7 domande che dovresti porti dopo un errore sul lavoro – 2

errore al lavoro

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3. “Come posso correggere questo errore sul lavoro?”

Questo è il momento di capire quali azioni “correttive” devi intraprendere.

Puoi fare tutto da solo?
Devi coinvolgere i tuoi superiori o altri colleghi?
Necessita l’intervento di una persona specialistica di quell’area/settore?
Chi potrebbe darti una mano al di fuori del tuo ambiente professionale?
Devi fermare tutto il processo finché non è eliminato il tuo errore?

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Determina le azioni necessarie per rimediare,
e inizia da lì.

4. “Devo chiedere scusa? E a chi?”

“Scusarsi non significa sempre che tu hai sbagliato e l’altro ha ragione.
Significa semplicemente che tieni più a quella relazione del tuo orgoglio.”

Fabio Volo.

Ecco una fase spesso trascurata.

Precisare la “natura” del tuo errore sul lavoro è importante.
Gli errori si verificano.
Dopotutto, tutti facciamo errori sul lavoro.

Ma se la tua (eventuale) negligenza e superficialità ha avuto conseguenze importanti o ha gettato un’ombra su qualcun altro, dovresti avere l’umiltà, non solo di “riparare”,
ma anche di scusarti per il tuo errore.

La tua disponibilità ad ammettere o mascherare/scaricare gli errori …
la può dire lunga su di te!

Successivamente bisogna trovare il modo giusto per chiedere scusa,
evitando di farle sembrare giustificazioni o peggio scaricando i propri sbagli su altri.

Se non ti senti di porgere scuse sincere e genuine,
lascia perdere …

5. “Come posso impedire questo errore nel futuro?”

Ora è il momento di rivolgere la tua attenzione verso il futuro.
Come impedirai il ripetersi di questo stesso errore sul lavoro?

Le strategie sono diverse,
ma devono essere semplici ed efficaci.

Inserendo un nuovo passo nella procedura?
Programmando un avviso sul tuo cellulare o PC?
Semplicemente attaccando un post-it al monitor del computer?

Scopri cosa puoi fare per impedirti di commettere questo stesso errore in futuro.
Un errore può essere perdonato,
ma cosa succede se continui a farlo ripetutamente?

6. “Come posso ricostruire la fiducia?”

Per riconquistare la fiducia devi dimostrare di aver capito dove hai sbagliato.

Assicurati di trasmettere il messaggio –al tuo capo o ai tuoi colleghi- che hai capito dove hai errato,
di aver compreso le conseguenze delle tue azioni e capito cosa avresti potuto fare meglio.
Soprattutto che ti impegnerai al fine che questo errore sul lavoro non accada più.

Riporta esempi concreti.
“Ho commesso un errore quando non ho controllato con attenzione quei documenti.
So che il mio sbaglio è costato la perdita del cliente.
La prossima volta effettuerò un doppio controllo incrociato.
Ho già parlato con Massimo del dipartimento post – vendita per controllare … ”

7. “Cosa posso imparare da questa esperienza?

La riflessione non si deve fermare qui.

Spesso molti errori ci sfuggono perché siamo fin troppo sicuri e familiari con quel che stiamo facendo.
I nostri occhi si abituano a quello che abbiamo davanti.
Diventiamo non-vedenti.

Oltre alle misure preventive che prenderai in avanti,
dovresti anche prendere qualche tempo per identificare una lezione-chiave.

Molto probabilmente hai imparato che i tuoi colleghi o collaboratori (pur competenti e in buona fede) a volte danno risposte frettolose, approssimative o forvianti.
Meglio – dunque – chiedere chiarimenti o verificare di persona prima che sia troppo tardi.

Oppure … la prossima volta,
prima di compiere quella determinata azione, ricorda che devi sempre fare un doppio controllo.

errore sul lavoro

Prima di lanciare il link/email/report … chiudilo, riaprilo dopo un certo tempo, cercando di guardarlo con occhi nuovi, freschi, come se lo stessi vedendo la prima volta.
Questo lo faccio spesso.

Altrimenti … prima di lanciarti a capofitto dopo l’OK del tuo collaboratore hai capito che è meglio chiedere, controllare, verificare e accertarsi di avere preso la giusta direzione.
Pianificare di controllare e verificare quando sei a metà percorso/processo,
non una volta arrivata alla fine.

Se l’errore è dovuto alla distrazione, alla fretta o alla pressione della deadline,
prenditi del tempo per pianificare e organizzare meglio il lavoro.

Il concetto è chiaro.
Quel che conta è capitalizzare l’errore per far sì che non si ripeta più.
Devi dare una risposta adulta, impegnarti al massimo per ridurre le perdite e rimediare alla “scivolata”.
È questa la grande opportunità di crescita.

7 domande che dovresti porti dopo un errore sul lavoro – 1

errore sul lavoro

Errore sul lavoro?

Preziosa esperienza di apprendimento?
Opportunità di crescita professionale?
Miglioramento in vista del futuro?
Macchè!

Appena hai commesso un errore sul lavoro, la prima cosa che senti è … la tua bocca asciutta,
la testa che gira e lo stomaco che si chiude.
E se l’errore è di quelli tosti … le gambe che iniziano a tremare, si rischia di svenire e arriva un principio di tachicardia
… altro che apprendimento e crescita professionale!

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Ok, quella si, ma solo in seguito.

Adesso si deve rimediare.
È necessario dare una risposta adulta e impegnarsi al massimo per ridurre le perdite e rimediare alla “frittata”.

Errore sul lavoro? Non recriminare, calmati e rifletti

Quel che è fatto,
è fatto.
Non darti (troppo) dell’idiota e non commiserarti troppo.
Questo non è il momento per le recriminazioni perché sprechi un sacco di energie preziose.

Ora serve lucidità e azione;
devi concentrati solo sul modo più intelligente ed efficace di gestire e rimediare il tuo errore sul lavoro.

Allora, come ti comporti?
Come uscirne fuori?
Agire o aspettare?
Far finta di niente magari tutto si aggiusti magicamente?

A volta funziona,
spesso no.

Una cosa è sicura.
Se l’errore è di quelli “tosti”,
non puoi sottovalutarlo o peggio ignorarlo.

Ecco 7 domande che devi porti,
per dimostrare con i fatti le capacità di problem solving che tanto ami decantare nel tuo CV:

1. “Che cosa è successo?”

Innanzitutto,
prima di passare all’azione e di cercare di salvare la faccia,
è importante capire cosa è successo.

Cerca di comprendere cosa sia andato storto; di pensare cosa avresti potuto fare-dire oppure non fare-non dire per evitare tal errore.

Hai commesso un errore sul lavoro per via della fretta?
Della superficialità o della troppa sicurezza? È solo questione di distrazione?
Non avevi informazioni sufficienti e sei andato avanti lo stesso?
Ti sei fidato (senza controllare) di quello che ha riferito il tuo collega/collaboratore/assistente?
In quale punto esattamente le cose si sono “incasinate”?
Sei incappato in un’indicazione forviante o un’istruzione confusa?

Trovare la radice del tuo errore,
ti aiuterà ad affrontare meglio i passi futuri.

2. “Lo dico o faccio finta di niente?”

Siamo sinceri, dai.
A chi fa piacere confessare un errore (magari ridicolo o gravoso) in una riunione o davanti al capo.

Alzi la mano chi non ha pensato almeno per un minuto davanti ad un errore al lavoro di far finta di niente, sperando di farla franca.
La tentazione di spazzolarlo sotto il tappeto è forte. Poi si vedrà …

Personalmente,
piuttosto che spazzare il malfatto sotto il tappeto sperando che nessuno se ne accorga,
preferisco deglutire il mio orgoglio, dichiararlo,
prendere le misure, fare di tutto per risolvere l’errore,
per tutto il tempo e l’impegno che è necessario.

errore sul lavoro

Se si tratta di un errore banale,
probabilmente te la puoi cavare con delle scuse e qualche ora di disagio.

Se l’errore è più grave,
meglio presentarsi con il problema portando con sé anche delle soluzioni.
Concrete.

Non devi certo trasformarti in una vittima, un martire,
piuttosto devi fare del tuo meglio per risolvere l’accaduto.
Semplicemente.

Se decidi di esporti,
evita –se ne hai la possibilità- di gestire la faccenda via e-mail.
In queste cose ci devi mettere la faccia.
Ecco perché devi preferire un incontro faccia-a-faccia.

2 bis. “Se non dico niente, quali possono essere le conseguenze se esce dopo?”

Dipende dalla tipologia dell’errore.

Ti chiedo …
è una buona idea non dire niente, se l’errore sul lavoro è uno di quelli che con il tempo lievita, accresce, fermenta, fino a diventare ingestibile tanto da causare perdite d’immagine o di soldi?
Uhm, non credo.

Forse non lo sai …
una delle maggiori paure di un capo è di trovarsi davanti un “buco”, nascosto da un collaboratore,
talmente grande, impossibile da rattoppare.

A questo punto,
le conseguenze saranno ben più gravose.

Magari , se ammetti subito l’errore, te la cavi con la classica lavata-di-capo.
Se esce dopo, ti salta-la-testa.
A te la scelta.

Se non fai errori, stai lavorando su problemi che non sono abbastanza difficili.
E questo è un grosso errore.

Frank Wikzek

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5 occasioni quando puoi accontentarti di “buono” piuttosto che “perfetto”

perfezione al lavoro

Tutti vogliamo fare del nostro meglio sul lavoro.
Tutti desideriamo essere professionali, precisi,
perfetti.

Ma c’è un’enorme differenza tra dedizione, passione,
ricerca della qualità e ossessione per ogni dettaglio, assillo per ogni particolare.
Il rischio è di diventare controproducenti.

“Le persone perfette non combattono, non mentono,
non commettono errori e non esistono.”

Aristotele

Non è mia intenzione criticare o scoraggiare (ci mancherebbe) chi lavora ricercando la perfezione al lavoro,
ma ci sono alcuni casi specifici in cui è accettabile accontentarsi di “buono” e smettere d’inseguire la perfezione assoluta.

