5 volte che dovrai alzare la voce con i colleghi (perché nessuno lo farà per te) – 1

il collega scorretto

Foto di Hans Benn da Pixabay

La prossima volta che il tuo collega scorretto ti “costringe” ad accettare un incarico noiosissimo,
sei lasciato fuori dall’happening oppure la solita collega-vipera diffama la tua professionalità
dovrai scegliere come reagire.

Rispondere per le rime? Far valere le tue ragioni?
Affrontare a muso duro o lavorare “di fino” nell’ombra?

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Non dire niente, non fare niente, sperando che tutto si risolva magicamente?

Il modo in cui risponderai,
influenzerà il modo in cui le persone ti tratteranno in seguito.

Il nostro comportamento insegna alle persone come trattarci

Se non reagisci,
insegnerai che si può approfittare di te.
Se non correggi, sapranno che possono cavarsela!

Se vuoi fare strada nel Mondo del lavoro,
otterrai ammirazione e rispetto, difendendoti in modo fermo e deciso ma anche garbato e diplomatico.

Ecco 5 occasioni in cui dovrai far sentire la tua voce al lavoro (perché nessuno proprio nessuno credimi lo farà al posto tuo):

1. Quando il collega scorretto ti ruba il merito

Tutto si è svolto in modo molto veloce. Imprevisto.
Inaspettato.
Adesso tutti sanno chi ha fatto – bene – il tuo progetto …
e non sei tu!
 


 
Eh davvero! Ti hanno appena scavalcato.
Sorpassato.

La prossima volta che succede, devi agire rapidamente.

Se affronterai pubblicamente la persona, avrai scarse possibilità di avere una conversazione risolutrice.
Meglio aspettare.

Più tardi ma non troppo tardi in privato, metti le cose in chiaro con il collega scorretto:
spiega che sei felice di collaborare con lui/lei in futuro ma …
con un tono che non intende replica:

“Ti invito a non prendere credito per il mio lavoro.
Sai perfettamente che ci sto lavorando intensamente da più di 3 settimane.
Questo comportamento non è corretto.
Se succederà di nuovo, dovrò coinvolgere il nostro capo in questa conversazione “.

 

2. Quando un collega ti rimprovera aspramente

Se commetti un errore,
dovresti prepararti alla possibilità che il tuo capo ti chiamerà per darti un riscontro negativo…
niente di male. Ci sta.

Ma se la critica la muove un collega gerarchicamente sotto di te o di un reparto completamente diverso… è diverso.
Questo tipo di intrusione mina la tua credibilità e la tua autorevolezza,
diminuirà la tua sicurezza.

Non lasciare che il tuo lavoro sia messo in discussione, criticato o sminuito.
L’opzione migliore è quella di cercare un incontro privato chiarificatore con il collega serpente.
 

3. Quando il collega sleale ti prende di mira con continue battute sarcastiche

Se il collega scorretto usa il sarcasmo per sminuirti e rovinarti la reputazione,
devi passare a un approccio molto più diretto.

L’intenzione è farti sembrare incompetente, apparire lui/lei più SMART, per farsi notare e magari salire nella gerarchia.

È importante non lasciare lievitare il problema.
Ne va della tua immagine professionale.

Rivolgi alla persona uno sguardo vuoto, neutro,
alla fine capirà che con te non attacca.
 

“Trovo i tuoi commenti scortesi e ingiustificati, nonché poco divertenti.
Per favore smettila”.

 
Se il commento sarcastico è stato inviato via email,
non rispondere.

11 modi per farsi notare sul lavoro senza promuoversi e sgomitare – 2

come farsi notare al lavoro

Foto di Engin_Akyurt da Pixabay

7. Diventa esperto del tuo settore

Pubblica post (anche se semplici e brevi) su Linkedin e altri social sulla tua professione.
Condividi i tuoi approfondimenti.

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Non limitarti a leggere,
commenta, aggiungi qualcosa di tuo e avvia discussioni su argomenti pertinenti.

Se lo farai regolarmente diventerai un riferimento del settore.
Una risorsa di informazioni.
Uno che si è fatto notare.

8. Consapevolizza che promuoversi non è vantarsi

Come farsi notare al lavoro?
Non sono pochi i professionisti (di ogni età e settore) che, nonostante indubbie preparazioni e capacità, davanti a una domanda sulle loro competenze (per non vantarsi-troppo) non riescono ad andare oltre un arrendevole “Pochino”, “Abbastanza”, “Dipende” … che li fanno apparire impreparati e incompetenti.
Non-esperti.

