La skill fondamentale di successo .. quella che proprio non ti aspetti – parte 2

la skill di successo

4. Il fallimento ti fa imparare prima

L’esperienza è il metodo – di gran lunga – più efficace per imparare, ma comporta tanti errori.

I bambini non hanno paura di fallire. Conoscono, senza saperlo, la skill di successo.
Vogliono imparare e continueranno a provare fino a quando non lo capiscono.

Sei riuscito ad andare in bicicletta la prima volta che hai provato? No di certo!

Ci vuole molta pratica.
A ogni tentativo (anche se fallito) hai aggiunto un tassello per raggiungere il successo.

Quando stai imparando qualcosa di nuovo, cerca di concentrarti sul processo anziché sul risultato.
Devi essere orgoglioso di ogni passo – anche piccolo- che hai realizzato.

5. Porta lo sconforto alla luce

Un altro modo potente per gestire lo scoramento dopo una caduta professionale,
è non tenerlo tutto dentro di te.

Portalo alla luce, parlane, condividilo, con qualcuno vicino a te, di cui ti fidi.

Una conversazione sincera e profonda può essere molto utile a diminuire questa forte pressione interiore.

Attraverso gli occhi di qualcun altro puoi cambiare prospettiva, ristrutturare la realtà, trovare una nuova via.

Un’altra cosa che puoi fare, è leggere la biografia delle persone che più ammiri per capire come hanno gestito sconfitte e fallimenti.

6. La sconfitta permette la rivalutazione

Gli atleti di successo (che hanno vissuto molti fallimenti professionali),
sono spesso tra i più vincenti perché riescono a rivalutare il motivo per cui non hanno raggiunto i loro obiettivi.

Cambiano direzione e vanno avanti (più forti di prima).
Il fallimento è un feedback.
Ti aiuta ad analizzare cosa è andato storto, ti permette di adottare le contro-misure per farlo bene la prossima volta.

7. Non rimanere bloccato a rimuginare. Passa subito all’azione

È fondamentale elaborare la situazione e accettarla. È facile (e normale) anche rimanere bloccati a rimuginare per un certo periodo.

Prenditi del tempo per te,
elabora un piano (anche semplice) su come procedere.

Non deve essere perfetto, correggilo in corso d’opera, lungo la strada.
Dividilo in piccoli passi e poi passa immediatamente all’azione.

Agire può essere anche un modo per “rompere” il disorientamento e la paura di fallire di nuovo. Se hai ancora difficoltà a iniziare, fai un passo molto piccolo.

L’importante è cominciare, andare avanti di nuovo.

8. Mantieni l’entusiasmo

“Il successo è l’abilità di passare da un fallimento all’altro
senza perdere l’entusiasmo.”

Winston Churchill

Non fare lo sbaglio di trasformare i tuoi errori in sconfitta. Mantieni lo slancio e l’entusiasmo anche quando non ci riesci. Le cose migliori di solito accadono quando meno te lo aspetti.

Dopo un errore,
riprovaci dicendo: “Ok. La prossima volta farò … ”.
Errori ripetuti ti insegnano che ci sono altri modi possibili per fare le cose per bene.

Cerca di sorridere nel frattempo.
Non perché la vita è facile o perfetta, ma perché hai scelto di mantenere l’entusiasmo, di essere felice e grato per tutte le cose buone che hai fatto finora.

la skill di successo

9. Non mollare mai

Rivedi le strategie, migliora l’approccio, gli strumenti, competenze e …
vai avanti.

Non accontentarti. Insisti fino alla fine.
Anche dopo ripetuti fallimenti, non perdere la fiducia mai.

Se anche tu (come me) ti sei reso conto di non poter contare sul talento, spero ti sia da stimolo sapere che il talento è utile ma la grinta è il fattore fondamentale del successo a lungo termine. Se non c’è l’hai, devi trovarla.

Se ne hai,
tienila stretta e non sprecarla su qualcosa di stupido!

La strada più rapida per avere successo è “allenare” un atteggiamento impavido verso il fallimento.

Prova nuove cose. Prendi rischi e sfida te stesso.
Continua a “spingere” finché non ottieni quello che vuoi.
E se fallisci lungo la strada, sappi che sei in ottima compagnia.

