Ti senti più competente e smart del tuo capo .. e adesso? – 1

capo incapace

Mettiamola così:
il capo ti chiama, ti assegna A, B e C ,
quando ritorni porti anche X, Y e Z,
aspettando i suoi applausi e apprezzamenti.

Siccome non arriva niente,
se non qualche rimbrotto incomprensibile su un dettaglio insignificante,
ti senti incompreso e depotenziato.
Un’altra volta.

Ti chiedi cosa hai fatto per meritarti questo trattamento,
per avere un super visore superficiale e inadeguato, un capo incapace,
e poco intelligente, tra l’altro!

Un capo incapace? Può essere frustrante

Ma c’è qualcosa che ti turba,
ti spiazza, ti porta via un sacco di energie
e “ti regala” tanti bruciori di stomaco.

Lo sforzo di lavorare sotto-qualcuno che ritieni più incompetente può essere demoralizzante.
Logorante.

Hai più competenze, sai definire meglio le priorità,
conosci (e sai gestire meglio) le sue operazioni, i clienti e il personale.
E ti ritrovi spesso a ripetere: “Se fossi io il responsabile. . .

Probabilmente hai ragione.
Ma aver ragione non significa necessariamente avere chiaro l’intero quadro,
o il passo successivo da intraprendere.

Chiediti con onestà se è davvero un capo incapace

“Non è che non riescono a vedere la soluzione.
È che non possono vedere il problema.”

GK Chesterton

Aspettare tranquillamente che la situazione evolva da sé?
Iniziare una guerra-fredda senza esclusione di colpi con il capo incapace?
Sopportare (rischiando un’ulcera)?
Iniziare a cercare un nuovo lavoro e un nuovo capo?
Avviare la tua start-up?

Ci sono molte opzioni.
A volte agire significa fare un passo indietro e porsi domande profonde che pretendono una spietata onestà,
da parte tua.

Domande che ti permettono di sfruttare al meglio la situazione spesso frustrante,
e di evitare di prendere-il-palo ancor prima di aver spiccato il volo.

Primo passo: comprendere cosa significa “più intelligente”

Prima di dichiarare al mondo che il tuo capo è un pazzo incompetente,
osserva attentamente cosa sta realmente accadendo.

La tua valutazione “più intelligente” è fondata su un’osservazione accurata?
Possiedi maggiori abilità cognitive?
Sai cogliere la visione d’insieme? Hai davvero una migliore visione strategica?
Sai leggere immediatamente i segnali del Mercato?
Sei veloce a comprende il “nocciolo” della questione?

Oppure hai colto un segnale di debolezza o un errore del tuo capo e hai (fin troppo facilmente) concluso di essere più intelligente?

Rifletti con spietata onestà

Rifletti se tu sia (davvero) più intelligente del tuo manager,
o se tu sia (solo) più qualificato in alcune aree specifiche.

Il tuo superiore potrebbe essere un capo incapace, avere delle lacune dal punto di vista tecnico e teorico,
ma potrebbe essere un mago sotto il profilo della gestione delle persone e dei contatti con i clienti.

Chiediti con sincerità:

sai riconoscere cosa il tuo capo sta sbagliando,
ma riesci ad ammettere ciò che lui/lei sta facendo bene?

È facile elencare tutto ciò che deve essere fatto,
ma sei in grado di identificare le priorità nel caso tu fossi promosso?

Sai dimostrare in modo efficace e conciso le tue capacità?
Sai guidare veramente le persone in modo efficace?

Sei pronto per le sfide del mondo reale del tipo: centrare i target,
finanziare la crescita, gestire i clienti,
la pressione, le attese, gli insuccessi,
assumere, far crescere e licenziare (speriamo di no – ma succede) i tuoi collaboratori?

capo incapace

Stai tranquillo

Hai riflettuto sulla situazione e hai concluso che sei effettivamente più intelligente e più qualificato del tuo superiore? Bene. Corri a condividere con lui/lei questa rivelazione!
No, scherzo!

Pensaci bene, prima di parlarne o entrare in conflitto perché in questo genere di scontro solitamente vincono i capi!

Non commettere l’errore di dire a tutti (compresi i colleghi più fidati) quanto incompetente o non qualificato sia il tuo capo.

Non essere arrabbiato con lui/lei. Se proprio devi irritarti,
“prenditela” piuttosto con le persone che non ti hanno preferito come capo,
e non hanno riconosciuto il tuo talento e la tua intelligenza.

Foto: qimono

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Come dire No sul lavoro senza offendere (e farsi rispettare) – 2

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4. “Mi permetti di pensarci su e di ricontattarti”

Questo è più un “forse” che un “No” secco.

Anche se apparentemente può sembrare la più classica delle scuse,
si tratta pur sempre di una risposta molto efficace.

Cosa c’è di meglio per divincolarsi dalle pressioni della venditrice incalzante di un bel “Ci penso, grazie”.
Il miglior modo per dire no sul lavoro è sottolineare che desideriamo rifletterci.

