Il nuovo lavoro è diverso da come immaginato. E adesso? – 1

il nuovo lavoro

Pensavi di essere stato assunto per gestire le iniziative di social marketing della tua nuova azienda,
invece ti hanno piazzato in mano un telefono, un elenco lunghissimo di persone da chiamare (a freddo) per piazzare quel prodotto o servizio (in cui tra l’altro non credi neanche).

Devi lavorare troppe ore in più,
oppure nessuno ti dice cosa-e-come devi fare il tuo nuovo lavoro.
In definitiva, questo non è sicuramente il ruolo per cui hai superato (e vinto) le selezioni!
E adesso?

Il nuovo lavoro è un flop. Lasciare o resistere?

Che fare?
Mollare? E se poi non trovi niente-di-buono?
Restare? Con rischio di un’ulcera e una vita privata destabilizzata?

Il Mercato del Lavoro è-quello-che-è,
non ci si può uscirne a piacimento … e nessuno vuole passare per lo stress di una nuova ricerca di lavoro.
Ancora una volta.

Per il momento prova a mettere da parte le tue emozioni.
Riflettiamo insieme su come vedere uno spiraglio di luce in questo tunnel che sembra così buio e spaventoso:

1. Fermati a riflettere

Tutti crediamo di essere nel giusto.
Anche tu.

È il momento di fermarti e porti alcune domande che probabilmente non vorresti farti:
Stai contribuendo anche tu, anche in parte, a questa situazione?
Stai esagerando?
Hai peccato di superficialità?
È solo un errore di comunicazione che può essere sistemato?
Il nuovo lavoro ti ha talmente inebriato da non capire che era tutto un fake?

Se le cose non stanno andando affatto come avevi immaginato,
resisti all’impulso (almeno per il momento) di mollare tutto e iniziare una nuova ricerca di lavoro.

2. Ricorda l’eccitazione provata quando hai accettato il nuovo lavoro

A volte, le cose vanno fuori controllo e il livello di tolleranza scende a zero.
L’unica cosa che vorresti fare è inviare le tue dimissioni.

Se ci stai pensando … aspetta un momento!

Ricorda a te stesso l’entusiasmo di quando hai accettato questo ruolo, e quanto hai lottato per ottenere questo lavoro.

In questo preciso momento,
ci sono decine di migliaia di persone che stanno facendo lavori di m…., che odiano, perché non hanno avuto fortuna o le loro condizioni finanziarie le hanno trascinate in questa situazione.

3. Parla con il tuo capo, HR, il titolare

La comunicazione è fondamentale.

Chiedi un appuntamento

Lo scopo di questo incontro non è quello di sbraitare accusando ma piuttosto di coinvolgere la persona in una conversazione professionale (sincera e produttiva) dove poter mostrare le tue ragioni e trovare la soluzione migliore (per tutti).

Non stare sulla difensiva

Ascolta. Non discuterne con gli altri colleghi di lavoro.
Non danneggiare il rapporto con uno scontro astioso.
Almeno non ancora.

Prepara i punti di discussione

Inizia spiegando che la tua intenzione è di ottenere una migliore comprensione del tuo ruolo,
poiché hai avuto “l’impressione” che le attuali mansioni siano diverse da quelle concordate.

Decidi cosa vuoi dire e come vuoi dirlo

Riprendi l’annuncio di lavoro con la descrizione del tuo ruolo,
rimarca ciò che è stato discusso durante le tue interviste e fai un elenco di ciò che stai facendo di specifico quotidianamente.

Presenta il problema in modo costruttivo e assertivo

Resta ai fatti. Lascia da parte i tuoi giudizi personali.
Cerca di essere il più specifico possibile e porta esempi concreti.

Poni domande

Apri un dialogo …

“Sono qui da poche settimane e non è quello che mi aspettavo, possiamo parlare di quali sono le mie responsabilità e di come possiamo modificarle per essere in linea con quanto concordato?”

