Rapporti difficili al lavoro? 11 motivi perché per tutti sei empatia-zero – 1

rapporti difficili al lavoro

L’empatia non è innata negli esseri umani.
Tutti abbiamo la capacità di essere empatici.

A livello personale,
le persone empatiche tendono a essere più generose e preoccupate del benessere delle persone e tendono ad avere rapporti più felici e un maggiore benessere.

Non sono poche le persone che hanno rapporti difficili al lavoro

Ma cos’è esattamente l’empatia?
È la capacità di sentire le emozioni di altre persone,
la capacità di immaginare che cosa qualcun altro potrebbe pensare o sentire.

E tu, come ti relazioni con gli altri al lavoro?
Sei socievole, chiuso o diffidente?
Hai rapporti difficili al lavoro?

Ti è mai successo di aver compromesso, a causa del tuo comportamento o delle tue reazioni,
i rapporti interpersonali con il capo, i colleghi o il team?

Ecco 11 motivi perché hai rapporti difficili al lavoro,
e tutti ti chiamano empatia-zero:

1. Non ti metti mai nei panni degli altri

Sei abituato a ragionare secondo una logica in cui esprimi la tua opinione,
cercando di portare prove a tuo favore per importi sull’altro.
Il tuo obiettivo è avere ragione – non capirsi.

Cosa ti impedisce di comprendere davvero?
Hai mai provato a metterti nei panni dell’altro?
Ti sei mai chiesto – per esempio – se la persona che condivide ogni giorno l’ufficio accanto abbia sogni,
obiettivi e aspirazioni?

Ah no! Non ci hai mai pensato o forse non te ne frega niente.

Molte persone sono curiose ma poche si prendono il tempo per chiederselo.
Potresti essere sorpreso da ciò che scoprirai.

2. Non condividi le tue emozioni

Se c’è un posto dove l’esposizione dell’emozione è inibita, è proprio il luogo di lavoro.

Per questo non condividi alcuni sentimenti con colleghi e collaboratori,
perché lo vedi come un segno di debolezza e fragilità.

Non mostrando una certa sensibilità nascondi il tuo lato più umano.
Non rilevando le gioie e i dolori, non ti sintonizzi con gli altri.

Così facendo,
non consenti una conversazione più profonda.

Comincia a condividere (non intendo particolari troppo personali) un po’ di più le tue esperienze e prospettive,
e vedrai che anche gli altri seguiranno il tuo esempio
senza che diventi un festival del singhiozzo o una seduta terapeutica!

3. Fingi di ascoltare

Ti rendi conto che l’altro ha voglia di parlare, mentre tu non sei nella giusta predisposizione.
Cosa fai?

Semplice, fingi di ascoltare.
Attento! Perché si vede.
Si sente.

Chi parla ha la netta sensazione di non essere ascoltato.
Elimina le distrazioni.
Dimentica la tua agenda.
Se ti rendi conto che (davvero) hai altro cui pensare o in fondo non-te-ne-può-fregare-di-meno è molto meglio rimandare l’ascolto.

Non c’è nulla di male nel dire: “Adesso non posso, ne possiamo parlare alle 16.00/domani mattina/settimana prossima?”.
Ricorda di mantenere l’impegno preso.

4. Parli sempre e solo di te stesso

Sei bravissimo a cogliere ogni occasione per agganciarti al discorso e iniziare a parlare di te,
delle cose che hai fatto, di quello che ti è successo,
i tuoi viaggi, i tuoi hobby, di quanto sei bravo e brillante.

Sempre e solo di te.
Ego–centrato.
Niente di male, per carità,
ma pensi davvero che riuscirai a impressionare,
sembrare più interessante e intrigante?

Una cosa è certa, alla lunga diventi sicuramente scontato,
pesante e spingi gli altri a evitarti.

rapporti difficili al lavoro

5. Sei pieno di pregiudizi e stereotipi

“Le donne sono nevrotiche e poco affidabili”
“I giovani sono lavativi”
“I senior sono lenti e per niente tecnologici”

Ne hai per tutti.
Preconcetti su sesso, età, cultura, nazionalità, orientamento sessuale,
per l’aspetto fisico e per milioni di altre cose…
e poi ti lamenti di rapporti difficili al lavoro!

È un modo facile di “ragionare”.
Ti è chiaro che i pregiudizi ti limitano?
Ti impediscono di aprire in modo completo la mente, di godere davvero di libertà di pensiero?

Lo so, liberarsi dai pregiudizi non è così semplice:
li abbiamo interiorizzati, ci siamo “dentro”, ci alleggeriscono la mente.
Non abbiamo bisogno di pensare troppo.