Molte persone spesso odiano dover parlare di sé stessi, perché lo vedono come “vantarsi”.
Arroganza.
Ma finiscono con auto sabotarsi.

Ricorda che parlare di sé stessi, dei propri successi e realizzazioni, non è boria.
Arroganza o presunzione.
Quando si parla di un risultato, è un dato di fatto!

Quando spieghi come hai risolto un problema, hai imparato una nuova abilità o come hai collaborato con il team, stai parlando di fatti concreti.
Parla dei tuoi successi come se raccontassi la tua storia a … un caro amico.

9. Interessati anche ad altri dipartimenti

Parla con i colleghi della tua azienda che lavorano in altri dipartimenti.
Chiedi, informati, forse potrebbero aver bisogno di una mano.

Se sei in grado di fornire il tuo aiuto,
imparerai nuove abilità e diventerai rapidamente una risorsa anche per quel dipartimento.
Ecco un modo efficace per promuoversi senza “suonare la grancassa”.

10. Prepara un Elevator Pitch sulle tue intenzioni professionali

Sai cos’è un elevator pitch?
È una presentazione SMART – della durata di secondi o pochi minuti- che ha lo scopo di essere convincente e stimolante riguardo a un progetto o un’idea.

Se ti ritrovi alla macchina per il caffè con il tuo capo, potresti evitare l’inutile …
“Cosa c’è di nuovo?”
“Niente di che!”.

Un’opportunità sprecata.
Non perdere questa occasione (ma te la devi preparare) per lanciare la tua idea o il nuovo progetto su cui stai lavorando.
Metti il focus sull’impatto che potrebbe avere sulla persona e sull’azienda.

11. Raccogli la sfida quando è il momento giusto

Non dare per scontato che gli altri (il tuo capo/a, il titolare, il CEO) conoscano i tuoi desideri di promozione.

Diverse persone mi contattano per sapere come farsi notare al lavoro. Lamentano problemi con il loro capo/a o con l’azienda, colpevoli -secondo loro- di non aver riconosciuto e dato seguito alle loro ambizioni di crescita professionale.

Questi professionisti (competenti ed efficienti) non sono consapevoli di adottare atteggiamenti e comportamenti che sono poco assertivi e poco rispettosi di sé stessi.
Il punto debole è pretendere che siano gli altri a riconoscere i nostri bisogni e desideri. Senza dover dire una parola.
Come farsi notare al lavoro? Così proprio non funziona!
 

Come farsi notare al lavoro? Se non vuoi urlare .. perlomeno alza la mano!

Non aspettarti che il capo (o chi per lui/lei) legga nella tua mente.
La lettura del pensiero non è ancora possibile.

Mai dare per scontato che gli altri intuiscano, intendano, percepiscano.
Conoscano il tuo bisogno o il tuo desiderio.

Quando imparerai a cambiare il modo in cui pensi all’auto-promozione, imparerai che non è così difficile come pensi e che …
l’abilità di promuoversi è essenziale per avere il successo professionale che così tanto desideri.

11 modi per farsi notare nel lavoro senza promuoversi e sgomitare – 1

farsi notare nel lavoro

Foto di Engin_Akyurt da Pixabay

Alcune persone si promuovono in modo aggressivo.
Sono impazienti. Irruenti.

Altre invece sono impreparate quando l’occasione si presenta.
Sono titubanti e arrendevoli.

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Non devi essere un fanatico, un arrogante o un calpesta-colleghi ma non puoi restare nell’ombra.
I tuoi colleghi e i tuoi capi devono sapere in cosa eccelli e che sei disponibile per un avanzamento di carriera.

Ricorda che oggigiorno …
le probabilità di avanzamento di carriera sono molto più basse rispetto al passato.
Se poi non alzi nemmeno la mano…

1. Cambia la tua idea di auto-promozione

Difficile farsi notare nel lavoro?
La parola promozione ti fa sudare freddo?
Non riesci a non pensare che a gomitate, santificazioni delle tue competenze e biasimi su quelle dei colleghi?
Mors tua, vita mea!

In realtà, dovresti accettare l’idea di auto-promozione come parte della tua carriera.
Che ti piaccia o no, promuoversi sul lavoro è una parte necessaria.