La skill di successo? Tollerare il fallimento

La paura del fallimento ci rende riluttanti a provare cose nuove.

Ma per raggiungere qualsiasi obiettivo degno, dobbiamo prendere dei rischi.
E il rischio comporta la possibilità di fallimento.

Se hai grandi obiettivi, devi essere in grado di tollerare l’insuccesso
ecco la skill di successo (che proprio non ti aspetti).

La skill fondamentale di successo .. quella che proprio non ti aspetti – 1

skill di successo

Hai grandi sogni per il futuro, ma spesso ti chiedi se hai davvero tutto quello che serve.
Passione, atteggiamento, coraggio, tenacia.
Basta? Uhm!

Ma ecco spuntare una capacità che non ti aspetti, un’abilità sorprendente per avere successo:
la vera misura del carattere di una persona emerge dal modo in cui gestisce l’avversità o il fallimento.
Sopporta la frustrazione e l’insuccesso.

La skill di successo? Reggere l’insuccesso

Infatti, tutte le persone di successo hanno un’alta tolleranza per il fallimento.
Perseverano e continuano, nonostante la sconfitta.

Quando falliscono, si rialzano.
Prontamente.
Un detto giapponese dice “Cadi 7 volte, rialzati 8”.

Le persone di successo sanno “fallire bene”.
Sembra completamente illogico, contraddittorio, vero?

Questo non è quello che ci hanno detto!
Ci hanno sempre fatto credere che se commetti un solo errore, se fallisci, la tua vita è finita. Non così?
Come può una “capacità di fallimento” essere un fattore potenziante? Una skill di successo?

L’insuccesso – in realtà – ci aiuta a crescere.
Abbracciare la possibilità di fallire è la chiave per affrontare le sfide.

Se saprai fallire, se svilupperai questa skill di successo … ce la farai!
Ecco 10 spunti per imparare a “fallire bene” e rialzarsi:

1. Accetta quello che senti

Fallire, non riuscire, non centrare l’obiettivo … fa male.
Spesso molto male.
Se l’hai provato sai cosa intendo.

Non respingere il dolore, non distrarti, non incolpare gli altri (in fondo – anche se in parte minima – abbiamo sempre una responsabilità). E non provare a esorcizzarlo con un sorriso.
Non funziona.

“Lascialo entrare” dentro di te, piuttosto. Accettalo. Elabora ciò che è successo.
Se rifiuti questo sentimento, riapparirà più tardi inaspettato e ancora più doloroso.

E poi non sei il solo …
non farti ingannare dai sorrisini e le dita a V su facebook … la maggior parte delle persone non parla apertamente dei loro fallimenti.

Non lamentarti e commiserarti troppo.
Le continue recriminazioni ti tolgono un sacco di energie,
ti annebbiano la mente e ti distolgono dal fare la prossima mossa: passare ancora all’azione.

2. Non sei un fallimento solo perché hai avuto una battuta d’arresto

Quando hai avuto una sconfitta, è facile pensare che continuerai a fallire.

Come se fossimo ancora a scuola, ci diamo sempre un voto, una valutazione, un giudizio,
una sentenza inappellabile e spietata: se “ ho fallito” vorrà dire che “sono fallito”.

Siamo abituati ad associare l’errore alla persona.
Aver fallito, ci autorizza inoltre a considerarci delle persone fallite, mancate.

Per favore … non innamorarti di questa profezia così distruttiva (e spesso così seducente),
solo perché non sei riuscito oggi, non significa che fallirai la prossima volta.

Dopo un errore, devi ristrutturare le tue convinzioni e smussare gli angoli della tua autocritica più tagliente e dirti: “Io non sono un errore” ma “Ho solo commesso un errore”.

3. Chiunque voglia fare qualcosa di importante nella vita .. prima o poi fallirà

Il successo professionale presenta molti ostacoli e insuccessi.
I media lo raccontano come se fosse facile e veloce, la nostra fantasia fa il resto

La realtà è molto più vicina a questa citazione di Michael Jordan:

“Avrò segnato 11 volte canestri vincenti sulla sirena, e altre 17 volte a meno di 10 secondi alla fine,
ma nella mia carriera ho sbagliato più di 9.000 tiri. Ho perso quasi 300 partite.