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Accontentarsi di “abbastanza buono” potrebbe sembrare un approccio apatico e approssimativo,
ma ci sono momenti in cui è completamente giustificato e accettare le cose così-come-sono diventa la scelta più efficiente ed efficace.

Ecco 5 occasioni in cui puoi accontentarti di “buono” piuttosto che “perfetto”:

1. Quando l’urgenza è più importante della qualità

Il Mondo del Lavoro di oggi è così complesso e si muove molto velocemente.
Come puoi pensare di raggiungere la perfezione al lavoro in tempi così stretti?

Come puoi credere di finire un lavoro, un progetto, in poco tempo senza mettere in conto imprecisioni, approssimazioni o ritocchi?

Se il tuo capo o i clienti (sempre più impazienti) aspettano di vedere un qualche progresso o hai bisogno di dare un feedback per non arrivare alla riunione completamente a mani vuote,
forse non è il momento di ossessionarsi con i dettagli.

Spesso, “buono” è meglio di “perfetto”,
ma a volte anche “fatto” è meglio che “buono”.

2. Quando rischi di compromettere un rapporto consolidato

Ogni giorno,
sul lavoro può capitare di ricevere critiche e in genere non fa mai piacere.

Se sei un perfezionista accanito,
vuol dire che stai cercando di raggiungere un modello mitizzato.

Vuoi che anche gli altri siano perfetti e spesso poni obiettivi fuori dalla tua portata,
quasi impossibili da raggiungere.

Sei piuttosto critico sia con te stesso sia con gli altri,
pretendi che anche gli altri siano impeccabili quanto te.
Questa puntigliosità potrebbe causarti inevitabilmente rapporti professionali difficili.

Sarebbe un vero peccato compromettere un rapporto duraturo per un puntiglio trascurabile o per l’insistenza su un dettaglio irrilevante.

Le persone sono diverse.
Il tuo lavoro può essere perfetto,
ma le tue relazioni non lo saranno sicuramente.

3. Quando i livelli di ansia e stress nell’ambiente di lavoro sono già al limite

Il perfezionista incallito è costantemente preoccupato per gli errori e i dubbi sulle sue azioni.

Teme che un errore porterà gli altri a pensare male di lui/lei;
la prestazione è intrinseca alla visione di sè.

La perenne lotta per essere perfetto può essere molto logorante e stressante.

Quando nell’ambiente lavorativo i livelli di stress sono già alti,
una sproporzionata ricerca della perfezione (accompagnata da mancanza di empatia) può portare ulteriore irritabilità e maggiore nervosismo.

La tensione sale così alle stelle creando un’escalation di problemi e complicazioni.

4. Quando tutti pensano sia “buono”

La scadenza si sta avvicinando,
ripensandoci bene (soprattutto la notte) “escono fuori” miglioramenti così evidenti che sembra impossibile (il giorno dopo) non calarsi nuovamente su dettagli e rifiniture.

Sei troppo vicino alla scadenza di quel progetto,
e stai perdendo rapidamente di vista il quadro generale.

Siamo i nostri peggiori critici.
Non è una novità.

Per questo motivo, in questi frangenti,
è meglio ascoltare il feedback di collaboratori e colleghi.

Se per tutti, il risultato è “perfetto cosi com’è”,
probabilmente non cercano di sabotare la tua carriera ma semplicemente ti stanno assicurando che hai già fatto un buon lavoro e non c’è bisogno di “ritoccarlo continuamente” in modo ossessivo.

5. Quando sei sotto pressione

Cerca di calmarti quando sei sotto pressione al lavoro.
Fai un respiro profondo e ricorda che spesso “buono” o “fatto” è meglio che …
“perfetto”.

Nessuno vuole essere ricordato per essere un professionista superficiale e impreciso.
Tuttavia,
puoi regalarti una pausa qua e là,
e avere più tempo per controllare il tuo lavoro quando conta davvero.

So che può essere difficile da accettare,
se sei una persona alla costante ricerca della perfezione …
ma non puoi pensare che ogni “pezzo del tuo lavoro” sarà il migliore in assoluto.

Perfezione al lavoro? Punta al miglior risultato possibile

Quando vogliamo essere perfetti, efficienti e sempre “all’altezza”,
ci mettiamo sulle spalle carichi emotivi molto pesanti …
anneghiamo in ansia da prestazione o nella fantasia che gli altri ci stiano giudicando male.

Con questo presupposto …
vivere e lavorare diventa estenuante!

Non devi puntare alla perfezione al lavoro,
ma al migliore risultato possibile.

Spesso “buono” è meglio di “perfetto”,
ma a volte anche “fatto” è meglio che “perfetto”.

10 cose che le donne davvero sicure non fanno – 2

donne sicure

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6. Non sprecano tempo per preoccuparsi

Le donne sicure sanno che il tempo è prezioso,
quindi non si crogiolano su “cosa-se“,
solo-se” o “cosa-sarebbe-stato“.

Non perdono tempo preoccupandosi di cose che non possono controllare.
Si concentrano solo su ciò che sono in grado di risolvere.
Hanno appreso (dalla vita) che non farlo, porterà solo ansia e delusione.
E lasciano scivolare tutto il resto.

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Hanno sperimentato che possono gestire soltanto la propria reazione,
il proprio atteggiamento.

Cercano di non lamentarsi o non demoralizzarsi,
si concentrano sulle prossime azioni da intraprendere.

Le donne sicure sanno che pensando tanto al lavoro,
si ha spesso la sensazione di padroneggiare la nostra ansia e di riuscire a risolvere un problema.

In realtà è proprio questa percezione che ci impedisce di “chiudere” con le preoccupazioni.
Le donne determinate sanno che chi rimugina continuamente non raggiunge mai la soluzione del problema.

7. Non si fanno bloccare dalla paura

“Attenzione alle paure del giorno. Amano rubare i sogni della notte.”
Fabrizio Caramagna

La paura può diventare prudenza, accortezza e riflessione.
E questo (spesso) può essere un bene.
Può evitare capitomboli.

Le donne sicure sanno che sperare che il problema si risolva da solo,
oppure essere frenati dalla paura di sbagliare (o di venir giudicato dagli altri)…
è veramente il peggiore degli errori!

Decidere, anche sbagliando,
spesso è comunque sempre meglio che non decidere.
Le persone che non commettono errori generalmente non fanno nulla e non raggiungono niente.

8. Non mascherano la fiducia con la supponenza

Sentirci non abbastanza è sufficiente per farci girare la testa,
per diventare esitanti e incerti,
perdere fede nelle nostre capacità,
smarrire l’autostima.

Le donne insicure mascherano spesso le loro debolezze con la sfacciataggine.
L’arroganza è una compensazione per la mancanza di fiducia in sé.

Le donne (davvero) sicure di se stesse sanno che è importante evitare di nascondere, celare, velare
ma costruire giorno-per-giorno una sicurezza reale, tangibile, concreta.
Inattaccabile.

9. Non vedono i fallimenti come sconfitte

In realtà,
riconoscono che ci sono sempre punti di apprendimento sulla strada del successo.
La facilità con cui recuperano permette a queste donne determinate di continuare a progredire verso i propri obiettivi.

Le donne di successo non rinunciano dopo un fallimento.
Usano il fallimento come un’opportunità per crescere, imparare,
fare un progresso e correggere la direzione.

Gli errori ci insegnano cosa non ha funzionato,
cosa dovremo fare di diverso la prossima volta.
Gli errori sono i gradini che ci portano al successo.

Le donne che più ammiri hanno sperimentato che non importa quante volte si cade,
ma quante volte ci si rialza.

10. Non basano il proprio valore sulla percezione di altre persone

Le donne sicure vedendo la “vita attiva” di altre persone sui social non si sentono inferiori.

Probabilmente non avranno 2000 amici di Facebook e una marea di ammiratori su Instagram,
ma sanno che la cosa importante è il contenuto,
non i numeri.

Valutano l’autenticità e vogliono solo amici con i quali condividere una connessione profonda.

Amano le conversazioni impegnative pur sapendo che non portano alla popolarità.
Ma non importa.

Qualità anziché quantità.

Queste donne sicure amano i loro amici e la loro famiglia,
ma sanno che è importante avere il tempo per se stesse,
dove possono esplorare la crescita personale e prendere tempo per ritrovarsi.

Non trovano il silenzio scomodo.
Anzi,
il silenzio le ricarica.

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Le donne sicure sono anche arroganti e sfrontate?

Purtroppo,
questo è un timore di molte donne.

Si può mostrare sicurezza di sé ma anche comprensione e femminilità,
pur avendo una posizione lavorativa di responsabilità,
gestendo team e budget importanti.

Anche la donna può essere assertiva senza aver paura della propria femminilità:
essere sexy e femminile non è l’antitesi dell’essere una donna indipendente,
libera e di potere.

Determinato “non è l’opposto di timido”.
Una donna può avere qualsiasi tipo di personalità e ancora essere autosufficiente e coraggiosa.

Foto: Allan Holmes

donne sicure

10 cose che le donne davvero sicure non fanno – 1

donne sicure

Se pensi sia tutta una questione di bellezza,
di attrattiva fisica,
beh, ti sbagli!

Le donne sicure vanno-oltre.

Quando entrano in una stanza, te ne accorgi subito,
si portano dietro quest’aurea di fascino, grazia e determinazione,
di successo.
Sono memorabili.

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Prendono decisioni con accuratezza,
ma una volta che hanno deciso,
lo hanno fatto davvero.
Non le vedrete titubare.
L’esitazione non fa parte del loro processo.

Sanno cosa stanno facendo e perché lo fanno,
in ogni momento.

Se anche tu vuoi raggiungere i tuoi obiettivi (grandi o piccoli, poco importa) nella vita,
è senz’altro utile sapere cosa-fanno le donne di successo.
Altrettanto importante è conoscere cosa-non-fanno.

Ecco 10 cose che le donne che più ammiri non-fanno:

1. Rifiutano l’immagine della donna perfetta imposta dai media

Le donne sicure rifiutano le tendenze.
Non lasciano che i media dettino il loro aspetto fisico e i loro comportamenti.
Non si fanno imporre da spettacoli televisivi e fiction come parlare e come essere cool.

