12 spunti per ottenere il rispetto che meriti sul tuo luogo di lavoro – 1

rispetto sul lavoro

Tutti desideriamo rispetto sul lavoro.

Avere il rispetto degli altri è qualcosa che tutti desideriamo,
ma spesso abbiamo idee sbagliate su come ottenerlo.

Il rispetto è difficile da guadagnare, altrettanto difficile da mantenere,
ma è un elemento indispensabile in ogni rapporto professionale (e non solo).

Il rispetto sul lavoro è fonte di motivazione

“Sii bello se è possibile, saggio se vuoi, ma rispetta te stesso – che è essenziale.”
Anna Gould

Quando c’è, il rispetto sul lavoro,
è fonte di apprezzamento e fiducia,
possibili incentivi o promozioni.

Quando manca,
è veicolo di tensione, stress,
insoddisfazione e bruciori di stomaco (nei migliori dei casi).

Naturalmente,
il modo migliore per guadagnare rispetto è fare un buon lavoro,
ma ci sono altri comportamenti e atteggiamenti che dovrai mettere in atto per ottenere quello che la maggior parte delle persone ricerca sul posto di lavoro.

Ecco 12 spunti per guadagnare rispetto sul lavoro:

1. Il rispetto sul lavoro si guadagna non si pretende

Un mio cliente (un analista/programmatore di una grande azienda di logistica) si era posto come obiettivo di coachingavere più rispetto al lavoro“.

“Sento che le persone al lavoro non mi rispettano,
così voglio avere più rispetto”
.

Quando ho chiesto (durante una sessione di coaching) quali comportamenti specificamente riteneva necessari per guadagnarsi il rispetto al lavoro, dopo una lunga pausa mi ha risposto con una lista di azioni che i colleghi e i suoi 3 collaboratori avrebbero dovuto fare per mostrargli rispetto.

Il rispetto sul lavoro è qualcosa che si deve guadagnare,
non cade magicamente dal cielo su un piatto d’argento.
Te lo devi meritare.

Prima di ricevere, devi dare.
Non pensare a-cosa potrai ottenere.
Concentrati su ciò che puoi fare tu,
in modo da stabilire un vero e proprio collegamento e relazione con gli altri.

Ti devi chiedere: “Come posso cambiare il mio comportamento per guadagnare più rispetto sul lavoro?

Non preoccuparti,
un giorno riceverai.

2. Non compiacere gli altri per il bisogno di piacere

Stai cercando di compiacere, di piacere agli altri,
per paura di essere escluso, deriso o rifiutato dal resto del team?

Nella maggior parte dei casi non siamo attratti dalle persone che hanno il bisogno di piacere,
di “conquistare” l’affetto e l’approvazione degli altri,
che fanno di tutto per colpire,
impressionare, conquistare.

Quando non sei ancora sicuro di te stesso,
cerchi l’approvazione e “l’amore” degli altri – ironicamente col tempo succede il contrario.

Se hai bisogno di essere amato difficilmente sarai anche rispettato.

3. Non saltare una scadenza. Mai.

Si chiama scadenza non per caso.
Assicurati di fornire una linea temporale realistica di scadenza e di rispettarla.
Sempre.

Rispettare le date è prima di tutto una tua responsabilità.
Onorare una scadenza vuol dire rispettare un impegno.

Se qualcuno mette una scadenza irragionevole?
Invece di dire “Non riesco a finire per domani, è impossibile”,
spiega esattamente quello di cui hai bisogno:
“Posso terminarlo per domani, se avrò il supporto di Roberto e Camilla”.

Così. Positivo!

4. Non essere in ritardo. Mai

Essere in ritardo, per qualsiasi motivo, è imperdonabile.
Grida all’inaffidabilità.
Non c’è scusa che esista.

La tua puntualità la dice lunga su di te.
Essere in orario è la regola n.1.
Non importa se si seguono tutte le altre regole.

Essendo (spesso) in ritardo trasmetti l’idea che il tuo tempo è più prezioso di quello della persona che devi incontrare.
Forse è vero!
Ma certamente questa non è la via più efficace per guadagnare il rispetto degli altri.

5. Essere abbastanza sicuro per ridere di te stesso

L’autoironia è la capacità di sdrammatizzare,
saper ridere della nostra insicurezza e dei nostri errori,
non sentirsi sopraffatti dalle imposizioni di una società che ci vuole sempre efficaci e perfetti.

Ammetti i tuoi errori.
Le tue gaffe. I tuoi lapsus.
E ridi di te stesso.
Se lo farai gli altri non rideranno di te.
Rideranno insieme, con te.

Sembra facile,
ma in realtà usare l’ironia in certi frangenti è più facile a dirsi che a farsi.
Richiede molta umiltà e altrettanto coraggio.
Impara a rilassarti.
Cammina.
Sorridi.

Ridi, ma prendi sul serio i problemi.
Il pessimismo non fa guadagnare rispetto.

rispetto sul lavoro

6. Non spettegolare

Non c’è niente di male nel gossippare perché stempera la tensione e distende gli animi,
ma diventa pericoloso quando è l’unico sfogo a frustrazione e stress.