Spesso,
è fondamentale prendersi un po’ di tempo per valutare i pro e contro di dire sì.

Specifica un intervallo di tempo in cui la persona può aspettarsi una risposta da parte tua.

5. “Questo non soddisfa le mie esigenze, ma ne terrò di sicuro conto.”

Se qualcuno ti sta proponendo un accordo o un’opportunità,
ma non è quello che stai cercando,
spiega con chiarezza alla persona che non c’è niente di sbagliato in quello che sta offrendo,
ma non soddisfa le tue esigenze e che sei alla ricerca di qualcosa di diverso.

In caso contrario,
la discussione potrebbe trascinarsi più del dovuto.
Potrebbe essere inconcludente.

Allo stesso tempo, dicendo che ne terrai conto,
segnali che sei aperto a future opportunità.

6. “Non sono la persona migliore per aiutare in questo. Perché non provi con … ?”

Se ti viene chiesto supporto,
ma non sei sicuro di poter essere effettivamente d’aiuto,
declina la richiesta spiegando che si stanno rivolgendo alla persona sbagliata e suggerendo (allo stesso tempo) un’altra persona cui rivolgersi.

Offri un contatto alternativo in modo che la persona esca da questo vicolo cieco.
Il rifiuto passerà in secondo piano e l’interlocutore apprezzerà il tuo consiglio.

7. “Apprezzo che tu abbia pensato a me, ma …”

Non dovrebbe essere quasi mai un disturbo quando le persone richiedono il nostro aiuto.

Stanno chiedendo il nostro supporto perché si fidano e credono nelle nostre capacità.
È importante in questi casi far intendere che ci sentiamo onorati di essere stati presi in considerazione.

Ecco una frase a effetto per rifiutare con stile,
lasciando intendere
che saremmo lieti di poter essere d’aiuto ma per qualche valida ragione non lo possiamo fare.

Questa situazione si applica bene ad esempio,
in una proposta di collaborazione che non possiamo accettare,
per motivi di disponibilità o di trattamento economico.

8. “No, non posso. Mi spiace”

Ecco il modo più semplice e diretto per dire no sul lavoro (e non solo).
Costruiamo troppe barriere nella nostra mente per dire di “No”.

Impara a dire “No” alle richieste che non soddisfano le tue esigenze.
Sarai sorpreso da quanto facile sia in realtà,
quanto le persone non la prendano a male,
o molto meno di quello che ti eri immaginato.

Non sentirti obbligato a spiegare.
Hai le tue ragioni e non desideri discuterne;
anche “Ho troppi impegni” o “Non ce la faccio con gli orari” va più che bene.

Non dare l’impressione che tu ci possa ripensare altrimenti continueranno a farti la proposta.

9. “La mia risposta è sempre no e non ho intenzione di cambiare idea.”

– A lei nessuno ha mai detto di no, vero?
– Beh, di solito dicono: no, no, ti prego, non uccidermi…”

Dal film Terapia e pallottole

Alcune persone non si arrendono facilmente.
Sono insistenti, incalzanti,
asfissianti.

Questa è la loro prerogativa.
Datti il permesso di essere altrettanto determinato.
Ti rispetteranno.
È importante essere risoluti quanto loro sono insistenti.
Non accettare pensando che tanto andrai a casa e gli farai sapere che te ne sei pentito,
questo metodo non ti metterà in buona luce.

Dire no sul lavoro non è mai semplice

Dire di no non sarà facile,
se sei abituato a dire sì per tutto il tempo.
ma i timori di dire NO sono solo nella nostra mente.

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Imparare a dire no sul lavoro è una parte importante.

Dire di “No” non significa essere scortese, sgradevole o maleducato.
Dire di “No” non significa che ci sarà conflitto e che tu perderai opportunità in futuro.
Non stai certamente bruciando i ponti relazionali.
Queste sono tutte false credenze della mente.

Comincia già da oggi a dire no sul lavoro, quando non ti va di fare qualcosa,
sarai sorpreso da come la gente la prenda meglio di quanto credi!

Foto: geralt

dire no sul lavoro

Come dire No sul lavoro senza offendere (e farsi rispettare) – 1

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Hai difficoltà dire no sul lavoro?
Cerchi sempre di essere gentile con gli altri, a scapito di te stesso?
I colleghi se ne approfittano?
I collaboratori l’hanno capito e sanno come prenderti?

“NO” è una parola potente.
Con sole due lettere
si rischia di bruciare rapporti,
disperdere opportunità e sabotare reputazioni.

Paura a dire no sul lavoro? Mica facile

Un ‘no’ detto con la più grande convinzione è migliore e ha più valore di un ‘sì’ pronunciato solamente per compiacere, o, cosa peggiore, per evitare dei problemi.
Mahatma Gandhi

Se non ti senti a tuo agio a dire no sul lavoro, sappi che non sei il solo…
nessuno desidera ferire i sentimenti di un’altra persona.

Dicendo “NO” minacciamo le nostre relazioni e quella sensazione di connessione con gli altri (uno dei bisogni più fondamentali è il collegamento sociale e la sensazione di appartenenza).

