7 domande che dovresti porti dopo un errore sul lavoro – 2

errore al lavoro

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3. “Come posso correggere questo errore sul lavoro?”

Questo è il momento di capire quali azioni “correttive” devi intraprendere.

Puoi fare tutto da solo?
Devi coinvolgere i tuoi superiori o altri colleghi?
Necessita l’intervento di una persona specialistica di quell’area/settore?
Chi potrebbe darti una mano al di fuori del tuo ambiente professionale?
Devi fermare tutto il processo finché non è eliminato il tuo errore?

Determina le azioni necessarie per rimediare,
e inizia da lì.

4. “Devo chiedere scusa? E a chi?”

“Scusarsi non significa sempre che tu hai sbagliato e l’altro ha ragione.
Significa semplicemente che tieni più a quella relazione del tuo orgoglio.”

Fabio Volo.

Ecco una fase spesso trascurata.

Precisare la “natura” del tuo errore sul lavoro è importante.
Gli errori si verificano.
Dopotutto, tutti facciamo errori sul lavoro.

Ma se la tua (eventuale) negligenza e superficialità ha avuto conseguenze importanti o ha gettato un’ombra su qualcun altro, dovresti avere l’umiltà, non solo di “riparare”,
ma anche di scusarti per il tuo errore.

La tua disponibilità ad ammettere o mascherare/scaricare gli errori …
la può dire lunga su di te!

Successivamente bisogna trovare il modo giusto per chiedere scusa,
evitando di farle sembrare giustificazioni o peggio scaricando i propri sbagli su altri.

Se non ti senti di porgere scuse sincere e genuine,
lascia perdere …

5. “Come posso impedire questo errore nel futuro?”

Ora è il momento di rivolgere la tua attenzione verso il futuro.
Come impedirai il ripetersi di questo stesso errore sul lavoro?

Le strategie sono diverse,
ma devono essere semplici ed efficaci.

Inserendo un nuovo passo nella procedura?
Programmando un avviso sul tuo cellulare o PC?
Semplicemente attaccando un post-it al monitor del computer?

Scopri cosa puoi fare per impedirti di commettere questo stesso errore in futuro.
Un errore può essere perdonato,
ma cosa succede se continui a farlo ripetutamente?

6. “Come posso ricostruire la fiducia?”

Per riconquistare la fiducia devi dimostrare di aver capito dove hai sbagliato.

Assicurati di trasmettere il messaggio –al tuo capo o ai tuoi colleghi- che hai capito dove hai errato,
di aver compreso le conseguenze delle tue azioni e capito cosa avresti potuto fare meglio.
Soprattutto che ti impegnerai al fine che questo errore sul lavoro non accada più.

Riporta esempi concreti.
“Ho commesso un errore quando non ho controllato con attenzione quei documenti.
So che il mio sbaglio è costato la perdita del cliente.
La prossima volta effettuerò un doppio controllo incrociato.
Ho già parlato con Massimo del dipartimento post – vendita per controllare … ”

7. “Cosa posso imparare da questa esperienza?

La riflessione non si deve fermare qui.

Spesso molti errori ci sfuggono perché siamo fin troppo sicuri e familiari con quel che stiamo facendo.
I nostri occhi si abituano a quello che abbiamo davanti.
Diventiamo non-vedenti.

Oltre alle misure preventive che prenderai in avanti,
dovresti anche prendere qualche tempo per identificare una lezione-chiave.

Molto probabilmente hai imparato che i tuoi colleghi o collaboratori (pur competenti e in buona fede) a volte danno risposte frettolose, approssimative o forvianti.
Meglio – dunque – chiedere chiarimenti o verificare di persona prima che sia troppo tardi.

Oppure … la prossima volta,
prima di compiere quella determinata azione, ricorda che devi sempre fare un doppio controllo.

errore sul lavoro

Prima di lanciare il link/email/report … chiudilo, riaprilo dopo un certo tempo, cercando di guardarlo con occhi nuovi, freschi, come se lo stessi vedendo la prima volta.
Questo lo faccio spesso.

Altrimenti … prima di lanciarti a capofitto dopo l’OK del tuo collaboratore hai capito che è meglio chiedere, controllare, verificare e accertarsi di avere preso la giusta direzione.
Pianificare di controllare e verificare quando sei a metà percorso/processo,
non una volta arrivata alla fine.