Hai notato,
per esempio, come i colloqui di lavoro stiano diventando un concorso di popolarità,
riguardante una perfezione fisica e apparente piuttosto che una reale capacità professionale?

rapporti difficili al lavoro

Il feedback del capo ti ha messo al tappeto? 8 spunti per risollevarsi prima del gong – 2

feedback del capo

feedback del capo

5. Poni domande mirate

“A volte, la cosa peggiore che può capitare alle domande è la risposta.”
Romain Gary

Il tuo capo/a ha solo l’intenzione di denigrarti oppure sta cercando di anticipare o risolvere un problema,
in modo che la prossima volta, tu lo possa evitare?

Per questo motivo è importante ascoltare con attenzione e chiedere al tuo interlocutore di chiarire le sue opinioni riferendoti esempi concreti.

Fare domande mirate spinge la persona (la prossima volta) a essere più precisa e a non “sparare a caso“.

Il tuo capo ti ha detto “Sei troppa aggressiva.
Fai domande per capire:

“Quando mi reputi aggressiva, cosa mi vedi dire/fare?”
“Quale aspetto del mio atteggiamento ti causa problemi?”
“Il mio approccio con i clienti non ti piace … quale aspetto dovrei migliorare”

Puoi risolvere qualsiasi problema, se lo definisci attraverso i comportamenti.
Ma non puoi risolvere qualcosa di vago come: “Sei troppo aggressiva“.
A proposito di aggressività al lavoro leggi il mio post.

6. Non criticare la persona

Sei stato spiazzato dal capo che ti chiede di cambiare il tuo comportamento …
alla radice?

La ricerca di una scusante (quando si riceve un feedback negativo) può essere distruttiva per le relazioni.

Specialmente quando sei arrabbiato.
Può essere fonte di guai!

È il momento di un’introspezione onestaCome dare il mio contributo per la risoluzione di questo problema?”,
“Cosa sarebbe giusto fare?”
Informati in modo approfondito prima di tutto.

Non giustificarti più e più volte. Non ritornare sull’argomento.

Più ribatti … più dai credito, maggiormente rafforzi la critica.

Mai difendersi criticando chi-ti-critica.

Piuttosto ringrazia “Grazie per le tue considerazioni interessanti, ci penso e ne riparliamo.”
“Grazie, possiamo dialogare più tardi”
“Possiamo discuterne dopo averci pensato”.

7. Se il feedback del capo è via mail …

La regola la conosci già:
non rispondere mai a una mail importante in fretta.
Quando si tratta di un feedback negativo poi …

Quando la temperatura sale,
il primo momento-chiave è raffreddarsi.

Fai un respiro profondo. Anzi due.
Non lasciare che la rabbia guidi la tua risposta!

Leggi più volte la mail, fino a quando non sei sicuro di ciò che veramente intende il messaggio,
potresti aver interpretato erroneamente l’intento del contenuto.

Schematicamente per rispondere a una mail incazzosa devi:
pensare – scrivere la risposta – lasciare in bozza – rileggere – inviare.

feedback del capo

8. Accetta il fatto che (forse) il tuo capo ha visto qualcosa che ti è sfuggito

Se hai appena ricevuto un feedback del capo che ti ha ferito e messo al tappeto, prova a chiederti cosa-te-ne-vuoi-fare,
preferisci difenderti per avere ragione o crescere come professionista?

Se la tua scelta è avere ragione,
sappi che così facendo resterai ancorato alla tua versione della realtà,
ricercando e giustificando tutti i motivi per cui tu avresti ragione e qualcun altro torto.

Quando decidi di avere ragione,
cerchi solo le risposte che “ti servono” (per dimostrare la tua ragione),
scartando così tutte le altre informazioni utili che potrebbero aiutare il tuo sviluppo.

Se la tua scelta è la crescita,
non sei più una vittima. Ti prendi la responsabilità.
Dimostri che sei pronto a rimetterti in questione per migliorare e non sei succube della paura delle critiche.

Il feedback che ti colpisce è probabilmente quello più utile.
Ricorda il beneficio di ottenere critiche costruttive.

Può essere difficile ricevere feedback del capo, da un collega o da qualcuno che non rispetti,
ma ricorda che le risposte più costruttive provengono (spesso) da fonti che non ci piacciono,
non sopportiamo.

feedback del capo

Il feedback del capo ti ha messo al tappeto? 8 spunti per risollevarsi prima del gong- 1

feedback del capo

Hai appena ricevuto un feedback del capo che ti ha spiazzato,
ferito, messo al tappeto,
che ti ha fatto male.

Ti senti attaccato, arrabbiato, sbagliato,
e sottovalutato.

Inizi a digitare la tua mail di dimissioni.
Prima di premere invio, però ti fermi per riflettere (meglio così) …

Un feedback del capo – se gestito male – può essere demolente

A un certo punto del nostro percorso professionale,
prima o poi tutti riceviamo feedback negativi da parte del capo, dai collaboratori o dai clienti.

A volte sono difficili da sentire,
ma sono un’occasione per lavorare meglio e spingerci a un livello successivo.

La domandona è:
Sei disposto a imparare dai feedback?
Sei disposto a crescere e affrontare la situazione?

