È più facile incolpare e criticare gli altri che “lavorare” su noi stessi

sviluppo personale

Sei sempre pronto a giudicare e incolpare chi ti sta accanto?
Attacchi con le tue convinzioni, replichi immediatamente e sei spesso sulla difensiva?

Quando incolpi gli altri scarichi, le tue responsabilità, non hai bisogno di fare niente, è sufficiente lamentarti e aspettare.

Trovi un pretesto per non affrontare i problemi e giustificare quello che ti accade.

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Se è sempre tutta colpa degli altri, allora significa che non hai le redini della situazione,
né il potere di cambiare qualcosa. Un segnale evidente di debolezza.

Se hai a cuore il tuo sviluppo personale devi metterti in discussione

Incolpare sempre gli altri non ti rende una persona forte e vincente.
Anzi.

Se stai ancora cercando di cambiare gli altri e la realtà esterna che ti sta dando fastidio, vuol dire che …
non hai ancora incrociato lo sguardo (nello specchio) con la persona più difficile che tu abbia mai incontrato.

Quanto sei cosciente di essere TU al centro di tutte le tue complicazioni, le tue frustrazioni e i tuoi fallimenti?

Il tuo sviluppo personale inizia con la consapevolezza che il problema non sono gli altri … sei tu!
Il nemico è facile da identificare.

“Il nemico l’hai in casa”

Sei TU la persona più rigida, testarda, esigente, permalosa. Il tuo peggior critico.
QUELLO che non ti concede il minimo sbaglio.

Quella più inflessibile.
Che non vuole cambiare, ma il cambiamento lo esige, lo pretende.
Lo reclama negli altri.

Sviluppa la capacità di “rispondere” alla vita.
Pensa più a cambiare te stesso e meno a incolpare gli altri.

Non puoi gestire gli altri se non sai gestire te stesso

Imparare a gestire bene te stesso è una delle cose più importanti che devi fare se vuoi avere successo professionale.

La prima persona che devi esaminare (e imparare a gestire) sei tu.
Se riesci a cambiare te stesso, gli altri cominceranno a cambiare a loro volta.

È più facile cambiare i nostri comportamenti che cambiare quello di altre persone.
Ricorda, sei tu, la persona difficile da gestire … non gli altri!

Questa consapevolezza è una buona base di partenza per il tuo sviluppo personale.

Partecipazione a “Il portafoglio” di Radio Agenti.it – “Pensieri e azione” –

intervista

Come passare all’azione, cioè come possiamo tramutare i pensieri in azioni?
Quali sono le azioni che ci rendono più attivi?

Ospite del programma “Il Portafoglio” ho parlato delle 4S:
– Superare la procrastinazione
– Scollegarsi
– Svegliarsi presto
– Supporto di un coach

Clicca qui e ascolta l’intervista

Essere leader non è facile. Chi non è leader, non lo sa. Fantastica.

la leadership

La leadership non è facile

Che tu sia un manager di una multinazionale o il responsabile di settore con i suoi 3 fidi-collaboratori … poco cambia. Non è semplice.

Non importa se hai studiato tanto, poco conta se dirigi 2 o 200 collaboratori.
Essere leader non è (e non sarà mai) comodo. La leadership riguarda più il tuo modo di essere che le parole sul tuo biglietto da visita.

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La leadership non è semplice

Vuoi che ti dica il contrario?
Che avrai sicuramente una carriera grandiosa, un team che ti adorerà, più soldi, più riconoscimento e una vita appagante? Ti dico che ci sono percorsi più facili da intraprendere.

Se stai cercando una strada facile, forse la leadership non fa per te.

Il prestigio ha un prezzo e, onestamente, la maggior parte dei leader piuttosto che persone celebrate nei libri di economia sono più eroi solitari che combattono dure battaglie, dormono sonni agitati e vengono scaricati dall’azienda non appena il loro rendimento scende dello 0,5%.

Non pensare che la leadership sia semplicemente un riconoscimento per anni di lavoro 24/7 o un progetto portato a termine brillantemente.

