La chiave per non prendere le critiche come offese personali

critiche

A un certo punto, accadrà.
Sarai criticato.
Anche se non ti va.
Anche se non ti piacerà.

Non puoi aspettarti una vita senza critiche.

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Guarda tutte le persone di successo: ricevono amore e apprezzamento.
Ma anche critiche.
Perfino odio.

Quando ho scritto e pubblicato il mio primo articolo del blog (marzo 2013) avevo paura.
Di scrivere banalità, cose scontate,
poco incisive.

Avevo paura di non piacere e di essere criticato

Volevo piacere alle persone.
Beh … chi non lo vorrebbe!

Volevo che le persone commentassero quanto gli piacesse ciò che avevo scritto.
Quanto fossi bravo.
Fantastico.
Wowwwww!

Pensavo di meritarlo (su quale base poi … non avevo mai scritto e non ho il talento dello scrittore).
Forse perché sono onesto, coraggioso?
Pensavo di meritare di essere trattato con gentilezza.
Scrivere senza il timore di essere criticato.

Ovviamente, è l’opposto della realtà.

Ho ricevuto messaggi poco incoraggianti.
Inviti a smettere.
Inviti a cambiare “sport”.

“Ferrarelli? Chi … scusi?
Coaching? Cosa …???”

Ecco alcuni validi motivi per non prendere le critiche – almeno un po’ – sul personale:

Prendere le critiche personalmente è estenuante

Se avessi preso tutto – troppo – personalmente,
mi sarei sentito male, inutile, fallito …
e avrai smesso di scrivere (… comunque il mondo sarebbe sopravvissuto lo stesso!).

Oltremodo, sarebbe stato estenuante. Insostenibile.
Incontrollabile.

L’autostima scivola e perdi fiducia

Le critiche ti spingono in basso.
L’autostima se ne va e sopraggiunge … il dubbio.

Inizi a pensare di essere una persona inadeguata.
Inizi a credere che in qualche modo non sei “abbastanza”.

Le critiche ti risucchiano.
Hai bisogno di un elogio per sentirti bene.

Diventi così elogio-dipendente.
È come una droga …
Riesci a vedere quanto potrebbe essere pericoloso?

Metti al primo posto l’opinione degli altri

Le critiche potrebbero essere valide.
Potrebbe essere una possibilità per crescere e migliorarsi.

Ma che cosa succede se fai affidamento solo sull’opinione di altre persone?

Arriva una critica?
Ti senti triste, frustrato e senza speranza.
Una lode?
Ti senti felice, soddisfatto, “abbastanza”.

È un gioco pericoloso.
Incontrollabile.

Prenderla sul personale vuol dire regalare il tuo potere

Quando permetti ad altre persone di farti arrabbiare,
le stai concedendo il lusso di dettare come ti senti.

Stai regalando il tuo potere.

Non farlo!
Ripeti a te stesso che non darai a nessuno il potere di renderti infelice.

Riprendi il tuo potere.
Il controllo di come-ti-senti.
Scegli una diversa linea di pensiero.

Prendere le cose personalmente ti rende una facile preda

Se prendi la critica troppo sul personale,
le persone possono – anche solo con una piccola opinione contraria – prenderti “all’amo” e versare tutto il loro veleno.

Ti rovinano così – in pochi attimi – una bella giornata di sole.

Prendendo la critica troppo sul personale, perdi la possibilità di migliorare.
Di crescere.

La critica non è più l’occhio obiettivo di cui hai bisogno per crescere.
Sprechi “la lezione” perché sei troppo concentrato su di te.
È più importante sentirti a tuo agio che migliorare.

Se prendi le critiche sul personale, ti prepari a soffrire per niente

Il mondo intero può criticarti ma tu … sei immune.
Assapori una grande libertà quando non prendi nulla sul personale.

Prendere le cose personalmente ha un impatto sulla tua felicità.
Sulla tua tranquillità.

Altrimenti … preparati a soffrire per niente.

La chiave per prendere le critiche meno sul personale

“Incominciai anche a capire che i dolori, le delusioni e la malinconia non sono fatti per renderci scontenti e toglierci valore e dignità, ma per maturarci.“
Hermann Hess

Proprio come non possiamo pretendere il piacere senza provare il dolore.
Anche la critica e la lode sono facce della stessa medaglia.

