“Che cosa fare della mia vita?” Domanda, invocazione o insoddisfazione – parte 2

che cosa fare della mia vita

“Se tu fallissi, potresti essere deluso, ma sarai dannato se non provi.”

Questa frase di Beverly Sills ci invita a provare, altrimenti non possiamo crescere e avere successo.
E sarai tormentato dai rimorsi e rimpianti.

Nessuno – ripeto nessuno – ha raggiunto ricchezza, fama e successo senza cadute, spesso gravi, ma anche errori ingenui ed evitabili.
Errori che riportano (amaramente) al punto di partenza.

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Ma quando torni indietro, hai però un vantaggio … provarci di nuovo perché conosci già la strada.
Puoi tornare al punto (dove ti sei bloccato) più velocemente e spingerti oltre l’ostacolo con rinnovata energia.

Che cosa fare della mia vita?
Cosa ti blocca?
Cosa ti tiene a terra?
Paura?
Paura di sbagliare … di fallire?
Di esser deriso? Criticato?
Di aver deluso le aspettative?

Ricorda che …
rinunciare per paura di fallire è il fallimento più amaro!

Fai il primo passo, anche se hai paura di fallire

Hai un’idea …
ma cominci a ritardare, aspettare, pensare, perfezionare e modificare, fino a quando ti rendi conto che … qualcun altro è già partito e ti ha superato da un pezzo.
E butti la spugna.

Se rinunci quando fallisci, non imparerai mai nulla.

Se guardi al fallimento come un’opportunità, come l’inizio di un nuovo viaggio …
scoprirai che l’esperienza ti aiuterà e la prossima volta che farai la stessa cosa, la farai molto meglio.

Ma se non provi, non lo saprai mai.
Demordere a prescindere … è il fallimento peggiore!

Le circostanze sfavorevoli … plasmano il tuo carattere

Sono tantissime le persone che incolpano le loro carriere miserevoli per le circostanze difficili in cui si dibattono.
“Ho avuto un’infanzia difficile … nessuno ha creduto in me …
ecco perché non ce lo fatta.”

Eppure non sono poche le persone di successo che rivelano …
“Ho avuto un’infanzia difficile … nessuno ha creduto in me …
ecco perché ce lo fatta!”

Le circostanze che hai vissuto rivelano chi-sei, le tue convinzioni e il tuo atteggiamento,
cosa otterrai (o no) dalla vita.

Non rotolarti nel dilemma “Che cosa fare della mia vita?” … conta solo il tuo atteggiamento!

Poco importa se decidi di lavorare nel sociale, lanciarti come influencer o aprire un agriturismo nella cascina che hai ereditato dal nonno …
quello che più conta è il tuo atteggiamento e le tue convinzioni.

Come vedi te stesso e cosa vuoi ottenere.

Una volta che hai deciso dove vuoi andare, chi vuoi essere e cosa vuoi fare …
sarà impossibile fermarti.

“Che cosa fare della mia vita”  avrà la sua risposta!

Piuttosto chiediti … quanto riesci a perseverare di fronte gli ostacoli?

La maggior parte delle persone getta via sogni e obiettivi, perché si arrende al primo ostacolo o difficoltà.

Se le cose ti sono sempre arrivate con poco sforzo o una botta di culo, potresti non aver mai allenato i “muscoli” della perseveranza, necessari quando la strada si fa in salita.

Invece di mettere energia e tempo per superare difficoltà e impedimenti … potresti prendere l’ostacolo come un segnale che non sei “capace”, che non sei “tagliato” e …
mollare di schianto.

La perseveranza è la differenza tra successo e fallimento

Devi imparare da quelle persone che hanno sempre dovuto lavorare sodo.
Hanno sviluppato determinazione, costanza e forza di volontà per padroneggiare una nuova abilità o superare un ostacolo.

Non si raggiunge il traguardo senza fatica, senza un impegno straordinario.

All’inizio – se non sei abituato – troverai difficoltà.
Dopo varie volte – tale sforzo – diventa naturale e istintivo.

Quando la salita si fa dura, quando (sembra) che non c’è alcuna ragione di continuare,
quando tutto intorno a te invita a mollare, arrendersi, rinunciare, a non continuare …
proprio a quel punto che se vuoi ottenere qualcosa dalla vita,
devi perseverare.

La chiave non è che COSA fare della tua vita ma piuttosto COME affrontare la tua vita

Sei disposto a lavorare intensamente?
A non cedere alle difficoltà?
Sei disposto a cadere e rialzarti? Sempre ogni volta?
Dove trovare la forza per andare avanti?
Mettere in discussione le tue credenze e le tue certezze?

Devi trovare la forza di percorrere ancora qualche altro metro.
E andare avanti.

La perseveranza è quella dote che ti permette di andare oltre la fatica e le circostanze.
Ti permette di superare un fallimento, un ribaltamento, un passo falso, un colpo di sfiga,
recuperare da un infortunio, se sei uno sportivo.

Con la perseveranza, verrà il risultato

Una forte motivazione aiuta a vincere molte difficoltà.
Uno sforzo affannoso o occasionale non sarà di nessun valore.

Per ottenere risultati devi applicarti tutti i giorni, fino a quando diventerà un’abitudine.
Perseveranza vuol dire “attaccare” giorno dopo giorno.

Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri sulla tua strada.

Non puntare solo sulla competenza e gli studi

Anche il solo talento non è sufficiente.
Occorre duro lavoro e tenacia.
Perseveranza.
Grinta.

“Arrivare da qualche parte nella vita” non è solo questione di talento, intelligenza, bellezza.
Tra una persona talentuosa senza tenacia e un’altra perseverante ma senza talento, probabilmente sarà quest’ultima a ottenere i risultati migliori. Leggi post.

E adesso che lo sai anche tu … che cosa fare della mia vita?
Davanti al prossimo ostacolo non paralizzarti … pazienza e perseveranza.
Riprova.
Credimi.
Ce la farai!

Foto di engin akyurt da Pixabay

“Cosa fare della mia vita?” Domanda, invocazione o insoddisfazione – parte 1

cosa fare della mia vita

“Cosa fare della mia vita?
“Tranquillo, un giorno lo capirai “
” Fidati della vita. Sei esattamente, dove dovresti essere”
“Vedo in te grandi potenzialità, se ci credi, ce la fai”
“Yes, you can!”

Potrei continuare con le frasi a effetto.
Ma mi fermo qui.

Mah! Non so che dire …

A certe domande non puoi rispondere con slogan e frasi fatte

La domanda “cosa fare della mia vita” lascia un retrogusto acidulo.

Questa sensazione – poi – diventa particolarmente acuta quando accade qualcosa di inaspettato – un licenziamento a sorpresa, una promozione negata, ecc – che ha un impatto sul lavoro, sulla carriera.
Sulla vita.

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Se stai leggendo questo articolo, c’è qualcosa dentro di te che non è soddisfatta.
Senti un ovo-sodo in gola che non va né su né giù.

Si potrebbe chiamarla “insoddisfazione”.
Che ti lascia così.
A-metà, spiazzato, tramortito.
Incompiuto.

Se non capisci cosa intendo significa che non hai mai provato la sensazione

Non recepisci cosa voglio intendere.
Puoi chiudere qua la lettura … e passare a un altro post di ferrarelli-coaching.

Ma se continui … basta guardarti in giro.
Per farti male.
Tanto.

“C’è quel 25enne che sta decollando con la sua start up tecnologica”
“E quell’altro che ha appena conseguito un master e ha scritto un libro di successo”
“Quel CEO quanti anni ha? … Ma dai! Così giovane!”

E come se non bastasse c’è sempre …
l’amico-quello-bravo che ha sta ottenendo grandi promozioni.
Conteso dalle migliori aziende.

Guardi la carriera degli altri e pensi “Cosa fare della mia vita?”

Un bagno di sangue.

È un mix di emozioni.
Gelosia e ammirazione, anche tristezza e rimpianto.
Delusione.
C’è anche frustrazione.
Rabbia.

Queste emozioni scatenano ancor più paure, dubbi e insicurezze.

Sai che non stai sfruttando appieno il tuo potenziale.
Non sai neanche più se hai ancora un potenziale!

Al tuo giudice interiore – ebbro di piacere – non sembra vero di poter infierire, così comodamente.
Lama infuocata nel burro.

Ho perso tempo!
Ho fatto scelte giuste?
Perché mi sento così indietro? Sono al palo!
Sono davvero bravo?
Arriverò mai, dove voglio?
Cosa ho fatto di sbagliato?
Non ho raggiunto i miei traguardi!
Avrò mai una seconda chance?

“Houston, abbiamo un problema” … Cosa fare della mia vita?

Si dice che chi-cerca-trova.
Google è perfetto per darti le risposte che cercavi.
E infatti ne trovi tante.
Tantissime.

Purtroppo … le conosci già.
Chissà quante volte le hai lette.
Anche “l’oracolo” Google qui è in difficoltà.

A differenza di tante altre domande, questa è tosta-tosta.
Lascia stare Google.
Rimboccati le maniche.
È il momento di un faccia-a-faccia con … te stesso.

Preparati per un “lungo viaggio”

“Prima di partire per un lungo viaggio,
Devi portare con te la voglia di non tornare più”

“Prima di partire per un lungo viaggio,
Porta con te la voglia di adattarti.”

La canzone di Irene Grandi è ideale per introdurre il concetto che “sapere cosa fare nella vita” è per la maggior parte delle persone come un viaggio.

