12 cose da ricordare quando ti approcci con il capo aggressivo

capo aggressivo

Il capo aggressivo è completamente focalizzato sui suoi bisogni e sentimenti.
Non mostra alcun rispetto per le altre persone.

Ti lascia poco spazio, ti incalza, ti interrompe frequentemente e tende a imporsi in continuazione.
Il suo motto è “la miglior difesa è l’attacco”.

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Anche se sei disponibile,
cortese e stai facendo di tutto per assecondarlo, diventa una furia se non vai incontro alle sue esigenze.

Se è un collega o un collaboratore puoi tacere, evitare, snobbare, scansare, cazziare … ma se è il tuo capo?
La questione si complica.
Maledettamente.

Ecco 12 cose da ricordare quando ti approcci con il capo aggressivo:

1. Ricorda che non puoi approcciare una persona “disturbata” come faresti con una persona “normale”.

2. Se hai un capo aggressivo, conosci già il danno che lui/ lei può infliggere alle organizzazioni e alle persone.

3. Non lasciare mai che un pessimo capo ti faccia diventare un pessimo dipendente.

4. Non dare per scontato che il capo aggressivo sia consapevole del suo comportamento. L’aggressività è una risposta inconscia all’ansia. Queste persone sono disperatamente sole, profondamente insicure e perennemente ansiose.

5. Fare il miglior lavoro possibile ti aiuterà a evitare – o contenere – accuse di scarso rendimento.

6. Non compromettere i tuoi valori. Se lo fai, ti odierai per questo e non la spunterai. Il capo aggressivo ti usa fino a quando non si stanca. Poi ti scarica.

7. Se il tuo capo aggressivo è in circolazione da un po’, molto probabilmente la tua azienda ha ricevuto lamentele e le ha ignorate. Voglio esprimerti tutta la mia comprensione!

8. Il tuo capo aggressivo non è così intelligente come pensa. Ignora l’influenza negativa del suo potere.

9. Quando parli del tuo capo, esce il “peggio” di te. Il “meglio” di te viene fuori quando parli di lavoro, progetti e visione. “Quale parte-di-te vuoi che gli altri vedano?”

10. Avere un piano B e un piano C. Resistere a una personalità aggressiva ha un costo e potresti ritrovarti solo o addirittura senza lavoro.

11. Non permettere che un capo “tossico” possa controllare la tua vita e limitare la tua carriera.

12. Se ti costa depressione, attacchi di panico … trova un nuovo lavoro. Per favore!

 

Foto di Ryan McGuire da Pixabay

Discussioni sul lavoro: 17 spunti per avere sempre la meglio – parte 2

discussioni sul lavoro

9. Scendi a compromessi

Sapere in anticipo cosa puoi concedere – senza danneggiare la tua posizione – è una delle migliori strategie per “vincere” discussioni sul lavoro.

Preparati a concedere un buon punto.
Non cercare di “strappare” tutte le argomentazioni.
Questo ti farà sembrare ragionevole.

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Non discutere ogni argomento solo per il gusto di farlo.
Per rivalsa o per mania di vittoria.

10. Fai appello a obiettivi/valori comuni

Vai oltre alla logica,
puoi usare l’emozione facendo appello a valori meritevoli e motivazioni degne, con cui è difficile non essere d’accordo.

“… dopo tutto stiamo tutti lavorando per portare la nostra azienda alla leadership del settore”

11. Sfrutta i tuoi punti forti

Quando hai dalla tua parte …
un argomento a favore, un dato pregnante, un punto di forza … usalo!
Spesso.

Aumenterai la tua autorevolezza e intimidirai il tuo “avversario”.

12. Vedi la prospettiva dell’altro

Se vuoi “vincere” una discussione,
devi essere in grado di camminare-nelle-scarpe dell’altro.

Vedere il mondo con gli occhi del tuo interlocutore ti permette di vedere la sua prospettiva.

Forse si sente minacciato nella sua funzione.
Ansioso di chiudere la questione.
Infastidito dalla tua richiesta, ritenuta sfacciata e inopportuna.

In ogni caso,
mostrare empatia abbasserà i toni del dibattito.
Consentirà di giungere a una soluzione. Positiva per entrambi.

13. Nelle discussioni sul lavoro se non vuoi essere disponibile, almeno fallo credere

Se il tuo “avversario” intuirà che manterrai – indiscutibilmente – la tua posizione,
senza prendere in considerazione possibili alternative …
diventerà ancor più difensivo e sarà difficile “vincere” la discussione.

Se -invece- fai credere che stai valutando attentamente la posizione dell’altra parte,
la soluzione che proporrai sembrerà molto più sensata.

A volte, non devi fare altro che ascoltare.
Lasciando la parola al tuo interlocutore, puoi consentire alla situazione di risolversi spontaneamente.

14. Non lasciati distrarre

Il tuo “avversario” può provare a disturbarti introducendo temi nuovi ed estranei.

Devi essere fermo.
Riportare la discussione al punto.

Questa è una questione completamente diversa.
Sarò felice di discuterne in seguito.
Per il momento, torniamo al punto e affrontiamo il problema principale.

15. Rimani fiducioso che la disputa possa essere risolta

Le discussioni sul lavoro implicano – generalmente – emozioni negative.

Tuttavia,
la fiducia di trovare una soluzione ti consente di pensare in modo più chiaro,
di trovare soluzioni creative alle controversie.

Vedere una via d’uscita in una battaglia bloccata.

16. Rispetta la persona

Molte discussioni sul lavoro non hanno chiari vincitori.
Potresti aver ottenuto una “vittoria” ma la relazione o la situazione è peggiorata.

Non lasciare che una controversia metta in discussione una relazione professionale (magari anche di stima reciproca).

Non insultare o degradare il tuo avversario.

Evita attacchi diretti allo stile di vita, all’integrità o all’onestà del tuo interlocutore.
“Attacca” il problema non la persona.

E se è l’altro ad attaccare?
Puoi rispondere tipo “Sono sorpreso che tu scenda a livello di attacchi personali del genere.
Invece di screditare, sarebbe meglio se ci attenessimo al punto principale“.

17. Essere creativo

Spesso le discussioni arrivano a un punto morto, ripetizioni degli stessi punti di vista,
delle stesse posizioni.

Cambiano solo i … livelli crescenti di rabbia e frustrazione.

Essere creativo ti può aiutare a trovare modi per uscire da una discussione, che non va da nessuna parte.

È tempo di esaminare la questione da un’altra prospettiva?
Esistono modi per fare pressione affinché l’altra persona sia d’accordo con te?
È possibile un compromesso?

Pensare fuori dagli schemi può aiutare – entrambe le parti – a trovare una soluzione.
Può risolvere conversazioni bloccate.

Foto di rawpixel da Pixabay

Discussione sul lavoro: 17 spunti per avere sempre la meglio – parte 1

discussione sul lavoro
Che si tratti del lancio di un nuovo prodotto,
la direzione strategica della campagna marketing,
la promozione di un collaboratore a tuo parere poco meritevole …
la discussione può diventare serrata, il confronto aspro …
le sopracciglia si sollevano, gli animi si surriscaldano … e parte la discussione sul lavoro!

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Come puoi convincere le persone a seguire la tua idea?
Come puoi battere i tuoi “avversari” e ottenere ciò che desideri?

Spesso le discussioni le viviamo come “lotte”
Competizioni … dove emerge un solo vincitore.
Tutti gli altri perdono.

Tante persone cercano di evitare discussioni e confronti

Come i combattimenti fisici,
anche quelli verbali possono lasciare ferite insanguinate.

Tutti abbiamo punti ciechi, nozioni preconcette e aree emotivamente sensibili.
Abbiamo paura che vengono a galla in queste occasioni.

Ecco 17 spunti che ti aiuteranno ad aggiudicarti ogni discussione:

1. Non esagerare con la smania di voler “vincere” la discussione sul lavoro

Vorresti vedere il tuo interlocutore cadere in ginocchio?
Scusarsi a testa bassa per essersi sbagliato?
Ringraziarti per averlo “illuminato”?

Uhmmm!

L’obiettivo – realistico – dovrebbe essere di sollevare dubbi sulla giustezza della visione/idea/proposta del tuo interlocutore.

2. Preparati

Ti è già successo di aver fatto un reclamo solo per rendertene conto, appena dopo, che ti sbagliavi completamente?

Non precipitarti in sala conferenze … stracarico di stress da attesa.
Traboccante di emozioni.
Questo non è un modo ideale per “vincere” una discussione.

Rifletti attentamente su ciò che dirai.
Ciò che vuoi ottenere.

Chiediti:
Che cosa voglio veramente da questa discussione?
Far passare il mio punto di vista? O un risultato più concreto?
Quali argomenti sono convincenti?
Quali sono i miei preconcetti?
È realistico il mio obiettivo?

3. Controlla le tue emozioni

Un conto è essere appassionati.
Eccitati.
Un altro è farsi trascinare da rabbia e paura.
La rabbia toglie potenza.

Se perdi la calma, hai “perso”!

