Gestire un collaboratore difficile con l’autorevolezza di un grande leader – 1

un collaboratore difficile

Ancora.
È successo ancora.
Un collaboratore sta rendendo la vita difficile a parte del team,
(di conseguenza anche a te) con le sue richieste, pretese e il suo atteggiamento.

Il malcontento è diventato distrazione,
disattenzione e rischia di provocare problemi e conflitti in tutto il team.

Il collaboratore/trice è un ottimo lavoratore e, anche se non avete un gran feeling,
si è sempre comportato con professionalità e ha un buon rendimento.
Perdere la persona non sarebbe (comunque) un grande affare.

Gestire un collaboratore difficile? Serve fiducia e autorevolezza

Sei il leader del tuo team.
Ecco una delle parti più difficili del tuo lavoro,
trasmettere fiducia e influenza ma anche autorevolezza e disciplina.

Un collaboratore difficile non è solo un tuo problema:
riguarda tutto il team.

Anche se l’ultima cosa che vuoi è … gestire un collaboratore difficile,
devi farlo non appena possibile,
prima che la situazione ti sfugga di mano.

Che cosa fare?
Agire subito? Sorvolare?
Aspettare il momento opportuno?
Come affrontare la questione?

1. Il punto di partenza: decidere quale approccio adottare

A questo punto hai diverse scelte,
con gradi d’implicazione differenti.

Fai finta di niente e speri che (sotto-sotto) la situazione rientri da sola?
Fissi un incontro, fai il cazziatone, dai un ultimatum e aspetti di vedere se cambia?
O invece decidi di investire tempo ed energia, e provi a risolvere la questione in modo più produttivo e costruttivo?

In questo post parliamo di quest’ultima possibilità …
dove la differenza non la farà tanto quel che dirai ma il tuo modo di approcciare e relazionarti con la persona.

Ecco alcuni spunti per rapportarti con autorevolezza e in modo costruttivo con un collaboratore difficile.

2. Preparare il giusto approccio

Poche persone godono nel confrontarsi,
ma permettere a un dipendente difficile di devastare la tua immagine di leader non è certo un grande affare.
Ancora meno perdere un collaboratore produttivo e competente.

Spesso,
le persone adottano un atteggiamento sbagliato per incertezza, paura di un cambiamento,
per stress, per incomprensione, per superficialità, per mancato riconoscimento e apprezzamento,
ma anche per stronzaggine, pura strafottenza e velata arroganza.

La prima cosa da fare se vuoi risolvere la questione in modo efficace è
scoprire cosa sta causando questo comportamento difficile.

Scoprire la causa del comportamento sbagliato

Come puoi saperlo?
Il modo migliore per scoprire “cosa passa nella testa” di qualcuno è …
chiederlo.

Capire le motivazioni della persona (giuste o sbagliate che siano – in questo determinato momento poco importa) ti permette di fare qualcosa davvero di costruttivo al riguardo.

Prima di andare al cuore della conversazione,
ci sono tante piccole cose che puoi fare per “costruire” la fiducia con il tuo collaboratore difficile e fare in modo che lui/lei si apra e discuta (in modo proficuo e positivo) del suo atteggiamento.

E poi,
forse la cosa più importante,
devi essere disposto a risolvere il problema.

3. Aspettare il momento giusto

“Il vero lavoro è saper attendere.”
Jean Rostand

A meno che non sia assolutamente necessario parlare proprio in quel momento,
meglio rimandare la conversazione con un dipendente difficile fino a quando tutti si sono calmati.

Quando le emozioni sono forti,
il disaccordo al lavoro può trasformarsi in una questione personale.
Una volta che le parole sono state pronunciate, non abbiamo la possibilità di fare rewind per cancellarle.
Il danno è fatto.

Non esprimerti, quando sei infuriato o turbato.
Se ti senti arrabbiato, è meglio dire il meno possibile.
Se l’altra persona è arrabbiata, è meglio dire ancora meno.

Quando parli, in qualsiasi situazione di disaccordo,
è fondamentale che tu mantenga la calma.
Discutere in pieno “scisma emotivo” è raramente produttivo.

4. Parlare a quattr’occhi

La maggior parte delle persone non risponde bene a discussioni imbarazzanti davanti colleghi o clienti;
evitale per non rischiare di aumentare la tensione,
senza risolvere il problema.

Meglio dare feedback negativi solo nel privato e a quattr’occhi.

Poco prima dell’incontro,
prenditi qualche minuto per rilassarti respirando profondamente,
sorridi per sciogliere la tensione dalla tua faccia.
Ti tornerà utile.

leggi anche la parte 2 small ...

Un caso pratico di coaching: motivazione dei collaboratori

caso pratico di coaching

“Se non dici cosa fare, non fanno niente.”
“Non sono propositivi.”
“Seguono il carro.”
“Motivazione? Entusiasmo? Più facile vincere le olimpiadi”
“Cosa mi aspetto dal coaching? Vorrei vederli più motivati, entusiasti, sono bravini però che facce lunghe …”.