“In fase di colloquio, abbiamo discusso della nuova strategia di vendita e ho avuto l’impressione che dovessi essere io a gestire i clienti di quel settore. Quando comincerò a farlo?”

Nell’ultimo colloquio, abbiamo concordato che sarei stato responsabile di …………………………, ma non per la ………………….. Da quando lavoro con voi, mi è stato chiesto invece di concentrarmi su ……………
È cambiato qualcosa?”



Il prezzo che paghi alla comodità: una vita al di sotto delle tue reali capacità

comodità

“Troviamo comfort tra coloro che sono d’accordo con noi – crescita tra coloro che non lo sono.”
Frank Clark

Essere agiati, comodi è qualcosa cui abbiamo dedicato tempo, energia e speranza.
Abbiamo sempre ricercato una vita felice, confortevole, senza nessuno che disturbi.
Liberi da preoccupazioni. Confortevoli.
Lontano dalla lotta.

Troppo spesso ci sentiamo a nostro agio … e dopo qualche anno non ci sentiamo di dover sorprendere il partner. Al lavoro, nei nostri ruoli di colleghi o di leader, non sperimentiamo più.
Ci adagiamo.

Non osiamo più .. il fuoco è stato soffocato

Invece di lottare per la grandezza, sguazziamo nella comodità (anche se ci sta stretta ma almeno è conosciuta).

Siamo tutti diventati confortevoli.
Troppo comodi.

E adesso?
Ti accontenti di stare con qualcuno solo per non restare da solo?
Il lavoro non è quello che vuoi ma quanto è dura cambiare?
Ti piacerebbe proporti per la posizione di team leader ma poi … chissà quanti mal di testa?

Vorresti di meglio ma (oramai) hai familiarizzato con la comodità. Ti sei fatto amica la limitatezza.
Sei entrato in intimità con la facilità.
La coccoli, la assecondi.
E adesso non ti molla più!

Ti accontenti di una vita al di sotto delle tue capacità.
Anche se hai preparazione. Competenza.

Potresti meritare di più. Lo sai ..

Spesso tacciamo la voce dentro di noi … che ci invita a osare, lanciarci.
Smettiamo prima ancora di cominciare. Preferiamo “non essere disturbati”.
E così diventiamo prevedibile. Scontati.
Soporiferi.

“Quanto sarebbe quieta la vita senza l’amore: tanto sicura, tanto calma,
tanto noiosa…”

Guglielmo da Baskerville (Sean Connery in “Nel nome della rosa”)

Non lottiamo.
Non lottiamo abbastanza.
La sera andiamo a letto – forse scontenti – ma tranquilli.
Comodi.

Almeno non lamentiamoci.
Come possiamo lamentarci di scelte che in fondo sono nostre?

Credo abbiamo uno scopo nella vita. E credimi … non penso sia la comodità!

Il punto – l’hai capito – non è godere o evitare le comodità che la vita ci offre.
Il pericolo è – piuttosto – non rimanere intrappolati all’interno della nostra zona di comfort.
Non siamo fatti per essere bloccati dentro la scatola. Abbiamo bisogno di questa avventura.
Di “assaggiare” il gusto della vita.

Finché non saremo in grado di uscire dalle nostre zone di comfort e perseguire il nostro scopo con passione,
non diventeremo mai chi desideriamo essere.

Dobbiamo uscire dalla zona di comodità se vogliamo crescere

Rimanere dove siamo, è una garanzia per rimanere marginali. Se non spingiamo al di là della nostra “zona di comfort”, se non chiediamo di più a noi stessi, stiamo scegliendo un’esistenza vuota. Ci neghiamo un viaggio straordinario.

Prendiamo rischi (senza lanciarci senza paracadute) e facciamo cose nuove.
È più facile a dirsi che a farsi (lo so) ma la ricompensa è una vita di evoluzione e di avventura.

Abbiamo abolito ogni ostacolo dalla vita. Non abbiamo più bisogno di faticare, di combattere.
Questo è il “pericolo di stare bene”.
Il prezzo della comodità.

