5 scuse comode comode per non personalizzare la tua candidatura

non personalizzare la candidatura

“Oggi per i giovani ci sono tante occasioni, e quindi anche tanta concorrenza.
Quasi nessuno, però, fa lo sforzo di essere originale e diverso dagli altri.”

EDOARDO VIANELLO

Probabilmente ogni volta che leggi che sarebbe più incisivo ed efficace personalizzare ogni tuo singolo dossier di candidatura,
alzi gli occhi al cielo e pensi “Lo so, lo so, ma, boh, che palle …”!

Sai che è un buon consiglio,
ma sai che richiede un po’ di lavoro in più.

E così comincia il gioco del rimando,
della procrastinazione,
del “Lo farò domani”, “Lunedì”, ecc…

Perchè personalizzare la candidatura? Cambi il destinatario e il gioco è fatto!

E quando vedi un annuncio di lavoro interessante,
anziché prendere “ago e filo” e cominciare il tuo lavoro su-misura,
cambi semplicemente il destinatario e con un (abile) colpo sul tasto “invio” …
chiudi la pratica!

Facile, rapido, comodo.
Efficace, no.

Comunque …
se non lo fai tu,
qualcun altro lo farà, al posto tuo!

Ecco 5 scuse che (probabilmente) stai utilizzando per non personalizzare la candidatura:

1. “Devo sbrigarmi altrimenti arrivano prima i concorrenti

“Non ho tempo per personalizzare,
devo inviare il tutto prima che lo faccia qualcun altro.
Prima l’invio, meglio è.
Sarò il primo
”.

Sì, a finire nel cestino.

Tutto quello che vuoi, è inviare al più presto la tua candidatura,
in modo da anticipare gli altri.

Probabilmente il tuo dossier sarà visto prima di altri,
ma potrebbe non essere un gran vantaggio, se non piace a chi la esamina.

Infatti, molti selezionatori dicono che i primi dossier, che arrivano nella loro casella di posta, sono i peggiori,
perché precipitosi e (spesso) incompleti.

Altri selezionatori diffidano (e cestinano senza guardare) una candidatura ricevuta poche ore dopo l’uscita dell’annuncio.
Motivo?
Ritengono che non ci sia stato il tempo materiale di personalizzare la candidatura, studiare l’azienda, la posizione, ecc…

Le offerte di lavoro non appaiono e scompaiono in una notte.
Ciò significa che hai tutto il tempo di personalizzarle!

E poi … in riferimento all’urgenza di inviare, ricorda che:
ci sarà sempre concorrenza,
non importa quanto velocemente invierai il tuo dossier.
La concorrenza è dappertutto.

2. “Copy paste? Sì, tanto non se ne accorge nessuno

Ah, si, credi davvero!

Un selezionatore esperto si accorge in pochi secondi se ha davanti un candidato che ha personalizzato la sua presentazione oppure
se sta leggendo una candidatura generica,
standard,
inviata in massa con il più classico dei copia-incolla.

3. “È un lavoro noioso che prende tempo

Ci vuole un po’ di lavoro (ma neanche tantissimo – non ne farai una tragedia) per personalizzare curriculum e lettere di presentazione per ogni singola offerta a cui intendi candidarti.

Ma questo sforzo vale ogni minuto del tuo tempo.

Anche se sei la persona più qualificata, sarai messa (giustamente) in secondo piano nel processo di selezione,
rispetto a chi ha investito del tempo per informarsi e personalizzarla.

Quindi rimboccati le maniche,
e inizia il tuo lavoro di sartoria “su misura”.

Per personalizzare la candidatura, non è necessario ri-scriverla ogni volta,
basta variarne un 25-30%, tutte le volte,
in funzione dell’offerta alla quale stai rispondendo.

4. “Non so come pormi alla società” oppure “Non so dove prendere le informazioni

… e siccome non lo so,
invio il materiale che ho già pronto!

Personalizzare la candidatura vuol dire (anche) “lavorare” sulle singole parole,
il modo di porsi, di presentarsi, di comunicare,
con il potenziale datore di lavoro.

