Raggiungere il successo professionale: meno social – più relazioni reali

raggiungere il successo professionale

Raggiungere il successo professionale, deriva dai rapporti con persone che conosci personalmente, non da estranei che ti “piacciono” online.

La tecnologia sta modificando le nostre modalità relazionali e indebolito le nostre risorse psicologiche. Passiamo più tempo nel mondo virtuale piuttosto che nel qui-e-ora della nostra vita reale.

Del resto,
coltivare relazioni reali richiede tempo, costanza ed energie, condivisione di ideali, pensieri e valori,
qualcosa che va aldilà dei “like” di Facebook.

Ha ancora senso parlare di social?

Questi strumenti non hanno quasi più nulla di sociale.
Lo sono stati forse all’inizio …

Stanno livellando (verso il basso) le competenze, hanno annullato i rapporti personali, i contatti fisici, la discussione, il confronto. La comunicazione non è mai stata così facile eppure comunicare in maniera sana e costruttiva, sembra diventata un’impresa.

La Rete ci consente di relazionarci con altre persone senza dover affrontare le difficoltà che incontriamo nel mondo reale. Le emozioni, anche le più forti, durano qualche momento. Basta spegnere il PC e i problemi non esistono più.

Raggiungere il successo professionale sembra così facile e indolore

Purtroppo, così facendo non sviluppiamo “muscoli” per superare le difficoltà relazionali e comunicative che incontriamo nella vita reale.
Diventa difficile raggiungere il successo professionale.

Spero che i rapporti sociali, quelli veri, tornino nelle piazze, nei bar, nei circoli, nelle biblioteche anche perché sono più divertenti di uno schermo e una tastiera.

Utilizzare internet nella maniera migliore, cogliendone e sfruttandone tutte le potenzialità, come semplice supplemento a una vita sociale “normale” nella realtà.

Comunicare per creare un legame privilegiato, utile e funzionale.
I rapporti personali fanno la differenza, sempre e comunque.

A molte persone suona strano che non sia presente sui social network, strillando incredibili opportunità e sconti promozionali.

È una scelta voluta.

Credo che per la natura stessa del mio lavoro, sia importante preservare la qualità, dando modo alle persone di confrontarsi come me dal mio sito web (e da un paio di mesi anche su Instagram).

È anche una questione di riservatezza: sono convinto che concentrarmi sui risultati dei miei clienti sia molto più prezioso, per tutti,
rispetto al “Gioco del dico/non dico” oppure “Sapessi quanto sono bravo!” che spesso avviene sui social.


La gestione dell’imprevisto: la skill basilare di chi ce la fa ..

gestione dell'imprevisto

Certe notti,
non so te … quando metto la testa sul cuscino, provo un certo senso di sollievo nel fatto che so esattamente a che ora mi sveglierò (la sveglia è impostata alla stessa ora 05.30) e cosa farò esattamente il giorno successivo.

Non so te, hai voglia a vederla in un altro modo …
certe notti …. questa prevedibilità, questa certezza, è molto rassicurante. Confortante.
Ti fa dormire come un bebè.

“.. certe notti qui, che chi s’accontenta gode, cosi’, cosi’ ..”

Infatti, alle 05.30… suona la sveglia!
Apro gli occhi, scendo dal letto e preparo la colazione.

Ci sono giorni però che si allontanano dalla norma, vanno fuori controllo, fanno crollare il tuo piano così rassicurante e ti spiattella davanti un‘altra certezza. Quella primaria.
La sola.

L’unica certezza? L’incertezza!

L’avviso (che non ho letto) sul portone d’ingresso mi dice che il passaggio è occupato, l’auto è bloccata in garage fino alle 10.00. Il cliente che mi aspetta (e non mi vedrà) crederà alla storia dell’auto bloccata nel garage?
Banale.

Il mio concetto di certezza si squaglia come neve al sole di maggio, la tanto confortevole pianificazione salta così, senza preavviso. La mia relazione d’amore con l’amata routine scricchiola … mi sento “tradito” … sperimento così la realtà e questo senso di fugace sicurezza.

Ho pensato … ecco la skill che non ti aspetti … altro che competenza e preparazione!

La differenza tra uno BRAVO e uno GRANDE può spesso ridursi a come affronta le situazioni inaspettate.
Alcuni possono crollare sotto la pressione di eventi (anche banali) non familiari, altri prosperano e trovano il modo di superare le avversità.

Siamo tutti condizionati a contare sul senso di sicurezza

Adoriamo la certezza ma viviamo in un mondo, dove di certo e sicuro c’è ben poco.
La vita non è certa.

Forse non troverai quel lavoro tanto desiderato.
Non avrai quella promozione (e che avresti meritato) e magari otterrai un avanzamento di carriera (che non hai mai chiesto).

Ti potrebbe essere richiesto di trasferirti (proprio adesso che ti sei sposato e chiesto il mutuo).
Potresti cambiare di colpo … lavoro, città, nazione!

La certezza non esiste, il mondo è incerto per natura.
Un giorno puoi avere qualcosa, e il giorno dopo perderla o, al contrario, non avere niente oggi e avere la fortuna dalla tua domani.

Gestione dell’imprevisto? Che piaccia o no .. accade l’inaspettato

E non sempre è negativo.
Spesso, le cose migliori sono quelle impreviste perché prive di aspettative.

Le strade più panoramiche e spettacolari sono le deviazioni che hai maledetto e non volevi prendere.
Aspettati che qualcosa vada storto, anche se non sai cosa.

Se vuoi apprendere la gestione dell’imprevisto … metti “in agenda” l’inaspettato.
Organizzati la giornata e pianifica con metodo ma non farlo in modo maniacale e dettagliato!

Lascia uno spazio per l’imprevisto. C’è sempre la possibilità che l’imprevisto ti attenda dietro l’angolo.
Sempre.

Imprevisto al lavoro? Non c’è modo di evitarlo

La gestione dell’imprevisto per alcuni può essere spiazzante.
Paralizzante.

Ma se riesci ad accettare che non puoi pianificare ogni eventualità, sarai effettivamente più equipaggiato per affrontare le sorprese della vita.

Quando accetti l’imprevedibilità e l’incertezza non significa che sei diventato incosciente, rassegnato o irresponsabile, ignorando tutto quello che ti circonda.

Vuol dire che scegli di vivere con più leggerezza ed essere saggio e concreto, prendi coscienza di un dato di fatto. Prima lo consapevolizzi meglio è!

Sapere che l’unica certezza è l’incertezza rende la nostra mente più flessibile e, in questo modo, diventiamo persone più forti a livello emotivo.
A volte, l’imprevisto è un’opportunità sotto mentite spoglie.

