9 modi per fermare la strisciante e continua sensazione di inadeguatezza al lavoro – 1

inadeguatezza al lavoro

La nostra più grande paura non è quella di essere inadeguati,
la nostra più grande paura è quella di essere potenti al di là di ogni misura,
è la nostra luce non la nostra oscurità che più ci spaventa.”

Timo Cruz (Rick Gonzalez), in Coach Carter, 2004

Hai sempre la sensazione di essere meno efficace (anche nelle semplici attività quotidiane) rispetto a gli altri?

Hai paura di essere “lento”?
C’è così tanto da sapere, tante competenze da mettere sul tavolo,
ogni nuovo incarico sembra un compito impossibile?

Ogni incontro con il capo o i colleghi può essere “quello buono” in cui scopriranno che non sei all’altezza del tuo lavoro?

Anche se (almeno fino ad ora) l’azienda sembra soddisfatta della tua prestazione,
senti di non essere competente,
dubiti di te stesso e cominci a minare costantemente la tua fiducia.

L’inadeguatezza al lavoro è “dolorosa”

Soprattutto la notte.
Il buio amplifica.
La notte riaffiorano timori e preoccupazioni di qualcosa d’indefinito e pauroso … in particolare quando ci sentiamo inadeguati, bloccati dalla paura di non essere all’altezza.

La sensazione di inadeguatezza al lavoro è dolorosa.
Fa male.
Ti è mai capitato di “sentire” questo dolore?

Se non hai la costanza di sopportarlo,
non potrai mai raggiungere la soddisfazione e (soprattutto) la serenità professionale.

Che cosa fare?
Rinunciare?
Aspettare fino a quando non ti silurino (per la tua presunta incompetenza)?
Oppure rimboccarti le maniche e “spingerti oltre”.

Potrei dirti “Non preoccuparti. Basta avere solo un po’ di fiducia!
Purtroppo,
sono solo parole che non ti aiutano a buttare giù il groppone che senti in gola.

Ecco 9 fattori che devi ricordare per fermare la strisciante e fastidiosa sensazione di inadeguatezza al lavoro:

1. Sei stato assunto per le tue competenze

Oggigiorno,
i processi di assunzione sono lunghi e spesso includono interviste telefoniche,
test di personalità e/o attitudinali e diversi colloqui.

Ti “passano” più volte ai raggi X.

L’azienda ha avuto tante opportunità per valutarti e assicurarsi che tu fossi la persona giusta.
Se ti hanno assunto … vuol dire che credono in te,
nella tua potenzialità e sono convinti che tu possa fare bene il tuo lavoro.

L’importante non è impegnarsi per … farli cambiare opinione!

2. Riconoscere la “trappola” della perfezione

Ti senti soddisfatto quando termini il tuo lavoro,
oppure pensi che “non sia mai abbastanza”?

Alzi continuamente l’asticella dei tuoi standard, ti carichi sulle spalle pesi emotivi talmente grandi…
da annegare in ansia da prestazione fino a quando, inevitabilmente, fallisci?

Riesci a focalizzare il tempo e le energie sui punti salienti di un progetto
o ti tormenti per ogni minimo dettaglio?

Quando vogliamo essere sempre perfetti,
efficienti e “all’altezza” stiamo per imboccare uno dei percorsi più veloci per compromettere la nostra fiducia.

Non devi puntare alla perfezione ma mirare al miglior risultato possibile.
La perfezione (sproporzionata) è un ostacolo,
e non qualcosa di cui essere orgogliosi.

3. Considerare i fatti in modo obiettivo

Fai un respiro profondo,
siediti ed esamina i fatti.
Nudi e crudi.

Lascia da parte la fantasia, i fantasmi.
Gli ideali, i desideri.
Resta sui fatti.
Probabilmente ci sono molte prove che sei competente e in grado di affrontare le sfide professionali.

Le valutazioni del datore di lavoro sono molto più obiettive.
Se hanno scelto di impegnarsi con te,
è perché credono che la loro scommessa avrà successo.

Se non sei stato scelto per un ruolo o un compito importante,
un nuovo progetto,
tieni conto che questo non significa che sei incompetente,
probabilmente non sei la persona più indicata (in questo momento) per quel determinato progetto o lavoro.

“Vieni a patti” con il tuo critico interno.

inadeguatezza al lavoro

4. Condividere le tue preoccupazioni

Se hai dubbi assillanti sulla tua efficacia e competenza professionale,
metti le “carte sul tavolo” con qualcuno di cui ti fidi (davvero) .

Confrontarsi con il partner,
un caro amico/a o un collega fidato,
porta un valore inestimabile e nuove prospettive.

Anche il supporto di un coach professionista, non giudicante,
ti aiuta a sviluppare il tuo approccio e potenziare la tua leadership. A volte poche sessioni di coaching possono darti più sicurezza rispetto alla tua presunta inadeguatezza al lavoro o ad una situazione che ti sta dando ansia e incertezza.