Foto: Robert Bejil


Comunicazione sul lavoro: il pericolo sottovalutato di parole come FORSE e MA

comunicazione sul lavoro

Non vuoi dire NO, ma anche SI ti gratta in gola.
Allora ti esce un benevolo FORSE, che è più dannoso di NO e SI messi assieme.

FORSE può essere il tuo modo di restare nel mezzo.
In stallo.

Quando dici FORSE, di solito intendi NO

Dire NO subito, ti salverà dal mal di testa e impedirà lo scompiglio della tua agenda.
È importante imparare a dire NO a molte cose, da quella borsa nuova a quell’altro impegno per il quale non hai tempo.

Nella comunicazione sul lavoro, NO non è sempre la risposta giusta, soprattutto se è il tuo capo a fare la domanda.
Proprio come dobbiamo allenarci a dire NO,
è importante evitare troppi FORSE.

Se pensi che NO sia egoista, ricorda che FORSE lo è ancora di più,
perché indica che vuoi sentirti incluso e importante senza però rifiutare e metterci la faccia.

Nella comunicazione sul lavoro la parola FORSE è .. un impegno inutile

È una ruota del criceto.
Ti siedi e giri, giri ma non vai assolutamente da nessuna parte.

Ogni volta che dici FORSE, paralizzi gli altri.

SI o NO sono più semplici di FORSE.
FORSE mantiene aperte tutte le opzioni, si traduce in confusione e stagnazione.

Se sei tentato di dire FORSE, dì NO. Se hai bisogno di un po’ di tempo,
fai sapere che deciderai più tardi – per esempio – a fine della giornata.

Le attività significative richiedono impegno, concentrazione ed energia.
Non puoi pianificare e andare avanti con i FORSE.

FORSE è pericoloso. Blocca. Nella comunicazione sul lavoro porta all’inazione e alla confusione.
I leader di successo hanno una cosa in comune: prendono decisioni. Lo fanno rapidamente e non si voltano indietro.

Il potere sta nella semplicità

I leader peggiori sono quelli che rimangono bloccati nella complessità e prendono decisioni lentamente.

Su queste cose dovresti essere brutalmente diretto.
Un mucchio di FORSE è utile solo a creare confusione mentale.

La vita professionale (e non solo) è un susseguirsi di decisioni.
SI o NO mantiene il movimento.
FORSE interrompe la progressione.

Se ti trovi bloccato nella ruota del criceto dei FORSE, individua esattamente quali informazioni sono necessarie per risolvere il FORSE.
Vai a prendere quell’informazione e chiudi la questione.

Se semplicemente non puoi decidere, dì semplicemente NO e vai avanti.
Qualunque decisione (nella comunicazione sul lavoro) è migliore di nessuna.

Escludi i “MA”

MA è come una spugnetta.
Ogni volta che usiamo MA, cancelliamo inesorabilmente quanto detto prima!

“Il modo in cui hai gestito il reclamo è stato eccellente MA devi dimostrare di aver compreso le nostre procedure e la nostra filosofia”.

“Sei fantastica, bellissima, sei la donna della mia vita MA …”.

Come ti suona?
Ha davvero gestito bene il reclamo? È davvero la donna della mia vita?
Sto cercando di non deluderlo. In realtà non ha gestito bene il reclamo perché ha dimenticato una parte fondamentale del processo.

Che cosa sente?
Che non intendo quello che ho detto e lo sto criticando.

Il “MA” cancella, limita, diminuisce, giustifica

Sostituisci il “MA” con “E”.
Oppure puoi anche solo interrompere la frase e sostituire il MA con un punto.

“Hai fatto un ottimo lavoro MA c’è ancora tanto da fare”.
“Hai fatto un ottimo lavoro. C’è ancora tanto da fare”

“Concordo con i risultati MA la vedo in modo diverso.”
“Concordo con i risultati. La vedo in modo diverso”.

Inoltre, la parola MA ci mette sulla difensiva.
“L’avrei fatto MA … ”
Più ci assumiamo la responsabilità delle nostre azioni, meno abbiamo bisogno della parola MA.

