Essere un leader: le tue espressioni facciali sono il tuo “marchio di fabbrica”

essere un leader

I sorrisi sono contagiosi!
È incredibile la differenza che può fare un sorriso.

Siamo completamente coinvolti nel nostro lavoro che ci dimentichiamo dei semplici piccoli passi, come sorridere.

Un semplice sorriso può cambiare completamente il tono della conversazione

Così la prossima volta … rilassa le guance e mostra solo il tuo sorriso naturale.

Molte persone hanno un’espressione accigliata o un cupo cipiglio sui loro volti.
Sempre.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Non lo fanno volontariamente o per cattiveria … sono stressati tutto il tempo, sono concentrati, assorti nei loro pensieri.

Quando incontrano qualcuno … la persona pensa che non piaccia.

È questo il messaggio che vuoi inviare?
È questo il messaggio che stai inviando?
Come ti percepiscono i tuoi colleghi? Il tuo team?
Freddo e distaccato con lo sguardo accigliato e la fronte corrucciata?

La tua espressione facciale è il tuo “marchio di fabbrica”

La dice lunga su di te!

Un sorriso va lontano.
Trasmette fiducia, autorità e … calore.
Senza dubbio, un sorriso “batte” lo sguardo accigliato ogni volta.

Quando parli e sorridi,
anche gli altri sorridono, vedi gli altri sorridere e continui a sorridere a tua volta …
crei una reazione a catena!

Essere un leader? “Accompagna” le tue parole con un sorriso

Sorridere è uno dei più potenti segnali non verbali.
Sorridere è la cosa migliore che puoi fare.
Se fai veramente fatica a sorridere rischi di apparire teso e stressato… altro che essere un leader!

Le persone sicure di sé sorridono perché sono felici e non hanno paura di mostrarlo.

Il grande leader sorride (in modo genuino) invia l’idea “Che bello conoscerti‘”.
Il grande leader trasmette “Si, sono sicuro di me”.

Regala alle persone un sorriso sincero

Se il tuo viso, i tuoi denti e gli occhi non sono parte del sorriso, vuol dire che stai utilizzando un sorriso di circostanza.

E’ il tipico sorriso che utilizzi quando non ti senti veramente a tuo agio, non hai voglia di sorridere ma lo fai forzatamente solo per apparire cortese.

“Trattieni” il sorriso per fare una buona impressione.

“Aggancia” gli occhi dell’altra persona, nota il colore dei suoi occhi e poi sorridi.
Attendi che sorrida di nuovo e poi “trattieni” il tuo sorriso per due secondi in più di lui/lei.
Sarai stupito dal legame che si crea!

Le persone non potranno non notare qualcosa di “diverso” e si ricorderanno sicuramente di te.

Sorridere non vuol dire la risata sguaiata dello scemo

Non significa avere il sorriso stampato in faccia tutto il tempo,
fare il “piacione” o ancora peggio mostrare un sorriso neutro di circostanza.
Senza vitalità.

Sorridere vuol dire mostrare un leggero sorriso sul viso per incoraggiare le persone a interagire con te.
Leadership è interagire con le persone.
Essere un leader va aldilà delle direttive
dei numeri e delle statistiche.

Comunicare al lavoro: tacere è molto più potente di parlare

comunicare al lavoro

Ascoltare è ammirevole e impressionante.
Ti rende più intelligente e ti mette in una posizione migliore.
Chi riesce a stare in silenzio (e ascoltare) possiede carisma e relazioni più forti.

Zitto e ascolta, gli altri ti daranno il loro cuore.
Se sai ascoltare gli altri vuol dire che sei una persona sicura di te, sai come comunicare al lavoro,
non ritieni di aver la soluzione per tutto e tutti.
Non hai paura del confronto.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Ascoltando, dimostri un vero interesse per l’opinione degli altri.
Ascoltare gli altri (collaboratori, capo/a, clienti ma anche figli, partner, amici) li fa sentire importanti.

Parla meno – ascolta di più

Non credere che solo perché sei il capo o il responsabile, hai il diritto di parlare più di altri.
Più fai silenzio, più ascolti, più grande sarà il tuo carisma,
la tua influenza, il tuo potere.

Il silenzio è considerato d’oro, per il suo potere.
Il silenzio dà potere alla persona.
È “un’arma” incredibilmente potente.
È uno strumento che aggiunge autorevolezza alla tua presenza.

Il silenzio è fonte di forza

Una persona esperta sa come scandire il silenzio.

Il silenzio è forza, saggezza e magia.
Più ascolti più diventi forte.

Puoi mantenere l’attenzione creando silenzi nei momenti-chiave in cui stai parlando.
Momenti di silenziosità tra le parole possono essere altrettanto autorevoli come i pensieri e le parole stesse.

Una sospensione può essere molto potente, ma raramente la utilizziamo come uno strumento fantastico per comunicare al lavoro e ottenere autorevolezza.

Comunicare al lavoro: 2 tecniche da provare

Silenzio prima di una parola/frase/concetto importante
La pausa attira l’attenzione degli ascoltatori … e li prepara a ciò che verrà dopo …
… ecco aspetta ancora un attimo …
tutti stanno aspettando curiosamente (e trepidamente) quello che hai da dire.

Silenzio dopo una parola/frase/concetto importante
Non c’è bisogno di lanciarsi immediatamente a parlare d’altro o dire …
“Giusto? … Vero? Sai …”
Facendo una pausa, dai il tempo alle tue parole di fare effetto!

Se fai silenzio prima-e-dopo, darai all’ascoltatore di sintonizzarti su ciò di cui stai dicendo,
darai la possibilità di elaborare ciò che hai appena detto,
darai la possibilità di capire – veramente – il significato.

Quel piccolo intervallo di silenzio dimostrerà la forza del tuo pensiero,
e la tua autorevolezza.
Che potenza!

“Il silenzio non fa domande, ma può darci una risposta a tutto.”

Frase di Ernst Ferstl

Se stai in silenzio, non significa che tu non abbia niente da interessante da dire.
Non cadere nella trappola di riempire il vuoto del silenzio con chiacchiere inutili, la musica, lo smartphone.

Naturalmente l’arte del silenzio creativo richiede pratica per diventare uno strumento così potente ed efficace.

Una pausa “creativa” è la chiave per trasmettere fiducia e creare una “presenza” autorevole.

Niente da dire alla riunione: una delle più grandi insicurezze sul lavoro

insicurezze sul lavoro

“Quasi la metà di tutte le nostre angosce e le nostre ansie derivano dalla nostra preoccupazione per l’opinione altrui.”
Arthur Schopenhauer

Un’altra riunione sta arrivando e tu cominci a sudare freddo.
Come sempre.

Anche tu come tanti professionisti .. non sei in un ambiente confortevole

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Sicuramente  molte più persone di quello che pensi!

Durante la riunione, alcune persone possono dominare la discussione, prendere la scena, catturare l’attenzione, lasciando agli altri (te compreso) poche possibilità per mettersi in luce e mostrare la reale potenzialità.

Si dice che il silenzio è d’oro,
ma in questo caso … stare seduto congelato durante l’ennesima riunione, può essere una sensazione terribile.

Una delle maggiori insicurezze sul lavoro.

C’è qualcosa di peggio di sedersi in una riunione sapendo di non aver niente di produttivo con cui contribuire?

Anche tu … vuoi aggiunge valore, essere apprezzato per la tua capacità e la tua competenza.

Rilassati

Hai detto niente! Mi dirai …

Relazionarsi con gli altri può essere una sfida personale molto ardua.

Ti sei mai chiesto perché per alcuni tutto sembra semplice e naturale … per te invece sembra di scalare una montagna impervia?

La risposta è semplice:
gli altri sono più bravi di te per predisposizione naturale oppure perché hanno imparato meccanismi di copertura del nervosismo e accorgimenti per mascherare il suo effetto.

Quali? Leggi il mio post

Fai attenzione al tuo dialogo interno

“Chissà cosa pensano di me!”
“E se faccio una figuraccia?”
“Se apro bocca sicuramente rischio di dire scemenze”
“Sono talmente ansioso che sicuramente rischio di inciampare!”

È importante acquisire consapevolezza rispetto il tuo dialogo interno, che è spesso disfunzionale.
Se sei convinto di essere un disastro, ti comporterai come un disastro, agirai proprio così, in modo da avere la conferma “Ecco, vedi, sono un disastro …”.

Se ti convinci (non so su quale base poi …) che se apri bocca durante la riunione gli altri rideranno …
sicuramente tenderai a rimanere in silenzio, sperimentando ansia e disagio, tutte le volte che avrai voglia di dire qualcosa.

È importante a riconoscere i tuoi pensieri depotenzianti e sostituirli con modalità più positive e rassicuranti, in modo da sentirti meglio e cominciare a rischiare!

Molto più produttivo convincersi che: “Se dico quello che penso non sarà un disastro necessariamente. Forse qualcuno potrà non condividere il mio punto di vista ma qualcun altro potrà essere d’accordo!”.

“Allenati” tutte le volte che hai occasione

Sfrutta tutte le occasioni che ti si presentano (il cameriere che non ti ha ancora servito, la venditrice pressante, un collega noioso alla pausa-caffè) per confrontarti ed esporti con gli altri.
Così un po’ alla volta, in modo graduale, partendo da piccoli contesti!

Per combattere la tua insicurezza è utile esporsi continuamente, alle situazioni che ti danno disagio e in imbarazzo, affinché la difficoltà possa diventare “familiare” e diminuire.

“Allenandoti” hai l’occasione di concentrarti sulle tue reazioni per poi deviarle in atteggiamenti più produttivi … e non farti inghiottire da queste insicurezze sul lavoro!

Non essere troppo critico con te stesso

Il tuo critico interiore non analizza oggettivamente.
Alimenta di continuo un dialogo interno eccessivamente negativo che crea ostacoli e impedimenti.