È importante evitare di essere associato con persone maldicenti o piagnucolose.

Anche quando sei fuori ufficio o al pub con i colleghi,
è meglio evitare di farti coinvolgere troppo in battute e pettegolezzi,
per non rischiare di rovinare i tuoi rapporti interpersonali o di trovarti in situazioni spiacevoli.

Se qualcuno ti dà l’opportunità di sparlare di altri,
non coglierla!

rispetto sul lavoro

Iniziare un nuovo lavoro? 5 frasi mostruosamente limitanti che dici a te stesso

iniziare un nuovo lavoro

Primo di tutto …
Congratulazioni!

Come perché?

Hai un nuovo lavoro,
il colloquio di lavoro è stato un successo:
hai impressionato il tuo interlucotore con le tue abilità, la tua conoscenza e la tua personalità.

Bene, benissimo? Anche no …
Di la verità, pensavi che la tua agitazione svanisse nel momento in cui hai chiesto: “Dove devo firmare?

Se stai leggendo questo post è perché la tua eccitazione (giorno dopo giorno),
si sta trasformando in timore di iniziare un nuovo lavoro.

Inizi a dubitare delle tue abilità,
a chiederti se sei abbastanza sicuro,
se sarai in grado di farlo e che cosa penseranno gli altri di te.

Iniziare un nuovo lavoro? A volte è una vera e propria crisi di fiducia

Sono i dubbi che ti terranno sveglio la notte prima del tuo primo giorno.

Quando non abbiamo familiarità con qualcosa,
non ci sentiamo più in controllo.

Dovresti essere eccitato per qualcosa che avresti sempre voluto fare,
ma temi il cambiamento,
anche se è un cambiamento positivo.
È normale, è paura dell’ignoto.
È l’ansia di affrontare qualcosa di sconosciuto.

C’è la paura di avere maggiori responsabilità.

Spesso, siamo molto perfezionisti, severi e petulanti nei confronti di noi stessi.
Siamo i nostri peggiori critici.

Quindi,
nell’interesse di guardare audacemente il tuo critico interiore in faccia,
ecco 5 cose “terribili” che non dovresti dire a te stesso quando sei pronto ad iniziare un nuovo lavoro:

1. “Devo essere perfetto”

Vuoi fare del tuo meglio.
Sempre.
Ogni nuovo compito, incombenza o progetto che ti sarà dato dovrà essere impeccabile,
ineccepibile, perfetto.
È normale. Per te.

Ma è normale aspettarsi sempre la perfezione?
Sarai sempre perfetto anche quando sarai impegnato in qualcosa di completamente nuovo?

Non metterti sulle spalle questi pesanti fardelli.
Dovrai migliorare “strada facendo”.
Stai leggero.

Punta al miglior risultato possibile,
non alla perfezione.

2. “Non sono un esperto”

Con una frase simile,
è fin troppo facile iniziare a dubitare delle tue abilità e qualifiche.

Ci sono questioni di cui non conosci la risposta?
Bene, le puoi trovare.
Probabilmente sarai già in grado di risolvere la maggior parte dei problemi che possono sorgere.

Quindi non ti preoccupare se non ti senti un esperto completo del settore,
quando stai per iniziare un nuovo lavoro.

Così,
invece di mettere in crisi le tue sicurezze e convincerti che (dopo tutto) non sei un talento,
ricorda che questa sfida è completamente nuova per te.

E poi … non devi vergognarti di imparare.
Continuare a imparare è un requisito fondamentale per la crescita continua.

3. “Letizia è molto più all’altezza di me”

Vedere Letizia (la tua amica – quella brava – fin dai tempi del liceo) sempre più abile,
capace o con più talento nell’affrontare le situazioni,
è un modo efficace per depotenziarti,
partire con il freno tirato e rischiare di “cappottare” alla prima curva.

La tua mente (colta da panico da primo giorno) va a ricercare – tipo Google – tutte le persone che conosci e affronterebbero la questione maledettamente meglio di te,
rincarando poi la dose con le ragioni per cui TU non sarai mai alla loro altezza.

Confrontarsi con gli altri può essere frustrante.
Dal confronto se ne esce quasi sempre sconfitti,
non perché gli altri siano migliori o tu sia una persona senza qualità,
ma perché ci si confronta su un numero illimitato di scale di valori.

Perché non provi a utilizzare queste persone a tuo vantaggio?
Possono offrirti qualche consiglio?

Scopri come poter “sfruttare” Letizia (e altre persone) come risorsa per aiutarti ad affrontare la tua sfida, chiedendo loro qualche dritta, un parere,
un suggerimento.

Metti da parte l’ego,
fatti avanti e chiedi.

4. “Non posso sbagliare”

Molte persone hanno paura perché temono di sbagliare,
fallire, di non essere buoni, di non essere capaci,
di non riuscire.