Se stai aspettando di essere un leader finché non hai il titolo che desideri, è il momento di guardarti allo specchio e avere una conversazione spietatamente onesta con te stesso.

Chiediti … Perché vuoi essere leader?

Hai il titolo ma stai ancora “aspettando” di essere un vero leader?
Stai aspettando che le cose siano più facili?
Che cosa sei disposto a rinunciare?
Sei disposto a partire per questa avventura senza certezza di prestigio o successo?

La leadership non è per tutti

Ci vuole tempo. Ci vuole abnegazione.
Necessita di un grande sforzo.
Leadership è dedizione, coraggio, rischio.

Essere leader non è facile. Chi non è leader, non lo sa.
Fantastica.

Non ti senti abbastanza leader?

Se ti accetti per quello che sei, non significa sentirsi perfetto.

Se ti accetti per quello che sei, significa arrendersi alla realtà e cominciare a essere sempre più “in pace” con se stessi. Vuol dire essere meno critici e severi, perdonarsi i propri errori e accettare i propri limiti.

Accettare il fatto di non essere una persona così coraggiosa, carismatica, efficace, forte … è una conquista che richiede un grande sforzo e un lungo lavoro su se stessi.
Questa conquista spingerà per il cambiamento. Per la leadership.

Accettarsi è cambiamento.
Accettarsi per quello che si è … il primo passo verso il tuo successo (grande o piccolo che sia, poco importa).

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“A me non succederà mai” .. disse il giovane leader prima di prendere il palo

il giovane leader

Roberto pensava di essere molto brillante e competente (probabilmente lo è anche).
Si sorprendeva quando non vedeva riconosciute le sue grandi capacità, convinto che le sue intuizioni fossero più brillanti di quelle di altri.
E ripeto … verosimilmente lo sono anche!

Pensava di essere più intelligente e capace … del suo capo.
Roberto ha già tutte le risposte, non ascolta e non ammette mai di aver sbagliato. Basta chiedere e ti illumina con la “luce del suo sapere”.

Avere tanta fiducia in sé non è del tutto un male.
La sicurezza in se stessi è una qualità necessaria per il giovane leader.

La fiducia in se stessi è necessaria per emergere ma ..

Una buona dose di autostima è fondamentale per affrontare le sfide, far carriera, superare gli ostacoli ed emergere in questo mondo sempre più competitivo.

Roberto è focalizzato sui punti di forza, un po’ meno sulle sue debolezze.

In teoria è un team leader ma in pratica è solo un leader (senza team).
Perché per lui – semplicemente – il team non esiste perché è completamente ego-centrato.

Quando gli ho chiesto come si rapportava con il suo (oramai ex) staff o se era stato motivante nel comportamento e nelle parole …
con aria stupita (stile-Verdone) mi ha risposto “ … In che senso?”.

Quando sei intelligente e capace, è facile pensare di essere “al centro del mondo” e che gli altri siano solo un supporto o, peggio, una scocciatura. Leggi il post per approfondire.

Con una faccia tra l’assente e il tramortito conclude “Sai … pensavo che a ME non sarebbe MAI successo”.

Troppa fiducia + poca prudenza = il giovane leader prende il palo!

“Mai” è una parola che dovremmo togliere tutti dal vocabolario (non solo da quello di Roberto).
Eccessiva fiducia. Troppa convinzione. Poca prudenza.
Poi prendi il palo.

Sono caduti in tanti. Sono caduti (anche) i migliori. Perché non dovrebbe accadere anche a te? O a me?
Continua a imparare e non dare niente per scontato.
Ogni storia di fallimento deve essere un monito.
Un avvertimento.

Dura la vita del giovane leader?
Sì, maledettamente … il passaggio sul tappeto rosso se lo deve proprio meritare!

Troppe aziende non sono impostate per sostenere i loro leader

Soprattutto quando è un giovane.