Un viaggio stimolante, affascinate ma anche scomodo e pauroso.
Spesso incompiuto.

Ci vorrà tempo.
Le cosiddette “crisi della vita” per capirlo.
Fatica e determinazione per portarlo a termine.

Non cadere nel grande equivoco

La risposta a “Cosa fare della mia vita?” difficilmente sarà in un fremito improvviso,
un istante magico.

Un sussulto inatteso di estrema chiarezza, dove tutto “s’incastra”.
Miracolosamente.
E avrai pianificato di colpo tutta la tua vita.

Non dico che non esiste un momento topico,
ma sarà molto più facile che ti ritroverai – sorpreso- a prendere nuove decisioni.
Decidere nuove azioni.

In realtà,
la vita cambia costantemente e dovrai riconsiderare più volte la “direzione” del tuo viaggio.

Preparati a lasciare la tua zona di comfort

Prova cose nuove.
Qualcosa che hai sempre desiderato, qualcosa che ti spaventa.
Allarga i tuoi orizzonti.
Inizia a escludere.

Prova … qualcosa di molto diverso (senza lanciarti senza paracadute) da quello che fai normalmente.
Potresti essere sorpreso quanto ti piacerà qualcosa, che non avresti mai immaginato.

Rimanere dove sei, è una garanzia per rimanere marginale.
Se non ti spingi al di là della tua “zona di comfort”, se non chiedi più a te stesso, stai scegliendo un’esistenza vuota.
Ti neghi questo “viaggio” straordinario.

Ricorda … non sarai mai pronto

Non continuare a usare il condizionale “Farei” o “Vorrei”.
Non parlare di ciò che farai.
Un giorno.

Non vivendo il presente e temendo che si possa ripetere un’esperienza spiacevole, continui a rimandare.

Devi fare il primo passo adesso.
Non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a fare qualcosa.
Non lasciarti immobilizzare dalla sindrome di “domani”.

Il tempo giusto per l’azione è “oggi”.
Iniziare “da domani”, “da lunedì”, “dal mese prossimo”, ecc … non ti farà cominciare mai.

Quando un’opportunità si presenta, nessuno si sente mai pronto al 100%.

Fai il primo passo, poi segui il flusso.

Foto di engin akyurt da Pixabay

La chiave per non prendere le critiche come offese personali

critiche

A un certo punto, accadrà.
Sarai criticato.
Anche se non ti va.
Anche se non ti piacerà.

Non puoi aspettarti una vita senza critiche.

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Guarda tutte le persone di successo: ricevono amore e apprezzamento.
Ma anche critiche.
Perfino odio.

Quando ho scritto e pubblicato il mio primo articolo del blog (marzo 2013) avevo paura.
Di scrivere banalità, cose scontate,
poco incisive.

Avevo paura di non piacere e di essere criticato

Volevo piacere alle persone.
Beh … chi non lo vorrebbe!

Volevo che le persone commentassero quanto gli piacesse ciò che avevo scritto.
Quanto fossi bravo.
Fantastico.
Wowwwww!

Pensavo di meritarlo (su quale base poi … non avevo mai scritto e non ho il talento dello scrittore).
Forse perché sono onesto, coraggioso?
Pensavo di meritare di essere trattato con gentilezza.
Scrivere senza il timore di essere criticato.

Ovviamente, è l’opposto della realtà.

Ho ricevuto messaggi poco incoraggianti.
Inviti a smettere.
Inviti a cambiare “sport”.

“Ferrarelli? Chi … scusi?
Coaching? Cosa …???”

Ecco alcuni validi motivi per non prendere le critiche – almeno un po’ – sul personale:

Prendere le critiche personalmente è estenuante

Se avessi preso tutto – troppo – personalmente,
mi sarei sentito male, inutile, fallito …
e avrai smesso di scrivere (… comunque il mondo sarebbe sopravvissuto lo stesso!).

Oltremodo, sarebbe stato estenuante. Insostenibile.
Incontrollabile.

L’autostima scivola e perdi fiducia

Le critiche ti spingono in basso.
L’autostima se ne va e sopraggiunge … il dubbio.

Inizi a pensare di essere una persona inadeguata.
Inizi a credere che in qualche modo non sei “abbastanza”.

Le critiche ti risucchiano.
Hai bisogno di un elogio per sentirti bene.

Diventi così elogio-dipendente.
È come una droga …
Riesci a vedere quanto potrebbe essere pericoloso?

Metti al primo posto l’opinione degli altri

Le critiche potrebbero essere valide.
Potrebbe essere una possibilità per crescere e migliorarsi.

Ma che cosa succede se fai affidamento solo sull’opinione di altre persone?

Arriva una critica?
Ti senti triste, frustrato e senza speranza.
Una lode?
Ti senti felice, soddisfatto, “abbastanza”.

È un gioco pericoloso.
Incontrollabile.

Prenderla sul personale vuol dire regalare il tuo potere

Quando permetti ad altre persone di farti arrabbiare,
le stai concedendo il lusso di dettare come ti senti.

Stai regalando il tuo potere.

Non farlo!
Ripeti a te stesso che non darai a nessuno il potere di renderti infelice.

Riprendi il tuo potere.
Il controllo di come-ti-senti.
Scegli una diversa linea di pensiero.

Prendere le cose personalmente ti rende una facile preda

Se prendi la critica troppo sul personale,
le persone possono – anche solo con una piccola opinione contraria – prenderti “all’amo” e versare tutto il loro veleno.

Ti rovinano così – in pochi attimi – una bella giornata di sole.

Prendendo la critica troppo sul personale, perdi la possibilità di migliorare.
Di crescere.

La critica non è più l’occhio obiettivo di cui hai bisogno per crescere.
Sprechi “la lezione” perché sei troppo concentrato su di te.
È più importante sentirti a tuo agio che migliorare.

Se prendi le critiche sul personale, ti prepari a soffrire per niente

Il mondo intero può criticarti ma tu … sei immune.
Assapori una grande libertà quando non prendi nulla sul personale.

Prendere le cose personalmente ha un impatto sulla tua felicità.
Sulla tua tranquillità.

Altrimenti … preparati a soffrire per niente.

La chiave per prendere le critiche meno sul personale

“Incominciai anche a capire che i dolori, le delusioni e la malinconia non sono fatti per renderci scontenti e toglierci valore e dignità, ma per maturarci.“
Hermann Hess

Proprio come non possiamo pretendere il piacere senza provare il dolore.
Anche la critica e la lode sono facce della stessa medaglia.

Vogliamo il piacere dell’elogio ma non siamo in grado di accettare la sofferenza della critica.
Non possiamo godere solo del piacere.
Come vorrebbe il nostro ego.
È impossibile.

La crescita personale avviene con la consapevolezza che dobbiamo accettare la polarità.
Se accettiamo la lode, dobbiamo accogliere anche la critica,
anche se -ovviamente- non ci piace.

Imparare a godere del piacere e ad accettare la sofferenza.
La risposta migliore è l’accettazione.
Accettare ciò che fa stare male, fare del tuo meglio per gestirne la “presenza”.
Ecco la crescita!

Se il commento e la critica ha il solo intento gratuito di screditarti e diffamarti (senza costrutto) e intende solo colpirti come persona…
non vale la pena spendere nemmeno un secondo a pensarci.
Passa oltre!

Foto di I-Martin da Pixabay

17 spunti per riuscire a dire quello che pensi veramente

dire quello che pensi

C’è chi dice NO canta Vasco Rossi.

Invece c’è chi dice SI.
Sempre.

È addirittura entusiasta delle idee altrui.
Pur di non creare conflitto.
Pur di mantenere la pace.

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Altri invece la prendono così alla lontana da non arrivare mai al punto.
Altri ancora restano in silenzio, confidando che l’interlocutore intuisca il suo disaccordo.
Magicamente.

In tutti i casi, senti la – grande – frustrazione di non riuscire a dire quello che pensi veramente.
Perché hai timore del giudizio degli altri.
Paura di non essere accettato.
Di non essere amato.

Ecco 17 spunti per dire quello che pensi – veramente –

1. Rilassati. Siediti. Respira profondamente. Parla lentamente.

2. Smettila di indossare maschere per piacere agli altri, per essere alla moda, per non essere tagliato fuori dal gruppo. Così ti tagli da solo ..

3. Basta pensare che gli altri possano leggere i tuoi pensieri. Non dedurre. Chiedi. Parla.

4. Scegli il momento giusto per parlare. Presta attenzione. Il momento giusto è quando il tuo interlocutore è più ricettivo.

5. Non complicare la situazione con giri di parole. Inizia dal nocciolo della questione. Esprimilo chiaramente.

6. “Potrei sbagliarmi” è meglio di “Ti sbagli”. Non far seguire “Potrei sbagliarmi” con ” ma ..”.

7. Il messaggio TU (“E’ colpa tua”, “Sei egoista”, “Non mi ascolti mai”) offende e sminuisce. La conseguenza è chiusura e difesa.

8. Poni domande prima di fare dichiarazioni. Non sei furbo quanto credi. Gli altri non sono stupidi come sembrano.

9. Non invidiare troppo quelli “senza peli sulla lingua”. Spesso sono persone impulsive, senza filtri e limiti. Rigide e bloccate sulle loro posizioni.