Che dire?
Ti auguro una vita senza FORSE e senza MA!

Non farti abbagliare .. la posizione di leadership non ti rende leader

posizione di leadership

Non sono poche le persone che credono che per diventare leader basti semplicemente un titolo.
Altre lo pretendono unicamente solo perché-hanno-studiato.
Altri ancora sono convinti di essere leader solo per il fatto di avere l’ufficio più grande e collaboratori che seguono i comandi e disposizioni.

Poi c’è chi raggiunto rango, potere e autorità … pensa di poter fare tutto ciò che vuole!

Leadership come posizione o titolo.

Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità

Leadership è prima di tutto atteggiamento, non (solo) conoscenza. Anche se studi tanto, pensi di sviluppare capacità di leadership?

La vera leadership non si basa sulla posizione o sul grado.
È azione, prestazione, capacità, efficacia.
Influenza.

Ogni giorno puoi trovare esempi di persone con titoli che non riescono a dimostrare leadership.
Chi non conosce persone collocate (non si sa come – o forse si ?) al vertice di un’azienda, un’organizzazione o di un settore che hanno fatto solo danni, demoralizzato il personale e distrutto il business peggio della più grande crisi economica.

La leadership non è rango, privilegio, titoli o denaro … è responsabilità.

Posizione, titolo e autorità sono spesso confusi con la leadership.

Il titolo non ti fa leader

Non farti incantare … non diventi improvvisamente un leader solo perché ti hanno promosso oppure ti han dato un nuovo titolo.
E sai perché?
Non hai bisogno di alcun titolo o posizione di leadership per essere un leader.

“Leadership non è titolo o posizione, è esempio e azione.”
Cory Booker

I leader non occupano solo posizioni, esercitano un’influenza (con il loro comportamento e come trattano le persone) per produrre cambiamenti.

Influenzano le persone per garantire l’eccellenza e raggiungere un obiettivo comune.
Guidano con l’esempio.

La posizione di leadership non ti rende – di conseguenza- un leader

Ciò significa che … puoi influenzare gli altri, dove sei ora. In questo momento.
Anche se non hai un titolo, uno status, privilegio, denaro o una posizione di leadership.
Non lasciare che la tua mancanza di autorità inibisca la tua capacità di leadership.

Puoi avere un impatto espressivo sulle persone che ti circondano (2, 20 o 200 poco importa) e sull’organizzazione di cui fai parte … a prescindere da dove sei.
Questa è leadership!

Quindi, invece di concentrarti sulla posizione che non hai, focalizza i tuoi sforzi sulla capacità di influenzare gli altri in modo positivo ed efficace.
Questa è vera leadership!


Fare crescere il team: la gestione delle scuse e delle giustificazioni

fare crescere il team

Come ti approcci con il tuo team?
Sei un capo che-abbocca-facile a ogni scusante?

O sei uno che – davanti alle continue giustificazioni – si logora per giorni per poi esplodere di botto con quello che (sfigatissimo) arriva in ritardo per la prima volta (e di soli 58 secondi)?

Pensi di saper comunicare in modo efficace con il tuo staff?

Ti senti in grado di fare crescere il team?

La comunicazione è l’ingrediente chiave per cambiare il modo in cui il tuo personale si comporta. Detto questo, non pensare che basti comunicare meglio con il tuo team, per fare sparire come d’incanto scuse e giustificazioni.

Magari!

La cosa importante da ricordare è  …
spesso i team leader falliscono perché permettono ai loro collaboratori di farla franca con le scusanti.

E sai perché?

Le persone si accorgono rapidamente quando sono ammesse le scusanti

Sentono subito quando la giustificazione non è stata affrontata con la dovuta decisione.

E quel che è peggio che – in poco tempo – tutto il team inizierà a trarre vantaggio da quest’opportunità …
che hai (gentilmente) concesso!

Se non metti subito un freno, diventa un vero e proprio fenomeno morale … perché si è creata una cultura della prevenzione piuttosto che della responsabilità!

