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Mancanza di rispetto: 7 segnali evidenti che i colleghi non ti considerano – 2

mancanza di rispetto

Foto di Pexels da Pixabay

4. Sei invisibile

Ti senti come se fossi invisibile.
No, non hai il super-potere di uno dei fantastici 4.

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Se nessuno risponde alle tue chiamate o alle tue e-mail,
se ricevi ripetutamente la scusa “Sono occupato” o dicono che la tua e-mail si è “persa nello spam”,
il problema è che non piaci.

Nessuno ascolta le tue proposte durante le riunioni.
Ti senti come se non “aggiungessi mai valore alla conversazione”.

Non prenderti in giro.
Le persone che non ti ascoltano… non ti prendono sul serio!

5. Sei sempre out

Non sei incluso in mail, riunioni e conversazioni.
Ma anche per aperitivi e meeting.

Se non sei incluso in una o due e-mail, non farne un dramma!
Probabilmente è solo una svista.

Ma se senti di essere regolarmente escluso,
allora può essere un problema di mancanza di rispetto.

6. Le tue idee vengono regolarmente rubate

Non c’è niente di più frustrante di un collega che si prende il merito del tuo lavoro.
Oppure ruba con un escamotage la tua grande idea.

A volte accade in un ambiente di lavoro frenetico.
Tuttavia, se succede spesso,
è un segnale evidente di mancanza di rispetto nei tuoi confronti.

7. Il tuo tempo non è considerato

Quando rispetti qualcuno, consideri il suo tempo prezioso.

Il collega che continua a interrompere il flusso del tuo lavoro,
e con la scusa di “rubarti qualche secondo” tenta di scaricarti il suo lavoro non solo è ottuso.
È irrispettoso del tuo tempo.

Se senti mancanza di rispetto sul lavoro, non limitarti.  Affronta la questione.

Valuta onestamente …
Sei troppo sensibile?
Stai esagerando?
Il tutto si riduce a singoli episodi?

La mancanza di rispetto può frenare la tua carriera

Essere fiducioso sul lavoro influenzerà il tuo percorso professionale e il modo in cui comunichi con i colleghi.

Nella maggior parte dei casi,
se rileviamo la mancanza di rispetto, reagiamo a un comportamento che giudichiamo irrispettoso,
pensando che l’altra persona l’abbia fatto apposta per darci fastidio e crearci disagio.

A volte questo senso d’insoddisfazione è esternato,
altre volte ci si chiude nel mutismo e ci trasformiamo lentamente in persone piene di rancore e di malinconia.
 


 
Raramente si affronta la questione in maniera aperta e positiva,
cercando di spiegare alle persone le nostre motivazioni,
invitandole a evitare di ripetere le stesse situazioni in futuro.

Un percorso di coaching può esserti molto utile per potenziare al massimo la tua autostima, il tuo approccio, il modo di comunicare con gli altri.
Superare la difficoltà a dire NO, a confrontarsi e affermarsi.

Imparare a comunicare in modo chiaro e diretto per superare la mancanza di rispetto.

Mancanza di rispetto: 7 segnali evidenti che i colleghi non ti considerano – 1

mancanza di rispetto

Foto di Pexels da Pixabay

A volte senti solo freddezza.
Altre volte mancanza di disponibilità e senso di calore.
Altre volte ancora vere e proprie mancanza di considerazione.

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Non sono poche le persone che avvertono la mancanza di rispetto sul luogo di lavoro.
Si accontentano, accettano una retribuzione inferiore, si mordono la lingua perché pensano di essere già fortunate ad avere un lavoro.
E spesso è tristemente così.

Non dovremmo mai tollerare la mancanza di rispetto sul luogo di lavoro

Una volta attraversata la linea, è il momento di fare/dire qualcosa.

Se qualcuno al lavoro ti mette a disagio,
puoi comunque affrontarlo, minimizzando le possibilità di ritorsioni.

Se non ti senti a tuo agio nel dire qualcosa, va bene lo stesso.
L’importante è non interiorizzare i maltrattamenti e gli sgarbi ricevuti.

Se i tuoi colleghi ti mancano di rispetto,
dovrai prima di tutto riconoscerlo … e poi prendere le adeguate contromisure.

Ecco 7 segnali evidenti che non stai ottenendo il rispetto che meriti sul posto di lavoro:

1. Colleghi -non autorizzati- criticano le tue scelte e le tue azioni

Quando commetti un errore,
dovresti prepararti alla “lavata di testa” del tuo capo.

Ti chiamerà nel suo ufficio per darti un feedback negativo… niente di strano.
Ci sta.
 


 
Ma se la critica la muove qualcuno gerarchicamente al-di-sotto-di-te o di un reparto completamente diverso… è diverso. Questo tipo di intrusione se reiterata minerà la tua credibilità e diminuirà la tua sicurezza sul lavoro.

Non lasciare che la tua autorità venga costantemente messa in discussione.
Prendi atto che è un segnale che il collega non ti sta prendono sul serio.
Sei stato preso di mira.

L’opzione migliore è quella di cercare un incontro privato con la persona in questione.
Ricorda … il comportamento sminuente non è mai accettabile.

2. Atteggiamento poco/per nulla rispettoso

Non sei ascoltato,
sei costantemente interrotto, la persona è distratta, non c’è contatto visivo,
risatine o frasi come “Certo!” o “Fantastico!” con rotolamento degli occhi (come dire “Che palle¨).

I tuoi colleghi vorrebbero che la conversazione terminasse il più presto possibile.

Sono tutti segni piuttosto negativi e poco rispettosi.
È una mancanza di rispetto.
C’è poco da aggiungere!

3. Sei il soggetto principale del gossip

Il gossip fa parte della “vita” di ogni ufficio.

A rotazione tutti vengono regolarmente spettegolati,
ma essere costantemente l’attore protagonista del chiacchiericcio da ufficio non è certo una bella cosa.

Se i tuoi colleghi parlano spesso alle tue spalle, probabilmente anche tu ci “hai messo del tuo”,
hai fatto qualcosa sul lavoro (o forse nella tua vita personale) che ha dato il via ai pettegolezzi.

Se i tuoi colleghi sparlano costantemente della tua vita personale o professionale è un segno che non stai ottenendo il rispetto che meriti.
 

Disaccordo con il capo: 20 cose da ricordare prima di aprire bocca

disaccordo con il capoFoto di Michi-Nordlicht da Pixabay

Hai il bisogno di parlare.
Di dire la tua.
Di esprimere il disaccordo.
La divergenza.

Senza creare conflitto, fraintendimenti, astio.
Disaccordo si, ma in modo costruttivo.
A parole sembra facile.

..ma se si tratta di disaccordo con il capo?

Le cose improvvisamente diventano molto più complicate.
L’idea può provocare panico immediato.

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Pochi sono disposti a esprimere le proprie opinioni a un superiore.
La maggioranza rimane timida.
Inibita.

Quando si tratta di disaccordo con il capo,
il tuo obiettivo deve essere quello di dimostrare che sei un professionista attendibile.
Una persona di cui ci si può fidare.

Un partner lavorativo che sa anche ascoltare.
Che vuole “costruire” grandi rapporti sul luogo di lavoro.

Ricorda che nel disaccordo con il capo è fondamentale affrontare la questione e non la persona:

1. Se sei sempre d’accordo… sei poco “attrattivo” come collaboratore.

2. Non dare solo importanza a cosa-dici, ma valuta anche quando-e-dove-lo-dici.

3. È fondamentale conoscere e “abbracciare” gli obiettivi del tuo capo. Se non ti allinei con il quadro generale, trova un altro lavoro.

4. Presentati con soluzioni o non presentarti affatto.

5. Non dimostrare che il tuo capo ha torto, a meno che tu non abbia fatti concreti o sei un esperto in quel campo.

6. Il disaccordo va espresso in privato. Lontano da orecchie indiscrete.

 

 

7. Lascia fuori le emozioni. Prepara dati, grafici, fogli di calcolo e qualsiasi altra prova concreta possibile per supportare il tuo punto di vista. Attenersi ai fatti.

8. Usa spesso la parola “suggerire“. È una parola magica in questo tipo di dialogo, perché nessun capo si arrabbia per un suggerimento.

9. Parla a titolo personale. Evita di parlare in generale tipo “Ci sentiamo tutti in questo modo” oppure “Questo è il cambiamento che tutti desideriamo”.

10. L’obiettivo del disaccordo non è vincere, ma mantenere intatto il rapporto. Fin quando è possibile.

11. Usa espressioni come “Ho bisogno …” oppure “Mi sento … ”. Formula la frase in modo tale che il messaggio si riferisca a te e ai tuoi sentimenti.