Ecco cosa mi ha risposto Sonia quando le ho chiesto di parlarmi del suo team e delle aspettative nel confronto del coaching.

Ma poi quando le ho chiesto come creava entusiasmo nel suo staff o se lei era motivante nel comportamento e nelle parole …
con aria stupita (di chi sente per la prima volta questo tipo di domanda) mi ha risposto
“In che senso?”.

Un caso pratico di coaching: motivazione del team

Ecco da dove siamo partiti.

Un percorso di coaching “puro” (pacchetto di base da 6 sessioni) è stato utilizzato per consapevolizzare Sonia del suo ruolo d’imprenditrice (possiede tre saloni di bellezza ben avviati e di successo),
leader e di “trascinatrice” e renderla cosciente che la motivazione non “zampilla spontaneamente” dai suoi collaboratori e non si può nemmeno delegare a un corso,
un formatore o a un coach.

Frequentare un corso motivazionale (a prescindere dalla bravura e la competenza del coach),
non basterà a far diventare la persona,
un bravo motivatore se non prende prima coscienza che deve “scendere in campo” in prima persona.
Ci deve “mettere del suo”.

Sonia adesso ha consapevolizzato che la motivazione del suo personale passa inevitabilmente da lei.
È lei quella che per prima deve motivarsi, entusiasmarsi,
ispirarsi e dopo (solo-dopo) la può pretendere dai suoi dipendenti.

In tema di motivazione non si può essere spettatori

Dopo le prime “resistenze” e riluttanze,
Sonia ha riconosciuto che in tema di motivazione è stata passiva,
“spettatrice” a volte anche indolente (tanto da ammettere che durante un mio corso in uno dei suoi centri -pur essendo presente – non ascoltava pensando che il tema motivazionale fosse di solo appannaggio del suo personale).

Ha anche riconosciuto di non avere alcuna idea sul come motivare i suoi dipendenti e di essersi (fino a quel momento) affidata solo a riconoscimenti economici.

Grazie agli ottimi risultati riportati abbiamo continuato con un altro percorso di coaching di 4 sessioni più “tecnico” focalizzato sulla capacità di dare feedback potenzianti e non critiche demotivanti, condividere le responsabilità e i compiti.

L’accento è stato messo sul fatto che quando un responsabile, un manager o un titolare di azienda (piccola o grande che sia) condivide le responsabilità,
i compiti e le informazioni crea un grande atto di fiducia e un riconoscimento molto gradito a tutti i suoi collaboratori o dipendenti (siano 2 o 200, poco importa).

Un percorso di coaching? Nessuna teoria, solo pratica

Ci siamo concentrati proprio su quest’aspetto con compiti ed esercizi pratici.
Nessuna teoria.
Solo pratica.
Sonia doveva… prepararsi, (letteralmente scrivere) prima di andare da un collaboratore e dare il suo feedback.
Abbiamo creato un calendario (dove a rotazione) incontrava (anche per pochi minuti) uno-a-uno ogni singolo componente del suo staff per riconoscerlo, complimentarsi, coinvolgerlo e incoraggiarlo a contribuire con nuove idee.

Inoltre a casa doveva esercitarsi su alcuni particolari esercizi di autocoaching,
utili per la sua auto motivazione.

La riuscita di questo 2° percorso è stato possibile solo grazie alla “nuova “ consapevolezza di Sonia.

I risultati sono stati davvero ottimi.
Adesso Sonia ha preso “in mano” la motivazione del suo team,
è consapevole della sua leadership, si sente più sicura e fiduciosa.
Soprattutto si sente davvero motivatrice.
E i risultati (sentendo lei) si vedono.
Eccome!

Incontro Sonia una volta il mese dove si confronta con me su situazioni particolari che li succedono e trova velocemente le sue risposte strategiche. “Conoscendo entrambi il coaching” ci mettiamo veramente poco ad arrivare al nocciolo della questione.

con il team non ingrana

10 suggerimenti per dare cattive notizie con professionalità (e dormire la notte) – 2

cattive notizie

6. Prepararsi a reazioni inaspettate

Come il tuo team o il tuo collaboratore reagirà alla notizia dipende da come l’hai presentata.

Quando ricevono cattive notizie,
le persone non sono razionali.
È la nostra natura umana.

Per quanto ci si possa preparare a gestire la situazione,
si può essere sorpresi da una reazione inaspettata e restare spiazzati.

Potrebbero essere reazioni di nervosismo e dispiacere ma anche di pianto, aggressività,
di accusa (rigirando la colpa su di te) che potrebbero prenderti alla sprovvista.

È importante per la tua credibilità e per placare le preoccupazioni della persona o del team rispondere onestamente a tutte le domande.

7. L’empatia è la chiave nel comunicare cattive notizie

Abbiamo tutti ricevuto cattive notizie e ci piace sapere (o credere) che la persona che ce le consegna capisca il nostro dispiacere e quello che stiamo vivendo.

