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16 lezioni che i grandi leader ci invitano a imparare il prima possibile – 2

i grandi leader

9. I grandi leader ti invitano ad accettare i fallimenti

I leader eccellenti desiderano che tu comprenda che …
per evitare i fallimenti, rischi di trascinare i progetti – che non funzionano – troppo a lungo.

Ti invitano a mantenere un atteggiamento determinato e positivo ma non cocciuto e -pericolosamente- ostinato.

Focalizzarsi troppo sul fallimento rischia un pericoloso stillicidio di energie e vitalità. Quanto ti costa “Non posso assolutamente fallire”?

I grandi manager “staccano la spina” esattamente al momento giusto per liberare energie e risorse per progetti migliori … e di successo!

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10. Ricompensare anche la creatività, non solo il compito

I grandi leader ci spiegano che hanno premiato i dipendenti (con soldi o riconoscimento) quando hanno terminato un progetto o un compito.

Tornando indietro,
dichiarano che avrebbero voluto premiarli anche per aver trovato soluzioni alternative.

Per aver pensato in modo creativo.
Per aver “lavorato fuori dagli schemi“.

11. Uscire dall’ufficio

I grandi leader ti avvertono che è un grande errore trascorrere molte – troppe – ore in ufficio.

Le mura del tuo ufficio rischiano di diventare un muro di gomma che – con il tempo – rischia di tagliarti fuori dalla quotidianità.

Uscendo,
vedrai cosa fanno realmente le persone.

Vedrai il loro impegno, i loro sforzi e i loro risultati in prima persona.
Sarai ancora più orgoglioso del tuo team.

12. Coltivare gli alleati al lavoro

La leadership è spesso vista come uno sforzo da solista.
Non lo è.

I migliori leader dichiarano di aver pagato la mentalità da lupo-solitario.
Ci avvertono di ricercare amici e alleati leali che forniscano consigli e feedback.
Sinceri e produttivi.

13. Non essere la persona “più intelligente” nella stanza

Essere un leader non significa conoscere più di chiunque altro.

È fondamentale riconoscere, incoraggiare e promuovere gli altri a “essere esperti”.
Dare loro la fiducia e l’autonomia per essere creativi e fare un lavoro eccellente.

14. Concentrarsi solo su alcune cose

I grandi leader ci invitano a concentrarci solo sulle “cose” che contano.
Davvero!
Su quelle dove puoi fare la differenza.

Ci sono centinaia di azioni, migliaia distrazioni e dispersioni del tuo tempo.

Solo poche decine di azioni – accuratamente scelte – forniscono i risultati di successo.
Focalizzati su queste.

15. Accettare il non-equilibrio lavoro/vita

Il work life bilance può diventare un obiettivo ossessivo.
Che può creare un forte impatto sulla tua vita e sul tuo lavoro.

Alcuni grandi leader ci invitano a uscire dall’ossessione.

Meglio fare ciò che ami o stare con chi ami?
Non entrare in questa dicotomia.
Ricerca l’equilibrio più sottile.
Accettala.
Smetti di combattere. La lotta ti logorerà!

Non è possibile scalare –contemporaneamente– entrambe le montagne.
Come ci può essere equilibrio lavoro/privato quando sei ambizioso, motivato e … affamato?

16. Prendere la decisione giusta

Leadership non è piacevole.

Leadership è il coraggio di prendere decisioni impopolari.
Perché sono le decisioni giuste.

È anche compito del leader ascoltare le preoccupazioni delle persone in modo da poter prendere una decisione più giusta.

I leader forti non evitano decisioni difficili.

Potrebbero non gradirle,
ma sanno che evitare o procrastinare, non fa che aggravare il problema.

Foto di Sofía López Olalde da Pixabay

14 cose che il tuo team sta cercando disperatamente di dirti – 2

un team demotivato

7. “Siamo sovraccarichi di lavoro”

“Alcuni di noi si lamentano.
E lo faranno sempre-e-comunque.
Ti diranno che il loro carico di lavoro è diventato troppo da gestire.

Altri – la maggioranza che non si lamenta e lavora – non ti diranno niente, ma si bruceranno lungo la strada.

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Quando c’è “troppa roba”, bisogna dare le priorità.
Qualcosa deve “essere lasciato andare”.

Devi intervenire per capire quanto sia realistico il carico di lavoro del tuo staff.

Cerca i modi per distribuirlo più uniformemente.
Lavora sulla definizione delle priorità.

8. “Non riconosci mai il lavoro fatto. E ti ritrovi con un team demotivato”

“Ognuno di noi non vuole essere considerato solo un numero senza volto.
Desidera essere riconosciuta come una persona.

Vuole essere apprezzataascoltata e compresa.
È semplice per te concludere … ho un team demotivato!

È importante riconoscere i successi che abbiamo ottenuto.
Onorare il nostro lavoro. Celebrare i risultati.
Offrire opportunità di crescita.

9. “Comunichi in modo ambiguo e controverso.. non capiamo cosa vuoi dirci”

“La chiarezza è la chiave.

Evita di nascondere il feedback nell’ironia.
Nel giro di parole.
Ci lasciano solo dubbi, ansia e resistenza.
Paura.

Affronta efficacemente il problema,
che si tratti di una riorganizzazione o della partenza di collaboratore.

Condividi le informazioni e lo “scenario possibile”.

10. “Vorremmo che la smettessi di prendere continuamente credito per il nostro lavoro.”

“Che mossa infantile e meschina!
E lo fai costantemente … senza ritegno.
Siamo offesi!

Dacci il giusto credito per quello che facciamo.
Ci sentiremo più apprezzati.

Il tuo successo … dipenda anche da noi.

11. “Stai nascondendo un segreto di Pulcinella”

“Non sottovalutare la nostra “intelligenza”.

Siamo già ben consapevoli dei problemi che stai cercando di nascondere.
Desideriamo però conoscere la motivazione.

Non trincerarti dietro un “… tanto non capirebbero”.

Se pensi che non possiamo comprendere,
perché non lo spieghi?

Un dialogo più impegnato e intellettualmente onesto può portare a nuove – e inaspettate – soluzioni.
Anche per te”.

12. “Dimmi la verità”

“Siamo più propensi ad accettare cambiamenti se capiamo cosa sta succedendo.

Apprezziamo la comunicazione chiara e trasparente.
Così sappiamo esattamente cosa ti aspetti da noi.

Non mentire.
Soprattutto per quanto riguarda le informazioni riservate o sensibili.

Ricorda che … se veniamo a sapere che hai mentito o non hai mantenuto la riservatezza, perderai la nostra fiducia.
Per sempre.

È meglio tacere o dare risposte tipo “Al momento, non posso dire niente” o “Non posso rispondere interamente in questo momento.”

Non promettere vantaggi e benefit per risultati poco probabili.
Causi il nostro risentimento e … un team demotivato!

13. “Vorrei che tu ce ne avessi parlato prima.”

Perché razioni le informazioni?
Perché le centellini come acqua nel deserto?
Non chiedi mai pareri e feedback?

Tutto quello che stai ottenendo sono pettegolezzi e paura.
Poi non lamentarti se la produttività cala … e ti ritrovi un team demotivato.

Se condividi le informazioni è un grande atto di fiducia e un riconoscimento molto potente per noi.
Desideriamo fare un buon lavoro, condividere con te le responsabilità, i compiti e il raggiungimento dei risultati.

Quando distribuisci le responsabilità,
è un attestato di fiducia nei nostri confronti … è come dire a ciascuno di noi “Io mi fido di te”.

14. “Sei teso tutto il tempo. Metti ansia”

“Probabilmente non te ne accorgi neppure.
Quando sei sotto pressione o sei stressato inizi a girovagare come una trottola.

Muovendoti tutto il tempo (come un tarantolato) crei attorno a te un clima di nervosismo che può influenzare e condizionare negativamente i tuoi collaboratori.

Quando non ci sei, tiriamo tutti un sospiro di sollievo.

Pensaci la prossima volta che cominci a girare come una trottola.”

14 cose che il tuo team sta cercando disperatamente di dirti – parte 1

team demotivato

Team demotivato?
Il tuo successo di team leader dipende dalla tua capacità di essere di supporto al tuo staff.

Devi dimostrare al tuo team che sei lì per aiutarli.
Favorire il loro lavoro.

Team demotivato? Ascoltare è fondamentale

Ascoltare è la chiave per scoprire cosa rende “sensibili” i tuoi dipendenti.
Cosa li entusiasma.
Cosa li spinge ad andarsene.

L’ascolto attento rivela la verità.
Svela i significati più profondi.
Il “non detto”.
Va aldilà dei “Tutto bene, grazie” e dei sorrisi di circostanza.

