14 cose che il tuo team sta cercando disperatamente di dirti – parte 1

team demotivato

Team demotivato?
Il tuo successo di team leader dipende dalla tua capacità di essere di supporto al tuo staff.

Devi dimostrare al tuo team che sei lì per aiutarli.
Favorire il loro lavoro.

Team demotivato? Ascoltare è fondamentale

Ascoltare è la chiave per scoprire cosa rende “sensibili” i tuoi dipendenti.
Cosa li entusiasma.
Cosa li spinge ad andarsene.

L’ascolto attento rivela la verità.
Svela i significati più profondi.
Il “non detto”.
Va aldilà dei “Tutto bene, grazie” e dei sorrisi di circostanza.

Non bloccarti nel “Se il mio collaboratore ha un problema, dovrebbe venire a dirmelo direttamente“.
Spesso non è così.

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Ci sono alcune cose che i tuoi collaboratori – comprensibilmente – potrebbero non sentirsi a loro agio a condividere con te.

Per salvaguardare il loro lavoro e il loro valore,
preferiranno nasconderle.
Non condividerle.

Ecco 14 cose che il tuo team demotivato sta cercando di dirti.
Disperatamente.

Attento…apri bene le orecchie!
È in gioco il tuo ruolo e il tuo successo professionale:


1. “Vorremmo sentirci a nostro agio nel chiederti supporto”

“È già difficile ammettere di aver bisogno di aiuto.
Per di più … sei poco disponibile se abbiamo domande o dubbi.
Non ce la sentiamo di chiedere il tuo supporto.

Così seguiamo il flusso.
Sperando che le nostre debolezze spariscano.
Passino inosservate.
Magicamente.

Lo sai …
imparare per tentativi ed errori è frustrante.

Vorremmo sentirci meno a disagio nel chiederti supporto.
Perché non ritagli un po’ di tempo per coaching uno-a-uno?

Aiutaci a raggiungere gli obiettivi.
Che sostanzialmente sono anche i tuoi!”

2. “Sei professionale ma anche gelido e indisponente”

“Sei una fredda macchina che distribuisce ordini, mansioni e scadenze.

Fai solo finta di essere interessato, si vede, si sente,
quando ti parliamo, abbiamo la netta sensazione di non essere ascoltati… siamo un team demotivato!

Non c’è niente di più frustrante e irritante vedere come la nostra richiesta o problematica sia stata poco ascoltata.
Addirittura fraintesa.”

3. “Toglici il fiato dal collo e lasciaci lavorare”

“Pretendi di controllare tutta la corrispondenza, le e-mail e i preventivi, di bloccare tutto finché non dai la tua benedizione.

Il tuo OK.

Sei riluttante a delegare, ti concentri anche su piccoli dettagli e non lasci libera iniziativa,
anche sulle decisioni più banali.

Così facendo mostri una completa mancanza di fiducia.
Ci fai sentire demotivati, inutili … improduttivi.
Bambocci.

Lasciaci fare – in pace– il nostro lavoro!”

4. “Un’altra riunione? Noooo”

“Ancora una riunione.
L’ennesima. Dove si parla, parla, parla, senza costrutto.
Ma basta!

La maggior parte delle riunioni ci ruba solo ore di lavoro produttive.
Spesso ci lasciano la sensazione di nullità e di confusione.

Se non sono realmente necessarie dovresti evitarle.
Per favore … “

5. “Manifesti apertamente simpatie e preferenze personali”

“Forse non te ne accorgi neppure …
ma coinvolgi sempre e solo il solito gruppetto di fedelissimi.

È naturale sentire maggiore feeling e simpatia per alcune persone rispetto ad altre,
ma devi cercare di coinvolgere ogni membro del tuo team.

Ma se poi inizi a sorvolare o non dire niente per amicizia e simpatia …
stai perdendo la faccia e la nostra stima.

Dai un’immagine di leader debole e influenzabile.”

6. “Sei inavvicinabile”

Reagisci negativamente a domande e preoccupazioni.
Sei sempre troppo occupato.
Poco disponibile.
Introvabile.
Assente.

Non essere così sicuro che …
se non ti diciamo niente … tutto sta andando bene!
Se c’è un problema … sarai sicuramente informato.