Se l’errore è dovuto alla distrazione, alla fretta o alla pressione della deadline,
prenditi del tempo per pianificare e organizzare meglio il lavoro.

Il concetto è chiaro.
Quel che conta è capitalizzare l’errore per far sì che non si ripeta più.
Devi dare una risposta adulta, impegnarti al massimo per ridurre le perdite e rimediare alla “scivolata”.
È questa la grande opportunità di crescita.

7 domande che dovresti porti dopo un errore sul lavoro – 1

errore sul lavoro

Errore sul lavoro?

Preziosa esperienza di apprendimento?
Opportunità di crescita professionale?
Miglioramento in vista del futuro?
Macchè!

Appena hai commesso un errore sul lavoro, la prima cosa che senti è … la tua bocca asciutta,
la testa che gira e lo stomaco che si chiude.
E se l’errore è di quelli tosti … le gambe che iniziano a tremare, si rischia di svenire e arriva un principio di tachicardia
… altro che apprendimento e crescita professionale!

Ok, quella si, ma solo in seguito.

Adesso si deve rimediare.
È necessario dare una risposta adulta e impegnarsi al massimo per ridurre le perdite e rimediare alla “frittata”.

Errore sul lavoro? Non recriminare, calmati e rifletti

Quel che è fatto,
è fatto.
Non darti (troppo) dell’idiota e non commiserarti troppo.
Questo non è il momento per le recriminazioni perché sprechi un sacco di energie preziose.

Ora serve lucidità e azione;
devi concentrati solo sul modo più intelligente ed efficace di gestire e rimediare il tuo errore sul lavoro.

Allora, come ti comporti?
Come uscirne fuori?
Agire o aspettare?
Far finta di niente magari tutto si aggiusti magicamente?

A volta funziona,
spesso no.

Una cosa è sicura.
Se l’errore è di quelli “tosti”,
non puoi sottovalutarlo o peggio ignorarlo.

Ecco 7 domande che devi porti,
per dimostrare con i fatti le capacità di problem solving che tanto ami decantare nel tuo CV:

1. “Che cosa è successo?”

Innanzitutto,
prima di passare all’azione e di cercare di salvare la faccia,
è importante capire cosa è successo.

Cerca di comprendere cosa sia andato storto; di pensare cosa avresti potuto fare-dire oppure non fare-non dire per evitare tal errore.

Hai commesso un errore sul lavoro per via della fretta?
Della superficialità o della troppa sicurezza? È solo questione di distrazione?
Non avevi informazioni sufficienti e sei andato avanti lo stesso?
Ti sei fidato (senza controllare) di quello che ha riferito il tuo collega/collaboratore/assistente?
In quale punto esattamente le cose si sono “incasinate”?
Sei incappato in un’indicazione forviante o un’istruzione confusa?

Trovare la radice del tuo errore,
ti aiuterà ad affrontare meglio i passi futuri.

2. “Lo dico o faccio finta di niente?”

Siamo sinceri, dai.
A chi fa piacere confessare un errore (magari ridicolo o gravoso) in una riunione o davanti al capo.

Alzi la mano chi non ha pensato almeno per un minuto davanti ad un errore al lavoro di far finta di niente, sperando di farla franca.
La tentazione di spazzolarlo sotto il tappeto è forte. Poi si vedrà …

Personalmente,
piuttosto che spazzare il malfatto sotto il tappeto sperando che nessuno se ne accorga,
preferisco deglutire il mio orgoglio, dichiararlo,
prendere le misure, fare di tutto per risolvere l’errore,
per tutto il tempo e l’impegno che è necessario.

errore sul lavoro

Se si tratta di un errore banale,
probabilmente te la puoi cavare con delle scuse e qualche ora di disagio.

Se l’errore è più grave,
meglio presentarsi con il problema portando con sé anche delle soluzioni.
Concrete.

Non devi certo trasformarti in una vittima, un martire,
piuttosto devi fare del tuo meglio per risolvere l’accaduto.
Semplicemente.

Se decidi di esporti,
evita –se ne hai la possibilità- di gestire la faccenda via e-mail.
In queste cose ci devi mettere la faccia.
Ecco perché devi preferire un incontro faccia-a-faccia.

2 bis. “Se non dico niente, quali possono essere le conseguenze se esce dopo?”

Dipende dalla tipologia dell’errore.

Ti chiedo …
è una buona idea non dire niente, se l’errore sul lavoro è uno di quelli che con il tempo lievita, accresce, fermenta, fino a diventare ingestibile tanto da causare perdite d’immagine o di soldi?
Uhm, non credo.

