Niente da dire alla riunione: una delle più grandi insicurezze sul lavoro

insicurezze sul lavoro

“Quasi la metà di tutte le nostre angosce e le nostre ansie derivano dalla nostra preoccupazione per l’opinione altrui.”
Arthur Schopenhauer

Un’altra riunione sta arrivando e tu cominci a sudare freddo.
Come sempre.

Anche tu come tanti professionisti .. non sei in un ambiente confortevole

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Sicuramente  molte più persone di quello che pensi!

Durante la riunione, alcune persone possono dominare la discussione, prendere la scena, catturare l’attenzione, lasciando agli altri (te compreso) poche possibilità per mettersi in luce e mostrare la reale potenzialità.

Si dice che il silenzio è d’oro,
ma in questo caso … stare seduto congelato durante l’ennesima riunione, può essere una sensazione terribile.

Una delle maggiori insicurezze sul lavoro.

C’è qualcosa di peggio di sedersi in una riunione sapendo di non aver niente di produttivo con cui contribuire?

Anche tu … vuoi aggiunge valore, essere apprezzato per la tua capacità e la tua competenza.

Rilassati

Hai detto niente! Mi dirai …

Relazionarsi con gli altri può essere una sfida personale molto ardua.

Ti sei mai chiesto perché per alcuni tutto sembra semplice e naturale … per te invece sembra di scalare una montagna impervia?

La risposta è semplice:
gli altri sono più bravi di te per predisposizione naturale oppure perché hanno imparato meccanismi di copertura del nervosismo e accorgimenti per mascherare il suo effetto.

Quali? Leggi il mio post

Fai attenzione al tuo dialogo interno

“Chissà cosa pensano di me!”
“E se faccio una figuraccia?”
“Se apro bocca sicuramente rischio di dire scemenze”
“Sono talmente ansioso che sicuramente rischio di inciampare!”

È importante acquisire consapevolezza rispetto il tuo dialogo interno, che è spesso disfunzionale.
Se sei convinto di essere un disastro, ti comporterai come un disastro, agirai proprio così, in modo da avere la conferma “Ecco, vedi, sono un disastro …”.

Se ti convinci (non so su quale base poi …) che se apri bocca durante la riunione gli altri rideranno …
sicuramente tenderai a rimanere in silenzio, sperimentando ansia e disagio, tutte le volte che avrai voglia di dire qualcosa.

È importante a riconoscere i tuoi pensieri depotenzianti e sostituirli con modalità più positive e rassicuranti, in modo da sentirti meglio e cominciare a rischiare!

Molto più produttivo convincersi che: “Se dico quello che penso non sarà un disastro necessariamente. Forse qualcuno potrà non condividere il mio punto di vista ma qualcun altro potrà essere d’accordo!”.

“Allenati” tutte le volte che hai occasione

Sfrutta tutte le occasioni che ti si presentano (il cameriere che non ti ha ancora servito, la venditrice pressante, un collega noioso alla pausa-caffè) per confrontarti ed esporti con gli altri.
Così un po’ alla volta, in modo graduale, partendo da piccoli contesti!

Per combattere la tua insicurezza è utile esporsi continuamente, alle situazioni che ti danno disagio e in imbarazzo, affinché la difficoltà possa diventare “familiare” e diminuire.

“Allenandoti” hai l’occasione di concentrarti sulle tue reazioni per poi deviarle in atteggiamenti più produttivi … e non farti inghiottire da queste insicurezze sul lavoro!

Non essere troppo critico con te stesso

Il tuo critico interiore non analizza oggettivamente.
Alimenta di continuo un dialogo interno eccessivamente negativo che crea ostacoli e impedimenti.

È autodistruttivo, può essere dannoso per te e per gli altri.

Focalizza le tue paure … sono davvero motivate?
O stai ampliando a dismisura una delle tue più grandi insicurezze sul lavoro?

Pensare che – appena apri bocca – un collega o il capo scoppi in una risata fragorosa ti sembra realistico?

Memorizzare non ti servirà a superare le insicurezze sul lavoro

Anzi.

Così rischi che se c’è un imprevisto che ti fa saltare la tua tabella-di-marcia vai in pallone completamente.

Riduci il discorso a poche parole-chiave.
Ti aiuterà a non incastrarti ed essere più naturale e tranquillo.

Se devi fare una presentazione, accompagnala con aiuti visivi, servono a distogliere l’attenzione su di te e suggerirti il passo successivo.

Leggi il mio post per approfondire.

Se non hai qualcosa di significativo da aggiungere, TACI

Se vuoi parlare solo per piacere agli altri, per paura di essere escluso, deriso o solo per essere “quello smart che aggiunge valore”.
Se ti accorgi che stai parlando solo per essere più gradito, accettato e amato dagli altri … meglio tacere!

Saper comunicare vuol dire (innanzitutto) avere qualcosa da dire. Di produttivo.
Se non hai nulla d’interessante da dire,
meglio tacere!

Criticare senza offendere: 5 strategie facili facili da utilizzare al lavoro

criticare senza offendere

Chiariamo subito una cosa:
possiamo chiamarla in vari modi (rimprovero, critica, osservazione o feedback), addolcirla con aggettivi tipo positiva, motivazionale o costruttiva, possiamo parlare con attenzione e cortesia ma la verità è che …

La critica non piace a nessuno

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Un’osservazione negativa, anche ben formulata, getta sempre un’ombra sulla relazione tra te e l’altra persona.

Le critiche contrastano col nostro naturale bisogno di sentirci accettati e approvati. Ci sentiamo attaccati, giudicati o prendiamo la critica come un’offesa personale.

Alziamo immediatamente una barriera di protezione, reagiamo in vari modi … con aggressività, colpevolezza, accettazione, vergogna.

Ecco perché sbagliando approccio, si rischia solo di ferire, svalutare o denigrare, demotivare la persona. Creare una situazione di ostilità e freddezza che può compromettere il rapporto.

Criticare senza offendere? Come camminare sulle uova

Che peccato!
Compromettere la relazione professionale – per una critica mal formulata – con una persona con cui lavori fianco a fianco da anni e hai sempre avuto nel complesso un rapporto positivo (anche se non proprio di amicizia).

1. Il primo obiettivo: migliorare non offendere

L’obiettivo della tua critica non deve essere quello di offendere o punire l’altra persona ma piuttosto …
migliorare qualcosa che non va o che poteva essere fatto meglio.

Spesso sorvolare o non dire niente per amicizia, timore o per mantenere pace e tranquillità vuol dire trascinare una criticità per molto tempo e farla “lievitare” fino a farla diventare ingestibile.

2.Focus sulle azioni o comportamenti

La prima regola che devi seguire quando vuoi criticare senza offendere, e vuoi evitare di compromettere il rapporto professionale, è dire tutto ciò che non va, limitandoti però alle azioni o ai comportamenti.

Non alla persona.

C’è differenza tra dire “Sei una persona irresponsabile” e “Ieri, con quel cliente importante, hai avuto un comportamento poco professionale”.

Non è facile scindere completamente la persona dall’azione o dal comportamento che ha avuto,
ma sforzati di farlo se vuoi riuscire nel tuo intento.

3. Commenta un comportamento specifico

Non serve dire “Hai un atteggiamento scorretto” oppure “Hai sbagliato”. La critica deve essere riferita a qualcosa di specifico e non a qualcosa di generico.

Devi essere chiaro su cosa-dove-quando … spiega le azioni fatte, i comportamenti avuti o le cose dette.

4. Parla senza aggressività o offese

Evita di discutere in modo prepotente quando inizi una conversazione, attaccando (pur se in modo sottile).

Non usare un tono di voce forte.
Inizia il tuo discorso con “Mi sembra … ” o “Posso sbagliarmi, ma … “ per rendere la conversazione meno tesa.

5. Non attaccare i punti deboli

Evita di usare parole tipo OGNI VOLTA, SEMPRE, MAI che rischiano di trasformare la critica in un rimprovero scoraggiante.

“Sei sempre in ritardo”
“Ogni volta sbagli”

“Come sempre tendi a procrastinare. Dovresti  fissare delle scadenze e cercare di rispettarle”

Se inizi così, la persona interpreterà il tuo atteggiamento come un qualcosa di personale,
causando una reazione di attacco o di difesa.

Come possiamo criticare senza offendere?
Far accettare una critica spiacevole senza ferire e senza rischiare di far sentire la persona aggredita?
Qualche spunto strategico e un po’ di empatia possono aiutarti a evitare malintesi e conflitti.

7 ragioni perché non ascolti – sbagliando – i feedback al lavoro

feedback al lavoro

A un certo punto del nostro percorso professionale,
prima o poi tutti riceviamo un feedback al lavoro (negativo) da parte del capo, dai collaboratori o dai clienti, che ci spiazza e ci fa male.

Quanto è difficile accettare un feedback al lavoro!

Tocca le nostre corde emotive più suscettibili oppure la nostra professionalità ma può essere un’occasione (se ben sfruttata) per migliorarci, lavorare meglio e spingerci a un livello successivo.