Così facendo,
sei out dalle questioni che affrontiamo quotidianamente.

Sai cosa c’è?
Pensiamo che tu non sia in grado di risolvere i problemi.
Non vuoi essere disturbato.

Non essere così inaccessibile.
Rispondi alle nostre domande e alle mail. Appena ti è possibile.

Pianifica riunioni di gruppo e incontri individuali. A intervalli regolari.
Tieni aperta la porta del tuo ufficio. Anche solo per farci capire che ci sei … “


Discussioni al lavoro: 17 errori da evitare .. se vuoi “vincere”

discussioni al lavoro

Le discussioni al lavoro sono inevitabili.

Il collaboratore che ha preso malissimo il tuo feedback sulle sue scarse performance.
La collega che va in tilt per un errore che ha commesso. E incolpa te…
Il cliente che ha messo in discussione la tua professionalità.

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Tutti abbiamo avuto esperienze negative con le discussioni al lavoro.
Mix ansiogeno di imbarazzo e tensione.

Di conseguenza, tendiamo a evitarle.

La chiave è creare una base collaborativa.
Trovare una soluzione produttiva che possa (nel limite del possibile) portare benefici a entrambe le parti.

Come trovare le parole giuste?
Che cosa dire e cosa evitare?

Discussioni al lavoro? Ecco 17 errori da evitare:

Prima di leggere ricorda che … lo stress che senti prima di una discussioni al lavoro … lo prova anche l’altra persona. Forse anche di più!

1. Non evitare la discussione al lavoro nella speranza che la questione si risolva (magicamente) da sola. A volte funziona, spesso no. Peggiora.

2. Non trascinare il confronto. Procrastinando o evitando la discussione stai mettendo in gioco la tua professionalità.

3. Non farti sopraffare dalle emozioni. Ti fa sembrare ansioso. Riduce la tua influenza e il tuo potere.

4. Non farti trascinare dalle emozioni. Più sarai tranquillo e centrato, meglio riuscirai a gestire la discussione.

5. Non usare “noi” quando intendi “tu”.

6. Non ripeterti e non fare battutine. Evita un linguaggio confuso.

7. Evita di “premere” quando l’emozione è alta. Lo stress emotivo limita la ricerca di soluzioni creative.

8. Fai una pausa per permettere alle emozioni di raffreddarsi. Lo stress emotivo può indicare che le cose si sono trascinate troppo a lungo.

9. Non avere la stessa conversazione più volte. Comportamenti inaccettabili diventano accettabili quando persistono.

10. Non ascoltare – o peggio – fare finta di ascoltare.

11. Evita di risolvere i problemi per l’altro. Chiedi “Cosa ti piacerebbe fare al riguardo?”

12. Non offrire opzioni quando non sei disposto a discuterne. Se hai intenzione di dare una direzione, fallo.

13. Non avere fretta di chiudere la conversazione. Non importa quanto sia difficile e imbarazzante. La calma è potere.

14. Se l’interlocutore non parla o è poco coinvolto chiedi “Quali sono i tuoi pensieri finora?” o “Hai altre domande hai su … ?”

15. Meglio evitare tutte le esortazioni al lavoro, il consiglio “del saggio” o frasi fatte prese in prestito dal web.

16. Non aspettarti che la persona “comprenda” se manca di educazione, attitudine o forza mentale.

17. Evita di non dire niente. Scarse capacità di leadership personali contribuiscono a problemi fastidiosi e durevoli.

Inadeguato sul lavoro? 16 mantra per riprendere fiducia e sicurezza in te stesso

inadeguato sul lavoro

Hai sempre la sensazione di essere meno efficace rispetto gli altri?
Paura di essere “quello lento”?
Ogni nuovo incarico sembra un compito impossibile?
Non ti senti all’altezza del tuo nuovo lavoro?

Potrei dirti “Non preoccuparti. Basta avere solo un po’ di fiducia!”
Purtroppo,
sono solo parole che non ti aiutano a buttare giù il groppone che senti in gola.

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Anche se (almeno fino ad ora) l’azienda sembra soddisfatta della tua prestazione,
senti di non essere competente, dubiti di te stesso e cominci a minare costantemente la tua fiducia.