È autodistruttivo, può essere dannoso per te e per gli altri.

Focalizza le tue paure … sono davvero motivate?
O stai ampliando a dismisura una delle tue più grandi insicurezze sul lavoro?

Pensare che – appena apri bocca – un collega o il capo scoppi in una risata fragorosa ti sembra realistico?

Memorizzare non ti servirà a superare le insicurezze sul lavoro

Anzi.

Così rischi che se c’è un imprevisto che ti fa saltare la tua tabella-di-marcia vai in pallone completamente.

Riduci il discorso a poche parole-chiave.
Ti aiuterà a non incastrarti ed essere più naturale e tranquillo.

Se devi fare una presentazione, accompagnala con aiuti visivi, servono a distogliere l’attenzione su di te e suggerirti il passo successivo.

Leggi il mio post per approfondire.

Se non hai qualcosa di significativo da aggiungere, TACI

Se vuoi parlare solo per piacere agli altri, per paura di essere escluso, deriso o solo per essere “quello smart che aggiunge valore”.
Se ti accorgi che stai parlando solo per essere più gradito, accettato e amato dagli altri … meglio tacere!

Saper comunicare vuol dire (innanzitutto) avere qualcosa da dire. Di produttivo.
Se non hai nulla d’interessante da dire,
meglio tacere!

Un passo verso la tua leadership .. imparare a dire NO ai collaboratori

imparare a dire no

Martha è una donna preparata, capace e appassionata del suo lavoro (è office manager con il compito di supervisionare e organizzare tutte le attività segretariali della grande azienda per cui lavora).

Dirige con impegno e motivazione i suoi collaboratori (6 donne e 2 uomini).

Come ogni team leader, anche lei è focalizzata sulla gestione del team, sulle capacità relazionali. Desidera mantenere nel suo staff pace e tranquillità.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Per questo motivo evita di dire NO

E ha ragione.
Dire “NO” non è facile e mai piacevole.

Ma dire “SI”, “Vediamo”, “Forse”, senza esserne convinta, è molto peggio (leggi questo per post  sui pericoli della comunicazione).

Martha è consapevole (oltre del suo bruciore di stomaco) che se evita di dire NO, rischia di perdere la fiducia e la stima del personale,
dare un`immagine di leader debole e demotivante per tutti i collaboratori.

Martha sa perfettamente che non può permettersi di essere troppo tollerante, accondiscendente o “molle”.
È cosciente … sa che se non mette dei paletti o dei limiti da rispettare, le persone capiranno che possono facilmente metterle i piedi in testa e approfittare della sua disponibilità
(e credimi, lo faranno).

Piuttosto di discutere, Martha dice SI e le problematiche spariscono di colpo.
È il suo modo di comprare l’affetto da parte delle persone e la “pace” del team.

A lungo andare però diventa stancante, frustrante, castrante, si perde autostima e motivazione … con tanti saluti ai buoni risultati!

Vuoi essere leader? Devi imparare a dire NO

Questo per spiegarti che dire “NO” è una delle abilità più importanti se vuoi avere il pieno controllo della tua vita professionale.

Martha fa sempre un’incredibile fatica a dire NO a un collaboratore, ha sempre l’impressione di deluderlo, che porterà rancore oppure che risponderà a tono. Alla fine è oberata d’impegni e fa il lavoro anche dei suoi collaboratori, ritrovandosi stanca e nervosa.

Quando non ce la fa più, sgancia la bomba del NO secco in modo brusco, senza dare spiegazioni e si dilegua arrabbiata (più con se stessa) nel suo ufficio.

“Voglio essere diversa, disponibile e aperta ma anche ferma e decisa sulle mie decisioni.
Ecco cosa mi aspetto dal coaching
.”

Bene Martha!
Cominciamo già da oggi, allenati a imparare a dire No.
Sarai sorpresa come le persone la prendono meglio di quanto tu creda!

Perché è difficile dire NO

Non importa quale sia la ragione per cui hai difficoltà a dire NO ai tuoi collaboratori … alla base c’è la paura delle conseguenze di fronte ad un rifiuto. Il timore che lo staff non ti darà più il suo supporto o il suo affetto … e ti escluderanno dal gruppo.

È normale preoccuparsi delle conseguenze dei tuoi NO, ma la tua apprensione non dovrebbe mai impedirti di agire al meglio per gli interessi di tutto il team,
del tuo lavoro e anche (e soprattutto) per te stesso.

Se hai bisogno del giudizio positivo dei tuoi collaboratori (alla base c’è la paura del rifiuto e di essere emarginato) rischi di dover soddisfare continuamente le loro aspettative, diventando una marionetta senza carattere.

Non aver paura di essere scortese

Di non essere disponibile con gli altri. Dicendo NO (in modo efficace) non offenderai l’altra persona,
non ci resterà male e non porterà rancore in futuro.

Non necessariamente un NO diventa una discussione che sfocia in uno scontro o un litigio.

Tuttavia, un NO troppo brusco, polemico, irridente o aggressivo senza spiegazioni o alternative può compromettere un rapporto o raffreddare il tuo ambiente professionale.

In fondo,
Martha ha capito (“facendo” coaching) che apprendere a dire NO con più efficacia … non è poi così difficile, è necessario un po’ di strategia e un pizzico di diplomazia in più.
E volontà di migliorarsi.

Per imparare a dire NO – concretamente – leggi il mio post “Come dire NO ai collaboratori con più efficacia e meno stress.

Parlare con autorevolezza – come un executive – anche se non lo sei

parlare con autorevolezza

Probabilmente passiamo molto tempo a sviluppare le nostre competenze e abilità tecniche,
piuttosto che potenziare il nostro approccio.

Spesso,
le parole che utilizziamo o non-utilizziamo la dicono lunga su di noi e sono più importanti del talento.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Se vuoi parlare con autorevolezza non proclamare la tua professionalità

“Si fidi”
“Mi creda”

Sono frasi fatte, con le quali pensi di colpire favorevolmente, di solleticare la fiducia della persona, rivestendoti con un’area di sincerità e di onestà.

Alla fine ottieni l’effetto contrario,
l’interlocutore è portato a pensare che queste frasi confezionate le tiri fuori proprio nei momenti di difficoltà o per “spingere” la vendita o la tua richiesta.

Queste affermazioni sono degradanti per la tua professionalità.
Quando siamo sicuri della nostra proposta, servizio o offerta, l’ultima cosa che pensiamo è di mercanteggiare o “mettere sul piatto” la nostra serietà e professionalità.

Non proclamare la tua correttezza, lascia che parli di te attraverso i tuoi gesti, le tue parole o la tua consulenza. Se proprio devi dimostrarla, porta esempi concreti di situazioni realmente accadute che mostrino in che modo ti sei comportato o come hai reagito.

Non usare negazioni

Non so se questo funzionerà … “
“Spero che i risultati non saranno …”
“Ho ragione, vero?”
“Mi capisci?

Invece di dare un motivo a chi ti ascolta di dubitare di quello che stai dicendo,
presenta i tuoi pensieri senza alcun giudizio e lascia agli altri la libertà di decidere quello che vogliono.
Anche questo vuol dire essere autorevole.

Sarai sorpreso di quanto gli altri, si fidano di te se tu ti fidi di te stesso.

Elimina le parole dispersive

“Quindi … quindi …”
“Giusto?”
“Vero?”
“Ehm..ehm …”

Non utilizzare queste parole in continuazione durante la conversazione.
Se le dici spesso, morditi la lingua perché tutte queste espressioni nascondono indecisione e ti fanno perdere credibilità.

Il bisogno di essere carino o di addolcire il messaggio ti induce a utilizzare queste parole dispersive,
che tolgono energia e incisività al tuo messaggio.

Non utilizzare di continuo intercalari

“Giustappunto; In definitiva …”
“Dico bene? Vi pare? Non è vero?”
“Essenzialmente, Naturalmente, Sicuramente, Sostanzialmente”

Gli intercalari, in altre parole inserire una parola o una breve frase che in realtà non centra proprio nulla, sono molto diffusi nel parlare quotidiano.

Il fenomeno aumenta quando non si sa che dire e si è costretti a farfugliare qualcosa a proposito (o sproposito), senza pensare al collegamento con la frase in cui è inserito.

Evita di scusarti di continuo

“Scusa il disturbo”
“Mi dispiace …”
“Scusa, era solo un’idea”
“Scusa, spero di non aver sbagliato”

Chiediamo scusa troppe volte, anche quando non serve.

Sei veramente dispiaciuto?
C’è bisogno di chiedere scusa per condividere i tuoi pensieri?
Hai fatto qualcosa di sbagliato?

Nella maggior parte dei casi …NO!

Prima di usare queste parole,
prendi in considerazione se sono necessarie.

Le persone forti,
sono disposte ad ammettere l’errore, ma utilizzare sempre queste frasi è fuori luogo.
Potrebbero mettere in cattiva luce il tuo lavoro o far emergere un senso d’inferiorità.

Non ripeterti se vuoi essere autorevole

Pensi che più ripeti un concetto più convinci chi ti ascolta?
Se tendi a ripetere i concetti,
vuol dire che “non ti fidi” di quel che dici. Più ripeti più diventi dispersivo e annoi chi ti ascolta.

Ripetere continuamente crea dispersione e ti porta a non arrivare mai al dunque. Altro che parlare con autorevolezza!

Frasi ricche di dettagli portano il discorso lontano dalla meta e ti fanno perdere incisività e autorevolezza.

Se desideri un supporto personalizzato,
parlare con autorevolezza e migliorare la tua team leadership guarda il mio servizio di personal coaching.

Il coaching può fare la differenza nel tuo sviluppo professionale anche se sei un/una giovane imprenditore, manager o quadro.