Difficilmente si conformano a qualcosa.
Sanno adattarsi finemente alle proprie esigenze e preferenze.
Si concentrano solo su ciò che vogliono.

Queste donne sono sicure nelle loro scelte di stile di vita,
di carriera, di sposarsi, di avere una famiglia o meno.

E non hanno paura di chiedere quello che vogliono.

2. Non reprimono i sentimenti

Le donne sicure sanno che l’istinto è l’alleato più forte nel processo decisionale.
Ascoltano la loro voce interiore come un amico di fiducia.

Se vogliono dirti qualcosa,
te lo faranno sapere,
stanne certo.

Sanno che il modo più veloce per ottenere qualcosa è …
l’onestà.

3. Le donne sicure non spettegolano

Spettegolare a volte può essere salutare perché stempera la tensione e serve a creare un clima più leggero.
Lo scherzo distende gli animi e consolida il gruppo.

I pettegolezzi e il gossip diventano pericolosi quando sono continuamente alimentati,
con un’escalation dei toni e della forma,
o diventano l’unico sfogo a frustrazione e stress.

Le donne sicure non parlano di altre donne,
hanno di meglio da fare che sparlare di altre persone.

Parlano piuttosto dei loro sogni,
dei loro obiettivi, dei loro piani,
e delle loro aspirazioni.

Non perdono tempo in gossip.
Le donne di successo evitano di farsi coinvolgere troppo per non rischiare di rovinare i loro rapporti interpersonali o di trovarsi in situazioni spiacevoli.

4. Non hanno paura dell’imperfezione

Meglio un diamante con un’imperfezione che un sasso senza.
Confucio

Le donne sicure sanno che l’equilibrio è tutto,
e che bisogna prendersi cura di se stesse.

Ricercano (costantemente) un sano equilibrio tra lavoro e vita privata e prendono tempo per mangiare bene.

Vogliono arrivare in palestra in orario,
ma sanno che il mondo non finirà, anche se … arriva un imprevisto sul lavoro,
o si concedono un gelato occasionale.

Le donne sicure sono ben consce del valore di una buona prima impressione,
ma conoscendo anche l’importanza del tempo, sanno che talvolta comporta …
niente-trucco e pantaloni da tuta.

Senza fare drammi!

donne sicure

5. Non cercano di soddisfare le aspettative degli altri

Una donna determinata non ha bisogno di continue approvazioni esterne.

Non han bisogno di accontentare tutti,
in ogni momento.

Non ha paura di dire di “no” o spiegare “perché”.

Si sforza di essere gentile e leale,
sapendo anche che è impossibile compiacere tutti.
Non si sconvolge se non piacciono o non sono accettate dagli altri.

Foto: Allan Holmes

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7 ragioni perché farai molta fatica a trovare lavoro – anche con un buon CV – 2

trovare un lavoro

4. Sei in costante attesa di una risposta

Lento, lentissimo,
pachidermico,
un passo … attesa … poi un altro passo … attesa e così via …

Mandi una candidatura e aspetti la risposta, speri magari che ti chiamano per il colloquio,
pensi che sia andata bene … aspetti la risposta …
infatti è andata bene (sei preparato e competente) ma la scelta è andata su un altro candidato, peccato!

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Peccato sì,
perché da quando hai mandato la prima mail di candidatura alla risposta sono passati quasi 2 mesi.
E tu cosa hai fatto nel frattempo?
Niente. Hai solo aspettato.

Non aspettare che finisca l’intero iter di selezione di una singola selezione.
Apri più canali, più alternative, più sbocchi.
Porta avanti più selezioni alla volta.
Rilancia. Non fermarti.
Altrimenti è dura trovare un lavoro.

Non aspettare. Non sperare.
Devi firmare.

“La partita finisce quando arbitro fischia”.
Vujadin Boskov

5. Sei troppo passivo

Purtroppo il cellulare non squilla da solo.
Nessuno viene a bussare alla porta di casa tua.

Non accade nulla,
se non fai nulla, è talmente logico da essere banale.

Invece,
insegui attivamente le opportunità.
Otterrai risultati migliori essendo proattivo.

Sono importanti dedizione e disciplina.

Crea un piano e una routine per ogni giorno,
sviluppa un programma,
fissa degli obiettivi,
e cerca di essere il più possibile attivo e produttivo.

A quel punto sarai anche … attrattivo!

6. Focus solo su te stesso (e non sul Mercato)

Il Mercato?
Cos’è? Cosa vuole? Ma chi se ne frega …

Ricorda però che,
il Mercato del Lavoro assume in base alle propre esigenze e non segue i tuoi bisogni.
Delle tue necessità o urgenze s’interessa ben poco.

È di fondamentale importanza (se vuoi trovare un lavoro) rimanere focalizzati sulla soddisfazione dei bisogni dei tuoi potenziali datori di lavoro (aumentare i profitti, bilanciare il carico di lavoro di un team, espandere un reparto, ecc.)

Il Mondo del Lavoro di oggi ha bisogno di mobilità più che mai.
Sono tante le persone alla ricerca del lavoro perfetto o che considerano solo le opportunità a tempo pieno o a tempo indeterminato.

È efficace essere aperti al part time, a lavori temporanei, freelance,
alla possibilità di lavorare da liberi professionisti, come lavoratori a contratto, ecc.
per massimizzare le possibilità di successo nella ricerca di lavoro.

trovare un lavoro

7. Non personalizzi le tue candidature riducendo le possibilità di trovare un lavoro

Sai che è un buon consiglio,
ma sai che richiede un po’ di lavoro in più.
E così comincia il gioco del rimando,
della procrastinazione.

“Lo farò domani”, “Lunedì”, ecc…
“Tanto non se ne accorge nessuno”.
“Tanto nessuno la leggerà comunque”

Vero.
Più della metà dei selezionatori non leggono i tuoi dossier di candidatura.
Ma ti stai dimenticando di quelli che lo leggono.
Che sono tanti, comunque.

Come la prenderanno se poi dovessero leggere il tuo dossier e trovarsi davanti a una copia scialba,
incolore, standardizzata,
prodotta in serie?

Chi legge la tua candidatura è una persona.
Né più né meno come me e te.
Non puoi creare una singola candidatura e inviarla a tante aziende pensando di risparmiare tempo e fatica.

Ogni annuncio di lavoro è diverso …
anche la risposta all’annuncio deve essere unica e personalizzata.

Anche tu vuoi essere trattato come unico e speciale, vero?


7 ragioni perché farai molta fatica a trovare lavoro – anche con un buon CV – 1

trovare un lavoro

Se sei alla ricerca di un lavoro (magari già da un po’) è totalmente comprensibile che tu ti senta bloccato, frustrato e scoraggiato.
Confuso.

È normale.
Naturale.
Chiunque ci sia passato, sa cosa intendo e cosa vuol dire convivere con sentimenti di delusione e rassegnazione per una ricerca che sembra vana.

Trovare un lavoro? A volte è solo questione di approccio

A volte è solo sfortuna,
troppa concorrenza, crisi del settore,
altre volte si tratta di un problema di approccio, di mentalità,
di pensieri negativi e credenze depotenzianti che minano (anche indirettamente) la tua ricerca di lavoro.

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Ecco 6 ragioni perché penso farai molta fatica a trovare un lavoro,
anche se hai ottime competenze e una rispettabile esperienza lavorativa:

1. Sei troppo negativo e pessimista

Se ti convinci di non essere “abbastanza” per quella posizione o pensi che nessuno ti chiamerà mai …
probabilmente sarà davvero così.

Il cinismo, l’amarezza e il pessimismo si trasmettono nei colloqui di lavoro
e per quanto ti possa sembrare strano anche nelle lettere e nelle email – e questi atteggiamenti negativi possono affondare le tue (residue) possibilità di trovare un lavoro.

Invece di lamentarti,
pensa a come puoi mostrare il tuo valore durante la ricerca di lavoro.

Rivolgi le tue frustrazioni personali a un caro amico o a un familiare.
Circondati il più possibile di persone positive e la tua energia automaticamente comincerà ad attrarre piuttosto che allontanare.

2. I tuoi obiettivi sono vaghi

“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.”
Lucio Seneca

Spesso sono contattato da persone che vogliono “trovare un lavoro“.

Non vogliono limitare le loro opzioni,
desiderano ampliare gli orizzonti e sono aperti a qualsiasi tipo di opportunità di lavoro.

Purtroppo fanno l’errore di avere obiettivi vaghi,
poco specifichi, il solo focus sembra nient’altro che accedere al libro paga di qualcuno.

Se la tua ricerca di lavoro è troppo indefinita,
non comunica abbastanza valore specifico.

La concorrenza è alta e devi competere con persone che conoscono esattamente quello che vogliono e sono appassionate.
Una battaglia persa in partenza.

È come andare in vacanza senza decidere dove vuoi andare.
Se non conosci la tua destinazione,
come puoi mappare un percorso?

trovare un lavoro

3. Sei troppo celebrale – poco concreto

“Sì, ma … non è quello che cercavo”
“Sì, ma … è un‘azienda leader, se la tirano”
“Sì, ma … qualcuno ha detto che pagano poco”
“Sì, ma … è una start up, poche garanzie di continuità”
“Sì, ma … è part time … full time … troppo lontano di casa … come faccio per dare a mangiare al mio cane”

Si, ma … (adesso lo dico io) così facendo stai lucidando l’argenteria mentre la casa sta bruciando.
Ovvero,
ti stai perdendo in ghirigori mentali invece di “saltare” sul primo lavoro che trovi,
usare questo salvagente per prendere un po’ di respiro,
e cominciare da lì.

Mi spiego meglio, per non essere frainteso.

Faccio della strategia il mio lavoro di coach,
analizzare, valutare, scomporre e soppesare fa parte del coaching
ma ci sono momenti (nella ricerca di lavoro come nella vita in genere) in cui tutto questo deve essere messo da parte e bisogna buttarsisenza pensarci troppo.

Se non trovi lavoro da un po’, se il tempo sta passando inesorabilmente,
le risorse economiche cominciano a scarseggiare,
il “buco” nel CV diventa sempre più difficile da giustificare,
il settore è già in forte crisi,
soppesare troppo (e non muoversi) è sintomo di “grande ignoranza nella gestione di se stessi.”