10. Chiediti “In che modo le mie idee/parole avranno un impatto su altre persone/lavoro/team?” (È così che pensano i leader)

11. Non dire “Tu”. Concentrati sulle questioni, non sulle persone. Le conversazioni diventano personali quando attacchi.

12. Pianifica risposte semplici a possibili obiezioni. La spontaneità è una strategia pericolosa quando sei sotto stress.

13. Costruisci relazioni. Una relazione forte include il diritto di non essere d’accordo.

14. Ascolta in modo attivo. Ascolta per capire, non per controbattere.

15. A volte le cose che ti danno fastidio riguardano te, non gli altri.

16. Mostra rispetto e gentilezza alle persone perché sei-fatto-così, non perché se lo meritano!

17. Ricorda che le persone vogliono “qualcosa” per se stesse.

15 suggerimenti per farsi prendere sul serio al lavoro .. e tutti ascolteranno – 2

farsi prendere sul serio al lavoro

9. Nessuno ti prenderà sul serio se non sai di cosa stai parlando

Se non conosci-i-fatti, meglio stare zitti.
Non valutare o giudicare prima di aver capito (bene) come sono andate le cose.

Se parli prima di sapere,
rischi di dover fare imbarazzanti dietro-front o di reagire in modo eccessivo per poi andare a scusarti.

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È meglio stare in silenzio su un argomento che non conosci.
Piuttosto che blaterare idiozie.
Meglio tacere.

10. Ascolta di più

Evita incessanti monologhi.
Sermoni continui che disturbano solo i tuoi ascoltatori.

Libera colleghi e amici dal tuo vaniloquio, del cicaleccio inconsistente, del brusio permanente.
Te ne saranno grati!

La regola per farsi prendere sul serio al lavoro:
una parola è poco..due parole sono troppe!

11. Il 55% della comunicazione non è verbale: cosa dice la tua postura?

La comunicazione non verbale è curata di rado,
eppure ha una grandissima importanza sulla nostra comunicazione,
anche quando non parliamo.

Gesti, posture e atteggiamenti possono dire molto sulla nostra personalità.
Sulle nostre intenzioni e sui nostri giudizi.

Ecco 9 linguaggi del corpo che le persone di successo “usano” spesso,
e che dovresti adottare subito (anche tu) se vuoi apparire una persona piacevole e sicura di te.

12. Voler far ridere la gente non è ideale per farsi prendere sul serio al lavoro

Essere una persona brillante, ironica e divertente è apprezzabile nel mondo del Lavoro – stressante e competitivo- di oggi.

Un po’ meno è guadagnarsi la reputazione di “clown” e “buffone” dell’ufficio.

Voler “disperatamente” suscitare l’attenzione e il riso dei colleghi ti appiccica addosso un’etichetta poco edificante.

13. Non esagerare e non mentire

“La riunione di ieri è stata l’esperienza più straordinariamente appagante della mia vita.”
“Oh mio Dio, sono letteralmente esplosa quando ho visto la mail”
“Ho lavorato tutto il week end. Notte e giorno… ininterrottamente …”

Smettila di enfatizzare e di esagerare.
Fa sembrare stupido tutto ciò che dici.
E le persone non ti prenderanno mai sul serio.

Lo stesso vale per la fandonia.
Se hai la reputazione di bugiardo, le persone non si fideranno mai di te.

14. Non essere (eccessivamente) emotivo

Metti il broncio alla minima osservazione?
Hai difficoltà a sorridere dei tuoi difetti?
Ti manca autoironia e spirito di autocritica?

Se la tua giornata è rovinata da un parere discordante o una battuta,
se metti il muso al primo dissenso (e lo tiene anche dei giorni) dimostri arrendevolezza e scarsa forza mentale.

Le persone si rapporteranno con te come se tu fossi un giovane tirocinante.
Difficile farsi prendere sul serio al lavoro.

15. Fai quello che dici che farai

Fai sempre quello che dici che farai.

Se prometti il mondo ma non lo porti mai,
le persone smetteranno di ascoltarti e prenderanno le tue parole con diffidenza.

Se qualcuno ti chiede di fare qualcosa di impossibile, sii onesto.
È molto meglio essere sinceri, piuttosto che non mantenere una promessa.

Solo un attimo della tua attenzione …

Farsi prendere sul serio al lavoro è importante.
Fondamentale.

Ma non concentrarti troppo su questo.
Non diventare un “fondamentalista” della serietà.
Mascella rigida, sguardo neutro, postura ingessata.

Ironia, umorismo, autoironia, leggerezza sono altrettanto utili.
Servono a “dissacrare” momenti di tensione e di stress.
Dissolvono tensione e apprensione in un mondo del Lavoro sempre più opprimente e cupo.

“Se non riesci a ridere di te,
è giusto che lo facciano gli altri.”
Mirko Badiale


Foto di StockSnap da Pixabay

15 suggerimenti per farsi prendere sul serio al lavoro .. e tutti ascolteranno – 1

farsi prendere sul serio

A volte ti sembra di non essere preso sul serio sul lavoro?
Senti poco coinvolgimento?
Una sensazione di “invisibilità”?

Nessuno ti contraddice, ma nessuno si complimenta.
Nessuno dice niente del tuo lavoro.

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Complimenti!
Hai un super-potere da super-eroe: sei invisibile.

Sei sicuro che il tuo lavoro è prezioso.
Sai che quello che stai facendo è utile.
… e lo è. Fidati!

Spesso mi contattano persone (giovani e alla prima esperienza – ma non solo) che si preoccupano di non essere considerate come desiderano.
Vogliono farsi prendere sul serio sul lavoro.
Essere notate.

Non è sempre facile creare un senso di serietà (soprattutto di fronte a colleghi più anziani) ma puoi migliorare il tuo approccio con un po’ di impegno e un pizzico di strategia.

Ecco 15 dritte per farsi prendere sul serio al lavoro:

1. Smettila di scusarti. . soprattutto se non hai fatto niente

“Scusa il disturbo”
“Mi dispiace …”
“Scusa, era solo un’idea”
“Scusa, spero di non aver sbagliato”

Non scusarti troppo in fretta e troppo spesso!
Non chiedere scusa anche quando non è nemmeno giustificato.

Sei veramente dispiaciuto?
Hai fatto qualcosa di sbagliato?

Nella maggior parte dei casi, no, non l’hai fatto.
Devi chiedere scusa per condividere i tuoi pensieri?

2. Spettegolare è un modo efficace per non ..farsi prendere sul serio

Se diffondi pettegolezzi,
i tuoi colleghi potrebbero ascoltarti con impazienza e curiosità.
Sapranno (anche) che non potranno contare sulla tua discrezione.

E sulla tua professionalità!

I dettagli delle vite dei tuoi colleghi non sono da condividere.

3. Smettila di essere sempre-troppo gentile e disponibile

Non hai bisogno di essere né stronzo né aggressivo.
L’approccio migliore – per farsi prendere sul serio – è sapere misurare, secondo le circostanze,
grinta e diplomazia.

Non c’è bisogno di arrivare a scelte estreme, reazioni eccessive e atteggiamenti sproporzionati.
Devi “solo” cambiare alcuni tratti del tuo atteggiamento.
Vedi post per approfondire.

4. Taci se non hai qualcosa di buono da dire

Se dici qualcosa di inappropriato, è facile per le persone intorno a te prenderti poco sul serio.

Resta in silenzio,
salvo che tu non abbia qualcosa di veramente prezioso da aggiungere.

Quando parli, struttura le tue frasi e a esprimere i tuoi pensieri nel modo più conciso possibile.

Ciò renderà ogni tua parola “preziosa”.
Ecco come farsi prendere sul serio!

Leggi il post per approfondire.

5. Diventa proattivo. Non aspettare sempre la direzione dagli altri

Non subire passivamente.
Con inerzia.

Non vivere fiaccamente.
Non aspettare sempre la direzione dagli altri (dal tuo collega, dal tuo capo, ecc …).
Scegli di essere più intraprendente.

Considera le alternative. scegli un approccio diverso.
Non restare bloccato nei “Non posso” e “Non riesco”.

6. Vai preparato alle riunioni

Per una presentazione o una riunione, preparati più di quanto pensi di aver bisogno.

Probabilmente non userai tutte le informazioni preparate, ma se avrai la possibilità di metterti in mostra, impressionerai davvero le persone!

Se questo approccio diventa abitudine, non ti presenterai mai più impreparato a una riunione.
Sarà difficile per le persone non prenderti seriamente.

7. Non far perdere tempo alle persone

Spesso chiediamo “qualche secondo” o “un minuto” a un collega o un collaboratore quando (in realtà) un minuto non basta.
Anzi.

È solo un modo di dire … mi dirai.
No.
È una questione di approccio!

Quando chiedi a un collega di fare qualcosa per te,
di aiutarti, di darti una mano a superare un blocco o un ostacolo,
devi essere premuroso e rispettoso perché stai interrompendo il suo flusso di lavoro.

La prossima volta che desideri il supporto di qualcuno, chiedi un incontro, non un minuto.

Sarà la persona a valutare il momento giusto sulla base delle sue incombenze.

8. Avere un look appropriato

Il modo in cui ti presenti al lavoro … la dice lunga su di te!

È un’arte raffinata,
dice al datore di lavoro che sei in grado di rappresentare adeguatamente la sua azienda.

Scarpe consumate e camicia stropicciata trasmettono – invece – disimpegno, superficialità e poca professionalità.

