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8 strategie per ricostruire la fiducia che stiamo perdendo – in questi tempi difficili

costruire la fiducia

Foto di Mark Sebastien

 

“Vivere non significa attendere che passi la tempesta,
ma imparare a danzare nella pioggia.”

Gandhi

Il mondo non è mai stato così caotico e ansiogeno.
Non è più solo una questione di conoscenza, capacità e abilità.
È una questione di resistenza.
Di forza mentale.

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Sentirci non abbastanza è sufficiente per farci girare la testa. Diventare esitanti e incerti.
Perdere la fede nelle nostre capacità.
Smarrire l’autostima.

È importante costruire giorno-per-giorno una sicurezza reale, tangibile, concreta.
Inattaccabile.

Ecco 10 potenti strategie per costruire la fiducia in te stesso:

1. Pensa alla fiducia come un muscolo

Un errore che puoi fare è pensare che la fiducia sia qualcosa di innato.
Se non nasci sicuro, vuol dire che non lo sarai mai.
Sbagliato!

In realtà,
la fiducia è un “muscolo” che, proprio come i muscoli del nostro corpo,
può crescere e rafforzarsi attraverso “l’allenamento”.

Affronta i cambiamenti e le turbolenze della vita come un’opportunità di crescita.
Non come minacce da evitare a tutti i costi.

Transizioni e preoccupazioni fanno parte della nostra crescita personale.
Sono il prezzo (a volte salato) che paghiamo per il nostro sviluppo.

2. “Abbraccia” l’incertezza

È inutile … non puoi avere tutte le risposte!

Prendi le distanze dalle cose che non puoi controllare.
Non farlo, ti porterà solo ansia e frustrazione.
Vedi che stiamo vivendo in tempi così incerti?

Non sprecare la tua energia per controllare situazioni che non dipendono da te.

Diventa più flessibile.
Organizza e pianifica con metodo ma lascia uno spazio per “accogliere” l’imprevisto.
 

3. Esplora il “grigio”

Per chi è “bianco o nero” non esistono compromessi, vie-di-mezzo, accordi…
rappresentati dal “grigio”.

Viviamo in una società che ci insegna a scegliere, a schierarci tra giusto o sbagliato, amico o nemico,
amore o odio, bianco o nero.

La comprensione -invece- si sviluppa nel grigio, dove bianco e nero si “mescolano”.
Evolviamo esplorando le differenze.

Domani potresti ritenere sbagliato quello che oggi consideri giusto.
Una persona che giudichi male in questo momento potrebbe col tempo sorprenderti positivamente.

Mantieni sempre una grande apertura mentale.
Evita scelte fisse e rigide.
La vita ci sorprende.
Tutte le volte.

4. Fai attenzione a come parli a te stesso

“Sono sicuro che non riesco”
“Non troverò mai più un lavoro”
“Sono un incompetente. Non farò mai nulla di buono”
Cosa diresti a un caro amico che ti confidasse frasi del genere?

Il tuo monologo interiore,
i tuoi pensieri influenzano notevolmente il modo in cui ti senti e ti comporti.

Se sei convinto di sbagliare o pensi di fallire, per il solo fatto di crederlo ti comporti in modo tale che …
la tua aspettativa si avvera.

Sostituisci i pensieri eccessivamente negativi con pensieri più realistici.

5. Sii positivo

Concentrati sugli aspetti positivi di una situazione e sulle tue buone qualità.
Parla a te stesso in modo più gentile e positivo.
Come se stessi parlando a un caro amico.

Non colpevolizzarti quando non sai. Impegnati a scoprire.
Non aspettare soluzioni magiche.

Prova.
Riprova …
ancora una volta!

6. Punta al miglior risultato possibile

Tutte le volte in cui vuoi essere perfetto, efficiente e “all’altezza” ti metti sulle spalle carichi emotivi molto pesanti.
Rischi di ottenere l’effetto esattamente opposto.

Anneghi in ansia da prestazione. In fantasie che gli altri ti stiano giudicando male.
Altro che… costruire la fiducia!

Non devi puntare alla perfezione ma al migliore risultato possibile.
Rifiuta il perfezionismo.

7. “Abbraccia” i tuoi limiti

Viviamo in una cultura lavorativa condizionata dalla paura di sbagliare,
di fallire, peggiorata (in questi tempi di crisi) dal timore di perdere il posto di lavoro.

Tuttavia,
gli errori sono preziosi perché mostrano i limiti.
Fanno luce sulle debolezze (ma anche sui punti di forza).
 

 

Gli errori ti rendono “resistente”.
Un errore potrebbe essere il tuo insegnamento più prezioso.

8. Non farti corrodere dai dubbi

Il dubbio è il killer numero uno di una mentalità fiduciosa.
Quando dilaga incontrollato, danneggia la mentalità e sgretola le prestazioni.

Troppo spesso tendiamo ad aggrapparci ai dubbi.
Iniziamo a dubitare ancor prima di iniziare qualcosa.
Qualsiasi cosa.

È fondamentale riconoscere il dubbio.
Diventare consapevole di questo pensiero e dell’influenza negativa che può avere su di te.
Contrastare i dubbi con pensieri positivi (o per lo meno realistici) porterà risultati migliori.

Non c’è un momento ideale per iniziare a costruire la fiducia

Devi fare il primo passo adesso,
perché non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a costruire la fiducia.
Il tempo giusto per l’azione è “oggi”.

Sforzati di fare il primo passo, poi segui il flusso.

Piccole ma continue “vittorie fiduciose” portano a migliori decisioni e opportunità.
Diventa un ciclo virtuoso che si auto-alimenta.

Ti aiuterà ad alleviare l’ansia e la preoccupazione.
Superare gli ostacoli che si presenteranno lungo la strada.

“Cadi 7 volte, rialzati 8.” proverbio giapponese per non mollare in tempi di CV-19

non mollare

Foto di klimkin da Pixabay

La vita è tutt’altro che semplice!

Ho vissuto – come tutti in questi giorni– incertezza, disorientamento e paura.
Progetti che si sono sgretolati all’improvviso.
Desideri che si sono rilevati inesorabilmente poco realizzabili.

Adesso che la salita si sta facendo dura è il momento di prepararsi.
Di raccogliere i pensieri. Le energie.
Di perseverare.
Andare avanti.

Accetta quello che senti

Accogli la paura.
L’incertezza.
Il dolore.

Non distrarti, non mollare, non sprecare energie, non incolpare nessuno (in fondo – anche se in parte minima – abbiamo sempre e comunque una responsabilità).

Preparati all’azione. Non mollare.

Essere coraggiosi non significa gonfiare il petto.
Mostrare il bicipite.
Sorridere forzatamente a tutto ciò che succede.

Si tratta di elaborare emotivamente le paure, per poter andare avanti.

Non lamentarti e commiserarti troppo.
Le continue recriminazioni ci tolgono energie, annebbiano la mente e ci distolgono dal fare la prossima mossa: passare all’azione (quando sarà il momento).

 

Non “forzare”

Non provare a esorcizzare la paura con un sorriso costretto. Non funziona.
“Lasciala entrare” dentro di te, piuttosto.
Accettala.

Elabora ciò che è successo.
Se rifiuti la paura, riapparirà più tardi inaspettata.
Ancora più dolorosa.

Non sei il solo

Non farti ingannare dai sorrisi e dita a V su video e Fb!

La maggior parte delle persone non parla apertamente delle proprie paure.
Dei propri fantasmi.

Porta lo sconforto alla luce

Parlane, condividilo… con qualcuno vicino a te.
Di cui ti fidi.

Una conversazione sincera e profonda può essere molto utile a diminuire la forte pressione interiore che senti.

Attraverso gli occhi di qualcun altro puoi cambiare prospettiva.
Ristrutturare la realtà, trovare una nuova via.

Prenditi del tempo per elaborare

Elabora un piano (anche semplice) su come procedere.
Non deve essere perfetto, lo correggerai in corso d’opera.
Lungo la strada.
Dividilo -se è il caso- in piccoli passi.

Agire sarà anche un modo per “rompere” il disorientamento.
Se hai ancora difficoltà a iniziare, fai un passo molto piccolo.
L’importante è cominciare. Non mollare.
Andare avanti.
Di nuovo.

“Non avere mai paura di tentare qualcosa di nuovo.
Ricorda: dei dilettanti costruirono l’arca mentre il Titanic fu costruito da professionisti.”
Dave Barry

Tempi difficili: 15 frasi per non scoraggiarci e non mollare

tempi difficili

Tempi difficili.
Tempi che ci modellano e mostrano la pasta di cui siamo fatti.
Di fronte a un evento incontrollabile, vengono messi a dura prova la nostra volontà e il nostro spirito.

Il modo in cui rispondiamo a queste situazioni a breve termine, può influire sulla nostra vita (e felicità) a lungo termine.

Ho scelto dal web queste 15 frasi celebri che racchiudono -a mio avviso- lo spirito per affrontare questo periodo particolare.
Questi tempi difficili, così surreali.

“L’avversità restituisce agli uomini tutte le virtù che la prosperità toglie loro.”

Eugène Delacroix

“Cambiare è difficile, non cambiare è fatale.”

Fred Allen

“Le cicatrici sono il segno che è stata dura. Il sorriso è il segno che ce l’hai fatta.”