Agisci in fretta per affrontare il problema

Se ti senti sfibrato dalle continue giustificazioni dei tuoi collaboratori, vuol dire che ne senti spesso, il fenomeno è già rodato e sta assumendo connotati pericolosi.

Stop. Adesso.

È il momento di fermare questa pericolosa escalation e dimostrare a tutti che ci saranno conseguenze, a prescindere dalle scuse.

Se consenti ancora di giustificare scarse prestazioni autorizzi tutti a fare lo stesso, anche quei collaboratori impegnati e motivati.

Chiedi al collaboratore di trovare soluzioni

“Non ne ho avuto tempo”
“Ho troppe cose da fare in questo momento”
“Non ho mai imparato a farlo”
“Non ho trovato il parcheggio”
“Il treno/bus/metro era in ritardo”
“Non è colpa mia”
“Non ne so niente”
“Scusa … ma quale progetto?”

La cosa importante da trasmettere è di trovare soluzioni per superare il problema.
Spetta al collaboratore garantire l’efficacia e prevenire i futuri problemi.

Non assumere tu la responsabilità di trovare la soluzione. Evita di cedere alla tentazione di fare il consulente o il papà/mamma (non è il tuo ruolo).

Non sentirti in dovere di risolvere i problemi

Se vuoi fare crescere il team devi essere una “stampella” non un comodo “sgabello” dove riversare tutte le scusanti.

Devi crescere tu, e devi fare crescere il team, aiutare i tuoi collaboratori a raggiungere standard più elevati.

Cosa serve?
Spostare la pausa-pranzo di mezzora, affittare un parcheggio nelle vicinanze, una formazione ad hoc …

trovare un supporto tecnico, uno specialista di un settore specifico, l’appoggio di un altro collaboratore per portare a termine quel determinato compito nelle scadenze stabilite?

Rimani in attesa delle loro soluzioni e delle loro proposte.

Se ricominciano di nuovo le giustificazioni dei collaboratori, puoi sempre chiedere il motivo per cui la prima soluzione non ha funzionato.

Riafferma la fiducia e chiudi la questione

Rinnova la tua fiducia nella persona, nelle sue capacità e poi … smettila di parlarne!
Non ripeterti, non fare prediche o battutine.

Un leader eccellente non cerca rivincite o vendette.

Sa che è parte del suo lavoro coinvolgere il personale sulle prestazioni, le scuse o le resistenze che inevitabilmente seguono quando si tenta di cambiare o migliorare un comportamento.

Ti dico questo perchè il mio proposito di coach è aiutarti nella crescita di leader.
Non sono un amico cui raccontare le cose che non vanno.
Sono un professionista.
Partner del tuo successo.


Vuoi essere più autorevole? “Abbraccia” il silenzio – parte 2

più autorevole

Se vuoi essere più autorevole non affrettarti a rispondere

Quando siamo improvvisamente invitati a parlare, il tempo di risposta può tirarci strani scherzi.

Se sei apprensivo (come nel caso di Alex),
il tempo si dilata e pochi secondi sembrano minuti.

Concediti qualche secondo per elaborare quello che è stato appena detto.
Una persona sicura di sé non ha paura di raccogliere i suoi pensieri.
Affrettarsi a rispondere ti fa apparire ansioso.

Prendi il tuo tempo

Considera i tuoi obiettivi finali e scegli attentamente le tue parole per soddisfare le tue esigenze.
Prendi il tempo per pensare a una frase completa, prima di pronunciare la tua prima parola.
Fai un bel respiro prima di iniziare.

Non correre.
Hai più tempo di quanto pensi!
E apparirai più sicuro e più autorevole se te lo prendi.

Utilizza le pause in modo efficace

“Io do un ordine, o taccio.”
Napoleone Bonaparte

Utilizza le pause non solo alla fine, ma anche in mezzo alle frasi. Dopo aver detto qualcosa d’importante, darai maggiore enfasi alle tue parole … restando in silenzio.

Così, quando stai parlando, fai il tuo punto, e poi fermati un istante …… bene, così!
Aspetta ancora un attimo … un attimo solo … calma!