12. Se ti senti arrabbiato, è meglio dire il meno possibile. Se il capo è arrabbiato, è meglio dirne ancora meno.

13. Non fare sentire il capo un idiota. Presenta il disaccordo con un approccio logico e nel suo migliore interesse.

14. Ascolta, ascolta, ascolta. Ascolta – soprattutto – ciò che “non viene detto”.

15. Riempi la tua relazione con accordi prima di esprimere disaccordi.

16. Esprimi accordi frequentemente e pubblicamente.

17. Offri alternative piuttosto che critiche: “E se …” suona meglio di “Ma…“-“Perché …

18. Ricorda che il tuo obiettivo è presentare le tue idee, non dimostrare che il tuo capo ha torto.

19. Se non sei completamente sicuro o convinto, tieni la bocca chiusa!

20. Sii breve. Il capo – per definizione – è sempre molto occupato.

Successo sul lavoro: 12 ragioni perchè non avrai quello che desideri

successo sul lavoro
Diventare il team leader di quell’innovativa startup,
entrare nell’e-commerce con la tua piccola impresa a conduzione familiare,
sbaragliare la concorrenza e diventare store manager del lussuoso store del centro,
guidare un grande progetto per una multinazionale americana.

Wooooowww!
Figo!
Per raggiungere il successo sul lavoro (grande o piccola, poco importa) devi mettere in campo doti quali determinazione, tenacia, costanza, volontà.

E purtroppo non tutti ci riescono.

È un attimo, sprecare opportunità e scivolare nell’immobilismo, non superare ostacoli e comportamenti dannosi.

Ecco 12 ragioni perché non avrai il successo sul lavoro che desideri:

1. Continui a chiederti “Perché io no?” … e non passa mai all’azione!

2. Lo pretendi facile e veloce. In una notte.

3. Aspetti di essere pronto per lanciarti.
Non hai capito che non sarai mai pronto al 100%.

4. Ci hai provato e hai fallito. E non ci provi più. Mai più.

5. Punti tutto sulla competenza. La capacità non è tutto. Serve determinazione. Tenacia. Palle.

6. Non hai ancora capito che … chiunque abbia mai realizzato qualcosa, a un certo punto si è bloccato, arenato, non è riuscito. Ha sbagliato.

7. Ricerchi solo complimenti e like. La maggior parte delle persone ti criticherà, dirà che stai sbagliando o vorrà qualcosa da te.

8. Sei bloccato dal rifiuto. La risposta alle domande che non hai mai fatto, sarà sempre NO.

9. Non riesci più a superare battute d’arresto e inaspettate cadute che demoliscono le tue certezze.

10. Vuoi evitare il conflitto. A tutti i costi.
Hai il bisogno di essere apprezzato e accettato.

11. Sei convinto che non hai il talento.
Per te una dedica da Stephen King “Il talento da solo vale poco. Ciò che separa il talentuoso dalla persona di successo è il duro lavoro.

12. Sei sempre preoccupato “di cosa fanno gli altri”. Non lavori su te stesso. La crescita inizia con la consapevolezza che il problema non sono gli altri … ma sei tu!

Senti cosa ha detto Roberto Bolle ai ragazzi di Forcella durante One Dance, la grande festa della danza organizzata a Napoli.

“Non credete al successo facile, quello fatto di scorciatoie: non vi lascerà nulla.
Inseguite invece i sogni e credete in un percorso costruito giorno dopo giorno.
Il successo facile non arricchisce, è importante coltivare le proprie passioni.
Questo, al di là del risultato,
contribuirà a costruire una persona migliore”.

Come ispirare fiducia a una persona che non ti conosce -in pochi secondi-

ispirare fiducia

Claudio mi ha chiesto:
“ … ho un colloquio a metà settembre.
Dammi un suggerimento…come faccio a ispirare fiducia a una persona che non mi conosce?”
.

Anche Sarah chiede spunti su …
“ … come poter ispirare subito fiducia alle persone. Lavoro per un’Assicurazione. Una grande”.

Che sia per un colloquio di lavoro,
la vendita di un servizio o di un prodotto,
una proposta di collaborazione, di partnership,
poco importa …

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La fiducia è una cosa seria.

È alla base dell’amicizia, del lavoro, dell’amore, della stima: si può guadagnare,
non si può imporre.

È difficile da conquistare,
facile da perdere.
Impossibile da riconquistare quando è stata tradita.

È possibile creare ispirare fiducia grazie a una tecnica?

È pensabile creare fiducia tramite una sequenza stabilita di movimenti?
Un susseguirsi di posture convincenti?
Frasi persuasive?

Seguendo con precisione uno schema stabilito (fai prima questo … poi dici quello … ecco così bravo!) e incorniciando il tutto in un bel sorriso di circostanza?

La fiducia è empatia.
Interesse reale.
È un tasto emotivo molto sensibile per ognuno di noi.

Così come non si costruisce un rapporto d’amore in pochi minuti.
Così non è possibile creare un clima di fiducia in pochi secondi.

Allora .. come conquistare la fiducia di chi non ci conosce?

La fiducia non si acquista per mezzo della forza.
Neppure si ottiene con le sole dichiarazioni.
La fiducia bisogna meritarla con gesti e fatti concreti.”
Karol Wojtyla

È fondamentale …
essere sinceri, appassionati del lavoro che facciamo.

Ascoltare con attenzione le persone, essere attenti ai loro bisogni,
cercare di aiutare e non pensare (solo) a vendere/venderci …

A quel punto, tutte le astuzie, tecniche e tattiche non serviranno più!

Inoltre tieni presente che …

Le persone non sono attratte da chi si sforza di conquistare la fiducia

Nella maggior parte dei casi non siamo attratti da persone che fanno di tutto per piacere. Impressionare.
Conquistare la nostra fiducia.

Di solito le persone che si sforzano di piacere sono in qualche modo deboli o poco sicure di sé.
Hanno il bisogno di piacere e di “conquistare” l’affetto.
L’approvazione degli altri. Leggi il post per approfondire.

Nel caso della vendita …

 

Metti i tuoi clienti al centro del processo di vendita.
Aiutali – con una consulenza o servizio competente– a risolvere i loro problemi e soddisfare i loro desideri.

Con una comunicazione semplice, trasparente e onesta, offri sempre la massima chiarezza su prezzo, garanzia, reso, qualità, supplementi, firme, contratto, postille ecc …

Diventa per loro, un punto di riferimento concreto e fidato.
Ti ripagheranno con la loro fedeltà e tutta la loro fiducia.

“La banca ha fiducia in te,
però ti chiedono i documenti per accettare i tuoi soldi e ti prestano una biro legata a una catenella”.

Beppe Grillo

Nel caso di un colloquio di lavoro …

Semplicità è la parola d’ordine.
Tieni pronte risposte, spiegazioni e soluzioni.
Non mentire, non esagerare, sii te stesso.
Instaura un dialogo chiaro.

Risolvi tutti gli – eventuali – dubbi del potenziale datore di lavoro.
Non sorvolare o nascondere argomenti delicati e spinosi,
per esempio il classico “buco” nel CV.

Per ispirare fiducia ti serve coraggio e umiltà.
Palle.

12 cose da ricordare quando ti approcci con il capo aggressivo

capo aggressivo

Foto di Ryan McGuire da Pixabay

Il capo aggressivo è completamente focalizzato sui suoi bisogni e sentimenti.
Non mostra alcun rispetto per le altre persone.

Ti lascia poco spazio, ti incalza, ti interrompe frequentemente e tende a imporsi in continuazione.
Il suo motto è “la miglior difesa è l’attacco”.

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Anche se sei disponibile,
cortese e stai facendo di tutto per assecondarlo, diventa una furia se non vai incontro alle sue esigenze.

Se è un collega o un collaboratore puoi tacere, evitare, snobbare, scansare, cazziare … ma se è il tuo capo?
La questione si complica.
Maledettamente.

Ecco 12 cose da ricordare quando ti approcci con il capo aggressivo:

1. Ricorda che non puoi approcciare una persona “disturbata” come faresti con una persona “normale”.

2. Se hai un capo aggressivo, conosci già il danno che lui/ lei può infliggere alle organizzazioni e alle persone.

3. Non lasciare mai che un pessimo capo ti faccia diventare un pessimo dipendente.

4. Non dare per scontato che il capo aggressivo sia consapevole del suo comportamento. L’aggressività è una risposta inconscia all’ansia. Queste persone sono disperatamente sole, profondamente insicure e perennemente ansiose.

5. Fare il miglior lavoro possibile ti aiuterà a evitare – o contenere – accuse di scarso rendimento.

6. Non compromettere i tuoi valori. Se lo fai, ti odierai per questo e non la spunterai. Il capo aggressivo ti usa fino a quando non si stanca. Poi ti scarica.

7. Se il tuo capo aggressivo è in circolazione da un po’, molto probabilmente la tua azienda ha ricevuto lamentele e le ha ignorate. Voglio esprimerti tutta la mia comprensione!

