Ecco dove tenere e non tenere le mani durante il colloquio di lavoro

mani durante il colloquio di lavoro

“Le mani sono dei simboli e talvolta delle rivelazioni.”
Eve Belisle

Quando rispondi alle domande durante il colloquio di lavoro,
il linguaggio del tuo corpo dice molto su di te.

Anche se le tue risposte sono perfette,
la tua postura, la tua mimica facciale, i tuoi occhi possono influenzare l’esito finale.

Ci sono diversi modi per apparire più sicuri utilizzando il linguaggio del corpo:
mantenere la schiena dritta e conservare una buona postura, tenere il contatto visivo,
non scuotere le gambe o aprirle scomodamente.
La maggior parte di questi “linguaggi” sono abbastanza esplicativi.

Con la pratica,
la maggior parte di questi atteggiamenti possono essere tenuti “sotto controllo”.
E le mani?

Dove dovresti mettere le tue mani?

C’è chi incrocia le braccia sul petto, in un gesto d’insicurezza o di difesa,
chi le nasconde sotto il tavolo oppure le lascia mollemente vicino al corpo,
chi invece le “lancia” dappertutto, creando ghirigori nell’aria e serie distrazioni in chi ascolta.

È importante usare le mani per comunicare durante il colloquio di lavoro.
Questa parte del tuo corpo può mostrare sincerità e fiducia,
ma anche desiderio di dominare, segretezza o impazienza.

Le tue mani possono dire molto su di te.
Se le palme delle mani sono aperte e rivolte verso l’alto, trasmetti una certa onestà e volontà.
Vuol dire che stai ascoltando,
stai invitando alla fiducia.

Le palme delle mani rivolte verso il basso (nascoste alla vista) possono trasmettere desiderio di controllo e poca chiarezza (sembra che vuoi nascondere qualcosa).
Ricorda di tenere le spalle rilassate.

Ecco dove non tenere le mani durante il colloquio di lavoro:

 

Non mettere le mani sotto le gambe
Non incrociare le braccia sul petto
Non gesticolare troppo
Non tenerle in tasca
Non lasciarle cascanti lungo il corpo
Non nasconderle alla vista
Non toccarti spesso il viso, i capelli, il vestito
Non tamburellare le dita sul tavolo
Non scrocchiarsi le dita
Non incrociare le mani dietro la nuca
Non mangiucchiarsi le unghie
Non stringere le dita come un pugno
Non “pulire” la scrivania con il palmo della mano

La maggioranza dei reclutatori ritiene che le mani dovrebbero essere ferme per la maggior parte dell’intervista salvo che … l’intervistatore non sia il tipo di persona che parla,
a sua volta, con le mani.

Ecco dove mettere le mani durante il colloquio di lavoro:

 

Tenere le mani sul tavolo
Mostrare i palmi delle mani
Muovile con naturalezza (non superare altezza spalle)
Mantenere le dita aperte (non racchiuse in un pugno)
Chiudere le mani e unire con dolcezza appoggiando i polpastrelli delle dita (foto)

hands

Se ti senti particolarmente nervoso durante l’intervista di lavoro,
chiedi all’intervistatore se puoi prendere alcuni appunti.
Il foglio e la penna ti serviranno solo per poche parole;
è un artificio per darti qualcosa da tenere,
in modo che le tue mani siano “centrate” su qualche cosa.

Il foglio e la penna sono espedienti usati come “difesa, barriera e limite” tra te e l’intervistatore.

Il miglior modo di “allenarsi” è fare pratica davanti uno specchio

Il miglior modo per sembrare sicuri di sé in un colloquio di lavoro è fare pratica davanti a uno specchio.
Esercitati (in posizione seduta) a rispondere alle domande a voce alta,
includendo le gesta delle mani.

Utilizza un dito quando elenchi le tue caratteristiche e le funzioni passate.
Appoggiati in avanti e allunga leggermente la mano per dare più forza ed enfasi alle tue parole.

Puoi appoggiare la tua mano sotto il mento per mostrare introspezione,
prima di rispondere a qualche domanda importante.

Può sembrare incredibile quanto possano svolgere un ruolo così importante le mani durante il colloquio di lavoro eppure …
dobbiamo tenere conto che l’utilizzo sbagliato delle mani può conferirci un’aria goffa,
impacciata e insicura.

Un percorso di coaching senza la paura di mettersi in gioco

percorso di coaching

Se le cose ti sono sempre arrivate con poco sforzo,
se hai sempre “vinto facile”, potresti non aver allenato i “muscoli” caratteriali,
necessari quando la strada diventa in salita.

Ti sei già chiesto …
cosa farai quando troverai (perché li troverai) sulla tua strada difficoltà,
insidie, ostacoli, impedimenti?