Il modo in cui ti vesti ogni mattina trasmette la tua attitudine al lavoro e … alla vita!
Anche se può sembrare una routine fastidiosa, devi farlo con cura e attenzione.

Foto di StockSnap da Pixabay


Come rapportarsi con successo con un capo diffidente e sospettoso

capo diffidente

Sospettoso e guardingo.
Se li vai incontro, si ritrae.

Il capo diffidente .. è sempre a debita distanza

Se cerchi un contatto, ti blocchi davanti ad un muro di sfiducia e perplessità.

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Ritiene (a torto o a ragione) di avere avuto precedenti esperienze negative. È diventato ancora più diffidente e chiuso per paura di soffrire nuovamente.

È convinto che gli altri vogliano raggirarlo, truffarlo o sfruttarlo.

Non agisce sotto lo stimolo di prove concrete ma secondo pregiudizi e preconcetti.
E ne ha tantissimi.

Per tenersi lontani dai pericoli evita tantissime situazioni lavorative che potrebbero essere piacevoli o vantaggiose.

Ecco 15 spunti per lavorare con successo con un capo diffidente:

1. Non cercare di diventare suo “amico”. Manterrà sempre i limiti professionali.

2. Il capo diffidente ti studia. Vuole capire le tue intenzioni. Anche dopo anni …

3. Non credere che siccome non parla o risponde a fatica non sia interessato a cosa dici oppure è arrabbiato.

4. Non credere che siccome non parla o risponde a fatica sia soddisfatto del tuo lavoro.

5. È convinto che tutti vogliano raggirarlo o sfruttarlo. Tu compreso.

6. Il capo diffidente parla pochissimo, quasi senza espressione del viso, non capisci se è interessato o invece non vede l’ora che la pianti e te ne vai …

7. Non interrompere una persona diffidente durante i suoi brevi interventi.

8. Evita assolutamente le pause che potrebbero imbarazzarlo.

9. Non parlare e argomentare troppo, insistere, premere o mettere fretta.

10. Evita i complimenti pomposi o eccessivi. Lo imbarazzerai e penserà che tu voglia aggirarlo o manipolarlo.

11. Usa una comunicazione trasparente, onesta e autentica. Sempre.

12. Non sorvolare, nascondere o eludere eventuali argomenti delicati e spinosi. Sempre.

13. Non cambiare opinione o versione perché li suonerà ambiguo o manipolatore.

14. Non sono le tue parole che lo convinceranno, ma le tue azioni.

15. Calma e pazienza sono fondamentali per relazionarsi con un capo/a diffidente.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

6 spunti per mantenere viva la discussione (quando non sai più cosa dire)

non sapere cosa dire

Non sapere cosa dire…

Non sono pochi (sorpresa!) i professionisti che hanno enormi problemi nel mantenere viva una conversazione, finendo col passare per una persona passiva e timida,
per di più non collaborativa o addirittura scontrosa.

Succede a molti di noi …
stiamo parlando con qualcuno – che abbiamo appena incontrato – e dopo un po’ …
la conversazione precipita, va in stallo.

… la mente si spegne, il silenzio è imbarazzante!

Proviamo a pensare a qualcosa d’intelligente, di rilevante,
raccontare una storia interessante,
ma niente, zero assoluto!

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È imbarazzante non sapere cosa dire, come andare avanti…

Per non piegarci al disagio del silenzio, usciamo dalla scena con un generico “Ci vediamo” (quando poi…) oppure un laconico …

Ok, alla prossima” (ah, si davvero! Dove?)

Rischiamo di perdere così l’opportunità di conoscere meglio una persona interessante e che udite-udite
potrebbe cambiare la nostra vita!

Magari creare quel contatto che sarà il primo gradino della nostra scalata professionale, oppure la persona potrebbe diventare … il padre o la madre dei nostri figli!

Chi lo sa!
La vita (sotto quest’aspetto) è incredibilmente sorprendente.

Quindi ti consiglio di dedicare un po’ di tempo a questo post.
Renderai le tue conversazioni molto più interessanti e naturali, evitando tutti quei silenzi imbarazzanti che potrebbero impedirti di incontrare le persone giuste.

Ecco sei spunti per mantenere viva la discussione, quando non non sai più cosa dire:

1. Fare domande  per colmare “il vuoto”  di non sapere cosa dire

Il punto di partenza più semplice,
e anche il più efficace quando non hai niente da dire.

Fai domande aperte.
Evita di fare domande si/no oppure domande generiche, tipo “Come stai?”.

Non chiedere nulla di troppo personale o privato.
Trova interessi comuni.

Usa il tuo buon senso.
Stai su un argomento ampio in modo da trovare qualcosa di cui parlare, tipo “Che cosa pensi di quel nuovo film?” oppure “Quali sono le tue idee su quel nuovo progetto?“.

2. Chiedere “Dimmi di più su …”

Dimmi di più sul tuo lavoro.
Dimmi di più sulla tua idea, sul tuo progetto, le tue intenzioni.
Di più su quella cosa che hai accennato prima …

Questo approccio mostra che sei interessato a qualcosa di più dei convenevoli.
Dimostra curiosità.
Interesse.

Le persone amano sapere che sei interessato a quello che dicono,
quindi se mostri un certo interesse, vorranno parlarti ancora di più.

Funziona il 99% delle volte,
perché è lusinghiero avere qualcuno che ti chieda di approfondire l’argomento.

3. Chiedere “Come sei entrato …?” – “Quando hai cominciato …?”

“Come sei entrato in azienda?”
“Quando hai cominciato a fare il coach?”
“Come è nato il tuo interesse per …?”

Le persone amano raccontare le loro storie.
Parlare e condividere apertamente le proprie esperienze professionali.

Chiedere come hanno fatto il loro ingresso in azienda, come si sono interessati al loro settore,
o come hanno ottenuto il loro ruolo … rilancerà ogni tipo di discussione.

E e se ottieni la classica risposta “Sono appena entrata“,
beh in questo caso … ne hai da parlare!

4. Parlare di un evento importante imminente o recente

Quando ti trovi a corto di idee, sei in difficoltà nel non sapere cosa dire,
parla di qualcosa di importante che accadrà o è successo di recente.

È un ottimo spunto per “lanciare” una conversazione.

Può essere un evento in azienda, nel mondo oppure un avvenimento sportivo o culturale, un fatto di cronaca (senza entrare in quella becera e violenta).

Questo ti permette di relazionarti facilmente con gli altri,
pone le basi per una conversazione più lunga,
e ti permetterà di evitare scomodi silenzi.

5. Chiedere “Cosa stai facendo di interessante in questo momento?”

“Cosa preferisci del tuo ruolo?”
“Qual è la parte più difficile/delicata di quello che fai?”

Non c’è attività che non abbia le sue sfide.

Chiedere alla persona di parlare delle sue sfide, aggiunge un vero tocco di colore a una discussione che si sta spegnendo.
Potrebbe addirittura aiutare la persona stessa a inquadrare le cose o fornirle una nuova visione del suo lavoro.

6. Non hai bisogno di essere interessante – devi solo essere interessato

La regola d’oro.

Quando parli con qualcuno – se vuoi fare “colpo” – devi essere impegnato, concentrato, presente.

Quando dico presente, intendo …
completamente presente.

Avere una sensibilità tale che il tuo interlocutore percepisca che la ritieni l’unica persona nella stanza.
Offri la tua piena attenzione.

Sono poche le persone che hanno questo dono (e le definiamo carismatiche).

Solo grazie a questo dono, gli altri ti cercheranno e ti ricorderanno.

Sbirciare il cellulare non ti toglierà dall’imbarazzo di non sapere cosa dire.

Non concentrarsi su altre cose, anche solo per un attimo

Non ti potrai mai connetterti con gli altri, se sei occupato con te stesso.
Se sei in un gruppo, presta attenzione a tutti quando parlano.

Guarda ogni persona.
Sforzati di guardare e parlare con ogni persona.

Se vedi che la persona con cui stai parlando si rifiuta semplicemente di partecipare alla conversazione o è poco socievole, puoi concludere la conversazione educatamente e parlare con qualcun altro.

Tuttavia, credo che tu abbia la responsabilità di provare a far funzionare una conversazione… piuttosto che annegare in dubbi di non sapere cosa dire!

E se lo fai bene,
godrai di nuove amicizie e riuscirai a attirare le persone.

Foto di Mabel Amber, still incognito… da Pixabay

Autostima sul lavoro: il potere limitante di parole come “Non posso” o “Non riesco”

autostima sul lavoro

Autostima sul lavoro …
pensa l’ultima volta che hai affermato di non potere, non riuscire o non essere bravo in qualcosa.

“Non posso diventare un ingegnere perché non so programmare.”
“Non riesco a lanciare la mia start up dei sogni perchè non ho soldi.”
“Non posso erogare corsi di formazione perché non sono bravo a parlare davanti le persone.”(questo sono io)
“Non riesco a lanciare un blog perché non ho mai scritto. E non sono capace di scrivere articoli” (anche questo sono io!)

Fatto?

Bene, ora aggiungi le parole “non ancora” alla fine della frase

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“Non posso diventare un ingegnere perché non so programmare … non ancora!
“Non riesco a lanciare la mia start up dei sogni perchè non ho soldi.” … non ancora!
“Non posso erogare corsi perché non sono bravo a parlare davanti alle persone … almeno non ancora!
“Non riesco a lanciare il mio blog perché non ho mai scritto. E non sono capace di scrivere articoli. Non ancora!