È una possibilità per mostrare la tua iniziativa, per fare vedere quanto vali sotto pressione e per mostrare la tua capacità di problem solving (quella skill che così tanto ami pavoneggiare sul tuo CV).

“Il momento in cui con più probabilità può succederti qualcosa di veramente straordinario, è quello in cui sei certo che niente potrà accaderti.”
Jane Pauley

Foto: Thomas Leuthard


Il prezzo che paghi alla comodità: una vita al di sotto delle tue reali capacità

comodità

“Troviamo comfort tra coloro che sono d’accordo con noi – crescita tra coloro che non lo sono.”
Frank Clark

Essere agiati, comodi è qualcosa cui abbiamo dedicato tempo, energia e speranza.
Abbiamo sempre ricercato una vita felice, confortevole, senza nessuno che disturbi.
Liberi da preoccupazioni. Confortevoli.
Lontano dalla lotta.

Troppo spesso ci sentiamo a nostro agio … e dopo qualche anno non ci sentiamo di dover sorprendere il partner. Al lavoro, nei nostri ruoli di colleghi o di leader, non sperimentiamo più.
Ci adagiamo.

Non osiamo più .. il fuoco è stato soffocato

Invece di lottare per la grandezza, sguazziamo nella comodità (anche se ci sta stretta ma almeno è conosciuta).

Siamo tutti diventati confortevoli.
Troppo comodi.

E adesso?
Ti accontenti di stare con qualcuno solo per non restare da solo?
Il lavoro non è quello che vuoi ma quanto è dura cambiare?
Ti piacerebbe proporti per la posizione di team leader ma poi … chissà quanti mal di testa?

Vorresti di meglio ma (oramai) hai familiarizzato con la comodità. Ti sei fatto amica la limitatezza.
Sei entrato in intimità con la facilità.
La coccoli, la assecondi.
E adesso non ti molla più!

Ti accontenti di una vita al di sotto delle tue capacità.
Anche se hai preparazione. Competenza.

Potresti meritare di più. Lo sai ..

Spesso tacciamo la voce dentro di noi … che ci invita a osare, lanciarci.
Smettiamo prima ancora di cominciare. Preferiamo “non essere disturbati”.
E così diventiamo prevedibile. Scontati.
Soporiferi.

“Quanto sarebbe quieta la vita senza l’amore: tanto sicura, tanto calma,
tanto noiosa…”

Guglielmo da Baskerville (Sean Connery in “Nel nome della rosa”)

Non lottiamo.
Non lottiamo abbastanza.
La sera andiamo a letto – forse scontenti – ma tranquilli.
Comodi.

Almeno non lamentiamoci.
Come possiamo lamentarci di scelte che in fondo sono nostre?

Credo abbiamo uno scopo nella vita. E credimi … non penso sia la comodità!

Il punto – l’hai capito – non è godere o evitare le comodità che la vita ci offre.
Il pericolo è – piuttosto – non rimanere intrappolati all’interno della nostra zona di comfort.
Non siamo fatti per essere bloccati dentro la scatola. Abbiamo bisogno di questa avventura.
Di “assaggiare” il gusto della vita.

Finché non saremo in grado di uscire dalle nostre zone di comfort e perseguire il nostro scopo con passione,
non diventeremo mai chi desideriamo essere.

Dobbiamo uscire dalla zona di comodità se vogliamo crescere

Rimanere dove siamo, è una garanzia per rimanere marginali. Se non spingiamo al di là della nostra “zona di comfort”, se non chiediamo di più a noi stessi, stiamo scegliendo un’esistenza vuota. Ci neghiamo un viaggio straordinario.

Prendiamo rischi (senza lanciarci senza paracadute) e facciamo cose nuove.
È più facile a dirsi che a farsi (lo so) ma la ricompensa è una vita di evoluzione e di avventura.

Abbiamo abolito ogni ostacolo dalla vita. Non abbiamo più bisogno di faticare, di combattere.
Questo è il “pericolo di stare bene”.
Il prezzo della comodità.

Foto: Robert Bejil


Non farti abbagliare .. la posizione di leadership non ti rende leader

posizione di leadership

Non sono poche le persone che credono che per diventare leader basti semplicemente un titolo.
Altre lo pretendono unicamente solo perché-hanno-studiato.
Altri ancora sono convinti di essere leader solo per il fatto di avere l’ufficio più grande e collaboratori che seguono i comandi e disposizioni.

Poi c’è chi raggiunto rango, potere e autorità … pensa di poter fare tutto ciò che vuole!

Leadership come posizione o titolo.

Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità

Leadership è prima di tutto atteggiamento, non (solo) conoscenza. Anche se studi tanto, pensi di sviluppare capacità di leadership?

La vera leadership non si basa sulla posizione o sul grado.
È azione, prestazione, capacità, efficacia.
Influenza.

Ogni giorno puoi trovare esempi di persone con titoli che non riescono a dimostrare leadership.
Chi non conosce persone collocate (non si sa come – o forse si ?) al vertice di un’azienda, un’organizzazione o di un settore che hanno fatto solo danni, demoralizzato il personale e distrutto il business peggio della più grande crisi economica.

La leadership non è rango, privilegio, titoli o denaro … è responsabilità.

Posizione, titolo e autorità sono spesso confusi con la leadership.

Il titolo non ti fa leader

Non farti incantare … non diventi improvvisamente un leader solo perché ti hanno promosso oppure ti han dato un nuovo titolo.
E sai perché?
Non hai bisogno di alcun titolo o posizione di leadership per essere un leader.

“Leadership non è titolo o posizione, è esempio e azione.”
Cory Booker

I leader non occupano solo posizioni, esercitano un’influenza (con il loro comportamento e come trattano le persone) per produrre cambiamenti.

Influenzano le persone per garantire l’eccellenza e raggiungere un obiettivo comune.
Guidano con l’esempio.

La posizione di leadership non ti rende – di conseguenza- un leader

Ciò significa che … puoi influenzare gli altri, dove sei ora. In questo momento.
Anche se non hai un titolo, uno status, privilegio, denaro o una posizione di leadership.
Non lasciare che la tua mancanza di autorità inibisca la tua capacità di leadership.

Puoi avere un impatto espressivo sulle persone che ti circondano (2, 20 o 200 poco importa) e sull’organizzazione di cui fai parte … a prescindere da dove sei.
Questa è leadership!

Quindi, invece di concentrarti sulla posizione che non hai, focalizza i tuoi sforzi sulla capacità di influenzare gli altri in modo positivo ed efficace.
Questa è vera leadership!


La skill fondamentale di successo .. quella che proprio non ti aspetti – parte 2

la skill di successo

4. Il fallimento ti fa imparare prima

L’esperienza è il metodo – di gran lunga – più efficace per imparare, ma comporta tanti errori.