Vogliamo il piacere dell’elogio ma non siamo in grado di accettare la sofferenza della critica.
Non possiamo godere solo del piacere.
Come vorrebbe il nostro ego.
È impossibile.

La crescita personale avviene con la consapevolezza che dobbiamo accettare la polarità.
Se accettiamo la lode, dobbiamo accogliere anche la critica,
anche se -ovviamente- non ci piace.

Imparare a godere del piacere e ad accettare la sofferenza.
La risposta migliore è l’accettazione.
Accettare ciò che fa stare male, fare del tuo meglio per gestirne la “presenza”.
Ecco la crescita!

Se il commento e la critica ha il solo intento gratuito di screditarti e diffamarti (senza costrutto) e intende solo colpirti come persona…
non vale la pena spendere nemmeno un secondo a pensarci.
Passa oltre!

Foto di I-Martin da Pixabay

17 spunti per riuscire a dire quello che pensi veramente

dire quello che pensi

C’è chi dice NO canta Vasco Rossi.

Invece c’è chi dice SI.
Sempre.

È addirittura entusiasta delle idee altrui.
Pur di non creare conflitto.
Pur di mantenere la pace.

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Altri invece la prendono così alla lontana da non arrivare mai al punto.
Altri ancora restano in silenzio, confidando che l’interlocutore intuisca il suo disaccordo.
Magicamente.

In tutti i casi, senti la – grande – frustrazione di non riuscire a dire quello che pensi veramente.
Perché hai timore del giudizio degli altri.
Paura di non essere accettato.
Di non essere amato.

Ecco 17 spunti per dire quello che pensi – veramente –

1. Rilassati. Siediti. Respira profondamente. Parla lentamente.

2. Smettila di indossare maschere per piacere agli altri, per essere alla moda, per non essere tagliato fuori dal gruppo. Così ti tagli da solo ..

3. Basta pensare che gli altri possano leggere i tuoi pensieri. Non dedurre. Chiedi. Parla.

4. Scegli il momento giusto per parlare. Presta attenzione. Il momento giusto è quando il tuo interlocutore è più ricettivo.

5. Non complicare la situazione con giri di parole. Inizia dal nocciolo della questione. Esprimilo chiaramente.

6. “Potrei sbagliarmi” è meglio di “Ti sbagli”. Non far seguire “Potrei sbagliarmi” con ” ma ..”.

7. Il messaggio TU (“E’ colpa tua”, “Sei egoista”, “Non mi ascolti mai”) offende e sminuisce. La conseguenza è chiusura e difesa.

8. Poni domande prima di fare dichiarazioni. Non sei furbo quanto credi. Gli altri non sono stupidi come sembrano.

9. Non invidiare troppo quelli “senza peli sulla lingua”. Spesso sono persone impulsive, senza filtri e limiti. Rigide e bloccate sulle loro posizioni.

10. Chiediti “In che modo le mie idee/parole avranno un impatto su altre persone/lavoro/team?” (È così che pensano i leader)

11. Non dire “Tu”. Concentrati sulle questioni, non sulle persone. Le conversazioni diventano personali quando attacchi.

12. Pianifica risposte semplici a possibili obiezioni. La spontaneità è una strategia pericolosa quando sei sotto stress.

13. Costruisci relazioni. Una relazione forte include il diritto di non essere d’accordo.

14. Ascolta in modo attivo. Ascolta per capire, non per controbattere.

15. A volte le cose che ti danno fastidio riguardano te, non gli altri.

16. Mostra rispetto e gentilezza alle persone perché sei-fatto-così, non perché se lo meritano!

17. Ricorda che le persone vogliono “qualcosa” per se stesse.

10 errori di comunicazione che non ti fanno decollare come leader

comunicazione del leader

Nella comunicazione del leader,
il coinvolgimento dei collaboratori è la chiave.
Otterrai più impegno, migliore produttività, maggiore redditività.

Se non riesci a comunicare in modo efficace … puoi dire addio a coinvolgimento, produttività e fidelizzazione.

Devi imparare a comunicare in modo efficace per creare un ambiente di lavoro più coinvolto e sano.

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Errori di comunicazione -anche piccoli- possono sommarsi rapidamente e minare fiducia, impegno e morale del tuo team.