La vedo dura!


Nuovo team leader? 12 suggerimenti per partire con il piede giusto – 2

nuovo team leader

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7. Usa “noi” piuttosto che “io”

Usa sempre il “NOI”.
Fin dai primi giorni, racchiudi idealmente tutti i membri dello staff …
dalla tua assistente, che è sempre al tuo fianco,
al part time che incroci una volte la settimana.

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Fai come gli allenatori di calcio,
la loro più grande sfida è fare gruppo,
evitando di creare differenze e favoritismi tra i vari collaboratori.

“La mia squadra è composta di 22 giocatori …”
“Nel mio team non ci sono panchinari”.

sono le loro frasi preferite.

8. Fai un “giro” fuori ufficio, ogni giorno

Quando sei il nuovo team leader,
potresti trovarti inaspettatamente isolato.

Non c’è (ancora) la confidenza,
e alcune persone potrebbero non sentirsi a proprio agio.

Prendi tu l’iniziativa.
Fai una “passeggiata” regolare fuori dal tuo ufficio in modo che si senta la tua presenza.

È un modo per ricordare ai tuoi nuovi collaboratori o colleghi che sei proprio lì,
con loro, in prima linea,
mostra che non sei intimorito a uscire dal tuo contesto, non sei “rinchiuso” nel tuo ufficio,
sei accessibile, disponibile.

Fai domande, prima di fare affermazioni.
Le domande ti rendono intelligente.

9. Rileggere le mail prima di premere “invio”

Per favore non sentirti infastidito dall’ovvietà di quest’affermazione,
se solo sapessi quanti non lo fanno!

Prima di inviare qualsiasi cosa,
leggila.
Leggi la mail ad alta voce, controlla che non ci siano errori di ortografia e grammatica che potrebbero danneggiare la tua immagine professionale in modo irreparabile.

Soprattutto,
se devi scrivere email particolarmente importanti,
fatti aiutare e rileggila insieme da un amico fidato,
il partner.

Se non è possibile,
salva la mail come bozza, e rileggila dopo con calma (io faccio spesso così).
Sarai sorpreso dalla chiarezza che otterrai,
tornando sulla mail, dopo una pausa, con “occhi nuovi”.

Chiedi a te stesso:
“La mia richiesta è chiara?”
“Potrebbero esserci malintesi?”
“Come la prenderei se dovessi ricevere una mail simile?”

10. Presta attenzione al tuo istinto

“Compito dell’istinto è quello di precederci sempre di mezzo passo.”
Helena Anahva

Lasciati guidare dall’istinto.

Ascoltare l’istinto significa fare silenzio interiormente,
prestare la tua più totale attenzione … e “sentire”.

L’istinto va oltre le frasi di rito, i sorrisi di circostanza,
le strette di mano,
gli inchini e i salamelecchi che accompagneranno il tuo arrivo.

nuovo team leader

Senti “cosa ti dice” il tuo istinto,
prendi carta e penna, annota di getto le sensazioni sulle persone, sui compiti, ecc, tutto quello che ti passa dalla mente ….

Ti tornerà utile.
Un giorno.

11. Se avverti il bisogno di sentirti grande vuol dire che sei (ancora) piccolo

Muoviti con fiducia,
non con arroganza.

Resta umile.
Tieni il senso dell’umorismo.

Ascolta di più, parla meno.

Se senti la necessità di parlare delle tue capacità,
del tuo successo o della tua carriera.
Di quanto sei bravo.
Non farlo.

Resta nel concreto,
fai parlare i fatti.

12. Sei il nuovo team leader? Non dimenticare le capacità relazioni

Potresti essere stato assunto per le tue abilità tecniche ma se sottovaluti le capacità relazionali rischi di partire con il piede sbagliato.

Il successo come nuovo team leader,
è sempre una combinazione di competenze tecniche e capacità relazionali.

Per il primo periodo,
concentrati su queste 3 cose:
Presentarsi.
Ascoltare.
Creare relazioni.

Conosci le persone, non le loro posizioni.
I titoli di lavoro non definiscono mai una persona.
Conosci la persona a un livello più profondo.

Nuovo team leader? 12 suggerimenti per partire con il piede giusto – 1

team leader

Sei il nuovo team leader?
Che tu sia prossimo a lavorare per un’innovativa startup,
un’impresa a conduzione familiare,
oppure un grande progetto per una multinazionale,
il tuo approccio iniziale farà una notevole differenza tra il successo e il fallimento nella tua permanenza in quest’azienda.

Chi ben comincia … dice il detto.

Sarai stimolato ed emozionato.
Sarai di fronte a difficoltà e opportunità,
e il tuo obiettivo dovrebbe essere quello di sfruttare al meglio tutte le situazioni …
a partire dal tuo primo giorno di lavoro.

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Se stai già pensando come spenderai il tuo nuovo stipendio,
ricorda che …
una falsa partenza rischia di bruciare la tua posizione di team leader in pochissimo tempo.

Ti stanno aspettando …

Ecco 13 suggerimenti che spero ti diano spunti e la direzione giusta per avvicinarti con successo al tuo nuovo lavoro di team leader:

1. Non devi dimostrare immediatamente quello che sai

Lo hai già fatto in fase di selezione.
Devi dimostrare cosa puoi imparare.
Qual è la tua capacità di apprendimento.

2. Lo stress che senti, lo sentono anche gli altri

Il tuo arrivo creerà stress e incertezza per molti.
Tutti si chiedono cosa cambierai.
Come il loro lavoro possa cambiare.

Un livello moderato di stress può essere molto produttivo.

Se puoi dire che le cose resteranno sostanzialmente le stesse,
dillo.
Sottolineando le certezze, eviterai che il livello di stress si alzi pericolosamente.

In ogni caso,
evita di promettere più di quanto tu possa mantenere.

In questo momento è necessaria sensibilità,
sia verso te stesso sia verso gli altri.

3. Impara subito i nomi dei tuoi collaboratori

Nessuno si aspetta che lo farai subito,
il primo giorno.

Ma ricordare, pronunciare correttamente e rapidamente i nomi dei tuoi nuovi collaboratori è molto più di una questione di educazione,
è una forma di rispetto.
Di leadership.

In un periodo in cui si parla tanto di team building,
troppo spesso ci dimentichiamo che ogni persona vuole sentirsi unica e speciale.

Quando usiamo il nome (oltre ad essere educati e gentili) stiamo creando un legame,
perché riconosciamo il valore e l’unicità della persona.
Questa semplice cortesia ti aiuterà a costruire rapporti duraturi.

4. Evita giudizi prematuri sulle persone

“La tendenza a giudicare gli altri è la più grande barriera alla comunicazione e alla comprensione.”
Carl Rogers

Spesso nutrire pregiudizi porta a modificare il nostro comportamento sulla base delle nostre credenze,
portando poi al rafforzamento degli stereotipi stessi.

Ad esempio,
se per qualche motivo sei convinto che i collaboratori più giovani (magari con piercing e tatuaggi) siano poco professionali,
probabilmente con quella tipologia di dipendente assumerai un atteggiamento più critico e indisponente.

Questo tuo atteggiamento sarà visto come ostile e ingiustificato dal giovane collaboratore che a sua volta si metterà sull’offensiva,
rafforzando (e avvalorando) così di conseguenza il tuo pregiudizio.
La profezia si è avverata.

5. Non credere a tutto quello che ti verrà detto

Alcuni vorranno manipolarti.
Alcuni vorranno accattivarsi la tua benevolenza.
Altri ancora ti osserveranno costantemente per carpire le tue intenzioni.

Ci saranno persone che ti seguiranno per vederti fallire,
e altre che ti seguiranno perché desiderano che tu possa avere successo.

Ti basta sapere che ognuno avrà un motivo per “aiutarti”,
sta a te scoprire in che modo.

team leader

6. Non essere il team leader so-tutto-io

Sei bravo e capace.
Giovane e rampante.
Ma certo!

Il tuo primo istinto è cercare tutti i modi di dimostrare quanto sei capace.
La verità è che, se ti manca l’umiltà e il rispetto per gli altri,
avrai difficoltà a convincere colleghi e collaboratori delle tue abilità e non sarai visto come un giocatore di squadra.

Se saprai resistere alla tentazione di impressionare,
se riuscirai a osservare il tuo ambiente lavorativo,
cercando (veramente) di capire come lavora l’azienda,
mostrando il tuo genuino interesse per le persone …
i risultati saranno potenti.

leggi anche la parte 2 small ...

10 frasi killer da non pronunciare davanti al tuo capo – 2

frasi da non dire al capo

leggi anche la parte 1 small ...

5. “Non mi piace lavorare con Letizia”

Nulla infastidisce il tuo capo più di ascoltare (grandi o piccole, poco importa) beghe personali tra i membri del suo team.

Non può risolvere ogni piccolo conflitto che si presenta sul posto di lavoro,
quindi non rendere il suo lavoro più difficile con lamentele sui colleghi.

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Un suggerimento:
anche se hai ragione sul conto di quella persona,
lo sforzo per lavorare bene accanto a lui/lei,
sarà più proficuo delle (continue) lamentele con il tuo capo.

6. “Non è il mio lavoro”

Una delle classiche frasi da non dire al capo.
Ecco una frase tossica che ti dipinge come una persona inflessibile e non cooperativa.

Se il tuo capo ti chiede di farlo,
probabilmente vede questa richiesta come parte del tuo lavoro.

Se senti veramente che ti è stato chiesto qualcosa d’ingiusto,
chiedi al tuo capo di discutere di questa nuova incombenza,
ma non dire mai (se ti è chiesto di fare qualcosa) che non fa parte del tuo lavoro!

7. “Non posso farlo ora, ho altre priorità”

Questa frase ti farà apparire come qualcuno che non vuole imparare e crescere.
E poi…
stai bloccando la comunicazione!

Molto meglio dire: “Ho una serie di mansioni in scadenza.
A tuo parere, a quali daresti la priorità
?”

