Comunicare al lavoro: tacere è molto più potente di parlare

comunicare al lavoro

Ascoltare è ammirevole e impressionante.
Ti rende più intelligente e ti mette in una posizione migliore.
Chi riesce a stare in silenzio (e ascoltare) possiede carisma e relazioni più forti.

Zitto e ascolta, gli altri ti daranno il loro cuore.
Se sai ascoltare gli altri vuol dire che sei una persona sicura di te, sai come comunicare al lavoro,
non ritieni di aver la soluzione per tutto e tutti.
Non hai paura del confronto.

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Ascoltando, dimostri un vero interesse per l’opinione degli altri.
Ascoltare gli altri (collaboratori, capo/a, clienti ma anche figli, partner, amici) li fa sentire importanti.

Parla meno – ascolta di più

Non credere che solo perché sei il capo o il responsabile, hai il diritto di parlare più di altri.
Più fai silenzio, più ascolti, più grande sarà il tuo carisma,
la tua influenza, il tuo potere.

Il silenzio è considerato d’oro, per il suo potere.
Il silenzio dà potere alla persona.
È “un’arma” incredibilmente potente.
È uno strumento che aggiunge autorevolezza alla tua presenza.

Il silenzio è fonte di forza

Una persona esperta sa come scandire il silenzio.

Il silenzio è forza, saggezza e magia.
Più ascolti più diventi forte.

Puoi mantenere l’attenzione creando silenzi nei momenti-chiave in cui stai parlando.
Momenti di silenziosità tra le parole possono essere altrettanto autorevoli come i pensieri e le parole stesse.

Una sospensione può essere molto potente, ma raramente la utilizziamo come uno strumento fantastico per comunicare al lavoro e ottenere autorevolezza.

Comunicare al lavoro: 2 tecniche da provare

Silenzio prima di una parola/frase/concetto importante
La pausa attira l’attenzione degli ascoltatori … e li prepara a ciò che verrà dopo …
… ecco aspetta ancora un attimo …
tutti stanno aspettando curiosamente (e trepidamente) quello che hai da dire.

Silenzio dopo una parola/frase/concetto importante
Non c’è bisogno di lanciarsi immediatamente a parlare d’altro o dire …
“Giusto? … Vero? Sai …”
Facendo una pausa, dai il tempo alle tue parole di fare effetto!

Se fai silenzio prima-e-dopo, darai all’ascoltatore di sintonizzarti su ciò di cui stai dicendo,
darai la possibilità di elaborare ciò che hai appena detto,
darai la possibilità di capire – veramente – il significato.

Quel piccolo intervallo di silenzio dimostrerà la forza del tuo pensiero,
e la tua autorevolezza.
Che potenza!

“Il silenzio non fa domande, ma può darci una risposta a tutto.”

Frase di Ernst Ferstl

Se stai in silenzio, non significa che tu non abbia niente da interessante da dire.
Non cadere nella trappola di riempire il vuoto del silenzio con chiacchiere inutili, la musica, lo smartphone.

Naturalmente l’arte del silenzio creativo richiede pratica per diventare uno strumento così potente ed efficace.

Una pausa “creativa” è la chiave per trasmettere fiducia e creare una “presenza” autorevole.

Non puoi piacere a tutti. Prima lo capisci, prima sarai libero e ..felice!

piacere a tutti

Ti sei mai chiesto cosa fare per piacere a tutti?
Che cosa dire, quali tasti “toccare”, come muoverti, come comportarti?
Come essere interessante o apparire affascinante agli occhi degli altri?

Vuoi che tutti ti apprezzino?

Beh. Anch’io.
Chi non lo vorrebbe?

Volere essere approvati e amati è naturale.
È quando cerchi di accontentare tutti che diventa un problema.
Ogni volta che cerchi l’approvazione di qualcun altro, un piccolo frammento di TE muore.

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Se hai paura della disapprovazione … la vita può diventare difficile.
Vuol dire … cambiare in un attimo i tuoi piani, accollarsi sempre più lavoro, dire sempre SI, non dire mai NO, non riuscire a permetterti di essere vero-e-genuino.