Identifica i tuoi errori di comunicazione del leader.
Intraprendi azioni chiare e coerenti per migliorarti. Ecco 10 problemi di comunicazione del leader che non ti fanno decollare:

1. Concentrarsi troppo sulle debolezze

Concentrarti sulle debolezze del collaboratore può compromettere l’impegno.

Focalizzarsi costantemente sulla prestazione e sul raggiungimento degli obiettivi può generare frustrazione.
Di non soddisfare le aspettative.
Di non fare mai bene il proprio lavoro.

Concentrati invece sui punti di forza.
Permetti ai collaboratori di fare affidamento su compiti e mansioni in cui si sentono capaci ed efficienti.

I punti di forza sono le vere aree di crescita.

2. Essere inavvicinabile è uno dei maggiori errori di comunicazione del leader

Reagisci negativamente a domande e preoccupazioni?
Sei sempre troppo occupato per i tuoi collaboratori?

Alla fine, l’onere delle soluzioni ti torna indietro.
Con gli interessi.
Sei tu che devi “rimettere mano” ai problemi e iniziare il conteggio dei danni.

Non essere inaccessibile.
Rispondi alle domande e alle mail. Il prima possibile.

Pianifica riunioni di gruppo e incontri individuali. A intervalli regolari.
Incoraggia una comunicazione onesta e trasparente.
Tieni aperta la porta del tuo ufficio.
Incoraggia il collaboratore a passare di persona quando deve comunicare con te.

3. Dare per scontato

Non adottare la filosofia …
se i collaboratori non mi dicono niente … tutto sta andando bene!
Se c’è un problema … sarò sicuramente informato.

Non è sempre così.

Questo approccio ti lascia “fuori dal giro” per le questioni che i dipendenti devono affrontare quotidianamente. Inizieranno a pensare che non sei in grado di risolvere i problemi o che non vuoi essere disturbato.

Come team leader devi avere familiarità con le attività e i progetti quotidiani dei tuoi dipendenti.

Con la tua partecipazione regolare, puoi offrire consigli e suggerimenti e risolvere i problemi, prima che accadano.

4. Non riconoscere il lavoro fatto

È importante riconoscere i risultati ottenuti.
Onorare lo sforzo. Omaggiare il duro lavoro.
Dare nuove responsabilità e offrire opportunità di crescita.

Evita il generico “Bravo! Ottimo lavoro.”
Esprimi gratitudine nello specifico. “Ho notato che questa settimana – per completare il progetto XY– sei arrivato in anticipo, un’ora ogni giorno. Ottima iniziativa!”

I dipendenti sentono che contano, quando li aiuti a svilupparsi.

Il riconoscimento non è una formula per ottenere di più dalle persone.
È un valore.

5. Essere pessimista

Se sei ottimista, ispiri progresso e innovazione.
Quando sei pessimista, affossi il morale.

Quando i collaboratori ti presentano dubbi e problemi, di solito cercano soluzioni.

Anche se i problemi sono noti e irrisolvibili, evita di minimizzare o di scansare.
Cerca invece di concentrarti sulle potenziali soluzioni.

I collaboratori apprezzeranno, in futuro saranno motivati ad adottare lo stesso approccio alla risoluzione dei problemi.

6. Comunicare in modo ambiguo e controverso

La chiarezza è la chiave.
La fiducia è fondamentale.

Evita di nascondere il feedback nell’ironia.
Nel giro di parole.
Gli annunci controversi generano dubbi, ansia e resistenza.

Affronta efficacemente il problema,
che si tratti di una riorganizzazione o della partenza di collaboratore indispensabile per il team, trasmetti empatia e condividendo lo “scenario possibile”.

I team leader che non si sentono in grado di fornire critiche o feedback costruttivi possono trarre un grande beneficio dal coaching specifico.

7. Mentire

È importante essere coerenti.
Soprattutto per quanto riguarda le informazioni riservate o sensibili.

Alcuni temi devono rimanere riservati.
Attenzione alle informazioni confidenziali. Se le persone vengono a sapere che hai mentito o non hai mantenuto la riservatezza, perderai la loro fiducia.
Per sempre.

È meglio tacere o dare risposte tipo “Al momento, non posso dire niente” o “Non posso rispondere interamente in questo momento.”