Non bloccarti nel “Se il mio collaboratore ha un problema, dovrebbe venire a dirmelo direttamente“.
Spesso non è così.

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Ci sono alcune cose che i tuoi collaboratori – comprensibilmente – potrebbero non sentirsi a loro agio a condividere con te.

Per salvaguardare il loro lavoro e il loro valore,
preferiranno nasconderle.
Non condividerle.

Ecco 14 cose che il tuo team demotivato sta cercando di dirti.
Disperatamente.

Attento…apri bene le orecchie!
È in gioco il tuo ruolo e il tuo successo professionale:


1. “Vorremmo sentirci a nostro agio nel chiederti supporto”

“È già difficile ammettere di aver bisogno di aiuto.
Per di più … sei poco disponibile se abbiamo domande o dubbi.
Non ce la sentiamo di chiedere il tuo supporto.

Così seguiamo il flusso.
Sperando che le nostre debolezze spariscano.
Passino inosservate.
Magicamente.

Lo sai …
imparare per tentativi ed errori è frustrante.

Vorremmo sentirci meno a disagio nel chiederti supporto.
Perché non ritagli un po’ di tempo per coaching uno-a-uno?

Aiutaci a raggiungere gli obiettivi.
Che sostanzialmente sono anche i tuoi!”

2. “Sei professionale ma anche gelido e indisponente”

“Sei una fredda macchina che distribuisce ordini, mansioni e scadenze.

Fai solo finta di essere interessato, si vede, si sente,
quando ti parliamo, abbiamo la netta sensazione di non essere ascoltati… siamo un team demotivato!

Non c’è niente di più frustrante e irritante vedere come la nostra richiesta o problematica sia stata poco ascoltata.
Addirittura fraintesa.”

3. “Toglici il fiato dal collo e lasciaci lavorare”

“Pretendi di controllare tutta la corrispondenza, le e-mail e i preventivi, di bloccare tutto finché non dai la tua benedizione.

Il tuo OK.

Sei riluttante a delegare, ti concentri anche su piccoli dettagli e non lasci libera iniziativa,
anche sulle decisioni più banali.

Così facendo mostri una completa mancanza di fiducia.
Ci fai sentire demotivati, inutili … improduttivi.
Bambocci.

Lasciaci fare – in pace– il nostro lavoro!”

4. “Un’altra riunione? Noooo”

“Ancora una riunione.
L’ennesima. Dove si parla, parla, parla, senza costrutto.
Ma basta!

La maggior parte delle riunioni ci ruba solo ore di lavoro produttive.
Spesso ci lasciano la sensazione di nullità e di confusione.

Se non sono realmente necessarie dovresti evitarle.
Per favore … “

5. “Manifesti apertamente simpatie e preferenze personali”

“Forse non te ne accorgi neppure …
ma coinvolgi sempre e solo il solito gruppetto di fedelissimi.

È naturale sentire maggiore feeling e simpatia per alcune persone rispetto ad altre,
ma devi cercare di coinvolgere ogni membro del tuo team.

Ma se poi inizi a sorvolare o non dire niente per amicizia e simpatia …
stai perdendo la faccia e la nostra stima.

Dai un’immagine di leader debole e influenzabile.”

6. “Sei inavvicinabile”

Reagisci negativamente a domande e preoccupazioni.
Sei sempre troppo occupato.
Poco disponibile.
Introvabile.
Assente.

Non essere così sicuro che …
se non ti diciamo niente … tutto sta andando bene!
Se c’è un problema … sarai sicuramente informato.

Così facendo,
sei out dalle questioni che affrontiamo quotidianamente.

Sai cosa c’è?
Pensiamo che tu non sia in grado di risolvere i problemi.
Non vuoi essere disturbato.

Non essere così inaccessibile.
Rispondi alle nostre domande e alle mail. Appena ti è possibile.

Pianifica riunioni di gruppo e incontri individuali. A intervalli regolari.
Tieni aperta la porta del tuo ufficio. Anche solo per farci capire che ci sei … “


18 spunti per essere leader autorevole e non capo autoritario

leader autorevole

“Oggi il segreto della leadership di successo è l’autorevolezza,
non l’autorità.”

Ken Blanchard

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Il leader autorevole osserva senza dare giudizi o etichette.
Rispetta il punto di vista dell’altro, riconosce le capacità delle persone e le valorizza.

Lo stile autoritario richiede obbedienza.
Non scende a compromessi, ricorrendo anche a metodi repressivi e punitivi.

Essere un leader autorevole non significa fare il bullo o il dittatore

Ecco 18 spunti per essere leader autorevole.
Non un boss autoritario e arrogante:

1. Ricorda che i leader più efficaci sono autorevoli, non autoritari.

2. Celebra la competenza degli altri senza degradare il tuo ruolo.

3. Sporcati le mani. La partecipazione indica autorevolezza. L’isolamento autoritarismo.

4. Parla meno e ascolta di più. Mostra sincero interesse per gli altri.

5. Riconosci quando sbagli. Non c’è vergogna nell’ammettere gli errori.

6. Condividi il credito per i risultati raggiunti: raramente ottieni qualcosa al 100% da solo.

7. Se sei tentato di giudicare gli altri (per sentirti superiore), giudica te stesso, notando le aree in cui non sei all’altezza.

8. Complimenta gli altri per i loro talenti e le qualità positive.

9. Impegnati a “non sapere”. Con coraggio. Crescita e apprendimento includono il “non sapere”.

10. Concentrati su tutto ciò di cui devi essere grato e su tutte le persone che (direttamente o indirettamente) ti hanno aiutato ad arrivare dove-sei-oggi.

11. Non essere mai così soddisfatto di quello che fai. Non smettere di lottare per il miglioramento (personale o professionale). Il compiacimento non è un atteggiamento costruttivo.

12. È fondamentale sviluppare, non “riparare”.

13. Ridi di te stesso. Non prendere le cose sul personale.

14. Aspettati prestazioni elevate da te stesso e dagli altri. Non accettare la mediocrità.

15. Persegui l’eccellenza sfidando lo status quo.

16. Rimuovi i blocchi. Non crearli.

17. I leader autorevoli sono fiduciosi ma non prepotenti, empatici ma non deboli.

18. Il potere dell’autorevolezza è il rispetto; l’autoritarismo cresce nella paura.

Foto di khamkhor da Pixabay

10 errori di comunicazione che non ti fanno decollare come leader

comunicazione del leader

Nella comunicazione del leader,
il coinvolgimento dei collaboratori è la chiave.
Otterrai più impegno, migliore produttività, maggiore redditività.

Se non riesci a comunicare in modo efficace … puoi dire addio a coinvolgimento, produttività e fidelizzazione.

Devi imparare a comunicare in modo efficace per creare un ambiente di lavoro più coinvolto e sano.

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Errori di comunicazione -anche piccoli- possono sommarsi rapidamente e minare fiducia, impegno e morale del tuo team.

Identifica i tuoi errori di comunicazione del leader.
Intraprendi azioni chiare e coerenti per migliorarti. Ecco 10 problemi di comunicazione del leader che non ti fanno decollare:

1. Concentrarsi troppo sulle debolezze

Concentrarti sulle debolezze del collaboratore può compromettere l’impegno.

Focalizzarsi costantemente sulla prestazione e sul raggiungimento degli obiettivi può generare frustrazione.
Di non soddisfare le aspettative.
Di non fare mai bene il proprio lavoro.

Concentrati invece sui punti di forza.
Permetti ai collaboratori di fare affidamento su compiti e mansioni in cui si sentono capaci ed efficienti.

I punti di forza sono le vere aree di crescita.

2. Essere inavvicinabile è uno dei maggiori errori di comunicazione del leader

Reagisci negativamente a domande e preoccupazioni?
Sei sempre troppo occupato per i tuoi collaboratori?

Alla fine, l’onere delle soluzioni ti torna indietro.
Con gli interessi.
Sei tu che devi “rimettere mano” ai problemi e iniziare il conteggio dei danni.

Non essere inaccessibile.
Rispondi alle domande e alle mail. Il prima possibile.

Pianifica riunioni di gruppo e incontri individuali. A intervalli regolari.
Incoraggia una comunicazione onesta e trasparente.
Tieni aperta la porta del tuo ufficio.
Incoraggia il collaboratore a passare di persona quando deve comunicare con te.

3. Dare per scontato

Non adottare la filosofia …
se i collaboratori non mi dicono niente … tutto sta andando bene!
Se c’è un problema … sarò sicuramente informato.

Non è sempre così.