Non accontentare tutti può essere liberatorio.

Se sei stufo della costante ansietà e stress su cosa-dire-e-fare, su chi-essere.
È arrivato il momento di fare qualcosa!

Basta stare sull’attenti, in punta di piedi cercando di soddisfare sempre i bisogni degli altri (spesso a discapito dei tuoi).

Se ci pensi un attimo … molte delle persone che cerchi costantemente di compiacere dicono cosa pensavano, fanno ciò che vogliono e tuttavia sono comunque amati, rispettati,
considerati.

Non accontentare tutti, toglie tanta pressione

Il tuo unico obiettivo dovrebbe essere fare il meglio possibile, piuttosto che raggiungere l’impossibile chimera di soddisfare le aspettative e i desideri di ogni persona.

Stai cercando di piacere a tutti?
Sei afflitto dalla malattia di compiacere?

Continua a leggere per scoprire come la ricerca nevrotica di approvazione alla fine ti porta lontano dall’unica persona che alla fine conta:  TE stesso.

Più cerchi approvazione – meno attrai le persone

Le persone forti desiderano essere circondate da persone forti, quindi non ti sorprendere se le persone – di cui stai cercando disperatamente l’approvazione – sono spesso le persone che (ironia della sorte) ti respingono.

Come perché?
Se hai la “malattia” dell’approvazione, ben presto la tua ammirazione si trasforma in adulazione e ti ritrovi a non parlare, essere sempre d’accordo, allineato, dire sempre SI.
Assoggettato. Soggiogato.

Poco attraente e poco affidabile.

Nessuno vuole essere intimo con qualcuno che è sempre d’accordo e nasconde i suoi veri sentimenti.

Le persone non sono affascinate da chi si sforza di piacere

La maggior parte di noi non è attratta dalle persone che fanno di tutto per piacere a tutti, “colpire”, impressionare, conquistare.

Le persone che si sforzano di piacere agli altri sono deboli o poco sicure di sé.
Hanno il bisogno di piacere e di “conquistare” l’affetto e l’approvazione degli altri.

Per esempio,
il team leader inesperto si lascia condizionare dal desiderio di “essere amato” e tralascia i suoi obblighi fondamentali come manager (dare feedback spiacevoli, prendere decisioni difficili, compiere scelte incresciose per allinearsi con gli obiettivi aziendali).

Come puoi immaginare,
con questi “conflitti d’interesse” è difficile che il team leader alle prime armi percorra molta strada.

Più cerchi accettazione – più diventi risentito

Un favore.
Poi un altro e un altro ancora.
Come ti senti quando un collega ti chiede l’ennesimo favore?
Oppure dici sempre SI a ogni capriccio della tua amica?
Ti senti manipolato, maneggiato.
Risentito.

Senti che si stanno approfittando di te.

Se sei onesto, ti rendi conto che stai cercando di piacere mettendo i bisogni degli altri davanti ai tuoi.
Alla fine l’hai scoperto da solo … sei stato tu a dire “È tutto OK, continua pure“.
Finisci pieno di risentimento e di astio verso le stesse persone che stai cercando di soddisfare.

Il rancore represso per molto tempo si traduce in scoppi inattesi di rabbia o di reazione sproporzionate … un “adesso basta” … che lascia spiazzate e attonite le persone che hai attorno.

“Ma cosa le è preso … così senza alcun motivo”
“Ma è impazzito!”

Più cerchi il consenso – più sei considerato inaffidabile

Essere sempre d’accordo (anche a fin di bene, per lusingare o per non ferire) può sembrare una buona cosa, ma non è così.

A nessuno piace una persona ipocrita.
Non ci fidiamo di qualcuno che dice solo quello che vogliamo sentirci dire.
Qualcuno che nasconde i veri sentimenti o che non sai mai cosa sta davvero pensando.

Se cerchi in modo ossessivo il consenso degli altri, le persone ti trovano inaffidabile e sono riluttanti a confidarti tutto o a chiederti un parere.