Se la tua risposta è no,
sappi che continuerai a giustificarti, difenderti, arrabbiarti e poi …
ciò che non accetti (nella vita) ricomparirà di nuovo e ancora finché non avrai imparato la lezione.

Se la tua risposta è sì,
ecco alcuni suggerimenti per aiutarti a prendere il massimo da un momento,
che ti può far sprofondare (se gestito male) in piena crisi professionale:

1. Calma ..respira

Quando ti senti attaccato,
non peggiorare la situazione arrabbiandoti,
rispondendo in modo sproporzionato o scappando via.

È umano,
ma non è costruttivo e implica un inutile spreco di energie.

Prenditi almeno una mezzora per “riconquistare” logica, prospettiva,
e calma.

Riesci a mettere da parte l’emozione e riflettere?
Oppure, usi l’emozione per giustificare e biasimare?

2. Riconosci il feedback del capo come una spinta alla crescita

Il feedback è la strada maestra verso la crescita.
Ken Blanchard l’ha definito la colazione dei campioni.

Tuttavia,
potresti essere totalmente ignaro della necessità di un miglioramento.
E la prima volta (che lo senti) ti potrebbe sorprendere, spiazzare,
e disorientare.

Impegnati a ricevere un feedback negativo con apertura e disponibilità,
dimostrando così che sei pronto a risolverlo.
Dai una risposta tipo:
“Vorrei fare tutto quello che posso per cambiare”
“L’ho notato anch’io … di me stessa.”
“Mi puoi aiutare a migliorarmi?”

Quando provi riconoscenza per un feedback (anche – e soprattutto – se negativo),
vuol dire che stai crescendo.

3. Spesso rifiutiamo il feedback perché non ci piace la “fonte”

Forse il tuo capo è stato troppo duro e molto vago,
ma anche questa è un’occasione di crescita professionale.

Se è un buon leader,
apprezzerai il feedback che ti ha dato.

Infatti,
quando è fatto in modo corretto e con buone intenzioni (leggi il mio post),
il feedback potrebbe essere un’opportunità per migliorare il nostro rendimento.

A seconda della fonte,
può essere particolarmente difficile ricevere un feedback negativo.
Spesso lo rifiutiamo, perché non ci piace (o non rispettiamo) la persona.

Ci vuole grande forza mentale per apprezzare e “digerire” un feedback del capo negativo,
fatto da qualcuno che non stimiamo e apprezziamo.

feedback del capo

4. Rimani concentrato su te stesso

Ecco un altro punto fondamentale.
Resisti alla tentazione (anche legittima) di rimarcare come anche altre persone fossero state coinvolte nel risultato negativo.
Resta su di te.

Concentrandoti sugli altri,
rallenti solo i progressi nell’apprendimento e sposti il focus di miglioramento.
Prendi il massimo dall’esperienza concentrandoti solo su ciò in cui TU puoi fare la differenza.

feedback del capo

Vuoi diventare leader? 7 zavorre che devi mollare se vuoi salire in alto

diventare leader

È luogo comune pensare che per ottenere successo, diventare leader, bisogna fare qualcosa.
Questo è (anche) assolutamente vero!

Ma per avere successo nel lavoro oltre a fare-di-più è fondamentale anche togliere.
Diminuire. Alleggerire.
Sgravare.

Per diventare leader è necessario sbarazzarci dalle zavorre (soprattutto quelle emotive) che ci portiamo sulle spalle.
Spesso sono loro a tenerci ancorati e a impedirci di volare!

Per volare in alto, devi pesare poco,
più sei “leggero”, più sali!

Ecco 7 pesi che devi mollare subito se vuoi ottenere più successo,
e diventare leader:

1. Abbandona l’onere di dover avere sempre tutte le risposte

“Nessun uomo sarà mai un grande leader se vuole fare tutto da solo,
o prendersi tutto il merito per averlo fatto.”
Andrew Carnegie

Pensi a un leader come a un eroe infallibile,
risolutore di problemi e quesiti difficili?

Anche i migliori leader imparano dagli altri.
Anzi.
I grandi leader hanno una chiara consapevolezza dei propri limiti.

Sanno che il successo è uno sport di squadra e per questo cercano di “riunire” attorno a loro persone appassionate ed eccellenti nelle diverse aree di competenza.

I grandi leader ascoltano più di quanto parlano.

Ascoltano con l’obiettivo di capire e non di rispondere.
Riesci a vedere la differenza?

2. Liberati del pesante fardello di non dover sbagliare mai

I grandi leader fanno errori come tutti.
Come me e come te.

In realtà anche più visibili,
perché prendono decisioni con conseguenze che (se negative) sono sotto-gli-occhi-di-tutti.

Tuttavia, ciò che differenzia un grande leader dagli altri è ammettere candidamente i propri errori e le lezioni che ha appreso.

Il grande leader sa che il fallimento è una parte essenziale del processo di esplorazione,
scoperta e innovazione.

