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13 motivi perchè la gente non ascolta quello che hai da dire – parte 2

essere ascoltato

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6. Non sai quello che dici

Tutti noi desideriamo entrare in contatto con persone degne del nostro tempo.

Fai la tua parte.

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Se il tuo contributo è di poco di valore, non otterrai (giustamente) il tempo e l’attenzione degli altri.
Essere l’esperto quando si sa e imparare dagli altri quando non si sa.

Mostra discrezione.
Se non sai, taci.

7. Parli sempre e solo di te stesso

Sei bravissimo a cogliere ogni occasione per agganciarti al discorso e iniziare a parlare di te,
delle cose che hai fatto, di quello che ti è successo,
i tuoi viaggi, i tuoi hobby.

Sempre e solo di te.
Ego – centrato.

Niente di male, per carità,
ma pensi davvero che riuscirai a impressionare,
sembrare più interessante e intrigante?

Una cosa è certa, alla lunga diventi sicuramente scontato,
pesante e spingi gli altri a evitarti.

8. Trasmetti messaggi ambigui

Persone insicure trasmettono messaggi ambigui.
Leader ambigui gestiscono organizzazioni confuse.
Non aspettarti entusiasmo e passione se la tua comunicazione è ambigua.

9. Non prendi gli altri seriamente

Togliti quel sorrisino ironico dalla faccia mentre qualcuno sta palando.
Smettila di scuotere la testa beffardamente mentre qualcuno sta spiegando il suo punto di vista.

Si può non essere d’accorso con gli altri ma così facendo stai toccando tasti molto sensibili (e pericolosi) delle persone.
Prendi seriamente gli altri se ti aspetti che loro prendano sul serio te.

10. Non tieni fede alle tue parole

La gente ascolta solo le parole di chi-si-fida.

Se dici che farai o non-farai qualcosa e non mantieni la promessa, la gente non avrà alcun motivo di ascoltarti.
Mai più.

11. Fai il saputello

Meticoloso.
Perfezionista.
Egocentrico.

Sai tutto tu.
È ovvio.

Non ammetti di essere in errore, non lasci agli altri una parola,
fai impazzire con la sua analisi e la tua esperienza,
sul modo in cui si dovrebbe fare-o-non-fare una certa cosa.

Che palle!

La maggior parte dei so-tutto-io sono molto insicuri,
hanno bisogno dell’approvazione degli altri e possono sentirsi molto frustrati se devono accettare un’idea che non è la loro.

12. Non trasmetti empatia e passione

La verità è che siamo distratti, poco interessati agli altri,
concentrati su noi stessi, prevenuti,
sempre pronti a giudicare e criticare.

essere ascoltato

Nessun amore.
Se non ti curi della gente cui stai parlando,
perché loro dovrebbero interessarsi a te?

Se non ti senti eccitato e appassionato,
perché parlarne?

Se non ti interessa, smettila di parlarne.
Ora.

13. Non ascolti .. ma vuoi essere ascoltato

Cosa c’entra l’ascoltare con il parlare?
C’entra, c’entra.

La comunicazione è un processo reciproco.
È un’interazione tra le persone.

Fai dell’ascolto attivo verso l’altra persona la tua prima priorità.

Sarai sorpreso di vedere quante volte sarai invitato a esporre la tua opinione a un pubblico attento.

Se desideri essere ascoltato,
essere ascoltato davvero,
devi fare uno sforzo d’interesse, di concentrazione e d’attenzione.
Occorrono disponibilità, sano e sincero interesse verso gli altri.

Fallo e diventerai,
per gli altri (colleghi, collaboratori ma anche partner, figli, amici) un punto di riferimento importante e irrinunciabile.

9 motivi perchè come giovane leader non farai molta strada

giovane leader

Una cosa è essere un membro del team.
Un’altra è condurre e guidare i membri del team.

Molti sono sicuri di poter raccogliere la sfida.
Bene!
Bello vedere coraggio e intraprendenza!

Quando arriva il momento di agire, però, questa sfida si rileva più difficile del previsto. I giovani team leader sono spesso impreparati ad affrontare la gestione di un gruppo, davanti ai problemi che sorgono o li ignorano o reagiscono male.

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Secondo un recente studio sulla leadership, quasi il 40 per cento dei nuovi leader e responsabili fallisce entro i primi 18 mesi. Inoltre, molti di loro scoprono che non è quello che si aspettavano, che desideravano oppure comprendono di non avere le competenze per fare bene.

Vediamo insieme 9 motivi perché come giovane leader farai poca strada:

1. “La vuoi facile e subito”

La parola “gavetta” ti fa sorridere?
Bene, rido insieme a te!

Le persone di successo non si aspettano risultati immediati. Non pensano che arriveranno “rapidi” e “facili”.

Sorridono (questa volta a ragione) nel vedere altre persone cadere nelle illusioni “Leader in 1 giorno”, “Arricchirsi rapidamente”, “Fare un blog di successo in 1 mese”, “Diventare leader in 4 mosse”.

2. Smetti di crescere e di ascoltare

Perché hai smesso di crescere e imparare?
Ti stanno andando bene le cose e pensi che non ti serva più?
Sei giovane, preparato e credi di essere esperto-di-tutto?

Se hai smesso di ascoltare, crescere, non ammetti di non sapere tutto è un cattivo segnale. Perché?

Sotto molti aspetti … il successo è più difficile da gestire che un fallimento … soprattutto quando smetti di crescere come persona.

3. Pensi di avere tutte le risposte

I giovani team leader tendono a pensare che devono agire come se avessero tutte le risposte … e se non le hanno … dovrebbero agire come se l’avessero!

E se non funziona?
Hai pensato alle conseguenze?
È come guidare la notte con le luci di posizione.

4. Non conosci te stesso

Sei consapevole dei tuoi punti di forza e di debolezza?
Conosci lo scopo, i tuoi valori e la tua visione?
Sai gestire i tuoi comportamenti? Le tue reazioni? E quelle degli altri?
Conosci quello che-funziona e che-non-funziona per te?

Troppe domande?
Forse è meglio che trovi subito le risposte.
È qui che devi concentrare i tuoi sforzi.
Se non vuoi diventare una percentuale nella statistica dei fallimenti da leadership.

5. Non sei consapevole del prezzo da pagare

+ sali + pressione.

Più sali e più devi vivere sotto la (spietata) luce dei riflettori.
Riconoscimenti e approvazioni ma anche antipatia e invidia.

Anche al tuo (piccolo o grande, poco importa) livello.

Non devi essere un VIP, uno sportivo famoso o un grande imprenditore per risvegliare le gelosie e le avversioni delle persone (anche – e soprattutto – di quelle che ti circondano).

Sorpreso?
Non dovresti. Non c’è niente di nuovo, è vecchio quanto il mondo.

6. Sei arrogante e presuntuoso

Se tendi a pensare che chi si comporta così ha un carattere forte, ti invito a pensare che spesso questo comportamento è tipico delle persone deboli e insicure. È in genere un tentativo, peraltro vano, di nascondere insicurezza e incompetenza.

Arroganza e prepotenza sono mondi-a-parte rispetto a grinta e carattere.

7. Pensi che basta titolo e competenze

Leadership non è (solo) avere un titolo, un ufficio più grande o “saper fare molto bene il proprio lavoro”.
Non basta.
Non basta concentrarsi sui compiti.

I leader migliori sanno che il loro successo o fallimento dipende dalla capacità di ispirare e guidare il proprio team. Hanno imparato che le persone sono la chiave del loro successo.

La leadership è basata sulle relazioni, sulla fiducia e sulla costruzione di spirito di squadra.

8. Ignori l’importanza delle relazioni personale

Perché quella faccia sorpresa (e un po’ scocciata) nel vedere la tua collaboratrice “scappare subito a casa” perché il suo bimbo è malato. Davvero non sai che i bambini si ammalano così spesso?

Ah! Non ne hai.

Per molti dei tuoi collaboratori l’equilibrio lavoro-privato è una sfida sfiancante. Non farai molta strada se pensi che gli altri siano solo un supporto o (peggio) una scocciatura.

Esprimi il tuo lato più umano e sarai apprezzato anche sul lato personale.
A volte, basta solo un po’ più di comprensione e un pizzico di simpatia.

9. Sei convinto che “A te non succederà mai

“Mai” è un avverbio che dovremmo togliere tutti dal vocabolario.

Eccessiva fiducia. Troppa convinzione.
Poca prudenza.
Sono caduti in tanti.
Sono caduti (anche) i migliori.
Perché non dovrebbe accadere anche a te? O a me?

Continua a imparare e non dare niente per scontato.
Ogni storia di fallimento deve essere un monito.
Un avvertimento.

Dura la vita del giovane leader?

Troppe aziende non sono impostate per sostenere i loro leader.
Soprattutto un giovane leader.
Troppo spesso, l’unica cosa che si sentono dire è … che hanno fallito.

Per padroneggiare la leadership ti servono ottime competenze ma anche un efficace allenamento dei tuoi “muscoli caratteriali” e delle tue risorse interne.

Dura la vita del giovane leader. Vero?
Il passaggio sul tappeto rosso te lo devi proprio meritare.

Hai sentito “parlare di coaching” ma non hai ancora deciso di fare il primo passo?
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giovane leader

7 modi garantiti per uccidere la motivazione nel tuo team

motivazione

Alcune persone non saranno mai motivate.

Altre faranno solo quello che serve per mantenere il lavoro, dare una parvenza di coinvolgimento e pagare il mutuo.

Poi ci sono collaboratori altamente competenti e motivati che, per una serie di ragioni, perdono entusiasmo e passione per il lavoro e diventano delusi, amareggiati, demotivati e … poco produttivi.

Spesso però è proprio il manager, il capo, il titolare (ovvero il pilastro della produttività) che, con il suo comportamento, uccide (spesso in buona fede o per non conoscenza) la motivazione dei suoi collaboratori.

Quest’articolo è per loro.

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1. Controllare tutto

Ti fidi del tuo team?
Sì, sì, come no!

E poi pretendi di verificare tutta la corrispondenza, le e-mail e i preventivi, di bloccare tutto finché non dai la tua “benedizione” e il tuo OK.

Scusa perché hai strappato alla concorrenza quel tizio così bravo se poi sei riluttante a delegare, ti concentri sui dettagli e non lasci libera iniziativa anche sulle decisioni più banali?

Così facendo mostri una completa mancanza di fiducia che fa (davvero) sentire il lavoratore inutile … un idiota! Stai uccidendo la sua motivazione e la crescita professionale.

2. Concentrarsi solo sugli errori

Ogni volta che è commesso un errore, non fare la solita domanda “Di chi è la colpa questa volta?”. Sinceramente, poco importa di chi è la colpa (la colpa è di tutti), l’importante è cercare di capire come risolvere il problema e fare in modo che non si ripresenti più.

Focalizzarsi regolarmente sugli errori, cercare il colpevole, soffermarsi solo “su cosa è andato storto” crea un ambiente negativo, di sospetto, da “caccia alle streghe”, di giustificazioni e ovviamente di demotivazione.

Molto più produttivo canalizzare le energie per trovare risposte e soluzioni.

3. Respingere le idee

Ogni idea è buona?
No, senza dubbio.

Respingere però regolarmente le idee e le proposte del personale, magari senza neanche ascoltarle, non aiuta certamente il coinvolgimento e “l’attaccamento” all’azienda.

Quando i tuoi collaboratori sentono che la loro “voce” non è mai ascoltata o non sono coinvolti perdono, un po` alla volta, entusiasmo e motivazione, con ovvi effetti negativi sull`ambiente di lavoro e sui risultati.

4. Non mantenere la parola

È semplice.

Se dici che stai per-fare o non-fare qualcosa, per uccidere la motivazione dei tuoi collaboratori in un colpo solo è sufficiente … non mantenere la parola.

