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Nuovo progetto: coaching e team building … con approccio musicale!

ferrarelli corradi coach

Quando ho incontrato Stefano Corradi -musicista professionista- lo scorso anno,
ci siamo accorti di essere accomunati dallo stesso desiderio di creare qualcosa di nuovo.

Dopo l’incontro in quello che poi sarebbe diventato “il nostro ufficio di Saronno” (in verità il grill all’uscita di Saronno – ideale distanza-di mezzo tra me che vivo a Chiasso e lui a Milano Sud) abbiamo deciso di …

Convergere nella formazione il coaching e la musica. Nasce Ferrarelli Corradi Coach

La musica – da sempre – è considerata un valido strumento per gestire lo stress, veicolare energia, stimolare la mente a trovare nuove soluzioni, a ragionare in modo creativo.

Ferrarelli Corradi Coach è stato pensato come un mix efficace e coinvolgente di formazione, coaching e team building … musicale su tematiche quali leadership, comunicazione, assertività, spirito di squadra e accoglienza-clienti.

Desideriamo comunicare in modo semplice, aperto e diretto.
Proporre unicamente ciò che sappiamo fare, senza ricorrere a teorie astratte e fumose, inglesismi, linguaggi settoriali o slogan presi a prestito dal web.

Cosa proponiamo

Team building musicale

Far vivere alle persone, per alcune ore o una giornata, la possibilità di costruire modalità di lavoro, collaborazione e sinergia, fondamentali per la realizzazione di un gruppo musicale o un’orchestra, costituisce un’esperienza intensa e molto più efficace di tante parole…

Ascolto, esercizi con strumenti musicali, coro a cappella, canoni e altro …  sono attività che mettono in gioco intensamente le persone e le dinamiche relazionali di un team.

Retail coaching

Mix efficace di coaching e team building musicale per potenziare il servizio e l’accoglienza del personale di punti vendita, estetica, fitness, benessere, agenzie e concessionarie.

Una giornata di formazione suddivisa in:

  • Coaching di gruppo (foto) per apprendere come accogliere e servire con efficacia i clienti.
  • Team building musicale per creare un forte coinvolgimento, sprigionare energia positiva e dare vita a un grande potere aggregativo nel team di vendita.

ferrarelli corradi coach

Coaching One Day (per privati)

Una giornata di coaching … con approccio musicale. Ideale per potenziare la leadership e la comunicazione al lavoro.

Il programma è in fase di definizione.
Il calendario delle attività di coaching sarà pianificato a partire da gennaio 2020.

Le sedi dei corsi saranno Milano, Verbania, Como e Lugano.

Visita ferrarelli-corradi.coach

Chiedere scusa sul lavoro: 6 modi peggiori che fanno ancora più danni – parte 2

chiedere scusa sul lavoro

4. Non essere sinceri

Tutti riconoscono una scusa falsa o esagerata,
quindi scusati con qualcuno solo se sei sincero o hai intenzione di tenere fede alla tua parole.

Se  davvero l’hai fatta grossa è controproducente scusarsi solo per consuetudine o per “mettersi in pace la coscienza”.

Se il gesto non è autentico,
sarà evidente e il sentimento non ha senso, crea solo ancora più sfiducia.

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Sii onesto,
se devi chiedere scusa sul lavoro … non esagerare e non umiliarti.

5. Scusarsi incolpando un’altra persona

“Scusa, ma non è colpa mia”
“È vero … ma ero di libero”
“Boh! Non lo so, chiedete a Pierluigi …”

Possibile che sono sempre gli altri gli incompetenti, quelli che non capiscono niente,
quelli che sbagliano?

Scusarsi e riversare la colpa sugli altri è un atteggiamento frequente soprattutto quando ci sentiamo insicuri o abbiamo paura delle ripercussioni.

Assumersi le responsabilità è un mezzo potente per creare rispetto e fiducia nei tuoi colleghi o collaboratori e, allo stesso tempo, incoraggi gli altri a fare lo stesso.

6. Scusarsi troppo tardi

Aspettare troppo a lungo per scusarsi può peggiorare la situazione.

È facile generalizzare quando si tratta di tempi di scuse,
è difficile determinare il momento giusto per dire “Mi dispiace”.

In linea generale, se vuoi chiedere scusa sul lavoro devi essere tempestivo.

 

Se ti accorgi di aver aspettato troppo a lungo per scusarti,
non significa che non dovresti affrontare più la questione.

Puoi ancora tentare di correggere un errore.
Meglio tardi che mai.

C’è di peggio! Non scusarsi .. e “dribblare” per non incontrare la persona

Sai che hai sbagliato, che dovresti scusarti,
ma sei così imbarazzato o non riesci a sopportare di ammettere l’errore,
che fai di tutto per non incontrare la persona faccia-a-faccia.

Sbagliare non è divertente …
ma è peggio dribblare e scansare con 1000 scuse (questa volta ci sono) la persona per non incontrarla nel corridoio o davanti la macchinetta del caffè.

Siamo lontani dall’immagine di persona integra che vorresti trasmettere!

Chiedere scusa sul lavoro? Non aspettarti perdono immediato

Sebbene le scuse siano un passo nella giusta direzione,
non aspettarti una soluzione rapida.

Potrebbe volerci più tempo di quanto pensi,
ma hai fatto “la cosa giusta”.

Adesso devi concedere tempo per la “guarigione”.
La riconciliazione richiede tempo e lavoro,
e alla fine le tue relazioni torneranno più forti di prima.

Il più delle volte, le scuse hanno poco effetto perché ci scusiamo nel modo sbagliato.

La chiave è imparare a creare una base collaborativa e non distruttiva. Trovare una soluzione produttiva che possa (nel limite del possibile) portare benefici a entrambe le parti.

15 segnali evidenti che devi ancora crescere come professionista e come Uomo

crescere professionalmente

Crescere professionalmente come Uomo e come Donna…

Tanti pensano di essere leader.
La maggior parte ne è ancora lontano.

Prima di essere un grande professionista devi essere una grande persona.

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Crescere professionalmente vuol dire possedere qualità morali e valori etici.
Fare ciò in cui credi veramente o ritieni giusto, anche se è impopolare, faticoso o scomodo.

Crescere professionalmente significa guidare le persone e non concentrarsi solo sui compiti da eseguire e sulle mansioni da gestire.

Vuol dire coerenza tra azioni, valori, metodi, principi e risultati.
La vera leadership viene da chi sei, non solo da quello che dici o fai.

Ricorda il monito di Wolf J. Rinke
“Dire a qualcuno di fare qualcosa non significa essere leader.”

Crescere professionalmente vuol dire fare-la-cosa-giusta a prescindere le circostanze

È più che essere onesti.

Si tratta di uno stile di vita impostato verso l’eccellenza professionale e morale.

Il professionista fiducioso ha fede nelle sue capacità e nelle sue conoscenze.
Non ha bisogno di spingere gli altri verso il basso per emergere.

Guadagna la fiducia della gente con la sua forza interiore.
Quando entra nella stanza, tutti ne prendono atto.