La routine dà un senso di sicurezza e di protezione.
Difficilmente (o con difficoltà) facciamo un passo fuori dal conosciuto,
dalla certezza,
dalla zona di comfort.

Se fai quello che hai sempre fatto, otterrai gli stessi risultati

“Quelli che vogliono vincere vincono, quelli che hanno paura di perdere perdono:
tendiamo a conseguire ciò su cui ci concentriamo.

Se temiamo di fallire, vuol dire che siamo concentrati sul fallimento,
ed è proprio quello a cui andremo incontro.”
John Whitmore

Se fai quello che hai sempre fatto,
ti comporti o reagisci come sempre …
otterrai sempre gli stessi risultati.

Se non usci allo scoperto,
non succederà mai niente di stimolante,
di vitale o di esaltante.
Non hai bisogno della sfera magica per sapere che è così.

Sei disposti a correre rischi e a sentirti un po’ a disagio?
All’inizio non ti sentirai mai completamente pronto perché stai andando oltre la tua abituale zona di comfort,
stai prendendo una strada stimolante e affascinante ma anche ignota e (forse) piena d’insidie.

Il disagio fa parte della nostra crescita personale.
Il disagio è il prezzo che paghiamo per la nostra crescita.
La crescita pretende un disagio temporaneo.

Il disagio è il segnale di cambiamento

Per cambiare e crescere devi sentirti infastidito, disturbato …
disagiato.

Sviluppare una sana fiducia in se stessi,
quella che ci dà la certezza di essere in grado di gestire l’imprevisto.
L’ignoto.

Senza disagio, non c’è crescita.
È così.
Il disagio “spinge” per la crescita.
Devi “allenarti” al disagio.
Il coaching è basato sull’azione.

Un percorso di coaching è un’opportunità di crescita

Ecco il coaching,
per vivere i cambiamenti come incentivi e opportunità per la tua crescita (professionale e non) e non come minacce alla tua sicurezza e stabilità.

Dopo aver fatto il percorso di base,
decidi se continuare il potenziamento con percorso di coaching più avanzato e articolato,
per potenziare al massimo il tuo approccio,
il tuo “modo di proporti” e di comunicare.

Poi viaggi da solo …

percorso di coaching

6 cose da ricordare quando ti senti uno stupido al lavoro

errori al lavoro

“A volte,
mi sento così stupida e incompetente al lavoro,
eppure la posizione mi sembrava relativamente facile.

Cerco di fare del mio meglio,
rivedere il mio lavoro prima di sottoporlo al mio superiore,
cerco di essere positiva ma ho paura di commettere sempre più errori al lavoro.

Questa cosa sta uccidendo la mia fiducia e ha effetti negativi su quasi tutti gli aspetti della mia vita e seriamente non so cosa fare.

Mi sembra di essere meno efficace di altri nei semplici compiti quotidiani.
Ho paura di essere lenta e che i colleghi mi possano vedere come inadatta per il mio lavoro.

Il mio incubo più grande?
Sarò destinata a fare lavori semplici e monotoni tutta la mia vita.
Questo mondo SMART,
efficiente e competitivo non fa per me.”

Ecco come una mia cliente (che lavora per l’ufficio marketing di una nota marca di moda) mi spiegava la sua paura di sbagliare e di commettere errori al lavoro.

Molti di noi si sentono insicuri, stupidi,
dubbiosi delle loro qualità e perplessi delle loro competenze.

Ecco 6 cose da ricordare quando attraversiamo momenti di dubbio, incertezza,
paura e confusione:

1. Tutti fanno errori al lavoro

“Tutti commettono errori.
È per questo che c’è una gomma per ogni matita.”

Proverbio giapponese

Nessuno è perfetto.
Nessuno nasce imparato.

Non importa quale sia il tuo incarico e la tua posizione,
scommetto che sicuramente hai guardato qualcuno e ti sei chiesto perché sia più efficace di te,
pur facendo lo stesso lavoro.

Ma la verità è che anche queste persone,
a loro volta, fanno tanti errori.

Così,
smettila di confrontarti e concentrati invece sull’apprendimento per evitare tali errori nel futuro.

Relativizza,
non fare di una goccia un oceano,
guarda le cose dalla giusta prospettiva.

Se c’è qualcosa del tuo modo di fare che non ti piace,
fai attenzione la prossima volta,
analizza la situazione e cerca di capire come risolverla.

Convinciti che il mondo non smetterà di girare,
non ci sarà l’apocalisse, perché hai commesso un errore.

2. Non cadere nella “trappola” della perfezione

Ti tormenti per ogni minimo dettaglio?
Pensi di non essere “mai abbastanza”?