Se c’è una cosa che si dovrebbe sempre fare,
indipendentemente dall’azienda,
è visitare il sito web per cercare di intuirne il “tono” e le tipicità.

Quale immagine trasmette l’azienda? Trendy, classica o “alla mano”?
Il linguaggio usato nel sito è informale, tecnico o “pomposo”?
Ci sono molti termini tecnici o in inglese?
Nella sezione “Chi siamo” ci sono foto o ritratti di ogni singolo componente del team? Cosa vedi”?
Persone seriose in giacca-e-cravatta o sono tutti sorridenti, scialli e giovanili.

Anche se potrebbe non essere una scienza esatta,
sarai d’accordo con me, che si dovrebbe cambiare il modo di presentarsi se l’azienda è una multinazionale o una piccola realtà a conduzione familiare?

Se vuoi approfondire come trovare info sull’azienda a cui ti candidi leggi il mio post.

5. “Tanto nessuno la leggerà comunque

Non poteva mancare.
Un classico.

Non nascondiamoci:
più della metà dei selezionatori non leggono i dossier di candidature.
E questo potrebbe bastare per non preoccuparsi di fare qualcosa di speciale con la tua candidatura.

Ma non dimentichiamoci di quelli che la leggono.
Che sono tanti,
comunque.

Se poi dovessero leggere il tuo dossier e trovarsi davanti a una
copia scialba, incolore, standardizzata,
prodotta in serie.
Come la prenderanno?
Anche tu vuoi essere trattato come unico e speciale?

Dietro un’azienda ci sono persone.
Chi legge la tua candidatura è una persona.
Né più né meno come me e te.
Non puoi creare una singola candidatura e inviarla a tante aziende pensando di risparmiare tempo e fatica.

Ogni annuncio di lavoro è diverso …
anche la risposta all’annuncio deve essere unica e personalizzata.

8 modi di correggere gli altri senza essere un arrogante saputello – 2

correggere gli altri

leggi anche la parte 1 small ...

4. Se è possibile, mai correggere qualcuno pubblicamente

Non importa quali siano le tue intenzioni,
non è mai una buona idea correggere qualcuno di fronte a un “pubblico” (team, clienti, titolari, ecc…).
Oltre a essere imbarazzante,
dai anche un motivo all’altra persona di pensare che le tue intenzioni siano tutt’altro che nobili,
visto che hai sottolineato l’errore.

Meglio sempre scegliere il faccia-a-faccia privato e far sembrare che la svista sia “scappata via” accidentalmente. Inoltre, dando alla persona la possibilità di salvare la faccia, rafforzerai il tuo rapporto di lavoro con lei, invece di demolirlo.

Cerca di non usare “tu” quando correggi e rettifichi qualcuno;
la cosa migliore è “accusare” la tecnologia, altri oggetti, la sfortuna, la casualità, ecc…

È indispensabile correggere qualcuno pubblicamente se l’errore porterà a gravi conseguenze o farà risparmiare tempo e fatica a tutti.

Per esempio,
se in una riunione si sta partendo con l’ordine del giorno sbagliato, intervenendo, potrai far risparmiare tempo ed energie a tutti i presenti.

5. Non correggere gli altri via e-mail

Il tono (e le tue intenzioni) sono facilmente equivocabili in una mail,
soprattutto quando usi il grassetto e il corsivo per mettere in evidenza errori e sviste.

Un approccio faccia-a-faccia (in privato) con la persona ti aiuterà a mostrare il tuo vero intento.

6. Utilizzare le domande al momento opportuno

Fare domande,
anziché rettifiche e precisazioni,
ti permette di “abbassare il tono di un paio di tacche”,
e passare da un approccio (apparentemente) prepotente a uno più cordiale e disponibile.

Utilizzare le domande (al momento opportuno) trasmette la tua intenzione di facilitare la conversazione.

Per esempio “Vedo che hai intenzione di coinvolgere Anna fin dall’inizio. Non pensi che un suo ingresso posticipato di un paio di settimane potrebbe snellire il processo?

