Buone vacanze – ci rivediamo a settembre

buone vacanze 2017

Tutti i servizi di coaching sono sospesi da venerdì 28 luglio e riprenderanno lunedì 11 settembre.
Auguro a tutti una vacanza strepitosa.
Michele.

10 domande toste toste per capire quanto sei tagliato per comandare – 2

pronto a comandare

leggi anche la parte 1 small ...

6. Ti senti a tuo agio a esercitare la tua autorità con persone più anziane e più esperte di te?

Una tendenza naturale quando si sta gestendo collaboratori più anziani di te è voler dimostrare (a tutti i costi) chi detiene lo scettro del potere.

Voler dimostrare a tutti i costi chi comanda…
crea un’atmosfera pericolosamente competitiva che non concede tregua e può diventare una spirale di comportamenti insubordinati.

È particolarmente difficile quando si sta gestendo ex colleghi o persone con molta più esperienza di te.
Molti team leader rispondono diventando eccessivamente esitanti o esageratamente aggressivi.
Pensi di saper trovare il giusto equilibrio?

Per approfondire leggi il mio post “7 errori da evitare quando gestisci collaboratori più anziani di te”

7. Pensi di saper gestire le persone senza ricorrere a tattiche dittatoriali?

“La leadership è azione, non posizione.”
Donald H. McGannon

I leader deboli ricorrono spesso a un controllo rigido,
instaurano un clima di paura e di ansia,
si comportano in modo ambiguo, gridano,
denigrano o fanno richieste irragionevoli.

Pensi di saper mostrare le tue aspettative con calma e in modo aperto e diretto?
Trattare le persone in modo imparziale e positivo?
Dare feedback correttivi senza diventare negativo o frustrato?

Leadership non significa tirannia.
La leadership si basa più sulla relazione che sull’impartire ordini.

Il leader efficace è capace di guidare un team senza impugnare la spada del potere assoluto.
I leader non sempre danno ordini,
anche se la loro posizione lo impone.

Più spesso,
motivano, ispirano e incoraggiano i propri collaboratori a fare ciò che è richiesto in una data situazione.

8. Sei a tuo agio a lavorare con persone più SMART di te?

Parte del tuo lavoro sarà di costruire (almeno nelle intenzioni) una squadra forte e vincente,
e questo significa che sarai alla ricerca di persone esperte e intelligenti.
Anche più brillanti e competenti di te.

Il tuo ego è abbastanza forte da saper gestire persone le cui competenze potrebbero oscurare la tua?
Pensi che chiedere un parere o un consiglio sia un segnale di debolezza?

Pur di non chiedere ai tuoi collaboratori,
decidi di fare tutto da solo,
senza consultare nessuno?

I leader deboli fanno così:
assumono persone le cui competenze non li minacciano,
o delle quali possano sentirsi superiore,
con il risultato ovvio che la loro squadra risulta debole e disordinata.
E perdente.

9. Riesci a dormire prima di un licenziamento?

Questa è una delle parti più difficili.
Hai già avuto modo di licenziare un collaboratore?
Anche se si tratta di un padre di famiglia con moglie e 3 figli a carico?

Per quanto ci si possa preparare a gestire la situazione,
si può essere sorpresi da una reazione inaspettata e restare spiazzati.
Potrebbero essere reazioni di forte dispiacere ma anche di pianto, aggressività,
di accusa che potrebbero coglierti alla sprovvista.

Senza dubbio è facile perdere il sonno la notte prima della comunicazione della cattiva notizia.
E forse anche la notte successiva.
E quella dopo.
È naturale essere dispiaciuti e rattristati.
Ma the show must go on…

Se preferisci un’estrazione dentale senza anestetico piuttosto che comunicare un licenziamento a un collaboratore,
forse è il caso di chiedersi se sei pronto a comandare.

10. Sei disposto a sentirti maledettamente solo?

I leader possono essere persone molto sole.
La solitudine è uno dei costi da pagare.
Il più salato.

Sei consapevole di questo prezzo?

Essere (tutti i giorni) il primo a entrare in ufficio e l’ultimo a uscire,
potrebbe sembrarti un ottimo viatico per la promozione,
ma come la mettiamo poi con l’equilibrio lavoro-privato?

La mancanza di equilibrio può essere un precursore di burnout,
e può anche spingerti a porre aspettative irragionevoli al tuo team.

pronto a comandare

Allora .. sei pronto a comandare?

Se queste risposte ti hanno messo in difficoltà o hanno posto dei dubbi sul tuo essere leader,
non significa che tu ti debba automaticamente escludere dall’assumere una qualsiasi posizione di comando.

Le persone possono imparare a superare i propri limiti e i propri atteggiamenti negativi e diventare leader migliori.
Se non credessi nel cambiamento e nella potenzialità delle persone,
non farei il coach.