Spesso (sul lavoro) ci sentiamo in dovere di acconsentire a tutte le richieste,
per paura di sembrare poco collaborativi.

Per paura di dire no, diciamo SI:
SI a quel nuovo impegno, SI a più responsabilità, SI a quel progetto che ci farà tornare a casa alle nove di sera.

Imparare a rifiutare è utile nel lungo periodo.
Spesso, è necessario declinare e dire NO.

No perché sei troppo occupato, NO perché non vuoi lavorare fino a tardi,
No perché (semplicemente) non ti interessa.

Dire no sul lavoro: Basta un pò di strategia

Hai le tue priorità e i tuoi bisogni, proprio come ognuno di noi.
Dicendo no,
stai rispettando e valorizzando il tuo tempo e il tuo spazio.
Dire NO è una tua prerogativa.

Se non sei sicuro di come farlo, qui ci sono 8 modi semplici per dire no.
Utilizza il metodo più adatto alle tue esigenze e alla situazione.

1. “Non posso impegnarmi in questo, ho altre priorità in questo momento.”

Sei troppo occupato per impegnarti in una nuova richiesta?
Bene, utilizza questa frase per far capire al tuo interlocutore che la sua richiesta è meno urgente rispetto ad altre incombenze.

Prima di chiedertelo di nuovo ci penserà due volte.

Se ritieni sia il caso,
puoi anche condividere i tuoi impegni in modo da far capire meglio alla persona la motivazione del tuo rifiuto.
Mantieni questa spiegazione più semplice possibile.

E con i collaboratori?
Leggi il mio post sull’argomento

2. “Questo non è il momento giusto, sono nel bel mezzo di … Che ne dici di risentirci …?”

Questa risposta è utile per gestire richieste improvvise quando sei nel bel mezzo di qualcosa.

Mi capita di ricevere telefonate da amici o clienti quando sono in una riunione o sto finendo un lavoro importante.
È fondamentale far capire (con gentilezza) che si tratta di un momento inopportuno e che pertanto non siamo in grado di accontentare (per il momento) la persona.

Allo stesso tempo,
si comunica che si è disposti ad aiutarla ma in un altro momento (specificando quando … giorno/ora),
in modo da non far sentire la persona scaricata in malo modo.

Questa risposta è un ottimo modo per gestire (temporaneamente) una richiesta.

3. “Mi piacerebbe farlo, ma …”

È un rifiuto gentile.
Lo puoi usare per dire no delicatamente.

Indichi alla persona che ti piace l’idea, sei favorevole, sei positivo (in questo caso è importante essere sinceri) ma non puoi dare seguito a causa di altri motivi,
quali impegni precedenti o esigenze diverse.

Anche in questo caso,
mantieni la spiegazione del perché non si può fare il più semplice possibile.

Foto: geralt

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5 situazioni difficoltose che tutti incontriamo nel nuovo lavoro

nuovo lavoro

Dopo tanta attesa,
è finalmente arrivato il gran giorno.
Inizi l’avventura nel tuo nuovo posto di lavoro.

Sai perfettamente che non puoi permetterti di fare errori grossolani,
da principiante,
devi giocarti (in poche ore) una prima buona impressione evitando la figura dello scolaretto timido che fa scena muta.

Nuovo lavoro? Un pò come scalare la montagna

Come saranno i tuoi nuovi colleghi?
Amichevoli e sorridenti oppure indisponenti e boriosi?
E il nuovo capo? Boh?
L’ufficio sarà “importante” o relegato in “basso a destra” vicino la toilette?

Prima di conoscere le nuove dinamiche del tuo nuovo ufficio,
serve grande attenzione per evitare di trasmettere un’immagine distorta di te.

Come integrarsi in un ambiente che non si conosce,
e dare subito prova di quel che si vale?

Ecco 5 situazioni che tutti trovano difficoltose quando iniziano un nuovo lavoro:

1. Non capire subito gli argomenti

“Fai quello che puoi, con quello che hai, nel posto in cui sei.”
Theodore Roosevelt

Hai presente …
ti sei appena seduto nel bel mezzo di una delle tue prime riunioni,
e quando cominciano a sfilarti davanti nozioni, terminologie e concetti che non conosci,
l’unico pensiero che hai è: “Di cosa diavolo stanno parlando questi?”

Non capire cosa si sta dicendo,
è il terrore di tutti.

Potresti chiedere spiegazione.
Far ripetere il concetto.

Invece …
pur non capendo nemmeno una parola,
hai deciso di assecondare i presenti,
annuendo (come fan tutti) in segno di approvazione e comprensione.

Sperando che nessuno chieda …

2. Non comprendere la cultura aziendale

Per molte società,
la cultura aziendale è estremamente importante.

Il tuo successo a lungo termine,
dipende dal capire subito “come funziona” la tua nuova azienda.
“Ci devi entrare dentro” il prima possibile.