Troppo spesso, l’unica cosa che il giovane leader si sente dire è … che ha fallito!
E rimane così … tramortito, inebetito, incapace di reagire.

Per padroneggiare la leadership servono ottime competenze ma anche un efficace allenamento dei tuoi “muscoli caratteriali” e delle tue risorse interne.

Per diventare un modello agli occhi del tuo team è necessario “cambiare passo”, trasmettere fiducia e competenza grazie ad una “presenza” e un linguaggio più incisivo e motivante.

Il mio proposito di coach è aiutarti a potenziare le tue doti e la tua leadership in modo da permetterti di entrare nel tuo ufficio ogni giorno più carico e fiducioso che mai.
Ce la farai!

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Cambiare lavoro? Non c’è un momento perfetto. È una questione di “credo”.

cambiare lavoro

Stai pensando di cambiare lavoro?
Lasciare il tuo attuale impiego?
L’ambiente è sempre pesante, le aspettative di performance sempre più irragionevoli, il capo che ti mette il fiato sul collo (anche per cose futili).

Lasciare la sicurezza di un lavoro – anche se è stressante e con poche soddisfazioni – significa (di questi tempi) prendersi un grosso rischio.
Significa fare un cambiamento.

Il cambiamento spesso può davvero spaventare

Che fare?
Non fare nulla e mantenersi il (mal di stomaco) e l’attuale lavoro. Oppure …
mantenere il lavoro, cambiare approccio per renderlo più “digeribile” e soddisfacente. O anche …
lasciare il lavoro non appena ne trovi uno migliore.

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Così, prepari il tuo CV e inizi la ricerca di un nuovo impiego.
Tutto risolto?
Ni.

Non ti ci vuole poi molto per renderti conto che la realtà non è come te l’aspettavi.

Il tempo passa e non succede niente

Qualche risposta di routine.
Belle parole ma niente di più.

Quando sei alla ricerca di un nuovo lavoro (già da un po’) è totalmente comprensibile che tu ti senta bloccato, frustrato e scoraggiato. Confuso. È normale.
Naturale.

Chiunque ci sia passato,
sa cosa intendo e cosa vuol dire convivere con sentimenti di frustrazione, delusione e rassegnazione per una ricerca che sembra vana.

A volte è solo sfortuna, troppa concorrenza, crisi del settore, altre volte si tratta di un problema di approccio, di mentalità, di pensieri negativi e credenze depotenzianti che compromettono (pesantemente) la tua ricerca di lavoro.

Una di questa credenza è che oggi il Mercato del lavoro è talmente complesso da diventare schizofrenico. Imprevedibile.
Come un mantra ribadisci complessità e difficoltà, ripeti senza fine quanto “È difficile”.
Diventi negativo e pessimista.
Sfiduciato.

Per rivoltare questa negatività ti dico che …

Non è difficile.
È molto difficile.
È tosta tosta. Tostissima!
Ma scusa, cosa ti aspettavi? Un tappeto rosso?
La coda che si “apre” quando arrivi, stile invitato VIP, davanti ad un locale all’01.00 di notte?

Basta leggere un giornale o sentire le news, per vedere quanto sia difficile “là fuori” e quanto sei già fortunato solo ad avere un lavoro (bello o brutto che sia).
Se c’è un momento sbagliato per essere nuovamente sul mercato del lavoro … è questo, non c’è dubbio!

Quindi per favore, non discutiamo neppure di quanto sia dura e difficile cambiare lavoro.
Perché lo è!

Parlarne di continuo – in questi termini – ci porta solo ansia e perdiamo energie preziose.

Alcuni settori sono più duri di altri ma è così da sempre

Sarà sempre così.

Ogni grande crisi porta con sé la mancanza di speranza eppure ne siamo sempre usciti, fin dai tempi della rivoluzione industriale.

Spesso sono contattato da persone che vogliono “trovare un lavoro“.
Purtroppo fanno l’errore di avere obiettivi vaghi, poco specifichi, l’unico focus è di accedere al libro-paga di qualcuno. Bussano tutte le porte pur di trovare un qualunque lavoro.