Non c’è bisogno di lanciarsi immediatamente a parlare d’altro o dire …
“Uh-huh, uh-huh, Giusto? … Vero? Sai, …” come faceva Alex durante le simulazioni di coaching.

Facendo una pausa,
dai il tempo alle tue parole di fare effetto!
Quel piccolo periodo di silenzio dimostrerà la forza del tuo pensiero.
E la tua autorevolezza.

Il silenzio è uno strumento incredibilmente potente

… e non dovrebbe mai essere sottovalutato. Tuttavia, molti di noi si sentono a disagio in silenzio e sono quindi costretti a riempirlo.

Più calmo diventi, più grande sarà il tuo successo, la tua influenza, il tuo potere.
Ricorda …
se vuoi l’attenzione e la stima di chi ti ascolta, è necessario trasmettere sicurezza, non ansia!

Quando stai in silenzio, non sei quello si sta sforzando per far decollare la conversazione.
Assumendo un ruolo più distaccato, darai un’impressione autorevole.

Il silenzio ti rende un negoziatore di classe

Una pausa ben scelta consente al tuo interlocutore di “digerire” il tuo messaggio. Allo stesso tempo, hai l’opportunità di valutare il comportamento dei tuoi ascoltatori.

Quando lo fai, puoi adattare (di conseguenza) le tue parole e le tue azioni, diventando un negoziatore di classe.

Non fare l’errore di dire “Beh, sono fatto così! Non posso certo cambiare come mi comporto o come parlo”.
È vero anche che alcune persone hanno un’aria più autorevole naturale.

È anche vero che, grazie a interventi formativi specifici (vedi coaching), è possibile migliorare il tuo stile d’approccio, padroneggiare comportamenti che “traspirano” fiducia e rendere più efficace la tua comunicazione.



Vuoi essere più autorevole? “Abbraccia” il silenzio – parte 1

autorevole

Alex è incredibile.
Se – durante la sessione di coaching – sto zitto per più di 2-3 secondi… parte lui, per la sua tangente,
quando lo blocco, si schernisce con “Pensavo che avessi finito” oppure “Visto che non parlavi”.

A volte li propongo “Proviamo a stare zitti?”
E lui subito “Adesso intendi?” … “Per quanto tempo?”.

È incredibile…

Anche nel suo lavoro di programmatore.
Per i suoi 6 collaboratori è un team leader competente e preparato.

Purtroppo Alex, nel tentativo di rendere i suoi discorsi più autorevoli e competenti, cerca di riempire le pause, i silenzi, il vuoto aggiungendo parole ed espressioni per dare più enfasi alle sue parole.

Ironicamente produce esattamente l’effetto opposto: indebolisce la sua comunicazione e mina la fiducia di chi lo ascolta.

Lavori in corso?
Sì, ci stiamo lavorando

Alex – come molte persone – percepisce il silenzio come un segno di debolezza,
e lo “colma” parlando.
Purtroppo.
Hai mai visto una persona autorevole chiacchierare nervosamente per riempire le pause e i silenzi?

Molti di noi hanno paura del silenzio, per questo è difficile essere sintetici.

Il silenzio è lo strumento più potente che hai

Non sono poche le persone (ti garantisco) che al termine di un discorso non ricordano quasi niente.
Sono completamente centrate su se stesse per ascoltare l’altro.
Ego-centrate.

Invece le persone carismatiche ascoltano attentamente tutto, sono curiose e interessate.
Fanno domande.

Quando parli con qualcuno, non interrompere … e non andare sopra. Non offrire consigli o pareri non richiesti.
Mantieni il contatto visivo.

“Il silenzio è una fonte di grande forza.” Lao Tzu

Sorridi.
Fai cenni che stai seguendo il filo del discorso.
Rispondi non solo a parole, ma con il tuo linguaggio corporeo.