Madre Teresa di Calcutta

“Purtroppo a volte non è possibile scegliere il momento in cui combattere. Possiamo solo farlo con coraggio quando ci viene chiesto.”

Giorgio Faletti

“Tutta la varietà, tutta la delizia, tutta la bellezza della vita è composta d’ombra e di luce.”

Lev Tolstoj

“Il coraggio non è avere la forza di andare avanti, è andare avanti quando non hai più forze.”

Napoleone Bonaparte

“La vita è una lunga lezione di umiltà.”

James M. Barrie

“In due parole posso riassumere tutto quello che ho imparato sulla vita: va avanti.”

Robert Lee Frost

“Le difficoltà spesso preparano le persone normali ad un destino straordinario.”

C.S. Lewis


“Non temete i momenti difficili. Il meglio viene da lì.”

Rita Levi Montalcini

“La durezza di questi tempi non ci deve far perdere la tenerezza dei nostri cuori.”

Che Guevara

“La vita è come il caffè: puoi metterci tutto lo zucchero che vuoi, ma se lo vuoi far diventare dolce devi girare il cucchiaino. A stare fermi non succede niente.”

Alex Zanardi

Tutti abbiamo dentro un’insospettata riserva di forza che emerge quando la vita ci mette alla prova.

Isabel Allende

“Nella vita ci sono cose che ti cerchi. Altre che ti vengono a cercare.”

Giorgio Faletti

5 pensieri irrazionali che ti assalgono quando il tuo collega diventa il tuo capo

collega che diventa capo

Foto di adamova1210 da Pixabay

Cambiamenti e ristrutturazioni portano variazioni nei rapporti professionali.
Possono suscitare molti sentimenti ed emozioni irrazionali.

Ecco 5 pensieri depotenzianti che potrebbero inghiottirti se il tuo collega diventa capo:

1. “Perché non io?”

Tutti pretendiamo che le promozioni premino solo le persone più talentuose, laboriose e meritevoli,
ma l’esperienza ci dice che non sempre così.
Anzi.

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Il collega che diventa capo … ha fatto un passo avanti. E tu?
Un passo indietro!
Il successo di qualcun altro, non equivale al tuo fallimento.

La tua prima reazione potrebbe essere quella di rispolverare il CV e pianificare di lasciare l’azienda (traditrice) appena possibile.

Non lasciare che questa battuta d’arresto faccia saltare tutto!
Questa non è stata l’occasione giusta per te.
Verrà il tuo momento.

2. “Non mi tengono mai in considerazione”

La maggior parte delle persone ha paura di non essere vista, notata,
ascoltata.

Quando il tuo collega diventa il tuo capo, un pezzo di mondo può … crollare!

Ti vengono -improvvisamente- in mente tutte le mancanze di considerazione che hai subito in azienda:
– il follow-up che non hai mai ricevuto
– il collega che non ha risposto alla tua mail
– il capo che non ha dato seguito alla tua richiesta
– ecc …
 

 
Questo è frustrante, scoraggiante.

Sei sicuro che il tuo lavoro è prezioso.
Sai che quello che stai facendo è utile, se solo qualcuno lo notasse.
Eppure, niente … tutto tace!

La mania fa galoppare la fantasia (in negativo ovviamente).
Porta a vedere fantasmi ovunque.

Non sono pochi i professionisti che da questi segnali (complice anche lo stress) si lasciano inghiottire e lentamente consumare … nel fisico e nell’anima!

3. “Per me non c’è speranza”

È tutto finito.
Quanto valgo poco!

In questi momenti sembra che la promozione del tuo collega sia … l’ultima promozione possibile sulla faccia della Terra.

Non trasformare la bocciatura in un’esperienza devastante.
Non massacrare la tua autostima.

Il tuo critico interiore sarà pazzo di gioia… ti dirà che non sei capace, che sei appagato, poco determinato.
Non ci sarà mai più un’altra opportunità di avanzamento per te!

Piuttosto che considerare questa esperienza catastrofica,
riconoscila per quello che è … una (grande) delusione.
Inquadrala come un’opportunità per imparare e crescere.

Prova a vedere la bocciatura da una diversa angolazione.
Forse c’erano -davvero- buone ragioni per cui non hai ottenuto la promozione.
 

4. “L’amicizia è finita con il collega che diventa capo”

Che fantastica amicizia … terminata.
Che peccato!

Ora che lui/lei è salita in alto,
sei convinto che la tua amicizia sia arrivata alla fine.

In effetti…il rapporto cambierà.
È inevitabile. Almeno un po’.
Questo è prevedibile.

Puoi assolutamente essere amichevole con quella persona -che ora è il tuo superiore- purché tu rimanga professionale e rispettoso.

Quando il collega diventa capo,
si instaurano nuove dinamiche, differenti obiettivi, diversa responsabilità.

Il tuo (oramai ex) collega avrà nuove pressioni.
Potrebbe prendere decisioni che potrebbero non piacerti.

Anche se qualche tempo prima, avevate condiviso lo stesso malcontento sul modo di lavorare …
adesso è meglio trattenersi con le lamentele.

Se ti fa domande sull’ambiente di lavoro,
parlane onestamente ma fallo in modo professionale e costruttivo.

5. “Wooo!! Il lavoro diventerà molto più semplice”

Ora che condividi un legame stretto con qualcuno dei piani-alti,
è facile pensare di avere bonus per l’incolumità.

Potrai finalmente uscire 20 min. prima per andare a prendere tua figlia a scuola?
Lo capirà sicuramente!
Potrai chiedere al tuo amico-capo di non lavorare su quel progetto così noioso. Ne hai parlato per mesi!
Potrai chiedere …stop!
Non potresti essere più lontano dalla verità.

Solo perché il collega che diventa capo è salito gerarchicamente,
questo non ti dà il permesso di rilassarti, non rispettare le scadenze e le aspettative.

Il tuo amico (come tutti i superiori) apprezzerà i collaboratori che rispettano le scadenze,
sono puntuali e lavorano in modo efficace.

E allora? Cosa fare? Con il collega che diventa capo?

Può anche accadere che questo cambiamento crei un’energia negativa all’interno del team.
Il tuo capo-collega potrebbe essere costretto a tagliare del tutto i rapporti sociali.
Chi può dirlo?

Non cambiare immediatamente il tuo atteggiamento.

Lascia a lui/lei determinare il nuovo rapporto,
stabilire le nuove dinamiche e il nuovo approccio.

Probabile che prenderà del tempo per decidere come comunicare e come gestire il nuovo ruolo.

Anche se potrebbe essere un po’ imbarazzante,
discuterne e ricercare soluzioni costruttive è la miglior cosa!

Oppure, pur continuando ad essere amichevole, il neo-capo farà un passo indietro. Non socializzerà più come prima con te e con il team.

Cerca di non prenderla a male e non biasimarlo, se succede.
Ci sta.

11 spunti per guadagnare rispetto come donna sul luogo di lavoro – 2

donna sul lavoro.

Foto di Анастасия Гепп da Pixabay

6. Mantieni la comunicazione sempre professionale

Quando scrivi una mail,
ricorda che potrebbe essere inoltrata a qualsiasi persona del tuo ufficio.
Evita mail informali o frivole.

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Ogni e-mail,
dovrebbe includere un saluto e una firma appropriata.

Quanto più sei formale,
tanto più seriamente (e chiunque stia potenzialmente leggendo le tue e-mail) ti stimerà.

Non essere dilettante.
Se vuoi diventare leader, sii professionale.

Leggi il postCome scrivere mail come un CEO, anche se non lo sei!

7. Emana sicurezza attraverso il linguaggio del tuo corpo

Se vuoi essere percepita come credibile e sicura di te,
devi essere consapevole dei segnali (soprattutto quelli non-verbali) che stai inviando.

Spesso le donne al lavoro sono inconsapevoli dei loro messaggi non-verbali che riducono la loro autorità.
Esprimono vulnerabilità, soggezione o asservimento.

Il tuo atteggiamento, i tuoi occhi, la tua voce devono trasmettere forza e sicurezza.
Parla con fermezza, chiarezza e sicurezza quando esprimi le tue opinioni.

Leggi il post per approfondire.
 

8. Prenditi il merito come professionista .. come donna sul lavoro.

Troppe donne hanno paura di prendersi il merito.

Odiano dover parlare di sé stesse, perché lo vedono come “vantarsi”.
Arroganza.
Ma finiscono con auto sabotarsi.
Ricorda che … parlare dei tuoi successi e realizzazioni, non è boria.
Arroganza o presunzione.

Quando si parla di un risultato, è un dato di fatto!

Non aver paura di affermare che sei la persona di riferimento perché … sei ben informata, disponibile e competente.
Hai risolto un problema, hai imparato una nuova abilità o hai collaborato con efficacia con il team.

Concentrati sull’obiettivo del progetto. Prenditi il merito di quello che fai bene.

9. Donna sul lavoro. Vestiti ogni giorno se dovessi chiedere una promozione

Ciò che indossi… la dice molto su di te!

Se vuoi che i tuoi colleghi o collaboratori ti trattino come una professionista,
devi vestirti come tale.