Piacere a tutti non è frutto di una tattica

Piacere non dovrebbe essere un tentativo, uno sforzo, un calcolo, un risultato, un processo ma soltanto qualcosa che … succede.
Punto.

Pensi davvero di impressionare grazie ad un susseguirsi di pose convincenti, frasi persuasive e incorniciando il tutto con un bel sorriso di circostanza?

Le persone che hanno successo riconoscono di non aver il bisogno di accontentare tutti,
in ogni momento.

Non hanno paura di dire di “no” o chiedere “perché”,
quando è necessario.

E alla fine … non riesci a compiacere l’unica persona che conta – te stesso!

“La ricompensa per l’omologazione e la conformità sta nel fatto che alla fine piaci a tutti, 
tranne che a te stesso“.
Rita Mae Brown

Il bisogno di accontentare tutti è legato alla paura del rifiuto e del fallimento.

Quando le persone che ammiri, rispetti e ami ti respingono, pensi di non essere una persona amabile. In preda all’angoscia, aumenti il tuo comportamento sdolcinato, succube e “scodinzolante”,
e diventa una spirale deprimente.

Alla fine deluso e vergognoso di chi sei diventato.

Cercando di accontentare e di piacere a tutti, rifiuti te stesso.
Il più grande fallimento della vita è non essere se stessi.

Imparare a essere il vero te, a difenderti, a dire di no, è l’unica vera scelta che devi fare.

Fai una promessa a te stesso.
Inizia oggi!

Partecipazione a “Il Portafoglio” di Radio Agenti.it – “Lavorare su noi stessi non solo sul cliente”

cliente

Non possiamo avere il controllo diretto sui nostri clienti, ma possiamo avere il controllo su noi stessi. Quindi è importante spostare il focus su noi stessi e soprattutto capire ed essere consapevoli della nostra persona.

Chiediamoci più spesso…

C’è qualcosa che possiamo migliorare?
C’è qualcosa che è meglio evitare di fare?
Qualcosa che invece facciamo benissimo?

Di natura, ognuno di noi è molto concentrato sugli altri, sappiamo esattamente cosa dovrebbero fare gli altri e siamo molto più blind, ciechi, sulle nostre difficoltà, lacune e sui nostri punti di miglioramento.

Non tutto è controllabile, tanto meno le decisioni dei nostri clienti. Per questo è importante lavorare sui noi stessi, ad esempi cambiando atteggiamento nei confronti dei nostri interlocutori.

Non scadiamo nella “lotta” sterile con il cliente

Non riduciamo tutto al mero tentativo di convincerlo a tutti i costi. Nella vendita evitiamo scalette ferree imparate a memoria, percorsi mentali preimpostati che ci rendono meno fluidi e meno disponibili. Piuttosto trasformiamoci nel consulente del nostro cliente.

Non mettiamoci nella condizione di sembrare venditori che devono “piazzare” per forza qualcosa.

Insomma è importante non uscire la mattina per andare dal cliente pensando di rivivere un film già scritto e già visto. La sceneggiatura viene scritta di volta in volta insieme al cliente… e sarà sempre una nuova sceneggiatura!

Testo riportato dalla pagina di presentazione del programma radiofonico.

Clicca qui e ascolta l’intervista

Decisioni per la carriera: 8 segnali che ci stai pensando troppo (e gli anni passano) – 2

decisioni per la carriera

5. Cadi nel perfezionismo eccessivo solo per procrastinare

Se pensi troppo, potresti avere un incessante desiderio di perfezione.

Analizzi costantemente ogni situazione.
Qualsiasi possibile scenario.

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Non vuoi prendere la decisione sbagliata, così sprechi molto tempo per qualsiasi scelta …
perché non ti fidi di te stesso.

Non puoi accettare il fallimento e fai di tutto per evitarlo.
Il metodo migliore è perdersi nelle scelte e non muoversi.

Ricorda che nella vita è fondamentale fare degli errori. Ti permettono di crescere, imparare e raggiungere nuove vette nella tua evoluzione.