Se la tua ricerca di lavoro è troppo indefinita, non comunica abbastanza valore specifico.

La concorrenza – già alta e qualificata – ti porta a competere con persone che (trasmettono entusiasmo e passione), e sanno esattamente quello che vogliono.
Battaglia persa. In partenza.

È come andare in vacanza senza decidere dove andare.

Non ci sarà mai un momento perfetto

Nessuno può dire se questo è il momento giusto per cambiare lavoro.
Non ci sono garanzie (nella vita) e nel mondo di lavoro di oggi.

È una questione di “credo”.
Di “fede”. Speranza.

Se credi che non ci sia alcuna possibilità “là fuori”, ogni porta si chiude e l’unica possibilità che hai è quella di stare fermo e sentirti in trappola nel tuo attuale lavoro.

Ma, se credi che avere una possibilità “là fuori”, puoi prepararti, lanciarti, lavorare sodo per riuscirci.
Per tirarti fuori da un lavoro che non piace!

Se insisti, alla fine ce la fai.

Diventare un leader: gestire invidie e gelosie degli ex colleghi

diventare un leader

Hai ottenuto la promozione che tanto desideravi?
Bene!

Hai ottenuto la posizione perché hai le competenze giuste o hai colpito positivamente chi ti ha scelto.
Ma i tuoi colleghi la pensano allo stesso modo?
Uhm….

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Invidie e gelosie.
Ecco cosa devi imparare gestire.

Magari qualcuno di loro è deluso, arrabbiato, frustrato.
Ambiva anche lui/lei a quella posizione … e invece hanno scelto te!
È toccato a te diventare un leader!

Non per tutti sarà facile mettere da parte l’ego, nascondere invidie e gelosie e venire a congratularsi con te.

Non essere arrogante

Hai lavorato sodo per ottenere questo riconoscimento, per diventare un leader. Ti senti orgoglioso dei tuoi risultati.
Ci sta.

Fai attenzione, però a non essere arrogante o risentito … altrimenti aumenterai il numero dei tuoi haters.

Evita mail tipo “A star is born …”, “Ehi, forse non lo sai… adesso sono il capo … eh… eh”.
Non cadere in discussioni o in vecchie ruggini con un collega-rivale “Ehi, se avresti fatto bene il tuo lavoro, non saresti stato così trascurato“.

È una tattica né divertente tantomeno accattivante.

Questo non vuol dire non festeggiare e non pubblicizzare il tuo successo (sul lavoro, sui social media, ecc …).

Al contrario,
non sentirti in dovere di chiedere scusa o sminuirti, diventare un falso-umile tipo ”Non me lo aspettavo”, “Non capisco perché hanno scelto me … non ho esperienza di gestionale”.

Chi non è stato riconosciuto avrà un motivo in più per essere arrabbiato, chi non è stato prescelto non vuole sentire quanto sei immeritevole
perché lo sa già!

Offri il tuo supporto se vuoi diventare un leader

Mentre la tua stella sale … gli altri rimangono al palo!
Non farli sentire esclusi.

Offri consigli utili a quelli che sembrano più risentiti. Riconosci il loro ruolo. Complimentati per i loro sforzi. Dai suggerimenti (se ne hai – altrimenti evita) su come anche loro possono migliorare le loro abilità.

Potrebbero diventare tuoi alleati, desiderosi di associarsi al tuo astro crescente.

Funziona?
Sì ma non per tutti e poi … all’inizio devi aspettare che si “sbolliscono” gli animi.

Non preoccuparti di controllare i giudizi

È impossibile.
Il comportamento e l’atteggiamento degli altri sono inevitabilmente al di fuori del tuo controllo.

Per quanto tu possa essere disponibile, gentile e benvoluto ci sarà sempre qualcuno che ti criticherà,
biasimerà e cercherà di rovinarti una bella giornata di sole.