Questo approccio ti lascia “fuori dal giro” per le questioni che i dipendenti devono affrontare quotidianamente. Inizieranno a pensare che non sei in grado di risolvere i problemi o che non vuoi essere disturbato.

Come team leader devi avere familiarità con le attività e i progetti quotidiani dei tuoi dipendenti.

Con la tua partecipazione regolare, puoi offrire consigli e suggerimenti e risolvere i problemi, prima che accadano.

4. Non riconoscere il lavoro fatto

È importante riconoscere i risultati ottenuti.
Onorare lo sforzo. Omaggiare il duro lavoro.
Dare nuove responsabilità e offrire opportunità di crescita.

Evita il generico “Bravo! Ottimo lavoro.”
Esprimi gratitudine nello specifico. “Ho notato che questa settimana – per completare il progetto XY– sei arrivato in anticipo, un’ora ogni giorno. Ottima iniziativa!”

I dipendenti sentono che contano, quando li aiuti a svilupparsi.

Il riconoscimento non è una formula per ottenere di più dalle persone.
È un valore.

5. Essere pessimista

Se sei ottimista, ispiri progresso e innovazione.
Quando sei pessimista, affossi il morale.

Quando i collaboratori ti presentano dubbi e problemi, di solito cercano soluzioni.

Anche se i problemi sono noti e irrisolvibili, evita di minimizzare o di scansare.
Cerca invece di concentrarti sulle potenziali soluzioni.

I collaboratori apprezzeranno, in futuro saranno motivati ad adottare lo stesso approccio alla risoluzione dei problemi.

6. Comunicare in modo ambiguo e controverso

La chiarezza è la chiave.
La fiducia è fondamentale.

Evita di nascondere il feedback nell’ironia.
Nel giro di parole.
Gli annunci controversi generano dubbi, ansia e resistenza.

Affronta efficacemente il problema,
che si tratti di una riorganizzazione o della partenza di collaboratore indispensabile per il team, trasmetti empatia e condividendo lo “scenario possibile”.

I team leader che non si sentono in grado di fornire critiche o feedback costruttivi possono trarre un grande beneficio dal coaching specifico.

7. Mentire

È importante essere coerenti.
Soprattutto per quanto riguarda le informazioni riservate o sensibili.

Alcuni temi devono rimanere riservati.
Attenzione alle informazioni confidenziali. Se le persone vengono a sapere che hai mentito o non hai mantenuto la riservatezza, perderai la loro fiducia.
Per sempre.

È meglio tacere o dare risposte tipo “Al momento, non posso dire niente” o “Non posso rispondere interamente in questo momento.”

8. Sottovalutare l’intelligenza del team

Non sottovalutare “l’intelligenza” del tuo team.

I tuoi collaboratori (probabilmente) sono già ben consapevoli dei problemi che stai cercando di nascondere. Desiderano però conoscere la motivazione.

Non trincerarti dietro un “… tanto non capirebbero”.

Se pensi che il tuo team non possa comprendere qualcosa, è tuo compito spiegarlo.

Un dialogo più impegnato e intellettualmente onesto può portare a nuove – e inaspettate – soluzioni.

9. Utilizzare forme inappropriate di comunicazione

Non aver paura di chiedere ai tuoi collaboratori come preferiscono ricevere le informazioni.

Marta potrebbe optare per una conversazione faccia a faccia.
Più diretta e SMART.

Matteo invece potrebbe scegliere la mail.
Così la può rileggere ed essere sicuro di aver compreso.

“Come il solito sei stato il migliore” può essere letto sarcasticamente in una mail, ma le stesse parole possono essere un sincero elogio, con il giusto tono di voce.

Ecco l’importanza della comunicazione del leader.
Comprendere le esigenze comunicative individuali.

Scegli incontri di persona per i messaggi emotivi, controllo delle prestazioni, assunzioni e licenziamenti.
Puoi verificare la reazione dell’ascoltatore.

Modulare il tono della voce e le espressioni del viso.
Controllare la “direzione” del tuo messaggio.

10. Non considerare il “non detto”

Quello che non-dici è importante … tanto quanto quello che-dici.

Non dimenticare l’importanza della comunicazione non verbale.
Il tuo corpo “parla” molto di più di quel che pensi.

Non affidarti alla comunicazione dei sottintesi, delle espressioni facciali, delle supposizioni.
Il feedback cade nella vaghezza.
Una cortina di fumo annebbia la trasparenza.

La comunicazione del leader diventa ambigua.
Pericolosa.

Foto di Alexas_Fotos da Pixabay

Collaboratore negativo: come gestirlo con successo in 11 passi – 2

il collaboratore negativo

6. Evita di diventare troppo difensivo con il collaboratore negativo

In una situazione stressante abbiamo la tendenza a diventare difensivi.

A nessuno piace un feedback negativo, anche se utilizzi l’approccio migliore.

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Non prendere sul personale le parole o l’atteggiamento negativo del dipendente.
Non sono diretti a te.
Per qualche motivo non è soddisfatto del suo lavoro.
Della sua vita.

7. Invia un feedback specifico

Porta esempi specifici.
Evita “Stai facendo questo. Non farlo più”.

Descrivi la situazione, le azioni e comportamenti avuti.
Spiega in che modo le sue azioni hanno influenzato te stesso e il team.

Sottolinea come un monologo su cosa-non-funziona, incolpando gli altri, negando le idee senza offrire soluzioni,
abbassi l’umore e l’ottimismo di tutto lo staff.

Invita il collaboratore negativo a concentrarsi sul positivo , offrire risposte più costruttive, fornire feedback produttivi, porre domande, ecc…

Fai una richiesta esplicita, di cosa vorresti vedere cambiato in futuro.
Incoraggia ottimismo e lungimiranza.

Se vuoi approfondire leggi i feedback produttivi.

8. Chiedere al dipendente se sta accadendo qualcosa di negativo nella sua vita o nel lavoro

Non sei un terapeuta.
Ma puoi immaginare come un divorzio o un problema di salute di un familiare – per esempio – possa influire su ogni aspetto della vita.

Alcune preoccupazioni possono essere legittime.

Mostra il tuo lato umano.
Mostra che sei interessato e preoccupato per lui/lei come persona.

A volte le persone annegano in sentimenti negativi perché non si sentono davvero ascoltate.
Assicurati di ascoltare attivamente.

In ogni caso – pur mostrando empatia – chiedi al tuo collaboratore di evitare che problemi personali influiscano sulle prestazioni sul posto di lavoro.

9. Concentrati sulle soluzioni

Non concentrarti su tutto ciò che è sbagliato e negativo.

Concentrati – piuttosto – sugli aspetti positivi della sua performance.
Parla di ciò che ha fatto bene, di ciò che i suoi colleghi e tu stesso apprezzi delle sue prestazioni.

In futuro,
ogni volta che senti il collaboratore negativo portare un contributo positivo, rinforza quest’atteggiamento.
Fortifica, per quanto possibile, le interazioni positive con gli altri colleghi.

Se la persona non è disposta a collaborare in questa discussione,
termina il confronto.

10. Effettua un controllo regolarmente

Pianifica regolarmente incontri one-to-one.

Incoraggia.
Dai feedback positivi.

Chiedi costantemente:
“Come posso aiutarti?”
“Di cosa hai bisogno per avere successo?”

11. Sapere quando è abbastanza

Può essere davvero facile per il collaboratore negativo ricadere nelle vecchie abitudini.

Se dopo aver fornito un ragionevole periodo … la negatività persiste e non ci sono progressi è necessario prendere atto e separarsi dal collaboratore negativo.

Hai avuto il giusto approccio,
sei stato diretto e hai dato l’opportunità di correggere il comportamento.
Hai la coscienza pulita.

In definitiva,
è un beneficio per tutti.

Ti farà guadagnare più credibilità come leader, l’ambiente di lavoro sarà più positivo.

Il resto della squadra saprà esattamente perché l’hai fatto.
E te ne sarà grato.

Dopotutto,
anche per la persona stessa un nuovo inizio (con un’altra azienda) non potrà che fare bene.

Foto di Christian Supik (Fotografie) + Manuela Pleier (Design) da Pixabay

Collaboratore negativo: come gestirlo con successo in 11 passi – 1

collaboratore negativo

È successo.
Ancora.

Uno dei tuoi collaboratori è improvvisamente (ma forse non così all’improvviso),
diventato un problema.

Sempre di cattivo umore.
Rifiuta le buone idee. Mette in circolo quelle cattive.
Si lamenta costantemente del lavoro, di un collega o di ogni iniziativa.

Il collaboratore negativo vede solo nero

Mai positivo.
Solo negativo.