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Sei disposto a imparare dai feedback al lavoro scomodi che ricevi?
Sei disposto a crescere e affrontare la situazione?

Se la tua risposta è NO,
sappi che continuerai a giustificarti (“Sì, ma …”), difenderti, arrabbiarti, e poi … ciò che non accetti nella vita ricomparirà di nuovo,
finché non avrai imparato la lezione.

Walter (operations manager di una ditta farmaceutica) è l’esempio di chi ha recepito – al contrario – la massima di  Ken Blanchard:

“I feedback sono la colazione dei campioni”

Infatti, quando Walter dà un feedback agli altri … è geniale, premuroso e potenziante. Quando li riceve, li bolla subito come irrilevanti, indifferenti e inutili.

Scusa Walter … supponiamo che ci sia un briciolo di verità nel feedback scomodo che ricevi?
Macché!

Invece, ai leader brillanti piace sentirsi dire cosa stanno sbagliando, a patto che questo li aiuti a migliorare.
Ecco 7 motivi perché come Walter – anche tu sbagliando – non ascolti, apprezzi o gradisci un feedback  al lavoro:

1. Ti senti più intelligente, più esperto e più sensato delle persone che ti danno il feedback

2. Il tuo orgoglio ti trattiene dall’accettare il feedback

3. Non hai tempo, sei troppo occupato per preoccuparti di ciò che pensano gli altri

4. Gli altri non capiscono veramente le pressioni e le sollecitazioni che senti

5. La tua posizione significa che non hai più bisogno di feedback

6. Non stimi o rispetti la “fonte” che dà il feedback

7. Non ricevi il feedback nel modo “giusto”

L’ultimo dei motivi è quello più vicino alla realtà e il più sensato.
Infatti, la maggior parte delle persone non è qualificata (nel senso di capacità) nel dare un feedback.

Infatti, spesso siamo … prolissi, poco specifici, usiamo la tempistica sbagliata, siamo interpretativi e giudicanti.
Se vuoi sapere come “dare” feedback al lavoro, leggi il mio post

Come nel caso di Walter (che mi ha contattato per un problema di comunicazione con il suo capo diretto) dovresti ringraziare, non ribattere e non focalizzarti sulle giustificazioni.

È più produttivo richiedere spiegazioni per comprendere “Dimmi di più…” o chiedere esempi “Quando avrò ancora una reazione che ritieni troppo aggressiva, dimmelo subito!

Tutti abbiamo bisogno di feedback al lavoro

Positivi e negativi!

Nondimeno… il feedback scomodo è sempre difficile da accettare, a prescindere dalla posizione che occupiamo.
È spiazzante sentire che stai sbagliando, specialmente quando invece pensavi di fare un GRAN lavoro e di essere un professionista TOP.

Cerca di vedere il feedback al lavoro come un regalo premuroso che ti porge una persona interessata (a te e alla tua crescita professionale).

Solo così riuscirai a mandare giù questo boccone amaro!

14 azioni scomode che portano disagio ma anche successo e felicità – 2

successo e felicità.

8. Lasciare andare il controllo

“La vita è una serie di cambiamenti spontanei e naturali. Non cercare di resistere a questi cambiamenti. Resistere crea solo dolore.
Lascia che la realtà sia la realtà e che le cose prendano il loro corso naturale.”

Lao Tzu

Mollare il controllo, imparare a lasciar andare, a non insistere, non è cosa facile.
È disagevole. Scomodo.

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Cercare di controllare le persone che frequentiamo e gli ambienti in cui agiamo è un tentativo, spesso illusorio e infruttuoso, di manipolare gli altri e noi stessi.

Quando lasciamo andare ciò che non ci serve più e non sprechiamo un’enorme quantità di energia nel controllo … creiamo “spazio” alla produttività, alla positività, al successo e felicità.

9. Scollegarsi

Se ti piace pensare che gli smartphone ti mantengano più connesso (e quindi) più efficiente, fai pure …
ma non è così!

Potresti fare molto di più … se non passassi un sacco di tempo a controllare dove-sono o cosa-stanno-mangiando i tuoi amici oppure a preparare il tuo prossimo post solo per suscitare la gelosia dei colleghi di lavoro.

Abbraccia il disagio e inizia a staccare la spina!
Almeno un po’, dai …

Se lo stesso Steve Jobs limitava alle persone care l’uso della tecnologia perché sapeva che li avrebbe rallentati nel lungo periodo … ci sarà ben un motivo!

A meno che tu non abbia assolutamente bisogno, inizia a spendere meno tempo su social e compagnia-bella.
Ti accorgerai di avere tempo per tutte quelle cose (esercizio fisico, meditazione, relax, ecc…) che ti porteranno più successo e felicità. Leggi post per approfondire!

10. Focus su te stesso

Sei molto (anzi troppo) preoccupato “di cosa fanno gli altri”?
Sei convinto che solo gli altri debbano cambiare il loro approccio?

La volontà di correggere gli altri ti “rende cieco” sulle tue mancanze.
È più facile criticare gli altri che lavorare su te stesso.

La crescita inizia con la consapevolezza che il problema non sono gli altri …
ma sei tu!

Pensa a cambiare te stesso

Imparare a gestire se stessi, è una delle cose più importanti (e poco confortevoli) che devi fare.
Per fare carriera, la prima persona che devi esaminare (e gestire) sei proprio tu.

Sai gestire i tuoi comportamenti?
O vai in tilt non appena si alza la pressione?
Conosci quello che-funziona e che-non-funziona per te?

Sai gestire le attese, la frustrazione e l’insuccesso?
Oppure ti squagli come la neve al sole di aprile?

11. Non evitare le avversità

Quando incontriamo un ostacolo molto spesso invece di reagire, ci chiudiamo a riccio e restiamo immobili, paralizzati, incapaci di far fronte alle difficoltà.

La determinazione, la forza e la tenacia devono essere le armi con cui affrontare qualsiasi negatività la vita ti ponga davanti.

Non opporti alle situazioni negative, ma dai piuttosto inizio a un meccanismo positivo.
Trova la forza di andare avanti per riorganizzare la tua vita a dispetto delle avversità.

12. Promuovere se stessi

C’è una linea sottile tra auto-promozione e arroganza.

Infatti non sono pochi i professionisti (di ogni età e settore) che, nonostante indubbie preparazioni e capacità, quando devono parlare delle loro competenze (come prima reazione per non apparire arroganti e vanitosi) non riescono ad andare oltre un arrendevole “Abbastanza” o “Dipende” che li fanno apparire goffi, impreparati e incompetenti. Indecisi.
Che autogol!

Se l’attenzione personale ti mette a disagio, focalizzati sul lavoro stesso.
Attira l’attenzione sulla scoperta, sui risultati e sui tuoi sforzi.

Per esempio, le persone introverse odiano dover parlare di se stessi, perché lo vedono come “vantarsi”.
Ricorda che parlare di se stessi, dei propri successi e realizzazioni, non è boria.
Arroganza o presunzione.

Quando si parla di un risultato, è un dato di fatto.
Quando descrivi come hai risolto un problema, come hai imparato una nuova abilità o collaborato con il team, stai parlando di fatti concreti.

In questi casi, promuovere te stesso non ti rende un drogato di attenzione,
ma piuttosto un buon comunicatore.

13. Chiedere il supporto di un coach

Iniziare un percorso di coaching non vuol dire avere un problema, un limite, una difficoltà,
significa semplicemente che …
grazie al supporto di un coach professionista puoi migliorare la performance e raggiungere gli obiettivi, in meno tempo e con meno dispendio di energie.

Non essere imbarazzato perché ti sembra di non essere in grado di affrontare le situazioni da solo.
Il coaching non è un “misuratore” di competenze.
Non è negativo.

Tutt’altro.
È positivo.

Riconoscilo semplicemente per quello che è: una fantastica opportunità per la crescita, lo sviluppo, l’auto-comprensione e l’avanzamento di carriera.

“Ammettere” di aver bisogno di un coach è accettare di non essere perfetto.
Di non avere tutte le competenze. Di voler ancora imparare.

“Accettare” il supporto professionale è il primo passo verso successo e felicità.

14. Cambiare pensieri e convinzioni

Le persone di successo decidono sulla base di fatti.
Per questo sono aperte al cambiamento e disposte a modificare le proprie idee se emergono nuovi dati ed elementi.

Questo può essere scomodo e creare disagio perché siamo (a volte disperatamente) aggrappati alle nostre convinzioni ed è difficile accettare l’evidenza che le nostre certezze non “reggono” o si sono rilevati inconcludenti.

Tuttavia, il percorso verso il successo richiede la “forza” di modificare i nostri pensieri e le nostre azioni sulla base delle nuove informazioni.

La “convivenza” con il disagio ti porterà successo e felicità.

