Articoli

Autostima sul lavoro: il potere limitante di parole come “Non posso” o “Non riesco”

autostima sul lavoro

Autostima sul lavoro …
pensa l’ultima volta che hai affermato di non potere, non riuscire o non essere bravo in qualcosa.

“Non posso diventare un ingegnere perché non so programmare.”
“Non riesco a lanciare la mia start up dei sogni perchè non ho soldi.”
“Non posso erogare corsi di formazione perché non sono bravo a parlare davanti le persone.”(questo sono io)
“Non riesco a lanciare un blog perché non ho mai scritto. E non sono capace di scrivere articoli” (anche questo sono io!)

Fatto?

Bene, ora aggiungi le parole “non ancora” alla fine della frase

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

“Non posso diventare un ingegnere perché non so programmare … non ancora!
“Non riesco a lanciare la mia start up dei sogni perchè non ho soldi.” … non ancora!
“Non posso erogare corsi perché non sono bravo a parlare davanti alle persone … almeno non ancora!
“Non riesco a lanciare il mio blog perché non ho mai scritto. E non sono capace di scrivere articoli. Non ancora!

È incredibile quanto due lettere possano spostare la nostra potenzialità.

Questo è il motivo per cui Seth Godin,
ha dedicato un intero post del suo blog per questo trucchetto potenziante.

Come ci ricorda Godin,
può essere che tu non sia abbastanza bravo, esperto o competente da fare -in questo momento- quella determinata attività … ma questo non implica che tu non possa farlo … un domani.

Alcune cose richiedono un po’ più di impegno, tempo e dedizione di altre

“È vero che non sei ancora abbastanza bravo” dice Godin,
“Nessuno di noi lo è. Ma se ti impegni abbastanza a lungo, lo farai meglio! Ogni giorno di più”.

Quindi,
potresti non essere un fotografo esperto, un blogger di prim’ordine o un influencer di grido proprio in questo momento, ma questo non significa che …
non potresti esserlo un futuro!

È facile limitarci.

Se c’è qualcosa con cui non abbiamo molta pratica o dimestichezza, o un’abilità che è al momento “non ci appartiene”, siamo bravi-e-veloci a convincerci che non possiamo attuarla …. perché non siamo intrinsecamente bravi.

Autostima sul lavoro? Quello che pensi di te stesso è fondamentale

Quando ho lanciato il mio blog (nel lontano marzo 2014),
ero spiazzato, ansioso e incerto per il fatto che non sapevo nulla sulla creazione di un blog, né tanto-meno di scrivere articoli, non capivo niente di SEO, ecc…

Tuttavia,
negli anni il blog è cresciuto costantemente (con tanto-tanto lavoro) diventando un riferimento per professionisti, formatori, coach e persone interessate alla loro crescita professionale e personale (al momento Google analytics registra ca. 10’000 contatti al mese).

C’è una grande differenza tra dire che non puoi fare qualcosa e dire che non puoi farla ancora.
Prova anche tu!

foto by Engin Akyut – Pixabay

Il rispetto sul lavoro: 13 atteggiamenti che dovresti evitare – parte 2

il rispetto sul lavoro

8. Parlare a voce troppo alta al cellulare

Quando sei alle prese con una situazione particolarmente delicata è facile scivolare in un “trip” telefonico che ti fa perdere completamente la dimensione di dove-sei e con-chi-sei.

Preso dal vortice della telefonata il tuo tono sale, sale, sale e ti ritrovi letteralmente a urlare nel tuo telefono cellulare.
È molto imbarazzante per chi ti sta intorno e … non ci fai davvero una bella figura!

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

9. Interrompere e finire le frasi

Quando interrompi, non solo frustri la persona con cui stai parlando, ma dai un’impressione negativa di te stesso. Impara ad ascoltare.
Otterrai ammirazione e rispetto.

Interrompere e finire le frasi “uccide” la tua comunicazione al lavoro.
Se finisci le frasi, non offri al tuo interlocutore la libertà di esprimersi, di esternare e di creare un contatto.
Perdi il rispetto sul lavoro!

Così facendo sprechi solo tempo, deprimi chi parla e riduci la comprensione del discorso.

10. Essere trasandato e maleducato fa perdere il rispetto sul lavoro

Certamente la società è diventata più casual.
Le persone sono molto più informali nel vestirsi al lavoro e nelle loro conversazione.

Considera l’impressione che trasmetti con il tuo look e il tuo atteggiamento.
Educazione al lavoro è sinonimo di professionalità e quando non lo sei, ti esponi ad attacchi,
dai quali non è possibile difendersi.

Puoi avere un pessimo carattere,
essere stressato o sotto pressione ma l’educazione è imprescindibile per riuscire a gestire in modo positivo i tuoi rapporti interpersonali al lavoro.

Non dare per scontato che le tue prestazioni valgano il disturbo e l’irritazione che causi.

11. Profumo o deodorante in eccesso

In un ambiente chiuso una fragranza “pungente” o “forte” può essere fastidiosa,
causare mal di testa e raffreddore da fieno.

Oltre …
a subire battute spiritose e perdere il rispetto sul lavoro!

12. Fare osservazioni sarcastiche

Il sarcasmo è il rifugio dei deboli.”
Jean-Paul Sartre

Utilizzare sarcasmo e ironia (di bassa lega), non è una tattica efficace durante una conversazione.
Spesso è un meccanismo di autodifesa che può essere rischioso e facile a interpretazione sbagliate.

Ci sono modi migliori per esprimere il tuo punto di vista.

Dai,
togliti quel sorrisino ironico dalla faccia mentre qualcuno ti sta parlando.

Smettila di scuotere la testa beffardamente mentre l’altro sta spiegando il suo punto di vista.

Puoi non essere d’accordo con gli altri, ma così facendo tocchi tasti molto sensibili.
Prendi seriamente gli altri se ti aspetti che prendano sul serio te!

13. Interrompere le persone dal loro lavoro

“Ti rubo solo un secondo/minuto.”
Spesso chiediamo “qualche secondo” o “un minuto” a un collega quando (in realtà) un minuto non basta.
Anzi.

Non è solo un modo di dire … è una questione di approccio!

Quando chiedi a un collega di fare qualcosa per te,
di aiutarti, di darti una mano a superare un blocco o un ostacolo,
devi essere premuroso e rispettoso perché stai interrompendo il suo flusso di lavoro.

La prossima volta che desideri il supporto di qualcuno,
chiedi un incontro, non un minuto.

Sarà la persona a valutare il momento giusto sulla base delle sue incombenze.

Il rispetto al lavoro: 13 atteggiamenti che dovresti evitare – parte 1

il rispetto al lavoro

In molti uffici il contegno è … sfuggito di mano!

Alcune persone non si accorgono neppure nel loro comportamento offensivo o -peggio- semplicemente non se ne preoccupano.

Se pensi di essere perfetto, probabilmente farai bene a leggere questa lista solo per assicurarti di essere corretto verso gli altri.

Per salvaguardare il rispetto al lavoro e il quieto vivere in ufficio, basta non violare alcune semplici ed essenziali regole:

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

1. Essere negativo e lamentoso

Non aprire la bocca solo per dire “Che lavoro noioso, ma che freddo oggi, gli stipendi non sono puntuali …”.

Se parli solo di problemi e mai di soluzioni, rischi di essere pericolosamente etichettato come “negativo e lamentoso” da evitare a ogni costo.

Evita le lamentele e le frasi “È impossibile” o “Non si può fare”. Sono molto negative, indicano scarsa voglia e che non ci si vuole nemmeno provare.

Se le cose non vanno bene, anziché lamentarti, perché non proviamo a cambiarle?

2. Fare telefonate personali

Purtroppo episodi problematici accadono.
Ma questo non significa condividere forzatamente a tutti gli altri il tuo dramma personale.

L’ufficio non è un posto dove “combattere” con ex partner, con i tuoi figli o familiari.

Mantieni i tuoi problemi di relazione al di fuori dell’ufficio, dove altri non ti possano sentire.
Fai una pausa, o meglio ancora, rimanda fino a quando non arrivi a casa.

3. Gossippare sui colleghi

Se diffondi pettegolezzi da ufficio,
i tuoi colleghi potrebbero ascoltarti con impazienza e curiosità, ma sapranno (anche) che non potranno contare sulla tua discrezione.

È bello gossippare fuori dall’ufficio,
ma i dettagli delle vite dei tuoi colleghi non sono da condividere.