È incredibile quanto due lettere possano spostare la nostra potenzialità.

Questo è il motivo per cui Seth Godin,
ha dedicato un intero post del suo blog per questo trucchetto potenziante.

Come ci ricorda Godin,
può essere che tu non sia abbastanza bravo, esperto o competente da fare -in questo momento- quella determinata attività … ma questo non implica che tu non possa farlo … un domani.

Alcune cose richiedono un po’ più di impegno, tempo e dedizione di altre

“È vero che non sei ancora abbastanza bravo” dice Godin,
“Nessuno di noi lo è. Ma se ti impegni abbastanza a lungo, lo farai meglio! Ogni giorno di più”.

Quindi,
potresti non essere un fotografo esperto, un blogger di prim’ordine o un influencer di grido proprio in questo momento, ma questo non significa che …
non potresti esserlo un futuro!

È facile limitarci.

Se c’è qualcosa con cui non abbiamo molta pratica o dimestichezza, o un’abilità che è al momento “non ci appartiene”, siamo bravi-e-veloci a convincerci che non possiamo attuarla …. perché non siamo intrinsecamente bravi.

Autostima sul lavoro? Quello che pensi di te stesso è fondamentale

Quando ho lanciato il mio blog (nel lontano marzo 2014),
ero spiazzato, ansioso e incerto per il fatto che non sapevo nulla sulla creazione di un blog, né tanto-meno di scrivere articoli, non capivo niente di SEO, ecc…

Tuttavia,
negli anni il blog è cresciuto costantemente (con tanto-tanto lavoro) diventando un riferimento per professionisti, formatori, coach e persone interessate alla loro crescita professionale e personale (al momento Google analytics registra ca. 10’000 contatti al mese).

C’è una grande differenza tra dire che non puoi fare qualcosa e dire che non puoi farla ancora.
Prova anche tu!

foto by Engin Akyut – Pixabay

Il rispetto al lavoro: 13 atteggiamenti che dovresti evitare – parte 1

il rispetto al lavoro

In molti uffici il contegno è … sfuggito di mano!

Alcune persone non si accorgono neppure nel loro comportamento offensivo o -peggio- semplicemente non se ne preoccupano.

Se pensi di essere perfetto, probabilmente farai bene a leggere questa lista solo per assicurarti di essere corretto verso gli altri.

Per salvaguardare il rispetto al lavoro e il quieto vivere in ufficio, basta non violare alcune semplici ed essenziali regole:

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1. Essere negativo e lamentoso

Non aprire la bocca solo per dire “Che lavoro noioso, ma che freddo oggi, gli stipendi non sono puntuali …”.

Se parli solo di problemi e mai di soluzioni, rischi di essere pericolosamente etichettato come “negativo e lamentoso” da evitare a ogni costo.

Evita le lamentele e le frasi “È impossibile” o “Non si può fare”. Sono molto negative, indicano scarsa voglia e che non ci si vuole nemmeno provare.

Se le cose non vanno bene, anziché lamentarti, perché non proviamo a cambiarle?

2. Fare telefonate personali

Purtroppo episodi problematici accadono.
Ma questo non significa condividere forzatamente a tutti gli altri il tuo dramma personale.

L’ufficio non è un posto dove “combattere” con ex partner, con i tuoi figli o familiari.

Mantieni i tuoi problemi di relazione al di fuori dell’ufficio, dove altri non ti possano sentire.
Fai una pausa, o meglio ancora, rimanda fino a quando non arrivi a casa.

3. Gossippare sui colleghi

Se diffondi pettegolezzi da ufficio,
i tuoi colleghi potrebbero ascoltarti con impazienza e curiosità, ma sapranno (anche) che non potranno contare sulla tua discrezione.

È bello gossippare fuori dall’ufficio,
ma i dettagli delle vite dei tuoi colleghi non sono da condividere.

4. Trascorrere ore sui social

Sei pagato per essere produttivo, non per postare la tua ultima ricetta culinaria o ritrovare il compagno di banco del liceo.

A meno che non faccia parte del tuo lavoro, le tue attività sui social media dovrebbero essere lasciate per il pranzo o i tempi di pausa.

E anche in questo caso, usa il tuo telefono privato.

5. Mentire per fare il “figo/a”

Sei diventato così bravo che riesci a cogliere ogni occasione per agganciarti al discorso e iniziare a parlare di te, delle cose che hai fatto, di quello che ti successo e allora …

… avanti con viaggi mai fatti, sport mai praticati, hobby mai coltivati o conoscenze importanti mai frequentate, solo per apparire più interessante o attraente agli occhi di colleghi o collaboratori.

Spesso sono solo “piccole” forzature della realtà.
Niente di grave, per carità, ma pensi davvero che -così facendo- riuscirai a impressionare gli altri e sembrare più interessante o intrigante?

6. Andare al lavoro quando sei molto malato

È ammirevole!

Il tuo impegno e la tua dedizione per il lavoro,
ma esponendo tutto l’ufficio alla tua influenza non dimostri attenzione per gli altri colleghi di lavoro.

Lavora da casa se puoi.

7. Indossare abiti provocanti fa perdere il rispetto al lavoro

Ecco uno dei modi più veloci per perdere il rispetto al lavoro, soprattutto delle altre donne.

Spesso non ce rendiamo neanche conto, ma un abbigliamento inadeguato o “sopra le righe”, oltre ad essere poco professionale, ci lascia una scia di commenti,
critiche e maldicenze che ci possono creare grandi difficoltà e nei nostri rapporti.

15 consapevolezze che posso dire di aver – forzatamente – imparato dalla vita – 3

imparato dalla vita

10. Non sarò mai pronto al 100%

“In questo periodo sono stressato”.
“Quando sarà passato questo periodo, lo faccio”
“Non è il momento giusto.”
“E’ un periodo pesante.”
“Dal 1° gennaio comincio. Anzi dopo le vacanze, dal mese prossimo, da lunedì, ecc….”

Quante volte, ho parlato al futuro o al condizionale “Farò” o “Vorrei”.

Ho sperimentato paure che mi impedivano di passare subito all’azione.
Camuffando i mie timori e parlando senza sosta di ciò che farò.
Un giorno.

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Non vivendo il presente e temendo che si possa ripetere un’esperienza spiacevole, continuavo a rimandare.

Adesso ho imparato dalla vita che … devo fare il primo passo adesso, perché non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a fare qualcosa.

Non devo lasciarmi immobilizzare dalla sindrome di “domani”.

Il tempo giusto per l’azione è “oggi”.
Iniziare “da domani”, “da lunedì”, “dal mese prossimo”, ecc … non mi farà cominciare mai.

Quando un’opportunità si presenta, nessuno si sente mai pronto al 100%.

Mi sforzo di fare il primo passo,
poi seguo il flusso.

11. La comodità ha il suo prezzo

Quante volte invece di lottare per la “grandezza” ho sguazzato nella comodità (anche se stretta e soporifera).

Sono diventato confortevole.
Comodo. Troppo comodo.

Mi sono accontentato di una vita di sotto le mie capacità.
Anche se ho preparazione. Competenza.
Esperienza.

Mi sono detto …potresti meritare di più. Lo sai …

Spesso tacciamo la voce dentro di noi … che ci invita a osare, lanciarci.
Smettiamo prima ancora di cominciare. Preferiamo “non essere disturbati”.
E così diventiamo prevedibile. Scontati.
Soporiferi.

La sera andiamo a letto – forse scontenti – ma tranquilli.
Comodi. Troppo comodi.
Il fuoco è stato soffocato!

12. La persona più difficile da gestire … sono io!

“Metti da parte il libro, la tradizione, l’autorità,
e prendi la strada per scoprire te stesso”

Jiddu Krishnamurti

La mia crescita personale è iniziata con la consapevolezza che il problema (non sono gli altri) ma sono io,
prima di voler gestire gli altri devo saper gestire me stesso.

Quanto ho coscienza di essere IO al centro di tutte le complicazioni, frustrazioni e fallimenti?

Spesso sono IO la persona più rigida, testarda, esigente, permalosa.
Il mio peggior critico. Quello che non si concede il minimo sbaglio.
Quello più inflessibile.

Quello che non vuole cambiare, ma il cambiamento lo esige, lo pretende,
lo reclama nell’altra persona.

Quello non conosce i suoi punti di debolezza, che non sa gestire le attese e le frustrazioni.
Non conosce cosa-funziona e cosa-non-funziona per se stesso.

È qui che devo concentrare i miei sforzi.

13. Ho imparato dalla vita che essere gentile è la vera forza

La gente di solito non associa la gentilezza alla forza.

Essere gentile non significa essere un avversario facile, uno zerbino, una persona che è facile ferire, manipolare, controllare,
prendere per il naso.

Trattare gli altri con gentilezza,
significa utilizzare questa “forza” per aiutare gli altri.

Essere educato significa lavorare duramente per governare l’ego,
invece di permettere all’ego di dominare me.

La cortesia, il rispetto sono muscoli da rafforzare, nutrire.
Ci vuole lavoro, pazienza e disciplina.
Palle.

È molto più facile sbraitare. Essere arrogante.
Fare il coglione.

14. Non penso più “A me non succederà mai”

“Mai” è un avverbio che ho tolto dal mio vocabolario.
E lo dovresti fare anche tu.
Al più presto!

Eccessiva fiducia in sé. Troppa convinzione.
Poca prudenza.