Questo atteggiamento dirompente e distruttivo (per qualsiasi dinamica di gruppo),
sta influenzando i tuoi collaboratori a restare concentrati e motivati sul lavoro.

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Un collaboratore negativo può intossicare un gruppo di lavoro più velocemente di quanto tu possa immaginare

Gestire il comportamento di un dipendente negativo può essere incredibilmente esasperante.

Potresti avere l’impulso di lasciarlo fare, sperare che la persona si dimetta oppure …

Sperare che la situazione si risolva da sola. Non succederà!

Spesso,
gli altri membri del team – non essendo a loro agio nella gestione di negatività o conflitti – si rivolgono a te (il manager/leader/capo) per risolvere la questione.

Se stai pensando di evitare e sviare questo compito,
sappi che il resto del team resterà deluso dal fatto che accetti questa situazione improduttiva.

Il tuo approccio migliore è quello di evitare che la negatività si “espandi” a tutto il tuo luogo di lavoro.

Ecco 11 passaggi che puoi adottare per gestire il collaboratore negativo:

1. Comportamento negativo. È un periodo storto o la sua vera natura?

Di tanto in tanto tutti passiamo un periodo sfavorevole.

Se un tuo collaboratore sta attraversando un momento difficile,
la strategia migliore è quella di essere di supporto.

Ma se i giorni difficili sono tanti, non aspettare che la crisi si “allarghi” a tutto il team.
Un atteggiamento negativo può diffondersi e continuerà a farlo.
A meno che tu non lo fermi.

È tempo di una conversazione seria!

2. Chiediti: i dipendenti negativi sono un’eccezione?

Se non fosse così, forse il problema è più grande.
Un modello di negatività può “guidare” la tua organizzazione.

Gli atteggiamenti sono contagiosi.
È tempo di parlare con le persone-chiave e assicurarti che stiano dando l’esempio giusto.

Potrebbero inavvertitamente inviare messaggi sbagliati.
Controversi.
Negativi.

3. Verifica i tuoi pregiudizi

Prima di formulare qualsiasi tipo di ipotesi,
prenditi un po’ di tempo per riflettere su chi sia questa persona.
Veramente.

Controlla i tuoi pregiudizi.

Chiediti:
È negativo quello che sta dicendo oppure il modo in cui lo espone?
È davvero un dipendente distruttivo?
Potrebbe essere solo un problema di comunicazione?
Forse agisce in questo modo perché nessuno ha detto che non può?

4. Non ingigantire il problema

Come team leader,
sei responsabile di non aumentare l’atmosfera negativa.

Certo,
il tuo dipendente può essere davvero frustrante e provocarti bruciori di stomaco, ma non devi abbassarti al suo livello.

Evita di puntare il dito, diventare a tua volta negativo o sparlare male con il team ” … ma è davvero una persona distruttiva! ”

Gli altri membri del team si chiederanno se pensi e dici le stesse cose anche di loro.
Questo è un modo rapido per perdere la fiducia di tutta la squadra.

5. Iniziare la conversazione

Ora,
la parte difficile. La leadership non è facile!

Sedersi per parlare del comportamento e dare feedback.

Come la maggioranza dei dirigenti – anche tu – non hai avuto molta formazione e pratica nel trattare con persone difficili, quindi la situazione è scomoda.
Per entrambe le parti.

Valuta il livello di soddisfazione professionale del tuo collaboratore.

Poni semplici domande a risposta aperta:
Come ti senti a lavorare qui?
Le tue aspettative sono state soddisfatte?
In quali circostanze ti senti felice al lavoro?
Quali aspetti del tuo lavoro trovi più frustrante / più eccitante in questo momento?”
Dimmi di più …

Devi essere diretto ma non conflittuale.
Esprimi chiaramente le tue preoccupazioni in modo che non ci sia ambiguità.

Foto di Christian Supik (Fotografie) + Manuela Pleier (Design) da Pixabay


7 compiti che dovresti rimandare se hai una giornata storta sul lavoro -2

giornata storta sul lavoro

5. Rispondere a una mail incazzosa

Se il tuo collega, capo o cliente si sono lasciati sopraffare dalle emozioni, non ripetere lo stesso errore.
Prendi tempo.
Ti aiuterà a evitare una reazione istintiva.

Uno dei vantaggi del mailing è che non devi per forza rispondere immediatamente.

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Sfrutta tutto il tempo che hai a disposizione. Lascia un po’ sbollire e potrai rispondere in modo professionale.

Nel caso che urge risposta, senti troppo la tensione oppure l’altro è in attesa, di sicuro hai almeno 5 minuti disponibili. Alzati, raffredda la mente, fai due passi fuori dall’ufficio,

Non è che (forse) stai travisando o esagerando il tutto?
Resisti alla tentazione di saltare subito alle conclusioni.

6. Trovare una soluzione

Trovare la soluzione giusta richiede apertura mentale, ricettività e creatività.
Dove le vai a prendere in una giornata storta sul lavoro?
In questi momenti è impensabile.

Quando non siamo in vena …
è come se avessimo davanti agli occhi un velo che non ci lascia vedere,
e spesso nemmeno pensare.

Per trovare la soluzione migliore,
è necessario mettere una distanza (una sorta di cuscinetto) tra noi e il problema,
guardarlo da un altro punto di vista, in un modo diverso da quello cui siamo abituati.

Anche se non trovi la soluzione perfetta,
di sicuro scoprirai molte opzioni in grado di risolvere il problema in un modo adeguato.

7. Prendere una decisione – completare un incarico

Qualcuno sta aspettando che tu decida il budget mensile?
Devi completare entro sera questo compito così importante?
Come puoi fare questo tipo di scelta proprio oggi?

Sei convinto che non ce la farai,
e presumibilmente con un risultato poco lusinghiero nelle mani.

Ancora una volta,
quando qualcosa non è urgente,
è strategico (da parte tua) spostare la scadenza in modo da prendere la decisione migliore.

Se hai bisogno di rinviare la scadenza,
fai sapere (a chi è in attesa) che sei-sul-pezzo e che riuscirai in quel giorno specifico a soddisfare le aspettative di tutti.

Se reputi che questo incarico non entrerà nella tua hall of fame professionale,
ricorda che in futuro avrai molte altre opportunità per riscattarti e creare qualcosa di grande.

Concediti il diritto di sentirti giù – almeno per oggi

Una giornata storta sul lavoro è un naturale (e breve) momento di avvilimento.
Non devi prenderlo come un segnale di debolezza.

Le energie in questi momenti storti, sono risorse vitali.
Impara a staccare la spina e gestire tutte le tue risorse mentali e fisiche.

Anche se è naturale voler sfuggire alla negatività del momento,
i momenti di rabbia, tristezza, sfiducia, paura,
o di sentimenti negativi fanno parte della nostra vita quotidiana.

È inutile ripetersi l’imperativo (tanto di moda) di essere UP a tutti i costi …
positivi, brillanti, e felici e che …
esiste sempre un lato positivo.

Una giornata storta sul lavoro .. va vissuta per quello che è

Semplicemente.

Mostrarsi diversi …
assecondare le attese e le aspettative degli altri
reprimere continuamente il proprio stato d’animo … voler essere sempre al Top …
ci fa disperdere energie preziose e causa maggiore infelicità e malessere.

Foto di Daniel Nebreda da Pixabay


7 compiti che dovresti rimandare se hai una giornata storta al lavoro -1

giornata storta al lavoro

Ti sei svegliato con un inizio di emicrania, hai versato caffè dappertutto,
la chiave gira a vuoto nella toppa della porta, come fai a chiudere adesso?
stai per urlare per la frustrazione,
e sono solo le 6.45 di mattina …

per qualche strano motivo ti sei svegliato con il piede sbagliato,
e tutto intorno sembra più pesante e difficile del solito.

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Alcuni giorni sono semplicemente peggiori di altri. Siamo sopraffatti, sfiduciati, ansiosi.
Non ci sentiamo “abbastanza”.
Ci sentiamo piccoli, “non abbastanza” per niente e nessuno.

Sai di cosa sto parlando…

Quando hai una giornata storta al lavoro,
probabilmente non dovresti prendere grandi decisioni o cimentarti in compiti importanti,
perché potresti facilmente peggiorare la situazione.

Certo,
rimandare, posticipare, annullare … non sempre sono opzioni realizzabili!

Mettiamola così …
ecco 7 compiti che dovresti rimandare (se ne hai la possibilità) se ti accorgi di avere una giornata storta al lavoro:

1. Soffermarsi su numeri sensibili

Ecco come farsi male!

Se non è improrogabile …
non soffermare la tua attenzione su “numeri sensibili” (incassi, rendiconto, budget, previsioni, etc.) che sono generatori di stress e pensieri negativi, capaci di farti vivere costantemente in uno stato d’allerta e crearti costantemente un’ansia di fondo.

