Niente da dire alla riunione: una delle più grandi insicurezze sul lavoro

insicurezze sul lavoro

“Quasi la metà di tutte le nostre angosce e le nostre ansie derivano dalla nostra preoccupazione per l’opinione altrui.”
Arthur Schopenhauer

Un’altra riunione sta arrivando e tu cominci a sudare freddo.
Come sempre.

Anche tu come tanti professionisti .. non sei in un ambiente confortevole

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Sicuramente  molte più persone di quello che pensi!

Durante la riunione, alcune persone possono dominare la discussione, prendere la scena, catturare l’attenzione, lasciando agli altri (te compreso) poche possibilità per mettersi in luce e mostrare la reale potenzialità.

Si dice che il silenzio è d’oro,
ma in questo caso … stare seduto congelato durante l’ennesima riunione, può essere una sensazione terribile.

Una delle maggiori insicurezze sul lavoro.

C’è qualcosa di peggio di sedersi in una riunione sapendo di non aver niente di produttivo con cui contribuire?

Anche tu … vuoi aggiunge valore, essere apprezzato per la tua capacità e la tua competenza.

Rilassati

Hai detto niente! Mi dirai …

Relazionarsi con gli altri può essere una sfida personale molto ardua.

Ti sei mai chiesto perché per alcuni tutto sembra semplice e naturale … per te invece sembra di scalare una montagna impervia?

La risposta è semplice:
gli altri sono più bravi di te per predisposizione naturale oppure perché hanno imparato meccanismi di copertura del nervosismo e accorgimenti per mascherare il suo effetto.

Quali? Leggi il mio post

Fai attenzione al tuo dialogo interno

“Chissà cosa pensano di me!”
“E se faccio una figuraccia?”
“Se apro bocca sicuramente rischio di dire scemenze”
“Sono talmente ansioso che sicuramente rischio di inciampare!”

È importante acquisire consapevolezza rispetto il tuo dialogo interno, che è spesso disfunzionale.
Se sei convinto di essere un disastro, ti comporterai come un disastro, agirai proprio così, in modo da avere la conferma “Ecco, vedi, sono un disastro …”.

Se ti convinci (non so su quale base poi …) che se apri bocca durante la riunione gli altri rideranno …
sicuramente tenderai a rimanere in silenzio, sperimentando ansia e disagio, tutte le volte che avrai voglia di dire qualcosa.

È importante a riconoscere i tuoi pensieri depotenzianti e sostituirli con modalità più positive e rassicuranti, in modo da sentirti meglio e cominciare a rischiare!

Molto più produttivo convincersi che: “Se dico quello che penso non sarà un disastro necessariamente. Forse qualcuno potrà non condividere il mio punto di vista ma qualcun altro potrà essere d’accordo!”.

“Allenati” tutte le volte che hai occasione

Sfrutta tutte le occasioni che ti si presentano (il cameriere che non ti ha ancora servito, la venditrice pressante, un collega noioso alla pausa-caffè) per confrontarti ed esporti con gli altri.
Così un po’ alla volta, in modo graduale, partendo da piccoli contesti!

Per combattere la tua insicurezza è utile esporsi continuamente, alle situazioni che ti danno disagio e in imbarazzo, affinché la difficoltà possa diventare “familiare” e diminuire.

“Allenandoti” hai l’occasione di concentrarti sulle tue reazioni per poi deviarle in atteggiamenti più produttivi … e non farti inghiottire da queste insicurezze sul lavoro!

Non essere troppo critico con te stesso

Il tuo critico interiore non analizza oggettivamente.
Alimenta di continuo un dialogo interno eccessivamente negativo che crea ostacoli e impedimenti.

È autodistruttivo, può essere dannoso per te e per gli altri.

Focalizza le tue paure … sono davvero motivate?
O stai ampliando a dismisura una delle tue più grandi insicurezze sul lavoro?

Pensare che – appena apri bocca – un collega o il capo scoppi in una risata fragorosa ti sembra realistico?

Memorizzare non ti servirà a superare le insicurezze sul lavoro

Anzi.