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10 spunti per scrivere email come un CEO anche se non lo sei – 2

scrivere email

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6. È importante nello scrivere email utilizzare frasi e paragrafi brevi ed elenchi puntati

Rendi la tua e-mail “digeribile”.
Evita di scrivere grandi blocchi monolitici di testo,
se desideri che la tua e-mail sia chiara e facilmente comprensibile.

Se ti trovi a scrivere più di 4-5 frasi,
considera l’utilizzo di un elenco puntato.

Se è possibile “tagliare” una parola,
fallo.

Non usare mai una parola “lunga” se puoi utilizzarne una corta.
Taglia ogni frase fino a essere il più breve possibile.

7. Utilizza una call-to-action

Quando invii una mail …
non dare per scontato che il destinatario abbia capito cosa fare.
Fornisci istruzioni specifiche e non vaghe.

Per esempio:
“Per favore, mi puoi inviare i file XYZ per giovedì prossimo?”
“Potresti scrivere ad Annalisa nelle prossime due settimane e informarla di …?”
“Scrivi a Sergio di XYZ e fammi sapere, entro domani sera, cosa ne pensa”
“Informa Paolo di XYZ . Fammi sapere, entro il 1° febbraio, se ha domande al riguardo”.

8. Rileggere la mail

Probabilmente ti sentirai infastidito dall’ovvietà di quest’affermazione,
ma spesso scrivere email brevi può essere un lavoro più difficile che scriverne una lunga.
E sapessi quanti non lo fanno!

Prima di inviare qualsiasi cosa,
leggila.
Leggi la mail ad alta voce, controlla se ci sono errori di ortografia e grammatica.

Soprattutto
se devi scrivere email particolarmente importante,
fatti aiutare e rileggila insieme a un collega, a un collaboratore fidato, un amico, il partner.

Se non è possibile,
salva la mail come bozza, e rileggila dopo con calma (io faccio spesso così).
Sarai sorpreso dalla chiarezza che otterrai,
tornando sulla mail dopo una pausa e con “occhi nuovi”.

Quando si tratta di mail importanti non è una gara di velocità
ma un esercizio di precisione.

Chiedi a te stesso:
“La mia richiesta è chiara?”
“Potrebbero esserci malintesi?”
“Come la prenderei se fossi il destinatario?”

Elimina tutte le parole, le frasi e i paragrafi inutili o superflui.

9. Mostra la tua personalità nel tuo stile di scrittura

I messaggi di posta elettronica devono riflettere chi sei nel “mondo reale”.

Se desideri mostrare la tua personalità via e-mail,
lascia che traspiri sottilmente attraverso il tuo stile di scrittura.

Non utilizzare emoticon,
abbreviazioni (come LOL) o font colorati e sfondi,
che sono raramente appropriati in un contesto professionale.

E ricorda le buone maniere.
“Per favore” e “grazie” sono sempre indice di educazione e professionalità.

10. Sapere quando non utilizzare la posta elettronica

Ci sono alcune conversazioni in cui il tono e il linguaggio del corpo fanno la differenza.
È importante riconoscere quei momenti e optare per una chiamata o un incontro faccia-a-faccia.

Se non desideri dire qualcosa in faccia ad una persona,
non dirlo in una mail.

Anche questa è autorevolezza.

Sali la scala della comunicazione il più lentamente possibile.
Nel caso di e-mail che richiedono una risposta più approfondita, opta per una telefonata.
Se una chiamata deve durare più di 5-10 minuti,
meglio incontrarsi di persona.

Sfida te stesso a pensare in modo critico ed efficiente quando si tratta di e-mail.
Hai veramente bisogno di una telefonata di 10 minuti?
Oppure puoi adattare i punti chiave in un paio di righe via mail?
Questa mail è davvero necessaria?
Oppure con una telefonata riesci a esprimere con più efficacia il tuo favore/contrarietà/dubbio?

Anche questa è autorevolezza.

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10 spunti per scrivere mail come un CEO anche se non lo sei – 1

scrivere mail

Siamo tutti occupati,
abbiamo poco tempo e tante cose-da-fare,
dobbiamo gestire le informazioni in modo sempre più rapido.

Nessuno vuole spendere 10 minuti in una conversazione su qualcosa che richiederebbe solo una frase di testo da inviare via mail.

Per lo stesso motivo,
nessuno ha 10 minuti per decifrare e-mail contorte o poco chiare.
Che non vanno dritte al punto.

Ecco 10 accorgimenti per scrivere mail come un executive (anche se non lo sei):

1. Conoscere chiaramente lo scopo della mail

Ogni volta che ti siedi per scrivere una mail,
fermati un istante e chiediti:
“Perché sto inviando questa mail?”
“Questa mail è davvero necessaria?”

Se non ti è possibile rispondere a queste domande,
non inviarla.

Scrivere mail senza sapere di cosa tu abbia (realmente) bisogno significa che hai difficoltà a esprimerti in modo chiaro e conciso.
Stai sprecando il tuo tempo e (soprattutto) quello del tuo destinatario.
E paghi in autorevolezza.
Invia un messaggio di posta elettronica solo quando è assolutamente necessario.