Stabilisci un appuntamento fisso con i “numeri” e le tue preoccupazioni: una mezz’ora può bastare per riflettere e dar libero sfogo ai tuoi pensieri.

Quando non è strettamente necessario,
non soffermarti inutilmente a rimuginare sulle cifre e non saturarti d’informazioni inutili.
Ti basterà raccogliere solo i dati strettamente necessari.

2. Avere una conversazione difficile

Quanta voglia hai di discutere (proprio oggi) con il tuo collaboratore o il collega?
Poca di sicuro,
non ho dubbi!

E sicuramente stai sperando che per qualche motivo l’appuntamento salti.

Se sei già di cattivo umore,
diventa praticamente impossibile contenere la rabbia o il risentimento e avvicinarti a quella conversazione in modo appropriato.

Se puoi spostarlo … fallo!
È nel tuo interesse rimandare l’incontro in modo da essere più preparato sia mentalmente sia emotivamente.

Prova con qualcosa tipo:
“… so che abbiamo a calendario un incontro per discutere di …. Oggi per me è stata una giornata frenetica e voglio darti la mia piena attenzione e il miglior feedback. Potremmo fissare l’appuntamento per (data …) per affrontarlo al meglio?”.

3. Fare una telefonata importante

Un cliente aspetta la tua telefonata per discutere il prossimo rinnovo,
il tuo collega è in attesa di proporti alcuni cambiamenti a quel progetto così importante.

Se non è urgente, rimanda la telefonata,
in modo di avere una conversazione più produttiva in seguito.

Non devi cancellare l’appuntamento telefonico,
ma spiegare che sei molto occupato (anche se non è vero) e che preferisci spostare il colloquio in un altro momento.

4. Chiedere spiegazioni è pericoloso se sei nel pieno di una giornata storta al lavoro

 

Hai ricevuto un feedback del capo che ti ha spiazzato, ferito, messo al tappeto,
che ti ha fatto male.

Ti senti attaccato, arrabbiato, sbagliato …
e sottovalutato.

Inizi a digitare la tua mail di dimissioni.
Prima di premere invio, però ti fermi per riflettere (meglio così).
Pretendi ulteriori spiegazioni.
Chiarimenti.

Non sempre è possibile migliorare le cose,
ma è sempre possibile peggiorarle.

Se sei nel pieno di una giornata storta al lavoro … taci!
Non muoverti.

Rischi solo di infilarti in una spirale di atteggiamenti rancorosi e contestatori che possono portarti a pericolosi portamenti sabotatori.

Foto di Daniel Nebreda da Pixabay

Il rapporto con il capo: 13 spunti per lavorare a fianco di qualcuno che non ci piace

il rapporto con il capo

In un mondo del lavoro ideale,
i giorni trascorrono felici tra gesti amichevoli e sorrisi gentili.

Ma non è così.
A volte, i rapporti professionali non funzionano.

Rendersi conto che il rapporto con il capo -proprio- non funziona, non è cosa divertente né tanto meno rassicurante.

Tuttavia,
non è nemmeno la fine del mondo…

Il rapporto con il capo non funziona?

Calma!
Rifletti … anche se il tuo primo istinto potrebbe essere quello di cercare un nuovo lavoro o chiedere un trasferimento in un altro dipartimento.

A volte abbiamo il piacere di lavorare con persone che rispettiamo e che (a loro volta) ci rispettano.
Altre volte, lavoriamo con qualcuno che a malapena sopportiamo.

Alcuni boss sono stronzi perché è stato insegnato loro che dovevano esserlo.
Altri lo sono diventati, un po’ alla volta.

Il Mercato del Lavoro è-quello-che-è.

Non si può entrarne/uscirne ogni volta a piacimento, solo perché lavoriamo per qualcuno che non ci piace.

Ecco 13 cose da ricordare quando il rapporto con il capo proprio non funziona:

Anche le persone più sicure di sé (incluso il tuo capo) hanno paure, incertezze e dubbi.

Non aspettarti che cambi. Non aspettarti di cambiarlo.

Parla poco. Porta fatti. Soluzioni. Niente parla più forte delle azioni positive.

Non lamentarti del tuo capo con le persone che lo hanno assunto.

Le persone amano essere considerate esperte del settore (sicuramente anche il tuo capo).

Non ritardare decisioni e azioni dolorose … sperando che il problema sparisca da solo.

Evita “È un problema” e “Non posso”. La scelta delle parole la dice lunga su di te.

“Nessun capo terrà mai un impiegato che ha sempre ragione.” Arthur Bloch.

Preparati alle conseguenze di  uscite tipo “Il vecchio capo non faceva così” o “Prima le cose erano gestite meglio”.

Se il rapporto non funziona non prenderla personalmente. “Fatti scivolare” il tutto… poi trova una soluzione!

Controlla prima di inviare una mail al capo. Sempre!

Metti in conto che il tuo capo possa vedere qualcosa che a te è sfuggito.

Non è mai efficace usare un capo mediocre come scusa per fare un lavoro mediocre.

Foto di Jan Hoekstra da Pixabay

Chiedere scusa al lavoro: 6 modi peggiori che fanno ancora più danni – parte 1

chiedere scusa al lavoro

È tempo dei mea culpa …
nonostante gli avvocati spesso avvertano di evitare scuse, temendo che siano equivalenti ad un’ammissione di colpevolezza.

È tempo di scusarsi …
oppure potresti seguire il consiglio “Non scusarti mai, non spiegare mai”.

Dipende, se vuoi essere così arrogante …

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È tempo dei mea culpa

Porgere le proprie scuse non è cosa facile.
C’è molto di più che scrollare le spalle e dire “Mi dispiace”.

A volte le scuse non bastano …
le persone non sono realmente interessate a perdonare,
oppure l’errore è ritenuto imperdonabile.

Altre volte siamo un po’ goffi e desideriamo disperatamente evitare di far naufragare la nostra armonia lavorativa e lo facciamo nel modo sbagliato.
Creando ancora più danni!

Vediamo insieme i peggiori modi per chiedere scusa al lavoro:

1. Scusarsi per iscritto non è l’ideale per chiedere scusa al lavoro

Non ti entusiasma l’idea di un incontro faccia-a-faccia?

È facile scusarsi via mail nella sicurezza del tuo ufficio.
Per un confronto faccia-a-faccia o per telefono ci vuole coraggio e autocontrollo.
Palle.

Quando porgi le tue scuse è importante metterci la faccia, permettere alla persona di ascoltare la tua voce e vedere la tua faccia.

Un testo scritto è l’ultima opzione quando si tratta di esprimere un sincero rammarico.

Se le scuse di persona non sono possibili, per motivi logistici,
usa Skype.

2. Dire solo “Scusa” … con una scrollata di spalle

“Ah, scusa, mi sono dimenticato di inserirti in copia nella mail” .
Stop…

Oh. Grazie!
Tutto qua! Non pensi che sia importante?

Se vuoi chiedere scusa al lavoro, le tue scusanti saranno molto più credibili se fornirai maggiori informazioni.

“Mi dispiace non averti inclusa in copia nella mail.
Nella fretta ho completamente perso la cognizione del tempo. Possiamo prendere un caffè domani così ti  aggiorno sulle fasi del progetto?”

3. Inserire “…ma …” dopo le tue scuse

“Mi dispiace, non era mia intenzione, ma se non mi avessi interrotto, non avrei reagito così”.

Aggiungere “ma” è uno dei peggiori modi per dire che ti dispiace.

Quando usi la parola ‘ma’, neghi o cancelli tutto ciò che lo precede.
È un segnale che la parte veramente importante della frase sta arrivando solo adesso  “… ma se non mi avessi interrotto, non avrei reagito così”.

Anche se le tue intenzioni sono buone,
devi comunque essere conseguente al danno che hai causato.

“Non era mia intenzione, e mi dispiace così tanto che sia successo. Sarò più attento la prossima volta”.

Foto di giselaatje da Pixabay


Feedback costruttivo: 9 espressioni da evitare per non perdere efficacia

feedback costruttivo

Quando diamo un feedback costruttivo, dobbiamo stare ben attenti a non usare espressioni che ci fanno apparire offensivi, incompetenti o poco corretti.

Frasi o parole che possono, a livello inconscio, essere interpretate negativamente dalla persona che lo riceve.

Infatti il feedback costruttivo dovrebbe avere come unico scopo essere positivo e produttivo.

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Il tuo proposito dovrebbe essere quello di correggere un comportamento, senza mostrarti aggressivo o condiscendente, evitando lacrime o conflitti. Aiutare la persona a diventare più concreta ed efficace nel suo lavoro.