10 domande toste toste per capire quanto sei tagliato per comandare – 1

comandare

Così, hai deciso di lanciarti.
Vuoi proporti per una posizione di responsabilità.
Di leadership.
Di team leadership (2 o 20 collaboratori, poco importa)

Vuoi alzare il tuo livello di una tacca.
Desideri più soldi, più prestigio,
(e che dire del mal di testa?).

“Dire a qualcuno di fare qualcosa non significa essere un leader.”
Wolf J. Rinke

Sei determinato e vuoi arrivare dove desideri.
Bene!
La determinazione è indispensabile.
Come lo sono allo stesso modo impegno e applicazione.

Spesso, sai, non importa quanto si desidera qualcosa,
semplicemente non si è pronti.
O non si è tagliati.
Almeno non ancora.
Questo è ancora più vero per quanto riguarda la leadership.

Vuoi comandare? Ecco 10 domande che devi porti con onestà

Molti desiderano essere leader,
per il titolo, lo stipendio e il prestigio,
ma pochi considerano le conseguenze di questa scelta o sono pronti per questo grande passo.

Non tutti sono tagliati per essere capi.
Per essere leader.
Per comandare.

Ecco 10 domande per aiutarti a considerare se la leadership sia parte di te.
Le risposte che darai ti aiuteranno a capire se sei realmente tagliato per comandare ed essere un capo:

1. Conosci te stesso?

I grandi leader sono alla continua ricerca della più profonda conoscenza di sé,
perché sanno che la conoscenza di sé è la base della forza interiore.

Al fine di condurre gli altri in modo efficace,
è necessario sapere chi sei … sotto la superficie.

Senza scomodare la filosofia, chiediti con onestà:
Sono consapevole dei miei punti di forza e di debolezza?
Conosco lo scopo, i valori e la visione?
So gestire i miei comportamenti?
Le mie reazioni? E quelle degli altri?
So gestire le frustrazioni? Le sconfitte?
E i successi?

Sono pronto a gestire le persone?
Sono pronto a comandare?

2. Sai gestire l’incertezza?

Ti viene l’ansia nel decidere senza conoscere prima il quadro completo?
Hai bisogno di conoscere ogni dettaglio e ogni possibile scenario prima di arrivare a una conclusione?

Ottenere risultati precisi e immediati di causa-effetto è auspicabile,
ma spesso non funziona così,
anche quando ti sei preparato e hai fatto tutto in modo perfetto.

I manager devono prendere decisioni che a volte richiedono settimane,
mesi o addirittura anni prima di sapere se siano state efficaci o meno.

Quanto più sarai in grado di gestire l’incertezza,
di stare in sospeso a metà fra le situazioni definite e quelle in progress,
tanto più aumenterai la tua resistenza allo stress e alla pressione.
In questi tempi incerti e complessi, devi agire (anche se) le informazioni sono insufficienti.

Devi aumentare la capacità di gestire i tuoi stati mentali ed emotivi;
sviluppare l’intuito,
imparare a prendere decisioni o trovare soluzioni nel modo più efficace e rapido anche in assenza (o con poche) informazioni.

3. Punti tutto sulla prestazione e sui numeri?

Un tratto fondamentale dei grandi leader è quello di…
dare molto valore alle persone che li circondano.

Non puntare tutto su risultati e prestazioni.
Ci sono anche (e soprattutto) le persone?

Non ricordarti dei tuoi collaboratori solo quando ci sono problemi,
quando devi valutare o criticare.

I grandi leader si preoccupano della “loro gente”.
Sanno che sono la chiave del loro successo.

4. Il conflitto e le conversazioni difficili ti creano agitazione?

Sei in partenza per una posizione più prestigiosa?
Bene!
Non dimenticarti di portare compresse per il mal di testa
e pillole per il reflusso acido.

Il tuo compito sarà di gestire le persone,
dovrai confrontarti con persone che litigano, si pugnalano alle spalle, si lamentano,
chiedono e richiedono, pretendono,
avrai scambi di vedute con un collaboratore perché ha un cattivo odore del corpo e con quello che se non migliora la sua performance corre il pericolo di essere licenziato.
… e iniziano i guai.

Se hai problemi a confrontarti con i tuoi collaboratori su questi temi,
qualcun altro (sopra di te) non avrà alcun problema a confrontarsi con te.

comandare

5. Come sei messo con i giudizi degli altri?

La leadership non è un concorso di popolarità.

Più sali e più devi vivere sotto la spietata luce dei riflettori.
Riconoscimenti e approvazioni ma anche antipatia e invidia.
Anche al tuo (piccolo o grande, poco importa) livello.

Non devi essere un VIP, uno sportivo famoso o un grande imprenditore per risvegliare le gelosie e le avversioni delle persone (anche – o soprattutto – di quelle che ti circondano).

Sorpreso?
Non dovresti.
Non c’è niente di nuovo,
è vecchio quanto il mondo.