Ecco 15 segnali che evidenziano che devi ancora crescere come professionista e come Uomo (o Donna):

  1. Ti offendi facilmente

  2. Hai bisogno di essere amato e riconosciuto

  3. Valuti o giudichi prima di conoscere-i-fatti

  4. Parli di te la maggior parte del tempo

  5. Ti lamenti costantemente degli altri

  6. Sei geloso di quelli che “riescono”

  7. Le tue idee sono sempre le idee “migliori”

  8. Non dici mai “Ho sbagliato”

  9. Sono sempre gli altri a non-capire

  10. Ti aspetti che le persone leggano la tua mente

  11. Ami conversazioni con duelli, vincitori e vinti

  12. Le tue frasi iniziano sempre con “No, Ma, Non è giusto…”

  13. Ti piace dare feedback, ma non li accetti

  14. Hai paura del talento degli altri

  15. Non sai ridere di te stesso

Essere un leader: le tue espressioni facciali sono il tuo “marchio di fabbrica”

essere un leader

I sorrisi sono contagiosi!
È incredibile la differenza che può fare un sorriso.

Siamo completamente coinvolti nel nostro lavoro che ci dimentichiamo dei semplici piccoli passi, come sorridere.

Un semplice sorriso può cambiare completamente il tono della conversazione

Così la prossima volta … rilassa le guance e mostra solo il tuo sorriso naturale.

Molte persone hanno un’espressione accigliata o un cupo cipiglio sui loro volti.
Sempre.

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Non lo fanno volontariamente o per cattiveria … sono stressati tutto il tempo, sono concentrati, assorti nei loro pensieri.

Quando incontrano qualcuno … la persona pensa che non piaccia.

È questo il messaggio che vuoi inviare?
È questo il messaggio che stai inviando?
Come ti percepiscono i tuoi colleghi? Il tuo team?
Freddo e distaccato con lo sguardo accigliato e la fronte corrucciata?

La tua espressione facciale è il tuo “marchio di fabbrica”

La dice lunga su di te!

Un sorriso va lontano.
Trasmette fiducia, autorità e … calore.
Senza dubbio, un sorriso “batte” lo sguardo accigliato ogni volta.

Quando parli e sorridi,
anche gli altri sorridono, vedi gli altri sorridere e continui a sorridere a tua volta …
crei una reazione a catena!

Essere un leader? “Accompagna” le tue parole con un sorriso

Sorridere è uno dei più potenti segnali non verbali.
Sorridere è la cosa migliore che puoi fare.
Se fai veramente fatica a sorridere rischi di apparire teso e stressato… altro che essere un leader!

Le persone sicure di sé sorridono perché sono felici e non hanno paura di mostrarlo.

Il grande leader sorride (in modo genuino) invia l’idea “Che bello conoscerti‘”.
Il grande leader trasmette “Si, sono sicuro di me”.

Regala alle persone un sorriso sincero

Se il tuo viso, i tuoi denti e gli occhi non sono parte del sorriso, vuol dire che stai utilizzando un sorriso di circostanza.

E’ il tipico sorriso che utilizzi quando non ti senti veramente a tuo agio, non hai voglia di sorridere ma lo fai forzatamente solo per apparire cortese.

“Trattieni” il sorriso per fare una buona impressione.

“Aggancia” gli occhi dell’altra persona, nota il colore dei suoi occhi e poi sorridi.
Attendi che sorrida di nuovo e poi “trattieni” il tuo sorriso per due secondi in più di lui/lei.
Sarai stupito dal legame che si crea!

Le persone non potranno non notare qualcosa di “diverso” e si ricorderanno sicuramente di te.

Sorridere non vuol dire la risata sguaiata dello scemo

Non significa avere il sorriso stampato in faccia tutto il tempo,
fare il “piacione” o ancora peggio mostrare un sorriso neutro di circostanza.
Senza vitalità.

Sorridere vuol dire mostrare un leggero sorriso sul viso per incoraggiare le persone a interagire con te.
Leadership è interagire con le persone.
Essere un leader va aldilà delle direttive
dei numeri e delle statistiche.

Feedback costruttivo: 9 espressioni da evitare per non perdere efficacia

feedback costruttivo

Quando diamo un feedback costruttivo, dobbiamo stare ben attenti a non usare espressioni che ci fanno apparire offensivi, incompetenti o poco corretti.

Frasi o parole che possono, a livello inconscio, essere interpretate negativamente dalla persona che lo riceve.

Infatti il feedback costruttivo dovrebbe avere come unico scopo essere positivo e produttivo.

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Il tuo proposito dovrebbe essere quello di correggere un comportamento, senza mostrarti aggressivo o condiscendente, evitando lacrime o conflitti. Aiutare la persona a diventare più concreta ed efficace nel suo lavoro.

Stai lontano da tutte quelle frasi patetiche e di circostanza, diventerai così un punto di riferimento piuttosto che uno sputa-sentenze compiaciuto e altezzoso.

Evita queste 9 espressioni,
e sicuramente non vedrai le altre persone  mettersi immediatamente sulla difensiva o roteare gli occhi come dire “Che palle!”…

1. “A essere onesto …”

Se con questa espressione pensi di essere rassicurante, trasmettere integrità,
ti stai sbagliando di grosso perché, in realtà al contrario, aumenti dubbi e perplessità sulla tua correttezza.

Perché?
Queste frasi suonano totalmente poco sincere.

Dietro un onestamente o una dichiarazione di sincerità si nasconde spesso una bugia altrimenti non avresti il bisogno di “addolcire” il tuo discorso con queste parole.

Un feedback che inizia con “A essere onesto …” mette immediatamente la persona sulla difensiva pronta a ricevere qualcosa … di negativo!

2. “Mai / Sempre”

SEMPRE O MAI si insinuano di continuo in tutti i tipi di feedback.

Purtroppo, parlare in modo assoluto indebolisce il tuo punto di vista. È raro che qualcuno faccia o non-faccia qualcosa SEMPRE o MAI, quindi il tuo feedback verrà immediatamente respinto perché poco credibile.

Usa piuttosto “ripetutamente” o “di frequente” indicando uno spazio temporale “nell’ultima settimana, nel mese di marzo, ecc.”

3. “Fai come Piercarlo”

Evita di confrontare persone o membri del team,
condividi – piuttosto – esempi concreti di comportamenti.

Le persone non lavorano allo stesso modo,  ma raggiungono risultati in modi diversi.

Il che significa che se Piercarlo fa qualcosa-bene,
non dimostra necessariamente che il modo in cui opera l’altra persona sia sbagliata o necessita di una correzione.

4. “Senza offesa …”

Se inizi il tuo feedback con questa espressione,
probabilmente hai già oltrepassato la linea immaginaria che divide il feedback dalla critica.

Fermati.
Ripensa un modo più costruttivo di “aprire” il tuo feedback.

5. “Tutti hanno notato che …” – “Tutti pensano …”

Evita le voci “di gruppo”,
potrebbe essere molto imbarazzante.

A tutti noi piace pensare che stiamo facendo un buon lavoro e siamo apprezzati dal team,
sentirsi dire diversamente può rilevarsi scoraggiante.

Inoltre, rischi di perdere credibilità o trascinare altre persone in una conversazione che non hanno scelto.

L’ultima cosa che dovresti fare è accumulare i commenti negativi e pettegolezzi per far sì che la persona si senta attaccata o spettegolata.

Alla fine, non dovrebbe importare quante persone hanno notato/assistito a un comportamento scorretto.
Ciò che conta che la persona sia consapevole del fatto che deve modificare il suo atteggiamento.

6. “Dovresti …” – “Se fossi in te …”

Se non ti viene chiesto direttamente un parere,
evita questa frase.

Non fare impazzire con la tua capacità di analisi e la tua esperienza,
spiegando a tutti il modo in cui si dovrebbe fare-o-non-fare una certa cosa.