Comunicazione autorevole: un percorso di coaching (caso di studio reale)

comunicazione autorevole

Sono convinto che il modo migliore per raccontarti dell’efficacia di un percorso di coaching sia farti un esempio.
Un esempio concreto di un cliente reale con il quale mi sono confrontato.

Ti voglio raccontare di Antony …

Antony mi ha contattato perché aveva un problema con il suo team. Pur essendo il team leader di 11 persone, la sua comunicazione con i suoi collaboratori è dispersiva, poco incisiva e “sconnessa” rispetto la sua immagine di capo, grande e grosso, con la barba “da duro”.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Con tanti saluti alla sua comunicazione autorevole!

Antony, abbiamo scoperto, ha avuto problemi con il padre autorevole che hanno minato la sua sicurezza. Come coach ne prende solo atto ma non approfondisco e non entro in queste problematiche perché non mi “servono” e poi sono ad appannaggio di terapeuti, psicologi e professionisti del settore.

Come coach “prende atto” del passato e mi concentro esclusivamente sul futuro.
E sulle azioni da intraprendere per migliorare.

Cosa abbiamo fatto?

Personal coaching per sviluppare la sua comunicazione autorevole.
Pratico e concreto.

Durante le sessioni di coaching abbiamo scoperto che Antony, mentre parlava, alla fine della frase tendeva ad innalzare il tono come se fosse una domanda facendo perdere alla direttiva o disposizione forza e incisività. Inoltre riempiva le sue frasi di intercalari (“vero?”, “giusto?”) che disperdevano il focus e creavano incertezza.

Pagando in autorevolezza.

Un percorso di coaching per potenziare la sua comunicazione autorevole

In un primo percorso di coaching di 6 sessioni ci siamo concentrati proprio su questo aspetto con compiti e esercizi pratici.
Antony doveva… prepararsi, prima di andare da un collaboratore e dare la sua direttiva.

Inoltre a casa doveva esercitarsi su alcuni particolari esercizi di autocoaching.

Grazie ai buoni risultati riportati,
dopo la pausa estiva abbiamo ripreso con un altro percorso di coaching (più breve) di 4 sessioni sulla sua “presenza” di leader.

Il coaching è stato focalizzato su azioni concrete per quel che riguarda la postura, gli atteggiamenti, gli sguardi che Antony adottava mentre si approcciava ai suoi collaboratori (spesso guardava in basso mentre parlava con le persone).

I risultati sono stati ottimi

Antony ha ripreso in mano il suo team, è consapevole della sua leadership, si sente più sicuro e fiducioso.

Adesso mi contatta solo quando desidera per confrontarsi su situazioni particolare. Ci mettiamo veramente poco ad arrivare al nocciolo della questione e trovare velocemente le sue risposte strategiche.
Complimenti Antony!

Un segreto per parlare con più autorevolezza .. e tutti ascolteranno

parlare con più autorevolezza

“Io do un ordine, o taccio.”
Napoleone Bonaparte

Quando ti è richiedo di parlare (durante una riunione … per esempio),
un paio di secondi di silenzio, prima di rispondere, ti sembrano eterni?
Hai paura che questa pausa sia vista come esitazione e titubanza?
Sei convinto che “quelli svegli rispondono subito”?

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

La fretta di rispondere può giocare brutti scherzi

Frasi a raffica senza respirare, pause-zero, un continuo sali-scendi di tono … così pensi di essere efficace?
No, non hai un difetto di pronuncia ma stai respirando male e devi continuamente arrestarti, avviare e cambiare rotta solo per coprire la mancanza d’aria.

Hai un sacco di tempo!
E apparirai autorevole, ancora più sicuro di te se … te lo prendi tutto!

Prenditi il tempo necessario per pensare a una frase intera, prima di pronunciare la prima parola.
Fai un bel respiro e … via.
È necessario respirare per essere fiduciosi.

Se vuoi un suono della voce “autorevole”, devi fare attenzione al tuo respiro.
Respira qualche volta in più durante il tuo discorso.

Ricorda …
se vuoi parlare con più autorevolezza e desideri catturare l’attenzione e la stima di chi ti ascolta, è necessario trasmettere sicurezza,
non ansia!

Parla più lentamente .. scandisci le parole

Inserisci numerose e frequenti piccole pause, che suonino come naturali esitazioni.

Fai attenzione a variare poche volte il tono della voce: non passare improvvisamente da uno seducente e accattivante a uno più autoritario.

Sforzati di controllare il timbro della voce e di comunicare con una vocalità più profonda,
che è più accattivante rispetto a un’acuta.

Una persona calma, ha raggiunto uno standard di vita più elevato (una concezione individuale più alta e più nobile), ha imparato a governare se stessa e sa come adattarsi agli altri.

È amata dalla gente perché ha un comportamento fortemente equilibrato, le persone “sentono” che possono imparare e fidarsi di lui.

Il potere della calma viene dal-dentro.
Dalle profondità della nostra natura.

La calma è un invito .. vuol dire parlare con più autorevolezza

La fretta – invece – trasmette che non hai il controllo su di te.

Più calmo diventi, più grande sarà il tuo successo, la tua influenza, il tuo potere (che non è popolarità oppure tirannia).

Questo è il potere della calma.
Questo è parlare con più autorevolezza.

Vuoi essere più autorevole? “Abbraccia” il silenzio – parte 2

più autorevole

Se vuoi essere più autorevole non affrettarti a rispondere

Quando siamo improvvisamente invitati a parlare, il tempo di risposta può tirarci strani scherzi.

Se sei apprensivo (come nel caso di Alex),
il tempo si dilata e pochi secondi sembrano minuti.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Concediti qualche secondo per elaborare quello che è stato appena detto.
Una persona sicura di sé non ha paura di raccogliere i suoi pensieri.
Affrettarsi a rispondere ti fa apparire ansioso.

Prendi il tuo tempo

Considera i tuoi obiettivi finali e scegli attentamente le tue parole per soddisfare le tue esigenze.
Prendi il tempo per pensare a una frase completa, prima di pronunciare la tua prima parola.
Fai un bel respiro prima di iniziare.

Non correre.
Hai più tempo di quanto pensi!
E apparirai più sicuro e più autorevole se te lo prendi.

Utilizza le pause in modo efficace

“Io do un ordine, o taccio.”
Napoleone Bonaparte

Utilizza le pause non solo alla fine, ma anche in mezzo alle frasi. Dopo aver detto qualcosa d’importante, darai maggiore enfasi alle tue parole … restando in silenzio.

Così, quando stai parlando, fai il tuo punto, e poi fermati un istante …… bene, così!
Aspetta ancora un attimo … un attimo solo … calma!

Non c’è bisogno di lanciarsi immediatamente a parlare d’altro o dire …
“Uh-huh, uh-huh, Giusto? … Vero? Sai, …” come faceva Alex durante le simulazioni di coaching.

Facendo una pausa,
dai il tempo alle tue parole di fare effetto!
Quel piccolo periodo di silenzio dimostrerà la forza del tuo pensiero.
E la tua autorevolezza.

Il silenzio è uno strumento incredibilmente potente

… e non dovrebbe mai essere sottovalutato. Tuttavia, molti di noi si sentono a disagio in silenzio e sono quindi costretti a riempirlo.

Più calmo diventi, più grande sarà il tuo successo, la tua influenza, il tuo potere.
Ricorda …
se vuoi l’attenzione e la stima di chi ti ascolta, è necessario trasmettere sicurezza, non ansia!

Quando stai in silenzio, non sei quello si sta sforzando per far decollare la conversazione.
Assumendo un ruolo più distaccato, darai un’impressione autorevole.

Il silenzio ti rende un negoziatore di classe

Una pausa ben scelta consente al tuo interlocutore di “digerire” il tuo messaggio. Allo stesso tempo, hai l’opportunità di valutare il comportamento dei tuoi ascoltatori.

Quando lo fai, puoi adattare (di conseguenza) le tue parole e le tue azioni, diventando un negoziatore di classe.

Non fare l’errore di dire “Beh, sono fatto così! Non posso certo cambiare come mi comporto o come parlo”.
È vero anche che alcune persone hanno un’aria più autorevole naturale.

È anche vero che, grazie a interventi formativi specifici (vedi coaching), è possibile migliorare il tuo stile d’approccio, padroneggiare comportamenti che “traspirano” fiducia e rendere più efficace la tua comunicazione.


Vuoi essere più autorevole? “Abbraccia” il silenzio – parte 1

autorevole

Alex è incredibile.
Se – durante la sessione di coaching – sto zitto per più di 2-3 secondi… parte lui, per la sua tangente,
quando lo blocco, si schernisce con “Pensavo che avessi finito” oppure “Visto che non parlavi”.

A volte li propongo “Proviamo a stare zitti?”
E lui subito “Adesso intendi?” … “Per quanto tempo?”.

È incredibile…

Anche nel suo lavoro di programmatore.
Per i suoi 6 collaboratori è un team leader competente e preparato.

Purtroppo Alex, nel tentativo di rendere i suoi discorsi più autorevoli e competenti, cerca di riempire le pause, i silenzi, il vuoto aggiungendo parole ed espressioni per dare più enfasi alle sue parole.

Ironicamente produce esattamente l’effetto opposto: indebolisce la sua comunicazione e mina la fiducia di chi lo ascolta.

Lavori in corso?
Sì, ci stiamo lavorando

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Alex – come molte persone – percepisce il silenzio come un segno di debolezza,
e lo “colma” parlando.
Purtroppo.
Hai mai visto una persona autorevole chiacchierare nervosamente per riempire le pause e i silenzi?

Molti di noi hanno paura del silenzio, per questo è difficile essere sintetici.

Il silenzio è lo strumento più potente che hai

Non sono poche le persone (ti garantisco) che al termine di un discorso non ricordano quasi niente.
Sono completamente centrate su se stesse per ascoltare l’altro.
Ego-centrate.