Così rischi che se c’è un imprevisto che ti fa saltare la tua tabella-di-marcia vai in pallone completamente.

Riduci il discorso a poche parole-chiave.
Ti aiuterà a non incastrarti ed essere più naturale e tranquillo.

Se devi fare una presentazione, accompagnala con aiuti visivi, servono a distogliere l’attenzione su di te e suggerirti il passo successivo.

Leggi il mio post per approfondire.

Se non hai qualcosa di significativo da aggiungere, TACI

Se vuoi parlare solo per piacere agli altri, per paura di essere escluso, deriso o solo per essere “quello smart che aggiunge valore”.
Se ti accorgi che stai parlando solo per essere più gradito, accettato e amato dagli altri … meglio tacere!

Saper comunicare vuol dire (innanzitutto) avere qualcosa da dire. Di produttivo.
Se non hai nulla d’interessante da dire,
meglio tacere!

Criticare senza offendere: 5 strategie facili facili da utilizzare al lavoro

criticare senza offendere

Chiariamo subito una cosa:
possiamo chiamarla in vari modi (rimprovero, critica, osservazione o feedback), addolcirla con aggettivi tipo positiva, motivazionale o costruttiva, possiamo parlare con attenzione e cortesia ma la verità è che …

La critica non piace a nessuno

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Un’osservazione negativa, anche ben formulata, getta sempre un’ombra sulla relazione tra te e l’altra persona.

Le critiche contrastano col nostro naturale bisogno di sentirci accettati e approvati. Ci sentiamo attaccati, giudicati o prendiamo la critica come un’offesa personale.

Alziamo immediatamente una barriera di protezione, reagiamo in vari modi … con aggressività, colpevolezza, accettazione, vergogna.

Ecco perché sbagliando approccio, si rischia solo di ferire, svalutare o denigrare, demotivare la persona. Creare una situazione di ostilità e freddezza che può compromettere il rapporto.

Criticare senza offendere? Come camminare sulle uova

Che peccato!
Compromettere la relazione professionale – per una critica mal formulata – con una persona con cui lavori fianco a fianco da anni e hai sempre avuto nel complesso un rapporto positivo (anche se non proprio di amicizia).

1. Il primo obiettivo: migliorare non offendere

L’obiettivo della tua critica non deve essere quello di offendere o punire l’altra persona ma piuttosto …
migliorare qualcosa che non va o che poteva essere fatto meglio.

Spesso sorvolare o non dire niente per amicizia, timore o per mantenere pace e tranquillità vuol dire trascinare una criticità per molto tempo e farla “lievitare” fino a farla diventare ingestibile.

2.Focus sulle azioni o comportamenti

La prima regola che devi seguire quando vuoi criticare senza offendere, e vuoi evitare di compromettere il rapporto professionale, è dire tutto ciò che non va, limitandoti però alle azioni o ai comportamenti.

Non alla persona.

C’è differenza tra dire “Sei una persona irresponsabile” e “Ieri, con quel cliente importante, hai avuto un comportamento poco professionale”.

Non è facile scindere completamente la persona dall’azione o dal comportamento che ha avuto,
ma sforzati di farlo se vuoi riuscire nel tuo intento.

3. Commenta un comportamento specifico

Non serve dire “Hai un atteggiamento scorretto” oppure “Hai sbagliato”. La critica deve essere riferita a qualcosa di specifico e non a qualcosa di generico.

Devi essere chiaro su cosa-dove-quando … spiega le azioni fatte, i comportamenti avuti o le cose dette.

4. Parla senza aggressività o offese

Evita di discutere in modo prepotente quando inizi una conversazione, attaccando (pur se in modo sottile).

Non usare un tono di voce forte.
Inizia il tuo discorso con “Mi sembra … ” o “Posso sbagliarmi, ma … “ per rendere la conversazione meno tesa.

5. Non attaccare i punti deboli

Evita di usare parole tipo OGNI VOLTA, SEMPRE, MAI che rischiano di trasformare la critica in un rimprovero scoraggiante.