6. Stai ricevendo lo stesso input da tutti quelli con cui parli

Hai discusso del tuo dilemma con tutti quelli che conosci,
e tutti ti dicono la stessa cosa.

Dovrebbe essere più facile prendere una decisione, non pensi?
No, non pensi!

Stai ancora andando avanti e indietro, incapace di decidere!
Quando siamo “troppo dentro” un problema, spesso perdiamo la prospettiva.

Se amici fidati, familiari o colleghi sembrano essere tutti d’accordo, ci sono buone probabilità che abbiano ragione.

7. Stai mulinando in idee completamente irrealistiche

Il tuo cervello a volte può evitare di arrivare a una conclusione producendo sempre più scelte. Tutte le opzioni sono possibili …. un brainstorming infinito!
“Magari vado in Costa Blanca e apro una piadineria sulla spiaggia”
“Apro un agriturismo in valle e comincio a produrre il formaggio di capra. Figo!”

E così ti perdi in fantasticheria, sogni e utopie…
altro che decisioni per la carriera!

Impantanarsi in illusioni è un altro modo per rimandare le grandi decisioni, ancor di più se la piadina l’hai mangiata solo in vacanza a Riccione e il formaggio di capra sai a malapena cosa è!

È l’ennesima forma di procrastinazione.

Quando ti ritrovi a pensare troppo, prova a riportarti al momento presente attraverso respiri profondi e pensando a qualcosa di rilassante.

Prova a sbarazzarti di questi pensieri perché ti portano ancora più lontano dalla tua meta.

8. Nessuna scelta è l’ideale

La decisione comincia con la consapevolezza che potrebbe non esserci una risposta “giusta”.

Se il tuo cervello gioca costantemente a “ricercare tutti gli scenari possibili” diventa chiassoso e potresti trovare difficile smettere di pensare e decidere in modo sensato.

Quando stai esaurendo le tue capacità cognitive, le cose possono diventare contorte e confuse,
causando la scelta sbagliata.

Se hai già accumulato tante informazioni probabilmente è il momento di prendere una decisione. Impegnati a ricercare due o tre opzioni, una volta trovate è il momento di agire su di esse, invece di tornare indietro per ulteriori informazioni.

Se ti mancano ancora informazioni, continua la ricerca!
Una volta che le hai acquisite, fermati.
E decidi!

Decisioni per la carriera? Se non riesci è meglio aspettare e distrarti

Dopo un po’,
puoi tornare alla tua decisione con una nuova prospettiva che ti consentirà di essere più obiettivo.

Qualsiasi tipo di pausa aiuterà a ridurre la frustrazione e a eliminare il pensiero circolare, solo così puoi fare una scelta calma e ragionevole.

Per ottenere decisioni per la carriera è fondamentale …
chiarirsi l’obiettivo, trasformare la paura in coraggio e ascoltare il tuo istinto.

Scopri il coaching per la carriera.

Decisione per la carriera: 8 segnali che ci stai pensando troppo (e gli anni passano) – 1

decisione per la carriera

Lasciare l’attuale posto di lavoro per lanciarsi nella start-up dei tuoi sogni?
Chiedere o non chiedere la promozione ma poi … addio al tempo libero in famiglia?
Accettare il nuovo incarico (stimolante) ma in una nuova città?

Mollare l’attuale lavoro
perché le possibilità di crescita sono zero e non vuoi passare tutta la vita al palo?

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Se nessuna scelta ti sembra migliore dell’altra,
se ogni decisione per la carriera ti attira più o meno allo stesso modo e (nonostante altre ricerche) non riesci a ridurre l’incertezza, capisci perché tante persone si “perdono” professionalmente o restano bloccate in vortici di dubbi e pantani d’indecisione.

Decisione per la carriera? Spesso, il dubbio la fa da padrona

Abbiamo paura di prendere la decisione per la carriera sbagliata; quindi rimandiamo, trovando modi sempre più creativi per posticipare la scelta.

Pensare troppo può far male.
Vorremmo smettere e agire, vivere con serenità.