8. “Non mi avevi detto di fare così”

“Tutti cercano qualcuno a cui dare la colpa.”
Tom Waits

Può darsi che tu abbia (davvero) ragione e ti abbia dato un’indicazione sbagliata,
ma il tuo capo non si chiederà se hai ragione o no,
noterà solo che tu stai sfidando la sua autorità.

Meglio dire “Ora ho capito che cosa vuoi, lo faccio subito”.
Così metti l’accento sul fatto che c’è stato un errore di comunicazione,
non stai negando il problema e stai (comunque) cercando la soluzione.

È importante, fare una verifica di comprensione, ripetendo ad alta voce la richiesta,
per evitare ulteriori problemi.

In questo modo,
invece dimostrerai di essere attento e disponibile.

9. “Il vecchio capo non faceva così”

Oppure “Prima le cose erano gestite meglio qui”

Non vorresti essere confrontato con un ex collaboratore, vero?
Per il tuo capo è lo stesso!

Anche il tuo capo può pensare che tu sei bloccato,
poco duttile e disponibile,
che non ti sei adattato bene al cambiamento e che non sei flessibile.

Questo potrebbe tagliarti fuori da nuovi progetti o assegnazioni,
perché (sembra) che tu non sia capace di gestire al meglio il cambiamento.

10. Qualsiasi domanda a cui si possa rispondere facilmente

La tecnologia oggi mette il mondo a portata di mano,
e ti dà la risposta alla maggior parte delle domande.

Evita di preoccupare il tuo capo con richieste generali,
che si possono facilmente risolvere con un minimo d’iniziativa e una semplice connessione a Google.

Attento ai social!

“Che palle!”.
“Non ne posso più oggi”
“Ho un’allergia, sto a malapena in piedi, ma devo tirare fino alle 6”.
“Non ho mai avuto un boss più intelligente di me”.

Quando pubblichi qualcosa, ricorda che (forse) anche il tuo capo potrebbe leggerlo.
Equivale quasi a dirlo direttamente in faccia.

Banale?
No, banalissimo.
Ma sono in tanti a cascarci!

leggi anche la parte 1 small ...

Frasi da non dire al capo? La prudenza non è mai troppa

Se pensi che l’onestà paghi sempre e che dire quello che pensi sia comunque la strada più efficace …
ricorda che sul posto di lavoro possono verificarsi situazioni in cui è preferibile maggior cautela,
per non compromettere o rovinare del tutto le tue possibilità di carriera.

A volte è consigliabile un eccesso di prudenza,
così da formulare un dialogo costruttivo e professionale,
piuttosto che farfugliare la prima cosa che viene in mente e rimpiangerla subito dopo.

Infatti,
dire qualcosa nel modo sbagliato è un attimo,
ma l’impressione negativa (che ne scaturisce) può diventare duratura e controproducente.

10 frasi killer da non pronunciare davanti al tuo capo – 1

frasi da non dire al capo

Se chiedi al tuo capo qual è l’aspetto più importante nel mondo del lavoro di oggi,
(probabilmente) ti dirà la comunicazione.
E ha ragione.

Infatti, quando parliamo,
(anche se quello che diciamo conta solo il 7-8% della nostra comunicazione),
dobbiamo stare ben attenti a non usare espressioni che ci fanno apparire offensivi,
incompetenti o poco corretti nei confronti del nostro capo/a.

Ecco 10 frasi da non dire al capo:

Occhio a tutte quelle espressioni, piccole frasi (che sembrano innocue) che possono,
anche a livello inconscio, essere interpretate negativamente e sabotare il tuo rapporto professionale.
E poi sono …
dolori!

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Poco importa quanto il tuo capo/a sia aperto di vedute,
ci sono ancora alcuni punti di discussione che sono tabù.

Ecco 10 frasi frasi da non dire al capo e che non dovresti mai lasciarti sfuggire:

1. “È un problema”

La scelta delle parole la dice lunga su di te.
E su chi-sei.

Un problema rappresenta un ostacolo,
una barriera o un blocco insormontabile.

Se “etichetti” tutto come un problema,
rischi di essere visto come “negativo e porta sfiga”.

I problemi sul posto di lavoro si presentano ogni giorno.
E ogni giorno vengono risolti!
Non devi farne una “ragione di stato” tutte le volte che ti trovi davanti una difficoltà.

Se c’è un problema,
prova a offrire al tuo capo una possibile soluzione.
Te ne sarà grato!

Leggi il mio post su come migliorare il tuo rapporto con il capo.

2. “Non posso”

Ecco una delle frasi da non dire al capo.. in compagnia dei suoi fratellastri “È impossibile” o “Non si può fare”.

Nessuno si aspetta che tu sia in grado di fare tutto,
ma il tuo capo vuole sentire cosa puoi fare e cosa è possibile,
non quello che non puoi fare o quello che per te è impossibile.

Così, invece di dire,
“Non riesco a finire per domani, è impossibile”,
offri al tuo capo una scadenza realistica.

Se ritieni che ti sia stato chiesto l’impossibile,
spiega esattamente quello di cui hai bisogno “Posso terminarlo per domani,
se avrò il supporto di Roberto e Camilla”.
Così. Positivo!

Evita lamentele e frasi di uno
che non si vuole mettere alla prova.

3. “Sono stanco morto, sai nel weekend… ”

Questo potrebbe sembrare ovvio,
ma succede, potrebbe scapparti,
anche accidentalmente.

Potresti aver chiuso il locale sabato sera e qualcuno ti ha accompagnato a riprendere l’auto perché non ti ricordavi dove l’avevi parcheggiata.
E allora?

Anche se hai un rapporto amichevole con il tuo capo,
le tue questioni personali dovrebbero essere lasciate fuori dal contesto lavorativo,
perché potrebbero condizionare il tuo rapporto.

Se continui a vantare notti di follia in città e allo stesso tempo ti presenti in ritardo,
il tuo capo ti richiamerà al concetto del lavoro-è-lavoro,
alle tue responsabilità sul lavoro e gli obiettivi della società.

4. “Ho bisogno di un aumento”

Il punto non è chiedere un aumento.
Un adeguamento.
Un ritocco.

Non ha assolutamente niente a che fare con il merito del tuo lavoro,
non ha assolutamente niente a che vedere con la qualità di ciò che stai facendo.

I salari e le promozioni si basano sul tuo contributo all’azienda,
i tuoi punti di forza e le tue realizzazioni,
piuttosto che sui tuoi bisogni.

Il tuo capo vuole sapere perché ti meriti l’aumento,
non perché ne hai bisogno
(la necessità di solito implica un problema finanziario personale).

Se vuoi negoziare uno stipendio più elevato,
è necessario chiederlo in un modo più efficace,
dimostrando i tuoi successi e mantenendo fuori le tue esigenze personali.

leggi anche la parte 2 small ...

Nessun capo terrà mai un impiegato che ha sempre ragione.
Arthur Bloch

8 errori da evitare quando incontri persone nuove (se non vuoi “bruciarti” subito)

incontrare persone nuove

Per molti di noi,
incontrare persone nuove (o persone con cui non si ha molta confidenza – tipo colleghi di un altro dipartimento) non è sempre facile.

A volte è difficoltoso e imbarazzante.

Quando devi incontrare persone nuove, hai una sola possibilità per fare una buona prima impressione.
E quest’unica occasione (senza margine di errore) è stressante,
vero?

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La tua mente va all’incontro, alle presentazioni,
in testa hai pensieri del tipo “Non so cosa dire” o “Non sono una persona brillante”, “Farò la solita figura del baccalà che non ha niente da dire”.

La frequenza cardiaca aumenta, cominci a sussultare mentre immagini di stringere la mano a nuove persone, cercando argomenti di conversazione che non durano più di 10 secondi,
desiderando di sembrare (disperatamente) interessante e, allo stesso tempo, di nascondere l’apprensione.

Tieni d’occhio questi 8 errori di comunicazione quando incontri persone nuove
(sul lavoro e nel privato, poco importa):

1. Parlare solo di te stesso

Non appena stretta la mano inizi a parlare, parlare, parlare,
e non ti fermi più …

Senti il bisogno urgente di vendere te stesso e di innalzare la tua reputazione professionale,
e allora sotto a raccontare delle tue abilità, dei tuoi risultati,
dei tuoi successi.
Solo di te stesso.

Un monologo.
Nessuna domanda.
Facendo così non mostri interesse per gli altri.
Poco rispetto.

Non c’è niente di sbagliato nel parlare di se stessi,
anzi è necessario,
ma occorre assicurarsi di non sopraffare la conversazione disquisendo solo di se.

Devi fare domande,
lasciare “spazio” anche agli altri.

2. Rompere il ghiaccio reclamando o lagnandosi

“Il caldo oggi è terribile”
“Ma quanti siamo in questa stanza? Troppi …”
“Hanno risparmiato sull’aperitivo …”
“Strano, il capo oggi non ha invitato solo i suoi preferiti …”

L’idea sembra buona …
trovare un terreno comune di dialogo per rompere il ghiaccio,
condividere alcune considerazioni è un modo efficace per stabilire un rapporto più amichevole.
Spesso funziona.

Però,
partire con una lamentela, una recriminazione o parlare di questioni troppo personali,
(tipo il tuo divorzio o come sei stato male la notte prima per i troppi spritz),
non è un ottimo modo per avviare una conversazione.

La chiave di una prima impressione durevole (quando devi incontrare persone nuove) è quella di discutere un argomento, che interessi sia te, sia l’altra persona,
occorre porre domande per comprendere meglio il punto di vista dell’altro e riformulare il tutto in una nuova prospettiva.

“Ognuno ha la pretesa di soffrire molto più degli altri.”
Honoré de Balzac

3. Non prestando attenzione alla tua postura

Prima di pensare cosa-dire,
concentrati sulla tua comunicazione non verbale.
Più della metà della comunicazione è ad appannaggio del linguaggio del corpo.

Evita di non guardare gli altri negli occhi,
sollevare il mento (è un segnale di superiorità) o incrociare le braccia sul petto che “creano” una barriera tra te e le persone.

Stare a braccia conserte è la classica posizione di chiusura
che trasmette un atteggiamento negativo e difensivo.
Incrociando le braccia, sembri freddo,
riservato o peggio può sembrare che tu stia nascondendo qualcosa.