Forse non lo sai …
una delle maggiori paure di un capo è di trovarsi davanti un “buco”, nascosto da un collaboratore,
talmente grande, impossibile da rattoppare.

A questo punto,
le conseguenze saranno ben più gravose.

Magari , se ammetti subito l’errore, te la cavi con la classica lavata-di-capo.
Se esce dopo, ti salta-la-testa.
A te la scelta.

Se non fai errori, stai lavorando su problemi che non sono abbastanza difficili.
E questo è un grosso errore.

Frank Wikzek

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5 occasioni quando puoi accontentarti di “buono” piuttosto che “perfetto”

perfezione al lavoro

Tutti vogliamo fare del nostro meglio sul lavoro.
Tutti desideriamo essere professionali, precisi,
perfetti.

Ma c’è un’enorme differenza tra dedizione, passione,
ricerca della qualità e ossessione per ogni dettaglio, assillo per ogni particolare.
Il rischio è di diventare controproducenti.

“Le persone perfette non combattono, non mentono,
non commettono errori e non esistono.”

Aristotele

Non è mia intenzione criticare o scoraggiare (ci mancherebbe) chi lavora ricercando la perfezione al lavoro,
ma ci sono alcuni casi specifici in cui è accettabile accontentarsi di “buono” e smettere d’inseguire la perfezione assoluta.

Accontentarsi di “abbastanza buono” potrebbe sembrare un approccio apatico e approssimativo,
ma ci sono momenti in cui è completamente giustificato e accettare le cose così-come-sono diventa la scelta più efficiente ed efficace.

Ecco 5 occasioni in cui puoi accontentarti di “buono” piuttosto che “perfetto”:

1. Quando l’urgenza è più importante della qualità

Il Mondo del Lavoro di oggi è così complesso e si muove molto velocemente.
Come puoi pensare di raggiungere la perfezione al lavoro in tempi così stretti?

Come puoi credere di finire un lavoro, un progetto, in poco tempo senza mettere in conto imprecisioni, approssimazioni o ritocchi?

Se il tuo capo o i clienti (sempre più impazienti) aspettano di vedere un qualche progresso o hai bisogno di dare un feedback per non arrivare alla riunione completamente a mani vuote,
forse non è il momento di ossessionarsi con i dettagli.

Spesso, “buono” è meglio di “perfetto”,
ma a volte anche “fatto” è meglio che “buono”.

2. Quando rischi di compromettere un rapporto consolidato

Ogni giorno,
sul lavoro può capitare di ricevere critiche e in genere non fa mai piacere.

Se sei un perfezionista accanito,
vuol dire che stai cercando di raggiungere un modello mitizzato.

Vuoi che anche gli altri siano perfetti e spesso poni obiettivi fuori dalla tua portata,
quasi impossibili da raggiungere.

Sei piuttosto critico sia con te stesso sia con gli altri,
pretendi che anche gli altri siano impeccabili quanto te.
Questa puntigliosità potrebbe causarti inevitabilmente rapporti professionali difficili.

Sarebbe un vero peccato compromettere un rapporto duraturo per un puntiglio trascurabile o per l’insistenza su un dettaglio irrilevante.

Le persone sono diverse.
Il tuo lavoro può essere perfetto,
ma le tue relazioni non lo saranno sicuramente.

3. Quando i livelli di ansia e stress nell’ambiente di lavoro sono già al limite

Il perfezionista incallito è costantemente preoccupato per gli errori e i dubbi sulle sue azioni.

Teme che un errore porterà gli altri a pensare male di lui/lei;
la prestazione è intrinseca alla visione di sè.

La perenne lotta per essere perfetto può essere molto logorante e stressante.

Quando nell’ambiente lavorativo i livelli di stress sono già alti,
una sproporzionata ricerca della perfezione (accompagnata da mancanza di empatia) può portare ulteriore irritabilità e maggiore nervosismo.

La tensione sale così alle stelle creando un’escalation di problemi e complicazioni.

4. Quando tutti pensano sia “buono”

La scadenza si sta avvicinando,
ripensandoci bene (soprattutto la notte) “escono fuori” miglioramenti così evidenti che sembra impossibile (il giorno dopo) non calarsi nuovamente su dettagli e rifiniture.