Se pensi che sia compito del tuo capo proporti una promozione,
potresti aspettare per …anni!
 

 
Il tuo capo è già preso di suo.
Non può/vuole vedere tutto ciò che li accade intorno.

Non sono poche le persone che mi contattano per “fare” coaching lamentando problemi con il loro capo/a o con l’azienda.
Colpevoli (a loro avviso) di non aver riconosciuto e dato seguito alle loro ambizioni di crescita professionale.

2. Diventa un “influencer” discreto

L’influencer discreto è sempre coinvolto, spesso senza auto-promozione.

È veloce a cogliere l’opportunità.
Non rincorre il riconoscimento. Non sfoggia il suo successo. Parla poco. Porta i fatti.
È competente, organizzato, mostra “presenza” e sfoggia una pacata fiducia.

Essere un influencer discreto vuol dire non permettere che “l’affannoso chiacchiericcio carrieristico” interferisca con la tua professionalità e il tuo lavoro.

È un ottimo modo per farsi notare nel lavoro senza auto-promuoversi.

3. Fai più del dovuto – sempre con professionalità

Fai l’extra.
Quel qualcosa in più.

Svolgi il tuo lavoro in maniera competente ed efficiente.
Anche dal punto di vista etico e personale.

Fai tuoi i concetti di eccellenza, correttezza, integrità, riservatezza, trasparenza, credibilità, affidabilità e senso di responsabilità.

4. Comprendi le tue  capacità – illustra i risultati

Anche se sembra scontato, è fondamentale comprendere  i tuoi punti di forza.
Sapere illustrare i progetti di successo su cui hai lavorato.

Prima di poter promuovere attivamente te stesso, devi consapevolizzare ciò che fai meglio.

Chiediti:
in che modo le mie abilità hanno contribuito a creare successo?

Non salti mai una scadenza?
Hai sviluppato nuovi sistemi? Procedure innovative?
Sei un “mostro” delle pianificazioni?
Hai un talento nella formazione dei giovani?
 

5. Concentrarsi sui progetti è un modo efficace per farsi notare nel lavoro

Per rendere la tua auto-promozione meno “ego-centrata” puoi spostare l’attenzione sui progetti di successo cui hai partecipato o che hai lanciato.

Assicurati di concentrarti sul progetto e sul team, non su te stesso.

È un modo efficace di dimostrare i tuoi successi senza dover tirare fuori frasi tipo “Ho fatto questo e quest’altro” e “Bello eh? Si, in effetti, l’ho realizzato io“.

Mostra il tuo entusiasmo per il progetto e le persone coinvolte.

Invece di sembrare orgoglioso o -potenzialmente- arrogante,
dimostrerai di essere un professionista che si preoccupa esclusivamente del successo dell’azienda
un bel modo per farsi notare nel lavoro.

6. Condividi i complimenti con il team/colleghi

Contrariamente a quanto pensi,
non devi necessariamente calpestare i tuoi colleghi per farti notare e ottenere una promozione.

Una forte e leale collaborazione con le persone può essere una forma di auto-promozione.

Se sei un team leader…
collabora e riconosci gli sforzi delle persone.
Dai credito dove è dovuto.
Aiuta i tuoi collaboratori a raggiungere i loro obiettivi (che poi in definitiva sono anche i tuoi).

Se sei apprezzato da chi ti circonda, probabilmente ti ripagheranno quando sarà il momento.

Se miri alla posizione di team leader
collabora con i colleghi, fai i complimenti a coloro che ti hanno aiutato.
Il tuo team leader noterà il tuo interesse e la tua capacità di notare gli sforzi degli altri.

Autostima al lavoro: il lato oscuro dell’eccessiva fiducia in sé

autostima al lavoro:

Foto di Vitabello da Pixabay

Non sono poche le persone che si sentono le più capaci e competenti,
che sono convinte che la loro personalità sia superiore e che le loro intuizioni siano più brillanti di quelle degli altri.

Sono (in effetti) intelligenti e smart, capaci e competenti, ma molto spesso hanno già tutte le risposte,
non ascoltano e non ammettono mai di aver sbagliato.

Basta chiedere e ti illuminano con la “luce del sapere”.

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La sicurezza in se stessi è una qualità necessaria.
Una buona dose di autostima è fondamentale per affrontare le sfide, far carriera, superare gli ostacoli ed emergere in questo Mercato sempre più competitivo.