Se non fallisce resta attaccato agli approcci del passato.
Non può imparare, evolvere e crescere.

Se le tue azioni non saranno piene di curiosità ed esplorazione,
perché hai tanta paura di fallire o non sei disposto a provare qualcosa di nuovo,
difficilmente diventeranno incisive.

3. Abbandona l’idea di dover essere sempre brillante e carismatico

Per diventare leader non hai bisogno di una personalità impressionante.
Alcuni dei migliori leader sono molto introversi e con poco charme.

Il carisma non è la qualità assoluta di un leader.
Anche se aiuta ad attirare la gente.

Leadership è saper essere influente.

È la capacità di ispirare le persone.
Se sei affidabile, credibile, integro e stai andando da qualche parte (importante),
vedrai che saranno in tanti a seguirti!

4. Liberati dal pregiudizio che i leader migliori siano uomini

La ricerca suggerisce che le donne tendono ad avere un maggiore potenziale di leadership rispetto agli uomini.

Le ragioni per cui la maggior parte dei leader sono uomini,
sono più legate a pregiudizi, a tradizioni e a “barriere” che hanno impedito alle donne di raggiungere (almeno per il momento, ne sono certo) posizioni di leadership di alto livello.

5. Molla il peso dell’aspettativa di essere amato e popolare

I leader possono essere persone molto sole.
La solitudine è uno dei costi da pagare per essere un leader.

Più sali e più devi vivere sotto la (spietata) luce dei riflettori.
Ci saranno sicuramente riconoscimenti e approvazioni ma anche avversione e invidia.

Anche al tuo livello.

Non devi sorprenderti se pur non essendo un VIP, uno sportivo famoso o un grande imprenditore risvegli gelosie e avversioni delle persone (spesso proprio di quelle che ti circondano).

L’unico modo per evitare le critiche e di essere “gradito” come leader è non prendere decisioni,
non cambiare, non dire e non fare niente.
Ti sembra possibile?

6. Non farti abbagliare, la posizione non ti renderà leader

Leadership è atteggiamento, non (solo) conoscenza.
Anche se studi e ti informi tanto, pensi di sviluppare capacità di leadership?

Se hai l’ufficio più grande (quello all’ultimo piano), hai persone che rispondono ai tuoi comandi,
ottieni obbedienza, pensi di essere un leader?
C’è qualcuno disposto a seguire il tuo esempio?

La vera leadership non si basa sulla posizione o sul grado.
È azione, prestazione, capacità ed efficacia.

Alcuni credono che per diventare leader semplicemente basti un titolo.

Chi non conosce persone collocate (non si sa come – o forse si –) al vertice della leadership che hanno fatto danni,
demoralizzato il personale e distrutto il business peggio della più grande crisi economica.

diventare leader

7. Liberati dal pregiudizio più pesante: leader si nasce

Il mito che leader si nasce, è quello più “utilizzato”, pericoloso e sabotante.

Non sono nato leader.
Quindi perché provarci? Tempo perso.
È inutile, è scritto nel destino, nelle stelle.

Sbagliato.
Alcune persone hanno qualità di leadership innate.
È innegabile.

La ricerca ha dimostrato che solo 1/3 dei cosiddetti modelli di leadership sono “nati leader”,
mentre la maggioranza (i restanti 2/3) “sono diventati leader” attraverso il duro lavoro e il superamento di circostanze straordinarie e difficili.

Diventare leader? Non è solo genetica

Che tu sia un manager di una multinazionale,
un piccolo imprenditore della sua azienda a conduzione familiare,
uno store manager del centro città, il team leader di un gruppetto di collaboratori,
che il tuo staff sia costituito da 1 o 100 persone, poco importa …
per ottenere ottime performance devi prendere sempre più confidenza con la crescita professionale dei tuoi collaboratori e il potenziamento della tua leadership personale.

Le persone oggi possono determinare il successo o l’insuccesso del tuo lavoro o della tua azienda.

La leadership non è una predisposizione genetica.
Adesso lo sai anche tu.
Non hai più scuse.
Ci puoi lavorare.

12 frasi che un grande leader non direbbe mai – parte 2

un grande leader

leggi anche la parte 1 small ...

7. “Spostati, ti faccio vedere come si fa”

Più sali la scala aziendale, meno “lavori” personalmente con un singolo collaboratore,
lo fai attraverso l’intero team.

L’obiettivo è quello di mettere le persone giuste nei posti giusti e consentire loro di avere successo.
Che poi (in definitiva) diventerà il tuo successo.

Anche se hai tutto in mente,
continua a insegnare.

Dai al tuo team un compito chiaro e poi tirati fuori.

Non sentirti in dovere di risolvere tutti i problemi.
Non essere per il team un comodo sgabello,
dove ci si può adagiare per risolvere i problemi.

Puoi aiutare i tuoi collaboratori a raggiungere standard più elevati non-aiutando.

Potrebbe non essere esattamente come faresti,
ma come possono crescere le persone se non li fai tentare?
Fallire e migliorare?