8. Il tuo capo aggressivo non è così intelligente come pensa. Ignora l’influenza negativa del suo potere.

9. Quando parli del tuo capo, esce il “peggio” di te. Il “meglio” di te viene fuori quando parli di lavoro, progetti e visione. “Quale parte-di-te vuoi che gli altri vedano?”

10. Avere un piano B e un piano C. Resistere a una personalità aggressiva ha un costo e potresti ritrovarti solo o addirittura senza lavoro.

11. Non permettere che un capo “tossico” possa controllare la tua vita e limitare la tua carriera.

12. Se ti costa depressione, attacchi di panico … trova un nuovo lavoro. Per favore!

Discussioni sul lavoro: 17 spunti per avere sempre la meglio – parte 2

discussioni sul lavoro

Foto di rawpixel da Pixabay

9. Scendi a compromessi

Sapere in anticipo cosa puoi concedere – senza danneggiare la tua posizione – è una delle migliori strategie per “vincere” discussioni sul lavoro.

Preparati a concedere un buon punto.
Non cercare di “strappare” tutte le argomentazioni.
Questo ti farà sembrare ragionevole.

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Non discutere ogni argomento solo per il gusto di farlo.
Per rivalsa o per mania di vittoria.

10. Fai appello a obiettivi/valori comuni

Vai oltre alla logica,
puoi usare l’emozione facendo appello a valori meritevoli e motivazioni degne, con cui è difficile non essere d’accordo.

“… dopo tutto stiamo tutti lavorando per portare la nostra azienda alla leadership del settore”

11. Sfrutta i tuoi punti forti

Quando hai dalla tua parte …
un argomento a favore, un dato pregnante, un punto di forza … usalo!
Spesso.

Aumenterai la tua autorevolezza e intimidirai il tuo “avversario”.

12. Vedi la prospettiva dell’altro

Se vuoi “vincere” una discussione,
devi essere in grado di camminare-nelle-scarpe dell’altro.

Vedere il mondo con gli occhi del tuo interlocutore ti permette di vedere la sua prospettiva.

Forse si sente minacciato nella sua funzione.
Ansioso di chiudere la questione.
Infastidito dalla tua richiesta, ritenuta sfacciata e inopportuna.

In ogni caso,
mostrare empatia abbasserà i toni del dibattito.
Consentirà di giungere a una soluzione. Positiva per entrambi.

13. Nelle discussioni sul lavoro se non vuoi essere disponibile, almeno fallo credere

Se il tuo “avversario” intuirà che manterrai – indiscutibilmente – la tua posizione,
senza prendere in considerazione possibili alternative …
diventerà ancor più difensivo e sarà difficile “vincere” la discussione.

Se -invece- fai credere che stai valutando attentamente la posizione dell’altra parte,
la soluzione che proporrai sembrerà molto più sensata.

A volte, non devi fare altro che ascoltare.
Lasciando la parola al tuo interlocutore, puoi consentire alla situazione di risolversi spontaneamente.

14. Non lasciati distrarre

Il tuo “avversario” può provare a disturbarti introducendo temi nuovi ed estranei.

Devi essere fermo.
Riportare la discussione al punto.

Questa è una questione completamente diversa.
Sarò felice di discuterne in seguito.
Per il momento, torniamo al punto e affrontiamo il problema principale.
 

15. Rimani fiducioso che la disputa possa essere risolta

Le discussioni sul lavoro implicano -generalmente- emozioni negative.

Tuttavia,
la fiducia di trovare una soluzione ti consente di pensare in modo più chiaro,
di trovare soluzioni creative alle controversie.

Vedere una via d’uscita in una battaglia bloccata.

16. Rispetta la persona

Molte discussioni sul lavoro non hanno chiari vincitori.
Potresti aver ottenuto una “vittoria” ma la relazione o la situazione è peggiorata.

Non lasciare che una controversia metta in discussione una relazione professionale (magari anche di stima reciproca).

Non insultare o degradare il tuo avversario.

Evita attacchi diretti allo stile di vita, all’integrità o all’onestà del tuo interlocutore.
“Attacca” il problema non la persona.

E se è l’altro ad attaccare?
Puoi rispondere tipo “Sono sorpreso che tu scenda a livello di attacchi personali del genere.
Invece di screditare, sarebbe meglio se ci attenessimo al punto principale“.

17. Essere creativo

Spesso le discussioni arrivano a un punto morto, ripetizioni degli stessi punti di vista,
delle stesse posizioni.

Cambiano solo i … livelli crescenti di rabbia e frustrazione.

Essere creativo ti può aiutare a trovare modi per uscire da una discussione, che non va da nessuna parte.

È tempo di esaminare la questione da un’altra prospettiva?
Esistono modi per fare pressione affinché l’altra persona sia d’accordo con te?
È possibile un compromesso?

Pensare fuori dagli schemi può aiutare – entrambe le parti – a trovare una soluzione.
Può risolvere conversazioni bloccate.

Discussione sul lavoro: 17 spunti per avere sempre la meglio – parte 1

discussioni sul lavoro

Foto di rawpixel da Pixabay

Che si tratti del lancio di un nuovo prodotto,
la direzione strategica della campagna marketing,
la promozione di un collaboratore a tuo parere poco meritevole …
la discussione può diventare serrata, il confronto aspro …
le sopracciglia si sollevano, gli animi si surriscaldano … e parte la discussione sul lavoro!

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Come puoi convincere le persone a seguire la tua idea?
Come puoi battere i tuoi “avversari” e ottenere ciò che desideri?

Spesso le discussioni le viviamo come “lotte”.
Competizioni … dove emerge un solo vincitore.
Tutti gli altri perdono.

Tante persone cercano di evitare discussioni e confronti

Come i combattimenti fisici,
anche quelli verbali possono lasciare ferite insanguinate.

Tutti abbiamo punti ciechi, nozioni preconcette e aree emotivamente sensibili.
Abbiamo paura che vengono a galla in queste occasioni.

Ecco 17 spunti che ti aiuteranno ad aggiudicarti ogni discussione:

1. Non esagerare con la smania di voler “vincere” la discussione sul lavoro

Vorresti vedere il tuo interlocutore cadere in ginocchio?
Scusarsi a testa bassa per essersi sbagliato?
Ringraziarti per averlo “illuminato”?

Uhmmm!

L’obiettivo – realistico – dovrebbe essere di sollevare dubbi sulla giustezza della visione/idea/proposta del tuo interlocutore.

2. Preparati

Ti è già successo di aver fatto un reclamo solo per rendertene conto -appena dopo- che ti sbagliavi completamente?

Non precipitarti in sala conferenze … stracarico di stress da attesa.
Traboccante di emozioni.
Questo non è un modo ideale per “vincere” una discussione.

Rifletti attentamente su ciò che dirai.
Ciò che vuoi ottenere.

Chiediti:
Che cosa voglio veramente da questa discussione?
Far passare il mio punto di vista? O un risultato più concreto?
Quali argomenti sono convincenti?
Quali sono i miei preconcetti?
È realistico il mio obiettivo?

3. Controlla le tue emozioni

Un conto è essere appassionati.
Eccitati.
Un altro è farsi trascinare da rabbia e paura.
La rabbia toglie potenza.

Se perdi la calma, hai “perso”!

Non preoccuparti …
non sembrerai debole restando calmo nel mezzo di una discussione.
Guadagnerai punti – invece – dimostrando autocontrollo.

4. Conosci il tuo “nemico”

Senza scomodare ”l’arte della guerra”,
comprendere la motivazione e il fattore stimolante del tuo interlocutore, ti darà un grande vantaggio strategico.

Significa “metà battaglia vinta”.

5. “Gioca” semplice

Semplice.
Sincero.
Diretto ma non maleducato.
Determinato ma non inflessibile.

Non cercare di impressionare.
Cerca di persuadere con un approccio accurato e ponderato.

Dimentica …
colpi di teatro, arringhe struggenti (se non sono nelle tue corde) e frasi fatte prese dal web.
 


 

6. Ascolta attivamente

Molte persone sono così concentrate su ciò che stanno per dire che ignorano il loro interlocutore.
Un po’ alla volta – senza accorgersi – ne assumono le argomentazioni.

Ascolta attentamente.
Osserverai debolezze e difetti.
Ascolta – soprattutto – il “non detto”.

Assicurati di ascoltare e comprendere il ragionamento del tuo interlocutore.
Impara la differenza tra ascoltare e pensare-a-cosa-rispondere.

7. Chiedi di chiarire

Se non sei sicuro di ciò che il tuo interlocutore ha detto,
chiedi chiarimenti.
Di ripetere.

Nel vivo della discussione,
contrattacchiamo spesso in modo poco riflessivo, confuso,
senza assicurarci di aver sentito bene.

8. “Usa” i fatti

I fatti sono difficili da confutare.

Raccogli dati pertinenti prima che inizi la tua discussione sul lavoro.
Sondaggi, statistiche, citazioni e risultati concreti sono argomenti a supporto della tua causa.