È molto più potente per qualcuno arrivare alla conclusione da solo.
Aiuta la persona a capire le ripercussioni delle sue azioni piuttosto che istruirla su come procedere.

7. “Quello che devi capire è …”?

C’è qualcosa di più frustrante e irritante sentirsi dire “Quello che devi capire è …?”

Stai suggerendo che … tra qualche secondo farai il favore di illuminarci-con-la-luce-del-sapere.

Questa frase ha un certo retro-gusto paternalistico,
che probabilmente ispirerà le persone solo a non-sentire il resto del feedback.

In caso di dubbio,
salta semplicemente i giudizi personali.

8. “Questo è un problema da diversi mesi ..”.

Il feedback costruttivo dovrebbe essere dato in modo tempestivo.

Se c’è stato un problema per mesi, e non hai detto/fatto niente,
l’errore è tuo!

Condividi il feedback non appena puoi,
in modo che per il destinatario sia più facile (a mente “fresca”) regolare i suoi comportamenti.

9. “Ma …” cancella l’energia di un feedback costruttivo

Evita i MA per mantenere la conversazione positiva.
MA è una spugnetta.

Ogni volta che usiamo MA, cancelliamo inesorabilmente quanto detto prima! Usarla durante una conversazione di feedback può significare che il destinatario respinge le informazioni importanti che si stanno condividendo.

“Il modo in cui hai gestito il reclamo è stato eccellente MA devi dimostrare di aver compreso le nostre procedure e la nostra filosofia”.
Il “MA” cancella, limita, diminuisce, giustifica.

Leggi il mio post.

Non cadere nella trappola di fare lodi o critiche sulle prestazioni dei tuoi collaboratori o dipendenti.
Evita di dare riconoscimento esclusivamente per i risultati ottenuti.

Riconosci invece i comportamenti che hanno portato a quei risultati.

9 azioni divora-energia che succhiano forza vitale al tuo lavoro e alla tua carriera -1

efficacia al lavoro

La chiave del successo non è lavorare tanto ma … lavorare meglio.

C’è una notevole distinzione tra essere occupati ed essere produttivi.
Lavorare tanto non è sempre la strada giusta. Non ci si rende conto che ci si chiude in una scatola quando si è troppo concentrati su qualcosa.

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Concentrarsi eccessivamente, raramente è salutare o produttivo.
Spesso, lavorare meno può effettivamente produrre risultati migliori.

Il tempo è un bene limitato.
Dobbiamo imparare a spendere la minor quantità di energia per ottenere maggiore efficacia al lavoro.

Ecco 9 azioni che succhiano una quantità enorme di energia al tuo lavoro e alla tua carriera:

1. Piacere agli altri

Cambiare i tuoi piani in un attimo, accollarsi sempre più lavoro, dire sempre di sì, non dire mai di no, essere sempre d’accordo, non riuscire a essere il vero TE … richiede energia.

Piacere agli altri, “conquistare” l’affetto e l’approvazione di tutti richiede attenzione e un notevole esborso di vitalità.

Peccato che tutte queste energie servono a poco perché … le persone non sono attratte da chi si sforza di piacere!

Nella maggior parte dei casi non siamo attratti da chi fa di tutto per piacere,
impressionare, conquistare.

Leggi il post se vuoi approfondire.

2. Fantasie negative quando aspetti troppo tempo la risposta

“Il buio e l’attesa hanno lo stesso colore.”
Giorgio Faletti

Ogni volta che un collega, il capo o un cliente impiega tanto/troppo tempo a rispondere a una tua richiesta, la mente inizia a correre, fantasticare, divagare, vaneggiare.
E presumere il peggio.

La mania fa galoppare la fantasia.
Porta a vedere fantasmi ovunque. Sentimenti di inadeguatezza e di manchevolezza emergono,
malgrado noi.

Non sono pochi i professionisti e manager che da questi segnali (complice anche lo stress al lavoro) si lasciano inghiottire e lentamente consumare … nel fisico e nell’anima!
Altro che efficacia al lavoro!

Leggi il mio post per approfondire.

3. Dire sempre di SI toglie efficacia al lavoro

Quando diciamo “sì” a tutti, uccidiamo la nostra produttività.

Dovremmo smettere di dire “sì” a compiti che portano a risultati bassi o quasi nulli.
Avremo così tempo per concentrarci su mansioni più importanti.

È sempre meglio svolgere poche attività molto bene,
piuttosto che tante con uno scarso risultato.

Non puoi sempre dire NO al tuo capo o ai tuoi colleghi,
ma puoi scegliere la maggior parte delle azioni che farai durante l’intera giornata lavorativa.

4. Controllare gli altri

Controllare è un meccanismo di difesa.
Controllare gli altri (perché si adattino al nostro modus operandi) crea dinamiche tossiche.

Di fronte all’incapacità di controllare dirigiamo tutta l’energia attorno a noi, consumando enormi quantitativi di vitalità.

Devi prendere coscienza che controllare e dominare le persone non migliorerà la situazione ed è improduttivo.
Al contrario, è utile imparare a controllare se stessi.


Comunicare al lavoro: tacere è molto più potente di parlare

comunicare al lavoro

Ascoltare è ammirevole e impressionante.
Ti rende più intelligente e ti mette in una posizione migliore.
Chi riesce a stare in silenzio (e ascoltare) possiede carisma e relazioni più forti.

Zitto e ascolta, gli altri ti daranno il loro cuore.
Se sai ascoltare gli altri vuol dire che sei una persona sicura di te, sai come comunicare al lavoro,
non ritieni di aver la soluzione per tutto e tutti.
Non hai paura del confronto.

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Ascoltando, dimostri un vero interesse per l’opinione degli altri.
Ascoltare gli altri (collaboratori, capo/a, clienti ma anche figli, partner, amici) li fa sentire importanti.

Parla meno – ascolta di più

Non credere che solo perché sei il capo o il responsabile, hai il diritto di parlare più di altri.
Più fai silenzio, più ascolti, più grande sarà il tuo carisma,
la tua influenza, il tuo potere.

Il silenzio è considerato d’oro, per il suo potere.
Il silenzio dà potere alla persona.
È “un’arma” incredibilmente potente.
È uno strumento che aggiunge autorevolezza alla tua presenza.

Il silenzio è fonte di forza

Una persona esperta sa come scandire il silenzio.

Il silenzio è forza, saggezza e magia.
Più ascolti più diventi forte.

Puoi mantenere l’attenzione creando silenzi nei momenti-chiave in cui stai parlando.
Momenti di silenziosità tra le parole possono essere altrettanto autorevoli come i pensieri e le parole stesse.

Una sospensione può essere molto potente, ma raramente la utilizziamo come uno strumento fantastico per comunicare al lavoro e ottenere autorevolezza.

Comunicare al lavoro: 2 tecniche da provare

Silenzio prima di una parola/frase/concetto importante
La pausa attira l’attenzione degli ascoltatori … e li prepara a ciò che verrà dopo …
… ecco aspetta ancora un attimo …
tutti stanno aspettando curiosamente (e trepidamente) quello che hai da dire.

Silenzio dopo una parola/frase/concetto importante
Non c’è bisogno di lanciarsi immediatamente a parlare d’altro o dire …
“Giusto? … Vero? Sai …”
Facendo una pausa, dai il tempo alle tue parole di fare effetto!

Se fai silenzio prima-e-dopo, darai all’ascoltatore di sintonizzarti su ciò di cui stai dicendo,
darai la possibilità di elaborare ciò che hai appena detto,
darai la possibilità di capire – veramente – il significato.