Trova l’equilibrio tra business e femminilità.
Soprattutto, lascia che la tua personalità ed etica parlino per te, non solo i tuoi vestiti.
 

10. Non farti schiacciare dalle emozioni

Al lavoro,
devi lasciare i tuoi problemi personali fuori dalla porta.

Se coinvolgi gli altri, sfogandoti della tua vita amorosa, se trascini le persone nelle tue diatribe familiari, perderai il rispetto di colleghi e collaboratori.

Diventare emotiva ti farà sembrare instabile e inaffidabile.
Non essere lamentevole e piagnucolosa.
Soprattutto sul tuo luogo di lavoro.

11. Impara a dire di no

Molte donne hanno l’idea (sbagliata) che per ottenere rispetto sul posto di lavoro devono essere sempre disponibili. Fare tutto ciò che le viene chiesto.
Per paura di dire NO, dicono SI.
SI a quel nuovo impegno, SI a più lavoro, SI a quel progetto che le farà tornare a casa alle 9.00 di sera.

Dire sempre SI dimostrerà gratitudine per la tua azienda, ma non ti farà sentire apprezzata o rispettata.

Hai difficoltà a dire no sul lavoro?
Cerchi sempre di essere gentile con gli altri?
I colleghi se ne approfittano?
I collaboratori l’hanno capito e sanno come prenderti?
Spesso ci sentiamo in dovere di acconsentire a tutte le richieste, per paura di sembrare poco collaborativi.

Dicendo no,
stai rispettando e valorizzando il tuo tempo e il tuo spazio.

Dire NO è una tua prerogativa.
Devi conquistare il rispetto che meriti.
Come donna sul lavoro.

11 modi per farsi notare sul lavoro senza promuoversi e sgomitare – 2

come farsi notare al lavoro

Foto di Engin_Akyurt da Pixabay

7. Diventa esperto del tuo settore

Pubblica post (anche se semplici e brevi) su Linkedin e altri social sulla tua professione.
Condividi i tuoi approfondimenti.

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Non limitarti a leggere,
commenta, aggiungi qualcosa di tuo e avvia discussioni su argomenti pertinenti.

Se lo farai regolarmente diventerai un riferimento del settore.
Una risorsa di informazioni.
Uno che si è fatto notare.

8. Consapevolizza che promuoversi non è vantarsi

Come farsi notare al lavoro?
Non sono pochi i professionisti (di ogni età e settore) che, nonostante indubbie preparazioni e capacità, davanti a una domanda sulle loro competenze (per non vantarsi-troppo) non riescono ad andare oltre un arrendevole “Pochino”, “Abbastanza”, “Dipende” … che li fanno apparire impreparati e incompetenti.
Non-esperti.

Molte persone spesso odiano dover parlare di sé stessi, perché lo vedono come “vantarsi”.
Arroganza.
Ma finiscono con auto sabotarsi.

Ricorda che parlare di sé stessi, dei propri successi e realizzazioni, non è boria.
Arroganza o presunzione.
Quando si parla di un risultato, è un dato di fatto!

Quando spieghi come hai risolto un problema, hai imparato una nuova abilità o come hai collaborato con il team, stai parlando di fatti concreti.
Parla dei tuoi successi come se raccontassi la tua storia a … un caro amico.

9. Interessati anche ad altri dipartimenti

Parla con i colleghi della tua azienda che lavorano in altri dipartimenti.
Chiedi, informati, forse potrebbero aver bisogno di una mano.

Se sei in grado di fornire il tuo aiuto,
imparerai nuove abilità e diventerai rapidamente una risorsa anche per quel dipartimento.
Ecco un modo efficace per promuoversi senza “suonare la grancassa”.

10. Prepara un Elevator Pitch sulle tue intenzioni professionali

Sai cos’è un elevator pitch?
È una presentazione SMART – della durata di secondi o pochi minuti- che ha lo scopo di essere convincente e stimolante riguardo a un progetto o un’idea.

Se ti ritrovi alla macchina per il caffè con il tuo capo, potresti evitare l’inutile …
“Cosa c’è di nuovo?”
“Niente di che!”.

Un’opportunità sprecata.
Non perdere questa occasione (ma te la devi preparare) per lanciare la tua idea o il nuovo progetto su cui stai lavorando.
Metti il focus sull’impatto che potrebbe avere sulla persona e sull’azienda.

11. Raccogli la sfida quando è il momento giusto

Non dare per scontato che gli altri (il tuo capo/a, il titolare, il CEO) conoscano i tuoi desideri di promozione.

Diverse persone mi contattano per sapere come farsi notare al lavoro. Lamentano problemi con il loro capo/a o con l’azienda, colpevoli -secondo loro- di non aver riconosciuto e dato seguito alle loro ambizioni di crescita professionale.

Questi professionisti (competenti ed efficienti) non sono consapevoli di adottare atteggiamenti e comportamenti che sono poco assertivi e poco rispettosi di sé stessi.
Il punto debole è pretendere che siano gli altri a riconoscere i nostri bisogni e desideri. Senza dover dire una parola.
Come farsi notare al lavoro? Così proprio non funziona!
 

Come farsi notare al lavoro? Se non vuoi urlare .. perlomeno alza la mano!

Non aspettarti che il capo (o chi per lui/lei) legga nella tua mente.
La lettura del pensiero non è ancora possibile.

Mai dare per scontato che gli altri intuiscano, intendano, percepiscano.
Conoscano il tuo bisogno o il tuo desiderio.

Quando imparerai a cambiare il modo in cui pensi all’auto-promozione, imparerai che non è così difficile come pensi e che …
l’abilità di promuoversi è essenziale per avere il successo professionale che così tanto desideri.

11 modi per farsi notare nel lavoro senza promuoversi e sgomitare – 1

farsi notare nel lavoro

Foto di Engin_Akyurt da Pixabay

Alcune persone si promuovono in modo aggressivo.
Sono impazienti. Irruenti.

Altre invece sono impreparate quando l’occasione si presenta.
Sono titubanti e arrendevoli.

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Non devi essere un fanatico, un arrogante o un calpesta-colleghi ma non puoi restare nell’ombra.
I tuoi colleghi e i tuoi capi devono sapere in cosa eccelli e che sei disponibile per un avanzamento di carriera.

Ricorda che oggigiorno …
le probabilità di avanzamento di carriera sono molto più basse rispetto al passato.
Se poi non alzi nemmeno la mano…

1. Cambia la tua idea di auto-promozione

Difficile farsi notare nel lavoro?
La parola promozione ti fa sudare freddo?
Non riesci a non pensare che a gomitate, santificazioni delle tue competenze e biasimi su quelle dei colleghi?
Mors tua, vita mea!

In realtà, dovresti accettare l’idea di auto-promozione come parte della tua carriera.
Che ti piaccia o no, promuoversi sul lavoro è una parte necessaria.

Se pensi che sia compito del tuo capo proporti una promozione,
potresti aspettare per …anni!
 

 
Il tuo capo è già preso di suo.
Non può/vuole vedere tutto ciò che li accade intorno.

Non sono poche le persone che mi contattano per “fare” coaching lamentando problemi con il loro capo/a o con l’azienda.
Colpevoli (a loro avviso) di non aver riconosciuto e dato seguito alle loro ambizioni di crescita professionale.

2. Diventa un “influencer” discreto

L’influencer discreto è sempre coinvolto, spesso senza auto-promozione.

È veloce a cogliere l’opportunità.
Non rincorre il riconoscimento. Non sfoggia il suo successo. Parla poco. Porta i fatti.
È competente, organizzato, mostra “presenza” e sfoggia una pacata fiducia.

Essere un influencer discreto vuol dire non permettere che “l’affannoso chiacchiericcio carrieristico” interferisca con la tua professionalità e il tuo lavoro.

È un ottimo modo per farsi notare nel lavoro senza auto-promuoversi.

3. Fai più del dovuto – sempre con professionalità

Fai l’extra.
Quel qualcosa in più.

Svolgi il tuo lavoro in maniera competente ed efficiente.
Anche dal punto di vista etico e personale.

Fai tuoi i concetti di eccellenza, correttezza, integrità, riservatezza, trasparenza, credibilità, affidabilità e senso di responsabilità.

4. Comprendi le tue  capacità – illustra i risultati

Anche se sembra scontato, è fondamentale comprendere  i tuoi punti di forza.
Sapere illustrare i progetti di successo su cui hai lavorato.

Prima di poter promuovere attivamente te stesso, devi consapevolizzare ciò che fai meglio.

Chiediti:
in che modo le mie abilità hanno contribuito a creare successo?

Non salti mai una scadenza?
Hai sviluppato nuovi sistemi? Procedure innovative?
Sei un “mostro” delle pianificazioni?
Hai un talento nella formazione dei giovani?
 

5. Concentrarsi sui progetti è un modo efficace per farsi notare nel lavoro

Per rendere la tua auto-promozione meno “ego-centrata” puoi spostare l’attenzione sui progetti di successo cui hai partecipato o che hai lanciato.

Assicurati di concentrarti sul progetto e sul team, non su te stesso.

È un modo efficace di dimostrare i tuoi successi senza dover tirare fuori frasi tipo “Ho fatto questo e quest’altro” e “Bello eh? Si, in effetti, l’ho realizzato io“.

