7 compiti che dovresti rimandare se hai una giornata storta sul lavoro -2

giornata storta sul lavoro

5. Rispondere a una mail incazzosa

Se il tuo collega, capo o cliente si sono lasciati sopraffare dalle emozioni, non ripetere lo stesso errore.
Prendi tempo.
Ti aiuterà a evitare una reazione istintiva.

Uno dei vantaggi del mailing è che non devi per forza rispondere immediatamente.

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Sfrutta tutto il tempo che hai a disposizione. Lascia un po’ sbollire e potrai rispondere in modo professionale.

Nel caso che urge risposta, senti troppo la tensione oppure l’altro è in attesa, di sicuro hai almeno 5 minuti disponibili. Alzati, raffredda la mente, fai due passi fuori dall’ufficio,

Non è che (forse) stai travisando o esagerando il tutto?
Resisti alla tentazione di saltare subito alle conclusioni.

6. Trovare una soluzione

Trovare la soluzione giusta richiede apertura mentale, ricettività e creatività.
Dove le vai a prendere in una giornata storta sul lavoro?
In questi momenti è impensabile.

Quando non siamo in vena …
è come se avessimo davanti agli occhi un velo che non ci lascia vedere,
e spesso nemmeno pensare.

Per trovare la soluzione migliore,
è necessario mettere una distanza (una sorta di cuscinetto) tra noi e il problema,
guardarlo da un altro punto di vista, in un modo diverso da quello cui siamo abituati.

Anche se non trovi la soluzione perfetta,
di sicuro scoprirai molte opzioni in grado di risolvere il problema in un modo adeguato.

7. Prendere una decisione – completare un incarico

Qualcuno sta aspettando che tu decida il budget mensile?
Devi completare entro sera questo compito così importante?
Come puoi fare questo tipo di scelta proprio oggi?

Sei convinto che non ce la farai,
e presumibilmente con un risultato poco lusinghiero nelle mani.

Ancora una volta,
quando qualcosa non è urgente,
è strategico (da parte tua) spostare la scadenza in modo da prendere la decisione migliore.

Se hai bisogno di rinviare la scadenza,
fai sapere (a chi è in attesa) che sei-sul-pezzo e che riuscirai in quel giorno specifico a soddisfare le aspettative di tutti.

Se reputi che questo incarico non entrerà nella tua hall of fame professionale,
ricorda che in futuro avrai molte altre opportunità per riscattarti e creare qualcosa di grande.

Concediti il diritto di sentirti giù – almeno per oggi

Una giornata storta sul lavoro è un naturale (e breve) momento di avvilimento.
Non devi prenderlo come un segnale di debolezza.

Le energie in questi momenti storti, sono risorse vitali.
Impara a staccare la spina e gestire tutte le tue risorse mentali e fisiche.

Anche se è naturale voler sfuggire alla negatività del momento,
i momenti di rabbia, tristezza, sfiducia, paura,
o di sentimenti negativi fanno parte della nostra vita quotidiana.

È inutile ripetersi l’imperativo (tanto di moda) di essere UP a tutti i costi …
positivi, brillanti, e felici e che …
esiste sempre un lato positivo.

Una giornata storta sul lavoro .. va vissuta per quello che è

Semplicemente.

Mostrarsi diversi …
assecondare le attese e le aspettative degli altri
reprimere continuamente il proprio stato d’animo … voler essere sempre al Top …
ci fa disperdere energie preziose e causa maggiore infelicità e malessere.

Foto di Daniel Nebreda da Pixabay


7 compiti che dovresti rimandare se hai una giornata storta al lavoro -1

giornata storta al lavoro

Ti sei svegliato con un inizio di emicrania, hai versato caffè dappertutto,
la chiave gira a vuoto nella toppa della porta, come fai a chiudere adesso?
stai per urlare per la frustrazione,
e sono solo le 6.45 di mattina …

per qualche strano motivo ti sei svegliato con il piede sbagliato,
e tutto intorno sembra più pesante e difficile del solito.