4. Trascorrere ore sui social

Sei pagato per essere produttivo, non per postare la tua ultima ricetta culinaria o ritrovare il compagno di banco del liceo.

A meno che non faccia parte del tuo lavoro, le tue attività sui social media dovrebbero essere lasciate per il pranzo o i tempi di pausa.

E anche in questo caso, usa il tuo telefono privato.

5. Mentire per fare il “figo/a”

Sei diventato così bravo che riesci a cogliere ogni occasione per agganciarti al discorso e iniziare a parlare di te, delle cose che hai fatto, di quello che ti successo e allora …

… avanti con viaggi mai fatti, sport mai praticati, hobby mai coltivati o conoscenze importanti mai frequentate, solo per apparire più interessante o attraente agli occhi di colleghi o collaboratori.

Spesso sono solo “piccole” forzature della realtà.
Niente di grave, per carità, ma pensi davvero che -così facendo- riuscirai a impressionare gli altri e sembrare più interessante o intrigante?

6. Andare al lavoro quando sei molto malato

È ammirevole!

Il tuo impegno e la tua dedizione per il lavoro,
ma esponendo tutto l’ufficio alla tua influenza non dimostri attenzione per gli altri colleghi di lavoro.

Lavora da casa se puoi.

7. Indossare abiti provocanti fa perdere il rispetto al lavoro

Ecco uno dei modi più veloci per perdere il rispetto al lavoro, soprattutto delle altre donne.

Spesso non ce rendiamo neanche conto, ma un abbigliamento inadeguato o “sopra le righe”, oltre ad essere poco professionale, ci lascia una scia di commenti,
critiche e maldicenze che ci possono creare grandi difficoltà e nei nostri rapporti.

Diventare assertivo: 6 trappole che potresti incontrare nel tuo percorso di crescita

diventare assertivo

Se desideri diventare assertivo e stai lavorando sul tuo approccio
sul tuo modo di comunicare … comincia in piccolo.

Con le situazioni più semplici,
a basso rischio.

La ragazza che (con aria innocente) ti supera alla cassa del supermarket, il cameriere invadente che non si fa mai i fatti suoi, l’amico che chiama solo quando li fa comodo.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Le prime volte sarà dura, ma vedrai che dopo un po’ ti sentirai meglio e inizierai a provare una bellissima sensazione di leggerezza e libertà.

Una volta che ti senti a proprio agio in queste situazioni a basso rischio,
potrai iniziare ad alzare l’asticella un po’ alla volta.

Se stai provando a essere più assertivo, se stai cominciando a porre confini,
a dire NO e non accettare più passivamente comportamenti altrui … sono felice per te.
Mi congratulo con te per questi obiettivi raggiunti.

Desidero solo avvisarti dei pericoli e le trappole che potresti incontrare nel percorso di affermazione di te stesso:

1. Insistere troppo

Diffida dei suggerimenti pseudo-assertivi che consigliano di chiedere la stessa cosa, più e più volte fino a quando la persona cede.

Questo non è essere persistenti ma maleducati e stronzi.

2. Farsi valere sempre

Un errore comune in cui potresti cadere (insieme a molte persone sul cammino dell’assertività) è quello di cercare di farti valere per tutto il tempo.

Ci possono casi in cui prendere una posizione più grintosa o passiva diventa la scelta migliore.
Altre volte anche far finta di niente … potrebbe diventare la strategia migliore!

3. Sentirsi in colpa

Alcune persone sono deluse dal tuo nuovo approccio?
Probabilmente.

Potrebbero farti notare che sei diventato egoista o scortese.

Finché esprimi le tue esigenze con garbo e gentilezza, non sei responsabile della loro reazione.
Non c’è bisogno di sentirsi in colpa.

4. Sentirsi offeso e frustrato

Non sentirti frustrato o arrabbiato se la tua famiglia, amici e colleghi mettono in dubbio o addirittura cercano di contrastare il tuo nuovo approccio alla vita.

Questa risposta è del tutto normale.

Se sei stato un avversario facile per la maggior parte della tua vita, le persone intorno a te,
sono abituate e confortevoli alla tua accondiscendenza,
e probabilmente resisteranno ai tuoi sforzi sulla strada dell’assertiva.

5. Non scendere più a compromessi

Riconosci le situazioni in cui devi essere intransigente e quelle in cui puoi scendere a compromessi.

A volte chi ti chiede un favore potrebbe avere una reale emergenza,
altre invece potrebbe trattarsi semplicemente di cattiva organizzazione,
o di dare per scontato la tua disponibilità.

Ogni circostanza è a sé e solo tu puoi stabilire quando è il caso di puntare i piedi e quando cedere.
Tieni conto dei sentimenti altrui.

6. Essere inflessibile non vuol dire diventare assertivo

Diventare assertivo non significa diventare freddo e inflessibile,
rivendicare solo i propri diritti.

Impara a distinguere ciò che è davvero importante,
riconosci le situazioni in cui devi essere intransigente e quelle in cui puoi scendere a compromessi.

Personal coaching per apprendere come esprimere le tue opinioni e, soprattutto, come far rispettare la legittimità di un tuo parere, un compromesso o un rifiuto servirà, a prescindere dal risultato,
a fare di te una persona che sa come affermare se stesso,
con una maggiore percezione di controllo sulla sua vita.

Foto by Josdevos

15 segnali evidenti che devi ancora crescere come professionista e come Uomo

crescere professionalmente

Crescere professionalmente come Uomo e come Donna…

Tanti pensano di essere leader.
La maggior parte ne è ancora lontano.

Prima di essere un grande professionista devi essere una grande persona.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Crescere professionalmente vuol dire possedere qualità morali e valori etici.
Fare ciò in cui credi veramente o ritieni giusto, anche se è impopolare, faticoso o scomodo.

Crescere professionalmente significa guidare le persone e non concentrarsi solo sui compiti da eseguire e sulle mansioni da gestire.

Vuol dire coerenza tra azioni, valori, metodi, principi e risultati.
La vera leadership viene da chi sei, non solo da quello che dici o fai.

Ricorda il monito di Wolf J. Rinke
“Dire a qualcuno di fare qualcosa non significa essere leader.”

Crescere professionalmente vuol dire fare-la-cosa-giusta a prescindere le circostanze

È più che essere onesti.

Si tratta di uno stile di vita impostato verso l’eccellenza professionale e morale.

Il professionista fiducioso ha fede nelle sue capacità e nelle sue conoscenze.
Non ha bisogno di spingere gli altri verso il basso per emergere.

Guadagna la fiducia della gente con la sua forza interiore.
Quando entra nella stanza, tutti ne prendono atto.

Ecco 15 segnali che evidenziano che devi ancora crescere come professionista e come Uomo (o Donna):

  1. Ti offendi facilmente

  2. Hai bisogno di essere amato e riconosciuto

  3. Valuti o giudichi prima di conoscere-i-fatti

  4. Parli di te la maggior parte del tempo

  5. Ti lamenti costantemente degli altri

  6. Sei geloso di quelli che “riescono”

  7. Le tue idee sono sempre le idee “migliori”

  8. Non dici mai “Ho sbagliato”

  9. Sono sempre gli altri a non-capire

  10. Ti aspetti che le persone leggano la tua mente

  11. Ami conversazioni con duelli, vincitori e vinti

  12. Le tue frasi iniziano sempre con “No, Ma, Non è giusto…”

  13. Ti piace dare feedback, ma non li accetti

  14. Hai paura del talento degli altri

  15. Non sai ridere di te stesso

Consigli non richiesti? 4 frasi per zittire i “dispensatori di saggezza” al lavoro

consigli non richiesti

Hai notato?
Spesso sono proprio le persone che conoscono meno la tua situazione o l’argomento che insistono nell’offrire consigli, suggerimenti, esortazioni.

Un susseguirsi irritante di “Fossi in te…”, “Al tuo posto …”, “Lo dico per il tuo bene …”, “Devi capire che … “.
Gioielli di buonsenso, perle di saggezza … il più delle volte, non richieste!

Incalzano suggerimenti, distraendoci dal nostro lavoro e facendoci sentire come scolaretti davanti alla maestra.

Ma perché non smettono di parlare e ci lasciano gestire da soli le cose?

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

È anche vero che …
la maggior parte delle volte, la persona (un amico/a o un collega) sta offrendo consigli perché è sinceramente preoccupata.