Non c’è molto da dire.
Onestà, integrità e fiducia reciproca sono assolutamente essenziali per il successo nella vita.

5. Dare scadenze o obiettivi non realistici

Pensi che i tuoi collaboratori siano poco efficienti?

Forse hai messo l’asticella talmente in alto da non accorgerti che il tuo team sta (già) facendo un lavoro incredibile?

motivazione

Se fissi scadenze e obiettivi non realistici stai “ammazzando” la motivazione perché le persone saranno frustrate dal fatto di essere consapevoli che non potranno mai raggiungere quel traguardo impossibile.

La motivazione sgorga solo quando si pensa di riuscire, realizzare o di raggiungere “qualcosa”.

6. Avere preferiti

È naturale e normale, sentire maggiore feeling e simpatia per alcune persone rispetto ad altre ma non ci dovrebbero essere preferiti, tutti devono essere il “tuo preferito”.

Favorire o non rimproverare una persona con la quale hai un certo feeling, rischia di farti perdere la faccia e la stima del resto del personale, dando di te un`immagine di leader debole.

In questo modo penalizzi e demotivi tutti gli altri collaboratori, che lavorano con dedizione e rispetto delle regole, che desiderano solo che sia rimarcato un concetto molto semplice e basilare: se le regole esistono, tutti devono rispettarle.

7. Trattare i collaboratori senza rispetto uccide la motivazione

“Se l’esistenza dei motivatori istantanei rimane un mito,
la presenza di tanti eccellenti demotivatori è invece una realtà conclamata,
nello sport come nelle organizzazioni.”

Pietro Trabucchi

Non ho mai capito perché alcuni manager trattano i propri collaboratori così male e poi pretendono che siano efficienti e produttivi. Non si rendono conto quanto le persone siano importanti per il loro successo?

Le aziende che trattano i loro dipendenti correttamente, e danno loro il rispetto che meritano, hanno sempre un rendimento migliore.

I grandi leader sanno come motivare il team, hanno sempre e prima di tutto competenze elevate con le persone e non perdono mai l’occasione di essere amichevoli nel comportamento e nei gesti.

Molti di questi errori che i manager fanno sono così facili da evitare (scopri il personal coaching per motivare il tuo team). Prova a chiederti … come vorrei essere trattato se i ruoli fossero invertiti?

Sicuramente vorresti essere stimolato, ascoltato, coinvolto ed essere lasciato “in pace” a fare il tuo lavoro correttamente.

Forse hai bisogno di maggiori informazioni?
Hai sentito “parlare di coaching” ma non hai mai davvero fatto il primo passo?
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scopri la mia guida di benvenuto facendo click qui.

Elimina queste 7 parole se vuoi salvare la tua credibilità sul lavoro – 2

parole da evitare

leggi anche la parte 1 small ...

4. “Credo”

Esprimi subito il tuo pensiero senza troppi preamboli.

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“Credo, secondo me, dal mio punto di vista” …  non infondono fiducia. Così dicendo getti ombre sulla tua affidabilità e la tua autorevolezza. Non essere titubante (almeno non darne l’idea) ma piuttosto chiaro e deciso.

“Credo di si”
“Credo di riuscire”
“Penso che vada bene”
“Credo che riusciamo a stare nei tempi”

5. “Potrei – vorrei”

Perché gli altri dovrebbero sentirsi sicuri delle tue scelte se usi parole così piene d’incertezza?

Decidere riguardo carriera, soldi o persone è difficile, lo sappiamo. Ma questo non ci deve dare la scusa per andare in giro a dire che noi “potremmo” fare questo o “vorremmo” fare quest’altro per poi cambiare idea subito dopo. Quando ciondoliamo tra varie scelte e indecisione, la nostra credibilità (ahinoi) cola a picco.

Per esempio tra queste frasi “Vorrei diventare un formatore” e “Voglio diventare un formatore” quale trasmette più volontà e decisione d’agire?

6. “Fidati”

La sincerità non si proclama.

Punto.

Non so te, ma tutte le volte che qualcuno mi dice di fidarmi di lui … il mio istinto mi dice “Non fidarti!”.

“Fidati”, è degradante sia per la nostra professionalità sia per la nostra serietà. Se sono sicuro della mia parola e della mia integrità, l’ultima (ma proprio l’ultima) cosa che penso di fare è di affermare o “mettere sul piatto” la mia serietà.

Non proclamare la tua correttezza, lascia che parli di te attraverso le tue azioni, i tuoi gesti e le tue parole. Se proprio devi dimostrarla, porta esempi concreti di situazioni realmente accadute che mostrino in che modo ti sei comportato o come hai reagito.

7. “Ad essere onesto”

Seguito dai suoi 3 fratellastri “A dire la verità … “, e “A dire il vero” oppure “Onestamente, …”

Queste frasi da evitare suonano totalmente vuote e così … poco sincere.

Come può qualcuno fidarsi della tua sincerità solo adesso … allora non sei stato onesto prima?
Chi mi assicura che adesso lo sarai veramente?

Se devi iniziare alcune frasi con la parola “onestamente”, implica che sei  stato poco onesto in altri momenti. Dietro un onestamente o una dichiarazione di sincerità si nasconde spesso una bugia altrimenti non avremmo il bisogno di “addolcire” il nostro discorso con queste parole.

frasi da evitare

Non rifugiamoci dietro queste espressioni fumose che ci danno solo l’illusione di trasmettere rassicurazione e tranquillità.
Non mercanteggiare la tua onestà e sincerità.

So che stai anche pensando … usi questa espressione quando hai bisogno di rispondere a una domanda (davvero) difficile in modo (davvero) onesto. Devi  dichiarare una verità profonda, scomoda, spiacevole e anche imbarazzante e questo “onestamente” ti serve come preambolo e a “preparare il campo” prima del botto.

Ok ci sta.
Ma è meglio non dirlo lo stesso.

Piuttosto usa qualcosa del tipo “Sai che sono sempre stato onesto e sincero con te/voi e la risposta che darò può essere difficile da sentire … “.

Frasi da evitare? Non è semplice

“Parlare è la peggiore forma di comunicazione.
L’uomo non si esprime pienamente che attraverso i suoi silenzi.”
Frédéric Dard

leggi anche la parte 1 small ...

Quasi, forse, credo, provo, ecc”.
Il punto non è eliminare queste parole ma solo controllarle e non inserirle in quasi tutte le frasi. Un conto è usarle con gli amici al bar, un altro è utilizzarle sul lavoro quando si discute di un progetto, un compito o un problema.

È vero… hai “sempre detto così” e diventa difficile cambiare e migliorare. Una cattiva abitudine si modifica soltanto con attenzione e costanza. Da domani, presta attenzione a quello che dici, conta quante volte usi queste frasi da evitare  … e comincia a invertire la tendenza.

Vedrai che, giorno dopo giorno, diventerà naturale!

Stanco delle scuse dei collaboratori? 9 spunti per neutralizzarle – parte 2

scuse dei collaboratori

5. Fare domande mirate per capire

Le domande ti permetteranno di approfondire, di chiarire la questione, capire la causa principale del problema e arrivare alla radice della scusa.

Fare domande trasmetterà ai tuoi collaboratori che non sei il tipo che accetta le scuse senza dire una parola. Anche perché quando fai le domande giuste, molto spesso le scuse si rilevano tutt’altro che scusabili.

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La chiave è concentrarsi su domande aperte. Evita risposta con SI/No. Questo costringerà la persona a pensare davvero cosa rispondere e non buttare lì una delle solite frasi di circostanza.

Per esempio, se un collaboratore insiste nel dire che non ha trovato il tempo di portare a termine quanto richiesto, puoi chiedere:
“Quando ti è stato assegnato il progetto/compito?”
“Quando hai iniziato?”
“A cosa hai dato la priorità in tutto questo tempo?”
“Che cosa hai fatto/provato/pensato quando vedevi che eri in ritardo?”
“Cosa ti ha spinto a comunicarmelo solo adesso?”

Come puoi vedere è difficile dare risposte banali o scontate a queste domande.

A volte, può anche accadere che invece alcune scuse siano legittime o giustificabili ma tocca a te, come manager o responsabile, scavare, scoprire e decidere il da farsi.

Mi ricordo di una collaboratrice che continuava ad arrivare in ritardo (anche se di pochi minuti).
La scusa era riferita una volta al treno in ritardo, un’altra al bus che non aspettava la coincidenza, ecc.

Sono stato tentato di respingere malamente le continue scuse ma poi ho deciso di dare un’occhiata più da vicino alla questione. In effetti, il paesino dove abitava era mal servito dai mezzi pubblici. Per arrivare 5 minuti prima sarebbe dovuta partire da casa 1 ora prima, cambiare 3 mezzi e fare un giro più lungo. Mi è bastato darle un piccolo orario flessibile in entrata per risolvere la questione e non sentire le sue continue scuse (che m’innervosivano parecchio).

6. Chiedere al collaboratore di trovare soluzioni

La cosa importante da trasmettere ai collaboratori è non cercare scuse ma trovare piuttosto soluzioni per superare il problema.
Spetta a loro garantire l’efficacia e prevenire futuri problemi.

Cosa gli serve?
Spostare la pausa di mezzogiorno, uscire prima da casa, un parcheggio nelle vicinanze,
un supporto per svolgere quel determinato compito?

Bene.

Rimani in attesa delle loro risoluzioni o proposte. Non assumere tu la responsabilità di trovare una soluzione. Evita di cedere alla tentazione di fare il consulente o il papà/mamma (non è il tuo ruolo).

Se ricominciano di nuovo le scuse dei collaboratori,
puoi sempre chiedere il motivo per cui la prima soluzione non ha funzionato.

7. Focus sulle azioni non sulla persona

Esponi il problema in modo oggettivo e senza pregiudizi.

Concentrati solo sulla prestazione. Evita attacchi personali o commenti sulla persona. L’autostima del tuo collaboratore non va toccata! Qui siamo su un terreno minato e molto sensibile. Un passo falso e il rapporto si può danneggiare per sempre.

La critica si deve riferire esclusivamente a un comportamento, un compito o una situazione particolare. Evita di usare parole tipo ogni volta, sempre, mai, che rischiano di trasformare la critica in un rimprovero scoraggiante “Sei sempre in ritardo” oppure “Ogni volta sbagli”.

Evita anche “Sei inaffidabile”, “Sei il solito ritardatario” come pure “Sei un incapace” oppure “Sei uno stupido”.

Se impari a muovere critiche costruttive bilanciando garbo e autorità, aumenterai il tuo rispetto, la tua credibilità e la produttività delle persone che ti circondano.

8. Definire le aspettative per la prossima volta

Dopo aver ordinato per bene spiegazioni, motivazioni e problemi, è il momento di determinare chiare aspettative per il futuro.scuse dei collaboratori

Se, per esempio, il collaboratore ha avuto difficoltà a organizzare il suo tempo puoi ripetere le strategie di gestione del tempo che avete stabilito e decidete una serie di controlli periodici, per essere sicuri di mantenere la giusta direzione.
Se invece il collaboratore “non sapeva come fare“, devi assicurarti che adesso è consapevole delle risorse disponibili e che capisca che deve prendere l’iniziativa, invece di aspettare passivamente la scadenza o di incolpare ad altri.

Prova a esprimere un auspicio positivo per il futuro.

Per esempio, anziché dire, “Sei il solito ritardatario” prova con “Sarei molto contento se le prossime volte riuscissi ad arrivare puntuale”.

Anziché criticare la persona, tipo “Non sei bravo per questo compito” molto meglio dire “Per questo compito, penso che potresti procedere in modo diverso”.

9. Riaffermare la fiducia e chiudere la questione

Rinnova la tua fiducia nella persona, nelle sue capacità e poi … smettila di parlarne! Non ripeterti e non fare battutine.