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Alcuni giorni sono semplicemente peggiori di altri. Siamo sopraffatti, sfiduciati, ansiosi.
Non ci sentiamo “abbastanza”.
Ci sentiamo piccoli, “non abbastanza” per niente e nessuno.

Sai di cosa sto parlando…

Quando hai una giornata storta al lavoro,
probabilmente non dovresti prendere grandi decisioni o cimentarti in compiti importanti,
perché potresti facilmente peggiorare la situazione.

Certo,
rimandare, posticipare, annullare … non sempre sono opzioni realizzabili!

Mettiamola così …
ecco 7 compiti che dovresti rimandare (se ne hai la possibilità) se ti accorgi di avere una giornata storta al lavoro:

1. Soffermarsi su numeri sensibili

Ecco come farsi male!

Se non è improrogabile …
non soffermare la tua attenzione su “numeri sensibili” (incassi, rendiconto, budget, previsioni, etc.) che sono generatori di stress e pensieri negativi, capaci di farti vivere costantemente in uno stato d’allerta e crearti costantemente un’ansia di fondo.

Stabilisci un appuntamento fisso con i “numeri” e le tue preoccupazioni: una mezz’ora può bastare per riflettere e dar libero sfogo ai tuoi pensieri.

Quando non è strettamente necessario,
non soffermarti inutilmente a rimuginare sulle cifre e non saturarti d’informazioni inutili.
Ti basterà raccogliere solo i dati strettamente necessari.

2. Avere una conversazione difficile

Quanta voglia hai di discutere (proprio oggi) con il tuo collaboratore o il collega?
Poca di sicuro,
non ho dubbi!

E sicuramente stai sperando che per qualche motivo l’appuntamento salti.

Se sei già di cattivo umore,
diventa praticamente impossibile contenere la rabbia o il risentimento e avvicinarti a quella conversazione in modo appropriato.

Se puoi spostarlo … fallo!
È nel tuo interesse rimandare l’incontro in modo da essere più preparato sia mentalmente sia emotivamente.

Prova con qualcosa tipo:
“… so che abbiamo a calendario un incontro per discutere di …. Oggi per me è stata una giornata frenetica e voglio darti la mia piena attenzione e il miglior feedback. Potremmo fissare l’appuntamento per (data …) per affrontarlo al meglio?”.

3. Fare una telefonata importante

Un cliente aspetta la tua telefonata per discutere il prossimo rinnovo,
il tuo collega è in attesa di proporti alcuni cambiamenti a quel progetto così importante.

Se non è urgente, rimanda la telefonata,
in modo di avere una conversazione più produttiva in seguito.

Non devi cancellare l’appuntamento telefonico,
ma spiegare che sei molto occupato (anche se non è vero) e che preferisci spostare il colloquio in un altro momento.

4. Chiedere spiegazioni è pericoloso se sei nel pieno di una giornata storta al lavoro

 

Hai ricevuto un feedback del capo che ti ha spiazzato, ferito, messo al tappeto,
che ti ha fatto male.

Ti senti attaccato, arrabbiato, sbagliato …
e sottovalutato.

Inizi a digitare la tua mail di dimissioni.
Prima di premere invio, però ti fermi per riflettere (meglio così).
Pretendi ulteriori spiegazioni.
Chiarimenti.

Non sempre è possibile migliorare le cose,
ma è sempre possibile peggiorarle.

Se sei nel pieno di una giornata storta al lavoro … taci!
Non muoverti.

Rischi solo di infilarti in una spirale di atteggiamenti rancorosi e contestatori che possono portarti a pericolosi portamenti sabotatori.

Foto di Daniel Nebreda da Pixabay

“And the winner is ..” 6 spunti per reagire quando quello promosso non sei tu – 2

promozione sul lavoro

4. Prendi questa mancata promozione sul lavoro come un’opportunità per conoscere te stesso

Ora che hai (quasi tutte) le risposte è il momento di confrontarti con … te stesso!