“Per 36 volte i miei compagni si sono affidati a me per il tiro decisivo… e l’ho sbagliato.
Ho fallito tante e tante volte nella mia vita.

Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto!”.


Bravura e talento non basta! Occorre duro lavoro e tenacia. Grinta.

crescita professionale

“Faccio una cosa molto bene, ma il talento non basta.
È il primo insegnamento che mi ha trasmesso il coach.
Puoi aver talento, ma se non lavori duramente non diventi un campione.”.

Usain Bolt

Ci sono persone speciali. Geni. Talenti.
Tipo Steve Jobs.
Scusa ma tu che c’entri? Sei nato talentuoso? Ah, no …

Non ti “viene facile”, non sei portato. Sei normale. Troppo normale.
Solo quelli baciati dalla fortuna saranno premiati … solo quelli bravi, quelli che hanno talento e capacità arriveranno ai posti più ambiti.
Ed è assolutamente vero!

La scusa (per mollare, per rinunciare, per non muoversi) è servita!

Crescita personale … vuoi sapere una cosa?

La competenza, la bravura, il talento non è tutto, non è sufficiente, occorrono duro lavoro e tenacia.
Grinta.

La crescita professionale non è solo questione di talento, intelligenza, bellezza.
Tra una persona talentuosa senza tenacia e un’altra tenace ma senza talento, probabilmente sarà quest’ultima a ottenere i risultati migliori.
A fare una grande carriera.

Grinta è perseveranza e passione per raggiungere obiettivi a lungo termine.
Grinta è “attaccare” giorno dopo giorno. Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri sulla tua strada.

“La vita è una maratona non uno sprint”

Dice la psicologa americana Angela Duckworth.

Devi saper resistere a distrazioni momentanee e tentazioni, al fine di raggiungere il tuo obiettivo.

Se invidi il talento del tuo collega, del tuo capo, del tuo compagno di squadra, di tuo fratello, ricorda che …
fondamentale è la capacità di resistenza, di perseguire gli obiettivi nonostante i continui “no”.

Ristrutturare i fallimenti e le sconfitte.

Sapersi rialzare è fondamentale per la tua crescita professionale

Prendi forza dal sapere che il talento è utile, ma ci sono tante qualità che puoi mettere lo stesso in campo
e che il duro lavoro e la tenacia sono i fattori determinanti del successo a lungo termine.

La prossima volta che desideri far prendere vita ai tuoi sogni, avere successo, ricorda a te stesso che per la tua crescita professionale … hai già tutto quello che ti serve!

E adesso che lo sai anche tu … che cosa farai?
Quale sarà la tua prossima mossa?

crescita professionale

Avere successo professionale: anziché rinunciare – a volte – basta solo rimandare

Avere successo professionale

“Se vuoi far ridere Dio, raccontagli i tuoi progetti”.
Woody Allen

La strada per avere successo professionale non è lineare.

La maggior parte di noi ha un’ideale del cammino verso il successo professionale, che suona più o meno così: studiare tanto, ottenere buoni voti, trovare un buon impiego, lavorare sodo, trovare un/a partner meravigliosa … e vissero tutti felici e contenti.

Purtroppo questo è ciò che ci è stato insegnato. Questo è ciò che crediamo.
Ciò che abbiamo interiorizzato.

Spesso non arriviamo ai nostri traguardi seguendo un percorso uniforme

Spesso,
per fare carriera, per arrivare all’obiettivo siamo costretti ad allungare la via.

C’è chi va dritto come un treno, una freccia, senza esitazione e tentennamenti, chi invece imbocca percorsi tortuosi (fatti di sali-scendi, fallimenti e rinascite). Ognuno di noi prende traiettorie professionali differenti.
Non c’è un modo giusto e uno sbagliato.

Ognuno arriva con il suo “passo” (io sono quello del cammino sinuoso).
Ci sono forze esterne che spesso interferiscono con la nostra ideale traiettoria lineare.

Infatti,
incappiamo in deviazioni di carriera, cambiamenti di direzione, battute d’arresto, momenti d’involuzione che ci mandano al tappeto, ci fanno a pezzi e demoliscono la nostra autostima e le nostre certezze.