Mostra il tuo entusiasmo per il progetto e le persone coinvolte.

Invece di sembrare orgoglioso o -potenzialmente- arrogante,
dimostrerai di essere un professionista che si preoccupa esclusivamente del successo dell’azienda
un bel modo per farsi notare nel lavoro.

6. Condividi i complimenti con il team/colleghi

Contrariamente a quanto pensi,
non devi necessariamente calpestare i tuoi colleghi per farti notare e ottenere una promozione.

Una forte e leale collaborazione con le persone può essere una forma di auto-promozione.

Se sei un team leader…
collabora e riconosci gli sforzi delle persone.
Dai credito dove è dovuto.
Aiuta i tuoi collaboratori a raggiungere i loro obiettivi (che poi in definitiva sono anche i tuoi).

Se sei apprezzato da chi ti circonda, probabilmente ti ripagheranno quando sarà il momento.

Se miri alla posizione di team leader
collabora con i colleghi, fai i complimenti a coloro che ti hanno aiutato.
Il tuo team leader noterà il tuo interesse e la tua capacità di notare gli sforzi degli altri.

12 cattive abitudine nell’utilizzo di mail che ti rendono odioso e fastidioso – 1

mail al lavoro

Foto di Ryan McGuire da Pixabay

La posta elettronica è un modo tremendo di comunicare.
Ci sono diversi studi che indicano che circa il 50% delle mail al lavoro sono mal interpretate.
E ti credo!

Quando scriviamo un’e-mail, le parole sono l’unica risorsa … infatti (tenendo conto del solo testo) perdiamo oltre il 90% dell’efficacia della comunicazione efficace.

E con queste premesse,
è facile creare incomprensioni ed equivoci, aumentare la tensione e il conflitto.

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Rispondere in modo professionale è più facile a dirsi che a farsi. Ecco 12 cattive abitudine che ti rendono odioso nella corrispondenza elettronica:

1. SCRIVERE IN MAIUSCOLO

Quando scrivi in maiuscolo è come se stessi URLANDO.
Le lettere maiuscole vengono interpretate come aggressive e invadenti.

L’uso delle lettere in MAIUSCOLO non renderà la tua e-mail più urgente di altre.
Per cortesia disattiva BLOC MAIUSC.
E mentre ci sei … non usare tutti quei punti esclamativi!!!!

2. Inviare mail al lavoro “urgenti” che non sono urgenti

Se abusi della modalità “urgente”,
non passerà molto tempo e nessuno presterà attenzione alle tue mail.

E quando ne invierai una davvero urgente,
nessuno presterà interesse nemmeno a quella.

3. Essere troppo amichevole o troppo formale

Essere troppo informale ti farà sembrare poco professionale.
Usa con parsimonia punti esclamativi, emoticon, testo colorato, acronimi, caratteri fantasiosi e stenografia SMS.

Allo stesso tempo, non essere “robotico”.

Una mail al lavoro di una riga senza entusiasmo o personalità assomiglia tristemente alle risposte automatiche generate da un software.
 

4. Inviare CC a persone non coinvolte/necessarie

La funzione CC (Copia Conoscenza o in inglese Carbon Copy) che consente alle persone di essere aggiornate sulle informazioni porta quasi sempre confusione.

La persona ricevente se non strettamente coinvolta si chiede cosa debba fare.
Deve rispondere?
Deve inoltrare le tue informazioni?

Un’email di CC contiene informazioni che la maggior parte delle persone non sarà in grado di elaborare

5. Esagerare con l’invio in CCN

La prima cosa che pensiamo tutti è “Chi altro è CCN ?'”

CCN, letteralmente Copia Carbone Nascosta (in inglese BCC, ovvero Blind Carbon Copy) trasmette sfiducia e segretezza.

Se devi inoltrare una mail, taglia e incolla il testo in una mail apposito per quella persona.

6. Abusare con “Rispondi a tutti”

Quando ricevi una mail con più persone in conoscenza, non inviare automaticamente la tua risposta a tutti!

Assicurati di premere “rispondi a tutti ” solo se la tua risposta è veramente necessaria a tutte le persone coinvolte.

Altrimenti,
rispondi solo all’interessato. Gli altri te ne saranno grati!
 

7. Inviare mail alle 02.00 di notte

Ci sono persone che nel cuore della notte si sentono estremamente produttive,
e cominciano a inviare i loro messaggi di posta elettronica.

Nella migliore delle ipotesi, pensano che tu sia un maniaco del lavoro e che non hai vita sociale.
Nel peggiore dei casi, pensano che tu sia ossessivo.

Se l’ispirazione ti colpisce nel cuore della notte, salva la mail in “bozza” e inviala durante l’orario di lavoro.

Altro motivo per non inviare mail notturne è che il destinatario potrebbe avere il cellulare acceso. Il segnale di ricezione potrebbe svegliarlo.

Nel mio caso non preoccupatevi.
Puoi inviarmi mail alle 02.00 oppure alle 05.30 … il mio telefono/PC è spento già dalle 20.00.

La leggerò verso le 8.00 08.30 di mattina.

Fare carriera senza la preoccupazione di dover gestire un team

gestire un teamFoto di Free-Photos da Pixabay

A volte è un problema di carattere,
altre volte di non ambientazione nel team di lavoro,
di comunicazione con gli altri membri del team,
non adattamento alle procedure aziendali.

Altre volte ancora il collaboratore non c’entra niente, è un problema di leadership.
La tua.

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Avere il titolo di team leader è molto invitante e stimolante.
Gestire un team è molto affascinante, ma molto difficile.
Gestire le persone richiede tempo e applicazione.
Ah! Non pensavi così tanto!

I collaboratori impegnano. Stancano. Fiaccano.
Prosciugano.

Un cliente che ha richiesto coaching per la team leadership mi spiegava come ritiene …
la conduzione e la gestione di collaboratori la parte più critica del suo lavoro.

Si dice dispostissimo a dedicarsi a progetti meno complessi e stimolanti (con conseguente perdita di appeal professionale e finanziario) pur di non sentirsi così ansioso, timoroso e indisponente nel dover-trattare con le persone.

La gestione delle persone è un tema ricorrente nelle sessioni di coaching.

Spesso le persone “sbarcano” in posizioni manageriale senza avere le giuste competenze e la dovuta preparazione

Le aziende (non tutte per fortuna) non si preoccupano di colmare questo GAP.
L’unica cosa che fanno … dopo qualche tempo … è dire al potenziale manager che ha fallito!

La persona rimane “ferita” due volte.
Oltre che dall’azienda … si accolla totalmente la colpa del fallimento… ritenendo che se “fosse stato capace non avrebbe fallito”. Un colpo “mortale” per la sua autostima!

Sicuramente,
chi ha intenzione di gestire un team non ha completa coscienza delle difficoltà.
Si pone poche domande su come migliorare e gestire al meglio i propri collaboratori.

Le persone oggi sono sempre più sensibili e permalose.
Suscettibili.
Facili a risentirsi e offendersi.

Vogliono essere considerate diverse dagli altri,
desiderano essere riconosciute e trattate in un modo unico e particolare.

Le persone oggi ricercano le soddisfazioni emotive (riconoscimento, disponibilità, apprezzamento, empatia, ascolto, ecc.).
Sono quelle più gratificanti ma anche quelle più sensibili e “pericolose”,
quando non sono soddisfatte.

Nella gestione del gruppo devi distinguere tra la tua competenza (che può essere altamente professionale) e il tuo atteggiamento verso un collaboratore (che può apparire freddo e distaccato).

Vuoi gestire un team di successo? Dai un valore aggiunto!

Se vuoi gestire un team (piccolo o grande, non fa differenza), quando operi a contatto con le persone,
se il tuo successo dipende dalle persone che gestisci,
deve riuscire a dare un valore aggiunto.

Devi prendere coscienza dei mutamenti, adattarti a questi cambiamenti e porti domande su come migliorare e approcciare con più efficacia i tuoi collaboratori,
attraverso la comunicazione, i gesti e i comportamenti.

Ascoltare significa “seguire” le parole,
ma anche (e soprattutto) l’energia e l’emozione delle persone.
Ascoltare vuol dire aumentare il rispetto e l’accettazione.

Pochi considerano la gestione del team, un valore o un’area strategica su cui investire.
Chi lo fa, vince!
 

14 cose da sapere prima di chiedere un aumento di stipendio

aumento di stipendio

Foto di Frantisek Krejci da Pixabay

Sei puntuale, efficiente, produttivo.
Hai sempre fatto un buon lavoro.
E allora?

Ti aspettavi un apprezzamento.
Un riconoscimento salariale.

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A dir la verità ormai sono anni che stai aspettando una proposta dalla tua azienda o dal datore di lavoro.

Invece, tutto tace.
Niente si muove.
Nel mondo del lavoro di oggi,
i soldi e lo stipendio sono ancora argomenti tabù.

Per aiutare te (e il tuo stipendio) ecco 14 cose da sapere prima di chiedere -e ottenere- un aumento di stipendio:

1. Non basta entrare nell’ufficio e “aprire la bocca”. Serve molta preparazione. Strategia. Coraggio.

2. Chiediti cosa ti ha impedito di chiedere un aumento di stipendio fino ad oggi.

3. Se pensi che può essere davvero imbarazzante dire al tuo capo quanto la tua paga sia inadeguata …hai ragione. Lo è! Per molti è paralizzante.