La notte riaffiorano timori e preoccupazioni di qualcosa d’indefinito e pauroso
in particolare quando ci sentiamo inadeguati, bloccati dalla paura di non essere all’altezza.

Inadeguato sul lavoro: che cosa fare?

Rinunciare?
Aspettare fino a quando non ti silurino (per la tua presunta incompetenza)?
Oppure rimboccarti le maniche e “spingerti oltre”.

Comincia da questi 16 mantra per focalizzare al massimo i tuoi pensieri.
Il mantra è una formula sacra che viene ripetuta come una sorta di preghiera.

Il mantra .. una scialuppa di salvataggio in mezzo alle onde della nostra mente

Ci aiuta ad attraversare il mare (spesso agitato) della nostra mente.

Quando la mente vaga senza meta … il mantra la riporta sulla giusta strada.

Inizia da questi 16 mantra per ritrovare fede e forza.
Fermare la strisciante e fastidiosa sensazione di inadeguatezza al lavoro.

1. I processi di assunzione sono lunghi. Mi hanno “passato” ai raggi X. Se mi hanno assunto … vuol dire che credono in me.

2. Non devo impegnarmi per … farli cambiare opinione!

3. Non devo puntare alla perfezione ma mirare al miglior risultato possibile. La perfezione (sproporzionata) è un ostacolo, non qualcosa di cui essere orgogliosi.

4. Le valutazioni del datore di lavoro sono molto più obiettive delle mie. Se mi hanno scelto, è perché credono che avrò successo.

5. Sono il mio peggiore critico. Le mie valutazioni sono molto lontane dalla realtà.

6. La sensazione di essere inadeguato sul lavoro può davvero spingermi a fare molto di più. Dà propulsione, la forza necessaria per lavorare con più impegno, più attenzione.

7. I datori di lavoro non “fanno regali”. Non mi hanno assunto per filantropia.

8. Se sono convinto di sbagliare, se sono ossessionato di non essere all’altezza, sono destinato a fallire. Per il solo fatto di crederlo!

9. Devo lavorare su me stesso, sviluppare i mie punti di forza, accettare e superare le mie debolezze. Iniziare a convogliare le mie energie.

10. Domande tipo “Merito davvero questo lavoro?” “Sono capace? Competente?” possono monopolizzare tutto il mio essere. Metto a tacere la mia voce interiore negativa. Adesso!

11. Basta pensare che tutti gli altri siano migliori. Gli altri sbagliano proprio quanto me. E anche di più …

12. Smetto di credere che debba capire tutto.

13. Leggo di più. Seguo un corso. Vado ai seminari. “Prendo” un coach. Faccio domande. Non devo restare paralizzato!

14. Devo smetterla di angosciarmi che – prima o poi – sarò “scoperto”. Preoccuparmi mi farà girare in tondo, sprecare tanta energia nel tentativo di soddisfare gli altri.

15. La paura di essere inadeguato può diventare stimolo, spinta, azione…la mia più grande alleata!

16. Non devo temere, ce la farò!

Condividi le tue preoccupazioni di essere inadeguato sul lavoro.
Il supporto di un coach professionista, non giudicante, ti aiuta a potenziare il tuo approccio.

Foto di AlexLoban da Pixabay

18 spunti per essere leader autorevole e non capo autoritario

leader autorevole

“Oggi il segreto della leadership di successo è l’autorevolezza,
non l’autorità.”

Ken Blanchard

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Il leader autorevole osserva senza dare giudizi o etichette.
Rispetta il punto di vista dell’altro, riconosce le capacità delle persone e le valorizza.

Lo stile autoritario richiede obbedienza.
Non scende a compromessi, ricorrendo anche a metodi repressivi e punitivi.

Essere un leader autorevole non significa fare il bullo o il dittatore

Ecco 18 spunti per essere leader autorevole.
Non un boss autoritario e arrogante:

1. Ricorda che i leader più efficaci sono autorevoli, non autoritari.

2. Celebra la competenza degli altri senza degradare il tuo ruolo.

3. Sporcati le mani. La partecipazione indica autorevolezza. L’isolamento autoritarismo.

4. Parla meno e ascolta di più. Mostra sincero interesse per gli altri.

5. Riconosci quando sbagli. Non c’è vergogna nell’ammettere gli errori.

6. Condividi il credito per i risultati raggiunti: raramente ottieni qualcosa al 100% da solo.

7. Se sei tentato di giudicare gli altri (per sentirti superiore), giudica te stesso, notando le aree in cui non sei all’altezza.