I bambini non hanno paura di fallire. Conoscono, senza saperlo, la skill di successo.
Vogliono imparare e continueranno a provare fino a quando non lo capiscono.

Sei riuscito ad andare in bicicletta la prima volta che hai provato? No di certo!

Ci vuole molta pratica.
A ogni tentativo (anche se fallito) hai aggiunto un tassello per raggiungere il successo.

Quando stai imparando qualcosa di nuovo, cerca di concentrarti sul processo anziché sul risultato.
Devi essere orgoglioso di ogni passo – anche piccolo- che hai realizzato.

5. Porta lo sconforto alla luce

Un altro modo potente per gestire lo scoramento dopo una caduta professionale,
è non tenerlo tutto dentro di te.

Portalo alla luce, parlane, condividilo, con qualcuno vicino a te, di cui ti fidi.

Una conversazione sincera e profonda può essere molto utile a diminuire questa forte pressione interiore.

Attraverso gli occhi di qualcun altro puoi cambiare prospettiva, ristrutturare la realtà, trovare una nuova via.

Un’altra cosa che puoi fare, è leggere la biografia delle persone che più ammiri per capire come hanno gestito sconfitte e fallimenti.

6. La sconfitta permette la rivalutazione

Gli atleti di successo (che hanno vissuto molti fallimenti professionali),
sono spesso tra i più vincenti perché riescono a rivalutare il motivo per cui non hanno raggiunto i loro obiettivi.

Cambiano direzione e vanno avanti (più forti di prima).
Il fallimento è un feedback.
Ti aiuta ad analizzare cosa è andato storto, ti permette di adottare le contro-misure per farlo bene la prossima volta.

7. Non rimanere bloccato a rimuginare. Passa subito all’azione

È fondamentale elaborare la situazione e accettarla. È facile (e normale) anche rimanere bloccati a rimuginare per un certo periodo.

Prenditi del tempo per te,
elabora un piano (anche semplice) su come procedere.

Non deve essere perfetto, correggilo in corso d’opera, lungo la strada.
Dividilo in piccoli passi e poi passa immediatamente all’azione.

Agire può essere anche un modo per “rompere” il disorientamento e la paura di fallire di nuovo. Se hai ancora difficoltà a iniziare, fai un passo molto piccolo.

L’importante è cominciare, andare avanti di nuovo.

8. Mantieni l’entusiasmo

“Il successo è l’abilità di passare da un fallimento all’altro
senza perdere l’entusiasmo.”

Winston Churchill

Non fare lo sbaglio di trasformare i tuoi errori in sconfitta. Mantieni lo slancio e l’entusiasmo anche quando non ci riesci. Le cose migliori di solito accadono quando meno te lo aspetti.

Dopo un errore,
riprovaci dicendo: “Ok. La prossima volta farò … ”.
Errori ripetuti ti insegnano che ci sono altri modi possibili per fare le cose per bene.

Cerca di sorridere nel frattempo.
Non perché la vita è facile o perfetta, ma perché hai scelto di mantenere l’entusiasmo, di essere felice e grato per tutte le cose buone che hai fatto finora.

la skill di successo

9. Non mollare mai

Rivedi le strategie, migliora l’approccio, gli strumenti, competenze e …
vai avanti.

Non accontentarti. Insisti fino alla fine.
Anche dopo ripetuti fallimenti, non perdere la fiducia mai.

Se anche tu (come me) ti sei reso conto di non poter contare sul talento, spero ti sia da stimolo sapere che il talento è utile ma la grinta è il fattore fondamentale del successo a lungo termine. Se non c’è l’hai, devi trovarla.

Se ne hai,
tienila stretta e non sprecarla su qualcosa di stupido!

La strada più rapida per avere successo è “allenare” un atteggiamento impavido verso il fallimento.

Prova nuove cose. Prendi rischi e sfida te stesso.
Continua a “spingere” finché non ottieni quello che vuoi.
E se fallisci lungo la strada, sappi che sei in ottima compagnia.

La skill di successo? Tollerare il fallimento

La paura del fallimento ci rende riluttanti a provare cose nuove.

Ma per raggiungere qualsiasi obiettivo degno, dobbiamo prendere dei rischi.
E il rischio comporta la possibilità di fallimento.

Se hai grandi obiettivi, devi essere in grado di tollerare l’insuccesso
ecco la skill di successo (che proprio non ti aspetti).

La skill fondamentale di successo .. quella che proprio non ti aspetti – 1

skill di successo

Hai grandi sogni per il futuro, ma spesso ti chiedi se hai davvero tutto quello che serve.
Passione, atteggiamento, coraggio, tenacia.
Basta? Uhm!

Ma ecco spuntare una capacità che non ti aspetti, un’abilità sorprendente per avere successo:
la vera misura del carattere di una persona emerge dal modo in cui gestisce l’avversità o il fallimento.
Sopporta la frustrazione e l’insuccesso.

La skill di successo? Reggere l’insuccesso

Infatti, tutte le persone di successo hanno un’alta tolleranza per il fallimento.
Perseverano e continuano, nonostante la sconfitta.

Quando falliscono, si rialzano.
Prontamente.
Un detto giapponese dice “Cadi 7 volte, rialzati 8”.

Le persone di successo sanno “fallire bene”.
Sembra completamente illogico, contraddittorio, vero?

Questo non è quello che ci hanno detto!
Ci hanno sempre fatto credere che se commetti un solo errore, se fallisci, la tua vita è finita. Non così?
Come può una “capacità di fallimento” essere un fattore potenziante? Una skill di successo?

L’insuccesso – in realtà – ci aiuta a crescere.
Abbracciare la possibilità di fallire è la chiave per affrontare le sfide.

Se saprai fallire, se svilupperai questa skill di successo … ce la farai!
Ecco 10 spunti per imparare a “fallire bene” e rialzarsi:

1. Accetta quello che senti

Fallire, non riuscire, non centrare l’obiettivo … fa male.
Spesso molto male.
Se l’hai provato sai cosa intendo.

Non respingere il dolore, non distrarti, non incolpare gli altri (in fondo – anche se in parte minima – abbiamo sempre una responsabilità). E non provare a esorcizzarlo con un sorriso.
Non funziona.

“Lascialo entrare” dentro di te, piuttosto. Accettalo. Elabora ciò che è successo.
Se rifiuti questo sentimento, riapparirà più tardi inaspettato e ancora più doloroso.

E poi non sei il solo …
non farti ingannare dai sorrisini e le dita a V su facebook … la maggior parte delle persone non parla apertamente dei loro fallimenti.

Non lamentarti e commiserarti troppo.
Le continue recriminazioni ti tolgono un sacco di energie,
ti annebbiano la mente e ti distolgono dal fare la prossima mossa: passare ancora all’azione.