8. Sottovalutare l’intelligenza del team

Non sottovalutare “l’intelligenza” del tuo team.

I tuoi collaboratori (probabilmente) sono già ben consapevoli dei problemi che stai cercando di nascondere. Desiderano però conoscere la motivazione.

Non trincerarti dietro un “… tanto non capirebbero”.

Se pensi che il tuo team non possa comprendere qualcosa, è tuo compito spiegarlo.

Un dialogo più impegnato e intellettualmente onesto può portare a nuove – e inaspettate – soluzioni.

9. Utilizzare forme inappropriate di comunicazione

Non aver paura di chiedere ai tuoi collaboratori come preferiscono ricevere le informazioni.

Marta potrebbe optare per una conversazione faccia a faccia.
Più diretta e SMART.

Matteo invece potrebbe scegliere la mail.
Così la può rileggere ed essere sicuro di aver compreso.

“Come il solito sei stato il migliore” può essere letto sarcasticamente in una mail, ma le stesse parole possono essere un sincero elogio, con il giusto tono di voce.

Ecco l’importanza della comunicazione del leader.
Comprendere le esigenze comunicative individuali.

Scegli incontri di persona per i messaggi emotivi, controllo delle prestazioni, assunzioni e licenziamenti.
Puoi verificare la reazione dell’ascoltatore.

Modulare il tono della voce e le espressioni del viso.
Controllare la “direzione” del tuo messaggio.

10. Non considerare il “non detto”

Quello che non-dici è importante … tanto quanto quello che-dici.

Non dimenticare l’importanza della comunicazione non verbale.
Il tuo corpo “parla” molto di più di quel che pensi.

Non affidarti alla comunicazione dei sottintesi, delle espressioni facciali, delle supposizioni.
Il feedback cade nella vaghezza.
Una cortina di fumo annebbia la trasparenza.

La comunicazione del leader diventa ambigua.
Pericolosa.

Foto di Alexas_Fotos da Pixabay

15 suggerimenti per farsi prendere sul serio al lavoro .. e tutti ascolteranno – 2

farsi prendere sul serio al lavoro

9. Nessuno ti prenderà sul serio se non sai di cosa stai parlando

Se non conosci-i-fatti, meglio stare zitti.
Non valutare o giudicare prima di aver capito (bene) come sono andate le cose.

Se parli prima di sapere,
rischi di dover fare imbarazzanti dietro-front o di reagire in modo eccessivo per poi andare a scusarti.

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È meglio stare in silenzio su un argomento che non conosci.
Piuttosto che blaterare idiozie.
Meglio tacere.

10. Ascolta di più

Evita incessanti monologhi.
Sermoni continui che disturbano solo i tuoi ascoltatori.

Libera colleghi e amici dal tuo vaniloquio, del cicaleccio inconsistente, del brusio permanente.
Te ne saranno grati!

La regola per farsi prendere sul serio al lavoro:
una parola è poco..due parole sono troppe!

11. Il 55% della comunicazione non è verbale: cosa dice la tua postura?

La comunicazione non verbale è curata di rado,
eppure ha una grandissima importanza sulla nostra comunicazione,
anche quando non parliamo.

Gesti, posture e atteggiamenti possono dire molto sulla nostra personalità.
Sulle nostre intenzioni e sui nostri giudizi.

Ecco 9 linguaggi del corpo che le persone di successo “usano” spesso,
e che dovresti adottare subito (anche tu) se vuoi apparire una persona piacevole e sicura di te.

12. Voler far ridere la gente non è ideale per farsi prendere sul serio al lavoro

Essere una persona brillante, ironica e divertente è apprezzabile nel mondo del Lavoro – stressante e competitivo- di oggi.

Un po’ meno è guadagnarsi la reputazione di “clown” e “buffone” dell’ufficio.

Voler “disperatamente” suscitare l’attenzione e il riso dei colleghi ti appiccica addosso un’etichetta poco edificante.

13. Non esagerare e non mentire

“La riunione di ieri è stata l’esperienza più straordinariamente appagante della mia vita.”
“Oh mio Dio, sono letteralmente esplosa quando ho visto la mail”
“Ho lavorato tutto il week end. Notte e giorno… ininterrottamente …”

Smettila di enfatizzare e di esagerare.
Fa sembrare stupido tutto ciò che dici.
E le persone non ti prenderanno mai sul serio.