Se vogliamo “alzare l’asticella” del nostro successo professionale, dobbiamo essere disposti a “sopportare” il disagio. Man mano che raggiungiamo livelli più alti di successo, anche il disagio che siamo disposti ad accettare si espanderà, il che è positivo.
Ci sei riuscito, sei arrivato,
Successo e felicità.


14 azioni scomode che portano disagio ma anche successo e felicità – 1

successo e felicità

Non sarebbe fantastico se la strada per successo e felicità fosse facile e in discesa?
Certo … peccato che non è così!

La realtà è che avrai successo solo quando ti costringerai a “uscire allo scoperto” e fare cose che non vorresti necessariamente fare.

Uscire dalla nostra zona di comfort è fondamentale per raggiungere successo e felicità

Spesso non agiamo fino a quando non avvertiamo una sorta di disagio o incertezza.
Un’urgenza.

Uscire dalla nostra zona di comfort è vitale per il nostro successo, ma anche per il nostro benessere e la nostra capacità di crescere come individui.

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Ecco 14 cose poco confortevoli che ti creano disagio, ma ti aiuteranno (e non poco) a raggiungere successo e felicità, che così tanto desideri:

1. Chiedere

Non avrai il successo professionale che meriti perché non riesci a chiedere.

Se desideri un aumento, un supporto, quel progetto così interessante,
una promozione … dichiaralo.

Se vuoi fare un salto di responsabilità … chiedilo.
Se non lo fai tu, qualcun altro lo farà al posto tuo.
Stanne certo.

Se hai paura del rifiuto … chiedere, ti crea disagio!

Chiedere, richiede un po’ di coraggio perché ti trovi di fronte alla possibilità di essere respinto, ma ricorda che … la risposta alle domande che non hai mai fatto,
sarà sempre NO.

2. Dire NO

NO è una parola “potente”.

Conosci un’altra parola così breve ma così influente … con sole due lettere,
si rischia di bruciare rapporti, disperdere opportunità e sabotare carriere.

Per il disagio o la paura di dire NO, diciamo SI:
SI a quel nuovo impegno, SI a più responsabilità, SI a quel progetto che ci farà tornare a casa alle 9 tutte le sera.

Dire NO a nuove richieste, aiuta a onorare i tuoi impegni e ti dà l’opportunità di soddisfarli in modo adeguato.
Ti porterà più successo e felicità.

Quando impari a dire NO,
liberi tempo ed energia per le cose che contano di più nella tua vita.

3. Imparare da un feedback negativo

A un certo punto del nostro percorso professionale, prima o poi, riceviamo tutti (inevitabilmente) un feedback negativo da parte del capo, dai collaboratori o dai clienti.

Ecco un’occasione (poco gradevole) per lavorare meglio e spingerci a un livello successivo.

Il feedback sviluppa umiltà e autocoscienza. Sfida il perfezionismo.

Ti chiedo:
Sei disposto a imparare dai feedback?
Sei disposto a crescere e affrontare la situazione?

Se la tua risposta è NO, sappi che continuerai a giustificarti, difenderti, arrabbiarti e poi …
ciò che non accetti (nella vita) ricomparirà di nuovo e ancora finché non avrai imparato la “lezione”.

4. Ammettere gli errori

Consideri l’ammissione di colpa come una debolezza?
Conosci qualcosa di più disagevole di ammettere un proprio errore?

“Chi lavora sbaglia, chi non fa nulla,
non può sbagliare”
.

Dobbiamo assumerci la responsabilità.
Comprendere i nostri successi e i nostri fallimenti.

Imparare ad ammettere gli errori ti aiuterà a guadagnare rispetto, dare l’esempio e costruire una cultura di fiducia.

L’errore è una parte essenziale del processo di esplorazione,
scoperta e innovazione.

Se non sbagli, resti attaccato agli approcci del passato.
Non puoi imparare, evolvere e crescere.

Se le tue azioni non saranno piene di curiosità ed esplorazione,
perché hai tanta paura di sbagliare difficilmente diventeranno incisive.

5. Parlare in pubblico

Ci sono 2 categorie di oratori: quelli che sono in ansia e quelli che mentono”.
Mark Twain

Non sono poche le persone che hanno paura di parlare davanti gli altri (anche poche persone, il team, il cliente, ecc…), che si sentono ansiose, nervose, “non abbastanza” e ne sono talmente terrorizzate da “annegare” in un mare di dubbi e fantasie di giudizi poco lusinghieri.

Non c’è molto da aggiungere. Se anche tu hai questi timori.
Sai di cosa sto parlando.

Parlare in pubblico, infatti, non è solo un dono, ma un’abilità che si impara, basta qualche tecnica ma tanto tanto esercizio.

Se stai parlando di fronte a 5 o 5000 persone, diventare un oratore pubblico migliore può essere un enorme vantaggio per il tuo successo professionale. Warren Buffett dice che aumenterà il successo della tua carriera del 50%.

6. Superare la procrastinazione

Quando il gioco si fa duro, spesso può essere facile rimandare fino a domani, ancora domani, poi domani e il giorno successivo e poi quello ancora …

Siamo esperti della procrastinazione, amanti del rimandare,
artisti del posticipare.

Mentiamo a noi stessi, rimandiamo impegni e responsabilità, ci distraiamo con qualsiasi attività (anche se inutile), continuando a lamentarci per non essere riusciti a raggiungere i nostri obiettivi.

Le scuse per non fare diventano facilmente abitudini e non riusciamo a sostituire pigrizia e inerzia con energia e azione.

Passa all’azione con la giusta umiltà e determinazione e vedrai che troverai solo soluzioni e …
nessuna scusa ti potrà più fermare!

7. Svegliarsi presto

La ricerca accademica afferma che alzarsi presto aumenta la “capacità di agire per cambiare una situazione a proprio vantaggio”.

Sono tante le persone di successo, da Bill Gates a Mark Zuckerberg, che indicano nelle loro rigorose abitudini mattutine la chiave del loro successo.

Impostare la sveglia per prima del solito è un modo sicuro per uscire dalla tua zona di comfort (e provocare qualche imprecazione mattutina… comprese le mie delle 05.30 – altro che successo e felicità!).

Tuttavia, ritagliarsi un po’ di tempo in più a inizio giornata …
ne vale davvero la pena!

Ti darà l’opportunità di prepararti mentalmente, fare una colazione nutriente o semplicemente prendere qualche minuto per qualcosa che ti piace.

Cambiare vita o lavoro: spesso proprio chi è più vicino non dà supporto – 2

cambiare vita o lavoro

… chi è sicuro – anche se non te lo dice – che non riuscirai

non ci crede, non ci ha mia creduto … perché dovrebbe cominciare proprio adesso?

… chi vuole che tu fallisca

perché desidera che non ti alzi dalla massa, che non emergi, che resti (anche tu) bravo-bravino al tuo posticino … come lui/lei!

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… chi è preoccupato per il lato finanziario

Facili entusiasmi e grossi investimenti possono includere grandi rischi con conseguenze irrimediabili.
Questo può essere un motivo comprensibile di preoccupazione.

… chi non ti da sostegno solo per farti fallire

e dirti che te l’aveva detto. Non  ascolti mai.

… chi ti vuole proteggere
… chi vuole controllarti
… chi – in fondo – non li può fregare di meno
… chi non sa cosa dire
… chi non ha capito niente di-cosa-vuoi-fare

Quando ci sentiamo chiamati a fare o creare qualcosa nella nostra vita (troppo spesso) lasciamo che le persone intorno a noi influenzino le nostre azioni.

Concediamo di farci sentire male, a disagio, di riversare il loro senso di colpa e la loro insicurezza su di noi.

Così non riusciremo mai a crescere, non diventeremo mai le persone che siamo destinati a essere,
non faremo mai il lavoro per cui siamo “chiamati”.

Le nostre aspirazioni appartengono a noi.
Solamente a noi.

Cambiare vita o lavoro? Ascolta anche gli scettici e i dubbiosi

Tuttavia è assolutamente necessario – se vuoi cambiare vita o lavoro – ascoltare anche i sospettosi, i perplessi.

Quelli pessimisti e negativi.

Potrebbero vedere criticità e pericoli che il nostro entusiasmo non vuole percepire. È un bene essere spaventati.
Avere dubbi. Guai a non avere paura.

 

 

Prova a pensare … cosa faresti se non avessi un minimo di paura?Diventeresti (pericolosamente) temerario e imprudente.

Ti butteresti in modo sconsiderato e incosciente in iniziative rischiose (per la tua vita personale o finanziaria), imprese azzardate (un investimento spericolato, un business pericoloso) e progetti imprudenti (per te e la tua famiglia).

Sfrutta l’energia della paura per darti coraggio e affrontare gli eventi della vita con una marcia in più.

Non intestardirti, solo per dimostrare che gli altri si sbagliavano sul tuo conto

Dimostrare che ce l’hai fatta da solo (senza nessun aiuto), superando tutte le contrarietà e le disapprovazioni è … una bella sensazione. Ti fa sentire realizzato. Forte.
Compiuto.