Non preoccuparti …
non sembrerai debole restando calmo nel mezzo di una discussione.
Guadagnerai punti – invece – dimostrando autocontrollo.

4. Conosci il tuo “nemico”

Senza scomodare ”l’arte della guerra”,
comprendere la motivazione e il fattore stimolante del tuo interlocutore, ti darà un grande vantaggio strategico.

Significa “metà battaglia vinta”.

5. “Gioca” semplice

Semplice.
Sincero.
Diretto ma non maleducato.
Determinato ma non inflessibile.

Non cercare di impressionare.
Cerca di persuadere con un approccio accurato e ponderato.

Dimentica …
colpi di teatro, arringhe struggenti (se non sono nelle tue corde) e frasi fatte prese dal web.

6. Ascolta attivamente

Molte persone sono così concentrate su ciò che stanno per dire che ignorano il loro interlocutore.
Un po’ alla volta – senza accorgersi – ne assumono le argomentazioni.

Ascolta attentamente.
Osserverai debolezze e difetti.
Ascolta – soprattutto – il “non detto”.

Assicurati di ascoltare e comprendere il ragionamento del tuo interlocutore.
Impara la differenza tra ascoltare e pensare-a-cosa-rispondere.

7. Chiedi di chiarire

Se non sei sicuro di ciò che il tuo interlocutore ha detto,
chiedi chiarimenti.
Di ripetere.

Nel vivo della discussione,
contrattacchiamo spesso in modo poco riflessivo, confuso,
senza assicurarci di aver sentito bene.

8. “Usa” i fatti

I fatti sono difficili da confutare.

Raccogli dati pertinenti prima che inizi la tua discussione sul lavoro.
Sondaggi, statistiche, citazioni e risultati concreti sono argomenti a supporto della tua causa.

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16 lezioni che i grandi leader ci invitano a imparare il prima possibile – 2

i grandi leader

9. I grandi leader ti invitano ad accettare i fallimenti

I leader eccellenti desiderano che tu comprenda che …
per evitare i fallimenti, rischi di trascinare i progetti – che non funzionano – troppo a lungo.

Ti invitano a mantenere un atteggiamento determinato e positivo ma non cocciuto e -pericolosamente- ostinato.

Focalizzarsi troppo sul fallimento rischia un pericoloso stillicidio di energie e vitalità. Quanto ti costa “Non posso assolutamente fallire”?

I grandi manager “staccano la spina” esattamente al momento giusto per liberare energie e risorse per progetti migliori … e di successo!

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10. Ricompensare anche la creatività, non solo il compito

I grandi leader ci spiegano che hanno premiato i dipendenti (con soldi o riconoscimento) quando hanno terminato un progetto o un compito.

Tornando indietro,
dichiarano che avrebbero voluto premiarli anche per aver trovato soluzioni alternative.

Per aver pensato in modo creativo.
Per aver “lavorato fuori dagli schemi“.

11. Uscire dall’ufficio

I grandi leader ti avvertono che è un grande errore trascorrere molte – troppe – ore in ufficio.

Le mura del tuo ufficio rischiano di diventare un muro di gomma che – con il tempo – rischia di tagliarti fuori dalla quotidianità.

Uscendo,
vedrai cosa fanno realmente le persone.

Vedrai il loro impegno, i loro sforzi e i loro risultati in prima persona.
Sarai ancora più orgoglioso del tuo team.

12. Coltivare gli alleati al lavoro

La leadership è spesso vista come uno sforzo da solista.
Non lo è.

I migliori leader dichiarano di aver pagato la mentalità da lupo-solitario.
Ci avvertono di ricercare amici e alleati leali che forniscano consigli e feedback.
Sinceri e produttivi.

13. Non essere la persona “più intelligente” nella stanza

Essere un leader non significa conoscere più di chiunque altro.

È fondamentale riconoscere, incoraggiare e promuovere gli altri a “essere esperti”.
Dare loro la fiducia e l’autonomia per essere creativi e fare un lavoro eccellente.

14. Concentrarsi solo su alcune cose

I grandi leader ci invitano a concentrarci solo sulle “cose” che contano.
Davvero!
Su quelle dove puoi fare la differenza.

Ci sono centinaia di azioni, migliaia distrazioni e dispersioni del tuo tempo.

Solo poche decine di azioni – accuratamente scelte – forniscono i risultati di successo.
Focalizzati su queste.

15. Accettare il non-equilibrio lavoro/vita

Il work life bilance può diventare un obiettivo ossessivo.
Che può creare un forte impatto sulla tua vita e sul tuo lavoro.

Alcuni grandi leader ci invitano a uscire dall’ossessione.

Meglio fare ciò che ami o stare con chi ami?
Non entrare in questa dicotomia.
Ricerca l’equilibrio più sottile.
Accettala.
Smetti di combattere. La lotta ti logorerà!

Non è possibile scalare –contemporaneamente– entrambe le montagne.
Come ci può essere equilibrio lavoro/privato quando sei ambizioso, motivato e … affamato?

16. Prendere la decisione giusta

Leadership non è piacevole.

Leadership è il coraggio di prendere decisioni impopolari.
Perché sono le decisioni giuste.

È anche compito del leader ascoltare le preoccupazioni delle persone in modo da poter prendere una decisione più giusta.

I leader forti non evitano decisioni difficili.

Potrebbero non gradirle,
ma sanno che evitare o procrastinare, non fa che aggravare il problema.

Foto di Sofía López Olalde da Pixabay

16 lezioni che i grandi leader ci invitano a imparare il prima possibile – 1

grandi leader

Non importa se hai studiato tanto, poco conta se dirigi 2 o 200 collaboratori.
La leadership non è facile.

Essere leader non è (e non sarà mai) comodo.
La leadership riguarda più il tuo modo di essere, che le parole stampate sul tuo bigliettino da visita.

Se stai cercando una strada facile, forse la leadership non fa per te.

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Ecco 16 lezioni che i grandi leader ci invitano ad apprendere il prima possibile.

16 importanti lezioni sulla leadership (che non sono insegnate nelle aule universitarie) e che possono fare una grande differenza per la tua carriera.

Falle tue, prima che sia troppo tardi.

A scanso di equivoci fallo subito, leggile adesso:

1. Affrontare prima le sfide più difficili

In qualsiasi lavoro,
tutti abbiamo la tendenza a svolgere prima le attività più semplici.

I grandi leader ci spiegano che … nella leadership è un grosso errore.

Un collaboratore negativo sta “intossicando” tutto il team?
C’è un calo improvviso delle vendite?
È necessario rispondere al reclamo di quel cliente tanto incazzoso quanto importante?

Affronta prima le grane più difficili.
Così liberi il tempo (e la mente) per gestire meglio il resto della settimana.

2. Chiedere scusa immediatamente

Subito e senza esitazioni.

I grandi leader ci invitano a non isolarsi dai collaboratori.
“Mi dispiace” può essere di grande aiuto.

Non evitare di nascondere eventuali punti deboli.
Occultare un errore, fare finta che è solo un malinteso.
Dare la colpa di qualcun altro.

Se ti scusi prontamente,
le persone che lavorano per te, faranno lo stesso.
Ti rispetteranno di più e seguiranno le tue indicazioni.

3. Ammettere quando non conosci ogni risposta

Non ammettere errori e dubbi viene dal senso di superiorità e di orgoglio.

Essere leader non significa avere ragione per “diritto divino”.
Avere la risposta a tutto.

I grandi leader ci invitano a guardare alla leadership con occhi diversi.
Ci ricordano che non avrai mai tutte le risposte.
I più grandi leader “cercano e trovano” le risposte di cui il team ha bisogno.

Leggi il post.

4. Iniziare le riunioni condividendo qualcosa di personale

I leader eccellenti ci invitano a iniziare la riunione condividendo – rapidamente – qualcosa di personale.

Qualcosa sulla tua persona,
curiosità sui tuoi figli o sulle vacanze appena passate,
che esisti come persona al di fuori del lavoro.

Sapranno che sei umano!
Non è necessario parlare delle intrusioni familiari di tua suocera e di tutte le questioni molto personali e private.

5. Essere veloci con i feedback positivi, lenti con le critiche

I grandi leader desiderano spiegarci che soprattutto i collaboratori più giovani hanno bisogno di costante incoraggiamento.

Viviamo in tempi complessi e competitivi.
La tecnologia, la pressione, i troppi compiti e il tempo-contro possono essere travolgenti.
Tanta-roba per chiunque.

È importante sottolineare continuamente le vittorie,
non importa quanto piccole.

E se devi proprio criticare … pensa seriamente all’impatto!

6. I grandi leader ti invitano ad ascoltare di più

Le persone presteranno attenzione a ciò che dici, anche (e non solo) per la tua posizione.

Il compito del leader – ci spiegano i grandi capofila – è prestare attenzione a ciò che dicono le persone,
in particolare a chi pensa che la sua opinione non conta.

Mostra che stai ascoltando.
Fai cenni di assenso.
Guadagna la fiducia riconoscendo il merito.