È un’azienda rigida e formale oppure smart e informale?
Punta tutto sul gruppo o lascia spazio anche individualmente?
È basata sui valori di una volta? È tecnologica? Innovativa?
Orientata al servizio cliente?

Quando cominci un nuovo lavoro, devi prestare attenzione soprattutto a quei valori e i principi che (all’interno dell’azienda) si danno per scontati.
Sono le condizioni fondamentali su cui si poggia la società,
le convinzioni implicite dei valori dichiarati e i “modi di fare”.

Osservando i tuoi nuovi colleghi,
prestando attenzione, familiarizzando con le persone con cui passerai la maggior parte delle tue giornate,
ti permetteranno di capire come “devi muoverti”nella tua nuova società.

3. Dire “No”

Sì!”
“Certo!”
“Assolutamente.”
“Felice di aiutarti”.

Potrebbero essere le uniche frasi che dirai ai tuoi colleghi i primi giorni di lavoro.
Ci sta,
sei così desideroso di dimostrarti un bravo lavoratore e un buon giocatore di squadra.

Ma dire tutto il tempo di SI,
non è necessariamente una buona cosa.

Può essere controproducente.
Qualcuno potrebbe approfittare della tua disponibilità.
Vedrai così ridurre la qualità del tuo lavoro e finire per lasciarti rigurgitare in un loop d’improduttività.

Impara a dire NO.
In modo sincero ma anche diplomatico,
in questo modo, stabilirai dei limiti.

I colleghi apprezzeranno la tua disponibilità,
ma con riguardo e senza metterti i piedi in testa.

4. Chiedere aiuto

Quando iniziamo un nuovo lavoro, ammettere che non si è in grado di fare tutto da soli,
può farci sentire poco smart o che stiamo compromettendo la buona prima impressione.

È difficile chiedere aiuto soprattutto all’inizio,
perché si vuole dimostrare il proprio valore.

Chiedendo subito supporto (ai colleghi o al tuo capo) è un’ammissione del fatto che non si è perfetti.
Abbiamo paura di fare la figura degli incompetenti.

Forse,
ma c’è di peggio …
cercare di fare tutto da soli mancando completamente il bersaglio.

Chiedere aiuto è un’abilità fondamentale per la vita.
Molti degli ostacoli non li possiamo superare da soli:
Quindi,
meglio chiedere.

5. Farsi valere

Competizione, screditamento, invidia, gelosia.
All’inizio può intimidire.

Tuttavia,
farsi valere al lavoro e collaborare con i propri colleghi è fondamentale.
Sono le basi per lavorare senza frustrazioni e insoddisfazioni.

Non essere troppo remissivo.
Valorizza le tue competenze, difendi la tua posizione e la tua preparazione,
e non permettere a nessuno di “insegnarti il lavoro”.

Non essere ingenuo e neanche sprovveduto,
ma mantieni la giusta umiltà per ricevere consigli,
(l’autocritica è sempre positiva, ma non esagerare,
amplificando a dismisura i tuoi difetti).

Se ti capita una situazione difficoltosa,
esponi e discuti sempre le tue idee,
specie quando sono molto valide.

I tuoi colleghi capiranno il tuo impegno, la tua buona volontà,
e le tue capacità di problem-solving.

Non temere l’inimicizia dei colleghi o le valutazioni dei superiori.
Non essere timido.
Evita di rimanere in disparte ma avvicinati ai colleghi e ai superiori.

nuovo lavoro

Ansia da riunione? Cosa fare quando non hai niente di produttivo da dire

ansia da riunione

Un’altra riunione sta arrivando,
e tu… cominci a sudare freddo.
Come al solito.

Come tanti professionisti – probabilmente molti di più di quello che pensi –
non sei in un ambiente a te confortevole.

Alcune persone possono dominare la discussione,
prendere la scena, catturare l’attenzione,
lasciando agli altri (te compreso) poche briciole di confronto.

Ansia da riunione .. cosa dire? Cosa fare?

C’è qualcosa di peggio di sedersi in una riunione sapendo di non aver niente di produttivo da dire?
Qualcosa di interessante con il quale contribuire?
Niente di stimolante da condividere?

Si dice che il silenzio è d’oro,
ma in questo caso stare seduto “congelato” durante l’ennesima riunione,
può essere una sensazione terribile.

Nessuno vuole essere quello che “non aggiunge mai niente di valore”.

Ecco alcuni suggerimenti su cosa fare,
quando senti ansia da riunione e pensi che (per l’ennesima volta) non hai niente da dire:

1. Pianifica in anticipo

Solitamente,
nelle aziende è prassi preparare e divulgare le trattante della riunione.

Le voci dell’ordine del giorno ti daranno un’idea (anche se i partecipanti si allontanano dagli argomenti) di dove dovrebbe condurre la conversazione.

Ecco perché,
fare una ricerca sull’argomento è uno dei modi migliori per arrivare preparato alla riunione.
Pronto per qualsiasi tipo di confronto attorno al tema di discussione.

Preparati alcune intuizioni e sensazioni da condividere,
utilizzando la riunione come un’opportunità per evidenziare le tue abilità.