Spesso le persone desiderano solo aiutare e dare conforto

Altre volte,
sono persone false e cattive che offrono consigli non richiesti solo per ferirti, per creare zizzania, farti fare qualcosa che non vuoi o crearti difficoltà.

I tuoi colleghi possono comportarsi come sapientoni, ma questo non significa che devi stare lì a subire queste esortazioni non richieste.

Quando reputi questi consigli non richiesti, demotivanti o persino maleducati non aver paura di mostrare che non li apprezzi e che li trovi fuori luogo.

Dicendo che non sei d’accordo,
li incoraggi a darti un feedback diverso e più appropriato la prossima volta.

Piuttosto che farti venire il bruciore di stomaco o scendere al loro livello, usa queste 4 frasi per zittire con garbo e gentilezza (la vera forza) qualcuno che ti dà consigli non richiesti:

1. “Apprezzo i tuoi consigli, tuttavia ho già un piano per …”

Hai già un’idea, un piano, sai già cosa fare … stai già compiendo dei passi in un’altra direzione … questo rende impossibile seguire il consiglio.

Certo, potresti non avere un piano, ma la persona non lo sa!

Puoi sempre chiudere la porta con un secco “No, grazie!“,
ma può essere imbarazzante chiudere anche i rapporti con un collega.

2. “Grazie. Ci penserò.”

Anche se in realtà (forse) non ci penserai,
ecco un modo educato di rispondere.

Il rischio potrebbe essere che la persona – dopo qualche giorno – voglia verificare se hai davvero seguito i suoi suggerimenti.

3. “Grazie per il consiglio, lo considererò non appena avrò finito … “

In questo modo mostri che apprezzi il consiglio, ma devi concentrarti sul tuo lavoro.

Mentre lo dici, muoviti verso la tua scrivania, girandoti verso lo schermo del tuo PC, un qualsiasi altro movimento o segnale che indica, quanto sei impegnato e non hai tempo da perdere.

Se tutto va bene,
la persona capirà (speriamo) che sei occupato e ti lascerà stare.

4. “Questa è un’opzione interessante, ma preferisco farlo in questo modo …”

Non sempre possiamo essere d’accordo con le opinioni di qualcuno.

Utilizza esperienze passate per giustificare il rifiuto,
eviterai di offendere la persona e fornirai un contesto prezioso per i loro suggerimenti futuri.

Se l’altra persona preferisce il suo modus operandi, non necessariamente quest’approccio è giusto per te.

Spiega che non esiste uno scenario valido per tutti!

Forse l’hai provato in passato e non ha funzionato (con i tuoi clienti o il tuo team), oppure che una determinata strategia non si adatta ai tuoi obiettivi.

Consigli non richiesti? Considera sempre la “fonte”

Prima di decidere come rispondere ai consigli indesiderati, considera la fonte e il tuo rapporto con quella persona.

Se è un estraneo che non vedrai mai più,
mostra un sorriso di circostanza, dai una risposta educata e vai avanti.

Se si tratta di un collega o un amico/a che offre consigli indesiderati ogni santo giorno, è necessario stabilire alcuni limiti.

Se non hai confini e permetti agli altri di “sconfinare” regolarmente … a poco a poco ti trasformerai in una persona piena di risentimento e di amarezza.

15 consapevolezze che posso dire di aver – forzatamente – imparato dalla vita – 3

imparato dalla vita

10. Non sarò mai pronto al 100%

“In questo periodo sono stressato”.
“Quando sarà passato questo periodo, lo faccio”
“Non è il momento giusto.”
“E’ un periodo pesante.”
“Dal 1° gennaio comincio. Anzi dopo le vacanze, dal mese prossimo, da lunedì, ecc….”

Quante volte, ho parlato al futuro o al condizionale “Farò” o “Vorrei”.

Ho sperimentato paure che mi impedivano di passare subito all’azione.
Camuffando i mie timori e parlando senza sosta di ciò che farò.
Un giorno.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Non vivendo il presente e temendo che si possa ripetere un’esperienza spiacevole, continuavo a rimandare.

Adesso ho imparato dalla vita che … devo fare il primo passo adesso, perché non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a fare qualcosa.

Non devo lasciarmi immobilizzare dalla sindrome di “domani”.

Il tempo giusto per l’azione è “oggi”.
Iniziare “da domani”, “da lunedì”, “dal mese prossimo”, ecc … non mi farà cominciare mai.

Quando un’opportunità si presenta, nessuno si sente mai pronto al 100%.

Mi sforzo di fare il primo passo,
poi seguo il flusso.

11. La comodità ha il suo prezzo

Quante volte invece di lottare per la “grandezza” ho sguazzato nella comodità (anche se stretta e soporifera).

Sono diventato confortevole.
Comodo. Troppo comodo.

Mi sono accontentato di una vita di sotto le mie capacità.
Anche se ho preparazione. Competenza.
Esperienza.

Mi sono detto …potresti meritare di più. Lo sai …

Spesso tacciamo la voce dentro di noi … che ci invita a osare, lanciarci.
Smettiamo prima ancora di cominciare. Preferiamo “non essere disturbati”.
E così diventiamo prevedibile. Scontati.
Soporiferi.

La sera andiamo a letto – forse scontenti – ma tranquilli.
Comodi. Troppo comodi.
Il fuoco è stato soffocato!

12. La persona più difficile da gestire … sono io!

“Metti da parte il libro, la tradizione, l’autorità,
e prendi la strada per scoprire te stesso”

Jiddu Krishnamurti

La mia crescita personale è iniziata con la consapevolezza che il problema (non sono gli altri) ma sono io,
prima di voler gestire gli altri devo saper gestire me stesso.

Quanto ho coscienza di essere IO al centro di tutte le complicazioni, frustrazioni e fallimenti?

Spesso sono IO la persona più rigida, testarda, esigente, permalosa.
Il mio peggior critico. Quello che non si concede il minimo sbaglio.
Quello più inflessibile.

Quello che non vuole cambiare, ma il cambiamento lo esige, lo pretende,
lo reclama nell’altra persona.

Quello non conosce i suoi punti di debolezza, che non sa gestire le attese e le frustrazioni.
Non conosce cosa-funziona e cosa-non-funziona per se stesso.

È qui che devo concentrare i miei sforzi.

13. Ho imparato dalla vita che essere gentile è la vera forza

La gente di solito non associa la gentilezza alla forza.

Essere gentile non significa essere un avversario facile, uno zerbino, una persona che è facile ferire, manipolare, controllare,
prendere per il naso.

Trattare gli altri con gentilezza,
significa utilizzare questa “forza” per aiutare gli altri.

Essere educato significa lavorare duramente per governare l’ego,
invece di permettere all’ego di dominare me.

La cortesia, il rispetto sono muscoli da rafforzare, nutrire.
Ci vuole lavoro, pazienza e disciplina.
Palle.

È molto più facile sbraitare. Essere arrogante.
Fare il coglione.

14. Non penso più “A me non succederà mai”

“Mai” è un avverbio che ho tolto dal mio vocabolario.
E lo dovresti fare anche tu.
Al più presto!

Eccessiva fiducia in sé. Troppa convinzione.
Poca prudenza.

Lo sai che sono caduti in tanti?
Sono caduti (anche) i migliori.
Perché non dovrebbe accadere a me?

Ho imparato dalla vita a non dare mai più niente per scontato.

15. Non ho più paura dell’imprevisto..l’ho “messo in agenda

Adoriamo la certezza ma viviamo in un mondo, dove di certo e sicuro c’è ben poco.
La vita non è certa.

La certezza non esiste, il mondo è incerto per natura.
Un giorno puoi avere qualcosa, e il giorno dopo perderla o, al contrario, non avere niente oggi e avere la fortuna dalla tua domani.

Che piaccia o no … accade l’imprevisto. L’inaspettato.

E non sempre è negativo!

Spesso, le cose migliori sono quelle impreviste perché prive di aspettative.
Le strade più panoramiche e spettacolari sono le deviazioni che hai maledetto e non volevi prendere.

Ho messo “in agenda” l’inaspettato.
Organizzo la giornata e pianifico con metodo ma non lo faccio in modo maniacale e dettagliato!

Lascio uno spazio per l’imprevisto.
C’è sempre la possibilità che l’imprevisto mi attenda dietro l’angolo.

Mi aspetto che qualcosa possa andare storto, anche se non so cosa!

