Un percorso di coaching? Siii, ma solo se facile e veloce

coaching facile

Se le cose ti sono sempre arrivate con poco sforzo,
se hai sempre “vinto facile”,
potresti non aver allenato i muscoli caratteriali,
quelli necessari quando la strada diventa in salita.

Cosa fai quando trovi sulla tua strada difficoltà,
ostacoli o impedimenti?

Insisti e persisti finché non raggiungi il tuo obiettivo oppure …
getti la spugna al primo intralcio.

Il successo non è facile.
Questo è il motivo per cui un sacco di gente non raggiunge il livello di successo che (davvero) desidera.
Il successo non è veloce.
Questo è il motivo per cui molte persone mollano troppo presto.

Su certe cose bisognerebbe essere (brutalmente) onesti

Continuo a vedere annunci e slogan in tutto il web che invitano a
Scaricare la guida gratuita per creare un cambiamento facile e veloce” in tutti i settori della tua vita.

Gratuito, facile e veloce!
Che cosa vogliamo di più?

Cambiare vuol dire fare, essere e pensare in modo diverso.
Quanto sia difficile dipende da te e dalla tua situazione,
ma dire che il cambiamento è facile, senza sforzo e rapido è senza dubbio una bugia assoluta.

Il cambiamento è un processo graduale e non è un lavoro di una notte.
Non lasciarti ingannare,
non pensare che cambiare sia così facile.
Perché non lo è.
Non ci sono scorciatoie magiche per cambiare e la maggior parte delle persone ha bisogno di lavorare su se stessa per creare una nuova realtà.

Il cambiamento non è facile ma neanche impossibile

“Quella che il bruco chiama fine del mondo,
il resto del mondo chiama farfalla.”

Lao Tzu

Che succede quando ti stai lanciando in “qualcosa” di nuovo?
Un nuovo lavoro, una nuova relazione, un nuovo ruolo,
un trasferimento in un’altra città oppure un percorso di coaching per potenziare un tuo atteggiamento con il tuo team o il tuo capo?

Ecco … arriva (almeno un po’) il disagio.
Calma!
Va tutto bene.
Significa che stai entrando in “una zona d’ombra“ alla quale non sei abituato.
Stai spostando la tua zona di comfort un po’ più in là.
Provi fastidio perché non sai cosa accadrà.
È come camminare al buio con la sola luce della luna.

Non spaventarti!
Dì a te stesso:
“È nuovo. Va tutto bene.
Sto crescendo.”

Quando “entriamo” nel nuovo “incontriamo” il disagio

Le cose nuove ci fanno sentire a disagio.
Però …
una volta che “ne esci fuori e ti senti ancora vivo” non ti sentirai più così.
La tua zona di comfort si è ingrandita, si è dilatata.
Ti senti più vivo, più forte.
Fiducioso.

Ecco perché le persone di successo non si aspettano risultati immediati.
Non pensano che i riconoscimenti arriveranno “rapidi” e “facili”.

Sanno che nessuno diventa famoso in una notte o trova il successo senza anni di duro lavoro,
perseveranza e una quantità (pur ridicola) di fortuna.
Sorridono nel vedere persone che cadono in illusioni tipo:
“Arricchirsi rapidamente con il Market online”,
“Un percorso di coaching facile e veloce”,
“Fare un blog di successo in 1 mese”,
“Diventare leader in 4 semplici mosse”.

Le persone di successo sanno che serve applicazione (altro che coaching facile).
Impegno.
Serve mettersi in gioco.

Un percorso di coaching facile facile?

Il coaching funziona solo se sei disposto a “metterci del tuo”.
Il coaching è basato sull’azione, sulla concretezza.
Non si tratta di terapia o consulenza,
dove basta “entrare e parlare”.

Devi entrare in campo …
per questo funziona!

Se sei pronto a rimboccarti le maniche e metterti al lavoro,
puoi prendere in considerazione un percorso di coaching.
E i risultati arriveranno.
Credimi!

Come motivare il tuo team. Carota-bastone? Incentivi? Prima di tutto non devi …

motivare

I giovani leader (e non solo) mi chiedono di conoscere le tecniche di motivazione perché lavorano con dipendenti e collaboratori (a loro dire) indifferenti e demotivati.

Sono convinti che si parlerà di carota-bastone, remunerazioni,
benefit come strumenti motivazionali,
frasi a effetto per “risvegliare” la motivazione assopita e tecniche d’avanguardia di un famoso guru americano.

Infatti,
spesso la domanda che risuona è …

Come si fa a motivare le persone?

Uhm …
la domanda non è sbagliata.
Ma va presa da un’altra prospettiva.

Prima di sapere come motivare gli altri …
sei consapevole degli atteggiamenti o dei comportamenti che stanno (in modo diretto, indiretto, consapevole o no) demotivando le persone che lavorano con te?

Quando sono state assunte,
queste persone sicuramente non erano svogliate,
annoiate, diffidenti, indifferenti,
-come me le stai descrivendo adesso-
altrimenti non sarebbero state ingaggiate. Vero?