8. Complimenta gli altri per i loro talenti e le qualità positive.

9. Impegnati a “non sapere”. Con coraggio. Crescita e apprendimento includono il “non sapere”.

10. Concentrati su tutto ciò di cui devi essere grato e su tutte le persone che (direttamente o indirettamente) ti hanno aiutato ad arrivare dove-sei-oggi.

11. Non essere mai così soddisfatto di quello che fai. Non smettere di lottare per il miglioramento (personale o professionale). Il compiacimento non è un atteggiamento costruttivo.

12. È fondamentale sviluppare, non “riparare”.

13. Ridi di te stesso. Non prendere le cose sul personale.

14. Aspettati prestazioni elevate da te stesso e dagli altri. Non accettare la mediocrità.

15. Persegui l’eccellenza sfidando lo status quo.

16. Rimuovi i blocchi. Non crearli.

17. I leader autorevoli sono fiduciosi ma non prepotenti, empatici ma non deboli.

18. Il potere dell’autorevolezza è il rispetto; l’autoritarismo cresce nella paura.

Foto di khamkhor da Pixabay

11 volte che non dovresti chiedere scusa al lavoro – parte 2

scusa sul lavoro

6. Quando non sei davvero dispiaciuto

Tutti conosciamo le “scuse delle non-scuse”.
Hai detto di essere dispiaciuto ma in realtà non lo sei. Per niente.
Si “vede”.
Si “sente”.

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Quando la tua scusa sul lavoro lascia un retrogusto di sarcasmo, non trapela sincerità,
e la stai semplicemente dicendo perché pensi risolveranno il problema …
stai sprecando questa opportunità.

“Conservala” per quando sarai veramente dispiaciuto.
Non sprecare questo bonus.

7. Quando non hai assolutamente nulla di cui scusarti

Non usare “Mi dispiace” come frase di riempimento o per essere educato.
Pensa attentamente se quello che stai per dire, è qualcosa di cui dovresti – veramente – scusarti.

Quando non hai nulla a che fare con la causa di un problema.
Perché scusarsi?

Salva le tue scuse per quando assumerai la responsabilità di qualcosa che hai/non hai fatto.
Saranno molto più efficaci e potenti.

8. Se ti stai prendendo una pausa o sei in malattia non chiedere scusa sul lavoro

La vacanza fa parte del pacchetto-lavoro.
Una pausa rigenerante è indispensabile per la produttività.

La malattia “giunge inaspettatamente”.
Senza preavviso.

Non devi scusarti per non essere disponibile, perché hai l’influenza, oppure sei in vacanza.

In ogni modo,
informa in anticipo le persone della tua assenza per vacanze, in modo che non ti cerchino – disperatamente – mentre sei via.

9. Non scusarti per “Dire “No”

Trascorriamo gran parte della nostra vita adattandoci agli altri.
Non sei obbligato a fare tutto ciò che qualcuno ti chiede di fare.

Non scusarti per aver detto di no.
Soprattutto, quando non hai fatto niente di male.

Certo,
ci sono momenti in cui dire di no, potrebbe non essere nel tuo interesse.

È permesso dire di no.
parlare, esprimerti e trovare una soluzione alternativa.

10. Quando prendi una decisione che comporta il rispetto dei tuoi principi o valori fondamentali

“Scusa ma non posso mentire al cliente” non dovrebbe iniziare con delle scuse.

Non essere mai dispiaciuto di essere fedele alle tue convinzioni.
Ai tuoi valori.

Non dovresti scusarti quando mostri integrità.
Non scusarti mai per aver fatto/detto la cosa giusta.

11. Quando lasci il tuo lavoro

“Mi dispiace, ma ho ricevuto un’offerta di lavoro migliore.”

Sembra educato, da parte tua.
Sembra.

 

Molto più probabilmente non ti dispiace per nulla.
Sei felicissimo di aver ha ricevuto un’offerta di lavoro migliore.
Vero?