Un leader eccellente non cerca rivincite o vendette, sa che è parte del suo lavoro coinvolgere il personale sulle prestazioni e le scuse o resistenze che inevitabilmente seguono quando si tenta di cambiare o migliorare un comportamento.

E se le scuse dei collaboratori continuano?

A volte, può capitare che il feedback, dato anche a più riprese, non porti ad alcun risultato o cambiamento accettabile.
Se il tuo collaboratore rifiuta di ascoltare il tuo feedback o lo fa con sufficienza, significa che non è capace di accettarlo.

Prendine atto, cambia strategia e trova un’altra soluzione.
E questa è tutta un’altra storia!

15 suggerimenti per gestire al meglio lo stress quotidiano- 2

stress quotidiano

8. Concentrarsi solo su ciò che puoi controllare

Prendi le distanze dalle cose che non puoi controllare.
Non farlo, ti porterà solo ansia e frustrazione!

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Viviamo in tempi complessi e incerti.
Per quanto tu possa organizzare e pianificare, ci saranno sempre imprevisti, appuntamenti cancellati, ritardi,
emergenze e cambi di programma.

Non sprecare la tua energia e le tue capacità su cose e fatti che non dipendono da te.
Non puoi controllare gli altri ma puoi solo gestire la tua reazione, il tuo atteggiamento, non lamentarti o demoralizzarti,
accetta quello-che-ti-passa-il-momento e focalizzati solo sulle prossime azioni da compiere.

9. Impegnarsi in almeno uno o due hobby

Gli hobby sono un ottimo modo per rilassarsi e dimenticarsi un po’ dello stress quotidiano.

Se hai sempre desiderato andare a cavallo o volare in parapendio, fallo ora!
Non è mai troppo tardi per imparare! Imparare qualcosa di nuovo distrarrà la mente dalle preoccupazioni,
facilitando il processo di rilassamento.

10. Occhio alle vacanze lampo

Ogni pausa di lavoro, anche se breve, rappresenta un riposo e un’occasione per una “ricarica energetica”.
Vacanze brevi (weekend, ponti, 2-giorni-mordi-e-fuggi) spesso non sono sufficienti a ripristinare completamente l’equilibrio psico-fisico usurato dallo stress quotidiano.

Personalmente,
con le vacanze-lampo ho chiuso da qualche tempo.

Non fanno per me!
Non riesco a staccare dallo stress quotidiano in così poco tempo.

Mi occorre più tempo, almeno una settimana.
Ho bisogno di almeno tutta la prima metà della vacanza per smaltire la tensione o per trovare energia e soltanto dalla seconda metà in poi il mio organismo comincia a riacquistare il suo equilibrio e inizio a beneficiare degli effetti procurati dal riposo.

Anche restare comodamente a casa,
può essere un modo efficace per ricaricare le pile.

11. “Scollegarsi” la sera e nei fine settimana ti aiuta a gestire lo stress quotidiano

Semplice ed efficace.

Scollega il tuo Smartphone la sera e il weekend.
Scollegati da questa connessione costante, concediti il permesso di non rispondere e di non essere disponibile.
Concediti il lusso di ricaricare le pile!

12. Controllare la posta a orari definiti

Controllare continuamente la posta elettronica vuol dire interrompere costantemente il flusso di lavoro,
distogliere assiduamente l’attenzione e sprecare, di conseguenza, un sacco di energia.

Come fare a resistere al bip sullo smartphone?
Ecco lo stress quotidiano!

Personalmente ho preso l’abitudine di controllare la posta elettronica a orari (più o meno) prestabiliti nell’arco della giornata: 3 volte il giorno (mattino-pranzo-tardo pomeriggio).
Si, esatto … un po’ come prendere le medicine.

È estremamente raro che un cliente, un problema non possa aspettare un paio d’ore.
Poco smart? No. Meno stress? Sicuro!

Con un amico si scherzava sull’apertura mail della pausa-pranzo.
Nel caso di mail-magagna, imprevisti o problemi.
Meglio aprirla prima o dopo pranzo? Meglio rovinare l’appetito o bloccare la digestione?

13. Non esagerare con WhatsApp e Facebook

Hai in mente i cinepanettoni?

Tutti li criticano, nessuno li guarda, poi a ogni Natale, costi quel che costi, tutti si riversano nei cinema.

Whats up e Facebook sono un po’ come i cinepanettoni.
Molti li criticano, altri li snobbano, chi dice “Io? Ci butto un occhio ogni tanto“, nessuno li usa e poi scopri che Fb e compagnia ogni mese aumenta il numero degli iscritti.

Niente di male per carità ma personalmente i social non mi entusiasmano.

Però leggo che sempre più persone cominciano a manifestare sintomi di vera e propria dipendenza, con tutto la conseguente ansia, stress … quindi?
Social si ma senza esagerare!

14. Non rimandare le cose difficili

“Ora non è il momento”
“Lo farò quando sarò più tranquillo”
“Lo faccio domani”
“Tanto non c’è fretta

Un problema o un compito non affrontato tende di solito a diventare ancora più ostico.

Se rimandiamo, per esempio, di telefonare a una persona/cliente/collega/capo perchè proviamo disagio,
quando poi saremo costretti a farlo proveremo più disagio e saremo ancor più logorati da questo stillicidio di attese, ansia e stress.

15. Il benessere è una conquista

Troppe persone tendono a pensare al benessere come ad un colpo di fortuna, qualcosa che scende dal cielo,
che è legato alla fortuna oppure ad un regalo della vita.

Qui regali non ce ne sono.

Il benessere personale è il risultato (anche) di uno sforzo personale.

Non basta desiderarlo. Dobbiamo lavorare, insistere, perseverare per raggiungerlo.
Ma mi raccomando … non diventare maniacale o rigido nelle tue azioni perchè altrimenti rischi di diventare …
ancora più stressato!

Foto: MabelAmber


15 suggerimenti per gestire al meglio lo stress quotidiano – 1

stress

1. Mettere “in agenda” l’imprevisto

Organizzati la giornata e pianifica con metodo ma non farlo in modo maniacale e dettagliato!

Lascia uno spazio per l’imprevisto.

Sempre.

Quando accetti l’imprevedibilità e l’incertezza non significa che sei diventato incosciente, rassegnato o irresponsabile, ignorando tutto quello che ti circonda.
Vuol dire che scegli di essere saggio e concreto,
prendi coscienza di un dato di fatto.

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Prima lo consapevolizzi meglio è!

2. Ridere

Un cliente mi ha detto “Hai ragione … ma quando sono stressato, proprio non riesco a ridere”.

Se aspettiamo di essere tranquilli e rilassati per ridere rischiamo di aspettare una vita.

Sforzati di sorridere e ridere di più anche quando non-sei-in-vena,
ti senti stanco o nervoso.

Impara vedere il lato comico e divertente delle situazioni, prendi la vita con più gusto.
All’inizio, può sembrare difficile ma vale la pena di provare. Lasciati andare … e rilassati.

Non sai come fare? Prendi lezione da bambini …
sono i migliori maestri!

3. Non lamentarsi

Lamentarsi dell’economia, la società, della crisi, la concorrenza, del capo, dei colleghi, i politici, …
è un lavoro a tempo pieno per alcune persone.

Spero non per te.

Non facciamoci imbrigliare in questo comportamento negativo.
Leggi come smettere di lamentarsi!

4. Frequentare persone positive

Evita le persone negative … ti succhiano l’energia (proprio come i vampiri).

Ascoltando i loro problemi ti sentirai stanco e logoro.

L’energia è contagiosa.

Frequenta regolarmente (o almeno una volta la settimana) persone che hanno un atteggiamento mentale positivo.
Una conversazione intelligente con qualcuno al di fuori del tuo settore o che non conosce la tua storia/attività può darti una prospettiva nuova e una spinta positiva.

5. Concentrarsi solo sul futuro

Non si può cambiare il passato.

Però si possono influenzare i risultati futuri.
Invece di focalizzarti su quello che dovevi fare (e non hai fatto) concentrati solo su ciò che puoi fare (da adesso in poi) …
e vai avanti!

6. Limitare l’esposizione alle news

Crisi, disoccupazioni, attentati, omicidi …
Oramai vedere i TG è diventato un vero scempio per le nostre risorse mentali.

Ne abbiamo già così poche!
Vuoi dire di no?

Abbiamo veramente bisogno di conoscere nel dettaglio tutto quello che sta succedendo?
Entrare in sintonia con le news è assolutamente necessario?

Lo sapevi che …
guardare notizie violente può causare sintomi simili al disturbo post traumatico da stress?.

La conclusione arriva da uno studio su 189 persone presentato alla conferenza annuale della società psicoanalitica inglese, tenutasi a Liverpool.

Il dott. Pam Ramsden presentando la ricerca ha detto:
… I social media hanno reso disponibili al pubblico storie violente e immagini con orribili dettagli inediti. Guardare questi eventi e sentire l’angoscia di coloro che li sperimentano, può avere impatto sulla nostra quotidianità. ….”. Leggi per approfondire.

7. Fare esercizio fisico, mangiare correttamente e bere molta acqua riduce lo stress

I classici.

Mantenersi in forma con attività fisica è uno dei modi più utili per scaricare le tensioni e lo stress quotidiano.
L’attività fisica stimola la produzione delle endorfine, migliora i movimenti, ci mantiene elastici, ci rimette in forma. … insomma è proprio un toccasana.

Anche la corretta dieta può giocare un fattore importante per aiutare a diminuire lo stress.
Evita cibi grassi, mangia tanta frutta e verdura, combinata con la giusta attività fisica,
ridurranno notevolmente il livello di stress.

L’acqua fa bene all’organismo perché aiuta a “scovare e neutralizzare” le tossine causate dallo stress.
Sarai sorpreso di quanta energia ti darà questa semplice strategia.


10 spunti per porgere complimenti potenzianti ai tuoi collaboratori -1

complimentare collaboratori

“Posso vivere due mesi grazie ad un bel complimento”
Mark Twain

Apriamo senza troppi preamboli … dritti al punto.

Essere in grado di porgere complimenti e riconoscimenti potenzianti ai propri dipendenti o collaboratori,
per il lavoro fatto e i risultati ottenuti,
è una competenza fondamentale per ogni persona responsabile di un team (grande o piccolo che sia, poco importa).

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Un responsabile di team eccellente va oltre i numeri e il budget e si dedica anche (o soprattutto?) alla crescita motivazionale del suo staff attraverso l’apprezzamento e il riconoscimento.

La capacità di porgere un apprezzamento potenziante quindi è una caratteristica assolutamente necessaria soprattutto nel Mercato di oggi,
dove si prendono molti “pali” e i pochi (purtroppo) “goal”, conquistati con fatica e impegno,
devono essere riconosciuti e apprezzati.

Riconoscimenti per rafforzare i rapporti

Complimenti e apprezzamenti ben fatti possono costruire e rafforzare le relazioni, aumentare la fiducia,
migliorare la produttività e ridurre il turnover del personale.
L’apprezzamento è molto importante, perché valorizzare il lavoro fatto,
giorno dopo giorno.

Esagerazioni?
Non direi proprio.

La ricerca mostra che la maggior parte dei dipendenti desidera semplicemente un ringraziamento o un apprezzamento da parte del capo o del supervisore per il lavoro svolto (questo vale ancora di più per i collaboratori che non hanno contatto con i clienti o che non ricoprono un ruolo di alto profilo).

La maggior parte delle persone desidera essere tenuta nella giusta considerazione!
Non tutti mirano solo a timbrare il cartellino,
tirare le otto ore e aspettare lo stipendio alla fine del mese.

L’autostima è un bisogno umano e si alimenta di riconoscimento e fiducia in se stessi.
Riconoscere ai propri collaboratori il lavoro fatto, i rischi che hanno preso e i risultati che hanno ottenuto crea un ambiente di lavoro positivo,
motivato e altamente produttivo
.