Credi ancora di meritare la promozione sul lavoro?
Hai dato qualche motivo per non essere meritevole?

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Sei stato in malattia, hai accumulato ritardi, non hai rispettato le scadenze?
Dai l’impressione di essere annoiato o disattento?
C’era qualcosa che avresti potuto fare (con più impegno da parte tua), oppure tutti i fattori-chiave erano completamente fuori dal tuo controllo?

Se non è possibile ottenere una risposta diretta (o è meglio non svegliare malumori assopiti) cerca una persona fidata e competente che possa darti consigli pertinenti.

Otterrai un’idea delle aree in cui migliorare, una prospettiva esterna per sapere se hai –davvero- le competenze e l’esperienza giusta per quel tipo di lavoro.

5. Decidi la tua prossima mossa

Una bocciatura non è la fine del mondo.

In un primo momento,
puoi sentirti bocciato, silurato, sfiduciato ma imparando a rimanere resiliente puoi trasformare in positivo questa battuta d’arresto.

Inizia a pensare la tua prossima mossa professionale e stabilisci un intervallo per provarci nuovamente.

Se ti sembra di essere stato manipolato o sfruttato,
potresti pensare di rispolverare il tuo CV e cercare un’altra azienda.

È importante avere un piano alternativo,
nel caso ti fosse negata per una seconda volta.

Mantieni la tua rete sociale aperta e attiva in modo di cogliere la prossima opportunità,
sia all’interno sia all’esterno della tua organizzazione.

6. Non trasformare la bocciatura in un’esperienza devastante

Riconoscila per quello che è … una (grande) delusione.

Piuttosto che considerare l’esperienza come orribile, inquadrarla come un’opportunità per imparare e crescere.

Spesso le persone di successo parlano delle loro battute d’arresto come grandi momenti d’introspezione e di consapevolezza.

Mantieni la prospettiva.
Prova a vedere la bocciatura da una diversa angolazione.

Forse c’erano -davvero- buone ragioni per cui non hai ottenuto il lavoro.
Probabilmente eri appagato, poco determinato.

Ora hai l’impeto giusto per concentrarti di più, migliorare le tue capacità e raccogliere nuove opportunità.

Le promozioni passano, la passione resta

Il web è pieno di richiami e citazioni sul vivere la vita, perseguendo le nostre passioni e seguire i nostri sogni.

Ci sarà ben un motivo!

Le persone che raggiungono traguardi importanti, quelle che arrivano in alto, siano sportivi, musicisti, chef, stilisti o imprenditori sono spronate dalla vocazione, sono persone che fanno (davvero) quello che amano.

Quando si ama ciò che si sta facendo,
ci si sente euforici, eccitati, desiderosi di creare, pieni di energia,
si ottiene maggiore successo.

Chiediti cosa vuoi veramente ..

Alcune persone si fissano eccessivamente sulla carriera perché vogliono mettersi alla prova,
altri per rivincita personale o sociale, chi per raggiungere uno status,
altri ancora non sanno neppure perché la ambiscano!

Se sei stato bocciato, chiediti se la volevi davvero questa promozione sul lavoro.
Cosa ti interessa di più in una carriera professionale: il rispetto, il titolo, i soldi.

Ci possono essere altri modi per ottenere le stesse cose,
anche senza la promozione.

Quello che più conta è il tuo atteggiamento e le tue convinzioni

Se rinunci quando fallisci,
non imparerai mai nulla.

Se guardi al fallimento come un’opportunità, come l’inizio di un nuovo viaggio, scoprirai che l’esperienza ti aiuterà e la prossima volta che farai la stessa cosa, la farai molto meglio.

Ma se non provi ancora, non lo saprai mai.
Rinunciare per paura di fallire ancora … è il fallimento più amaro!

Foto di Anemone123 da Pixabay

“And the winner is ..” 6 spunti per reagire quando quello promosso non sei tu – 1

promozione al lavoro

“Talvolta una piccola disavventura è l’origine di una grande carriera:
vi sono individui che su un torto subito hanno edificato la loro fortuna.”