Chiedendo scusa, potresti dare l’opportunità agli attuali datori di lavoro di rifarsi con un malizioso: “Beh, se ti dispiace davvero, potresti …'”

Smettila di scusarti così spesso

Come puoi vedere, ci sono così tante circostanze in cui le scuse non sono necessarie.
Detto questo, a volte dovrai scusarti.
Ci mancherebbe!

Nella vita, prenderai decisioni ogni giorno.
Ci sono momenti in cui altre persone non approveranno queste decisioni e le tue azioni.

Ciò non significa che dovresti essere – tutte le volte – dispiaciuto.
La prossima volta che pensi di chiedere scusa sul lavoro, rileggi questo post.

Foto di Khusen Rustamov da Pixabay

11 volte che non dovresti chiedere scusa al lavoro – parte 1

chiedere scusa

Quante volte ti accorgi di  chiedere scusa al lavoro?
Le parole “Scusa” e “Mi dispiace” sono diventate così naturali che le usi senza sosta.
Ancora e poi ancora.

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Ti scusi per qualsiasi cosa, senza pensarci due volte.

“Mi dispiace, vorrei semplicemente aggiungere qualcosa?”
“Mi scusi, vorrei parlare del punto iniziale”
“Scusa ma … non avevo ancora finito”.

Chiedere scusa al lavoro.. è diventato naturale

Sinonimo di disponibilità.
E certamente lo è.

Il punto è che spesso … ti scusi ancor prima di parlare.
Quando sei interrotto. Quando non hai colpe.
Non hai fatto niente.

Se stai chiedendo scusa per tutto, potrebbe significare una mancanza di fiducia

È un segnale di insicurezza che devi superare.

Non fraintendetemi,
non sto dicendo che non dovresti mai chiedere scusa al lavoro.
Anzi.

Scusarsi è sintomo di forza. Saggezza.

Ma ci sono alcune cose per le quali non dovresti scusarti.
Se pensi di scusarti troppo, ogni giorno.
Questo post è perfetto per te.

1. Quando scusandoti risalti un problema – una difficoltà

Iniziare scusandosi, mettendo le mani-avanti.
Prepararsi al fallimento in anticipo.
Mettere l’accento su cosa-non-funziona.
Un classico.

“Mi dispiace, ho avuto poco tempo per preparare questa presentazione.
Spero che il risultato sia comunque apprezzabile”.

Tutto ciò che hai fatto è risaltare il problema e mettere gli interlocutori in una posizione difensiva.
“Poco tempo? Beh in effetti… poca roba!”

2. Quando usi le scuse come “facile scappatoia”

Ti presenti tardi alla tua presentazione e la-metti-via con un veloce “Scusate per il ritardo”,
oppure te-la-cavi con un semplice
“Mi dispiace ma non sono riuscita a finire in tempo la presentazione. .. come avevo promesso. Scusate!”

Se utilizzi ogni volta “Scusa” e “Mi dispiace” per abdicare ogni responsabilità, trasmetti la sensazione di non essere all’altezza delle aspettative, di aver fallito.
Generi un messaggio negativo e distratto.

Spetta a te l’onere di chiarire perché non hai rispettato l’impegno.
Nel farlo, non perdere l’occasione di rendere la spiegazione più positiva possibile.

Tornando alla tua presentazione … meglio dire “Grazie per l’attesa: non vi prenderò più tempo di quanto previsto inizialmente, cominciamo subito.”

3. Quando dichiari la verità

“In tempi di menzogna universale,
dire la verità è un atto rivoluzionario.”
George Orwell

Non scusarti mai per essere sincero.

4. Quando ti stai scusando per qualcun altro

“Stai andando alla riunione vero?
Per favore … puoi dire a Michele che mi dispiace ma non riuscirò a mantenere la scadenza di oggi. Lui sa!”

Non scusarti mai per le altre persone.
Non è tua responsabilità.

 

Spiega a-chi-te-lo-chiede che non sei a tuo agio nel farlo.
Chiarisci che le scuse esprimono più valore se vengono direttamente da lui/lei.