Apprezzamenti per aumentare la fiducia

Non aspettare la revisione o il colloquio annuale per complimentarti o dire grazie a un tuo collaboratore. Fai in modo che sappia che tu lo consideri la chiave del tuo successo.

A questo punto …
… anche se stai apprezzando l’inizio dell’articolo, sono sicurissimo che stai anche pensando che il “tempo per queste cose proprio non ce l’hai”.

Hai ragione (dal tuo punto di vista).

In effetti, non ho incontrato un solo responsabile o manager che mi abbia detto di avere tempo per “queste cose”… ma poi il tempo di rimproverare e criticare lo trova sempre!
Un grande leader è chi riesce trovare anche (e soprattutto) il tempo per apprezzare il lavoro della sua squadra.

Come complimentare collaboratori e team:

Prendi spunto da questi consigli per porgere complimenti davvero motivazionali:

1. Complimenti sinceri

Tutti riconoscono un complimento falso o esagerato, quando ne sentono uno;
quindi elogia qualcuno solo se pensi che davvero lo meriti.

Se il tuo collaboratore ha fatto davvero male il suo compito è controproducente lodarlo solo per “tirare su il morale”,
per “non mortificare” o “poverino-con-tutto-l’impegno-che-ci-ha-messo”.

Anche se fatto a fin di bene,
un complimento non sincero può far sentire peggio la persona perché mette ancora più attenzione sui difetti o sull’errore.

In pratica: sii onesto,
non esagerare e non magnificare in modo non appropriato.

2. Complimenti specifici

Se porgi ai tuoi collaboratori un apprezzamento per il lavoro svolto,
è già una bella (e rara) cosa nel mondo del lavoro ma se lo fai in modo specifico è anche più efficace,
perché dimostri che hai effettivamente notato il contributo del tuo collaboratore.

Rilevando un aspetto specifico di una situazione, dai prova d’attenzione e d’interesse,
tocchi tasti motivazionali molto sensibili per le persone che lavorano con te.

Normale: “Ottimo lavoro, ben fatto”.
Potenziante “Il modo in cui hai gestito il reclamo è stato ottimo. Hai avuto un approccio gentile e comprensivo e allo stesso tempo deciso ed efficace”.

Normale: “Ottimo stile, ben fatto”.
Potenziante: “Il modo in cui hai risposto alle domande del cliente è stato eccellente. Hai dimostrato di aver compreso le nostre procedure e la nostra filosofia”.

3. Apprezzamenti brevi e concisi

Vai dritto al punto.complimentare collaboratori

Non perderti in chiacchiere intorno al soggetto altrimenti sembri nervoso e imbarazzato.
Un buon complimento deve essere breve e conciso.

Se aggiungi troppe spiegazioni,
diluisci l’incisività del messaggio (questo non vale solo per i complimenti ma per la comunicazione in generale).

leggi anche la parte 2 small ...

 

Sul lavoro ti senti brillante e capace? Occhio a non cadere in uno di questi 5 errori

errori sul lavoro

Non sono poche le persone brillanti e capaci che lamentano una carriera poco soddisfacente causa comportamenti sbagliati o sproporzionati,
che hanno pregiudicato il rapporto con referenti chiave (il capo, il team, i colleghi, i clienti),
oppure che “non si sono più ripresi” da un errore o fallimento che ha creato dubbi e perplessità sulle proprie capacità.

Anche le persone capaci fanno errori sul lavoro

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Essere intelligente e capace non sempre significa avere una carriera appagante.
Anche la persona brillante trova ostacoli, contrattempi,
impedimenti e commette errori sul lavoro con conseguenze pesanti e durature sulla sua carriera.

Ecco 5 errori sul lavoro che faresti bene a evitare anche,
e soprattutto, se ti senti uno bravo e competente:

1. Mollare al primo ostacolo

Quanto sei abituato a perseverare di fronte agli ostacoli?

Se sei sempre stato quello brillante, quello bravo, quello capace,
se le cose ti sono sempre arrivate con poco sforzo, potresti non aver allenato i “muscoli” della perseveranza,
necessari quando la strada si fà in salita o finisci “a faccia a terra”.

Potresti prendere il primo ostacolo o fallimento come un segnale che non sei “capace”,
che non sei “tagliato” e mollare di schianto …
invece di mettere energia e tempo per superare difficoltà e impedimenti.

Devi imparare da quelle persone che hanno sempre dovuto lavorare sodo,
e che hanno sviluppato determinazione, costanza e forza di volontà per padroneggiare una nuova abilità o superare un ostacolo.

2. Andare in tilt dopo un errore

Se sei intelligente e ambizioso, ma anche perfezionista e zelante rischi di essere molto duro con te stesso e un errore può essere molto spiazzante.

Così, quando commetti un errore o non riesci a “fare bene qualcosa” questo insuccesso (anche se superabile) può essere sconfortante prima e paralizzante poi.

Forse, i ripetuti successi sul lavoro non ti hanno consentito di farti domande importanti.
Non è realistico credere che non farai mai errori sul lavoro,
però è fondamentale “allenare” la tua capacità di recuperare dall’errore (e rialzarti) il più in fretta possibile.

3. Non accettare le critiche

Ehi! Come siamo messi con le critiche?

Se sei stato abituato a fare un lavoro di alta qualità (sempre ben accolto e apprezzato) può suonarti strano ricevere critiche.
Se sei uno bravo, non hai molta pratica con le disapprovazioni, vero?
Come reagisci? Ascolti con attenzione, chiedi spiegazioni o vai via sbattendo la porta?

La reazione più frequente è quella di porsi sulla difensiva o,
ancora più spesso, di contrattaccare in modo impulsivo.

Ma arrabbiarsi o stare sulla difensiva (quando ti dicono che il tuo lavoro potrebbe essere migliorato),
ti farà apparire meno professionale o può frenare le persone che hai attorno a darti un utile feedback.

È molto difficile essere oggettivi su noi stessi;
ecco perché il punto di vista degli altri può fornirci indicazioni di come agire sulle nostre aree di miglioramento.

Sono parte importante nello sviluppo della nostra autostima.
Allora cerca di non chiuderti, non respingere le opinioni degli altri,
anzi accoglile come un bene prezioso.

4. Essere presuntuoso e arrogante

Sei intelligente e smart ma anche arrogante, supponente e non ammetti mai di aver sbagliato?
Se qualcuno ti fa un’osservazione, parti subito al contrattacco?

errori al lavoro

 

Hai “già tutte le risposte”,
basta chiedere a te per essere illuminati dalla luce del sapere.

Si tende a pensare che chi si comporta così ha un carattere forte.

Invece, questo comportamento è tipico delle persone debole e insicure.
Sei terrorizzato dalla critica perché intacca la tua autostima e la fiducia nelle tue capacità.

In pratica,
basta poco per mandarti in crisi (altro che duro che non deve chiedere mai!).

Spesso se siamo aggressivi, prepotenti o arroganti è in genere un tentativo, peraltro vano, di nascondere un profondo complesso d’inferiorità.
La fiducia in se stessi si può manifestare in molti altri modi …
la fiducia più profonda è quella che si manifesta in modo tranquillo, calmo e contenuto.

5. Sottovalutare le relazioni professionali

Quando sei intelligente e capace è facile pensare di essere “al centro del mondo” e che gli altri sono solo un supporto o,
peggio, una scocciatura.

 

Invece la realtà è che i rapporti professionali contano, eccome!

Le persone con cui lavori (i tuoi colleghi o il tuo team) sono la chiave del tuo successo.

Non devi essere per forza amico dei tuoi colleghi o dei tuoi collaboratori,
ma anche le piccole attenzioni significano molto per le persone che lavorano con te: i loro compleanni, i nomi dei figli, dire ‘Ciao, come va?” con sincerità.
Esprimi il tuo lato più umano e sarai apprezzato anche sul lato personale.

Non essere concentrato solo sul tuo successo personale.
Prima di intraprendere qualsiasi azione sul posto di lavoro, chiediti quale sarà il beneficio per tutto il team.

Pensa a te stesso come un giocatore di una squadra piuttosto che un singolo atleta,
qualcuno che è sempre pronto a lavorare con gli altri per il miglioramento di tutti.

Proponiti con frasi tipo “Ecco la mia idea. Cosa ne pensate ragazzi?“.

Se desideri un supporto personalizzato per gestire al meglio atteggiamenti e reazioni che complicano i tuoi rapporti e il tuo percorso professionale … oppure sei un giovane che si sta avvicinando per la prima volta a situazioni gestionali scopri il personal coaching.

“Mi parli di lei”: come presentarsi in modo efficace al colloquio di lavoro (parte 2)

mi parli di lei

leggi anche la parte 1 small ...

Prepara 1 o 2 affermazioni efficaci

Quando rispondi alla domanda “ Mi parli di lei ”, tieni bene a mente per quale lavoro ti stai candidando.
La tua risposta dovrebbe dimostrare all’intervistatore perché sei la persona adatta per quel lavoro ma anche per quel tipo d’azienda.

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È fondamentale portare l’attenzione della presentazione sui benefici economici, organizzativi o amministrativi che puoi dare all’azienda se ti assumerà:
inserisci dove puoi, una cifra o un esempio concreto che quantifica i vantaggi portati.

Preparati 1-2 affermazioni efficaci … trova un particolare, un’abilità (che possa colpire e fare la differenza),
il tuo maggiore punto di forza e che preparino il campo per la discussione successiva.

Evita di dire banalità tipo “Sono la persona che cercate!” o “Avete trovato l’uomo giusto che fa per voi!”.
Meglio evidenziare altri fattori come la disponibilità negli orari di lavoro, a trasferimenti, a formarsi specificamente, etc.

Esercitati allo specchio

È importante cosa dici ma lo è altrettanto come lo dici.

Il miglior modo per sembrare sicuri di sé in un colloquio di lavoro è fare pratica davanti a uno specchio.
Esercitati a raccontare la tua storia a voce alta, davanti allo specchio.
Usa un orologio per tenere il tempo (cerca di stare dentro i 2 minuti) e un registratore per registrare la tua voce.

Schiarisciti la voce come nella prova microfoni e via … prova, riprova, e prova ancora!
Oltre a cosa dici, controlla la tua postura e il tuo sguardo (devi guardare negli occhi il tuo interlocutore senza fissarlo) assicurati che il tuo tono di voce non sia mono-tono, molle,
troppo modesto oppure sopra le righe.

Mi parli di lei: ricapitolando (tempo ca. 2 minuti)

 

1. Presentazione (ca. 30 secondi)

Preparati un discorso brevissimo,
un ritratto chiaro e conciso: chi sei, i tuoi studi, la tua carriera,
le passate esperienze di lavoro e la tua evoluzione lavorativa.

Non citare date precise ma nomina le ditte per le quali hai lavorato,
il tuo ruolo e le tue responsabilità.

Per esempio: “Sono cresciuto a Como, ho studiato a Milano “store management”. Ho lavorato per 8 anni presso XXXX prima come assistant e poi quale store manager, responsabile della gestione quotidiana del punto vendita e di 8 membri del personale.
Negli ultimi 3 anni ho occupato presso YYYY il posto di …
”.

2. Passaggio critico (ca. 10-15 secondi)

Questo è un momento critico e delicato, dovrai menzionare perché al momento sei senza lavoro o perché desideri cambiare azienda.
Occhio a cosa dici perché Il tuo interlocutore presterà ancora maggiore attenzione a come gestirai questo passaggio.
Puoi evitarlo ma parlandone manderai un messaggio di sicurezza e trasparenza.

Non mentire ed evita di parlare di conflitti e incomprensioni vissuti con il capo o il datore di lavoro precedente.
Mostrati sereno ed esprimi il tuo desiderio di essere messo alla prova.
Non dilungarti e non perderti nei dettagli.