Paura al lavoro: 16 pensieri che rafforzano la fiducia in te stesso

paura al lavoro

Foto di 250432 da Pixabay

“Ricordare che moriremo tutti presto è stato lo strumento più importante che ho avuto, nella vita, per prendere le decisioni più importanti.

Perché quasi tutto – come le aspettative della gente, l’orgoglio, la paura e l’imbarazzo nel fallire – sparisce davanti alla morte, lasciando solo le cose importanti.

Ricordare che stai per morire è il modo migliore per evitare la trappola di pensare che tu abbia qualcosa da perdere.

Ricordate che si è sempre nudi, e che non c’è nessuna ragione per non seguire il proprio cuore,
sempre”.

Steve Jobs

Ecco 16 pensieri che rafforzano la fiducia in te stesso.

Un antidoto alla paura al lavoro:

1. Non avrai mai fiducia, se aspetti di sentirti sicuro.

2. La paura di sbagliare ti rende piccolo e maldestro.

3. La paura del fallimento ti impedisce di provare nuove cose. Se non sei sicuro del successo, non inizierai. Se non riesci a farlo bene, non ci proverai.

4. Anche i dirigenti di alto livello sono preoccupati sull’impressione che stanno facendo, come chiunque altro. Sono le ultime persone che ti aspetteresti “avere paura al lavoro”.

5. Più esiti, più difficile sarà agire.

 

 

6. La tendenza a notare e ricordare solo eventi negativi è un’abitudine radicata che abbiamo tutti.

7. Paura ed eccitazione hanno gli stessi sintomi basati sulla risposta “combattimento o fuga”. Che tu sia eccitato o spaventato, il tuo corpo è pronto ad agire.
La differenza è come la interpreti.

8. Sai quella sensazione quando il tuo capo ti chiama in riunione? Il cuore che batte, il sudore delle mani? Potresti chiamarla paura, altri la chiamano eccitazione.

9. Le persone senza paura vedono il rifiuto come feedback, che si trasforma in azione piuttosto che in ritirata.

10. Definisci il fallimento. Aiuta a sapere di cosa hai paura. Nominalo.
Che cosa succederà se fallisci?

11. Senti i tuoi sentimenti, ma non lasciare che ti controllino.

12. Moderati livelli di paura ti mettono in allerta, ma una paura eccessiva ti rende stupido.

13. Usa la paura e l’ansia come motivazione e spinta produttiva.

14. Datti una pacca sulla spalla dopo aver fatto qualcosa che non ti andava di fare.

15. Con le paure legate al lavoro -come in ogni paura- l’immaginazione tende a scatenarsi negativamente.

16. Anche la fiducia del più esperto può vacillare di fronte a un compito impegnativo.

10 spunti per placcare il collega scorretto che vuole scavalcarti

collega scorrettoFoto di WikiImages da Pixabay

Azz … ti hanno appena scavalcato. Sorpassato.
Disarcionato.
Beffato!

Nooo, ma come è possibile?
Infatti…ti vedo ancora stordito sai …

Eri nel mezzo della riunione.
Tutto sta filando liscio quando all’improvviso …
il tuo collega si è preso – candidamente – il merito per il lavoro
che hai fatto tu!

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Mentre ti riprendi dallo shock …
e ti stai ancora chiedendo “… ma ho sentito bene! Come osa!”

Hai perso il treno per parlare!
Per controbattere.
È troppo tardi … oramai.

Tutto si è svolto in modo molto veloce. Imprevisto.
Inaspettato.

Adesso tutti sanno chi ha fatto – bene – quel lavoro …
e non sei tu!

Ecco 10 passi per placcare – definitivamente – il collega scorretto che sta cercando di scavalcarti:

1. Chiediti se il comportamento è davvero inappropriato

La persona – per esempio – usa l’ironia solo per essere divertente?
Oppure il suo unico obiettivo è sminuirti, sconvolgerti, ferirti?

Il fatto che abbia detto – altro esempio – che la tua idea non avrebbe funzionato,
non necessariamente rende il suo comportamento sbagliato o inappropriato.

Forse è solo un problema di comunicazione.
È stato solo troppo diretto.
Poco gentile.

In ogni caso,
anche se si tratta di differenti stili comunicativi,
informa la persona del modo in cui dovrebbe comunicare con te.

2. Affronta la questione

Prima che l’atteggiamento si trasformi in un comportamento seriale.

Un tentativo di “scavalcamento” di una persona che non ha tale potere,
fa ribollire il sangue nelle vene.

Tuttavia,
se reagisci in modo aggressivo, peggiori la situazione e dai ancora più potere al collega scorretto.

Gestisci le tue emozioni.
Fai un respiro profondo, una passeggiata rilassante e mantieni la calma!

3. Non procrastinare il confronto

Evita di scansare i comportamenti “tossici”.
Non sperare che la situazione non si ripresenterà.
Che sparirà magicamente.
Non succederà!

Non comportarti come una vittima.
Un agnello sacrificale.

È meglio “stroncare sul nascere” questi atteggiamenti scorretti.
Fin dal primo attacco.
Prima che il rapporto di lavoro inizi davvero a essere danneggiato.

Guarda la persona negli occhi.
Fai capire che non sei il tipo da sopportare sopraffazioni.
Non essere un bersaglio facile.

4. Parla con la persona

Non parlarne con il tuo capo o le HR.
Almeno non prima di aver tentato di parlare con la persona.

Chiedi un incontro chiarificatore: “So che questa conversazione sarà scomoda.
Sento l’esigenza di provare a parlare con te”.

Andare direttamente dal capo,
raramente aiuta a migliorare il rapporto con l’altra persona.

5. Affronta il comportamento specifico, non la persona

È sbagliato dire “Hai un atteggiamento scorretto” oppure “Hai sbagliato”.
La critica deve essere riferita a qualcosa di specifico e non a qualcosa di generico.

Devi essere chiaro su cosa/dove/quando.
Spiega le azioni fatte.
I comportamenti avuti o le cose dette.

Evita frasi tipo “Ancora una volta la tua poca professionalità … ” e appellativi sensibili come “arrogante, prima-donna, arrivista, ecc.”.

Esponi il problema in modo oggettivo e senza pregiudizi.
Concentrati sulle azioni, non sulla persona.

6. Chiedi di cambiare approccio

Accetta i feedback ma rifiuta – categoricamente – il modo in cui li hai ricevuti.

Se la persona si avvicina in modo sminuente o inappropriato, l’approccio migliore è dire qualcosa del tipo (alcuni esempi):

“Grazie per avermi mostrato il tuo punto di vista. In futuro – in ogni caso – ti sarei grato …

se eviti battutine sulla mia proposta, davanti agli altri. Lo trovo poco professionale.
non chiamare i miei errori banali. Spiega solo cosa deve essere risolto.
di non prendere credito per il mio lavoro. Sai perfettamente che ci sto lavorando intensamente da più di 3 settimane. Questo comportamento non è corretto.”

 

7. Ascolta e permetti al collega scorretto di spiegarsi

Permetti alla persona di spiegarsi o di rifiutare le tue dichiarazioni.
Ascolta senza giudicare.

Spiega tutti i tuoi punti ma assicurati di non interrompere il tuo interlocutore mentre espone le sue giustificazioni, anche se non sei d’accordo.
Interrompendo, otterrai solo il risultato di inasprire il dialogo.

È un’occasione per imparare … a muovere critiche costruttive bilanciando garbo e autorità.

Così facendo aumenterai il tuo rispetto.
La tua credibilità.

8. Invita un terzo a fungere da testimone alla tua conversazione

Se la persona dimostra di stravolgere i fatti,
di essere aggressivo, commediante o accusatore allora potresti aver bisogno di un testimone, presente alla conversazione.

La persona in questione dovrebbe essere accettata da entrambi.
Se ha il compito di osservatore o di mediatore, assicurati che ne abbia le abilità.
… altrimenti la questione si incasina ancora di più.

P.S.
Questa possibilità non mi piace molto.
Preferisco credere che persone adulte possano avere conversazioni produttive da adulti.

9. Collabora ma mantieni le distanze

Collabora quando devi,
ma mantieni il contatto al minimo.

Comunica con il collega scorretto solo quando il lavoro lo richiede.

Se cerca di fare bella figura invitandoti a pranzo o per un drink,
rifiuta educatamente.

10. Parlane con il tuo capo o il tuo datore di lavoro

Se il comportamento del tuo/a collega non è cambiato,
è venuto il momento di parlarne e mettere a conoscenza della situazione il tuo capo,
il direttore o un responsabile HR.

Presenta il tuo caso,
senza piagnistei, vittimismo e senza incolpare.
Esprimi chiaramente che apprezzi il lavoro che fai.

Attieniti ai fatti e non etichettare il collega.
(“È un carrierista” oppure “Vuole essere il capo“).