La paura di sbagliare è incisa nelle nostre teste fin da quando eravamo bambini.
Ci blocca, ci fa indietreggiare ai primi ostacoli, ci paralizza all’azione,
e ci obbliga a gettare subito la spugna.

Affanniamo per ore il cervello per convincerci che non è poi la fine del mondo se sbagliamo, eppure … siamo così convinti della gravità del nostro sbaglio,
che ci assale subito l’ansia al solo pensiero di poter fare un passo falso.

Ricordiamoci che le persone di più successo non sono quelle di maggior talento ma quelle che non mollano mai, anche se inciampano e cadono nei loro errori,
si rialzano e proseguono.

“Il più grande sbaglio nella vita è di avere sempre paura di sbagliare.”
Elbert Hubbard

5. “E se non piaccio …”

Non fai altro che chiederti cosa penseranno di te i tuoi nuovi colleghi e i tuoi nuovi collaboratori?
Ti piacerebbe sapere quali tasti “toccare”per piacere a loro?
Certo che ti piacerebbe!

Aver bisogno del giudizio positivo degli altri è un chiaro segno di aver paura del rifiuto,
di essere inadeguato e di essere emarginati dal gruppo.

Il rischio è di volere compiacere gli altri,
pur di ottenere la loro stima e il loro rispetto,
diventando burattini e perdendo la propria individualità e libertà.

Nessuno apprezza chi mette in secondo piano i propri valori e asseconda sempre gli altri.

E poi,
piacere non dovrebbe essere un tentativo, uno sforzo, un calcolo,
non dovrebbe essere qualcosa che noi facciamo,
ma soltanto qualcosa che… succede.
Punto.

iniziare un nuovo lavoro

È difficile iniziare qualsiasi cosa quando non si può prevederne il risultato.
Chi vuole entrare in un tunnel buio e cieco?

Iniziare un nuovo lavoro non sapendo come potrebbe andare è certamente un compito poco rassicurante.
Non sei sicuro dei rischi,
quindi è difficile vederne i premi.

È più facile rimanere nella routine perché sai cosa aspettarti giorno dopo giorno.
È più sicuro e confortevole.

È tutto nella tua testa

La paura svanisce quando ci si rende conto che tutto è nella nostra testa.
La nostra mente è uno strumento potente e meraviglioso che possiamo usare a nostro vantaggio,
una volta che superiamo le nostre paure.

Provare qualcosa di nuovo può essere pauroso o già abbastanza da scatenare una marea di pensieri depotenzianti.

Mettersi in discussione è naturale,
soprattutto quando ci si sente intimiditi da una nuova sfida.

Tuttavia,
la chiave è di non lasciare che questi semi di negatività crescano.
È importante riconoscere che qualsiasi cosa valga la pena vivere nella nostra vita richiede un rischio.
Il rischio fa parte dell’essere umano.

“Tenete in considerazione che i grandi amori e i grandi successi richiedono grandi rischi.”
Dalai Lama

6 suggerimenti pratici per ricordare subito il nome delle persone

ricordare il nome

Poco importa se è durante una conferenza,
una riunione, un colloquio o il primo giorno di lavoro,
un drink informale o un party di presentazione del nuovo prodotto …
quando usiamo il nome di una persona (oltre a dimostrarci professionali, educati e gentili) stiamo creando un legame, perché riconosciamo il valore e l’unicità del singolo.

Così facendo,
rendiamo l’incontro importante e metteremo di buon umore il nostro interlocutore,
che si sentirà importante e accettato.

Questa semplice cortesia ti aiuterà a costruire rapporti duraturi (leggi il post sull’importanza di conoscere il nome delle persone).

Ecco alcuni trucchi che ti possono aiutare a ricordare il nome delle persone:

1. Presta attenzione

Non esiste una memoria buona o cattiva,
c’è solo una memoria “allenata” e una memoria non “allenata”.

In realtà (quando ci presentano qualcuno) siamo più interessati a quello che diremo,
più di quanto dirà l’altra persona.
Prestare attenzione … è la tecnica di memoria più potente.

Quando decidi di ricordare qualcosa, quando comprendi l’importanza di ricordare il nome di una persona …
Stai compiendo il primo passo per una buona memorizzazione.

Personalmente ho migliorato la mia memoria solo con l’attenzione,
ho consapevolizzato che pronunciare correttamente il nome di un mio cliente è molto più di una questione di educazione, si tratta di professionalità.

Significa che hai fatto uno sforzo di concentrazione e di attenzione per ascoltare e ricordare il loro nome.

2. Ripeti il nome subito e spesso

Ripetere subito il nome è un metodo eccellente per imprimerlo bene nella memoria,
nell’eventualità d’incontri futuri.

Se ti viene presentato qualcuno di nome Alberto Celestino,
di qualcosa tipo “Piacere di incontrarla signor Celestino” mentre gli dai la mano.

Questo ti obbliga a mettere a fuoco e prestare attenzione al nome.
Infatti, il più delle volte, quando qualcuno si presenta, non stiamo prestando attenzione.