Mario Andrea Rigoni

Hai lavorato ogni weekend degli ultimi mesi.
Ti sei messo in gioco con progetti improbabili che nessuno voleva.
Hai dato fondo a tutte le energie per essere la persona giusta giusto al momento giusto … ma la promozione è andata a qualcun altro.

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Tutti pretendiamo che le promozioni premino solo le persone più talentuose, laboriose e meritevoli,
ma l’esperienza ci dice che non sempre così.
Anzi.

Non lasciare che questa battuta d’arresto faccia saltare tutto!

La tua prima reazione potrebbe essere quella di rispolverare il tuo CV, escogitando un piano per lasciare l’azienda appena possibile.

Ecco 6 modi di comportarsi quando quello promosso non sei tu:

1. Calma, calma e ancora … calma

È facile che tu prova delusione e frustrazione.
Rabbia.
Ci sta.

Non sempre è possibile migliorare le cose,
ma è sempre possibile peggiorarle.

Non agire in modo impulsivo, non aggravare il problema con uscite sprezzanti o comportamenti vendicativi.
Taci. Non muoverti.

Arrabbiarti e deprimerti rischiano di infilarti in una spirale di atteggiamenti rancorosi e contestatori che possono portarti a pericolosi portamenti sabotatori.
Altro che promozione al lavoro!

Aspetta di calmarti prima di fare qualsiasi cosa.

2. Reindirizza le tue emozioni negative

Una bocciatura -ancor di più se inaspettata- è un boccone difficile da digerire.

È perfettamente normale provare rabbia e scoraggiamento.

Vorresti inviare le tue dimissioni,
ma spero che prima valuti il grande sforzo che hai fatto per costruire la tua reputazione professionale.

E mi auguro che tu decida di tornare in ufficio lunedì prossimo- con una rinnovata energia e intensità, desideroso di non lasciare che questa battuta d’arresto distrugga completamente la tua fiducia e la tua crescita professionale.

Riprendi il tuo controllo emotivo, reindirizza i tuoi turbamenti negativi e trasforma quest’esperienza negativa in un’opportunità di apprendimento.

3. Richiedi risposte dirette

Dopo avere “scaricato” la tua frustrazione della mancata promozione al lavoro e rinunciato all’idea di lasciare l’azienda,
è il momento di scoprire “cosa è successo”.

Hai bisogno di elementi concreti per troncare -il prima possibile- i probabili scenari che si intrecciano concitatamente (e pericolosamente) nella tua mente.

Meglio evitare confronti con i colleghi, iniziare la caccia agli indizi, la ricerca di segnali, evita di chiedere a tutti “Secondo te perché non hanno scelto me?”

La mossa migliore per scoprire perché non hai ricevuto la promozione è andare direttamente alla fonte:
le risorse umane, il titolare o il tuo capo/a.

Chiedi un appuntamento

Lo scopo di questo incontro non è quello di sbraitare e accusare la persona che ha ottenuto la promozione al lavoro.

Ne tantomeno le persone che sono state coinvolte nella decisione.
Puoi solo renderli difensivi e arrabbiati, giustificando così la loro decisione di non promuoverti.

Piuttosto prova a coinvolgere la persona in una conversazione professionale (sincera e produttiva) dove poter mostrare le tue ragioni e trovare la soluzione migliore.

Non stare sulla difensiva

Ascolta.
Non danneggiare l’incontro con uno scontro astioso.
Almeno non ancora.

Prepara i punti di discussione

Decidi cosa vuoi dire e come vuoi dirlo.
Inizia spiegando che la tua intenzione è di ottenere il meglio del tuo ruolo.

Prova a dire qualcosa del tipo “Come posso lavorare (insieme a voi) per essere sicuro di essere promosso in futuro?”

Presenta il problema in modo costruttivo e assertivo.
Resta ai fatti. Lascia da parte i tuoi giudizi personali.
Cerca di essere il più specifico possibile e porta esempi concreti.