Nel corso del rapporto di lavoro,
si verificano situazioni e azioni che demotivano le persone.
Qualcosa “accade” ai dipendenti che si … spengono.

Come, no?
Certo che si!

Prima di tutto … non demotivare

Prima di toccare gli aspetti motivazionali più tecnici partiamo dall’inizio.
Anzi dal negativo.
Anziché partire da cosa-fare … iniziamo da cosa-non-fare.

La motivazione aumenta quando i team leader …
smettono di de-motivare le persone che lavorano con loro.

E in particolare quando si è in presenza:

Azioni senza motivo

Le persone hanno bisogno di conoscere lo scopo,
il fine o il traguardo più alto.
Se non capiscono il significato complessivo del loro lavoro,
perdono la passione e l’entusiasmo.

Senza scopo,
le ore di lavoro sono prive di significato.

Chiediti:
Capisco le ragioni (il perché) delle mie azioni?”
“Riesco a comunicarle chiaramente ai miei collaboratori?

Incoerenza

“I giovani non hanno bisogno di sermoni,
i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo.”

Sandro Pertini

Per uccidere la fiducia delle persone in un colpo solo – e senza possibilità di espiazione – è sufficiente …
non mantenere la parola data.

Non sono pochi i lavoratori che si lamentano di un’opportunità promessa che non si è mai materializzata o del proprio capo che ha preso credito per il lavoro …
fatto dai collaboratori!

Onestà, integrità e fiducia sono assolutamente essenziali per la gestione del team e per il successo professionale.
L’incoerenza è un boccone amaro da digerire.
Per tutti.

Chiediti spesso:
“Sembra che non dia fiducia al mio team quando comunico qualcosa?

Spostamenti improvvisi o obiettivi irraggiungibili

I collaboratori che lavorano per raggiungere obiettivi di performance che inaspettatamente vengono spostati sentono spegnere il loro fuoco motivazionale.

Se fissi scadenze e obiettivi non realistici stai demotivando i tuoi collaboratori o dipendenti perché le persone sono consapevoli che non potranno mai raggiungere quel traguardo impossibile.

La motivazione sgorga solo quando si pensa di riuscire o di raggiungere “qualcosa”.
Ma se imposti l’obiettivo troppo lontano (o fuori dalla portata) le persone rinunciano.
Già alla partenza.

Poniti alcune domande:
Capisco i miei obiettivi?
Sono coerenti con quello che sto comunicando ai miei collaboratori?
Sono raggiungibili?
Come reagirei (quale sarebbe la mia reazione emotiva) davanti a questo traguardo?

Favoritismi

Spesso (forse senza rendercene neanche conto),
coinvolgiamo sempre e solo le stesse persone … manifestando le nostre preferenze in maniera evidente.

È naturale e normale,
sentire maggiore feeling e simpatia per alcune persone rispetto ad altre,
ma se poi facciamo favoritismi e dimostriamo parzialità,
perdiamo la stima di tutto il team e creiamo demotivazione.

Naturalmente ci sono collaboratori che sono e devono essere più coinvolti rispetto ad altri ma è necessario coinvolgere (con le dovute differenze) ogni membro del team.

Chiediti:
“Può essere che -senza neppure rendermene conto- stia comunicando più con alcune persone del team rispetto ad altre?
Come posso comunicare più efficacemente, esprimere più rispetto ed empowerment a tutti?”

Non riconoscimento

Una stretta di mano e un semplice “Grazie” o “Ottimo lavoro!” detto con sincerità,
guardando negli occhi il tuo collaboratore … non ha prezzo!
Eppure…

A chiunque farebbe piacere
sapere che sta lavorando bene.

I dipendenti che non si sentono compresi e apprezzati (per i loro sforzi) perdono gradualmente entusiasmo.

Ricevere solo disposizioni dall’alto,
senza partecipare (pur minimamente) al processo decisionale,
fa sentire le persone senza importanza.

Domandati spesso:
Con il mio team sto dando tante cose per scontate?
Sto riconoscendo e ringraziando i miei collaboratori quando mi aiutano attraverso compiti difficili?
So apprezzare i talenti del mio team e il loro duro lavoro?
?

Se vuoi sapere come motivare complimentando i tuoi collaboratori fai click qui.

Mancanza di considerazione nelle capacità delle persone

Perché non chiediamo mai (a chi lavora con noi) pareri e feedback?
Perché tratteniamo le informazioni e non le condividiamo?

Condividere le informazioni è un grande atto di fiducia e un riconoscimento molto potente per chi lavora con te.
Distribuire le varie responsabilità,
condividere le informazioni è un attestato di fiducia per i collaboratori …
è come dire a ciascuno di loro “Io mi fido di te”.

Quando i leader sono trasparenti, sinceri e onesti,
le persone sono motivate.
Quando vedono i loro leader trattenere informazioni (anche di poca importanza),
si chiedono perché non rientrano nella loro cerchia di fiducia.

Domandati spesso:
“Sono trasparente e sincero con il mio team?
Sto distribuendo le informazioni?
So distribuire i compiti, le mansioni e il riconoscimento?”