Invece le persone carismatiche ascoltano attentamente tutto, sono curiose e interessate.
Fanno domande.

Quando parli con qualcuno, non interrompere … e non andare sopra. Non offrire consigli o pareri non richiesti.
Mantieni il contatto visivo.

“Il silenzio è una fonte di grande forza.” Lao Tzu

Sorridi.
Fai cenni che stai seguendo il filo del discorso.
Rispondi non solo a parole, ma con il tuo linguaggio corporeo.

Per Alex la sfida era evitare premesse infinite, introduzioni prolungate, si preparava prima il briefing delle 8.30 le disposizioni che doveva dare.
Se sentiva “panico da silenzio”, doveva semplicemente sorridere …

Vai subito al dunque, non ti perdere in rivoli e fronzoli, i tuoi collaboratori o colleghi devono capire fin da subito, cosa dici e cosa vuoi da loro.
Vai dritto al punto.

Vuoi essere autorevole? Parla solo se hai qualcosa d’importante da dire

Taci, se non hai qualcosa di rilevante da aggiungere …
se non hai nulla d’interessante da dire.
Meglio tacere!

Hai detto quello che dovevi dire?
Anche se in forma semplice e asciutta? Magari in modo non così strepitoso come volevi?
Bene. Adesso taci!

Saper comunicare, essere autorevole vuol dire (innanzitutto) avere qualcosa da dire.


autorevole

9 spunti per diventare un modello agli occhi dei tuoi collaboratori

grande leader

Siamo tutti impreparati ad affrontare – la prima volta – la gestione di un gruppo di persone.
Ignoriamo o sottovalutiamo le difficoltà oppure reagiamo male di fronte ai problemi che incontriamo.
Con eccessiva rigidità o poca fiducia, oppure al contrario…
eccesiva sicurezza e blanda severità.

Per diventare un grande leader,
è necessario guidare le persone e non concentrarsi solo sui compiti da eseguire e sulle mansioni da gestire.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Devi andare oltre a distribuire incarichi,
inviare messaggi di posta elettronica e assicurarti che ognuno faccia il suo lavoro.

La vera leadership viene da chi sei,
non solo da quello che dici o fai.

Ecco come diventare – agli occhi dei tuoi collaboratori – un grande leader e un modello da seguire:

1. Indica la direzione

I tuoi collaboratori vogliono sapere che c’è un futuro.
Vogliono esser certi che c’è una meta.
Vogliono sapere dove-si-deve-andare.

Devi mostrare una visione, motivare e ispirare le persone a seguirti.
I dipendenti più impegnati sono quelli che hanno fede nella visione dei loro capi,
generando così ottimismo e una maggiore produttività.

Un gruppo con un leader indeciso non ha direzione.
Un team senza una direzione,
è sopraffatto da incertezza e paralisi.

2. “Tira” fuori il meglio dalle persone

“Se le tue azioni ispirano gli altri a sognare di più, imparare di più, fare di più e diventare di più, sei un leader.”
John Quincy Adams

Non parlare sempre di quello che i tuoi collaboratori non riescono a fare.

Concentrati piuttosto sui loro punti di forza,
aiuta (davvero) i tuoi collaboratori ad avere successo.

Porta pazienza,
e sfrutta ogni opportunità per aiutare il tuo team a crescere e svilupparsi.

Anche quando sbagliano, dai tempo,
concedi altri tentativi. Dagli errori arrivano i miglioramenti.

Chiediti spesso:
“Sto facendo il meglio per il mio team?“,
“Come posso aggiungere valore?”
.

3. Interessati (davvero) alle persone

Occupati del tuo team come fossero … persone!
Questo non significa che devi coccolare o adulare ma semplicemente “entrare in contatto” (anche) a livello personale con chi lavora con te.

I grandi leader si preoccupano della “loro gente”.

I tuoi collaboratori devono sapere di poter contare su di te nel momento del bisogno.
Mostrati come qualcuno che ha (veramente) a cuore le persone e che vuole costruire un impatto positivo nella vita degli altri.

4. Dimostra integrità

Dimostra integrità, onestà e capacità.
In tutto quello che fai.
Devi comportarti in maniera coerente e affidabile, essere trasparente quando si tratta di etica e valori.

Non devi desiderare di “avere ragione”,
ma piuttosto di “fare la cosa giusta“.

5. Dai speranza

Speranza.
Desiderio.
Sogno.
Non solo devi offrire stabilità e fiducia,
ma anche la motivazione che permette alle persone di affrontare le situazioni più impegnative e guardare al futuro con ottimismo e convinzione.

Ricorda che nei momenti difficili, di cambiamenti organizzativi o di gestione,
mostrare speranza è fondamentale.

grande leader

6. “Costruisci” la fondamenta dei tuoi rapporti sulla fiducia

La fiducia è uno dei pilastri fondamentali della leadership.
Le persone non tollerano la disonestà.
Quando la fiducia del “popolo” è persa, non può più essere recuperata.

Fiducia, comunicazione, sostegno e rispetto sono alla base di tutte le relazioni solide e ben funzionanti.
La capacità di fidarsi è essenziale e non puoi permetterti di darla per scontata.

La fiducia è influenzata più dalle azioni che dalle parole.

Solo se le tue azioni saranno coerenti con le tue parole,
le persone avranno fiducia in te.
Nella tua leadership.

La costruzione richiede tempo,
la distruzione pochi secondi.

7. Bilancia forza e umiltà

Leadership è un delicato equilibrio di vera fiducia e genuina umiltà.

Un grande leader non dimentica mai da dove è venuto o non si prende troppo sul serio.
Non considerare il tuo successo come il risultato di uno sforzo solitario ma riconosci il contributo di tutta la tua squadra.

8. Resta calmo e freddo anche sotto pressione

Sicurezza.
Forza.
Sostegno.
L’ignoto crea disagio.

In questi tempi così caotici,
può essere difficile trasmettere stabilità e sicurezza.

Il tuo team ha bisogno di rassicurazioni, vuole sapere che hai una presa salda sul timone,
anche nel bel mezzo di una tempesta.

Leggi il mio post “14 mantra per ritrovare fede e forza nella tua leadership”.

9. “Porta a casa” il risultato

Resta concentrato – con tutte le tue energie – sul risultato.
Non farti fregare dalla tentazione di essere dispersivo, allentando così la presa dall’obiettivo.

Inquadra il bersaglio.
Resta determinato, fai i sacrifici necessari per raggiungere lo scopo.

Non ti scoraggiare, trova soluzioni ai problemi.
Mantieni un atteggiamento vincente,
supera le difficoltà e prosegui nel cammino per la realizzazione dei tuoi sogni.

Essere un grande leader: titoli e competenze non bastano

Un cliente mi ha detto:
“Sono il direttore, ho il mio ruolo, le competenze …
non vedo perché il mio team non dovrebbe fidarsi e seguirmi.”

Titoli e competenze sono importanti,
ma non diamoli per scontati.
A questo punto la domanda è: perché la gente dovrebbe seguirti?
Te lo sei mai chiesto?
Se diventare un grande leader è una delle tue aspirazioni, inizia a chiederti, in totale onestà:
“Perché le persone dovrebbero seguirmi?”.

8 spunti per aumentare l’autorevolezza della tua voce (così tutti ascolteranno)

autorevolezza della voce

“Oggi il segreto della leadership di successo è l’autorevolezza,
non l’autorità.”

Ken Blanchard

Apparire più autorevoli al lavoro non significa fare il bullo o il dittatore.
Se cominci a impartire ordine ai tuoi amici,
ti troverai presto da solo.

Tuttavia,
se qualcuno – un collaboratore, un amico o il collega – non rispetta i tuoi confini,
dovresti usare un tono deciso per dirgli di fermarsi e di considerare i tuoi limiti.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Per essere autorevole,
non c’è bisogno di essere gradito.

È importante alzare di una tacca l’autorevolezza della voce

Se la tua voce “suona” autorevole,
gli altri ascoltano più facilmente quello che hai da dire.

Recenti ricerche hanno evidenziato una forte correlazione tra il potere e il tono di voce,
rilevando che le persone in posizioni di alto livello parlano diversamente e che si possa percepire l’autorevolezza anche solo dal suono della voce.

La voce che “sentiamo nella nostra testa” potrebbe essere completamente diversa da quella che sentono gli altri.

Utilizza la funzione Memo vocale sul tuo cellulare e registrarti durante una conversazione…
e non sorprenderti se la tua mascella arriva al pavimento!
Questa voce monotona e scontata è proprio la tua!

Ecco 8 spunti per alzare di una tacca la potenza e l’autorevolezza della voce (così adesso tutti ti ascolteranno):

1. Rilassati

Inizia con la tua postura.
Per migliorare la tua voce devi ridurre al minimo la tensione nel tuo corpo (“libera” le spalle, il collo, la mascella e i muscoli del viso) così come ogni altra parte del tuo corpo.

Rilassati e permetti a tutto il corpo di partecipare all’azione.

Equilibra il peso e distribuiscilo uniformemente su entrambi i piedi e senti il contatto con il suolo.

2. Utilizza più risonanza toracica se vuoi aumentare l’autorevolezza della voce

Hai bisogno di respirare per “suonare” più sicuro di te.
Solo respirando più profondamente potrai migliorare la tua voce.

Alcune persone hanno un incedere esitante,
non a causa di un particolare impedimento linguistico,
ma perché prendono respiri così inadeguati che devono costantemente fermarsi e ri-iniziare,
per coprire la mancanza di aria.

La risonanza del torace produce un suono chiaro, profondo, attraente,
sicuro e adulto che dà più autorità.
La voce autorevole usa il diaframma per parlare.

3. Abbassa con fermezza il tono di voce alla fine di ogni frase

La fine della frase è particolarmente importante se vuoi avere una voce autorevole.