È importante riconoscere i sentimenti delle persone senza far diventare l’incontro … una seduta di terapia o di un rassegna del singhiozzo.

Nel Mondo del lavoro siamo abituati a nascondere le emozioni (soprattutto quelle negative),
a mascherare disagio, delusione e dispiacere sotto una patina di finto ottimismo e di sorrisi di circostanza.

Dopo aver ricevuto la comunicazione,
la logica e la razionalità vengono meno e (spesso) le persone hanno bisogno di un momento di contemplazione per “accusare il colpo” ed elaborare completamente la notizia.

Non dobbiamo negare il dispiacere e l’amarezza con banali frasi di circostanza.
Evita di chiedere alle persone esattamente come si sentono o andare troppo nel dettaglio.

Presta attenzione a come utilizzi frasi del tipo:
“Capisco quanto sia difficile questo cambiamento”
“So quanto sia difficile, avete lavorato tutti su questo e come deludente è avere…”,
“So che questo è triste per te”
,
perché potrebbero sembrare frasi di circostanza o dettate dal momento.

8. Motivare la cattiva notizia

Al momento di dare una cattiva notizia,
è fondamentale
giustificare, motivare, comprovare.

Le persone vogliono saperne di più,
si aspettano di più,
voglio sapere perché,
che si tratti di una valutazione negativa,
una riduzione di bilancio o di licenziamenti di lavoro.

9. Trovare connessioni positive, portare soluzioni e incoraggiare l’azione

Al momento di comunicare una brutta notizia,
sottolineare gli aspetti positivi, le soluzioni o un piano d’azione per risolvere i problemi può alleviare le preoccupazioni, aumentare il morale e la motivazione,
in particolare durante i tagli di bilancio e licenziamenti.

Qualcosa tipo
“Purtroppo è successo X, ma siamo ottimisti sul fatto che si verificherà Y, perché stiamo facendo Z.
Ciò manterrà l’attenzione sul futuro e sottolineano che la situazione (per quanto poco piacevole) è stata affrontata.

Una cattiva notizia senza soluzione è davvero una cattiva notizia.

Le persone hanno bisogno di speranza ora più che mai.
Altrimenti possono perdersi.

Tuttavia,
la speranza deve essere messa in relazione con la realtà.
Non fare promesse che non sei in grado di mantenere e non dare false garanzie circa il futuro.

I grandi leader danno alle persone i motivi per credere che il loro lavoro ha un senso,
il loro contributo ha un valore e le loro prospettive un potenziale.

10. Trattare le persone con rispetto e dignità

Non stiamo solo comunicando una cattiva notizia,
stiamo comunicando con persone, esseri umani.

Questo (a volte) sembra interessare poco,
i dipendenti sono licenziati via e-mail o scoprono di aver perso il posto di lavoro quando vengono cancellati i loro nomi dall’organigramma aziendale.

Questo è un modo davvero ignobile di gestire la situazione.
Facile, indolore, vigliacco.
Non si deve guardare negli occhi le persone,
non si sente la delusione o il risentimento nella loro voce.

Il rispetto e la dignità non danno solo un senso morale,
fanno il senso degli affari.

Gestire male le cattive notizie può sabotare la produttività futura

Comunicare una brutta notizia non sarà mai facile,
il tuo atteggiamento influenzerà il modo in cui le persone elaboreranno le informazioni.

Se non sai cosa dire … piuttosto non dire niente!
Rispetta le persone.

Spesso,
il silenzio è il modo migliore per gestire quei momenti,
anche se può essere molto difficile resistere all’imbarazzo e alla tentazione di continuare a parlare.

Sarà sempre difficile dire alle persone quello che non vogliono sentire,
ma avvalendoti di una bussola morale ed etica potrai utilizzare un approccio professionale e adeguato alla situazione.

10 suggerimenti per dare cattive notizie con professionalità (e dormire la notte) – 1

cattive notizie

“Nessuno ama colui che porta cattive notizie.”
Sofocle, Antigone, 442 a.e.c.

In tempi antichi,
i messaggeri che portavano cattive notizie rischiavano di essere uccisi.
Anche se i tempi sono cambiati,
resta il fatto che a nessuno piace essere il portatore di cattive notizie.

Comunicare cattive notizie è uno dei compiti più difficili per un team leader

È sempre difficile dire alle persone qualcosa che non vogliono sentirsi dire.
Non è facile iniziare una conversazione su
cali di performance, profitti in calo,
progetti rimandati o cancellati,
per non parlare di chiusure di reparto,
salari e benefit tagliati o
persone licenziate.

Oltre l’ansia di doverlo dire, c’è anche la preoccupazione della reazione e dell’impatto sulla singola persona,
il team, la produttività.

Purtroppo molti team leader non hanno idea di come gestire al meglio la comunicazione e (spesso) rovinano tutto. L’intenzione è buona, il risultato pessimo.