Per esempio: “Dopo aver lavorato da XXXX per 5 anni, ho imparato moltissimo.
Adesso mi sento pronto per assumermi maggiori responsabilità.
Credo che sia arrivato il momento di spostarmi in una realtà più grande, come la vostra,
che mi permetta ancora d’imparare e di mettere in pratica ciò che ho appreso fino ad oggi
”.

3. Il futuro (ca. 1 min. e mezzo)

Questa è la parte più lunga della tua presentazione ed è dedicata ai tuoi futuri obiettivi.mi parli di lei

A quale settore o funzione stai mirando? Quali sono i tuoi desideri o obiettivi?
Qual è la tua prossima mossa di carriera o perché sei interessato a lavorare per quel particolare datore di lavoro?

Dimostra che vuoi realmente costruirti una carriera solida (i datori di lavoro sono alla ricerca di candidati interessati a una carriera a lungo termine).
Mostrati ambizioso e motivato ma senza esagerare.
Esprimi gli obiettivi che vuoi raggiungere coerentemente con il lavoro richiesto.

Per esempio:” … mi auguro di essere in una posizione di grande responsabilità per quanto riguarda il mio lavoro. Non so di preciso in quale posizione ma so che ho le competenze e l’esperienza necessarie per crescere professionalmente …”.

4. Concludi con una domanda

Preparati a casa delle domande sulla situazione aziendale o sul ruolo proposto (è fondamentale prendere info sull’azienda).

Mi piacerebbe discutere con lei di come potrei fare qualcosa di simile per voi/la vostra azienda” oppure “Quali sono le abilità che ricercate/ritenete necessarie per ricoprire questa posizione?”.

La palla passerà di nuovo al tuo interlocutore ma così facendo avrai posto le basi di una vera discussione produttiva.

Conosciuti i bisogni del datore di lavoro, potrai fare esempi concreti della tua esperienza lavorativa che risolvano quei bisogni;
non è necessario che siano gli stessi esempi, basta che dimostrino di possedere queste abilità.

Questi semplici consigli ti permetteranno di rispondere con più fluidità ed efficacia alla domanda “ Mi parli di lei “ e di non farfugliare qualcosa di poco comprensibile.
Una risposta ben strutturata ti consentirà di impressionare subito il datore di lavoro e di piazzare una solida base per il prosieguo dell’intervista.

In bocca al lupo!
Foto: Mateusmiliano10

leggi anche la parte 1 small ...

 

“ Mi parli di lei ”: come presentarsi in modo efficace al colloquio di lavoro (parte 1)

mi parli di lei

Molto probabilmente durante il colloquio di lavoro dovrai parlare di te.

Mi parli di lei”.
Quasi tutte le interviste di lavoro iniziano cosi,
si sa.

Eppure pur trattandosi di una domanda molto frequente sono pochi a prepararla con efficacia;
forse perché ha l’aria di essere una domanda innocua.

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In parte lo è ma al contempo serve al selezionatore per capire subito chi non si è preparato.

Mi parli di lei. Una domanda innocente?

Sembra … la domanda ha un’aria innocua e informale,
aiuta a mettere a proprio agio e mira a fare abbassare le difese infatti …
ecco che poco dopo, sono in molti (purtroppo) che iniziano a sparlare con la storia della loro vita,
con i problemi personali o addirittura con conflitti e incomprensioni vissuti con il capo o il datore di lavoro precedente.

Ecco perché rispondere a questa domanda in maniera confusa o negativa,
ti può mettere da subito in cattiva luce
.

Al contrario, un’ottima presentazione ti darà immediatamente qualche punto in più.

Non cercare di “venderti” durante la presentazione (è troppo presto) perché così facendo sei percepito dal selezionatore come una persona che mira esclusivamente al posto di lavoro ed è più concentrato sui propri bisogni che a quelli dell’azienda.

Prepara la tua presentazione

E’ il momento di prepararti un discorso.

Se non lo fai,
il pericolo è di passare da palo-in-frasca,
riempire il discorso d’intercalari, “uhmmm”, “cioè” o silenzi imbarazzanti.

Esitare o blaterale durante il colloquio dimostra che sei impreparato e approssimativo.
Evita anche di fare un riassunto del tuo CV perché l’esaminatore ne ha già uno e poi suona noioso e prevedibile.

Devi preparare un tuo ritratto nitido e conciso: chi sei, i tuoi studi, come si è sviluppata la tua carriera, le passate esperienze di lavoro, com’è nato l’interesse per quel particolare settore, le tue ambizioni, qual è la tua maggiore forza e quali benefici apporterai all’azienda per la quale ti stai candidando.

Metti in risalto i tuoi successi (senza esagerare) e il motivo per il quale vuoi lavorare per quella determinata azienda.
È sicuramente il modo migliore per attirare l’attenzione dell’intervistatore e incuriosirlo di più sul tuo conto.

Se hai alle spalle diversi anni di esperienze in settori differenti,
scegli quelle più interessanti o rilevanti,
rispetto al tipo di azienda per cui ti stai proponendo.

Focalizzati sui bisogni dell’intervistatore

Con la domanda “ Mi parli di lei ” è facile pensare che l’intervistatore voglia sapere qualcosa su di te come persona.
In verità, si aspetta che gli spieghi perché ti senti qualificato per quel ruolo e quale può essere il tuo contributo per la sua organizzazione.

Fai in modo che i bisogni dell’intervistatore siano esattamente in linea con la tua figura professionale.
In poche parole, spiega in una o due frasi perché sei adatto a quel lavoro.

Non decantare le tue lodi

Se utilizzi la presentazione per decantare le tue lodi e magnificare le tue qualità d’impiegato o manager modello rischi di annoiare il tuo interlocutore.
Evita di divagare e di trasformare questa presentazione in una lista delle tue qualità.

Non esagerare e non sottovalutarti;
essere specifico e concreto, quanto più possibile,
è il modo migliore per centrare l’obiettivo.

Preparati un messaggio chiaro e preciso

Non ti perdere nei dettagli,
lascia al tuo interlocutore la scelta di approfondire i punti che ritiene più importanti.

Non imparare a memoria la tua presentazione ma parla con naturalezza.
Devi essere chiaro, sintetico e incisivo: poche cose,
pochi messaggi che però devono lasciare il segno.

Prepara degli esempi concreti per dimostrare le tue competenze,
le tue conoscenze e le tue capacità di superare situazioni difficoltose.

Foto: Mateusmiliano10

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6 motivi perché non dovresti definirti amico di un tuo collaboratore

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Si comincia cosi …
parlando dei problemi e delle difficoltà incontrati sul lavoro con quel collaboratore
ritenuto particolarmente professionale e affidabile.

Oppure

vuoi dimostrare di non essere il “solito” capo o imprenditore senza scrupoli.
Basta con i capi direttivi e seriosi, vuoi essere un capo friendly che ama condividere informazioni con la sua truppa,
compreso i commenti e le foto su FB.

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O anche …

sei giovane o alla prima esperienza e non riesci a trattenerti dal confidarti con la collaboratrice più giovane o quella che ritieni abbia le tue stesse difficoltà o incertezze.

Niente di male, per carità …
tuttavia, un po’ alla volta, si costruisce così un rapporto d’amicizia,
in cui è facile confondere la confidenza con la parità di ruolo.

Non importa quanto vicino puoi sentirti a un tuo collaboratore o dipendente,
ma non dovresti confondere un rapporto professionale con una vera e propria amicizia.

Il ruolo di un manager trascende l’amicizia perché crea uno scenario che non dovrebbe mai esistere tra veri amici.

I pericoli di un collaboratore amico

Costruire un rapporto funzionale, coinvolgente, ma gerarchico, con i propri collaboratori non è semplice.

Questo non significa essere antipatici o non disponibili ma piuttosto stabilire una distanza minima oltre la quale nessuno può o deve avvicinarsi,
il tutto sempre con cortesia ed educazione ma anche con educata fermezza
.

Ci sono almeno 6 buoni motivi per cui non è una buona idea per un manager e un suo collaboratore/dipendente definirsi amici:

1. Si crea nel team la percezione di favoritismo

Anche se pensi di essere equo ed equilibrato al 100% (e forse non ti rendi conto) gli altri collaboratori o dipendenti potrebbero fraintendere o mal interpretare alcune tue decisioni, pensando che stai proteggendo o favorendo la persona a te vicina.

Queste sensazioni influenzeranno, consciamente o inconsciamente,
le tue decisioni riguardo licenziamenti,
le assegnazioni o promozioni.

2. Rischi di frustrare le tue e le sue aspettative

Se vedi un tuo collaboratore o dipendente come un amico,
avrai senz’altro delle aspettative sul suo comportamento “Un amico non lo farebbe mai o dovrebbe dirmi tutto, ecc.“.

D’altra parte,
anche il tuo collaboratore amico avrà aspettative sul tuo atteggiamento: “Un amico me lo direbbe senz’altro” o anche “Un amico mi lascerebbe senza dubbio uscire mezz’ora prima” oppure “Che cosa vuoi che sia questo piccolo favore, fra amici”.

Quando un’aspettativa è frustrata resta solo delusione e rancore (quest’ultima è molto pericolosa sul luogo di lavoro).

3. Non separi amicizia e professionalità

Il confine nebuloso tra amicizia e professionalità potrebbe insinuare l’idea nel tuo collaboratore amico di poter essere un manager o un capo migliore di te e cominciare,
anche inconsciamente, a boicottarti e a “remare” contro di te.

4. Non puoi valutare e giudicare obiettivamente

Giudicare, dare feedback negativi e disciplinare i tuoi dipendenti o i collaboratori fa parte del tuo lavoro di capo e manager.

Come puoi valutare,
criticare o disciplinare obiettivamente un amico?

5. Rischi di prendere le critiche sul personale

Spettegolare un pò con i colleghi più stretti può essere salutare perché stempera la tensione e serve a creare un clima più leggero.

collaboratore amico

 

Tutti i dipendenti hanno bisogno, di tanto in tanto, di lamentarsi dei loro capi.
Tuttavia,
se vedi il tuo collaboratore come amico, sicuramente la prenderai sul personale, ti sentirai ferito e tradito.

Un consiglio.

Quando prendi un drink con il tuo team … vai via per primo (o almeno non per ultimo) …
così dai il tempo di lamentarsi di te
(Dai, non prenderla sul personale, capita a tutti … ma scusa cosa pensavi? Di esserne immune?).

6. Comprometti la tua leadership

Amici vuol dire anche lasciarsi andare al di fuori del lavoro.
E come la mettiamo con gli esempi e i modelli di ruolo?

 

Potresti non apprezzare le tue foto (in braghette-corte e con la birra in mano) sul profilo facebook del tuo collaboratore amico.
Alcuni dipendenti potrebbero trovare i tuoi tentativi di amicizia invadenti, inappropriati o bisognosi di approvazione.

Sei d’accordo anche tu,
che non è il massimo per la tua leadership!

In conclusione …

Evita confidenze, pettegolezzi e di farti coinvolgere troppo, per non rischiare di rovinare i tuoi rapporti interpersonali con un tuo collaboratore o dipendente.

Comportati in maniera cortese e corretta con tutti i tuoi collaboratori o dipendenti senza l’aspettativa di farteli amici (come gli alunni, che incontrano i loro professori per strada, si comportano rispettosamente ma mantengono le distanze) e coltiva le tue amicizie con altre persone, magari in ambienti meno formali dell’ufficio.

Se desideri approfondire l’argomento.

Cosa ne pensi?
Può un capo essere amico di un suo dipendente?

Foto: StockSnap

Non sei il mio capo! Come sopravvivere al collega che fa il boss (parte 1)

Hai un collega che si comporta come se fosse il tuo capo?
Ti rimprovera quando fai ritardo o fa commenti sprezzanti sulla tua produttività?
Ti dice cosa fare, come fare e tenta anche di rifilarti più lavoro?