7. Focus sull’errore e non sulla persona

La stragrande maggioranza delle persone si identifica con quello che fa.
Ciò significa che sono portate a pensare che se fanno qualcosa di sbagliato
è perché c’è qualcosa di sbagliato in loro.

La chiave è creare una distanza tra le loro azioni e la percezione della loro autostima.
Se sottolinei che la questione è l’incompetenza, tocchi un tasto molto sensibile delle persone.

Iniziando il tuo intervento con “Potrei sbagliarmi, ma …
rendi la correzione più “digeribile”.

8. Fornire prove, offrire aiuto e soluzioni

Non c’è bisogno di presentare una documentazione dettagliata,
ma (in molti casi) spiegare la correzione è utile per dimostrare che si è fatto un ragionamento e una riflessione,
e che non è solo un puntare il dito sulla superficialità e l’incompetenza di un collega.

Ad esempio: “In effetti ho incontrato una situazione molto simile il mese scorso.
Se vuoi, posso mostrarti cosa ho fatto, e così possiamo risolvere insieme la questione
“.

Utilizzando il “noi” stai trasmettendo all’altra persona che, nonostante l’errore, non la stai lasciando da sola. La cosa più importante che il tuo collega ha bisogno di sentire è di essere ancora una parte importante della squadra, nonostante la svista.

Non c’è dubbio che correggere gli altri non sia sempre così facile.
Bisogna prestare attenzione e prudenza
Quando utilizziamo correzioni e precisazioni,
“camminiamo sulle uova”, lungo una linea sottile tra produttività e presunzione.

Dale Carnegie nel suo best seller “Come trattare gli altri e farseli amici”
dice che non abbiamo il diritto di correggere gli altri,
visto quanto spesso sbagliamo anche noi stessi, ma se proprio dobbiamo farlo,
facciamolo in modo da far sentire l’altro ancora importante.


8 modi di correggere gli altri senza essere un arrogante saputello – 1

correggere

Correzioni, puntualizzazioni,
precisazioni,
in nessun posto come in un ufficio sono così necessarie e appropriate.

Se sei un manager,
un team leader (probabilmente) non farai fatica a “prendere da parte” un membro della tua squadra e avvisarlo dell’errore.

Ma cosa succede se le informazioni imprecise arrivano da un collega,
da un pari grado di un altro dipartimento e ufficio,
o (peggio) dal tuo capo/a, o dai titolari dell’azienda?

Quando correggi qualcuno non sai mai come la prenderà

Senti che è tuo dovere sistemare le cose.
Ma, allo stesso tempo, ti chiedi come reagirà la persona,
(ti ringrazierà o farà un sorrisino di circostanza legandosela al dito)
e non vuoi fare la parte dell’arrogante saputello.

Fai bene a pensarla così.
Vuol dire che sei cosciente che oggi
le persone sono sempre più egocentriche e suscettibili che in passato,
sono più facili a risentirsi e offendersi.

Una parola sbagliata, una correzione inappropriata, un gesto di troppo e di colpo …
il rapporto professionale sparisce nel nulla!

E chi se ne frega … potresti pensare.

Uhm …
se il tuo lavoro dipende (anche) dalla buona relazione con gli altri, forse ti conviene continuare la lettura e scoprire che non è un caso che la capacità di lavorare in gruppo sia diventata un requisito indispensabile (e molto richiesto – basta guardare gli annunci di lavoro) per tutti coloro che si muovono nell’attuale Mercato del lavoro.

Ecco 8 modi di correggere gli altri senza essere un supponente so-tutto-io:

1. Considerare le tue motivazioni

Perché desideri correggere l’altra persona?
Il suo errore è irrilevante o porterà a gravi ripercussioni?
Desideri dimostrare quanto sei SMART e intelligente?
Per amore della perfezione e delle “cose fatte bene”?
Oppure ti piace fare il saputello so-tutto-io?

Che tu sia consapevole o no,
le tue intenzioni possono influenzare l’impatto delle tue correzioni.