Ho imparato dalla vita che  … sapere che l’unica certezza è l’incertezza, rende la mia mente più flessibile e divento più forte a livello emotivo.

15 consapevolezze che posso dire di aver – forzatamente – imparato dalla vita – parte 2

consapevolezza

5. Richiede più coraggio rivelare le insicurezze anziché nasconderle

“La vera forza è nello spirito, non nei muscoli o nella durezza d’animo.”
Alex Karras

Ho sempre speso molte energie nel tentativo di mascherare le mie debolezze,
e le mie emozioni (perché le reputavo sintomi di debolezza).

È necessario imparare a gestire e controllare le emozioni,
non farsi controllare da esse.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Richiede più forza relazionarsi con le persone, piuttosto che cercare di controllarle e dominarle.

Ci vuole consapevolezza e umiltà per ammettere le proprie debolezze piuttosto che mostrarsi forti ma diversi da ciò che si è realmente.

La persona forte,
invece di sprecare energia (cercando di coprire le mancanze), riconosce i propri difetti e investe il proprio tempo per migliorare se stesso e per superare le debolezze.

6. Rinunciare per paura di fallire … è il fallimento più amaro!

Nessuno,
ripeto nessuno, ha raggiunto ricchezza, fama e successo senza cadute, spesso gravi, ma anche errori ingenui ed evitabili.

Errori che ci riportano (amaramente) al punto di partenza.

Ma quando torniamo indietro, abbiamo un vantaggio … provarci di nuovo perché conosciamo già la strada.
Possiamo tornare al punto (dove ci siamo bloccati) più velocemente e spingerci oltre l’ostacolo con rinnovata energia.

Sono tantissime le persone che incolpano le loro vite miserevoli, per le circostanze difficili in cui si dibattono “Ho avuto un’infanzia difficile … ecco perché non ce l’ho fatta”

Eppure non sono poche le persone di successo che rilevano … “Ho avuto un’infanzia difficile … ecco perché ce l’ho fatta!”.

Se guardo al fallimento come un’opportunità, come l’inizio di un nuovo viaggio, scopro che l’esperienza mi aiuterà e la prossima volta che farò la stessa cosa, la farò molto meglio.
Ma se non provo, non lo saprò mai.

Demordere a prescindere.
Rinunciare per paura di fallire … questo è il fallimento più amaro!

7. Spesso piuttosto che parlare, è meglio tacere .. e ascoltare!

In quest’epoca siamo travolti e soffocati dalle parole.
Dalle chiacchiere.
Da un cicaleccio continuo.

Le parole perdono di senso, di valore, di significato.
Di vitalità.

Dovremmo parlare molto meno.
Tutti.

Non abbiamo la consapevolezza della potenza delle parole.

Mi basterebbe pensare, come a volte, un semplice lapsus, una svista, una parola di troppo o fuori posto ha distrutto un intero progetto, un colloquio di lavoro,
un rapporto con un mio cliente importante,
un collega, il team, un amico/a,
la mia compagna.

Spesso,
la cosa più intelligente da dire è … non dire niente!

C’è un tempo per parlare e un tempo per tacere.
E ascoltare.

8. Sapere che sono molto più le cose di cui non ho controllo mi ha dato consapevolezza

Sprecare il tempo,
le energie e le mie capacità in cose che sono di là dal mio controllo è il modo migliore per attrarre frustrazione e delusione.

Meglio concentrarmi sulle cose che posso cambiare,
e accettare (avere la consapevolezza) di ciò che va oltre il mio controllo.

Devo smettere di credere di aver potere sugli altri.

Lasciare andare è un atto di fede perché la vita si sveli.
Lasciar andare libera, purifica, migliora.
Lasciare andare è leggerezza!

9. Non posso piacere a tutti

Avere paura della disapprovazione può rendere la vita difficile.

Volere essere approvati e amati è naturale.
Però non accontentare tutti può essere liberatorio.

Quando cerco di accontentare tutti, ogni volta che cerco l’approvazione di qualcun altro, un piccolo frammento di ME muore.

Ho capito che …
più cerco l’approvazione – meno attraggo le persone.
Le persone non sono affascinate da chi si sforza di piacere e alla fine …
non riesco a compiacere l’unica persona che conta di più – me stesso!

“La ricompensa per l’omologazione e la conformità sta nel fatto che alla fine piaci a tutti, tranne che a te stesso“.
Rita Mae Brown


15 consapevolezze che posso dire di aver – forzatamente – imparato dalla vita – parte 1

consapevolezze

“L’esperienza è il tipo di insegnante più difficile.
Prima ti fa l’esame, poi ti spiega la lezione.”
Oscar Wilde

A volte ci arriva una randellata tra capo-e-collo che ci lascia frastornati,
disorientati oppure …
paralizzati.

Tante volte pensavo di aver le risorse per rialzarmi, oppure di avere tutte le risposte e invece …
eccomi ancora al punto di partenza!

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Nella mia vita ho fatto errori, da alcuni ho imparato tanto, da altri poco-o-niente (e infatti continuano a ripresentarsi).

Ecco una lista delle lezioni più importanti per me,
che hanno avuto un grande impatto sulla mia vita.

Queste 15 potenti lezioni mi hanno aiutato a sviluppare consapevolezze, diventare la persona che sono oggi – nel bene o nel male poco importa.

So che ne verranno altre ed io … sono pronto, aperto e forzatamente –mi piaccia o no– …
ricettivo.

1. Se avverto il bisogno di sentirmi forte significa che non lo sono ..anzi

Tante volte,
per mostrarmi forte ho messo la maschera del duro, “recitando” la mia parte, mascherando così debolezze e insicurezze con atteggiamenti e posture di finta solidità.

Spesso, per controbilanciare,
ricopriamo e mascheriamo la nostra vulnerabilità con atteggiamenti di superiorità, di presunzione, arroganza semplicemente perché siamo insicuri e pieni di paura.

Quest’approccio può portare qualche successo iniziale, ma l’effetto svanisce in breve tempo.

Ho raggiunto consapevolezze che mi fanno capire che … fiducia e arroganza sono mondi a parte

Mostrarsi strafottenti non vuol dire essere sicuri di sé.
“Giocare a fare il duro” è un atteggiamento puerile che può essere intrapreso da tutti.
Con facilità.

Quando avverto il bisogno di sentirmi superiore – e l’arroganza comincia a fare capolino – ho capito che nella mia mente ci sono … troppi pensieri, tante fantasie,
pochi fatti!

2. L’importante non è cadere .. ma rialzarsi

La vita è tutt’altro che semplice!

Ho vissuto – come tutti – delusioni, fallimenti e dispiaceri. Progetti e desideri che si sono sgretolati all’improvviso, sogni che si sono frantumati e desideri che si sono rilevati irrealizzabili.

E accadrà ancora…

La vita è tutt’altro che semplice! Dicevo …

Accettarlo, mi ha permesso di vivere le gioie della vita,
apprezzare in pieno tutte le sue sfaccettature, dolori compresi.

Ogni fallimento è una tappa verso il successo.

Cosa ho imparato da queste consapevolezze?
Sapersi rialzare -scrollarsi la polvere di dosso- è fondamentale per la mia crescita personale (e professionale).

3. Se non hai talento devi pedalare .. e tanto

Realizzare di non avere capacità eccelse,
intelligenza superiore , bellezza, talento … mi aveva convinto che solo quelli baciati-dalla-fortuna, quelli bravi, quelli con talento e capacità sarebbero arrivati ai posti più ambiti.

Ecco!
La scusa (per mollare, per rinunciare, per non muoversi) è stata servita!

Ho capito che … competenza, bravura, talento non è tutto, non è sufficiente, occorrono duro lavoro e tenacia.
Grinta.

Attaccare giorno dopo giorno …

Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri sulla tua strada. Grinta, perseveranza e passione per raggiungere obiettivi a lungo termine.

Devo saper resistere a distrazioni momentanee e tentazioni, al fine di raggiungere il mio obiettivo.

Fondamentale è la capacità di resistenza, di perseguire gli obiettivi nonostante i continui “no”,
ristrutturare i fallimenti e le sconfitte.

4. Le cose non andranno bene solo perché sto lavorando tanto

Non mi aspetto più soluzioni magiche.
Quando provo qualcosa di nuovo.
Valuto. Mi adattato.
Riprovo.

Cerco di essere positivo.

Restare aperto.
“Praticare” ottimismo e trasparenza.

