7 ragioni perché farai molta fatica a trovare lavoro – anche con un buon CV – 1

trovare un lavoro

Se sei alla ricerca di un lavoro (magari già da un po’) è totalmente comprensibile che tu ti senta bloccato, frustrato e scoraggiato.
Confuso.

È normale.
Naturale.
Chiunque ci sia passato, sa cosa intendo e cosa vuol dire convivere con sentimenti di delusione e rassegnazione per una ricerca che sembra vana.

Trovare un lavoro? A volte è solo questione di approccio

A volte è solo sfortuna,
troppa concorrenza, crisi del settore,
altre volte si tratta di un problema di approccio, di mentalità,
di pensieri negativi e credenze depotenzianti che minano (anche indirettamente) la tua ricerca di lavoro.

Ecco 6 ragioni perché penso farai molta fatica a trovare un lavoro,
anche se hai ottime competenze e una rispettabile esperienza lavorativa:

1. Sei troppo negativo e pessimista

Se ti convinci di non essere “abbastanza” per quella posizione o pensi che nessuno ti chiamerà mai …
probabilmente sarà davvero così.

Il cinismo, l’amarezza e il pessimismo si trasmettono nei colloqui di lavoro
e per quanto ti possa sembrare strano anche nelle lettere e nelle email – e questi atteggiamenti negativi possono affondare le tue (residue) possibilità di trovare un lavoro.

Invece di lamentarti,
pensa a come puoi mostrare il tuo valore durante la ricerca di lavoro.

Rivolgi le tue frustrazioni personali a un caro amico o a un familiare.
Circondati il più possibile di persone positive e la tua energia automaticamente comincerà ad attrarre piuttosto che allontanare.

2. I tuoi obiettivi sono vaghi

“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.”
Lucio Seneca

Spesso sono contattato da persone che vogliono “trovare un lavoro“.

Non vogliono limitare le loro opzioni,
desiderano ampliare gli orizzonti e sono aperti a qualsiasi tipo di opportunità di lavoro.

Purtroppo fanno l’errore di avere obiettivi vaghi,
poco specifichi, il solo focus sembra nient’altro che accedere al libro paga di qualcuno.

Se la tua ricerca di lavoro è troppo indefinita,
non comunica abbastanza valore specifico.

La concorrenza è alta e devi competere con persone che conoscono esattamente quello che vogliono e sono appassionate.
Una battaglia persa in partenza.

È come andare in vacanza senza decidere dove vuoi andare.
Se non conosci la tua destinazione,
come puoi mappare un percorso?

trovare un lavoro

3. Sei troppo celebrale – poco concreto

“Sì, ma … non è quello che cercavo”
“Sì, ma … è un‘azienda leader, se la tirano”
“Sì, ma … qualcuno ha detto che pagano poco”
“Sì, ma … è una start up, poche garanzie di continuità”
“Sì, ma … è part time … full time … troppo lontano di casa … come faccio per dare a mangiare al mio cane”

Si, ma … (adesso lo dico io) così facendo stai lucidando l’argenteria mentre la casa sta bruciando.
Ovvero,
ti stai perdendo in ghirigori mentali invece di “saltare” sul primo lavoro che trovi,
usare questo salvagente per prendere un po’ di respiro,
e cominciare da lì.

Mi spiego meglio, per non essere frainteso.

Faccio della strategia il mio lavoro di coach,
analizzare, valutare, scomporre e soppesare fa parte del coaching
ma ci sono momenti (nella ricerca di lavoro come nella vita in genere) in cui tutto questo deve essere messo da parte e bisogna buttarsisenza pensarci troppo.

Se non trovi lavoro da un po’, se il tempo sta passando inesorabilmente,
le risorse economiche cominciano a scarseggiare,
il “buco” nel CV diventa sempre più difficile da giustificare,
il settore è già in forte crisi,
soppesare troppo (e non muoversi) è sintomo di “grande ignoranza nella gestione di se stessi.”

La vedo dura!


Ecco dove tenere e non tenere le mani durante il colloquio di lavoro

mani durante il colloquio di lavoro

“Le mani sono dei simboli e talvolta delle rivelazioni.”
Eve Belisle

Quando rispondi alle domande durante il colloquio di lavoro,
il linguaggio del tuo corpo dice molto su di te.

Anche se le tue risposte sono perfette,
la tua postura, la tua mimica facciale, i tuoi occhi possono influenzare l’esito finale.

Ci sono diversi modi per apparire più sicuri utilizzando il linguaggio del corpo:
mantenere la schiena dritta e conservare una buona postura, tenere il contatto visivo,
non scuotere le gambe o aprirle scomodamente.
La maggior parte di questi “linguaggi” sono abbastanza esplicativi.

Con la pratica,
la maggior parte di questi atteggiamenti possono essere tenuti “sotto controllo”.
E le mani?

Dove dovresti mettere le tue mani?

C’è chi incrocia le braccia sul petto, in un gesto d’insicurezza o di difesa,
chi le nasconde sotto il tavolo oppure le lascia mollemente vicino al corpo,
chi invece le “lancia” dappertutto, creando ghirigori nell’aria e serie distrazioni in chi ascolta.

È importante usare le mani per comunicare durante il colloquio di lavoro.
Questa parte del tuo corpo può mostrare sincerità e fiducia,
ma anche desiderio di dominare, segretezza o impazienza.

Le tue mani possono dire molto su di te.
Se le palme delle mani sono aperte e rivolte verso l’alto, trasmetti una certa onestà e volontà.
Vuol dire che stai ascoltando,
stai invitando alla fiducia.

Le palme delle mani rivolte verso il basso (nascoste alla vista) possono trasmettere desiderio di controllo e poca chiarezza (sembra che vuoi nascondere qualcosa).
Ricorda di tenere le spalle rilassate.

Ecco dove non tenere le mani durante il colloquio di lavoro:

 

Non mettere le mani sotto le gambe
Non incrociare le braccia sul petto
Non gesticolare troppo
Non tenerle in tasca
Non lasciarle cascanti lungo il corpo
Non nasconderle alla vista
Non toccarti spesso il viso, i capelli, il vestito
Non tamburellare le dita sul tavolo
Non scrocchiarsi le dita
Non incrociare le mani dietro la nuca
Non mangiucchiarsi le unghie
Non stringere le dita come un pugno
Non “pulire” la scrivania con il palmo della mano

La maggioranza dei reclutatori ritiene che le mani dovrebbero essere ferme per la maggior parte dell’intervista salvo che … l’intervistatore non sia il tipo di persona che parla,
a sua volta, con le mani.

Ecco dove mettere le mani durante il colloquio di lavoro:

 

Tenere le mani sul tavolo
Mostrare i palmi delle mani
Muovile con naturalezza (non superare altezza spalle)
Mantenere le dita aperte (non racchiuse in un pugno)
Chiudere le mani e unire con dolcezza appoggiando i polpastrelli delle dita (foto)

hands

Se ti senti particolarmente nervoso durante l’intervista di lavoro,
chiedi all’intervistatore se puoi prendere alcuni appunti.
Il foglio e la penna ti serviranno solo per poche parole;
è un artificio per darti qualcosa da tenere,
in modo che le tue mani siano “centrate” su qualche cosa.

Il foglio e la penna sono espedienti usati come “difesa, barriera e limite” tra te e l’intervistatore.

Il miglior modo di “allenarsi” è fare pratica davanti uno specchio

Il miglior modo per sembrare sicuri di sé in un colloquio di lavoro è fare pratica davanti a uno specchio.
Esercitati (in posizione seduta) a rispondere alle domande a voce alta,
includendo le gesta delle mani.

Utilizza un dito quando elenchi le tue caratteristiche e le funzioni passate.
Appoggiati in avanti e allunga leggermente la mano per dare più forza ed enfasi alle tue parole.

Puoi appoggiare la tua mano sotto il mento per mostrare introspezione,
prima di rispondere a qualche domanda importante.

Può sembrare incredibile quanto possano svolgere un ruolo così importante le mani durante il colloquio di lavoro eppure …
dobbiamo tenere conto che l’utilizzo sbagliato delle mani può conferirci un’aria goffa,
impacciata e insicura.

13 errori che rendono ancor più dura la tua ricerca di lavoro – 2

cercare il lavoro

7. Ascolti (troppo) le persone

Nonostante le migliori intenzioni,
amici e familiari offrono input che possono farti sentire sopraffatto e mettere in discussione il tuo percorso di ricerca lavoro.

I loro consigli sono basati sui loro valori e sulle loro esperienze e possono non conoscere i tuoi (reali) obiettivi e aspirazioni.

Con i loro buoni propositi,
possono confonderti e farti deviare, ostacolarti,
anziché aiutarti.
Ascolta, ma mantieni la tua libertà di pensiero.

In questo caso,
l’ideale è un coach.
Non coinvolto e non giudicante.

8. Non sei preparato per il colloquio

“- Cosa diresti se assumessi un uomo che si presenta ad un colloquio di lavoro senza neanche una camicia?
– Chris: Che forse aveva dei bei pantaloni.

La ricerca della felicità

Niente uccide le possibilità di successo più velocemente che andare a un colloquio e non sapere nulla sul lavoro o sulla società.

Se non ti prepari per un colloquio fai affidamento su un solo elemento di successo:
la fortuna.

Ti senti fortunato?
Ah no. Allora ti devi preparare bene.
Molto bene,
anzi benissimo!

9. Getti la spugna troppo presto

Cercare il lavoro può essere uno sforzo lungo e prosciugante.
Cercare il lavoro può essere sfibrante e logorante.

Piuttosto che scoraggiarti e deprimerti,
continua a provare e rimanere positivo.
Lo so, non è facile!
C’è un grande lavoro là fuori che ti aspetta e … lo troverai!

Ci vuole costanza e disciplina per continuare a scrivere una lettera di motivazione,
aggiornare il curriculum e inviarlo a qualche azienda con la speranza di essere contattati.

Quando sei disoccupato,
è davvero facile demoralizzarti ogni volta che non senti nient’altro che rifiuti e ringraziamenti.

Mantieni la prospettiva: è una situazione solo temporanea.
La tua determinazione porterà a un’opportunità.
Ci devi credere.

Lo so, non è facile.
Ci sono passato.

10. Ricerchi posizioni solo a tempo pieno e indeterminato

Il Mondo del Lavoro di oggi ha bisogno di mobilità più che mai.
Gli studi dimostrano che un numero crescente di datori di lavoro sta facendo sempre più uso di lavoratori contingenti.

Sono tantissime le persone in cerca di lavoro che considerano solo le opportunità per il tempo pieno e/o indeterminato.

È efficace essere aperti al part time, a lavori temporanei, al lavoro freelance,
da liberi professionisti, a contratto, ecc.
per massimizzare le possibilità di successo nel cercare il lavoro.