D’altro canto, fare le cose solo per dimostrare a qualcuno che si sbagliava sul tuo conto non è una buona idea. Fare qualcosa solo perché lo si vuole (con tutto il cuore), non per riscattarsi di qualcuno.

Questa è solo ottusa ostinazione.
Pericolosa testardaggine.

Le persone che non ti danno nessun aiuto possono essere effettivamente meschine, cattive, ignoranti o gelose. A volte, semplicemente non capiscono quello che-fai, quello che vorresti-fare.

Spesso, semplicemente esprimono talmente male le loro preoccupazioni, da sembrare demotivanti e negative. Cambiare vita o lavoro … mica facile!

Raggiungere il successo professionale: meno social – più relazioni reali

raggiungere il successo professionale

Raggiungere il successo professionale, deriva dai rapporti con persone che conosci personalmente, non da estranei che ti “piacciono” online.

La tecnologia sta modificando le nostre modalità relazionali e indebolito le nostre risorse psicologiche. Passiamo più tempo nel mondo virtuale piuttosto che nel qui-e-ora della nostra vita reale.

Del resto,
coltivare relazioni reali richiede tempo, costanza ed energie, condivisione di ideali, pensieri e valori,
qualcosa che va aldilà dei “like” di Facebook.

Ha ancora senso parlare di social?

Questi strumenti non hanno quasi più nulla di sociale.
Lo sono stati forse all’inizio …

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Stanno livellando (verso il basso) le competenze, hanno annullato i rapporti personali, i contatti fisici, la discussione, il confronto. La comunicazione non è mai stata così facile eppure comunicare in maniera sana e costruttiva, sembra diventata un’impresa.

La Rete ci consente di relazionarci con altre persone senza dover affrontare le difficoltà che incontriamo nel mondo reale. Le emozioni, anche le più forti, durano qualche momento. Basta spegnere il PC e i problemi non esistono più.

Raggiungere il successo professionale sembra così facile e indolore

Purtroppo, così facendo non sviluppiamo “muscoli” per superare le difficoltà relazionali e comunicative che incontriamo nella vita reale.
Diventa difficile raggiungere il successo professionale.

Spero che i rapporti sociali, quelli veri, tornino nelle piazze, nei bar, nei circoli, nelle biblioteche anche perché sono più divertenti di uno schermo e una tastiera.

Utilizzare internet nella maniera migliore, cogliendone e sfruttandone tutte le potenzialità, come semplice supplemento a una vita sociale “normale” nella realtà.

Comunicare per creare un legame privilegiato, utile e funzionale.
I rapporti personali fanno la differenza, sempre e comunque.

A molte persone suona strano che non sia presente sui social network, strillando incredibili opportunità e sconti promozionali.

È una scelta voluta.

Credo che per la natura stessa del mio lavoro, sia importante preservare la qualità, dando modo alle persone di confrontarsi come me dal mio sito web (e da un paio di mesi anche su Instagram).

È anche una questione di riservatezza: sono convinto che concentrarmi sui risultati dei miei clienti sia molto più prezioso, per tutti,
rispetto al “Gioco del dico/non dico” oppure “Sapessi quanto sono bravo!” che spesso avviene sui social.


La gestione dell’imprevisto: la skill basilare di chi ce la fa

gestione dell'imprevisto

Certe notti,
non so te … quando metto la testa sul cuscino, provo un certo senso di sollievo nel fatto che so esattamente a che ora mi sveglierò (la sveglia è impostata alla stessa ora 05.30) e cosa farò esattamente il giorno successivo.

Non so te, hai voglia a vederla in un altro modo …
certe notti …. questa prevedibilità, questa certezza, è molto rassicurante. Confortante.
Ti fa dormire come un bebè.

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“.. certe notti qui, che chi s’accontenta gode, cosi’, cosi’ ..”

Infatti, alle 05.30… suona la sveglia!
Apro gli occhi, scendo dal letto e preparo la colazione.

Ci sono giorni però che si allontanano dalla norma, vanno fuori controllo, fanno crollare il tuo piano così rassicurante e ti spiattella davanti un‘altra certezza. Quella primaria.
La sola.

L’unica certezza? L’incertezza!

L’avviso (che non ho letto) sul portone d’ingresso mi dice che il passaggio è occupato, l’auto è bloccata in garage fino alle 10.00. Il cliente che mi aspetta (e non mi vedrà) crederà alla storia dell’auto bloccata nel garage?
Banale.

Il mio concetto di certezza si squaglia come neve al sole di maggio, la tanto confortevole pianificazione salta così, senza preavviso. La mia relazione d’amore con l’amata routine scricchiola … mi sento “tradito” … sperimento così la realtà e questo senso di fugace sicurezza.

Ho pensato … ecco la skill che non ti aspetti … altro che competenza e preparazione!

La differenza tra uno BRAVO e uno GRANDE può spesso ridursi a come affronta le situazioni inaspettate.
Alcuni possono crollare sotto la pressione di eventi (anche banali) non familiari, altri prosperano e trovano il modo di superare le avversità.

Siamo tutti condizionati a contare sul senso di sicurezza

Adoriamo la certezza ma viviamo in un mondo, dove di certo e sicuro c’è ben poco.
La vita non è certa.

Forse non troverai quel lavoro tanto desiderato.
Non avrai quella promozione (e che avresti meritato) e magari otterrai un avanzamento di carriera (che non hai mai chiesto).

Ti potrebbe essere richiesto di trasferirti (proprio adesso che ti sei sposato e chiesto il mutuo).
Potresti cambiare di colpo … lavoro, città, nazione!

La certezza non esiste, il mondo è incerto per natura.
Un giorno puoi avere qualcosa, e il giorno dopo perderla o, al contrario, non avere niente oggi e avere la fortuna dalla tua domani.

Gestione dell’imprevisto? Che piaccia o no .. accade l’inaspettato

E non sempre è negativo.
Spesso, le cose migliori sono quelle impreviste perché prive di aspettative.

Le strade più panoramiche e spettacolari sono le deviazioni che hai maledetto e non volevi prendere.
Aspettati che qualcosa vada storto, anche se non sai cosa.

Se vuoi apprendere la gestione dell’imprevisto … metti “in agenda” l’inaspettato.
Organizzati la giornata e pianifica con metodo ma non farlo in modo maniacale e dettagliato!

Lascia uno spazio per l’imprevisto. C’è sempre la possibilità che l’imprevisto ti attenda dietro l’angolo.
Sempre.

Imprevisto al lavoro? Non c’è modo di evitarlo

La gestione dell’imprevisto per alcuni può essere spiazzante.
Paralizzante.

Ma se riesci ad accettare che non puoi pianificare ogni eventualità, sarai effettivamente più equipaggiato per affrontare le sorprese della vita.

Quando accetti l’imprevedibilità e l’incertezza non significa che sei diventato incosciente, rassegnato o irresponsabile, ignorando tutto quello che ti circonda.

Vuol dire che scegli di vivere con più leggerezza ed essere saggio e concreto, prendi coscienza di un dato di fatto. Prima lo consapevolizzi meglio è!

Sapere che l’unica certezza è l’incertezza rende la nostra mente più flessibile e, in questo modo, diventiamo persone più forti a livello emotivo.
A volte, l’imprevisto è un’opportunità sotto mentite spoglie.

È una possibilità per mostrare la tua iniziativa, per fare vedere quanto vali sotto pressione e per mostrare la tua capacità di problem solving (quella skill che così tanto ami pavoneggiare sul tuo CV).

“Il momento in cui con più probabilità può succederti qualcosa di veramente straordinario, è quello in cui sei certo che niente potrà accaderti.”
Jane Pauley

Foto: Thomas Leuthard

Il prezzo che paghi alla comodità: una vita al di sotto delle tue reali capacità

comodità

“Troviamo comfort tra coloro che sono d’accordo con noi – crescita tra coloro che non lo sono.”
Frank Clark

Essere agiati, comodi è qualcosa cui abbiamo dedicato tempo, energia e speranza.
Abbiamo sempre ricercato una vita felice, confortevole, senza nessuno che disturbi.
Liberi da preoccupazioni. Confortevoli.
Lontano dalla lotta.

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Troppo spesso ci sentiamo a nostro agio … e dopo qualche anno non ci sentiamo di dover sorprendere il partner. Al lavoro, nei nostri ruoli di colleghi o di leader, non sperimentiamo più.
Ci adagiamo.

Non osiamo più .. il fuoco è stato soffocato

Invece di lottare per la grandezza, sguazziamo nella comodità (anche se ci sta stretta ma almeno è conosciuta).

Siamo tutti diventati confortevoli.
Troppo comodi.

E adesso?
Ti accontenti di stare con qualcuno solo per non restare da solo?
Il lavoro non è quello che vuoi ma quanto è dura cambiare?
Ti piacerebbe proporti per la posizione di team leader ma poi … chissà quanti mal di testa?