È meglio evitare azioni inconsce come incrociare le gambe,
fare tintinnare le monete in tasca, guardare continuamente il cellulare,
giocherellare con una penna o battere i piedi perché ti fanno sembrare imbarazzato e ansioso.

4. Avere un’espressione accigliata e preoccupata

Spesso,
dimentichiamo come un sorriso possa avere un impatto positivo quando incontriamo nuove persone.

Sorridere è uno dei più potenti segnali non verbali.
Sorridere è la cosa migliore che puoi fare.
Ti toglie dal viso quell’espressione crucciata e nervosa.

Le persone sicure di sé sorridono perché sono felici e non hanno paura di mostrarlo.

5. Voler essere costantemente al centro della discussione

La conversazione non deve essere legata al tuo disperato bisogno di essere cool.

Non cogliere ogni occasione, un singolo fatto o un’affermazione per agganciarti al discorso e iniziare a discutere, criticare, pontificare.
Sentenziare.
Solo per il semplice fatto di voler apparire più interessante o attraente agli occhi degli altri.

Pensi davvero che, così facendo,
riuscirai a impressionare le persone e sembrare più interessante o intrigante?
Vuoi davvero accentrare l’attenzione e ottenere riconoscimento per tutto il tempo?

Una cosa è certa,
alla lunga diventi scontato,
pesante e spingi gli altri a evitarti.

A te la scelta.

6. Confondere sicurezza con arroganza

Spesso,
quando incontriamo persone nuove, nascondiamo la nostra insicurezza – anche in buona fede o in maniera inconscia – con finti atteggiamenti di sicurezza, di superiorità e di arroganza.

Cerchiamo di ottenere approvazione,
abbiamo sempre qualcosa da dimostrare agli altri.
Braccia conserte, petto in fuori, sorriso sprezzante,
sarcasmo e battute.
Togliamo spazio ai discorsi degli altri o interrompiamo la conversazione per imporre i nostri argomenti.

Stiamo scambiando arroganza per carattere.
Che abbaglio!

7. Non parlare di te stesso

Se sei troppo silenzioso rendi impossibile la conversazione,
perché c’è troppa poca interazione.

Non essere troppo esitante e aspettare di essere notato.
Non lasciare agli altri l’onere di farti entrare nella conversazione.

La conversazione è un ping-pong (la pallina della conversazione deve andare avanti e indietro).
Se ti fanno domande,
non rispondere a monosillabi o con accenni.

Mostra empatia quando le persone condividono le loro esperienze.
Non essere troppo impassibile.
Non lasciare l’altro in “pausa”.
C’è sempre una buona domanda da fare.

Cerca di trovare l’equilibrio tra parlare troppo e parlare poco.

8. Mancanza di umorismo

Non c’è niente di più arido e scontato come la mancanza di umorismo.
Anche se non ti senti divertente,
anche se non sei brillante … puoi sempre ridere insieme agli altri!

Se non riesci ad apprezzare l’umorismo,
le conversazioni si possono chiudere velocemente.

Quando le persone scherzano,
goditela.

Non essere quello che prende tutto troppo sul serio!
Rilassati.
Affina il tuo senso dell’umorismo.

Concentrati sul mettere gli altri a proprio agio e farli sentire bene.

Incontrare persone nuove? Crea una connessione non un’impressione

Ricorda,
la maggior parte di noi – quando incontra persone nuove – è altrettanto ansiosa e timida.

Piuttosto che cercare (affannosamente) di fare una buona prima impressione,
pensa a come creare una connessione.

Mostra un interesse genuino, non fingere.
Non cercare di essere ciò che gli altri vogliono che tu sia.
Cerca di essere sempre te stesso.
Se devi pensarci,
non funziona.

Quando devi incontrare persone nuove, inizia con un sorriso e una bella introduzione. Dì “Ma che piacere conoscerti”.
Metti gli altri e te stesso a proprio agio.
Parla di meno e ascolta di più.

Leggi il mio post su come aumentare il tuo carisma.

incontrare persone nuove

8 spunti per aumentare l’autorevolezza della tua voce (così tutti ascolteranno)

autorevolezza della voce

“Oggi il segreto della leadership di successo è l’autorevolezza,
non l’autorità.”

Ken Blanchard

Apparire più autorevoli al lavoro non significa fare il bullo o il dittatore.
Se cominci a impartire ordine ai tuoi amici,
ti troverai presto da solo.

Tuttavia,
se qualcuno – un collaboratore, un amico o il collega – non rispetta i tuoi confini,
dovresti usare un tono deciso per dirgli di fermarsi e di considerare i tuoi limiti.

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Per essere autorevole,
non c’è bisogno di essere gradito.

È importante alzare di una tacca l’autorevolezza della voce

Se la tua voce “suona” autorevole,
gli altri ascoltano più facilmente quello che hai da dire.

Recenti ricerche hanno evidenziato una forte correlazione tra il potere e il tono di voce,
rilevando che le persone in posizioni di alto livello parlano diversamente e che si possa percepire l’autorevolezza anche solo dal suono della voce.

La voce che “sentiamo nella nostra testa” potrebbe essere completamente diversa da quella che sentono gli altri.

Utilizza la funzione Memo vocale sul tuo cellulare e registrarti durante una conversazione…
e non sorprenderti se la tua mascella arriva al pavimento!
Questa voce monotona e scontata è proprio la tua!

Ecco 8 spunti per alzare di una tacca la potenza e l’autorevolezza della voce (così adesso tutti ti ascolteranno):

1. Rilassati

Inizia con la tua postura.
Per migliorare la tua voce devi ridurre al minimo la tensione nel tuo corpo (“libera” le spalle, il collo, la mascella e i muscoli del viso) così come ogni altra parte del tuo corpo.

Rilassati e permetti a tutto il corpo di partecipare all’azione.

Equilibra il peso e distribuiscilo uniformemente su entrambi i piedi e senti il contatto con il suolo.

2. Utilizza più risonanza toracica se vuoi aumentare l’autorevolezza della voce

Hai bisogno di respirare per “suonare” più sicuro di te.
Solo respirando più profondamente potrai migliorare la tua voce.

Alcune persone hanno un incedere esitante,
non a causa di un particolare impedimento linguistico,
ma perché prendono respiri così inadeguati che devono costantemente fermarsi e ri-iniziare,
per coprire la mancanza di aria.

La risonanza del torace produce un suono chiaro, profondo, attraente,
sicuro e adulto che dà più autorità.
La voce autorevole usa il diaframma per parlare.

3. Abbassa con fermezza il tono di voce alla fine di ogni frase

La fine della frase è particolarmente importante se vuoi avere una voce autorevole.

Sai cosa succede se il tono della tua voce si alza alla fine di ogni frase?
Sembra che tu stia facendo una domanda…
minacciando la credibilità del tuo lavoro.

Non solo è fastidioso,
ma se usi questo tono per dare disposizioni, sembri esitante, incerto,
senza fiducia in quello che stai dicendo.
Dai l’impressione di non essere sicuro di te e di cercare costantemente l’approvazione degli altri.

Come regola generale,
il tono che scende (con risolutezza) alla fine di una frase è utilizzato per dichiarazioni e comandi.

4. Alzati in piedi quando parli al telefono

La voce è strettamente legata al corpo e alla fisicità.
Quando sei in piedi,
avrai più energia rispetto a quando stai seduto,
rilassato sulla tua sedia.

Quando sei in piedi,
i polmoni possano espandersi liberamente.
Stai “pompando” energia,
aumentando il potere della tua voce.

Può sembrare esagerato,
ma alzarsi in piedi quando stai facendo una telefonata importante,
contribuisce a potenziare l’autorevolezza della voce.

5. Parla più lentamente e più forte

Parliamo tutti troppo dannatamente veloce.
Crediamo che parlando velocemente manterremo l’attenzione dell’ascoltatore.
Beh. Non è così!

Scandisci le tue parole in modo chiaro e pieno.
Prendi il tuo tempo per parlare.

Potresti pensare di parlare già abbastanza forte,
beh, forse non lo stai facendo!

Se nessuno ti chiede mai “Cosa?”,
allora puoi stare tranquillo.

Leggi il mio post sul parlare chiaro e diretto.

6. Non affrettarti a rispondere

Quando siamo improvvisamente invitati a parlare,
il tempo di risposta può tirarci strani scherzi.

Se sei apprensivo,
il tempo si dilata e pochi secondi sembrano minuti.

Concediti qualche secondo per elaborare quello che è stato appena detto.
Una persona sicura di sé non ha paura di raccogliere i suoi pensieri.
Affrettarsi a rispondere ti fa apparire ansioso.

Prendi il tuo tempo.
Prendi il tempo per pensare a una frase completa prima di pronunciare la tua prima parola.
Poi prendi un buon respiro prima di iniziare.

Non correre.
Hai più tempo di quanto pensi!
E apparirai più sicuro e autoritario se te lo prendi.
Tutto qui.

7. Utilizza le pause in modo efficace

Utilizza le pause non solo alla fine,
ma anche in mezzo alle frasi.

Dopo aver detto ciò che devi dire,
fermati un istante… bene, così!

Aspetta ancora un attimo
non c’è bisogno di lanciarsi a parlare immediatamente di un’altra cosa.

Facendo una pausa,
dai il tempo alle tue parole di fare effetto!
Ecco …l’autorevolezza della voce!

Se non fai una pausa,
l’incisività e l’effetto desiderato rischiano di perdersi nel flusso della conversazione.

8. Parla con passione

Le voci piatte e monotone fanno dormire.

Sottolinea le parole nelle tue frasi per riflettere le tue emozioni.
Utilizzate espressioni facciali animate e gesti espressivi per migliorare ulteriormente la tua conversazione.

Se ti appassiona quello che dici,
anche il tuo pubblico sarà appassionato.

Non confondere l’enfasi e la passione con la rabbia.
Rimani calmo e non alzare la tua voce.
Vuoi aggiungere forza alle tue parole,
non volume.

Se non hai il controllo di te stesso,
le persone non ti rispettano.

Questo ti aiuterà a “costruire” una voce autorevole.