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6 segnali che indicano che vuoi davvero lavorare per affermarti sul lavoro

cambiamento

“Troppa gente si occupa dei sensi unici e dei sensi vietati,
senza mai mettersi in cammino.”
Fabrizio Caramagna

Poco importa quanto abbiamo ricevuto dalla vita,
abbiamo un costante desiderio di miglioramento.
Desideriamo di più.
Vogliamo di più.
Più successo, più soldi, più felicità, rapporti più solidi e …
pensiamo, sogniamo e lottiamo per ottenere quello che stiamo cercando.

I grandi manager, politici e atleti hanno un allenatore.
Tutti abbiamo bisogno di un coach.
Il professionista di fiducia che ti “allena” e prepara mentalmente ad affrontare con più fiducia e determinazione i cambiamenti improvvisi,
i problemi quotidiani e la competitività sempre più aggressiva.

Ecco 6 segnali che indicano che vuoi un cambiamento e desideri mostrare agli altri le tue reali capacità:

1. Hai capito che “pronto” non lo sarai mai

Hai aspettato,
rimandato, rinviato,
hai raccolto tutte le informazioni necessarie …
adesso devi fare il primo passo!

Non aspettare di essere preparato, perfetto o di “saperne di più”.
Non aspettare di essere pronto per iniziare il percorso di coaching.
Perché “veramente pronto”non lo sarai mai.

Non ti sentirai mai completamente pronto perché stai andando oltre la tua abituale zona di comfort,
stai prendendo una strada stimolante e affascinante ma anche ignota e (forse) insidiosa.

Anche se conosci tutta la teoria,
ma non “scendi” nella pratica sei sempre al punto di partenza.

Potresti leggere 1000 libri e informarti per giorni o per anni,
ma non saprai mai tutto quello che c’è da sapere.

A un certo punto dovrai fermarti,
respirare e … lanciarti!

2. Sei disposto a investire tempo ed energia

Il coaching richiede tempo ed energia.
Vero!

Non guardare solo l’investimento,
prendi in considerazione (piuttosto) il ritorno di questo investimento: centrare i tuoi obiettivi,
migliorare alcuni aspetti della tua leadership,
andare incontro all’opportunità di sentirti ancora più vivo,
più leader, pieno di energia e deciso a mostrare al mondo le tue reali capacità.

Vale la pena investire tempo ed energia?
Certo che si!

E il costo?
Nella mia esperienza,
la spesa non rientra nelle “resistenze”.

Generalmente,
chi è determinato, chi desidera dare una svolta, chi è stufo dei soliti risultati,
chi vuole lavorare su se stesso, il costo lo vede come un investimento e …
vuole cominciare subito!

3. Sei stufo dei soliti risultati.

Per tanto tempo la routine ti ha dato un senso di sicurezza e di protezione?
Difficilmente hai fatto un passo fuori dal conosciuto,
dalla certezza, dalla zona di comfort?

Adesso basta.
Non ne puoi più.
Se fai quello che hai sempre fatto,
se ti comporti/reagisci come sempre … otterrai sempre gli stessi risultati.
Non hai bisogno della sfera magica per sapere che è così.

Adesso,
hai capito che se non esci allo scoperto, non succederà mai niente …
di stimolante, vitale.
Niente di esaltante.

Devi vivere i cambiamenti come incentivi e opportunità per la tua crescita
e non come minacce alla tua sicurezza e stabilità.

4. Hai capito di aver bisogno di una “spinta” per superare un ostacolo

Hai capito che non appena la salita comincia a farsi dura,
anziché prendere l’opportunità per metterti alla prova, tiri fuori un ventaglio di giustificazioni per non continuare (o iniziare) e getti subito la spugna.
Piuttosto che metterti in gioco, te la prendi con la fortuna, il caso o il destino.

Perché ti nascondi dietro queste scuse per non-fare?
Che cosa succederà se continui a rimandare?

Se rispondi onestamente,
ti renderai conto che è importante iniziare subito.
Non importa quale sia il tuo obiettivo.

5. Hai capito che se chiedi aiuto non sei un incapace

Anche se stai lavorando bene, in questi tempi incerti e complessi,
la sfida è essere sempre motivati e determinati nell’affrontare i cambiamenti improvvisi e la competizione organizzata.

Coaching non è un solo un intervento per risolvere problemi o superare limiti.

Iniziare un percorso di coaching non vuol dire essere impreparati,
incompetenti
incapaci.

Coaching non è un atto d’accusa verso la tua competenza o un’indicazione della tua non-capacità.

6. Hai capito che per un reale cambiamento hai bisogno di un supporto professionale

Commercialisti, medici, avvocati ma anche architetti (per interni),
hair stylist e tecnici informatici sono professionisti cui ci rivolgiamo quando abbiamo bisogno di cure specifiche,
consigli tecnici o assistenza pratica.

Di solito si fa così.
Chiedi aiuto e sostegno in caso di bisogno e necessità.

Per il coaching è la stessa cosa perchè è una metodologia all’avanguardia nell’area della formazione.

Il coach non ha la bacchetta magica,
ma ti affianca personalmente per aiutarti a raggiungere obiettivi più ambiziosi e appaganti,
investendo meno tempo, risorse ed energie.