Ecco 10 spunti per comunicare cattive notizie:

1. Aspettare di avere tutte le informazioni

Non condividere una cattiva notizia incompleta e frammentaria perché non fa bene a nessuno,
e ti impedisce di mantenere il controllo della situazione.

Assicurati di avere prima tutte risposte d altrimenti è facile creare stress supplementare e pericoloso gossip da corridoio.

2. Le cattive notizie non dovrebbero mai cogliere di sorpresa

Le cattive notizie non dovrebbero mai essere una sorpresa per chi le ascolta.
Se le persone sono sorprese,
non onori la tua professionalità.

Di persona o per e-mail,
è importante far conoscere lo scopo generale della riunione o del colloquio,
senza entrare nei dettagli e non fornendo false rassicurazioni,
comunicando quando e dove si svolgerà e sottolineando che si parlerà di “prossimi sviluppi”.

Consenti alle persone di iniziare a preoccuparsi,
a patto di non “tenerle a mollo” per troppo tempo.

3. Scegliere la giusta tempistica è di fondamentale importanza

Aspettare fino all’ultimo minuto per comunicare la bad news farà solo esasperare gli animi e quel che ne consegue.
Aspettare troppo, non serve, in un modo o nell’altro, la cattiva notizia uscirà.

Una cattiva notizia data in ritardo è una cattiva notizia … peggiorata perché alterata e dilatata.

Più aspetti, più la situazione raggiunge il suo punto di ebollizione,
il pettegolezzo e le informazioni false si diffondono velocemente e seminano discordia e preoccupazione tra il personale.

Meglio (se possibile) comunicare la notizia il prima possibile,
prima che la situazioni “lieviti” diventando ingestibile.

4. Prepararsi

Se si tratta di un annuncio che colpisce molti dipendenti,
può aiutare suddividerli in piccoli gruppi, permettendo alle persone di sentirsi più a loro agio nel porre domande.

Se si tratta di una comunicazione uno-a-uno,
è meglio avere qualcun altro nella stanza oltre te e il collaboratore o il dipendente,
come ad esempio un rappresentante delle risorse umane.

Più la notizia è spiacevole,
più si alza la posta in gioco.
Questo è il momento per scegliere le parole con cura e una consegna sicura.

Un buon approccio potrebbe essere quello di preparare le persone a ricevere brutte notizie.
Si potrebbe iniziare la conversazione tipo:
“Non è semplice per me dire questo …”
“Questo è imbarazzante”,
“Non ti piacerà quello che dirò …”
“Non so come reagirai a questo …”

5. Essere chiari e diretti

Troppo spesso,
la comunicazione di una notizia spiacevole è preceduta da
troppe (o poche) spiegazioni e informazioni,
evasività,
oppure da un linguaggio rassicurante che tenta di diminuirne l’impatto.

Così facendo però si perde l’immediatezza del messaggio.
Le persone non capiscono, sono confuse.
Potrebbero confondere, sottostimare o esagerare il reale peso della situazione.

Per ragioni fin troppo evidenti,
siamo cresciuti diffidenti nei confronti dei leader in ambito politico ed economico,
e vediamo i tentativi di ammorbidire le cattive notizie come un tentativo evidente di manipolare e manovrare la situazione.

Mai quanto in tema di cattive notizie,
le persone hanno bisogno di rispetto.
per questo motivo non nascondere, raddolcire o minimizzare i fatti.

Le cattive notizie devono essere date in modo breve,
chiaro e diretto.


“Coaching? Siiii. Comincio lunedi.. no, il prossimo mese.. meglio dopo l’estate”

iniziare coaching

In questo periodo sono stressato”.
“Quando sarà passato questo periodo, lo faccio”
“Non sono ancora pronto”
“Non è il momento giusto.”
“Dal 1° gennaio comincio.”
“Dopo le vacanze comincio.

E anche

Lo farò …
quando troverò lavoro,
quando mi promuovono,
se divento capo

Sì, sì. Come no!

Nella mia esperienza,
ho notato diversi motivi ricorrenti per cui alcune persone (pur interessate alla loro crescita professionale e affascinate dal coaching) esitano e “resistono” a intraprendere un percorso di coaching.

Uno di questi è la (presunta) mancanza di tempo.

Il tempo giusto per l’azione è oggi

Abbiamo paure che ci impediscono di passare subito all’azione.
Camuffiamo i nostri timori parlando senza sosta di ciò che faremo.
Un giorno.
Parliamo spesso al futuro o al condizionale: “Farò” o “Vorrei”,

Cambiare lavoro, mettersi in proprio, iniziare un percorso di coaching, andare a visitare la Patagonia, ecc…
Quando lo farai? Un giorno.

Non lasciarti immobilizzare dalla sindrome di “domani”, “da lunedì”, “dal mese prossimo”.
Il tempo giusto per l’azione è “oggi”.
altrimenti … non comincerai mai!

Veramente non hai tempo?
Perché le nostre giornate sembrano più corte rispetto a quelle di altre persone?
Eppure per tutti una giornata è di 24 ore!