Lo sai che sono caduti in tanti?
Sono caduti (anche) i migliori.
Perché non dovrebbe accadere a me?

Ho imparato dalla vita a non dare mai più niente per scontato.

15. Non ho più paura dell’imprevisto..l’ho “messo in agenda

Adoriamo la certezza ma viviamo in un mondo, dove di certo e sicuro c’è ben poco.
La vita non è certa.

La certezza non esiste, il mondo è incerto per natura.
Un giorno puoi avere qualcosa, e il giorno dopo perderla o, al contrario, non avere niente oggi e avere la fortuna dalla tua domani.

Che piaccia o no … accade l’imprevisto. L’inaspettato.

E non sempre è negativo!

Spesso, le cose migliori sono quelle impreviste perché prive di aspettative.
Le strade più panoramiche e spettacolari sono le deviazioni che hai maledetto e non volevi prendere.

Ho messo “in agenda” l’inaspettato.
Organizzo la giornata e pianifico con metodo ma non lo faccio in modo maniacale e dettagliato!

Lascio uno spazio per l’imprevisto.
C’è sempre la possibilità che l’imprevisto mi attenda dietro l’angolo.

Mi aspetto che qualcosa possa andare storto, anche se non so cosa!

Ho imparato dalla vita che  … sapere che l’unica certezza è l’incertezza, rende la mia mente più flessibile e divento più forte a livello emotivo.

15 consapevolezze che posso dire di aver – forzatamente – imparato dalla vita – parte 2

consapevolezza

5. Richiede più coraggio rivelare le insicurezze anziché nasconderle

“La vera forza è nello spirito, non nei muscoli o nella durezza d’animo.”
Alex Karras

Ho sempre speso molte energie nel tentativo di mascherare le mie debolezze,
e le mie emozioni (perché le reputavo sintomi di debolezza).

È necessario imparare a gestire e controllare le emozioni,
non farsi controllare da esse.

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Richiede più forza relazionarsi con le persone, piuttosto che cercare di controllarle e dominarle.

Ci vuole consapevolezza e umiltà per ammettere le proprie debolezze piuttosto che mostrarsi forti ma diversi da ciò che si è realmente.

La persona forte,
invece di sprecare energia (cercando di coprire le mancanze), riconosce i propri difetti e investe il proprio tempo per migliorare se stesso e per superare le debolezze.

6. Rinunciare per paura di fallire … è il fallimento più amaro!

Nessuno,
ripeto nessuno, ha raggiunto ricchezza, fama e successo senza cadute, spesso gravi, ma anche errori ingenui ed evitabili.

Errori che ci riportano (amaramente) al punto di partenza.

Ma quando torniamo indietro, abbiamo un vantaggio … provarci di nuovo perché conosciamo già la strada.
Possiamo tornare al punto (dove ci siamo bloccati) più velocemente e spingerci oltre l’ostacolo con rinnovata energia.

Sono tantissime le persone che incolpano le loro vite miserevoli, per le circostanze difficili in cui si dibattono “Ho avuto un’infanzia difficile … ecco perché non ce l’ho fatta”

Eppure non sono poche le persone di successo che rilevano … “Ho avuto un’infanzia difficile … ecco perché ce l’ho fatta!”.

Se guardo al fallimento come un’opportunità, come l’inizio di un nuovo viaggio, scopro che l’esperienza mi aiuterà e la prossima volta che farò la stessa cosa, la farò molto meglio.
Ma se non provo, non lo saprò mai.

Demordere a prescindere.
Rinunciare per paura di fallire … questo è il fallimento più amaro!

7. Spesso piuttosto che parlare, è meglio tacere .. e ascoltare!

In quest’epoca siamo travolti e soffocati dalle parole.
Dalle chiacchiere.
Da un cicaleccio continuo.

Le parole perdono di senso, di valore, di significato.
Di vitalità.

Dovremmo parlare molto meno.
Tutti.

Non abbiamo la consapevolezza della potenza delle parole.

Mi basterebbe pensare, come a volte, un semplice lapsus, una svista, una parola di troppo o fuori posto ha distrutto un intero progetto, un colloquio di lavoro,
un rapporto con un mio cliente importante,
un collega, il team, un amico/a,
la mia compagna.

Spesso,
la cosa più intelligente da dire è … non dire niente!

C’è un tempo per parlare e un tempo per tacere.
E ascoltare.

8. Sapere che sono molto più le cose di cui non ho controllo mi ha dato consapevolezza

Sprecare il tempo,
le energie e le mie capacità in cose che sono di là dal mio controllo è il modo migliore per attrarre frustrazione e delusione.

Meglio concentrarmi sulle cose che posso cambiare,
e accettare (avere la consapevolezza) di ciò che va oltre il mio controllo.

Devo smettere di credere di aver potere sugli altri.

Lasciare andare è un atto di fede perché la vita si sveli.
Lasciar andare libera, purifica, migliora.
Lasciare andare è leggerezza!

9. Non posso piacere a tutti

Avere paura della disapprovazione può rendere la vita difficile.

Volere essere approvati e amati è naturale.
Però non accontentare tutti può essere liberatorio.

Quando cerco di accontentare tutti, ogni volta che cerco l’approvazione di qualcun altro, un piccolo frammento di ME muore.

Ho capito che …
più cerco l’approvazione – meno attraggo le persone.
Le persone non sono affascinate da chi si sforza di piacere e alla fine …
non riesco a compiacere l’unica persona che conta di più – me stesso!

“La ricompensa per l’omologazione e la conformità sta nel fatto che alla fine piaci a tutti, tranne che a te stesso“.
Rita Mae Brown


15 consapevolezze che posso dire di aver – forzatamente – imparato dalla vita – parte 1

consapevolezze

“L’esperienza è il tipo di insegnante più difficile.
Prima ti fa l’esame, poi ti spiega la lezione.”
Oscar Wilde

A volte ci arriva una randellata tra capo-e-collo che ci lascia frastornati,
disorientati oppure …
paralizzati.

Tante volte pensavo di aver le risorse per rialzarmi, oppure di avere tutte le risposte e invece …
eccomi ancora al punto di partenza!

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Nella mia vita ho fatto errori, da alcuni ho imparato tanto, da altri poco-o-niente (e infatti continuano a ripresentarsi).

Ecco una lista delle lezioni più importanti per me,
che hanno avuto un grande impatto sulla mia vita.

Queste 15 potenti lezioni mi hanno aiutato a sviluppare consapevolezze, diventare la persona che sono oggi – nel bene o nel male poco importa.

So che ne verranno altre ed io … sono pronto, aperto e forzatamente –mi piaccia o no– …
ricettivo.

1. Se avverto il bisogno di sentirmi forte significa che non lo sono ..anzi

Tante volte,
per mostrarmi forte ho messo la maschera del duro, “recitando” la mia parte, mascherando così debolezze e insicurezze con atteggiamenti e posture di finta solidità.

Spesso, per controbilanciare,
ricopriamo e mascheriamo la nostra vulnerabilità con atteggiamenti di superiorità, di presunzione, arroganza semplicemente perché siamo insicuri e pieni di paura.

Quest’approccio può portare qualche successo iniziale, ma l’effetto svanisce in breve tempo.

Ho raggiunto consapevolezze che mi fanno capire che … fiducia e arroganza sono mondi a parte

Mostrarsi strafottenti non vuol dire essere sicuri di sé.
“Giocare a fare il duro” è un atteggiamento puerile che può essere intrapreso da tutti.
Con facilità.

Quando avverto il bisogno di sentirmi superiore – e l’arroganza comincia a fare capolino – ho capito che nella mia mente ci sono … troppi pensieri, tante fantasie,
pochi fatti!

2. L’importante non è cadere .. ma rialzarsi

La vita è tutt’altro che semplice!

Ho vissuto – come tutti – delusioni, fallimenti e dispiaceri. Progetti e desideri che si sono sgretolati all’improvviso, sogni che si sono frantumati e desideri che si sono rilevati irrealizzabili.

E accadrà ancora…

La vita è tutt’altro che semplice! Dicevo …

Accettarlo, mi ha permesso di vivere le gioie della vita,
apprezzare in pieno tutte le sue sfaccettature, dolori compresi.

Ogni fallimento è una tappa verso il successo.

Cosa ho imparato da queste consapevolezze?
Sapersi rialzare -scrollarsi la polvere di dosso- è fondamentale per la mia crescita personale (e professionale).

3. Se non hai talento devi pedalare .. e tanto

Realizzare di non avere capacità eccelse,
intelligenza superiore , bellezza, talento … mi aveva convinto che solo quelli baciati-dalla-fortuna, quelli bravi, quelli con talento e capacità sarebbero arrivati ai posti più ambiti.

Ecco!
La scusa (per mollare, per rinunciare, per non muoversi) è stata servita!

Ho capito che … competenza, bravura, talento non è tutto, non è sufficiente, occorrono duro lavoro e tenacia.
Grinta.

Attaccare giorno dopo giorno …

Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri sulla tua strada. Grinta, perseveranza e passione per raggiungere obiettivi a lungo termine.

Devo saper resistere a distrazioni momentanee e tentazioni, al fine di raggiungere il mio obiettivo.

Fondamentale è la capacità di resistenza, di perseguire gli obiettivi nonostante i continui “no”,
ristrutturare i fallimenti e le sconfitte.

4. Le cose non andranno bene solo perché sto lavorando tanto

Non mi aspetto più soluzioni magiche.
Quando provo qualcosa di nuovo.
Valuto. Mi adattato.
Riprovo.