Alzi continuamente l’asticella,
anneghi in ansia da prestazione e quando, come tutti,
fai un errore, ti colpevolizzi dandoti dell’idiota e di quello-che-non-ce-la-farà-mai?

Quando vuoi essere perfetto,
sempre “all’altezza”, imbocchi la strada più veloce per compromettere la tua sicurezza.
Non puntare alla perfezione ma tendi piuttosto al miglior risultato possibile.

3. Sei tu il più feroce critico di te stesso

Siamo i nostri peggiori critici.
Trattiamo meglio gli altri che noi stessi.

Siamo impietosi, intransigenti, inflessibili,
esigenti, non siamo in grado di guardarci con occhi oggettivi,
non ci perdoniamo errori,
facciamo fatica a dirci cose positive.

Ci osserviamo continuamente,
ci giudichiamo costantemente,
come se aspettassimo solo il nostro errore sul lavoro per sottolinearlo con critiche e disapprovazioni.

Come se fossimo ancora a scuola,
ci diamo sempre un voto, una valutazione, un giudizio,
una sentenza inappellabile e spietata.

Non ci vogliamo bene.

4. Distaccati dall’errore

Siamo abituati ad associare gli errori alla persona.

Il fatto di aver commesso un errore,
ci autorizza a considerarci (a nostra volta) un errore,
persone sbagliate.

Se “io ho sbagliato” vorrà dire che “io sono sbagliato”.
È ovvio.

Dobbiamo ristrutturare le nostre convinzioni e smussare gli angoli dell’autocritica più tagliente e imparare a pensare: “io non sono l’errore” ma “ho commesso un errore”.
La differenza è lampante.

5. Se tu fossi davvero uno stupido non saresti al tuo posto di lavoro

L’azienda dove lavori ha avuto tante opportunità per valutarti e assicurarsi che tu fossi la persona giusta.

Se ti hanno assunto …
vuol dire che credono in te,
nella tua potenzialità e sono convinti che tu possa fare bene il tuo lavoro.

Chi-ti-ha-assunto ha visto qualcosa in te,
una competenza,
una potenzialità e crede nelle tue capacità.
Più di te, a quanto pare.

L’importante non è impegnarsi per …
far loro cambiare opinione!

6. Prenditi meno sul serio

È importante saper ridere della tua insicurezza e dei tuoi errori al lavoro,
prendi coscienza dei tuoi limiti e della tua fragilità.

Sembra facile,
ma in realtà usare l’ironia in certi frangenti è più facile a dirsi che a farsi.

Richiede molta umiltà e altrettanto coraggio.

Per vincere, per fare le cose bene dobbiamo,
per prima cosa,
imparare a sbagliare.

Inadeguatezza sul lavoro? Abbraccia la sfida!

Se ti senti veramente non all’altezza di tutti gli altri,
puoi (sempre) migliorare te stesso.

Iscriviti a un corso,
guarda un tutorial online, trova un mentore,
un coach.

Lavora su te stesso,
sviluppa i tuoi punti di forza,
accetta e supera le tue debolezze,
lavora sodo e inizia a convogliare le tue energie per superare questa e fastidiosa sensazione di inadeguatezza sul lavoro.

errori al lavoro

8 ragioni perché non farai una grande carriera (anche se hai le capacità) – 2

fare carriera

4. Sei paralizzato dalla paura di fallire

Hai paura di tentare e di fallire?
Di sentirti stupido?
Di sentire le risate degli altri?

Hai paura di sentirti un idiota,
quindi trovi delle scuse per non-fare.
Scuse per non fare quello che dovresti fare, se desideri una grande carriera.

Il fallimento, gli errori, sono opportunità per crescere,
imparare e correggere la direzione.

Gli errori ci insegnano cosa non ha funzionato,
cosa dovremmo cambiare al prossimo tentativo.

Se non fallisci resti attaccato agli approcci del passato.
Se non fallisci, non puoi imparare,
evolvere e crescere.

Se non fallisci non puoi superare la tua mancanza di forza mentale.

Se le tue azioni non saranno “ricche” di curiosità ed esplorazione,
perché hai così tanta paura di fallire o non sei disposto a provare qualcosa di nuovo,
difficilmente diventeranno incisive.

Le persone che fanno una grande carriera (quelle che più ammiri) hanno sperimentato che non importa quante volte si cade,
ma quante volte ci si rialza,
più forti di prima.

5. Non ci credi perché non sei né speciale né geniale

Ci sono persone speciali.
Geni.
Tipo Steve Jobs.

Tu che c’entri?
Tu non sei un genio.
Vero.
Bene, neanche io.

Pensi di non essere portato,
di “non averlo tra le corde”,
di “essere negato”.
Sei normale.
Troppo normale. Bene anch’io.

Vuoi sapere una cosa?