7. Non intervenire con soluzioni troppo rapidamente

Anche gli errori sono preziosi.
Soprattutto se le persone continuano a fare ciò che sanno già fare.

Nessuno impara nulla di nuovo se non permetti di provare.
Di sbagliare.
Pensa all’impatto di frasi tipo “Qui non è tollerato l’errore”.

I grandi leader non arrivano subito con le soluzioni.
Lasciano che i collaboratori trovino un modo diverso, migliore. Da soli.

Leggi il post “Vuoi far crescere il tuo team? Non aiutarlo

8. Essere autentico, appassionato, persino emotivo

Le emozioni sono argomenti scomodi per i leader deboli.

I leader forti si sentono a proprio agio nel parlarne perché sono fiduciosi.
La leadership richiede coraggio.
Per parlare di argomenti scomodi … come le proprie emozioni!

I grandi modelli ci invitano a essere autentici, appassionati, persino emotivi.
Condividi la tua visione e vivi i tuoi valori.
Il personale sarà più coinvolto, più stimolato.

Alcuni grandi leader avrebbero voluto capire di più le motivazioni personali del proprio team.
Relazionarsi di più a livello personale.

Foto di Sofía López Olalde da Pixabay

Paura al lavoro: 16 pensieri che rafforzano la fiducia in te stesso

paura al lavoro

“Ricordare che moriremo tutti presto è stato lo strumento più importante che ho avuto, nella vita, per prendere le decisioni più importanti.

Perché quasi tutto – come le aspettative della gente, l’orgoglio, la paura e l’imbarazzo nel fallire – sparisce davanti alla morte, lasciando solo le cose importanti.

Ricordare che stai per morire è il modo migliore per evitare la trappola di pensare che tu abbia qualcosa da perdere.

Ricordate che si è sempre nudi, e che non c’è nessuna ragione per non seguire il proprio cuore,
sempre”.

Steve Jobs

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Ecco 16 pensieri che rafforzano la fiducia in te stesso.

Un antidoto alla paura al lavoro:

1. Non avrai mai fiducia, se aspetti di sentirti sicuro.

2. La paura di sbagliare ti rende piccolo e maldestro.

3. La paura del fallimento ti impedisce di provare nuove cose. Se non sei sicuro del successo, non inizierai. Se non riesci a farlo bene, non ci proverai.

4. Anche i dirigenti di alto livello sono preoccupati sull’impressione che stanno facendo, come chiunque altro. Sono le ultime persone che ti aspetteresti “avere paura al lavoro”.

5. Più esiti, più difficile sarà agire.

6. La tendenza a notare e ricordare solo eventi negativi è un’abitudine radicata che abbiamo tutti.

7. Paura ed eccitazione hanno gli stessi sintomi basati sulla risposta “combattimento o fuga”. Che tu sia eccitato o spaventato, il tuo corpo è pronto ad agire.
La differenza è come la interpreti.

8. Sai quella sensazione quando il tuo capo ti chiama in riunione? Il cuore che batte, il sudore delle mani? Potresti chiamarla paura, altri la chiamano eccitazione.

9. Le persone senza paura vedono il rifiuto come feedback, che si trasforma in azione piuttosto che in ritirata.

10. Definisci il fallimento. Aiuta a sapere di cosa hai paura. Nominalo.
Che cosa succederà se fallisci?

11. Senti i tuoi sentimenti, ma non lasciare che ti controllino.

12. Moderati livelli di paura ti mettono in allerta, ma una paura eccessiva ti rende stupido.

13. Usa la paura e l’ansia come motivazione e spinta produttiva.

14. Datti una pacca sulla spalla dopo aver fatto qualcosa che non ti andava di fare.

15. Con le paure legate al lavoro -come in ogni paura- l’immaginazione tende a scatenarsi negativamente.

16. Anche la fiducia del più esperto può vacillare di fronte a un compito impegnativo.

Foto di 250432 da Pixabay

12 errori che il team leader commette con il nuovo assunto

nuovo assunto

Spesso accade così:
il nuovo assunto si presenta il primo giorno di lavoro,
riempie la documentazione di rito e (forse) si unisce al team per la pausa pranzo.

Prima di essere lasciato (ho meglio abbandonato) in qualche saletta con procedure, processi e powerpoint.

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Potrebbe sentirsi isolato, incerto su ciò che ci si aspetta da lui/lei.
Mentre la sua immaginazione vaga. Pericolosamente.
Si chiede se ha preso la decisione giusta.

Accogliere il nuovo assunto: eccitazione o scocciatura?

L’inserimento di un nuovo assunto dovrebbe essere un momento di scoperta,
eccitazione e potenziamento.
Da entrambe le parti… anche per te.

Spesso, sono noiosi ma dannatamente depotenzianti per il nuovo assunto.

Con queste semplici premesse,
non sorprende che, secondo Harvard Business Review, il 33% dei nuovi assunti sta già inviando il CV nei primi 6 mesi di lavoro.

Ecco 12 errori che come leader dovresti evitare quando entra un nuovo assunto nel tuo team:

1. Fornire una postazione di lavoro non funzionante. Le prime impressioni sono durature.

2. Concentrare 20 ore di informazioni in sole 4 ore (di fatica e noia). Non lasciare il nuovo assunto in una saletta a compilare documenti. Solo. Tutto il giorno.

3. Evita frasi tipo “Vedi Filiberto. Filiberto è bravo. Fai come Filiberto.” A nessuno piace iniziare all’ombra di Filiberto.

4. “Cosa devi fare? Semplice! Leggi questi Powerpoint e documenti”. Semplice no ..

5. Il modo in cui i dipendenti sono trattati all’inizio rimarrà per tutta la loro carriera.

6. Prepara il tuo team all’arrivo del nuovo collaboratore. “Scusa .. e tu chi sei?” non è da manuale di accoglienza.

 

7. Evita di sorprendere più tardi il nuovo assunto con qualcosa tipo “Questo avresti dovuto impararlo”. A nessuno piace essere sorpreso.

8. Non aspettarti che i nuovi assunti imparino tutto nella prima settimana.

9. Lascia stare l’approccio del battesimo-del-fuoco. Anneghi o nuota. Nessuno vuole sentirsi steso ad asciugare il primo giorno.

10. Non ricordare o pronunciare maldestramente il nome del nuovo collaboratore.
Non è solo questione di educazione. È una forma di rispetto. Leadership.

11. Non chiarire ciò che ti aspetti da lui/lei. Come sarà misurato il suo successo.

12. Non riconoscere e pianificare l’apprendimento. Se formuli ipotesi, fallisci.

Ecco le tue responsabilità di team leader.
Trascurarli comporterà il fallimento per il nuovo dipendente o per te come suo capo.

E pensa a quanto sarebbe appagante aiutare il nuovo dipendente a diventare una star  del tuo team.
Tutto grazie a te!

Foto di Oliver Yxmark da Pixabay

Presenza carismatica: non essere concentrato solo su te stesso

presenza carismatica

Alcune persone illuminano la stanza con il solo passaggio.
Sono le persone carismatiche.
Autorevoli.

Sono il tipo di persone che tutti desiderano, gradiscono …
e vogliono essere!

Presenza carismatica? Il focus non sei tu

Essere carismatici,
vuol dire “costruire” ottimi rapporti, influenzare positivamente le persone,
farle sentire meglio con se stesse!

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Essere carismatici,
non vuol dire sedersi e “aspettare” gli inchini e gli elogi dei presenti.
Niente è più lontano dalla realtà.
È solo fantasia.

È vero … l’esatto contrario!

Prima di “ricevere” .. devi “dare”

Non pensare a-cosa potrai ottenere.
Concentrati su ciò che puoi “dare” tu.
L’unica persona che conta davvero, non sei tu.
È l’altra.

“Dare” è l’unico modo per stabilire un vero e proprio collegamento e relazione con gli altri.
“Dai” e basta.

“Dimentica” te stesso.
Non preoccuparti … un giorno “riceverai”.

Concentrati sull’altra persona

Quando parli con qualcuno devi essere attento.
Concentrato, presente.

Quando dico presente, intendo … completamente presente.
Il tuo interlocutore deve percepire che lo ritieni l’unica persona nella stanza.
Offri la tua piena attenzione.

 

Sono pochi ad avere questa sensibilità!
Una tale presenza carismatica.
Solo grazie a questo “dono”, gli altri ti cercheranno e ti ricorderanno.

Non sbirciare continuamente il cellulare.
Evita di concentrarti su altre cose, anche solo per un attimo.
Non potrai mai connetterti con gli altri, se sei occupato con te stesso.

Se sei in un gruppo, presta attenzione a tutti. Guarda ogni persona.
Sforzati di guardare e parlare con tutti.

Focus sulle altre persone

Le persone sicure di sé non si preoccupano di riconoscimenti.
Le persone fiduciose “sanno chi sono” e ”sanno quello che hanno raggiunto”.

Non hanno bisogno dell’approvazione degli altri, perché hanno appreso che la vera conferma viene dal-dentro.

Quindi, fai un passo indietro e lascia “brillare gli altri”.