Quel piccolo intervallo di silenzio dimostrerà la forza del tuo pensiero,
e la tua autorevolezza.
Che potenza!

“Il silenzio non fa domande, ma può darci una risposta a tutto.”

Frase di Ernst Ferstl

Se stai in silenzio, non significa che tu non abbia niente da interessante da dire.
Non cadere nella trappola di riempire il vuoto del silenzio con chiacchiere inutili, la musica, lo smartphone.

Naturalmente l’arte del silenzio creativo richiede pratica per diventare uno strumento così potente ed efficace.

Una pausa “creativa” è la chiave per trasmettere fiducia e creare una “presenza” autorevole.

Decisioni per la carriera: 8 segnali che ci stai pensando troppo (e gli anni passano) – 2

decisioni per la carriera

5. Cadi nel perfezionismo eccessivo solo per procrastinare

Se pensi troppo, potresti avere un incessante desiderio di perfezione.

Analizzi costantemente ogni situazione.
Qualsiasi possibile scenario.

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Non vuoi prendere la decisione sbagliata, così sprechi molto tempo per qualsiasi scelta …
perché non ti fidi di te stesso.

Non puoi accettare il fallimento e fai di tutto per evitarlo.
Il metodo migliore è perdersi nelle scelte e non muoversi.

Ricorda che nella vita è fondamentale fare degli errori. Ti permettono di crescere, imparare e raggiungere nuove vette nella tua evoluzione.

6. Stai ricevendo lo stesso input da tutti quelli con cui parli

Hai discusso del tuo dilemma con tutti quelli che conosci,
e tutti ti dicono la stessa cosa.

Dovrebbe essere più facile prendere una decisione, non pensi?
No, non pensi!

Stai ancora andando avanti e indietro, incapace di decidere!
Quando siamo “troppo dentro” un problema, spesso perdiamo la prospettiva.

Se amici fidati, familiari o colleghi sembrano essere tutti d’accordo, ci sono buone probabilità che abbiano ragione.

7. Stai mulinando in idee completamente irrealistiche

Il tuo cervello a volte può evitare di arrivare a una conclusione producendo sempre più scelte. Tutte le opzioni sono possibili …. un brainstorming infinito!
“Magari vado in Costa Blanca e apro una piadineria sulla spiaggia”
“Apro un agriturismo in valle e comincio a produrre il formaggio di capra. Figo!”

E così ti perdi in fantasticheria, sogni e utopie…
altro che decisioni per la carriera!

Impantanarsi in illusioni è un altro modo per rimandare le grandi decisioni, ancor di più se la piadina l’hai mangiata solo in vacanza a Riccione e il formaggio di capra sai a malapena cosa è!

È l’ennesima forma di procrastinazione.

Quando ti ritrovi a pensare troppo, prova a riportarti al momento presente attraverso respiri profondi e pensando a qualcosa di rilassante.

Prova a sbarazzarti di questi pensieri perché ti portano ancora più lontano dalla tua meta.

8. Nessuna scelta è l’ideale

La decisione comincia con la consapevolezza che potrebbe non esserci una risposta “giusta”.

Se il tuo cervello gioca costantemente a “ricercare tutti gli scenari possibili” diventa chiassoso e potresti trovare difficile smettere di pensare e decidere in modo sensato.

Quando stai esaurendo le tue capacità cognitive, le cose possono diventare contorte e confuse,
causando la scelta sbagliata.

Se hai già accumulato tante informazioni probabilmente è il momento di prendere una decisione. Impegnati a ricercare due o tre opzioni, una volta trovate è il momento di agire su di esse, invece di tornare indietro per ulteriori informazioni.

Se ti mancano ancora informazioni, continua la ricerca!
Una volta che le hai acquisite, fermati.
E decidi!

Decisioni per la carriera? Se non riesci è meglio aspettare e distrarti

Dopo un po’,
puoi tornare alla tua decisione con una nuova prospettiva che ti consentirà di essere più obiettivo.

Qualsiasi tipo di pausa aiuterà a ridurre la frustrazione e a eliminare il pensiero circolare, solo così puoi fare una scelta calma e ragionevole.

Per ottenere decisioni per la carriera è fondamentale …
chiarirsi l’obiettivo, trasformare la paura in coraggio e ascoltare il tuo istinto.

Scopri il coaching per la carriera.

Vuoi potenziare la tua comunicazione al lavoro? Occhio a questo errore fondamentale

comunicazione nel lavoro

Parlare chiaro e diretto è necessario.

Soprattutto se ricopri un ruolo di responsabile, capo o manager, è indispensabile utilizzare una comunicazione efficace,
usare le parole o il tono giusto per migliorare i rapporti personali, aumentare il tuo carisma con colleghi e collaboratori.

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La comunicazione nel lavoro è il primo passo verso il tuo successo

Se pensi di comunicare in modo confuso, dispersivo o tortuoso devi impegnarti con molta pratica e attenzione.
Per sradicare questa cattiva abitudine ti servirà molta pazienza.
Hai “sempre detto così” e non sarà così facile cambiare e migliorare, in poco tempo.

Da domani, comincia a prestare attenzione a cosa dici,
conta quante volte utilizzi parole dispersive e prova a invertire la tendenza.

Allenati con costanza e vedrai che, giorno dopo giorno, questo sforzo controllato diventerà naturalezza.
Attento, però!

Non fare l’errore di “regolamentare” di colpo tutta la tua comunicazione

Non commettere l’errore di disciplinare, di punto in bianco, tutta la tua comunicazione con tutte le persone con cui interagisci.

Così facendo, corri il rischio di controllarti troppo,
perdere naturalezza e di trasformarti in un automa freddo e innaturale (e molto ingessato) …
con tanti saluti alla famosa empatia del comunicatore!

 

Metti tutta la tua attenzione solo in particolari momenti o situazioni, quando sei in procinto di:
• dare a un collaboratore disposizioni, direttive, compiti
• condividere feedback e disaccordi
• relazionarti con un cliente
• presentare i tuoi chiarimenti al tuo capo o collega
• esporre un auspicio per il futuro
• quando devi “far passare” un concetto, un auspicio o una direttiva in modo preciso, chiaro e inequivocabile.

Per il resto … sii te stesso!

Con le tue incertezze comunicative, i tuoi continui intercalari e i modi di dire poco ortodossi.

Non formalizzarti e non preoccuparti troppo di cosa dici durante la pausa pranzo,
o in un momento di semplice conversazione.

Devi solo potenziate (in particolare frangenti) la tua comunicazione nel lavoro,
non stravolgere il tuo modo di essere o di comunicare.

Ti dico questo perché ricercare costantemente il controllo della comunicazione nel lavoro,
è fonte di grande stress!

Ti irrigidisce, ti blocca, ti fa diventare una persona scontata.
Come se non ne avessimo già abbastanza attorno a noi!

Partecipazione a “Il portafoglio” di Radio Agenti.it – “Pensieri e azione” –

intervista

Come passare all’azione, cioè come possiamo tramutare i pensieri in azioni?
Quali sono le azioni che ci rendono più attivi?

Ospite del programma “Il Portafoglio” ho parlato delle 4S:
– Superare la procrastinazione
– Scollegarsi
– Svegliarsi presto
– Supporto di un coach

Clicca qui e ascolta l’intervista

Essere leader non è facile. Chi non è leader, non lo sa. Fantastica.

la leadership

La leadership non è facile

Che tu sia un manager di una multinazionale o il responsabile di settore con i suoi 3 fidi-collaboratori … poco cambia. Non è semplice.