11. Non personalizzi i dossier di candidatura

I datori di lavoro non assumono qualcuno che vuole un qualsiasi lavoro,
desiderano impegnarsi con CHI vuole davvero quel lavoro,
vogliono candidati appassionati, impegnati, dotati,
desiderabili.

Ecco perché la tua candidatura dovrebbe essere coinvolgente,
interessante, singolare e avvincente.

Invece,
anziché personalizzare la tua candidatura (per ogni singola azienda cui ti proponi)
cambi semplicemente il destinatario e con un abile colpo sul tasto “invio” …
chiudi la pratica!

Facile, rapido, comodo.
Efficace, no.

Comunque …
se non lo fai tu,
qualcun altro lo farà,
al posto tuo!

Leggi il mio post per approfondire.

12. Ti “accontenti” delle tue conclusioni

“Non sto ricevendo offerte perché …
sono troppo vecchio,
troppo giovane,
senza esperienza, troppo esperto,
troppo inesperto,
insomma troppo in qualsiasi altra cosa … “

Ecco … è un vero e proprio auto-sabotaggio delle tue possibilità e della tua autostima!

La tua mente diventerà così condizionata da questi pensieri limitanti che
(di conseguenza) agirai con meno sicurezza e decisione,
ottenendo risultati inferiori!

Pensare di essere “troppo” sarà vero solo fino a quando sarai tu a crederci.

Se ritieni “di non essere esperto” allora non sarai mai abbastanza.
Questa scusa per non agire avrà preso il sopravvento.
E cercare il lavoro sarà ancora più difficile.

13. Un unico obiettivo .. cercare il lavoro perfetto

Un lavoro minore sarà d’ostacolo alla tua carriera?
Uhm, dipende.
Un lungo periodo di inattività potrebbe fare ancora più danni al tuo curriculum e al tuo conto in banca.

Spesso (soprattutto se è da un po’ di tempo che sei alla ricerca),
la cosa migliore da fare e non vedere il colore del tuo salvagente.

Afferra il primo lavoro che trovi a portata di mano (fallo con energia e professionalità) e tirati fuori da questa situazione di stallo.

Nel mondo del lavoro di oggi la competizione è molto alta.
Se vuoi avere più possibilità di superare la concorrenza è importante non commettere passi falsi!

cercare il lavoro

13 errori che rendono ancor più dura la tua ricerca di lavoro – 1

cercare un lavoro

Cercare un lavoro può essere molto impegnativo,
infatti si dice che la ricerca di lavoro è a sua volta
un lavoro!

La maggior parte delle persone pensa che trovare un lavoro oggi sia (oltre una questione di fortuna) difficilissimo per via della troppa competizione e della crisi economica.

Cercare un lavoro potrebbe richiedere diversi mesi (o forse più) e mettere a dura prova la tua determinazione prima e la tua autostima poi.
I sentimenti d’insicurezza e di ansia (con il passare del tempo) prendono il sopravvento.

Oltre alla difficoltà intrinseca del processo,
spesso facciamo errori che ostacolano ulteriormente la ricerca di un lavoro.

Ecco 13 errori che ogni persona alla ricerca di un lavoro dovrebbe evitare:

1. Focus solo su di te

Quando si è alla ricerca di un lavoro (magari già da un po’ di tempo) è totalmente comprensibile sentirsi bloccati, frustrati e scoraggiati.

Si pensa al futuro, si è preoccupati,
si è concentrati su se stessi e sulla propria condizione.

Ricorda però che
i datori di lavoro assumono in base alle loro esigenze (aumentare i profitti,
bilanciare il carico di lavoro di un team, espandere un reparto, ecc.)
e non seguono i tuoi bisogni.

Delle tue necessità o urgenze si interessano ben poco.

È di fondamentale importanza rimanere concentrati sulla soddisfazione dei bisogni dei potenziali datori di lavoro…
e non proiettare su di loro i tuoi desideri, aspettative,
risentimenti e amarezza.

2. Sei negativo e pessimista

Se ti convinci di non essere “abbastanza” per quella posizione o pensi che nessuno ti chiamerà mai,
perdi un sacco di opportunità.

Il cinismo, l’amarezza e il pessimismo si trasmettono nei colloqui di lavoro –
anche se ti sembrerà strano, succede anche nelle lettere e nelle email –
e questi atteggiamenti negativi possono affondare le tue possibilità.

Invece di lamentarti,
pensa a come puoi mostrare il tuo valore durante la ricerca di lavoro.

Riserva le tue frustrazioni personali per un amico o un familiare.
Circondati il più possibile di persone positive,
che lavorano (anche disoccupate ma positive)
e la tua energia automaticamente comincerà ad attrarre piuttosto che allontanare.

3. Sei troppo indolente – cercare un lavoro diventa ancora più difficile

“Mi spezzo ma non m’impiego.”
Achille Campanile

Purtroppo il cellulare non squilla da solo.
Nessuno viene a bussare alla porta di casa tua.
Non accade nulla se non fai nulla,
è talmente logico da essere banale.

Invece,
insegui attivamente le opportunità.
Otterrai risultati migliori essendo proattivo.

È importante la dedizione e la disciplina.

Crea un piano e una routine di ogni giorno,
sviluppa un programma,
fissa degli obiettivi,
e cerca di essere il più possibile attivo e produttivo.

A quel punto sarai anche …
attrattivo!

4. Punti alla quantità piuttosto che alla qualità

Quando sei alla ricerca affannosa di un lavoro,
è facile dimenticarsi dei buoni propositi ed enfatizzare la quantità rispetto alla qualità.

Invece di pensare quanto sei bravo perché sei riuscito a inviare 10 CV in una sola serata con il più classico dei copia-incolla,
concentrati sulla presentazione di materiali di prima qualità per ruoli cui sei veramente interessato.

Vince la personalizzazione!

Per approfondire leggi il mio post 5 scuse comode comode per non personalizzare la tua candidatura

5. Ti candidi per posizioni sbagliate

Quando il panico comincia a fare capolino (perché il tempo passa e il lavoro stenta ad arrivare),
può capitare di pensare che abbassando le pretese,
le richieste, la posizione e lo stipendio si possa risollevare l’interesse verso la nostra candidatura.

Spesso si sollevano solo le sopracciglia di chi legge il tuo CV.

Il responsabile delle assunzioni può presumere che stai facendo esattamente quello che stai facendo:
arrampicarti sugli specchi.

Un mio cliente (area manager del settore lusso) viste le risposte negative nella sua posizione si era incaponito (inutilmente) nell’inviare candidature come addetto alla vendita,
pensando di suscitare chissà quali clamori.

Spesso scendere è più difficile che salire.

Non c’è niente di male nell’accettare una posizione meno qualificata.
Non sprecare il tuo tempo e i tuoi dossier di candidatura per ruoli che sarebbero stati palesemente interessanti dieci anni fa.

6. Non sai ottimizzare il tempo

La ricerca di un lavoro non dovrebbe essere un lavoro a tempo pieno!

Cercare un lavoro è un impegno faticoso,
prosciugante a livello energetico perché tocca tasti a noi sensibili,
su una base di ansia ed emotività.

Se ti arrovelli in queste emozioni tutto il santo giorno (in breve tempo)
la tua energia andrà persa e rischierai di entrare in un loop negativo e pericoloso.

Ti consiglio di passare 4 ore filate al giorno (scegli le ore quando ti senti al tuo massimo energetico) concentrati e impegnati nelle ricerche,
scrivi lettere di candidatura e allenati nelle interviste di lavoro.

Le altre ore dedicale alla cura di te stesso (palestra, corsa, hobby, ecc...),
staccati il più possibile per ricaricare la tua “batteria” energetica.
Ti servirà.


13 linguaggi del corpo che come donna dovresti evitare per non perdere credibilità – 2

donna al lavoro

leggi anche la parte 1 small ...

7. Tono della voce ascendente

Le voci delle donne,
spesso lievitano verso l’alto alla fine delle frasi (come se fosse una domanda o quando si chiede approvazione).

Così facendo, si mette in discussione il proprio modo di comunicare e si dà l’impressione che non si abbia fiducia in quello che si dice.
Così, è difficile essere autorevoli.

Se stai dando una disposizione o una direttiva a un tuo collaboratore,
il tono della tua voce deve scendere verso il basso alla fine di ogni frase.

8. Aspettare il proprio turno per parlare

Nei negoziati e nelle discussioni,
gli uomini parlano più delle donne e interrompono più frequentemente.

Se vuoi essere ascoltata,
parla.

Se qualcun altro sta parlando e vuoi prendere la parola,
non aver paura di interrompere,
con garbo ma con fermezza.

Essere troppo cortesi,
aspettare pazientemente il proprio turno per parlare ed esprimere il proprio parere,
(specialmente in una organizzazione piena di forti personalità)
può trasformarti in una statua di cera.
Muta.

9. Essere eccessivamente espressiva

Quando vuoi aggiungere passione e significato al tuo messaggio,
una certa quantità di gesti e di espressività può senza dubbio aiutare.

Le donne che esprimono l’intero spettro di emozioni e danno sfogo alla loro espressività possono
essere considerate i clown dell’ufficio.

Quindi,
se vuoi massimizzare il tuo carisma e la tua autorità,
riduci al minimo i movimenti.

10. Stretta di mano troppo delicata

Poco importa se sia giusto o sbagliato,
molte persone ti giudicheranno immediatamente dalla tua stretta di mano.

Una stretta di mano ferma e decisa crea subito un’impressione positiva,
mentre una molle ti “dipinge” all’istante come passiva e priva di fiducia.

La donna al lavoro che stringe la mano con fermezza trasmette un’impressione più positiva e ha maggiori probabilità di essere giudicata sicura e assertiva.

11. Flirtare

Come donna perdi il vantaggio competitivo quando inizi – anche in modo inconscio – a flirtare (utilizzando i comportamenti non verbali come sorridere molto, ammiccando, sporgendosi in avanti, giocherellando con i capelli, ecc).

Anche se fatto in modo sottile,
civettare e stuzzicare può smorzare le persone a interagire con te.
Si perde in autorevolezza.

12. Guardare le persone in modo ambiguo

Immagina un triangolo sulla faccia del tuo interlocutore (gli occhi sono la base e il centro della fronte il vertice).
Ecco dove dovresti guardare quando stai interloquendo con qualcuno sul posto di lavoro.
La gente capirebbe che fai sul serio.

Ora,
rovescia il triangolo (gli occhi sono ancora la base ma stavolta il vertice è la bocca).
Ecco dove le persone guardano in un ambiente sociale,
quando flirtano.

Ecco perché in un ambiente aziendale, uno sguardo sociale può essere interpretato come civettuolo,
ambiguo, seducente,
poco serio e poco autorevole.

donna al lavoro

13. Look non adeguato

L’abito è una forte dichiarazione visiva di come si vede una donna al lavoro.

Un look appropriato può davvero rilevarsi un vantaggio e un forte impatto per il successo.