Il talento non è sufficiente, occorrono duro lavoro e tenacia

Grinta.

Tra una persona talentuosa senza tenacia e un’altra tenace,
ma senza talento,
personalmente scommetto su quest’ultima a ottenere i risultati migliori.

Per fare carriera,
non è questione (solo) d’intelligenza, di bell’aspetto, di salute fisica, di QI.
È questione di grinta!

Se anche tu, come me,
il talento lo ammiri solo in TV e ti sei reso conto che genio, talento, bellezza, fortuna non sono (o non sono più) frecce al tuo arco,
prendi forza dal sapere che il talento è utile,
ma il duro lavoro e la tenacia sono il fattore X del successo a lungo termine.

Se vuoi approfondire leggi il mio post “Cosa desideri di più? Intelligenza, talento, fortuna? No, grinta nient’altro!

6. Sei convinto che per fare carriera basta lavorare sodo

Guarda intorno a te.
Tutti sembrano così occupati, passano da una riunione all’altra sparando “raffiche di mail”.

Eppure quanti stanno realmente producendo,
riuscendo davvero a raggiungere un livello elevato di efficienza?

Il successo non deriva dal movimento e dall’attività.

Se la vuoi mettere solo sulla resistenza, sul lavorare sodo,
la sopportazione di tante ore di straordinario … ce la farai.

Il Mondo attuale del Lavoro ti darà l’opportunità di lavorare tanto,
ma proprio tanto,
ma sei sicuro che ti concederà di fare anche una grande carriera?

Lavorare sodo (e basta) è il percorso più lungo per il successo.

7. Sei convinto che farai una grande carriera solo se sarai raccomandato

“È inutile … non ho conoscenze in alto”
“Tanto … arrivano sempre i soliti raccomandati”
“Non ho le conoscenze giuste”

Tutte le persone che “arrivano” sono brillanti e geniali?
Clientelismo, favoritismo e spintarelle ci sono sempre stati.
E ci saranno sempre.
Sorpreso? Certo che no!

Dobbiamo accettarlo ed evitare di prenderla come una scusa per non muoversi.
Per non agire.
Per non passare all’azione.

Convincersi che non si arriverà da nessuna parte perché non si hanno le conoscenze giuste
non cambierà lo stato di cose.
Anzi.

Credo che non farai una grande carriera perché questa credenza limitante andrà a sottrarre gran parte dell’energia al tuo potenziale,
rendendoti meno performante nel perseguimento del tuo obiettivo.

8. Vuoi gestire gli altri ma non sai gestire te stesso

Sei molto (anzi troppo) preoccupato “di cosa fanno gli altri”.
Il focus è solo e sempre su di loro.
Sei convinto che gli altri debbano cambiare il loro approccio.

Questo però non vale per te.
La volontà di correggere gli altri ti “rende cieco” su te stesso.

È più facile criticare gli altri che lavorare su te stesso.
La crescita inizia con la consapevolezza che il problema non sono gli altri
ma sei tu!

Pensa più a cambiare te stesso e meno a cambiare gli altri

Imparare a gestire bene te stesso è una delle cose più importanti che devi fare.

Per fare carriera,
la prima persona che devi esaminare (e imparare a gestire) sei tu.

Se riesci a cambiare te stesso,
gli altri cominceranno a cambiare a loro volta.

Sai gestire i tuoi comportamenti?
O vai in tilt non appena si alza la pressione?

Conosci quello che funziona e che non funziona per te?
Sai gestire le attese, la frustrazione e
l’insuccesso?
Oppure ti squagli come la neve al sole di aprile?

Più le tue risposte saranno oneste,
più saranno incisive le tue azioni.

Quello che fai determina il tuo destino

Pronto a impegnarti per raggiungere il tuo massimo potenziale?
Sei disposto a sforzarti?
A fare l’EXTRA?
Sei pronto a fare carriera,
“provare” nuovi concetti e modi diversi di fare le cose?

fare carriera

8 ragioni perché non farai una grande carriera (anche se hai le capacità) – 1

fare carriera

Hai sempre lavorato sodo.
Sei competente,
preparato,
puntuale.

Hai tutte le credenziali!
Bene.

Eppure… sono passati anni e non è ancora accaduto niente.
Nessuna promozione. Nessuna prospettiva.
Neanche un aumento.
Neppure un riconoscimento.

A volte è sfortuna, spesso un problema di approccio

Per non parlare della frustrazione per un lavoro che non dà più stimoli e motivazione.
È il momento di un cambiamento.
Anche all’interno dell’organizzazione.
Oppure d’azienda?
O forse vuoi cambiare completamente lavoro?
Forse.

La prima persona che deve essere completamente convinta sei proprio tu
Lo sei?
Fingere non funziona.