Ho capito che … lavorare troppo è probabilmente il più grande segno d’incompetenza.

Se sono impreparato, non sono in grado di gestire me stesso,
non riesco a massimizzare il mio rendimento giornaliero sulla base dell’energia che ho a disposizione e dello sforzo mentale che metto in campo.

C’è una notevole distinzione tra essere occupati ed essere produttivi.
Lavorare tanto non è sempre la strada giusta.


Come approcciare con successo una persona diffidente sul lavoro

persona diffidente

Poco importa che sia il tuo capo, un collega, un collaboratore, un cliente
È sospettoso, guardingo. Sempre a debita distanza.
Se li vai incontro, si ritrae.

Se insisti, si dilegua.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Quando è osservato e incalzato, la sua reazione naturale (e comprensibile dal suo punto di vista) è quella di chiudersi sulla difensiva ancora di più.

Se cerchi un contatto, ti blocchi davanti ad un muro di sfiducia e perplessità.
Parla lentamente ed ha la necessità di fare pause riflessive più lunghe.

Non ti guarda, mantiene la “guardia alta”, difficilmente è distratto dagli elementi esterni perché è concentrato su di te.

La persona diffidente ti studia … vuole capire le tue intenzioni

Non pensare, a priori, che siccome non parla o risponde a fatica non sia interessato oppure è arrabbiato.
Non pensare, a priori, che siccome non parla o risponde a fatica sia soddisfatto della tua richiesta o del tuo servizio (nel caso di un cliente) che gli stai offrendo.

È convinto che gli altri vogliano raggirarlo, truffarlo o sfruttarlo.
È saturo di pregiudizi e preconcetti.

Parla pochissimo, quasi senza espressione del viso, non capisci se è interessato o invece non vede l’ora che la pianti e te ne vai …

Che fare?
Continuare a parlare o è meglio lasciarlo in pace?
Non è facile relazionarsi con una persona diffidente, vero?

Proviamoci dai …

Non tenere il tono di voce troppo alto

Non interrompere una persona diffidente  durante i suoi brevi interventi.
Evita assolutamente le pause che potrebbero imbarazzarla.

Scandisci bene le parole e parla adagio.
Cerca di evitare tremolii e incertezze vocali, dai un ritmo alle tue parole.

Non insistere

È pericoloso.
Nel caso di una richiesta o di una vendita non dare mai l’impressione di avere fretta, sollecitando decisioni.
Non lasciarti mai sfuggire pazienza e coraggio.

Non parlare e argomentare troppo, insistere, premere o mettere fretta. Questi comportamenti creano ancora più diffidenza e chiusura.

Evita i complimenti pomposi o eccessivi

Le persone diffidenti avvertono un senso d’imbarazzo nel ricevere complimenti.

Infatti, credono, più o meno inconsapevolmente, che occorre diffidare di chi fa i complimenti, poiché l’intento potrebbe essere quello di aggirarlo o manipolarlo.

Dimostra cortesia e il massimo interesse

Usa argomentazioni complete ed esaurienti e fai domande dirette (del tipo aperto) per indurlo a parlare e fornirti informazioni.

Usa una comunicazione trasparente, onesta e autentica

Usa una comunicazione semplice, chiara e diretta.
Non sorvolare, nascondere o eludere eventuali argomenti delicati e spinosi.

Usa argomenti esaurienti e completi, ripeti, se il caso, i concetti ma usa parole diverse.
Evita le sorprese o di cadere in contraddizione!

Non dimenticare che la persona diffidente esige garanzie solide e sicure. Entra nel concreto.
Trasmetti praticità e precisione.

Evita tutte quelle frasi rassicuranti che, in concreto, non dimostrano niente: “Non ti preoccupare”, “Lo garantisco io” ,“Stai tranquillo”.

Non cambiare opinione o versione perché suona ambiguo o manipolatore.

Non entrare in un confronto serrato

Se entri nel campo di una sua “credenza consolidata” (i senior non hanno capacità tecnologiche – i giovani sono tutti fancazzistifanno carriera solo i raccomandati, ecc…) difficilmente riuscirai a convincerlo del contrario.

Meglio essere generici,
smorzare i toni e non associarsi alle sue critiche.

Dai tempo

Evita di forzare.
Non sono le tue parole che lo convinceranno, ma le tue azioni.
E per quelle, prenditi il tempo che serve.
Con calma e pazienza.

Tieni pronte risposte, spiegazioni e soluzioni.
Risolvi tutti i dubbi.

Calma e pazienza sono fondamentale per relazionarsi con una persona diffidente.

Se la persona diffidente in questione è il tuo capo/a o un cliente importante è fondamentale che tu conosca e preveda tutte le domande,
i dubbi che la tormentano, gli aspetti specifici che vuole sapere.

Che dire … mica facile!

Foto di Free-Photos da Pixabay

Davanti l’ostacolo non paralizzarti .. pazienza e perseveranza.. ce la farai!

perseveranza

“La pazienza e la perseveranza hanno un effetto magico davanti al quale le difficoltà scompaiono e gli ostacoli svaniscono.”
JOHN QUINCY ADAMS

Quanto sei abituato a perseverare di fronte gli ostacoli?
La maggior parte delle persone getta via sogni e obiettivisi arrende al primo ostacolo o difficoltà.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Se le cose ti sono sempre arrivate con poco sforzo, potresti non aver allenato i “muscoli” della perseveranza, necessari quando la strada si fa in salita.

Invece di mettere energia e tempo per superare difficoltà e impedimenti … potresti prendere il primo ostacolo o fallimento come un segnale che non sei “capace”, che non sei “tagliato” e …
mollare di schianto.

La perseveranza è la differenza tra successo e fallimento

Devi imparare da quelle persone che hanno sempre dovuto lavorare sodo, che hanno sviluppato determinazione, costanza e forza di volontà per padroneggiare una nuova abilità o superare un ostacolo.

Non si raggiunge il successo professionale senza fatica, senza un impegno straordinario.
All’inizio – chi non è abituato – trova difficoltà. Dopo varie volte – tale sforzo – diventa naturale e istintivo.

Quando la salita si fa dura, quando (sembra) che non c’è alcuna ragione di continuare, quando tutto intorno a te invita a mollare, arrendersi, rinunciare, a non continuare …proprio a quel punto che … – se vuoi realizzare il tuo sogno – devi perseverare.

Devi trovare la forza per andare avanti!

Sei disposto ad allenarti intensamente?

A non cedere alle difficoltà?
Sei disposta a cadere e rialzarti sempre ogni volta?
Mettere in discussione le tue credenze e le tue certezze?

Devi trovare la forza di percorrere ancora qualche altro metro e andare avanti.
La perseveranza è quella dote che ti permette di andare oltre la fatica e le circostanze.

Ti permette di superare un passo falso, un colpo di sfiga, recuperare da un infortunio.
Con la perseveranza, verrà il successo.

Una forte motivazione aiuta a vincere molte difficoltà.

Uno sforzo affannoso o occasionale non sarà di nessun valore.
Per ottenere risultati devi applicarti tutti i giorni, fino a quando diventerà un’abitudine.

Perseveranza vuol dire “attaccare” giorno dopo giorno

Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri sulla tua strada.

La competenza, la bravura, il talento non è tutto, non è sufficiente, occorrono duro lavoro e tenacia.
Perseveranza.
Grinta.

Il successo professionale non è solo questione di talento, intelligenza, bellezza.
Tra una persona talentuosa senza tenacia e un’altra perseverante ma senza talento, probabilmente sarà quest’ultima a ottenere i risultati migliori. Leggi post.

E adesso che lo sai anche tu …
Davanti al prossimo ostacolo non paralizzarti … pazienza e perseveranza.
Riprova. Credimi.
Ce la farai!

9 azioni divora-energia che succhiano forza vitale al tuo lavoro e alla tua carriera -2

efficacia sul lavoro

5. Controllare l’incontrollabile distrugge l’efficacia sul lavoro

Adoriamo la certezza ma viviamo in un mondo del lavoro, dove di certo e sicuro c’è ben poco.
La vita non è certa.

La certezza non esiste, il mondo è incerto per natura.
Un giorno puoi avere qualcosa, e il giorno dopo perderla o, al contrario, non avere niente oggi e avere la fortuna dalla tua domani.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Ti potrebbe essere richiesto di trasferirti (proprio adesso che hai chiesto il mutuo).
Potresti cambiare di colpo … lavoro, città, nazione!