Se è così, non siete soli! Il/la collega capo è una caratteristica comune in molti luoghi di lavoro.

Fino a quando ci sarà un capo, ci sarà sempre un collega che agisce come fosse il tuo boss, anche se non lo è! Ci sarà sempre qualcuno che organizza le riunioni di gruppo, chiede su cosa stai lavorando e ti offre consigli non richiesti.

Come sopravvivere ad un/una collega capo?

L’unico modo per far fronte a questo/a collega capo è quello di mantenere la calma e fargli vedere chi è il vero professionista!

Cosa ti serve? Un semplice ‘NO’ detto con uno sguardo vuoto è molto potente (lo sguardo vuoto sta per espressione neutra senza odio o rancore). Quando vedrà che non te non attacca, per continuare a spadroneggiare, si dirigerà semplicemente verso un altro collega (non pensare che rinunci a farlo).

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Se la faccenda è più complessa, ti serve fiducia, tatto e alcuni suggerimenti strategici:

Affronta subito il problema

Prima che la prepotenza si trasformi in un comportamento seriale.

In primo luogo, gestisci le emozioni. Essere maltrattati da un collega che non ha tale potere è roba da far ribollire il sangue nelle vene, tuttavia, se reagisci in modo aggressivo, peggiori la situazione e dai ancora più potere a lei/lui.

Cosa fare?

Fai un respiro profondo, una passeggiata rilassante e mantieni la calma!

Scopri se il tuo collega è autorizzato

Domanda.

E se il tuo collega fosse autorizzato a darti istruzioni o a dirigere la tua attività lavorativa, e tu non sai?

Magari sollevi un gran polverone, convinto della tua ragione e poi scopri che quello che sta sbagliando … sei tu!

Oltre il danno anche la beffa!

Non sarebbe certamente la prima volta che, causa una comunicazione aziendale balbettante o spesso latitante, non sei stato informato di questa nuova disposizione e lei/lui ha l’autorità di agire con il grado di capo/team leader per questo progetto o periodo.

Se il tuo/a collega capo ti dice che la direttiva viene direttamente dal tuo supervisore, capo o datore di lavoro, chiamalo o manda un mail e chiedi di confermare, verificare o rivedere le varie responsabilità lavorative interne.

Utilizza un umorismo fine e leggero

Un fine umorismo è il modo migliore per affrontare questo tipo di personaggi. A volte, le persone prepotenti non si rendono conto che sono invadenti. Spesso, tutto quello che cercano, è riconoscimento dai loro colleghi e una “pompatina” al loro ego.

collega capo

Con un sorriso (non essere beffardo perché altrimenti non funziona!) chiedi: “Hai avuto la promozione e non me l’hai detto?” oppure “Grazie per aver dedicato del tempo oggi per dirmi i pro e i contro del nostro lavoro. Ho imparato tanto”.

Oppure, la prossima volta che abbaia un comando, potresti chiederli in modo neutro ” È il capo che ti ha chiesto di trasmettermi quelle informazioni?“.

Se ti risponde di no, allora puoi aggiungere “Hai tante di buone idee … voglio solo assicurarmi che il nostro capo sia a conoscenza di questo”.

Tira in ballo il “vero” capo in ogni occasione

Quando il collega-furbetto ti dice di fare qualcosa, rispondi sempre che sei occupato a fare qualcosa per il boss. Tutto quello che fai durante la giornata lavorativa, lo stai facendo per il capo “Mi dispiace ma non posso farlo, sono già d’accordo con il capo/Marco/ il dottor Rossi che avrei lavorato su qualcos’altro.

Questo è un modo gentile per far passare il punto che si nota il comportamento, non si apprezza ma sei disposto a usare un tocco leggero, almeno per il momento, per fermare il suo comportamento prepotente.

Funziona? A volte sì!

Come non preoccuparsi del giudizio degli altri

come non preoccuparsi del giudizio degli altri

“Che cosa pensano davvero di me?”
“E se non piaccio al mio nuovo capo?”
“Avrei dovuto indossare altro?”
“E se al party non mi trovano attraente?”
“E se tutto il mio team si mette contro di me?”
“Che cosa pensano di me i miei colleghi? Come potrei saperlo?”

All’apparenza sei una persona sicura di te stessa ma in realtà non fai altro che chiederti cosa pensano di te i tuoi colleghi, i tuoi collaboratori e i tuoi amici?
Ti senti continuamente sotto esame?
Cambi la tua personalità e i tuoi modi di fare secondo la persona che hai di fronte?
Vuoi sentirti dire continuamente che sei competente e indispensabile?
Come non preoccuparsi del giudizio degli altri?

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Un conto è avere a cuore il parere degli altri, un altro è essere ossessionati da questi ragionamenti,
preoccuparsi solo di ciò che pensano gli altri, trattenersi dal dire ciò che pensiamo,
decidere di fare o non fare qualcosa per paura di quello che le persone penseranno o diranno di noi.

Potremmo anche arrivare a pensare solo a quello e dimenticarci di lavorare su noi stessi per migliorarci e per raggiungere i nostri sogni.

Come non preoccuparsi del giudizio degli altri

Se hai bisogno del giudizio positivo degli altri (i tuoi collaboratori, colleghi, amici) è un chiaro segno che devi lavorare sulla tua autostima.
Alla base c’è la paura del rifiuto, di essere inadeguati e di essere emarginati dal gruppo
.

È uno schema mentale che ci porta spesso a fare di tutto per compiacere gli altri, pur di ottenere la loro stima e il loro rispetto.
Continuando a soddisfare le aspettative delle persone diventiamo come burattini al comando degli altri e perdiamo la nostra individualità e libertà.

Ricorda che nessuno apprezza chi mette in secondo piano i propri valori e asseconda sempre gli altri, come un cagnolino.

La gente non è interessata a quello che fai

Ti senti osservato e valutato costantemente dalle persone?
Quando entri in una stanza, un locale o un ufficio ti guardi attorno con fare circospetto,
ti senti al centro dell’attenzione e ti chiedi cosa gli altri stanno pensando di te?

Gli altri stanno pensando esattamente la stessa cosa!

E poi … non diamoci così tanta importanza!

La maggior parte delle persone non sta fissando le nostre gesta e le nostre azioni.
Le persone sono troppo impegnate … su loro stesse, concentrate sui loro obiettivi, occupate a risolvere i loro problemi, a seguire i loro desideri e a rincorrere le loro passioni.

Sai quanto gliene importa di quello che fai tu!

Chi critica la tua vita non ne ha un’appagante

Se qualcuno ha il tempo di giudicarti e criticarti significa che ha tempo da perdere (beato lui) e si può permettere di guardare,
e giudicare, cosa fanno gli altri.

La maggior parte della gente dà giudizi per invidia, rancore, insoddisfazione, chiusura mentale …
francamente non è molto saggio lasciarsi condizionare da simili soggetti.

Il più delle volte non l’hanno neppure con te personalmente,
semplicemente “devono” trovare qualcosa da dire per sfogare rabbia e frustrazione.
Contenti loro!

Per questo t’invito a coltivare un sano menefreghismo che ti permette di essere in pace con te stesso,
in linea con i tuoi obiettivi e coerente verso i tuoi valori.

Gli altri sbagliano proprio quanto te

E anche di più.

Non dipendere dal giudizio degli altri anche perché fanno passi falsi quanto te, sono altrettanto incoerenti e contraddittori.
Anche loro hanno paura di sbagliare, indietreggiano ai primi ostacoli, sono paralizzati all’azione e …
gettano subito la spugna.

Non stare a credere!
I giudizi che emettono su di te dicono molto più di loro che non di te stesso.

Pareri e opinioni, anche se sono condivisi da tutti, restano pareri e opinioni.
Oggi ti osannano, domani ti dimenticano o ti perseguitano. Non dare peso a quel che dice la gente,
abituati a convivere, piuttosto, con la disapprovazione e la critica.

Le sentenze e le critiche sono dappertutto

C’era una volta una coppia con un figlio di 12 anni e un asino.

Decisero di viaggiare, di lavorare e di conoscere il mondo.

Così partirono tutti e tre con il loro asino.

Arrivati nel primo paese, la gente commentava: “Guardate quel ragazzo quanto è maleducato …
lui sull’asino e i poveri genitori, già anziani, che lo tirano
”.

Allora la moglie disse al suo marito: “Non permettiamo che la gente parli male di nostro figlio”.
Il marito lo fece scendere e salì sull’asino.

Arrivati al secondo paese, la gente mormorava: “Guardate che svergognato quel tipo…. Lascia che il ragazzo e la povera moglie tirino l’asino, mentre lui vi stà comodamente in groppa”.
Allora presero la decisione di far salire la moglie,
mentre padre e figlio tenevano le redini per tirare l’asino.

Arrivati al terzo paese, la gente commentava: “Pover’uomo! Dopo aver lavorato tutto il giorno, lascia che la moglie salga sull’asino. E povero figlio, chissà cosa gli spetta, con una madre del genere!”. Allora si misero d’accordo e decisero di sedersi tutti e tre sull’asino per cominciare nuovamente il pellegrinaggio.

Arrivati al paese successivo, ascoltarono cosa diceva la gente del paese:
Sono delle bestie, più bestie dell’asino che li porta. Gli spaccheranno la schiena”.

Alla fine, decisero di scendere tutti e camminare insieme all’asino.

Ma, passando per il paese seguente, non potevano credere a ciò che le voci dicevano ridendo:
guarda quei tre idioti: “Camminano, anche se hanno un asino che potrebbe portarli”.

Conclusione: qualsiasi cosa fai, troverai sempre persone che ti criticheranno o che parleranno male di te.

Valuta i giudizi delle persone

Ascolta e valuta con la più totale apertura, e il massimo interesse, ciò che gli altri pensano di te. Ti aiuta a osservare la realtà da varie prospettive,
valutare in modo costruttivo le critiche e accogliere i suggerimenti più adatti e appropriati per la tua crescita personale.

Non dare importanza a tutti i giudizi e le critiche inutili, false e deleterie che ti portano lontano dai tuoi valori,
dalla tua personalità e dai tuoi obiettivi.

Non preoccuparti di controllare i giudizi

È impossibile.

Il comportamento e l’atteggiamento degli altri sono inevitabilmente al di fuori del nostro controllo.
Per quanto tu possa essere disponibile, gentile e benvoluto ci sarà sempre qualcuno che ti criticherà,
biasimerà e cercherà di rovinarti una bella giornata di sole.

Cercare di controllare e neutralizzare giudizi, critiche e malelingue è la ricetta migliore per ottenere …
ansia, frustrazione e rabbia.

Quando accetti l’imprevedibilità, ma anche l’ignoranza di alcune persone non significa che sei diventato irresponsabile, rassegnato o incosciente,
ignorando tutto quello che ti circonda.

Vuol dire che scegli di essere saggio e concreto, prendi coscienza di un dato di fatto,
una parte integrante della nostra esistenza …
prima lo consapevolizzi meglio è!

Focalizzati solo sul modo che più ti fa stare a tuo agio, rilassato e in linea con i tuoi gusti e le tue preferenze.

Autoironia come antidoto ai giudizi degli altri

Usa l’autoironia.

L’autoironia è la capacità di sdrammatizzare.
Se sappiamo ridere della nostra insicurezza e del nostro errore, vuol dire che abbiamo coscienza dei nostri limiti e della nostra fragilità e non ci sentiamo sopraffatti dalle imposizioni di una società che ci vuole sempre perfetti.

Sembra facile, ma in realtà usare l’ironia in certi frangenti è più facile a dirsi che a farsi.
Richiede molta umiltà e altrettanto coraggio.

Quando non rifuggi del parlare dei tuoi difetti e dei tuoi limiti in chiave autoironica (senza vittimismo o esibizionismo) si crea attorno a te un clima disteso che ti aiuta a superare eventuali momenti d’imbarazzo e timidezza.
È un’ottima strategia di difesa dal giudizio degli altri.