Cominciamo a renderci conto che – almeno in alcuni casi – esageriamo.
L’indecisione, l’eccessivo rimuginare o la ricerca della scelta “perfetta” rasenta il grottesco.

Vediamo insieme i segnali di alert che ti stanno indicando che stai pensando troppo a ogni passo che vorrai compiere nel tuo (ti auguro luminoso) percorso professionale:

1. Sei intrappolato nel negativo

Ogni volta che pensi alla tua carriera ti assalgono immediatamente pensieri tipo “Bello … Ma … Però …Forse… E se … Non posso,…“?
Sei concentrato su risultati incerti e catastrofici.

Quando ti trovi di fronte a una decisione difficile … nessuno può prevedere il futuro.
Ci sono innumerevoli fattori che influenzano una scelta.

Cerca di concentrarti sui risultati probabili ed evita di speculare su cose che non puoi assolutamente prevedere.

2. Ogni volta che qualcuno chiede, cambi argomento

Incontri il tuo amico che ti chiede “Allora … come va il lavoro?

Vorresti rispondere secco “Voglio lasciare il mio lavoro, lanciarmi nella start-up che ti parlo da anni … ma sono terrorizzato dal fallimento”. Invece borbotti qualcosa d’incomprensibile e passi immediatamente a un altro argomento “Fa freddo oggi… vero?”.

Spesso temiamo l’idea di qualcosa … più della cosa stessa!
A volte – semplicemente – non siamo pronti a “dichiarare” al mondo le nostre intenzioni.
Ci sta!

Per superare la paralisi dell’analisi, è meglio confrontarti con un professionista (coach o consulente di carriera) o qualcuno di cui ti fidi.

Il professionista è da preferire perché ti darà feedback ancor più oggettivi e concreti rispetto al familiare o all’amico/a, che (forse) non vuole essere diretto o passare per insensibile.

Guarda il coaching per fare carriera.

3. Giri in un vortice di ricerca infinita

Hai studiato … ricercato … indagato… investigato … e proprio quando hai la sensazione di avere la soluzione, decidi che non è abbastanza, vuoi essere ancora più sicuro,
.. e riprendi la ricerca!

Perdersi in un vortice di ricerca infinita è un segnale evidente che stai sicuramente pensando troppo.
È ora di agire!

Nulla cambia senza azione e il viaggio più lungo inizia con il primo passo.
Fai quel primo piccolo passo.
Oggi!

4. Sei catturato in una spirale e bloccato da dettagli

I nostri sentimenti di incertezza ci spingono a pensare troppo.
L’analisi eccessiva e maniacale è un’abitudine che potresti avere acquisito nel corso degli anni.

Impantanarsi nei dettagli è solo un altro modo per rimandare le grandi decisioni.
È un’altra forma di procrastinazione.

Raccogliere più dati, focalizzarsi su ogni potenziale risultato, potrebbe illuderti di avanzare verso un obiettivo. In realtà, stai solo girando attorno al problema.
Semplicemente.
Inutilmente.


Vuoi potenziare la tua comunicazione al lavoro? Occhio a questo errore fondamentale

comunicazione nel lavoro

Parlare chiaro e diretto è necessario.

Soprattutto se ricopri un ruolo di responsabile, capo o manager, è indispensabile utilizzare una comunicazione efficace,
usare le parole o il tono giusto per migliorare i rapporti personali, aumentare il tuo carisma con colleghi e collaboratori.

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La comunicazione nel lavoro è il primo passo verso il tuo successo

Se pensi di comunicare in modo confuso, dispersivo o tortuoso devi impegnarti con molta pratica e attenzione.
Per sradicare questa cattiva abitudine ti servirà molta pazienza.
Hai “sempre detto così” e non sarà così facile cambiare e migliorare, in poco tempo.

Da domani, comincia a prestare attenzione a cosa dici,
conta quante volte utilizzi parole dispersive e prova a invertire la tendenza.