Stai lontano da tutte quelle frasi patetiche e di circostanza, diventerai così un punto di riferimento piuttosto che uno sputa-sentenze compiaciuto e altezzoso.

Evita queste 9 espressioni,
e sicuramente non vedrai le altre persone  mettersi immediatamente sulla difensiva o roteare gli occhi come dire “Che palle!”…

1. “A essere onesto …”

Se con questa espressione pensi di essere rassicurante, trasmettere integrità,
ti stai sbagliando di grosso perché, in realtà al contrario, aumenti dubbi e perplessità sulla tua correttezza.

Perché?
Queste frasi suonano totalmente poco sincere.

Dietro un onestamente o una dichiarazione di sincerità si nasconde spesso una bugia altrimenti non avresti il bisogno di “addolcire” il tuo discorso con queste parole.

Un feedback che inizia con “A essere onesto …” mette immediatamente la persona sulla difensiva pronta a ricevere qualcosa … di negativo!

2. “Mai / Sempre”

SEMPRE O MAI si insinuano di continuo in tutti i tipi di feedback.

Purtroppo, parlare in modo assoluto indebolisce il tuo punto di vista. È raro che qualcuno faccia o non-faccia qualcosa SEMPRE o MAI, quindi il tuo feedback verrà immediatamente respinto perché poco credibile.

Usa piuttosto “ripetutamente” o “di frequente” indicando uno spazio temporale “nell’ultima settimana, nel mese di marzo, ecc.”

3. “Fai come Piercarlo”

Evita di confrontare persone o membri del team,
condividi – piuttosto – esempi concreti di comportamenti.

Le persone non lavorano allo stesso modo,  ma raggiungono risultati in modi diversi.

Il che significa che se Piercarlo fa qualcosa-bene,
non dimostra necessariamente che il modo in cui opera l’altra persona sia sbagliata o necessita di una correzione.

4. “Senza offesa …”

Se inizi il tuo feedback con questa espressione,
probabilmente hai già oltrepassato la linea immaginaria che divide il feedback dalla critica.

Fermati.
Ripensa un modo più costruttivo di “aprire” il tuo feedback.

5. “Tutti hanno notato che …” – “Tutti pensano …”

Evita le voci “di gruppo”,
potrebbe essere molto imbarazzante.

A tutti noi piace pensare che stiamo facendo un buon lavoro e siamo apprezzati dal team,
sentirsi dire diversamente può rilevarsi scoraggiante.

Inoltre, rischi di perdere credibilità o trascinare altre persone in una conversazione che non hanno scelto.

L’ultima cosa che dovresti fare è accumulare i commenti negativi e pettegolezzi per far sì che la persona si senta attaccata o spettegolata.

Alla fine, non dovrebbe importare quante persone hanno notato/assistito a un comportamento scorretto.
Ciò che conta che la persona sia consapevole del fatto che deve modificare il suo atteggiamento.

6. “Dovresti …” – “Se fossi in te …”

Se non ti viene chiesto direttamente un parere,
evita questa frase.

Non fare impazzire con la tua capacità di analisi e la tua esperienza,
spiegando a tutti il modo in cui si dovrebbe fare-o-non-fare una certa cosa.

È molto più potente per qualcuno arrivare alla conclusione da solo.
Aiuta la persona a capire le ripercussioni delle sue azioni piuttosto che istruirla su come procedere.

7. “Quello che devi capire è …”?

C’è qualcosa di più frustrante e irritante sentirsi dire “Quello che devi capire è …?”

Stai suggerendo che … tra qualche secondo farai il favore di illuminarci-con-la-luce-del-sapere.

Questa frase ha un certo retro-gusto paternalistico,
che probabilmente ispirerà le persone solo a non-sentire il resto del feedback.

In caso di dubbio,
salta semplicemente i giudizi personali.

8. “Questo è un problema da diversi mesi ..”.

Il feedback costruttivo dovrebbe essere dato in modo tempestivo.

Se c’è stato un problema per mesi, e non hai detto/fatto niente,
l’errore è tuo!

Condividi il feedback non appena puoi,
in modo che per il destinatario sia più facile (a mente “fresca”) regolare i suoi comportamenti.

9. “Ma …” cancella l’energia di un feedback costruttivo

Evita i MA per mantenere la conversazione positiva.
MA è una spugnetta.

Ogni volta che usiamo MA, cancelliamo inesorabilmente quanto detto prima! Usarla durante una conversazione di feedback può significare che il destinatario respinge le informazioni importanti che si stanno condividendo.

“Il modo in cui hai gestito il reclamo è stato eccellente MA devi dimostrare di aver compreso le nostre procedure e la nostra filosofia”.
Il “MA” cancella, limita, diminuisce, giustifica.

Leggi il mio post.

Non cadere nella trappola di fare lodi o critiche sulle prestazioni dei tuoi collaboratori o dipendenti.
Evita di dare riconoscimento esclusivamente per i risultati ottenuti.

Riconosci invece i comportamenti che hanno portato a quei risultati.

9 modi per sviluppare la fiducia di un collaboratore insicuro – 2

sviluppare fiducia

4. Usa “La prossima volta …”

Quando vedi un collaboratore sfiduciato bloccato (un’altra volta) davanti all’ostacolo … chiedi: “Che cosa farai diversamente la prossima volta?
Che domanda magica!

Errori ripetuti insegnano che ci sono altri modi possibili per fare bene le cose.
Superare un ostacolo rognoso aiuta a sviluppare fiducia.

5. “Trasformalo” in coach

Prendi nota delle sue migliori capacità e condividi le sue competenze con gli altri componenti del team.

Se è bravo in qualcosa di specifico, sarà più incline a parlarne e a mettersi in gioco. Attribuiscili il ruolo di coach e il compito di supportare (in quel campo o settore specifico) un collega di team.
Uno-a-uno.

Poi aumenta gradualmente la difficoltà.

6. Aiuta il collaboratore insicuro a non mollare

Rivedi le strategie, l’approccio, gli strumenti, competenze e … fallo andare avanti. Non accontentarti di alcuni tentativi, insisti con lui/lei fino alla fine.

Anche dopo ripetuti fallimenti, non perdere la fiducia in lui/lei.
Mai.
Ricorda che il talento è utile ma la tenacia è il fattore fondamentale del successo a lungo termine.

Se non c’è l’ha (la tenacia), aiuta il collaboratore a trovarla. Se ne ha, sostienilo a non sprecarla e a indirizzarla su qualcosa di valido!

7. Cancella la percezione di fallimento

Non associare l’errore alla persona.

Anche inconsciamente, come se fossimo ancora a scuola, diamo sempre un voto, una valutazione, un giudizio, una sentenza inappellabile e spietata: se “ha fallito”, vorrà dire che “è un fallito”.

Aiuta il collaboratore dubbioso a ristrutturare le sue convinzioni e smussare gli angoli della sua autocritica più tagliente e imparare a pensare: “Io non sono un errore” ma “Ho commesso un errore”.

La differenza è lampante!

8. Trasforma il fallimento in un momento di crescita

Quando una persona è in debito di fiducia personale, anche l’errore più piccolo confermerà i suoi sentimenti di inadeguatezzaEcco … lo sapevo che non riuscivo. Come sempre.

Aiuta il tuo collaboratore esitante a capire che il fallimento è davvero un passo verso il successo.
Insegnagli a “fallire positivamente”, guardando sempre in avanti, sfruttando al massimo i suoi errori.

Trasforma il fallimento in uno strumento di apprendimento e crescita.
Diminuendo la paura di sbagliare, favorisci la crescita del tuo team.

Se riuscirai a ispirare speranza, farai “volare” il tuo team.

9. Celebra il miglioramento per sviluppare fiducia

Quando raggiungi un obiettivo con il tuo collaboratore, festeggia con lui/lei. Il successo genera successo e la fiducia acquisita procura una maggiore sicurezza.

Racconta la sua storia di successo ad altri dirigenti, in tutta l’azienda. Mostra alla tua squadra quanto ne sei orgoglioso!

Se ti concentri sugli errori, invece, “costruisci” ambienti distaccati e menefreghisti.

Sviluppare fiducia richiede tempo ed energia

Ma ne vale la pena.
Crea un impatto a lungo termine per il dipendente, per il team e per la tua azienda.

La fiducia è sempre dare.
Anche quando ti aspetti che qualcuno guadagni la tua fiducia, inizia comunque col darla.

Dai fiducia.
Accetta i limiti negli altri.

È importante sottolineare che questi suggerimenti non sono una forma di “coccole” per la gestione di persone insicure,
ma piuttosto un potenziamento di collaboratori con un potenziale inespresso.