Usa il nome del cliente durante la conversazione il prima possibile,
ripetilo più volte nel corso della conversazione,
inserendolo alla fine o all’inizio delle frasi o delle domande.

“Allora signor Azzurrino, è la prima volta che prende contatto con un personal coach?”,
e anche “Com’è venuta a conoscenza del mio sito, Clarissa?”

Sorridi,
e dimostra che sei davvero felice di conoscere questa persona.

3. Ripeti mentalmente il nome della persona

È uno dei modi più efficaci per non dimenticare un nome.

Pronuncialo almeno 3 volte nella tua mente subito dopo averlo sentito.
Conviene farlo lentamente,
per distinguerlo e per imprimerlo meglio nella tua memoria.

Ripeti un nuovo nome, appena puoi.
Prima di lasciare il meeting o il party,
assicurati di salutare le persone che hai incontrato usando i loro nomi.

Un semplice “Arrivederci, Ascanio” o “Alla prossima, Ermanno”,
servirà a cementare il nome nella tua mente e ti darà maggiore possibilità di ricordarlo la prossima volta che incontrerai la persona.

4. Sfrutta le associazioni mentali

Un altro ottimo trucco per ricordare un nome è di associarlo a un’immagine mentale:

• L’associazione può essere quella di collegare la persona con qualcun altro che conosci con lo stesso nome oppure un VIP o una celebrità.

Ogni nome evoca una sensazione, un ricordo, un’emozione particolare.
Magari quella persona ha lo stesso nome del tuo ex, di tua madre,
del tuo cantante preferito o del tuo compagno delle medie.

• L’associazione può essere fatta con un’attività/mestiere da collegare al nome del cliente.
Usa quest’attività, quasi come se fosse il cognome della tua nuova conoscenza.
Se non ricordi il nome, potresti ricordarti la sua attività.

• L’associazione può essere fatta tra una caratteristica del volto e il nome della persona.
Cerca un particolar insolito o particolare del suo viso.

Può essere qualsiasi cosa, di bello, di brutto o di non comune: le orecchie, il taglio di capelli, la fronte, gli occhi, il naso, la bocca, il mento, ecc.
Con un po’ di fantasia, puoi trovare un segno particolare che richiama proprio il nome del cliente.

• Un’altra buona strategia è di pensare a qualcosa che fa rima con il nome della persona.
Può sembrare sciocco,
ma sono trucchi come questi che possono aiutare a ricordare il nome di qualcuno.

5. Fai lo s-p-e-l-l-i-n-g per ricordare il nome delle persone

Uno dei modi migliori per ricordare il nome di una persona è di immaginare le lettere con cui è scritto.

Se si tratta di un nome insolito, difficile da scrivere o pronunciare,
chiedi di ripeterlo lettera-per-lettera,
magari facendo qualche domanda sulle sue origini.

Fai del tuo meglio per pronunciare esattamente il nome del cliente.
Non vederlo come un compito pesante …
non devi guardare il tuo livello di comodità ma quello del tuo cliente,
il focus è su di lui e devi fare uno sforzo per rispettare la sua identità.

Chiedi aiuto con i nomi in una lingua straniera.

Se chiedi a qualcuno come si pronuncia il suo nome non dire:
“Oh, ma è troppo difficile! Non potrei mai pronunciarlo/ricordarlo!”
Non solo è irrispettoso, ma dai un’immagine indolente,
di uno che non ci vuole nemmeno tentare.

Fanne, invece,
una questione d’orgoglio.

Impara la pronuncia e gli accenti giusti in una lingua straniera. Ripetilo sillaba-per-sillaba insieme alla persona. Vedrai come le persone apprezzeranno i tuoi sforzi per pronunciare correttamente il loro nome.

6. Scrivilo

Se i giochi mnemonici non bastano,
è necessario appuntarsi il nome del cliente su una rubrica (anche quella dello smartphone).

Fallo appena possibile,
aggiungendo qualche nota sull’aspetto, la professione, la personalità, la data e così via.

Per esempio: “Signor Bianchi, funzionario d’assicurazione, di Como, occhi azzurri, capello brizzolato, di poche parole, ecc.”.

E se lo hai dimenticato …

E se non sei riuscito ad afferrare il nome la prima volta?

Nessuno si aspetta che tu ricorda il nome di qualcuno al primo “colpo” …
allora fai in modo che lo ripetano subito.

Porgi le tue scuse immediatamente e richiedilo subito, senza esitare,
specificando che non l’hai capito/afferrato, in modo che venga,
questa volta, ripetuto più chiaramente o più lentamente,
e che tu possa pronunciarlo ad alta voce insieme al tuo interlocutore.

Ammetti la tua dimenticanza ma non dare troppe spiegazioni o giustificazioni.
“È stato così interessante parlare con lei: mi potresti ripetere il tuo nome?”,
“Mi dispiace terribilmente, ma ho dimenticato il suo nome.
Le dispiacerebbe ripetermelo?
”.
Ricorda di sorridere.