2. Non sei un fallimento solo perché hai avuto una battuta d’arresto

Quando hai avuto una sconfitta, è facile pensare che continuerai a fallire.

Come se fossimo ancora a scuola, ci diamo sempre un voto, una valutazione, un giudizio,
una sentenza inappellabile e spietata: se “ ho fallito” vorrà dire che “sono fallito”.

Siamo abituati ad associare l’errore alla persona.
Aver fallito, ci autorizza inoltre a considerarci delle persone fallite, mancate.

Per favore … non innamorarti di questa profezia così distruttiva (e spesso così seducente),
solo perché non sei riuscito oggi, non significa che fallirai la prossima volta.

Dopo un errore, devi ristrutturare le tue convinzioni e smussare gli angoli della tua autocritica più tagliente e dirti: “Io non sono un errore” ma “Ho solo commesso un errore”.

3. Chiunque voglia fare qualcosa di importante nella vita .. prima o poi fallirà

Il successo professionale presenta molti ostacoli e insuccessi.
I media lo raccontano come se fosse facile e veloce, la nostra fantasia fa il resto

La realtà è molto più vicina a questa citazione di Michael Jordan:

“Avrò segnato 11 volte canestri vincenti sulla sirena, e altre 17 volte a meno di 10 secondi alla fine,
ma nella mia carriera ho sbagliato più di 9.000 tiri. Ho perso quasi 300 partite.

“Per 36 volte i miei compagni si sono affidati a me per il tiro decisivo… e l’ho sbagliato.
Ho fallito tante e tante volte nella mia vita.

Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto!”.


Bravura e talento non basta! Occorre duro lavoro e tenacia. Grinta.

crescita professionale

“Faccio una cosa molto bene, ma il talento non basta.
È il primo insegnamento che mi ha trasmesso il coach.
Puoi aver talento, ma se non lavori duramente non diventi un campione.”.

Usain Bolt

Ci sono persone speciali. Geni. Talenti.
Tipo Steve Jobs.
Scusa ma tu che c’entri? Sei nato talentuoso? Ah, no …

Non ti “viene facile”, non sei portato. Sei normale. Troppo normale.
Solo quelli baciati dalla fortuna saranno premiati … solo quelli bravi, quelli che hanno talento e capacità arriveranno ai posti più ambiti.
Ed è assolutamente vero!

La scusa (per mollare, per rinunciare, per non muoversi) è servita!

Crescita personale … vuoi sapere una cosa?

La competenza, la bravura, il talento non è tutto, non è sufficiente, occorrono duro lavoro e tenacia.
Grinta.

La crescita professionale non è solo questione di talento, intelligenza, bellezza.
Tra una persona talentuosa senza tenacia e un’altra tenace ma senza talento, probabilmente sarà quest’ultima a ottenere i risultati migliori.
A fare una grande carriera.

Grinta è perseveranza e passione per raggiungere obiettivi a lungo termine.
Grinta è “attaccare” giorno dopo giorno. Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri sulla tua strada.

“La vita è una maratona non uno sprint”

Dice la psicologa americana Angela Duckworth.

Devi saper resistere a distrazioni momentanee e tentazioni, al fine di raggiungere il tuo obiettivo.

Se invidi il talento del tuo collega, del tuo capo, del tuo compagno di squadra, di tuo fratello, ricorda che …
fondamentale è la capacità di resistenza, di perseguire gli obiettivi nonostante i continui “no”.

Ristrutturare i fallimenti e le sconfitte.

Sapersi rialzare è fondamentale per la tua crescita professionale

Prendi forza dal sapere che il talento è utile, ma ci sono tante qualità che puoi mettere lo stesso in campo
e che il duro lavoro e la tenacia sono i fattori determinanti del successo a lungo termine.

La prossima volta che desideri far prendere vita ai tuoi sogni, avere successo, ricorda a te stesso che per la tua crescita professionale … hai già tutto quello che ti serve!

E adesso che lo sai anche tu … che cosa farai?
Quale sarà la tua prossima mossa?

crescita professionale

Confrontarsi con gli altri: il metodo infallibile per depotenziarsi al lavoro

confrontarsi con gli altri

Al lavoro sono tutti migliori di me”
“Gli altri hanno qualcosa in più”
“Roberta ha un passo in più”

Un tuo caro amico ti chiama e dice che è stato promosso team leader.
Come ti senti? Felice o geloso? Triste?
Arrabbiato?

Se sei abituato a confrontarti con gli altri (il collega che ha avuto la promozione, il fratello che ha ottenuto quell’incarico prestigioso, l’amico che “ha messo su” la start up dei suoi sogni, ecc …) è il momento di smettere.

Vedere Paola (la tua amica – quella brava) sempre più abile, capace o con più talento nell’affrontare le situazioni, è un modo efficace per depotenziarti.

Invece, è il momento di accettare che … alcune persone hanno più talento, hanno più esperienza, più competenza, più brillantezza in quel determinato settore.

Facciamo confronti perché temiamo di non essere “abbastanza”

Dario ha un dono come broker, Alex è un venditore eccezionale, Sabrina è una creativa brillante …
e allora?

Anche tu non sei da meno …
Dario forse non è intuitivo come te, Alex è un bravo venditore ma non ha la tua competenza tecnica, Sabrina è creativa ma non ha la tua concretezza.

Il confronto è sempre eccessivo (e demotivante).
Infatti … ognuno è meglio e peggio di altri su un numero illimitato di scale di valori.

Confrontarsi con gli altri può essere frustrante,
è il biglietto per il malcontento, il metodo infallibile per annegare nel rancore (anche se fuori splende il sole).

I continui confronti spesso sfociano nello scoraggiamento, nel rancore verso gli altri e verso noi stessi.

Dal confronto si esce quasi sempre (e inevitabilmente) sconfitti, non perché gli altri siano migliori o tu sia una persona senza qualità, ma perché ci si confronta con un’immagine ideale.

Anche se raggiungi il successo, ci sarà sempre qualcuno che avrà qualcosa più di te.

Confrontarsi con gli altri? Il pass per l’insoddisfazione

La verità è che siamo profondamente focalizzati sui nostri limiti e fallimenti, raramente vediamo quelli degli altri.

Hai notato che ci confrontiamo solo “quando ci fa comodo”, cioè quando gli altri vincono, sono felici o celebrano successi?

La mente va a ricercare – tipo Google – tutte quelle persone che conosci e che affronterebbero la questione maledettamente meglio di te,
rincarando poi la dose con le ragioni per cui TU non sarai mai alla loro altezza.

Quando vedi persone che hanno compiuto cose che speri di realizzare un giorno, dovresti essere felice.
Eccitato.