2. Utilizzare la regola “1 cosa”

Nelle riunioni di lavoro e negli incontri d’affari più punti ci sono all’ordine del giorno più l’incontro è definito produttivo e vantaggioso.
Per le mail non vale la stessa regola.
“Meno roba c’è”, meglio è.

Ecco perché è una buona idea praticare la regola “1 cosa”.
1 mail = 1 cosa.

Se hai bisogno di comunicare qualcosa su un’altra mansione, progetto,
compito, incarico,
scrivi un’altra mail.

3. Andare dritti al punto

In ogni mail che scrivi,
dovresti utilizzare meno frasi possibili.

L’imprenditore e saggista Guy Kawasaki ha proposto una pratica utile che sta nel limitare il testo di una mail a 5 frasi.
Non di più.

Con meno di 5 frasi puoi sembrare brusco e maleducato,
con più di 5 frasi stai facendo perdere tempo.

Ovviamente, non è sempre possibile concludere una mail in 5 frasi.
Ma nella maggior parte dei casi può essere sufficiente.

Anch’io seguo la teoria delle 5 frasi e ti posso assicurare che (con il tempo) ho acquisito dimestichezza, rapidità e vado … dritto al punto!

4. Evita le negazioni e non suscitare dubbi nello scrivere mail

Evita di presentare le tue idee usando negazioni del tipo:
“Non so se questo funzionerà … “
“Spero che i risultati non saranno …”

oppure suscitando dubbi come “Ho ragione?”, “Mi capisci?”.

Invece di dare un motivo a chi leggerà di dubitare di quello che stai scrivendo,
presenta i tuoi pensieri senza alcun giudizio e lascia agli altri la libertà di decidere.

Anche questo vuol dire essere autorevoli.

Sarai sorpreso di quanto gli altri si fidino di te,
se tu (per primo) ti fidi di te stesso.

5. Smettere di chiedere “scusa” così tanto

Che tu stia convincendo un investitore a darti maggiori finanziamenti,
annunciando un cambiamento di direzione per i tuoi collaboratori,
o promuovendo i tuoi servizi a un cliente,
se stai costruendo un rapporto di fiducia,
quando utilizzi
“Mi auguro che …”,
“Mi sembra …”
“È probabile che …”

stai riducendo al minimo la fiducia (degli altri) nelle tue idee.

Queste frasi sono comuni e accettabili nella conversazione di tutti i giorni,
ma se vuoi trasmettere autorevolezza nelle tue e-mail è meglio evitarle.
“Scusa il disturbo”
“Era solo un’idea”
“Spero di non aver sbagliato”

sono frasi che (potrebbero) mettere in cattiva luce il tuo lavoro o far emergere un senso d’inferiorità.

“Solo” sminuisce,
è debole,
non autorevole e ti fa sembrare come se ti stessi scusando per qualsiasi domanda.

C’è un plug-in per Gmail, che si chiama Just Not Sorry,
che sottolinea nelle e-mail tutte quelle espressioni che possono nascondere insicurezza e minare l’autorevolezza.

Per chiarezza … la questione non è tanto “fare il duro elettronico” oppure non chiedere scusa a qualcuno (gesto rispettabile e indicativo di grande forza interiore) ma semplicemente non utilizzare continuamente parole come “Solo“, “Scusa” e”Credo” che potrebbero far perdere incisività al tuo messaggio.

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8 segnali che il problema non sono i tuoi collaboratori, ma sei tu!

problemi con il team

Quante volte ti sei chinato su report, relazioni,
piani e strategie di marketing e ti sei chiesto pensieroso:
“Perché il mio team non riesce a raggiungere i risultati?”

Collaboratori poco motivati?
Poco competenti? Problemi con il team?
Troppe superstar, troppe “coccole”?

Hai scelto i tuoi collaboratori sulla base di competenze individuali,
dell’esperienza, della conoscenza e della capacità di pianificare.
Mettere insieme una squadra,
non garantisce automaticamente il successo.
Questo lo sai.

Problemi con il team ? E se il problema fossi tu?

Prima di chinarti nuovamente su dati e previsioni,
e di pianificare un altro incontro con tutto il team (o il singolo collaboratore),
per capire qual è il suo problema,
ti sei chiesto se hai contribuito (anche tu) alla scarsa performance?

Ti sei mai chiesto se … il problema non sono i tuoi collaboratori,
ma sei tu?
Con il tuo stile, il tuo atteggiamento, la troppa (o poca) attenzione al dettaglio
e la tua comunicazione molto ambigua e sconnessa?

Se non sei consapevole dei tuoi punti di forza e di debolezza,
è molto difficile controllare i tuoi comportamenti,
e gestire efficacemente le relazioni con gli altri.

Ecco 8 segnali che indicano che le difficoltà non sono nei tuoi collaboratori,
ma il problema sei tu:

1. Non dai feedback (né positivi né negativi)

Dare feedback (negativi o positivi) regolari ai tuoi collaboratori è un impegno fondamentale,
se vuoi mantenere elevati gli standard delle prestazioni professionali,
garantire rendimento e produttività.