Quando lo fai, gli altri non penseranno che sei timido o hai poca fiducia.
Penseranno invece che sei molto sicuro.
Non hai bisogno di approvazione e adulazione da parte degli altri.

Dai il giusto riconoscimento

Nessuno riceve abbastanza riconoscimenti.
Nessuno.

Tutti abbiamo – chi più chi meno – bisogno di apprezzamenti e riconoscimenti.
Soprattutto nel mondo del Lavoro di oggi, dove i risultati si conquistano con grande fatica e impegno.

Complimenti e apprezzamenti – ben fatti – possono costruire e rafforzare le relazioni.
Aumentare la fiducia e migliorare la produttività.
Valorizzare il lavoro fatto, giorno dopo giorno.

Non solo le persone gradiranno i tuoi complimenti, apprezzeranno – soprattutto – il fatto che hai prestato la tua attenzione.

E si sentiranno molto più importanti.
Motivati.
Produttivi.

La maggior parte delle persone è troppo occupata e concentrata su se stessa, per prestare attenzione al dettaglio. Si lascia sfuggire l’occasione per complimentarsi con gli altri.

Se lo fai … con sincerità e passione avrai carisma.
Presenza carismatica.
Autorevolezza

Foto di PublicDomainPictures da Pixabay

10 spunti per placcare il collega scorretto che vuole scavalcarti

collega scorretto

Azz … ti hanno appena scavalcato. Sorpassato.
Disarcionato.
Beffato!

Nooo, ma come è possibile?
Infatti…ti vedo ancora stordito sai …

Eri nel mezzo della riunione.
Tutto sta filando liscio quando all’improvviso …
il tuo collega si è preso – candidamente – il merito per il lavoro
che hai fatto tu!

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Mentre ti riprendi dallo shock …
e ti stai ancora chiedendo “… ma ho sentito bene! Come osa!”

Hai perso il treno per parlare!
Per controbattere.
È troppo tardi … oramai.

Tutto si è svolto in modo molto veloce. Imprevisto.
Inaspettato.

Adesso tutti sanno chi ha fatto – bene – quel lavoro …
e non sei tu!

Ecco 10 passi per placcare – definitivamente – il collega scorretto che sta cercando di scavalcarti:

1. Chiediti se il comportamento è davvero inappropriato

La persona – per esempio – usa l’ironia solo per essere divertente?
Oppure il suo unico obiettivo è sminuirti, sconvolgerti, ferirti?

Il fatto che abbia detto – altro esempio – che la tua idea non avrebbe funzionato,
non necessariamente rende il suo comportamento sbagliato o inappropriato.

Forse è solo un problema di comunicazione.
È stato solo troppo diretto.
Poco gentile.

In ogni caso,
anche se si tratta di differenti stili comunicativi,
informa la persona del modo in cui dovrebbe comunicare con te.

2. Affronta la questione

Prima che l’atteggiamento si trasformi in un comportamento seriale.

Un tentativo di “scavalcamento” di una persona che non ha tale potere,
fa ribollire il sangue nelle vene.

Tuttavia,
se reagisci in modo aggressivo, peggiori la situazione e dai ancora più potere al collega scorretto.

Gestisci le tue emozioni.
Fai un respiro profondo, una passeggiata rilassante e mantieni la calma!

3. Non procrastinare il confronto

Evita di scansare i comportamenti “tossici”.
Non sperare che la situazione non si ripresenterà.
Che sparirà magicamente.
Non succederà!

Non comportarti come una vittima.
Un agnello sacrificale.

È meglio “stroncare sul nascere” questi atteggiamenti scorretti.
Fin dal primo attacco.
Prima che il rapporto di lavoro inizi davvero a essere danneggiato.

Guarda la persona negli occhi.
Fai capire che non sei il tipo da sopportare sopraffazioni.
Non essere un bersaglio facile.

4. Parla con la persona

Non parlarne con il tuo capo o le HR.
Almeno non prima di aver tentato di parlare con la persona.

Chiedi un incontro chiarificatore: “So che questa conversazione sarà scomoda.
Sento l’esigenza di provare a parlare con te”.

Andare direttamente dal capo,
raramente aiuta a migliorare il rapporto con l’altra persona.

5. Affronta il comportamento specifico, non la persona

È sbagliato dire “Hai un atteggiamento scorretto” oppure “Hai sbagliato”.
La critica deve essere riferita a qualcosa di specifico e non a qualcosa di generico.

Devi essere chiaro su cosa/dove/quando.
Spiega le azioni fatte.
I comportamenti avuti o le cose dette.

Evita frasi tipo “Ancora una volta la tua poca professionalità … ” e appellativi sensibili come “arrogante, prima-donna, arrivista, ecc.”.

Esponi il problema in modo oggettivo e senza pregiudizi.
Concentrati sulle azioni, non sulla persona.

6. Chiedi di cambiare approccio

Accetta i feedback ma rifiuta – categoricamente – il modo in cui li hai ricevuti.

Se la persona si avvicina in modo sminuente o inappropriato, l’approccio migliore è dire qualcosa del tipo (alcuni esempi):

“Grazie per avermi mostrato il tuo punto di vista. In futuro – in ogni caso – ti sarei grato …

se eviti battutine sulla mia proposta, davanti agli altri. Lo trovo poco professionale.
non chiamare i miei errori banali. Spiega solo cosa deve essere risolto.
di non prendere credito per il mio lavoro. Sai perfettamente che ci sto lavorando intensamente da più di 3 settimane. Questo comportamento non è corretto.”

7. Ascolta e permetti al collega scorretto di spiegarsi

Permetti alla persona di spiegarsi o di rifiutare le tue dichiarazioni.
Ascolta senza giudicare.

Spiega tutti i tuoi punti ma assicurati di non interrompere il tuo interlocutore mentre espone le sue giustificazioni, anche se non sei d’accordo.
Interrompendo, otterrai solo il risultato di inasprire il dialogo.

È un’occasione per imparare … a muovere critiche costruttive bilanciando garbo e autorità.

Così facendo aumenterai il tuo rispetto.
La tua credibilità.

8. Invita un terzo a fungere da testimone alla tua conversazione

Se la persona dimostra di stravolgere i fatti,
di essere aggressivo, commediante o accusatore allora potresti aver bisogno di un testimone, presente alla conversazione.

La persona in questione dovrebbe essere accettata da entrambi.
Se ha il compito di osservatore o di mediatore, assicurati che ne abbia le abilità.
… altrimenti la questione si incasina ancora di più.

P.S.
Questa possibilità non mi piace molto.
Preferisco credere che persone adulte possano avere conversazioni produttive da adulti.

9. Collabora ma mantieni le distanze

Collabora quando devi,
ma mantieni il contatto al minimo.

Comunica con il collega scorretto solo quando il lavoro lo richiede.

Se cerca di fare bella figura invitandoti a pranzo o per un drink,
rifiuta educatamente.

10. Parlane con il tuo capo o il tuo datore di lavoro

Se il comportamento del tuo/a collega non è cambiato,
è venuto il momento di parlarne e mettere a conoscenza della situazione il tuo capo,
il direttore o un responsabile HR.

Presenta il tuo caso,
senza piagnistei, vittimismo e senza incolpare.
Esprimi chiaramente che apprezzi il lavoro che fai.

Attieniti ai fatti e non etichettare il collega.
(“È un carrierista” oppure “Vuole essere il capo“).

Evita il più possibile rimostranze vaghe, sommarie o imprecise che possono diventare clamorosi “autogol”.

Non lamentarti e non accusare.
È più efficace rimarcare che questo comportamento sta creando tensioni nel team e rischia di provocare un calo di produttività (argomenti senza dubbio più “sensibili” agli occhi del tuo capo o datore di lavoro).

Può darsi che il tuo collega scorretto sia chiamato per un incontro o un richiamo.
E le cose probabilmente torneranno come prima.
Forza … faccio il tifo per te!

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14 cose che il tuo team sta cercando disperatamente di dirti – 2

un team demotivato

7. “Siamo sovraccarichi di lavoro”

“Alcuni di noi si lamentano.
E lo faranno sempre-e-comunque.
Ti diranno che il loro carico di lavoro è diventato troppo da gestire.

Altri – la maggioranza che non si lamenta e lavora – non ti diranno niente, ma si bruceranno lungo la strada.

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Quando c’è “troppa roba”, bisogna dare le priorità.
Qualcosa deve “essere lasciato andare”.

Devi intervenire per capire quanto sia realistico il carico di lavoro del tuo staff.

Cerca i modi per distribuirlo più uniformemente.
Lavora sulla definizione delle priorità.

8. “Non riconosci mai il lavoro fatto. E ti ritrovi con un team demotivato”

“Ognuno di noi non vuole essere considerato solo un numero senza volto.
Desidera essere riconosciuta come una persona.

Vuole essere apprezzataascoltata e compresa.
È semplice per te concludere … ho un team demotivato!

È importante riconoscere i successi che abbiamo ottenuto.
Onorare il nostro lavoro. Celebrare i risultati.
Offrire opportunità di crescita.