Evita il più possibile rimostranze vaghe, sommarie o imprecise che possono diventare clamorosi “autogol”.

Non lamentarti e non accusare.
È più efficace rimarcare che questo comportamento sta creando tensioni nel team e rischia di provocare un calo di produttività (argomenti senza dubbio più “sensibili” agli occhi del tuo capo o datore di lavoro).

Può darsi che il tuo collega scorretto sia chiamato per un incontro o un richiamo.
E le cose probabilmente torneranno come prima.
Forza … faccio il tifo per te!

Discussioni al lavoro: 17 errori da evitare .. se vuoi “vincere”

discussioni al lavoro

Le discussioni al lavoro sono inevitabili.

Il collaboratore che ha preso malissimo il tuo feedback sulle sue scarse performance.
La collega che va in tilt per un errore che ha commesso. E incolpa te…
Il cliente che ha messo in discussione la tua professionalità.

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Tutti abbiamo avuto esperienze negative con le discussioni al lavoro.
Mix ansiogeno di imbarazzo e tensione.

Di conseguenza, tendiamo a evitarle.

La chiave è creare una base collaborativa.
Trovare una soluzione produttiva che possa (nel limite del possibile) portare benefici a entrambe le parti.

Come trovare le parole giuste?
Che cosa dire e cosa evitare?

Discussioni al lavoro? Ecco 17 errori da evitare:

Prima di leggere ricorda che … lo stress che senti prima di una discussioni al lavoro … lo prova anche l’altra persona. Forse anche di più!

1. Non evitare la discussione al lavoro nella speranza che la questione si risolva (magicamente) da sola. A volte funziona, spesso no. Peggiora.

2. Non trascinare il confronto. Procrastinando o evitando la discussione stai mettendo in gioco la tua professionalità.

3. Non farti sopraffare dalle emozioni. Ti fa sembrare ansioso. Riduce la tua influenza e il tuo potere.

4. Non farti trascinare dalle emozioni. Più sarai tranquillo e centrato, meglio riuscirai a gestire la discussione.

 


 

5. Non usare “noi” quando intendi “tu”.

6. Non ripeterti e non fare battutine. Evita un linguaggio confuso.

7. Evita di “premere” quando l’emozione è alta. Lo stress emotivo limita la ricerca di soluzioni creative.

8. Fai una pausa per permettere alle emozioni di raffreddarsi. Lo stress emotivo può indicare che le cose si sono trascinate troppo a lungo.

9. Non avere la stessa conversazione più volte. Comportamenti inaccettabili diventano accettabili quando persistono.

10. Non ascoltare – o peggio – fare finta di ascoltare.

11. Evita di risolvere i problemi per l’altro. Chiedi “Cosa ti piacerebbe fare al riguardo?”

12. Non offrire opzioni quando non sei disposto a discuterne. Se hai intenzione di dare una direzione, fallo.

13. Non avere fretta di chiudere la conversazione. Non importa quanto sia difficile e imbarazzante. La calma è potere.

14. Se l’interlocutore non parla o è poco coinvolto chiedi “Quali sono i tuoi pensieri finora?” o “Hai altre domande su … ?”

15. Meglio evitare tutte le esortazioni al lavoro, il consiglio “del saggio” o frasi fatte prese in prestito dal web.

16. Non aspettarti che la persona “comprenda” se manca di educazione, attitudine o forza mentale.

17. Evita di non dire niente. Scarse capacità di leadership personali contribuiscono a problemi fastidiosi e durevoli.

11 volte che non dovresti chiedere scusa al lavoro – parte 2

scusa sul lavoro

Foto di Khusen Rustamov da Pixabay

6. Quando non sei davvero dispiaciuto

Tutti conosciamo le “scuse delle non-scuse”.
Hai detto di essere dispiaciuto ma in realtà non lo sei. Per niente.
Si “vede”.
Si “sente”.

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Quando la tua scusa sul lavoro lascia un retrogusto di sarcasmo, non trapela sincerità,
e la stai semplicemente dicendo perché pensi risolveranno il problema …
stai sprecando questa opportunità.

“Conservala” per quando sarai veramente dispiaciuto.
Non sprecare questo bonus.

7. Quando non hai assolutamente nulla di cui scusarti

Non usare “Mi dispiace” come frase di riempimento o per essere educato.
Pensa attentamente se quello che stai per dire, è qualcosa di cui dovresti – veramente – scusarti.

Quando non hai nulla a che fare con la causa di un problema.
Perché scusarsi?

Salva le tue scuse per quando assumerai la responsabilità di qualcosa che hai/non hai fatto.
Saranno molto più efficaci e potenti.

8. Se ti stai prendendo una pausa o sei in malattia non chiedere scusa sul lavoro

La vacanza fa parte del pacchetto-lavoro.
Una pausa rigenerante è indispensabile per la produttività.

La malattia “giunge inaspettatamente”.
Senza preavviso.
 


 
Non devi scusarti per non essere disponibile, perché hai l’influenza, oppure sei in vacanza.

In ogni modo,
informa in anticipo le persone della tua assenza per vacanze, in modo che non ti cerchino – disperatamente – mentre sei via.

9. Non scusarti per “Dire “No”

Trascorriamo gran parte della nostra vita adattandoci agli altri.
Non sei obbligato a fare tutto ciò che qualcuno ti chiede di fare.

Non scusarti per aver detto di no.
Soprattutto, quando non hai fatto niente di male.

Certo,
ci sono momenti in cui dire di no, potrebbe non essere nel tuo interesse.

È permesso dire di no.
parlare, esprimerti e trovare una soluzione alternativa.

10. Quando prendi una decisione che comporta il rispetto dei tuoi principi o valori fondamentali

“Scusa ma non posso mentire al cliente” non dovrebbe iniziare con delle scuse.

Non essere mai dispiaciuto di essere fedele alle tue convinzioni.
Ai tuoi valori.

Non dovresti scusarti quando mostri integrità.
Non scusarti mai per aver fatto/detto la cosa giusta.

11. Quando lasci il tuo lavoro

“Mi dispiace, ma ho ricevuto un’offerta di lavoro migliore.”

Sembra educato, da parte tua.
Sembra.

 

Molto più probabilmente non ti dispiace per nulla.
Sei felicissimo di aver ha ricevuto un’offerta di lavoro migliore.
Vero?

Chiedendo scusa, potresti dare l’opportunità agli attuali datori di lavoro di rifarsi con un malizioso: “Beh, se ti dispiace davvero, potresti …'”

Smettila di scusarti così spesso

Come puoi vedere, ci sono così tante circostanze in cui le scuse non sono necessarie.
Detto questo, a volte dovrai scusarti.
Ci mancherebbe!

Nella vita, prenderai decisioni ogni giorno.
Ci sono momenti in cui altre persone non approveranno queste decisioni e le tue azioni.

Ciò non significa che dovresti essere – tutte le volte – dispiaciuto.
La prossima volta che pensi di chiedere scusa sul lavoro, rileggi questo post.

“Che cosa fare della mia vita?” Domanda, invocazione o insoddisfazione – parte 2

che cosa fare della mia vita

Foto di engin akyurt da Pixabay

“Se tu fallissi, potresti essere deluso, ma sarai dannato se non provi.”

Questa frase di Beverly Sills ci invita a provare, altrimenti non possiamo crescere e avere successo.
E sarai tormentato dai rimorsi e rimpianti.

Nessuno – ripeto nessuno – ha raggiunto ricchezza, fama e successo senza cadute, spesso gravi, ma anche errori ingenui ed evitabili.
Errori che riportano (amaramente) al punto di partenza.

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Ma quando torni indietro, hai però un vantaggio … provarci di nuovo perché conosci già la strada.
Puoi tornare al punto (dove ti sei bloccato) più velocemente e spingerti oltre l’ostacolo con rinnovata energia.

Che cosa fare della mia vita?
Cosa ti blocca?
Cosa ti tiene a terra?
Paura?
Paura di sbagliare … di fallire?
Di esser deriso? Criticato?
Di aver deluso le aspettative?

Ricorda che …
rinunciare per paura di fallire è il fallimento più amaro!

Fai il primo passo, anche se hai paura di fallire

Hai un’idea …
ma cominci a ritardare, aspettare, pensare, perfezionare e modificare, fino a quando ti rendi conto che … qualcun altro è già partito e ti ha superato da un pezzo.
E butti la spugna.

Se rinunci quando fallisci, non imparerai mai nulla.

 


 
Se guardi al fallimento come un’opportunità, come l’inizio di un nuovo viaggio …
scoprirai che l’esperienza ti aiuterà e la prossima volta che farai la stessa cosa, la farai molto meglio.

Ma se non provi, non lo saprai mai.
Demordere a prescindere … è il fallimento peggiore!