Vorresti di meglio ma (oramai) hai familiarizzato con la comodità. Ti sei fatto amica la limitatezza.
Sei entrato in intimità con la facilità.
La coccoli, la assecondi.
E adesso non ti molla più!

Ti accontenti di una vita al di sotto delle tue capacità.
Anche se hai preparazione. Competenza.

Potresti meritare di più. Lo sai ..

Spesso tacciamo la voce dentro di noi … che ci invita a osare, lanciarci.
Smettiamo prima ancora di cominciare. Preferiamo “non essere disturbati”.
E così diventiamo prevedibile. Scontati.
Soporiferi.

“Quanto sarebbe quieta la vita senza l’amore: tanto sicura, tanto calma,
tanto noiosa…”

Guglielmo da Baskerville (Sean Connery in “Nel nome della rosa”)

Non lottiamo.
Non lottiamo abbastanza.
La sera andiamo a letto – forse scontenti – ma tranquilli.
Comodi.

Almeno non lamentiamoci.
Come possiamo lamentarci di scelte che in fondo sono nostre?

Credo abbiamo uno scopo nella vita. E credimi … non penso sia la comodità!

Il punto – l’hai capito – non è godere o evitare le comodità che la vita ci offre.
Il pericolo è – piuttosto – non rimanere intrappolati all’interno della nostra zona di comfort.
Non siamo fatti per essere bloccati dentro la scatola. Abbiamo bisogno di questa avventura.
Di “assaggiare” il gusto della vita.

Finché non saremo in grado di uscire dalle nostre zone di comfort e perseguire il nostro scopo con passione,
non diventeremo mai chi desideriamo essere.

Dobbiamo uscire dalla zona di comodità se vogliamo crescere

Rimanere dove siamo, è una garanzia per rimanere marginali. Se non spingiamo al di là della nostra “zona di comfort”, se non chiediamo di più a noi stessi, stiamo scegliendo un’esistenza vuota. Ci neghiamo un viaggio straordinario.

Prendiamo rischi (senza lanciarci senza paracadute) e facciamo cose nuove.
È più facile a dirsi che a farsi (lo so) ma la ricompensa è una vita di evoluzione e di avventura.

Abbiamo abolito ogni ostacolo dalla vita. Non abbiamo più bisogno di faticare, di combattere.
Questo è il “pericolo di stare bene”.
Il prezzo della comodità.

Foto: Robert Bejil

Non farti abbagliare .. la posizione di leadership non ti rende leader

posizione di leadership

Non sono poche le persone che credono che per diventare leader basti semplicemente un titolo.
Altre lo pretendono unicamente solo perché-hanno-studiato.
Altri ancora sono convinti di essere leader solo per il fatto di avere l’ufficio più grande e collaboratori che seguono i comandi e disposizioni.

Poi c’è chi raggiunto rango, potere e autorità … pensa di poter fare tutto ciò che vuole!

Leadership come posizione o titolo.

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Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità

Leadership è prima di tutto atteggiamento, non (solo) conoscenza. Anche se studi tanto, pensi di sviluppare capacità di leadership?

La vera leadership non si basa sulla posizione o sul grado.
È azione, prestazione, capacità, efficacia.
Influenza.

Ogni giorno puoi trovare esempi di persone con titoli che non riescono a dimostrare leadership.
Chi non conosce persone collocate (non si sa come – o forse si ?) al vertice di un’azienda, un’organizzazione o di un settore che hanno fatto solo danni, demoralizzato il personale e distrutto il business peggio della più grande crisi economica.

La leadership non è rango, privilegio, titoli o denaro … è responsabilità.

Posizione, titolo e autorità sono spesso confusi con la leadership.

Il titolo non ti fa leader

Non farti incantare … non diventi improvvisamente un leader solo perché ti hanno promosso oppure ti han dato un nuovo titolo.
E sai perché?
Non hai bisogno di alcun titolo o posizione di leadership per essere un leader.

“Leadership non è titolo o posizione, è esempio e azione.”
Cory Booker

I leader non occupano solo posizioni, esercitano un’influenza (con il loro comportamento e come trattano le persone) per produrre cambiamenti.

Influenzano le persone per garantire l’eccellenza e raggiungere un obiettivo comune.
Guidano con l’esempio.

La posizione di leadership non ti rende – di conseguenza- un leader

Ciò significa che … puoi influenzare gli altri, dove sei ora. In questo momento.
Anche se non hai un titolo, uno status, privilegio, denaro o una posizione di leadership.
Non lasciare che la tua mancanza di autorità inibisca la tua capacità di leadership.

Puoi avere un impatto espressivo sulle persone che ti circondano (2, 20 o 200 poco importa) e sull’organizzazione di cui fai parte … a prescindere da dove sei.
Questa è leadership!

Quindi, invece di concentrarti sulla posizione che non hai, focalizza i tuoi sforzi sulla capacità di influenzare gli altri in modo positivo ed efficace.
Questa è vera leadership!


La skill fondamentale di successo .. quella che proprio non ti aspetti – parte 2

la skill di successo

4. Il fallimento ti fa imparare prima

L’esperienza è il metodo – di gran lunga – più efficace per imparare, ma comporta tanti errori.

I bambini non hanno paura di fallire. Conoscono, senza saperlo, la skill di successo.
Vogliono imparare e continueranno a provare fino a quando non lo capiscono.

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Sei riuscito ad andare in bicicletta la prima volta che hai provato? No di certo!

Ci vuole molta pratica.
A ogni tentativo (anche se fallito) hai aggiunto un tassello per raggiungere il successo.

Quando stai imparando qualcosa di nuovo, cerca di concentrarti sul processo anziché sul risultato.
Devi essere orgoglioso di ogni passo – anche piccolo- che hai realizzato.

5. Porta lo sconforto alla luce

Un altro modo potente per gestire lo scoramento dopo una caduta professionale,
è non tenerlo tutto dentro di te.

Portalo alla luce, parlane, condividilo, con qualcuno vicino a te, di cui ti fidi.

Una conversazione sincera e profonda può essere molto utile a diminuire questa forte pressione interiore.

Attraverso gli occhi di qualcun altro puoi cambiare prospettiva, ristrutturare la realtà, trovare una nuova via.

Un’altra cosa che puoi fare, è leggere la biografia delle persone che più ammiri per capire come hanno gestito sconfitte e fallimenti.

6. La sconfitta permette la rivalutazione

Gli atleti di successo (che hanno vissuto molti fallimenti professionali),
sono spesso tra i più vincenti perché riescono a rivalutare il motivo per cui non hanno raggiunto i loro obiettivi.

Cambiano direzione e vanno avanti (più forti di prima).
Il fallimento è un feedback.
Ti aiuta ad analizzare cosa è andato storto, ti permette di adottare le contro-misure per farlo bene la prossima volta.

7. Non rimanere bloccato a rimuginare. Passa subito all’azione

È fondamentale elaborare la situazione e accettarla. È facile (e normale) anche rimanere bloccati a rimuginare per un certo periodo.

Prenditi del tempo per te,
elabora un piano (anche semplice) su come procedere.

Non deve essere perfetto, correggilo in corso d’opera, lungo la strada.
Dividilo in piccoli passi e poi passa immediatamente all’azione.

Agire può essere anche un modo per “rompere” il disorientamento e la paura di fallire di nuovo. Se hai ancora difficoltà a iniziare, fai un passo molto piccolo.

L’importante è cominciare, andare avanti di nuovo.

8. Mantieni l’entusiasmo

“Il successo è l’abilità di passare da un fallimento all’altro
senza perdere l’entusiasmo.”

Winston Churchill

Non fare lo sbaglio di trasformare i tuoi errori in sconfitta. Mantieni lo slancio e l’entusiasmo anche quando non ci riesci. Le cose migliori di solito accadono quando meno te lo aspetti.

Dopo un errore,
riprovaci dicendo: “Ok. La prossima volta farò … ”.
Errori ripetuti ti insegnano che ci sono altri modi possibili per fare le cose per bene.

Cerca di sorridere nel frattempo.
Non perché la vita è facile o perfetta, ma perché hai scelto di mantenere l’entusiasmo, di essere felice e grato per tutte le cose buone che hai fatto finora.

la skill di successo

9. Non mollare mai

Rivedi le strategie, migliora l’approccio, gli strumenti, competenze e …
vai avanti.

Non accontentarti. Insisti fino alla fine.
Anche dopo ripetuti fallimenti, non perdere la fiducia mai.

Se anche tu (come me) ti sei reso conto di non poter contare sul talento, spero ti sia da stimolo sapere che il talento è utile ma la grinta è il fattore fondamentale del successo a lungo termine. Se non c’è l’hai, devi trovarla.

Se ne hai,
tienila stretta e non sprecarla su qualcosa di stupido!

La strada più rapida per avere successo è “allenare” un atteggiamento impavido verso il fallimento.

Prova nuove cose. Prendi rischi e sfida te stesso.
Continua a “spingere” finché non ottieni quello che vuoi.
E se fallisci lungo la strada, sappi che sei in ottima compagnia.