Avere successo professionale? L’importa è COME affronti gli ostacoli

Sulla strada del tuo successo troverai ostacoli inaspettati e improvvisi, alcuni facilmente superabili e altri che ti porteranno lacrime (e bruciori di stomaco).

Di volta in volta scoprirai che, ciò che conta non è la natura degli ostacoli, ma piuttosto come ti approcci,
come reagisci e cosa impari.

Gli ostacoli, gli errori ti aiutano a “correggere il tiro”, insegnano cosa non funziona, cosa fare di diverso la prossima volta. Se hai sbagliato, se hai fallito, aspetta … non mollare,
prova ancora!

Prenditi una pausa, ricarica le pile e continua. Riprova ancora! Più provi a fare qualcosa, prima arriverai “a farlo bene”.

I fallimenti sono (davvero) i gradini per avere successo professionale. Non essere paralizzato dai tuoi tracolli.
La vita è imprevedibile.

Quello che è importante è sviluppare un atteggiamento che abbracci il cambiamento e sappia trasformare il fallimento in opportunità di apprendimento.
E riprendere così il nostro cammino.

Avere successo professionale

Confrontarsi con gli altri: il metodo infallibile per depotenziarsi al lavoro

confrontarsi con gli altri

Al lavoro sono tutti migliori di me”
“Gli altri hanno qualcosa in più”
“Roberta ha un passo in più”

Un tuo caro amico ti chiama e dice che è stato promosso team leader.
Come ti senti? Felice o geloso? Triste?
Arrabbiato?

Se sei abituato a confrontarti con gli altri (il collega che ha avuto la promozione, il fratello che ha ottenuto quell’incarico prestigioso, l’amico che “ha messo su” la start up dei suoi sogni, ecc …) è il momento di smettere.

Vedere Paola (la tua amica – quella brava) sempre più abile, capace o con più talento nell’affrontare le situazioni, è un modo efficace per depotenziarti.

Invece, è il momento di accettare che … alcune persone hanno più talento, hanno più esperienza, più competenza, più brillantezza in quel determinato settore.

Facciamo confronti perché temiamo di non essere “abbastanza”

Dario ha un dono come broker, Alex è un venditore eccezionale, Sabrina è una creativa brillante …
e allora?

Anche tu non sei da meno …
Dario forse non è intuitivo come te, Alex è un bravo venditore ma non ha la tua competenza tecnica, Sabrina è creativa ma non ha la tua concretezza.

Il confronto è sempre eccessivo (e demotivante).
Infatti … ognuno è meglio e peggio di altri su un numero illimitato di scale di valori.

Confrontarsi con gli altri può essere frustrante,
è il biglietto per il malcontento, il metodo infallibile per annegare nel rancore (anche se fuori splende il sole).

I continui confronti spesso sfociano nello scoraggiamento, nel rancore verso gli altri e verso noi stessi.

Dal confronto si esce quasi sempre (e inevitabilmente) sconfitti, non perché gli altri siano migliori o tu sia una persona senza qualità, ma perché ci si confronta con un’immagine ideale.

Anche se raggiungi il successo, ci sarà sempre qualcuno che avrà qualcosa più di te.

Confrontarsi con gli altri? Il pass per l’insoddisfazione

La verità è che siamo profondamente focalizzati sui nostri limiti e fallimenti, raramente vediamo quelli degli altri.

Hai notato che ci confrontiamo solo “quando ci fa comodo”, cioè quando gli altri vincono, sono felici o celebrano successi?

La mente va a ricercare – tipo Google – tutte quelle persone che conosci e che affronterebbero la questione maledettamente meglio di te,
rincarando poi la dose con le ragioni per cui TU non sarai mai alla loro altezza.

Quando vedi persone che hanno compiuto cose che speri di realizzare un giorno, dovresti essere felice.
Eccitato.

Non sentirti risentito e amareggiato. Questo significa solo che può essere fatto. Che è possibile. Il sogno può diventare realtà.
Arriverà il tuo turno!

confrontarsi con gli altri

Lavoro e successo: puoi salire molto più “in alto” se sei “leggero”

lavoro e successo

Al lavoro ti senti continuamente sotto esame?
Cambi la tua personalità e i tuoi modi secondo la persona che hai di fronte?
Ti preoccupi solo di ciò che pensano gli altri, ti trattieni dal dire ciò che pensi, dal fare o non fare qualcosa … per paura di quello che le persone penseranno?