Se sei stato preso in contropiede e non sei riuscito a rifiutare il compito di messaggero, puoi dire:
“ Scusa Michele … penso che Ornella volesse dirti qualcosa”.

In ogni caso …
non fare il lavoro sporco per qualcun altro.

5. Quando hai qualcosa da dire

Se parti con un vago “Scusate, ma stavo pensando … “,
stai chiedendo -inconsciamente- alle persone intorno al tavolo di farti un favore … ascoltarti.

Sei stato assunto perché sei qualificato e capace.
Offri la tua idea o il tuo contributo con fiducia.

Se è rifiutato, va bene.
Non farne un dramma!

È importante valutare la tua capacità di contribuire,
anche se la tua idea non “vincerà” sempre.

Foto di Khusen Rustamov da Pixabay


“Che cosa fare della mia vita?” Domanda, invocazione o insoddisfazione – parte 2

che cosa fare della mia vita

“Se tu fallissi, potresti essere deluso, ma sarai dannato se non provi.”

Questa frase di Beverly Sills ci invita a provare, altrimenti non possiamo crescere e avere successo.
E sarai tormentato dai rimorsi e rimpianti.

Nessuno – ripeto nessuno – ha raggiunto ricchezza, fama e successo senza cadute, spesso gravi, ma anche errori ingenui ed evitabili.
Errori che riportano (amaramente) al punto di partenza.

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Ma quando torni indietro, hai però un vantaggio … provarci di nuovo perché conosci già la strada.
Puoi tornare al punto (dove ti sei bloccato) più velocemente e spingerti oltre l’ostacolo con rinnovata energia.

Che cosa fare della mia vita?
Cosa ti blocca?
Cosa ti tiene a terra?
Paura?
Paura di sbagliare … di fallire?
Di esser deriso? Criticato?
Di aver deluso le aspettative?

Ricorda che …
rinunciare per paura di fallire è il fallimento più amaro!

Fai il primo passo, anche se hai paura di fallire

Hai un’idea …
ma cominci a ritardare, aspettare, pensare, perfezionare e modificare, fino a quando ti rendi conto che … qualcun altro è già partito e ti ha superato da un pezzo.
E butti la spugna.

Se rinunci quando fallisci, non imparerai mai nulla.

Se guardi al fallimento come un’opportunità, come l’inizio di un nuovo viaggio …
scoprirai che l’esperienza ti aiuterà e la prossima volta che farai la stessa cosa, la farai molto meglio.

Ma se non provi, non lo saprai mai.
Demordere a prescindere … è il fallimento peggiore!

Le circostanze sfavorevoli … plasmano il tuo carattere

Sono tantissime le persone che incolpano le loro carriere miserevoli per le circostanze difficili in cui si dibattono.
“Ho avuto un’infanzia difficile … nessuno ha creduto in me …
ecco perché non ce lo fatta.”

Eppure non sono poche le persone di successo che rivelano …
“Ho avuto un’infanzia difficile … nessuno ha creduto in me …
ecco perché ce lo fatta!”

Le circostanze che hai vissuto rivelano chi-sei, le tue convinzioni e il tuo atteggiamento,
cosa otterrai (o no) dalla vita.

Non rotolarti nel dilemma “Che cosa fare della mia vita?” … conta solo il tuo atteggiamento!

Poco importa se decidi di lavorare nel sociale, lanciarti come influencer o aprire un agriturismo nella cascina che hai ereditato dal nonno …
quello che più conta è il tuo atteggiamento e le tue convinzioni.

Come vedi te stesso e cosa vuoi ottenere.

Una volta che hai deciso dove vuoi andare, chi vuoi essere e cosa vuoi fare …
sarà impossibile fermarti.

“Che cosa fare della mia vita”  avrà la sua risposta!

Piuttosto chiediti … quanto riesci a perseverare di fronte gli ostacoli?

La maggior parte delle persone getta via sogni e obiettivi, perché si arrende al primo ostacolo o difficoltà.

Se le cose ti sono sempre arrivate con poco sforzo o una botta di culo, potresti non aver mai allenato i “muscoli” della perseveranza, necessari quando la strada si fa in salita.

Invece di mettere energia e tempo per superare difficoltà e impedimenti … potresti prendere l’ostacolo come un segnale che non sei “capace”, che non sei “tagliato” e …
mollare di schianto.