Sei troppo vicino alla scadenza di quel progetto,
e stai perdendo rapidamente di vista il quadro generale.

Siamo i nostri peggiori critici.
Non è una novità.

Per questo motivo, in questi frangenti,
è meglio ascoltare il feedback di collaboratori e colleghi.

Se per tutti, il risultato è “perfetto cosi com’è”,
probabilmente non cercano di sabotare la tua carriera ma semplicemente ti stanno assicurando che hai già fatto un buon lavoro e non c’è bisogno di “ritoccarlo continuamente” in modo ossessivo.

5. Quando sei sotto pressione

Cerca di calmarti quando sei sotto pressione al lavoro.
Fai un respiro profondo e ricorda che spesso “buono” o “fatto” è meglio che …
“perfetto”.

Nessuno vuole essere ricordato per essere un professionista superficiale e impreciso.
Tuttavia,
puoi regalarti una pausa qua e là,
e avere più tempo per controllare il tuo lavoro quando conta davvero.

So che può essere difficile da accettare,
se sei una persona alla costante ricerca della perfezione …
ma non puoi pensare che ogni “pezzo del tuo lavoro” sarà il migliore in assoluto.

Perfezione al lavoro? Punta al miglior risultato possibile

Quando vogliamo essere perfetti, efficienti e sempre “all’altezza”,
ci mettiamo sulle spalle carichi emotivi molto pesanti …
anneghiamo in ansia da prestazione o nella fantasia che gli altri ci stiano giudicando male.

Con questo presupposto …
vivere e lavorare diventa estenuante!

Non devi puntare alla perfezione al lavoro,
ma al migliore risultato possibile.

Spesso “buono” è meglio di “perfetto”,
ma a volte anche “fatto” è meglio che “perfetto”.

10 cose che le donne davvero sicure non fanno – 2

donne sicure

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6. Non sprecano tempo per preoccuparsi

Le donne sicure sanno che il tempo è prezioso,
quindi non si crogiolano su “cosa-se“,
solo-se” o “cosa-sarebbe-stato“.

Non perdono tempo preoccupandosi di cose che non possono controllare.
Si concentrano solo su ciò che sono in grado di risolvere.
Hanno appreso (dalla vita) che non farlo, porterà solo ansia e delusione.
E lasciano scivolare tutto il resto.

Hanno sperimentato che possono gestire soltanto la propria reazione,
il proprio atteggiamento.

Cercano di non lamentarsi o non demoralizzarsi,
si concentrano sulle prossime azioni da intraprendere.

Le donne sicure sanno che pensando tanto al lavoro,
si ha spesso la sensazione di padroneggiare la nostra ansia e di riuscire a risolvere un problema.

In realtà è proprio questa percezione che ci impedisce di “chiudere” con le preoccupazioni.
Le donne determinate sanno che chi rimugina continuamente non raggiunge mai la soluzione del problema.

7. Non si fanno bloccare dalla paura

“Attenzione alle paure del giorno. Amano rubare i sogni della notte.”
Fabrizio Caramagna

La paura può diventare prudenza, accortezza e riflessione.
E questo (spesso) può essere un bene.
Può evitare capitomboli.

Le donne sicure sanno che sperare che il problema si risolva da solo,
oppure essere frenati dalla paura di sbagliare (o di venir giudicato dagli altri)…
è veramente il peggiore degli errori!

Decidere, anche sbagliando,
spesso è comunque sempre meglio che non decidere.
Le persone che non commettono errori generalmente non fanno nulla e non raggiungono niente.

8. Non mascherano la fiducia con la supponenza

Sentirci non abbastanza è sufficiente per farci girare la testa,
per diventare esitanti e incerti,
perdere fede nelle nostre capacità,
smarrire l’autostima.

Le donne insicure mascherano spesso le loro debolezze con la sfacciataggine.
L’arroganza è una compensazione per la mancanza di fiducia in sé.

Le donne (davvero) sicure di se stesse sanno che è importante evitare di nascondere, celare, velare
ma costruire giorno-per-giorno una sicurezza reale, tangibile, concreta.
Inattaccabile.

9. Non vedono i fallimenti come sconfitte

In realtà,
riconoscono che ci sono sempre punti di apprendimento sulla strada del successo.
La facilità con cui recuperano permette a queste donne determinate di continuare a progredire verso i propri obiettivi.

Le donne di successo non rinunciano dopo un fallimento.
Usano il fallimento come un’opportunità per crescere, imparare,
fare un progresso e correggere la direzione.