Sai cosa succede se il tono della tua voce si alza alla fine di ogni frase?
Sembra che tu stia facendo una domanda…
minacciando la credibilità del tuo lavoro.

Non solo è fastidioso,
ma se usi questo tono per dare disposizioni, sembri esitante, incerto,
senza fiducia in quello che stai dicendo.
Dai l’impressione di non essere sicuro di te e di cercare costantemente l’approvazione degli altri.

Come regola generale,
il tono che scende (con risolutezza) alla fine di una frase è utilizzato per dichiarazioni e comandi.

4. Alzati in piedi quando parli al telefono

La voce è strettamente legata al corpo e alla fisicità.
Quando sei in piedi,
avrai più energia rispetto a quando stai seduto,
rilassato sulla tua sedia.

Quando sei in piedi,
i polmoni possano espandersi liberamente.
Stai “pompando” energia,
aumentando il potere della tua voce.

Può sembrare esagerato,
ma alzarsi in piedi quando stai facendo una telefonata importante,
contribuisce a potenziare l’autorevolezza della voce.

5. Parla più lentamente e più forte

Parliamo tutti troppo dannatamente veloce.
Crediamo che parlando velocemente manterremo l’attenzione dell’ascoltatore.
Beh. Non è così!

Scandisci le tue parole in modo chiaro e pieno.
Prendi il tuo tempo per parlare.

Potresti pensare di parlare già abbastanza forte,
beh, forse non lo stai facendo!

Se nessuno ti chiede mai “Cosa?”,
allora puoi stare tranquillo.

Leggi il mio post sul parlare chiaro e diretto.

6. Non affrettarti a rispondere

Quando siamo improvvisamente invitati a parlare,
il tempo di risposta può tirarci strani scherzi.

Se sei apprensivo,
il tempo si dilata e pochi secondi sembrano minuti.

Concediti qualche secondo per elaborare quello che è stato appena detto.
Una persona sicura di sé non ha paura di raccogliere i suoi pensieri.
Affrettarsi a rispondere ti fa apparire ansioso.

Prendi il tuo tempo.
Prendi il tempo per pensare a una frase completa prima di pronunciare la tua prima parola.
Poi prendi un buon respiro prima di iniziare.

Non correre.
Hai più tempo di quanto pensi!
E apparirai più sicuro e autoritario se te lo prendi.
Tutto qui.

7. Utilizza le pause in modo efficace

Utilizza le pause non solo alla fine,
ma anche in mezzo alle frasi.

Dopo aver detto ciò che devi dire,
fermati un istante… bene, così!

Aspetta ancora un attimo
non c’è bisogno di lanciarsi a parlare immediatamente di un’altra cosa.

Facendo una pausa,
dai il tempo alle tue parole di fare effetto!
Ecco …l’autorevolezza della voce!

Se non fai una pausa,
l’incisività e l’effetto desiderato rischiano di perdersi nel flusso della conversazione.

8. Parla con passione

Le voci piatte e monotone fanno dormire.

Sottolinea le parole nelle tue frasi per riflettere le tue emozioni.
Utilizzate espressioni facciali animate e gesti espressivi per migliorare ulteriormente la tua conversazione.

Se ti appassiona quello che dici,
anche il tuo pubblico sarà appassionato.

Non confondere l’enfasi e la passione con la rabbia.
Rimani calmo e non alzare la tua voce.
Vuoi aggiungere forza alle tue parole,
non volume.

Se non hai il controllo di te stesso,
le persone non ti rispettano.

Questo ti aiuterà a “costruire” una voce autorevole.

Gestire un collaboratore difficile con l’autorevolezza di un grande leader -2

un collaboratore difficile

leggi anche la parte 1 small ...

5. Uscire dal tuo ufficio

Esci fuori a pranzo o per un caffè.
Il tuo ufficio, l’ufficio del capo può essere un luogo minaccioso e intimidatorio per il tuo collaboratore/trice.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Vai su un terreno “neutro”,
mettiti sullo stesso livello del tuo collaboratore.
Mostra che non sei intimorito a uscire dal tuo contesto.

Il tuo collaboratore ti vedrà come qualcuno con cui si può parlare e non solo come il responsabile “in carica”.

6. Andare al colloquio con il proposito di ascoltare davvero

Quando vai a un colloquio con il proposito di ascoltare davvero,
la conversazione prende un’altra direzione.
Credimi.

Il dialogo è un’opportunità,
un’occasione per conoscersi meglio,
non si crea la paura di dire la cosa sbagliata,
la persona percepisce il tuo reale interesse nei suoi confronti,
aumenta il desiderio di comunicare,
si sentirà compresa (anche se puoi essere in disaccordo) e non giudicata.

L’ascolto attivo richiede, da parte tua, uno sforzo d’interesse, di concentrazione e d’attenzione,
per mostrare realmente la tua disponibilità verso il tuo interlocutore;
è una prova di rispetto, per la persona,
ma anche verso ciò che ha da dire.

Se sai ascoltare (davvero) dimostri di essere un leader

È facile capire perché i buoni ascoltatori sono cosi apprezzati e ricercati!
Se impari a prestare vero ascolto a quello che dicono i tuoi collaboratori, diventerai per loro un punto di riferimento irrinunciabile.

Preparati.
Potresti essere sorpreso da quello che sentirai,
Non sei dentro la testa del tuo interlocutore,
non sei lì, con lui/lei (in prima linea) tutto il giorno.

Si “potrebbe aprire un mondo” a te sconosciuto …
-qualcosa che ritenevi una “grande idea” in realtà non ha funzionato,
-ti sei comportato (in buona fede) in maniera indelicata con lui/lei,
-per anni non hai mai fatto un apprezzamento per il suo lavoro,
-la tua fidata collaboratrice (in tua assenza) tiranneggia il resto del team e tu non te ne sei mai accorto,
ecc. ecc…

7. Avere un dialogo vero

un collaboratore difficile

Inizia la conversazione,
dimostrando vero interesse per la persona (anche se si dimostra un collaboratore difficile).

Non aprire il dialogo con frasi tipo “Ehi, hai questo atteggiamento. Qual è il tuo problema?“,
perché ti fa sembrare subito inquisitore, negativo e conflittuale.
La persona si mette sulla difensiva,
diventa un “rimpallo” di responsabilità e tutto si conclude senza ottenere nulla di costruttivo.

Questa è anche una buona occasione per parlare di te,
per sottolineare la tua passione per il tuo lavoro,
per spiegare cosa stai facendo e ribadire l’importanza che riveste per te il team.

Parla del tuo ruolo e del rapporto che stai cercando di costruire con la tua squadra,
spiega che desideri ascoltarlo per aiutarlo a superare gli ostacoli che incontra,
e per rendere la sua vita professionale più agevole,
ricorda che sei realmente interessato a lui/lei e alla sua carriera.

Un ascolto attivo per comprendere un collaboratore difficile

Poi entra nel vivo del problema,
ma senza forzature e pregiudizi … con curiosità …
chiedi come sta andando il lavoro,
cosa sta “cercando”, come si sente nel team e nell’azienda in prospettiva futura.

Poi chiedi: “Puoi dirmi di più?“.
“In cosa posso aiutarti?”.

Ascolta senza giudicare.
Ascolta più che parlare.
Se stai parlando molto … c’è qualcosa che non funziona.
Applica il 70%-30% di ascolto.

Ascoltare in modo attivo è tutto quello che devi fare

Non controbattere,
non interrompere,
e poi replica, se è il caso.

Spesso,
ascoltare è tutto ciò che è necessario fare per gestire e risolvere un conflitto di lavoro sul nascere con un collaboratore difficile.

Ascoltare (e concedere alle persone il diritto di esprimere il loro punto di vista) è un’occasione per imparare …
a muovere critiche costruttive bilanciando garbo e autorità.

Così facendo aumenterai il tuo rispetto e la tua credibilità,
e la produttività delle persone che ti circondano.

Troppo spesso,
vogliamo gestire un collaboratore difficile senza farci coinvolgere troppo, senza “scendere in campo”,
con il desiderio di controllare le conseguenze delle nostre azioni e con la speranza che il tempo sistemi, magicamente, le cose.

A volte funziona,
spesso purtroppo no.

“Parlare è un bisogno.
Ascoltare è un’arte”
Goethe

Gestire un collaboratore difficile con l’autorevolezza di un grande leader – 1

un collaboratore difficile

Ancora.
È successo ancora.
Un collaboratore sta rendendo la vita difficile a parte del team,
(di conseguenza anche a te) con le sue richieste, pretese e il suo atteggiamento.

Il malcontento è diventato distrazione,
disattenzione e rischia di provocare problemi e conflitti in tutto il team.

Il collaboratore/trice è un ottimo lavoratore e, anche se non avete un gran feeling,
si è sempre comportato con professionalità e ha un buon rendimento.
Perdere la persona non sarebbe (comunque) un grande affare.

Gestire un collaboratore difficile? Serve fiducia e autorevolezza

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Sei il leader del tuo team.
Ecco una delle parti più difficili del tuo lavoro,
trasmettere fiducia e influenza ma anche autorevolezza e disciplina.

Un collaboratore difficile non è solo un tuo problema:
riguarda tutto il team.

Anche se l’ultima cosa che vuoi è … gestire un collaboratore difficile,
devi farlo non appena possibile,
prima che la situazione ti sfugga di mano.

Che cosa fare?
Agire subito? Sorvolare?
Aspettare il momento opportuno?
Come affrontare la questione?

1. Il punto di partenza: decidere quale approccio adottare

A questo punto hai diverse scelte,
con gradi d’implicazione differenti.

Fai finta di niente e speri che (sotto-sotto) la situazione rientri da sola?
Fissi un incontro, fai il cazziatone, dai un ultimatum e aspetti di vedere se cambia?
O invece decidi di investire tempo ed energia, e provi a risolvere la questione in modo più produttivo e costruttivo?