Cerco di essere positivo.

Restare aperto.
“Praticare” ottimismo e trasparenza.

Ho capito che … lavorare troppo è probabilmente il più grande segno d’incompetenza.

Se sono impreparato, non sono in grado di gestire me stesso,
non riesco a massimizzare il mio rendimento giornaliero sulla base dell’energia che ho a disposizione e dello sforzo mentale che metto in campo.

C’è una notevole distinzione tra essere occupati ed essere produttivi.
Lavorare tanto non è sempre la strada giusta.


Davanti l’ostacolo non paralizzarti .. pazienza e perseveranza.. ce la farai!

perseveranza

“La pazienza e la perseveranza hanno un effetto magico davanti al quale le difficoltà scompaiono e gli ostacoli svaniscono.”
JOHN QUINCY ADAMS

Quanto sei abituato a perseverare di fronte gli ostacoli?
La maggior parte delle persone getta via sogni e obiettivisi arrende al primo ostacolo o difficoltà.

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Se le cose ti sono sempre arrivate con poco sforzo, potresti non aver allenato i “muscoli” della perseveranza, necessari quando la strada si fa in salita.

Invece di mettere energia e tempo per superare difficoltà e impedimenti … potresti prendere il primo ostacolo o fallimento come un segnale che non sei “capace”, che non sei “tagliato” e …
mollare di schianto.

La perseveranza è la differenza tra successo e fallimento

Devi imparare da quelle persone che hanno sempre dovuto lavorare sodo, che hanno sviluppato determinazione, costanza e forza di volontà per padroneggiare una nuova abilità o superare un ostacolo.

Non si raggiunge il successo professionale senza fatica, senza un impegno straordinario.
All’inizio – chi non è abituato – trova difficoltà. Dopo varie volte – tale sforzo – diventa naturale e istintivo.

Quando la salita si fa dura, quando (sembra) che non c’è alcuna ragione di continuare, quando tutto intorno a te invita a mollare, arrendersi, rinunciare, a non continuare …proprio a quel punto che … – se vuoi realizzare il tuo sogno – devi perseverare.

Devi trovare la forza per andare avanti!

Sei disposto ad allenarti intensamente?

A non cedere alle difficoltà?
Sei disposta a cadere e rialzarti sempre ogni volta?
Mettere in discussione le tue credenze e le tue certezze?

Devi trovare la forza di percorrere ancora qualche altro metro e andare avanti.
La perseveranza è quella dote che ti permette di andare oltre la fatica e le circostanze.

Ti permette di superare un passo falso, un colpo di sfiga, recuperare da un infortunio.
Con la perseveranza, verrà il successo.

Una forte motivazione aiuta a vincere molte difficoltà.

Uno sforzo affannoso o occasionale non sarà di nessun valore.
Per ottenere risultati devi applicarti tutti i giorni, fino a quando diventerà un’abitudine.

Perseveranza vuol dire “attaccare” giorno dopo giorno

Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri sulla tua strada.

La competenza, la bravura, il talento non è tutto, non è sufficiente, occorrono duro lavoro e tenacia.
Perseveranza.
Grinta.

Il successo professionale non è solo questione di talento, intelligenza, bellezza.
Tra una persona talentuosa senza tenacia e un’altra perseverante ma senza talento, probabilmente sarà quest’ultima a ottenere i risultati migliori. Leggi post.

E adesso che lo sai anche tu …
Davanti al prossimo ostacolo non paralizzarti … pazienza e perseveranza.
Riprova. Credimi.
Ce la farai!

Comunicare al lavoro: tacere è molto più potente di parlare

comunicare al lavoro

Ascoltare è ammirevole e impressionante.
Ti rende più intelligente e ti mette in una posizione migliore.
Chi riesce a stare in silenzio (e ascoltare) possiede carisma e relazioni più forti.

Zitto e ascolta, gli altri ti daranno il loro cuore.
Se sai ascoltare gli altri vuol dire che sei una persona sicura di te, sai come comunicare al lavoro,
non ritieni di aver la soluzione per tutto e tutti.
Non hai paura del confronto.

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Ascoltando, dimostri un vero interesse per l’opinione degli altri.
Ascoltare gli altri (collaboratori, capo/a, clienti ma anche figli, partner, amici) li fa sentire importanti.

Parla meno – ascolta di più

Non credere che solo perché sei il capo o il responsabile, hai il diritto di parlare più di altri.
Più fai silenzio, più ascolti, più grande sarà il tuo carisma,
la tua influenza, il tuo potere.

Il silenzio è considerato d’oro, per il suo potere.
Il silenzio dà potere alla persona.
È “un’arma” incredibilmente potente.
È uno strumento che aggiunge autorevolezza alla tua presenza.

Il silenzio è fonte di forza

Una persona esperta sa come scandire il silenzio.

Il silenzio è forza, saggezza e magia.
Più ascolti più diventi forte.

Puoi mantenere l’attenzione creando silenzi nei momenti-chiave in cui stai parlando.
Momenti di silenziosità tra le parole possono essere altrettanto autorevoli come i pensieri e le parole stesse.

Una sospensione può essere molto potente, ma raramente la utilizziamo come uno strumento fantastico per comunicare al lavoro e ottenere autorevolezza.

Comunicare al lavoro: 2 tecniche da provare

Silenzio prima di una parola/frase/concetto importante
La pausa attira l’attenzione degli ascoltatori … e li prepara a ciò che verrà dopo …
… ecco aspetta ancora un attimo …
tutti stanno aspettando curiosamente (e trepidamente) quello che hai da dire.

Silenzio dopo una parola/frase/concetto importante
Non c’è bisogno di lanciarsi immediatamente a parlare d’altro o dire …
“Giusto? … Vero? Sai …”
Facendo una pausa, dai il tempo alle tue parole di fare effetto!

Se fai silenzio prima-e-dopo, darai all’ascoltatore di sintonizzarti su ciò di cui stai dicendo,
darai la possibilità di elaborare ciò che hai appena detto,
darai la possibilità di capire – veramente – il significato.

Quel piccolo intervallo di silenzio dimostrerà la forza del tuo pensiero,
e la tua autorevolezza.
Che potenza!

“Il silenzio non fa domande, ma può darci una risposta a tutto.”

Frase di Ernst Ferstl

Se stai in silenzio, non significa che tu non abbia niente da interessante da dire.
Non cadere nella trappola di riempire il vuoto del silenzio con chiacchiere inutili, la musica, lo smartphone.

Naturalmente l’arte del silenzio creativo richiede pratica per diventare uno strumento così potente ed efficace.

Una pausa “creativa” è la chiave per trasmettere fiducia e creare una “presenza” autorevole.

Non puoi piacere a tutti. Prima lo capisci, prima sarai libero e ..felice!

piacere a tutti

Ti sei mai chiesto cosa fare per piacere a tutti?
Che cosa dire, quali tasti “toccare”, come muoverti, come comportarti?
Come essere interessante o apparire affascinante agli occhi degli altri?

Vuoi che tutti ti apprezzino?

Beh. Anch’io.
Chi non lo vorrebbe?

Volere essere approvati e amati è naturale.
È quando cerchi di accontentare tutti che diventa un problema.
Ogni volta che cerchi l’approvazione di qualcun altro, un piccolo frammento di TE muore.

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Se hai paura della disapprovazione … la vita può diventare difficile.
Vuol dire … cambiare in un attimo i tuoi piani, accollarsi sempre più lavoro, dire sempre SI, non dire mai NO, non riuscire a permetterti di essere vero-e-genuino.

Non accontentare tutti può essere liberatorio.

Se sei stufo della costante ansietà e stress su cosa-dire-e-fare, su chi-essere.
È arrivato il momento di fare qualcosa!

Basta stare sull’attenti, in punta di piedi cercando di soddisfare sempre i bisogni degli altri (spesso a discapito dei tuoi).

Se ci pensi un attimo … molte delle persone che cerchi costantemente di compiacere dicono cosa pensavano, fanno ciò che vogliono e tuttavia sono comunque amati, rispettati,
considerati.

Non accontentare tutti, toglie tanta pressione

Il tuo unico obiettivo dovrebbe essere fare il meglio possibile, piuttosto che raggiungere l’impossibile chimera di soddisfare le aspettative e i desideri di ogni persona.

Stai cercando di piacere a tutti?
Sei afflitto dalla malattia di compiacere?

Continua a leggere per scoprire come la ricerca nevrotica di approvazione alla fine ti porta lontano dall’unica persona che alla fine conta:  TE stesso.

Più cerchi approvazione – meno attrai le persone

Le persone forti desiderano essere circondate da persone forti, quindi non ti sorprendere se le persone – di cui stai cercando disperatamente l’approvazione – sono spesso le persone che (ironia della sorte) ti respingono.

Come perché?
Se hai la “malattia” dell’approvazione, ben presto la tua ammirazione si trasforma in adulazione e ti ritrovi a non parlare, essere sempre d’accordo, allineato, dire sempre SI.
Assoggettato. Soggiogato.

Poco attraente e poco affidabile.

Nessuno vuole essere intimo con qualcuno che è sempre d’accordo e nasconde i suoi veri sentimenti.

Le persone non sono affascinate da chi si sforza di piacere

La maggior parte di noi non è attratta dalle persone che fanno di tutto per piacere a tutti, “colpire”, impressionare, conquistare.