Promozione al lavoro saltata? Inizia a lavorare su te stesso

Non c’è niente di sbagliato nel mostrare le tue emozioni …“Sono davvero amareggiato”.

Se sei stato “bocciato” perché non hai alcune competenze tecniche o abilità personali, è il momento di lavorare su te stesso attraverso una formazione individuale.

Non sono pochi –nella mia esperienza- i clienti che iniziano un percorso di coaching dopo una valutazione dell’azienda o un feedback da parte del capo/a o il titolare dell’azienda.

Foto di Anemone123 da Pixabay

Il rapporto con il capo: 13 spunti per lavorare a fianco di qualcuno che non ci piace

il rapporto con il capo

In un mondo del lavoro ideale,
i giorni trascorrono felici tra gesti amichevoli e sorrisi gentili.

Ma non è così.
A volte, i rapporti professionali non funzionano.

Rendersi conto che il rapporto con il capo -proprio- non funziona, non è cosa divertente né tanto meno rassicurante.

Tuttavia,
non è nemmeno la fine del mondo…

Il rapporto con il capo non funziona?

Calma!
Rifletti … anche se il tuo primo istinto potrebbe essere quello di cercare un nuovo lavoro o chiedere un trasferimento in un altro dipartimento.

A volte abbiamo il piacere di lavorare con persone che rispettiamo e che (a loro volta) ci rispettano.
Altre volte, lavoriamo con qualcuno che a malapena sopportiamo.

Alcuni boss sono stronzi perché è stato insegnato loro che dovevano esserlo.
Altri lo sono diventati, un po’ alla volta.

Il Mercato del Lavoro è-quello-che-è.

Non si può entrarne/uscirne ogni volta a piacimento, solo perché lavoriamo per qualcuno che non ci piace.

Ecco 13 cose da ricordare quando il rapporto con il capo proprio non funziona:

Anche le persone più sicure di sé (incluso il tuo capo) hanno paure, incertezze e dubbi.

Non aspettarti che cambi. Non aspettarti di cambiarlo.

Parla poco. Porta fatti. Soluzioni. Niente parla più forte delle azioni positive.

Non lamentarti del tuo capo con le persone che lo hanno assunto.

Le persone amano essere considerate esperte del settore (sicuramente anche il tuo capo).

Non ritardare decisioni e azioni dolorose … sperando che il problema sparisca da solo.

Evita “È un problema” e “Non posso”. La scelta delle parole la dice lunga su di te.

“Nessun capo terrà mai un impiegato che ha sempre ragione.” Arthur Bloch.

Preparati alle conseguenze di  uscite tipo “Il vecchio capo non faceva così” o “Prima le cose erano gestite meglio”.

Se il rapporto non funziona non prenderla personalmente. “Fatti scivolare” il tutto… poi trova una soluzione!

Controlla prima di inviare una mail al capo. Sempre!

Metti in conto che il tuo capo possa vedere qualcosa che a te è sfuggito.

Non è mai efficace usare un capo mediocre come scusa per fare un lavoro mediocre.

Foto di Jan Hoekstra da Pixabay

Nuovo progetto: coaching e team building … con approccio musicale!

ferrarelli corradi coach

Quando ho incontrato Stefano Corradi -musicista professionista- lo scorso anno,
ci siamo accorti di essere accomunati dallo stesso desiderio di creare qualcosa di nuovo.

Dopo l’incontro in quello che poi sarebbe diventato “il nostro ufficio di Saronno” (in verità il grill all’uscita di Saronno – ideale distanza-di mezzo tra me che vivo a Chiasso e lui a Milano Sud) abbiamo deciso di …

Convergere nella formazione il coaching e la musica. Nasce Ferrarelli Corradi Coach

La musica – da sempre – è considerata un valido strumento per gestire lo stress, veicolare energia, stimolare la mente a trovare nuove soluzioni, a ragionare in modo creativo.