Così una donna di buon senso cambierà il suo look in base alle situazioni aziendali specifiche. Non viene richiesto tanto di far girare la testa ai passanti quanto di sentirsi in ordine e a proprio agio,
soprattutto sul luogo di lavoro.

Una donna dovrebbe evitare (come il fuoco):
uno stile non appropriato per l’età o troppo sexy, poca cura personale,
capelli perennemente sporchi e legati, ricrescita di settimane,
smalto sbeccato da giorni e altre sciatterie,
profumo troppo forte, make up eccessivo, gioielli vistosi e rumorosi, ecc.

leggi anche la parte 1 small ...

La donna al lavoro sicura di se è anche arrogante e sfrontata?

Sbagliato.
Purtroppo, questo è un timore di molte donne.

Si può mostrare fiducia e sicurezza di sé ma anche comprensione e femminilità, pur avendo una posizione lavorativa di responsabilità, gestendo team e budget anche importanti.

Anche la donna può essere assertiva senza aver paura della propria femminilità: essere sexy e femminile non è l’antitesi dell’essere una donna indipendente,
libera e di potere.

“Date alle donne occasioni adeguate ed esse possono fare tutto.”
Oscar Wilde

13 linguaggi del corpo che come donna dovresti evitare per non perdere credibilità – 1

donne al lavoro

“La questione non è chi mi darà il permesso,
ma chi mi fermerà”

Ayn Rand

Tutti i leader sono giudicati (anche) dal loro linguaggio del corpo.
Tutti i leader-donna sono giudicate (soprattutto) dal loro linguaggio del corpo…
ma anche tutte le donne al lavoro sono giudicate dal loro linguaggio non-verbale.

Se una donna vuole essere percepita come potente,
credibile e sicura di sé,
deve essere consapevole dei segnali del corpo (quelli non verbali) che sta inviando.

Donne al lavoro? Il linguaggio non verbale è -quasi- tutto

Una team leader mi raccontava di avere problemi a gestire i suoi colleghi maschi:
“Mi rendo conto che non mi hanno mai preso sul serio.
È come se pensassero che stia sempre flirtando con loro.
Ma ti assicuro che non lo sto facendo!”.

Il punto era che…
la team leader durante le interazioni legate al lavoro (in un ambiente prettamente maschile) utilizzava uno “sguardo sociale”;
spostando lo sguardo (inconsciamente) e la sua attenzione nella zona tra gli occhi e la bocca.

E uno sguardo sociale può essere interpretato come provocante,
anche in un ambiente aziendale.

Spesso le donne al lavoro sono inconsapevoli dei loro messaggi non-verbali che riducono la loro autorità ed esprimono vulnerabilità,
soggezione o asservimento.

Ecco 13 errori del linguaggio del corpo a cui le donne leader (e non solo) dovrebbero prestare attenzione e che dovrebbero accuratamente evitare:

1. Testa troppo inclinata

Quando stai ascoltando qualcuno che parla, non è raro inclinare la testa da una parte.
È un segnale positivo,
vuol dire che sei in ascolto e sei coinvolta.

È un gesto particolarmente femminile che (tuttavia) è meglio usare con parsimonia in ufficio perché inconsciamente è elaborato come segnale di asservimento e sottomissione.

Se desideri proiettare potere e autorità dovresti tenere la testa verso l’alto in una posizione più neutrale.

2. Presenza fisica “ristretta”

Le donne al lavoro che si sentono meno sicure tendono a “ritirarsi” nei loro corpi e ridurre al minimo le loro dimensioni (i gomiti stretti ai fianchi, gambe incrociate e mani molto vicine al corpo) in contrapposizione ai “maschi dominanti che si espandono e occupano più spazio”.

Così in ambiente professionale,
questa “contrazione” può essere facilmente interpretata come un segno che non senti o non meriti alcun potere (altrimenti perché non occupare più spazio,visto che puoi).

“Restringere” il tuo corpo può far sembrare che tu stia chiedendo di essere ignorata e non essere notata.

3. Gesti adolescenziali

Strofinarsi le mani, attorcigliare i capelli, giocare con gioielli e mordicchiarsi un dito non sono gesti visti molto positivamente sul posto di lavoro,
soprattutto se ci si aspetta di proiettare un’immagine di potere e autorità.

Le donne quando si comportano da adolescenti sono percepite come molto meno potenti.

4. Parlare con tono troppo basso

Non c’è niente di sbagliato nel parlare a bassa voce.
In molti luoghi di lavoro, però, è necessario parlare con un tono più alto se si desidera che le persone prestino davvero attenzione.

Esercita la tua voce,
lavorando su volume e chiarezza.

5. Essere eccessivamente sorridente

Lo so, lo so…
Anch’io su molti post ho scritto di sorridere spesso perché la gente ama il sorriso e che è un potente spunto non-verbale.
Beh! È ancora un buon consiglio,
ma fai attenzione al contesto.

Quando eccessivo o inappropriato,
il sorriso può essere anche fonte di confusione e di perdita di credibilità.

In particolar modo se si sorride mentre si discute di un argomento serio,
si esprime rabbia o si stanno dando risposte o feedback negativi.

Quando si parla di qualcosa di serio, lo sguardo deve essere serio.
Quando si parla con un cliente arrabbiato,
sorridere farà sembrare che tu non stia prendendo sul serio il suo problema o reclamo.

donne al lavoro

6. Annuire costantemente

Quando una persona annuisce,
vuol dire che è d’accordo, sta ascoltando,
sta empatizzando o incoraggiando l’interlocutore a continuare a parlare.

Annuire in modo eccessivo può portare però a qualche problema di comunicazione,
che si rivelerà particolarmente fastidioso durante le interazioni sul posto di lavoro.

Annuire costantemente può esprimere incoraggiamento e ascolto,
ma non autorità e potere.

leggi anche la parte 2 small ...

Ricerca di lavoro? 8 emozioni che devi imparare a gestire

ricerca di lavoro

La ricerca di lavoro può evocare tutta una serie di emozioni.

È una cavalcata emozionante (nel senso che le emozioni possono salire, abbassarsi,
risorgere di nuovo e ripresentarsi – all’improvviso – con impeto sempre maggiore).

Un mare agitato di pensieri tempestosi,
suggestioni contrastanti e turbamenti passeggeri.

Se non ti è mai successo …
non puoi capire.

Saper gestire le emozioni durante la ricerca di lavoro significa essere in grado di condizionare i propri pensieri ed evitare che apprensioni e timori gestiscano completamente la tua mente. Ecco le 8 emozioni che devi imparare a gestire:

1. Incertezza

Quando il tempo passa …
cresce l’insicurezza di non sapere quando la ricerca di lavoro si concluderà.
Quando ne verrai fuori.
Quando troverai (finalmente) un nuovo lavoro.

Ti senti perso,
non sai dove sbattere la testa.
Domande, incognite, ipotesi affollano la tua mente sulle possibili azioni da intraprendere,
i pensieri vanno in tilt e per quanto ti sforzi,
sembra difficile trovare una soluzione praticabile.

Inizi a immaginare potenziali scenari sempre più negativi …
ti chiedi se vale la pena fare tanta fatica per niente e hai la tentazione di mollare tutto
beh, non farlo!

2. Frustrazione

Sensazione d’insignificanza che deriva (spesso) dalla mancanza di risposte alle numerose candidature.

Nel mio lavoro di coach a contatto con persone alla presa col reinserimento professionale,
osservo che quando le aziende rispondono (anche se negativamente) le persone avvertono – per lo meno – la sensazione di esistere.

La frustrazione è massima invece quando non succede niente.
Non una misera mail, una breve telefonata, uno straccio di lettera …
Niente di niente …

Il nulla assoluto che ti spinge a …
controllare la connessione internet del tuo PC e il postino (che forse) sta imbucando da un’altra parte la tua corrispondenza.

Se non ti è mai successo,
non puoi capire …

3. Rabbia

Man mano che realizzi quanto sta accadendo,
monta la tua rabbia verso con il capo, i titolari,
l’azienda, i colleghi traditori, la globalizzazione, le multinazionali,
il “Trump” di turno che ha generato tutto questo.

Se hai la possibilità di “buttare fuori”, puoi scaricarti e sfogarti,
altrimenti la rabbia continuerà a ribollire dentro di te.
Contro gli altri,
e contro te stesso.
Perché non sei capace di reagire.
Di tirarti-fuori.
Non sei stato capace.

La soluzione è canalizzare questa rabbia (che è pura energia – forza) verso le azioni necessarie per scuotere-e-risolvere la questione.

4. Gestione del rifiuto

Come coach posso affermare (senza possibilità di smentita) che se vuoi “allenare” la tua resilienza nella gestione dell’insuccesso, non devi fare altro … che essere disoccupato.

I continui rifiuti richiamano immediatamente l’idea di un giudizio negativo,
di una disapprovazione inappellabile nei nostri confronti, non essere all’altezza,
non piacere agli altri, avere qualcosa che non va.

Per quanto doloroso e sgradevole sia,
il rifiuto è parte integrante della vita.

Vale per me, per te, per tutti …
anche (e soprattutto) per le persone di maggior successo che hanno ricevuto tantissimi rifiuti e porte in faccia.

5. Tristezza

Vedere gli altri andare in vacanza,
invidiare amici e parenti che sono al mare a godersi la vita mentre tu stai continuando una ricerca che sembra senza fine.

In questo difficile percorso emotivo puoi provare momenti di abbattimento quando pensi a ciò che hai perso, alle aspettative svanite e agli errori commessi.

Questa sensazione di malinconia può portarti a perdere energia e voglia di fare,
ma anche a riflettere su te stesso,
sul tuo passato e sul tuo presente,
su quelli che sono i veri valori,
ciò che conta davvero nella tua vita (potrebbe essere un momento “magico” e irripetibile sotto diversi aspetti).

6. Imbarazzo

Se hai perso il lavoro,
e sei alla (disperata) ricerca ti sarà certamente successo di aver incrociato qualcuno che non vedevi da un po’ e di aver pensato “Azz! Proprio adesso …”.

La banalità della nostra epoca non ti fa sconti:
se incontri qualcuno che non vedi da un po’,
la domanda che ti farà sarà sempre la stessa “Cosa fai adesso?”

Imbarazzo.
Tanto imbarazzo.
Si va da una risposta finto-brillante, alla pura-menzogna o una mesta ammissione con un finale malinconico tipo “Così è la vita”.

Se ci sei passato e incontri qualcuno che non vedi da un po’ …
fa la cosa giusta … non chiedere niente!
Resta nel vago.
Altrimenti il suo imbarazzo diventerà il tuo imbarazzo.

7. Senso di ingiustizia

Man mano che realizzi quanto sta accadendo,
monta il tuo rancore verso il sistema.
Il mondo.

Ti senti defraudato, ingannato,
deluso, senti che non è giusto.
Ingiusto.

Purtroppo,
il senso di giustizia non è altro che un’idea astratta.
Un concetto assolutamente irreale che ha il potere di influenzare il tuo stato d’animo.