Le persone che si sforzano di piacere agli altri sono deboli o poco sicure di sé.
Hanno il bisogno di piacere e di “conquistare” l’affetto e l’approvazione degli altri.

Per esempio,
il team leader inesperto si lascia condizionare dal desiderio di “essere amato” e tralascia i suoi obblighi fondamentali come manager (dare feedback spiacevoli, prendere decisioni difficili, compiere scelte incresciose per allinearsi con gli obiettivi aziendali).

Come puoi immaginare,
con questi “conflitti d’interesse” è difficile che il team leader alle prime armi percorra molta strada.

Più cerchi accettazione – più diventi risentito

Un favore.
Poi un altro e un altro ancora.
Come ti senti quando un collega ti chiede l’ennesimo favore?
Oppure dici sempre SI a ogni capriccio della tua amica?
Ti senti manipolato, maneggiato.
Risentito.

Senti che si stanno approfittando di te.

Se sei onesto, ti rendi conto che stai cercando di piacere mettendo i bisogni degli altri davanti ai tuoi.
Alla fine l’hai scoperto da solo … sei stato tu a dire “È tutto OK, continua pure“.
Finisci pieno di risentimento e di astio verso le stesse persone che stai cercando di soddisfare.

Il rancore represso per molto tempo si traduce in scoppi inattesi di rabbia o di reazione sproporzionate … un “adesso basta” … che lascia spiazzate e attonite le persone che hai attorno.

“Ma cosa le è preso … così senza alcun motivo”
“Ma è impazzito!”

Più cerchi il consenso – più sei considerato inaffidabile

Essere sempre d’accordo (anche a fin di bene, per lusingare o per non ferire) può sembrare una buona cosa, ma non è così.

A nessuno piace una persona ipocrita.
Non ci fidiamo di qualcuno che dice solo quello che vogliamo sentirci dire.
Qualcuno che nasconde i veri sentimenti o che non sai mai cosa sta davvero pensando.

Se cerchi in modo ossessivo il consenso degli altri, le persone ti trovano inaffidabile e sono riluttanti a confidarti tutto o a chiederti un parere.

Piacere a tutti non è frutto di una tattica

Piacere non dovrebbe essere un tentativo, uno sforzo, un calcolo, un risultato, un processo ma soltanto qualcosa che … succede.
Punto.

Pensi davvero di impressionare grazie ad un susseguirsi di pose convincenti, frasi persuasive e incorniciando il tutto con un bel sorriso di circostanza?

Le persone che hanno successo riconoscono di non aver il bisogno di accontentare tutti,
in ogni momento.

Non hanno paura di dire di “no” o chiedere “perché”,
quando è necessario.

E alla fine … non riesci a compiacere l’unica persona che conta – te stesso!

“La ricompensa per l’omologazione e la conformità sta nel fatto che alla fine piaci a tutti, 
tranne che a te stesso“.
Rita Mae Brown

Il bisogno di accontentare tutti è legato alla paura del rifiuto e del fallimento.

Quando le persone che ammiri, rispetti e ami ti respingono, pensi di non essere una persona amabile. In preda all’angoscia, aumenti il tuo comportamento sdolcinato, succube e “scodinzolante”,
e diventa una spirale deprimente.

Alla fine deluso e vergognoso di chi sei diventato.

Cercando di accontentare e di piacere a tutti, rifiuti te stesso.
Il più grande fallimento della vita è non essere se stessi.

Imparare a essere il vero te, a difenderti, a dire di no, è l’unica vera scelta che devi fare.

Fai una promessa a te stesso.
Inizia oggi!

Decisioni per la carriera: 8 segnali che ci stai pensando troppo (e gli anni passano) – 2

decisioni per la carriera

5. Cadi nel perfezionismo eccessivo solo per procrastinare

Se pensi troppo, potresti avere un incessante desiderio di perfezione.

Analizzi costantemente ogni situazione.
Qualsiasi possibile scenario.

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Non vuoi prendere la decisione sbagliata, così sprechi molto tempo per qualsiasi scelta …
perché non ti fidi di te stesso.

Non puoi accettare il fallimento e fai di tutto per evitarlo.
Il metodo migliore è perdersi nelle scelte e non muoversi.

Ricorda che nella vita è fondamentale fare degli errori. Ti permettono di crescere, imparare e raggiungere nuove vette nella tua evoluzione.

6. Stai ricevendo lo stesso input da tutti quelli con cui parli

Hai discusso del tuo dilemma con tutti quelli che conosci,
e tutti ti dicono la stessa cosa.

Dovrebbe essere più facile prendere una decisione, non pensi?
No, non pensi!

Stai ancora andando avanti e indietro, incapace di decidere!
Quando siamo “troppo dentro” un problema, spesso perdiamo la prospettiva.

Se amici fidati, familiari o colleghi sembrano essere tutti d’accordo, ci sono buone probabilità che abbiano ragione.

7. Stai mulinando in idee completamente irrealistiche

Il tuo cervello a volte può evitare di arrivare a una conclusione producendo sempre più scelte. Tutte le opzioni sono possibili …. un brainstorming infinito!
“Magari vado in Costa Blanca e apro una piadineria sulla spiaggia”
“Apro un agriturismo in valle e comincio a produrre il formaggio di capra. Figo!”

E così ti perdi in fantasticheria, sogni e utopie…
altro che decisioni per la carriera!

Impantanarsi in illusioni è un altro modo per rimandare le grandi decisioni, ancor di più se la piadina l’hai mangiata solo in vacanza a Riccione e il formaggio di capra sai a malapena cosa è!

È l’ennesima forma di procrastinazione.

Quando ti ritrovi a pensare troppo, prova a riportarti al momento presente attraverso respiri profondi e pensando a qualcosa di rilassante.

Prova a sbarazzarti di questi pensieri perché ti portano ancora più lontano dalla tua meta.

8. Nessuna scelta è l’ideale

La decisione comincia con la consapevolezza che potrebbe non esserci una risposta “giusta”.

Se il tuo cervello gioca costantemente a “ricercare tutti gli scenari possibili” diventa chiassoso e potresti trovare difficile smettere di pensare e decidere in modo sensato.

Quando stai esaurendo le tue capacità cognitive, le cose possono diventare contorte e confuse,
causando la scelta sbagliata.

Se hai già accumulato tante informazioni probabilmente è il momento di prendere una decisione. Impegnati a ricercare due o tre opzioni, una volta trovate è il momento di agire su di esse, invece di tornare indietro per ulteriori informazioni.

Se ti mancano ancora informazioni, continua la ricerca!
Una volta che le hai acquisite, fermati.
E decidi!

Decisioni per la carriera? Se non riesci è meglio aspettare e distrarti

Dopo un po’,
puoi tornare alla tua decisione con una nuova prospettiva che ti consentirà di essere più obiettivo.

Qualsiasi tipo di pausa aiuterà a ridurre la frustrazione e a eliminare il pensiero circolare, solo così puoi fare una scelta calma e ragionevole.

Per ottenere decisioni per la carriera è fondamentale …
chiarirsi l’obiettivo, trasformare la paura in coraggio e ascoltare il tuo istinto.

Scopri il coaching per la carriera.

È più facile incolpare e criticare gli altri che “lavorare” su noi stessi

sviluppo personale

Sei sempre pronto a giudicare e incolpare chi ti sta accanto?
Attacchi con le tue convinzioni, replichi immediatamente e sei spesso sulla difensiva?

Quando incolpi gli altri scarichi, le tue responsabilità, non hai bisogno di fare niente, è sufficiente lamentarti e aspettare.

Trovi un pretesto per non affrontare i problemi e giustificare quello che ti accade.

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Se è sempre tutta colpa degli altri, allora significa che non hai le redini della situazione,
né il potere di cambiare qualcosa. Un segnale evidente di debolezza.

Se hai a cuore il tuo sviluppo personale devi metterti in discussione

Incolpare sempre gli altri non ti rende una persona forte e vincente.
Anzi.

Se stai ancora cercando di cambiare gli altri e la realtà esterna che ti sta dando fastidio, vuol dire che …
non hai ancora incrociato lo sguardo (nello specchio) con la persona più difficile che tu abbia mai incontrato.

Quanto sei cosciente di essere TU al centro di tutte le tue complicazioni, le tue frustrazioni e i tuoi fallimenti?

Il tuo sviluppo personale inizia con la consapevolezza che il problema non sono gli altri … sei tu!
Il nemico è facile da identificare.

“Il nemico l’hai in casa”

Sei TU la persona più rigida, testarda, esigente, permalosa. Il tuo peggior critico.
QUELLO che non ti concede il minimo sbaglio.

Quella più inflessibile.
Che non vuole cambiare, ma il cambiamento lo esige, lo pretende.
Lo reclama negli altri.

Sviluppa la capacità di “rispondere” alla vita.
Pensa più a cambiare te stesso e meno a incolpare gli altri.

Non puoi gestire gli altri se non sai gestire te stesso

Imparare a gestire bene te stesso è una delle cose più importanti che devi fare se vuoi avere successo professionale.

La prima persona che devi esaminare (e imparare a gestire) sei tu.
Se riesci a cambiare te stesso, gli altri cominceranno a cambiare a loro volta.

È più facile cambiare i nostri comportamenti che cambiare quello di altre persone.
Ricorda, sei tu, la persona difficile da gestire … non gli altri!

Questa consapevolezza è una buona base di partenza per il tuo sviluppo personale.