4. Devi motivare con “forza” il motivo per cui meriti un aumento. La preparazione è una parte così importante ed è spesso trascurata. Chi non si prepara fallisce.

5. Mentre varchi la porta rifletti sul linguaggio del tuo corpo. Stai chiedendo un aumento, non elemosina. Raddrizza le spalle!

6. La tempistica è fondamentale. Non chiedere aumenti quando non stai portando risultati o il tuo capo è stressato e occupato.

7. Vai oltre il cash. Vacanze, orario flessibile, tempo libero possono essere negoziati come parte di un aumento.

8. Raccogli prove tangibile che hai fatto un ottimo lavoro. Tieni traccia dei risultati, mail, note di congratulazioni di clienti o colleghi che attestino il tuo buon lavoro.

9. Se la tua azienda è nel bel mezzo di tagli o stress finanziario, potrebbe non essere il momento giusto per chiedere più soldi.

10. Probabilmente la prima volta sentirai NO. Non farne un dramma. Hai perso solo il primo round. Esci con eleganza con ” Grazie per il feedback”.

11. Usa la spiegazione del rifiuto come punto di partenza. È un’informazione preziosa per la tua futura crescita professionale…e per una nuova richiesta.

12. Ricorda il monito di Seneca “Chi domanda con timore, insegna a rifiutare.” La cosa peggiore che ti possono dire è… NO.

13. Quando sarà il momento, non esitare a chiedere di nuovo. Assicurati solo di aver lavorato sodo e di comprovare di meritare un aumento.

14. Se il tempo, il contesto e il momento è “giusto” … non aver paura di chiedere.

 

 
La richiesta di un aumento di stipendio necessita di una preparazione adeguata da parte tua.

Concorderai con me che se “buchi alla grande”, la prima volta che ti presenti al tavolo della trattativa, difficilmente proverai un’altra volta.

Ecco perché è assolutamente necessaria una preparazione strategica e adeguata.

Non presentarti incerto e titubante, carico di timore e potenzialmente fallimentare!
Un paio di sessioni di coaching possono darti la sicurezza e la competenza per ottenere quello che chiedi.

Con il percorso di coaching SMART avrai la possibilità di prepararti concretamente e di simulare la richiesta di aumento.

Disaccordo con il capo: 20 cose da ricordare prima di aprire bocca

disaccordo con il capoFoto di Michi-Nordlicht da Pixabay

Hai il bisogno di parlare.
Di dire la tua.
Di esprimere il disaccordo.
La divergenza.

Senza creare conflitto, fraintendimenti, astio.
Disaccordo si, ma in modo costruttivo.
A parole sembra facile.

..ma se si tratta di disaccordo con il capo?

Le cose improvvisamente diventano molto più complicate.
L’idea può provocare panico immediato.

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Pochi sono disposti a esprimere le proprie opinioni a un superiore.
La maggioranza rimane timida.
Inibita.

Quando si tratta di disaccordo con il capo,
il tuo obiettivo deve essere quello di dimostrare che sei un professionista attendibile.
Una persona di cui ci si può fidare.

Un partner lavorativo che sa anche ascoltare.
Che vuole “costruire” grandi rapporti sul luogo di lavoro.

Ricorda che nel disaccordo con il capo è fondamentale affrontare la questione e non la persona:

1. Se sei sempre d’accordo… sei poco “attrattivo” come collaboratore.

2. Non dare solo importanza a cosa-dici, ma valuta anche quando-e-dove-lo-dici.

3. È fondamentale conoscere e “abbracciare” gli obiettivi del tuo capo. Se non ti allinei con il quadro generale, trova un altro lavoro.

4. Presentati con soluzioni o non presentarti affatto.

5. Non dimostrare che il tuo capo ha torto, a meno che tu non abbia fatti concreti o sei un esperto in quel campo.

6. Il disaccordo va espresso in privato. Lontano da orecchie indiscrete.

 

 

7. Lascia fuori le emozioni. Prepara dati, grafici, fogli di calcolo e qualsiasi altra prova concreta possibile per supportare il tuo punto di vista. Attenersi ai fatti.

8. Usa spesso la parola “suggerire“. È una parola magica in questo tipo di dialogo, perché nessun capo si arrabbia per un suggerimento.

9. Parla a titolo personale. Evita di parlare in generale tipo “Ci sentiamo tutti in questo modo” oppure “Questo è il cambiamento che tutti desideriamo”.

10. L’obiettivo del disaccordo non è vincere, ma mantenere intatto il rapporto. Fin quando è possibile.

11. Usa espressioni come “Ho bisogno …” oppure “Mi sento … ”. Formula la frase in modo tale che il messaggio si riferisca a te e ai tuoi sentimenti.

12. Se ti senti arrabbiato, è meglio dire il meno possibile. Se il capo è arrabbiato, è meglio dirne ancora meno.

13. Non fare sentire il capo un idiota. Presenta il disaccordo con un approccio logico e nel suo migliore interesse.

14. Ascolta, ascolta, ascolta. Ascolta – soprattutto – ciò che “non viene detto”.

15. Riempi la tua relazione con accordi prima di esprimere disaccordi.

16. Esprimi accordi frequentemente e pubblicamente.

17. Offri alternative piuttosto che critiche: “E se …” suona meglio di “Ma…“-“Perché …

18. Ricorda che il tuo obiettivo è presentare le tue idee, non dimostrare che il tuo capo ha torto.

19. Se non sei completamente sicuro o convinto, tieni la bocca chiusa!

20. Sii breve. Il capo – per definizione – è sempre molto occupato.

Come ispirare fiducia a una persona che non ti conosce -in pochi secondi-

ispirare fiducia

Claudio mi ha chiesto:
“ … ho un colloquio a metà settembre.
Dammi un suggerimento…come faccio a ispirare fiducia a una persona che non mi conosce?”
.

Anche Sarah chiede spunti su …
“ … come poter ispirare subito fiducia alle persone. Lavoro per un’Assicurazione. Una grande”.

Che sia per un colloquio di lavoro,
la vendita di un servizio o di un prodotto,
una proposta di collaborazione, di partnership,
poco importa …

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La fiducia è una cosa seria.

È alla base dell’amicizia, del lavoro, dell’amore, della stima: si può guadagnare,
non si può imporre.

È difficile da conquistare,
facile da perdere.
Impossibile da riconquistare quando è stata tradita.

È possibile creare ispirare fiducia grazie a una tecnica?

È pensabile creare fiducia tramite una sequenza stabilita di movimenti?
Un susseguirsi di posture convincenti?
Frasi persuasive?

Seguendo con precisione uno schema stabilito (fai prima questo … poi dici quello … ecco così bravo!) e incorniciando il tutto in un bel sorriso di circostanza?

La fiducia è empatia.
Interesse reale.
È un tasto emotivo molto sensibile per ognuno di noi.

Così come non si costruisce un rapporto d’amore in pochi minuti.
Così non è possibile creare un clima di fiducia in pochi secondi.

Allora .. come conquistare la fiducia di chi non ci conosce?

La fiducia non si acquista per mezzo della forza.
Neppure si ottiene con le sole dichiarazioni.
La fiducia bisogna meritarla con gesti e fatti concreti.”
Karol Wojtyla

È fondamentale …
essere sinceri, appassionati del lavoro che facciamo.

Ascoltare con attenzione le persone, essere attenti ai loro bisogni,
cercare di aiutare e non pensare (solo) a vendere/venderci …

A quel punto, tutte le astuzie, tecniche e tattiche non serviranno più!

Inoltre tieni presente che …

Le persone non sono attratte da chi si sforza di conquistare la fiducia

Nella maggior parte dei casi non siamo attratti da persone che fanno di tutto per piacere. Impressionare.
Conquistare la nostra fiducia.

Di solito le persone che si sforzano di piacere sono in qualche modo deboli o poco sicure di sé.
Hanno il bisogno di piacere e di “conquistare” l’affetto.
L’approvazione degli altri. Leggi il post per approfondire.

Nel caso della vendita …

 

Metti i tuoi clienti al centro del processo di vendita.
Aiutali – con una consulenza o servizio competente– a risolvere i loro problemi e soddisfare i loro desideri.

Con una comunicazione semplice, trasparente e onesta, offri sempre la massima chiarezza su prezzo, garanzia, reso, qualità, supplementi, firme, contratto, postille ecc …

Diventa per loro, un punto di riferimento concreto e fidato.
Ti ripagheranno con la loro fedeltà e tutta la loro fiducia.

“La banca ha fiducia in te,
però ti chiedono i documenti per accettare i tuoi soldi e ti prestano una biro legata a una catenella”.

Beppe Grillo

Nel caso di un colloquio di lavoro …

Semplicità è la parola d’ordine.
Tieni pronte risposte, spiegazioni e soluzioni.
Non mentire, non esagerare, sii te stesso.
Instaura un dialogo chiaro.

Risolvi tutti gli – eventuali – dubbi del potenziale datore di lavoro.
Non sorvolare o nascondere argomenti delicati e spinosi,
per esempio il classico “buco” nel CV.