Anche se i tuoi interventi saranno brevi,
preparati i punti chiave in modo da seguire un filo logico.
Ne guadagni in semplicità e chiarezza.

Non preparare l’intervento a memoria.

Non ti farà sentire meno sciolto e impacciato e poi se …
se dimentichi qualcosa,
vai in tilt!

2. Durante la riunione il focus non è su di te

Ti senti valutato costantemente durante la riunione?
Quando entri, ti guardi attorno con fare circospetto,
ti senti al centro dell’attenzione e ti chiedi cosa penseranno di te?

Gli altri stanno pensando esattamente la stessa cosa!

La maggior parte delle persone,
è altrettanto preoccupata di come viene percepita in una riunione.
Vuole fare (come te) bella figura.
Vuole essere (come te) riconosciuta come preparata e competente.

La maggior parte delle persone è molto concentrata su se stessa,
è troppo impegnata con se stessa per essere critica per te.
Sai quanto gliene importa di quello che fai tu!

Non è necessario,
tirare “fuori dal cappello” una brillante intuizione ogni volta che apri la bocca.

3. Fai domande

Poni domande che facciano riferimento agli argomenti trattati nella riunione.

Oppure (in alternativa),
chiedi di tornare al punto o alla slide precedente.
Di solito questo dietro-front è apprezzato,
perché significa che quanto detto è stato ascoltato e (in parte) anche compreso.

Inoltre, darai l’impressione di essere stato attento,
non hai perso quel dettaglio che ora ti prepari a far notare a tutti.

Se non hai nulla da far notare,
appoggiandoti allo schienale,
puoi semplicemente commentare “Non mi è chiaro il significato di questi numeri”.

Se ti rendi conto che la riunione sta diventando dispersiva,
puoi chiedere con fermezza ai partecipanti di fare un passo indietro con l’obiettivo di ritrovare il filo del discorso.

Così facendo,
dimostri di essere una persona che “non si perde nel flusso”,
una persona capace di concentrarsi sui problemi reali.

4. Richiedi informazioni

Non ti perdere nel vortice dell’ansia da riunione,
non aver paura di chiedere le informazioni necessarie.

Spesso
i colleghi ambiscono a sentirsi riconosciuti e forniscono tutte le loro informazioni per il bene della società.

Dopo aver richiesto le informazioni,
consenti alle persone di rispondere, senza interrompere.

Mostra il tuo desiderio di essere produttivo,
non divagare, inventare,
(o peggio) manipolare per nascondere la tua mancanza di conoscenza dell’argomento.
Non dare l’impressione di essere concentrato solo sulla tua “performance”.

5. Se non hai qualcosa di significativo da aggiungere, meglio tacere

“Quasi la metà di tutte le nostre angosce e le nostre ansie derivano dalla nostra preoccupazione per l’opinione altrui.”
Arthur Schopenhauer

Hai detto quello che dovevi dire.
Anche se in forma semplice e asciutta.
Magari in modo non così strepitoso come volevi.
Bene.
Adesso taci!

Se vuoi parlare solo per piacere agli altri,
per paura di essere escluso, deriso,
o solo per essere “quello smart che aggiunge valore”.

Se ti accorgi che stai parlando solo per essere più gradito,
accettato e amato dagli altri …
meglio tacere!

Saper comunicare vuol dire (innanzitutto) avere qualcosa da dire.
Se non hai nulla d’interessante da dire,
meglio tacere!

Spesso indeboliamo la comunicazioni con espressioni pompose ma inefficaci

Spesso,
nel tentativo di rendere i nostri discorsi più autorevoli e competenti,
aggiungiamo parole ed espressioni per dare più enfasi,
e (ironicamente) produciamo esattamente l’effetto opposto:
indeboliamo la nostra comunicazione e miniano la fiducia di chi ci ascolta.

Non dire niente è certamente l’opzione a più basso rischio,
soprattutto se sei nuovo in un’organizzazione, o senti ansia da riunione,
ma se vuoi trasmettere ai colleghi l’impressione di essere concentrato e interessato assicurati di preparare domande pertinenti e stimolanti.
Foto: shanon

ansia da riunione

14 lezioni sulla carriera da imparare prima che sia troppo tardi (leggi adesso) – 3

carriera

Leggi la parte 2.

11. Anziché rinunciare – a volte – basta solo rimandare

“Se vuoi far ridere Dio,
raccontagli i tuoi progetti”

Woody Allen

Spesso,
per “fare” carriera, per arrivare al nostro obiettivo siamo costretti ad allungare la via.

Ognuno di noi prende traiettorie professionali differenti.
C’è chi va dritto come un treno, una freccia,
senza esitazione e tentennamenti,
chi invece imbocca percorsi tortuosi (fatti di sali-scendi, fallimenti e rinascite).

Non c’è un modo giusto e uno sbagliato.
Ognuno arriva con il suo “passo” (io sono quello del cammino sinuoso).
Se hai sbagliato,
se hai fallito,
prova ancora.