Per Alex la sfida era evitare premesse infinite, introduzioni prolungate, si preparava prima il briefing delle 8.30 le disposizioni che doveva dare.
Se sentiva “panico da silenzio”, doveva semplicemente sorridere …

Vai subito al dunque, non ti perdere in rivoli e fronzoli, i tuoi collaboratori o colleghi devono capire fin da subito, cosa dici e cosa vuoi da loro.
Vai dritto al punto.

Vuoi essere autorevole? Parla solo se hai qualcosa d’importante da dire

Taci, se non hai qualcosa di rilevante da aggiungere …
se non hai nulla d’interessante da dire.
Meglio tacere!

Hai detto quello che dovevi dire?
Anche se in forma semplice e asciutta? Magari in modo non così strepitoso come volevi?
Bene. Adesso taci!

Saper comunicare, essere autorevole vuol dire (innanzitutto) avere qualcosa da dire.


autorevole

Il segreto del grande leader? Coinvolgere tutto il team – nessuno escluso

coinvolgere il team

Forse non te ne rendi conto ma all’interno del tuo team … spesso ti confronti o coinvolgi sempre e solo con le stesse persone.
Per gli altri, solo comportamenti di circostanza e direttive di routine!

Ovviamente ci sono collaboratori che sono e devono essere più coinvolti rispetto ad altri, ma devi cercare di coinvolgere (con le dovute differenze) ogni membro del tuo team.

Tutti vogliono partecipare al successo dell’azienda

Anche le persone con compiti “secondari” desiderano fare un buon lavoro, avere degli obiettivi da raggiungere e partecipare al successo dell’azienda per la quale lavorano.

Rendi partecipi tutti i tuoi collaboratori di ogni iniziativa e attività. Grazie ad una comunicazione semplice e trasparente, impara a coinvolgere il team. Nessuno escluso.
Le persone si sentiranno importanti.

Miglioreranno la loro autostima e aumenteranno impegno e produttività.

Se vuoi coinvolgere il team non dividerlo in “categorie”

La divisione del team in categorie, anche solo mentale o per tua comodità, ti porta inevitabilmente, anche senza volerlo, a creare discrepanze al suo interno:
nuove assunte vs vecchia guardia, tempo pieno vs part time, venditori vs magazzinieri, etc.

Nel tuo team non ci devono essere “panchinari” o “seconde linee”.
Fai come gli allenatori di calcio, la loro più grande sfida è fare-gruppo, evitare di creare gap tra i vari giocatori …
“La mia squadra è composta di 22 giocatori …” è la loro frase preferita.

Prendi spunto dai politici appena eletti. “Destra o sinistra poco importa. Sarò il sindaco di tutti”

Usa sempre il “NOI”,
racchiudi idealmente tutti i membri del tuo staff … dalla tua assistente che è sempre al tuo fianco, al part time che incroci una volte la settimana.

Coinvolgi tutti … fai domande potenti

“Questo è il nostro problema, tu come lo risolveresti?”
“Non stiamo andando bene in quel settore, tu cosa faresti?”
“Che cosa faresti per aumentare la produttività in quel settore?”
“Vorrei sentire il tuo parere a riguardo …”

Sono frasi che ogni collaboratore vorrebbe sentire dal suo capo!

Per diventare un team leader eccellente, è necessario che tu coinvolga TUTTI i tuoi collaboratori nel processo decisionale, incoraggiandoli a suggerire modi nuovi o alternativi di fare meglio le cose.

Incoraggia le persone del tuo team al dialogo, ascolta quello che hanno da dire e poi valuta i loro suggerimenti, mantenendo sempre la tua libertà di pensiero e di azione.
Guai a perderla!

Non decidere tutto da solo, promuovi un lavoro di squadra, impara a coinvolgere il team.

I collaboratori che contribuiscono con nuove idee si sentono più coinvolti e motivati

Questa soddisfazione creerà un sentimento di lealtà nei tuoi confronti, aumenterà la motivazione di tutto il team ed eviterà turnover indesiderati.
Non male vero!

Ti dico questo perché ho a cuore la tua affermazione professionale.
Sono un coach.
Partner del tuo successo professionale.