In questo post parliamo di quest’ultima possibilità …
dove la differenza non la farà tanto quel che dirai ma il tuo modo di approcciare e relazionarti con la persona.

Ecco alcuni spunti per rapportarti con autorevolezza e in modo costruttivo con un collaboratore difficile.

2. Preparare il giusto approccio

Poche persone godono nel confrontarsi,
ma permettere a un dipendente difficile di devastare la tua immagine di leader non è certo un grande affare.
Ancora meno perdere un collaboratore produttivo e competente.

Spesso,
le persone adottano un atteggiamento sbagliato per incertezza, paura di un cambiamento,
per stress, per incomprensione, per superficialità, per mancato riconoscimento e apprezzamento,
ma anche per stronzaggine, pura strafottenza e velata arroganza.

La prima cosa da fare se vuoi risolvere la questione in modo efficace è
scoprire cosa sta causando questo comportamento difficile.

Scoprire la causa del comportamento sbagliato

Come puoi saperlo?
Il modo migliore per scoprire “cosa passa nella testa” di qualcuno è …
chiederlo.

Capire le motivazioni della persona (giuste o sbagliate che siano – in questo determinato momento poco importa) ti permette di fare qualcosa davvero di costruttivo al riguardo.

Prima di andare al cuore della conversazione,
ci sono tante piccole cose che puoi fare per “costruire” la fiducia con il tuo collaboratore difficile e fare in modo che lui/lei si apra e discuta (in modo proficuo e positivo) del suo atteggiamento.

E poi,
forse la cosa più importante,
devi essere disposto a risolvere il problema.

3. Aspettare il momento giusto

“Il vero lavoro è saper attendere.”
Jean Rostand

A meno che non sia assolutamente necessario parlare proprio in quel momento,
meglio rimandare la conversazione con un dipendente difficile fino a quando tutti si sono calmati.

Quando le emozioni sono forti,
il disaccordo al lavoro può trasformarsi in una questione personale.
Una volta che le parole sono state pronunciate, non abbiamo la possibilità di fare rewind per cancellarle.
Il danno è fatto.

Non esprimerti, quando sei infuriato o turbato.
Se ti senti arrabbiato, è meglio dire il meno possibile.
Se l’altra persona è arrabbiata, è meglio dire ancora meno.

Quando parli, in qualsiasi situazione di disaccordo,
è fondamentale che tu mantenga la calma.
Discutere in pieno “scisma emotivo” è raramente produttivo.

4. Parlare a quattr’occhi

La maggior parte delle persone non risponde bene a discussioni imbarazzanti davanti colleghi o clienti;
evitale per non rischiare di aumentare la tensione,
senza risolvere il problema.

Meglio dare feedback negativi solo nel privato e a quattr’occhi.

Poco prima dell’incontro,
prenditi qualche minuto per rilassarti respirando profondamente,
sorridi per sciogliere la tensione dalla tua faccia.
Ti tornerà utile.

leggi anche la parte 2 small ...

Cosa rispondono i leader quando non conoscono la risposta

cosa rispondere

“È facile fare domande difficili.
Difficile è dare risposte facili.”

Alessandro Morandotti

Tutto stava andando bene.
Ma proprio nel momento in cui tutti stanno chiudendo il portatile, qualcuno ti chiede “Quindi … cosa pensa di fare adesso?

Tutti si fermano,
tutti gli occhi nella stanza sono tornati su di te.

Tutto quello che è uscito dalla tua bocca,
tutto quello che sei riuscito a dire è … un farfugliante e tremolante “Non lo so!

Dire (spesso) “Non lo so” ti costa credibilità e influenza

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Anche se affermare di non conoscere la risposta non è una tragedia,
un passo falso e neppure un segno di incompetenza,
(anzi spesso è una dimostrazione di forza)
usarla spesso ti costa credibilità e influenza.

Se vuoi essere preso sul serio come leader,
dovresti abbandonare questa frase e sperimentare cosa dicono i leader di successo quando non conoscono la risposta.

Non sono pochi i professionisti (di ogni età e settore) che,
nonostante indubbie competenze e capacità, davanti ad una domanda di cui non conoscono la risposta,
(come prima reazione)
non riescono ad andare oltre un melanconico allargare le braccia, scuotere la testa, rispondendo un arrendevole “Non lo so”
che starebbe meglio in bocca al 16enne neo-apprendista di turno
e che li taglia-di-netto dalla lista dei cosiddetti esperti del settore.

La trappola di rispondere senza conoscere la risposta

Detto ciò, spesso accade l’esatto contrario …
quando un collaboratore,
il gran-capo, un cliente,
ti chiede un parere, un’opinione, una stima fuori dal settore in cui sei esperto,
è facile cadere nella trappola di parlare senza conoscere la risposta per desiderio di piacere,
dimostrare competenza,
voler sembrare “veloci” e intuitivi.

A chi non piace essere considerato SMART?

Ma se la risposta non è esatta
o dai informazioni errate o incomplete
potresti danneggiare la tua reputazione, pagando in competenza e autorevolezza.

Tornando alla questione di saper cosa rispondere …

“Non lo so” non è una risposta adeguata quando si tratta di leadership

Molte volte, quando non sappiamo come affrontare qualcosa,
abbiamo la tendenza a rinunciare del tutto.

Se è vero che “siamo noi a insegnare agli altri come trattarci”, questo è particolarmente vero quando si tratta di credibilità sul posto di lavoro.
Una persona che sa cosa rispondere e parla con fiducia è percepita come più competente.

Ogni volta che te-ne-esci con un arrendevole “Non lo so“, spingi le persone ad andare da altri … a non venire da te la prossima volta!
Se questo è il tuo obiettivo, va bene, altrimenti …
meglio prepararsi una risposta più potente!

Piuttosto di “Non lo so” predefinito, preparati risposte più potenti

Ecco cosa rispondere. Alcune opzioni che potrebbero sostituire in modo più potente un generico “Non lo so”.

Prendi queste frasi come semplici suggerimenti o spunti di riflessione per gestire le tue risposte e non come espressioni da imparare a memoria.

Contestualizzale e personalizzale in base alla situazione,
alla tua personalità e a quelle delle persone che ti circondano:

Al momento non ho informazioni sufficienti per rispondere alla tua domanda.”

“Buona domanda. Lo scoprirò.”

“Sulla base di quello che conosco oggi, penso che …”

“Non ho ancora a portata di mano tutti i dati, li sto recuperando …”

“Al momento la mia migliore stima/previsione è la seguente …”

“Non posso rispondere che, in parte, ma vorrei considerare ulteriormente …”

“Permettetemi di essere sicuro di capire quali informazioni state cercando … ”

“Ci sono diverse possibilità, ho bisogno di altri/maggiori informazioni/dati … ”

“Non ho abbastanza famigliarità con XYZ e non mi piace tentare di indovinare. Lasciatemi approfondire …

Con alcune di queste risposte,
in primo luogo, riesci a prendere un po’ di tempo per pensare a come gestire l’osservazione o la richiesta.
Impostare una linea temporale per contattare le persone giuste o scoprire le informazioni migliori.

Dimostra la tua iniziativa per scoprire le specifiche prima di fornire congetture o speculazione delle circostanze.
Posticipando i tempi per una risposta completa (fino a quando non avrai tutti i dati) puoi acquistare credibilità.

Inoltre, formulando ciò che sai, stai mettendo l’accento su quello che hai, piuttosto che mettere in evidenza quello che ti manca.
Consente, per di più, di ascoltare i dettagli della questione a chi ha una comprensione limitata del tema.

Piuttosto cosa rispondere è importante come rispondere

Quando rispondi,
guarda negli occhi il tuo interlocutore e rispondi in un modo da “costruire” la tua presenza leadership e autorità.

Comunicare con fiducia è parte del tuo lavoro di leader.
Per aderire al rango di leader veramente eccezionale,
aggiorna la tua comunicazione ed elimina dal tuo vocabolario “Non lo so” generico a favore di risposte più pertinenti e influenti.

Un segreto per aumentare il tuo carisma

carisma

Sei a corto di argomenti durante la pausa pranzo?
Hai sempre bisogno di “essere su di giri” quando parli con le persone?
Se non parli, pensi che gli altri ti trovino noioso o soporifero?

Beh, non sei solo.
La maggior parte delle persone si sente (almeno un po’) a disagio con il silenzio. Il silenzio è spesso percepito come imbarazzante e scomodo.
Tutti (istintivamente) vogliono riempire lo spazio vuoto.

Essere loquaci e “brillanti” sono qualità molto apprezzate in una persona (almeno nella nostra cultura occidentale) e allora tutti pronti a …
parlare, straparlare, farneticare per riempire questo vuoto … con il grosso rischio di diventare logorroici, prolissi, ciarlieri, megalomani, esibizionisti.

Il silenzio è un’arma a doppio taglio

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Può ferire o può guarire.
Invitare o allontanare.
Può uccidere o può far rinascere.
Può essere un dono o un veleno.

Ecco 7 fattori perché il silenzio può diventare un tuo “alleato” e aumentare il tuo carisma:

1. Parlare è solo la metà del processo di comunicazione

L’altra metà del processo di comunicazione è l’ascolto.
Con il suo alleato preferito, il silenzio.

Le parole non esisterebbero senza il silenzio, che fa loro da sfondo.

Il silenzio è potente.
È un elemento importante di comunicazione che troppo spesso viene ignorato.

2. Il silenzio è una parte normale della comunicazione

Non c’è niente di sbagliato (anzi) se fai una pausa nella conversazione.

Il silenzio è solo una parte “normale” della comunicazione.
È un comportamento (non verbale) che se usato correttamente può avere un significativo effetto positivo sul tuo modo di comunicare.

I messaggi non verbali (il contatto visivo, postura dritta e rilassata, ecc.) rappresentano la fetta più grande della torta di comunicazione, rispetto le parole che utilizziamo.