La perseveranza è la differenza tra successo e fallimento

Devi imparare da quelle persone che hanno sempre dovuto lavorare sodo.
Hanno sviluppato determinazione, costanza e forza di volontà per padroneggiare una nuova abilità o superare un ostacolo.

Non si raggiunge il traguardo senza fatica, senza un impegno straordinario.

All’inizio – se non sei abituato – troverai difficoltà.
Dopo varie volte – tale sforzo – diventa naturale e istintivo.

Quando la salita si fa dura, quando (sembra) che non c’è alcuna ragione di continuare,
quando tutto intorno a te invita a mollare, arrendersi, rinunciare, a non continuare …
proprio a quel punto che se vuoi ottenere qualcosa dalla vita,
devi perseverare.

La chiave non è che COSA fare della tua vita ma piuttosto COME affrontare la tua vita

Sei disposto a lavorare intensamente?
A non cedere alle difficoltà?
Sei disposto a cadere e rialzarti? Sempre ogni volta?
Dove trovare la forza per andare avanti?
Mettere in discussione le tue credenze e le tue certezze?

Devi trovare la forza di percorrere ancora qualche altro metro.
E andare avanti.

La perseveranza è quella dote che ti permette di andare oltre la fatica e le circostanze.
Ti permette di superare un fallimento, un ribaltamento, un passo falso, un colpo di sfiga,
recuperare da un infortunio, se sei uno sportivo.

Con la perseveranza, verrà il risultato

Una forte motivazione aiuta a vincere molte difficoltà.
Uno sforzo affannoso o occasionale non sarà di nessun valore.

Per ottenere risultati devi applicarti tutti i giorni, fino a quando diventerà un’abitudine.
Perseveranza vuol dire “attaccare” giorno dopo giorno.

Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri sulla tua strada.

Non puntare solo sulla competenza e gli studi

Anche il solo talento non è sufficiente.
Occorre duro lavoro e tenacia.
Perseveranza.
Grinta.

“Arrivare da qualche parte nella vita” non è solo questione di talento, intelligenza, bellezza.
Tra una persona talentuosa senza tenacia e un’altra perseverante ma senza talento, probabilmente sarà quest’ultima a ottenere i risultati migliori. Leggi post.

E adesso che lo sai anche tu … che cosa fare della mia vita?
Davanti al prossimo ostacolo non paralizzarti … pazienza e perseveranza.
Riprova.
Credimi.
Ce la farai!

Foto di engin akyurt da Pixabay

“Cosa fare della mia vita?” Domanda, invocazione o insoddisfazione – parte 1

cosa fare della mia vita

“Cosa fare della mia vita?
“Tranquillo, un giorno lo capirai “
” Fidati della vita. Sei esattamente, dove dovresti essere”
“Vedo in te grandi potenzialità, se ci credi, ce la fai”
“Yes, you can!”

Potrei continuare con le frasi a effetto.
Ma mi fermo qui.

Mah! Non so che dire …

A certe domande non puoi rispondere con slogan e frasi fatte

La domanda “cosa fare della mia vita” lascia un retrogusto acidulo.

Questa sensazione – poi – diventa particolarmente acuta quando accade qualcosa di inaspettato – un licenziamento a sorpresa, una promozione negata, ecc – che ha un impatto sul lavoro, sulla carriera.
Sulla vita.

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Se stai leggendo questo articolo, c’è qualcosa dentro di te che non è soddisfatta.
Senti un ovo-sodo in gola che non va né su né giù.

Si potrebbe chiamarla “insoddisfazione”.
Che ti lascia così.
A-metà, spiazzato, tramortito.
Incompiuto.

Se non capisci cosa intendo significa che non hai mai provato la sensazione

Non recepisci cosa voglio intendere.
Puoi chiudere qua la lettura … e passare a un altro post di ferrarelli-coaching.

Ma se continui … basta guardarti in giro.
Per farti male.
Tanto.

“C’è quel 25enne che sta decollando con la sua start up tecnologica”
“E quell’altro che ha appena conseguito un master e ha scritto un libro di successo”
“Quel CEO quanti anni ha? … Ma dai! Così giovane!”