Prenditi una pausa, ricarica le pile e continua.
Riprova ancora!

Più provi a fare qualcosa,
prima arriverai “a farlo bene”.
Gli errori sono (davvero) i gradini per il successo.

Non essere paralizzato dai tuoi fallimenti.
La vita è imprevedibile.

12. Meno social – più relazioni reali

Il successo professionale,
deriva dai rapporti con persone che conosci personalmente,
non da estranei che si “piacciono” online.

Le tecnologie digitali hanno modificato le nostre modalità relazionali e indebolito le nostre risorse psicologiche.

Passiamo più tempo nel mondo virtuale piuttosto che nel qui-e-ora della nostra vita reale.

Del resto,
coltivare relazioni reali richiede tempo, costanza ed energie,
condivisione di ideali, pensieri e valori,
qualcosa che va aldilà dei “like” di Facebook.

A molti miei clienti suona strano che non sia presente sui social network,
strillando incredibili opportunità e sconti promozionali.

È una scelta voluta.
Credo che per la natura stessa del mio lavoro, sia importante preservare la qualità,
dando modo alle persone di confrontarsi come me unicamente sul mio sito web.

È anche una questione di riservatezza: sono convinto che concentrarmi sui risultati dei miei clienti sia molto più prezioso, per tutti,
rispetto al gioco del “dico/non dico” che spesso avviene sui social.

13. Il talento da solo non basta

“Faccio una cosa molto bene, ma il talento non basta.
È il primo insegnamento che mi ha trasmesso il coach.
Puoi aver talento, ma se non lavori duramente non diventi un campione.”

Usain Bolt

Il talento non è tutto.
Non è solo questione d’intelligenza, di bell’aspetto o di QI.

Il talento non è sufficiente,
occorrono duro lavoro e tenacia.
Grinta.

Tra una persona talentuosa senza tenacia e un’altra tenace,
ma senza talento,
probabilmente sarà quest’ultima a ottenere i risultati migliori.
A fare una grande carriera.

Se anche tu (come me) il talento lo ammiri in TV o al cinema,
ricorda che ci sono tante qualità (che non richiedono né talento né fortuna) che puoi mettere lo stesso in campo.

La prossima volta che desideri far prendere vita ai tuoi sogni, avere successo,
ricorda a te stesso che hai già tutto quello che ti serve.

carriera

14. Le competenze non bastano, serve altro!

Quanto tempo c’è voluto?

Penso poco …
per capire che tutti i libri che hai letto,
i diplomi e la laurea che (faticosamente) hai ottenuto, i corsi che hai frequentato,
la capacità lavorativa che hai non sono le uniche chiavi per aprirti le porte del successo.
E fare carriera.

L’attitudine, il giusto approccio con le persone,
la gestione dei collaboratori, le relazioni professionali,
il saper reggere l’attesa e la pressione,
saper gestire l’ansia, lo stress, l’insuccesso,
difficilmente si sviluppano “sui banchi di scuola”, seguendo un video tutorial o leggendo un libro (pur validi che siano).

Leggi la parte 2.
Leggi la parte 1.

“Fare” carriera oggi è anche una questione di resistenza

Il mondo del lavoro di oggi non è mai stato così difficile, complesso e competitivo.
Non è più solo una questione di conoscenze, capacità e abilità.
È una questione di resistenza.
Di forza mentale.
Di autostima.

È qui che devi concentrare i tuoi sforzi.

Il mio proposito di coach è allenare i tuoi “muscoli caratteriali”,
per darti più fiducia e intraprendenza,
accompagnarti al lavoro più carico e fiducioso che mai.

Non pensi sia arrivato il momento di lavorare su te stesso?

carriera

14 lezioni sulla carriera da imparare prima che sia troppo tardi (leggi adesso) – 2

carriera

Leggi la parte 1.

5. Non aspettare di essere “veramente pronto”

La decisione di iniziare, è il passo più importante che tu possa fare.

La verità è che non sarai mai (davvero) pronto!
Muoviti ora o potresti non partire mai.

Per iniziare,
non devi aspettare di essere preparato,
di essere perfetto o di sapere tutto.

Hai scelto il tuo obiettivo, hai raccolto tutte le informazioni necessarie,
valutato i rischi e individuato le azioni da fare.
Hai capito che, potresti leggere e informarti per giorni o per anni,
ma non saprai mai tutto quello che c’è da sapere.

A un certo punto dovrai fermarti,
respirare e… buttarti!

All’inizio non ti sentirai mai completamente pronto perché stai andando oltre la tua abituale zona di comfort,
stai prendendo una strada stimolante e affascinante ma anche ignota e (forse) piena d’insidie.

Allora… quando lo farai?
Dopo un’altra lunga e meditata riflessione?
Dopo averci dormito sopra un’altra notte?
Aspettando il segnale dal cielo o un sogno?
Oppure semplicemente aspettando un altro “domani”?

6. La risposta alle domande che non hai mai fatto, sarà sempre NO

Non farai la carriera che meriti perché non sai chiedere.