Le circostanze sfavorevoli … plasmano il tuo carattere

Sono tantissime le persone che incolpano le loro carriere miserevoli per le circostanze difficili in cui si dibattono.
“Ho avuto un’infanzia difficile … nessuno ha creduto in me …
ecco perché non ce lo fatta.”

Eppure non sono poche le persone di successo che rivelano …
“Ho avuto un’infanzia difficile … nessuno ha creduto in me …
ecco perché ce lo fatta!”

Le circostanze che hai vissuto rivelano chi-sei, le tue convinzioni e il tuo atteggiamento,
cosa otterrai (o no) dalla vita.

Non rotolarti nel dilemma “Che cosa fare della mia vita?” … conta solo il tuo atteggiamento!

Poco importa se decidi di lavorare nel sociale, lanciarti come influencer o aprire un agriturismo nella cascina che hai ereditato dal nonno …
quello che più conta è il tuo atteggiamento e le tue convinzioni.

Come vedi te stesso e cosa vuoi ottenere.

Una volta che hai deciso dove vuoi andare, chi vuoi essere e cosa vuoi fare …
sarà impossibile fermarti.

“Che cosa fare della mia vita”  avrà la sua risposta!

Piuttosto chiediti … quanto riesci a perseverare di fronte gli ostacoli?

La maggior parte delle persone getta via sogni e obiettivi, perché si arrende al primo ostacolo o difficoltà.

Se le cose ti sono sempre arrivate con poco sforzo o una botta di culo, potresti non aver mai allenato i “muscoli” della perseveranza, necessari quando la strada si fa in salita.

Invece di mettere energia e tempo per superare difficoltà e impedimenti … potresti prendere l’ostacolo come un segnale che non sei “capace”, che non sei “tagliato” e …
mollare di schianto.

La perseveranza è la differenza tra successo e fallimento

Devi imparare da quelle persone che hanno sempre dovuto lavorare sodo.
Hanno sviluppato determinazione, costanza e forza di volontà per padroneggiare una nuova abilità o superare un ostacolo.

Non si raggiunge il traguardo senza fatica, senza un impegno straordinario.
 


 
All’inizio – se non sei abituato – troverai difficoltà.
Dopo varie volte – tale sforzo – diventa naturale e istintivo.

Quando la salita si fa dura, quando (sembra) che non c’è alcuna ragione di continuare,
quando tutto intorno a te invita a mollare, arrendersi, rinunciare, a non continuare …
proprio a quel punto che se vuoi ottenere qualcosa dalla vita,
devi perseverare.

La chiave non è che COSA fare della tua vita ma piuttosto COME affrontare la tua vita

Sei disposto a lavorare intensamente?
A non cedere alle difficoltà?
Sei disposto a cadere e rialzarti? Sempre ogni volta?
Dove trovare la forza per andare avanti?
Mettere in discussione le tue credenze e le tue certezze?

Devi trovare la forza di percorrere ancora qualche altro metro.
E andare avanti.

La perseveranza è quella dote che ti permette di andare oltre la fatica e le circostanze.
Ti permette di superare un fallimento, un ribaltamento, un passo falso, un colpo di sfiga,
recuperare da un infortunio, se sei uno sportivo.

Con la perseveranza, verrà il risultato

Una forte motivazione aiuta a vincere molte difficoltà.
Uno sforzo affannoso o occasionale non sarà di nessun valore.

Per ottenere risultati devi applicarti tutti i giorni, fino a quando diventerà un’abitudine.
Perseveranza vuol dire “attaccare” giorno dopo giorno.

Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri sulla tua strada.

Non puntare solo sulla competenza e gli studi

Anche il solo talento non è sufficiente.
Occorre duro lavoro e tenacia.
Perseveranza.
Grinta.

“Arrivare da qualche parte nella vita” non è solo questione di talento, intelligenza, bellezza.
Tra una persona talentuosa senza tenacia e un’altra perseverante ma senza talento, probabilmente sarà quest’ultima a ottenere i risultati migliori. Leggi post.

E adesso che lo sai anche tu … che cosa fare della mia vita?
Davanti al prossimo ostacolo non paralizzarti … pazienza e perseveranza.
Riprova.
Credimi.
Ce la farai!

“Cosa fare della mia vita?” Domanda, invocazione o insoddisfazione – parte 1

che cosa fare della mia vita

Foto di engin akyurt da Pixabay

“Cosa fare della mia vita?
“Tranquillo, un giorno lo capirai “
” Fidati della vita. Sei esattamente, dove dovresti essere”
“Vedo in te grandi potenzialità, se ci credi, ce la fai”
“Yes, you can!”

Potrei continuare con le frasi a effetto.
Ma mi fermo qui.

Mah! Non so che dire …

A certe domande non puoi rispondere con slogan e frasi fatte

La domanda “cosa fare della mia vita” lascia un retrogusto acidulo.

Questa sensazione – poi – diventa particolarmente acuta quando accade qualcosa di inaspettato – un licenziamento a sorpresa, una promozione negata, ecc – che ha un impatto sul lavoro, sulla carriera.
Sulla vita.

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Se stai leggendo questo articolo, c’è qualcosa dentro di te che non è soddisfatta.
Senti un ovo-sodo in gola che non va né su né giù.

Si potrebbe chiamarla “insoddisfazione”.
Che ti lascia così.
A-metà, spiazzato, tramortito.
Incompiuto.

Se non capisci cosa intendo significa che non hai mai provato la sensazione

Non recepisci cosa voglio intendere.
Puoi chiudere qua la lettura … e passare a un altro post di ferrarelli-coaching.

Ma se continui … basta guardarti in giro.
Per farti male.
Tanto.

“C’è quel 25enne che sta decollando con la sua start up tecnologica”
“E quell’altro che ha appena conseguito un master e ha scritto un libro di successo”
“Quel CEO quanti anni ha? … Ma dai! Così giovane!”

E come se non bastasse c’è sempre …
l’amico-quello-bravo che ha sta ottenendo grandi promozioni.
Conteso dalle migliori aziende.

Guardi la carriera degli altri e pensi “Cosa fare della mia vita?”

Un bagno di sangue.

È un mix di emozioni.
Gelosia e ammirazione, anche tristezza e rimpianto.
Delusione.
C’è anche frustrazione.
Rabbia.

Queste emozioni scatenano ancor più paure, dubbi e insicurezze.

Sai che non stai sfruttando appieno il tuo potenziale.
Non sai neanche più se hai ancora un potenziale!

Al tuo giudice interiore – ebbro di piacere – non sembra vero di poter infierire, così comodamente.
Lama infuocata nel burro.

Ho perso tempo!
Ho fatto scelte giuste?
Perché mi sento così indietro? Sono al palo!
Sono davvero bravo?
Arriverò mai, dove voglio?
Cosa ho fatto di sbagliato?
Non ho raggiunto i miei traguardi!
Avrò mai una seconda chance?

“Houston, abbiamo un problema” … Cosa fare della mia vita?

Si dice che chi-cerca-trova.
Google è perfetto per darti le risposte che cercavi.
E infatti ne trovi tante.
Tantissime.
 


 
Purtroppo … le conosci già.
Chissà quante volte le hai lette.
Anche “l’oracolo” Google qui è in difficoltà.

A differenza di tante altre domande, questa è tosta-tosta.
Lascia stare Google.
Rimboccati le maniche.
È il momento di un faccia-a-faccia con … te stesso.

Preparati per un “lungo viaggio”

“Prima di partire per un lungo viaggio,
Devi portare con te la voglia di non tornare più”

“Prima di partire per un lungo viaggio,
Porta con te la voglia di adattarti.”

La canzone di Irene Grandi è ideale per introdurre il concetto che “sapere cosa fare nella vita” è per la maggior parte delle persone come un viaggio.

Un viaggio stimolante, affascinate ma anche scomodo e pauroso.
Spesso incompiuto.

Ci vorrà tempo.
Le cosiddette “crisi della vita” per capirlo.
Fatica e determinazione per portarlo a termine.

Non cadere nel grande equivoco

La risposta a “Cosa fare della mia vita?” difficilmente sarà in un fremito improvviso,
un istante magico.

Un sussulto inatteso di estrema chiarezza, dove tutto “s’incastra”.
Miracolosamente.
E avrai pianificato di colpo tutta la tua vita.

Non dico che non esiste un momento topico,
ma sarà molto più facile che ti ritroverai – sorpreso- a prendere nuove decisioni.
Decidere nuove azioni.

In realtà,
la vita cambia costantemente e dovrai riconsiderare più volte la “direzione” del tuo viaggio.

Preparati a lasciare la tua zona di comfort

Prova cose nuove.
Qualcosa che hai sempre desiderato, qualcosa che ti spaventa.
Allarga i tuoi orizzonti.
Inizia a escludere.

 


 
Prova … qualcosa di molto diverso (senza lanciarti senza paracadute) da quello che fai normalmente.
Potresti essere sorpreso quanto ti piacerà qualcosa, che non avresti mai immaginato.