Il coaching è cambiamento.
Un nuovo modo di pensare porta a nuove idee,
nuove strategie e nuove opportunità.

Se sei pronto per il cambiamento positivo,
sei pronto per il coaching (altrimenti segui la mia guida d’introduzione).

13 linguaggi del corpo che come donna dovresti evitare per non perdere credibilità – 2

donna al lavoro

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7. Tono della voce ascendente

Le voci delle donne,
spesso lievitano verso l’alto alla fine delle frasi (come se fosse una domanda o quando si chiede approvazione).

Così facendo, si mette in discussione il proprio modo di comunicare e si dà l’impressione che non si abbia fiducia in quello che si dice.
Così, è difficile essere autorevoli.

Se stai dando una disposizione o una direttiva a un tuo collaboratore,
il tono della tua voce deve scendere verso il basso alla fine di ogni frase.

8. Aspettare il proprio turno per parlare

Nei negoziati e nelle discussioni,
gli uomini parlano più delle donne e interrompono più frequentemente.

Se vuoi essere ascoltata,
parla.

Se qualcun altro sta parlando e vuoi prendere la parola,
non aver paura di interrompere,
con garbo ma con fermezza.

Essere troppo cortesi,
aspettare pazientemente il proprio turno per parlare ed esprimere il proprio parere,
(specialmente in una organizzazione piena di forti personalità)
può trasformarti in una statua di cera.
Muta.

9. Essere eccessivamente espressiva

Quando vuoi aggiungere passione e significato al tuo messaggio,
una certa quantità di gesti e di espressività può senza dubbio aiutare.

Le donne che esprimono l’intero spettro di emozioni e danno sfogo alla loro espressività possono
essere considerate i clown dell’ufficio.

Quindi,
se vuoi massimizzare il tuo carisma e la tua autorità,
riduci al minimo i movimenti.

10. Stretta di mano troppo delicata

Poco importa se sia giusto o sbagliato,
molte persone ti giudicheranno immediatamente dalla tua stretta di mano.

Una stretta di mano ferma e decisa crea subito un’impressione positiva,
mentre una molle ti “dipinge” all’istante come passiva e priva di fiducia.

La donna al lavoro che stringe la mano con fermezza trasmette un’impressione più positiva e ha maggiori probabilità di essere giudicata sicura e assertiva.

11. Flirtare

Come donna perdi il vantaggio competitivo quando inizi – anche in modo inconscio – a flirtare (utilizzando i comportamenti non verbali come sorridere molto, ammiccando, sporgendosi in avanti, giocherellando con i capelli, ecc).

Anche se fatto in modo sottile,
civettare e stuzzicare può smorzare le persone a interagire con te.
Si perde in autorevolezza.

12. Guardare le persone in modo ambiguo

Immagina un triangolo sulla faccia del tuo interlocutore (gli occhi sono la base e il centro della fronte il vertice).
Ecco dove dovresti guardare quando stai interloquendo con qualcuno sul posto di lavoro.
La gente capirebbe che fai sul serio.

Ora,
rovescia il triangolo (gli occhi sono ancora la base ma stavolta il vertice è la bocca).
Ecco dove le persone guardano in un ambiente sociale,
quando flirtano.

Ecco perché in un ambiente aziendale, uno sguardo sociale può essere interpretato come civettuolo,
ambiguo, seducente,
poco serio e poco autorevole.

donna al lavoro

13. Look non adeguato

L’abito è una forte dichiarazione visiva di come si vede una donna al lavoro.

Un look appropriato può davvero rilevarsi un vantaggio e un forte impatto per il successo.

Così una donna di buon senso cambierà il suo look in base alle situazioni aziendali specifiche. Non viene richiesto tanto di far girare la testa ai passanti quanto di sentirsi in ordine e a proprio agio,
soprattutto sul luogo di lavoro.

Una donna dovrebbe evitare (come il fuoco):
uno stile non appropriato per l’età o troppo sexy, poca cura personale,
capelli perennemente sporchi e legati, ricrescita di settimane,
smalto sbeccato da giorni e altre sciatterie,
profumo troppo forte, make up eccessivo, gioielli vistosi e rumorosi, ecc.

leggi anche la parte 1 small ...

La donna al lavoro sicura di se è anche arrogante e sfrontata?

Sbagliato.
Purtroppo, questo è un timore di molte donne.

Si può mostrare fiducia e sicurezza di sé ma anche comprensione e femminilità, pur avendo una posizione lavorativa di responsabilità, gestendo team e budget anche importanti.

Anche la donna può essere assertiva senza aver paura della propria femminilità: essere sexy e femminile non è l’antitesi dell’essere una donna indipendente,
libera e di potere.

“Date alle donne occasioni adeguate ed esse possono fare tutto.”
Oscar Wilde

13 linguaggi del corpo che come donna dovresti evitare per non perdere credibilità – 1

donne al lavoro

“La questione non è chi mi darà il permesso,
ma chi mi fermerà”

Ayn Rand

Tutti i leader sono giudicati (anche) dal loro linguaggio del corpo.
Tutti i leader-donna sono giudicate (soprattutto) dal loro linguaggio del corpo…
ma anche tutte le donne al lavoro sono giudicate dal loro linguaggio non-verbale.