Focus solo sugli errori

Ogni volta che viene commesso un errore,
non te-ne-uscire con la solita domanda “Di chi è la colpa questa volta?”.

Focalizzarsi regolarmente sugli errori,
cercare sistematicamente un colpevole
crea un ambiente negativo,
ansioso, da “scaricabarile”,
da sospetto, da “caccia alle streghe” e
ovviamente di demotivazione.

È molto più produttivo canalizzare le energie per capire come risolvere il problema e fare in modo che non si ripresenti più.

Chiediti di frequente:
Sono concentrato di più sui problemi o sulle soluzioni?
Mi interessa sapere chi ha sbagliato per poterlo punire?
Quando identifico il “colpevole”, gli spiego come fare per migliorare o lo cazzio soltanto?

Tutto dovuto: non esiste “Per favore” e “Grazie”

Due semplici ma molto apprezzate parole.
È facile dire “grazie”, sono solo sei lettere, è breve, diretto e vale molto più di mille parole.

Purtroppo “Grazie”e “per favore” sono le parole che si sentono meno (non solo in ambito lavorativo),
nonostante racchiudano un grande valore positivo,
soprattutto nei momenti più difficili.

Non ottenere i risultati sperati può essere scoraggiante,
comunque prima di scaricare la colpa sui tuoi collaboratori,
è essenziale che tu prenda coscienza del tuo atteggiamento e comportamento.

Motivare è un impegno quotidiano

Con un po’ di pazienza e consapevolezza,potresti scoprire come aiutare e sostenere al meglio il tuo personale, superare questi problemi di demotivazione,
e trasformarli in una storia di successo.

Se desideri approfondire il tema della team leadership e saperne di più su come motivare il tuo team,
scopri il coaching sulla gestione del team ma soprattutto ricorda che …
motivare è un impegno quotidiano,
un “paziente costruire” e richiede tutta la tua attenzione e il tuo coinvolgimento.

Come dare feedback potenzianti con facilità e sicurezza ai tuoi collaboratori – 2

feedback

leggi anche la parte 1 small ...

10. Tono

In situazione di feedback negativo,
esprimi preoccupazione.

Un tono di preoccupazione comunica un senso di importanza e conferisce un adeguato livello di sincerità al messaggio.

Invece, esprimere un concetto “condito” da un linguaggio e un tono di rabbia, frustrazione, delusione o sarcasmo trasforma il feedback negativo in una critica depotenziante.
Il contenuto del tuo messaggio si perde nel “rumore” di queste emozioni.

Lo scopo di un feedback negativo non è quello di incolpare o accusare il tuo collaboratore/trice ma creare piuttosto la giusta consapevolezza che può condurre alla correzione o al miglioramento delle sue prestazioni.

11. Osservazioni non interpretazioni

Le osservazioni sono tutto ciò che si vede o si sente;
sono (semplicemente) la descrizione di un fatto.
Senza giudizi o pareri.

Le interpretazioni (invece) sono la tua analisi, la tua spiegazione o la tua opinione di quello che hai visto-o-sentito.

Riporta quello che hai notato,
non ciò che hai pensato, dedotto, ipotizzato o interpretato.
Le osservazioni si concentrano sul fatto e non sono giudicanti come le interpretazioni.

Basta dire quello che si vede.
“Ho notato …”
“Ho osservato …”
“Mi hanno riferito …”
“Ho visto … “

Banalmente …
“Ma cosa hai detto/fatto? Il cliente è andato via scuro in volto”
anziché
“Ho notato che il cliente è andato via scuro in volto”

12. Frequente

Utilizza un feedback costruttivo regolarmente per riconoscere o correggere le prestazioni dei tuoi collaboratori.

Quanto frequentemente? Dipende.
Da una parte non puoi “rompere l’anima” ogni giorno al tuo team perché diventa controproducente,
ma non puoi neanche riconoscere le prestazioni solo 1-2 volte l’anno.

Trovare la giusta cadenza temporale dipende dalla tua “sensibilità” di team leader.
Il giusto equilibrio tra “troppo” e “mai”.

13. Diretto

Sembra semplice e ovvio,
ma è sorprendente come molti team leader evitino di dare un feedback onesto e diretto.

Utilizzano un’affermazione positiva prima di un feedback correttivo per “addolcire la pillola” senza sapere però che …
entra in un orecchio ed esce dall’altro.

Per esempio,
Michele , hai sempre lavorato bene e in modo professionale, ma. . . . “;
tutto quello che segue,
dopo il “ma” è qualcosa che non sto facendo bene ed è il vero focus del messaggio.

Si dice che un’idea è intelligente quando è semplice.
Arriva al punto ed evita giri di parole.
Sia il feedback negativo che quello positivo devono essere dati in modo semplice,
chiaro e diretto.

14. Focus sul comportamento, non sulla persona

Questo è probabilmente il punto più importante.
Il feedback non deve essere un attacco personale,
ma dovrebbe essere utile e pensato per ottenere il miglioramento di un certo comportamento o risultato.

Esponi il problema in modo oggettivo e senza pregiudizi.
Concentrati solo sulla prestazione o sul comportamento.