Mentre un feedback negativo consente di correggere un errore e aiuta a impostare al meglio il lavoro
(soprattutto perché i dipendenti – in realtà – desiderano feedback negativi, purché costruttivi e rispettosi),
un feedback positivo motiva il collaboratore a mantenere l’atteggiamento tenuto finora.

Se c’è un comportamento che desideri sia cambiato,
se vuoi che un compito sia eseguito al meglio, la prossima volta,
informa il tuo collaboratore entro una settimana (al massimo!).

Programmare incontri regolari uno-a-uno con ogni persona del tuo team può contribuire a rendere questo cambiamento più facile e riduce i rischi di incomprensione.

2. Non condividi gli obiettivi

Ti sei assicurato che gli obiettivi siano chiari a tutti i tuoi collaboratori?

Se il tuo team non ha idea di quale siano lo scopo e la direzione,
come potrà mai avere una possibilità di successo?

I collaboratori vogliono conoscere la direzione.
I grandi leader sono in grado di indicare una visione,
motivare e ispirare le persone a seguirli.

I dipendenti più impegnati sono quelli che hanno fede nella visione dei loro capi,
e generano così ottimismo e una maggiore produttività.

Un team senza obiettivi non ha direzione.
Un team senza una direzione,
può essere sopraffatto da incertezza e paralisi.

3. Sei troppo sensibile con i collaboratori

Spesso il manager insicuro ha un approccio troppo indiretto con i collaboratori.
Purtroppo si lascia condizionare dal desiderio di “essere amato” e tralascia gli obblighi fondamentali del suo ruolo.

Se stai descrivendo il tuo personale come troppo sensibile e suscettibile,
è facile che tu stia… parlando di te stesso.

Quando non sei ancora sicuro della tua autorità e cerchi di essere amato,
tendi a tralasciare o sorvolare i feedback negativi ma ricordati che i problemi con il team vanno risolti,
altrimenti i collaboratori sono frustrati e si lamentano, con tanti saluti …
alla tua team leadership.

4. Sei incoerente

Una settimana reclami maggiore indipendenza e autonomia,
quella dopo, richiami tutti a seguire strettamente le procedure.

Se invii al tuo team messaggi ambigui,
molto probabilmente resteranno dove li stai portando,
ovvero fuori strada.

Su questo punto,
ti stai giocando la credibilità del tuo team.
Inviando messaggi incongruenti puoi apparire, agli occhi del tuo staff, come illogico e contraddittorio,
e perdi carisma e motivazione.

Probabilmente è un problema di comunicazione:
quando chiedevi al team di essere più indipendente,
forse intendevi chiedere di portare maggiori suggerimenti e soluzioni ai problemi,
e non solo domande.

5. Non dai importanza alle relazioni

Leadership si basa sulle relazioni.

I leader pagano un prezzo elevato per aver ignorato l’importante processo di costruzione di relazioni sane e produttive.

Indifferenza e poca empatia portano a un clima troppo freddo che non genera “attaccamento alla maglia” da parte dei lavoratori.
Per creare queste relazioni, devi prestare attenzione alle persone,
“devi prendertene cura”,
continuando a imparare e non dando mai niente per scontato.

Non concentrarti solo sui risultati, sulla prestazione,
sui punti deboli dei tuoi collaboratori.
Non ricordarti di loro solo quando ci sono problemi con il team,
quando si tratta di valutare o criticare.

6. Gestisci ogni collaboratore allo stesso modo

Nella gestione di un team è fondamentale adattare il proprio stile a ciascun collaboratore.

Spesso,
i manager trattano i loro collaboratori come vorrebbero essere trattati loro stessi.

Un team (per fortuna) è composto di diverse personalità e competenze.
Alcune persone migliorano con più struttura e procedure,
altri sono più motivati quando sono liberi di agire e se sono “contenuti” crescono frustrati.

Cerca di conoscere meglio ciascuno dei tuoi collaboratori.
Chiedi loro quale sia il loro stile di comunicazione preferito,
come gradirebbero ricevere i feedback,
e quali competenze vorrebbero sviluppare nei prossimi 6 – 12 mesi.

7. Focus su piccoli compiti

Quando pretendi di verificare ogni cosa,
di bloccare tutto finché non dai la tua “benedizione”,
quando sei così riluttante a delegare,
ti concentri sui dettagli e non lasci libera iniziativa (anche sulle decisioni più banali)
uccidi piano piano la motivazione e la crescita professionale del tuo staff.

Se non mostri fiducia,
fai sentire i tuoi collaboratori demotivati … inutili!
Così facendo coltivi improduttività.
Non fai che aumentare i problemi con il team.

8. Dici, pretendi ma non dai l’esempio

Saresti sorpreso nel sapere quanto il tuo team “assorba” da te abitudini e modi di fare.
Dai un’occhiata ai problemi ricorrenti e trova il modo di “modellare” al meglio la tua squadra.

Guida le persone con l’esempio,
non basta solo passare le informazioni,
dare le direttive.

Se per esempio, hai dato standard di riferimento eccellenti per il servizio e l’accoglienza clienti (del tuo store, SPA o hotel), devi essere conseguente con le tue azioni,
devi essere in prima linea, lì davanti,
a dare il benvenuto a ogni cliente (dando così l’esempio al tuo staff).