Un conto è avere a cuore il parere degli altri, un altro è esserne ossessionato.

Ti sembrerà strano …
ma anche chi (in apparenza) sembra una persona sicura di sé, in realtà non fa altro che chiedersi cosa pensano i colleghi, i collaboratori o il capo.

I pesi emotivi bloccano la tua “salita”

Pensieri negativi (continui e depotenzianti) diventano pesanti fardelli che ti carichi sulle spalle.
Zavorre emotive che rallentano il tuo cammino. Così non riuscirai ad andare lontano nel lavoro.

Anneghi nell’ansia da prestazione, affondi in apprensioni da performance e il tuo sogno di lavoro e successo diventa pesante e sfibrante.
Logorante.

Molla tutti questi pesi.
Sai che succede se non lo fai?

Pur di non essere giudicato male inizi a compiacere tutti, continui a soddisfare le aspettative degli altri,
diventando un burattino al comando delle persone.

Molla subito il fardello della perfezione

Pur di non sbagliare, ti tormenterai per ogni minimo dettaglio e la tua fiducia sarà subordinata al solo raggiungimento degli obiettivi.

Uno stillicidio logorante di tempo e di energie.

Chiunque abbia mai realizzato qualcosa, a un certo punto si è bloccato, arenato, non è riuscito.
Ha sbagliato.

Molla subito la zavorra di confrontarsi con gli altri.
Ognuno è meglio e peggio di altri su un numero illimitato di scale di valori.

Dal confronto si esce quasi sempre (e inevitabilmente) sconfitti, non perché gli altri siano migliori ma perché ci si confronta con un’immagine ideale, irraggiungibile.

lavoro e successo

Lavoro e successo: sali molto più “in alto” se sei “leggero”

Anche se raggiungi il successo,
ci sarà sempre qualcuno che avrà qualcosa più di te.

Liberarsi dalle zavorre emotive ti aiuterà a sentirti più leggeri, a volare alto nel lavoro.

Ti insegna a trattenere l’essenziale, ciò che merita di restare, per ritrovare leggerezza (che non é superficialità).

Liberarsi dalle zavorre emotive è una delle strategie di successo nella vita e nel lavoro.
Ti sentirai leggero e il tuo modo di lavorare cambierà notevolmente. Molla quegli zaini che per troppo tempo ti sei portato dietro e che rallentano il tuo cammino.

Senza questi carichi sulle spalle andrai molto più lontano!

Vedrai la differenza.
Vedrai la leggerezza.
Non scoprirlo troppo tardi!

Gestire collaboratori più esperti di te .. come farebbe un grande leader! – 2

gestire collaboratori più esperti

5. Impara a gestire i “Non lo so” se vuoi gestire collaboratori più esperti

Ammettiamolo,
niente è peggio di porre una domanda al tuo supervisore, la persona che dovrebbe dare sostegno alle tue domande e preoccupazioni,
e come tutta risposta ottenere un disarmante “Non lo so, chiedi a qualcun altro“.

Se un tuo collaboratore ti chiede qualcosa cui non sai rispondere, se rispondi spesso “Non lo so” apparirai debole, influenzabile, poco adatto a ricoprire una posizione dirigenziale.

Dall’alto canto, è facile cadere nella trappola di parlare senza conoscere la risposta per voler dimostrare competenza, voler sembrare “veloci” e intuitivi.

Ma se la risposta non è esatta o dai informazioni errate o incomplete?
Potresti danneggiare la tua reputazione, pagando in autorevolezza.
Davanti tutto il team.

E allora? Piuttosto di “Non lo so” predefinito, prepara risposte più potenti.
Leggi questo post ad hoc per altre frasi.

6. Chiedi ai collaboratori più competenti

“Sacha …
Lo so, che ti senti come se chiedere aiuto fosse una debolezza e allora decidi di fare tutto da solo, senza consultare nessuno.”

“Se vuoi gestire collaboratori più esperti di te, invece di temere la loro conoscenza (e cosa penseranno della tua mancanza di competenza), perché non proviamo invece ad approfittarne?”