Se non sei sicuro delle tue motivazioni,
meglio lasciar parlare qualcun altro.

Assicurati di avere a cuore gli interessi della persona prima di offrire una correzione.
È molto meglio non fare niente piuttosto che dire qualcosa che potrebbe rovinare un rapporto professionale di anni.

2. Considerare se la correzione sia necessaria

Se devi rettificare un collega di lavoro che conosci bene,
che è anche un amico o una persona con cui hai un buon rapporto,
dovresti sapere già cosa-puoi-dire e cosa-è-meglio-evitare.

Ma se hai a malapena interagito prima,
e non sai come (questa persona) normalmente reagisce alle critiche,
alle correzioni, alle precisazioni …
procedi con cautela.

Per quello che ne sai,
potrebbe essere molto sensibile, suscettibile,
che prende tutto di petto.
E la mette sul personale.

correggere

3. Evitare un tono autoritario se devi correggere qualcuno

Il più delle volte la differenza la fa il COME e non il COSA.
L’atteggiamento, il tono, la mimica facciale, ecc …. possono davvero fare la differenza tra un approccio costruttivo, condiscendente e uno conflittuale.

Meglio evitare frasi brevi e scattanti,
espressioni sibilline,
un linguaggio del corpo inadeguato (incrociare le braccia sul petto, fronte corrucciata, ecc.).

Essere eccessivamente autorevoli quando sottolinei una correzione,
servirà solo a farti sembrare pretenzioso e arrogante.

Invece, quando scopri un errore, è più costruttivo aprire una discussione.
“Sto guardando il report XY e c’è qualcosa che non mi torna a pagina 3. Possiamo dare un’occhiata insieme a quella parte?“.

Invece di
“Sto guardando il report XY e ci sono degli errori a pagina 3. È meglio che tu riveda quella parte.”

leggi anche la parte 2 small ...

Gestione del team professionale e competente ma anche gelida e distaccata

gestione del team

Non sono pochi i responsabili di team che mi contattano,
lamentando problemi di rapporto con i loro staff
(con tutto il seguito di conflitti, scarsi risultati e bruciori di stomaco e … notti insonni).

Team leader strafottenti o collaboratori inadeguati?

La questione è …
i team leader pensano (anzi sono convinti) di essere professionali, disponibili, aperti,
e interessati …
mentre i loro collaboratori li “vedono” come arroganti, spavaldi, eccessivi,
oppure freddi, distaccati e insensibili.
Indifferenti.

Dove sta la verità?
Chi sta sbagliando?
I leader che si comportano con mal-celata strafottenza e arroganza?
Oppure la colpa è tutta di collaboratori con bassa autostima?
Fragili, stressati e inadeguati?

Come spesso accade, la verità sta nel mezzo …
sicuramente chi gestisce non ha preso completamente coscienza dei cambiamenti,
non si è adattato,
si pone poche domande su come migliorare,
e gestire al meglio i propri collaboratori.

Le persone oggi sono sempre più sensibili e permalose

D’altra parte,
non dimentichiamoci che i lavoratori (come tutti del resto) sono persone e come tali sono … creature irrazionali.

Oggi siamo tutti (chi-più-chi-meno) facili a risentirci e offenderci!
Siamo sempre più sensibili e suscettibili.
Pretendiamo di essere considerati diversi dagli altri,
esigiamo essere riconosciuti e trattati in un modo unico e particolare.

Le persone oggi ricercano le soddisfazioni emotive (anche chi si definisce una persona molto razionale).

Le soddisfazioni emotive (riconoscimento, disponibilità, apprezzamento, empatia, ascolto, ecc.)
sono quelle più gratificanti ma anche quelle più sensibili e “pericolose”,
quando non sono soddisfatte.

Distinguiamo professionalità e comportamento.

Nella gestione del team dobbiamo distinguere tra la qualità della tua professionalità (che può essere ottima)
e il tuo atteggiamento verso un collaboratore.