Non sprecare un sacco di energia cercando di controllare le persone e le situazioni che semplicemente non puoi controllare. Quando lasci andare le cose, scopri che hai più energia da spendere per quelle situazioni dove hai potere di cambiare.

Probabilmente non sarai in grado di “lasciar andare” in una notte. Comincia a capire perché hai bisogno di così tanto controllo e inizia a lavorare su te stesso.

6. Tenere a mente le cose-da-fare

Spesso, ti ritrovi esausto perché stai cercando di ricordare tante (troppe) cose e inevitabilmente dimentichi qualcosa.

Questo provoca stress e spreca tanta energia mentale, perché devi “rovistare” nei meandri della mente per ricordare ogni compito, incombenza o evento.

Scrivere salva energia, è efficacia sul lavoro!
Quando prendo un momento per scrivere, la mia mente può rilassarsi perché sa che non dimenticherà nulla di importante.

7. Controllare l’email più volte il giorno

La maggior parte di noi controlla la posta elettronica e i vari account social in modo non organizzato (quando ne ha voglia o desidera distrarsi).

Controllare di continuo la posta elettronica vuol dire interrompere costantemente il flusso di lavoro, distogliere assiduamente l’attenzione e sprecare – di conseguenza – un sacco di energia.

Fai un patto con te stesso per controllare la posta e i tuoi account social una o due volte al giorno invece di farti succhiare del tempo prezioso.

Personalmente ho preso l’abitudine di controllare la posta elettronica 3 volte il giorno; a orari (circa) prestabiliti durante la giornata.

La maggior parte dei messaggi non è urgente.
È veramente raro che un cliente o un problema non possa aspettare un paio d’ore.

8. Lavorare tanto/troppo

Lavorare di più non ti rende più produttivo.
Più ore lavori, più il rendimento tende a diminuire in modo significativo.

Quando lavori tanto, stai sprecando le tue energie.

Quell’energia sarebbe meglio spendere per riposare – in modo da tornare al tuo compito più tardi – e tornare a livelli ottimali di produttività.

Anche se non riesci a riposare quanto vorresti, una breve pausa ti aiuterà a concentrarti di nuovo, senza spendere così tanta energia.

9. Essere perfezionista

I perfezionisti tendono a essere esausti.

Impiegano un sacco di tempo ed energie per ogni dettaglio. Tendono a rinunciare al riposo, hanno il bisogno che tutto sia fatto a modo “loro”.

Sono super-concentrati sui dettagli che consumeranno – inesorabilmente – il loro tempo prezioso.

Aspettano il momento perfetto.
Spesso, mancano il quadro generale perché sono troppo concentrati su piccole cose.

È bello voler fare un buon lavoro, ma è impossibile essere sempre perfetti.

Non esaminare ogni singolo dettaglio, cerca di concentrarti sul quadro generale

Invece di concentrarti sulle piccole cose durante il tuo lavoro, lasciale alla fine.
A fine di giornata, puoi sempre tornare indietro e completare questi dettagli.

Abbandona la perfezione (esagerata) se vuoi ottenere efficacia sul lavoro.
È meglio per la tua salute e il tuo benessere.

9 azioni divora-energia che succhiano forza vitale al tuo lavoro e alla tua carriera -1

efficacia al lavoro

La chiave del successo non è lavorare tanto ma … lavorare meglio.

C’è una notevole distinzione tra essere occupati ed essere produttivi.
Lavorare tanto non è sempre la strada giusta. Non ci si rende conto che ci si chiude in una scatola quando si è troppo concentrati su qualcosa.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Concentrarsi eccessivamente, raramente è salutare o produttivo.
Spesso, lavorare meno può effettivamente produrre risultati migliori.

Il tempo è un bene limitato.
Dobbiamo imparare a spendere la minor quantità di energia per ottenere maggiore efficacia al lavoro.

Ecco 9 azioni che succhiano una quantità enorme di energia al tuo lavoro e alla tua carriera:

1. Piacere agli altri

Cambiare i tuoi piani in un attimo, accollarsi sempre più lavoro, dire sempre di sì, non dire mai di no, essere sempre d’accordo, non riuscire a essere il vero TE … richiede energia.

Piacere agli altri, “conquistare” l’affetto e l’approvazione di tutti richiede attenzione e un notevole esborso di vitalità.

Peccato che tutte queste energie servono a poco perché … le persone non sono attratte da chi si sforza di piacere!

Nella maggior parte dei casi non siamo attratti da chi fa di tutto per piacere,
impressionare, conquistare.

Leggi il post se vuoi approfondire.

2. Fantasie negative quando aspetti troppo tempo la risposta

“Il buio e l’attesa hanno lo stesso colore.”
Giorgio Faletti

Ogni volta che un collega, il capo o un cliente impiega tanto/troppo tempo a rispondere a una tua richiesta, la mente inizia a correre, fantasticare, divagare, vaneggiare.
E presumere il peggio.

La mania fa galoppare la fantasia.
Porta a vedere fantasmi ovunque. Sentimenti di inadeguatezza e di manchevolezza emergono,
malgrado noi.

Non sono pochi i professionisti e manager che da questi segnali (complice anche lo stress al lavoro) si lasciano inghiottire e lentamente consumare … nel fisico e nell’anima!
Altro che efficacia al lavoro!

Leggi il mio post per approfondire.

3. Dire sempre di SI toglie efficacia al lavoro

Quando diciamo “sì” a tutti, uccidiamo la nostra produttività.

Dovremmo smettere di dire “sì” a compiti che portano a risultati bassi o quasi nulli.
Avremo così tempo per concentrarci su mansioni più importanti.

È sempre meglio svolgere poche attività molto bene,
piuttosto che tante con uno scarso risultato.

Non puoi sempre dire NO al tuo capo o ai tuoi colleghi,
ma puoi scegliere la maggior parte delle azioni che farai durante l’intera giornata lavorativa.

4. Controllare gli altri

Controllare è un meccanismo di difesa.
Controllare gli altri (perché si adattino al nostro modus operandi) crea dinamiche tossiche.

Di fronte all’incapacità di controllare dirigiamo tutta l’energia attorno a noi, consumando enormi quantitativi di vitalità.

Devi prendere coscienza che controllare e dominare le persone non migliorerà la situazione ed è improduttivo.
Al contrario, è utile imparare a controllare se stessi.


Comunicare al lavoro: tacere è molto più potente di parlare

comunicare al lavoro

Ascoltare è ammirevole e impressionante.
Ti rende più intelligente e ti mette in una posizione migliore.
Chi riesce a stare in silenzio (e ascoltare) possiede carisma e relazioni più forti.

Zitto e ascolta, gli altri ti daranno il loro cuore.
Se sai ascoltare gli altri vuol dire che sei una persona sicura di te, sai come comunicare al lavoro,
non ritieni di aver la soluzione per tutto e tutti.
Non hai paura del confronto.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Ascoltando, dimostri un vero interesse per l’opinione degli altri.
Ascoltare gli altri (collaboratori, capo/a, clienti ma anche figli, partner, amici) li fa sentire importanti.

Parla meno – ascolta di più

Non credere che solo perché sei il capo o il responsabile, hai il diritto di parlare più di altri.
Più fai silenzio, più ascolti, più grande sarà il tuo carisma,
la tua influenza, il tuo potere.

Il silenzio è considerato d’oro, per il suo potere.
Il silenzio dà potere alla persona.
È “un’arma” incredibilmente potente.
È uno strumento che aggiunge autorevolezza alla tua presenza.

Il silenzio è fonte di forza

Una persona esperta sa come scandire il silenzio.

Il silenzio è forza, saggezza e magia.
Più ascolti più diventi forte.

Puoi mantenere l’attenzione creando silenzi nei momenti-chiave in cui stai parlando.
Momenti di silenziosità tra le parole possono essere altrettanto autorevoli come i pensieri e le parole stesse.

Una sospensione può essere molto potente, ma raramente la utilizziamo come uno strumento fantastico per comunicare al lavoro e ottenere autorevolezza.

Comunicare al lavoro: 2 tecniche da provare

Silenzio prima di una parola/frase/concetto importante
La pausa attira l’attenzione degli ascoltatori … e li prepara a ciò che verrà dopo …
… ecco aspetta ancora un attimo …
tutti stanno aspettando curiosamente (e trepidamente) quello che hai da dire.