La conclusione la lasciamo a Charlie Chaplin, il grande Charlot:

“Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa piacere cosi come sei!

Quindi vivi, fai quello che ti dice il cuore, la vita è come un’opera di teatro, ma non ha prove iniziali:
canta, balla, ridi e vivi intensamente ogni giorno della tua vita prima che l’opera finisca priva di applausi.”.

E tu come la vedi?
Hai mai calcolato qual è il prezzo che paghiamo per piacere agli altri?
Come non preoccuparsi del giudizio degli altri?

Come agire quando un tuo collega diventa il tuo capo

collega diventa capo

Costruire un rapporto lavorativo soddisfacente ed equilibrato richiede, da parte di tutti i colleghi, un atteggiamento disponibile per evitare inutili tensioni,
rancori e ripicche.

A volte però, accadono situazioni che sono difficili da gestire.
Uno di questi è quando un collega diventa il nuovo capo.
Per il nuovo boss il cambiamento è difficile ma anche per gli ex-colleghi, dover cambiare il modo di agire con quella persona può essere complicato.

Come comportarsi se un tuo collega diventa capo?

Che cosa succede quando il tuo collega e amico è promosso a tuo superiore?
La relazione rimanere la stessa?
Oppure il tuo viso prende l’espressione della foto?

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Quando il collega diventa capo,
improvvisamente ci sono linee che devono essere tratteggiate nuovamente, confini che non possono essere più superati e argomenti di conversazione che non possono essere più discussi.

Ecco alcune indicazioni da prendere in considerazione:

Consapevolizza le tue emozioni

Come ti senti?

Sei delusa, arrabbiata, frustrata? Volevi tu quella posizione?
Non sai come comportarti adesso?

Il tuo collega ha ottenuto quella posizione perché (forse) ha le competenze giuste o ha colpito positivamente chi l’ha scelto (Ehi! Immagino cosa stai pensando ma non è sempre così!).

Per quanto possa essere dura,
è giusto mettere da parte il nostro ego e andare a congratularci con la nostra collega.

Il passaggio da collega a capo può essere altrettanto difficile anche per lui/lei, prova ad avere più comprensione ed empatia.
Il rapporto potrebbe restare cordiale ma un certo distacco professionale è consigliabile per entrambi.

Il rapporto cambierà

È inevitabile.
Quando il collega diventa capo, ecco …
nuove dinamiche, differenti obiettivi, diversa responsabilità.

Il tuo (oramai ex) collega adesso ha nuove pressioni e potrebbe prendere decisioni che potrebbero non piacerti.

Magari fino a qualche tempo prima, avevate condiviso lo stesso malcontento sul modo di lavorare … ma adesso è meglio trattenersi con le lamentele.

Se ti fa domande sull’ambiente di lavoro,
parlane onestamente ma fallo in modo professionale e costruttivo.

Lascia a lui determinare il nuovo rapporto

Non cambiare immediatamente il tuo atteggiamento.
Lascia a lui/lei la decisione di stabilire le nuove dinamiche e il nuovo approccio.

Probabile che prenderà del tempo per decidere come s’intende comunicare e come gestire i nuovi ruoli.
Anche se potrebbe essere un pò imbarazzante, discuterne e ricercare soluzioni costruttive è la miglior cosa!

Oppure, pur continuando ad essere amichevole, il neo-capo farà un passo indietro e non socializzerà più come prima con te e con il team.
Cerca di non prenderla a male e non biasimarlo,
se succede. Ci sta.

Può anche accadere che questo cambiamento crei un’energia negativa all’interno del team e il tuo capo-collega può essere costretto a tagliare del tutto i rapporti sociali.

Chi può dirlo? Ogni situazione è diversa!

Rispetta le nuove posizioni

Tratta la persona come un qualsiasi altro capo.

Nel pieno rispetto delle regole.

Questo non significa che il tuo atteggiamento deve cambiare completamente ma non pensare che le scadenze e le aspettative siano diminuite perché il boss è un tuo ex-collega.

Il nuovo capo/a (come tutti i superiori) apprezza i collaboratori che rispettano le scadenze,
che sono puntuali, che riconoscono i propri errori e lavorano sul miglioramento.

Rimani aperto e disponibile al dialogo

Rimani disponibile al dialogo, alla collaborazione, a scambiare le tue idee o opinioni.
È fondamentale se si vuol vivere in armonia, avere una buona intesa lavorativa e non avere conflitti con il tuo nuovo capo.

Se avverti un fastidio a causa della precedente confidenza, chiedi un incontro privato (come hai già fatto con il capo precedente) e parlane con tatto e con rispetto.

Potresti essere sorpreso nello scoprire che anche lui/lei ha gli stessi problemi oppure risolverà la questione in maniera soddisfacente per entrambi.
Come puoi saperlo fino a quando non chiedi?

Continua a lavorare professionalmente

È la miglior cosa.

Quando il collega diventa capo, continua a comportarti professionalmente, a lavorare in modo efficace e mantenere un buon rapporto di lavoro.
Tieni separato business e aspetti personali.

Mostra rispetto e sostegno, rimani aperto e onesto e continua a svolgere in modo impeccabile il lavoro che,
quotidianamente, sei chiamato a fare.

Se la prendi male ti aspettano tempi duri

Lavorare con un capo-ex collega è allo stesso tempo una sfida e un’opportunità di crescita.
Se la prendi nel modo sbagliato, ti aspetta delusione e frustrazione;
considerala piuttosto un’occasione per lavorare su te stesso.

Che ne dici? Prendere ordini da un tuo ex-collega ti dà o ti darebbe fastidio?

Se ti serve un supporto mirato per avere subito più chiarezza e sicurezza nell’affrontare una situazione delicata per te … ecco il personal coaching per la carriera!

CV per store manager: 7 spunti per renderlo molto più appetibile (parte1)

cv per store manager

Internet e annunci online hanno fatto crescere esponenzialmente il numero di CV che sono inviati ogni giorno per ogni offerta di lavoro. La concorrenza è sempre più numerosa, preparata e agguerrita. Passare ore a cercare gli annunci, avere le caratteristiche richieste e poi scrivere un CV poco efficace, che assicura l’insuccesso, può essere molto frustrante.

È il momento di “cambiare passo”, modificare e migliorare alcuni contenuti ed essere più incisivo e nella stesura del tuo CV di store manager.

È necessario focalizzarsi sulle opportunità, su come massimizzare le possibilità, mettere in maggior risalto le competenze richieste dai datori di lavoro. Azioni mirate e concrete per centrare un obiettivo preciso: essere convocato per il colloquio di lavoro.

CV per store manager al passo dei tempi

La lettera di presentazione è il tuo biglietto da visita, il curriculum vitae il tuo asso nella manica per dimostrare la validità della tua candidatura, i tuoi punti di forza e gli elementi di contatto tra il tuo profilo professionale, l’azienda e il ruolo specifico per cui ti stai proponendo.

Riesci a esprimere in pieno nella tua lettera di presentazione e nel tuo CV il tuo potenziale di store manager? Ti piacerebbe mostrare il tuo valore ed essere più intraprendente e propositivo?

Ti sei già chiesto com’è opportuno rivolgersi al selezionatore?
Cosa evidenziare per una posizione di store manager?
Quali sono le competenze più richieste nel settore retail?
Quali sono le abilità specifiche o i punti di forza da evidenziare sul tuo curriculum?
E’ necessario scrivere contenuti diversi per aziende differenti?

1. Raccogli informazioni sull’azienda

È indispensabile conoscere l’azienda o datore di lavoro cui intendi spedire la tua candidatura di store manager. Più sarai informato, più impressionerai il tuo potenziale datore di lavoro! Ogni informazione può diventare fondamentale.

Trova il maggior numero d’informazioni. Chiedi ad amici, parenti o sui social, magari, se sei fortunato, trovi qualcuno che è già dipendente o ha lavorato per quell’azienda. Avere maggiori info potrebbe aiutarti a sentirti maggiormente a tuo agio anche in caso di una chiamata per il colloquio.

Visita il sito web dell’azienda o del datore di lavoro, cerca le caratteristiche organizzative, il settore specifico nel quale opera.
L’azienda quale immagine trasmette? Classica, giovanile, sportiva, tecnica, lusso, etc…
Il linguaggio è informale, tecnico o “pomposo”?
Quali sono i termini specifici più usati?
Parlano di responsabile punto vendita o di store manager?
Ci sono molti termini tecnici o in inglese?

Assicurati che il tuo curriculum vitae di store manager sia pertinente al lavoro per cui ti stai candidando. Se richiedono capacità manageriali o esperienza passata, rassicurati che siano visibili chiaramente sul tuo CV.

2. Metti in risalto le tue competenze personali

Lo sapevi che le 3 parole che i datori di lavoro utilizzano per assumere nuovo personale sono organizzato, capacità di comunicazione e qualificato?

Che tipo di store manager sei?
Qual è il tuo approccio?
Hai una forte ambizione?
Ottime capacità comunicative e buon orientamento all’obiettivo ?

Metti in risalto il tuo atteggiamento professionale e mirato nei confronti dei clienti; scrivi che sei organizzato con un approccio flessibile e positivo. Rimarca le tue buone doti comunicative e di motivatore, la tua volontà di condividere i valori del brand, nonché la tua capacità di lavorare in èquipe e di “far gruppo”.

Perché dovrebbe scegliere proprio te? Cosa ti rende unico?

Sottolinea il fatto che il tuo metodo di lavoro è differente da quello degli altri candidati. Metti in luce le tue competenze, le tue qualità e le tue competenze tecniche. Se ti senti “uno sveglio” puoi scrivere che non ti spaventano le sfide e hai un’ottima capacità di acquisire, in tempi brevi, nuove competenze e conoscenze.

3. Punta sulle competenze richieste dal settore

Orientamento al cliente

Una delle competenze più richieste è quella legate alla conoscenza dei bisogni, i desideri, le aspettative e la soddisfazione dei clienti (customer satisfaction). Il punto di partenza é “saper ascoltare la voce del cliente”.

Evidenzia nel tuo CV che accoglienza, servizio, soddisfazione e fidelizzazione del cliente sono per te un must e che rispondi prontamente alle richieste e reclami dei clienti. Fai risaltare che il cliente è al centro di tutte le tue attenzioni e che assicuri, all’azienda che ti assumerà, un servizio clienti completo e altamente qualitativo .

Hai seguito un programma, corso o coaching particolare per sviluppare una migliore assistenza al cliente? Oppure hai formato il tuo team in modo tale da aumentare le vendite supplementari? Se sì, spiega concretamente, in poche parole, le tue azioni e il risultato che hai ottenuto.

Gestione collaboratori

Formazione, affiancamento e coaching del personale non devono mancare nel tuo cv per store manager.

Metti in risalto che desideri anzi, esigi, dai tuoi collaboratori, un servizio clienti di elevata qualità. Evidenzia la tua gestione diretta e quotidiana del team (non ti dimenticare di indicare il numero dei tuoi collaboratori) e che fai rispettare le regole e i regolamenti rigorosi nel posto di lavoro.

Hai una buona capacità di gestire turni, ferie e permessi con equilibrio tra costi e performance? Bene, scrivilo nelle tue competenze personali; sottolinea anche che hai facilità di relazione, capacità di operare in équipe e ti adatti facilmente alle esigenze della struttura in cui lavori.

Marketing e Merchandising

Ti occupi anche di gestione del budget finanziario, incluso costi e spese complessive? Promuovi contatti con nuovi clienti e ti occupi del lancio di nuove collezioni?

Metti in risalto anche che “tieni sotto controllo” il Mercato, la concorrenza e le nuove tendenze. Rimarca la tua proattività e il tuo impegno nel cercare di sviluppare strategie vincenti, il più velocemente possibile, per acquisire nuovi clienti e accrescere il ruolo e il prestigio del punto vendita.