Tuttavia,
c’è il lato oscuro dell’eccessiva fiducia in sé.

Troppa fiducia può accrescere esageratamente l’ego e può diventare boria.
Presunzione, supponenza.
Spacconeria.

Autostima al lavoro: consapevolizza i tuoi limiti

Quando sei intelligente e capace è facile pensare di essere “al centro del mondo” e che gli altri siano solo un supporto o una scocciatura.

Invece la realtà è che i rapporti professionali contano, eccome!
Le persone con cui lavori (i colleghi o il team) sono la chiave del tuo successo.

“Ammettere” i tuoi limiti è accettare di non essere perfetto, di non avere tutte le competenze.
È il primo passo verso il tuo successo.

Ecco 14 chiavi dell’autostima al lavoro:

1. Essere intelligenti e capaci non sempre significa avere una carriera appagante!

2. Autostima al lavoro: l’eccesso di ego è il motivo principale del fallimento dei leader.

3. Essere troppo pessimisti è limitante. Essere troppo fiduciosi è pericoloso.

4. Ascolta chi ti circonda. L’umiltà è la caratteristica più sottovalutata nella leadership.

 


 

5. Più fai previsioni corrette, più diventi fiducioso. Non scordare ..che in molti casi sei stato solo fortunato

6. Non essere così sicuro di te stesso da non pensare alla possibilità di fallimento.

7. Gli errori forniscono importanti opportunità di apprendimento. Ignorandoli, non otterrai beneficio.

8. Un eccesso di fiducia può renderti cieco-e-sordo. Può portarti a ignorare i consigli, i feedback e le critiche

9. Riconosci il ruolo della fortuna. Il duro lavoro è importante, ma il fato gioca un ruolo importante.

10.In tempi di crisi, abbiamo bisogno di leader che sono umili e disposti ad ascoltare” Michael Hyatt

11. Non puoi evitare i rischi se vuoi crescere, ma l’eccesso di fiducia può convincerti a prenderne troppi.

12. Se credi di non avere più nulla da scoprire e di aver finito di imparare .. hai ragione, hai finito!

 

 

13. Sono caduti in tanti. Sono caduti (anche) i migliori. Perché non dovrebbe accadere anche a te? O a me?

14. “A me non succederà mai!” .. disse il giovane leader prima di prendere il palo!

Non sono poche le persone brillanti e capaci che mi contattano perché lamentano una carriera poco soddisfacente a causa di comportamenti sproporzionati che hanno pregiudicato il rapporto con il capo, il team e i colleghi.

Oppure che non si sono più riprese da “trombate” che hanno creato dubbi e perplessità sulle proprie (reali) capacità.

Il mio proposito di coach è aiutarti a potenziare le tue doti e la tua leadership in modo da permetterti di entrare nel tuo ufficio ogni giorno più carico e fiducioso che mai.
Ce la farai!

17 chiavi per creare fiducia e collaborazione con il tuo team

creare fiducia

Foto di Sarah Richter da Pixabay

La comunicazione onesta,
propositiva e rispettosa è una delle capacità di leadership più efficaci.

Se un dipendente non si fida del proprio manager, l’azienda soffre.

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Se vuoi essere un leader efficace,
devi saper motivare la tua squadra e creare il giusto ambiente produttivo.

È necessario guidare e coinvolgere le persone.
Non concentrarti solo sui compiti da eseguire e sulle mansioni da gestire.

Ecco 17 chiavi per creare fiducia con i tuoi collaboratori:

1. Creare fiducia nel team vuol dire “andare oltre” i tuoi compiti di leader. Non basta assegnare incarichi e assicurarti che ognuno faccia il suo lavoro.

2. Non essere accondiscendente. Tutti vogliono essere apprezzati ma non puoi piacere a tutti, per tutto il tempo.

3. Ricorda che nella comunicazione con il tuo team ascoltare è importante quanto parlare. Anche di più.

4. È fondamentale dare feedback (positivi o negativi) onesti, diretti, chiari e propositivi. Sempre in modo rispettoso.

 


 

5. Chiedi scusa quando commetti un errore. Le scuse “dicono” che non sei perfetto ma sei degno di fiducia.

6. Esamina le tue responsabilità prima di puntare-il-dito.

7. Il tuo compito è prestare attenzione a ciò che dicono i tuoi collaboratori. In particolare a chi pensa che la sua opinione non sia importante.