Molto probabilmente usi il tempo per fare altro e non te ne accorgi, abbiamo sempre tempo per gli aperitivi e per discutere su Facebook …
oppure a leggere mail non importanti o a navigare (ma spesso a cazzeggiare) su Internet perdendosi negli “ultimi aggiornamenti” di gossip.

Spesso il non avere tempo è solo una scusa per non agire ( e non iniziare coaching)

In pratica,
quante ore passiamo su cose poco importanti e quanto tempo dedichiamo al nostro miglioramento e al nostro progresso?
Se diamo priorità alle cose veramente importanti,
scopriamo di avere tantissimo tempo (anche perché le cose realmente importanti sono poche!).

A volte,
il non-avere-tempo diventa una scusa per non fare qualcosa e riempire, in qualche modo, la nostra giornata o semplicemente perché abbiamo paura di affrontare una certa situazione o di lanciarci in una nuova impresa.

Per esempio,
una cliente che lamentava pochissimo tempo libero per se stessa (in effetti fissare le sessioni di coaching con lei era diventata un’impresa) è rimasta spiazzata nel vedere nero-su-bianco la sua giornata tipo piena di azioni irrisorie che potevano essere evitate o delegate facilmente.
Ha realizzato così che la sua mancanza di tempo era solo una “scusa” per non mettersi in gioco.

L’importante è fare il primo passo, evitando di accampare scuse:
solo allora l’azione sostituirà la procrastinazione.

L’azione come antidoto alla procrastinazione

Quando farai coaching?
Dopo una lunga e meditata riflessione?
Dopo averci dormito sopra?
Aspettando il segnale dal cielo o da un sogno?
Oppure semplicemente aspettando un altro “domani”?

Devi fare il primo passo.
Fallo adesso, subito.
Perché non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a fare qualcosa.
E non sarai mai pronto (davvero).

Non hai ancora deciso se iniziare un percorso di coaching?
Lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno,
scopri la mia guida di benvenuto facendo click qui.

10 modi di apparire più autorevole al lavoro (anche se non lo sei) – 2

autorevole al lavoro

5. Elimina la preoccupazione di piacere

Il bisogno di piacere e di approvazione ha danneggiato tante persone.

Quando non sei ancora sicuro della tua autorità, cerchi l’approvazione e “l’amore” degli altri.
Ironicamente col tempo succede l’esatto contrario: i problemi vanno risolti,
i collaboratori sono frustrati e si lamentano con tanti saluti … all’autorevolezza del leader.

Il tuo obiettivo non dovrebbe essere l’approvazione,
ma (piuttosto) il rispetto e l’efficacia.

Per essere efficace,
è necessario affermare te stesso,
senza preoccuparti di piacere agli altri.

6. Usare una postura autorevole

“Prenditi lo spazio”.

Una buona postura crea una presenza dinamica e un atteggiamento di leadership.
Quando sei in piedi, stai dritto,
così facendo invii un messaggio di sicurezza di te,
autorità ed energia.

Al contrario,
posture non pertinenti (chiuso in te stesso, con la testa e lo sguardo di lato, postura molle o eccessivamente rilassata, ecc..)
indicano scarsa fiducia e bassa autostima.

Sia in piedi, sia seduto,
immagina una corda che ti sta tirando delicatamente la testa e la colonna vertebrale verso il soffitto.

Mantieni il peso uniformemente equilibrato, i piedi saldamente a terra,
le braccia non incrociate e le mani visibili e rilassate.

7. Essere a proprio agio con il silenzio

Il silenzio è una fonte di grande forza.
Lao Tzu

Molte persone sentono il silenzio come un segno di debolezza,
e lo “colmano” parlando.
Purtroppo.

Hai mai visto una persona autorevole al lavoro chiacchierare nervosamente per riempire le pause e i silenzi?

Così, quando stai parlando, fai il tuo punto, e poi fermati.
Utilizza le pause e il silenzio per creare maggior effetto mentre parli,
aiuta a conferire autorità al tuo pensiero.

Prenditi qualche secondo (per raccogliere i pensieri),
prima di rispondere.

Quel piccolo periodo di silenzio dimostrerà la forza del tuo pensiero.

8. Non essere sulla difensiva

Se ti metti sulla difensiva (nel tentativo di proteggere la tua autorità),
quando le tue idee o le tue azioni sono messe in discussione,
in realtà metti in evidenza la tua insicurezza.

Le persone fiduciose sono aperte alla possibilità che le loro idee possano essere messe in discussione
o che ci potrebbe essere un modo migliore per-fare-qualcosa.

Per esempio,
se modifichi una direttiva che hai dato (sulla base di nuove informazioni che hai ricevuto da un tuo collaboratore),
rafforzi la tua posizione, perché dimostri di non essere sulla difensiva
(tratto distintivo di chi non si fida della propria autorevolezza).

9. Essere diretto

Parlare chiaro e diretto è necessario,
soprattutto se ricopri un ruolo di responsabile, capo, manager o desideri essere più autorevole al lavoro.