Non importa se hai studiato tanto, poco conta se dirigi 2 o 200 collaboratori.
Essere leader non è (e non sarà mai) comodo. La leadership riguarda più il tuo modo di essere che le parole sul tuo biglietto da visita.

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La leadership non è semplice

Vuoi che ti dica il contrario?
Che avrai sicuramente una carriera grandiosa, un team che ti adorerà, più soldi, più riconoscimento e una vita appagante? Ti dico che ci sono percorsi più facili da intraprendere.

Se stai cercando una strada facile, forse la leadership non fa per te.

Il prestigio ha un prezzo e, onestamente, la maggior parte dei leader piuttosto che persone celebrate nei libri di economia sono più eroi solitari che combattono dure battaglie, dormono sonni agitati e vengono scaricati dall’azienda non appena il loro rendimento scende dello 0,5%.

Non pensare che la leadership sia semplicemente un riconoscimento per anni di lavoro 24/7 o un progetto portato a termine brillantemente.

Se stai aspettando di essere un leader finché non hai il titolo che desideri, è il momento di guardarti allo specchio e avere una conversazione spietatamente onesta con te stesso.

Chiediti … Perché vuoi essere leader?

Hai il titolo ma stai ancora “aspettando” di essere un vero leader?
Stai aspettando che le cose siano più facili?
Che cosa sei disposto a rinunciare?
Sei disposto a partire per questa avventura senza certezza di prestigio o successo?

La leadership non è per tutti

Ci vuole tempo. Ci vuole abnegazione.
Necessita di un grande sforzo.
Leadership è dedizione, coraggio, rischio.

Essere leader non è facile. Chi non è leader, non lo sa.
Fantastica.

Non ti senti abbastanza leader?

Se ti accetti per quello che sei, non significa sentirsi perfetto.

Se ti accetti per quello che sei, significa arrendersi alla realtà e cominciare a essere sempre più “in pace” con se stessi. Vuol dire essere meno critici e severi, perdonarsi i propri errori e accettare i propri limiti.

Accettare il fatto di non essere una persona così coraggiosa, carismatica, efficace, forte … è una conquista che richiede un grande sforzo e un lungo lavoro su se stessi.
Questa conquista spingerà per il cambiamento. Per la leadership.

Accettarsi è cambiamento.
Accettarsi per quello che si è … il primo passo verso il tuo successo (grande o piccolo che sia, poco importa).

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Diventare un leader: gestire invidie e gelosie degli ex colleghi

diventare un leader

Hai ottenuto la promozione che tanto desideravi?
Bene!

Hai ottenuto la posizione perché hai le competenze giuste o hai colpito positivamente chi ti ha scelto.
Ma i tuoi colleghi la pensano allo stesso modo?
Uhm….

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Invidie e gelosie.
Ecco cosa devi imparare gestire.

Magari qualcuno di loro è deluso, arrabbiato, frustrato.
Ambiva anche lui/lei a quella posizione … e invece hanno scelto te!
È toccato a te diventare un leader!

Non per tutti sarà facile mettere da parte l’ego, nascondere invidie e gelosie e venire a congratularsi con te.

Non essere arrogante

Hai lavorato sodo per ottenere questo riconoscimento, per diventare un leader. Ti senti orgoglioso dei tuoi risultati.
Ci sta.

Fai attenzione, però a non essere arrogante o risentito … altrimenti aumenterai il numero dei tuoi haters.

Evita mail tipo “A star is born …”, “Ehi, forse non lo sai… adesso sono il capo … eh… eh”.
Non cadere in discussioni o in vecchie ruggini con un collega-rivale “Ehi, se avresti fatto bene il tuo lavoro, non saresti stato così trascurato“.

È una tattica né divertente tantomeno accattivante.

Questo non vuol dire non festeggiare e non pubblicizzare il tuo successo (sul lavoro, sui social media, ecc …).

Al contrario,
non sentirti in dovere di chiedere scusa o sminuirti, diventare un falso-umile tipo ”Non me lo aspettavo”, “Non capisco perché hanno scelto me … non ho esperienza di gestionale”.

Chi non è stato riconosciuto avrà un motivo in più per essere arrabbiato, chi non è stato prescelto non vuole sentire quanto sei immeritevole
perché lo sa già!

Offri il tuo supporto se vuoi diventare un leader

Mentre la tua stella sale … gli altri rimangono al palo!
Non farli sentire esclusi.

Offri consigli utili a quelli che sembrano più risentiti. Riconosci il loro ruolo. Complimentati per i loro sforzi. Dai suggerimenti (se ne hai – altrimenti evita) su come anche loro possono migliorare le loro abilità.

Potrebbero diventare tuoi alleati, desiderosi di associarsi al tuo astro crescente.

Funziona?
Sì ma non per tutti e poi … all’inizio devi aspettare che si “sbolliscono” gli animi.

Non preoccuparti di controllare i giudizi

È impossibile.
Il comportamento e l’atteggiamento degli altri sono inevitabilmente al di fuori del tuo controllo.

Per quanto tu possa essere disponibile, gentile e benvoluto ci sarà sempre qualcuno che ti criticherà,
biasimerà e cercherà di rovinarti una bella giornata di sole.

Cercare di controllare e neutralizzare giudizi, critiche e malelingue è la ricetta migliore per ottenere …
ansia, frustrazione e rabbia.

Quando accetti di non controllare o assecondare critiche e giudizi, vuol dire che scegli di essere saggio e concreto.
Prendi coscienza di un dato di fatto, una parte integrante della nostra vita …
prima lo consapevolizzi meglio è!

Crea amicizie strategiche

Per contrastare i detrattori invidiosi è importante costruire forti alleanze con le persone giuste.

Quelle persone che saranno i tuoi sostenitori quando arriva l’alta marea.
Inoltre possono aprire le porte per te, dare priorità alla tua richiesta e assistenza al tuo progetto.

Continua a soddisfare le esigenze di-chi-decide

Non tutte le persone con cui lavori celebreranno la tua promozione.
Lo sai!

Preoccupati di meno di ciò che pensano i tuoi (oramai ex) compagni e tieni d’occhio chi-decide.

Hai ottenuto il riconoscimento, perché chi-decide ha apprezzato il tuo lavoro e il tuo modo di fare.
Non fargli pentire di averti scelto!

L’invidia può spingere alcune persone a comportarsi in modo scorretto

… anche irrispettoso e vigliacco.
Potresti diventare vittima di pettegolezzi, esclusione o sabotaggio (sottile o diretto).
Diventare un leader vuol dire anche questo!

In privato, con calma incoraggia il tuo denigratore a parlare onestamente. Non aprire il dialogo con frasi tipo “Ehi, Qual è il tuo problema?” perché ti fa sembrare subito inquisitore e conflittuale.

La persona si mette sulla difensiva,
diventa un “rimpallo” di negazioni e tutto si conclude senza ottenere nulla di costruttivo.

Meglio iniziare con un esplorativo “Ho notato una frattura fra noi … “.

 Spiega che desideri rendere la vita professionale di tutti più agevole

Parla del tuo nuovo ruolo e del rapporto che stai cercando di costruire con il team. Ricorda che sei realmente interessato a lui/lei e alla sua carriera.

Se necessario, evidenzia che la sua condotta potrebbe danneggiare le prestazioni generali del team. Offri la tua collaborazione per proporre strade reciprocamente accettabili. Il rapporto potrebbe restare cordiale ma un certo distacco professionale è consigliabile per entrambi.