Non sentirti risentito e amareggiato. Questo significa solo che può essere fatto. Che è possibile. Il sogno può diventare realtà.
Arriverà il tuo turno!

confrontarsi con gli altri

Lavoro e successo: puoi salire molto più “in alto” se sei “leggero”

lavoro e successo

Al lavoro ti senti continuamente sotto esame?
Cambi la tua personalità e i tuoi modi secondo la persona che hai di fronte?
Ti preoccupi solo di ciò che pensano gli altri, ti trattieni dal dire ciò che pensi, dal fare o non fare qualcosa … per paura di quello che le persone penseranno?

Un conto è avere a cuore il parere degli altri, un altro è esserne ossessionato.

Ti sembrerà strano …
ma anche chi (in apparenza) sembra una persona sicura di sé, in realtà non fa altro che chiedersi cosa pensano i colleghi, i collaboratori o il capo.

I pesi emotivi bloccano la tua “salita”

Pensieri negativi (continui e depotenzianti) diventano pesanti fardelli che ti carichi sulle spalle.
Zavorre emotive che rallentano il tuo cammino. Così non riuscirai ad andare lontano nel lavoro.

Anneghi nell’ansia da prestazione, affondi in apprensioni da performance e il tuo sogno di lavoro e successo diventa pesante e sfibrante.
Logorante.

Molla tutti questi pesi.
Sai che succede se non lo fai?

Pur di non essere giudicato male inizi a compiacere tutti, continui a soddisfare le aspettative degli altri,
diventando un burattino al comando delle persone.

Molla subito il fardello della perfezione

Pur di non sbagliare, ti tormenterai per ogni minimo dettaglio e la tua fiducia sarà subordinata al solo raggiungimento degli obiettivi.

Uno stillicidio logorante di tempo e di energie.

Chiunque abbia mai realizzato qualcosa, a un certo punto si è bloccato, arenato, non è riuscito.
Ha sbagliato.

Molla subito la zavorra di confrontarsi con gli altri.
Ognuno è meglio e peggio di altri su un numero illimitato di scale di valori.

Dal confronto si esce quasi sempre (e inevitabilmente) sconfitti, non perché gli altri siano migliori ma perché ci si confronta con un’immagine ideale, irraggiungibile.

lavoro e successo

Lavoro e successo: sali molto più “in alto” se sei “leggero”

Anche se raggiungi il successo,
ci sarà sempre qualcuno che avrà qualcosa più di te.

Liberarsi dalle zavorre emotive ti aiuterà a sentirti più leggeri, a volare alto nel lavoro.

Ti insegna a trattenere l’essenziale, ciò che merita di restare, per ritrovare leggerezza (che non é superficialità).

Liberarsi dalle zavorre emotive è una delle strategie di successo nella vita e nel lavoro.
Ti sentirai leggero e il tuo modo di lavorare cambierà notevolmente. Molla quegli zaini che per troppo tempo ti sei portato dietro e che rallentano il tuo cammino.

Senza questi carichi sulle spalle andrai molto più lontano!

Vedrai la differenza.
Vedrai la leggerezza.
Non scoprirlo troppo tardi!

Successo professionale: ecco chi non ci riuscirà MAI (controlla di non essere nella lista) – 1

successo professionale

Diventare il team leader di quell’innovativa startup, entrare nell’e-commerce con la tua piccola impresa a conduzione familiare,
sbaragliare la concorrenza ed essere-promosso store manager del lussuoso store del centro,
oppure “guidare” un grande progetto per una multinazionale americana.
Wooooowww!

Per raggiungere i tuoi obiettivi professionali (grandi o piccoli, poco importa) devi mettere in campo doti quali determinazione,
tenacia, costanza, volontà.

Superare una forte rivalità,
una concorrenza agguerrita.

E purtroppo non tutti ci riescono.

È più facile di quello che pensi, sprecare opportunità e scivolare nell’inazione,
non superare insidie, ostacoli e comportamenti dannosi.

Ecco un elenco di CHI difficilmente riuscirà ad avere successo (controlla di non essere anche tu nella lista):

Il successo professionale non sarà mai di chi lo pretende facile e veloce

Questo è il motivo per cui molte persone mollano troppo presto.
Ecco perché un sacco di gente non raggiunge il livello di successo che desidera.

Il successo professionale non è né facile né veloce.

Lo sanno bene le persone di successo … che non si aspettano risultati immediati.
Sanno che nessuno diventa famoso in una notte o trova il successo senza anni di duro lavoro,
perseveranza e una quantità (pur ridicola) di fortuna.

E tu? Cosa fai, quando trovi sulla tua strada difficoltà, ostacoli o impedimenti?
Insisti e persisti finché non raggiungi il tuo obiettivo oppure getti subito la spugna?

Il successo non sorride a chi continua a chiedersi “Perché io no?”

Smettila di sprecare tempo.
Finiscila di lamentarti.
Di recriminare, perché le altre persone hanno successo e tu no.

Nella maggior parte dei casi, è frutto di un duro lavoro;
non di una vincita all’euromillion.

Ogni persona ha la possibilità di lottare per questo,
e ognuno può avere il suo “turno” di difficoltà.

Invece di lamentarti,
fai un cambiamento positivo e trova il tuo successo.

Il successo non bacia chi aspetta di essere pronto per lanciarsi

Non aspettare di essere “veramente pronto”.
Muoviti ora o potresti non partire mai.

All’inizio non ti sentirai mai completamente pronto perché stai andando oltre la tua abituale zona di comfort, stai prendendo una strada stimolante e affascinante ma anche ignota e (forse) piena d’insidie.

Per iniziare,
non devi essere perfetto o sapere tutto.

Hai scelto il tuo obiettivo, hai raccolto tutte le informazioni necessarie,
valutato i rischi e individuato le azioni da fare.

A un certo punto dovrai respirare e …
lanciarti!

Il successo schiva chi punta solo sulla competenza

La competenza, la preparazione, la capacità non è tutto.
Non è solo questione d’intelligenza, di bellezza o d’intelligenza.
La capacità non è sufficiente,
occorrono duro lavoro e tenacia.

Grinta.

Tra una persona talentuosa senza tenacia e un’altra tenace, ma senza talento,
probabilmente sarà quest’ultima a ottenere i risultati migliori.
Se pensi, di non essere portato,
di “non averlo tra le corde”,
di essere negato …

Ricorda che ci sono tante qualità (che non richiedono né talento né fortuna) che puoi mettere lo stesso in campo. Da subito!
Se desideri far prendere vita ai tuoi sogni, raggiungere i tuoi obiettivi,
ricorda a te stesso che hai già tutto quello che ti serve.

Finché continui a provare e non molli,
non sarai mai un fallimento.