Lo stesso vale per la fandonia.
Se hai la reputazione di bugiardo, le persone non si fideranno mai di te.

14. Non essere (eccessivamente) emotivo

Metti il broncio alla minima osservazione?
Hai difficoltà a sorridere dei tuoi difetti?
Ti manca autoironia e spirito di autocritica?

Se la tua giornata è rovinata da un parere discordante o una battuta,
se metti il muso al primo dissenso (e lo tiene anche dei giorni) dimostri arrendevolezza e scarsa forza mentale.

Le persone si rapporteranno con te come se tu fossi un giovane tirocinante.
Difficile farsi prendere sul serio al lavoro.

15. Fai quello che dici che farai

Fai sempre quello che dici che farai.

Se prometti il mondo ma non lo porti mai,
le persone smetteranno di ascoltarti e prenderanno le tue parole con diffidenza.

Se qualcuno ti chiede di fare qualcosa di impossibile, sii onesto.
È molto meglio essere sinceri, piuttosto che non mantenere una promessa.

Solo un attimo della tua attenzione …

Farsi prendere sul serio al lavoro è importante.
Fondamentale.

Ma non concentrarti troppo su questo.
Non diventare un “fondamentalista” della serietà.
Mascella rigida, sguardo neutro, postura ingessata.

Ironia, umorismo, autoironia, leggerezza sono altrettanto utili.
Servono a “dissacrare” momenti di tensione e di stress.
Dissolvono tensione e apprensione in un mondo del Lavoro sempre più opprimente e cupo.

“Se non riesci a ridere di te,
è giusto che lo facciano gli altri.”
Mirko Badiale


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15 suggerimenti per farsi prendere sul serio al lavoro .. e tutti ascolteranno – 1

farsi prendere sul serio

A volte ti sembra di non essere preso sul serio sul lavoro?
Senti poco coinvolgimento?
Una sensazione di “invisibilità”?

Nessuno ti contraddice, ma nessuno si complimenta.
Nessuno dice niente del tuo lavoro.

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Complimenti!
Hai un super-potere da super-eroe: sei invisibile.

Sei sicuro che il tuo lavoro è prezioso.
Sai che quello che stai facendo è utile.
… e lo è. Fidati!

Spesso mi contattano persone (giovani e alla prima esperienza – ma non solo) che si preoccupano di non essere considerate come desiderano.
Vogliono farsi prendere sul serio sul lavoro.
Essere notate.

Non è sempre facile creare un senso di serietà (soprattutto di fronte a colleghi più anziani) ma puoi migliorare il tuo approccio con un po’ di impegno e un pizzico di strategia.

Ecco 15 dritte per farsi prendere sul serio al lavoro:

1. Smettila di scusarti. . soprattutto se non hai fatto niente

“Scusa il disturbo”
“Mi dispiace …”
“Scusa, era solo un’idea”
“Scusa, spero di non aver sbagliato”

Non scusarti troppo in fretta e troppo spesso!
Non chiedere scusa anche quando non è nemmeno giustificato.

Sei veramente dispiaciuto?
Hai fatto qualcosa di sbagliato?

Nella maggior parte dei casi, no, non l’hai fatto.
Devi chiedere scusa per condividere i tuoi pensieri?

2. Spettegolare è un modo efficace per non ..farsi prendere sul serio

Se diffondi pettegolezzi,
i tuoi colleghi potrebbero ascoltarti con impazienza e curiosità.
Sapranno (anche) che non potranno contare sulla tua discrezione.

E sulla tua professionalità!

I dettagli delle vite dei tuoi colleghi non sono da condividere.

3. Smettila di essere sempre-troppo gentile e disponibile

Non hai bisogno di essere né stronzo né aggressivo.
L’approccio migliore – per farsi prendere sul serio – è sapere misurare, secondo le circostanze,
grinta e diplomazia.

Non c’è bisogno di arrivare a scelte estreme, reazioni eccessive e atteggiamenti sproporzionati.
Devi “solo” cambiare alcuni tratti del tuo atteggiamento.
Vedi post per approfondire.

4. Taci se non hai qualcosa di buono da dire

Se dici qualcosa di inappropriato, è facile per le persone intorno a te prenderti poco sul serio.