Cercare di controllare e neutralizzare giudizi, critiche e malelingue è la ricetta migliore per ottenere …
ansia, frustrazione e rabbia.

Quando accetti di non controllare o assecondare critiche e giudizi, vuol dire che scegli di essere saggio e concreto.
Prendi coscienza di un dato di fatto, una parte integrante della nostra vita …
prima lo consapevolizzi meglio è!

Crea amicizie strategiche

Per contrastare i detrattori invidiosi è importante costruire forti alleanze con le persone giuste.

Quelle persone che saranno i tuoi sostenitori quando arriva l’alta marea.
Inoltre possono aprire le porte per te, dare priorità alla tua richiesta e assistenza al tuo progetto.

Continua a soddisfare le esigenze di-chi-decide

Non tutte le persone con cui lavori celebreranno la tua promozione.
Lo sai!

Preoccupati di meno di ciò che pensano i tuoi (oramai ex) compagni e tieni d’occhio chi-decide.

Hai ottenuto il riconoscimento, perché chi-decide ha apprezzato il tuo lavoro e il tuo modo di fare.
Non fargli pentire di averti scelto!

L’invidia può spingere alcune persone a comportarsi in modo scorretto

… anche irrispettoso e vigliacco.
Potresti diventare vittima di pettegolezzi, esclusione o sabotaggio (sottile o diretto).
Diventare un leader vuol dire anche questo!

In privato, con calma incoraggia il tuo denigratore a parlare onestamente. Non aprire il dialogo con frasi tipo “Ehi, Qual è il tuo problema?” perché ti fa sembrare subito inquisitore e conflittuale.

La persona si mette sulla difensiva,
diventa un “rimpallo” di negazioni e tutto si conclude senza ottenere nulla di costruttivo.

Meglio iniziare con un esplorativo “Ho notato una frattura fra noi … “.

 Spiega che desideri rendere la vita professionale di tutti più agevole

Parla del tuo nuovo ruolo e del rapporto che stai cercando di costruire con il team. Ricorda che sei realmente interessato a lui/lei e alla sua carriera.

Se necessario, evidenzia che la sua condotta potrebbe danneggiare le prestazioni generali del team. Offri la tua collaborazione per proporre strade reciprocamente accettabili. Il rapporto potrebbe restare cordiale ma un certo distacco professionale è consigliabile per entrambi.

Quando ti senti spiazzato da un certo comportamento oppure non riesci a capacitarti di come invidia e gelosia possano portare a certe umane bassezze … ricorda la massima di Marty Rubin:
“Il cane chiuso nel recinto abbaia a quello che scorrazza liberamente.

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12 volte in cui è meglio chiudere la bocca e tacere (per non fare danni al lavoro) – 2

meglio stare zitti

6. Quando non riesci a immaginare l’effetto delle tue parole

Se (ancora) non riesci a pesare, selezionare, scegliere al meglio le tue parole.
Quando rischi di sembrare insensibile, vittima, ingrato, permaloso, esagerato, inadeguato.

È meglio mordersi le labbra.
È meglio stare zitti!

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7. Quando muori dalla voglia di dare un consiglio o un parere

“Sai perché sei in questa situazione? Perché …” .
“Non dovresti fare così”
“Stai sprecando la tua vita …”.

Spesso pensiamo (sbagliando) che l’altra persona si aspetta un parere o un consiglio su ciò che ci sta dicendo.
Invece, la persona, il più delle volte, ci parla solo per condividere semplicemente i suoi pensieri e il suo stato d’animo. Tutto qui!

Metti da parte ego e i tuoi bisogni personali come quello di parlare, di avere ragione, di fare il salvatore-di-anime, il-guru o di farti valere a tutti i costi.

Tira fuori la “borsa dei consigli” o pareri solo quando ti sono esplicitamente richiesti.

8. Quando ti aggrappi alle scuse dopo un errore

Che si tratti di un malinteso, una fotocopiatrice inceppata,
un caso di omonimia oppure il corriere che ritarda la consegna di documenti molto importanti.
Poco importa.