“Sei sempre in ritardo”
“Ogni volta sbagli”

“Come sempre tendi a procrastinare. Dovresti  fissare delle scadenze e cercare di rispettarle”

Se inizi così, la persona interpreterà il tuo atteggiamento come un qualcosa di personale,
causando una reazione di attacco o di difesa.

Come possiamo criticare senza offendere?
Far accettare una critica spiacevole senza ferire e senza rischiare di far sentire la persona aggredita?
Qualche spunto strategico e un po’ di empatia possono aiutarti a evitare malintesi e conflitti.

7 ragioni perché non ascolti – sbagliando – i feedback al lavoro

feedback al lavoro

A un certo punto del nostro percorso professionale,
prima o poi tutti riceviamo un feedback al lavoro (negativo) da parte del capo, dai collaboratori o dai clienti, che ci spiazza e ci fa male.

Quanto è difficile accettare un feedback al lavoro!

Tocca le nostre corde emotive più suscettibili oppure la nostra professionalità ma può essere un’occasione (se ben sfruttata) per migliorarci, lavorare meglio e spingerci a un livello successivo.

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Sei disposto a imparare dai feedback al lavoro scomodi che ricevi?
Sei disposto a crescere e affrontare la situazione?

Se la tua risposta è NO,
sappi che continuerai a giustificarti (“Sì, ma …”), difenderti, arrabbiarti, e poi … ciò che non accetti nella vita ricomparirà di nuovo,
finché non avrai imparato la lezione.

Walter (operations manager di una ditta farmaceutica) è l’esempio di chi ha recepito – al contrario – la massima di  Ken Blanchard:

“I feedback sono la colazione dei campioni”

Infatti, quando Walter dà un feedback agli altri … è geniale, premuroso e potenziante. Quando li riceve, li bolla subito come irrilevanti, indifferenti e inutili.

Scusa Walter … supponiamo che ci sia un briciolo di verità nel feedback scomodo che ricevi?
Macché!

Invece, ai leader brillanti piace sentirsi dire cosa stanno sbagliando, a patto che questo li aiuti a migliorare.
Ecco 7 motivi perché come Walter – anche tu sbagliando – non ascolti, apprezzi o gradisci un feedback  al lavoro:

1. Ti senti più intelligente, più esperto e più sensato delle persone che ti danno il feedback

2. Il tuo orgoglio ti trattiene dall’accettare il feedback

3. Non hai tempo, sei troppo occupato per preoccuparti di ciò che pensano gli altri

4. Gli altri non capiscono veramente le pressioni e le sollecitazioni che senti

5. La tua posizione significa che non hai più bisogno di feedback

6. Non stimi o rispetti la “fonte” che dà il feedback

7. Non ricevi il feedback nel modo “giusto”

L’ultimo dei motivi è quello più vicino alla realtà e il più sensato.
Infatti, la maggior parte delle persone non è qualificata (nel senso di capacità) nel dare un feedback.

Infatti, spesso siamo … prolissi, poco specifici, usiamo la tempistica sbagliata, siamo interpretativi e giudicanti.
Se vuoi sapere come “dare” feedback al lavoro, leggi il mio post

Come nel caso di Walter (che mi ha contattato per un problema di comunicazione con il suo capo diretto) dovresti ringraziare, non ribattere e non focalizzarti sulle giustificazioni.

È più produttivo richiedere spiegazioni per comprendere “Dimmi di più…” o chiedere esempi “Quando avrò ancora una reazione che ritieni troppo aggressiva, dimmelo subito!

Tutti abbiamo bisogno di feedback al lavoro

Positivi e negativi!

Nondimeno… il feedback scomodo è sempre difficile da accettare, a prescindere dalla posizione che occupiamo.
È spiazzante sentire che stai sbagliando, specialmente quando invece pensavi di fare un GRAN lavoro e di essere un professionista TOP.

Cerca di vedere il feedback al lavoro come un regalo premuroso che ti porge una persona interessata (a te e alla tua crescita professionale).

Solo così riuscirai a mandare giù questo boccone amaro!