Che cosa percepisce una persona quando entra nel tuo ufficio?

Che cosa trasmetti, anche (e soprattutto) inconsciamente,
quando ti relazioni con un collaboratore o dipendente?

Secondo te …
la persona avverte un’attenzione particolare, la tua partecipazione,
la tua disponibilità, si sente ascoltata?

Oppure rimane la gelida sensazione di essere accolto con sufficienza,
indifferenza o risentimento (sembra che sta disturbando)?

Infatti,
allo stesso tempo possiamo essere professionali e competenti ma anche gelidi, scortesi o scostanti.

Spesso,
ci comportiamo male e senza riguardo anche senza rendercene conto,
in buona fede, per mancanza di tempo,
per stress, superficialità, ignoranza (nel senso di non conoscenza).

Nella gestione del team devi dare un valore aggiunto

Se gestisci oggi un team (piccolo o grande, non fa differenza),
quando operi a contatto con le persone,
se il tuo successo dipende dalle persone che gestisci,
deve riuscire a dare un valore aggiunto.

Devi prendere coscienza dei mutamenti, adattarsi a questi cambiamenti e porti domande su come migliorare
e approcciare con più efficacia i tuoi collaboratori,
attraverso la comunicazione, i gesti e i comportamenti .

Quanto più pensi di sapere,
meno hai bisogno di ascoltare.
Ascoltare significa “seguire” le parole,
ma anche (e soprattutto) l’energia e l’emozione delle persone.
Ascoltare vuol dire aumentare il rispetto e l’accettazione.

Pochi considerano la gestione del team,
un valore o un’area strategica su cui investire.
Chi lo fa, vince!


Paranoia o reale possibilità di licenziamento? 9 indizi che potrebbero indicarne uno -2

licenziamenti

leggi anche la parte 1 small ...

6. Il rapporto con il tuo capo/a si è deteriorato

Una volta il vostro rapporto era (quasi) amichevole,
ora si è deteriorato al punto da essere tossico (ti ignora o ti critica pubblicamente)?
Non riuscite a comunicare neanche sulle questioni di base?
C’è tensione ogni volta che siete nella stessa stanza?

Non è una situazione facile questa,
qualcuno nella stanza è di troppo!

7. È stato assunto qualcuno che ha la tua stessa posizione

A volte,
certe supposizioni pessimistiche sono il frutto di conclusioni affrettate di una mente troppo agitata e preoccupata.

Ma quando ti accorgi che è stato assunto qualcuno che ha la tua stessa posizione (precisa-precisa),
o trovi online la descrizione esatta del tuo posto di lavoro,
forse è necessario che tu ti ponga qualche domanda,
e soprattutto dovresti porne a chi compete.

8. Sulla tua scrivania arriva sempre meno lavoro e girano voci di licenziamenti

Ecco un brutto segno:
avere improvvisamente (con poche spiegazioni o, peggio, una spiegazione diretta) un sacco di tempo libero perché non ti sono più dati progetti e compiti.

Si sente una mancanza di fiducia.
Ti stanno ignorando,
e ti trovi in uno stato apparentemente senza fine di inerzia.

Quando un datore di lavoro inizia una ri-assegnazione del lavoro senza una chiara e logica spiegazione,
questo potrebbe benissimo essere un segno di una tua prossima partenza.

Potrebbe essere semplicemente paranoia?

Potrebbe …
magari al momento la tua attenzione e la tua energia sono veramente necessarie altrove,
hai tanti (e troppi) lavori in pista,
e il tuo capo e l’azienda stanno cercando solo di alleggerirti il carico di attività.
Ci sta.

Non ignorare la circostanza,
guarda la situazione da tutte le prospettive per determinare se ci sono dei motivi fondati di preoccupazione.

9. Si notano pettegolezzi e comportamenti strani da parte dei colleghi

Se quando entri in ufficio, tutti smettono di parlare,
si sentono imbarazzati o nervosi,
probabilmente significa qualcosa.
Forse sanno qualcosa che tu ancora non sai?