8 insicurezze al lavoro che tutti temono (anche il tuo capo) – 2

insicurezze al lavoro

Leggi anche la parte 1.

5. Non consegnare il lavoro in tempo

Essere in ritardo, per qualsiasi motivo, nella consegna di un lavoro è poco tollerabile.
Grida all’inaffidabilità.
Sono poche le scuse che reggono.

Rispettare le scadenze la dice lunga su di te.
Sul tuo modo di intendere il lavoro.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Onorare i termini è la regola n.1.
Non importa se si seguono tutte le altre regole.

6. Non essere riconosciuto per il lavoro svolto

“Posso vivere due mesi grazie ad un bel complimento”
Mark Twain

Come la maggior parte delle persone,
anche tu desideri essere tenuto nella giusta considerazione!

Non vuoi solo timbrare il cartellino,
tirare le otto ore e aspettare lo stipendio a fine di mese.

L’autostima è un bisogno umano e si alimenta di riconoscimento e fiducia in se stessi.
Veder riconosciuto il lavoro fatto, i rischi intrapresi e i risultati ottenuti ti motiva e ti rende molto produttivo.

Invece…
dopo aver lavorato così duramente su qualcosa,
non c’è niente di più avvilente e scoraggiante di rendersi conto che tutto questo sforzo è passato inosservato
(o peggio che il credito è andato a qualcun altro).

7. Sentirsi non qualificato e inadeguato sono le maggiori insicurezze al lavoro

Non sono poche le persone che si sentono poco qualificate e sono in disagio per la posizione che occupano.
Faticano sotto il peso di responsabilità scoraggianti ed elevate competenze da mettere sul tavolo.

Ogni nuovo incarico sembra un compito impossibile,
ogni incontro con il capo può essere quello in cui si viene a scoprire che non si è all’altezza.

Non sapere cosa fare … o a chi domandare.
Chiedere aiuto per quasi ogni compito assegnato.

Tuttavia,
se anche tu avverti questo disagio,
la prima cosa da interiorizzare è che se non fossi qualificato per il tuo ruolo,
non avresti il lavoro che hai.

Se desideri approfondire leggi il mio post sull’inadeguatezza al lavoro.

insicurezze al lavoro

8. Non avere talento

Percepire gli altri come più talentuosi e smart,
è una delle più comuni insicurezze al lavoro.

Ti senti preoccupato di non avanzare velocemente come gli altri.
Infatti,
c’è sempre qualcuno che lavora più velocemente,
e meglio di te.

La gelosia e l’invidia sono veleni alla tua produttività,
e ostacolano ulteriormente le tue prospettive di avanzamento.

Nel mondo di oggi,
la concorrenza è talmente feroce che è naturale che si arrivi a confrontarsi con gli altri.

Vuoi sapere una cosa?
Il talento non è sufficiente,
occorrono duro lavoro e tenacia.
Grinta.

Tra una persona talentuosa senza fermezza e un’altra tenace, ma senza talento,
personalmente scommetto su quest’ultima a ottenere i risultati migliori.

Nel loro complesso,
le insicurezze sul posto di lavoro sono perfettamente normali.
A volte possono spingerti in avanti,
e talvolta possono tenerti (bloccato) indietro.

Tuttavia,
non lasciare che il tuo lavoro perda il senso di felicità e produttività.

Provi anche tu insicurezze al lavoro?
Ti piacerebbe iniziare un percorso di coaching?
Lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno,
scopri la mia guida di benvenuto facendo click qui.

8 insicurezze al lavoro che tutti temono (anche il tuo capo) – 1

insicurezze al lavoro

Non sono pochi i professionisti che mi contattano per “fare” coaching  perchè si sentono insicuri sul posto di lavoro, dubbiosi delle loro qualità,
e perplessi delle loro competenze.

Desiderano lavorare bene (ed essere apprezzati),
ma a volte attraversano momenti di dubbio, incertezza,
paura e confusione che rischiano di causare rovinosi capitomboli professionali.

Se sei preoccupato che tutte le tue insicurezze al lavoro emergano in superficie,
ricorda che,
che tu ci creda o no, anche le persone più sicure di sé (incluso il tuo capo) hanno paure,
incertezze, dubbi e come te…
investono tempo ed energia per superarle,
sconfiggerle oppure nasconderle agli altri.

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Ecco 8 insicurezze che tutti temono al lavoro (anche il tuo capo che sembra così sicuro e disinvolto):

1. Sentirsi invisibile

La maggior parte delle persone ha paura di non essere vista, notata,
ascoltata.

Nessuno ti contraddice, ma nemmeno uno si complimenta.
Nessuno dice niente del tuo lavoro.
Qualcuno ha chiesto il follow-up di quel cliente o ha risposto a quella mail?
Macché!

Non sei osannato, né sottovalutato.
Non sei valutato… per niente!
Dopo aver inviato una mail, c’è il silenzio-radio.

Complimenti!
Hai un super-potere da super-eroe: sei invisibile.

Questo è frustrante,
scoraggiante.

Sei sicuro che il tuo lavoro sia prezioso.
Sai che quello che stai facendo è utile,
se solo qualcuno lo notasse.

2. Dire qualcosa di ridicolo

“Le persone non sono ridicole se non quando vogliono parere o essere ciò che non sono.”
Giacomo Leopardi.

La maggior parte delle persone teme di dire cose (sia all’interno sia all’esterno dell’ufficio) che li renderà stupidi, poco professionali o semplicemente strani.

Nessuno vuole essere visto come un principiante,
un apprendista.

Purtroppo,
non abbiamo la possibilità di fare rewind delle cose che ci escono dalla bocca.

Piuttosto che preoccuparci (tutto il tempo) di dire la cosa sbagliata,
è meglio essere proattivi e imparare a scusarci,
elaborare o semplicemente spazzare via la gaffe con una battuta autoironica.

3. Non avere niente da dire .. è una delle più grandi insicurezze al lavoro

Un’altra riunione sta arrivando,
e tu cominci a sudare freddo.
Come sempre.

Come tanti professionisti – probabilmente molti di più di quello che pensi –
non sei in un ambiente confortevole.

Alcune persone possono dominare la discussione,
prendere la scena, catturare l’attenzione,
lasciando agli altri (te compreso) poche briciole di confronto.

C’è qualcosa di peggio di sedersi in una riunione sapendo di non aver niente di produttivo con cui contribuire?

Si dice che il silenzio è d’oro,
ma in questo caso…
stare seduto congelato durante l’ennesima riunione,
può essere una sensazione terribile.

Nessuno vuole essere quel dipendente che “non aggiunge mai valore”.

insicurezze al lavoro

4. Non capire

Semplicemente,
non intendere quello che viene detto.

Sei seduto nel bel mezzo di una riunione aziendale,
e quando cominciano a sfilarti davanti nozioni, tecnicismi e concetti (più o meno astratti),
in verità stai pensando: “Di cosa diavolo stanno parlando questi?

Non capire cosa si sta dicendo è il terrore di molti,
e una delle maggiori insicurezze al lavoro.

In un mondo ideale, il consiglio potrebbe essere semplice,
Non capisci? Basta chiedere.

Invece,
pur non capendo,
molti annuiscono con la testa tutto il tempo in segno di approvazione e di comprensione.
Non ti resta che seguire il loro esempio sperando che nessuno ti chieda di approfondire…

Foto: BarbaraAlane

insicurezze al lavoro

8 frasi tossiche da evitare quando chiedi un aumento

chiedere un aumento

In un mondo del lavoro ideale, se desideri un aumento,
la soluzione è facile:
“Vuoi più soldi, basta chiederli”.

Semplice, vero?
Peccato che nel mondo reale la questione si complica,
si blocca, si arena.

Abbiamo paura di chiedere perché temiamo un rifiuto

Abbiamo paura di chiedere un aumento,
perché temiamo il rifiuto che ci farebbe sentire rifiutati,
scartati.

La trattativa, in realtà, inizia spesso con una richiesta che è negata.
Altrimenti non si chiamerebbe trattativa.

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E poi … c’è la paura della negoziazione.
Incassare un primo “NO”, rilanciare, aspettare, cogliere l’attimo buono nella trattativa?
No, non è facile.
Roba da avvocatoni-di-grido, vero?

L’importante è non iniziare la tua trattativa con il piede sbagliato.
Ecco 8 frasi molto tossiche da evitare quando hai deciso di chiedere un aumento:

1. “So che il momento non è quello giusto ..”

Se sai, che la tempistica non è quella giusta,
perché lo chiedi?
Il timing (in questi casi) è veramente tutto.

Se la tua azienda sta godendo di un periodo di “grassa”,
vendite record e un’espansione senza precedenti,
può essere il momento giusto per chiedere un aumento.
Il ferro va battuto quando è caldo!

Se invece,
tutto è piatto,
ogni giorno si discute come contenere i costi,
dipendenti che se vanno e altri che vengono “accompagnati” alla porta,
allora il momento è quello più sbagliato.

Anzi.
Potrebbe essere un boomerang,
dritto sui tuoi denti!

2. “Non ho avuto un aumento da quando …”

Non hai avuto un aumento da tempo nonostante fossi un dipendente sopra la media?
Ti senti demotivato.
Disilluso.

È comprensibile.

Viviamo tempi difficili.
Molte aziende hanno perso soldi e molti dipendenti hanno subito peggiori trattamenti rispetto al non ottenere un aumento.

Evita di puntare l’attenzione su di te,
sui tuoi bisogni e necessità.
Piuttosto metti in evidenza i tuoi punti di forza e ciò che ti rende prezioso come dipendente.

3. “Sto facendo il lavoro di tre persone …”

C’è davvero una buona possibilità che tu stia facendo il lavoro di più persone.

Ma quello che stai dimenticando è che (quasi sicuramente) non sei l’unico,
anche i tuoi colleghi sono probabilmente nella stessa barca,
sia quelli stracarichi di lavoro che sono ancora in azienda, sia quelli che hanno perso il lavoro.

Evidenziando i tuoi risultati e il tuo duro lavoro senza lamentarti del carico,
avrai una probabilità in più di ottenere il (tanto desiderato e meritato) aumento di stipendio.