Se una donna vuole essere percepita come potente,
credibile e sicura di sé,
deve essere consapevole dei segnali del corpo (quelli non verbali) che sta inviando.

Donne al lavoro? Il linguaggio non verbale è -quasi- tutto

Una team leader mi raccontava di avere problemi a gestire i suoi colleghi maschi:
“Mi rendo conto che non mi hanno mai preso sul serio.
È come se pensassero che stia sempre flirtando con loro.
Ma ti assicuro che non lo sto facendo!”.

Il punto era che…
la team leader durante le interazioni legate al lavoro (in un ambiente prettamente maschile) utilizzava uno “sguardo sociale”;
spostando lo sguardo (inconsciamente) e la sua attenzione nella zona tra gli occhi e la bocca.

E uno sguardo sociale può essere interpretato come provocante,
anche in un ambiente aziendale.

Spesso le donne al lavoro sono inconsapevoli dei loro messaggi non-verbali che riducono la loro autorità ed esprimono vulnerabilità,
soggezione o asservimento.

Ecco 13 errori del linguaggio del corpo a cui le donne leader (e non solo) dovrebbero prestare attenzione e che dovrebbero accuratamente evitare:

1. Testa troppo inclinata

Quando stai ascoltando qualcuno che parla, non è raro inclinare la testa da una parte.
È un segnale positivo,
vuol dire che sei in ascolto e sei coinvolta.

È un gesto particolarmente femminile che (tuttavia) è meglio usare con parsimonia in ufficio perché inconsciamente è elaborato come segnale di asservimento e sottomissione.

Se desideri proiettare potere e autorità dovresti tenere la testa verso l’alto in una posizione più neutrale.

2. Presenza fisica “ristretta”

Le donne al lavoro che si sentono meno sicure tendono a “ritirarsi” nei loro corpi e ridurre al minimo le loro dimensioni (i gomiti stretti ai fianchi, gambe incrociate e mani molto vicine al corpo) in contrapposizione ai “maschi dominanti che si espandono e occupano più spazio”.

Così in ambiente professionale,
questa “contrazione” può essere facilmente interpretata come un segno che non senti o non meriti alcun potere (altrimenti perché non occupare più spazio,visto che puoi).

“Restringere” il tuo corpo può far sembrare che tu stia chiedendo di essere ignorata e non essere notata.

3. Gesti adolescenziali

Strofinarsi le mani, attorcigliare i capelli, giocare con gioielli e mordicchiarsi un dito non sono gesti visti molto positivamente sul posto di lavoro,
soprattutto se ci si aspetta di proiettare un’immagine di potere e autorità.

Le donne quando si comportano da adolescenti sono percepite come molto meno potenti.

4. Parlare con tono troppo basso

Non c’è niente di sbagliato nel parlare a bassa voce.
In molti luoghi di lavoro, però, è necessario parlare con un tono più alto se si desidera che le persone prestino davvero attenzione.

Esercita la tua voce,
lavorando su volume e chiarezza.

5. Essere eccessivamente sorridente

Lo so, lo so…
Anch’io su molti post ho scritto di sorridere spesso perché la gente ama il sorriso e che è un potente spunto non-verbale.
Beh! È ancora un buon consiglio,
ma fai attenzione al contesto.

Quando eccessivo o inappropriato,
il sorriso può essere anche fonte di confusione e di perdita di credibilità.

In particolar modo se si sorride mentre si discute di un argomento serio,
si esprime rabbia o si stanno dando risposte o feedback negativi.

Quando si parla di qualcosa di serio, lo sguardo deve essere serio.
Quando si parla con un cliente arrabbiato,
sorridere farà sembrare che tu non stia prendendo sul serio il suo problema o reclamo.

donne al lavoro

6. Annuire costantemente

Quando una persona annuisce,
vuol dire che è d’accordo, sta ascoltando,
sta empatizzando o incoraggiando l’interlocutore a continuare a parlare.

Annuire in modo eccessivo può portare però a qualche problema di comunicazione,
che si rivelerà particolarmente fastidioso durante le interazioni sul posto di lavoro.

Annuire costantemente può esprimere incoraggiamento e ascolto,
ma non autorità e potere.

leggi anche la parte 2 small ...

12 spunti potenti per superare un momento di scoraggiamento al lavoro – 2

scoraggiamento al lavoro

6. Muoviti

La vita sedentaria ha un impatto sulla nostra mente.

Muoviti.
Fai una passeggiata. Vai a correre.
Vai in palestra.
Fai qualcosa di divertente.

7. Non spendere troppo tempo con persone negative

Anche se non è sempre possibile –perché spesso le persone, le abbiamo accanto nel lavoro e nel privato- elimina o limita il tempo che passi con le persone negative.