9. “Comunichi in modo ambiguo e controverso.. non capiamo cosa vuoi dirci”

“La chiarezza è la chiave.

Evita di nascondere il feedback nell’ironia.
Nel giro di parole.
Ci lasciano solo dubbi, ansia e resistenza.
Paura.

Affronta efficacemente il problema,
che si tratti di una riorganizzazione o della partenza di collaboratore.

Condividi le informazioni e lo “scenario possibile”.

10. “Vorremmo che la smettessi di prendere continuamente credito per il nostro lavoro.”

“Che mossa infantile e meschina!
E lo fai costantemente … senza ritegno.
Siamo offesi!

Dacci il giusto credito per quello che facciamo.
Ci sentiremo più apprezzati.

Il tuo successo … dipenda anche da noi.

11. “Stai nascondendo un segreto di Pulcinella”

“Non sottovalutare la nostra “intelligenza”.

Siamo già ben consapevoli dei problemi che stai cercando di nascondere.
Desideriamo però conoscere la motivazione.

Non trincerarti dietro un “… tanto non capirebbero”.

Se pensi che non possiamo comprendere,
perché non lo spieghi?

Un dialogo più impegnato e intellettualmente onesto può portare a nuove – e inaspettate – soluzioni.
Anche per te”.

12. “Dimmi la verità”

“Siamo più propensi ad accettare cambiamenti se capiamo cosa sta succedendo.

Apprezziamo la comunicazione chiara e trasparente.
Così sappiamo esattamente cosa ti aspetti da noi.

Non mentire.
Soprattutto per quanto riguarda le informazioni riservate o sensibili.

Ricorda che … se veniamo a sapere che hai mentito o non hai mantenuto la riservatezza, perderai la nostra fiducia.
Per sempre.

È meglio tacere o dare risposte tipo “Al momento, non posso dire niente” o “Non posso rispondere interamente in questo momento.”

Non promettere vantaggi e benefit per risultati poco probabili.
Causi il nostro risentimento e … un team demotivato!

13. “Vorrei che tu ce ne avessi parlato prima.”

Perché razioni le informazioni?
Perché le centellini come acqua nel deserto?
Non chiedi mai pareri e feedback?

Tutto quello che stai ottenendo sono pettegolezzi e paura.
Poi non lamentarti se la produttività cala … e ti ritrovi un team demotivato.

Se condividi le informazioni è un grande atto di fiducia e un riconoscimento molto potente per noi.
Desideriamo fare un buon lavoro, condividere con te le responsabilità, i compiti e il raggiungimento dei risultati.

Quando distribuisci le responsabilità,
è un attestato di fiducia nei nostri confronti … è come dire a ciascuno di noi “Io mi fido di te”.

14. “Sei teso tutto il tempo. Metti ansia”

“Probabilmente non te ne accorgi neppure.
Quando sei sotto pressione o sei stressato inizi a girovagare come una trottola.

Muovendoti tutto il tempo (come un tarantolato) crei attorno a te un clima di nervosismo che può influenzare e condizionare negativamente i tuoi collaboratori.

Quando non ci sei, tiriamo tutti un sospiro di sollievo.

Pensaci la prossima volta che cominci a girare come una trottola.”

14 cose che il tuo team sta cercando disperatamente di dirti – parte 1

team demotivato

Team demotivato?
Il tuo successo di team leader dipende dalla tua capacità di essere di supporto al tuo staff.

Devi dimostrare al tuo team che sei lì per aiutarli.
Favorire il loro lavoro.

Team demotivato? Ascoltare è fondamentale

Ascoltare è la chiave per scoprire cosa rende “sensibili” i tuoi dipendenti.
Cosa li entusiasma.
Cosa li spinge ad andarsene.

L’ascolto attento rivela la verità.
Svela i significati più profondi.
Il “non detto”.
Va aldilà dei “Tutto bene, grazie” e dei sorrisi di circostanza.

Non bloccarti nel “Se il mio collaboratore ha un problema, dovrebbe venire a dirmelo direttamente“.
Spesso non è così.

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Ci sono alcune cose che i tuoi collaboratori – comprensibilmente – potrebbero non sentirsi a loro agio a condividere con te.

Per salvaguardare il loro lavoro e il loro valore,
preferiranno nasconderle.
Non condividerle.

Ecco 14 cose che il tuo team demotivato sta cercando di dirti.
Disperatamente.

Attento…apri bene le orecchie!
È in gioco il tuo ruolo e il tuo successo professionale:


1. “Vorremmo sentirci a nostro agio nel chiederti supporto”

“È già difficile ammettere di aver bisogno di aiuto.
Per di più … sei poco disponibile se abbiamo domande o dubbi.
Non ce la sentiamo di chiedere il tuo supporto.

Così seguiamo il flusso.
Sperando che le nostre debolezze spariscano.
Passino inosservate.
Magicamente.

Lo sai …
imparare per tentativi ed errori è frustrante.

Vorremmo sentirci meno a disagio nel chiederti supporto.
Perché non ritagli un po’ di tempo per coaching uno-a-uno?

Aiutaci a raggiungere gli obiettivi.
Che sostanzialmente sono anche i tuoi!”

2. “Sei professionale ma anche gelido e indisponente”

“Sei una fredda macchina che distribuisce ordini, mansioni e scadenze.

Fai solo finta di essere interessato, si vede, si sente,
quando ti parliamo, abbiamo la netta sensazione di non essere ascoltati… siamo un team demotivato!

Non c’è niente di più frustrante e irritante vedere come la nostra richiesta o problematica sia stata poco ascoltata.
Addirittura fraintesa.”

3. “Toglici il fiato dal collo e lasciaci lavorare”

“Pretendi di controllare tutta la corrispondenza, le e-mail e i preventivi, di bloccare tutto finché non dai la tua benedizione.

Il tuo OK.

Sei riluttante a delegare, ti concentri anche su piccoli dettagli e non lasci libera iniziativa,
anche sulle decisioni più banali.

Così facendo mostri una completa mancanza di fiducia.
Ci fai sentire demotivati, inutili … improduttivi.
Bambocci.

Lasciaci fare – in pace– il nostro lavoro!”

4. “Un’altra riunione? Noooo”

“Ancora una riunione.
L’ennesima. Dove si parla, parla, parla, senza costrutto.
Ma basta!

La maggior parte delle riunioni ci ruba solo ore di lavoro produttive.
Spesso ci lasciano la sensazione di nullità e di confusione.

Se non sono realmente necessarie dovresti evitarle.
Per favore … “

5. “Manifesti apertamente simpatie e preferenze personali”

“Forse non te ne accorgi neppure …
ma coinvolgi sempre e solo il solito gruppetto di fedelissimi.

È naturale sentire maggiore feeling e simpatia per alcune persone rispetto ad altre,
ma devi cercare di coinvolgere ogni membro del tuo team.

Ma se poi inizi a sorvolare o non dire niente per amicizia e simpatia …
stai perdendo la faccia e la nostra stima.

Dai un’immagine di leader debole e influenzabile.”

6. “Sei inavvicinabile”

Reagisci negativamente a domande e preoccupazioni.
Sei sempre troppo occupato.
Poco disponibile.
Introvabile.
Assente.

Non essere così sicuro che …
se non ti diciamo niente … tutto sta andando bene!
Se c’è un problema … sarai sicuramente informato.

Così facendo,
sei out dalle questioni che affrontiamo quotidianamente.

Sai cosa c’è?
Pensiamo che tu non sia in grado di risolvere i problemi.
Non vuoi essere disturbato.

Non essere così inaccessibile.
Rispondi alle nostre domande e alle mail. Appena ti è possibile.

Pianifica riunioni di gruppo e incontri individuali. A intervalli regolari.
Tieni aperta la porta del tuo ufficio. Anche solo per farci capire che ci sei … “


Discussioni al lavoro: 17 errori da evitare .. se vuoi “vincere”

discussioni al lavoro

Le discussioni al lavoro sono inevitabili.

Il collaboratore che ha preso malissimo il tuo feedback sulle sue scarse performance.
La collega che va in tilt per un errore che ha commesso. E incolpa te…
Il cliente che ha messo in discussione la tua professionalità.

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Tutti abbiamo avuto esperienze negative con le discussioni al lavoro.
Mix ansiogeno di imbarazzo e tensione.

Di conseguenza, tendiamo a evitarle.

La chiave è creare una base collaborativa.
Trovare una soluzione produttiva che possa (nel limite del possibile) portare benefici a entrambe le parti.

Come trovare le parole giuste?
Che cosa dire e cosa evitare?

Discussioni al lavoro? Ecco 17 errori da evitare:

Prima di leggere ricorda che … lo stress che senti prima di una discussioni al lavoro … lo prova anche l’altra persona. Forse anche di più!

1. Non evitare la discussione al lavoro nella speranza che la questione si risolva (magicamente) da sola. A volte funziona, spesso no. Peggiora.