Gli errori ci insegnano cosa non ha funzionato,
cosa dovremo fare di diverso la prossima volta.
Gli errori sono i gradini che ci portano al successo.

Le donne che più ammiri hanno sperimentato che non importa quante volte si cade,
ma quante volte ci si rialza.

10. Non basano il proprio valore sulla percezione di altre persone

Le donne sicure vedendo la “vita attiva” di altre persone sui social non si sentono inferiori.

Probabilmente non avranno 2000 amici di Facebook e una marea di ammiratori su Instagram,
ma sanno che la cosa importante è il contenuto,
non i numeri.

Valutano l’autenticità e vogliono solo amici con i quali condividere una connessione profonda.

Amano le conversazioni impegnative pur sapendo che non portano alla popolarità.
Ma non importa.

Qualità anziché quantità.

Queste donne sicure amano i loro amici e la loro famiglia,
ma sanno che è importante avere il tempo per se stesse,
dove possono esplorare la crescita personale e prendere tempo per ritrovarsi.

Non trovano il silenzio scomodo.
Anzi,
il silenzio le ricarica.

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Le donne sicure sono anche arroganti e sfrontate?

Purtroppo,
questo è un timore di molte donne.

Si può mostrare sicurezza di sé ma anche comprensione e femminilità,
pur avendo una posizione lavorativa di responsabilità,
gestendo team e budget importanti.

Anche la donna può essere assertiva senza aver paura della propria femminilità:
essere sexy e femminile non è l’antitesi dell’essere una donna indipendente,
libera e di potere.

Determinato “non è l’opposto di timido”.
Una donna può avere qualsiasi tipo di personalità e ancora essere autosufficiente e coraggiosa.

Foto: Allan Holmes

donne sicure

10 cose che le donne davvero sicure non fanno – 1

donne sicure

Se pensi sia tutta una questione di bellezza,
di attrattiva fisica,
beh, ti sbagli!

Le donne sicure vanno-oltre.

Quando entrano in una stanza, te ne accorgi subito,
si portano dietro quest’aurea di fascino, grazia e determinazione,
di successo.
Sono memorabili.

Prendono decisioni con accuratezza,
ma una volta che hanno deciso,
lo hanno fatto davvero.
Non le vedrete titubare.
L’esitazione non fa parte del loro processo.

Sanno cosa stanno facendo e perché lo fanno,
in ogni momento.

Se anche tu vuoi raggiungere i tuoi obiettivi (grandi o piccoli, poco importa) nella vita,
è senz’altro utile sapere cosa-fanno le donne di successo.
Altrettanto importante è conoscere cosa-non-fanno.

Ecco 10 cose che le donne che più ammiri non-fanno:

1. Rifiutano l’immagine della donna perfetta imposta dai media

Le donne sicure rifiutano le tendenze.
Non lasciano che i media dettino il loro aspetto fisico e i loro comportamenti.
Non si fanno imporre da spettacoli televisivi e fiction come parlare e come essere cool.

Difficilmente si conformano a qualcosa.
Sanno adattarsi finemente alle proprie esigenze e preferenze.
Si concentrano solo su ciò che vogliono.

Queste donne sono sicure nelle loro scelte di stile di vita,
di carriera, di sposarsi, di avere una famiglia o meno.

E non hanno paura di chiedere quello che vogliono.

2. Non reprimono i sentimenti

Le donne sicure sanno che l’istinto è l’alleato più forte nel processo decisionale.
Ascoltano la loro voce interiore come un amico di fiducia.

Se vogliono dirti qualcosa,
te lo faranno sapere,
stanne certo.

Sanno che il modo più veloce per ottenere qualcosa è …
l’onestà.

3. Le donne sicure non spettegolano

Spettegolare a volte può essere salutare perché stempera la tensione e serve a creare un clima più leggero.
Lo scherzo distende gli animi e consolida il gruppo.

I pettegolezzi e il gossip diventano pericolosi quando sono continuamente alimentati,
con un’escalation dei toni e della forma,
o diventano l’unico sfogo a frustrazione e stress.

Le donne sicure non parlano di altre donne,
hanno di meglio da fare che sparlare di altre persone.

Parlano piuttosto dei loro sogni,
dei loro obiettivi, dei loro piani,
e delle loro aspirazioni.