Evita attacchi personali o commenti sulla persona.
L’autostima del tuo collaboratore non va toccata!
Qui siamo su un terreno minato e molto sensibile.
Un passo falso … e il rapporto si può danneggiare per sempre.

Evita di usare parole tipo “Ogni volta, sempre, mai” che rischiano di trasformare il feedback in un rimprovero scoraggiante “Sei sempre in ritardo” oppure “Ogni volta sbagli”.

feedback

15. La preparazione è la chiave per feedback potenzianti

Prova a sintetizzare il tuo intervento, anche se breve, in punti chiave.
Se non sei ancora allenato … scrivi cosa devi dire.
Cerca di formulare frasi brevi.

Qual è il messaggio che vuoi far passare. Chiediti:
“Qual è il punto?”
“Che cosa deve passare assolutamente?’”
“Che cosa posso evitare?”

Una frase eccessivamente lunga può ostacolare la comprensione dell’altra persona e può far sì che tu perda il filo del tuo discorso.

Rinnova la tua fiducia nella persona e nelle sue capacità e poi … smettila di parlarne!
Non focalizzare più la tua attenzione sui motivi dei dissapori o sulle intenzioni.

“Quasi la metà di tutte le nostre angosce e le nostre ansie derivano dalla nostra preoccupazione per l’opinione altrui.”
Arthur_Schopenhauer

Presta attenzione a quello che dici ai tuoi collaboratori

Nel mondo del lavoro di oggi ci sono pochi feedback efficaci delle prestazioni,
la stragrande maggioranza sono lodi o critiche (spesso esposte in modo superficiale e poco potenziante).

Una cattiva abitudine si modifica soltanto con attenzione e costanza.
Da domani, presta attenzione a quello che dici ai tuoi collaboratori,
scrivi cosa devi dire e con l’aiuto di questa piccola guida prepara i tuoi feedback potenzianti.

Comincia a invertire la tendenza (feedback potenziante vs critica scoraggiante).
Vedrai che, giorno dopo giorno, diventerà naturale!

leggi anche la parte 1 small ...

Come dare feedback potenzianti con facilità e sicurezza ai tuoi collaboratori – 1

feedback potenziante

“Il feedback è la colazione del campione.”
Ken Blanchard

Andiamo dritti al punto …
ci sono due tipi di feedback:
feedback costruttivo oppure lode / critica.

Un feedback costruttivo è specifico,
potenziante (almeno nelle intenzioni);
è focalizzato su un problema e si sulla base su osservazioni.

Critica o lode? No, feedback potenziante

L’elogio e la critica sono entrambi giudizi personali (uno favorevole e l’altro sfavorevole) su un comportamento o un risultato.
Le informazioni sono generalmente vaghe e (spesso) depotenzianti,
incentrate sulla persona e basate su opinioni,
interpretazioni o sentimenti.

Non cadere nella trappola di fare lodi o critiche sulle prestazioni dei tuoi collaboratori o dipendenti.
Evita di dare riconoscimento esclusivamente a seconda dei risultati ottenuti.
Riconosci invece i comportamenti che hanno portato a quei risultati.

Ecco come deve essere un feedback per essere costruttivo e potenziante:

1. Breve

Un feedback prolisso, dispersivo, inconcludente trasmette l’impressione che tu sia impreparato, insicuro e poco focalizzato.
Rischia di compromettere l’incisività del tuo messaggio.

Non devi essere robotico, insensibile e distaccato ma devi andare velocemente al punto,
senza tentennamenti.

2. Specifico

Senza le specifiche, otterrai solo elogi o critiche.
Non serve dire “Hai un atteggiamento scorretto” oppure “Hai sbagliato”.

Il feedback potenziante deve essere riferito a qualcosa di specifico e non a qualcosa di generico.
Devi essere chiaro sul cosa, dove e quando:
spiega le azioni fatte,
i comportamenti avuti o le cose dette.

3. Descrivere l’impatto

Quando dai un feedback a un tuo collaboratore, è importante descrivere anche l’impatto provocato da quell’azione o da quel comportamento.

Non solo renderà il messaggio più oggettivo e chiaro ma sottolineerà la necessità di cambiamento.

Per esempio “ Michele, so che sei stato fino a tardi l’altro ieri per preparare la proposta alla ditta Verona. Il cliente si è innervosito, rilevando diversi errori nel preventivo e si è rivolto alla concorrenza” (impatto – perdita del contratto).

4. Giusta tempistica

Quando devi dare un feedback per uno sforzo (o un comportamento) che vale la pena di riconoscere?

Se è positivo, la risposta è … appena possibile.
Più il tempo passa, più si aspetta,
più il valore del feedback diminuisce.

Nel dare un feedback negativo, invece ti consiglio di applicare una diversa linea temporale … ovvero, quando sei pronto.

L’emotività è cattiva consigliera.
Se, appena accade l’evento o il fatto, non sei in grado di gestire e controllare quel che provi, aspetta.
Meglio non approcciarti a qualcuno quando non sei pronto.