Non puoi basarti sulla presenza o meno di giustizia che vedi intorno a te.
Cerca di avere una visione più obiettiva e reale del mondo.

8. Gioia per la fine della ricerca di lavoro

Quando,
dopo una lunga attesa, finalmente arriva la chiamata,
il colloquio e l’assunzione … allora esplode la gioia!
Sì, ci hai creduto e ce l’hai fatta!
E’ stata dura ma ci sei riuscito!

Adesso che sei arrivato alla meta puoi guardare indietro e avvertirne il senso.
Il disagio di dover fare qualcosa che non ti è mai stato insegnato a scuola o semplicemente cui non eri preparato.

Non è stato affatto semplice la ricerca di lavoro, sei caduto e ti sei rialzato,
la tua frustrazione è stata messa a dura prova.
Le prove che ti hanno fatto così tanto patire ti hanno reso più forte.

Adesso,
puoi guardare avanti con fiducia e consapevolezza.

“Questa parte della mia vita,
questa piccola parte della mia vita si può chiamare Felicità!”

Chris Gardner – (Will Smith) – La ricerca della felicità

10 errori da evitare quando ti chiedono “Mi parli di lei?” – 2

parli di lei

Leggi anche i primi 4 punti.

5. Elencare semplicemente una lista delle tue qualità

Se utilizzi la presentazione per decantare le tue lodi e magnificare le tue qualità d’impiegato o manager rischi di annoiare il tuo interlocutore.

Evita di trasformare questa presentazione in una lista (semplicista e scontata) delle tue qualità.
“Sono puntuale, flessibile, organizzato, competente, professionale …”
Ah si? Bravo, ma chi non lo è?

Non esagerare, ma non sottovalutarti nemmeno;
sii specifico e concreto,
quanto più possibile,
è il modo migliore per centrare l’obiettivo!

Inoltre,
non cercare di “venderti” durante la presentazione,
(è troppo presto)
perché così facendo sarai percepito come una persona che mira esclusivamente al posto di lavoro ed è più concentrata sui propri bisogni piuttosto che su quelli dell’azienda.

6. Essere “troppo” modesto

Non sono pochi i professionisti (di ogni età e settore) che, nonostante indubbie preparazioni e capacità, odiano dover parlare di loro stessi, sono umili e vaghi,
non sono a loro agio nel “vendersi” e
non riescono a comunicare chiaramente la loro preparazione.

Così sembrano essere le persone meno competenti del mondo.
E non lo sono.
Che peccato!

Se ti prepari,
puoi trovare un modo per presentarti al meglio pur rimanendo fedele alla tua personalità.

Ricordiamoci che parlare di te stesso, dei tuoi successi e delle tue realizzazioni, non è boria,
arroganza o presunzione.

Quando parli di un risultato, parli di un dato di fatto.
Quando parli di come hai risolto un problema, hai imparato una nuova abilità
o collaborato con il team, stai parlando di fatti concreti.

Non aver paura di parlare dei risultati che hai raggiunto.

7. Mentire quando ti chiedono Mi parli di lei

A molte persone piace – in un colloquio di lavoro – mentire, esagerare o gonfiare quel che raccontano mentre descrivono le proprie abilità e competenze.

È un grosso rischio.
Se il datore di lavoro scoprirà che hai mentito,
le conseguenze saranno inevitabili!

8. “Bene, che cosa vuol sapere?”

O peggio
“Vuol sapere della mia esperienza di lavoro, della mia formazione, che tipo d’informazione stai cercando?”
Complimenti. Sei partito malissimo!

Perché una risposta come questa dice a un intervistatore che sei impreparato per una domanda non strutturata.

Mi parli di lei … può essere interpretato in molti modi diversi;
tuttavia,chiedere troppi chiarimenti ti fa solo apparire esitante e confuso.

9. Lamentarsi dell’ex capo o datore di lavoro

“Lingua lunga – carriera corta”.
Žarko Petan

Non vedi l’ora di sfogarti contro il tuo ex capo o datore di lavoro con sorrisini e frasi sarcastiche?

Le esperienze negative, i torti, le ingiustizie, le sopraffazioni del passato ti possono rendere rancoroso e suscettibile.
È normale e anche comprensibile.

In fase di colloquio di lavoro, essere astioso e pieno di risentimento verso il tuo precedente datore di lavoro non piace alla persona che ti sta intervistando,
poiché denota insofferenza e potenziale insubordinazione.

In generale, ogni tipo di lamentela (per quanto giustificata possa essere) va accuratamente evitata.
Meglio armarsi di sorriso,
positività e convinzione e abbandonare ogni traccia di rancore, risentimento o diffidenza.

Se vuoi approfondire leggi il mio post Parlare male del ex datore di lavoro è da rosso diretto

10. Parlare di stipendio e mutuo da pagare

Fai attenzione a cosa dici (quando rispondi a mi parli di lei) riguardo queste categorie.
Se sei interessato al lavoro solo per motivi di soldi o perché è vicino a casa – e lo ammetti senza problemi –
darai l’impressione di non voler aiutare l’azienda ad avere successo.

Sappiamo bene tutti che non si vive di sola aria.
Stipendio, vacanze, orario flessibile o altri benefici sono importanti.
Altro che.

Parlare di vil-denaro però il più delle volte può trasmettere un messaggio sbagliato (soprattutto in fase di introduzione) perché denota un maggiore interesse per la retribuzione rispetto al compito e alla mansione.

Ecco 10 errori da evitare quando ti chiedono “Mi parli di lei?”.
Come comportarsi allora in modo efficace? Approfondisci cliccando qui.

10 errori da evitare quando ti chiedono “Mi parli di lei?” – 1

parli di lei

“Ho letto il suo CV, potrebbe dirmi qualcosa di più su di lei?”
“Come la descrivono i suoi amici?”

“Mi parli di lei”
La più semplice delle domande.

È una delle domande più comuni;
è (quasi) garantito che la sentirai,
indipendentemente dal settore,
tipo di lavoro e livello di esperienza.

“Mi parli di lei” … la domanda più facile?

Parlare di te dovrebbe essere la cosa più facile da fare, vero?
Eppure siamo in tanti ad arrivare impreparati, impacciati,
non all’altezza.

Per l’intervistatore (invece) è il modo più semplice per rompere il ghiaccio e iniziare la conversazione,
mettere alla prova la tua “preparazione” mentale, costringerti a uscire dalla zona di comfort
e farti sentire (un po’) a disagio.

Grazie a questa domanda non strutturata l’intervistatore può iniziare a misurare la tua capacità di affrontare situazioni strane e inaspettate.
Non male per una domanda così innocua (all’apparenza)!

Ecco 10 errori da evitare quando ti chiedono “Mi parli di lei?”:

1. Non andare oltre le 2-3 frasi

Pur sapendo che questa è una domanda comune,
molti intervistati rimangono spiazzati e non riescono ad andare oltre a poche frasi di rito e per di più scontate e prevedibili.
Banalissime.

Il tuo nome, le scuole in cui hai studiato, la professione che hai svolto,
il tutto intercalato da “Uhm … uhm …” che indicano una scomoda verità …
sulla tua preparazione.

2. Raccontare della famiglia, invece di te stesso

“Mio padre è …, mia madre è …, ho una sorella che studia a Parigi …. Amo le passeggiate in montagna. Mi piace dipingere con l’acquarello …“.

Anche se potrebbe essere il modo più semplice per rispondere a questa domanda.
l’errore più comune che puoi fare è parlare troppo della tua famiglia,
della tua vita personale e dei tuoi hobby.

Non è un tuo primo appuntamento.
Il tuo intervistatore non vuole sapere se ti piace l’Aperol spritz,
il parapendio o camminare a piedi nudi sulla spiaggia.

In un colloquio di lavoro,
devi concentrarti su chi sei come professionista (a meno che un fatto personale non sia in qualche modo correlato con il posto di lavoro a cui ambisci).

3. Ripetere paro-paro il CV

Molti candidati (senza accorgersene) rispondono a questa domanda partendo con uno scontato “Come si vede dal mio curriculum …” e continuano con una monotona recita passo-passo del loro CV.

Mi parli di leinon è un invito a elencare semplicemente le tue esperienze passate che sono già elencate nel tuo dossier.
Chi ti sta selezionando le ha già viste,
annotate ed evidenziate.
Non serve ripeterle.

4. Esitare, divagare o andare troppo indietro negli anni

Se esiti durante il colloquio comunichi al tuo intervistatore di essere impreparato.
Una risposta prolissa, troppo lunga,
può dare (invece) l’impressione che tu sia insicuro e poco concentrato e rischia di danneggiare le probabilità di ottenere il lavoro.

Non lanciarti nella recita del tuo curriculum partendo dall’inizio … della tua vita!
È noioso, potrai confondere il tuo intervistatore con un sovraccarico d’informazioni, e, quando arrivi finalmente al punto,
il tuo intervistatore potrebbe pensare al suo pranzo.

Piuttosto, sii breve.
Conciso.
Massimo (ma proprio massimo) 2 minuti.

Leggi anche gli altri 6 punti.

5 scuse comode comode per non personalizzare la tua candidatura

non personalizzare la candidatura

“Oggi per i giovani ci sono tante occasioni, e quindi anche tanta concorrenza.
Quasi nessuno, però, fa lo sforzo di essere originale e diverso dagli altri.”

EDOARDO VIANELLO

Probabilmente ogni volta che leggi che sarebbe più incisivo ed efficace personalizzare ogni tuo singolo dossier di candidatura,
alzi gli occhi al cielo e pensi “Lo so, lo so, ma, boh, che palle …”!

Sai che è un buon consiglio,
ma sai che richiede un po’ di lavoro in più.

E così comincia il gioco del rimando,
della procrastinazione,
del “Lo farò domani”, “Lunedì”, ecc…

Perchè personalizzare la candidatura? Cambi il destinatario e il gioco è fatto!

E quando vedi un annuncio di lavoro interessante,
anziché prendere “ago e filo” e cominciare il tuo lavoro su-misura,
cambi semplicemente il destinatario e con un (abile) colpo sul tasto “invio” …
chiudi la pratica!

Facile, rapido, comodo.
Efficace, no.

Comunque …
se non lo fai tu,
qualcun altro lo farà, al posto tuo!

Ecco 5 scuse che (probabilmente) stai utilizzando per non personalizzare la candidatura:

1. “Devo sbrigarmi altrimenti arrivano prima i concorrenti

“Non ho tempo per personalizzare,
devo inviare il tutto prima che lo faccia qualcun altro.
Prima l’invio, meglio è.
Sarò il primo
”.

Sì, a finire nel cestino.

Tutto quello che vuoi, è inviare al più presto la tua candidatura,
in modo da anticipare gli altri.

Probabilmente il tuo dossier sarà visto prima di altri,
ma potrebbe non essere un gran vantaggio, se non piace a chi la esamina.