Se non altro,
questo approccio fa di te un leader forte e concreto,
perché ti stai attivamente impegnando per migliorare.

problemi con il team

Prima di scaricare le colpe, chiediti se hai contribuito alla scarsa performance

Non ottenere i risultati sperati può essere scoraggiante,
comunque prima di scaricare la colpa sull’inefficienza dei tuoi collaboratori,
è essenziale che tu prenda coscienza del tuo scopo,
dei tuoi obiettivi,
i tuoi valori e la tua visione,
di come ti “vedono” gli altri,
quello che-funziona e quello che non-funziona per te.

Con un po’ di pazienza e consapevolezza,
potresti scoprire come aiutare e sostenere al meglio il tuo personale,
superare questi problemi con il team,
e (forse) anche trasformarli in una storia di successo.

Se desideri approfondire il tema della team leadership,
scopri il coaching sulla gestione del team!

Foto: Arden

“Un percorso di coaching? Per me? Ma per favore …”

percorso di coaching

“La presunzione può gonfiare un uomo,
ma non lo farà mai volare.”

JOHN RUSKIN

Molti tendono a pensare che devono agire come se avessero tutte le risposte …
e se non le hanno … dovrebbero agire come se l’avessero!
A volte funziona, spesso no!
Hai pensato alle conseguenze?
È come guidare la notte con le sole luci di posizione.

“Un percorso di coaching? Per me? Ma figuriamoci …”

Sei competente, preparato e credi di essere esperto-di-tutto?
Perché hai smesso di crescere e imparare?
Di ascoltare?
Pensi che non ti serva più?

Ti senti più intelligente e capace di tutti,
in particolare del tuo capo, vero?
Sei abile e veloce ma anche arrogante, supponente e non ammetti mai di aver sbagliato.
Hai “già tutte le risposte”, basta chiedere e “illumini” con la luce del tuo sapere.

Sei davvero un duro o fai solo lo spaccone?

Se hai smesso di ascoltare, di chiedere, di crescere potrebbe essere è un cattivo segnale.
Essere intelligente e capace non sempre significa avere una carriera appagante.

Non sono poche le persone che lamentano una carriera poco soddisfacente causa comportamenti “sbagliati” che hanno pregiudicato il rapporto con il capo, il team, i colleghi, oppure non si sono più riprese da “trombate” che hanno creato dubbi e perplessità sulle proprie (reali) capacità.

Un comportamento eccessivo ed esagerato è tipico delle persone insicure che cercano di nascondere con atteggiamenti altezzosi un profondo complesso d’inferiorità.
Basta poco per mandarli in crisi.

Cominciare un percorso di coaching non vuol dire non essere capace

Iniziare un percorso di coaching non vuol dire essere impreparati,
incompetenti
incapaci.

Coaching non è un atto d’accusa verso la tua competenza o un’indicazione della tua non-capacità di raggiungere gli obiettivi.
Anzi.

Pensaci …
nessuna grande azienda o multinazionale investirebbe nel coaching se credesse che i propri collaboratori non siano in grado di trasformare e migliorare le loro prestazioni.

Le aziende non investono in coaching per i loro dipendenti mediocri; lo fanno solo per quelli ad alta potenzialità.
I budget limitati sono solo per le persone che vogliono “coltivare” e far crescere;
per collaboratori con problemi gravi di performance … ci sono alternative molto più convenienti.

Dobbiamo tirar fuori il meglio in tempi sempre più ristretti

E poi, forse non ti rendi conto che …
non abbiamo più tempo per lunghi percorsi di apprendimento,
i problemi non si possono più rinviare,
gli errori hanno conseguenze e costi importanti.
Dobbiamo tirar fuori il meglio di noi in tempi sempre più ristretti.
L’apprendimento di nuove competenze può essere incredibilmente stimolante e sfidante ma anche preoccupante e scoraggiante.

Iniziare un percorso di coaching non vuol dire avere un problema,
un limite, una difficoltà,
significa semplicemente che …
grazie al supporto di un coach professionista puoi migliorare la performance e raggiungere gli obiettivi, in meno tempo e con meno dispendio di energie.

Coaching non è negativo.
Tutt’altro.
È positivo.

Riconosci il coaching per quello che è …

Invece,
di preoccuparti di vedere il coaching come un “misuratore” delle tue competenze,
riconoscilo semplicemente per quello che è:
una fantastica opportunità per la crescita,
lo sviluppo, l’auto-comprensione e
l’avanzamento di carriera.

“Ammettere” di aver bisogno di un coach è accettare di non essere perfetto.
Di non avere tutte le competenze.
Di voler ancora imparare.

“Ammettere” di aver bisogno di un supporto professionale è il primo passo verso il tuo successo.

Forse hai bisogno di maggiori informazioni?
Non hai ancora deciso se iniziare un percorso di coaching?
Lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno,
scopri la mia guida di benvenuto facendo click qui.