A volte è solo sfortuna,
spesso è un problema di approccio, di mentalità,
di mancanza di fame e di grinta,
di pensieri negativi e credenze depotenzianti che s’insinuano nella tua mente e minano la tua possibilità di fare carriera.

Ecco 8 ragioni perché farai molta fatica a fare carriera, una grande carriera,
anche se hai ottime competenze e buone capacità:

1. Sei convinto che fare carriera sia solo una questione di fortuna

Solo una questione di fortuna.
Ecco la frase che tutte le persone di successo sono stanche di sentirsi ripetere.

Nella maggior parte dei casi, le grandi vittorie – siano sportive, lavorative, economiche o politiche –
non si verificano semplicemente se si sta nel posto giusto al momento giusto.
No, si devono guadagnare.

La parola “fortunato” potrebbe benissimo applicarsi a qualcuno che ha vinto la lotteria o che è scampato a un disastro aereo o ferroviario.
Ma quando si tratta di successi che richiedono dedizione, sacrifici e lavoro duro,
la fortuna non ha nulla a che fare.

La fortuna richiede uno sforzo e la volontà di far accadere qualcosa.
Il detto “La fortuna aiuta gli audaci” invita a essere volitivi e coraggiosi davanti a qualsiasi tipo di evento,
poiché la sorte – il “fato” –
è dalla parte di chi osa e sa prendere gli opportuni rischi.

Se invidi (solo) la fortuna del tuo amico o collega e non riconosci il suo talento,
la sua esperienza,
il suo amore per quello che fa,
la sua passione,
quanto abbia duramente lottato e lavorato,
sei davvero fuori strada.

2. La vuoi facile e subito

Sono sicuro che non farai una grande carriera perché la parola “gavetta” ti suona antica,
vetusta, fuori moda e ti fa sorridere:
vuol dire che non hai capito che …
il successo non è facile.

Questo è il motivo per cui un sacco di gente non raggiunge la carriera che (davvero) desidera.
Il successo non è né facile né veloce.
Questo è il motivo per cui molte persone mollano troppo presto.

Le persone di successo non si aspettano risultati immediati.
Sanno che nessuno diventa famoso in una notte o trova il successo senza anni di duro lavoro,
perseveranza e una quantità (pur ridicola) di fortuna.

Tu che sorridi tanto, dimmi:
cosa fai quando trovi sulla tua strada difficoltà, ostacoli o impedimenti?
Insisti e persisti finché non raggiungi il tuo obiettivo oppure
getti subito la spugna?

3. Sicurezza o passione?

“Te ne sei accorto, sì
Che parti per scalare le montagne
E poi ti fermi al primo ristorante
E non ci pensi più.”

Brunori Sas – La verità

“Devi inseguire le tue passioni,
devi rincorrere i tuoi sogni”,

lo leggi ogni giorno su Instagram e facebook,
lo sai ,ma poi…
non lo fai!

La passione è emozione, sentimento, gioia ed entusiasmo.
Eccitazione.

La passione non è un pensiero intellettuale.
Si tratta di un sentimento che senti dentro,
un’emozione.
Anima.

Invece ti trovi di fronte alla scelta fra sentimento e ragione,
la strada suggerita dai genitori e un’avventura che non sei neppure in grado di spiegare fino in fondo,
fra ciò che andrebbe fatto e ciò che senti di dover fare,
decidere se inseguire le tue passioni o cercare un lavoro sicuro.

Se non compi una scelta totale,
completa, piena, libera (da incertezze e dubbi)
qualsiasi strada percorrerai la farai con “il freno a mano tirato”.
E fallirai…


Sei il nuovo team leader? 20 regole per sopravvivere i primi mesi (e non solo)

nuovo lavoro di team leader

Nuovo lavoro di team leader?
Complimenti!

Il tuo curriculum è stato il primo della pila,
hai superato la prova di colloquio, hai ottenuto l’offerta,
hai accettato i termini e ora sei pronto per il nuovo lavoro di team leader!

Nuovo lavoro di team leader? I primi 3 mesi sono fondamentali

Appena si “entra” in un nuovo team o organizzazione,
è difficile capire “come” fare le cose
(non importa quanto sei competente, bravo, esperto o alla prima esperienza) …
ci sono nuove regole da assimilare,
nuove persone da conoscere e una nuova cultura da comprendere.

Il malinteso è sempre in agguato, un approccio sbagliato diventa un autogol,
un atteggiamento frainteso, una trappola.

Ora che si sta avvicinando il gran giorno,
i dubbi sulla tua leadership e le perplessità sui possibili ostacoli ti stanno tenendo sveglio la notte,
ti invito a fare tue queste regole come se fossero dei “comandamenti”.

Così quando la tua mente vaga intimorita senza meta,
rileggere queste “regole”, ti aiuterà a ritornare sulla giusta strada.