3. Le grandi figure della storia hanno “usato” il silenzio

Spesso crediamo che i migliori leader, artisti e imprenditori siano anche persone estroverse.

Secondo Susan Cain e il suo libro “Quiet. Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare” evidenzia come alcuni tra le migliori menti della storia sono state definite introverse (persone tranquille, silenziose che preferiscono ascoltare piuttosto che parlare) tra cui Einstein, Chopin, Lincoln e Darwin e molti altri sono state persone di carisma e in grado di cambiare il mondo.

Queste figure così importanti non avevano paura del silenzio, anzi lo usavano spesso a proprio vantaggio.

Quindi non aver paura del silenzio o di non essere “brillante”.
Sei in buona compagnia!

4. Se non hai niente da dire, taci

Se non sai cosa dire o come dirlo.
Non riesci a immaginare l’effetto delle tue parole.
Oppure (ancora) non riesci a esprimere un concetto in modo diverso secondo le situazioni e le persone.

Se (ancora) non riesci a pesare, selezionare, scegliere al meglio le tue parole.
Se rischi di sembrare insensibile, vittima, ingrato, permaloso, esagerato, inadeguato.

Forse.
È meglio tacere.
È meglio il silenzio.

5. Il silenzio aiuterà i tuoi rapporti

Chi riesce a stare in silenzio e ascoltare possiede carisma e (spesso) ha relazioni più forti e duraturi.

Se sai ascoltare gli altri vuol dire che sei una persona sicura di te, non ritieni di aver la soluzione per tutto e per tutti e non hai paura del confronto.

Ascoltando, dimostri un vero interesse per l’opinione degli altri. Ascoltare gli altri (collaboratori, capo/a, clienti ma anche figli, partner, amici) li fa sentire importanti.

Non credere che solo perché sei il capo, il responsabile, il leader hai il diritto di parlare più di altri.
Più fai silenzio, più ascolti, più grande sarà il tuo carisma, la tua influenza, il tuo potere.
Parla meno, ascolta di più.

6. Il silenzio aumenta il tuo carisma e ti renderà anche dannatamente attraente

Infatti, secondo un recente sondaggio di su ciò che rende attraente una persona, la maggioranza degli intervistati ha convenuto che la capacità di stare in silenzio e ascoltare è il tratto più attraente che cercano in un partner.

Non è difficile capire perché un buon ascoltatore è così desiderato.
Tutti vogliono essere ascoltati, perché aiuta a sentirsi apprezzati e valorizzati per quello che si è.

Così la prossima volta che ti troverai in difficoltà in una conversazione, fai un passo indietro e ricorda l’attrattiva del silenzio.

A proposito (riprendendo la domanda di inizio articolo) …
se pensi che gli altri ti trovino noioso o soporifero se non parli … devi riconoscere che monotono e barboso lo sei come persona … non certo perché parli poco.

carisma

7. Il silenzio è efficace anche in ambiente professionale

Il silenzio
è fonte di grande forza.

Lao Tzu

Imparare ad apprezzare il silenzio e usarlo strategicamente a proprio vantaggio può essere molto efficace anche in ambiente professionale.

Per esempio se smetti di parlare e ascolti in silenzio probabilmente …
un tuo collaboratore o collega condividerà maggiori informazioni, il tuo interlocutore sbloccherà una trattativa in stallo, darai maggiore enfasi dopo che avrai detto qualcosa di potente, aiuterà gli altri a ricordare e riflettere meglio, servirà a calmare gli animi, a “rispondere” a un attacco verbale, mostrare il tuo autocontrollo e la tua autorevolezza.

Quando si utilizza il silenzio strategico, le tue parole hanno un impatto maggiore e tu sarai percepito come un leader efficace e determinato.

La conclusione nelle parole di Mark Twain

La parola giusta può essere efficace,
ma nessuna parola è mai stata efficace come una pausa al momento giusto
.”

Prima di essere un grande leader devi essere un grande Uomo

grande leader

O una grande donna.

Tanti pensano di essere leader.
La maggior parte ne è ancora lontano.

Prima di essere un grande leader devi essere una grande persona.
Possedere qualità morali e valori etici.
Fare ciò in cui credi veramente o ritieni giusto, anche se è impopolare, faticoso o scomodo.

È necessario guidare le persone e non concentrarsi solo sui compiti da eseguire e sulle mansioni da gestire.
La vera leadership viene da chi sei, non solo da quello che dici o fai.

“Dire a qualcuno di fare qualcosa non significa essere leader.”
Wolf J. Rinke

Avere PERSEVERANZA

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

La perseveranza è un tratto comune tra i grandi leader.
È resistenza contro le difficoltà, gli ostacoli e lo scoraggiamento.

Una persona deve essere perseverante per condurre (con successo) un team di dipendenti, collaboratori o colleghi al raggiungimento degli obiettivi.

La perseveranza si sviluppa solo attraverso le prove.
Prove difficili.
I leader migliori sopportano le prove e si rafforzano.
Non si arrendono mai.

Avere INTEGRITA’

È la scelta del “giusto”.

Coerenza tra le azioni, i valori, i metodi, i principi e i risultati.
Integrità è fare delle scelte a prescindere le conseguenze.
Fare la cosa giusta a prescindere le circostanze.

È più che essere onesti.
Si tratta di uno stile di vita impostato verso l’eccellenza morale.

L’integrità è uno dei migliori attributi di un grande leader.
L’integrità rende l’Uomo affidabile, attendibile e incrollabile.

Trasmettere FIDUCIA

Molte persone confondono la fiducia con arroganza ed egocentrismo.

La fiducia è essere sicuro di sé e consapevole.
L’Uomo fiducioso ha fede nelle sue capacità e nelle sue conoscenze.
Non ha bisogno di spingere gli altri verso il basso per emergere.

Guadagna la fiducia della gente con la sua forza interiore.
Quando entra nella stanza, tutti ne prendono atto.

Possedere Autocontrollo

Le tentazioni e le lusinghe sono tante e dietro ogni angolo.
Saper domare i desideri, trovare il modo di gestire le emozioni e gli impulsi, incanalare quell’energia in attività positive non è cosa facile.
E non è da tutti.

Essere esigenti, appassionati e impazienti è parte di una leadership efficace.
Non essere in grado di contenere se stessi, farsi travolgere, agire con stress e irritabilità (come un bambino che fa i capricci) può avere effetti devastanti.
Non passa mese senza che un personaggio famoso non sia stato distrutto da sesso, denaro, successo, droga.

Troppe persone mancano di autocontrollo, che è il fondamento di una vita virtuosa.
I leader eccezionali mantengono calma e lucidità anche sotto forte stress o durante una crisi.

Dare prova di Coraggio

Il coraggio è la prima virtù
e rende possibili tutte le altre.

La leadership richiede coraggio.
L’innovazione richiede coraggio.
Fare ciò che è giusto (anche se può essere impopolare) richiede coraggio.

La paura non deve controllare la nostra vita.
Il grande leader prende posizione di fronte alle avversità.
A prescindere le circostanze.

Un grande leader conosce la vera Umiltà

L’umiltà indica che ci siamo liberati dal veleno dell’egocentrismo.

Eppure umiltà è spesso (erroneamente) fraintesa con remissività, debolezza e influenzabilità.

Sempre più ricerche identificano i migliori leader quelle persone che stanno dietro le quinte e che guidano i loro dipendenti o collaboratori grazie ad un approccio … silenzioso, fatto di ascolto, trasparenza, conoscenza dei propri limiti, apprezzamento dei punti di forza dei dipendenti, ricerca di feedback e concentrandosi sulle esigenze degli altri.

Il leader “umile” contribuisce in modo molto efficace al coinvolgimento e alla crescita professionale dei suoi collaboratori.

La vera leadership deve beneficiare i seguaci
non arricchire i leader.

John C. Maxwell

Autorevolezza al lavoro: il potere della calma

waterfall-918822_1280- free-photos

Passioni incontrollate, attese logoranti,
sballottamenti dati dall’ansietà
e incertezze create dal dubbio.

Se lasciamo che influenze esterne abbiano la meglio,
stiamo riconoscendo la nostra inferiorità e accettando il loro dominio su di noi.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Per essere pronti per le grandi crisi della vita dobbiamo imparare a “portare” calma e serenità nella nostra vita quotidiana.

Quante persone,
incontriamo che sono ben equilibrate, che hanno quello squisito equilibrio che è caratteristico di un’indole perfetta?
Hanno il potere della calma?

Il potere della calma viene dal di dentro

“La pace interiore?
Ho provato a cercarla, ma dentro di me non l’ho trovata.”

Bob Geldolf

Una persona calma, ha raggiunto uno standard di vita più elevato (una concezione individuale più alta e più nobile),
ha imparato a governare se stessa e sa come adattarsi agli altri.
È amato dalla gente perché ha un comportamento fortemente equilibrato,
le persone “sentono” che possono imparare e fidarsi di lui.

Il potere della calma viene dal dentro.
Dalle profondità della nostra natura.

Tornando a noi ….

Hai mai provato a parlare con qualcuno che aveva fretta?
Come ti sei sentito?
Ti sei sentito ascoltato?
Seguito?

Ti sei sentito importante?
Il tuo messaggio è stato importante?
No, non lo è stato.

Qual è il tuo approccio quando sei di fretta?

Che succede quando un tuo collaboratore desidera parlare con te
(per una spiegazione, un chiarimento, un consiglio, una richiesta)
e tu hai fretta, devi terminare qualcosa,
non hai tempo o non ne hai semplicemente voglia?

Ascolti con attenzione,
fai finta di ascoltare oppure rimandi costantemente?

Niente di male per carità … sei il leader, il capo … è normale avere il tempo “contro” …
le vendite saltate all’ultimo istante,
le grane da risolvere,
il target da raggiungere,
previsioni in tilt,
un continuo e frustrante adattarsi a un Mercato sempre più incerto e complesso.