9 scuse che devi smettere di raccontarti se vuoi fare davvero qualcosa nella vita -2

scusa per non agire

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5. “Gli altri hanno qualcosa in più”

Molti hanno più talento di me.
Alcuni sono più belli.
Più brillanti, divertenti.
Più ricchi.

Tutti facciamo paragoni e confronti perché temiamo di non essere “abbastanza”.
Ma questi non sono paragoni sani.
Confrontare i peggiori pensieri su di noi con la migliore percezione possibile (che abbiamo) degli altri è altamente frustrante e limitante.

Così fermati.
Ammettilo: alcune persone hanno più talento di te, altre un po’ meno.
Alcuni hanno più esperienza, altri un po’ meno.
Sergio ha un dono come broker , Alessandro è un venditore eccezionale, Sandra è una creativa brillante …
e allora?
Sergio forse non è intuitivo come te, Alessandro è un bravo venditore ma non ha la tua competenza tecnica, Sandra è creativa ma non ha la tua concretezza.

Il confronto è sempre eccessivo.

6. “Un giorno lo farò”

“In questo periodo sono stressato”.
“Non sono ancora pronto”
“Non è il momento giusto.”
“Dal 1° gennaio comincio.”
“Dopo le vacanze comincio.”

“Lo farò …
quando finisco l’università,
quando troverò lavoro,
appena mi sposo,
quando avrò figli,
quando i figli saranno sistemati,”

Parliamo spesso al futuro o al condizionale: “Farò” o “Vorrei”.

Abbiamo paure che ci impediscono di passare subito all’azione.
Camuffiamo i nostri timori parlando senza sosta di ciò che faremo.
Un giorno.

Non lasciarti immobilizzare da questa scusa per non agire, dalla sindrome di “domani”: il tempo giusto per l’azione è “oggi”.
Rimandare serve solo a continuare a vivere la vita a metà senza “approfittare” di ogni giorno che hai a disposizione.

Iniziare “da domani”, “da lunedì”, “dal mese prossimo”, ecc … non ti farà cominciare mai.
Devi fare il primo passo adesso perché non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a fare qualcosa.

Fallo in questo momento,
subito.

7. “Non sono portato”

Pensare di “non essere portato”,
di “non averlo tra le corde”,
di “essere negato”
è un vero e proprio auto-sabotaggio delle tue possibilità e della tua autostima!

La tua mente è così condizionata da pensieri limitanti sulle tue possibilità e
(di conseguenza) agirai con meno sicurezza e decisione, ottenendo risultati inferiori!

Quindi pensare di non essere “portati a” è vero solo fino a quando non sarai tu a crederci
Se ritieni “di non essere abbastanza” allora non sarai mai abbastanza.
Questa scusa per non agire avrà preso il sopravvento.

Non lasciare mai che questi pensieri t’impediscano di fare quello che vuoi.
Guardati intorno,
ci sono persone di tutte le età, con situazioni finanziarie pessime che sono riuscite a fare grandi cose.
Non è mai troppo tardi.

8. “Non ho le conoscenze giuste”

“È inutile … non ho conoscenze in alto”
“Tanto arrivano sempre i raccomandati”

Nessuno è così naif da non credere al clientelismo, al favoritismo, al nepotismo.
Nessuno è così ingenuo da credere che tutte le persone “arrivino” solo perché sono brillanti e geniali.

Raccomandazioni e spintarelle ci sono sempre state.
E ci saranno sempre.
Non dobbiamo rassegnarci a questo.
Ma dobbiamo accettarlo ed evitare di prenderla come una scusa per non muoverci.
Per non agire.
Per non passare all’azione.
È solo una scusa per non agire.

Convincersi che non si arriverà da nessuna parte perché non si hanno le conoscenze giuste …
non cambierà lo stato di cose.
Anzi.
Questa credenza limitante andrà ad assorbire energia al tuo potenziale,
rendendoti meno performante nel perseguimento del tuo obiettivo.

“La raccomandazione non è un favore fatto a qualcuno,
è un torto fatto agli altri.”

Pino Caruso

9. “Non sono coraggioso”

Se stai aspettando il giorno, in cui non sentirai più la paura,
per poter fare qualcosa di significativo,
(scusa se te lo dico ma) potresti aspettare tutta la vita.

Le persone coraggiose sentono la paura.
Non fuggono davanti la paura.
Quando la sentono, “spingono”per superarla.
Questa è la differenza tra la persona coraggiosa e tutti gli altri.

Il coraggio è un muscolo.
Diventa più forte ogni volta che si utilizza.
Se non lo utilizzi,
non diventerai mai forte (i muscoli s’indeboliscono se non li usi, vero?)

Spingi (fletti il muscolo del coraggio) oggi,
esercita il coraggio.
e sarai più coraggioso domani.

Quando lo fai,
la paura perderà il suo potere.

scusa per non agire

Prendi coscienza che una scusa per non agire distrugge il tuo potenziale

Quando consentiamo ai nostri sogni di morire,
la vita diventa insoddisfacente e triste.
Perdiamo la gioia e la felicità.