È indispensabile utilizzare una comunicazione efficace,
usare le parole o il tono giusto per migliorare i rapporti personali e aumentare il tuo carisma con colleghi e collaboratori.

La comunicazione efficace è il primo passo verso il tuo successo.

Piuttosto che evitare conversazioni difficili o scomode,
apparirai molto più autorevole al lavoro dicendo quello-che-deve-essere-detto.
Semplicemente.

10. “Fronteggiare” le persone e stabilire un contatto visivo

Guardare negli occhi gli altri comunica sicurezza,
leadership,
forza e intelligenza.

Soprattutto quando si parla di punti difficili o importanti.
Non è necessario fissare continuamente e intensamente qualcuno mentre si parla,
ma tornare regolarmente con lo sguardo sulla persona.

Se guardi verso il basso mentre parli, sembrerai insicuro,
e le tue parole perderanno effetto.
Forza.

Come un animale afferma la sua autorità in natura,
così tu puoi assumere la posizione di potere,
“fronteggiando” (nel senso di stare di fronte) direttamente il tuo interlocutore.

Si può apprendere come essere più autorevole al lavoro?

Non fare l’errore di dire “Beh, sono fatto così! Non posso certo cambiare come mi comporto o come parlo”.

È vero che alcune persone hanno un’aria naturale di autorità.
È anche vero che, grazie a interventi formativi specifici,
è possibile migliorare lo stile d’approccio,
padroneggiare comportamenti che “traspirano” fiducia e rendere più efficace la comunicazione verbale e non verbale. Il coaching può fare la differenza nel tuo sviluppo professionale.

autorevole al lavoro

10 modi di apparire più autorevole al lavoro (anche se non lo sei) – 1

autorevole al lavoro

Quando dai una disposizione ti sudano le mani?
Sei timido e schivo.
Introverso?
Sembri più giovane per via del look (senza tailleur, tacchi e trucco) e hai bisogno di raccogliere più credito e considerazione intorno a te?

Ti senti un “tenerone” quando devi trattare con gli altri,
ma devi gestire collaboratori (2 o 20 poco importa) e hai bisogno di emanare più rigore e autorevolezza?

Più autorevole al lavoro? Tutto parte da te!

Ti potrei dire …
“È solo un problema di approccio”
“Devi essere più fiducioso ”

ma sai perfettamente che non ti servirà a sentirti magicamente più sicuro di te e rilassato.

Molte persone, soprattutto giovani leader,
minano la loro autorità senza rendersene conto,
e poi si chiedono perché non sono rispettati.

Ecco 10 modi per “traspirare” fiducia ed essere più autorevole al lavoro:

1. Sapere cosa dire quando non si conosce la risposta

Una persona che sa cosa rispondere e parla con sicurezza è percepita come più competente e autorevole al lavoro.

Ecco perché,
se ti imbarazzi, quando non conosci la risposta,
oppure te-ne-esci con un arrendevole “Non lo so“,
spingi le persone ad andare da altri … a non venire da te, la prossima volta!
Con tanti saluti alla tua autorevolezza.

Se dichiari di non conoscere la risposta non è una tragedia,
né un passo falso e neppure un segno di incompetenza,
(anzi spesso è una dimostrazione di forza) ma
usare spesso “Non lo so“ ti costa credibilità e influenza.

Meglio prepararsi risposte più efficaci.

Per approfondire leggi il mio post su “Cosa dicono i leader quando non conoscono la risposta

2. Non arrabbiarsi o turbarsi

Le persone che hanno fiducia in se stesse sanno che non c’è bisogno di arrabbiarsi o turbarsi perché sono consapevoli di avere l’autorità e la competenza per risolvere i contrasti e i problemi.

Potresti essere preoccupato o pensieroso,
inquieto o taciturno,
ma non mostrarti mai arrabbiato o ostile.

3. La comunicazione deve essere la tua più grande alleata

Parla più lentamente.
Parliamo tutti troppo dannatamente veloce.
Crediamo così di mantenere l’attenzione dell’ascoltatore.
In realtà, creiamo solo distrazione e confusione.

Alza il volume della tua voce.
Se nessuno ti ha mai chiesto “Scusa? Non ho sentito …” allora stai tranquillo!

Presta attenzione al tuo tono di voce.
Non essere esitante o incerto.
Non finire le frasi innalzando il tono come se stessi facendo una domanda,
a meno che sia veramente una domanda.

Non aver fretta di rispondere.
Se lo fai, puoi sembrare ansioso.
Datti un secondo o due in più per elaborare ciò che dirai.
Utilizza le pause in modo efficace.
Un uomo sicuro non ha paura di prendersi il tempo per raccogliere le idee.

Elimina riempitivi tossici tipo “Uhm …”, “Credo”, “Vero? …” perché ti fanno sembrare incerto.

autorevole al lavoro

4. Essere allineato con il capo e l’azienda

Non c’è modo più veloce per distruggere la tua autorevolezza,
nel dire una cosa che (un secondo successivo) è smentita o sconfessata dal tuo capo, il big-boss o dal titolare.