Errori del leader: 8 motivi perché i collaboratori scappano alla prima occasione – 2

errore del leader

5. Le persone non si sentono ascoltate

Caro leader … forse questo non lo sai …
non c’è niente di più frustrante per un tuo collaboratore sentirsi poco ascoltato,
mal capito o frainteso.
Un errore del leader … da evitare assolutamente!

Ti sei accorto che, spesso, stai pensando già alla risposta mentre la persona sta ancora parlando?
Se stai pensando a cosa dire, come puoi ascoltare veramente?

Ascoltare va oltre il semplice “sentire” quello che il tuo collaboratore ha da dire: è capire il messaggio nel suo giusto contesto. La persona vuole sentire la tua partecipazione e il tuo interesse.

No, forse questo davvero non lo sai …
l’ascolto attivo è una delle competenze fondamentali nella gestione (moderna) di un team.

6. Hai un approccio professionale ma anche gelido e artificiale

Caro team leader … ti sei mai chiesto …
che cosa percepisce una persona quando entra nel tuo ufficio?
Che cosa trasmetti, anche inconsciamente, quando ti relazioni con un collaboratore?

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Attenzione, partecipazione, disponibilità, ascolto?
Oppure rimane la gelida sensazione di essere accolto con sufficienza,
indifferenza o risentimento (perché stai disturbando)?

Lo sai,
allo stesso tempo possiamo essere professionali e competenti ma anche gelidi, scortesi o scostanti.

7. Chiedi e pretendi ma non dai l’esempio

Caro team leader …
saresti sorpreso nel sapere quanto il tuo team “assorba” da te abitudini e modi di fare.

Non basta solo passare le informazioni,
dare le direttive, distribuire mansioni.
È necessario guidare le persone con l’esempio.

Devi essere (anche tu) in prima linea, lì davanti.
Se non altro,
questo approccio fa di te un leader forte e concreto, perché ti stai attivamente impegnando per migliorare.

Caro leader … perché non ti sporchi (mai) le mani?
Sei un “grande” ad assegnare il lavoro, molto meno a partecipare.
A prenderne parte. A esserne parte.
Ecco un altro grande errore del leader!

Non scendi mai dal tuo piedistallo, al fianco del tuo team.
Metti giù la testa, lavora, anche tu …
insieme al tuo team.

8. Non prendi le difese del tuo team

Il titolare della ditta ha appena “cazziato” ingiustamente un tuo collaboratore e non hai mosso un dito?
Un cliente odioso ha trattato senza rispetto un tuo dipendente e ti sei voltato dall’altra parte,
facendo finta di niente?

Quando è l’ultima volta che sei battuto per un membro del tuo team?
Se non lotti per il tuo staff, perdi la loro fiducia.

 

Caro leader … lo so cosa vuoi dirmi …
non devi “fare l’eroe”, il paladino dei diritti dei più deboli e neanche metterti contro il grande capo o il cliente indisponente (di questi tempi poi …),
ma se sorvoli completamente sull’accaduto, rischi di perdere la stima del tuo personale.

Sono d’accordo con te …
oggigiorno semplici gesti come questi se ne vedono sempre meno e sono ad appannaggio di qualche solitario eroe innovatore.

E allora?
Non sarebbe il caso di cominciare?

Demotivare il team .. il più grande errore del leader

Prima di sapere come motivare gli altri …
sei consapevole degli atteggiamenti o dei comportamenti che stanno (in modo diretto, indiretto, consapevole o no) demotivando le persone che lavorano con te?

Quando sono state assunte, queste persone sicuramente non erano svogliate,
annoiate, diffidenti, indifferenti, – come me le stai descrivendo adesso –
altrimenti non le avresti assunte.
Non ti sembra?

Nel corso del rapporto di lavoro,
si verificano situazioni e azioni che demotivano le persone.
Qualcosa “accade” ai dipendenti che si …
spengono.

Errori dei leader: 8 motivi perché i collaboratori scappano alla prima occasione – 1

errori dei leader

“In che senso?”
“Che cosa intendi?”