La calma comunica interesse per gli altri e …
per il loro messaggio.

D’altra parte, la fretta trasmette (anche in buona fede) che non ti interessa e che non sei importante,
sei lì fisicamente ma non con la mente e col cuore.

È il tipo di ascolto ”Ci sono e non ci sono”,
chi parla ha la netta sensazione di non essere veramente ascoltato.

L’ascolto veloce non è il massimo,
ma spesso può essere anche l’unica opzione disponibile.
Vediamo alcune strategie per ascoltare in modo attivo i tuoi collaboratori anche quando il tempo è tiranno:

Come ascoltare quando il tempo stringe

1. Rilassa il tono della tua voce.
Respira. “Svuota” il più possibile la mente. Controlla il tuo livello di calma durante l’ascolto.
Apri le mani sotto la scrivania e tieni i palmi rivolti verso l’alto, oppure siediti con le braccia aperte.
Evita la classica postura di difesa/chiusura con le braccia incrociate sul petto.

2. Spiegare la pressione del tempo
“Scusa, ho solo 5 minuti“.
Quando siamo molto occupati, è meglio scusarsi, dirlo apertamente ed evitare di fingere.
Tieni sempre a mente che l’ascolto attivo non è una questione di quantità ma di qualità.
Qualche minuto può bastare se ci impegniamo ad ascoltare.

3. Accordarsi per un altro momento in cui potrai essere più attento e partecipe.
Non c’è nulla di male nel dire: “ Adesso non posso, ne possiamo parlare alle 16.00/domani mattina/settimana prossima?”.
L’importante è mantenere l’impegno preso.

4. Evita di ascoltare mentre stai facendo qualcosa d’altro.
Non ho dubbi che tu stia sentendo il tuo interlocutore (anche scrivendo una mail) ma ascoltare richiede uno sforzo d’interesse e di attenzione.

5. Sorridere e mostrare empatia.

Anche una pacca sulla spalla o un tocco sul braccio sono fattori potenti per massimizzare l’incontro quando il tempo è breve.
A volte,
semplicemente mostrare entusiasmo e condividere un piccolo messaggio è tutto ciò che serve per sentirsi valorizzati.

6. Aiuta il tuo interlocutore a ottenere velocemente il punto.

Prova ed esplorare insieme con lui/lei. Chiedi:
“Qual è il nostro punto di partenza?
Dove vuoi andare?
Di quale particolare aspetto vuoi parlare?
Qual è la cosa più importante/urgente in questo momento?
Qual è la questione prioritaria per te? “.

7. Non trarre subito le tue conclusioni.

Fai come se “non ne sapessi niente”.
Dimentica la tua risposta.

Non interrompere con le tue conclusioni o deduzioni,
presumendo di aver compreso, anticipandone idee e concetti.
Poni almeno 2-3 domande prima di fare un’affermazione.

8. Non partire subito con domande tipo “Come posso aiutarti?” ma piuttosto con “Che cosa puoi fare?” evita che il suo problema diventi subito il tuo problema.

9. Distribuisci le responsabilità “Chiamami stasera/domani e dimmi cosa è successo.

10. Se ti rendi conto che … davvero non hai tempo, sei stressato, sei stanco,
hai altro cui pensare o in fondo non-te-ne-può-fregare-di-meno è molto meglio rimandare l’ascolto.

comunicazione efficace al lavoro

La calma indica che sei positivo

La calma è un invito.
La fretta trasmette che non ti interessa e che (anche) gli altri non ti interessano.

Ascoltare gli altri (collaboratori, capo/a, clienti ma anche figli, partner, amici) li fa sentire importanti.

Più calmo diventi, più grande sarà il tuo successo, la tua influenza, il tuo potere (non confonderla con facile popolarità, condizionamento e tirannia).
Questo è il potere della calma

L’autocontrollo è forza, il (giusto) pensiero è padronanza, la calma è potere.

4 atteggiamenti arroganti che svelano la tua fragilità di leader

arroganza

Non sono poche le persone che mi contattano (per “fare” coaching) perché pur essendo partite con le migliori intenzioni, col tempo si sono “impantanate” in atteggiamenti di arroganza, di spavalderia o di reazioni eccessive che hanno compromesso il rapporto con il loro team (grande o piccolo che sia) con tutto lo strascico di problemi, conflitti, cali di produttività, scarsi risultati, notti insonni e bruciori di stomaco.

Se il “team è la chiave del successo” è facile dedurre che “NO team = NO successo”.

A volte, la nostra insicurezza o inesperienza di leader è spesso coperta dal perfezionismo e dalla spavalderia, da atteggiamenti di superiorità e di arroganza.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Per nascondere la nostra vulnerabilità, ci celiamo dietro false competenze, finti atteggiamenti di sicurezza, dimostrazioni di forza per manipolare e controllare i nostri collaboratori, per fare colpo o apparire più interessanti e competenti ai loro occhi.

L’arroganza è la maschera degli insicuri

Sei convinto che il mondo del lavoro è una giungla, una lotta continua, dove vince il più forte, il capo è quello che comanda e tutti devono seguirlo, senza discutere o argomentare.

Non stai scambiando arroganza e prepotenza per fiducia e carattere? Siamo in tanti a essere cascati in questo equivoco! Spesso, ci comportiamo con arroganza semplicemente perché non abbiamo ancora capito cos’è in realtà la fiducia in se stessi.

Essere arroganti, strafottenti e stronzi non vuol dire “essere sicuri di sé”. Anche se spesso, quelli che lo sono, sono messi su un piedistallo e sono osannati perché sono riusciti a diventare qualcuno.

Il punto è …
cosa vuol dire essere sicuri? E (soprattutto) come si può essere sicuri e fiduciosi senza cadere nella trappola dell’arroganza?

Ecco 4 atteggiamenti arroganti che svelano la tua insicurezza di essere leader:

1. Scimmiottare i leader

Braccia conserte, sguardo truce e sorriso sprezzante.

Lasci poco spazio, incalzi e tendi a importi in continuazione. Non ammetti quasi mai di avere torto. Usi il sarcasmo e le battute per svalutare chi ti circonda. Sei critico e ogni occasione è buona per mettere in difficoltà e in soggezione i collaboratori, in modo da mantenere il controllo e il potere.

Ecco perché … critichiamo i nostri collaboratori davanti gli altri (per mostrare il nostro potere), esprimiamo la nostra opinione senza pensare all’impatto delle nostre parole (perché pensiamo che le persone “forti” fanno sentire così la loro voce), non riconosciamo mai il lavoro del nostro personale (perché quelli “duri” fanno così).

Siamo lontani. Molto lontani.

C’è una linea sottile tra l’essere fiduciosi e di essere arrogante, ma in realtà il divario è molto (ma molto) più grande.

2. Voler essere sempre il migliore (senza esserlo)

Da dove arriva questo bisogno di avere un’alta considerazione di sé, questa convinzione di essere superiore, speciale, il migliore di tutti?

Sei così portato a ricercare costantemente l’ammirazione degli altri e a pensare che, giacché sei il migliore, tutto ti sia dovuto e che le tue esigenze vengono prima di tutto-e-di-tutti e pur di guadagnare successo sei disposto a passare su ogni cosa.

Ricorda però …

ci sarà sempre qualcuno che ha più esperienza di te, più talento di te, più competenza di te, più brillantezza di te … ma qui è la differenza tra un leader fiducioso e un capo arrogante: se hai (davvero) fiducia in te stesso in nessun modo questa consapevolezza (di non essere il migliore) andrà a scalfire la tua integrità, la tua capacità, il tuo valore e … la tua autostima.

3. Bleffare e mascherare la sicurezza

Essere visti per quello-che-si-è-veramente è un pensiero che riempie di terrore tutti noi; per questo motivo costruiamo muri attorno a noi per proteggere la nostra vulnerabilità o indossiamo maschere per evitare di sembrare troppo sensibili.

Se dobbiamo coprire le nostre paure, siamo costretti a spendere un sacco di energie per convincere non solo noi stessi, ma anche tutti quelli che ci circondano.

Un logorio di ansia e pressione.

Il leader arrogante utilizza l’inganno, le spacconate, preferisce gettare fumo negli occhi, per paura di essere visto per quel che è. Sempre pronto a schivare la responsabilità fino a quando non arriva il momento di rivendicare un successo.

Bleffare per nascondersi.

Millanterie per vantarsi.

Lo sai che spesso le persone con la più alta opinione di sé sono spesso quelle con la più bassa autostima?

4. Trattare i collaboratori come sudditi

Perché pur di trasmettere l’immagine di capo forte-e-sicuro, non sappiamo dire “Complimenti. Ottimo Lavoro!”, non elogiamo o non siamo mai amichevoli con i nostri collaboratori?

Perché umiliamo il collaboratore di talento facendo leva sulle sue presunte debolezze personali … abbiamo paura che si “monti la testa” e metta in discussione la nostra leadership?

Se ti circondi di deboli yesman (che per il quieto vivere accettano di tutto) vuol dire che non sai (ancora) guidare un gruppo.

Arroganza e fiducia sono mondi a parte

Purtroppo, oggi la nostra società e il mondo del Lavoro incoraggiano e premiano gli scaltri, i furbi e i “pugni sotto la cintura”. Prima di poter vedere la luce, è necessario quindi riconoscere “cosa sono realmente” fiducia e arroganza.

Il problema è che facciamo difficoltà a distinguere la linea infinitamente sottile che divide la fiducia e l’arroganza.

Assicurati di conoscere la differenza.

È necessario traspirare fiducia, non arroganza.

E poi … nessuno gode della compagnia di una persona arrogante. Anche le persone arroganti non gradiscono l’altezzosità e l’insolenza … negli altri!

arroganza