Per evitare questo,
è importante che tu sia allineato su procedure, modus operandi dell’azienda, questioni difficili o sensibili.

Se riesci a “sincronizzarti” in anticipo,
sarai in grado di agire con più fiducia, sapendo che nessuno ritratterà quello che hai detto o fatto.

Inoltre,
il tuo capo/a probabilmente apprezzerà il fatto che tu sia in linea con i parametri aziendali.


8 cose da fare quando detesti il tuo capo ma ami il tuo lavoro – 2

non sopportare il capo

leggi anche la parte 1 small ...

5. I capi passano, la passione resta

Instagram e Facebook sono pieni di richiami e citazioni sul vivere la vita,
perseguendo le nostre passioni e seguire i nostri sogni.
Ci sarà ben un motivo.

Le persone che raggiungono traguardi importanti,
quelle che arrivano in alto,
siano sportivi, musicisti, chef, stilisti o imprenditori sono spronate dalla vocazione,
sono persone che fanno (davvero) quello che amano.

Quando si ama ciò che si sta facendo,
ci si sente euforici, eccitati, desiderosi di creare, pieni di energia,
si ottiene maggiore successo.

6. Mai perdere la calma

È la chiave per costruire un rapporto sano con il tuo capo/a.
Devi mantenere la calma e la compostezza.
Perdere la calma significa perdere il lavoro.

7. Non sopportare il capo? Cosa fare? Le opzioni

Opzione # 1. Trasferimento interno (se ha un senso e se è disponibile).

Anche se il tuo attuale capo potrebbe non essere così felice, spesso le aziende preferiscono trasferimenti interni rispetto a nuove assunzioni, perché sono molto più economici.

Opzione # 2. Lasciare il lavoro, una volta che ne hai trovato un altro.

Non sopportare il capo, è probabilmente il motivo più comune per cui le persone lasciano il posto di lavoro.
Certo, boss stronzi li trovi dappertutto,
ma è un rischio che vale la pena correre!

Opzione # 3. Lasciare il lavoro, senza averne trovato un altro.

Uhm … rischioso. Non voglio dire non lasciare il lavoro, ma è importante considerare che puoi restare fuori dal giro per il mese successivo, magari per il prossimo anno. A volte, è un rischio che vale la pena correre; tu sei l’unica persona in grado di valutare con precisione se sia accettabile.

Opzione # 4. Riparare il rapporto.

È il momento di confrontarsi, di fissare un colloquio diretto (o con un mediatore) con l’obiettivo di riparare la relazione.

Ricorda che se tu fai fatica a non sopportare il capo,
è probabile che lui/lei abbia sentimenti simili.

La riparazione potrebbe essere possibile,
se il tuo capo è ricettivo, maturo e consapevole;

Sappi che ti stai prendendo un grosso rischio,
devi essere pronto a perdere.

Opzione # 5. Accettare e Aspettare.

Sedersi sulla sponda del fiume e aspettare.
Pochi individui possono ingannare gli altri per tanto tempo.
Non importa quante lodi gli sono conferite, adesso.

Se questa persona è così terribile come dici è probabile che,
a un certo punto nel futuro (si spera presto),
qualcuno faccia il punto e alla fine perderà il posto … o verrà trasferita.

non sopportare il capo

8. Come convivere con il capo/a che detesti

Risentirti del fatto che questa persona abbia il potere di influenzare il tuo futuro finanziario,
quello professionale e il tuo mal di stomaco …
non cambierà la situazione.

Abbandona, inoltre, le aspettative che cambi la sua personalità perché … è difficile che lo farà.
L’unica cosa che può cambiare è la tua reazione.

Il rapporto può diventare molto più positivo se ti concentri sui punti di collegamento,
piuttosto che sulle differenze. Tu e il tuo capo condividete lo stesso interesse nel raggiungere gli obiettivi aziendali e nel guadagnarvi lo stipendio.

Da parte tua …
comunica in modo chiaro, professionale e onesto.
Mostrati un membro del team affidabile, preciso e coerente.
Accetta critiche costruttive e non disapprovare il capo davanti ad altri dipendenti.
Cerca progetti che nessuno vuole, ma che sai che potrebbero impressionarlo.

Resta positivo in sua presenza,
anche se controvoglia e con sorrisi di circostanza
(sfoghi e lamentele solo davanti uno Spritz con il tuo migliore amico).

Ti invito a prendere questi suggerimenti solo come spunti di riflessione e non come una guida da seguire alla lettera.

I rapporti professionali (come quelli personali) sono troppo complessi per sottostare a regole e procedure standard. Vanno contestualizzati e personalizzati a seconda dell’azienda, della situazione, della tua personalità e a quella del tuo capo/a.
Se vuoi approfondire guarda qui.

leggi anche la parte 1 small ...