Morditi le labbra. Non rifugiarti nelle scuse.
Ammetti la responsabilità (soprattutto quando sono evidenti) delle tue azioni o comportamenti e riconosci quello che hai fatto.

Non fare come la maggior parte delle persone, non tirare fuori la solita lista di scuse e discolpe che giustificano l’incidente.

Accampare scuse o giustificazioni ti farà apparire come quello che sta cercando di evitare la colpa, il che si traduce in una perdita di fiducia da parte del tuo supervisore o dei tuoi colleghi.

Tieni presente … c’è una grande differenza tra una spiegazione e una scusa.

9. Quando la conversazione diventa maldicenza meglio stare zitti

Hai sentito del progetto che il tuo collega ha completamente toppato? Certo che si!
Prima che dalle tue labbra esca che anche tu eri presente all’incontro a porte chiuse con il gran-capo
Taci. Meglio stare zitti!

Anche se muori dalla voglia di condividere particolari “succulenti”.

 

Il pettegolezzo da ufficio non è mai una buona cosa.
Partecipare – anche solo con un commento apparentemente innocente – può facilmente tornarti indietro con gli interessi.

Quindi, tieni la bocca chiusa e educatamente esci dalla conversazione.

10. Quando muori dalla voglia di far vedere al tuo team quanto sei un capo brillante

Se vuoi far crescere le persone del tuo team, se desideri che veramente imparino, lasciali risolvere il problema da soli.
Taci, non dire niente.
Non-aiutare.

Non-aiutare, vuol dire permettere alla persona di costruirsi la propria capacità, la propria competenza e la propria fiducia in se stesso. Le persone di solito possono superare maggior parte dei problemi quando hanno fiducia in se stessi.

Fai un passo indietro.

Meglio stare zitti.
Lasciala fare i prossimi passi per conto proprio.
Proprio come se fosse un bambino.

Leggi il post per approfondire.

11. Quando stai per dire SI (invece vorresti dire NO)

Hai il “no” sulla punta della lingua, ma siccome ti senti in colpa, non vuoi che gli altri pensino che sei una persona poco disponibile oppure vuoi evitare un conflitto, dalla tua bocca esce un benevolo “si” con tutto il suo strascico di ruminazioni, colpevolizzazioni e logorii mentali.

Se una richiesta ti mette parecchio in crisi, non rispondere subito, prendi tempo.
“Posso pensarci su? Ti faccio sapere domani”.

Leggi il mio post per approfondire come dire NO senza offendere.

12. Quando stai per dire SI (mentre sai già che poi dirai NO)

Non accettare subito la richiesta, per timore o indecisione,
sapendo già che tanto poi dirai (non di persona ma via mail o tramite qualche collega-messaggero) che non se ne fa più niente!

In questo modo dimostri di essere debole,
pauroso e subdolo (uno che non ci mette la faccia) e che sei lontano dall’immagine di persona forte e coerente che meritano i tuoi colleghi.

Il silenzio “parla”.
In un clima di odio, rabbia o insicurezza, dare spiegazione spesso è solo tempo perso.
Nell’amarezza, le persone potrebbero beneficiare più della tua presenza silente piuttosto che delle tue commiserazioni di circostanza.

Se non sei sicuro di cosa-dire e come-dirlo, fermati un attimo.
Prendi il tempo di pensare prima di parlare.
Nel dubbio … taci.
Nel dubbio … meglio stare zitti!

12 volte in cui è meglio chiudere la bocca e tacere (per non fare danni al lavoro) – 1

meglio stare zitti

Ci sono momenti, dove devi necessariamente parlare, ma ci sono anche casi in cui è più saggio stare zitti.
Spesso le parole più potenti sono le parole del silenzio.

Shakespeare disse: “È meglio essere il re del tuo silenzio che schiavo delle tue parole”.

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Per quanto potenti siano le parole,
ci sono momenti in cui devi tenere le labbra ben serrate e non dire nulla.
Stare zitti!