Allenati con costanza e vedrai che, giorno dopo giorno, questo sforzo controllato diventerà naturalezza.
Attento, però!

Non fare l’errore di “regolamentare” di colpo tutta la tua comunicazione

Non commettere l’errore di disciplinare, di punto in bianco, tutta la tua comunicazione con tutte le persone con cui interagisci.

Così facendo, corri il rischio di controllarti troppo,
perdere naturalezza e di trasformarti in un automa freddo e innaturale (e molto ingessato) …
con tanti saluti alla famosa empatia del comunicatore!

 

Metti tutta la tua attenzione solo in particolari momenti o situazioni, quando sei in procinto di:
• dare a un collaboratore disposizioni, direttive, compiti
• condividere feedback e disaccordi
• relazionarti con un cliente
• presentare i tuoi chiarimenti al tuo capo o collega
• esporre un auspicio per il futuro
• quando devi “far passare” un concetto, un auspicio o una direttiva in modo preciso, chiaro e inequivocabile.

Per il resto … sii te stesso!

Con le tue incertezze comunicative, i tuoi continui intercalari e i modi di dire poco ortodossi.

Non formalizzarti e non preoccuparti troppo di cosa dici durante la pausa pranzo,
o in un momento di semplice conversazione.

Devi solo potenziate (in particolare frangenti) la tua comunicazione nel lavoro,
non stravolgere il tuo modo di essere o di comunicare.

Ti dico questo perché ricercare costantemente il controllo della comunicazione nel lavoro,
è fonte di grande stress!

Ti irrigidisce, ti blocca, ti fa diventare una persona scontata.
Come se non ne avessimo già abbastanza attorno a noi!

10 espressioni di uso comune che distruggono la tua immagine professionale – 2

professionalità

6. Confidenze taglia–gambe

“Lei è il primo cliente”
“È il primo scontrino che faccio oggi”
“I clienti di oggi sono sempre più suscettibili”
“I clienti di oggi sono sempre più attenti al portafoglio”

Lamentele sulla crisi, recriminazioni su quanto è difficile vendere oggi,
sulla suscettibilità o la “grandezza” del portafoglio dei clienti di oggi,
sono sabotanti perché suonano piagnucolose e offensive.

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Queste espressioni danneggiano sicuramente la tua immagine e la tua professionalità.

7. Considerazioni poco rispettose danneggiano la tua professionalità

“Ha capito male lei …”
“È lei che ha torto …”
“Si sbaglia Signora Rossi”
“E’ stata lei a sbagliare …”

Ecco il modo più veloce per far innervosire una persona!
A nessuno piace sentirsi dire, neppure in modo educato, che sta sbagliando.

Evitiamo di contraddire o voler avere l’ultima parola!

Le belle maniere piacciono a tutti, anche se ci troviamo davanti a un cliente o una persona testarda e presuntuosa, che non vuole ammettere il suo errore.

La nostra gentilezza avrà la meglio.
Queste “battaglie” servono a poco, anche se la spuntiamo, perdiamo … il cliente.
A nessuno piace perdere!

“ Capisce anche a lei, adesso …”
“Capisce?

Anche queste espressioni sono usate spessissimo durante la conversazione,
anziché “Capisce?è molto meglio utilizzareMi sono spiegato bene?”.

8. Espressioni positive che diventano negative

“Non sono qui per vendere ad ogni costo”
“Questo prodotto non le darà problemi”
“Non c’è sotto nessuna fregatura”
“Non voglio mentirle”
“Non voglio prenderla in giro”
“Non si preoccupi”
“Non voglio rubarle tempo”
“Non voglio insistere”

Il nostro cervello non riesce a elaborare subito una frase negativa (tutto ciò che gli è comunicato con un “non”); deve prima pensarla in termine positivi per poi “negarla”.

Ad esempio, se ti dico “Non pensare a un cavallo”.
A cosa stai pensando in questo momento? A un cavallo, naturalmente!
Prima di fare la negazione del cavallo, la tua mente ha bisogno di visualizzare il cavallo.