Resta in silenzio,
salvo che tu non abbia qualcosa di veramente prezioso da aggiungere.

Quando parli, struttura le tue frasi e a esprimere i tuoi pensieri nel modo più conciso possibile.

Ciò renderà ogni tua parola “preziosa”.
Ecco come farsi prendere sul serio!

Leggi il post per approfondire.

5. Diventa proattivo. Non aspettare sempre la direzione dagli altri

Non subire passivamente.
Con inerzia.

Non vivere fiaccamente.
Non aspettare sempre la direzione dagli altri (dal tuo collega, dal tuo capo, ecc …).
Scegli di essere più intraprendente.

Considera le alternative. scegli un approccio diverso.
Non restare bloccato nei “Non posso” e “Non riesco”.

6. Vai preparato alle riunioni

Per una presentazione o una riunione, preparati più di quanto pensi di aver bisogno.

Probabilmente non userai tutte le informazioni preparate, ma se avrai la possibilità di metterti in mostra, impressionerai davvero le persone!

Se questo approccio diventa abitudine, non ti presenterai mai più impreparato a una riunione.
Sarà difficile per le persone non prenderti seriamente.

7. Non far perdere tempo alle persone

Spesso chiediamo “qualche secondo” o “un minuto” a un collega o un collaboratore quando (in realtà) un minuto non basta.
Anzi.

È solo un modo di dire … mi dirai.
No.
È una questione di approccio!

Quando chiedi a un collega di fare qualcosa per te,
di aiutarti, di darti una mano a superare un blocco o un ostacolo,
devi essere premuroso e rispettoso perché stai interrompendo il suo flusso di lavoro.

La prossima volta che desideri il supporto di qualcuno, chiedi un incontro, non un minuto.

Sarà la persona a valutare il momento giusto sulla base delle sue incombenze.

8. Avere un look appropriato

Il modo in cui ti presenti al lavoro … la dice lunga su di te!

È un’arte raffinata,
dice al datore di lavoro che sei in grado di rappresentare adeguatamente la sua azienda.

Scarpe consumate e camicia stropicciata trasmettono – invece – disimpegno, superficialità e poca professionalità.

Il modo in cui ti vesti ogni mattina trasmette la tua attitudine al lavoro e … alla vita!
Anche se può sembrare una routine fastidiosa, devi farlo con cura e attenzione.

Foto di StockSnap da Pixabay


Come rapportarsi con successo con un capo diffidente e sospettoso

capo diffidente

Sospettoso e guardingo.
Se li vai incontro, si ritrae.

Il capo diffidente .. è sempre a debita distanza

Se cerchi un contatto, ti blocchi davanti ad un muro di sfiducia e perplessità.

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Ritiene (a torto o a ragione) di avere avuto precedenti esperienze negative. È diventato ancora più diffidente e chiuso per paura di soffrire nuovamente.

È convinto che gli altri vogliano raggirarlo, truffarlo o sfruttarlo.

Non agisce sotto lo stimolo di prove concrete ma secondo pregiudizi e preconcetti.
E ne ha tantissimi.

Per tenersi lontani dai pericoli evita tantissime situazioni lavorative che potrebbero essere piacevoli o vantaggiose.

Ecco 15 spunti per lavorare con successo con un capo diffidente:

1. Non cercare di diventare suo “amico”. Manterrà sempre i limiti professionali.

2. Il capo diffidente ti studia. Vuole capire le tue intenzioni. Anche dopo anni …

3. Non credere che siccome non parla o risponde a fatica non sia interessato a cosa dici oppure è arrabbiato.

4. Non credere che siccome non parla o risponde a fatica sia soddisfatto del tuo lavoro.

5. È convinto che tutti vogliano raggirarlo o sfruttarlo. Tu compreso.