Caro leader … ecco cosa mi hai risposto quando – con aria stupita di chi sente per la prima volta questo tipo di domanda – ti ho chiesto come creavi entusiasmo nel tuo staff o quanto eri motivante nel comportamento e nelle parole.

Oggigiorno chi gestisce oggi un team (piccolo o grande, non fa differenza),
deve riuscire a dare un valore aggiunto e porsi domande su come migliorare e approcciare con più efficacia i propri collaboratori.

Uno dei maggiori errori dei leader? Lasciarsi fuggire i talenti

Spesso ci comportiamo male verso chi-lavora-con-noi senza rendercene conto,
anche in buona fede, per mancanza di tempo, per lo stress, per incomprensione, per superficialità,
per ignoranza (nel senso di non conoscenza) ma anche per pura stronzaggine,
vera strafottenza e ricercata arroganza.

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Pochi considerano la gestione del team,
un valore o un’area strategica su cui investire.
Ecco uno dei peggiori errori dei leader!

Caro leader …
non puntare solo sui numeri.

Un buon manager è anche quello che non lascia fuggire i migliori talenti. Infatti, la principale causa per cui collaboratori decidono di licenziarsi o di cambiare azienda è proprio a causa dei superiori.

Ecco 8 motivi perché i tuoi collaboratori appena possono scappano gambe levate (e i concorrenti sentitamente ringraziano):

1. Non consideri le persone

Caro leder … forse ti sei dimenticato che …
a chiunque farebbe piacere sapere che sta lavorando bene.

Eppure, non chiedi mai pareri e feedback?
Trattieni le informazioni e non le condividi mai (anche quelle di poca importanza)?
Tuttavia condividere, è un grande atto di fiducia e un riconoscimento molto potente.

Distribuire le varie responsabilità,
condividere le informazioni è un attestato di fiducia per i tuoi collaboratori …
è come dire a ciascuno di loro “Mi fido di te”.

Quando ti vedono trattenere le informazioni,
i tuoi collaboratori non possono che chiedersi perché non rientrano nella tua cerchia di fiducia e perdono gradualmente entusiasmo.

Ricevere solo disposizioni, senza partecipare (pur minimamente) al processo decisionale,
fa sentire i tuoi collaboratori senza importanza,
inutili.

Poi ti sento parlare di “spirito di squadra” …

2. Sei un maniaco del controllo

Caro leader… ma dai!

Prima ne magnifichi le doti e le capacità, affermi che è stato un colpo strapparlo alla concorrenza,
ma poi non lo lasci lavorare in libertà …
blocchi il tuo collaboratore finché non arriva il tuo “OK”, anche per questioni di secondaria importanza.

Lo sai che così facendo scoraggi l’iniziativa e blocchi la motivazione?

Se sei riluttante a delegare,
ti concentri sui dettagli e scoraggi le persone nel prendere l’iniziativa, il dipendente si sente come un bambinone-che-non-sa,
diventi il motivo principale della fuga dei tuoi migliori collaboratori.

3. Cedi spesso ai favoritismi

Spesso (e forse senza rendertene conto) …
coinvolgi nelle attività professionali sempre e solo le stesse persone.

È naturale e normale, sentire maggiore feeling e simpatia per alcune collaboratori rispetto ad altri,
ma manifestando preferenze in maniera così evidente,
perderai la stima e la motivazione di tutto il team.

Lo so cosa vuoi dirmi …
ci sono collaboratori che sono e devono essere più coinvolti rispetto ad altri ma è necessario appassionare (con le dovute differenze) ogni singolo membro del tuo team.

4. Tutto è dovuto

Caro leader … ma per favore!

Se vuoi essere proprio sicuro di generare noia e sensazione di inutilità nel tuo team,
c’è una cosa semplicissima che puoi fare … anzi non fare.
Non fare niente.

Aspettati che il lavoro sarà fatto impeccabile come sempre,
come se tutta la fatica non contasse nulla,
considera i risultati ottenuti come qualcosa di dovuto, scontato,
semplicemente il frutto del lavoro.