Ferrarelli Corradi Coach è stato pensato come un mix efficace e coinvolgente di formazione, coaching e team building … musicale su tematiche quali leadership, comunicazione, assertività, spirito di squadra e accoglienza-clienti.

Desideriamo comunicare in modo semplice, aperto e diretto.
Proporre unicamente ciò che sappiamo fare, senza ricorrere a teorie astratte e fumose, inglesismi, linguaggi settoriali o slogan presi a prestito dal web.

Cosa proponiamo

Team building musicale

Far vivere alle persone, per alcune ore o una giornata, la possibilità di costruire modalità di lavoro, collaborazione e sinergia, fondamentali per la realizzazione di un gruppo musicale o un’orchestra, costituisce un’esperienza intensa e molto più efficace di tante parole…

Ascolto, esercizi con strumenti musicali, coro a cappella, canoni e altro …  sono attività che mettono in gioco intensamente le persone e le dinamiche relazionali di un team.

Retail coaching

Mix efficace di coaching e team building musicale per potenziare il servizio e l’accoglienza del personale di punti vendita, estetica, fitness, benessere, agenzie e concessionarie.

Una giornata di formazione suddivisa in:

  • Coaching di gruppo (foto) per apprendere come accogliere e servire con efficacia i clienti.
  • Team building musicale per creare un forte coinvolgimento, sprigionare energia positiva e dare vita a un grande potere aggregativo nel team di vendita.

ferrarelli corradi coach

Coaching One Day (per privati)

Una giornata di coaching … con approccio musicale. Ideale per potenziare la leadership e la comunicazione al lavoro.

Il programma è in fase di definizione.
Il calendario delle attività di coaching sarà pianificato a partire da gennaio 2020.

Le sedi dei corsi saranno Milano, Verbania, Como e Lugano.

Visita ferrarelli-corradi.coach

Chiedere scusa sul lavoro: 6 modi peggiori che fanno ancora più danni – parte 2

chiedere scusa sul lavoro

4. Non essere sinceri

Tutti riconoscono una scusa falsa o esagerata,
quindi scusati con qualcuno solo se sei sincero o hai intenzione di tenere fede alla tua parole.

Se  davvero l’hai fatta grossa è controproducente scusarsi solo per consuetudine o per “mettersi in pace la coscienza”.

Se il gesto non è autentico,
sarà evidente e il sentimento non ha senso, crea solo ancora più sfiducia.

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Sii onesto,
se devi chiedere scusa sul lavoro … non esagerare e non umiliarti.

5. Scusarsi incolpando un’altra persona

“Scusa, ma non è colpa mia”
“È vero … ma ero di libero”
“Boh! Non lo so, chiedete a Pierluigi …”

Possibile che sono sempre gli altri gli incompetenti, quelli che non capiscono niente,
quelli che sbagliano?

Scusarsi e riversare la colpa sugli altri è un atteggiamento frequente soprattutto quando ci sentiamo insicuri o abbiamo paura delle ripercussioni.

Assumersi le responsabilità è un mezzo potente per creare rispetto e fiducia nei tuoi colleghi o collaboratori e, allo stesso tempo, incoraggi gli altri a fare lo stesso.

6. Scusarsi troppo tardi

Aspettare troppo a lungo per scusarsi può peggiorare la situazione.

È facile generalizzare quando si tratta di tempi di scuse,
è difficile determinare il momento giusto per dire “Mi dispiace”.

In linea generale, se vuoi chiedere scusa sul lavoro devi essere tempestivo.

 

Se ti accorgi di aver aspettato troppo a lungo per scusarti,
non significa che non dovresti affrontare più la questione.

Puoi ancora tentare di correggere un errore.
Meglio tardi che mai.

C’è di peggio! Non scusarsi .. e “dribblare” per non incontrare la persona

Sai che hai sbagliato, che dovresti scusarti,
ma sei così imbarazzato o non riesci a sopportare di ammettere l’errore,
che fai di tutto per non incontrare la persona faccia-a-faccia.