A questo proposito leggi il mio post sull’argomento.

8. “Il fallimento non è un’opzione”

“Vuoi che ti dia una formula per avere successo?
È molto semplice.
Raddoppia il numero dei tuoi insuccessi…
Tu consideri il fallimento il nemico del successo.
Ma non è affatto così… “

Thomas Watson – amministratore delegato di IBM

Ecco una frase usata come slogan motivazionale,
che invece spesso è interpretata dai membri del team come “qui gli errori non sono consentiti”.

Quest’atteggiamento infonde paura di sbagliare nei collaboratori,
riduce la creatività e inibisce l’innovazione.

Un grande leader permette – persino incoraggia – gli errori (non certo quelli dettati da superficialità o incompetenza) per trasformare i blocchi in aperture e gli sbagli in trampolini di lancio.

9. “È impossibile”

Ogni idea è buona?
No, senza dubbio.

Respingere però le idee e le proposte del personale,
bollandole tipo “È irrealizzabile” – “È impossibilenon aiuta certamente il coinvolgimento e l’attaccamento all’azienda.

Quando i tuoi collaboratori sentono che la loro “voce” non è mai ascoltata o non sono coinvolti perdono,
un po` alla volta, entusiasmo e motivazione,
con ovvi effetti negativi sull`ambiente di lavoro e sui risultati.

Questa frase, come risposta a un suggerimento,
trancia di netto ogni possibilità di innovazione e di far-accadere-qualcosa.

Di fronte a un tale suggerimento, se vuoi diventare un grande leader,
dovresti immediatamente chiedere:
“Ok. Ora, come possiamo farlo succedere?”

Questa è una frase che motiverà le persone a lavorare ancora di più per trovare una soluzione.

10. “Non è così che facciamo qui”

I grandi leader non sprecano mai la loro sete per nuove idee.
Non sono bloccati nel passato,
con una forma mentis inflessibile e chiusa.

Sono costantemente alla ricerca di modi per rendere i processi sempre più efficienti.
Non tralasciano mai un suggerimento,
sostenendo che sia qualcosa che non-si-fa o sia impossibile.

I leader forti ascoltano e pensano con una mente aperta,
valutano bene i collaboratori che dimostrano pensiero creativo,
flessibilità e competenze per la risoluzione dei problemi.

Anche se non sei d’accordo con l’idea di qualcuno,
prendi tempo per riflettere e chiedi:
“Questa è un’idea interessante. Come funziona?”
“Questo è un approccio diverso. Discutiamo i pro e i contro”.

Un grande leader non critica mai le persone che fanno domande e cercano di fare le cose in modo migliore.

11. “Non portarmi nessuna brutta notizia o sorpresa”

Non è che così riuscirai a far sparire cattive notizie e sorprese:
nascondendole, stai (semplicemente) creando bombe a orologeria,
che possono scoppiarti in faccia da un momento all’altro.

I grandi capo vogliono conoscere subito le questioni che richiedono un’attenzione immediata.

Vogliono essere i primi a sapere.
Sono loro stessi a creare una cultura lavorativa in cui le persone non nascondono criticità, errori o sorprese,
ma le affrontano subito, con coraggio.

12. “Sei già fortunato ad avere un lavoro qui” – un grande leader non lo direbbe mai

Frase subdola che svilisce,
distrugge l’unità e uccide il morale.

Significa che stai offrendo al tuo collaboratore un favore o il privilegio di lavorare per te.
Aspetta … spetta a lui/lei decidere se è vero.

I migliori leader sono sempre disponibili ad ascoltare anche le lamentele del loro personale.

Scelgono parole specifiche “Siamo fortunati ad averti nel nostro team“;
al fine di massimizzare il potenziale delle persone per ottenere grandi risultati.

Se vuoi essere un grande leader, lascia che siano le azioni a parlare al posto tuo,
anziché il tuo curriculum e il tuo ego.

leggi anche la parte 1 small ...

un grande leader

12 frasi che un grande leader non direbbe mai – parte 1

leader non direbbe mai

La leadership è probabilmente uno dei concetti più chiacchierati ma sicuramente il meno compreso e il più equivocato.

Moltissimi desiderano essere leader.
Molti pensano di essere leader.
Pochi lo sono.

Alcuni sono impreparati perché non sono stati adeguatamente formati.
Altri sono sicuri di poter guidare le persone, sono in posizioni di leadership, ma non ci dovrebbero essere.

Altri ancora hanno raggiunto il loro pieno potenziale e solo con la formazione specialistica (coaching per la leadership) possono alzare il loro livello di una tacca.

Desiderare di essere un grande leader non vuol dire diventarlo

“Per guidare gli altri, cammina alle loro spalle.”
Lao Tse

Desiderare di essere un grande leader non significa averne il carattere,
l’abilità e il coraggio.

Le parole possono stimolare, ispirare e convincere
ma anche allontanare, disorientare e scoraggiare.