Rischi di dire o fare qualcosa di sconveniente che può compromettere definitivamente il tuo rapporto lavorativo.
Ricorda che … aspettare non vuol dire evitare.

Non aspettare troppo,
se lo fai, il tuo collaboratore penserà che stai raccogliendo le prove per una punizione.

5. 1 feedback = 1 “fatto”

Utilizza il feedback potenziante per un solo evento,
circostanza o episodio.

Se hai bisogno di comunicare qualcosa che abbia a che fare con un’altra mansione, un progetto,
un compito, un incarico,
non usare feedback (anche se ti può sembrare più comodo e veloce).

Così facendo disperdi le informazioni,
paghi in incisività ed efficacia.

6. Aperto e sincero

È fondamentale che tu sia sincero e che eviti di trasmettere messaggi ambigui e contrastanti.
Essere sincero non significa essere buonista ma piuttosto dire-quello-che-devi con cura e rispetto.

Evita di utilizzare parole come “ma”, “però” e “anche se”,
perché possono
creare contraddizioni e dubbi.

7. Di persona

Dare il feedback potenziante di persona,
non via mail o SMS.

La natura di un feedback costruttivo è verbale e informale.

Questo può essere fatto solo parlando faccia a faccia – o per telefono – quando non è possibile altrimenti.

8. Potenziante

In situazioni di feedback positivi, esprimi un apprezzamento.
L’apprezzamento da solo è lode o elogio.
Se mal espresso “suona” scontato e ruffiano.

Rilevando un aspetto specifico di una situazione, dai prova d’attenzione e d’interesse e tocchi tasti motivazionali molto sensibili per le persone che lavorano con te.

Normale: “Ottimo lavoro, ben fatto”.
Feedback potenziante “Il modo in cui hai gestito il reclamo del signor Rossi è stato ottimo. Hai avuto un approccio gentile e comprensivo e allo stesso tempo deciso ed efficace”.

Normale: “Ottimo approccio, bravo!”.
Feedback potenziante: “Il modo in cui hai risposto alle domande del cliente stamattina è stato eccellente. Hai dimostrato di aver compreso le nostre procedure e la nostra filosofia”.

Se desideri approfondire leggi il mio post “10 spunti per porgere complimenti potenzianti ai tuoi collaboratori”.

leggi anche la parte 2 small ...

Ricerca di lavoro? 8 emozioni che devi imparare a gestire

ricerca di lavoro

La ricerca di lavoro può evocare tutta una serie di emozioni.

È una cavalcata emozionante (nel senso che le emozioni possono salire, abbassarsi,
risorgere di nuovo e ripresentarsi – all’improvviso – con impeto sempre maggiore).

Un mare agitato di pensieri tempestosi,
suggestioni contrastanti e turbamenti passeggeri.

Se non ti è mai successo …
non puoi capire.

Saper gestire le emozioni durante la ricerca di lavoro significa essere in grado di condizionare i propri pensieri ed evitare che apprensioni e timori gestiscano completamente la tua mente. Ecco le 8 emozioni che devi imparare a gestire:

1. Incertezza

Quando il tempo passa …
cresce l’insicurezza di non sapere quando la ricerca di lavoro si concluderà.
Quando ne verrai fuori.
Quando troverai (finalmente) un nuovo lavoro.

Ti senti perso,
non sai dove sbattere la testa.
Domande, incognite, ipotesi affollano la tua mente sulle possibili azioni da intraprendere,
i pensieri vanno in tilt e per quanto ti sforzi,
sembra difficile trovare una soluzione praticabile.

Inizi a immaginare potenziali scenari sempre più negativi …
ti chiedi se vale la pena fare tanta fatica per niente e hai la tentazione di mollare tutto
beh, non farlo!

2. Frustrazione

Sensazione d’insignificanza che deriva (spesso) dalla mancanza di risposte alle numerose candidature.

Nel mio lavoro di coach a contatto con persone alla presa col reinserimento professionale,
osservo che quando le aziende rispondono (anche se negativamente) le persone avvertono – per lo meno – la sensazione di esistere.

La frustrazione è massima invece quando non succede niente.
Non una misera mail, una breve telefonata, uno straccio di lettera …
Niente di niente …

Il nulla assoluto che ti spinge a …
controllare la connessione internet del tuo PC e il postino (che forse) sta imbucando da un’altra parte la tua corrispondenza.

Se non ti è mai successo,
non puoi capire …

3. Rabbia

Man mano che realizzi quanto sta accadendo,
monta la tua rabbia verso con il capo, i titolari,
l’azienda, i colleghi traditori, la globalizzazione, le multinazionali,
il “Trump” di turno che ha generato tutto questo.

Se hai la possibilità di “buttare fuori”, puoi scaricarti e sfogarti,
altrimenti la rabbia continuerà a ribollire dentro di te.
Contro gli altri,
e contro te stesso.
Perché non sei capace di reagire.
Di tirarti-fuori.
Non sei stato capace.

La soluzione è canalizzare questa rabbia (che è pura energia – forza) verso le azioni necessarie per scuotere-e-risolvere la questione.