La skill di successo? Tollerare il fallimento

La paura del fallimento ci rende riluttanti a provare cose nuove.

Ma per raggiungere qualsiasi obiettivo degno, dobbiamo prendere dei rischi.
E il rischio comporta la possibilità di fallimento.

Se hai grandi obiettivi, devi essere in grado di tollerare l’insuccesso
ecco la skill di successo (che proprio non ti aspetti).

La skill fondamentale di successo .. quella che proprio non ti aspetti – 1

skill di successo

Hai grandi sogni per il futuro, ma spesso ti chiedi se hai davvero tutto quello che serve.
Passione, atteggiamento, coraggio, tenacia.
Basta? Uhm!

Ma ecco spuntare una capacità che non ti aspetti, un’abilità sorprendente per avere successo:
la vera misura del carattere di una persona emerge dal modo in cui gestisce l’avversità o il fallimento.
Sopporta la frustrazione e l’insuccesso.

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La skill di successo? Reggere l’insuccesso

Infatti, tutte le persone di successo hanno un’alta tolleranza per il fallimento.
Perseverano e continuano, nonostante la sconfitta.

Quando falliscono, si rialzano.
Prontamente.
Un detto giapponese dice “Cadi 7 volte, rialzati 8”.

Le persone di successo sanno “fallire bene”.
Sembra completamente illogico, contraddittorio, vero?

Questo non è quello che ci hanno detto!
Ci hanno sempre fatto credere che se commetti un solo errore, se fallisci, la tua vita è finita. Non così?
Come può una “capacità di fallimento” essere un fattore potenziante? Una skill di successo?

L’insuccesso – in realtà – ci aiuta a crescere.
Abbracciare la possibilità di fallire è la chiave per affrontare le sfide.

Se saprai fallire, se svilupperai questa skill di successo … ce la farai!
Ecco 10 spunti per imparare a “fallire bene” e rialzarsi:

1. Accetta quello che senti

Fallire, non riuscire, non centrare l’obiettivo … fa male.
Spesso molto male.
Se l’hai provato sai cosa intendo.

Non respingere il dolore, non distrarti, non incolpare gli altri (in fondo – anche se in parte minima – abbiamo sempre una responsabilità). E non provare a esorcizzarlo con un sorriso.
Non funziona.

“Lascialo entrare” dentro di te, piuttosto. Accettalo. Elabora ciò che è successo.
Se rifiuti questo sentimento, riapparirà più tardi inaspettato e ancora più doloroso.

E poi non sei il solo …
non farti ingannare dai sorrisini e le dita a V su facebook … la maggior parte delle persone non parla apertamente dei loro fallimenti.

Non lamentarti e commiserarti troppo.
Le continue recriminazioni ti tolgono un sacco di energie,
ti annebbiano la mente e ti distolgono dal fare la prossima mossa: passare ancora all’azione.

2. Non sei un fallimento solo perché hai avuto una battuta d’arresto

Quando hai avuto una sconfitta, è facile pensare che continuerai a fallire.

Come se fossimo ancora a scuola, ci diamo sempre un voto, una valutazione, un giudizio,
una sentenza inappellabile e spietata: se “ ho fallito” vorrà dire che “sono fallito”.

Siamo abituati ad associare l’errore alla persona.
Aver fallito, ci autorizza inoltre a considerarci delle persone fallite, mancate.

Per favore … non innamorarti di questa profezia così distruttiva (e spesso così seducente),
solo perché non sei riuscito oggi, non significa che fallirai la prossima volta.

Dopo un errore, devi ristrutturare le tue convinzioni e smussare gli angoli della tua autocritica più tagliente e dirti: “Io non sono un errore” ma “Ho solo commesso un errore”.

3. Chiunque voglia fare qualcosa di importante nella vita .. prima o poi fallirà

Il successo professionale presenta molti ostacoli e insuccessi.
I media lo raccontano come se fosse facile e veloce, la nostra fantasia fa il resto

La realtà è molto più vicina a questa citazione di Michael Jordan:

“Avrò segnato 11 volte canestri vincenti sulla sirena, e altre 17 volte a meno di 10 secondi alla fine,
ma nella mia carriera ho sbagliato più di 9.000 tiri. Ho perso quasi 300 partite.

“Per 36 volte i miei compagni si sono affidati a me per il tiro decisivo… e l’ho sbagliato.
Ho fallito tante e tante volte nella mia vita.

Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto!”.


Bravura e talento non basta! Occorre duro lavoro e tenacia. Grinta.

crescita professionale

“Faccio una cosa molto bene, ma il talento non basta.
È il primo insegnamento che mi ha trasmesso il coach.
Puoi aver talento, ma se non lavori duramente non diventi un campione.”.

Usain Bolt

Ci sono persone speciali. Geni. Talenti.
Tipo Steve Jobs.
Scusa ma tu che c’entri? Sei nato talentuoso? Ah, no …

Non ti “viene facile”, non sei portato. Sei normale. Troppo normale.
Solo quelli baciati dalla fortuna saranno premiati … solo quelli bravi, quelli che hanno talento e capacità arriveranno ai posti più ambiti.
Ed è assolutamente vero!

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La scusa (per mollare, per rinunciare, per non muoversi) è servita!

Crescita personale … vuoi sapere una cosa?

La competenza, la bravura, il talento non è tutto, non è sufficiente, occorrono duro lavoro e tenacia.
Grinta.

 

La crescita professionale non è solo questione di talento, intelligenza, bellezza.
Tra una persona talentuosa senza tenacia e un’altra tenace ma senza talento, probabilmente sarà quest’ultima a ottenere i risultati migliori.
A fare una grande carriera.

Grinta è perseveranza e passione per raggiungere obiettivi a lungo termine.
Grinta è “attaccare” giorno dopo giorno. Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri sulla tua strada.

“La vita è una maratona non uno sprint”

Dice la psicologa americana Angela Duckworth.

Devi saper resistere a distrazioni momentanee e tentazioni, al fine di raggiungere il tuo obiettivo.

Se invidi il talento del tuo collega, del tuo capo, del tuo compagno di squadra, di tuo fratello, ricorda che …
fondamentale è la capacità di resistenza, di perseguire gli obiettivi nonostante i continui “no”.

Ristrutturare i fallimenti e le sconfitte.

Sapersi rialzare è fondamentale per la tua crescita professionale

Prendi forza dal sapere che il talento è utile, ma ci sono tante qualità che puoi mettere lo stesso in campo
e che il duro lavoro e la tenacia sono i fattori determinanti del successo a lungo termine.

La prossima volta che desideri far prendere vita ai tuoi sogni, avere successo, ricorda a te stesso che per la tua crescita professionale … hai già tutto quello che ti serve!

E adesso che lo sai anche tu … che cosa farai?
Quale sarà la tua prossima mossa?

crescita professionale

Confrontarsi con gli altri: il metodo infallibile per depotenziarsi al lavoro

confrontarsi con gli altri

Al lavoro sono tutti migliori di me”
“Gli altri hanno qualcosa in più”
“Roberta ha un passo in più”

Un tuo caro amico ti chiama e dice che è stato promosso team leader.
Come ti senti? Felice o geloso? Triste?
Arrabbiato?

Se sei abituato a confrontarti con gli altri (il collega che ha avuto la promozione, il fratello che ha ottenuto quell’incarico prestigioso, l’amico che “ha messo su” la start up dei suoi sogni, ecc …) è il momento di smettere.

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Vedere Paola (la tua amica – quella brava) sempre più abile, capace o con più talento nell’affrontare le situazioni, è un modo efficace per depotenziarti.

Invece, è il momento di accettare che … alcune persone hanno più talento, hanno più esperienza, più competenza, più brillantezza in quel determinato settore.

Facciamo confronti perché temiamo di non essere “abbastanza”

Dario ha un dono come broker, Alex è un venditore eccezionale, Sabrina è una creativa brillante …
e allora?

Anche tu non sei da meno …
Dario forse non è intuitivo come te, Alex è un bravo venditore ma non ha la tua competenza tecnica, Sabrina è creativa ma non ha la tua concretezza.

Il confronto è sempre eccessivo (e demotivante).
Infatti … ognuno è meglio e peggio di altri su un numero illimitato di scale di valori.

Confrontarsi con gli altri può essere frustrante,
è il biglietto per il malcontento, il metodo infallibile per annegare nel rancore (anche se fuori splende il sole).

I continui confronti spesso sfociano nello scoraggiamento, nel rancore verso gli altri e verso noi stessi.

Dal confronto si esce quasi sempre (e inevitabilmente) sconfitti, non perché gli altri siano migliori o tu sia una persona senza qualità, ma perché ci si confronta con un’immagine ideale.

Anche se raggiungi il successo, ci sarà sempre qualcuno che avrà qualcosa più di te.

Confrontarsi con gli altri? Il pass per l’insoddisfazione

La verità è che siamo profondamente focalizzati sui nostri limiti e fallimenti, raramente vediamo quelli degli altri.