Da qui è facile capire cosa si ottiene con la frase “Non c’è sotto nessuna fregatura” oppure “Non voglio prenderla in giro”.

Il nostro inconscio non accetta la negazione, cancella il “non” e recepisce la frase nel senso opposto a quello che volevamo trasmettere, o invita a fare proprio quello che è richiesto di non fare.

9. Frasi che non trovano soluzioni

“Non posso farlo.”
“Non c’è niente che io possa fare.”
“Non lo so.”

Le persone desiderano (e sono disposte a pagarlo anche bene) un professionista che si prenda a carico della risoluzione del loro problema,
e – se questa non è facilmente raggiungibile – perseveri nella ricerca della soluzione.

Tali espressioni la dicono lunga sulla tua professionalità, capacità (e perseveranza) di cercare e trovare una soluzione.

Anche se hai le mani legate o il risultato non è realistico, un’alternativa migliore è discutere le attuali limitazioni e proporre un piano d’azione per raggiungere il risultato migliore.

Meglio utilizzare frasi tipo:
“Penso che la soluzione migliore sia …”
“Mi dia il tempo di controllare/verificare e la richiamo/ricontatto”

10. Frasi che ti fanno sembrare insicuro

“Scusa il disturbo”
“Mi dispiace …”
“Scusa, era solo un’idea”
“Scusa, spero di non aver sbagliato”

Queste affermazioni potrebbero mettere in cattiva luce il tuo lavoro o far emergere un senso d’inferiorità.
Ci scusiamo troppo in fretta e troppo spesso!

Chiediamo scusa anche quando non è nemmeno giustificato.
Sei veramente dispiaciuto? Hai fatto qualcosa di sbagliato?

Nella maggior parte dei casi, no, non l’hai fatto.
C’è bisogno di chiedere scusa per condividere i tuoi pensieri?

Prima di usare queste parole considera se sono necessarie

Le persone forti,
fiduciose, sono disposte ad ammettere l’errore,
ma utilizzare sempre queste frasi è fuori luogo.

Hai “sempre detto così” e diventa difficile cambiare, migliorare.
Una cattiva abitudine si modifica soltanto con attenzione e costanza.
Ci vuole molta pratica!

Da domani, presta attenzione a cosa dici, conta quante volte usi queste espressioni e comincia a invertire la tendenza.
Vedrai che, giorno dopo giorno, diventerà naturale,
e salverai la tua professionalità!

10 espressioni di uso comune che distruggono la tua immagine professionale – 1

immagine professionale

Dovremmo parlare molto meno.
Parlare troppo e male, è l’errore più comune che facciamo.

Spesso vogliamo persuadere, convincere, parlando più del dovuto.
Parlando troppo, rischiamo di non capire davvero le vere esigenze della persona oppure usiamo espressioni che ci fanno apparire offensivi,
incompetenti o poco corretti.

Frasi o parole che possono, a livello inconscio, essere interpretate negativamente.

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Sono parole, frasi, espressioni e formalismi riempitivi che minano la tua fiducia e indeboliscono la tua comunicazione (anche se possono essere innocui nel contesto corretto).
Tipiche manifestazioni di uso comune che oramai non ci accorgiamo neanche più quando e perché le diciamo.

Ecco 10 espressioni comuni che asfaltano la tua immagine professionale:

1. Garanzie di nessun valore

Non si preoccupi … certo che c’è la clausola di recessione”
“È impermeabile questo giaccone?” “Si, certo… lo garantisco io

Se con queste frasi pensi, di essere rassicurante e trasmettere tranquillità al tuo interlocutore, ti stai sbagliando di grosso.
In realtà comunichi leggerezza, incompetenza, aumentando dubbi e perplessità.

Non sappiamo cosa dire e allora ci rifugiamo dietro queste espressioni fumose che ci danno solo l’illusione di trasmettere rassicurazione e tranquillità.

In effetti, non dici nulla di concreto e non dimostri niente

Sono risposte banali, superficiali che lasciano insoddisfatto il tuo interlocutore.
Infatti, non abbiamo spiegato perché il giaccone è ideale per la pioggia e non abbiamo indicato (e spiegato) la clausola rescissoria.