Il successo professionale non arride a chi è terrorizzato dalla paura di sbagliare

Una delle cose più importanti che devi rinunciare se vuoi avere successo professionale,
è la paura di sbagliare.

Non puoi riuscire senza fallire.

Chiunque abbia mai realizzato qualcosa,
a un certo punto si è bloccato, arenato,
non è riuscito.
Ha sbagliato.

Sai perché non ti devi preoccupare della paura di sbagliare?

Perché a un certo punto, non riuscirai,
sbaglierai di sicuro.

Così, poiché già sai che probabilmente fallirai, almeno una volta, cosa hai da temere?
Quando non riesci, alzati e riprova.

La linea sottile che divide fiducia e arroganza sul lavoro – 2

arroganza sul lavoro

4. Sei sicuro di te quando accetti la responsabilità

-sei un cretino altezzoso quando sposti la colpa su altri

Sei fiducioso quando ascolti a testa alta elogi e complimenti,
ma mantiene la compostezza anche quando devi gestire calunnie, accuse, critiche, scandali.

Ti comporti in modo arrogante quando non ti assumi la responsabilità.
Vedi l’ammissione di colpa come una debolezza. Sempre pronto a spingere gli altri sotto l’autobus per salvare la faccia e conservare la tua reputazione.
C’è sempre qualcuno da accusare e biasimare.

Con una sperimentata forma d’arte, ti guardi in giro,
spostando la colpa sugli altri e utilizzandoli come capro espiatorio.

Un modo per non assumerti alcuna responsabilità.
“Ho chiesto a Giuliano di farlo per me.
Ovviamente non è stato all’altezza del compito.”

5. Sei fiducioso quando mostri ascolto attivo

– sei uno spaccone arrogante quando imponi monologhi su te stesso

“Non vorrei sembrare monologo”.
Nino Frassica

Le persone arroganti devono convalidare costantemente la loro convinzione di essere le migliori.

Sei insolente quando senti il bisogno  di vendere te stesso e di innalzare la tua reputazione professionale, e allora sotto … a raccontare delle tue abilità, dei tuoi risultati, dei tuoi successi.
Solo di te stesso.

Un monologo. Nessuna domanda.
Facendo così non mostri interesse per gli altri.
Poco rispetto.

Non c’è niente di sbagliato nel parlare di se stessi, anzi è necessario,
ma occorre assicurarsi di non sopraffare la conversazione disquisendo solo di se.

Quando ti impegni ad ascoltare attivamente e fai domande sincere,
le persone risponderanno positivamente alla tua attenzione.

6. Sei fiducioso quando “abbracci” l’imperfezione

– sei un borioso immaturo quando pretendi che gli altri siano impeccabili quanto te.

Sebbene tutti desiderino essere perfetti,
le persone sicure di sé non dipendono solo dal loro senso di autostima.

Sei arrogante quando hai la convinzione (sbagliata) che tutti debbano essere senza difetti.
Sei piuttosto critico, pretendi che anche gli altri siano impeccabili quanto te.

Questa puntigliosità potrebbe causarti inevitabilmente rapporti professionali difficili.

Quando nell’ambiente lavorativo i livelli di stress sono già alti,
una sproporzionata ricerca della perfezione (accompagnata da mancanza di empatia) può portare altra irritabilità e maggiore nervosismo.

La tensione sale così alle stelle creando un’escalation di problemi e complicazioni.

7. Sei fiducioso quando sei ambizioso

– sei un cialtrone prepotente quando confondi l’ambizione con la spietatezza

L’ambizione non è un reato.
Le persone fiduciose sono ambiziose, apprezzano il successo e contribuiscono con i loro talenti al mondo.
Non si sentono minacciati dai successi degli altri,
anzi cercano invece di imparare da loro.

Dimostri arroganza sul lavoro quando credi di essere il top, anche se la realtà dice il contrario.
hai un’alta considerazione di sé, la convinzione di essere superiore, speciale, il migliore di tutti.

Sei così portato a ricercare costantemente l’ammirazione degli altri e a pensare che, giacché sei il migliore, tutto ti sia dovuto e che le tue esigenze vengono prima di tutto-e-di-tutti,
pur di guadagnare successo sei disposto a passare su ogni cosa.

8. Sei fiducioso quando sei disposto ad aiutare gli altri

– sei un cazzone arrogante quando ti concentri solo su te stesso

Come persona sicura di sé, non ti senti né migliore né peggiore di chiunque altro.

Vai oltre ai tuoi successi. Ti assumi la responsabilità delle tue scelte e impari dagli errori e dai fallimenti.
Valuti il tuo comportamento e affronti i tuoi dubbi. Lasciando andare la paura, ti prepari al successo.

Le persone arroganti – invece – non accettano la sconfitta e la critica.
Tendono a deviare la colpa su altri.

Dimostri arroganza sul lavoro quando ti concentri solo su te stesso, i tuoi desideri e i tuoi bisogni sono primari.
Nient’altro ti interessa. Ignori completamente l’altra persona, fingi “di non vederla” e non dai peso alle sue parole.

L’interesse degli altri è irrilevante.

Se hai una scadenza imminente,
riversi sull’altro lo stress e l’ansia di portare a termine (il prima possibile) l’incarico. Tenti di trasformare il tuo problema in un problema di tutti.
“Voglio …”, “Ho bisogno …” “Devo avere …”

Fiducia e arroganza sul lavoro sono mondi a parte

Purtroppo, oggi la nostra società e il mondo del Lavoro incoraggiano e premiano gli scaltri, i furbi e i “pugni sotto la cintura”.
È necessario quindi riconoscere “cosa sono realmente” fiducia e arroganza.

Il problema è che facciamo difficoltà a distinguere la linea infinitamente sottile che divide la fiducia e l’arroganza sul lavoro.

Assicurati di conoscere la differenza.
È necessario traspirare fiducia, non arroganza.

La linea sottile che divide fiducia e arroganza sul lavoro – 1

arroganza sul lavoro

Nella vita una buona dose di fiducia è auspicabile.

Quando si tratta della tua vita professionale,
ci sono alcune linee sottili che devono essere tratteggiate,
confini che non possono e non devono essere superati.

Arroganza sul lavoro: fiducia o presunzione?

Devi essere ambizioso senza essere impaziente, disponibile ma non timoroso,
flessibile senza essere sfruttato,
essere fiducioso e sicuro di te stesso, confidente e ambizioso,
senza alzare troppi i toni fino a diventare eccentrico e pomposo.
Ecco l’arroganza sul lavoro!

C’è una La linea sottile tra essere fiducioso e solo un pallone gonfiato,
ecco 8 esempi:

1. Sei fiducioso quando offri una critica costruttiva

– sei uno spocchioso arrogante quando dai consigli con l’intenzione di ferire e manipolare

La critica può essere una cosa positiva,
finché è offerta in modo costruttivo.