6. Il capo diffidente parla pochissimo, quasi senza espressione del viso, non capisci se è interessato o invece non vede l’ora che la pianti e te ne vai …

7. Non interrompere una persona diffidente durante i suoi brevi interventi.

8. Evita assolutamente le pause che potrebbero imbarazzarlo.

9. Non parlare e argomentare troppo, insistere, premere o mettere fretta.

10. Evita i complimenti pomposi o eccessivi. Lo imbarazzerai e penserà che tu voglia aggirarlo o manipolarlo.

11. Usa una comunicazione trasparente, onesta e autentica. Sempre.

12. Non sorvolare, nascondere o eludere eventuali argomenti delicati e spinosi. Sempre.

13. Non cambiare opinione o versione perché li suonerà ambiguo o manipolatore.

14. Non sono le tue parole che lo convinceranno, ma le tue azioni.

15. Calma e pazienza sono fondamentali per relazionarsi con un capo/a diffidente.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Collaboratore negativo: come gestirlo con successo in 11 passi – 2

il collaboratore negativo

6. Evita di diventare troppo difensivo con il collaboratore negativo

In una situazione stressante abbiamo la tendenza a diventare difensivi.

A nessuno piace un feedback negativo, anche se utilizzi l’approccio migliore.

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Non prendere sul personale le parole o l’atteggiamento negativo del dipendente.
Non sono diretti a te.
Per qualche motivo non è soddisfatto del suo lavoro.
Della sua vita.

7. Invia un feedback specifico

Porta esempi specifici.
Evita “Stai facendo questo. Non farlo più”.

Descrivi la situazione, le azioni e comportamenti avuti.
Spiega in che modo le sue azioni hanno influenzato te stesso e il team.

Sottolinea come un monologo su cosa-non-funziona, incolpando gli altri, negando le idee senza offrire soluzioni,
abbassi l’umore e l’ottimismo di tutto lo staff.

Invita il collaboratore negativo a concentrarsi sul positivo , offrire risposte più costruttive, fornire feedback produttivi, porre domande, ecc…

Fai una richiesta esplicita, di cosa vorresti vedere cambiato in futuro.
Incoraggia ottimismo e lungimiranza.

Se vuoi approfondire leggi i feedback produttivi.

8. Chiedere al dipendente se sta accadendo qualcosa di negativo nella sua vita o nel lavoro

Non sei un terapeuta.
Ma puoi immaginare come un divorzio o un problema di salute di un familiare – per esempio – possa influire su ogni aspetto della vita.

Alcune preoccupazioni possono essere legittime.

Mostra il tuo lato umano.
Mostra che sei interessato e preoccupato per lui/lei come persona.

A volte le persone annegano in sentimenti negativi perché non si sentono davvero ascoltate.
Assicurati di ascoltare attivamente.

In ogni caso – pur mostrando empatia – chiedi al tuo collaboratore di evitare che problemi personali influiscano sulle prestazioni sul posto di lavoro.

9. Concentrati sulle soluzioni

Non concentrarti su tutto ciò che è sbagliato e negativo.

Concentrati – piuttosto – sugli aspetti positivi della sua performance.
Parla di ciò che ha fatto bene, di ciò che i suoi colleghi e tu stesso apprezzi delle sue prestazioni.

In futuro,
ogni volta che senti il collaboratore negativo portare un contributo positivo, rinforza quest’atteggiamento.
Fortifica, per quanto possibile, le interazioni positive con gli altri colleghi.

Se la persona non è disposta a collaborare in questa discussione,
termina il confronto.

10. Effettua un controllo regolarmente

Pianifica regolarmente incontri one-to-one.

Incoraggia.
Dai feedback positivi.

Chiedi costantemente:
“Come posso aiutarti?”
“Di cosa hai bisogno per avere successo?”

11. Sapere quando è abbastanza

Può essere davvero facile per il collaboratore negativo ricadere nelle vecchie abitudini.

Se dopo aver fornito un ragionevole periodo … la negatività persiste e non ci sono progressi è necessario prendere atto e separarsi dal collaboratore negativo.

Hai avuto il giusto approccio,
sei stato diretto e hai dato l’opportunità di correggere il comportamento.
Hai la coscienza pulita.

In definitiva,
è un beneficio per tutti.

Ti farà guadagnare più credibilità come leader, l’ambiente di lavoro sarà più positivo.

Il resto della squadra saprà esattamente perché l’hai fatto.
E te ne sarà grato.

Dopotutto,
anche per la persona stessa un nuovo inizio (con un’altra azienda) non potrà che fare bene.

Foto di Christian Supik (Fotografie) + Manuela Pleier (Design) da Pixabay

Collaboratore negativo: come gestirlo con successo in 11 passi – 1

collaboratore negativo

È successo.
Ancora.

