6 motivi perché ti senti intrappolato nel tuo attuale lavoro – 1

lavoro che non piace

A volte succede.

Sentirsi ingabbiati nel nostro attuale lavoro.

Sentirsi inadeguati, in balia degli eventi, non saper decidere, pentirsi delle proprie scelte,
credere che l’infelicità sia un destino, rendersi conto di non riuscire a cambiare la propria vita,
avere la sensazione di costrizione … “sentirsi in trappola”.

Ci chiediamo cosa diavolo stiamo facendo, tratteniamo la voglia di spaccare tutto (una volta si lanciavano in aria i fogli, e adesso?
Si lancia la tastiera nello schermo del pc?
) e di tornartene a casa.
Ci ritroviamo con le spalle al muro e non vediamo nessuna via d’uscita.

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Vorremmo urlare, scappare, spaccare tutto,
ma questa situazione c’inchioda e non ci permette di muoverci.

Cosa ci tiene legati al lavoro che non piace?

L’obbligo, il dovere, la forza delle cose, lo stipendio fisso, la paura,
la codardia, la comodità?

Il fatto che restiamo paralizzati e non si riusciamo a far neppure un passo,
nonostante un lavoro che non piace.

Di qualunque natura sia la prigionia in cui siamo finiti,
l’importante è non mollare e trovare il modo per uscirne il prima possibile!

Sentirsi intrappolati in un lavoro che non piace, può creare un danno considerevole.
Fa vacillare la sicurezza e logora l’autostima.

Non mi piace l’idea che qualcuno possa sentirsi intrappolato …
quindi cerchiamo di far luce sui pensieri e sui motivi che t’imprigionano al tuo attuale lavoro:

1. Sei convinto che tutti sono migliori di te

Vedere tutti gli altri come più abili, più capaci o con più talento è uno dei modi perfetti ed efficaci per sentirsi davvero (ma davvero) una nullità … e non muoversi.

Confrontarsi con gli altri può essere frustrante,
ma anche stimolante, ci spinge alla sfida, a provarci per migliorare …
ma se sei convinto che tutti (proprio tutti) siano migliori di te allora ti stai costruendo,
forse anche inconsciamente un muro, un alibi (oltremodo facilmente smontabile)
per proteggerti dai riflettori, evitare le critiche e non gettarti nella mischia.

Ma così ti stai mettendo da solo in trappola!

Il confronto è sempre eccessivo.
Ognuno è meglio e peggio degli altri su un numero illimitato di scale di valori.

Marco ha un dono come broker, Sergio è un venditore eccezionale, Margherita è una creativa brillante …
e allora? Marco forse non è intuitivo come te, Sergio è un bravo venditore ma non ha la tua competenza tecnica,
Margherita è creativa ma non ha la tua concretezza.

Non c’è fine al possibile numero di confronti.
Anche quando si raggiunge il successo,
ci sarà sempre qualcosa o qualcuno su cui concentrarsi.

2. Sei convinto che “là fuori” è difficile

Non sono d’accordo.
Là fuori” non è difficile.
Là fuori” è molto difficile.
È tosta tosta.

Ma scusa, cosa ti aspettavi?
Un tappeto rosso?
La coda che si “apre” quando arrivi, stile invitato VIP,
davanti ad un locale all’01.00 di notte?

Basta leggere un giornale o sentire le news,
per vedere quanto è difficile là fuori e quanto sei già fortunato solo ad avere un lavoro (bello o brutto che sia).

Se c’è un momento sbagliato per essere nuovamente sul mercato del lavoro …
è questo, non c’è dubbio!

Quindi per favore, non discutiamo neppure di quanto sia dura e difficile.
Parlarne in questi termini ci porta solo l’ansia e perdiamo energie preziose.

È vero, alcuni settori sono più duri di altri ma è così da sempre.
Sarà sempre così.

Ogni grande crisi porta con sé la mancanza di speranza eppure ne siamo sempre usciti,
fin dai tempi della rivoluzione industriale.

È una questione di “credo”.

Se credi che non ci sia alcuna possibilità “là fuori”, ogni porta si chiude e l’unica possibilità che hai è quella di stare fermo e sentirti in trappola.
Ma, se credi che avere una possibilità “là fuori”, puoi prepararti, lanciarti, lavorare sodo per riuscirci.
Per tirarti fuori da un lavoro che non piace!

Se insisti, alla fine ce la fai.

3. Hai paura di lasciare la sicurezza del tuo attuale lavoro

Il lavoro attuale, non è così stimolante ma almeno, conosci già tutto-e-tutti e non è così stressante?
Perché lasciare la tua confortevole routine familiare?
E se poi non vai d’accordo con il nuovo capo o i nuovi colleghi?
Sai che casini! Ma chi te lo fa fare!

È naturale aver paura del cambiamento e dell’ignoto e queste domande (con la conseguente “botta d’ansia”) sono normali.

Ci stanno.

Anche se l’ignoto può spesso apparire inizialmente minaccioso,
può essere un fattore accelerante per andare incontro alle soddisfazioni nella vita,
tra cui una carriera piacevole e gratificante.

Che cosa farai per gestire l’incertezza e l’imprevisto?

Il pericolo è diventare troppo esitanti e titubanti oppure, al contrario,
di buttarsi con troppa foga senza calcolare rischi e conseguenze.

La verità è che la paura dell’ignoto ci accompagnerà sempre.

Avremo sempre timore di sbagliare, di non conoscere a priori quale sia la scelta giusta e quella sbagliata.
Dobbiamo accettare la paura come un dato di fatto e considerarla come parte integrante del nostro percorso personale.
Accettare la paura, non significa essere paurosi, rassegnati o irresponsabili.
Vuol dire, semplicemente, essere più saggi e concreti.

E poi scusa, come puoi programmare un cambiamento in questi tempi così complessi e incerti?
Anche se ti organizzi e pianifichi con cura, ci saranno sempre imprevisti, calcoli sbagliati,
ritardi e cambi di programma.

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