2. Non trascinare il confronto. Procrastinando o evitando la discussione stai mettendo in gioco la tua professionalità.

3. Non farti sopraffare dalle emozioni. Ti fa sembrare ansioso. Riduce la tua influenza e il tuo potere.

4. Non farti trascinare dalle emozioni. Più sarai tranquillo e centrato, meglio riuscirai a gestire la discussione.

5. Non usare “noi” quando intendi “tu”.

6. Non ripeterti e non fare battutine. Evita un linguaggio confuso.

7. Evita di “premere” quando l’emozione è alta. Lo stress emotivo limita la ricerca di soluzioni creative.

8. Fai una pausa per permettere alle emozioni di raffreddarsi. Lo stress emotivo può indicare che le cose si sono trascinate troppo a lungo.

9. Non avere la stessa conversazione più volte. Comportamenti inaccettabili diventano accettabili quando persistono.

10. Non ascoltare – o peggio – fare finta di ascoltare.

11. Evita di risolvere i problemi per l’altro. Chiedi “Cosa ti piacerebbe fare al riguardo?”

12. Non offrire opzioni quando non sei disposto a discuterne. Se hai intenzione di dare una direzione, fallo.

13. Non avere fretta di chiudere la conversazione. Non importa quanto sia difficile e imbarazzante. La calma è potere.

14. Se l’interlocutore non parla o è poco coinvolto chiedi “Quali sono i tuoi pensieri finora?” o “Hai altre domande hai su … ?”

15. Meglio evitare tutte le esortazioni al lavoro, il consiglio “del saggio” o frasi fatte prese in prestito dal web.

16. Non aspettarti che la persona “comprenda” se manca di educazione, attitudine o forza mentale.

17. Evita di non dire niente. Scarse capacità di leadership personali contribuiscono a problemi fastidiosi e durevoli.

Inadeguato sul lavoro? 16 mantra per riprendere fiducia e sicurezza in te stesso

inadeguato sul lavoro

Hai sempre la sensazione di essere meno efficace rispetto gli altri?
Paura di essere “quello lento”?
Ogni nuovo incarico sembra un compito impossibile?
Non ti senti all’altezza del tuo nuovo lavoro?

Potrei dirti “Non preoccuparti. Basta avere solo un po’ di fiducia!”
Purtroppo,
sono solo parole che non ti aiutano a buttare giù il groppone che senti in gola.

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Anche se (almeno fino ad ora) l’azienda sembra soddisfatta della tua prestazione,
senti di non essere competente, dubiti di te stesso e cominci a minare costantemente la tua fiducia.

La notte riaffiorano timori e preoccupazioni di qualcosa d’indefinito e pauroso
in particolare quando ci sentiamo inadeguati, bloccati dalla paura di non essere all’altezza.

Inadeguato sul lavoro: che cosa fare?

Rinunciare?
Aspettare fino a quando non ti silurino (per la tua presunta incompetenza)?
Oppure rimboccarti le maniche e “spingerti oltre”.

Comincia da questi 16 mantra per focalizzare al massimo i tuoi pensieri.
Il mantra è una formula sacra che viene ripetuta come una sorta di preghiera.

Il mantra .. una scialuppa di salvataggio in mezzo alle onde della nostra mente

Ci aiuta ad attraversare il mare (spesso agitato) della nostra mente.

Quando la mente vaga senza meta … il mantra la riporta sulla giusta strada.

Inizia da questi 16 mantra per ritrovare fede e forza.
Fermare la strisciante e fastidiosa sensazione di inadeguatezza al lavoro.

1. I processi di assunzione sono lunghi. Mi hanno “passato” ai raggi X. Se mi hanno assunto … vuol dire che credono in me.

2. Non devo impegnarmi per … farli cambiare opinione!

3. Non devo puntare alla perfezione ma mirare al miglior risultato possibile. La perfezione (sproporzionata) è un ostacolo, non qualcosa di cui essere orgogliosi.

4. Le valutazioni del datore di lavoro sono molto più obiettive delle mie. Se mi hanno scelto, è perché credono che avrò successo.

5. Sono il mio peggiore critico. Le mie valutazioni sono molto lontane dalla realtà.

6. La sensazione di essere inadeguato sul lavoro può davvero spingermi a fare molto di più. Dà propulsione, la forza necessaria per lavorare con più impegno, più attenzione.

7. I datori di lavoro non “fanno regali”. Non mi hanno assunto per filantropia.

8. Se sono convinto di sbagliare, se sono ossessionato di non essere all’altezza, sono destinato a fallire. Per il solo fatto di crederlo!

9. Devo lavorare su me stesso, sviluppare i mie punti di forza, accettare e superare le mie debolezze. Iniziare a convogliare le mie energie.

10. Domande tipo “Merito davvero questo lavoro?” “Sono capace? Competente?” possono monopolizzare tutto il mio essere. Metto a tacere la mia voce interiore negativa. Adesso!

11. Basta pensare che tutti gli altri siano migliori. Gli altri sbagliano proprio quanto me. E anche di più …

12. Smetto di credere che debba capire tutto.

13. Leggo di più. Seguo un corso. Vado ai seminari. “Prendo” un coach. Faccio domande. Non devo restare paralizzato!

14. Devo smetterla di angosciarmi che – prima o poi – sarò “scoperto”. Preoccuparmi mi farà girare in tondo, sprecare tanta energia nel tentativo di soddisfare gli altri.

15. La paura di essere inadeguato può diventare stimolo, spinta, azione…la mia più grande alleata!

16. Non devo temere, ce la farò!

Condividi le tue preoccupazioni di essere inadeguato sul lavoro.
Il supporto di un coach professionista, non giudicante, ti aiuta a potenziare il tuo approccio.

Foto di AlexLoban da Pixabay

18 spunti per essere leader autorevole e non capo autoritario

leader autorevole

“Oggi il segreto della leadership di successo è l’autorevolezza,
non l’autorità.”

Ken Blanchard

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Il leader autorevole osserva senza dare giudizi o etichette.
Rispetta il punto di vista dell’altro, riconosce le capacità delle persone e le valorizza.

Lo stile autoritario richiede obbedienza.
Non scende a compromessi, ricorrendo anche a metodi repressivi e punitivi.

Essere un leader autorevole non significa fare il bullo o il dittatore

Ecco 18 spunti per essere leader autorevole.
Non un boss autoritario e arrogante:

1. Ricorda che i leader più efficaci sono autorevoli, non autoritari.

2. Celebra la competenza degli altri senza degradare il tuo ruolo.

3. Sporcati le mani. La partecipazione indica autorevolezza. L’isolamento autoritarismo.

4. Parla meno e ascolta di più. Mostra sincero interesse per gli altri.

5. Riconosci quando sbagli. Non c’è vergogna nell’ammettere gli errori.

6. Condividi il credito per i risultati raggiunti: raramente ottieni qualcosa al 100% da solo.

7. Se sei tentato di giudicare gli altri (per sentirti superiore), giudica te stesso, notando le aree in cui non sei all’altezza.

8. Complimenta gli altri per i loro talenti e le qualità positive.

9. Impegnati a “non sapere”. Con coraggio. Crescita e apprendimento includono il “non sapere”.

10. Concentrati su tutto ciò di cui devi essere grato e su tutte le persone che (direttamente o indirettamente) ti hanno aiutato ad arrivare dove-sei-oggi.

11. Non essere mai così soddisfatto di quello che fai. Non smettere di lottare per il miglioramento (personale o professionale). Il compiacimento non è un atteggiamento costruttivo.

12. È fondamentale sviluppare, non “riparare”.

13. Ridi di te stesso. Non prendere le cose sul personale.

14. Aspettati prestazioni elevate da te stesso e dagli altri. Non accettare la mediocrità.

15. Persegui l’eccellenza sfidando lo status quo.

16. Rimuovi i blocchi. Non crearli.

17. I leader autorevoli sono fiduciosi ma non prepotenti, empatici ma non deboli.

18. Il potere dell’autorevolezza è il rispetto; l’autoritarismo cresce nella paura.

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11 volte che non dovresti chiedere scusa al lavoro – parte 2

scusa sul lavoro

6. Quando non sei davvero dispiaciuto

Tutti conosciamo le “scuse delle non-scuse”.
Hai detto di essere dispiaciuto ma in realtà non lo sei. Per niente.
Si “vede”.
Si “sente”.

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Quando la tua scusa sul lavoro lascia un retrogusto di sarcasmo, non trapela sincerità,
e la stai semplicemente dicendo perché pensi risolveranno il problema …
stai sprecando questa opportunità.

“Conservala” per quando sarai veramente dispiaciuto.
Non sprecare questo bonus.

7. Quando non hai assolutamente nulla di cui scusarti

Non usare “Mi dispiace” come frase di riempimento o per essere educato.
Pensa attentamente se quello che stai per dire, è qualcosa di cui dovresti – veramente – scusarti.

Quando non hai nulla a che fare con la causa di un problema.
Perché scusarsi?

Salva le tue scuse per quando assumerai la responsabilità di qualcosa che hai/non hai fatto.
Saranno molto più efficaci e potenti.