Non possiamo più pensare di “mettere via le persone” con un bel sorriso e un cordiale “Glielo garantisco io”. Oggi servono prove concrete.
Trasmetti precisione, praticità e competenza. Informati sulle caratteristiche dei prodotti e dei tessuti.
Preparati le risposte.

Nell’esempio di prima, al posto del famoso “Non si preoccupi”, puoi rispondere:
“Certo. Le spiego … il giaccone è impermeabile e traspirante grazie alla membrana che, impiegata nella lavorazione laminata, garantisce l`impermeabilità anche delle tasche esterne, come può vedere … “.

2. Affermazioni negative e dubbiose danneggiano la tua immagine professionale

“Spero di riuscire…”
“Cercherò ….”
“Forse….”
“Speriamo…”

Le espressioni negative e dubbiose hanno il potere di condizionare negativamente chi ti ascolta.
Se “speri” o “provi” significa che sei tu il primo poco convinto di quello che stai dicendo o proponendo.

Assicurati di essere assolutamente certo di quello che dici o esponi, anche (e soprattutto) quando devi esprimere difficoltà o perplessità.

Per esempio, anziché “Spero di ricevere la merce in tempo.” meglio “Faccio tutto quello che è in mio potere per ricevere la merce in tempo.

3. Frasi che fanno sospettare poca correttezza e scarsa professionalità

“Si fidi”
“Mi creda

Sono frasi fatte, con le quali pensi di colpire favorevolmente,
di solleticare la fiducia della persona, rivestendoti con un’area di sincerità e di onestà.

Alla fine ottieni l’effetto contrario,
l’interlocutore è portato a pensare che queste frasi confezionate le tiri fuori proprio nei momenti di difficoltà o per “spingere” la vendita o la richiesta.

Queste affermazioni sono degradanti per la tua immagine professionale.
Quando siamo sicuri della nostra proposta, servizio o offerta, l’ultima cosa che pensiamo è di mercanteggiare o “mettere sul piatto” la nostra serietà e professionalità.

Non proclamare la tua correttezza, lascia che parli di te attraverso i tuoi gesti, le tue parole o la tua consulenza. Se proprio devi dimostrarla,
porta esempi concreti di situazioni realmente accadute che mostrino in che modo ti sei comportato o come hai reagito.

“Si fidi. Tanto ci trova sempre qui”

Altra espressione da evitare perché abusata, logora e ambigua.
Tradotta significa “Non posso fregarti solo perché sapresti dove trovarmi”.

4. Frasi che mercanteggiano onestà

“Vuole che le dica la verità?”
“Ad essere onesto …”
“Onestamente …”
“Vuole che sia sincero con lei?”

Queste frasi suonano totalmente poco sincere.
Come può qualcuno fidarsi della tua sincerità se con gli altri dici di non esserlo?
Chi assicura la persona che con lei sarai veramente onesto e sincero?

Dietro un onestamente o una dichiarazione di sincerità si nasconde spesso una bugia altrimenti non avresti il bisogno di “addolcire” il tuo discorso con queste parole.

Spesso ci rifugiamo dietro queste espressioni fumose che ci danno solo l’illusione di trasmettere rassicurazione e tranquillità.

Oramai, non funzionano più!

5. Considerazioni negative sui concorrenti

Pensi di convincere le persone parlando male della concorrenza, di altri venditori o consulenti?

Non proprio.
A dire il vero, così dimostri poca professionalità!

Lascia che si parli di te attraverso i tuoi prodotti, le tue parole o la tua consulenza.
Piuttosto che denigrare la concorrenza, valorizza i tuoi servizi e fai percepire il reale valore aggiunto che puoi offrire rispetto gli altri.

Nel mio caso, essendo sicuro della mia proposta formativa, l’ultima cosa che penso di fare è “gossippare” screditando i concorrenti o “mercanteggiare” la mia serietà e la mia immagine professionale.

Foto: Ryan McGuire