“I soprannomi si attaccano alle persone, e più sono ridicoli più si attaccano.”
Thomas C. Haliburton

Un must di successo da applicare subito nel tuo nuovo posto di lavoro

nuovo posto di lavoro

Il giorno si sta avvicinando.
È il primo giorno nel tuo nuovo posto di lavoro.

Come ti senti?
Sei eccitato?
Emozionato … preoccupato?
Terrorizzato …?

Tra qualche giorno,
sarai di fronte a difficoltà e opportunità,
e il tuo approccio iniziale farà una notevole differenza tra il successo e il fallimento.

Ecco un suggerimento di successo che devi applicare subito,
non appena cominci a muovere i primi passi nel tuo nuovo posto di lavoro.

Un must da applicare subito nel nuovo posto di lavoro?

Facciamo un passo indietro …
il mio cognome è Ferrarelli.
Ma spesso mi chiamano Ferrarelle, Peverelli, Ferareli.

L’ultima volta mi hanno cercato dicendo ”Non mi ricordo il nome … ma si chiama come l’acqua … quella famosa”.

Non mi lamento.
Capitava anche a me (e succede ancora) di confondermi e di tanto in tanto di storpiare il nome degli altri.
I nomi non sono il mio forte,
pensavo.

Ricordare il nome di una persona non è solo educazione

Adesso, però,
ho capito una cosa …
imparare, ricordare e pronunciare correttamente i nomi di altre persone (soprattutto dei miei clienti se riferito al mio lato professionale) è molto più di una questione di educazione,
riguarda la mia professionalità.

Nessuno si aspetta che lo farai entro la fine del primo giorno o della settimana.
È consigliato però, nel più breve tempo possibile,
imparare i nomi di tutti i nuovi colleghi o collaboratori ma anche dei clienti, fornitori, consulenti esterni, segretarie, ecc…

Ricordare e pronunciare correttamente rapidamente i nomi di altre persone è molto più di una questione di educazione,
è una questione di leadership.

Perché?
Cosa c’è in un nome?
Tutto!

Il nome è la nostra identità

Quando usiamo il nome (oltre ad essere educati e gentili) stiamo creando un legame,
perché riconosciamo il valore e l’unicità della persona.

Quando fai subito riferimento a un tuo collaboratore con il suo nome,
stai dando tutto il tuo rispetto!

Questa semplice cortesia ti aiuterà a costruire rapporti duraturi,
Che – credimi – ti serviranno nel tuo nuovo posto di lavoro!

In un periodo in cui si parla tanto di team building,
fidelizzazione dei clienti e spirito-di squadra,
troppo spesso ci dimentichiamo che ogni persona vuole essere trattata come un individuo,
vuole sentirsi unico e speciale.

Ma perché facciamo così fatica ad applicare questa semplice strategia?
Perché non ricordiamo i nomi di nuovi collaboratori o colleghi?

“Nominare male le cose, è partecipare all’infelicità del mondo.”
Albert Camus

1. Indifferenza

Non ci interessa,
semplicemente.
Pensiamo che non sia così importante.

Molte persone conoscono il nome di un cliente ma sono riluttanti a usarlo,
perché non si rendono conto dell’importanza.

Eppure ci basterebbe capire la rilevanza di questo semplice gesto,
per concentrarci (quando lo sentiamo) e ricordarlo subito.

2. Mancanza di attenzione

Nessuno si aspetta che tu conosca il nome di qualcuno la prima volta che lo senti,
ma se non sei attento come puoi ricordare?

Se presti tutta la tua attenzione all’interlocutore,
concentrandoti su di lui/lei e non su te stesso …
vedrai da subito la differenza!

3. Mancanza di allenamento

Non hai una strategia per ricordare i nomi.
Non l’hai mai avuta e non ci hai neanche mai provato.

Ti conviene fare molta pratica (la ripetizione è la madre di tutte le abilità),
in modo da concentrarti sul nome per sentirlo chiaramente al momento opportuno.

4. Agitazione

Se sei distratto dall’agitazione,
sei preoccupato del tuo atteggiamento,
di fare la “bella figura” e sei completamente focalizzato su te stesso diventa difficile ricordarsi del nome. Vero?

Per comprendere quant’è importante usare il nome di una persona prova a pensare …
come ti senti quando qualcuno ti chiama per nome?

Ti fa sentire importante e speciale.

Quante volte la tua banca,
la tua assicurazione o ente sanitario ti chiamano per nome?
Come ti senti se si ricordano sempre il tuo nome o lo utilizzano spesso?

E al contrario …
cosa provi quando lo dimenticano o lo storpiano?

A nessuno piace essere dimenticato

Ora il tuo obiettivo numero uno è ricordare i nomi dei colleghi o collaboratori ma anche clienti e fornitori,
uno per volta.
Dai – sin da subito – il tuo tocco personale,
e ricorda che – nel tuo nuovo posto di lavoro – le persone sono la chiave del tuo successo o del tuo fallimento.