8. Se ti stai prendendo una pausa o sei in malattia non chiedere scusa sul lavoro

La vacanza fa parte del pacchetto-lavoro.
Una pausa rigenerante è indispensabile per la produttività.

La malattia “giunge inaspettatamente”.
Senza preavviso.

Non devi scusarti per non essere disponibile, perché hai l’influenza, oppure sei in vacanza.

In ogni modo,
informa in anticipo le persone della tua assenza per vacanze, in modo che non ti cerchino – disperatamente – mentre sei via.

9. Non scusarti per “Dire “No”

Trascorriamo gran parte della nostra vita adattandoci agli altri.
Non sei obbligato a fare tutto ciò che qualcuno ti chiede di fare.

Non scusarti per aver detto di no.
Soprattutto, quando non hai fatto niente di male.

Certo,
ci sono momenti in cui dire di no, potrebbe non essere nel tuo interesse.

È permesso dire di no.
parlare, esprimerti e trovare una soluzione alternativa.

10. Quando prendi una decisione che comporta il rispetto dei tuoi principi o valori fondamentali

“Scusa ma non posso mentire al cliente” non dovrebbe iniziare con delle scuse.

Non essere mai dispiaciuto di essere fedele alle tue convinzioni.
Ai tuoi valori.

Non dovresti scusarti quando mostri integrità.
Non scusarti mai per aver fatto/detto la cosa giusta.

11. Quando lasci il tuo lavoro

“Mi dispiace, ma ho ricevuto un’offerta di lavoro migliore.”

Sembra educato, da parte tua.
Sembra.

 

Molto più probabilmente non ti dispiace per nulla.
Sei felicissimo di aver ha ricevuto un’offerta di lavoro migliore.
Vero?

Chiedendo scusa, potresti dare l’opportunità agli attuali datori di lavoro di rifarsi con un malizioso: “Beh, se ti dispiace davvero, potresti …'”

Smettila di scusarti così spesso

Come puoi vedere, ci sono così tante circostanze in cui le scuse non sono necessarie.
Detto questo, a volte dovrai scusarti.
Ci mancherebbe!

Nella vita, prenderai decisioni ogni giorno.
Ci sono momenti in cui altre persone non approveranno queste decisioni e le tue azioni.

Ciò non significa che dovresti essere – tutte le volte – dispiaciuto.
La prossima volta che pensi di chiedere scusa sul lavoro, rileggi questo post.

Foto di Khusen Rustamov da Pixabay

11 volte che non dovresti chiedere scusa al lavoro – parte 1

chiedere scusa

Quante volte ti accorgi di  chiedere scusa al lavoro?
Le parole “Scusa” e “Mi dispiace” sono diventate così naturali che le usi senza sosta.
Ancora e poi ancora.

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Ti scusi per qualsiasi cosa, senza pensarci due volte.

“Mi dispiace, vorrei semplicemente aggiungere qualcosa?”
“Mi scusi, vorrei parlare del punto iniziale”
“Scusa ma … non avevo ancora finito”.

Chiedere scusa al lavoro.. è diventato naturale

Sinonimo di disponibilità.
E certamente lo è.

Il punto è che spesso … ti scusi ancor prima di parlare.
Quando sei interrotto. Quando non hai colpe.
Non hai fatto niente.

Se stai chiedendo scusa per tutto, potrebbe significare una mancanza di fiducia

È un segnale di insicurezza che devi superare.

Non fraintendetemi,
non sto dicendo che non dovresti mai chiedere scusa al lavoro.
Anzi.

Scusarsi è sintomo di forza. Saggezza.

Ma ci sono alcune cose per le quali non dovresti scusarti.
Se pensi di scusarti troppo, ogni giorno.
Questo post è perfetto per te.

1. Quando scusandoti risalti un problema – una difficoltà

Iniziare scusandosi, mettendo le mani-avanti.
Prepararsi al fallimento in anticipo.
Mettere l’accento su cosa-non-funziona.
Un classico.

“Mi dispiace, ho avuto poco tempo per preparare questa presentazione.
Spero che il risultato sia comunque apprezzabile”.

Tutto ciò che hai fatto è risaltare il problema e mettere gli interlocutori in una posizione difensiva.
“Poco tempo? Beh in effetti… poca roba!”

2. Quando usi le scuse come “facile scappatoia”

Ti presenti tardi alla tua presentazione e la-metti-via con un veloce “Scusate per il ritardo”,
oppure te-la-cavi con un semplice
“Mi dispiace ma non sono riuscita a finire in tempo la presentazione. .. come avevo promesso. Scusate!”

Se utilizzi ogni volta “Scusa” e “Mi dispiace” per abdicare ogni responsabilità, trasmetti la sensazione di non essere all’altezza delle aspettative, di aver fallito.
Generi un messaggio negativo e distratto.

Spetta a te l’onere di chiarire perché non hai rispettato l’impegno.
Nel farlo, non perdere l’occasione di rendere la spiegazione più positiva possibile.

Tornando alla tua presentazione … meglio dire “Grazie per l’attesa: non vi prenderò più tempo di quanto previsto inizialmente, cominciamo subito.”

3. Quando dichiari la verità

“In tempi di menzogna universale,
dire la verità è un atto rivoluzionario.”
George Orwell

Non scusarti mai per essere sincero.

4. Quando ti stai scusando per qualcun altro

“Stai andando alla riunione vero?
Per favore … puoi dire a Michele che mi dispiace ma non riuscirò a mantenere la scadenza di oggi. Lui sa!”

Non scusarti mai per le altre persone.
Non è tua responsabilità.

 

Spiega a-chi-te-lo-chiede che non sei a tuo agio nel farlo.
Chiarisci che le scuse esprimono più valore se vengono direttamente da lui/lei.

Se sei stato preso in contropiede e non sei riuscito a rifiutare il compito di messaggero, puoi dire:
“ Scusa Michele … penso che Ornella volesse dirti qualcosa”.

In ogni caso …
non fare il lavoro sporco per qualcun altro.

5. Quando hai qualcosa da dire

Se parti con un vago “Scusate, ma stavo pensando … “,
stai chiedendo -inconsciamente- alle persone intorno al tavolo di farti un favore … ascoltarti.

Sei stato assunto perché sei qualificato e capace.
Offri la tua idea o il tuo contributo con fiducia.

Se è rifiutato, va bene.
Non farne un dramma!

È importante valutare la tua capacità di contribuire,
anche se la tua idea non “vincerà” sempre.

Foto di Khusen Rustamov da Pixabay


“Che cosa fare della mia vita?” Domanda, invocazione o insoddisfazione – parte 2

che cosa fare della mia vita

“Se tu fallissi, potresti essere deluso, ma sarai dannato se non provi.”

Questa frase di Beverly Sills ci invita a provare, altrimenti non possiamo crescere e avere successo.
E sarai tormentato dai rimorsi e rimpianti.

Nessuno – ripeto nessuno – ha raggiunto ricchezza, fama e successo senza cadute, spesso gravi, ma anche errori ingenui ed evitabili.
Errori che riportano (amaramente) al punto di partenza.

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Ma quando torni indietro, hai però un vantaggio … provarci di nuovo perché conosci già la strada.
Puoi tornare al punto (dove ti sei bloccato) più velocemente e spingerti oltre l’ostacolo con rinnovata energia.

Che cosa fare della mia vita?
Cosa ti blocca?
Cosa ti tiene a terra?
Paura?
Paura di sbagliare … di fallire?
Di esser deriso? Criticato?
Di aver deluso le aspettative?

Ricorda che …
rinunciare per paura di fallire è il fallimento più amaro!

Fai il primo passo, anche se hai paura di fallire

Hai un’idea …
ma cominci a ritardare, aspettare, pensare, perfezionare e modificare, fino a quando ti rendi conto che … qualcun altro è già partito e ti ha superato da un pezzo.
E butti la spugna.

Se rinunci quando fallisci, non imparerai mai nulla.

Se guardi al fallimento come un’opportunità, come l’inizio di un nuovo viaggio …
scoprirai che l’esperienza ti aiuterà e la prossima volta che farai la stessa cosa, la farai molto meglio.

Ma se non provi, non lo saprai mai.
Demordere a prescindere … è il fallimento peggiore!

Le circostanze sfavorevoli … plasmano il tuo carattere

Sono tantissime le persone che incolpano le loro carriere miserevoli per le circostanze difficili in cui si dibattono.
“Ho avuto un’infanzia difficile … nessuno ha creduto in me …
ecco perché non ce lo fatta.”

Eppure non sono poche le persone di successo che rivelano …
“Ho avuto un’infanzia difficile … nessuno ha creduto in me …
ecco perché ce lo fatta!”

Le circostanze che hai vissuto rivelano chi-sei, le tue convinzioni e il tuo atteggiamento,
cosa otterrai (o no) dalla vita.

Non rotolarti nel dilemma “Che cosa fare della mia vita?” … conta solo il tuo atteggiamento!

Poco importa se decidi di lavorare nel sociale, lanciarti come influencer o aprire un agriturismo nella cascina che hai ereditato dal nonno …
quello che più conta è il tuo atteggiamento e le tue convinzioni.