Per ispirare fiducia ti serve coraggio e umiltà.
Palle.

12 cose da ricordare quando ti approcci con il capo aggressivo

capo aggressivo

Foto di Ryan McGuire da Pixabay

Il capo aggressivo è completamente focalizzato sui suoi bisogni e sentimenti.
Non mostra alcun rispetto per le altre persone.

Ti lascia poco spazio, ti incalza, ti interrompe frequentemente e tende a imporsi in continuazione.
Il suo motto è “la miglior difesa è l’attacco”.

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Anche se sei disponibile,
cortese e stai facendo di tutto per assecondarlo, diventa una furia se non vai incontro alle sue esigenze.

Se è un collega o un collaboratore puoi tacere, evitare, snobbare, scansare, cazziare … ma se è il tuo capo?
La questione si complica.
Maledettamente.

Ecco 12 cose da ricordare quando ti approcci con il capo aggressivo:

1. Ricorda che non puoi approcciare una persona “disturbata” come faresti con una persona “normale”.

2. Se hai un capo aggressivo, conosci già il danno che lui/ lei può infliggere alle organizzazioni e alle persone.

3. Non lasciare mai che un pessimo capo ti faccia diventare un pessimo dipendente.

4. Non dare per scontato che il capo aggressivo sia consapevole del suo comportamento. L’aggressività è una risposta inconscia all’ansia. Queste persone sono disperatamente sole, profondamente insicure e perennemente ansiose.

5. Fare il miglior lavoro possibile ti aiuterà a evitare – o contenere – accuse di scarso rendimento.

6. Non compromettere i tuoi valori. Se lo fai, ti odierai per questo e non la spunterai. Il capo aggressivo ti usa fino a quando non si stanca. Poi ti scarica.

7. Se il tuo capo aggressivo è in circolazione da un po’, molto probabilmente la tua azienda ha ricevuto lamentele e le ha ignorate. Voglio esprimerti tutta la mia comprensione!

8. Il tuo capo aggressivo non è così intelligente come pensa. Ignora l’influenza negativa del suo potere.

9. Quando parli del tuo capo, esce il “peggio” di te. Il “meglio” di te viene fuori quando parli di lavoro, progetti e visione. “Quale parte-di-te vuoi che gli altri vedano?”

10. Avere un piano B e un piano C. Resistere a una personalità aggressiva ha un costo e potresti ritrovarti solo o addirittura senza lavoro.

11. Non permettere che un capo “tossico” possa controllare la tua vita e limitare la tua carriera.

12. Se ti costa depressione, attacchi di panico … trova un nuovo lavoro. Per favore!

Discussione sul lavoro: 17 spunti per avere sempre la meglio – parte 1

discussioni sul lavoro

Foto di rawpixel da Pixabay

Che si tratti del lancio di un nuovo prodotto,
la direzione strategica della campagna marketing,
la promozione di un collaboratore a tuo parere poco meritevole …
la discussione può diventare serrata, il confronto aspro …
le sopracciglia si sollevano, gli animi si surriscaldano … e parte la discussione sul lavoro!

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Come puoi convincere le persone a seguire la tua idea?
Come puoi battere i tuoi “avversari” e ottenere ciò che desideri?

Spesso le discussioni le viviamo come “lotte”.
Competizioni … dove emerge un solo vincitore.
Tutti gli altri perdono.

Tante persone cercano di evitare discussioni e confronti

Come i combattimenti fisici,
anche quelli verbali possono lasciare ferite insanguinate.

Tutti abbiamo punti ciechi, nozioni preconcette e aree emotivamente sensibili.
Abbiamo paura che vengono a galla in queste occasioni.

Ecco 17 spunti che ti aiuteranno ad aggiudicarti ogni discussione:

1. Non esagerare con la smania di voler “vincere” la discussione sul lavoro

Vorresti vedere il tuo interlocutore cadere in ginocchio?
Scusarsi a testa bassa per essersi sbagliato?
Ringraziarti per averlo “illuminato”?

Uhmmm!

L’obiettivo – realistico – dovrebbe essere di sollevare dubbi sulla giustezza della visione/idea/proposta del tuo interlocutore.

2. Preparati

Ti è già successo di aver fatto un reclamo solo per rendertene conto -appena dopo- che ti sbagliavi completamente?

Non precipitarti in sala conferenze … stracarico di stress da attesa.
Traboccante di emozioni.
Questo non è un modo ideale per “vincere” una discussione.

Rifletti attentamente su ciò che dirai.
Ciò che vuoi ottenere.

Chiediti:
Che cosa voglio veramente da questa discussione?
Far passare il mio punto di vista? O un risultato più concreto?
Quali argomenti sono convincenti?
Quali sono i miei preconcetti?
È realistico il mio obiettivo?

3. Controlla le tue emozioni

Un conto è essere appassionati.
Eccitati.
Un altro è farsi trascinare da rabbia e paura.
La rabbia toglie potenza.

Se perdi la calma, hai “perso”!

Non preoccuparti …
non sembrerai debole restando calmo nel mezzo di una discussione.
Guadagnerai punti – invece – dimostrando autocontrollo.

4. Conosci il tuo “nemico”

Senza scomodare ”l’arte della guerra”,
comprendere la motivazione e il fattore stimolante del tuo interlocutore, ti darà un grande vantaggio strategico.

Significa “metà battaglia vinta”.

5. “Gioca” semplice

Semplice.
Sincero.
Diretto ma non maleducato.
Determinato ma non inflessibile.

Non cercare di impressionare.
Cerca di persuadere con un approccio accurato e ponderato.

Dimentica …
colpi di teatro, arringhe struggenti (se non sono nelle tue corde) e frasi fatte prese dal web.
 


 

6. Ascolta attivamente

Molte persone sono così concentrate su ciò che stanno per dire che ignorano il loro interlocutore.
Un po’ alla volta – senza accorgersi – ne assumono le argomentazioni.

Ascolta attentamente.
Osserverai debolezze e difetti.
Ascolta – soprattutto – il “non detto”.

Assicurati di ascoltare e comprendere il ragionamento del tuo interlocutore.
Impara la differenza tra ascoltare e pensare-a-cosa-rispondere.

7. Chiedi di chiarire

Se non sei sicuro di ciò che il tuo interlocutore ha detto,
chiedi chiarimenti.
Di ripetere.

Nel vivo della discussione,
contrattacchiamo spesso in modo poco riflessivo, confuso,
senza assicurarci di aver sentito bene.

8. “Usa” i fatti

I fatti sono difficili da confutare.

Raccogli dati pertinenti prima che inizi la tua discussione sul lavoro.
Sondaggi, statistiche, citazioni e risultati concreti sono argomenti a supporto della tua causa.

Paura al lavoro: 16 pensieri che rafforzano la fiducia in te stesso

paura al lavoro

Foto di 250432 da Pixabay

“Ricordare che moriremo tutti presto è stato lo strumento più importante che ho avuto, nella vita, per prendere le decisioni più importanti.

Perché quasi tutto – come le aspettative della gente, l’orgoglio, la paura e l’imbarazzo nel fallire – sparisce davanti alla morte, lasciando solo le cose importanti.

Ricordare che stai per morire è il modo migliore per evitare la trappola di pensare che tu abbia qualcosa da perdere.

Ricordate che si è sempre nudi, e che non c’è nessuna ragione per non seguire il proprio cuore,
sempre”.

Steve Jobs

Ecco 16 pensieri che rafforzano la fiducia in te stesso.

Un antidoto alla paura al lavoro:

1. Non avrai mai fiducia, se aspetti di sentirti sicuro.

2. La paura di sbagliare ti rende piccolo e maldestro.

3. La paura del fallimento ti impedisce di provare nuove cose. Se non sei sicuro del successo, non inizierai. Se non riesci a farlo bene, non ci proverai.

4. Anche i dirigenti di alto livello sono preoccupati sull’impressione che stanno facendo, come chiunque altro. Sono le ultime persone che ti aspetteresti “avere paura al lavoro”.

5. Più esiti, più difficile sarà agire.

 

 

6. La tendenza a notare e ricordare solo eventi negativi è un’abitudine radicata che abbiamo tutti.

7. Paura ed eccitazione hanno gli stessi sintomi basati sulla risposta “combattimento o fuga”. Che tu sia eccitato o spaventato, il tuo corpo è pronto ad agire.
La differenza è come la interpreti.

8. Sai quella sensazione quando il tuo capo ti chiama in riunione? Il cuore che batte, il sudore delle mani? Potresti chiamarla paura, altri la chiamano eccitazione.

9. Le persone senza paura vedono il rifiuto come feedback, che si trasforma in azione piuttosto che in ritirata.

10. Definisci il fallimento. Aiuta a sapere di cosa hai paura. Nominalo.
Che cosa succederà se fallisci?

11. Senti i tuoi sentimenti, ma non lasciare che ti controllino.

12. Moderati livelli di paura ti mettono in allerta, ma una paura eccessiva ti rende stupido.

13. Usa la paura e l’ansia come motivazione e spinta produttiva.

14. Datti una pacca sulla spalla dopo aver fatto qualcosa che non ti andava di fare.

15. Con le paure legate al lavoro -come in ogni paura- l’immaginazione tende a scatenarsi negativamente.

16. Anche la fiducia del più esperto può vacillare di fronte a un compito impegnativo.

10 spunti per placcare il collega scorretto che vuole scavalcarti

collega scorrettoFoto di WikiImages da Pixabay

Azz … ti hanno appena scavalcato. Sorpassato.
Disarcionato.
Beffato!