8 cose da fare quando detesti il tuo capo ma ami il tuo lavoro – 1

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“Pillola azzurra: fine della storia , domani ti risveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai ”
“Pillola rossa”: resti nel paese delle meraviglie e vedrai quant’è profonda la tana del bianconiglio “

Morpheus

Avere un lavoro che si odia, può essere terribile.
Ecco perché la maggior parte delle persone ti dirà, che se hai un lavoro che ami, devi tenertelo ben stretto.

Che succede se invece ami il lavoro che fai, è perfetto,
ma il vero problema è il tuo capo/a?

Se vuoi continuare a vivere il tuo sogno professionale,
e sai per certo che questa persona ti girerà intorno per perseguitarti,
allora dovrai trovare il modo di uscire da questa trappola.

Che fare? Resistere o gettare la spugna? Pillola rossa o pillola blu?

Non è una situazione facile. Che fare?
Mollare? E se poi non trovi?
Restare? Con rischio di un’ulcera e una vita privata destabilizzata?

Sì, avere un capo ingestibile è uno dei motivi principali per cui la gente inizia la ricerca di un nuovo lavoro,
ma non è l’unico modo per gestire il problema.

A volte abbiamo il piacere di lavorare con persone che rispettiamo e che (a loro volta) ci rispettano.
Altre volte, lavoriamo con qualcuno che a malapena sopportiamo.
Alcuni boss sono stronzi perché è stato insegnato loro che dovevano esserlo.
Altri lo sono diventati, un po’ alla volta.

Il Mercato del Lavoro è-quello-che-è,
non si può uscirne ogni volta, solo perché lavoriamo per qualcuno che non ci piace.

Ecco come farci crescere la pelle più spessa,
e come trattare con una persona che non possiamo decidere di non vedere ogni (santa) mattina:

1. Fermati a riflettere

Tutti credono di essere nel giusto.
Anche il tuo capo/a.

È il momento di fare un passo indietro e porti alcune domande che probabilmente non vuoi farti:
Sei tu il problema?
Stai contribuendo, anche in parte, a questa situazione?
Hai l’abitudine di puntare il dito contro le altre persone per spiegare la tua insoddisfazione lavorativa?
Hai avuto rapporti difficili anche in altri posti di lavoro?
Qual è il comune denominatore di tutte queste situazioni?

Potrebbe essere il momento di fare un lavoro interiore per ottenere più serenità professionale.

Un mio cliente che desiderava ardentemente una promozione,
dal momento in cui questa tardava a venire,
cominciò a odiare il capo.
Divenne sempre più indolente e svogliato, dimezzando il suo sforzo.
Si sentiva giustificato a odiare il capo (che riteneva causa della mancata promozione e dell’inevitabile licenziamento).

2. Capire i motivi che ti spingono a odiare il capo

Un altro passo importante per risolvere il tuo problema è identificare le ragioni che ti premono a odiare il capo.
Capire cosa ti dà fastidio e decidere se ignorare (fin dove possibile) o fare qualcosa al riguardo.

Potrebbe essere solo un coxxxxne?
È offensivo,
non ti dà la direzione,
le priorità e la guida necessaria per fare bene il tuo lavoro?

È un cattivo manager o una cattiva persona?
Nel primo caso,
si può provare a cambiare la struttura e la strategia di lavoro.
Nel secondo caso,
hai realmente bisogno di parlarne con lui/lei o cercare di risolvere il problema,
il prima possibile.

3. Considerare la prospettiva del tuo capo/a

Gli hai dato qualche motivo per non fidarsi di te?
Sei stato in malattia molte volte, arrivi in ritardo, sembri annoiato o disattento?
Il tuo capo è davvero così prepotente o semplicemente si sta assumendo la responsabilità di fare le cose?
Anche se ti risponde male,
potrebbe avere tante mansioni pesanti sulla testa che non puoi nemmeno immaginare?

Considera le ragioni del suo atteggiamento.
Potresti provare a capire la prospettiva e le ragioni del tuo capo e (provare) a empatizzare con lui / lei.

odiare il capo

4. Quando sei frustrato, ricorda a te stesso i motivi per cui ami il tuo lavoro

A volte, le cose vanno fuori controllo e il livello di tolleranza scende a zero.
L’unica cosa che vorresti fare è inviare le tue dimissioni.
Se ci stai pensando … aspetta un attimo!

Ricorda a te stesso che
hai lavorato davvero duramente, nonostante gli ostacoli, per ottenere questo lavoro,
stai lavorando non per impressionare il tuo capo,
ma per vivere il tuo sogno lavorativo.

In questo preciso momento,
ci sono decine di migliaia di persone che stanno facendo lavori di m….,
che odiano, perché non hanno avuto fortuna o le loro condizioni finanziarie le hanno trascinate in questa situazione.

Quindi,
ricorda a te stesso perché ami questo lavoro, perché puoi sprigionare la tua creatività, il tuo estro, essere d’aiuto alle persone, rendere felici gli altri, ecc …

Ha senso lasciarsi tutto alle spalle per colpa di uno stronzo?

leggi anche la parte 2 small ...