Uno dei tuoi collaboratori è improvvisamente (ma forse non così all’improvviso),
diventato un problema.

Sempre di cattivo umore.
Rifiuta le buone idee. Mette in circolo quelle cattive.
Si lamenta costantemente del lavoro, di un collega o di ogni iniziativa.

Il collaboratore negativo vede solo nero

Mai positivo.
Solo negativo.

Questo atteggiamento dirompente e distruttivo (per qualsiasi dinamica di gruppo),
sta influenzando i tuoi collaboratori a restare concentrati e motivati sul lavoro.

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Un collaboratore negativo può intossicare un gruppo di lavoro più velocemente di quanto tu possa immaginare

Gestire il comportamento di un dipendente negativo può essere incredibilmente esasperante.

Potresti avere l’impulso di lasciarlo fare, sperare che la persona si dimetta oppure …

Sperare che la situazione si risolva da sola. Non succederà!

Spesso,
gli altri membri del team – non essendo a loro agio nella gestione di negatività o conflitti – si rivolgono a te (il manager/leader/capo) per risolvere la questione.

Se stai pensando di evitare e sviare questo compito,
sappi che il resto del team resterà deluso dal fatto che accetti questa situazione improduttiva.

Il tuo approccio migliore è quello di evitare che la negatività si “espandi” a tutto il tuo luogo di lavoro.

Ecco 11 passaggi che puoi adottare per gestire il collaboratore negativo:

1. Comportamento negativo. È un periodo storto o la sua vera natura?

Di tanto in tanto tutti passiamo un periodo sfavorevole.

Se un tuo collaboratore sta attraversando un momento difficile,
la strategia migliore è quella di essere di supporto.

Ma se i giorni difficili sono tanti, non aspettare che la crisi si “allarghi” a tutto il team.
Un atteggiamento negativo può diffondersi e continuerà a farlo.
A meno che tu non lo fermi.

È tempo di una conversazione seria!

2. Chiediti: i dipendenti negativi sono un’eccezione?

Se non fosse così, forse il problema è più grande.
Un modello di negatività può “guidare” la tua organizzazione.

Gli atteggiamenti sono contagiosi.
È tempo di parlare con le persone-chiave e assicurarti che stiano dando l’esempio giusto.

Potrebbero inavvertitamente inviare messaggi sbagliati.
Controversi.
Negativi.

3. Verifica i tuoi pregiudizi

Prima di formulare qualsiasi tipo di ipotesi,
prenditi un po’ di tempo per riflettere su chi sia questa persona.
Veramente.

Controlla i tuoi pregiudizi.

Chiediti:
È negativo quello che sta dicendo oppure il modo in cui lo espone?
È davvero un dipendente distruttivo?
Potrebbe essere solo un problema di comunicazione?
Forse agisce in questo modo perché nessuno ha detto che non può?

4. Non ingigantire il problema

Come team leader,
sei responsabile di non aumentare l’atmosfera negativa.

Certo,
il tuo dipendente può essere davvero frustrante e provocarti bruciori di stomaco, ma non devi abbassarti al suo livello.

Evita di puntare il dito, diventare a tua volta negativo o sparlare male con il team ” … ma è davvero una persona distruttiva! ”

Gli altri membri del team si chiederanno se pensi e dici le stesse cose anche di loro.
Questo è un modo rapido per perdere la fiducia di tutta la squadra.

5. Iniziare la conversazione

Ora,
la parte difficile. La leadership non è facile!

Sedersi per parlare del comportamento e dare feedback.

Come la maggioranza dei dirigenti – anche tu – non hai avuto molta formazione e pratica nel trattare con persone difficili, quindi la situazione è scomoda.
Per entrambe le parti.

Valuta il livello di soddisfazione professionale del tuo collaboratore.

Poni semplici domande a risposta aperta:
Come ti senti a lavorare qui?
Le tue aspettative sono state soddisfatte?
In quali circostanze ti senti felice al lavoro?
Quali aspetti del tuo lavoro trovi più frustrante / più eccitante in questo momento?”
Dimmi di più …

Devi essere diretto ma non conflittuale.
Esprimi chiaramente le tue preoccupazioni in modo che non ci sia ambiguità.

Foto di Christian Supik (Fotografie) + Manuela Pleier (Design) da Pixabay