Quando ti senti spiazzato da un certo comportamento oppure non riesci a capacitarti di come invidia e gelosia possano portare a certe umane bassezze … ricorda la massima di Marty Rubin:
“Il cane chiuso nel recinto abbaia a quello che scorrazza liberamente.

Image by LeoNeoBoy on Pixabay.

9 modi per sviluppare la fiducia di un collaboratore insicuro – 2

sviluppare fiducia

4. Usa “La prossima volta …”

Quando vedi un collaboratore sfiduciato bloccato (un’altra volta) davanti all’ostacolo … chiedi: “Che cosa farai diversamente la prossima volta?
Che domanda magica!

Errori ripetuti insegnano che ci sono altri modi possibili per fare bene le cose.
Superare un ostacolo rognoso aiuta a sviluppare fiducia.

5. “Trasformalo” in coach

Prendi nota delle sue migliori capacità e condividi le sue competenze con gli altri componenti del team.

Se è bravo in qualcosa di specifico, sarà più incline a parlarne e a mettersi in gioco. Attribuiscili il ruolo di coach e il compito di supportare (in quel campo o settore specifico) un collega di team.
Uno-a-uno.

Poi aumenta gradualmente la difficoltà.

6. Aiuta il collaboratore insicuro a non mollare

Rivedi le strategie, l’approccio, gli strumenti, competenze e … fallo andare avanti. Non accontentarti di alcuni tentativi, insisti con lui/lei fino alla fine.

Anche dopo ripetuti fallimenti, non perdere la fiducia in lui/lei.
Mai.
Ricorda che il talento è utile ma la tenacia è il fattore fondamentale del successo a lungo termine.

Se non c’è l’ha (la tenacia), aiuta il collaboratore a trovarla. Se ne ha, sostienilo a non sprecarla e a indirizzarla su qualcosa di valido!

7. Cancella la percezione di fallimento

Non associare l’errore alla persona.

Anche inconsciamente, come se fossimo ancora a scuola, diamo sempre un voto, una valutazione, un giudizio, una sentenza inappellabile e spietata: se “ha fallito”, vorrà dire che “è un fallito”.

Aiuta il collaboratore dubbioso a ristrutturare le sue convinzioni e smussare gli angoli della sua autocritica più tagliente e imparare a pensare: “Io non sono un errore” ma “Ho commesso un errore”.

La differenza è lampante!

8. Trasforma il fallimento in un momento di crescita

Quando una persona è in debito di fiducia personale, anche l’errore più piccolo confermerà i suoi sentimenti di inadeguatezzaEcco … lo sapevo che non riuscivo. Come sempre.

Aiuta il tuo collaboratore esitante a capire che il fallimento è davvero un passo verso il successo.
Insegnagli a “fallire positivamente”, guardando sempre in avanti, sfruttando al massimo i suoi errori.

Trasforma il fallimento in uno strumento di apprendimento e crescita.
Diminuendo la paura di sbagliare, favorisci la crescita del tuo team.

Se riuscirai a ispirare speranza, farai “volare” il tuo team.

9. Celebra il miglioramento per sviluppare fiducia

Quando raggiungi un obiettivo con il tuo collaboratore, festeggia con lui/lei. Il successo genera successo e la fiducia acquisita procura una maggiore sicurezza.

Racconta la sua storia di successo ad altri dirigenti, in tutta l’azienda. Mostra alla tua squadra quanto ne sei orgoglioso!

Se ti concentri sugli errori, invece, “costruisci” ambienti distaccati e menefreghisti.

Sviluppare fiducia richiede tempo ed energia

Ma ne vale la pena.
Crea un impatto a lungo termine per il dipendente, per il team e per la tua azienda.

La fiducia è sempre dare.
Anche quando ti aspetti che qualcuno guadagni la tua fiducia, inizia comunque col darla.

Dai fiducia.
Accetta i limiti negli altri.

È importante sottolineare che questi suggerimenti non sono una forma di “coccole” per la gestione di persone insicure,
ma piuttosto un potenziamento di collaboratori con un potenziale inespresso.

Se vuoi approfondire … ecco il coaching per gestire il team!

9 modi per sviluppare la fiducia di un collaboratore insicuro – 1

sviluppare la fiducia

Non importa quanto sia intelligente, competente e qualificato il tuo collaboratore, se si sente dubbioso delle sue qualità, non ha la certezza di poter fare la differenza
non mostrerà il suo pieno potenziale.

Alcuni collaboratori,
non sono a loro agio nel parlare davanti alle persone, spingere una vendita, fare telefonate difficili con un cliente. Danno il meglio di sé in altri approcci … magari ascoltare, analizzare, pacificare, ecc…

Se come team leader,
hai intenzione di sviluppare la fiducia di un collaboratore insicuro spesso, nonostante le buone intenzioni, con le tue parole e il tuo comportamento, rischi di accentuare dubbi e paure.

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Infatti, quando il collaboratore esitante è spinto, pressato a oltrepassare la sua zona di comfort (senza essere pronto) è facile che diventi ancor più emotivo, agitato e turbato.
Insicuro e incerto.

Creare fiducia in un collaboratore indeciso non è cosa-facile, non avviene in una notte,
richiede il tuo impegno, una “vera” conversazione, “da-coach”,
non riconoscimenti superficiali o slogan motivazionali presi in prestito.

Ecco 9 modi per infondere fiducia e sviluppare la fiducia di un collaboratore insicuro o sfiduciato:

1. Non pressare

Il modo più naturale per motivare una persona insicura suona più o meno così:
“Coraggio! Se va male, la prossima volta andrà meglio!”

In realtà, le esortazioni non aiutano l’insicuro a diventare coraggioso.
Anzi.

Ci sono persone che amano guardare … prima di buttarsi!
L’attesa dell’azione inoltre aumenta la paura.
È importante lasciare ai tuoi collaboratori insicuri il tempo per pensare e raccogliere i pensieri.

È meglio fare un passo indietro e rispettare “i confini” piuttosto che spingere e rischiare di perdere un valido collaboratore.

2. Fai sentire la persona importante se vuoi sviluppare la fiducia

La persona che crede di essere importante agisce come se fosse importante.
Quando aiuti qualcuno a credere che sia importante, espandi il suo potenziale (e il tuo).

Aiuta il tuo collaboratore a credere di più in se stesso.

Nessuno ama sentirsi un “progetto”, una risorsa.
Se tratti il tuo collaboratore come incapace (un bamboccio cui dispensare ordini), si comporterà da perdente.

Connettiti con lui/lei personalmente, trattalo da adulto, osserva i segnali verbali che esprime la mancanza di fiducia.

Parla delle verità difficili.
Non nascondere la realtà e le scarse prestazioni con la compassione e frasi di incitamento prese dal web.
La commiserazione raramente solleva il potenziale.

3. Sii specifico quando dai riconoscimenti

Se dici “Però … hai un potenziale!” non riuscirai a incedere sulla motivazione e sulla potenzialità della persona.

Devi essere il più specifico possibile con esempi quando elogi.
“Stamattina, con il cliente A. … Quando hai detto X, hai cambiato la conversazione? Ottimo, stai facendo la differenza!”

Il collaboratore insicuro deve essere convinto e rassicurato dalle tue parole.
Espressioni generiche “Stai andando alla grande”, “ Sei forte” non bastano.
Leggi questo post per approfondire!