Le persone iniziano a evitarti oppure diventano meno sensibili e disponibili a chiamate ed e-mail?

In questo caso sarebbe meglio cercare un feedback piuttosto che evitarlo,
può essere un’opportunità per capovolgere la situazione.

E se fosse solamente paranoia?

Siamo tutti (chi più chi meno) persone emotive, il nostro stato d’animo è influenzato da stress, problemi personali o familiari, dal tempo, da una giornata-storta, ecc…
È difficile distinguere un comportamento “normale”.
Potrebbero essere semplicemente tue proiezioni mentali dettate dalla paura e dallo stress.

Salvo che i cambiamenti comportamentali tra i tuoi colleghi non siano talmente evidenti e sproporzionati,
bisogna agire con cautela prima di tirare le somme e parlare di licenziamenti.

Se sei preoccupato per il tuo futuro professionale,
è necessario predisporre (appena possibile) colloqui aperti e sinceri per ottenere le informazioni mancanti e (se lo ritieni opportuno) condividere le tue preoccupazioni per i recenti avvenimenti.

Le risposte (o le non-risposte) che riceverai ti aiuteranno a ottenere una visione d’insieme e renderanno più facile la decisione di rimanere o di cercare un nuovo lavoro.

Non mettere la testa sotto la sabbia

A volte,
chi reputa di essere già sulla porta d’uscita
quando condivide questa apprensione,
scopre (con piacere) la sorpresa sul volto del capo.

Altre volte, questa rivelazione,
è l’inizio di una lenta e logorante agonia professionale.

La chiave è quella di evitare la difensiva,
non mettere la testa sotto la sabbia,
ma affrontare il problema nel modo più costruttivo e (nella misura in cui è possibile) meno emotivamente coinvolgente.

Facile a-dirsi ma quando si balla – e si parla di licenziamenti- non è così semplice.
Anche questa è vita!

Paranoia o reale possibilità di licenziamento? 9 indizi che potrebbero indicarne uno -1

licenziamento

Un impiegato va dal principale per chiedere un aumento di stipendio, dicendogli: “Io qui faccio il lavoro di tre persone”.
E il capo replica: “Dammi il nome degli altri due che li licenzio”.

Milton Berle

C’è chi la prende con filosofia,
chi con rassegnazione,
c’è chi rimane sorpreso, scioccato,
colto dal panico.
Travolto da un tornado mentre sorseggiava un cappuccino.
Proprio non se lo aspettava.

Ma guardando indietro,
quasi tutti si rendono conto che ci sono stati segni, indicazioni,
campanelli d’allarme che non hanno visto,
ancor meglio che hanno deciso (inconsciamente) di ignorare.

L’ossessione di un licenziamento è difficile da contenere

Ci sono anche (rispettabili e ultra-competenti) professionisti e manager che da questi segnali si lasciano inghiottire e lentamente consumare … nel fisico e nell’anima!
La paranoia fa galoppare la fantasia.
L’ossessione di un licenziamento, porta a vedere fantasmi ovunque.

Un cliente mi ha confessato che ogni volta che il big-boss aveva una conversazione con qualcuno nel suo ufficio con la porta chiusa,
era certo che stavano parlando di come sbarazzarsi di lui.

Se sospetti di essere licenziato,
non devi solo sederti, preoccuparti, logorarti e aspettare che accada.
Se sei proattivo, puoi cercare di cambiare la storia prima che sia troppo tardi,
e trasformare una situazione piuttosto spiacevole in qualcosa di molto più gestibile.

Come puoi capire se il tuo lavoro è davvero in pericolo o se sei solo un po’ paranoico e la tua fantasia galoppante ti sta giocando un brutto scherzo?

Ecco 9 indizi che potrebbero indicare che è in arrivo un bel calcio nel sedere:

1. Inizi ad angosciarti e a boicottarti

“Visto? Cosa ti avevo detto? ”
“Lo sapevo che prima o poi … mi facevano fuori“.

La profezia che si auto-avvera funziona!