Infatti, molti selezionatori dicono che i primi dossier, che arrivano nella loro casella di posta, sono i peggiori,
perché precipitosi e (spesso) incompleti.

Altri selezionatori diffidano (e cestinano senza guardare) una candidatura ricevuta poche ore dopo l’uscita dell’annuncio.
Motivo?
Ritengono che non ci sia stato il tempo materiale di personalizzare la candidatura, studiare l’azienda, la posizione, ecc…

Le offerte di lavoro non appaiono e scompaiono in una notte.
Ciò significa che hai tutto il tempo di personalizzarle!

E poi … in riferimento all’urgenza di inviare, ricorda che:
ci sarà sempre concorrenza,
non importa quanto velocemente invierai il tuo dossier.
La concorrenza è dappertutto.

2. “Copy paste? Sì, tanto non se ne accorge nessuno

Ah, si, credi davvero!

Un selezionatore esperto si accorge in pochi secondi se ha davanti un candidato che ha personalizzato la sua presentazione oppure
se sta leggendo una candidatura generica,
standard,
inviata in massa con il più classico dei copia-incolla.

3. “È un lavoro noioso che prende tempo

Ci vuole un po’ di lavoro (ma neanche tantissimo – non ne farai una tragedia) per personalizzare curriculum e lettere di presentazione per ogni singola offerta a cui intendi candidarti.

Ma questo sforzo vale ogni minuto del tuo tempo.

Anche se sei la persona più qualificata, sarai messa (giustamente) in secondo piano nel processo di selezione,
rispetto a chi ha investito del tempo per informarsi e personalizzarla.

Quindi rimboccati le maniche,
e inizia il tuo lavoro di sartoria “su misura”.

Per personalizzare la candidatura, non è necessario ri-scriverla ogni volta,
basta variarne un 25-30%, tutte le volte,
in funzione dell’offerta alla quale stai rispondendo.

4. “Non so come pormi alla società” oppure “Non so dove prendere le informazioni

… e siccome non lo so,
invio il materiale che ho già pronto!

Personalizzare la candidatura vuol dire (anche) “lavorare” sulle singole parole,
il modo di porsi, di presentarsi, di comunicare,
con il potenziale datore di lavoro.

Se c’è una cosa che si dovrebbe sempre fare,
indipendentemente dall’azienda,
è visitare il sito web per cercare di intuirne il “tono” e le tipicità.

Quale immagine trasmette l’azienda? Trendy, classica o “alla mano”?
Il linguaggio usato nel sito è informale, tecnico o “pomposo”?
Ci sono molti termini tecnici o in inglese?
Nella sezione “Chi siamo” ci sono foto o ritratti di ogni singolo componente del team? Cosa vedi”?
Persone seriose in giacca-e-cravatta o sono tutti sorridenti, scialli e giovanili.

Anche se potrebbe non essere una scienza esatta,
sarai d’accordo con me, che si dovrebbe cambiare il modo di presentarsi se l’azienda è una multinazionale o una piccola realtà a conduzione familiare?

Se vuoi approfondire come trovare info sull’azienda a cui ti candidi leggi il mio post.

5. “Tanto nessuno la leggerà comunque

Non poteva mancare.
Un classico.

Non nascondiamoci:
più della metà dei selezionatori non leggono i dossier di candidature.
E questo potrebbe bastare per non preoccuparsi di fare qualcosa di speciale con la tua candidatura.

Ma non dimentichiamoci di quelli che la leggono.
Che sono tanti,
comunque.

Se poi dovessero leggere il tuo dossier e trovarsi davanti a una
copia scialba, incolore, standardizzata,
prodotta in serie.
Come la prenderanno?
Anche tu vuoi essere trattato come unico e speciale?

Dietro un’azienda ci sono persone.
Chi legge la tua candidatura è una persona.
Né più né meno come me e te.
Non puoi creare una singola candidatura e inviarla a tante aziende pensando di risparmiare tempo e fatica.

Ogni annuncio di lavoro è diverso …
anche la risposta all’annuncio deve essere unica e personalizzata.

14 modi di gestire il corpo che minano la tua immagine di leader – 2

immagine di leader

Leggi la parte 1 del post14 modi di gestire il corpo che minano la tua immagine di leader“.

7. Mangiarsi le unghie o giocherellare con i capelli

Tutti facciamo gesti inconsapevoli quando siamo nervosi e sotto stress.

Chi si strofina le mani,
chi afferra la loro parte superiore delle braccia,
altri si mordono la bocca e si toccano il collo.

Le donne (soprattutto) sono viste come timorose, ansiose o distratte quando assumono comportamenti da teenager tipo
gingillarsi con i capelli,
giocherellare con la collana
o mordersi un dito.

Le persone ti percepiscono come eccessivamente preoccupata per il tuo aspetto fisico e non abbastanza concentrata sul lavoro.

8. Espressioni non corrispondenti

Se (per esempio) stai dando un feedback negativo a un collaboratore,
sorridendo forzatamente e in modo nervoso,
non aiuterà a trasmettere il giusto messaggio.

L’altra persona si sentirà a disagio.

Anche se non sa esattamente il motivo,
quando si trasmette incoerenza tra le parole e le espressioni,
le persone avvertono contraddizione,
sospettano che stai tramando qualcosa o che stai cercando di ingannarlo.

9. Stretta di mano molliccia

Si dice che un bel sorriso, guardare negli occhi accompagnando il tutto con una ferma stretta di mano … faccia miracoli!
Verissimo!

Una stretta di mano debole è indice di mancanza di autorità e fiducia,
non è conforme all’ immagine di leader che vuoi dare,
mentre una stretta di mano troppo forte potrebbe essere percepita come aggressiva e dominante.

Adatta la stretta di mano a ogni persona e situazione,
ma assicurati che questo (semplice) gesto sia fatto con decisione.¨

10. Espressione del viso accigliata

Lo stress, la pressione, il target da raggiungere,
gli imprevisti e previsioni che saltano prosciugano (ogni giorno) le nostre energie.

Ansia e preoccupazioni “scavano” sui nostri visi espressioni
gravi e imbronciate.
Infelici.

Anche se non ti senti così,
invii messaggi che sei arrabbiato,
teso e poco incline al contatto.

Un’espressione corrucciata allontana le persone.
Sorridere, invece, suggerisce che sei aperto, affidabile, sicuro di sé e amichevole.

11. Parlare al cellulare e girare come una trottola

Parlando al cellulare è facile che, senza accorgerti,
inizi a camminare o girovagare senza meta.
Ora qua, ora là, adesso qui e poi ricomincia il giro …

Camminare mentre si è al telefono,
è un’azione automatica che serve a tagliare fuori tutti gli stimoli sensoriali provenienti dall’esterno,
per concentrarci maggiormente sulla conversazione.

Niente di male ci mancherebbe …
ma muovendoti continuamente (e nervosamente) in spazi chiusi del tuo luogo di lavoro crei attorno a te un clima di nervosismo che può influenzare e condizionare i tuoi collaboratori.

Pensaci la prossima volta che cominci a girare come una trottola.

12. Avvicinarsi o allontanarsi troppo può minare la tua immagine di leader

Se ti avvicini troppo a qualcuno,
prendi il braccio, appoggi la mano sulla spalla,
invadi lo spazio dell’altro,
ti prendi confidenze senza il permesso,
diventi aggressivo e indisponente.
Significa che non hai rispetto o comprensione per lo spazio personale dell’altra persona.

Al contrario, se mantieni troppo le distanze (2-4 metri) mandi segnali di freddezza e di rifiuto.

Per non sbagliare in genere è meglio tenere una distanza di 1-2 metri.

Così sarai abbastanza vicino da interagire, senza fare sentire a disagio le persone.
Distanze inferiori a 1 metro sono di solito riservate per la famiglia e gli amici.

13. Essere eccessivamente espressivo o esagerare con i gesti

Pochi (e giusti) gesti mentre parli
aggiungono passione, espressività, entusiasmo al tuo messaggio.

Gesti troppo zelanti o esagerati possono indicare che sei caotico o che stai
cercando di “drammatizzare” quello che stai dicendo.

Se comunichi con le mani,
cerca di non esagerare.

Utilizza piccoli gesti controllati per mostrare forza e fiducia,
la tua immagine di leader.
Mostra i palmi delle mani per comunicare che non hai nulla da nascondere.

Se vuoi massimizzare la tua autorevolezza,
riduci al minimo i movimenti.

14. Guardare continuamente il cellulare

Parla pure … ti ascolto”.

E intanto smanetti-come-un-forsennato sulla tastiera del cellulare e con la testa annuisci per dare una minima parvenza d’ascolto.

Guardare il cellulare mentre parli o ascolti (ascoltare è però tutta un’altra cosa) con qualcuno è un chiaro segno di mancanza di rispetto e di educazione.

Pensaci la prossima volta che un collaboratore o un collega ti sta parlando
(ma vale anche – soprattutto – per moglie/marito, figli e amici).

P.S.
Il fenomeno è così diffuso che è stata inventata una parola, phubbing,
che indica proprio “l’azione di chi snobba qualcuno, guardando il proprio cellulare invece di prestargli attenzione”.


14 modi di gestire il corpo che minano la tua immagine di leader – 1

immagine di leader

Se consideri che,
circa il 90 % della comunicazione è non verbale,
e i nostri corpi hanno una “lingua” propria,
ti rendi subito conto che il linguaggio del corpo è importante tanto quanto le parole che utilizzi.

Quando il tuo ruolo lavorativo è legata all’immagine di leader,
è fondamentale dare grande importanza alla comprensione del linguaggio del corpo e degli altri segnali non verbali.

Per capire dove è necessario migliorare,
ho selezionato 14 dei modi peggiori di gestire il tuo corpo quando sei impegnato con i colleghi, i tuoi collaboratori o il gran capo:

1. Annuire e sorridere troppo

Quando annuiamo,
vuol dire che siamo d’accordo,
stiamo ascoltando e incoraggiamo l’altro a parlare.

Annuendo continuamente esprimi incoraggiamento e impegno ma non autorevolezza e potere.
Così facendo, trasmetti l’impressione che stai (disperatamente) cercando d’impressionare e di compiacere.

Segnali la tua ansia di approvazione.

Anche il sorriso è un linguaggio del corpo potente e positivo,
ma quando (anche qui) sono persistenti o inappropriati,
può essere fonte di confusione e di poca credibilità.
Soprattutto se stai discutendo di un argomento serio,
esprimendo rabbia o stai dando feedback negativi

2. Seduta ciondolante o “contratta” può minare la tua immagine di leader

Una buona postura è importante ovunque ti trovi.

Con una seduta ciondolante e dinoccolata comunichi mancanza di rispetto per chi-parla.
Noia e apatia.
Menefreghismo.
Desiderio di non essere dove sei.

Il tuo corpo lo esprime per te … forte e chiaro!

