idee,
sei pronto a considerarle ed (eventualmente) a svilupparle.

L’opportunità di presentare le proprie idee,
porta maggiore impegno,
migliora la capacità di problem solving e
incrementa la produttività.

Premiando e riconoscendo la creatività,
(non solo le attività “che richiedono poco cervello”),
aiuti il tuo personale a sviluppare il loro pieno potenziale.

8. Chiedere un feedback

I tuoi collaboratori non sono gli unici che possono beneficiare di un feedback onesto, mirato e costruttivo.

Confrontarsi con il partner,
un caro amico/a o un collega fidato,
porta un valore inestimabile e nuove prospettive sul tuo approccio e stile di leadership.

Anche il supporto di un coach professionista, non giudicante, ti aiuta a sviluppare il tuo approccio e potenziare la tua leadership. Anche poche sessioni di coaching possono essere più motivanti e produttive di un libro, un video tutorial o un workshop (pur validi che siano!).

9. Ammettere quando si sbaglia o non si conosce la risposta

A nessuno piace ammettere un errore,
uno sbaglio, una pecca (soprattutto quando sei il capo).

Vogliamo essere sempre nel giusto,
far finta che è stato solo un malinteso
o un errore compiuto da qualcun altro.

Per molti, la leadership è nascondere eventuali limiti, errori e punti deboli.

Essere ancora più leader significa dire “Mi dispiace”, scusarsi (quando necessario) e ammettere quando non si ha la soluzione a un problema, rivela il proprio lato umano e fallibile,
aiuta a ottenere il rispetto dei collaboratori,
aiuta ad essere un leader migliore e più efficace.
essere ancora più leader del tuo team.

Quando si ammette un errore,
i tuoi collaboratori si sentiranno al sicuro di ammettere (a loro volta) i loro errori,
invece di cominciare con i “balletti dei giochi di colpa” che disperdono un sacco di energia.

10. Non tollerare errori di negligenza, superficialità

Puoi accettare gli sbagli da parte dei tuoi collaboratori,
ma t’invito a rispettare tolleranza-zero,
massima attenzione e tempestività
per gli errori dettati da incompetenza, superficialità o negligenza.

Se non intervieni prontamente,
ne risentirà la performance di tutto il tuo team,
dai un`immagine di leadership debole,
demotivi i collaboratori competenti e rendi difficile il raggiungimento degli obiettivi.

11. Essere prodighi di riconoscimenti

“Una parola di apprezzamento può spesso
ottenere ciò che nient’altro avrebbe potuto ottenere.”

B.C. Forbes

Le persone sono inondate da troppi compiti,
eccessive incombenze in un lasso di tempo che ogni giorno diventa sempre più risicato.

La tecnologia e la pressione dei risultati possono essere schiaccianti,
quindi è importante segnalare,
riconoscere e celebrare le “vittorie”,
non importa quanto piccole.

Molti impiegati (soprattutto quelli più giovani) hanno bisogno di costante incoraggiamento.
Se devi criticare, pensa seriamente l’impatto che le tue parole possono avere e cerca di essere il più costruttivo possibile.

12. Parlare meno e ascoltare di più per essere ancora più leader del tuo team

Non mi stancherò mai di ripeterlo …
saper ascoltare è il segreto per avere una comunicazione davvero efficace con il tuo team.

Ogni tuo singolo collaboratore desidera essere ascoltato con attenzione, vuole sentire la tua partecipazione e la tua empatia.

Ascolta le loro perplessità, i loro dubbi, senti cosa vorrebbero cambiare e puoi agisci di conseguenza.
Se sai ascoltare i tuoi collaboratori vuol dire che sei una persona sicura di te, non ritieni di aver la soluzione per tutto e per tutti e non hai paura del confronto.

Un vero leader!

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Se hai sentito “parlare di coaching” ma non hai mai davvero fatto il primo passo,
lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno,
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essere ancora più leader