Nooo, ma come è possibile?
Infatti…ti vedo ancora stordito sai …

Eri nel mezzo della riunione.
Tutto sta filando liscio quando all’improvviso …
il tuo collega si è preso – candidamente – il merito per il lavoro
che hai fatto tu!

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Mentre ti riprendi dallo shock …
e ti stai ancora chiedendo “… ma ho sentito bene! Come osa!”

Hai perso il treno per parlare!
Per controbattere.
È troppo tardi … oramai.

Tutto si è svolto in modo molto veloce. Imprevisto.
Inaspettato.

Adesso tutti sanno chi ha fatto – bene – quel lavoro …
e non sei tu!

Ecco 10 passi per placcare – definitivamente – il collega scorretto che sta cercando di scavalcarti:

1. Chiediti se il comportamento è davvero inappropriato

La persona – per esempio – usa l’ironia solo per essere divertente?
Oppure il suo unico obiettivo è sminuirti, sconvolgerti, ferirti?

Il fatto che abbia detto – altro esempio – che la tua idea non avrebbe funzionato,
non necessariamente rende il suo comportamento sbagliato o inappropriato.

Forse è solo un problema di comunicazione.
È stato solo troppo diretto.
Poco gentile.

In ogni caso,
anche se si tratta di differenti stili comunicativi,
informa la persona del modo in cui dovrebbe comunicare con te.

2. Affronta la questione

Prima che l’atteggiamento si trasformi in un comportamento seriale.

Un tentativo di “scavalcamento” di una persona che non ha tale potere,
fa ribollire il sangue nelle vene.

Tuttavia,
se reagisci in modo aggressivo, peggiori la situazione e dai ancora più potere al collega scorretto.

Gestisci le tue emozioni.
Fai un respiro profondo, una passeggiata rilassante e mantieni la calma!

3. Non procrastinare il confronto

Evita di scansare i comportamenti “tossici”.
Non sperare che la situazione non si ripresenterà.
Che sparirà magicamente.
Non succederà!

Non comportarti come una vittima.
Un agnello sacrificale.

È meglio “stroncare sul nascere” questi atteggiamenti scorretti.
Fin dal primo attacco.
Prima che il rapporto di lavoro inizi davvero a essere danneggiato.

Guarda la persona negli occhi.
Fai capire che non sei il tipo da sopportare sopraffazioni.
Non essere un bersaglio facile.

4. Parla con la persona

Non parlarne con il tuo capo o le HR.
Almeno non prima di aver tentato di parlare con la persona.

Chiedi un incontro chiarificatore: “So che questa conversazione sarà scomoda.
Sento l’esigenza di provare a parlare con te”.

Andare direttamente dal capo,
raramente aiuta a migliorare il rapporto con l’altra persona.

5. Affronta il comportamento specifico, non la persona

È sbagliato dire “Hai un atteggiamento scorretto” oppure “Hai sbagliato”.
La critica deve essere riferita a qualcosa di specifico e non a qualcosa di generico.

Devi essere chiaro su cosa/dove/quando.
Spiega le azioni fatte.
I comportamenti avuti o le cose dette.

Evita frasi tipo “Ancora una volta la tua poca professionalità … ” e appellativi sensibili come “arrogante, prima-donna, arrivista, ecc.”.

Esponi il problema in modo oggettivo e senza pregiudizi.
Concentrati sulle azioni, non sulla persona.

6. Chiedi di cambiare approccio

Accetta i feedback ma rifiuta – categoricamente – il modo in cui li hai ricevuti.

Se la persona si avvicina in modo sminuente o inappropriato, l’approccio migliore è dire qualcosa del tipo (alcuni esempi):

“Grazie per avermi mostrato il tuo punto di vista. In futuro – in ogni caso – ti sarei grato …

se eviti battutine sulla mia proposta, davanti agli altri. Lo trovo poco professionale.
non chiamare i miei errori banali. Spiega solo cosa deve essere risolto.
di non prendere credito per il mio lavoro. Sai perfettamente che ci sto lavorando intensamente da più di 3 settimane. Questo comportamento non è corretto.”

 

7. Ascolta e permetti al collega scorretto di spiegarsi

Permetti alla persona di spiegarsi o di rifiutare le tue dichiarazioni.
Ascolta senza giudicare.

Spiega tutti i tuoi punti ma assicurati di non interrompere il tuo interlocutore mentre espone le sue giustificazioni, anche se non sei d’accordo.
Interrompendo, otterrai solo il risultato di inasprire il dialogo.

È un’occasione per imparare … a muovere critiche costruttive bilanciando garbo e autorità.

Così facendo aumenterai il tuo rispetto.
La tua credibilità.

8. Invita un terzo a fungere da testimone alla tua conversazione

Se la persona dimostra di stravolgere i fatti,
di essere aggressivo, commediante o accusatore allora potresti aver bisogno di un testimone, presente alla conversazione.

La persona in questione dovrebbe essere accettata da entrambi.
Se ha il compito di osservatore o di mediatore, assicurati che ne abbia le abilità.
… altrimenti la questione si incasina ancora di più.

P.S.
Questa possibilità non mi piace molto.
Preferisco credere che persone adulte possano avere conversazioni produttive da adulti.

9. Collabora ma mantieni le distanze

Collabora quando devi,
ma mantieni il contatto al minimo.

Comunica con il collega scorretto solo quando il lavoro lo richiede.

Se cerca di fare bella figura invitandoti a pranzo o per un drink,
rifiuta educatamente.

10. Parlane con il tuo capo o il tuo datore di lavoro

Se il comportamento del tuo/a collega non è cambiato,
è venuto il momento di parlarne e mettere a conoscenza della situazione il tuo capo,
il direttore o un responsabile HR.

Presenta il tuo caso,
senza piagnistei, vittimismo e senza incolpare.
Esprimi chiaramente che apprezzi il lavoro che fai.

Attieniti ai fatti e non etichettare il collega.
(“È un carrierista” oppure “Vuole essere il capo“).

Evita il più possibile rimostranze vaghe, sommarie o imprecise che possono diventare clamorosi “autogol”.

Non lamentarti e non accusare.
È più efficace rimarcare che questo comportamento sta creando tensioni nel team e rischia di provocare un calo di produttività (argomenti senza dubbio più “sensibili” agli occhi del tuo capo o datore di lavoro).

Può darsi che il tuo collega scorretto sia chiamato per un incontro o un richiamo.
E le cose probabilmente torneranno come prima.
Forza … faccio il tifo per te!

“Che cosa fare della mia vita?” Domanda, invocazione o insoddisfazione – parte 2

che cosa fare della mia vita

Foto di engin akyurt da Pixabay

“Se tu fallissi, potresti essere deluso, ma sarai dannato se non provi.”

Questa frase di Beverly Sills ci invita a provare, altrimenti non possiamo crescere e avere successo.
E sarai tormentato dai rimorsi e rimpianti.

Nessuno – ripeto nessuno – ha raggiunto ricchezza, fama e successo senza cadute, spesso gravi, ma anche errori ingenui ed evitabili.
Errori che riportano (amaramente) al punto di partenza.

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Ma quando torni indietro, hai però un vantaggio … provarci di nuovo perché conosci già la strada.
Puoi tornare al punto (dove ti sei bloccato) più velocemente e spingerti oltre l’ostacolo con rinnovata energia.

Che cosa fare della mia vita?
Cosa ti blocca?
Cosa ti tiene a terra?
Paura?
Paura di sbagliare … di fallire?
Di esser deriso? Criticato?
Di aver deluso le aspettative?

Ricorda che …
rinunciare per paura di fallire è il fallimento più amaro!

Fai il primo passo, anche se hai paura di fallire

Hai un’idea …
ma cominci a ritardare, aspettare, pensare, perfezionare e modificare, fino a quando ti rendi conto che … qualcun altro è già partito e ti ha superato da un pezzo.
E butti la spugna.

Se rinunci quando fallisci, non imparerai mai nulla.

 


 
Se guardi al fallimento come un’opportunità, come l’inizio di un nuovo viaggio …
scoprirai che l’esperienza ti aiuterà e la prossima volta che farai la stessa cosa, la farai molto meglio.

Ma se non provi, non lo saprai mai.
Demordere a prescindere … è il fallimento peggiore!

Le circostanze sfavorevoli … plasmano il tuo carattere

Sono tantissime le persone che incolpano le loro carriere miserevoli per le circostanze difficili in cui si dibattono.
“Ho avuto un’infanzia difficile … nessuno ha creduto in me …
ecco perché non ce lo fatta.”

Eppure non sono poche le persone di successo che rivelano …
“Ho avuto un’infanzia difficile … nessuno ha creduto in me …
ecco perché ce lo fatta!”

Le circostanze che hai vissuto rivelano chi-sei, le tue convinzioni e il tuo atteggiamento,
cosa otterrai (o no) dalla vita.

Non rotolarti nel dilemma “Che cosa fare della mia vita?” … conta solo il tuo atteggiamento!