Silenzio dopo una parola/frase/concetto importante
Non c’è bisogno di lanciarsi immediatamente a parlare d’altro o dire …
“Giusto? … Vero? Sai …”
Facendo una pausa, dai il tempo alle tue parole di fare effetto!

Se fai silenzio prima-e-dopo, darai all’ascoltatore di sintonizzarti su ciò di cui stai dicendo,
darai la possibilità di elaborare ciò che hai appena detto,
darai la possibilità di capire – veramente – il significato.

Quel piccolo intervallo di silenzio dimostrerà la forza del tuo pensiero,
e la tua autorevolezza.
Che potenza!

“Il silenzio non fa domande, ma può darci una risposta a tutto.”

Frase di Ernst Ferstl

Se stai in silenzio, non significa che tu non abbia niente da interessante da dire.
Non cadere nella trappola di riempire il vuoto del silenzio con chiacchiere inutili, la musica, lo smartphone.

Naturalmente l’arte del silenzio creativo richiede pratica per diventare uno strumento così potente ed efficace.

Una pausa “creativa” è la chiave per trasmettere fiducia e creare una “presenza” autorevole.

Non puoi piacere a tutti. Prima lo capisci, prima sarai libero e ..felice!

piacere a tutti

Ti sei mai chiesto cosa fare per piacere a tutti?
Che cosa dire, quali tasti “toccare”, come muoverti, come comportarti?
Come essere interessante o apparire affascinante agli occhi degli altri?

Vuoi che tutti ti apprezzino?

Beh. Anch’io.
Chi non lo vorrebbe?

Volere essere approvati e amati è naturale.
È quando cerchi di accontentare tutti che diventa un problema.
Ogni volta che cerchi l’approvazione di qualcun altro, un piccolo frammento di TE muore.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Se hai paura della disapprovazione … la vita può diventare difficile.
Vuol dire … cambiare in un attimo i tuoi piani, accollarsi sempre più lavoro, dire sempre SI, non dire mai NO, non riuscire a permetterti di essere vero-e-genuino.

Non accontentare tutti può essere liberatorio.

Se sei stufo della costante ansietà e stress su cosa-dire-e-fare, su chi-essere.
È arrivato il momento di fare qualcosa!

Basta stare sull’attenti, in punta di piedi cercando di soddisfare sempre i bisogni degli altri (spesso a discapito dei tuoi).

Se ci pensi un attimo … molte delle persone che cerchi costantemente di compiacere dicono cosa pensavano, fanno ciò che vogliono e tuttavia sono comunque amati, rispettati,
considerati.

Non accontentare tutti, toglie tanta pressione

Il tuo unico obiettivo dovrebbe essere fare il meglio possibile, piuttosto che raggiungere l’impossibile chimera di soddisfare le aspettative e i desideri di ogni persona.

Stai cercando di piacere a tutti?
Sei afflitto dalla malattia di compiacere?

Continua a leggere per scoprire come la ricerca nevrotica di approvazione alla fine ti porta lontano dall’unica persona che alla fine conta:  TE stesso.

Più cerchi approvazione – meno attrai le persone

Le persone forti desiderano essere circondate da persone forti, quindi non ti sorprendere se le persone – di cui stai cercando disperatamente l’approvazione – sono spesso le persone che (ironia della sorte) ti respingono.

Come perché?
Se hai la “malattia” dell’approvazione, ben presto la tua ammirazione si trasforma in adulazione e ti ritrovi a non parlare, essere sempre d’accordo, allineato, dire sempre SI.
Assoggettato. Soggiogato.

Poco attraente e poco affidabile.

Nessuno vuole essere intimo con qualcuno che è sempre d’accordo e nasconde i suoi veri sentimenti.

Le persone non sono affascinate da chi si sforza di piacere

La maggior parte di noi non è attratta dalle persone che fanno di tutto per piacere a tutti, “colpire”, impressionare, conquistare.

Le persone che si sforzano di piacere agli altri sono deboli o poco sicure di sé.
Hanno il bisogno di piacere e di “conquistare” l’affetto e l’approvazione degli altri.

Per esempio,
il team leader inesperto si lascia condizionare dal desiderio di “essere amato” e tralascia i suoi obblighi fondamentali come manager (dare feedback spiacevoli, prendere decisioni difficili, compiere scelte incresciose per allinearsi con gli obiettivi aziendali).

Come puoi immaginare,
con questi “conflitti d’interesse” è difficile che il team leader alle prime armi percorra molta strada.

Più cerchi accettazione – più diventi risentito

Un favore.
Poi un altro e un altro ancora.
Come ti senti quando un collega ti chiede l’ennesimo favore?
Oppure dici sempre SI a ogni capriccio della tua amica?
Ti senti manipolato, maneggiato.
Risentito.

Senti che si stanno approfittando di te.

Se sei onesto, ti rendi conto che stai cercando di piacere mettendo i bisogni degli altri davanti ai tuoi.
Alla fine l’hai scoperto da solo … sei stato tu a dire “È tutto OK, continua pure“.
Finisci pieno di risentimento e di astio verso le stesse persone che stai cercando di soddisfare.

Il rancore represso per molto tempo si traduce in scoppi inattesi di rabbia o di reazione sproporzionate … un “adesso basta” … che lascia spiazzate e attonite le persone che hai attorno.

“Ma cosa le è preso … così senza alcun motivo”
“Ma è impazzito!”

Più cerchi il consenso – più sei considerato inaffidabile

Essere sempre d’accordo (anche a fin di bene, per lusingare o per non ferire) può sembrare una buona cosa, ma non è così.

A nessuno piace una persona ipocrita.
Non ci fidiamo di qualcuno che dice solo quello che vogliamo sentirci dire.
Qualcuno che nasconde i veri sentimenti o che non sai mai cosa sta davvero pensando.

Se cerchi in modo ossessivo il consenso degli altri, le persone ti trovano inaffidabile e sono riluttanti a confidarti tutto o a chiederti un parere.

Piacere a tutti non è frutto di una tattica

Piacere non dovrebbe essere un tentativo, uno sforzo, un calcolo, un risultato, un processo ma soltanto qualcosa che … succede.
Punto.

Pensi davvero di impressionare grazie ad un susseguirsi di pose convincenti, frasi persuasive e incorniciando il tutto con un bel sorriso di circostanza?

Le persone che hanno successo riconoscono di non aver il bisogno di accontentare tutti,
in ogni momento.

Non hanno paura di dire di “no” o chiedere “perché”,
quando è necessario.

E alla fine … non riesci a compiacere l’unica persona che conta – te stesso!

“La ricompensa per l’omologazione e la conformità sta nel fatto che alla fine piaci a tutti, 
tranne che a te stesso“.
Rita Mae Brown

Il bisogno di accontentare tutti è legato alla paura del rifiuto e del fallimento.

Quando le persone che ammiri, rispetti e ami ti respingono, pensi di non essere una persona amabile. In preda all’angoscia, aumenti il tuo comportamento sdolcinato, succube e “scodinzolante”,
e diventa una spirale deprimente.

Alla fine deluso e vergognoso di chi sei diventato.

Cercando di accontentare e di piacere a tutti, rifiuti te stesso.
Il più grande fallimento della vita è non essere se stessi.

Imparare a essere il vero te, a difenderti, a dire di no, è l’unica vera scelta che devi fare.

Fai una promessa a te stesso.
Inizia oggi!

Partecipazione a “Il Portafoglio” di Radio Agenti.it – “Lavorare su noi stessi non solo sul cliente”

cliente

Non possiamo avere il controllo diretto sui nostri clienti, ma possiamo avere il controllo su noi stessi. Quindi è importante spostare il focus su noi stessi e soprattutto capire ed essere consapevoli della nostra persona.

Chiediamoci più spesso…

C’è qualcosa che possiamo migliorare?
C’è qualcosa che è meglio evitare di fare?
Qualcosa che invece facciamo benissimo?

Di natura, ognuno di noi è molto concentrato sugli altri, sappiamo esattamente cosa dovrebbero fare gli altri e siamo molto più blind, ciechi, sulle nostre difficoltà, lacune e sui nostri punti di miglioramento.

Non tutto è controllabile, tanto meno le decisioni dei nostri clienti. Per questo è importante lavorare sui noi stessi, ad esempi cambiando atteggiamento nei confronti dei nostri interlocutori.