Oggi è il giorno (giusto) per cominciare a correggere tutte le bugie che ti sei inconsciamente raccontato e che hai accettato come la “tua realtà” .
Inizia il processo di guarigione.
È necessario sconfessare tutte le false idee “su chi sei”, “cosa si può” o “non si può fare”.

Ora puoi disfarti di tutto ciò che ti sei raccontato,
ed è necessario farlo ora.
Adesso.

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9 scuse che devi smettere di raccontarti se vuoi fare davvero qualcosa nella vita – 1

scuse per non agire

Quando decidiamo di fare qualcosa,
scegliamo il nostro obiettivo,
(cambiare lavoro, mettersi in proprio, iniziare un percorso di coaching, andare 3 mesi in Sud America, ecc.)
e spesso non appena la salita comincia a farsi dura,
anziché metterci alla prova, insistere, persistere,
molliamo facilmente.

Molte volte ancor prima di partire.

Creiamo scuse per non agire per salvaguardare la nostra autostima

Piuttosto che metterci in gioco,
ce la prendiamo con la fortuna, il caso o il destino.
tiriamo fuori un ventaglio di giustificazioni,
di scuse per non continuare (o iniziare).

Molte persone vivono e muoiono senza aver raggiunto i loro obiettivi.
Ci sono tante persone con idee potenziali o geniali non sfruttate che non potranno mai realizzare perché hanno accettato queste scuse,
queste bugie come verità.

Sai … le menzogne possono diventare verità.
Soprattutto se te le ripeti abbastanza a lungo.
Diventano profezie che si auto-avverano.
Diventano La verità.
La tua realtà.

Ecco 9 scuse per non agire che devi smettere di raccontarti.
Subito.

1. “Oggi è dura”

Basta sentire le news, per vedere quanto è difficile cambiare o trovare un lavoro e quanto si è già fortunati solo ad averne uno (bello o brutto che sia).

Alcuni settori sono più in crisi, ma altri stanno nascendo,
si stanno espandendo.
È così da sempre.
Ogni grande crisi porta con sé recessione,
mancanza di speranza eppure (ricordiamoci che) ne siamo sempre usciti, fin dai tempi della rivoluzione industriale.

È una questione di “credo”.
Se credi che non ci sia alcuna possibilità, ogni porta si chiude,
resti fermo e ti senti in trappola.
Ma se ci credi … puoi prepararti e lavorare sodo per riuscirci.
Se insisti, alla fine ce la fai.

2. “Non ho tempo”

Sei sempre indaffarato.
Di corsa.
Preso da un vortice di cose-da-fare.

Se dai priorità alle cose veramente importanti,
scopri di avere tantissimo tempo (anche perché le cose realmente importanti sono poche!).

Tante volte il non-avere-tempo è una scusa per non fare qualcosa,
o un modo per non affrontare una certa situazione o lanciarsi in una nuova impresa.

Una cliente che lamentava pochissimo tempo libero per se stessa (e per fissare le sessioni di coaching) è rimasta spiazzata (nel vedere nero-su-bianco la sua giornata tipo) nel realizzare quante fossero le azioni irrisorie che potevano essere evitate.
Erano solo scuse per non agire.

3. “Gli altri hanno tutte le fortune”

“Audentes fortuna iuvat”
Virgilio

Il detto (“La fortuna aiuta gli audaci”) invita a essere volitivi e coraggiosi davanti a qualsiasi tipo di evento,
anche il più terribile e imprevisto,
poiché la sorte – il “fato” – è dalla parte di coloro che osano e sanno prendere gli opportuni rischi.

L’idea che gli altri abbiano tutte le fortune,
è molto limitante.

È una dimostrazione d’invidia,
senza il riconoscimento delle capacità.

La fortuna non è un’esperienza passiva
in cui il mondo ci dà semplicemente qualcosa su un piatto d’argento.
Richiede uno sforzo e la volontà di far accadere qualcosa.

Se invidio (solo) la fortuna del mio amico o conoscente e non riconosco il suo talento,
la sua esperienza,
il suo amore per quello che fa,
sono davvero fuori strada.

4. “Sono tutti migliori di me”

Ecco uno dei modi perfetti ed efficaci per non muoversi!

Vedere tutti gli altri (ma proprio tutti-tutti?) come più abili,
più capaci o con più talento è un modo efficace
per costruirsi un alibi (comunque facilmente smontabile),
una scusa, un pretesto per proteggersi dai riflettori, evitare le critiche e non gettarsi nella mischia.

Confrontarsi con gli altri può essere frustrante,
ognuno è meglio e peggio di altri su un numero illimitato di scale di valori.

Dal confronto si esce quasi sempre (e inevitabilmente) sconfitti,
non perché gli altri siano migliori o tu sia una persona senza qualità
ma perché ci si confronta con un’immagine ideale,
quindi irraggiungibile.

Anche se raggiungi il successo,
ci sarà sempre qualcuno che avrà qualcosa più di te.

Leggi la parte 2 small

5 segreti per diventare il leader indiscusso agli occhi del tuo team

leader indiscusso

“Un buon leader ispira la gente ad avere fiducia nel leader,
un grande leader ispira le persone ad avere fiducia in se stessi”.