I tuoi collaboratori non si sentono mai dire “Per favore” e “Grazie”.
Tutto è doveroso.
Tutto è dovuto.
Sei convinto che interessi solo lo stipendio (uno dei errori dei leader).

Forse ti sei dimenticato che …
spesso sono proprio le gratificazioni a stimolare il dipendente a crescere e non cambiare azienda.

6 cose da fare quando il tuo capo boccia la tua proposta (un’altra volta) – 2

il capo non mi considera

4. Fai domande potenti

Sei SMART, intelligente e hai (spesso) buone idee.
Non ho dubbi.
Ma ricorda che nessuno ha mai realizzato il 100% delle proprie idee.

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Se il tuo capo ti dice “Questo è interessante, ma abbiamo altre priorità al momento” … invece di sprofondare nel “il capo non mi considera” oppure ammalarti di rabbia, scoraggiarti, scappare in bagno a piangere … fai domande potenti tipo:

“Quale parte del progetto non le è piaciuto?”
“Quale aspetto dovrei migliorare?”
“Cosa ti farebbe dire di sì?”
“C’è qualche parte del progetto che è risaltato?”
“Grazie per il tuo feedback, avrebbe senso riproporlo di nuovo tra qualche settimana/mese?”

Queste risposte ti aiuteranno a capire cosa-ha-funzionato e cosa-no.
Usa il feedback per trovare qualcos’altro che sia più incisivo e stimolante … per il tuo capo sarà sempre più difficile scuotere la testa.

5. Un NO può diventare un catalizzatore di creatività e determinazione

Consideriamo un NO come un rifiuto delle nostre idee e di noi stessi.
Un segno che i nostri progetti non sono valorizzati.
Eppure … un NO può aiutarci a migliorare i nostri obiettivi.

Siamo tutti convinti che più risorse abbiamo (aumento del budget, potenziamento del personale, nuovo software, ecc…) maggiori risultati otterremo.
Il che è assolutamente vero!

Ma è anche vero che quando hai un sacco di risorse a disposizione, non hai bisogno di essere creativo e fantasioso.

Quando ricevi l’ennesimo NO…
invece di lottare, sviluppare abilità e ingegnosità, imparare a usare la tua intelligenza per inventare soluzioni … ti fai sopraffare dall’ansia, ti paralizzi e perdi di vista ciò che vuoi realizzare.

Spesso la convinzione che “serve qualcosa in più”, ti porta a sottovalutare la tua creatività e la tua determinazione a lavorare “con quello che hai”. Senza un martello, una scarpa potrebbe essere un buon attrezzo per piantare un chiodo nel muro.

6. Muoviti (in qualsiasi direzione) .. non annegare nei “il capo non mi considera

Ogni minuto che passi a preoccuparti di ciò che non hai,
è un minuto in meno che sfrutti a fare qualcosa di concreto.

il capo non mi considera

Quando prendiamo un No sul personale, ci sentiamo sminuiti e abbiamo difficoltà a sfruttare le risorse esistenti. Pensare in modo meno creativo alle nostre possibilità.

Non siamo intraprendenti quando la situazione lo richiede.
Pensa a quello che hai.

Metti in moto le tue risorse. Muoviti.
Sperimenta. Trova soluzioni … come raggiungere gli obiettivi senza un piano completo, un team ideale o un budget più alto.

Non lasciare che i NO del capo ti impediscano di raggiungere i tuoi obiettivi

Vai avanti e cogli l’opportunità per fare di “più con meno”. Ti accorgerai che hai l’opportunità di valorizzare ciò che già possiedi.

Prendi coraggio.
Ogni volta che lo fai, diventa un po’ più facile e meno spaventoso. Non smettere di proporti.
Trasforma ogni singolo rifiuto in una lezione. Non sprofondare in pensieri demotivanti tipo “il capo non mi considera”.

Alla fine,
diventerai così bravo a esporre le tue idee che sarà (quasi) impossibile per il lui/lei rifiutare il tuo progetto e i tuoi pensieri.