Perché hai troppa paura del rifiuto,
o sei imbarazzato perché sembra che non tu non sia in grado di affrontare le situazioni da solo,
perché non ti senti abbastanza intelligente, forte e competente.

Se desideri un aumento, un supporto,
una promozione,
dichiaralo.

Se vuoi fare un salto di responsabilità,
chiedilo.

Se non lo fai tu,
qualcun altro lo farà al posto tuo.
Stanne certo.

Non aspettare che qualcun altro esprima i tuoi bisogni per te.
I tuoi desideri sono di tua responsabilità.
La tua carriera è di tua responsabilità.

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7. Sei il solo responsabile della tua carriera

Che ti piaccia o no…
stai vivendo la carriera che hai creato.

Non sei vittima delle circostanze.
Smettila di incolpare per i tuoi problemi e fallimenti (grandi o piccoli che siano, poco importa)
le persone che ti circondano.

Non nasconderti dietro le “situazioni fuori controllo” per giustificare le tue scelte,
decisioni, comportamenti e azioni.
Le circostanze in cui vivi oggi sono le tue.

Il tuo futuro è una scelta.
Sei tu l’unico responsabile di te stesso.

Questo cambiamento di mentalità non è facile,
ma può aiutarti a prendere il controllo sul lavoro,
a sviluppare relazioni più forti e positive,
migliorare la tua produttività e la tua soddisfazione personale.

Leggi il mio post “10 cose che le persone di successo non fanno”

8. Spesso “buono” è meglio che “perfetto”

Il mondo del Lavoro di oggi è così complesso e si muove molto velocemente.
Come puoi pensare di raggiungere la perfezione in tempi così stretti?

Come puoi credere di finire un lavoro,
un progetto in poco tempo senza mettere in conto imprecisioni, approssimazioni o ritocchi?

Se il tuo capo o i clienti (sempre più impazienti) aspettano un tuo feedback o di vedere un qualche progresso, forse…
non è il momento di ossessionarti con i dettagli,
arrivare alla riunione a mani vuote,
rimandare (continuamente) l’appuntamento fino a quando tutto sarà “perfetto”.

Accontentarsi di “abbastanza buono” potrebbe sembrarti un approccio apatico e approssimativo,
ma ci sono momenti in cui è completamente giustificato e accettare le cose così-come-sono diventa la scelta più efficiente ed efficace.

Spesso,
“buono” è meglio che “perfetto”,
ma a volte anche “fatto” è meglio che “perfetto”.

9. Il fallimento più amaro è non averci provato

Se tu fallissi potresti essere deluso,
ma sarai dannato se non provi.

Beverly Sills

Hai un’idea … ma cominci a ritardare, aspettare, pensare,
perfezionare e modificare, fino a quando ti rendi conto che…
qualcun altro è già partito e ti ha superato da un pezzo.

Se pensi di avere una buona idea, entra nel Mercato il più rapidamente possibile,
usando meno soldi possibili e vedi cosa succede.

Se rinunci quando fallisci,
non imparerai mai nulla.

Guarda invece il fallimento come un’opportunità,
come l’inizio di un nuovo viaggio.
Se lo fai,
avrai molta più probabilità di provare di nuovo e di avere successo in qualcos’altro.

Ma se non provi, non lo saprai mai.

Demordere a prescindere.
Rinunciare per paura di fallire…
ecco il fallimento più amaro!

10. Puoi andare molto più lontano se sei “leggero”

“Che cosa pensano davvero di me i miei colleghi?”
“E se non piaccio al mio nuovo capo?”
“Avrei dovuto indossare altro per il mio primo giorno da team leder?”
“E se tutto il mio team si mette contro di me?”

In apparenza sei una persona sicura di te ma in realtà non fai altro che chiederti cosa pensano i colleghi, i collaboratori e gli amici?
Ti senti continuamente sotto esame?
Cambi la tua personalità e i tuoi modi di fare a seconda della persona che hai di fronte?

Un conto è avere a cuore il parere degli altri,
un altro è essere ossessionato da questi ragionamenti,
preoccuparsi solo di ciò che pensano gli altri, trattenersi dal dire ciò che pensi,
decidere di fare o non fare qualcosa per paura di quello che le persone penseranno o diranno.

Così ti carichi sulle spalle fardelli emotivi molto pesanti,
anneghi nell’ansia da prestazione, affondi in apprensioni da performance,
e il tuo sogno di carriera diventa logorante e sfibrante.
Pesante.

“Alleggerisciti”.
Senza questi carichi sulle spalle andrai molto più lontano!
Non scoprirlo troppo tardi!

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Leggi la parte 3.

14 lezioni sulla carriera da imparare prima che sia troppo tardi (leggi adesso) – 1

carriera

Studia tanto, ottieni buoni voti,
trova un buon impiego,
lavora sodo e vedrai che …
il mondo non saprà resisterti,
un tappeto rosso si srotolerà estasiato ai tuoi piedi!

Questo è ciò che ci è stato insegnato.
Questo è ciò che crediamo.
Quello che abbiamo interiorizzato.