Non perdono tempo in gossip.
Le donne di successo evitano di farsi coinvolgere troppo per non rischiare di rovinare i loro rapporti interpersonali o di trovarsi in situazioni spiacevoli.

4. Non hanno paura dell’imperfezione

Meglio un diamante con un’imperfezione che un sasso senza.
Confucio

Le donne sicure sanno che l’equilibrio è tutto,
e che bisogna prendersi cura di se stesse.

Ricercano (costantemente) un sano equilibrio tra lavoro e vita privata e prendono tempo per mangiare bene.

Vogliono arrivare in palestra in orario,
ma sanno che il mondo non finirà, anche se … arriva un imprevisto sul lavoro,
o si concedono un gelato occasionale.

Le donne sicure sono ben consce del valore di una buona prima impressione,
ma conoscendo anche l’importanza del tempo, sanno che talvolta comporta …
niente-trucco e pantaloni da tuta.

Senza fare drammi!

donne sicure

5. Non cercano di soddisfare le aspettative degli altri

Una donna determinata non ha bisogno di continue approvazioni esterne.

Non han bisogno di accontentare tutti,
in ogni momento.

Non ha paura di dire di “no” o spiegare “perché”.

Si sforza di essere gentile e leale,
sapendo anche che è impossibile compiacere tutti.
Non si sconvolge se non piacciono o non sono accettate dagli altri.

Foto: Allan Holmes

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7 ragioni perché farai molta fatica a trovare lavoro – anche con un buon CV – 2

trovare un lavoro

4. Sei in costante attesa di una risposta

Lento, lentissimo,
pachidermico,
un passo … attesa … poi un altro passo … attesa e così via …

Mandi una candidatura e aspetti la risposta, speri magari che ti chiamano per il colloquio,
pensi che sia andata bene … aspetti la risposta …
infatti è andata bene (sei preparato e competente) ma la scelta è andata su un altro candidato, peccato!

Peccato sì,
perché da quando hai mandato la prima mail di candidatura alla risposta sono passati quasi 2 mesi.
E tu cosa hai fatto nel frattempo?
Niente. Hai solo aspettato.

Non aspettare che finisca l’intero iter di selezione di una singola selezione.
Apri più canali, più alternative, più sbocchi.
Porta avanti più selezioni alla volta.
Rilancia. Non fermarti.
Altrimenti è dura trovare un lavoro.

Non aspettare. Non sperare.
Devi firmare.

“La partita finisce quando arbitro fischia”.
Vujadin Boskov

5. Sei troppo passivo

Purtroppo il cellulare non squilla da solo.
Nessuno viene a bussare alla porta di casa tua.

Non accade nulla,
se non fai nulla, è talmente logico da essere banale.

Invece,
insegui attivamente le opportunità.
Otterrai risultati migliori essendo proattivo.

Sono importanti dedizione e disciplina.

Crea un piano e una routine per ogni giorno,
sviluppa un programma,
fissa degli obiettivi,
e cerca di essere il più possibile attivo e produttivo.

A quel punto sarai anche … attrattivo!

6. Focus solo su te stesso (e non sul Mercato)

Il Mercato?
Cos’è? Cosa vuole? Ma chi se ne frega …

Ricorda però che,
il Mercato del Lavoro assume in base alle propre esigenze e non segue i tuoi bisogni.
Delle tue necessità o urgenze s’interessa ben poco.

È di fondamentale importanza (se vuoi trovare un lavoro) rimanere focalizzati sulla soddisfazione dei bisogni dei tuoi potenziali datori di lavoro (aumentare i profitti, bilanciare il carico di lavoro di un team, espandere un reparto, ecc.)

Il Mondo del Lavoro di oggi ha bisogno di mobilità più che mai.
Sono tante le persone alla ricerca del lavoro perfetto o che considerano solo le opportunità a tempo pieno o a tempo indeterminato.

È efficace essere aperti al part time, a lavori temporanei, freelance,
alla possibilità di lavorare da liberi professionisti, come lavoratori a contratto, ecc.
per massimizzare le possibilità di successo nella ricerca di lavoro.

trovare un lavoro

7. Non personalizzi le tue candidature riducendo le possibilità di trovare un lavoro

Sai che è un buon consiglio,
ma sai che richiede un po’ di lavoro in più.
E così comincia il gioco del rimando,
della procrastinazione.