Poco importa se decidi di lavorare nel sociale, lanciarti come influencer o aprire un agriturismo nella cascina che hai ereditato dal nonno …
quello che più conta è il tuo atteggiamento e le tue convinzioni.

Come vedi te stesso e cosa vuoi ottenere.

Una volta che hai deciso dove vuoi andare, chi vuoi essere e cosa vuoi fare …
sarà impossibile fermarti.

“Che cosa fare della mia vita”  avrà la sua risposta!

Piuttosto chiediti … quanto riesci a perseverare di fronte gli ostacoli?

La maggior parte delle persone getta via sogni e obiettivi, perché si arrende al primo ostacolo o difficoltà.

Se le cose ti sono sempre arrivate con poco sforzo o una botta di culo, potresti non aver mai allenato i “muscoli” della perseveranza, necessari quando la strada si fa in salita.

Invece di mettere energia e tempo per superare difficoltà e impedimenti … potresti prendere l’ostacolo come un segnale che non sei “capace”, che non sei “tagliato” e …
mollare di schianto.

La perseveranza è la differenza tra successo e fallimento

Devi imparare da quelle persone che hanno sempre dovuto lavorare sodo.
Hanno sviluppato determinazione, costanza e forza di volontà per padroneggiare una nuova abilità o superare un ostacolo.

Non si raggiunge il traguardo senza fatica, senza un impegno straordinario.
 


 
All’inizio – se non sei abituato – troverai difficoltà.
Dopo varie volte – tale sforzo – diventa naturale e istintivo.

Quando la salita si fa dura, quando (sembra) che non c’è alcuna ragione di continuare,
quando tutto intorno a te invita a mollare, arrendersi, rinunciare, a non continuare …
proprio a quel punto che se vuoi ottenere qualcosa dalla vita,
devi perseverare.

La chiave non è che COSA fare della tua vita ma piuttosto COME affrontare la tua vita

Sei disposto a lavorare intensamente?
A non cedere alle difficoltà?
Sei disposto a cadere e rialzarti? Sempre ogni volta?
Dove trovare la forza per andare avanti?
Mettere in discussione le tue credenze e le tue certezze?

Devi trovare la forza di percorrere ancora qualche altro metro.
E andare avanti.

La perseveranza è quella dote che ti permette di andare oltre la fatica e le circostanze.
Ti permette di superare un fallimento, un ribaltamento, un passo falso, un colpo di sfiga,
recuperare da un infortunio, se sei uno sportivo.

Con la perseveranza, verrà il risultato

Una forte motivazione aiuta a vincere molte difficoltà.
Uno sforzo affannoso o occasionale non sarà di nessun valore.

Per ottenere risultati devi applicarti tutti i giorni, fino a quando diventerà un’abitudine.
Perseveranza vuol dire “attaccare” giorno dopo giorno.

Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri sulla tua strada.

Non puntare solo sulla competenza e gli studi

Anche il solo talento non è sufficiente.
Occorre duro lavoro e tenacia.
Perseveranza.
Grinta.

“Arrivare da qualche parte nella vita” non è solo questione di talento, intelligenza, bellezza.
Tra una persona talentuosa senza tenacia e un’altra perseverante ma senza talento, probabilmente sarà quest’ultima a ottenere i risultati migliori. Leggi post.

E adesso che lo sai anche tu … che cosa fare della mia vita?
Davanti al prossimo ostacolo non paralizzarti … pazienza e perseveranza.
Riprova.
Credimi.
Ce la farai!

“Cosa fare della mia vita?” Domanda, invocazione o insoddisfazione – parte 1

che cosa fare della mia vita

Foto di engin akyurt da Pixabay

“Cosa fare della mia vita?
“Tranquillo, un giorno lo capirai “
” Fidati della vita. Sei esattamente, dove dovresti essere”
“Vedo in te grandi potenzialità, se ci credi, ce la fai”
“Yes, you can!”

Potrei continuare con le frasi a effetto.
Ma mi fermo qui.

Mah! Non so che dire …

A certe domande non puoi rispondere con slogan e frasi fatte

La domanda “cosa fare della mia vita” lascia un retrogusto acidulo.

Questa sensazione – poi – diventa particolarmente acuta quando accade qualcosa di inaspettato – un licenziamento a sorpresa, una promozione negata, ecc – che ha un impatto sul lavoro, sulla carriera.
Sulla vita.

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Se stai leggendo questo articolo, c’è qualcosa dentro di te che non è soddisfatta.
Senti un ovo-sodo in gola che non va né su né giù.

Si potrebbe chiamarla “insoddisfazione”.
Che ti lascia così.
A-metà, spiazzato, tramortito.
Incompiuto.

Se non capisci cosa intendo significa che non hai mai provato la sensazione

Non recepisci cosa voglio intendere.
Puoi chiudere qua la lettura … e passare a un altro post di ferrarelli-coaching.

Ma se continui … basta guardarti in giro.
Per farti male.
Tanto.

“C’è quel 25enne che sta decollando con la sua start up tecnologica”
“E quell’altro che ha appena conseguito un master e ha scritto un libro di successo”
“Quel CEO quanti anni ha? … Ma dai! Così giovane!”

E come se non bastasse c’è sempre …
l’amico-quello-bravo che ha sta ottenendo grandi promozioni.
Conteso dalle migliori aziende.

Guardi la carriera degli altri e pensi “Cosa fare della mia vita?”

Un bagno di sangue.

È un mix di emozioni.
Gelosia e ammirazione, anche tristezza e rimpianto.
Delusione.
C’è anche frustrazione.
Rabbia.

Queste emozioni scatenano ancor più paure, dubbi e insicurezze.

Sai che non stai sfruttando appieno il tuo potenziale.
Non sai neanche più se hai ancora un potenziale!

Al tuo giudice interiore – ebbro di piacere – non sembra vero di poter infierire, così comodamente.
Lama infuocata nel burro.

Ho perso tempo!
Ho fatto scelte giuste?
Perché mi sento così indietro? Sono al palo!
Sono davvero bravo?
Arriverò mai, dove voglio?
Cosa ho fatto di sbagliato?
Non ho raggiunto i miei traguardi!
Avrò mai una seconda chance?

“Houston, abbiamo un problema” … Cosa fare della mia vita?

Si dice che chi-cerca-trova.
Google è perfetto per darti le risposte che cercavi.
E infatti ne trovi tante.
Tantissime.
 


 
Purtroppo … le conosci già.
Chissà quante volte le hai lette.
Anche “l’oracolo” Google qui è in difficoltà.

A differenza di tante altre domande, questa è tosta-tosta.
Lascia stare Google.
Rimboccati le maniche.
È il momento di un faccia-a-faccia con … te stesso.

Preparati per un “lungo viaggio”

“Prima di partire per un lungo viaggio,
Devi portare con te la voglia di non tornare più”

“Prima di partire per un lungo viaggio,
Porta con te la voglia di adattarti.”

La canzone di Irene Grandi è ideale per introdurre il concetto che “sapere cosa fare nella vita” è per la maggior parte delle persone come un viaggio.

Un viaggio stimolante, affascinate ma anche scomodo e pauroso.
Spesso incompiuto.

Ci vorrà tempo.
Le cosiddette “crisi della vita” per capirlo.
Fatica e determinazione per portarlo a termine.

Non cadere nel grande equivoco

La risposta a “Cosa fare della mia vita?” difficilmente sarà in un fremito improvviso,
un istante magico.

Un sussulto inatteso di estrema chiarezza, dove tutto “s’incastra”.
Miracolosamente.
E avrai pianificato di colpo tutta la tua vita.

Non dico che non esiste un momento topico,
ma sarà molto più facile che ti ritroverai – sorpreso- a prendere nuove decisioni.
Decidere nuove azioni.

In realtà,
la vita cambia costantemente e dovrai riconsiderare più volte la “direzione” del tuo viaggio.

Preparati a lasciare la tua zona di comfort

Prova cose nuove.
Qualcosa che hai sempre desiderato, qualcosa che ti spaventa.
Allarga i tuoi orizzonti.
Inizia a escludere.

 


 
Prova … qualcosa di molto diverso (senza lanciarti senza paracadute) da quello che fai normalmente.
Potresti essere sorpreso quanto ti piacerà qualcosa, che non avresti mai immaginato.

Rimanere dove sei, è una garanzia per rimanere marginale.
Se non ti spingi al di là della tua “zona di comfort”, se non chiedi più a te stesso, stai scegliendo un’esistenza vuota.
Ti neghi questo “viaggio” straordinario.

Ricorda … non sarai mai pronto

Non continuare a usare il condizionale “Farei” o “Vorrei”.
Non parlare di ciò che farai.
Un giorno.

Non vivendo il presente e temendo che si possa ripetere un’esperienza spiacevole, continui a rimandare.

Devi fare il primo passo adesso.
Non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a fare qualcosa.
Non lasciarti immobilizzare dalla sindrome di “domani”.

Il tempo giusto per l’azione è “oggi”.
Iniziare “da domani”, “da lunedì”, “dal mese prossimo”, ecc … non ti farà cominciare mai.

Quando un’opportunità si presenta, nessuno si sente mai pronto al 100%.

Fai il primo passo, poi segui il flusso.