Se sei convinto che ti “vogliano far fuori”,
per il solo fatto di crederlo,
inizi a comportarti “come se” … diventi sospettoso e incerto oppure aggressivo e litigioso e la tua aspettativa si avvera.
Per davvero! È solo una questione di tempo.

Resta ancorato ai fatti concreti!

2. Ricevi valutazioni negative di performance

Richiami (verbali o scritti) e ammonimenti non sono mai una buona cosa.

Una singola valutazione negativa non è sinonimo di licenziamento,
ma in combinazione con altri avvertimenti potrebbe diventarlo.

Se la causa è la mancanza di esperienza o di formazione in una certa area o settore,
c’è sempre la possibilità di risolvere il problema.

Ma se senti frasi tipo …
“Non sei in linea con la nostra cultura aziendale”
“Hai un grave problema di atteggiamento”
“Tu non sei un giocatore di squadra”
“La tua personalità o il tuo atteggiamento non sembrano legare con il team” …

la situazione si complica,
dal momento che si dà per scontato che i problemi comportamentali sono profondamente radicati e difficili da cambiare.

3. Sei lasciato “fuori dal giro”

Di colpo non riesci più ad accedere a dati importanti,
non sei più invitato alle riunioni o
incluso in messaggi chiave di posta elettronica.

Oppure (peggio) il tuo capo o il titolare d’azienda va direttamente dai tuoi subalterni?

La maggior parte delle organizzazioni ha una catena di comando,
e quando si interrompe è una chiara indicazione negativa.

Ci potrebbero essere altre ragioni perché questo accada,
di certo è un segnale che l’azienda ha perso la fiducia in te e nelle tue capacità.
Hai tutto il diritto di preoccuparti.

4. Il tuo capo inizia a mettere tutto per iscritto

Alcuni boss sono micro manager naturali,
inviano messaggi frequenti e dettagliati per assicurarsi che i dipendenti mantengono “la rotta”.

Il punto è …
riesci a vedere un cambiamento evidente nella frequenza o nel tono della comunicazione?
Hai notato un’improvvisa e imprevista impennata della documentazione e-mail?

Se così fosse, assicurati di creare una traccia cartacea,
altrimenti ti puoi rilassare.

5. Sei costantemente monitorato

Hai il fiato sul collo tutto il tempo?
Devi relazionare costantemente su tempo e spese?
Sei l’unica persona a essere esaminata?
Sei stato inserito in un piano di miglioramento delle prestazioni?

Lo scopo di un piano di sviluppo delle prestazioni è di aiutare la persona ad affrontare e risolvere i problemi che incontra nel suo lavoro.
Alcune aziende (che sinceramente credono nella capacità della persona) utilizzano questi piani come uno sforzo onesto per riaccendere o reindirizzare le prestazioni del dipendente.
Altre (in modo velato) per farti sentire frustrato e demoralizzato e spingerti ad andartene.

Essere inseriti in un piano di miglioramento,
non significa automaticamente essere già out.

Valuta il livello di trasparenza e di sostegno.
Se il piano è raggiungibili e “onesto” potrebbe essere un’occasione da sfruttare per un’inversione di tendenza.
Tuttavia, se senti che i requisiti sono troppo alti, inizia a preoccuparti seriamente.

leggi anche la parte 2 small ...

9 modi per fermare la strisciante e continua sensazione di inadeguatezza sul lavoro – 2

inadeguatezza sul lavoro

leggi anche la parte 1 small ...

5. Importa solo la valutazione del datore di lavoro

In termini di valutazione delle prestazioni,
non è importante quello che pensi tu,
ma quello che osserva chi-ti-ha-assunto.

Spesso, siamo molto perfezionisti, severi e petulanti
nei confronti di noi stessi.
Siamo i nostri peggiori critici e le nostre valutazioni sono molto lontane dalla realtà.
Meglio smettere di valutarti da-solo e concentrati (solo) su come migliorare te stesso.