“Lo farò domani”, “Lunedì”, ecc…
“Tanto non se ne accorge nessuno”.
“Tanto nessuno la leggerà comunque”

Vero.
Più della metà dei selezionatori non leggono i tuoi dossier di candidatura.
Ma ti stai dimenticando di quelli che lo leggono.
Che sono tanti, comunque.

Come la prenderanno se poi dovessero leggere il tuo dossier e trovarsi davanti a una copia scialba,
incolore, standardizzata,
prodotta in serie?

Chi legge la tua candidatura è una persona.
Né più né meno come me e te.
Non puoi creare una singola candidatura e inviarla a tante aziende pensando di risparmiare tempo e fatica.

Ogni annuncio di lavoro è diverso …
anche la risposta all’annuncio deve essere unica e personalizzata.

Anche tu vuoi essere trattato come unico e speciale, vero?


7 ragioni perché farai molta fatica a trovare lavoro – anche con un buon CV – 1

trovare un lavoro

Se sei alla ricerca di un lavoro (magari già da un po’) è totalmente comprensibile che tu ti senta bloccato, frustrato e scoraggiato.
Confuso.

È normale.
Naturale.
Chiunque ci sia passato, sa cosa intendo e cosa vuol dire convivere con sentimenti di delusione e rassegnazione per una ricerca che sembra vana.

Trovare un lavoro? A volte è solo questione di approccio

A volte è solo sfortuna,
troppa concorrenza, crisi del settore,
altre volte si tratta di un problema di approccio, di mentalità,
di pensieri negativi e credenze depotenzianti che minano (anche indirettamente) la tua ricerca di lavoro.

Ecco 6 ragioni perché penso farai molta fatica a trovare un lavoro,
anche se hai ottime competenze e una rispettabile esperienza lavorativa:

1. Sei troppo negativo e pessimista

Se ti convinci di non essere “abbastanza” per quella posizione o pensi che nessuno ti chiamerà mai …
probabilmente sarà davvero così.

Il cinismo, l’amarezza e il pessimismo si trasmettono nei colloqui di lavoro
e per quanto ti possa sembrare strano anche nelle lettere e nelle email – e questi atteggiamenti negativi possono affondare le tue (residue) possibilità di trovare un lavoro.

Invece di lamentarti,
pensa a come puoi mostrare il tuo valore durante la ricerca di lavoro.

Rivolgi le tue frustrazioni personali a un caro amico o a un familiare.
Circondati il più possibile di persone positive e la tua energia automaticamente comincerà ad attrarre piuttosto che allontanare.

2. I tuoi obiettivi sono vaghi

“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.”
Lucio Seneca

Spesso sono contattato da persone che vogliono “trovare un lavoro“.

Non vogliono limitare le loro opzioni,
desiderano ampliare gli orizzonti e sono aperti a qualsiasi tipo di opportunità di lavoro.

Purtroppo fanno l’errore di avere obiettivi vaghi,
poco specifichi, il solo focus sembra nient’altro che accedere al libro paga di qualcuno.

Se la tua ricerca di lavoro è troppo indefinita,
non comunica abbastanza valore specifico.

La concorrenza è alta e devi competere con persone che conoscono esattamente quello che vogliono e sono appassionate.
Una battaglia persa in partenza.

È come andare in vacanza senza decidere dove vuoi andare.
Se non conosci la tua destinazione,
come puoi mappare un percorso?

trovare un lavoro

3. Sei troppo celebrale – poco concreto

“Sì, ma … non è quello che cercavo”
“Sì, ma … è un‘azienda leader, se la tirano”
“Sì, ma … qualcuno ha detto che pagano poco”
“Sì, ma … è una start up, poche garanzie di continuità”
“Sì, ma … è part time … full time … troppo lontano di casa … come faccio per dare a mangiare al mio cane”

Si, ma … (adesso lo dico io) così facendo stai lucidando l’argenteria mentre la casa sta bruciando.
Ovvero,
ti stai perdendo in ghirigori mentali invece di “saltare” sul primo lavoro che trovi,
usare questo salvagente per prendere un po’ di respiro,
e cominciare da lì.

Mi spiego meglio, per non essere frainteso.

Faccio della strategia il mio lavoro di coach,
analizzare, valutare, scomporre e soppesare fa parte del coaching
ma ci sono momenti (nella ricerca di lavoro come nella vita in genere) in cui tutto questo deve essere messo da parte e bisogna buttarsisenza pensarci troppo.