Non scadiamo nella “lotta” sterile con il cliente

Non riduciamo tutto al mero tentativo di convincerlo a tutti i costi. Nella vendita evitiamo scalette ferree imparate a memoria, percorsi mentali preimpostati che ci rendono meno fluidi e meno disponibili. Piuttosto trasformiamoci nel consulente del nostro cliente.

Non mettiamoci nella condizione di sembrare venditori che devono “piazzare” per forza qualcosa.

Insomma è importante non uscire la mattina per andare dal cliente pensando di rivivere un film già scritto e già visto. La sceneggiatura viene scritta di volta in volta insieme al cliente… e sarà sempre una nuova sceneggiatura!

Testo riportato dalla pagina di presentazione del programma radiofonico.

Clicca qui e ascolta l’intervista

Decisioni per la carriera: 8 segnali che ci stai pensando troppo (e gli anni passano) – 2

decisioni per la carriera

5. Cadi nel perfezionismo eccessivo solo per procrastinare

Se pensi troppo, potresti avere un incessante desiderio di perfezione.

Analizzi costantemente ogni situazione.
Qualsiasi possibile scenario.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Non vuoi prendere la decisione sbagliata, così sprechi molto tempo per qualsiasi scelta …
perché non ti fidi di te stesso.

Non puoi accettare il fallimento e fai di tutto per evitarlo.
Il metodo migliore è perdersi nelle scelte e non muoversi.

Ricorda che nella vita è fondamentale fare degli errori. Ti permettono di crescere, imparare e raggiungere nuove vette nella tua evoluzione.

6. Stai ricevendo lo stesso input da tutti quelli con cui parli

Hai discusso del tuo dilemma con tutti quelli che conosci,
e tutti ti dicono la stessa cosa.

Dovrebbe essere più facile prendere una decisione, non pensi?
No, non pensi!

Stai ancora andando avanti e indietro, incapace di decidere!
Quando siamo “troppo dentro” un problema, spesso perdiamo la prospettiva.

Se amici fidati, familiari o colleghi sembrano essere tutti d’accordo, ci sono buone probabilità che abbiano ragione.

7. Stai mulinando in idee completamente irrealistiche

Il tuo cervello a volte può evitare di arrivare a una conclusione producendo sempre più scelte. Tutte le opzioni sono possibili …. un brainstorming infinito!
“Magari vado in Costa Blanca e apro una piadineria sulla spiaggia”
“Apro un agriturismo in valle e comincio a produrre il formaggio di capra. Figo!”

E così ti perdi in fantasticheria, sogni e utopie…
altro che decisioni per la carriera!

Impantanarsi in illusioni è un altro modo per rimandare le grandi decisioni, ancor di più se la piadina l’hai mangiata solo in vacanza a Riccione e il formaggio di capra sai a malapena cosa è!

È l’ennesima forma di procrastinazione.

Quando ti ritrovi a pensare troppo, prova a riportarti al momento presente attraverso respiri profondi e pensando a qualcosa di rilassante.

Prova a sbarazzarti di questi pensieri perché ti portano ancora più lontano dalla tua meta.

8. Nessuna scelta è l’ideale

La decisione comincia con la consapevolezza che potrebbe non esserci una risposta “giusta”.

Se il tuo cervello gioca costantemente a “ricercare tutti gli scenari possibili” diventa chiassoso e potresti trovare difficile smettere di pensare e decidere in modo sensato.

Quando stai esaurendo le tue capacità cognitive, le cose possono diventare contorte e confuse,
causando la scelta sbagliata.

Se hai già accumulato tante informazioni probabilmente è il momento di prendere una decisione. Impegnati a ricercare due o tre opzioni, una volta trovate è il momento di agire su di esse, invece di tornare indietro per ulteriori informazioni.

Se ti mancano ancora informazioni, continua la ricerca!
Una volta che le hai acquisite, fermati.
E decidi!

Decisioni per la carriera? Se non riesci è meglio aspettare e distrarti

Dopo un po’,
puoi tornare alla tua decisione con una nuova prospettiva che ti consentirà di essere più obiettivo.

Qualsiasi tipo di pausa aiuterà a ridurre la frustrazione e a eliminare il pensiero circolare, solo così puoi fare una scelta calma e ragionevole.

Per ottenere decisioni per la carriera è fondamentale …
chiarirsi l’obiettivo, trasformare la paura in coraggio e ascoltare il tuo istinto.

Scopri il coaching per la carriera.

Decisione per la carriera: 8 segnali che ci stai pensando troppo (e gli anni passano) – 1

decisione per la carriera

Lasciare l’attuale posto di lavoro per lanciarsi nella start-up dei tuoi sogni?
Chiedere o non chiedere la promozione ma poi … addio al tempo libero in famiglia?
Accettare il nuovo incarico (stimolante) ma in una nuova città?

Mollare l’attuale lavoro
perché le possibilità di crescita sono zero e non vuoi passare tutta la vita al palo?

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Se nessuna scelta ti sembra migliore dell’altra,
se ogni decisione per la carriera ti attira più o meno allo stesso modo e (nonostante altre ricerche) non riesci a ridurre l’incertezza, capisci perché tante persone si “perdono” professionalmente o restano bloccate in vortici di dubbi e pantani d’indecisione.

Decisione per la carriera? Spesso, il dubbio la fa da padrona

Abbiamo paura di prendere la decisione per la carriera sbagliata; quindi rimandiamo, trovando modi sempre più creativi per posticipare la scelta.

Pensare troppo può far male.
Vorremmo smettere e agire, vivere con serenità.

Cominciamo a renderci conto che – almeno in alcuni casi – esageriamo.
L’indecisione, l’eccessivo rimuginare o la ricerca della scelta “perfetta” rasenta il grottesco.

Vediamo insieme i segnali di alert che ti stanno indicando che stai pensando troppo a ogni passo che vorrai compiere nel tuo (ti auguro luminoso) percorso professionale:

1. Sei intrappolato nel negativo

Ogni volta che pensi alla tua carriera ti assalgono immediatamente pensieri tipo “Bello … Ma … Però …Forse… E se … Non posso,…“?
Sei concentrato su risultati incerti e catastrofici.

Quando ti trovi di fronte a una decisione difficile … nessuno può prevedere il futuro.
Ci sono innumerevoli fattori che influenzano una scelta.

Cerca di concentrarti sui risultati probabili ed evita di speculare su cose che non puoi assolutamente prevedere.

2. Ogni volta che qualcuno chiede, cambi argomento

Incontri il tuo amico che ti chiede “Allora … come va il lavoro?

Vorresti rispondere secco “Voglio lasciare il mio lavoro, lanciarmi nella start-up che ti parlo da anni … ma sono terrorizzato dal fallimento”. Invece borbotti qualcosa d’incomprensibile e passi immediatamente a un altro argomento “Fa freddo oggi… vero?”.

Spesso temiamo l’idea di qualcosa … più della cosa stessa!
A volte – semplicemente – non siamo pronti a “dichiarare” al mondo le nostre intenzioni.
Ci sta!

Per superare la paralisi dell’analisi, è meglio confrontarti con un professionista (coach o consulente di carriera) o qualcuno di cui ti fidi.

Il professionista è da preferire perché ti darà feedback ancor più oggettivi e concreti rispetto al familiare o all’amico/a, che (forse) non vuole essere diretto o passare per insensibile.

Guarda il coaching per fare carriera.

3. Giri in un vortice di ricerca infinita

Hai studiato … ricercato … indagato… investigato … e proprio quando hai la sensazione di avere la soluzione, decidi che non è abbastanza, vuoi essere ancora più sicuro,
.. e riprendi la ricerca!

Perdersi in un vortice di ricerca infinita è un segnale evidente che stai sicuramente pensando troppo.
È ora di agire!

Nulla cambia senza azione e il viaggio più lungo inizia con il primo passo.
Fai quel primo piccolo passo.
Oggi!

4. Sei catturato in una spirale e bloccato da dettagli

I nostri sentimenti di incertezza ci spingono a pensare troppo.
L’analisi eccessiva e maniacale è un’abitudine che potresti avere acquisito nel corso degli anni.

Impantanarsi nei dettagli è solo un altro modo per rimandare le grandi decisioni.
È un’altra forma di procrastinazione.

Raccogliere più dati, focalizzarsi su ogni potenziale risultato, potrebbe illuderti di avanzare verso un obiettivo. In realtà, stai solo girando attorno al problema.
Semplicemente.
Inutilmente.