E come se non bastasse c’è sempre …
l’amico-quello-bravo che ha sta ottenendo grandi promozioni.
Conteso dalle migliori aziende.

Guardi la carriera degli altri e pensi “Cosa fare della mia vita?”

Un bagno di sangue.

È un mix di emozioni.
Gelosia e ammirazione, anche tristezza e rimpianto.
Delusione.
C’è anche frustrazione.
Rabbia.

Queste emozioni scatenano ancor più paure, dubbi e insicurezze.

Sai che non stai sfruttando appieno il tuo potenziale.
Non sai neanche più se hai ancora un potenziale!

Al tuo giudice interiore – ebbro di piacere – non sembra vero di poter infierire, così comodamente.
Lama infuocata nel burro.

Ho perso tempo!
Ho fatto scelte giuste?
Perché mi sento così indietro? Sono al palo!
Sono davvero bravo?
Arriverò mai, dove voglio?
Cosa ho fatto di sbagliato?
Non ho raggiunto i miei traguardi!
Avrò mai una seconda chance?

“Houston, abbiamo un problema” … Cosa fare della mia vita?

Si dice che chi-cerca-trova.
Google è perfetto per darti le risposte che cercavi.
E infatti ne trovi tante.
Tantissime.

Purtroppo … le conosci già.
Chissà quante volte le hai lette.
Anche “l’oracolo” Google qui è in difficoltà.

A differenza di tante altre domande, questa è tosta-tosta.
Lascia stare Google.
Rimboccati le maniche.
È il momento di un faccia-a-faccia con … te stesso.

Preparati per un “lungo viaggio”

“Prima di partire per un lungo viaggio,
Devi portare con te la voglia di non tornare più”

“Prima di partire per un lungo viaggio,
Porta con te la voglia di adattarti.”

La canzone di Irene Grandi è ideale per introdurre il concetto che “sapere cosa fare nella vita” è per la maggior parte delle persone come un viaggio.

Un viaggio stimolante, affascinate ma anche scomodo e pauroso.
Spesso incompiuto.

Ci vorrà tempo.
Le cosiddette “crisi della vita” per capirlo.
Fatica e determinazione per portarlo a termine.

Non cadere nel grande equivoco

La risposta a “Cosa fare della mia vita?” difficilmente sarà in un fremito improvviso,
un istante magico.

Un sussulto inatteso di estrema chiarezza, dove tutto “s’incastra”.
Miracolosamente.
E avrai pianificato di colpo tutta la tua vita.

Non dico che non esiste un momento topico,
ma sarà molto più facile che ti ritroverai – sorpreso- a prendere nuove decisioni.
Decidere nuove azioni.

In realtà,
la vita cambia costantemente e dovrai riconsiderare più volte la “direzione” del tuo viaggio.

Preparati a lasciare la tua zona di comfort

Prova cose nuove.
Qualcosa che hai sempre desiderato, qualcosa che ti spaventa.
Allarga i tuoi orizzonti.
Inizia a escludere.

Prova … qualcosa di molto diverso (senza lanciarti senza paracadute) da quello che fai normalmente.
Potresti essere sorpreso quanto ti piacerà qualcosa, che non avresti mai immaginato.

Rimanere dove sei, è una garanzia per rimanere marginale.
Se non ti spingi al di là della tua “zona di comfort”, se non chiedi più a te stesso, stai scegliendo un’esistenza vuota.
Ti neghi questo “viaggio” straordinario.

Ricorda … non sarai mai pronto

Non continuare a usare il condizionale “Farei” o “Vorrei”.
Non parlare di ciò che farai.
Un giorno.

Non vivendo il presente e temendo che si possa ripetere un’esperienza spiacevole, continui a rimandare.

Devi fare il primo passo adesso.
Non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a fare qualcosa.
Non lasciarti immobilizzare dalla sindrome di “domani”.

Il tempo giusto per l’azione è “oggi”.
Iniziare “da domani”, “da lunedì”, “dal mese prossimo”, ecc … non ti farà cominciare mai.

Quando un’opportunità si presenta, nessuno si sente mai pronto al 100%.

Fai il primo passo, poi segui il flusso.

Foto di engin akyurt da Pixabay