Se vuoi approfondire … ecco il coaching per gestire il team!

9 modi per sviluppare la fiducia di un collaboratore insicuro – 1

sviluppare la fiducia

Non importa quanto sia intelligente, competente e qualificato il tuo collaboratore, se si sente dubbioso delle sue qualità, non ha la certezza di poter fare la differenza
non mostrerà il suo pieno potenziale.

Alcuni collaboratori,
non sono a loro agio nel parlare davanti alle persone, spingere una vendita, fare telefonate difficili con un cliente. Danno il meglio di sé in altri approcci … magari ascoltare, analizzare, pacificare, ecc…

Se come team leader,
hai intenzione di sviluppare la fiducia di un collaboratore insicuro spesso, nonostante le buone intenzioni, con le tue parole e il tuo comportamento, rischi di accentuare dubbi e paure.

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Infatti, quando il collaboratore esitante è spinto, pressato a oltrepassare la sua zona di comfort (senza essere pronto) è facile che diventi ancor più emotivo, agitato e turbato.
Insicuro e incerto.

Creare fiducia in un collaboratore indeciso non è cosa-facile, non avviene in una notte,
richiede il tuo impegno, una “vera” conversazione, “da-coach”,
non riconoscimenti superficiali o slogan motivazionali presi in prestito.

Ecco 9 modi per infondere fiducia e sviluppare la fiducia di un collaboratore insicuro o sfiduciato:

1. Non pressare

Il modo più naturale per motivare una persona insicura suona più o meno così:
“Coraggio! Se va male, la prossima volta andrà meglio!”

In realtà, le esortazioni non aiutano l’insicuro a diventare coraggioso.
Anzi.

Ci sono persone che amano guardare … prima di buttarsi!
L’attesa dell’azione inoltre aumenta la paura.
È importante lasciare ai tuoi collaboratori insicuri il tempo per pensare e raccogliere i pensieri.

È meglio fare un passo indietro e rispettare “i confini” piuttosto che spingere e rischiare di perdere un valido collaboratore.

2. Fai sentire la persona importante se vuoi sviluppare la fiducia

La persona che crede di essere importante agisce come se fosse importante.
Quando aiuti qualcuno a credere che sia importante, espandi il suo potenziale (e il tuo).

Aiuta il tuo collaboratore a credere di più in se stesso.

Nessuno ama sentirsi un “progetto”, una risorsa.
Se tratti il tuo collaboratore come incapace (un bamboccio cui dispensare ordini), si comporterà da perdente.

Connettiti con lui/lei personalmente, trattalo da adulto, osserva i segnali verbali che esprime la mancanza di fiducia.

Parla delle verità difficili.
Non nascondere la realtà e le scarse prestazioni con la compassione e frasi di incitamento prese dal web.
La commiserazione raramente solleva il potenziale.

3. Sii specifico quando dai riconoscimenti

Se dici “Però … hai un potenziale!” non riuscirai a incedere sulla motivazione e sulla potenzialità della persona.

Devi essere il più specifico possibile con esempi quando elogi.
“Stamattina, con il cliente A. … Quando hai detto X, hai cambiato la conversazione? Ottimo, stai facendo la differenza!”

Il collaboratore insicuro deve essere convinto e rassicurato dalle tue parole.
Espressioni generiche “Stai andando alla grande”, “ Sei forte” non bastano.
Leggi questo post per approfondire!

Angela – che sta facendo coaching per migliorare la “gestione” del suo capo diretto – spiega benissimo il concetto:

“Il mio manager mi dice sempre che sono brava, ma non mi dà mai dettagli.
Non ne sono poi così sicura.
Se davvero pensasse che fossi così brava, avrebbe ampliato il mio ruoloInvece … francamente, sto iniziando a interrogarmi sul mio futuro qui. “


Il team è la porta del tuo successo .. la chiave sei tu

la motivazione del personale

Che tu sia imprenditore, manager oppure responsabile di un piccolo team,
che il tuo staff sia di 2 o 200 persone, per raggiungere risultati eccellenti devi prendere consapevolezza della crescita e della motivazione dei tuoi collaboratori.

Lo sai anche tu che da solo … fai poca strada!

Il successo non è mai opera di una singola persona

Il Mercato del Lavoro sta cambiando, (anche in conseguenza della crisi che ci ha investito negli ultimi anni),
allora deve cambiare anche il modo di approcciare il tuo lavoro e il tuo team.

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Infatti,
quando i tuoi collaboratori sono demotivati o “molli” a farne le spese è il raggiungimento di un obiettivo, l’esito di un progetto, il business o la tua carriera.

Non puoi più restare legato a comportamenti oramai sorpassati “Tu fai quello e tu fai quest’altro”.
È necessario coinvolgere le persone che lavorano con tue.
Non concentrarti solo sui compiti da eseguire e da gestire.

Mettere insieme dei professionisti non necessariamente genera buoni risultati.

È tempo di diventare leader del tuo team!

Insegnare alle persone a credere in loro stesse è la cosa di gran lunga più importante che possa fare.”
Jack Welch jr

È tempo di prendere “confidenza” con la motivazione del personale.
Mica facile, lo so!

Ci hai provato più volte a dare una scossa motivazionale ma dopo pochi giorni ti sei ritrovato al punto di partenzaVuoi dire di no!

L’entusiasmo cala, non si va oltre il compitino, i “musi” si allungano, l’ambiente diventa passivo e lentamente perdi di vista il tuo obiettivo.

La verità è che la motivazione non “sgorga spontanea” dai tuoi collaboratori e non la puoi nemmeno delegare a un corso, un formatore o a un coach… è (soprattutto) a carico tuo!

 

La motivazione del personale passa inevitabilmente da te

La motivazione del tuo personale passa inevitabilmente (e mi vien da dire inesorabilmente) da te.
Sei tu quello che per primo deve motivarsi, entusiasmarsi, ispirarsi, “allenarsi” a motivare e dopo, solo dopo, la puoi chiedere, anzi pretendere, dai tuoi collaboratori.

Sono coach.
Partner del tuo successo.
Se chiedi il mio supporto per motivare il tuo team, il mio focus è su di te!

Per far correre il treno … mi concentro sulla locomotiva … non certo sui vagoni.
La locomotiva – ti piaccia o no – sei tu!

Dì continuamente alle persone quanto sono brave e che gran bel lavoro stanno svolgendo.
Brian Tracy

Un passo verso la tua leadership .. imparare a dire NO ai collaboratori

imparare a dire no

Martha è una donna preparata, capace e appassionata del suo lavoro (è office manager con il compito di supervisionare e organizzare tutte le attività segretariali della grande azienda per cui lavora).

Dirige con impegno e motivazione i suoi collaboratori (6 donne e 2 uomini).

Come ogni team leader, anche lei è focalizzata sulla gestione del team, sulle capacità relazionali. Desidera mantenere nel suo staff pace e tranquillità.

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Per questo motivo evita di dire NO

E ha ragione.
Dire “NO” non è facile e mai piacevole.

Ma dire “SI”, “Vediamo”, “Forse”, senza esserne convinta, è molto peggio (leggi questo per post  sui pericoli della comunicazione).

Martha è consapevole (oltre del suo bruciore di stomaco) che se evita di dire NO, rischia di perdere la fiducia e la stima del personale,
dare un`immagine di leader debole e demotivante per tutti i collaboratori.

Martha sa perfettamente che non può permettersi di essere troppo tollerante, accondiscendente o “molle”.
È cosciente … sa che se non mette dei paletti o dei limiti da rispettare, le persone capiranno che possono facilmente metterle i piedi in testa e approfittare della sua disponibilità
(e credimi, lo faranno).

Piuttosto di discutere, Martha dice SI e le problematiche spariscono di colpo.
È il suo modo di comprare l’affetto da parte delle persone e la “pace” del team.

A lungo andare però diventa stancante, frustrante, castrante, si perde autostima e motivazione … con tanti saluti ai buoni risultati!

Vuoi essere leader? Devi imparare a dire NO

Questo per spiegarti che dire “NO” è una delle abilità più importanti se vuoi avere il pieno controllo della tua vita professionale.

Martha fa sempre un’incredibile fatica a dire NO a un collaboratore, ha sempre l’impressione di deluderlo, che porterà rancore oppure che risponderà a tono. Alla fine è oberata d’impegni e fa il lavoro anche dei suoi collaboratori, ritrovandosi stanca e nervosa.

Quando non ce la fa più, sgancia la bomba del NO secco in modo brusco, senza dare spiegazioni e si dilegua arrabbiata (più con se stessa) nel suo ufficio.