Angela – che sta facendo coaching per migliorare la “gestione” del suo capo diretto – spiega benissimo il concetto:

“Il mio manager mi dice sempre che sono brava, ma non mi dà mai dettagli.
Non ne sono poi così sicura.
Se davvero pensasse che fossi così brava, avrebbe ampliato il mio ruoloInvece … francamente, sto iniziando a interrogarmi sul mio futuro qui. “


Errori del leader: 8 motivi perché i collaboratori scappano alla prima occasione – 2

errore del leader

5. Le persone non si sentono ascoltate

Caro leader … forse questo non lo sai …
non c’è niente di più frustrante per un tuo collaboratore sentirsi poco ascoltato,
mal capito o frainteso.
Un errore del leader … da evitare assolutamente!

Ti sei accorto che, spesso, stai pensando già alla risposta mentre la persona sta ancora parlando?
Se stai pensando a cosa dire, come puoi ascoltare veramente?

Ascoltare va oltre il semplice “sentire” quello che il tuo collaboratore ha da dire: è capire il messaggio nel suo giusto contesto. La persona vuole sentire la tua partecipazione e il tuo interesse.

No, forse questo davvero non lo sai …
l’ascolto attivo è una delle competenze fondamentali nella gestione (moderna) di un team.

6. Hai un approccio professionale ma anche gelido e artificiale

Caro team leader … ti sei mai chiesto …
che cosa percepisce una persona quando entra nel tuo ufficio?
Che cosa trasmetti, anche inconsciamente, quando ti relazioni con un collaboratore?

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Attenzione, partecipazione, disponibilità, ascolto?
Oppure rimane la gelida sensazione di essere accolto con sufficienza,
indifferenza o risentimento (perché stai disturbando)?

Lo sai,
allo stesso tempo possiamo essere professionali e competenti ma anche gelidi, scortesi o scostanti.

7. Chiedi e pretendi ma non dai l’esempio

Caro team leader …
saresti sorpreso nel sapere quanto il tuo team “assorba” da te abitudini e modi di fare.

Non basta solo passare le informazioni,
dare le direttive, distribuire mansioni.
È necessario guidare le persone con l’esempio.

Devi essere (anche tu) in prima linea, lì davanti.
Se non altro,
questo approccio fa di te un leader forte e concreto, perché ti stai attivamente impegnando per migliorare.

Caro leader … perché non ti sporchi (mai) le mani?
Sei un “grande” ad assegnare il lavoro, molto meno a partecipare.
A prenderne parte. A esserne parte.
Ecco un altro grande errore del leader!

Non scendi mai dal tuo piedistallo, al fianco del tuo team.
Metti giù la testa, lavora, anche tu …
insieme al tuo team.

8. Non prendi le difese del tuo team

Il titolare della ditta ha appena “cazziato” ingiustamente un tuo collaboratore e non hai mosso un dito?
Un cliente odioso ha trattato senza rispetto un tuo dipendente e ti sei voltato dall’altra parte,
facendo finta di niente?

Quando è l’ultima volta che sei battuto per un membro del tuo team?
Se non lotti per il tuo staff, perdi la loro fiducia.

 

Caro leader … lo so cosa vuoi dirmi …
non devi “fare l’eroe”, il paladino dei diritti dei più deboli e neanche metterti contro il grande capo o il cliente indisponente (di questi tempi poi …),
ma se sorvoli completamente sull’accaduto, rischi di perdere la stima del tuo personale.

Sono d’accordo con te …
oggigiorno semplici gesti come questi se ne vedono sempre meno e sono ad appannaggio di qualche solitario eroe innovatore.

E allora?
Non sarebbe il caso di cominciare?

Demotivare il team .. il più grande errore del leader

Prima di sapere come motivare gli altri …
sei consapevole degli atteggiamenti o dei comportamenti che stanno (in modo diretto, indiretto, consapevole o no) demotivando le persone che lavorano con te?

Quando sono state assunte, queste persone sicuramente non erano svogliate,
annoiate, diffidenti, indifferenti, – come me le stai descrivendo adesso –
altrimenti non le avresti assunte.
Non ti sembra?

Nel corso del rapporto di lavoro,
si verificano situazioni e azioni che demotivano le persone.
Qualcosa “accade” ai dipendenti che si …
spengono.

Errori dei leader: 8 motivi perché i collaboratori scappano alla prima occasione – 1

errori dei leader

“In che senso?”
“Che cosa intendi?”

Caro leader … ecco cosa mi hai risposto quando – con aria stupita di chi sente per la prima volta questo tipo di domanda – ti ho chiesto come creavi entusiasmo nel tuo staff o quanto eri motivante nel comportamento e nelle parole.

Oggigiorno chi gestisce oggi un team (piccolo o grande, non fa differenza),
deve riuscire a dare un valore aggiunto e porsi domande su come migliorare e approcciare con più efficacia i propri collaboratori.

Uno dei maggiori errori dei leader? Lasciarsi fuggire i talenti

Spesso ci comportiamo male verso chi-lavora-con-noi senza rendercene conto,
anche in buona fede, per mancanza di tempo, per lo stress, per incomprensione, per superficialità,
per ignoranza (nel senso di non conoscenza) ma anche per pura stronzaggine,
vera strafottenza e ricercata arroganza.

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Pochi considerano la gestione del team,
un valore o un’area strategica su cui investire.
Ecco uno dei peggiori errori dei leader!

Caro leader …
non puntare solo sui numeri.

Un buon manager è anche quello che non lascia fuggire i migliori talenti. Infatti, la principale causa per cui collaboratori decidono di licenziarsi o di cambiare azienda è proprio a causa dei superiori.

Ecco 8 motivi perché i tuoi collaboratori appena possono scappano gambe levate (e i concorrenti sentitamente ringraziano):

1. Non consideri le persone

Caro leder … forse ti sei dimenticato che …
a chiunque farebbe piacere sapere che sta lavorando bene.

Eppure, non chiedi mai pareri e feedback?
Trattieni le informazioni e non le condividi mai (anche quelle di poca importanza)?
Tuttavia condividere, è un grande atto di fiducia e un riconoscimento molto potente.

Distribuire le varie responsabilità,
condividere le informazioni è un attestato di fiducia per i tuoi collaboratori …
è come dire a ciascuno di loro “Mi fido di te”.

Quando ti vedono trattenere le informazioni,
i tuoi collaboratori non possono che chiedersi perché non rientrano nella tua cerchia di fiducia e perdono gradualmente entusiasmo.

Ricevere solo disposizioni, senza partecipare (pur minimamente) al processo decisionale,
fa sentire i tuoi collaboratori senza importanza,
inutili.

Poi ti sento parlare di “spirito di squadra” …

2. Sei un maniaco del controllo

Caro leader… ma dai!

Prima ne magnifichi le doti e le capacità, affermi che è stato un colpo strapparlo alla concorrenza,
ma poi non lo lasci lavorare in libertà …
blocchi il tuo collaboratore finché non arriva il tuo “OK”, anche per questioni di secondaria importanza.

Lo sai che così facendo scoraggi l’iniziativa e blocchi la motivazione?

Se sei riluttante a delegare,
ti concentri sui dettagli e scoraggi le persone nel prendere l’iniziativa, il dipendente si sente come un bambinone-che-non-sa,
diventi il motivo principale della fuga dei tuoi migliori collaboratori.

3. Cedi spesso ai favoritismi

Spesso (e forse senza rendertene conto) …
coinvolgi nelle attività professionali sempre e solo le stesse persone.