Positività e negatività sono contagiose.
Sei hai intorno persone positive,
diventi più positivo.

Pranza con qualcuno che ti incoraggia.

Proteggiti dai negativi, catastrofisti,
pessimisti e dai succhiatori di energia.

8. Lavora su qualcosa di nuovo o finisci un compito che hai continuato a rimandare

Mi piace questa (piccola) strategia.
Il nuovo mi rinfresca.
Sempre.

Ovviamente,
è necessario fare il lavoro di base ma l’aggiunta di “qualcosa” di nuovo crea eccitazione e stimolo.

Modifica una routine.
Impara qualcosa di nuovo.
Leggi un libro.
Acquista un webinar.
L’apprendimento aiuta a rompere stalli mentali ed è quasi sempre un’esperienza positiva.

La maggior parte delle persone si sente meglio in spazi puliti e sistemati.
Essere in un ambiente ripulito e ordinato impatta sul nostro umore in modo positivo:
organizza la tua scrivania, il guardaroba, pulisci la casa, lava l’auto, aspira i tappetini, ecc….

Anche finire un compito che hai continuato a rimandare,
realizzare una vittoria a breve termine può aiutare ad allontanare lo scoraggiamento.

Guarda il tuo to-do e comincia da una cosa che hai continuato a rimandare.
Almeno c’è qualcosa (anche se di piccolo) di cui rallegrarsi.

9. Confidati con una persona fidata

A volte basta parlare per sentirsi subito meglio.

Chiedi a qualcuno che stimi,
se si è sentito scoraggiato e come è riuscito a superare questo momento.

Ignora o diffida di tutti quelli che ti dicono di non sentirsi mai scoraggiati.

10. Dormire e riposarsi aiuta a superare lo scoraggiamento al lavoro

La nostra cultura è così priva di sonno.

Poche cose impattano positivamente sul nostro umore,
come un buon sonno.

Un buon riposo notturno è il 70% del benessere.
Fai un pisolino (appena puoi).
Vai a letto presto.
Resisti alla tentazione di collegarti prima di andare a letto,
salvo non sia qualcosa di realmente importante.

Il telefono cellulare interferisce con il riposo e il rendimento lavorativo anche quando non lo usiamo: tenerlo sul comodino può regalarci notti agitate perché la luce emessa all’arrivo di mail e messaggi sopprime il rilascio di melatonina, un ormone che favorisce il sonno.

Non pensare al benessere come a un colpo di fortuna, qualcosa che scende dal cielo,
che è legato alla fortuna oppure a un regalo della vita.
Il benessere è frutto anche di uno “sforzo consapevole”.

11. Concediti il diritto di “sentirti giù”

Un naturale (e breve) momento di scoraggiamento al lavoro non è segno di debolezza.
Anzi.
Non ascoltare chi ti sprona con banalità tipo “Ma dai, che cosa vuoi che sia …”, “Ma che te frega …” oppure ti pressa chiedendoti una pronta reazione,
una risposta immediata.

Non fingere serenità e produttività,
non diventare iperattivo per “non sentire” la sofferenza,
smettila di parlarne con tutti o di chiedere supporto a persone non adeguate.
Non sentirti in dovere di cacciar l’inadeguatezza il più in fretta possibile.

Dai tempo.
Prenditi tempo.

Il tempo per “consolarsi e rimarginare” un momento di scoramento è quello speso meglio.
Utilizza lo scoraggiamento al lavoro come motivazione per riflettere.

Ricorda che le esperienze negative spesso ci cambiano per il meglio.
A volte hai solo bisogno di stare un po’ da solo.
Io faccio così.

12. Trappole da evitare quando sei scoraggiato

Non prendere decisioni importanti.
Il rischio di fare solo danni è alto.

Non “annegare” lo scoraggiamento al lavoro nel fumo, nell’alcool, nel cioccolato, ecc…
Il sollievo può sembrare immediato ma l’effetto svanisce subito.

Non biasimarti perché ti senti scoraggiato.
Serve a poco, peggiora solo la situazione.

Non aspettare che siano gli altri a incoraggiarti.
Incoraggiati da solo.

“Chi cerca di scoraggiarmi mi rende impavido.”
Guido Rojetti,

Quando senti che stai per mollare o non ce la fai più… fai ancora un piccolo sforzo per rimanere positivo, paziente e stabile.
Le persone più forti sono quelle che non si arrendono mai.

Non mollare.
Ce la farai.
Anche questa volta.


12 spunti potenti per superare un momento di scoraggiamento al lavoro – 1

scoraggiamento

“Scoraggiarsi
significa perdere.”

Bruce Lee

Il lavoro non è entusiasmante.
Non c’è passione o eccitazione.
Niente di cui essere orgogliosi. Gestisci semplicemente un processo già in atto.
Non ti senti legato all’azienda. Nessuno chiede una tua opinione o un parere.
Prendi lo stipendio e torni a casa.

Ti senti,
nonostante il grande impegno, bloccato e non vedi progressi di carriera?
Avanzano i soliti noti?
Le voci critiche di colleghi ruffiani e del capo stronzo ti accompagnano sempre?