4. Gestione del rifiuto

Come coach posso affermare (senza possibilità di smentita) che se vuoi “allenare” la tua resilienza nella gestione dell’insuccesso, non devi fare altro … che essere disoccupato.

I continui rifiuti richiamano immediatamente l’idea di un giudizio negativo,
di una disapprovazione inappellabile nei nostri confronti, non essere all’altezza,
non piacere agli altri, avere qualcosa che non va.

Per quanto doloroso e sgradevole sia,
il rifiuto è parte integrante della vita.

Vale per me, per te, per tutti …
anche (e soprattutto) per le persone di maggior successo che hanno ricevuto tantissimi rifiuti e porte in faccia.

5. Tristezza

Vedere gli altri andare in vacanza,
invidiare amici e parenti che sono al mare a godersi la vita mentre tu stai continuando una ricerca che sembra senza fine.

In questo difficile percorso emotivo puoi provare momenti di abbattimento quando pensi a ciò che hai perso, alle aspettative svanite e agli errori commessi.

Questa sensazione di malinconia può portarti a perdere energia e voglia di fare,
ma anche a riflettere su te stesso,
sul tuo passato e sul tuo presente,
su quelli che sono i veri valori,
ciò che conta davvero nella tua vita (potrebbe essere un momento “magico” e irripetibile sotto diversi aspetti).

6. Imbarazzo

Se hai perso il lavoro,
e sei alla (disperata) ricerca ti sarà certamente successo di aver incrociato qualcuno che non vedevi da un po’ e di aver pensato “Azz! Proprio adesso …”.

La banalità della nostra epoca non ti fa sconti:
se incontri qualcuno che non vedi da un po’,
la domanda che ti farà sarà sempre la stessa “Cosa fai adesso?”

Imbarazzo.
Tanto imbarazzo.
Si va da una risposta finto-brillante, alla pura-menzogna o una mesta ammissione con un finale malinconico tipo “Così è la vita”.

Se ci sei passato e incontri qualcuno che non vedi da un po’ …
fa la cosa giusta … non chiedere niente!
Resta nel vago.
Altrimenti il suo imbarazzo diventerà il tuo imbarazzo.

7. Senso di ingiustizia

Man mano che realizzi quanto sta accadendo,
monta il tuo rancore verso il sistema.
Il mondo.

Ti senti defraudato, ingannato,
deluso, senti che non è giusto.
Ingiusto.

Purtroppo,
il senso di giustizia non è altro che un’idea astratta.
Un concetto assolutamente irreale che ha il potere di influenzare il tuo stato d’animo.

Non puoi basarti sulla presenza o meno di giustizia che vedi intorno a te.
Cerca di avere una visione più obiettiva e reale del mondo.

8. Gioia per la fine della ricerca di lavoro

Quando,
dopo una lunga attesa, finalmente arriva la chiamata,
il colloquio e l’assunzione … allora esplode la gioia!
Sì, ci hai creduto e ce l’hai fatta!
E’ stata dura ma ci sei riuscito!

Adesso che sei arrivato alla meta puoi guardare indietro e avvertirne il senso.
Il disagio di dover fare qualcosa che non ti è mai stato insegnato a scuola o semplicemente cui non eri preparato.

Non è stato affatto semplice la ricerca di lavoro, sei caduto e ti sei rialzato,
la tua frustrazione è stata messa a dura prova.
Le prove che ti hanno fatto così tanto patire ti hanno reso più forte.

Adesso,
puoi guardare avanti con fiducia e consapevolezza.

“Questa parte della mia vita,
questa piccola parte della mia vita si può chiamare Felicità!”

Chris Gardner – (Will Smith) – La ricerca della felicità

Desideri fare un salto di responsabilità al lavoro? Semplice, basta chiederlo

salto di responsabilità

Durante una sessione di personal coaching ho chiesto a una giovane marketing manager,
che lamentava il suo malcontento per una carriera che stentava a decollare,
se avesse mai espresso la sua aspirazione di crescita in azienda o al suo diretto superiore.

“No … si… È evidente che voglio crescere.
Basta guardarmi.
Arrivo prima, stacco dopo, sono sempre disponibile.
Ma com’è possibile che nessuno se ne renda?
Con tutto quello che faccio ogni santo giorno!“.

Quando poi le ho chiesto se avesse avuto mai l’opportunità di poterne parlare, la risposta è stata: “Si, durante il colloquio annuale con il mio superiore diretto. Che cosa ho detto?
Niente, tutto a posto.
Grazie.”

In un mondo del lavoro ideale, la soluzione sarebbe facile:
“Vuoi più responsabilità? Basta chiederlo”.
Semplice, vero?

Peccato che la questione qui si complica,
si blocca, si arena.

Non dare per scontato che gli altri conoscano i tuoi bisogni

Non sono poche le persone mi contattano per “fare” coaching lamentando problemi (con tutto lo strascico di congetture e bruciori di stomaco) con il loro capo/a o con l’azienda” colpevoli (a loro avviso) di non aver riconosciuto e dato seguito alle loro ambizioni di crescita professionale.