Come vedi te stesso e cosa vuoi ottenere.

Una volta che hai deciso dove vuoi andare, chi vuoi essere e cosa vuoi fare …
sarà impossibile fermarti.

“Che cosa fare della mia vita”  avrà la sua risposta!

Piuttosto chiediti … quanto riesci a perseverare di fronte gli ostacoli?

La maggior parte delle persone getta via sogni e obiettivi, perché si arrende al primo ostacolo o difficoltà.

Se le cose ti sono sempre arrivate con poco sforzo o una botta di culo, potresti non aver mai allenato i “muscoli” della perseveranza, necessari quando la strada si fa in salita.

Invece di mettere energia e tempo per superare difficoltà e impedimenti … potresti prendere l’ostacolo come un segnale che non sei “capace”, che non sei “tagliato” e …
mollare di schianto.

La perseveranza è la differenza tra successo e fallimento

Devi imparare da quelle persone che hanno sempre dovuto lavorare sodo.
Hanno sviluppato determinazione, costanza e forza di volontà per padroneggiare una nuova abilità o superare un ostacolo.

Non si raggiunge il traguardo senza fatica, senza un impegno straordinario.

All’inizio – se non sei abituato – troverai difficoltà.
Dopo varie volte – tale sforzo – diventa naturale e istintivo.

Quando la salita si fa dura, quando (sembra) che non c’è alcuna ragione di continuare,
quando tutto intorno a te invita a mollare, arrendersi, rinunciare, a non continuare …
proprio a quel punto che se vuoi ottenere qualcosa dalla vita,
devi perseverare.

La chiave non è che COSA fare della tua vita ma piuttosto COME affrontare la tua vita

Sei disposto a lavorare intensamente?
A non cedere alle difficoltà?
Sei disposto a cadere e rialzarti? Sempre ogni volta?
Dove trovare la forza per andare avanti?
Mettere in discussione le tue credenze e le tue certezze?

Devi trovare la forza di percorrere ancora qualche altro metro.
E andare avanti.

La perseveranza è quella dote che ti permette di andare oltre la fatica e le circostanze.
Ti permette di superare un fallimento, un ribaltamento, un passo falso, un colpo di sfiga,
recuperare da un infortunio, se sei uno sportivo.

Con la perseveranza, verrà il risultato

Una forte motivazione aiuta a vincere molte difficoltà.
Uno sforzo affannoso o occasionale non sarà di nessun valore.

Per ottenere risultati devi applicarti tutti i giorni, fino a quando diventerà un’abitudine.
Perseveranza vuol dire “attaccare” giorno dopo giorno.

Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri sulla tua strada.

Non puntare solo sulla competenza e gli studi

Anche il solo talento non è sufficiente.
Occorre duro lavoro e tenacia.
Perseveranza.
Grinta.

“Arrivare da qualche parte nella vita” non è solo questione di talento, intelligenza, bellezza.
Tra una persona talentuosa senza tenacia e un’altra perseverante ma senza talento, probabilmente sarà quest’ultima a ottenere i risultati migliori. Leggi post.

E adesso che lo sai anche tu … che cosa fare della mia vita?
Davanti al prossimo ostacolo non paralizzarti … pazienza e perseveranza.
Riprova.
Credimi.
Ce la farai!

Foto di engin akyurt da Pixabay

“Cosa fare della mia vita?” Domanda, invocazione o insoddisfazione – parte 1

cosa fare della mia vita

“Cosa fare della mia vita?
“Tranquillo, un giorno lo capirai “
” Fidati della vita. Sei esattamente, dove dovresti essere”
“Vedo in te grandi potenzialità, se ci credi, ce la fai”
“Yes, you can!”

Potrei continuare con le frasi a effetto.
Ma mi fermo qui.

Mah! Non so che dire …

A certe domande non puoi rispondere con slogan e frasi fatte

La domanda “cosa fare della mia vita” lascia un retrogusto acidulo.

Questa sensazione – poi – diventa particolarmente acuta quando accade qualcosa di inaspettato – un licenziamento a sorpresa, una promozione negata, ecc – che ha un impatto sul lavoro, sulla carriera.
Sulla vita.

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Se stai leggendo questo articolo, c’è qualcosa dentro di te che non è soddisfatta.
Senti un ovo-sodo in gola che non va né su né giù.

Si potrebbe chiamarla “insoddisfazione”.
Che ti lascia così.
A-metà, spiazzato, tramortito.
Incompiuto.

Se non capisci cosa intendo significa che non hai mai provato la sensazione

Non recepisci cosa voglio intendere.
Puoi chiudere qua la lettura … e passare a un altro post di ferrarelli-coaching.

Ma se continui … basta guardarti in giro.
Per farti male.
Tanto.

“C’è quel 25enne che sta decollando con la sua start up tecnologica”
“E quell’altro che ha appena conseguito un master e ha scritto un libro di successo”
“Quel CEO quanti anni ha? … Ma dai! Così giovane!”

E come se non bastasse c’è sempre …
l’amico-quello-bravo che ha sta ottenendo grandi promozioni.
Conteso dalle migliori aziende.

Guardi la carriera degli altri e pensi “Cosa fare della mia vita?”

Un bagno di sangue.

È un mix di emozioni.
Gelosia e ammirazione, anche tristezza e rimpianto.
Delusione.
C’è anche frustrazione.
Rabbia.

Queste emozioni scatenano ancor più paure, dubbi e insicurezze.

Sai che non stai sfruttando appieno il tuo potenziale.
Non sai neanche più se hai ancora un potenziale!

Al tuo giudice interiore – ebbro di piacere – non sembra vero di poter infierire, così comodamente.
Lama infuocata nel burro.

Ho perso tempo!
Ho fatto scelte giuste?
Perché mi sento così indietro? Sono al palo!
Sono davvero bravo?
Arriverò mai, dove voglio?
Cosa ho fatto di sbagliato?
Non ho raggiunto i miei traguardi!
Avrò mai una seconda chance?

“Houston, abbiamo un problema” … Cosa fare della mia vita?

Si dice che chi-cerca-trova.
Google è perfetto per darti le risposte che cercavi.
E infatti ne trovi tante.
Tantissime.

Purtroppo … le conosci già.
Chissà quante volte le hai lette.
Anche “l’oracolo” Google qui è in difficoltà.

A differenza di tante altre domande, questa è tosta-tosta.
Lascia stare Google.
Rimboccati le maniche.
È il momento di un faccia-a-faccia con … te stesso.

Preparati per un “lungo viaggio”

“Prima di partire per un lungo viaggio,
Devi portare con te la voglia di non tornare più”

“Prima di partire per un lungo viaggio,
Porta con te la voglia di adattarti.”

La canzone di Irene Grandi è ideale per introdurre il concetto che “sapere cosa fare nella vita” è per la maggior parte delle persone come un viaggio.

Un viaggio stimolante, affascinate ma anche scomodo e pauroso.
Spesso incompiuto.

Ci vorrà tempo.
Le cosiddette “crisi della vita” per capirlo.
Fatica e determinazione per portarlo a termine.

Non cadere nel grande equivoco

La risposta a “Cosa fare della mia vita?” difficilmente sarà in un fremito improvviso,
un istante magico.

Un sussulto inatteso di estrema chiarezza, dove tutto “s’incastra”.
Miracolosamente.
E avrai pianificato di colpo tutta la tua vita.

Non dico che non esiste un momento topico,
ma sarà molto più facile che ti ritroverai – sorpreso- a prendere nuove decisioni.
Decidere nuove azioni.

In realtà,
la vita cambia costantemente e dovrai riconsiderare più volte la “direzione” del tuo viaggio.

Preparati a lasciare la tua zona di comfort

Prova cose nuove.
Qualcosa che hai sempre desiderato, qualcosa che ti spaventa.
Allarga i tuoi orizzonti.
Inizia a escludere.

Prova … qualcosa di molto diverso (senza lanciarti senza paracadute) da quello che fai normalmente.
Potresti essere sorpreso quanto ti piacerà qualcosa, che non avresti mai immaginato.

Rimanere dove sei, è una garanzia per rimanere marginale.
Se non ti spingi al di là della tua “zona di comfort”, se non chiedi più a te stesso, stai scegliendo un’esistenza vuota.
Ti neghi questo “viaggio” straordinario.

Ricorda … non sarai mai pronto

Non continuare a usare il condizionale “Farei” o “Vorrei”.
Non parlare di ciò che farai.
Un giorno.

Non vivendo il presente e temendo che si possa ripetere un’esperienza spiacevole, continui a rimandare.

Devi fare il primo passo adesso.
Non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a fare qualcosa.
Non lasciarti immobilizzare dalla sindrome di “domani”.

Il tempo giusto per l’azione è “oggi”.
Iniziare “da domani”, “da lunedì”, “dal mese prossimo”, ecc … non ti farà cominciare mai.

Quando un’opportunità si presenta, nessuno si sente mai pronto al 100%.

Fai il primo passo, poi segui il flusso.

Foto di engin akyurt da Pixabay