Quando non ci sono prospettive di crescita … ecco lo scoraggiamento!

Imprevisti, ritardi, cambi di programma e colpi di sfiga ti fanno correre sul tapis roulant e nonostante il grande sbattimento … non hai centrato il target!

Sono piovute critiche e nessun riconoscimento.
Ti sono cadute le braccia, e non solo quelle…

Siamo costantemente bombardati da messaggi positivi – essere positivi, pensare positivo, immagini di vittorie e di vincenti –
ma se le cose non vanno bene come fare a non sentirsi scoraggiati, demoralizzati e affaticati?

Senza entusiasmo, senza coraggio.
Senza speranza.
Approfondisci con il mio post “6 cose da fare quando ti senti poco leader

Prima di prendere (o non–prendere) una decisione importante,
fare-o-dire qualcosa a qualcuno,
è fondamentale superare lo scoraggiamento che può annebbiare (e non poco) la tua capacità di giudizio e che può trascinarti in una situazione ben peggiore.

Ecco 12 consigli importanti modi per superare lo scoraggiamento al lavoro:

1. Smettila di confrontarti con gli altri

Confrontarsi con gli altri può essere stimolante,
ma anche molto frustrante e deprimente.
Scoraggiante.

Dal continuo confronto hai poco da guadagnare e molto da perdere.
I confronti sono sempre eccessivi perché non c’è mai fine al possibile numero di paragoni.
I confronti spesso sfociano nello scoraggiamento,
nel rancore verso gli altri e verso noi stessi.

La verità è che siamo profondamente focalizzati sui nostri limiti e fallimenti,
e raramente vediamo quelli degli altri.

Ci confrontiamo solo “quando ci fa comodo”,
cioè quando gli altri vincono, sono felici o celebrano successi
(il collega che ha avuto la promozione, il fratello che ha ottenuto quell’incarico prestigioso, l’amico che “ha messo su” la start up dei suoi sogni, ecc …) .

2. Accetta le persone per quello che sono

Cercare di cambiare le persone è inutile e frustrante.
Scoraggiante.

Chiediamo agli altri un certo tipo di comportamento che confrontiamo poi con l’immagine che abbiamo nella nostra mente;
se non corrisponde, non ci va bene.
Sbottiamo, critichiamo,
Recriminiamo.

Ci aspettiamo che gli altri seguano le regole non-scritte delle nostre convinzioni.
Che reagiscano come noi ci aspettiamo.

Ma le persone (il collega che pugnala alle spalle, il capo prepotente, il cliente arrogante, ecc.) sono-quelle-che-sono.
Cercare di cambiarle può essere…
scoraggiante e frustrante.

3. Lasciare andare rabbia e amarezza ti aiuta a superare lo scoraggiamento

La rabbia e l’amarezza crescono spesso nello scoraggiamento.
È fondamentale perdonare e … perdonarsi.
Lasciar da parte l’amarezza.
La collera e il rancore.

Altrimenti potresti ritrovarti imprigionato nella tua stessa amarezza o dal senso di ingiustizia.
Potresti sentirti intrappolato e non vedere la via d’uscita.

4. Smettila di controllare cosa non puoi controllare

Prendi le distanze dalle cose che non puoi controllare.
Non farlo,
ti porterà solo ansia e frustrazione!

Viviamo in tempi complessi e incerti.
Per quanto tu possa organizzare e pianificare,
ci saranno sempre imprevisti, appuntamenti cancellati, ritardi, emergenze e cambi di programma.
Una vendita importante saltata all’ultimo istante.

Non sprecare la tua energia e le tue capacità in cose e fatti che non dipendono da te.
Impara a gestire il tuo atteggiamento, non lamentarti o demoralizzarti,
accetta la realtà e focalizzati solo sulle prossime azioni da compiere.

Diventa più flessibile!
Lascia uno spazio (in agenda) per l’imprevisto.

scoraggiamento

5. Ricorda le vittorie del passato

Per superare lo scoraggiamento è molto efficace ricordare un momento specifico in cui sei stato all’altezza,
hai ottenuto apprezzamenti o hai ricevuto riscontri positivi (la tesi di laurea, un apprezzamento da un cliente, capo, amico, partner, la prima promozione, l’acquisizione di un cliente importante, la vittoria al torneo di calcetto della città, ecc.)

Ricordare le esperienze di successo genera positività.


Vuoi migliorare il rapporto con il tuo capo? Ecco 9 azioni tanto semplici quanto potenti

il capo

Le accortezze di una buona relazione professionale (sia un collega, il capo o un collaboratore) sono semplici e facilmente applicabili,
ma proprio per il fatto di essere così semplici,
spesso diventano banali e scontate e sono eseguite con superficialità e leggerezza.

Oggi siamo tutti più permalosi e sensibili

Sicuramente avrai notato,
come le persone oggi siano più suscettibili e sensibili che in passato,
sono più facili a risentirsi e offendersi.