Hai notato che ci confrontiamo solo “quando ci fa comodo”, cioè quando gli altri vincono, sono felici o celebrano successi?

La mente va a ricercare – tipo Google – tutte quelle persone che conosci e che affronterebbero la questione maledettamente meglio di te,
rincarando poi la dose con le ragioni per cui TU non sarai mai alla loro altezza.

Quando vedi persone che hanno compiuto cose che speri di realizzare un giorno, dovresti essere felice.
Eccitato.

Non sentirti risentito e amareggiato. Questo significa solo che può essere fatto. Che è possibile. Il sogno può diventare realtà.
Arriverà il tuo turno!

confrontarsi con gli altri

Lavoro e successo: puoi salire molto più “in alto” se sei “leggero”

lavoro e successo

Al lavoro ti senti continuamente sotto esame?
Cambi la tua personalità e i tuoi modi secondo la persona che hai di fronte?
Ti preoccupi solo di ciò che pensano gli altri, ti trattieni dal dire ciò che pensi, dal fare o non fare qualcosa … per paura di quello che le persone penseranno?

Un conto è avere a cuore il parere degli altri, un altro è esserne ossessionato.

Ti sembrerà strano …
ma anche chi (in apparenza) sembra una persona sicura di sé, in realtà non fa altro che chiedersi cosa pensano i colleghi, i collaboratori o il capo.

I pesi emotivi bloccano la tua “salita”

Pensieri negativi (continui e depotenzianti) diventano pesanti fardelli che ti carichi sulle spalle.
Zavorre emotive che rallentano il tuo cammino. Così non riuscirai ad andare lontano nel lavoro.

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Anneghi nell’ansia da prestazione, affondi in apprensioni da performance e il tuo sogno di lavoro e successo diventa pesante e sfibrante.
Logorante.

Molla tutti questi pesi.
Sai che succede se non lo fai?

Pur di non essere giudicato male inizi a compiacere tutti, continui a soddisfare le aspettative degli altri,
diventando un burattino al comando delle persone.

Molla subito il fardello della perfezione

Pur di non sbagliare, ti tormenterai per ogni minimo dettaglio e la tua fiducia sarà subordinata al solo raggiungimento degli obiettivi.

Uno stillicidio logorante di tempo e di energie.

Chiunque abbia mai realizzato qualcosa, a un certo punto si è bloccato, arenato, non è riuscito.
Ha sbagliato.

Molla subito la zavorra di confrontarsi con gli altri.
Ognuno è meglio e peggio di altri su un numero illimitato di scale di valori.

Dal confronto si esce quasi sempre (e inevitabilmente) sconfitti, non perché gli altri siano migliori ma perché ci si confronta con un’immagine ideale, irraggiungibile.

lavoro e successo

Lavoro e successo: sali molto più “in alto” se sei “leggero”

Anche se raggiungi il successo,
ci sarà sempre qualcuno che avrà qualcosa più di te.

Liberarsi dalle zavorre emotive ti aiuterà a sentirti più leggeri, a volare alto nel lavoro.

Ti insegna a trattenere l’essenziale, ciò che merita di restare, per ritrovare leggerezza (che non é superficialità).

Liberarsi dalle zavorre emotive è una delle strategie di successo nella vita e nel lavoro.
Ti sentirai leggero e il tuo modo di lavorare cambierà notevolmente. Molla quegli zaini che per troppo tempo ti sei portato dietro e che rallentano il tuo cammino.

Senza questi carichi sulle spalle andrai molto più lontano!

Vedrai la differenza.
Vedrai la leggerezza.
Non scoprirlo troppo tardi!

Successo professionale: ecco chi non ci riuscirà MAI (controlla di non essere nella lista) – 1

successo professionale

Diventare il team leader di quell’innovativa startup, entrare nell’e-commerce con la tua piccola impresa a conduzione familiare,
sbaragliare la concorrenza ed essere-promosso store manager del lussuoso store del centro,
oppure “guidare” un grande progetto per una multinazionale americana.
Wooooowww!

Per raggiungere i tuoi obiettivi professionali (grandi o piccoli, poco importa) devi mettere in campo doti quali determinazione,
tenacia, costanza, volontà.

Superare una forte rivalità,
una concorrenza agguerrita.

E purtroppo non tutti ci riescono.

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È più facile di quello che pensi, sprecare opportunità e scivolare nell’inazione,
non superare insidie, ostacoli e comportamenti dannosi.

Ecco un elenco di CHI difficilmente riuscirà ad avere successo (controlla di non essere anche tu nella lista):

Il successo professionale non sarà mai di chi lo pretende facile e veloce

Questo è il motivo per cui molte persone mollano troppo presto.
Ecco perché un sacco di gente non raggiunge il livello di successo che desidera.

Il successo professionale non è né facile né veloce.

Lo sanno bene le persone di successo … che non si aspettano risultati immediati.
Sanno che nessuno diventa famoso in una notte o trova il successo senza anni di duro lavoro,
perseveranza e una quantità (pur ridicola) di fortuna.

E tu? Cosa fai, quando trovi sulla tua strada difficoltà, ostacoli o impedimenti?
Insisti e persisti finché non raggiungi il tuo obiettivo oppure getti subito la spugna?

Il successo non sorride a chi continua a chiedersi “Perché io no?”

Smettila di sprecare tempo.
Finiscila di lamentarti.
Di recriminare, perché le altre persone hanno successo e tu no.

Nella maggior parte dei casi, è frutto di un duro lavoro;
non di una vincita all’euromillion.

Ogni persona ha la possibilità di lottare per questo,
e ognuno può avere il suo “turno” di difficoltà.

Invece di lamentarti,
fai un cambiamento positivo e trova il tuo successo.

Il successo non bacia chi aspetta di essere pronto per lanciarsi

Non aspettare di essere “veramente pronto”.
Muoviti ora o potresti non partire mai.

All’inizio non ti sentirai mai completamente pronto perché stai andando oltre la tua abituale zona di comfort, stai prendendo una strada stimolante e affascinante ma anche ignota e (forse) piena d’insidie.

Per iniziare,
non devi essere perfetto o sapere tutto.

Hai scelto il tuo obiettivo, hai raccolto tutte le informazioni necessarie,
valutato i rischi e individuato le azioni da fare.

A un certo punto dovrai respirare e …
lanciarti!

Il successo schiva chi punta solo sulla competenza

La competenza, la preparazione, la capacità non è tutto.
Non è solo questione d’intelligenza, di bellezza o d’intelligenza.
La capacità non è sufficiente,
occorrono duro lavoro e tenacia.

Grinta.

Tra una persona talentuosa senza tenacia e un’altra tenace, ma senza talento,
probabilmente sarà quest’ultima a ottenere i risultati migliori.
Se pensi, di non essere portato,
di “non averlo tra le corde”,
di essere negato …

Ricorda che ci sono tante qualità (che non richiedono né talento né fortuna) che puoi mettere lo stesso in campo. Da subito!
Se desideri far prendere vita ai tuoi sogni, raggiungere i tuoi obiettivi,
ricorda a te stesso che hai già tutto quello che ti serve.

Finché continui a provare e non molli,
non sarai mai un fallimento.

Il successo professionale non arride a chi è terrorizzato dalla paura di sbagliare

Una delle cose più importanti che devi rinunciare se vuoi avere successo professionale,
è la paura di sbagliare.

Non puoi riuscire senza fallire.

Chiunque abbia mai realizzato qualcosa,
a un certo punto si è bloccato, arenato,
non è riuscito.
Ha sbagliato.

Sai perché non ti devi preoccupare della paura di sbagliare?

Perché a un certo punto, non riuscirai,
sbaglierai di sicuro.

Così, poiché già sai che probabilmente fallirai, almeno una volta, cosa hai da temere?
Quando non riesci, alzati e riprova.

La linea sottile che divide fiducia e arroganza sul lavoro – 2

arroganza sul lavoro

4. Sei sicuro di te quando accetti la responsabilità

-sei un cretino altezzoso quando sposti la colpa su altri

Sei fiducioso quando ascolti a testa alta elogi e complimenti,
ma mantiene la compostezza anche quando devi gestire calunnie, accuse, critiche, scandali.

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Ti comporti in modo arrogante quando non ti assumi la responsabilità.
Vedi l’ammissione di colpa come una debolezza. Sempre pronto a spingere gli altri sotto l’autobus per salvare la faccia e conservare la tua reputazione.
C’è sempre qualcuno da accusare e biasimare.

Con una sperimentata forma d’arte, ti guardi in giro,
spostando la colpa sugli altri e utilizzandoli come capro espiatorio.

Un modo per non assumerti alcuna responsabilità.
“Ho chiesto a Giuliano di farlo per me.
Ovviamente non è stato all’altezza del compito.”