Inoltre, se desideri una presenza da executive, un’immagine di leader, è importante “prendere fisicamente la stanza, espandersi e occupare più spazio possibile”.
Il nostro cervello è condizionato (inconsciamente) a equiparare il potere,
con la quantità di spazio che le persone occupano.

Se sei seduto in una postura contratta e “ristretta” al minimo delle sue dimensioni, occupi meno spazio e proietti meno potenza, sembrando insicuro o sottomesso.
Una “buona” postura invece incute rispetto.

3. Incrociare le braccia sul petto

Anche se piegare le braccia sul petto, può essere una posizione di riposo confortevole,
resisti alla tentazione di farlo.

Evita (sempre) di sederti con le braccia incrociate sul petto.
La maggior parte delle persone interpreterà il tuo gesto come
freddo, chiuso, polemico oppure difensivo.

Anche se stai sorridendo,
l’altra persona sentirà un senso di fastidio a interagire con te.
Anche pugni chiusi, braccia e le gambe incrociate, possono segnalare che non sei aperto ai punti di vista degli altri.

4. Non guardare negli occhi l’interlocutore

Guardare negli occhi gli altri comunica fiducia,
leadership,
forza e intelligenza.

Soprattutto quando stai parlando di punti difficili o importanti.
Guardando verso il basso mentre parli, ti fa sembrare insicuro,
e le tue parole perdono effetto.
Forza.

Quando eviti il contatto visivo sembra che hai qualcosa da nascondere.
Susciti sospetti.
Invii un messaggio all’altra persona: Non sono interessato a quello che dici.

Attenzione però al contatto con gli occhi quando è troppo intenso e prolungato
perché può essere percepito come aggressivo o dominante.

5. Muoversi troppo, a scatti, con passi brevi

Quando sei sotto pressione o sei stressato è facile che,
senza accorgerti, inizi a girovagare senza meta o coerenza.
Ora qua, ora là, adesso qui e poi ricomincia il giro …

Fai attenzione!
Così facendo stai creando un clima di tensione che può influenzare e condizionare
negativamente
tutte le persone che ti circondano.

Questo proprio non te lo puoi permettere.
Pensaci la prossima volta che cominci a correre e muoverti come un tarantolato.

Prendi le misure della lunghezza dei tuoi passi,
passi regolari e cadenzati, piuttosto che passi veloci, frettolosi o frenetici.
Non aver fretta e ricordati di mantenere la postura del corpo allineato.

Alza il mento e guarda dritto,
non guardare in basso mentre cammini.

immagine di leader

6. Testa chinata di lato

La testa chinata di lato (quando qualcuno sta parlando) è un segnale di empatia e comprensione.
Mostra che sei in ascolto.
Sei coinvolto.

Ma una testa chinata può anche essere inconsciamente messa in relazione ad un segnale di sottomissione (i cani piegano il collo in ossequio a un animale più dominante).

Se desideri proiettare un’ immagine di leader, potere e autorevolezza tieni la testa verso l’alto,
in una posizione più neutra.

Leggi anche la parte 2.

6 strategie che timidi e introversi dovrebbero conoscere prima di un’intervista di lavoro – 2

interviste di lavoro

Leggi anche la parte 1.

2. Non essere te stesso (non ancora)

La ricerca ha dimostrato che gli intervistatori (e non solo) formano le loro prime impressioni in pochi secondi.

Vai incontro all’intervistatore con un sorriso appassionato,
una stretta di mano sicura, un sorriso aperto e un amichevole “Salve! Sono Michele Ferrarelli“.

Allo stesso modo, se desideri terminare su una nota alta, ricorda che la maggior parte degli intervistatori cercano di riassumere i loro pensieri il più rapidamente possibile appena hai lasciato la stanza. Così per imprimere anche l’ultima impressione positiva, lascia la stanza con un grande sorriso “È stato un piacere conoscerla, la ringrazio per quest’opportunità“, e dai un’altra ferma stretta di mano.

Durante le interviste di lavoro è necessario spingersi oltre la nostra zona di comfort per mostrare in pieno le tue potenzialità.
Non farti bloccare.
Fai uno sforzo, dai.
Alza i toni di una tacca.
Prendi una tazza in più di caffè e sfoggia tuo miglior sorriso (anche se di circostanza, per oggi).

Non metterla-via con “Cosa ci posso fare. Sono fatto così“!
Non devi snaturarti, stravolgerti o sconvolgerti.
Devi solo migliorarti.
Almeno un po’.

3. Evitare di apparire incompetente

Non sono pochi i professionisti (di ogni età e settore) che, nonostante indubbie preparazioni e capacità, davanti ad una domanda sulle loro competenze (come prima reazione) non riescono ad andare oltre un melanconico allargare le braccia, accompagnando il tutto con un arrendevole “ Pochino”, “Abbastanza” “Dipende” che li fanno apparire impreparati e incompetenti.
Non-esperti.

Ma è chiaro che un intervistatore non ha il tempo (e la voglia) di esplorare, “estrarre” la tua competenza.
Hai già detto tu, che non sai!
Tanto basta.
Che autogol!

Gli introversi spesso odiano dover parlare di se stessi,
perché lo vedono come “vantarsi”.

Ricordiamoci che parlare di se stessi, dei propri successi e realizzazioni, non è boria.
Arroganza o presunzione.
Quando si parla di un risultato, è un dato di fatto.
Quando si parla di come hai risolto un problema, hai imparato una nuova abilità,
o collaborato con il team, stai parlando di fatti concreti.

Parla come se stessi raccontando una storia a un caro amico.

4. Mantieni il contatto visivo durante le interviste di lavoro

Le persone che mantengono il contatto visivo sono giudicate più sicure e fiduciose.
Per molti introversi, il contatto visivo nelle interviste di lavoro è faticoso.
Un esborso enorme di energia.
Ci si sente eccessivamente intimi e distrae dal pensare attentamente a ciò che si vuole dire.

Preparare i punti di discussione in anticipo ti aiuterà a dare risposte pertinenti nonostante la distrazione che potresti sentire,
mentre guardi negli occhi il tuo intervistatore.

Se hai difficoltà a guardare negli occhi, fissa il tuo sguardo tra gli occhi dell’altra persona (proprio esatto lì, tra le due sopracciglia).
Nessuno sarà in grado di dire dove effettivamente stai guardando.
Fai pratica con un amico o il partner.

5. Accenna al fatto che sei introverso

La chiave è evidenziare gli aspetti positivi della natura introversa.
Puoi indicare (durante le interviste di lavoro) tutte quelle qualità che rendono “appetibili” le persone introverse nei luoghi di lavoro,
come essere grandi ascoltatori e pensatori critici,
possedere creatività e ottime capacità di comunicazione scritta.

Per esempio se devi rispondere alla classica domanda “Mi parli di lei“, puoi dire qualcosa tipo:
Come introverso, ho scoperto di essere un ascoltatore naturale e osservatore.
Rifletto attentamente prima di parlare.
Affronto gli ostacoli con naturalezza.
Una volta che ho raccolto abbastanza informazioni, sono pronto a dare il mio contributo.
Il mio stile di comunicazione preferita è l’email e la comunicazione on-line,
ma quando si tratta di conversazioni sensibili o di relazione, preferisco di gran lunga l’incontro faccia-a-faccia”.

Non hai nemmeno bisogno di usare la parola “introverso“.

Capire le tue qualità d’introverso può aiutarti a guadagnare più fiducia. Si consiglia di prendere una copia del libro di Susan Cain “Quiet. Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare”.

6. Ritagliati uno “spazio di tempo” prima di un colloquio telefonico

Ricordiamoci che come introversi più tempo interagiamo con gli altri,
meno energia abbiamo.

Ecco perché in caso di colloquio telefonico è fondamentale avere un “cuscinetto di tempo” per stare da soli per ricaricarsi sia prima il colloquio di lavoro.
Questa strategia ti aiuterà a preservare la massima energia durante l’intervista.

Se per esempio hai fissato il colloquio alle 15.00 pianifica tutte le tue attività prima di mezzogiorno.
Se non puoi … cerca di staccare almeno 30 minuti prima: lascia l’ufficio e fatti un giro,
trova un posto tranquillo o ascolta musica.

Quando parli al telefono, cerca di seguire il tono e il ritmo dell’intervistatore in modo da essere in sintonia con lui.
Sorridi mentre parli.
Stai in piedi.
“Sembrerai” più vivo e pieno di energia.

È vero che al telefono non hai tanto tempo di pensare prima di parlare ma almeno…
non c’è bisogno di stabilire un contatto visivo!

La preparazione è la chiave per il successo nelle interviste di lavoro

Ecco l’intervista è finita,
sarai senz’altro stanco,
ma se metterai in atto queste 6 strategie, avrai molte più possibilità di successo.

Come già detto nella parte 1 dell’articolo, essendo introverso,
probabilmente preferisci (durante le interviste di lavoro) pensare prima di parlare.
E a volte, avrai l’impressione di prendere troppo tempo per rispondere.

Prova a dare una risposta nel più breve tempo possibile ma considera che ogni colloquio di lavoro è a doppio senso.
Nel senso che … l’azienda valuta te ma anche tu puoi giudicare la società.
Una cultura aziendale (tutta improvvisazione e inconsistenza) che scoraggia la riflessione e il ragionamento potrebbe non essere la scelta migliore (per te) nel lungo periodo.
Non trovi?

6 strategie che timidi e introversi dovrebbero conoscere prima di un’intervista di lavoro – 1

intervista di lavoro

“Nel linguaggio di tutti i giorni, usiamo spesso le parole “timido” e “introverso” in modo intercambiabile.
Ma un introverso può non essere necessariamente timido.
L’introverso (in contrasto con il suo opposto estroverso) è più concentrato su ciò che è dentro la sua testa e si “rinfranca” nella solitudine.
L’estroverso invece dirige la sua attenzione verso l’esterno e si carica delle persone intorno. Per esempio, dopo aver trascorso un paio d’ore o un giorno intero con gli altri, un introverso deve ritirarsi e stare da solo, mentre un estroverso dirà “Facciamo festa!”
.
Wendy Gelberg,

Il colloquio di lavoro è già stressante di suo.
Se poi ci aggiungi in fatto di essere timido o introverso, non-te-ne-dico
tra strette di mano e saluti introduttivi, il dover parlare di sé, fare il brillante,
doversi vendere ed essere al centro dell’attenzione.

Purtroppo, se noi introversi vogliamo lavorare, non possiamo evitare i colloqui di lavoro.
anche se non ne siamo felici, non possiamo farne a meno.
Anzi dobbiamo farli anche bene,
se non vogliamo screditare miseramente le nostre competenze e capacità.

Quando si parla di colloqui di lavoro, tendiamo a pensare che essere estroversi aumenta (e di molto) le possibilità di successo.
Un estroverso riesce molto bene a vendere se stesso e a “mettere su un vero e proprio show”.
Beato lui!