Sei sicuro di te …
quando trasformi un giudizio negativo in un momento costruttivo. Scindi completamente la persona dall’azione o dal comportamento che ha avuto,
quando parli in modo chiaro, senza aggressività o offese.
Inizi il tuo discorso con “Mi sembra… “ o “Posso sbagliarmi, ma… “ per rendere la conversazione meno tesa.

Viceversa, diventi subito arrogante quando attacchi, giudichi o vai sul personale.
Dai consigli per attaccare i punti deboli, con l’intenzione di ferire e manipolare. Ti comporti in modo arrogante sul lavoro quando tendi a minimizzare le preoccupazioni o i sentimenti di qualcun altro.

Mascheri un consiglio per dire alla persona cosa deve fare. L’altro deve seguire il tuo “consiglio”.
Deve esserne anche grato.
“Se fossi in te …”
“La cosa migliore da fare per te sarebbe …”
“Ma non ti preoccupare … cosa vuoi che succede”.

Anche questo è arroganza sul lavoro.

2. Sei fiducioso quando descrivi le tue qualifiche

– sei arrogante quando ti prendi credito per tutto

Sia in un’intervista di lavoro, un colloquio annuale o una revisione delle prestazioni,
devi essere pronto a parlare delle tue abilità e dei tuoi successi,
è un “invito” a vendere te stesso e inviare il messaggio che sei qualificato.

Quando ti chiedono di “mettere sul piatto” le tue competenze non puoi rispondere “Non mi piace vantarmi”.

Parlare di se stessi, dei propri successi e realizzazioni, non è boria,
arroganza o presunzione.
Quando si parla di un risultato, è un dato di fatto.

Quando parli di come hai risolto un problema, hai imparato una nuova abilità,
o collaborato con il team, stai parlando di fatti concreti.
devi assolutamente prendere credito per il tuo lavoro.

Al contrario, sei arrogante e sfrontato quando ti prendi credito per tutto.
Ti prendi tutta la gloria senza spostare mai il riflettore sugli altri membri del team.

Senti il desiderio sfrenato di raccontare tutte le cose stupefacenti che hai fatto, capovolgere la realtà e raccontare i trionfi personali,
storie mirabili e tutti gli applausi che hai ricevuto.
Pompare per magnificarti.

arroganza sul lavoro

3. Sei fiducioso quando dimostri la tua forza con le azioni

– sei un pallone gonfiato quando devi mostrare i tuoi successi per compensare la tua insicurezza

Sei realmente sicuro di te,
quando non senti il bisogno di competere o di avere sempre ragione.
Non credi che il tuo valore dipenda dall’assecondare qualcuno o soddisfare i desideri degli altri.

Non devi nemmeno vantarti o mentire, perché dimostri la tua forza attraverso le tue azioni,
il tuo atteggiamento e il tuo modo di fare.

Sei uno sbarbatello sfiduciato quando hai bisogno di mostrare continuamente i tuoi successi,
le tue conoscenze importanti, della tua formazione superiore, i tuoi clienti adoranti,
tutti argomenti, che secondo te dovrebbero innalzare il tuo valore agli occhi di chi-ascolta.

A certe persone piace,
magari quelle più facilmente suggestionabili,
quelle un po’ più superficiali.

Tuttavia vantarsi in maniera implicita,
è sintomo d’insicurezza e un atteggiamento che spesso riflette una sensazione di vuoto o d’insoddisfazione nella vita. È arroganza sul lavoro.

Non è l’insicurezza di per sé che infastidisce ma il volerla coprire, nascondere, mascherare … vantandosi.
Dimmi di cosa ti vanti e ti dirò cosa ti manca.

“Lo studentucolo che sa un po’ di latino e di storia, l’avvocatuzzo che è riuscito a strappare uno straccetto di laurea alla svogliatezza e al lasciar passare dei professori,
crederanno di essere diversi e superiori anche al miglior operaio”.
Antonio Gramsci

Comunicazione al lavoro: 12 abitudini che ti rendono noioso e irritante (da evitare) – 2

comunicazione al lavoro

6. Controllare la conversazione

“Cosa pensi di fare adesso?”
“Perché lo hai fatto?”
“Devi fare questo oppure …”.

Cercare di controllare l’esito di una conversazione non funziona mai e porterà un maggior senso di alienazione.
Non credere, questa non è una prova di forza.

Queste domande, fatte all’inizio della conversazione,
hanno il solo scopo di controllare e manipolare la conversazione.
È una forma (anche se sottile) di aggressione.

Allentare l’ansia del controllo sarà la tua arma segreta.
Resta aperto ai sentimenti dell’altra persona,
e tieni sotto controllo il tuo ego.

7. Non dire niente

Il dialogo sano richiede il coinvolgimento delle persone.
Dire poco-o-niente o non interagire porterà incomprensioni e frustrazioni.

Se la conversazione si surriscalda, è perfettamente salutare chiedere di ritardare la conversazione,
fare qualche respiro e “mettere in pausa” per riprendere la calma.
Ritardare … non evitare la discussione.

8. Avere un linguaggio del corpo ostile

Braccia incrociate?
Nessun contatto visivo diretto?
Dito puntato?
Ecco, hai appena perso il rispetto e l’attenzione della persona con cui stai conversando.

Più della metà della comunicazione è ad appannaggio del linguaggio del corpo.
Questo vale soprattutto per la comunicazione al lavoro.

Stare a braccia conserte è la classica posizione di chiusura che trasmette un atteggiamento negativo e difensivo.
Incrociando le braccia, sembri freddo,
riservato o peggio sembra che tu stia nascondendo qualcosa.

Presta attenzione alla tua postura,
prima di pensare a cosa-dire,
concentrati sulla tua comunicazione non verbale.
Potrebbe essere un atteggiamento aggressivo (e forse non te ne accorgi neppure)!

9. Sputare sentenze inconfutabili

Non offri un suggerimento o un parere.
Sentenzi, pontifichi.
Affermi il tuo parere come un fatto.
Le opinioni degli altri sono irrilevanti.

“Questo è il motivo per cui non ha funzionato …”
“Dobbiamo fare questo …”
“No, non funzionerà …”
“Questo è stupido …”

Parla piuttosto da una prospettiva personale.
Prova con “Io penso che …“; sarà ricevuto in modo più positivo.

10. Mantenere un’aria d’indifferenza non favorisce la tua comunicazione al lavoro

Se l’altra persona vede che sei apatico, distratto,
le tue possibilità di avviare una conversazione positiva sono molto scarse.
Avvicinati al dialogo con empatia e comprensione e assicurati di mantenere il rispetto per l’altro.