5. Sei fiducioso quando mostri ascolto attivo

– sei uno spaccone arrogante quando imponi monologhi su te stesso

“Non vorrei sembrare monologo”.
Nino Frassica

Le persone arroganti devono convalidare costantemente la loro convinzione di essere le migliori.

Sei insolente quando senti il bisogno  di vendere te stesso e di innalzare la tua reputazione professionale, e allora sotto … a raccontare delle tue abilità, dei tuoi risultati, dei tuoi successi.
Solo di te stesso.

Un monologo. Nessuna domanda.
Facendo così non mostri interesse per gli altri.
Poco rispetto.

Non c’è niente di sbagliato nel parlare di se stessi, anzi è necessario,
ma occorre assicurarsi di non sopraffare la conversazione disquisendo solo di se.

Quando ti impegni ad ascoltare attivamente e fai domande sincere,
le persone risponderanno positivamente alla tua attenzione.

6. Sei fiducioso quando “abbracci” l’imperfezione

– sei un borioso immaturo quando pretendi che gli altri siano impeccabili quanto te.

Sebbene tutti desiderino essere perfetti,
le persone sicure di sé non dipendono solo dal loro senso di autostima.

Sei arrogante quando hai la convinzione (sbagliata) che tutti debbano essere senza difetti.
Sei piuttosto critico, pretendi che anche gli altri siano impeccabili quanto te.

Questa puntigliosità potrebbe causarti inevitabilmente rapporti professionali difficili.

Quando nell’ambiente lavorativo i livelli di stress sono già alti,
una sproporzionata ricerca della perfezione (accompagnata da mancanza di empatia) può portare altra irritabilità e maggiore nervosismo.

La tensione sale così alle stelle creando un’escalation di problemi e complicazioni.

7. Sei fiducioso quando sei ambizioso

– sei un cialtrone prepotente quando confondi l’ambizione con la spietatezza

L’ambizione non è un reato.
Le persone fiduciose sono ambiziose, apprezzano il successo e contribuiscono con i loro talenti al mondo.
Non si sentono minacciati dai successi degli altri,
anzi cercano invece di imparare da loro.

Dimostri arroganza sul lavoro quando credi di essere il top, anche se la realtà dice il contrario.
hai un’alta considerazione di sé, la convinzione di essere superiore, speciale, il migliore di tutti.

Sei così portato a ricercare costantemente l’ammirazione degli altri e a pensare che, giacché sei il migliore, tutto ti sia dovuto e che le tue esigenze vengono prima di tutto-e-di-tutti,
pur di guadagnare successo sei disposto a passare su ogni cosa.

8. Sei fiducioso quando sei disposto ad aiutare gli altri

– sei un cazzone arrogante quando ti concentri solo su te stesso

Come persona sicura di sé, non ti senti né migliore né peggiore di chiunque altro.

Vai oltre ai tuoi successi. Ti assumi la responsabilità delle tue scelte e impari dagli errori e dai fallimenti.
Valuti il tuo comportamento e affronti i tuoi dubbi. Lasciando andare la paura, ti prepari al successo.

Le persone arroganti – invece – non accettano la sconfitta e la critica.
Tendono a deviare la colpa su altri.

Dimostri arroganza sul lavoro quando ti concentri solo su te stesso, i tuoi desideri e i tuoi bisogni sono primari.
Nient’altro ti interessa. Ignori completamente l’altra persona, fingi “di non vederla” e non dai peso alle sue parole.

L’interesse degli altri è irrilevante.

Se hai una scadenza imminente,
riversi sull’altro lo stress e l’ansia di portare a termine (il prima possibile) l’incarico. Tenti di trasformare il tuo problema in un problema di tutti.
“Voglio …”, “Ho bisogno …” “Devo avere …”

Fiducia e arroganza sul lavoro sono mondi a parte

Purtroppo, oggi la nostra società e il mondo del Lavoro incoraggiano e premiano gli scaltri, i furbi e i “pugni sotto la cintura”.
È necessario quindi riconoscere “cosa sono realmente” fiducia e arroganza.

Il problema è che facciamo difficoltà a distinguere la linea infinitamente sottile che divide la fiducia e l’arroganza sul lavoro.

Assicurati di conoscere la differenza.
È necessario traspirare fiducia, non arroganza.

La linea sottile che divide fiducia e arroganza sul lavoro – 1

arroganza sul lavoro

Nella vita una buona dose di fiducia è auspicabile.

Quando si tratta della tua vita professionale,
ci sono alcune linee sottili che devono essere tratteggiate,
confini che non possono e non devono essere superati.

Arroganza sul lavoro: fiducia o presunzione?

Devi essere ambizioso senza essere impaziente, disponibile ma non timoroso,
flessibile senza essere sfruttato,
essere fiducioso e sicuro di te stesso, confidente e ambizioso,
senza alzare troppi i toni fino a diventare eccentrico e pomposo.
Ecco l’arroganza sul lavoro!

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C’è una La linea sottile tra essere fiducioso e solo un pallone gonfiato,
ecco 8 esempi:

1. Sei fiducioso quando offri una critica costruttiva

– sei uno spocchioso arrogante quando dai consigli con l’intenzione di ferire e manipolare

La critica può essere una cosa positiva,
finché è offerta in modo costruttivo.

Sei sicuro di te …
quando trasformi un giudizio negativo in un momento costruttivo. Scindi completamente la persona dall’azione o dal comportamento che ha avuto,
quando parli in modo chiaro, senza aggressività o offese.
Inizi il tuo discorso con “Mi sembra… “ o “Posso sbagliarmi, ma… “ per rendere la conversazione meno tesa.

Viceversa, diventi subito arrogante quando attacchi, giudichi o vai sul personale.
Dai consigli per attaccare i punti deboli, con l’intenzione di ferire e manipolare. Ti comporti in modo arrogante sul lavoro quando tendi a minimizzare le preoccupazioni o i sentimenti di qualcun altro.

Mascheri un consiglio per dire alla persona cosa deve fare. L’altro deve seguire il tuo “consiglio”.
Deve esserne anche grato.
“Se fossi in te …”
“La cosa migliore da fare per te sarebbe …”
“Ma non ti preoccupare … cosa vuoi che succede”.

Anche questo è arroganza sul lavoro.

2. Sei fiducioso quando descrivi le tue qualifiche

– sei arrogante quando ti prendi credito per tutto

Sia in un’intervista di lavoro, un colloquio annuale o una revisione delle prestazioni,
devi essere pronto a parlare delle tue abilità e dei tuoi successi,
è un “invito” a vendere te stesso e inviare il messaggio che sei qualificato.

Quando ti chiedono di “mettere sul piatto” le tue competenze non puoi rispondere “Non mi piace vantarmi”.

Parlare di se stessi, dei propri successi e realizzazioni, non è boria,
arroganza o presunzione.
Quando si parla di un risultato, è un dato di fatto.

Quando parli di come hai risolto un problema, hai imparato una nuova abilità,
o collaborato con il team, stai parlando di fatti concreti.
devi assolutamente prendere credito per il tuo lavoro.

Al contrario, sei arrogante e sfrontato quando ti prendi credito per tutto.
Ti prendi tutta la gloria senza spostare mai il riflettore sugli altri membri del team.

Senti il desiderio sfrenato di raccontare tutte le cose stupefacenti che hai fatto, capovolgere la realtà e raccontare i trionfi personali,
storie mirabili e tutti gli applausi che hai ricevuto.
Pompare per magnificarti.

arroganza sul lavoro

3. Sei fiducioso quando dimostri la tua forza con le azioni

– sei un pallone gonfiato quando devi mostrare i tuoi successi per compensare la tua insicurezza

Sei realmente sicuro di te,
quando non senti il bisogno di competere o di avere sempre ragione.
Non credi che il tuo valore dipenda dall’assecondare qualcuno o soddisfare i desideri degli altri.

Non devi nemmeno vantarti o mentire, perché dimostri la tua forza attraverso le tue azioni,
il tuo atteggiamento e il tuo modo di fare.

Sei uno sbarbatello sfiduciato quando hai bisogno di mostrare continuamente i tuoi successi,
le tue conoscenze importanti, della tua formazione superiore, i tuoi clienti adoranti,
tutti argomenti, che secondo te dovrebbero innalzare il tuo valore agli occhi di chi-ascolta.

A certe persone piace,
magari quelle più facilmente suggestionabili,
quelle un po’ più superficiali.

Tuttavia vantarsi in maniera implicita,
è sintomo d’insicurezza e un atteggiamento che spesso riflette una sensazione di vuoto o d’insoddisfazione nella vita. È arroganza sul lavoro.

Non è l’insicurezza di per sé che infastidisce ma il volerla coprire, nascondere, mascherare … vantandosi.
Dimmi di cosa ti vanti e ti dirò cosa ti manca.

“Lo studentucolo che sa un po’ di latino e di storia, l’avvocatuzzo che è riuscito a strappare uno straccetto di laurea alla svogliatezza e al lasciar passare dei professori,
crederanno di essere diversi e superiori anche al miglior operaio”.
Antonio Gramsci