Tieni a portata di mano o di smartphone queste 20 regole per trovare forza nella tua leadership,
partire con sicurezza ed entusiasmo verso il tuo nuovo lavoro di team leader:

20 regole per sopravvivere i primi mesi nel tuo nuovo lavoro di team leader:

 

L’ansia che senti per il tuo inizio – la sentono anche gli altri (anche di più).

Se hai bisogno di essere amato difficilmente sarai anche rispettato.

Non devi dimostrare subito quello che sai. Lo hai già fatto in fase di selezione.

Una parola è poco, due sono troppe. Ascolta di più, parla di meno.

Non credere a tutto quello che ti verrà detto.

Chiediti “Se faccio questo, chi ne subirà le conseguenze?

Il rispetto va guadagnato “sul campo”.

Devi essere consapevole che la motivazione dello staff passa inevitabilmente da te.

Senza il tuo team … non vai da nessuna parte!

Se senti il bisogno di sentirti superiore vuol dire che non lo sei.

Concentrati sull’unica persona che puoi controllare .. te stesso.

Per iniziare bene sono sufficienti 3 cose: Presentarsi – Ascoltare – Creare relazioni.

Non fare il brillante … soprattutto se non lo sei!

Se senti la necessità di parlare delle tue capacità, del tuo successo, di quanto sei bravo … non farlo. Fai parlare i fatti.

Se ti assalgono i dubbi sulla tua leadership .. ferma i pensieri, blocca le fantasie, concentrati sui fatti. “Dialoga” con le tue paure.

Ricorda che … l’autocontrollo è forza, il (giusto) pensiero è padronanza, la calma è potere.

Non preoccuparti troppo degli altri. La persona più difficile da gestire … sarai tu!

Ricorda le parole di Wolf RinkeDire a qualcuno di fare qualcosa non significa essere leader.”

Lavora su te stesso … se non vuoi entrare nella statistica dei fallimenti da leadership.

Se non prendi sonno, ricorda che … i grandi leader non lottano con la paura. La guardano in faccia. L’ascoltano. L’accettano.

Sapientone

Sei troppo aggressivo (e forse non te ne accorgi neppure): 6 segnali di allerta

aggressivo sul lavoro

A non esprimere alcuna emozione,
essere eccessivamente diplomatici,
concilianti, arrendevoli,
(in un contesto professionale)
si rischia di essere fraintesi, ignorati e qualcuno potrebbe approfittare di questa cedevolezza.

Come nell’animale,
anche nell’Uomo c’è una dose di aggressività che ci permette di affrontare i pericoli e le difficoltà della vita con coraggio,
audacia e iniziativa. Approfondisci.

L’aggressività in fondo è un’emozione come altre

Un sentimento come tanti altri,
che quando è repressa o non controllata,
può diventare distruttiva, impulsiva e (soprattutto) spropositata.

Generalmente quando si parla di aggressività, ci viene in mente la sua forma più violenta (grida, urla, lancio di oggetti, contatto fisico, ecc.)
Ci sono diversi tipi di aggressività, più sottili e meno appariscenti.

Spesso per farci valere sul luogo di lavoro ci comportiamo in maniera aggressiva,
senza rendercene conto.

Pensiamo di essere assertivi invece ci comportiamo in modo prepotente e “violento”,
pagando un prezzo istantaneo e irreversibile:
il conflitto, la perdita di rispetto e amicizia.
Il risultato di questo comportamento è spesso l’opposto del risultato desiderato.

Qualcuno ti ha già detto “Ehi, ma come sei aggressivo/a”?

il primo passo è quello di saper riconoscere il nostro atteggiamento prepotente.

Tutti (chi più chi meno) siamo stati protagonisti al lavoro di un atteggiamento prepotente,
un comportamento litigioso, una reazione aggressiva,
una risposta eccessiva.

L’importante è saper riconoscere questo comportamento sul nascere,
ci si può calmare,
regolare e adottare un approccio più assertivo
prima di fare danni!

Ecco 6 segnali che mostrano che (anche tu) stai utilizzando una comunicazione aggressiva:

1. Ti concentri solo su te stesso

Ti comporti in modo aggressivo sul lavoro quando i tuoi desideri e i tuoi bisogni sono primari.
Nient’altro ti interessa.
Ignori completamente l’altra persona,
fingi “di non vederla” e non dai peso alle sue parole.

L’interesse degli altri è irrilevante.

Per esempio … se hai una scadenza imminente,
riversi sull’altro lo stress e l’ansia di portare a termine (il prima possibile) l’incarico.

“Voglio …”
“Ho bisogno …”
“Devo avere …”

Sono i verbi preferiti.
Come se ciò non bastasse,
la persona aggressiva spesso tenta di trasformare il suo problema in un problema di tutti.