Se non trovi lavoro da un po’, se il tempo sta passando inesorabilmente,
le risorse economiche cominciano a scarseggiare,
il “buco” nel CV diventa sempre più difficile da giustificare,
il settore è già in forte crisi,
soppesare troppo (e non muoversi) è sintomo di “grande ignoranza nella gestione di se stessi.”

La vedo dura!


Nuovo team leader? 12 suggerimenti per partire con il piede giusto – 2

nuovo team leader

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7. Usa “noi” piuttosto che “io”

Usa sempre il “NOI”.
Fin dai primi giorni, racchiudi idealmente tutti i membri dello staff …
dalla tua assistente, che è sempre al tuo fianco,
al part time che incroci una volte la settimana.

Fai come gli allenatori di calcio,
la loro più grande sfida è fare gruppo,
evitando di creare differenze e favoritismi tra i vari collaboratori.

“La mia squadra è composta di 22 giocatori …”
“Nel mio team non ci sono panchinari”.

sono le loro frasi preferite.

8. Fai un “giro” fuori ufficio, ogni giorno

Quando sei il nuovo team leader,
potresti trovarti inaspettatamente isolato.

Non c’è (ancora) la confidenza,
e alcune persone potrebbero non sentirsi a proprio agio.

Prendi tu l’iniziativa.
Fai una “passeggiata” regolare fuori dal tuo ufficio in modo che si senta la tua presenza.

È un modo per ricordare ai tuoi nuovi collaboratori o colleghi che sei proprio lì,
con loro, in prima linea,
mostra che non sei intimorito a uscire dal tuo contesto, non sei “rinchiuso” nel tuo ufficio,
sei accessibile, disponibile.

Fai domande, prima di fare affermazioni.
Le domande ti rendono intelligente.

9. Rileggere le mail prima di premere “invio”

Per favore non sentirti infastidito dall’ovvietà di quest’affermazione,
se solo sapessi quanti non lo fanno!

Prima di inviare qualsiasi cosa,
leggila.
Leggi la mail ad alta voce, controlla che non ci siano errori di ortografia e grammatica che potrebbero danneggiare la tua immagine professionale in modo irreparabile.

Soprattutto,
se devi scrivere email particolarmente importanti,
fatti aiutare e rileggila insieme da un amico fidato,
il partner.

Se non è possibile,
salva la mail come bozza, e rileggila dopo con calma (io faccio spesso così).
Sarai sorpreso dalla chiarezza che otterrai,
tornando sulla mail, dopo una pausa, con “occhi nuovi”.

Chiedi a te stesso:
“La mia richiesta è chiara?”
“Potrebbero esserci malintesi?”
“Come la prenderei se dovessi ricevere una mail simile?”

10. Presta attenzione al tuo istinto

“Compito dell’istinto è quello di precederci sempre di mezzo passo.”
Helena Anahva

Lasciati guidare dall’istinto.

Ascoltare l’istinto significa fare silenzio interiormente,
prestare la tua più totale attenzione … e “sentire”.

L’istinto va oltre le frasi di rito, i sorrisi di circostanza,
le strette di mano,
gli inchini e i salamelecchi che accompagneranno il tuo arrivo.

Senti “cosa ti dice” il tuo istinto,
prendi carta e penna, annota di getto le sensazioni sulle persone, sui compiti, ecc, tutto quello che ti passa dalla mente ….

Ti tornerà utile.
Un giorno.

11. Se avverti il bisogno di sentirti grande vuol dire che sei (ancora) piccolo

Muoviti con fiducia,
non con arroganza.

Resta umile.
Tieni il senso dell’umorismo.

Ascolta di più, parla meno.

Se senti la necessità di parlare delle tue capacità,
del tuo successo o della tua carriera.
Di quanto sei bravo.
Non farlo.

Resta nel concreto,
fai parlare i fatti.

12. Sei il nuovo team leader? Non dimenticare le capacità relazioni

Potresti essere stato assunto per le tue abilità tecniche ma se sottovaluti le capacità relazionali rischi di partire con il piede sbagliato.

Il successo come nuovo team leader,
è sempre una combinazione di competenze tecniche e capacità relazionali.

Per il primo periodo,
concentrati su queste 3 cose:
Presentarsi.
Ascoltare.
Creare relazioni.

Conosci le persone, non le loro posizioni.
I titoli di lavoro non definiscono mai una persona.
Conosci la persona a un livello più profondo.

leggi anche la parte 1 small ...

nuovo team leader