Dipende da ciò che diciamo.
E soprattutto da come lo diciamo.
Ci vuole attenzione, moderazione e competenza.

Evita di usare queste 12 frasi con i tuoi collaboratori,
in qualsiasi ambiente di lavoro:

1. “Credi di essere più intelligente di me?”

Ti disturba ricevere domande?
Interrogativi? Dissensi?

Se la tua reazione naturale è quella di attaccare l’interrogatore,
allora potresti rischiare di prendere decisioni sbagliate.

Non perdere la testa quando ricevi critiche.
Un grande leader evita di prendere tutto sul personale.
Non essere paranoico.
Non pensare che tutti stiano cercando di farti prendere una decisione che non vuoi.

Potresti avere ragione,
ma ascoltare un secondo parere non è segno di debolezza.

Se i tuoi collaboratori stanno cercando di dirti che questa decisione non è sensata,
potresti riesaminarla e cambiare la tua idea.
Anche questa è leadership.

2. “Ho lavorato tutto il week end. Tu dove eri?”

Perché continui a raccomandare che i week-end sono preziosi,
che si dovrebbero spendere con la famiglia,
e poi invii mail di lavoro la domenica pomeriggio?

Perché sgrani così gli occhi quando la tua collaboratrice ti chiama per dirti che il suo bambino è ancora malato.
Davvero non sai che i bambini si ammalano così spesso?
Ah! No?

Anche se lavori tanto,
questo non vuol dire che i tuoi collaboratori debbano essere disponibili 24 ore su 24.

Per molti dei tuoi collaboratori l’equilibrio lavoro-privato è una sfida sfiancante che molto spesso li vede uscire perdenti.
Non ti nascondere dietro un “Cosa ci posso fare? È il mio ruolo!“.

Oltre che sbagliate,
queste frasi colpevolizzanti sono controproducenti,
poiché producono un forte stress e peggiorano la qualità del lavoro.

A volte,
basta solo un po’ più di comprensione e un pizzico di simpatia.

3. “Io sono il capo”

Questa frase è spesso utilizzata da dirigenti che hanno bisogno di questo tipo di rinforzo per creare un ambiente di lavoro sottomesso che si basa sull’ansia e sulla paura.

Naturalmente tu sei il capo,
ma dicendolo, utilizzi la tua posizione per sovrastare gli altri.

Se sei un vero leader, non hai bisogno di sottolinearlo tutte le volte.
Tutti lo sapranno.

Se hai bisogno di affermare che sei superiore,
vuol dire non lo sei.

I grandi leader sono seguiti e ammirati,
mentre i dittatori sono temuti e disprezzati.

Non gongolarti davanti al tuo team perché pensi di essere speciale.
Utilizza i vantaggi del tuo ruolo per ispirare e aiutare i tuoi collaboratori o dipendenti a crescere professionalmente.

4. “Non mi hai visto entrare?”

I peggiori leader si aspettano che le persone scattino in piedi ogni volta che fanno il loro ingresso in un ufficio.

Se il tuo team deve fermarsi, mettersi sull’attenti e deviare dal lavoro solo perché sei entrato,
beh, hai un problema!

I leader eccellenti si assicurano di non interrompere il lavoro della loro squadra.
Sono osservatori attenti a riservati.

5. “Sei SEMPRE il solito!” – “OGNI volta sbagli”

I grandi leader sanno che il feedback deve essere riferito a qualcosa di specifico e non a qualcosa di generico.

Fanno attenzione a essere chiari sul cosa-dove-quando:
spiegare le azioni fatte,
i comportamenti avuti o le cose dette.

Un grande leader evita di generalizzare il carattere o il comportamento di una persona in modo negativo.
Usare parole come “ogni volta, sempre, mai, tutti” rischia di trasformare la tua critica in un rimprovero generico molto scoraggiante e demotivante.

un grande leader

6. “Non è colpa mia”

I migliori leader si assumono la responsabilità delle loro azioni.
Si concentrano sulle soluzioni, non sul trovare le colpe,
o peggio scaricarle su altri.

Nessuno ama sentirsi in colpa,
ma un grande leader assorbe il colpo,
si attribuisce la responsabilità e riunisce la sua squadra per trovare una soluzione.

Non puntare il dito su altri,
non fare la solita domanda “Di chi è la colpa questa volta?” (se la colpa è tua).

Se vuoi diventare un grande leader, non cercare scuse e nemmeno giustificazioni.
Non incolpare la gestione precedente, gli altri dipartimenti,
il Mercato o l’incapacità di alcuni membri del team.

I leader eccellenti sanno che è molto più produttivo canalizzare le energie per trovare risposte e soluzioni.

leggi anche la parte 2 small ...

Caro capo ti scrivo … 5 mail che non dovresti mai inviare al tuo capo

mail al capo

Diversi studi che indicano che circa il 50% delle mail sono mal interpretate.