2. Hai difficoltà ad accettare le tue responsabilità

Ti comporti in modo aggressivo quando non ti assumi la responsabilità.
Vedi l’ammissione di colpa come una debolezza.
Di solito c’è sempre qualcuno da accusare e biasimare.

Con una sperimentata forma d’arte, ti guardi in giro,
spostando la colpa sugli altri e utilizzandoli come capro espiatorio.
In modo da non assumerti alcuna responsabilità.

“Ho chiesto a Sabrina di farlo per me.
Non è chiaramente all’altezza del compito.”

3. Sputi sentenze inconfutabili

Assumi un atteggiamento aggressivo sul lavoro quando non distingui tra opinioni e fatti.
Non offri un suggerimento o un parere.
Sentenzi.
Pontifichi.

Affermi il tuo parere come un fatto.
Le opinioni di colleghi e collaboratori sono irrilevanti.

“Questo è il motivo per cui non ha funzionato …”
“Dobbiamo fare questo …”
“No, non funzionerà …”
“Questo è / era stupido …”

4. Inizi una conversazione attaccando

“Non si guidano le persone picchiandole sulla testa
– quella è aggressione, non leadership.”

Dwight David Eisenhower

Discuti in modo prepotente quando inizi una conversazione attaccando (pur se in modo sottile).
Fai domande brevi,
usi un forte tono di voce e vai subito direttamente al punto:

“Cosa pensi di fare adesso?”
“Perché lo hai fatto?”
“Devi fare questo oppure …”
.

Non pensare,
questa non è una prova di forza.

Queste domande nel bel mezzo di una conversazione,
possono essere utili.
Io stesso come coach le uso spesso per stimolare,
aiutare a esplorare e pungolare.

Tuttavia,
se fatte all’inizio della conversazione,
queste domande hanno il solo scopo di controllare e manipolare la conversazione.
È una forma (anche se sottile) di aggressione.

5. Dai consigli con l’intenzione di manipolare

Ti comporti in modo prepotente e aggressivo sul lavoro quando tendi a minimizzare le preoccupazioni o i sentimenti di qualcun altro.

Oppure,
mascheri un consiglio per dire alla persona cosa deve fare.
Il destinatario è tenuto a seguire il tuo “consiglio”.
Deve esserne anche grato.

“Se fossi in te …”
“La cosa migliore da fare per te sarebbe …”
“Ma non ti preoccupare … cosa vuoi che succede”
(ma non lo pensi davvero)

aggressivo sul lavoro

6. Usi una voce alta enfatizzando il discorso

Risulti una persona aggressiva quando parli con un tone alto,
veloce e senza pause.
Dai risposte secche.

Dimostri di non voler lasciar parlare gli altri.
Vuoi essere ascoltato.
Solo tu.
Vuoi il controllo totale della conversazione e sei determinato a non lasciare spazio di replica.

Sei aggressivo sul lavoro quando credi che gli altri siano la fonte di tutti i tuoi problemi

L’aggressività (come ho detto prima) è un’emozione come le altre.
Se mal gestita diventa distruttiva e soprattutto spropositata rispetto allo stimolo che l’ha provocata.

L’aggressione in un contesto professionale è una fonte di inutili conflitti,
e provoca danni ai rapporti con (gravi) ripercussioni sulla tua carriera professionale.

Conoscere i segnali di comportamento aggressivo sul lavoro ti aiuterà a riconoscerlo,
di regolare il tuo atteggiamento per gestire la situazione in modo più appropriato,
e per evitare inutili ostilità.

Vuoi volare nel lavoro? Ecco 5 pesi che devi mollare subito!

successo nel lavoro

Se ti chiedessi …
cosa dovresti fare per avere più successo nel lavoro?

Senz’altro mi elencheresti una lista (più o meno lunga) di cose che dovresti-fare.
Essere più diplomatico, più audace, più conciliante,
più accomodante, più assertivo.
Insomma più.

È un luogo comune pensare che per ottenere qualcosa nella vita bisogna fare-qualcosa.
E questo è (anche) assolutamente vero!

Ma per avere successo nel lavoro oltre a fare-di-più è fondamentale anche togliere.
Diminuire. Alleggerire.
Sgravare.

Sbarazzarci dalle zavorre (soprattutto quelle emotive) che ci portiamo sulle spalle.
Ci tengono ancorati e ci impediscono di volare!

Per volare, devi pesare poco,
più sei “leggero”, più sali!