8. Mostra che stai ascoltando. Fai cenni di assenso. Non interrompere.

9. Guadagna la fiducia dei collaboratori riconoscendo il merito. Se sbagliano, concentrati sui problemi e comportamenti, non sulle persone.

10. Riconoscendo le tue aree di crescita, incoraggi gli altri a fare lo stesso.

11. Non trattare le persone come bambini. Sii trasparente con le responsabilità. Tutti devono conoscere le responsabilità di tutti.

 

 

12. Non intimidire i tuoi collaboratori. Falli sentire a loro agio e liberi di parlare. Assicurati -però- di essere “pronto a sentire la verità”.

13. Comunica con onestà, chiarezza, scopo e rispetto se vuoi aumentare credibilità, ispirazione e coinvolgimento.

14. Aprendo la porta del tuo ufficio stai comunicando la tua disponibilità. Stai rimuovendo più barriere mentali che architettoniche.

15. Accetta gli errori dei tuoi collaboratori. Tuttavia, tolleranza-zero per errori dettati da incompetenza, superficialità o negligenza.

16. Appena puoi esci dal tuo ufficio. “Fai due passi”. Bastano pochi minuti. Non giudicare, lasciati guidare dall’istinto. “Ascolta”.

17. Saper ascoltare è il segreto per avere una comunicazione davvero efficace con il tuo team. Ascoltare è la chiave del tuo successo.

Essere un leader: 10 segnali che non sei ancora pronto – 2

un leader.

Foto di Bessi da Pixabay

6. Non vedi l’ora di dire alla gente cosa fare

Se sei convinto che le persone prepotenti siano i migliori leader,
forse è meglio aspettare un po’ per lanciarsi nella leadership!

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Il grande leader è umile.
Tratta tutti con rispetto.
Ha la forza di ammettere quando ha fatto un errore.
È felice di riconoscere quando qualcuno ha un’idea migliore.

Non si prende tutto il merito.
Riconosce e celebra il lavoro … il successo degli altri.

Non dovresti mai approcciare un tuo dipendente con “Qui si fa così. Prendere o lasciare!
Il grande leader è in costante stato di crescita.

7. Sei convinto che il rispetto viene dalla posizione

C’è ancora un deficit di autostima!
Non puoi ottenere il rispetto del team semplicemente perché hai “studiato”, sei il capo o hai l’ufficio più grande.
Avere una posizione, non significa essere un leader.

Non funziona così.
Devi essere meritevole.
Di rispetto e lealtà.
 


 
Se rispetti i tuoi collaboratori, consideri i loro interessi, in cambio ti stimeranno e ti apprezzeranno.

Spesso ci comportiamo male e senza riguardo senza rendercene conto,
anche in buona fede, per mancanza di tempo, lo stress, incomprensione, superficialità, ignoranza (nel senso di non conoscenza).

Ricorda che .. il tuo atteggiamento ispira tutto il personale.

8. Puntare tutto sui numeri non significa essere un leader.

I grandi leader hanno prima di tutto grandi capacità relazionali.

Il tratto caratterizzante dei grandi leader è l’enorme valore che danno alle persone.

Avere il titolo di team leader è molto invitante e stimolante.
Gestire persone è molto affascinante ma anche molto difficile.
Richiede tempo e applicazione.

Un cliente mi ha detto che avrebbe voluto proporsi in azienda per una posizione di team leader,
senza però la gestione delle risorse. Delle persone.

Essere leader richiede follower (lascia stare Instagram…qui non c’entra niente!).
Senza follower, non puoi essere un leader.
 

9. Sei inaffidabile e inconsistente

Credo fermamente che la coerenza sia una parte fondamentale di essere un leader.
Le persone devono poter contare su di te.
Si devono fidare delle tue parole.
Sanno che possono rivolgersi a te in caso di crisi o di dubbi.

La chiarezza è la chiave.
La fiducia è fondamentale.
Evita di nasconderti nell’ironia.
Nel giro di parole.

Affronta efficacemente il problema,
che si tratti di una riorganizzazione o della partenza di collaboratore indispensabile per il team.
Trasmettere empatia, condividendo il “possibile scenario” vuol dire essere un leader.

I team leader che non si sentono in grado di fornire critiche o feedback costruttivi possono trarre un grande beneficio dal coaching specifico.