Non dimenticare di porre l’accento che la tua gestione e supervisione assicurerà un’esposizione dei prodotti (visual merchandising) conforme alle richieste, e alla qualità, della casa madre.

Problem solving

È sempre più frequente leggere nelle offerte per store manager espressioni del tipo: “Richiesta capacità di problem solving”.

Letteralmente significa “risolvere problemi”.

È la capacità di risolvere problemi e inventare soluzioni; saper agire autonomamente (e magari anche in tempi rapidi) per rimediare a un intoppo venutosi a creare improvvisamente.

Sai gestire situazioni stressanti e riesci a cavartela in qualsiasi circostanza? Rimarca che hai una forte capacità di organizzazione e sai prendere “in mano” la situazione anche in momenti frenetici e difficili.

Inventory control

Ogni anno, le aziende investono molto sui dispositivi di rilevamento e prevenzione dei furti ma ancora subiscono molte perdite (anche per mano dei propri dipendenti).

È facile capire come possano apprezzare un candidato particolarmente attento e sensibile a quest’aspetto. Hai frequentato una formazione particolare sull’argomento? Scrivilo senza indugio, altrimenti puoi specificare che assicuri un accurato controllo inventariale, protezione antitaccheggio e sicurezza in coordinamento con le disposizioni e le procedure aziendali.

Leggi la parte 2

6 atteggiamenti per perdere velocemente il rispetto dei colleghi

rispetto dei colleghi

Trascorrere in tranquillità le lunghe giornate a stretto contatto, dare e ricevere rispetto,
dai propri colleghi di lavoro, è fondamentale per l’armonia di tutto l’ambiente.

Poter lavorare in serenità ed evitare inutili tensioni, rancori, ripicche, che inevitabilmente si ripercuotono anche sulla nostra vita personale,
è necessario per il nostro benessere psicofisico.

Costruire il rapporto con i colleghi in modo da poter convivere pacificamente richiede un equilibrio delicato e un atteggiamento disponibile ma deciso.

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Come fare per non perdere il rispetto dei colleghi, che meritiamo, sul posto di lavoro?
Ecco, in breve, quali atteggiamenti evitare per non perdere velocemente credibilità e stima agli occhi dei tuoi colleghi:

1. Cerchi di ingraziarti il capo

Chi cerca di stringere un rapporto privilegiato con i capi, magari con un atteggiamento servile,
è considerato, il più delle volte, un leccapiedi o un opportunista.

Se cerchi di arruffianarti il capo per avere vantaggi, protezione, la promozione o l’aumento,
i tuoi colleghi cominceranno a perdere fiducia in te, smetteranno di condividere le informazioni, comprese anche le semplici lamentele quotidiane, che prima ti confidavano.
In poche parole, ti buttano “fuori dai giochi di squadra!”.

2. Indossi abiti provocanti

Ecco uno dei modi più veloci per perdere il rispetto dei colleghi, soprattutto delle altre donne. Spesso non ce né si rendiamo neanche conto,
ma un abbigliamento inadeguato o “sopra le righe”, oltre ad essere poco professionale,
ci lascia una scia di commenti, critiche e maldicenze che ci possono creare grandi difficoltà e nei nostri rapporti.

3. T’impicci regolarmente dei fatti altrui

Sei ingrassata, sei incinta? Come sei magra? Sei in dieta?
Come mai così elegante, hai un colloquio? Ti ho visto ieri, dove andavi, ah si! A fare cosa?

Commentare, criticare, ficcare il naso continuamente nell’aspetto fisico, il look,
le abitudini e gli affari dei nostri colleghi non è certo un modo per raccogliere simpatie e consensi.

Anche se, a volte, vogliamo esprimere una sincera preoccupazione,
i nostri colleghi non sono certo lì per darci spiegazioni o delucidazioni sulla loro vita personale.

4. Hai un atteggiamento autoritario e arrogante

Non ammetti quasi mai di avere torto.
Usi il sarcasmo e le battute per svalutare gli altri. Sei critico e ogni occasione è buona per mettere in difficoltà i tuoi colleghi.
Sembra che il tuo unico scopo nella vita è trovare gli errori veri o presunti degli altri.

Spesso siamo aggressivi, prepotenti o arroganti per nascondere un profondo complesso d’inferiorità.
La fiducia in se stessi si può manifestare in molti altri modi. Essere sicuri e avere fiducia in se stessi è sentirsi a proprio agio nei propri panni.

La fiducia più profonda è quella che si manifesta in modo tranquillo,
calmo e contenuto.

5. Sei sempre poco disponibile

È giusto non permettere ai colleghi di scaricare su di te i loro lavori,
ma se non sei mai disponibile nei confronti degli altri,
dai una pessima immagine del tuo modo di lavorare o del tuo spirito di squadra.
Addio al rispetto dei colleghi!

Evita frasi-taglia-gambe tipo “Questo non è il mio lavoro”, “Questo non mi compete”, “Non è il mio settore”, “Non lo so”, “Non posso” che, se utilizzate spesso, indicano poca voglia di fare, scarico di responsabilità e poca disponibilità verso i tuoi colleghi.

6. Ti piace “seminare zizzania”

Partecipi sempre agli immancabili gossip da ufficio.
Anzi spettegolare, non ti basta … rincari la dose, semini zizzania, diffondi dubbi e paure,
parli di licenziamenti come argomento di conversazione per guadagnare attenzione e sembrare ben informato.

Anche se spettegolare un pò con i colleghi stempera la tensione e crea un clima più leggero,
il gossip al lavoro diventa pericoloso quando è l’unico sfogo a frustrazione e stress.

Evita di farti coinvolgere troppo per non rischiare di rovinare i tuoi rapporti interpersonali o di trovarti in situazioni spiacevoli. Stai certo che alla fine toccherà anche a te esserne vittima. Meno ti esponi, meno possibilità dai ai tuoi colleghi di esprimere giudizi personali su di te e sul tuo comportamento.

Vuoi il rispetto dei colleghi? Ti serve equilibrio e professionalità

Per sopravvivere nella giungla dei rapporti personali sul lavoro, la cosa migliore è mantenere un atteggiamento professionale e un comportamento equilibrato con tutti, tanto con i colleghi che frequentiamo anche fuori dal lavoro che quelli che ci piacciono meno.

Cosa ne pensi?
Basterà per metterci al riparo da pettegolezzi, invidie e “vendette”?

Foto: FotoEmotion

10 spunti per parlare chiaro e diretto (parte 2)

parlare in modo diretto

4. Non ripetere i concetti

Pensi che più ripeti un concetto più convinci chi ti ascolta?
Se tendi a ripetere i concetti, sembra che “non ti fidi” di quel che dici e più lo ripeti più diventi dispersivo e annoi chi ti ascolta.

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Ripetere o aprire continuamente parentesi produce dispersione e ti porta a non arrivare mai al dunque.
Altro che parlare in modo diretto.
Frasi ricche di dettagli portano il discorso lontano dalla meta.

Siamo tutti diventati un po’ logorroici … in un’ora di chiacchiere,
la sostanza che conta ammonta a 5 minuti!

5. Evita parole dispersive

“Quindi…quindi…”
“Giusto?”
“Vero?”
“Ehm..ehm …”

Non utilizzare queste parole in continuazione durante la conversazione. Il bisogno di essere carini o di addolcire il messaggio ci induce a utilizzare queste parole dispersive che tolgono energia e incisività al nostro messaggio.

5. Attento alla tua comunicazione non verbale

Qualcuno mi ha detto di aver timore che comunicando in modo più diretto, possa essere più aggressivo o meno cortese. Ricorda che il tuo corpo trasmette il 70% dell’informazione. Il modo in cui comunichi è importante tanto quanto il messaggio stesso.

Quante volte, hai detto o sentito frasi del tipo “Mi sento offeso. Non per cosa ha detto ma per come l’ha detto?”.

Muoversi a scatti e puntare il dito, agitare le braccia, avere le mascelle serrate e il viso teso, lo sguardo critico e minaccioso oppure interrompere gli altri ma non permettere di essere interrotto, lasciare poco spazio alla replica, parlare con una voce che trasmette disprezzo, ironia o presunzione.

Una persona con questo linguaggio non verbale trasmette fin troppo bene il suo messaggio,
anche senza dire una sola parola. Non sei d’accordo?

6. Non usare troppi intercalari

“Giustappunto; In definitiva …”
“Dico bene? Vi pare? Non è vero?”
“Essenzialmente, Naturalmente, Sicuramente, Sostanzialmente”

Gli intercalari sono molto diffusi nel parlare quotidiano, cioè inserire una parola o una breve frase che in realtà non centra proprio nulla. Il fenomeno aumenta quando non si sa che dire e si è costretti a farfugliare qualcosa a proposito o sproposito, senza pensare al collegamento con la frase in cui è inserito.

“…in definitiva … penso che la situazione del mercato oggi sia … in definitiva molto complessa e incerta e … in definitiva la nostra società si muove … in definitiva su mercati esteri … in definitiva …”.

7. Non tirare fuori sempre gli stessi argomenti se vuoi parlare in modo diretto

Puntare sempre sugli stessi argomenti ci fa apparire scontati, pesanti e induce gli altri a evitarci.
Parlare per esempi è didattico e superato.
Portare un esempio personale per ogni cosa che l’altro dice,
lo fa sentire un bambino e lo ostacola nell’esposizione.

Attenzione anche alle freddure scontate e alla classica battuta finale perché rischia di essere patetico.

8. Guarda in faccia la persona

Guardare altrove è segno di disinteresse e una mancanza di rispetto per l’interlocutore. Utilizza gli occhi per stabilire un contatto visivo (senza esagerare, ovviamente) per evidenziare l’interesse che provi nei suoi confronti.

parlare in modo diretto

 

A nessuno piace parlare con chi è visibilmente distratto e guarda in continuazione l’orologio o fuori dalla finestra.

9. Impara a specificare quello che intendi dire

Evita di comunicare con l’altra persona in modo troppo indiretto, con domande, che inducono alla riflessione o all’autoanalisi, con l’illusione di catturare ancora di più il suo interesse o attenzione.

Talvolta ci aspettiamo che i nostri collaboratori o colleghi comprendano il significato nascosto tra le nostre parole. È un modo di non esporci, speriamo che l’altro capisca cosa intendiamo, cosi ci risparmiamo l’imbarazzo, l’emotività o la difficoltà di dover parlare in modo diretto.

“Non hai proprio niente da dire?”
“Lo sai perché noi due proprio non ci capiamo, vero?”
“Lo sai perché ti ho fatto chiamare? No? Pensaci un po’?’”
“Ti sembra bello comportarti cosi?”

Con queste frasi stai girando intorno nella speranza che sia l’altro a cominciare il discorso. Non stiamo parlando con un bambino, lasciamo da parte gli indovinelli e andiamo dritti al sodo. Se c’è qualcosa che devi dire, dillo, altrimenti meglio tacere!

Devi essere specifico, non generico. Spiega, esattamente quali azioni ti hanno ferito, quali comportamenti non ti sono piaciuti e cosa ti auguri per il futuro.

Se esponi i tuoi pensieri in modo diretto, elimini risentimento e confusione nei tuoi rapporti.

 

10. Parla meno e ascolta sempre di più

Impariamo a prestare vero ascolto a quello che ci dicono i collaboratori, colleghi, figli, partner o amici e diventeremo, per loro, il punto di riferimento importante e irrinunciabile.
Non è un caso che i buoni ascoltatori sono cosi apprezzati e ricercati!

E tu, cosa ne pensi?
Riconosci nel tuo modo di comunicare alcune di queste sfaccettature?
Da domani, su quali di questi suggerimenti metterai maggiore attenzione per parlare in modo diretto?