Ecco 5 cose che devi mollare subito se vuoi volare e ottenere più successo nel lavoro:

1. Liberati dal peso del giudizio degli altri

“Il labirinto lo costruisce la paura di essere giudicati.”
Ramón Andrés

Se hai bisogno continuamente del giudizio positivo degli altri,
sei ossessionato e preoccupato dal parere altrui,
se ti trattieni dal dire ciò che pensi per paura di quello che colleghi o collaboratori diranno di te ….
è difficile raggiungere (e godere) del successo nel lavoro.

Sai qual è il rischio se non ti liberi della paura del giudizio?

Pur di non essere giudicato male inizi a compiacere tutti,
continui a soddisfare le aspettative degli altri,
diventando un burattino al comando delle persone.

Una volta libero dalla paura del giudizio,
il tuo modo di lavorare cambierà notevolmente.

Diventi più presente,
produttivo e aumenti il tuo slancio creativo.

Ti concentri sul processo, e non sul premio,
e inizi a vedere i progressi verso la vita che veramente desideri vivere.

2. Rinuncia all’affanno della perfezione

La perfezione è come un miraggio … si scorge in lontananza … ma ogni volta che ci si arriva vicino … sparisce e rimane solo la delusione.
Si dice che …
la ricerca della perfezione è uno dei percorsi più veloci per l’infelicità.
La perfezione non esiste.

Ecco perché devi rinunciare al peso della perfezione.
La devi mollare.

Altrimenti …
non ti sentirai mai soddisfatto quando termini il tuo lavoro, penserai che “non sia mai abbastanza” e alzerai continuamente gli standard fino a quando,
inevitabilmente, fallirai.

Non riuscirai a focalizzare il tempo e le energie sui punti salienti di un progetto,
ti tormenterai per ogni minimo dettaglio,
e la tua fiducia sarà subordinata al solo raggiungimento degli obiettivi.
Uno stillicidio logorante di tempo e di energie.

Ecco perché la perfezione (ossessiva) sta bloccando il successo nel tuo lavoro.

3. Rinuncia al piacere di ricevere complimenti e lodi degli altri

La maggior parte delle persone desidera essere tenuta nella giusta considerazione!
L’autostima è un bisogno umano e si alimenta di riconoscimento e fiducia in se stessi,
eppure …

se la tua sete di successo nel lavoro è legata a felicitazioni, riconoscimenti ed elogi, sappi che …
stai puntando sui cavalli sbagliati.
Nessuno (almeno molto pochi) si prenderanno del tempo per magnificare le tue lodi.

La maggior parte delle persone (spesso – ahimè – proprio quelle più vicine a noi) spenderà solo pochi minuti preziosi solo per dirti che stai facendo qualcosa di sbagliato,
o lo farà solo perchè vuole qualcosa da te.

L’ultima cosa che pensa è …
solleticare piacevolmente il tuo ego!

Se stai facendo grandi cose,
prenditi il tempo per riconoscerlo.
E lo devi fare da solo.

4. Molla il fardello del confronto con gli altri

Se sei abituato a confrontarti con gli altri,
è il momento di smettere.

Confrontarsi con gli altri può essere frustrante,
ognuno è meglio e peggio di altri su un numero illimitato di scale di valori.

Dal confronto si esce quasi sempre (e inevitabilmente) sconfitti,
non perché gli altri siano migliori o tu sia una persona senza qualità,
ma perché ci si confronta con un’immagine ideale,
quindi irraggiungibile.

Anche se raggiungi il successo,
ci sarà sempre qualcuno che avrà qualcosa più di te.

Un tuo caro amico ti chiama e dice che è stato promosso team leader.
Come ti senti? Geloso? Triste?
Arrabbiato?

Quando vedi persone che hanno compiuto cose che speri di realizzare un giorno,
sii felice. Eccitato.
Non sentirti risentito e amareggiato.

Questo significa solo che può essere fatto.
Che è possibile.
Arriverà il tuo turno!

successo nel lavoro

5. Sbarazzati della paura di sbagliare per ottenere più successo nel lavoro

Una delle cose più importanti che devi rinunciare se vuoi avere successo nel lavoro è la paura di sbagliare.

Non puoi riuscire senza fallire.

Chiunque abbia mai realizzato qualcosa,
a un certo punto si è bloccato, arenato,
non è riuscito.
Ha sbagliato.

Sai perché non ti devi preoccupare della paura di sbagliare?
Perché a un certo punto, non riuscirai,
sbaglierai di sicuro.

Così, visto che già sai che probabilmente fallirai, almeno una volta, cosa hai da temere?
Quando non riesci, alzati e riprova.

Finché continui a provare e non molli,
non sarai mai un fallimento.

Liberarsi dalla zavorre emotive è una delle strategie di successo nella vita e nel lavoro.
Molla quegli zaini che per troppo tempo ti sei portato dietro e che rallentano il tuo cammino.
Vedrai la differenza.
Vedrai la leggerezza!