Ecco 10 situazioni in cui è meglio mordersi la lingua e tacere, se non vuoi fare danni al lavoro:

1. Quando non hai nulla di produttivo da offrire

Conoscerai anche tu quella persona che sembra apprezzare solo il suono della sua voce. Quando parte per la sua tangente, tutti alzano gli occhi al cielo.

Non porta mai qualcosa di produttivo ma si limita a divagare nel tentativo di dimostrare quanto sia brillante e competente. Ecco un esempio da non seguire!

Che si tratti di una critica distruttiva, di una sottigliezza irrilevante o di una questione inconsistente rispetto a ciò che è discusso, è meglio mordersi la lingua, non parlare, se non hai effettivamente qualcosa di sostanziale da dire.
Lo apprezzeranno tutti.

2. Quando non “palleggi” l’argomento

“Meglio tacere e dare l’impressione di essere stupidi,
piuttosto che parlare e togliere ogni dubbio!”

Oscar Wilde

 

Se non conosci-i-fatti, meglio stare zitti.
Non valutare o giudicare prima di aver capito (bene) come sono andate le cose, prima di conoscere-i-fatti.

Se parli prima di sapere,
rischi di dover fare imbarazzanti dietro-front o di reagire in modo eccessivo per poi andare a scusarti e “ricucire” rapporti incrinati.

Il silenzio può essere imbarazzante.
Tuttavia, sicuramente è meglio stare in silenzio su un argomento che non conosci.
Piuttosto che blaterare idiozie. Meglio tacere.

3. Quando la decisione del tuo capo è definitiva

Il tuo capo ha deciso.
Dopo attente valutazioni, ha stabilito di mettere la tua idea in secondo piano e attenersi al vecchio metodo (quello che ha sempre usato).

Sai che la tua proposta è SMART e più efficiente, quindi rispondi alla sua decisione con ancora più veemenza portando prove a favore della nuova strada da percorrere.

L’hai fatto … ed è stato un altro NO.
OK, stop fermati!

Se continui a tormentare il tuo capo sul perseguire la tua opzione non apparirai determinato ma irrispettoso e insubordinato.
È un tuo obbligo rispettare la sua decisione, che tu sia d’accordo o no!

4. Quando vuoi correggere qualcuno pubblicamente

Non importa quali siano le tue intenzioni,
non è mai una buona idea correggere qualcuno di fronte a un “pubblico” (team, clienti, titolari, ecc …).

Oltre a essere imbarazzante,
dai anche un motivo all’altra persona di pensare che le tue intenzioni siano tutt’altro che nobili, poiché hai sottolineato l’errore.

Meglio sempre scegliere il faccia-a-faccia privato e far sembrare che la svista sia “scappata via” accidentalmente.
Inoltre, dando alla persona la possibilità di salvare la faccia, rafforzerai il tuo rapporto di lavoro con lei, invece di demolirlo.

Cerca di non usare “tu” quando correggi e rettifichi qualcuno.

È indispensabile correggere qualcuno pubblicamente solo se l’errore porterà a gravi conseguenze o farà risparmiare tempo e fatica a tutti.

Per esempio,
se in una riunione si sta partendo con l’ordine del giorno sbagliato, intervenendo, potrai far risparmiare tempo ed energie a tutti i presenti.

5. Quando le emozioni sono ancora “calde” è meglio stare zitti

Tutti abbiamo ricevuto email arrabbiate da parte di clienti, colleghi, capi.
Purtroppo di solito, il modo in cui scegliamo di rispondere intensifica le emozioni coinvolte.
Rispondere in modo professionale è più facile a dirsi-che-a-farsi.

Se il tuo collega, capo o cliente si sono lasciati sopraffare dalle emozioni, non ripetere lo stesso errore.
Prendi tempo. Ti aiuterà a evitare una reazione istintiva.

Parlare sul posto di lavoro quando le tue emozioni stanno salendo, di solito non è un buon segno.
Il più delle volte, finisci per dire qualcosa di cui ti penti o in definitiva peggiora la situazione.