Sbagliare non è divertente …
ma è peggio dribblare e scansare con 1000 scuse (questa volta ci sono) la persona per non incontrarla nel corridoio o davanti la macchinetta del caffè.

Siamo lontani dall’immagine di persona integra che vorresti trasmettere!

Chiedere scusa sul lavoro? Non aspettarti perdono immediato

Sebbene le scuse siano un passo nella giusta direzione,
non aspettarti una soluzione rapida.

Potrebbe volerci più tempo di quanto pensi,
ma hai fatto “la cosa giusta”.

Adesso devi concedere tempo per la “guarigione”.
La riconciliazione richiede tempo e lavoro,
e alla fine le tue relazioni torneranno più forti di prima.

Il più delle volte, le scuse hanno poco effetto perché ci scusiamo nel modo sbagliato.

La chiave è imparare a creare una base collaborativa e non distruttiva. Trovare una soluzione produttiva che possa (nel limite del possibile) portare benefici a entrambe le parti.

Chiedere scusa al lavoro: 6 modi peggiori che fanno ancora più danni – parte 1

chiedere scusa al lavoro

È tempo dei mea culpa …
nonostante gli avvocati spesso avvertano di evitare scuse, temendo che siano equivalenti ad un’ammissione di colpevolezza.

È tempo di scusarsi …
oppure potresti seguire il consiglio “Non scusarti mai, non spiegare mai”.

Dipende, se vuoi essere così arrogante …

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È tempo dei mea culpa

Porgere le proprie scuse non è cosa facile.
C’è molto di più che scrollare le spalle e dire “Mi dispiace”.

A volte le scuse non bastano …
le persone non sono realmente interessate a perdonare,
oppure l’errore è ritenuto imperdonabile.

Altre volte siamo un po’ goffi e desideriamo disperatamente evitare di far naufragare la nostra armonia lavorativa e lo facciamo nel modo sbagliato.
Creando ancora più danni!

Vediamo insieme i peggiori modi per chiedere scusa al lavoro:

1. Scusarsi per iscritto non è l’ideale per chiedere scusa al lavoro

Non ti entusiasma l’idea di un incontro faccia-a-faccia?

È facile scusarsi via mail nella sicurezza del tuo ufficio.
Per un confronto faccia-a-faccia o per telefono ci vuole coraggio e autocontrollo.
Palle.

Quando porgi le tue scuse è importante metterci la faccia, permettere alla persona di ascoltare la tua voce e vedere la tua faccia.

Un testo scritto è l’ultima opzione quando si tratta di esprimere un sincero rammarico.

Se le scuse di persona non sono possibili, per motivi logistici,
usa Skype.

2. Dire solo “Scusa” … con una scrollata di spalle

“Ah, scusa, mi sono dimenticato di inserirti in copia nella mail” .
Stop…

Oh. Grazie!
Tutto qua! Non pensi che sia importante?

Se vuoi chiedere scusa al lavoro, le tue scusanti saranno molto più credibili se fornirai maggiori informazioni.

“Mi dispiace non averti inclusa in copia nella mail.
Nella fretta ho completamente perso la cognizione del tempo. Possiamo prendere un caffè domani così ti  aggiorno sulle fasi del progetto?”

3. Inserire “…ma …” dopo le tue scuse

“Mi dispiace, non era mia intenzione, ma se non mi avessi interrotto, non avrei reagito così”.

Aggiungere “ma” è uno dei peggiori modi per dire che ti dispiace.

Quando usi la parola ‘ma’, neghi o cancelli tutto ciò che lo precede.
È un segnale che la parte veramente importante della frase sta arrivando solo adesso  “… ma se non mi avessi interrotto, non avrei reagito così”.

Anche se le tue intenzioni sono buone,
devi comunque essere conseguente al danno che hai causato.

“Non era mia intenzione, e mi dispiace così tanto che sia successo. Sarò più attento la prossima volta”.

Foto di giselaatje da Pixabay