E ti credo!
In una mail le parole sono l’unica risorsa …
tenendo conto del solo testo perdiamo oltre il 90% dell’efficacia della comunicazione efficace.

E con queste premesse,
è facile creare incomprensioni ed equivoci.

Quando scriviamo una mail al capo,
dobbiamo stare ben attenti a non usare espressioni che ci fanno apparire offensivi,
incompetenti o poco corretti.

Frasi che possono essere interpretate negativamente e sabotare il rapporto professionale con il nostro capo/a.

Ogni ufficio ha una sua “etichetta” di posta elettronica.
Qualunque sia il tuo modo di utilizzare la posta elettronica (rispondi subito a tutti dettagliando oppure non la usi quasi mai), ecco 5 tipologie di mail che non dovresti mai inviare al tuo capo:

1. Email negative o che suscitano dubbi

Non dare un motivo di dubitare di quello che stai scrivendo,
quando invii una mail al capo,
presenta i tuoi pensieri senza alcun giudizio e lascia a lui/lei la libertà di decidere.

Evita di iniziare le tue email al capo con negazioni tipo:
“Non so se questo funzionerà … “
“Spero che i risultati non saranno …”
“Mi auguro che …”,
“Mi sembra …”
“È probabile che …”

Così scrivendo, stai riducendo al minimo la fiducia (del tuo capo/a) nelle tue idee.

Queste frasi sono comuni e accettabili nella conversazione di tutti i giorni,
nelle tue mail al capo è meglio evitarle.

“Scusa il disturbo”
“Era solo un’idea”
“Spero di non aver sbagliato”

sono frasi che (potrebbero) mettere in cattiva luce il tuo lavoro, ti fa sembrare come se ti stessi scusando per qualsiasi domanda e fa emergere un senso d’inferiorità rispetto il tuo capo.

2. Girare un link divertente

Puoi pensare che sia solo un gesto amichevole,
confidenziale, distensivo,
ma includere il tuo capo su un thread che non è collegato al tuo lavoro, potrebbe essere visto come un fastidio.

Puoi avere tempi d’inattività,
ma non spostare l’attenzione dell’intero team sull’ultimo video virale di “You tube” (per quanto possa essere divertente).

3. Risposte tipo: “Non posso farlo. Ho altre priorità al momento”

Questa frase ti farà apparire indolente rifiutando di fare qualcosa,
di non voler imparare e crescere.

Invece di spiegare la tua posizione o di chiedere aiuto per la priorità,
hai appena arrestato la comunicazione!

Molto meglio dire: “Ho una serie di mansioni in scadenza.
A tuo parere, a quali daresti la priorità
?”

4. Non inviare mail al capo dispersive o equivoche

Proprio come te,
(anzi più di te)
il tuo capo/a è occupato.
Non ha tempo da perdere.

Non scrivere mail lunghe, dettagliate o enigmatiche,
perché il contenuto può facilmente essere interpretato in modo errato.

Utilizza meno frasi possibili e vai dritto al punto;
utilizza (in linea generale) non più di 5 frasi.

Scrivere mail dispersive significa che hai difficoltà a esprimerti in modo chiaro e conciso.
Stai sprecando il tuo tempo e (soprattutto) quello del tuo capo.

mail al capo

5. Email che “trasudano” fretta e approssimazione

Controlla prima di inviare una mail al capo!

Qualunque cosa tu decidi di inviare via mail al tuo datore di lavoro,
è sempre una buona idea, leggere e controllare prima di inviare,
soprattutto quando sei di fretta o quando ti senti molto emotivo.

Puoi controllare di non aver giudicato erroneamente il tono o includere qualcosa che non dovresti fare,
ma puoi verificare anche eventuali errori di ortografia o sviste stupide.
Sapere quando non utilizzare la posta elettronica

Ci sono comunicazioni in cui il tono e il linguaggio del corpo fanno la differenza.
È importante riconoscere quei momenti e preferire una chiamata o un incontro faccia-a-faccia con il tuo capo.

Se non desideri dire qualcosa in faccia ad una persona,
non dirlo in una mail.

“Chi si accinge a diventare un buon capo, deve prima essere stato sotto un capo.”
Aristotele

12 spunti per ottenere il rispetto che meriti sul luogo di lavoro – 2

rispetto sul lavoro

rispetto sul lavoro

7. Difendere le persone vuol dire guadagnare rispetto sul lavoro

Hai mai lavorato con qualcuno che ti ha difeso quando hai fatto un errore?
Ti ha appoggiato davanti a critiche ingiuste?
Ha difeso le tue azioni davanti a un dirigente o un cliente?

Se ti è già successo,
probabilmente questo gesto ti avrà lasciato un’impressione molto profonda,
e rafforzato il rapporto e la stima che avevi per quella persona.

Non devi fare l’eroe, il paladino dei diritti dei più deboli,
e neanche rischiare di metterti in cattiva luce con persone-chiave,
ma quando è il caso o lo ritieni giusto, prendere le difese di un collega e di un collaboratore ti farà
guadagnare la stima e il rispetto di tutto il team.