Sicuramente questi professionisti (competenti ed efficienti)
non sono consapevoli di adottare atteggiamenti e comportamenti (che ritengono “assolutamente normali”) che risultano poco assertivi e poco rispettosi di se stessi.

Il punto debole è pretendere che siano gli altri a riconoscere i nostri bisogni e desideri,
senza dover dire una parola.
Così non funziona.

Non aspettarti che il capo/a, il titolare legga nella tua mente.
La lettura del pensiero non è ancora possibile.

Mai dare per scontato che gli altri conoscano ogni tuo bisogno o necessità.
Non pensare che gli altri intuiscano, intendano, percepiscano.
Mai dare nulla per scontato.

Se vuoi (davvero) qualcosa … esponiti

Se desideri un salto di responsabilità, dichiaralo.
Vuoi fare un salto di qualità? Mettiti in vista.

Se non lo fai tu,
qualcun altro lo farà al posto tuo.
Stanne certo.

Non aspettare che qualcun altro risolva o esprima i tuoi bisogni per te.
I tuoi desideri sono di tua responsabilità.

Se c’è qualcosa che desideri cambiare nella tua vita,
prendi provvedimenti.

Salto di responsabilità? Affronta anche le conseguenze

Se non sei felice,
tu sei responsabile per le conseguenze delle tue azioni.

Dichiarare le tue ambizioni professionali potrebbe portare anche a spiacevoli conseguenze:
magari il primo a esserne scontento è proprio il tuo superiore diretto (che ha paura di essere scavalcato).

Voler fare un salto di responsabilità,
esprimere le tue aspirazioni vuol dire assumersi (anche) le responsabilità di tali conseguenze,
qualunque cosa accada.

Affrontare le conseguenze è molto meglio che vivere una vita a metà,
compiacente e arrendevole.

Memento audere semper


10 potenti strategie per costruire una solida fiducia in te stesso – 2

fiducia

6. “Abbraccia” i tuoi errori

La maggior parte di noi vive in una cultura lavorativa condizionata dalla paura di sbagliare,
del fallimento,
peggiorata (in questi tempi di crisi) dal timore di perdere il posto di lavoro.

Tuttavia, gli errori sono preziosi perché mostrano i tuoi limiti (dove devi formarti o informarti).
Fanno luce sulle debolezze (ma anche sui punti di forza).
Gli errori ti rendono “resistente”.
Un errore potrebbe essere il tuo insegnamento più prezioso.

Approfondisci con il post Perché fare errori è indispensabile per la tua crescita

7. Esplora il “grigio”

“Sono fatta così.
Per me è bianco o nero!”

Credo sia una di quelle frasi che si sentono spesso.
Per chi è “bianco o nero” non esistono compromessi,
vie di mezzo, accordi…
rappresentati dal grigio.

Viviamo in una società che ci insegna a scegliere tra giusto o sbagliato,
amico o nemico, amore o odio,
bianco o nero.

L’apprendimento si sviluppa nel grigio, dove bianco e nero si “mescolano”.
L’apprendimento si crea esplorando le differenze.

Domani potresti ritenere sbagliato quello che oggi consideri giusto,
in futuro potresti odiare cosa ami fare adesso,
una persona che giudichi male in questo momento potrebbe col tempo sorprenderti positivamente.

Mantieni sempre una grande apertura mentale,
evita scelte fisse e rigide,
e ricordati che nella vita tutto può cambiare.

8. Non prenderti troppo seriamente

L’autoironia è la capacità di sdrammatizzare,
saper ridere della nostra insicurezza e dei nostri errori.

Avere coscienza dei nostri limiti e della nostra fragilità e non sentirsi sopraffatti dalle imposizioni di una società che ci vuole sempre perfetti.

Sembra facile,
ma in realtà usare l’ironia in certi frangenti è più facile a dirsi che a farsi.
Richiede molta umiltà e altrettanto coraggio.

Impara a rilassarti.
Fai un bel respiro.
Cammina.
Ridi.

9. Smettila di paragonarti agli altri

“Sono tutti migliori di me”
“Gli altri hanno qualcosa in più”

Tutti facciamo paragoni e confronti perché temiamo di non essere “abbastanza”.
Ma questi non sono paragoni sani.
Confrontare i peggiori pensieri su di noi con la migliore percezione possibile (che abbiamo) degli altri è altamente frustrante e limitante.

Dal confronto con gli altri se ne esce quasi sempre (e inevitabilmente) sconfitti,
(non perché gli altri siano migliori o tu sia una persona senza qualità)
ma perché ci si confronta con un’immagine ideale,
quindi irraggiungibile.

Il confronto è sempre eccessivo.
Ognuno è meglio e peggio di altri su un numero illimitato di valori.

10. Pensa alla fiducia come a un muscolo

Un errore che molte persone fanno è pensare che la fiducia in se stessi sia qualcosa di innato,
se non nasci sicuro vuol dire che non lo sarai mai.

In realtà,
la sicurezza, la fiducia è un “muscolo” che tutti noi abbiamo che,
proprio come i muscoli del nostro corpo,
possono crescere e rafforzarsi attraverso l’allenamento.