Dopo aver studiato tanto .. l’amara realtà

Molti di noi (probabilmente) stanno capendo che non è proprio così che funzionano le cose.

Puoi laurearti a pieni voti nelle migliori università e ritrovarti ancora impreparato al Mondo del Lavoro.
Appena ci fai capolino,
ti arriva una randellata tra capo-e-collo che ti lascia frastornato.
Disorientato.

Che fregatura!
Pensavi di esser pronto, di avere tutte le risposte e invece …
eccoti ancora al punto di partenza.

Tutti facciamo (o abbiamo fatto) errori lungo la nostra strada professionale,
da alcuni abbiamo imparato tanto,
da altri poco-o-niente (e infatti continuiamo a ripeterli).

14 lezioni sulla carriera da fare tue, subito

Ma se sei perspicace,
impara quanto più possibile dagli errori degli altri e ti risparmierai qualche cicatrice dolorosa.

Ecco 14 importanti lezioni sulla carriera (che non sono insegnate nelle aule universitarie)
e che possono fare una grande differenza nel tuo percorso professionale e nella tua carriera.

Le devi fare tue,
prima che sia troppo tardi.
A scanso di equivoci fallo subito,
leggile adesso!

1. Prima di voler gestire gli altri, impara a gestire te stesso

Non essere così preoccupato di “cosa fanno gli altri”.
Non concentrarti solo-e-sempre su colleghi, collaboratori o il capo/a.
La volontà di correggere gli altri ti “rende cieco” su te stesso.

È più facile criticare gli altri, che lavorare su te stesso.
Se c’è un problema, il problema non sono gli altri …
ma sei tu!

Prima di voler gestire gli altri,
impara a gestire te stesso.

Se riesci a cambiare te stesso,
gli altri cominceranno a cambiare a loro volta.

Devi imparare a gestire i tuoi comportamenti,
a conoscere quello che funziona e che non funziona per te,
a gestire le attese, la frustrazione e l’insuccesso.

Fatti delle domande,
scava dentro te stesso …
più le tue risposte saranno oneste,
più saranno incisive le tue azioni.

carriera

2. La strada per il successo non è lineare

La maggior parte di noi ha un’ideale di cammino verso il successo professionale,
che suona più o meno così:

Laurearsi a pieni voti.
Ottenere un buon lavoro.
Fare un buon lavoro (riconosciuto e ben pagato)
Ottenere promozioni.
Salire la scala della gerarchica.
Vivere felicemente per tutta la vita.
Woooowwwoww!

In realtà,
spesso non arriviamo ai nostri traguardi seguendo un percorso uniforme.
Ci sono forze esterne che spesso interferiscono con la nostra ideale traiettoria lineare.

Infatti,
incappiamo in deviazioni di carriera, cambiamenti di direzione,
battute d’arresto, momenti d’involuzione.

Per non parlare di eclatanti trombate, clamorosi cappottamenti,
e inaspettate défaillance che ci mandano al tappeto, ci fanno a pezzi l’autostima,
e demoliscono le nostre certezze.

Quello che è importante è sviluppare un atteggiamento che abbracci il cambiamento e sappia trasformare il fallimento in opportunità di apprendimento.
E riprendere così il nostro cammino.

3. Lavorare tanto non vuol dire essere produttivi

Guardati intorno.
Tutti sembrano così occupati,
passano da riunione a riunione, sparando raffiche di email.

Eppure quanti di loro stanno realmente producendo?
Quanti riescono davvero a toccare livelli elevati di produttività?

Una carriera importante non deriva dal movimento e dall’attività,
ma dal garantire che il tuo tempo sia utilizzato in modo efficiente e produttivo.

Usa il tempo con saggezza.

Ricorda,
tu sei il risultato di quello-che-hai-prodotto,
non del tuo sforzo.

Assicurati che le tue ore di lavoro siano dedicate a compiti che ottengono (davvero) risultati.

4. Ogni ostacolo che incontri (e superi) è un gradino sulla scala del successo

“Non giudicatemi per i miei successi ma per tutte quelle volte che sono caduto e sono riuscito a rialzarmi.”
Nelson Mandela

Sulla strada del tuo successo professionale troverai ostacoli inaspettati e improvvisi,
alcuni facilmente superabili e altri che ti porteranno lacrime (e bruciori di stomaco).

Di volta in volta scoprirai che, ciò che conta non è la natura degli ostacoli,
ma piuttosto come ti approcci,
come reagisci e cosa impari da loro.

Gli ostacoli, gli errori ti aiutano a “correggere il tiro”.
insegnano cosa non funziona,
cosa fare di diverso la prossima volta.

Rettificare la direzione per restare sull’obiettivo.
e avvicinarti più velocemente alla meta.

Non scegliere di lamentarti, o peggio,
di rinunciare.

Nonostante le difficoltà,
è nel tuo interesse trasformare gli ostacoli in gradini.
Gradino dopo gradino arriverai alla meta.

Leggi la parte 2.

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