Lao Tse

Essere un leader (oggi) non è cosa facile.
I team sono molto diversificati, digitali e dinamici.
Guidare con successo un gruppo attraverso gli alti e bassi di questi tempi così caotici e complessi può essere una delle più grandi sfide che tu possa affrontare.

Per diventare un leader indiscusso del tuo team e ottenere ottime performance devi prendere sempre più confidenza con la motivazione, la crescita professionale e i talenti dei tuoi collaboratori.

Ecco 5 segreti per aumentare la tua team leadership:

1. Essere imparziale e coerente per diventare il leader indiscusso del tuo team

È naturale e normale, sentire maggiore feeling e simpatia per alcune persone del tuo team rispetto ad altre.

Meglio però non manifestare simpatie e preferenze personali.
È facile che si creino confusioni o malintesi che favoriscono l’idea che la tua gestione sia basata su favori e preferenze.

Usa una comunicazione cristallina,
con linee guida trasparenti e chiare.

Quando ti trovi davanti a casi eccezionali per urgenza, o particolarità, comunica in modo chiaro a tutti le motivazioni del fatto, specificando che si tratta di un caso inusuale, urgente o importante.

Più comunichi le cause di una certa decisione,
più i tuoi collaboratori non coglieranno incoerenza o malafede nelle tue scelte.

2. Difendere il personale

Hai mai lavorato con qualcuno che ti ha difeso quando hai fatto un errore?
Ti ha appoggiato davanti a critiche ingiuste?
Ha messo in gioco la propria reputazione per te?
Ha difeso le tue azioni davanti a un dirigente o un cliente?

Se hai già sperimentato una di queste esperienze,
probabilmente ti avrà lasciato un’impressione molto profonda,
e rafforzato il rapporto che avevi con quella persona.

Che tipo d’impatto pensi possa avere un leader che si comporta così con la sua squadra?
Che tipo d’influenza potrebbe avere un capo che prende le difese?

Quando è l’ultima volta che ti sei battuto per un membro del tuo team?

Come in che senso?

Se non lotti per il tuo staff, perdi la sua fiducia.
Non devi “fare l’eroe”, il kamikaze, il paladino dei diritti dei più deboli e neanche rischiare di metterti in cattiva luce con persone-chiave ma se non muovi un dito o fai finta di niente rischi di perdere la stima del tuo personale.

Sono d’accordo con te … nell’attuale Mercato del lavoro, nella gestione team, semplici gesti come questi se ne vedono sempre meno e sono ad appannaggio di qualche solitario eroe innovatore.
E allora?

3. Celebrare con il team

Festeggi spesso con il tuo team?
Si, come no!
Siamo talmente focalizzati sul futuro, sul target, sui problemi che raramente ci concediamo una pausa per apprezzare e celebrare i successi nel nostro lavoro.

Quando festeggi con il tuo team, condividi sensazioni positive e crei spirito di coesione e di alleanza.
Le celebrazioni rafforzano i rapporti, sono divertenti, alleggeriscono l’ambiente e consentono al team di vivere momenti personali positivi.

Ogni occasione deve essere l’opportunità per celebrare,
divertirsi e svagarsi con il tuo team.

4. Trattare i collaboratori come … persone

Non ho mai capito (e non lo capirò mai) perché alcuni manager trattano i propri collaboratori senza rispetto e poi pretendono (per tutta risposta) che siano efficienti e produttivi.

Questi manager non si rendono conto quanto le persone siano importanti per il loro successo?
E come i loro dipendenti se trattati correttamente e con rispetto, avrebbero un rendimento migliore?

Il grande leader si preoccupa della “sua gente”.
Tratta i propri collaboratori come … persone.
Entra in contatto anche a livello personale.

Il leader indiscusso sa motivare il team,
ha sempre e prima di tutto competenze elevate con le persone e non perde mai l’occasione di essere amichevoli nel comportamento e nei gesti.

5. Sostenere e promuovere i collaboratori

Promuovere il tuo team ha un valore importante.
Fondamentale.

Spetta a te come leader parlare del valore del tuo team, annunciare i loro successi, aiutare la tua squadra a essere più visibile ai “piani alti” o al “grande capo”, creare maggiore orgoglio e soddisfazione di squadra.

Se non sei tu a promuovere la tua squadra,
chi lo farà al posto tuo?

Il team leader indiscusso si concentra sui punti di forza delle persone.
Vuole aiutare (davvero) i propri collaboratori ad avere successo.

Ha pazienza, comprensione e sfrutta ogni opportunità per aiutare il suo team a crescere e svilupparsi.
Anche quando i collaboratori sbagliano, sanno che ci vuole tempo, altri tentativi e altri errori prima di migliorare.

Difendere, celebrare e promuovere la tua squadra sono grandi fattori di fidelizzazione del tuo team.

E tu che ne pensi?
Ti sei mai chiesto se il tuo team sia mai stato “conquistato” dalla tua figura di leader?
Quale approccio miglioreresti della tua leadership?

leader indiscusso