Ma è anche vero che uno studio pubblicato da Academy of Management Journal ha rilevato che gli estroversi sono ideali per stimolare e motivare il team, ma spesso hanno problemi con i compiti di alto livello e specializzazione.

Sei introverso? Bene sei in buona compagnia!

Tantissime persone sono introverse.

Tu, io, il tuo collega, il tuo capo, il tuo attuale datore di lavoro, il tuo intervistatore …
ma anche molti personaggi famosi del passato e contemporanei che hanno influenzato significativamente la civiltà occidentale sono classificabili come introversi …

Clint Eastwood, Bill Gates, Woody Allen,
Diane keaton, Meryl Streep, Michelle Pfeiffer,
Tom Hanks, Steven Spielberg, Michael Jordan,
Katharine Hepburn, Al Gore, Queen Elizabeth II.

e anche …

Charles Darwin, Friedrich Nietzsche, Abraham Lincoln,
Isaac Newton, Carl Jung, Albert Einstein,
Mahatma Gandhi, Thomas Edison, Alfred Adler …

1. Preparazione, preparazione e ancora preparazione

In un colloquio di lavoro, la parte più difficile per la persona introversa è affrontare l’elemento sconosciuto, l’ignoto. Ecco perché è fondamentale ridurre al minimo il fattore “sorpresa”.

La preparazione è il miglior alleato dell’introverso.

Trova il maggior numero d’informazioni.
Visita il sito web dell’azienda o del datore di lavoro, cerca le caratteristiche organizzative, il settore nel quale opera. Ogni informazione può diventare fondamentale.

Avere maggiori info potrebbe aiutarti a sentirti maggiormente a tuo agio.
Scopri, dove l’intervistatore è andato a scuola,
l’organizzazione, la struttura di gestione, la filosofia,
i prodotti, i servizi e i concorrenti
in modo da diventare un esperto sia della persona con cui parlerai sia dell’organizzazione.

Ricorda inoltre che i datori di lavoro apprezzeranno questa tua “preparazione”, perché dimostrerà il tuo interesse verso la loro azienda e che non sei solo alla disperata ricerca di un posto di lavoro.
La conoscenza contribuirà a costruire la tua fiducia.

Prima dell’ intervista di lavoro

Fai una prova di viaggio verso per la sede dell’azienda in modo da sapere esattamente
quanto tempo ci vuole per arrivarci, dove parcheggiare, dov’è l’ingresso, un piano B in caso di rallentamenti, ritardi e impedimenti.

Obiettivo: alleviare l’ansia ed evitare le “sorprese”.

Le interviste di lavoro per gli introversi sono più prosciuganti (a livello energetico) di quanto lo siano per altre persone.
Assicurati di arrivare prima per avere un po’ di tempo da solo prima del colloquio in modo da poter ricaricare le batterie ed essere fresco.

Il giorno prima dell’intervista di lavoro evita di “infilarti” in eventi sociali (anche se piacevoli)
perché queste attività ti faranno prosciugare un sacco di energia e ci vorrà del tempo per ricaricare.
Piuttosto leggi un libro,
ascolta musica o semplicemente siediti da solo,
sorseggiando un caffè o una tisana.

Se lo fai prima dell’intervista, avrai in una sensazione di freschezza e lucidità.
Se lo fai dopo, ti rilasserai e recuperai un po’ d’energia.

Prepara le risposte

Come introverso, probabilmente preferisci pensare prima di parlare.
E a volte, avrai l’impressione di prendere troppo tempo per rispondere.

In una intervista di lavoro, si può superare questa preoccupazione preparandosi accuratamente in anticipo.
Un approccio strategico efficace è quello di riflettere in anticipo su quali domande ti potrebbero fare e prepararsi le risposte.

Annota le domande più comuni. E quelle scortesi.
Preparati le risposte dell’intervista di lavoro …
sulla tua formazione scolastica, sulle tue precedenti esperienze di lavoro, il perché hai scelto quella tesi,
perché ci hai messo un anno in più del previsto, quali sono i tuoi punti di forza e i tuoi punti di debolezza.

Scrivi le domande in anticipo, e vai in “sala prove”.
Prova e riprova … davanti allo specchio, sotto la doccia, o con un amico/ partner.
L’allenamento è tutto.

Se il selezionatore ti spiazza con una domanda che non ti aspettavi,
puoi sempre rispondere “Questa è una buona domanda, mi lasci pensare un minuto”.

Leggi anche la parte 2.

Parlare male dell’ex datore di lavoro è da rosso diretto

ex datore di lavoro

Il mio ex capo è un idiota”
“La mia azienda mi ha sfruttato e poi mollato“
“Il mio capo?
Un raccomandato. E anche incompetente”.

L’amarezza è cattiva consigliera

Quando arriva la domanda sul tuo ex capo non vedi l’ora di sfogarti e rincarare la dose con sorrisini, smorfie e frasi sarcastiche?

Oppure con la scusa della trasparenza e della sincerità cogli l’occasione per scaricare sulla tua ex azienda una serie di scelleratezze e di cattiverie?

Il mondo del lavoro oggi è tosto.
Tostissimo.

Le esperienze negative, i torti, le ingiustizie, le sopraffazioni del passato ci hanno reso rancorosi e suscettibili.
È normale e anche comprensibile.
L’amarezza però è cattiva consigliera.

In fase di colloquio di lavoro, essere astiosi e pieni di risentimento verso il nostro precedente datore di lavoro non sono caratteristiche gradite alla persona che ci sta intervistando, poiché denota insofferenza e potenziale insubordinazione.

Parlare male dell’ex datore di lavoro può essere un autogol

La prossima volta che ti sarà difficile tenere la bocca chiusa quando parli del tuo ex datore di lavoro, sappi che quando parli negativamente di una persona ottieni esattamente l’effetto opposto.

Gli psicologi americani chiamano questo fenomeno Spontaneous trait inference.

Significa che ogni volta che dici cose sconvenienti su qualcun altro, chi ascolta non può fare a meno di associare a te questi stessi tratti.
Quindi, se dici che il tuo ex capo è inaffidabile, disonesto …
il tuo potenziale datore di lavoro in realtà sta collegando l’inaffidabilità e la disonestà a te.

Il boomerang ti torna indietro … con gli interessi!

Il mondo è più piccolo di quanto pensi

È possibile che i rispettivi datori di lavoro si conoscano.
Sarebbe certamente un “rosso diretto” parlare male di una persona che potrebbe rilevarsi un caro amico del tuo potenziale nuovo capo.

Inoltre con quest’atteggiamento, l’intervistatore potrebbe presupporre che parlerai male anche della sua azienda, nel caso dovessi lasciarla.

In generale, ogni tipo di lamentela (per quanto giustificata possa essere) va accuratamente evitata.
Meglio armarsi di sorriso, positività e convinzione e abbandonare ogni traccia di rancore, risentimento o diffidenza.

Piuttosto che denigrare i tuoi datori di lavoro, valorizza i tuoi punti di forza e il reale valore aggiunto che puoi offrire rispetto gli altri candidati.
Lascia che siano le tue parole, i tuoi gesti e la tua competenza a parlare di te.

L’amarezza lasciamola, davanti ad una birra, con gli amici al bar.

6 spunti per rispondere a domande scortesi durante il colloquio di lavoro

domande scortesi al colloquio

Le domande scortesi durante i colloqui di lavoro (non stiamo parlando di domande illegittime o fuori-legge ma solo di quelle imbarazzanti o strane) fanno parte del gioco e sono utilizzate dal selezionatore per testare la reazione e le risposte del candidato a questo tipo di domande.

Alcuni selezionatori lo fanno per strategia di valutazione.
Altri perché sono semplicemente curiosi (e poco delicati).
Altri ancora sono solamente persone maleducate, sgradevoli o indisponenti (tipo il tizio della foto).

“Ha mai pensato di perdere qualche chilo”
“Ehi, come si è fatta quella cicatrice sul braccio?”
“Un po’ “variopinto” il suo curriculum, non trova?”
“Che cosa ha fatto ai capelli?”

Tuttavia, se sai come rispondere o riesci a capovolgere la situazione, puoi trarne un vantaggio e guadagnare punti importanti!

Che cosa si dovrebbe fare quando i modi di un intervistatore sono scortesi o maleducati?
Ecco 6 spunti per rispondere a domande scortesi al colloquio di lavoro:

1. Mantieni la calma

E il senso dell’umorismo.
L’intervistatore può chiedere semplicemente per curiosità.

La chiave è quella di non prendere nulla sul personale ed evitare il giudizio.

Puoi anche rispondere con un complimento (per esempio l’intervistatore minimizza con una battuta la tua esperienza precedente, puoi dire qualcosa tipo “Sono d’accordo, per questo motivo lascerei la mia azienda per lavorare per una società dinamica come la vostra“), in questo modo sarai in grado di capovolgere la situazione a tuo favore.

Questa tecnica può avere un buon successo.
Gli intervistatori non se lo aspettano, così li potrai sorprendere con la tua ironia e la tua intelligenza.
Ovviamente richiede attenzione e prontezza di pensiero.

2. Non controbattere alle domande scortesi al colloquio di lavoro

La definizione “scortese” è soggettiva, spesso è molto più efficace reagire semplicemente alla domanda e non alla persona che la pone.

Fa parte della nostra natura umana voler controbattere immediatamente a un commento offensivo o una domanda impertinente.

Se rispondi in modo maleducato a una domanda scortese, diventi a tua volta insolente e inadeguato.

3. “Usa” il silenzio

Il silenzio è spesso percepito come imbarazzante e scomodo.
La maggior parte delle persone si sente (almeno un po’) a disagio con il silenzio.

Non c’è bisogno di uno sguardo scontroso e “controbattute” al veleno.
Un sorriso appena accennato, seguito da un lieve movimento di occhi spalancati per la sorpresa, può essere efficace e anche disarmante.

Il tuo silenzio potrebbe suggerire alla persona di ravvedersi un po’, e (forse) anche di chiedere scusa.

4. Cambiare tema

Puoi fingere di non aver sentito il commento maleducato, fare una brevissima pausa e cambiare il tema del discorso rispondendo con un’affermazione che mette in risalto le tue abilità e i tuoi punti di forza, come l’inventiva, la precisione, la team leadership.

5. Chiedere maggiori informazioni

Chiedere ulteriori chiarimenti quando l’intervistatore commenta in modo inappropriato.

Ad esempio … “Potrebbe spiegarmi cosa intende per …?”
oppure
“Scusi, non la seguo correttamente.
Potrebbe gentilmente riformulare la domanda o spiegare che cosa intende per …?
“.

Invitare il selezionatore a riformulare la domanda, ti permette di guadagnare un po’ di tempo, t’impedisce di rispondere inadeguatamente e costringe il selezionatore a “soppesare” meglio le sue parole.