10. Mostri poca empatia / freddezza

La mancanza di empatia è un rilevatore-chiave del leader meschino.

Ti sei mai chiesto …
che cosa percepisce una persona quando entra nel tuo ufficio?
Che cosa trasmetti, anche inconsciamente, quando ti relazioni con un collaboratore?

Attenzione, partecipazione, disponibilità, ascolto?
Oppure rimane la gelida sensazione di sufficienza,
indifferenza o risentimento (sembra che si stia disturbando)?

Lo sai,
allo stesso tempo possiamo essere professionali e competenti ma anche gelidi, scortesi o scostanti.

Essere un leader può essere gratificante ma anche molto frustrante

In alcuni frangenti,
lo stipendio più alto o l’ufficio più grande non compensa l’insoddisfazione che senti!

Un ruolo di gestione è un’eccitante prospettiva per ogni professionista,
ma come tutte le cose nella vita, hanno bisogno di venire al momento giusto.

Se questo post ha risvegliato le tue paure, difficoltà e dubbi sulla tua leadership… non farne un dramma!
Non rinunciare alla posizione di leadership, non mollare l’idea di essere un leader.

Se non sei pronto in questo momento, puoi sempre lavorarci.
Mantiene una mente aperta e un atteggiamento positivo.

Iscriviti a un corso di formazione, “lavora” con un coach professionista.
Hai tanti modi per aumentare le tue conoscenze. Dimostrare le tue qualità.

Se capisci che la leadership proprio non è per te,
cerca altri ruoli influenti nella tua azienda che non richiedono la gestione delle persone.
Probabilmente troverai lo stesso ruoli prestigiosi e autorevoli.

Essere un leader: 10 segnali che non sei ancora pronto – 1

un leader

Foto di Bessi da Pixabay

A volte non importa quanto desideri qualcosa, non sei pronto.
Semplicemente.

Questo è ancora più vero se si parla di leadership.

Vuoi la leadership,
i soldi e il prestigio ma raramente consideri il fatto di essere pronto per questa grande promozione.
Almeno non ancora.

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Ti senti pronto per essere un leader?

Se cerchi solo la posizione, il denaro o l’ufficio più grande con vista-sul-centro,
Probabilmente sei troppo egocentrico per essere un leader veramente efficace e stimolante.

La leadership non è su di te!
Si tratta di persone, di opportunità create e problemi da risolvere.

Ecco 10 segnali che non sei ancora pronto per essere un leader:

1. Non sai gestire l’incertezza

Hai bisogno di conoscere ogni dettaglio prima di decidere?

Quando sei leader, l’incertezza e l’ambiguità aumenta in modo esponenziale.
Entri in un mondo “sospeso” fatto di attese e complessità che influenzano il risultato finale.

L’incertezza e il cambiamento sono una costante nel Mercato del lavoro di oggi.

È necessario abbracciare il mutamento e imparare a “navigare a vista”.
Il grande leader fa così!
 

2. Vuoi essere amico di tutti

Insegui la popolarità e desideri essere amato?
Sei subito disposto al compromesso?

Non fraintendermi,
la capacità di trovare il compromesso è una competenza fondamentale per il leader.
Tuttavia, se comprometti velocemente le tue idee o ideali, non stai traendo il massimo vantaggio per il tuo team e la tua azienda.

Devi trovare il delicato equilibrio tra grinta e diplomazia perché …
la leadership non è un concorso di popolarità!

3. Sei nella “media”

Nessuno vuole sentirsi nella media.
Tiepido. Insapore.
Incolore.

Per essere un leader efficace devi mirare all’eccellenza.
Avere l’obiettivo di essere il migliore nel tuo campo.

Altrimenti perché la gente dovrebbe seguirti?

Se non eccelli,
vacilli e arranchi per la maggior parte delle cose che fai,
avrai difficoltà in una posizione di leadership.
 

4. La tua immagine di leadership si basa su potere, autorità, fama, denaro, macchine veloci e borse LV

Se vuoi solo gloria ma nessuna responsabilità,
la leadership non fa per te.
Almeno non ancora.

Devi ancora maturare un po’!
Nessuno vuole lavorare per un leader che è preoccupato -anzi ossessionato- per il proprio successo.

I grandi leader non occupano solo posizioni,
esercitano un’influenza (con il loro comportamento e come trattano le persone) per produrre cambiamenti.

Influenzano le persone per garantire l’eccellenza e raggiungere un obiettivo comune.
Guidano con l’esempio.