È naturale e normale, sentire maggiore feeling e simpatia per alcune collaboratori rispetto ad altri,
ma manifestando preferenze in maniera così evidente,
perderai la stima e la motivazione di tutto il team.

Lo so cosa vuoi dirmi …
ci sono collaboratori che sono e devono essere più coinvolti rispetto ad altri ma è necessario appassionare (con le dovute differenze) ogni singolo membro del tuo team.

4. Tutto è dovuto

Caro leader … ma per favore!

Se vuoi essere proprio sicuro di generare noia e sensazione di inutilità nel tuo team,
c’è una cosa semplicissima che puoi fare … anzi non fare.
Non fare niente.

Aspettati che il lavoro sarà fatto impeccabile come sempre,
come se tutta la fatica non contasse nulla,
considera i risultati ottenuti come qualcosa di dovuto, scontato,
semplicemente il frutto del lavoro.

I tuoi collaboratori non si sentono mai dire “Per favore” e “Grazie”.
Tutto è doveroso.
Tutto è dovuto.
Sei convinto che interessi solo lo stipendio (uno dei errori dei leader).

Forse ti sei dimenticato che …
spesso sono proprio le gratificazioni a stimolare il dipendente a crescere e non cambiare azienda.

6 cose da fare quando il tuo capo boccia la tua proposta (un’altra volta) – 2

il capo non mi considera

4. Fai domande potenti

Sei SMART, intelligente e hai (spesso) buone idee.
Non ho dubbi.
Ma ricorda che nessuno ha mai realizzato il 100% delle proprie idee.

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Se il tuo capo ti dice “Questo è interessante, ma abbiamo altre priorità al momento” … invece di sprofondare nel “il capo non mi considera” oppure ammalarti di rabbia, scoraggiarti, scappare in bagno a piangere … fai domande potenti tipo:

“Quale parte del progetto non le è piaciuto?”
“Quale aspetto dovrei migliorare?”
“Cosa ti farebbe dire di sì?”
“C’è qualche parte del progetto che è risaltato?”
“Grazie per il tuo feedback, avrebbe senso riproporlo di nuovo tra qualche settimana/mese?”

Queste risposte ti aiuteranno a capire cosa-ha-funzionato e cosa-no.
Usa il feedback per trovare qualcos’altro che sia più incisivo e stimolante … per il tuo capo sarà sempre più difficile scuotere la testa.

5. Un NO può diventare un catalizzatore di creatività e determinazione

Consideriamo un NO come un rifiuto delle nostre idee e di noi stessi.
Un segno che i nostri progetti non sono valorizzati.
Eppure … un NO può aiutarci a migliorare i nostri obiettivi.

Siamo tutti convinti che più risorse abbiamo (aumento del budget, potenziamento del personale, nuovo software, ecc…) maggiori risultati otterremo.
Il che è assolutamente vero!

Ma è anche vero che quando hai un sacco di risorse a disposizione, non hai bisogno di essere creativo e fantasioso.

Quando ricevi l’ennesimo NO…
invece di lottare, sviluppare abilità e ingegnosità, imparare a usare la tua intelligenza per inventare soluzioni … ti fai sopraffare dall’ansia, ti paralizzi e perdi di vista ciò che vuoi realizzare.

Spesso la convinzione che “serve qualcosa in più”, ti porta a sottovalutare la tua creatività e la tua determinazione a lavorare “con quello che hai”. Senza un martello, una scarpa potrebbe essere un buon attrezzo per piantare un chiodo nel muro.

6. Muoviti (in qualsiasi direzione) .. non annegare nei “il capo non mi considera

Ogni minuto che passi a preoccuparti di ciò che non hai,
è un minuto in meno che sfrutti a fare qualcosa di concreto.

il capo non mi considera

Quando prendiamo un No sul personale, ci sentiamo sminuiti e abbiamo difficoltà a sfruttare le risorse esistenti. Pensare in modo meno creativo alle nostre possibilità.

Non siamo intraprendenti quando la situazione lo richiede.
Pensa a quello che hai.

Metti in moto le tue risorse. Muoviti.
Sperimenta. Trova soluzioni … come raggiungere gli obiettivi senza un piano completo, un team ideale o un budget più alto.

Non lasciare che i NO del capo ti impediscano di raggiungere i tuoi obiettivi

Vai avanti e cogli l’opportunità per fare di “più con meno”. Ti accorgerai che hai l’opportunità di valorizzare ciò che già possiedi.

Prendi coraggio.
Ogni volta che lo fai, diventa un po’ più facile e meno spaventoso. Non smettere di proporti.
Trasforma ogni singolo rifiuto in una lezione. Non sprofondare in pensieri demotivanti tipo “il capo non mi considera”.

Alla fine,
diventerai così bravo a esporre le tue idee che sarà (quasi) impossibile per il lui/lei rifiutare il tuo progetto e i tuoi pensieri.

Il team è la porta del tuo successo .. la chiave sei tu

la motivazione del personale

Che tu sia imprenditore, manager oppure responsabile di un piccolo team,
che il tuo staff sia di 2 o 200 persone, per raggiungere risultati eccellenti devi prendere consapevolezza della crescita e della motivazione dei tuoi collaboratori.

Lo sai anche tu che da solo … fai poca strada!

Il successo non è mai opera di una singola persona

Il Mercato del Lavoro sta cambiando, (anche in conseguenza della crisi che ci ha investito negli ultimi anni),
allora deve cambiare anche il modo di approcciare il tuo lavoro e il tuo team.

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Infatti,
quando i tuoi collaboratori sono demotivati o “molli” a farne le spese è il raggiungimento di un obiettivo, l’esito di un progetto, il business o la tua carriera.

Non puoi più restare legato a comportamenti oramai sorpassati “Tu fai quello e tu fai quest’altro”.
È necessario coinvolgere le persone che lavorano con tue.
Non concentrarti solo sui compiti da eseguire e da gestire.

Mettere insieme dei professionisti non necessariamente genera buoni risultati.

È tempo di diventare leader del tuo team!

Insegnare alle persone a credere in loro stesse è la cosa di gran lunga più importante che possa fare.”
Jack Welch jr

È tempo di prendere “confidenza” con la motivazione del personale.
Mica facile, lo so!

Ci hai provato più volte a dare una scossa motivazionale ma dopo pochi giorni ti sei ritrovato al punto di partenzaVuoi dire di no!

L’entusiasmo cala, non si va oltre il compitino, i “musi” si allungano, l’ambiente diventa passivo e lentamente perdi di vista il tuo obiettivo.

La verità è che la motivazione non “sgorga spontanea” dai tuoi collaboratori e non la puoi nemmeno delegare a un corso, un formatore o a un coach… è (soprattutto) a carico tuo!

 

La motivazione del personale passa inevitabilmente da te

La motivazione del tuo personale passa inevitabilmente (e mi vien da dire inesorabilmente) da te.
Sei tu quello che per primo deve motivarsi, entusiasmarsi, ispirarsi, “allenarsi” a motivare e dopo, solo dopo, la puoi chiedere, anzi pretendere, dai tuoi collaboratori.

Sono coach.
Partner del tuo successo.
Se chiedi il mio supporto per motivare il tuo team, il mio focus è su di te!

Per far correre il treno … mi concentro sulla locomotiva … non certo sui vagoni.
La locomotiva – ti piaccia o no – sei tu!

Dì continuamente alle persone quanto sono brave e che gran bel lavoro stanno svolgendo.
Brian Tracy