Rimanere dove sei, è una garanzia per rimanere marginale.
Se non ti spingi al di là della tua “zona di comfort”, se non chiedi più a te stesso, stai scegliendo un’esistenza vuota.
Ti neghi questo “viaggio” straordinario.

Ricorda … non sarai mai pronto

Non continuare a usare il condizionale “Farei” o “Vorrei”.
Non parlare di ciò che farai.
Un giorno.

Non vivendo il presente e temendo che si possa ripetere un’esperienza spiacevole, continui a rimandare.

Devi fare il primo passo adesso.
Non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a fare qualcosa.
Non lasciarti immobilizzare dalla sindrome di “domani”.

Il tempo giusto per l’azione è “oggi”.
Iniziare “da domani”, “da lunedì”, “dal mese prossimo”, ecc … non ti farà cominciare mai.

Quando un’opportunità si presenta, nessuno si sente mai pronto al 100%.

Fai il primo passo, poi segui il flusso.

La chiave per non prendere le critiche come offese personali

critiche

Foto di I-Martin da Pixabay

A un certo punto, accadrà.
Sarai criticato.
Anche se non ti va.
Anche se non ti piacerà.

Non puoi aspettarti una vita senza critiche.

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Guarda tutte le persone di successo: ricevono amore e apprezzamento.
Ma anche critiche.
Perfino odio.

Quando ho scritto e pubblicato il mio primo articolo del blog (marzo 2013) avevo paura.
Di scrivere banalità, cose scontate,
poco incisive.

Avevo paura di non piacere e di essere criticato

Volevo piacere alle persone.
Beh … chi non lo vorrebbe!

Volevo che le persone commentassero quanto gli piacesse ciò che avevo scritto.
Quanto fossi bravo.
Fantastico.
Wowwwww!

Pensavo di meritarlo (su quale base poi … non avevo mai scritto e non ho il talento dello scrittore).
Forse perché sono onesto, coraggioso?
Pensavo di meritare di essere trattato con gentilezza.
Scrivere senza il timore di essere criticato.

Ovviamente, è l’opposto della realtà.

Ho ricevuto messaggi poco incoraggianti.
Inviti a smettere.
Inviti a cambiare “sport”.

“Ferrarelli? Chi … scusi?
Coaching? Cosa …???”

Ecco alcuni validi motivi per non prendere le critiche – almeno un po’ – sul personale:

Prendere le critiche personalmente è estenuante

Se avessi preso tutto – troppo – personalmente,
mi sarei sentito male, inutile, fallito …
e avrai smesso di scrivere (… comunque il mondo sarebbe sopravvissuto lo stesso!).

Oltremodo, sarebbe stato estenuante. Insostenibile.
Incontrollabile.

L’autostima scivola e perdi fiducia

Le critiche ti spingono in basso.
L’autostima se ne va e sopraggiunge … il dubbio.

Inizi a pensare di essere una persona inadeguata.
Inizi a credere che in qualche modo non sei “abbastanza”.

Le critiche ti risucchiano.
Hai bisogno di un elogio per sentirti bene.

Diventi così elogio-dipendente.
È come una droga …
Riesci a vedere quanto potrebbe essere pericoloso?
 

 

Metti al primo posto l’opinione degli altri

Le critiche potrebbero essere valide.
Potrebbe essere una possibilità per crescere e migliorarsi.

Ma che cosa succede se fai affidamento solo sull’opinione di altre persone?

Arriva una critica?
Ti senti triste, frustrato e senza speranza.
Una lode?
Ti senti felice, soddisfatto, “abbastanza”.

È un gioco pericoloso.
Incontrollabile.

Prenderla sul personale vuol dire regalare il tuo potere

Quando permetti ad altre persone di farti arrabbiare,
le stai concedendo il lusso di dettare come ti senti.

Stai regalando il tuo potere.

Non farlo!
Ripeti a te stesso che non darai a nessuno il potere di renderti infelice.

Riprendi il tuo potere.
Il controllo di come-ti-senti.
Scegli una diversa linea di pensiero.

Prendere le cose personalmente ti rende una facile preda

Se prendi la critica troppo sul personale,
le persone possono – anche solo con una piccola opinione contraria – prenderti “all’amo” e versare tutto il loro veleno.

Ti rovinano così – in pochi attimi – una bella giornata di sole.

Prendendo la critica troppo sul personale, perdi la possibilità di migliorare.
Di crescere.

La critica non è più l’occhio obiettivo di cui hai bisogno per crescere.
Sprechi “la lezione” perché sei troppo concentrato su di te.
È più importante sentirti a tuo agio che migliorare.

Se prendi le critiche sul personale, ti prepari a soffrire per niente

Il mondo intero può criticarti ma tu … sei immune.
Assapori una grande libertà quando non prendi nulla sul personale.

Prendere le cose personalmente ha un impatto sulla tua felicità.
Sulla tua tranquillità.

Altrimenti … preparati a soffrire per niente.
 


 

La chiave per prendere le critiche meno sul personale

“Incominciai anche a capire che i dolori, le delusioni e la malinconia non sono fatti per renderci scontenti e toglierci valore e dignità, ma per maturarci.“
Hermann Hess

Proprio come non possiamo pretendere il piacere senza provare il dolore.
Anche la critica e la lode sono facce della stessa medaglia.

Vogliamo il piacere dell’elogio ma non siamo in grado di accettare la sofferenza della critica.
Non possiamo godere solo del piacere.
Come vorrebbe il nostro ego.
È impossibile.

La crescita personale avviene con la consapevolezza che dobbiamo accettare la polarità.
Se accettiamo la lode, dobbiamo accogliere anche la critica,
anche se -ovviamente- non ci piace.

Imparare a godere del piacere e ad accettare la sofferenza.
La risposta migliore è l’accettazione.
Accettare ciò che fa stare male, fare del tuo meglio per gestirne la “presenza”.
Ecco la crescita!

Se il commento e la critica ha il solo intento gratuito di screditarti e diffamarti (senza costrutto) e intende solo colpirti come persona…
non vale la pena spendere nemmeno un secondo a pensarci.
Passa oltre!

17 spunti per riuscire a dire quello che pensi veramente

dire quello che pensi

C’è chi dice NO canta Vasco Rossi.

Invece c’è chi dice SI.
Sempre.

È addirittura entusiasta delle idee altrui.
Pur di non creare conflitto.
Pur di mantenere la pace.

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Altri invece la prendono così alla lontana da non arrivare mai al punto.
Altri ancora restano in silenzio, confidando che l’interlocutore intuisca il suo disaccordo.
Magicamente.

In tutti i casi, senti la – grande – frustrazione di non riuscire a dire quello che pensi veramente.
Perché hai timore del giudizio degli altri.
Paura di non essere accettato.
Di non essere amato.

Ecco 17 spunti per dire quello che pensi – veramente –

1. Rilassati. Siediti. Respira profondamente. Parla lentamente.

2. Smettila di indossare maschere per piacere agli altri, per essere alla moda, per non essere tagliato fuori dal gruppo. Così ti tagli da solo ..

3. Basta pensare che gli altri possano leggere i tuoi pensieri. Non dedurre. Chiedi. Parla.

4. Scegli il momento giusto per parlare. Presta attenzione. Il momento giusto è quando il tuo interlocutore è più ricettivo.

5. Non complicare la situazione con giri di parole. Inizia dal nocciolo della questione. Esprimilo chiaramente.

6. “Potrei sbagliarmi” è meglio di “Ti sbagli”. Non far seguire “Potrei sbagliarmi” con ” ma ..”.

7. Il messaggio TU (“E’ colpa tua”, “Sei egoista”, “Non mi ascolti mai”) offende e sminuisce. La conseguenza è chiusura e difesa.

8. Poni domande prima di fare dichiarazioni. Non sei furbo quanto credi. Gli altri non sono stupidi come sembrano.

 


 

9. Non invidiare troppo quelli “senza peli sulla lingua”. Spesso sono persone impulsive, senza filtri e limiti. Rigide e bloccate sulle loro posizioni.

10. Chiediti “In che modo le mie idee/parole avranno un impatto su altre persone/lavoro/team?” (È così che pensano i leader)

11. Non dire “Tu”. Concentrati sulle questioni, non sulle persone. Le conversazioni diventano personali quando attacchi.

12. Pianifica risposte semplici a possibili obiezioni. La spontaneità è una strategia pericolosa quando sei sotto stress.

13. Costruisci relazioni. Una relazione forte include il diritto di non essere d’accordo.

14. Ascolta in modo attivo. Ascolta per capire, non per controbattere.

15. A volte le cose che ti danno fastidio riguardano te, non gli altri.

16. Mostra rispetto e gentilezza alle persone perché sei-fatto-così, non perché se lo meritano!

17. Ricorda che le persone vogliono “qualcosa” per se stesse.

15 suggerimenti per farsi prendere sul serio al lavoro .. e tutti ascolteranno – 2

farsi prendere sul serio al lavoro

Foto di StockSnap da Pixabay

9. Nessuno ti prenderà sul serio se non sai di cosa stai parlando

Se non conosci-i-fatti, meglio stare zitti.
Non valutare o giudicare prima di aver capito (bene) come sono andate le cose.