Nel mondo del Lavoro,
ci sono tante persone che sopravvalutano le loro competenze (e pensano di essere competenti, brillanti e meritevoli) e altrettante che sono molto valide ma che si reputano poco competenti.
Tu molto probabilmente ti stai sottovalutando.

6. “Sfruttare” la sensazione di inadeguatezza sul lavoro

La sensazione di inadeguatezza sul lavoro può davvero spingerti a fare molto di più.
Ti dà la propulsione, la forza necessaria
per lavorare con più impegno, più attenzione,
fare formazione, coaching, corsi di aggiornamento, insomma tutto quello che ti serve per colmare questo (presunto?) gap di competenza.

Invece di impantanarti nel dubbio ed essere paralizzato dalla tensione,
lascia che questa sensazione (anche se poco gradevole) ti porti fuori della tua zona di comfort e ti spinga ad andare oltre.

Fai tutto il possibile per essere all’altezza della sfida.
La paura di essere inadeguato può diventare (davvero) il tuo più grande alleato.

È proprio questa sensazione di inadeguatezza sul lavoro che ti può spingere a persistere,
ad andare oltre . . .
a continuare un’ora dopo l’altra, un giorno dopo l’altro, una settimana, e poi un mese e infine un anno dopo l’altro.

Ecco perché ringrazio il fatto di essermi sentito inadeguato,
tante volte nella mia vita.

7. Essere consapevoli che i datori di lavoro non “fanno regali”

Ovvero i datori di lavoro non pagano stipendio e contributi a una persona che non reputano competente o produttiva.
Se non si lamentano del tuo lavoro,
è perché per loro va bene.

Hanno visto in te del potenziale, la volontà di imparare, la voglia di dimostrare.
Pensano che tu sia la persona giusta.

È bene che tu sia consapevole dei tuoi limiti e continui a fare quello che stai facendo.
Il tuo datore di lavoro ha già assunto tante persone molte altre volte e sa quello che vuole.

A questo punto,
non c’è alcun motivo di dubitare di te stesso.

8. Prestare attenzione alla profezia che si auto-avvera

La profezia che si auto-avvera non è stregoneria.
Funziona davvero!

Se sei convinto di sbagliare,
se sei ossessionato di non essere all’altezza,
sei destinato a fare andare tutto storto,
perché per il solo fatto di crederlo, ti comporti in modo tale che la tua aspettativa si avvero.

Sentendoti inadeguato inizi a sbagliare,
a commettere errori,
l’errore fatto diventa una conferma delle tue incapacità e una ragione in più per “bollarti” come incompetente e inadeguato.

È solo una questione di tempo e poi … splash!
Il tuffo nell’acqua gelata arriva di sicuro.

9. Gestire al meglio il giudizio degli altri

All’apparenza sei una persona sicura di te ma in realtà non fai altro che chiederti se il tuo team, i tuoi colleghi, il tuo capo, l’azienda ti reputino competente e indispensabile?

Non preoccuparti di avere il controllo sui giudizi degli altri.
È impossibile.

Il comportamento e l’atteggiamento degli altri sono inevitabilmente al di fuori della nostra sorveglianza.
Per quanto tu possa essere disponibile, gentile e benvoluto ci sarà sempre qualcuno che ti criticherà, biasimerà la tua competenza e cercherà di rovinarti una bella giornata di sole.

Prima ti rendi conto di questa cosa, meglio è!

Domande tipo “Merito davvero questo lavoro?”
“Sono capace? Competente?”
“Come mi valutano gi altri?
possono monopolizzare il tuo essere.

Devi mettere a tacere la tua voce interiore negativa.
Lascia che questi pensieri improduttivi si consumino da soli e concentrati sull’unica cosa che si dovrebbe (probabilmente) fare: abbracciare la sfida.

Inadeguatezza sul lavoro? Abbraccia la sfida!

Lavora su te stesso,
sviluppa i tuoi punti di forza,
accetta e supera le tue debolezze,
lavora sodo e inizia a convogliare le tue energie per “superare” questa strisciante e fastidiosa sensazione di inadeguatezza sul lavoro.

inadeguatezza sul lavoro