Ma ci sono strategie per ricordare più facilmente i nomi delle persone?
Ecco un articolo ad hoc che uscirà settimana prossima.

nuovo posto di lavoro

Discussione difficile con un collaboratore: 12 errori da evitare – 2

discussione difficile

leggi anche la parte 1 small ...

6. Dire qualcosa di discriminatorio o poco professionale

Fai attenzione a quello che dici.

“Sparare” (in un momento di nervosismo) commenti tipo:
“Voi dipendenti più anziani siete troppo lenti!”
“I giovani sono tutti viziati” oppure “ Le donne non dovrebbero decidere cose così importanti”
.

Oltre a dare un segnale di maleducazione, è un sintomo di poca professionalità,
tali “uscite” potrebbero essere considerate come un qualcosa di molesto o discriminatorio (anche in sede legale).

Limita la conversazione alla prestazione del dipendente,
e stai lontano da congetture e pareri su credenze religione e politiche,
orientamento sessuale, ecc…

7. Non ascoltare – o peggio – fare finta di ascoltare

“Saper ascoltare significa possedere, oltre al proprio, il cervello degli altri.”
Leonardo da Vinci

Se non vedi l’ora di dire come la pensi,
come puoi ascoltare quello che sta dicendo il tuo collaboratore?

Se non plachi il tuo “chiacchiericcio interno”,
come puoi ascoltare davvero l’altro?

Ascoltare richiede uno sforzo d’interesse e di attenzione.
Ascoltare richiede tutta la tua disponibilità.

È facile capire perché,
i leader che sanno ascoltare sono molto apprezzati e ricercati!

Impara a prestare vero ascolto a quello che ti dicono i collaboratori,
e diventerai il loro punto di riferimento importante e irrinunciabile.

8. Ripetere la stessa conversazione più volte

Se ti rendi conto che la discussione prende per l’ennesima volta la stessa piega e sfumatura,
per favore, bloccati e rifletti.
C’è qualcosa che non va!

Perché il tuo messaggio non è passato?
Sei stato poco incisivo?
Ambiguo e confuso?
Poco chiaro e diretto?

Un comportamento intollerabile, un errore ripetuto,
un’imprecisione inaccettabile diventa accettabile quando le è permesso di persistere.

Non offrire opzioni, quando non desideri discutere.

Se vuoi dare una disposizione, una direzione,
fallo in modo chiaro e diretto.

9. Rendere la discussione una gazzarra

È importante non trasformare una discussione difficile in una “caciara”.
Una gazzarra stile Reality TV.
Un rimpallo di responsabilità.
Una predica da scuola elementare.

Se succede…
la responsabilità è tutta tua!
Non sei riuscito a prendere il controllo della situazione.

Non ripeterti e non fare battutine.

Meglio evitare tutte quelle esortazioni al lavoro,
il classico consiglio “del saggio” o frasi fatte prese in prestito dal web.

Prima di cominciare spiega che “Questa sarà una conversazione difficile“.

L’obiettivo della discussione difficile è di rendere il dipendente consapevole del problema in modo che possa essere (se possibile) parte della soluzione.

10. Non incontrare il collaboratore faccia-a-faccia

La cosa peggiore che tu possa fare è comunicare notizie o feedback negativi,
avviare conversazioni difficili via email o social.

Un tuo collaboratore o un intero team ha il diritto di essere trattato rispettosamente.
Essere “guardato negli occhi”.
Le discussioni difficili devono avvenire di persona.

Inoltre,
solo un incontro faccia-a-faccia ti offre la possibilità di osservare il linguaggio del corpo degli altri.

Questi gesti o segnali di comunicazione (di reazione alle nostre parole) possono fornirti spunti per comprendere al meglio il non verbale, il “non detto”.

“Non mi sembri d’accordo con la mia ultima dichiarazione, sbaglio?”
“Vedo che hai qualcosa da aggiungere?”

11. Non essere empatico durante una discussione difficile

Alcune conversazioni sono difficili per te,
certo, ma lo sono ancora di più per i tuoi collaboratori.

È importante riconoscere i sentimenti delle persone senza far diventare l’incontro una seduta di terapia o una rassegna del singhiozzo.

Non ignorare le risposte emotive da parte della persona.

Nel Mondo del lavoro di oggi,
siamo abituati a nascondere le emozioni (soprattutto quelle negative),
a mascherare disagio, delusione e dispiacere sotto una patina di finto ottimismo e di sorrisi di circostanza.

12. Dimenticare il follow up

Rinnova la tua fiducia nella persona, nelle sue capacità e poi chiudi la questione,
smettila di parlarne!

Ricordati di effettuare il follow up qualche giorno dopo per assicurarti che la persona si senta bene,
e che qualsiasi azione o correzione decisa (nella riunione) sia iniziata.

È importante riconoscere che ci saranno sempre differenze nel modo di vedere le cose.
Dovrai continuare a lavorare con una grande varietà di persone – collaboratori, colleghi, clienti, fornitori –
non tutti ti piaceranno.

leggi anche la parte 1 small ...