4. “Sono qui oramai da un anno …”

Hai negoziato precedentemente una revisione o una sollecitazione dopo un certo periodo di tempo?
Ah, no.
E quindi? Che cosa vuoi?

Solo perché sei riuscito a occupare il posto per un certo periodo,
non significa che meriti un aumento di stipendio.
Hai fatto semplicemente quello-che-dovevi-fare.

5. “Ho fatto tutto quello che dovevo fare …”

Hai fatto il tuo dovere, e allora?
Un aumento, significa per definizione,
fare EXTRA per ottenere EXTRA.

Stai chiedendo più soldi perché hai fatto semplicemente il tuo dovere?
Perché pensi di meritare un aumento?

Se non hai spiegazioni migliori da offrire,
forse è meglio stare zitti!

6. “Ho bisogno di un aumento perché ho problemi personali”

Ancora una volta,
per riuscire a convincere l’azienda a investire più soldi in te,
hai bisogno di solide ragioni.

I salari e le promozioni si basano sul tuo contributo all’azienda,
i tuoi punti di forza e le tue realizzazioni,
piuttosto che sui tuoi bisogni (mutuo da pagare, scuola privata per i figli, ecc.) .

Il tuo capo vuole sapere perché ti meriti l’aumento,
non perché ne hai bisogno.

Se vuoi negoziare uno stipendio più elevato,
è necessario che tu lo chieda in un modo più efficace,
dimostrando i tuoi successi e mantenendo fuori le tue esigenze personali.

7. “Ho scoperto che Filippo guadagna più di me”

Mai confrontarsi.
Questa è la tua richiesta di revisione,
perciò dovresti concentrarti solo su te stesso.

E se Filippo ha più competenze rispetto a te?
Ha strappato una migliore retribuzione durante il colloquio di lavoro?
Oppure si è dimostrato (semplicemente) più produttivo di te?

Concentrati (invece) sui tuoi punti di forza e sul valore che porti tu all’azienda.
Hai guidato un progetto di successo,
grazie alla tua grande idea hai permesso all’azienda di risparmiare tanti soldi,
hai portato un sacco di nuove attività?

Si, bene!
Fai leva solo su questo e lascia stare gli altri.

8. “Se non ricevo un aumento, me ne vado

Ti piace giocare duro?
Bene.
Questa tattica audace talvolta funziona.

La buona riuscita di questa strategia dipende dal tuo approccio –
che deve essere risoluto e conseguente nel fare seguito a questa minaccia,
altrimenti il tuo capo saprà che non avrai più nessuna futura leva –
e dal valore dei tuoi risultati che puoi mettere sul piatto della negoziazione.

È bene accettare il rischio e assicurarsi che l’alternativa sia valida:
se la tecnica del negoziato fallisce,
devi essere pronto a subirne le conseguenze.

Chiedere un aumento in questi tempi così complessi non è cosa facile

“Valutati di più: ci penseranno gli altri ad abbassare il prezzo.”
Anton Čechov

Evitare di utilizzare queste frasi tossiche è già un buon punto di partenza.

Chiedi gentilmente, ma dimostrandoti sicuro,
se l’azienda ti può dedicare qualche minuto di tempo.

Spiega come hai raggiunto i tuoi buoni risultati,
Esponi i dati che hai raccolto e inizia a parlare di cifre,
sottolineando che sei comunque interessato a continuare a lavorare nell’azienda.

In bocca al lupo!

Ecco dove tenere e non tenere le mani durante il colloquio di lavoro

mani durante il colloquio di lavoro

“Le mani sono dei simboli e talvolta delle rivelazioni.”
Eve Belisle

Quando rispondi alle domande durante il colloquio di lavoro,
il linguaggio del tuo corpo dice molto su di te.

Anche se le tue risposte sono perfette,
la tua postura, la tua mimica facciale, i tuoi occhi possono influenzare l’esito finale.

Ci sono diversi modi per apparire più sicuri utilizzando il linguaggio del corpo:
mantenere la schiena dritta e conservare una buona postura, tenere il contatto visivo,
non scuotere le gambe o aprirle scomodamente.
La maggior parte di questi “linguaggi” sono abbastanza esplicativi.

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Con la pratica,
la maggior parte di questi atteggiamenti possono essere tenuti “sotto controllo”.
E le mani?

Dove dovresti mettere le tue mani?

C’è chi incrocia le braccia sul petto, in un gesto d’insicurezza o di difesa,
chi le nasconde sotto il tavolo oppure le lascia mollemente vicino al corpo,
chi invece le “lancia” dappertutto, creando ghirigori nell’aria e serie distrazioni in chi ascolta.

È importante usare le mani per comunicare durante il colloquio di lavoro.
Questa parte del tuo corpo può mostrare sincerità e fiducia,
ma anche desiderio di dominare, segretezza o impazienza.

Le tue mani possono dire molto su di te.
Se le palme delle mani sono aperte e rivolte verso l’alto, trasmetti una certa onestà e volontà.
Vuol dire che stai ascoltando,
stai invitando alla fiducia.

Le palme delle mani rivolte verso il basso (nascoste alla vista) possono trasmettere desiderio di controllo e poca chiarezza (sembra che vuoi nascondere qualcosa).
Ricorda di tenere le spalle rilassate.

Ecco dove non tenere le mani durante il colloquio di lavoro:

 

Non mettere le mani sotto le gambe
Non incrociare le braccia sul petto
Non gesticolare troppo
Non tenerle in tasca
Non lasciarle cascanti lungo il corpo
Non nasconderle alla vista
Non toccarti spesso il viso, i capelli, il vestito
Non tamburellare le dita sul tavolo
Non scrocchiarsi le dita
Non incrociare le mani dietro la nuca
Non mangiucchiarsi le unghie
Non stringere le dita come un pugno
Non “pulire” la scrivania con il palmo della mano

La maggioranza dei reclutatori ritiene che le mani dovrebbero essere ferme per la maggior parte dell’intervista salvo che … l’intervistatore non sia il tipo di persona che parla,
a sua volta, con le mani.

Ecco dove mettere le mani durante il colloquio di lavoro:

 

Tenere le mani sul tavolo
Mostrare i palmi delle mani
Muovile con naturalezza (non superare altezza spalle)
Mantenere le dita aperte (non racchiuse in un pugno)
Chiudere le mani e unire con dolcezza appoggiando i polpastrelli delle dita (foto)

hands

Se ti senti particolarmente nervoso durante l’intervista di lavoro,
chiedi all’intervistatore se puoi prendere alcuni appunti.
Il foglio e la penna ti serviranno solo per poche parole;
è un artificio per darti qualcosa da tenere,
in modo che le tue mani siano “centrate” su qualche cosa.

Il foglio e la penna sono espedienti usati come “difesa, barriera e limite” tra te e l’intervistatore.

Il miglior modo di “allenarsi” è fare pratica davanti uno specchio

Il miglior modo per sembrare sicuri di sé in un colloquio di lavoro è fare pratica davanti a uno specchio.
Esercitati (in posizione seduta) a rispondere alle domande a voce alta,
includendo le gesta delle mani.

Utilizza un dito quando elenchi le tue caratteristiche e le funzioni passate.
Appoggiati in avanti e allunga leggermente la mano per dare più forza ed enfasi alle tue parole.

Puoi appoggiare la tua mano sotto il mento per mostrare introspezione,
prima di rispondere a qualche domanda importante.

Può sembrare incredibile quanto possano svolgere un ruolo così importante le mani durante il colloquio di lavoro eppure …
dobbiamo tenere conto che l’utilizzo sbagliato delle mani può conferirci un’aria goffa,
impacciata e insicura.

Un percorso di coaching senza la paura di mettersi in gioco

percorso di coaching

Se le cose ti sono sempre arrivate con poco sforzo,
se hai sempre “vinto facile”, potresti non aver allenato i “muscoli” caratteriali,
necessari quando la strada diventa in salita.

Ti sei già chiesto …
cosa farai quando troverai (perché li troverai) sulla tua strada difficoltà,
insidie, ostacoli, impedimenti?

La routine dà un senso di sicurezza e di protezione.
Difficilmente (o con difficoltà) facciamo un passo fuori dal conosciuto,
dalla certezza,
dalla zona di comfort.

Se fai quello che hai sempre fatto, otterrai gli stessi risultati

“Quelli che vogliono vincere vincono, quelli che hanno paura di perdere perdono:
tendiamo a conseguire ciò su cui ci concentriamo.

Se temiamo di fallire, vuol dire che siamo concentrati sul fallimento,
ed è proprio quello a cui andremo incontro.”
John Whitmore

Se fai quello che hai sempre fatto,
ti comporti o reagisci come sempre …
otterrai sempre gli stessi risultati.

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Se non usci allo scoperto,
non succederà mai niente di stimolante,
di vitale o di esaltante.
Non hai bisogno della sfera magica per sapere che è così.

Sei disposti a correre rischi e a sentirti un po’ a disagio?
All’inizio non ti sentirai mai completamente pronto perché stai andando oltre la tua abituale zona di comfort,
stai prendendo una strada stimolante e affascinante ma anche ignota e (forse) piena d’insidie.

Il disagio fa parte della nostra crescita personale.
Il disagio è il prezzo che paghiamo per la nostra crescita.
La crescita pretende un disagio temporaneo.

Il disagio è il segnale di cambiamento

Per cambiare e crescere devi sentirti infastidito, disturbato …
disagiato.

Sviluppare una sana fiducia in se stessi,
quella che ci dà la certezza di essere in grado di gestire l’imprevisto.
L’ignoto.

Senza disagio, non c’è crescita.
È così.
Il disagio “spinge” per la crescita.
Devi “allenarti” al disagio.
Il coaching è basato sull’azione.

Un percorso di coaching è un’opportunità di crescita

Ecco il coaching,
per vivere i cambiamenti come incentivi e opportunità per la tua crescita (professionale e non) e non come minacce alla tua sicurezza e stabilità.

Dopo aver fatto il percorso di base,
decidi se continuare il potenziamento con percorso di coaching più avanzato e articolato,
per potenziare al massimo il tuo approccio,
il tuo “modo di proporti” e di comunicare.

Poi viaggi da solo …

percorso di coaching