Invece,
concediti un momento per rinfrescarti e riacquistare la calma.


9 modi per sviluppare la fiducia di un collaboratore insicuro – 2

sviluppare fiducia

4. Usa “La prossima volta …”

Quando vedi un collaboratore sfiduciato bloccato (un’altra volta) davanti all’ostacolo … chiedi: “Che cosa farai diversamente la prossima volta?
Che domanda magica!

Errori ripetuti insegnano che ci sono altri modi possibili per fare bene le cose.
Superare un ostacolo rognoso aiuta a sviluppare fiducia.

5. “Trasformalo” in coach

Prendi nota delle sue migliori capacità e condividi le sue competenze con gli altri componenti del team.

Se è bravo in qualcosa di specifico, sarà più incline a parlarne e a mettersi in gioco. Attribuiscili il ruolo di coach e il compito di supportare (in quel campo o settore specifico) un collega di team.
Uno-a-uno.

Poi aumenta gradualmente la difficoltà.

6. Aiuta il collaboratore insicuro a non mollare

Rivedi le strategie, l’approccio, gli strumenti, competenze e … fallo andare avanti. Non accontentarti di alcuni tentativi, insisti con lui/lei fino alla fine.

Anche dopo ripetuti fallimenti, non perdere la fiducia in lui/lei.
Mai.
Ricorda che il talento è utile ma la tenacia è il fattore fondamentale del successo a lungo termine.

Se non c’è l’ha (la tenacia), aiuta il collaboratore a trovarla. Se ne ha, sostienilo a non sprecarla e a indirizzarla su qualcosa di valido!

7. Cancella la percezione di fallimento

Non associare l’errore alla persona.

Anche inconsciamente, come se fossimo ancora a scuola, diamo sempre un voto, una valutazione, un giudizio, una sentenza inappellabile e spietata: se “ha fallito”, vorrà dire che “è un fallito”.

Aiuta il collaboratore dubbioso a ristrutturare le sue convinzioni e smussare gli angoli della sua autocritica più tagliente e imparare a pensare: “Io non sono un errore” ma “Ho commesso un errore”.

La differenza è lampante!

8. Trasforma il fallimento in un momento di crescita

Quando una persona è in debito di fiducia personale, anche l’errore più piccolo confermerà i suoi sentimenti di inadeguatezzaEcco … lo sapevo che non riuscivo. Come sempre.

Aiuta il tuo collaboratore esitante a capire che il fallimento è davvero un passo verso il successo.
Insegnagli a “fallire positivamente”, guardando sempre in avanti, sfruttando al massimo i suoi errori.

Trasforma il fallimento in uno strumento di apprendimento e crescita.
Diminuendo la paura di sbagliare, favorisci la crescita del tuo team.

Se riuscirai a ispirare speranza, farai “volare” il tuo team.

9. Celebra il miglioramento per sviluppare fiducia

Quando raggiungi un obiettivo con il tuo collaboratore, festeggia con lui/lei. Il successo genera successo e la fiducia acquisita procura una maggiore sicurezza.

Racconta la sua storia di successo ad altri dirigenti, in tutta l’azienda. Mostra alla tua squadra quanto ne sei orgoglioso!

Se ti concentri sugli errori, invece, “costruisci” ambienti distaccati e menefreghisti.

Sviluppare fiducia richiede tempo ed energia

Ma ne vale la pena.
Crea un impatto a lungo termine per il dipendente, per il team e per la tua azienda.

La fiducia è sempre dare.
Anche quando ti aspetti che qualcuno guadagni la tua fiducia, inizia comunque col darla.

Dai fiducia.
Accetta i limiti negli altri.

È importante sottolineare che questi suggerimenti non sono una forma di “coccole” per la gestione di persone insicure,
ma piuttosto un potenziamento di collaboratori con un potenziale inespresso.

Se vuoi approfondire … ecco il coaching per gestire il team!