Ma se ti prepari e ti concentri su risultati specifici,
mantenendo l’empatia,
vedrai che sapra gestire questo tipo di confronto sempre più agevolmente.

Condurre una discussione difficile con successo,
ti aiuterà a diventare un leader migliore.

Se vuoi approfondire leggi questi post:
Come dare cattive notizie con professionalità e dormire la notte

“Gestire un collaboratore difficile come un grande leader”

discussione difficile

Discussione difficile con un collaboratore: 12 errori da evitare – 1

discussione con un collaboratore

La discussione con un collaboratore sono una parte inevitabile della gestione del team.

Abbiamo tutti avuto esperienze negative con questi tipi di conversazioni:
(il dipendente che va in tilt per un errore che ha commesso,
il collaboratore si è messo a piangere quando gli hai mostrato le scarse performance,
oppure il cliente che ha messo in discussione la tua professionalità).

Di conseguenza,
tendiamo a evitarle.

È necessario trovare una soluzione produttiva

Ma questa non è la risposta giusta.
La chiave è imparare a gestirle in un modo da ottenere meno disagio per te e per la persona con cui stai parlando,
creare una base collaborativa e non combattiva,
e trovare una soluzione produttiva che possa (nel limite del possibile) portare benefici a entrambe le parti.

Come si dovrebbe preparare questo tipo di discussione?
Dare feedback in modo efficace?
Come trovare le parole giuste?
Che cosa dire e cosa evitare?

Ecco 12 errori da evitare quando hai una discussione difficile con un tuo collaboratore o dipendente:

1. Rimandare – o peggio – evitare la discussione

“Procrastinare è come utilizzare una carta di credito: ci si diverte molto fino a quando non arriva il conto”
Christopher Parker

Non trascinare (continuando a rimandare) la discussione con un collaboratore.
Procrastinando o evitando il confronto stai mettendo in gioco la tua leadership.

Resisti alla tentazione di nascondere la testa nella sabbia nella speranza che la questione si risolva (magicamente) da sola.

A volte funziona,
spesso no.
Anzi peggiora.

La tensione si protrae a lungo,
lo stress emotivo si accumula indicando che le cose si sono trascinate per troppo tempo.

Quando-e-dove svolgere la discussione dipende dalle circostanze specifiche,
non esiste una formula magica:
lunedì mattina potrebbe sembrare una scelta poco sensibile,
ma anche venerdì pomeriggio non è da meno.

2. Farsi travolgere dalle emozioni

Se ti stai preparando per una conversazione che puoi definire “difficile”,
probabilmente ti sentirai nervoso e ansioso.
Le tue emozioni influiranno sulla tua professionalità.
Discutere in pieno “scisma emotivo” è raramente produttivo.

Lo stress emotivo limita la soluzione creativa,
hai più probabilità di dire qualcosa di cui ti pentirai più tardi,
e rischi di trasformare la questione in una faccenda personale.

Quanto più tranquillo e centrato sarai,
tanto meglio riuscirai a gestire questo tipo di situazioni.

Meglio prendere un po’ di tempo,
allontanarsi dalla situazione e guardarla oggettivamente.

Sarà più facile, in un secondo periodo,
affrontarla nuovamente con la testa “libera”.

3. Avere fretta di chiudere la discussione con un collaboratore

Potresti essere nervoso di dover parlare con il tuo collaboratore,
e sospirare con sollievo quando sarà finita,
ma ricorda che per lui/lei sarà altrettanto.
Anche di più.

Cerca di essere premuroso e consapevole delle parole che usi durante la discussione con un collaboratore.
Se hai premura – fretta – di chiudere la conversazione, rischi di trasmettere un messaggio sbagliato.

La calma comunica interesse per gli altri e per il loro messaggio.

D’altra parte,
la fretta trasmette (anche in buona fede) l’idea che l’altro non ti interessi,
sei lì fisicamente ma non con la mente e col cuore.

È il tipo di ascolto ”Ci sono e non ci sono” in cui l’altro ha la netta sensazione di non essere importante.

Non importa quanto sia difficile, imbarazzante e coinvolgente l’argomento,
non aver fretta di chiudere la conversazione.
Calma è potere.

4. Attaccare la persona

Evita frasi tipo “Sei un ritardatario” oppure “Sei inaffidabile” perché suonano come un attacco personale,
e questo probabilmente farà sì che il tuo interlocutore si metta sulla difensiva e …
addio conversazione produttiva!

Invece di criticare la persona,
concentrati solo sulla prestazione o sul comportamento.
Evita attacchi personali o commenti sulla persona.

“Le scadenze non rispettate hanno gravi conseguenze sulla nostra reputazione”.
Potresti anche usare “noi” anziché ‘”tu”;

Per esempio,
“Facevo davvero conto di consegnare al cliente il preventivo entro venerdì.
Adesso siamo costretti tutti a lavorare duro questo weekend”
.

discussione con un collaboratore

5. Fare ipotesi o saltare subito alle conclusioni

Spesso,
le cose potrebbero non essere come sembrano.