5. Il conflitto ti crea ansia e disagio

Con il titolo di leader avrai prestigio.
Ma anche mal di testa.

Il tuo compito sarà quello di gestire le persone.
Persone che litigano, si pugnalano alle spalle, si lamentano del collega, minacciano le dimissioni, ecc…

Eh, si, ti tocca anche questo!
Se ti crea disagio, ansia e imbarazzo confrontarti su questi temi ricorda che …
qualcuno gerarchicamente più-in-alto-di-te non avrà alcun problema a confrontarsi con te!

12 cattive abitudine nell’utilizzo di mail che ti rendono odioso e fastidioso – 2

mail aggressive

Foto di Ryan McGuire da Pixabay

8. Usare un oggetto vago o non includerlo del tutto

Una mail è molto efficace quando è chiara e concisa.
Dare al destinatario un indizio del contenuto, può incoraggiare la lettura e portare a rispondere più rapidamente.

Se non includi l’oggetto, può essere irritante per il destinatario aprire l’e-mail per capire di cosa si tratta.

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Prova a fornire nella frase dell’oggetto più dettagli possibili.

Quando riceve l’e-mail,
il destinatario dovrebbe capire di cosa tratta, semplicemente leggendo l’oggetto.

Non giocare agli indovinelli, sii esplicito e conciso.

9. Inviare mail aggressive

Le persone ricordano sempre una mail aggressive.

Rispondere con astio e animosità,
non è quasi mai il modo appropriato o più efficace per risolvere la questione.

Fino a quando abbiamo a che fare con le persone (e per fortuna è così), saremo sempre esposti al rischio di essere delusi, frustrati e di reagire con rancore … succede a casa, al lavoro e in innumerevoli altre situazioni.

Dobbiamo sapere incanalare queste emozioni in modo produttivo.

Piuttosto,
scrivi l’e-mail che desideri inviare (con tutta l’arrabbiatura e il veleno che senti di voler sputare fuori).
Salva le mail aggressive nella cartella “bozze” per 48 ore.

Rivedile apportando i tagli necessari.
Vedrai… la calma fa miracoli!
 

 

10. Inviare una mail.. e poi subito un’altra.. un’altra ancora

A volte la fretta e lo stress, ti fa scrivere una mail molto velocemente rischiando così di saltare/dimenticare qualche dettaglio o informazione necessaria.

Sarai costretto a inviare altre mail con ulteriori informazioni inerenti alla prima,
creando un pastrocchio organizzativo.

Un collage informativo che rischia di fare disperdere un pezzo importante del messaggio!

11. Andare “lunghi”

La maggior parte delle persone leggono le mail in pochi secondi.

I blocchi di testo di grandi dimensioni sono difficili da leggere, quindi è meglio suddividerle in brevi paragrafi. Grazie agli elenchi numerati sono ancora più facili da digerire.

Puoi anche usare il grassetto o il corsivo per evidenziare parti importanti del tuo messaggio,
ma dovresti farlo con parsimonia.

La brevità e la chiarezza sono essenziali, quanto la grammatica e l’ortografia.
Proprio come l’oggetto, anche il corpo della mail dovrebbe essere molto esplicito e conciso.
Vai dritto al punto. Non essere prolisse. La maggior parte delle persone non legge tutto.
 


 
Facilita il lavoro.
Descrivi in modo sintetico quali azioni dovrebbero essere prese.
Così facendo fai risparmiare a tutti del tempo. Te ne saranno grati!

12. Evita errori di battitura, punteggiatura fastidiosa, colore o caratteri non professionali, indirizzo mail ridicolo

Inviato da My Sansung“, non è una scusa per inviare e-mail poco professionali.

Qualche errore è accettabile,
ma se la mail è importante è fondamentale rileggerla e controllarla prima di inviarla.

Usa con parsimonia i punti esclamativi, possono farti apparire troppo emotivo o immaturo.

Utilizza caratteri, colori e dimensioni classici.

In genere,
è meglio utilizzare una dimensione di 11-12 punti e un carattere di facile lettura come Arial o Calibri.
Per quanto riguarda il colore, il nero è la scelta più sicura.

Se stai inviando una mail a titolo professionale, evita un account di posta elettronica non appropriato. Tutto ciò che è carino, sexy, volgare o insensato ti farà apparire immaturo e poco professionale.