Una parola sbagliata, una correzione inappropriata,
un gesto di troppo (o non eseguito) e di colpo …
il rapporto professionale col capo finisce in una bolla di sapone.

Non è proprio consigliabile compromettere il rapporto con una persona che non puoi decidere di ignorare e che può influenzare il tuo percorso professionale.

Parti da qui.
Inizia da questi 9 semplici azioni che non richiedono né particolare talento né specifiche competenze per connetterti con il tuo capo:

1. Chiedi aiuto e consigli

Le persone amano essere considerate esperte e specialiste del settore,
(sicuramente anche il tuo capo).

Chiedendo supporto,
suggerimento o conferma di una soluzione,
mostri quanto stimi e tieni in considerazione la sua opinione.

2. Adatta il tuo stile di comunicazione

Faccia-a-faccia, e-mail,
rapporti scritti o conversazioni informali davanti alla macchinetta del caffè?

Informazioni ricche di dettagli, elenchi o diagrammi?
Oppure un semplice riepilogo con le info principali?
Quando?
Ogni giorno, settimanalmente, in anticipo o tramite riunioni pianificate?

Ciò significa che devi capire i suoi obiettivi organizzativi.

Pertanto,
come regola generale,
sta a te scoprire la sua necessità d’informazioni e il suo stile di comunicazione.

Lascia a lui/lei determinare la natura del vostro rapporto e della vostra comunicazione.

3. Chiedi un feedback

Troppi collaboratori non chiedono per paura …
della risposta!

Teoricamente il tuo capo dovrebbe già fornirti feedback,
ma questa è il mondo del Lavoro,
è questo è la tua carriera professionale.
Quindi … non aver paura di chiedere.

Invia una (breve) mail di aggiornamento settimanale che metta in evidenza le tue attività.
Rendi le cose migliori.
Minimizza le negatività (senza nascondere le criticità).

4. Arriva con le soluzioni

Costantemente.

Cerca di presentare soluzioni per ogni problema che si pone.
Se vieni a conoscenza di eventuali problemi o difficoltà particolari,
parlane con il tuo capo/a o il diretto superiore e cerca di portare almeno un paio soluzioni concrete.

Non parlare.
Porta fatti.
Niente parla più forte delle azioni positive.

5. Sii autentico

Essere vero nel tuo approccio.
Si tratta del tuo atteggiamento, il tuo comportamento, la tua comunicazione e l’interazione.

Coinvolgi il tuo capo con la tua onestà,
trasparenza e responsabilità.

A nessuno piace avere accanto collaboratori che compiacciono, fingono,
indossano una maschera per piacere.

Anche il capo più sicuro può sperimentare sensazioni d’isolamento e incertezza.
Diventa un confidante …
un ascoltatore attento e riservato.

6. Evita indiscrezioni e pettegolezzi

“Il pettegolezzo è l’oppio dell’oppresso.”
Erica Jong

Scansati (come fosse fuoco) dal gossip e dalle chiacchiere.
Evita di essere associato con persone maldicenti o piagnucolose.

Anche quando sei fuori ufficio o al pub con i colleghi,
è meglio evitare di farti coinvolgere troppo in battute e indiscrezioni per non rischiare di rovinare i tuoi rapporti interpersonali o di trovarti in situazioni spiacevoli.

7. Risolvi i tuoi problemi

Risolvere i tuoi problemi prima che sia il tuo capo a doverlo fare,
ti farà apparire più brillante ed efficiente ai suoi occhi.

Il tuo capo è già “sommerso di suo”,
evita (il più possibile) di portare complicazioni e intralci che sono di tua responsabilità.

8. Presta attenzione alle scadenze

Essere puntuale è prima di tutto una tua responsabilità.

Assicurati di fornire una linea temporale realistica di scadenza e
sorprendi il tuo capo completandolo prima del previsto.

Se qualcosa è importante per il tuo boss,
fallo diventare importante anche per te.
Presta attenzione alle priorità del tuo capo e falle tue.

Dimostra che stai facendo il tuo lavoro,
con cura e impegno.

9. Esprimi il disaccordo con gentilezza, calma e portando soluzioni

Ti ricordi i consigli di tua madre di contare fino a tre prima di rispondere?
Bene.
Vale (soprattutto) quando si parla di divergenze con il tuo capo/a.

Una volta che le parole sono state pronunciate,
non hai la possibilità di fare rewind per cancellarle.
Il danno è fatto.

Se ti senti arrabbiato,
è meglio dire il meno possibile.

Se il capo è arrabbiato,
è meglio dire ancora il meno possibile.

Per approfondire come esprimere il disaccordo clicca qui.

Se vuoi migliorare il rapporto con il capo scopri cosa lo preoccupa

Scopri gli obiettivi e l’ambizione del tuo capo (cosa lo tiene sveglio la notte) e mostra che condividi gli stessi obiettivi.

Essere sulla stessa lunghezza d’onda cementerà il vostro rapporto e creerà un legame armonioso e fiducioso.