Sai con certezza che cosa è successo?
Qual è il problema?
Chi l’ha causato?
Ci sono eventuali attenuanti e giustificazioni?
Una malattia non dichiarata, stress o altri fattori interni o esterni al posto di lavoro.

Stai ai fatti;
tirare subito conclusioni errate, giudicare o accusare in modo affrettato la persona sbagliata,
ti farà perdere molta credibilità tra i tuoi collaboratori.

Leggi la parte 2 small

Ti senti più competente e smart del tuo capo … e adesso? – 2

capo incompetente

capo incompetente

Evita pettegolezzi sul conto del tuo capo incompetente

I pettegolezzi non sono mai una buona cosa.
E possono interferire con la capacità di avanzamento della tua carriera.

Non fare battute o ironie pubblicamente.
Non parlare dietro la schiena.
Evita di contraddire o imbarazzare il tuo capo davanti ad altri.

Quando non sei d’accordo o desideri far notare un problema,
fallo in privato.
E con rispetto.

Pensaci bene prima di “scavalcare” il tuo capo/a

Probabilmente potresti avere ragioni valide,
ma “scavalcare” il tuo capo/a per lamentarti della sua incompetenza con il numero-uno, il grande-capo , il titolare, il management potrebbe non risolvere il problema,
e fare male alla tua reputazione.

Potresti trasmettere l’immagine del dipendente insubordinato e supponente,
uno che non rispetta le gerarchie.

Unica eccezione:
nel caso ci sia un problema legale, etico o di sicurezza potrebbe essere necessario segnalarlo.

Focus su fare un buon lavoro

Non sprecare un mucchio di energie,
ruminando su chi avrebbe dovuto ottenere il posto di responsabilità.
“Tirati fuori” dalla lotta interpersonale con il tuo capo incompetente.

Piuttosto che concentrarsi sul rapporto,
è meglio focalizzarsi sulle tue responsabilità e su una visione più grande.
Devi trovare uno scopo più alto.

Cerca di imparare quanto più puoi dall’esperienza.
Pensa alle opportunità di crescita e di visibilità che stai guadagnando.

Cerca di essere positivo,
non risentito.

Fai in modo di essere utile,
è un ottimo modo per lodare il tuo capo,
e per essere notato da chi è più in alto.

Lavora con lui – non contro di lui

“Tutti coloro che sono incapaci di imparare, si sono messi ad insegnare.”
Oscar Wilde

Le cose andranno molto più facilmente,
se riesci a concentrarti su-come-lavorare con il tuo capo,
piuttosto che contro di lui/lei.

È facile concentrarsi su mancanze ed errori,
ma anche il capo incompetente e non qualificato ha qualcosa da insegnare,
e da prendere come esempio.

Mostra sempre rispetto nella tua comunicazione.
Scrivendo o parlando,
non usare un linguaggio o tono che possa essere percepito come beffardo,
compiaciuto o ironico.

Non è facile gestire la frustrazione di un capo incompetente,
può essere per te una grande sfida.
Ma tieni duro!

Focus sul tuo avanzamento di carriera piuttosto che sul tirare verso il basso qualcun altro

Uno dei punti più importanti.

Evita di perdere la tua energia nel lamento e nell’auto commiserazione,
su come sia possibile che questa persona sia diventata capo.

Anziché sperperare energie preziose per mettere in evidenza le carenze del tuo capo,
focalizzati sul lavoro-da-fare per raggiungere i tuoi obiettivi.

Non prenderla personalmente.
“Fatti scivolare” il tutto.

Il lavoratore davvero brillante sa come rendere “bello” il capo/a,
e ottenere (strategicamente) dei vantaggi personali.

capo incompetente

Inizia a cercare un altro lavoro

Se la tua anima “soffre e si tormenta” lavorando con qualcuno che non rispetti veramente,
se pensi di non poter collaborare con questa persona,
sei abbastanza intelligente da capire che è il momento di iniziare a cercare un nuovo lavoro.

Trovare una nuova società dove ci sono migliori opportunità di crescita e di avanzamento.
Qualcun altro apprezzerà i tuoi talenti.
Qualcun altro “là fuori” ti sta aspettando.

In definitiva,
“Sono più intelligente del mio capo” sono solo parole.
Essere più intelligente del tuo capo non significa essere anche più efficace.

Dopo tutto, per essere brillante nel tuo lavoro,
non hai bisogno solo di essere smart.
Hai bisogno di solide esperienze, forti relazioni,
un capitale sociale e tanta intelligenza emotiva.

Ti invito a prendere questi suggerimenti solo come spunti di riflessione e non come una guida da seguire alla lettera.
I rapporti professionali (come quelli personali) sono troppo complessi perché sottostiano a regole e procedure standard. Vanno contestualizzati e personalizzati a seconda dell’azienda, della situazione, della tua personalità e a quella del tuo capo/a.

Foto: qimono

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