Ecco uno dei più grandi errori che un nuovo manager possa fare … non chiedere al proprio team.

In effetti, i dipendenti più competenti possono essere una delle tue migliori risorse perchè hanno esperienza e grandi idee che sono disposti a condividere.

Conoscono ciò che funziona e ciò che non lo fa, hanno visto (e risolto) quasi ogni possibile problema, hanno inevitabilmente visto i processi cambiare di volta in volta.
Conoscono i “meccanismi” meglio di chiunque altro.

È davvero un’ingenuità gestionale non attingere a questa risorsa fantastica,
questo “mare” di risorse, informazioni e soluzioni.

Quindi,
prenditi del tempo con ciascuno dei tuoi collaboratori, osserva il loro lavoro quotidiano e fai molte domande.
Imparerai più da loro che da un master specialistico.

7. Rispetta i tuoi collaboratori

“Non potranno mai toglierci il rispetto per noi stessi,
se non saremo noi a darglielo.”

Mahatma Gandhi

Fai sapere ai tuoi dipendenti quanto apprezzi la loro conoscenza e saranno più ricettivi alla tua leadership.

Se vuoi gestire collaboratori più esperti, prenditi il tempo per conoscere i dipendenti come persone.

Scopri come si sono trovati in questo posto di lavoro, cosa li eccita e come preferiscono essere gestiti. Potresti essere sorpreso nello scoprire che condividono gli stessi tuoi valori, aspirazioni ed esigenze.

Come giovane leader, se gestisci il tuo team in modo efficace, fornisci la formazione di cui hanno bisogno, sai riconoscere i successi, se farai bene il tuo lavoro, otterrai il rispetto e la stima che meriti.
Diventerai inevitabilmente un leader più forte e il punto di riferimento di tutto il team.

La competenza è importante, ma non meno fondamentale di altri fattori come la motivazione, il rispetto, l’integrità e la passione.

Sii rispettoso, curioso e di mentalità aperta.

Per diventare il leader, gestire collaboratori più esperti e che ne sanno più di te, è necessario guidare le persone e non concentrarsi solo sui compiti da eseguire e sulle mansioni da gestire.

Devi andare oltre a distribuire incarichi,
inviare messaggi di posta elettronica e assicurarti che ognuno faccia il suo lavoro.

La vera leadership viene da chi sei, non solo da quello che dici o fai.

Sacha nel frattempo ha fatto coaching sul suo approccio di leader.

Durante le sessioni ci siamo concentrati soprattutto sulla pressione interna (di voler dimostrare e sentirsi apprezzato dai più anziani) che rischiava di trasformarsi in un clamoroso autogol.

Grazie ai colloqui individuali (che avevamo preparato insieme) ha scoperto che i tanto temuti collaboratori anziani erano più stimolati dallo sviluppo di nuove tecnologie e non volevano occuparsi di riunioni, budget, disciplina e tutti i doveri del ruolo di supervisore.

Anzi, erano ben felici dell’operato di Sacha che ritenevano molto rispettoso, disponibile e … competente.

Gestire collaboratori più esperti di te .. come farebbe un grande leader! – 1

gestire collaboratori più esperti

“Oddio, non ce la farò mai!
Come faranno a rispettarmi questi?
”.

Ecco la prima cosa che ha pensato Sacha appena scoperto che alcuni collaboratori avevano (oltre i capelli sale-e-pepe) alle spalle esperienze significative.

E lui, giovane e (forse ancora) impreparato a questo palcoscenico, stava assumendo il ruolo di supervisore diretto.

” … tutti noteranno la mia non-competenza”

“Quando avranno domande, verranno da me per una soluzione.
Siccome non darò alcuna risposta a nessuna di queste domande, tutti si accorgeranno del buco nella mia competenza.

“C’è così tanto da sapere, tante competenze da mettere sul tavolo, ogni nuovo incarico sembra un compito impossibile, ogni minuto penso di essere scoperto che non sono all’altezza.”

“Sento un forte disagio.
Mi sono subito pentito di aver accettato il lavoro,
ho maledetto il mio reclutatore che ha fatto un errore assumendo la persona sbagliata per questo lavoro.”