Se parli prima di sapere,
rischi di dover fare imbarazzanti dietro-front o di reagire in modo eccessivo per poi andare a scusarti.

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È meglio stare in silenzio su un argomento che non conosci.
Piuttosto che blaterare idiozie.
Meglio tacere.

10. Ascolta di più

Evita incessanti monologhi.
Sermoni continui che disturbano solo i tuoi ascoltatori.

Libera colleghi e amici dal tuo vaniloquio, del cicaleccio inconsistente, del brusio permanente.
Te ne saranno grati!

La regola per farsi prendere sul serio al lavoro:
una parola è poco..due parole sono troppe!

11. Il 55% della comunicazione non è verbale: cosa dice la tua postura?

La comunicazione non verbale è curata di rado,
eppure ha una grandissima importanza sulla nostra comunicazione,
anche quando non parliamo.

Gesti, posture e atteggiamenti possono dire molto sulla nostra personalità.
Sulle nostre intenzioni e sui nostri giudizi.

Ecco 9 linguaggi del corpo che le persone di successo “usano” spesso,
e che dovresti adottare subito (anche tu) se vuoi apparire una persona piacevole e sicura di te.

12. Voler far ridere la gente non è ideale per farsi prendere sul serio al lavoro

Essere una persona brillante, ironica e divertente è apprezzabile nel mondo del Lavoro – stressante e competitivo- di oggi.

Un po’ meno è guadagnarsi la reputazione di “clown” e “buffone” dell’ufficio.

Voler “disperatamente” suscitare l’attenzione e il riso dei colleghi ti appiccica addosso un’etichetta poco edificante.

13. Non esagerare e non mentire

“La riunione di ieri è stata l’esperienza più straordinariamente appagante della mia vita.”
“Oh mio Dio, sono letteralmente esplosa quando ho visto la mail”
“Ho lavorato tutto il week end. Notte e giorno… ininterrottamente …”

Smettila di enfatizzare e di esagerare.
Fa sembrare stupido tutto ciò che dici.
E le persone non ti prenderanno mai sul serio.

Lo stesso vale per la fandonia.
Se hai la reputazione di bugiardo, le persone non si fideranno mai di te.

14. Non essere (eccessivamente) emotivo

Metti il broncio alla minima osservazione?
Hai difficoltà a sorridere dei tuoi difetti?
Ti manca autoironia e spirito di autocritica?

Se la tua giornata è rovinata da un parere discordante o una battuta,
se metti il muso al primo dissenso (e lo tiene anche dei giorni) dimostri arrendevolezza e scarsa forza mentale.

Le persone si rapporteranno con te come se tu fossi un giovane tirocinante.
Difficile farsi prendere sul serio al lavoro.
 


 

15. Fai quello che dici che farai

Fai sempre quello che dici che farai.

Se prometti il mondo ma non lo porti mai,
le persone smetteranno di ascoltarti e prenderanno le tue parole con diffidenza.

Se qualcuno ti chiede di fare qualcosa di impossibile, sii onesto.
È molto meglio essere sinceri, piuttosto che non mantenere una promessa.

Solo un attimo della tua attenzione …

Farsi prendere sul serio al lavoro è importante.
Fondamentale.

Ma non concentrarti troppo su questo.
Non diventare un “fondamentalista” della serietà.
Mascella rigida, sguardo neutro, postura ingessata.

Ironia, umorismo, autoironia, leggerezza sono altrettanto utili.
Servono a “dissacrare” momenti di tensione e di stress.
Dissolvono tensione e apprensione in un mondo del Lavoro sempre più opprimente e cupo.

“Se non riesci a ridere di te,
è giusto che lo facciano gli altri.”
Mirko Badiale

15 suggerimenti per farsi prendere sul serio al lavoro .. e tutti ascolteranno – 1

farsi prendere sul serio al lavoro

Foto di StockSnap da Pixabay

A volte ti sembra di non essere preso sul serio sul lavoro?
Senti poco coinvolgimento?
Una sensazione di “invisibilità”?

Nessuno ti contraddice, ma nessuno si complimenta.
Nessuno dice niente del tuo lavoro.

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Complimenti!
Hai un super-potere da super-eroe: sei invisibile.

Sei sicuro che il tuo lavoro è prezioso.
Sai che quello che stai facendo è utile.
… e lo è. Fidati!

Spesso mi contattano persone (giovani e alla prima esperienza – ma non solo) che si preoccupano di non essere considerate come desiderano.
Vogliono farsi prendere sul serio sul lavoro.
Essere notate.

Non è sempre facile creare un senso di serietà (soprattutto di fronte a colleghi più anziani) ma puoi migliorare il tuo approccio con un po’ di impegno e un pizzico di strategia.

Ecco 15 dritte per farsi prendere sul serio al lavoro:

1. Smettila di scusarti. . soprattutto se non hai fatto niente

“Scusa il disturbo”
“Mi dispiace …”
“Scusa, era solo un’idea”
“Scusa, spero di non aver sbagliato”

Non scusarti troppo in fretta e troppo spesso!
Non chiedere scusa anche quando non è nemmeno giustificato.

Sei veramente dispiaciuto?
Hai fatto qualcosa di sbagliato?

Nella maggior parte dei casi, no, non l’hai fatto.
Devi chiedere scusa per condividere i tuoi pensieri?

2. Spettegolare è un modo efficace per non ..farsi prendere sul serio

Se diffondi pettegolezzi,
i tuoi colleghi potrebbero ascoltarti con impazienza e curiosità.
Sapranno (anche) che non potranno contare sulla tua discrezione.

E sulla tua professionalità!

I dettagli delle vite dei tuoi colleghi non sono da condividere.
 


 

3. Smettila di essere sempre-troppo gentile e disponibile

Non hai bisogno di essere né stronzo né aggressivo.
L’approccio migliore – per farsi prendere sul serio – è sapere misurare, secondo le circostanze,
grinta e diplomazia.

Non c’è bisogno di arrivare a scelte estreme, reazioni eccessive e atteggiamenti sproporzionati.
Devi “solo” cambiare alcuni tratti del tuo atteggiamento.
Vedi post per approfondire.

4. Taci se non hai qualcosa di buono da dire

Se dici qualcosa di inappropriato, è facile per le persone intorno a te prenderti poco sul serio.

Resta in silenzio,
salvo che tu non abbia qualcosa di veramente prezioso da aggiungere.

Quando parli, struttura le tue frasi e a esprimere i tuoi pensieri nel modo più conciso possibile.

Ciò renderà ogni tua parola “preziosa”.
Ecco come farsi prendere sul serio!

Leggi il post per approfondire.

5. Diventa proattivo. Non aspettare sempre la direzione dagli altri

Non subire passivamente.
Con inerzia.

Non vivere fiaccamente.
Non aspettare sempre la direzione dagli altri (dal tuo collega, dal tuo capo, ecc …).
Scegli di essere più intraprendente.

Considera le alternative. scegli un approccio diverso.
Non restare bloccato nei “Non posso” e “Non riesco”.

6. Vai preparato alle riunioni

Per una presentazione o una riunione, preparati più di quanto pensi di aver bisogno.

Probabilmente non userai tutte le informazioni preparate, ma se avrai la possibilità di metterti in mostra, impressionerai davvero le persone!

Se questo approccio diventa abitudine, non ti presenterai mai più impreparato a una riunione.
Sarà difficile per le persone non prenderti seriamente.

7. Non far perdere tempo alle persone

Spesso chiediamo “qualche secondo” o “un minuto” a un collega o un collaboratore quando (in realtà) un minuto non basta.
Anzi.

È solo un modo di dire … mi dirai.
No.
È una questione di approccio!


Quando chiedi a un collega di fare qualcosa per te,
di aiutarti, di darti una mano a superare un blocco o un ostacolo,
devi essere premuroso e rispettoso perché stai interrompendo il suo flusso di lavoro.

La prossima volta che desideri il supporto di qualcuno, chiedi un incontro, non un minuto.

Sarà la persona a valutare il momento giusto sulla base delle sue incombenze.

8. Avere un look appropriato

Il modo in cui ti presenti al lavoro … la dice lunga su di te!

È un’arte raffinata,
dice al datore di lavoro che sei in grado di rappresentare adeguatamente la sua azienda.

Scarpe consumate e camicia stropicciata trasmettono – invece – disimpegno, superficialità e poca professionalità.

Il modo in cui ti vesti ogni mattina trasmette la tua attitudine al lavoro e … alla vita!
Anche se può sembrare una routine fastidiosa, devi farlo con cura e attenzione.