“Voglio essere diversa, disponibile e aperta ma anche ferma e decisa sulle mie decisioni.
Ecco cosa mi aspetto dal coaching
.”

Bene Martha!
Cominciamo già da oggi, allenati a imparare a dire No.
Sarai sorpresa come le persone la prendono meglio di quanto tu creda!

Perché è difficile dire NO

Non importa quale sia la ragione per cui hai difficoltà a dire NO ai tuoi collaboratori … alla base c’è la paura delle conseguenze di fronte ad un rifiuto. Il timore che lo staff non ti darà più il suo supporto o il suo affetto … e ti escluderanno dal gruppo.

È normale preoccuparsi delle conseguenze dei tuoi NO, ma la tua apprensione non dovrebbe mai impedirti di agire al meglio per gli interessi di tutto il team,
del tuo lavoro e anche (e soprattutto) per te stesso.

Se hai bisogno del giudizio positivo dei tuoi collaboratori (alla base c’è la paura del rifiuto e di essere emarginato) rischi di dover soddisfare continuamente le loro aspettative, diventando una marionetta senza carattere.

Non aver paura di essere scortese

Di non essere disponibile con gli altri. Dicendo NO (in modo efficace) non offenderai l’altra persona,
non ci resterà male e non porterà rancore in futuro.

Non necessariamente un NO diventa una discussione che sfocia in uno scontro o un litigio.

Tuttavia, un NO troppo brusco, polemico, irridente o aggressivo senza spiegazioni o alternative può compromettere un rapporto o raffreddare il tuo ambiente professionale.

In fondo,
Martha ha capito (“facendo” coaching) che apprendere a dire NO con più efficacia … non è poi così difficile, è necessario un po’ di strategia e un pizzico di diplomazia in più.
E volontà di migliorarsi.

Per imparare a dire NO – concretamente – leggi il mio post “Come dire NO ai collaboratori con più efficacia e meno stress.

Parlare con autorevolezza – come un executive – anche se non lo sei

parlare con autorevolezza

Probabilmente passiamo molto tempo a sviluppare le nostre competenze e abilità tecniche,
piuttosto che potenziare il nostro approccio.

Spesso,
le parole che utilizziamo o non-utilizziamo la dicono lunga su di noi e sono più importanti del talento.

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Se vuoi parlare con autorevolezza non proclamare la tua professionalità

“Si fidi”
“Mi creda”

Sono frasi fatte, con le quali pensi di colpire favorevolmente, di solleticare la fiducia della persona, rivestendoti con un’area di sincerità e di onestà.

Alla fine ottieni l’effetto contrario,
l’interlocutore è portato a pensare che queste frasi confezionate le tiri fuori proprio nei momenti di difficoltà o per “spingere” la vendita o la tua richiesta.

Queste affermazioni sono degradanti per la tua professionalità.
Quando siamo sicuri della nostra proposta, servizio o offerta, l’ultima cosa che pensiamo è di mercanteggiare o “mettere sul piatto” la nostra serietà e professionalità.

Non proclamare la tua correttezza, lascia che parli di te attraverso i tuoi gesti, le tue parole o la tua consulenza. Se proprio devi dimostrarla, porta esempi concreti di situazioni realmente accadute che mostrino in che modo ti sei comportato o come hai reagito.

Non usare negazioni

Non so se questo funzionerà … “
“Spero che i risultati non saranno …”
“Ho ragione, vero?”
“Mi capisci?

Invece di dare un motivo a chi ti ascolta di dubitare di quello che stai dicendo,
presenta i tuoi pensieri senza alcun giudizio e lascia agli altri la libertà di decidere quello che vogliono.
Anche questo vuol dire essere autorevole.

Sarai sorpreso di quanto gli altri, si fidano di te se tu ti fidi di te stesso.

Elimina le parole dispersive

“Quindi … quindi …”
“Giusto?”
“Vero?”
“Ehm..ehm …”

Non utilizzare queste parole in continuazione durante la conversazione.
Se le dici spesso, morditi la lingua perché tutte queste espressioni nascondono indecisione e ti fanno perdere credibilità.

Il bisogno di essere carino o di addolcire il messaggio ti induce a utilizzare queste parole dispersive,
che tolgono energia e incisività al tuo messaggio.

Non utilizzare di continuo intercalari

“Giustappunto; In definitiva …”
“Dico bene? Vi pare? Non è vero?”
“Essenzialmente, Naturalmente, Sicuramente, Sostanzialmente”

Gli intercalari, in altre parole inserire una parola o una breve frase che in realtà non centra proprio nulla, sono molto diffusi nel parlare quotidiano.

Il fenomeno aumenta quando non si sa che dire e si è costretti a farfugliare qualcosa a proposito (o sproposito), senza pensare al collegamento con la frase in cui è inserito.

Evita di scusarti di continuo

“Scusa il disturbo”
“Mi dispiace …”
“Scusa, era solo un’idea”
“Scusa, spero di non aver sbagliato”

Chiediamo scusa troppe volte, anche quando non serve.

Sei veramente dispiaciuto?
C’è bisogno di chiedere scusa per condividere i tuoi pensieri?
Hai fatto qualcosa di sbagliato?

Nella maggior parte dei casi …NO!

Prima di usare queste parole,
prendi in considerazione se sono necessarie.

Le persone forti,
sono disposte ad ammettere l’errore, ma utilizzare sempre queste frasi è fuori luogo.
Potrebbero mettere in cattiva luce il tuo lavoro o far emergere un senso d’inferiorità.

Non ripeterti se vuoi essere autorevole

Pensi che più ripeti un concetto più convinci chi ti ascolta?
Se tendi a ripetere i concetti,
vuol dire che “non ti fidi” di quel che dici. Più ripeti più diventi dispersivo e annoi chi ti ascolta.

Ripetere continuamente crea dispersione e ti porta a non arrivare mai al dunque. Altro che parlare con autorevolezza!

Frasi ricche di dettagli portano il discorso lontano dalla meta e ti fanno perdere incisività e autorevolezza.

Se desideri un supporto personalizzato,
parlare con autorevolezza e migliorare la tua team leadership guarda il mio servizio di personal coaching.

Il coaching può fare la differenza nel tuo sviluppo professionale anche se sei un/una giovane imprenditore, manager o quadro.

Vuoi fare carriera? Fatti avanti .. se non lo fai, qualcuno lo farà al posto tuo

come farsi notare sul lavoro

Come farsi notare sul lavoro? In un mondo ideale, la soluzione sarebbe facile: “Vuoi più responsabilità? Fatti avanti”. Semplice, no?

Se vuoi fare carriera, un salto di responsabilità, chiedilo, proponiti, fatti avanti.

Come farsi notare sul lavoro? Semplice alza la mano

Non sono poche le persone mi contattano per “fare” coaching lamentando problemi (con tutto lo strascico di congetture e bruciori di stomaco) con il loro capo/a o con l’azienda” colpevoli (a loro avviso) di non aver riconosciuto e dato seguito alle loro ambizioni di crescita professionale.

Questi professionisti (senza dubbio competenti ed efficienti) non sono consapevoli di adottare atteggiamenti e comportamenti (che ritengono “assolutamente normali”) che risultano poco assertivi e poco rispettosi di se stessi.

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Non faranno la carriera che meritano perché non sanno chiedere.

Hanno troppa paura del rifiuto, o sono imbarazzati a chiedere aiuto perché sembra che non siano in grado di affrontare le situazioni da soli oppure perché sottovalutano la loro intelligenza e competenza.

Desideri un aumento, un supporto, una promozione? Dichiaralo.
Se vuoi fare un salto di responsabilità, chiedilo.

Se non lo fai, qualcun altro lo farà al posto tuo

Stanne certo.

Non dare per scontato che gli altri conoscano i tuoi bisogni. Non aspettarti che il capo, il titolare legga nella tua mente. La lettura del pensiero non è ancora possibile. Mai dare per scontato che gli altri conoscano ogni tuo bisogno o necessità. Mai dare nulla per scontato.

Non pensare che gli altri intuiscano, intendano, percepiscano.

Il punto debole è pretendere che siano gli altri a riconoscere i nostri bisogni e desideri, senza dover dire una parola. Non funziona così.

Non aspettare che qualcun altro esprima i tuoi bisogni per te. I tuoi desideri sono di tua responsabilità.
La tua carriera è di tua responsabilità (leggi questo post per approfondire).

Se vuoi (davvero) qualcosa … esponiti. Se desideri una promozione, dichiaralo.
Vuoi essere notato … mettiti in vista!

Se c’è qualcosa che desideri cambiare nella tua vita, prendi provvedimenti.