Sono d’accordo con te …
oggigiorno se ne vedono sempre meno di questi semplici gesti,
e sono ad appannaggio di qualche eroe solitario.

Ma potrebbe essere il momento di cominciare,
non credi?

8. Vestiti come se dovessi chiedere una promozione. Ogni giorno.

Il cliché è di vestirsi al lavoro come si preferisce,
ma se vuoi distinguerti e guadagnare più rispetto sul lavoro,
devi farlo con cura e attenzione.

Sono certo che vuoi essere notato per la tua intelligenza, le tue capacità e il tuo talento,
non certo per il vestito di una taglia più grande,
i calzini bianchi, la cravatta che arriva sotto la cintura,
le scarpe consumate o la scarsa igiene personale.

Senza entrare nei particolari di un argomento così vasto,
anche il tuo aspetto personale ha bisogno di dimostrare che oltre a prenderti sul serio,
sei anche al passo con le più recenti tendenze moda.

Senza esagerare.

“Presentati” ogni giorno al lavoro come se dovessi avere un incontro con il grande-capo per un potenziale aumento,
vedrai la differenza!

9. Concentrati solo sul tuo comportamento

“Non posso immaginare una perdita maggiore della perdita del proprio rispetto di sé.”
Mahatma Gandhi

Quando la timidezza ti crea problemi sul posto di lavoro,
altre persone possono prenderti meno sul serio o approfittarsi di te.

Ma non puoi cambiare gli altri.
Non puoi modificare il comportamento degli altri.
L’unico che può veramente cambiare sei tu!

Tutto quello che puoi fare,
dipende intrinsecamente dal tuo impegno.

Cambiare il tuo approccio e di conseguenza il comportamento degli altri non è roba da supereroi!

Basta alzarsi dal divano.
Hai la possibilità di non dormire sul divano,
mentre la vita ti scorre davanti.

Sai cosa non ti piace?
Che cosa dovresti cambiare?
Come dovresti comportarti per ottenere il rispetto sul lavoro?

10. Sapere quando tacere, specialmente quando sei in un gruppo

Saper comunicare vuol dire (innanzitutto) avere qualcosa da dire.
Se non hai nulla d’interessante da dire,
meglio tacere!

Nel tentativo di rendere i nostri discorsi più autorevoli e competenti,
aggiungiamo parole ed espressioni per dare più enfasi,
e (ironicamente) produciamo esattamente l’effetto opposto:
indeboliamo la nostra comunicazione e miniano la fiducia di chi ci ascolta.

Il rispetto sul lavoro che stai cercando dipende anche da questo.
Taci, non interrompere,
impara ad ascoltare.

Ascoltare vuol dire placare il tuo chiacchiericcio interno
e prestare la più totale attenzione a quello che l’altro sta dicendo.
Occorrono disponibilità, sano e sincero interesse verso gli altri.
Ascoltare è il segreto per avere una comunicazione davvero efficace.

Fallo e diventerai,
nel tuo posto di lavoro un punto di riferimento importante e irrinunciabile.

11. Sapere impostare i confini personali

Un altro passo per affermare se stessi (e guadagnare rispetto al lavoro) è stabilire i propri confini personali.

I confini sono regole e limiti che creiamo per guidare e dirigere gli altri su come devono comportarsi con noi.

Se hai problemi di affermazione di te,
in genere non hai confini e permetti agli altri di camminarci sopra e “sconfinare” regolarmente
e corri il rischio di trasformarti in una persona piena di risentimento e di amarezza.

Se non sai quali sono i tuoi valori e i tuoi confini,
prenditi del tempo per capirlo.

Una volta fatto,
impegnati (da qui in avanti) a non subire più “intrusioni” nei tuoi confini.

rispetto sul lavoro

12. Assicurati di conoscere bene la differenza tra essere sicuro e arrogante

Non perdere occasione sul tuo luogo di lavoro di essere amichevole nel comportamento e nei gesti.

Spesso,
quando siamo insicuri, mascheriamo le nostre debolezze con la spudoratezza.
L’arroganza è una compensazione per la mancanza di fiducia in sé.

La più grande trappola (riguardo il rispetto sul lavoro) è di confondere la fiducia in se stessi con l’aggressività e l’arroganza.

Nella maggior parte dei casi,
reagiamo a un comportamento che giudichiamo irrispettoso nei nostri confronti,
pensando che l’altra persona l’abbia fatto apposta per darci fastidio e crearci disagio.

A volte questo senso d’insoddisfazione è esternato,
altre volte ci si chiude nel mutismo e ci trasformiamo (poco a poco) persone piene di rancore e di malinconia.

Raramente si affronta la questione in maniera aperta e positiva,
cercando di spiegare alle persone le nostre motivazioni,
invitandole a evitare di ripetere le stesse situazioni in futuro.

rispetto sul lavoro