“Bene Sacha, cosa vuoi fare?
Vuoi sfruttare al meglio questa situazione difficile?
Vuoi riconquistare il tuo contegno?
E la tua voglia di successo?”

” … hai capacità, voglia d’imparare e di metterti in gioco …”

“Sicuramente non saprai tutto della tua nuova società o del funzionamento di un software gestionale, ma hai capacità, voglia d’imparare –altrimenti non avresti preso contatto con un coach – e hai avuto una pur breve esperienza di gestione di persone.

Che ne dici, partiamo da qui?”

Siamo partiti.

Esercitare la tua autorità quando si tratta di gestire collaboratori più esperti,
non è cosa scontata.

È facile …
sentirsi intimiditi, bloccati, preoccupati e pensare che qualcuno potrebbe rilevarsi geloso e irrispettoso nei tuoi confronti (per questa posizione così ambita).

L’importante è non permettere a questi pensieri d’incunearsi nel tuo stile di gestione,
lasciare andare le tue supposizioni, controllare le tue emozioni e comunicare fiducia nelle tue capacità.

Ecco alcuni spunti per navigare in questa situazione e gestire collaboratori più esperti, che ne sanno più di te:

1. Riconosci la differenza di competenze se vuoi gestire collaboratori più esperti

“Come posso sperare di comandare sugli altri, se non ho il pieno controllo su me stesso?”
François Rabelais

Se ti trovi in una posizione in cui i tuoi collaboratori ne sanno più di te, è fondamentale …
ammettere (a te stesso) di non sapere!

Quando riconosci i tuoi limiti (e li accetti) sei molto più predisposto a capire e ascoltare gli altri.

La comprensione dei propri limiti è fondamentale.
Conoscere i propri limiti è il primo passo per poterli superare.

2. Evita di dimostrare a tutti i costi chi è il capo

Se vuoi a tutti i costi dimostrare che sei il leader, vuol dire … che non lo sei.
Almeno non ancora.
Devi lavorare sulla tua leadership.

La tendenza naturale quando devi gestire collaboratori più esperti è voler dimostrare (a tutti i costi) chi detiene lo scettro del potere.

Voler dimostrare (ossessivamente) il tuo valore,
metterla sulla competizione, sulla bagarre, crea un’atmosfera pericolosamente competitiva che può diventare una spirale di comportamenti insubordinati.

Alla fine chi rischia di pagarne il prezzo più alto … sei tu!
Altro che gestire collaboratori più esperti …

3. Dimostra a tutti chi è il capo

No, nessun errore di scrittura.

Ripeto, nessuna lotta senza-esclusione-di-colpi per dimostrare la tua autorità.

Non devi chiedere il rispetto …lo devi guadagnare,
meritare.

Ascolta i pareri e i consigli dei tuoi collaboratori, senti cosa vorrebbero cambiare.
Mostra rispetto per le loro opinioni e chiedi feedback sulle tue idee … mantenendo la tua autonomia di pensiero e d’azione (guai a perderla!), poi decidi e agisci di conseguenza.

Non mollare il timone decisionale.
Che nessuno abbia un solo dubbio su chi è il capo!

gestire collaboratori più esperti

4. Non delegare senza controllare

Ecco cosa era successo …
Sacha accortosi di non avere quella particolare abilità, decide di delegare la pendenza a un suo collaboratore, quello che riteneva più fidato e competente.
Una “santificazione” del collaboratore, che si è sentito indispensabile e necessario. Bene!
Questione sistemata?
Uhmm …

Sembra una buona idea,
infatti lo è stata … all’inizio.
Purtroppo è solo questione di tempo.

È rischioso porre fede incondizionata nel collaboratore, senza verificarne il processo e controllarne il lavoro.

Quando la situazione va fuori controllo, è troppo tardi, il danno è fatto … non serve più scaricare la colpa sul subordinato.

Se diventi “prigioniero” dei collaboratori, non importa quanto cerchi di nascondere la tua “dipendenza” … si trasmette, esce fuori e influenza tutto l’ambiente.

Inoltre, questa “glorificazione” di un singolo distrugge il lavoro di team. Gli altri membri del team si sentono sottovalutati e traditi.
Il manager impreparato rileva così debolezza e perdita di leadership.