6. Se la conversazione è davvero irrispettosa?

Nel caso in cui il datore di lavoro continua a fare commenti o domande scortesi e offensive, sai che hai il diritto di rifiutare di rispondere.

Se non desideri rispondere, non c’è bisogno di farlo.
Meglio dire “No”, educatamente e far capire che non accetti le domande scortesi al colloquio.

Congedati con classe, senza commentare e offendere.
Non ne vale la pena.
Usa una frase tipo “Grazie per il suo tempo. Non credo che questa posizione sia a misura per me”.

Potresti lasciare l’intervistatore con il rimpianto per quello che ha perso.

Come fare una buona impressione ancor prima di aprire bocca – 2

buona impressione

leggi anche la parte 1 small ...

Look sempre adeguato alla circostanza

Per andare in ufficio, un meeting di lavoro, a un evento importante, un cocktail con le amiche o per un primo appuntamento galante, il tuo look deve essere adeguato alla situazione.
Sei sicuro che sia quello giusto?

Meglio un look sobrio (per evitare di dare troppo nell’occhio), un look casual tipo jeans e t-shirt oppure uno classico camicia bianca, tubino nero o blu, tacco medio e qualche accessorio chic?

Anche se il look è sobrio e formale,
un pizzico di personalizzazione può darti un tocco di personalità in più e contribuire alla buona impressione.

Anche i colori sono importanti. 
Meglio colori tenui per un incontro/happening/colloquio nel sociale e blu scuro per quel che riguarda una società bancaria, assicurativa o un’azienda di produzione.

Creare il contatto visivo

Gli occhi trasmettono la nostra essenza.

Quando ci concentriamo sugli occhi, siamo in grado di vedere la “vera essenza” della persona,
ci colleghiamo direttamente con il suo sé autentico.

Quando dai la mano a qualcuno, è importante creare “un collegamento” anche con gli occhi …
sorridi,
guarda la persona negli occhi e nota il colore dei suoi occhi.

Notare il colore degli occhi della persona cui stringiamo la mano.

Questa semplice abitudine ti “costringerà” a guardare (davvero) le persone negli occhi e “connetterti” con lui/lei.

Prova e vedrai la differenza.

Perfezionare la stretta di mano

La stretta di mano la dice lunga su di noi ancor prima di aprire la bocca.

L’intensità della forza impressa alla stretta è legata alla personalità ed è vista come una dimostrazione di carattere e di forza.

La stretta di mano è stata frutto di non pochi studi sul linguaggio del corpo e il carattere della persona.
Nello specifico in base all’indagine effettuata su più di 100 manager italiani è emerso che il 9% eccede nella forza nella stretta di mano e ben il 60% pecca in debolezza.

Una stretta salda e decisa è tipica di una personalità dominante, sicura di sé e razionale;
se la pressione è eccessiva, però è segno di un carattere aggressivo ed esibizionista.
Per contro, persone che danno la mano in modo molle e fiacco sono di solito schive,
timide e diffidenti.

C’è anche chi torce il polso dell’altro (esprime il desiderio di porre l’altro in un ruolo di sudditanza), chi invece offre la mano molle o solo la punta delle dita (non gradisce il contatto con gli altri).

La miglior stretta di mano per fare una buona impressione è verticale, decisa e forte (ma non troppo).
Ad esempio se davanti a noi c’è un ragazzino/a o una persona anziana, la nostra pressione,
se pur decisa deve essere meno forte.

La chiusura a due mani può sembrare troppo intima,
soprattutto quando è la prima volta che incontriamo qualcuno.

Mantenere la giusta distanza

Anche la distanza è molto importante la prima volta che incontri la persona.

Se mantieni troppo le distanze (2-4 metri) mandi segnali di freddezza e di rifiuto.
Al contrario, se sei una persona socievole e affettuosa, che preferisce parlare faccia a faccia a breve distanza ma ti avvicini troppo, prendi il braccio, appoggi la mano sulla spalla, invadi lo spazio dell’altro, ti prendi confidenze senza il permesso,
diventi aggressivo e indisponente.

Per non sbagliare in genere è meglio tenere una distanza di 1-2 metri.
Così sarai abbastanza vicino da interagire, senza fare sentire a disagio le persone.
Distanze inferiori a 1 metro sono di solito riservate per la famiglia e gli amici.

Evita anche di porti di fronte perché posizioni frontali (soprattutto tra uomini) sono assunte in situazione di conflitto.
Meglio porsi di fianco o ad angolo retto.

Trattenere il sorriso per una buona impressione

Regala alle persone che incontri un sorriso sincero.

Se il tuo viso, i tuoi denti e gli occhi non sono parte del sorriso, vuol dire che stai utilizzando un sorriso di circostanza.
E’ il classico tipo di sorriso che utilizzi quando non ti senti veramente a tuo agio,
non hai voglia di sorridere ma lo fai forzatamente solo per apparire cortese.

“Aggancia” gli occhi dell’altra persona, nota il colore dei suoi occhi e poi sorridi.
Attendi che sorrida di nuovo e poi “trattieni” il tuo sorriso per due secondi in più di lui/lei.

Sarai stupito dal legame che si crea.
Le persone non potranno non notare qualcosa di “diverso” e si ricorderanno sicuramente di te.

Ecco 7 suggerimenti per fare una buona impressione ancor prima di aprire bocca.
Per alcuni di noi poi, i problemi iniziano proprio lì … quando devono cominciare a parlare … ma questa è tutta un’altra storia! Se desideri approfondire l’argomento … ecco il personal coaching per potenziare la leadership!

Forse hai bisogno di maggiori informazioni?
Hai sentito “parlare di coaching” ma non hai mai davvero fatto il primo passo?
Lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno,
scopri la mia guida di benvenuto facendo click qui.

Foto: Roland Lakis

buona impressione

7 modi infallibili per rovinare il colloquio di lavoro – 2

colloqui

Leggi anche la parte 1.

4. Essere rancorosi durante i colloqui

Il mondo del lavoro oggi è tosto.

Le difficoltà nel prendere appuntamenti, le esperienze negative del passato, i tanti “le faremo sapere” ci hanno reso rancorosi e irritabili. È normale e anche comprensibile.

L’amarezza però è cattiva consigliera.

Essere rancorosi, astiosi, pieni di risentimento e trasmettere tale frustrazione alla persona che ci sta intervistando, non sono caratteristiche che piacciono e non ci aiutano certamente ad aumentare le possibilità di essere assunti. “Il mio capo era un idiota” o “Mi ha fregato il mio collega“ oppure “I clienti di oggi sono stupidi”.

Dei nostri problemi personali non importa a nessuno … tanto meno a un datore di lavoro.

Meglio dunque armarsi di sorriso, positività e convinzione e (anche se sono d’accordo che non è facile) lasciare a casa ogni traccia di rancore, preconcetto o diffidenza.

L’amarezza lasciamola con gli amici al bar.

5. Essere troppo molli o troppo attivi

Il colloquio di lavoro è il tuo momento di brillare.
C’è qualcuno che è interessato a conoscere la tua storia.

Questo non è il momento di tacere, essere statici, immobilizzati, con lo sguardo basso, parlare poco o balbettare. Parlare poco è un atteggiamento assolutamente improduttivo che spesso assumono persone riservate o timide che per la tensione si chiudono in loro stessi, non espongono i loro punti di forza o preferiscono fare i modesti.

Non puoi pretendere che il datore di lavoro sappia delle tue competenze o di come sei in grado di risolvergli i problemi, se non glielo dici. Il nostro interlocutore potrebbe pensare che sei una persona troppo chiusa e che non riesci a interagire con altre persone.

Al contrario anche parlare troppo, non funziona. Parlare troppo è una reazione alla tensione, divaghiamo, rigiriamo le parole senza rispondere in modo mirato alla domanda. Un fiume in piena.

Pensi che se racconti tutta la tua vita senza mai fermarti colpisci il tuo interlocutore? Se fai tante (troppe domande) sei sicuro di fare una buona impressione? Può rivelare un’eccessiva autostima o al contrario un tentativo di mascherare la tua insicurezza?

Parlare tanto non significa comunicare.

Un candidato logorroico (che sommerge d’informazioni il suo selezionatore) è spesso recepito come fastidioso e che come tale è evitato.

Il datore non vuole perdere tempo a sentire discorsi inutili. Cerca di essere sintetico e cogli il nocciolo delle domande. Rispondi alla domanda o intervieni solo quando intuisci che l’interlocutore sta aspettando il tuo intervento.

Vai dritto al punto, senza girare intorno.

6. Parlare subito di stipendio e benefit

Sappiamo bene tutti che non si vive di solo aria.
Stipendio, vacanze, orario flessibile o altri benefici sono importanti.

Altro che.

In un mondo ideale un datore di lavoro dovrebbe illustrare durante il colloquio anche gli aspetti economici, ma in molti casi ciò non avviene (a volte una persona può passare anche attraverso 2-3 colloqui e ancora non conosce lo stipendio o i benefit) e quindi in queste situazioni verrebbe spontaneo e comprensibile, chiedere “Quant’è la paga?”.

Domanda legittima, certo.

Domanda che però il più delle volte può trasmettere un messaggio sbagliato, come ad esempio un interesse maggiore rispetto verso la retribuzione rispetto al compito e alla mansione.
Chiedere i vantaggi al primo incontro o in modo sbagliato potrebbe rivelarsi disastroso soprattutto perché non sai ancora se sei tra i “papabili”.

Meglio aspettare il momento giusto, soppesare bene l’atmosfera del colloquio e valutare se ci sono le premesse per questa domanda. In caso contrario è meglio astenersi e rimandare la questione a un secondo tempo.

7. Non conoscere l’azienda

Cioè?

Chiedere “Che cosa fa la vostra azienda?” oppure non saper rispondere o balbettare alla classica domanda “Che cosa sa della nostra azienda?” potrebbe essere sufficiente per compromettere l’esito del colloquio.

Ignorare le caratteristiche dell’azienda oppure porre domande che sono chiaramente visibili sul sito dell’azienda (per la quale ti stai proponendo) è un classico errore. Questo dice subito che non hai preparato l’intervista.

È un modo veloce che usano i selezionatori per scremare la lista di candidati durante i colloqui. Se non sai la risposta, sei fuori.

Prendere info sull’azienda per la quale ti stai proponendo, ti prende poco tempo ma i suoi effetti sono importanti. Questo non vuol dire imparare a memoria ogni prodotto o nominativo presente nel sito. Al datore non interessa un’analisi approfondita della sua situazione aziendale ma basta avere un’idea chiara e semplice di come l’azienda è strutturata, cosa produce, gli obiettivi, le filiali, ecc.

Oggigiorno tutte le aziende hanno un sito internet, dove poter reperire informazioni di base.

Leggi anche la parte 1.

Un primo passo è concentrarti solo su questo: non tagliarti le gambe da solo con errori gravi. Concentrati sui principi base e il resto verrà da sé. Evita questi 7 errori e poco importa come andrà il resto del colloquio.