È proprio come nella preparazione di una maratona,
dove è necessario allenare i muscoli regolarmente.

Più li “usi”, più forte diventi.
Perché per la maratona della vita dovrebbe essere diverso?

fiducia

10 potenti strategie per costruire una solida fiducia in te stesso – 1

fiducia

Il mondo del lavoro di oggi non è mai stato così difficile, complesso e competitivo.
Non è più solo una questione di conoscenze, capacità e abilità.
È una questione di resistenza.
Di forza mentale.
Di autostima.

Viviamo in un’epoca in cui siamo costantemente bombardati da messaggi (diretti o sublimali) che ci dicono
“Non sei all’altezza!”

Non mascherare la fiducia con la supponenza


Sentirci non abbastanza

è sufficiente per farci girare la testa,
diventare esitanti e incerti,
perdere la fede nelle nostra capacità,
smarrire l’autostima.

Le persone insicure mascherano spesso le loro insicurezze con la sfrontatezza.
L’arroganza è una compensazione per la mancanza di fiducia in sé.

È importante evitare di nascondere, celare, velare
ma costruire giorno-per-giorno una sicurezza reale, tangibile,
concreta.
Inattaccabile.

Ecco 10 potenti strategie per costruire una solida fiducia in te stesso:

1. “Abbraccia” l’incertezza

Vendite saltate all’ultimo istante, appuntamenti costantemente rimandati,
previsioni saltate,
un continuo e frustrante adattarsi a un Mercato sempre più caotico e imprevedibile.

È inutile … non puoi avere tutte le risposte!
Prendi le distanze dalle cose che non puoi controllare.
Non farlo, ti porterà solo ansia e frustrazione.

Non vedi che viviamo in tempi così complessi e incerti?
Per quanto tu possa organizzare e pianificare, ci saranno sempre imprevisti, appuntamenti cancellati, ritardi, emergenze e cambi di programma.
Non sprecare la tua energia per controllare situazioni che non dipendono da te.

Diventa più flessibile.
Organizzati la giornata e pianifica con metodo ma lascia uno spazio nella tua agenda per l’imprevisto.

2. Fai attenzione al modo in cui parli a te stesso

“Sapevo che avrei fallito”
“Non troverò mai più un lavoro”
“Prima o poi … sbaglierò di sicuro “
“Sono un incompetente, un perdente e non farò mai nulla di buono”

Cosa diresti a un caro amico che ti confidasse frasi del genere?

Il tuo monologo interiore,
i tuoi pensieri influenzano notevolmente il modo in cui ti senti e ti comporti.

Se sei convinto di sbagliare o credi di fallire,
per il solo fatto di crederlo ti comporti in modo tale che …
la tua aspettativa si avvera.

Sostituisci i pensieri eccessivamente negativi con pensieri più realistici.
Cerca di essere positivo,
concentrati sugli aspetti positivi di una situazioni e sulle tue buone qualità.

Parla a te stesso in modo più gentile e positivo.
Come se stessi parlando a un caro amico.
Non colpevolizzarti quando non sai.
Impegnati a scoprire.
Non aspettare soluzioni magiche.
Prova.
Riprova …
ancora una volta.

3. Presta attenzione al tuo corpo

Il nostro cervello è condizionato (inconsciamente) a equiparare il potere,
con la quantità di spazio che le persone occupano.
Una “buona” postura (“prendere fisicamente la stanza, espandersi e occupare più spazio possibile”)
incute rispetto, forza.
Potenza.

Se invece sei seduto in una posizione contratta e “ristretta” al minimo delle tue dimensioni,
occupi meno spazio e proietti meno forza,
sembrando insicuro o titubante.

4. Punta al miglior risultato possibile e non alla perfezione

Tutte le volte in cui vuoi essere perfetto,
efficiente e “all’altezza” in modo da aumentare la tua autostima …
metti sulle spalle carichi emotivi molto pesanti e rischi di ottenere l’effetto esattamente opposto.

Anneghi in ansia da prestazione o nella fantasticheria che gli altri ti stiano giudicando male.
Con tanti saluti alla tua autostima.

Non devi puntare alla perfezione ma al migliore risultato possibile.
Rifiuta il perfezionismo (eccessivo) perseguendo l’eccellenza.
Concentrati sul miglior risultato possibile.

Approfondisci con il mio post sul “Perché la perfezione sta rovinando il tuo lavoro”.

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5. Cambiamenti e turbolenze della vita sono “esercizi” per la tua fiducia

“Vivere non significa attendere che passi la tempesta,
ma imparare a danzare nella pioggia.”

Gandhi

Affronta i cambiamenti e le turbolenze della vita come un’opportunità di crescita e non come minacce da evitare a tutti i costi.

Transizioni e inquietudini fanno parte della nostra crescita personale.
Sono il prezzo che paghiamo per la nostra crescita.

Il disagio “porta” alla crescita.
È così.
NO disagio = NO crescita.

Approfondisci con il mio post Il disagio contribuisce alla tua crescita personale