Spesso siamo distratti, poco interessati agli altri,
concentrati su noi stessi, prevenuti,
sempre pronti a giudicare e criticare.

Se non ti curi della gente con cui stai parlando,
perché dovrebbero interessarsi a te?

11. Fare osservazioni sarcastiche

“Il sarcasmo è il rifugio dei deboli.”
Jean-Paul Sartre

Interporre sarcasmo e ironia (di bassa lega),
non è una tattica efficace durante una conversazione.

Spesso è un meccanismo di autodifesa che può essere rischioso e facile a interpretazione sbagliate.
Ci sono modi migliori per esprimere il tuo punto di vista.

Dai,
togliti quel sorrisino ironico dalla faccia mentre qualcuno ti sta parlando.
Smettila di scuotere la testa beffardamente mentre l’altro sta spiegando il suo punto di vista.

Puoi non essere d’accordo con gli altri,
ma così facendo tocchi tasti molto sensibili.

Prendi seriamente gli altri se ti aspetti che prendano sul serio te…
anche questa è comunicazione al lavoro!

12. Non dire mai “grazie”

È facile dire “grazie”, è breve, diretto e vale molto più di mille parole.

Purtroppo “grazie” è una delle parole più difficili da dire (non solo in ambito lavorativo),
nonostante racchiuda un grande valore positivo,
soprattutto nei momenti più difficili.

C’è un enorme potere in un atteggiamento di gratitudine.
Ringrazia sempre la persona, riconosci il tempo e il loro contributo alla conversazione.

Cambiare abitudini non è sempre semplice.

Hai “sempre fatto così” e diventa difficile cambiare, migliorare.
Una cattiva abitudine si modifica soltanto con attenzione e costanza.

Da domani, presta attenzione a quello che dici, e alla tua comunicazione al lavoro,
conta quante volte usi queste frasi e comincia a invertire la tendenza.

Vedrai che, giorno dopo giorno,
diventerà naturale!

Comunicazione al lavoro: 12 abitudini che ti rendono noioso e irritante (da evitare) – 1

comunicazione al lavoro

Iniziamo una conversazione con le migliori intenzioni.
Poi succede qualcosa: una parola di troppo, un gesto inopportuno, un atteggiamento sbagliato,
l’ennesimo, e … il nostro cuore batte, il viso diventa rosso.
La rabbia sale.

L’altra persona, in un battito di ciglia, si è trasformata in un nemico.
Le nostre parole ora sono potenziali bombe, ed è guerra.
Distanza. Rabbia.

Ammettiamolo: molti di noi non sono buoni comunicatori.
Alcuni sono pessimi.
Altri ancora ci hanno rimesso una carriera (pur avendo buone capacità).

Abbiamo perso la capacità di comunicare in modo efficace, troppo spesso usiamo messaggi ambigui,
creando incomunicabilità e conflitti.
Sul posto di lavoro, contrasti e disaccordi (se gestiti male) riducono la produttività e l’efficienza… e la nostra comunicazione al lavoro!

Se farai del tuo meglio per evitare questi 12 errori di comunicazione,
se diventerai consapevole di sabotare la tua comunicazione al lavoro,
hai fatto il primo passo verso soluzioni più costruttive:

1. Parlare troppo

Logorroico,
pesante.
Dispersivo.
Non ripetere e approfondire ogni dettaglio di ogni argomento con pedanteria.

Evita di saltare di soggetto in soggetto, di argomento in argomento;
evita di sommergere chi-ascolta sotto una valanga di parole perché hai un intimo bisogno di piacere e hai paura di non essere accettato.

Non ti rendi conto (o forse si?) che stai facendo perdere un sacco di tempo?
La gente ti eviterà.

2. Guardare il cellulare quando qualcuno ti sta parlando

Parlare con qualcuno mentre scorri messaggi, mail e notifiche social irriterebbe chiunque.

Lascia da parte il telefono,
concedi all’altra persona il rispetto della tua piena attenzione.

Non dire “Parla ti ascolto”, perché non è vero.
Stai sentendo, non ascoltando.
La differenza è enorme!

3. Interrompere e finire le frasi “uccide” la tua comunicazione al lavoro

Non vedi l’ora di esprimere il tuo punto di vista?
Perché perdere tempo ad ascoltare quando solo dopo 3 parole hai già capito quello che l’altro vuole dirti?

Se finisci tu le frasi, non offri al tuo interlocutore la libertà di esprimersi, di esternare e di creare un contatto.
Così facendo sprechi solo tempo,
deprimi chi parla e riduci la comprensione del discorso.
Con tanti saluti alla comunicazione al lavoro.

E poi… sei così sicuro di sapere già tutto in anticipo?
E se per caso avessi mal interpretato le sue intenzioni?

La chiave è ascoltare per capire.
Prenditi una pausa prima di parlare.

Leggi questo post per approfondire.

4. Parlare sempre e solo di te stesso

“Parlare molto di sé può anche essere un sistema per nascondersi.”
Friedrich Wilhelm Nietzsche

Sei bravissimo a cogliere ogni occasione per agganciarti al discorso e iniziare a parlare di te,
delle cose che hai fatto, di quello che ti è successo.
Sempre e solo di te stesso.

Ego.
Tanto ego, troppo!

Pensi davvero che riuscirai a impressionare,
sembrare più interessante e intrigante?

Stai monopolizzando la conversazione. Chi-ascolta ti troverà scontato,
pesante e con il tempo ti scanserà.

5. Fare il “professore”

Non ammetti di essere in errore, non lasci agli altri una parola,
fai impazzire con la tua capacità di analisi e la tua esperienza,
spiegando a tutti il modo in cui si dovrebbe fare-o-non-fare una certa cosa.

C’è qualcosa di più frustrante di sentirsi dire “Quello che devi capire è ...”?
Stai suggerendo che … tra qualche secondo ci farai il favore di illuminarci.

Fin dall’inizio, assicurati di trattare la persona con dignità.
Avrai modo di esprimere le tue convinzioni.
Porta pazienza mentre cerchi di capire il punto di vista degli altri.
Le persone lo apprezzeranno.

Faccia a faccia con il tuo peggior nemico: il critico interiore – 2

critico interno

critico interno

5. Sostituisci pensieri eccessivamente critici con affermazioni più realistiche

Impara a riconoscere quando i tuoi pensieri critici sono esageratamente negativi.
Trasforma un pensiero eccessivamente pessimista in un’affermazione più razionale e realistica.

Quando ti ritrovi a pensare: “Non faccio mai niente di buono“,
sostituisci la frase con una più ragionevole del tipo “Quando si tratta di numeri e di contabilità, mi trovo in difficoltà”.

Ogni volta che ti trovi in testa un pensiero esageratamente negativo,
rielabora con una dichiarazione più accurata,
guardando la situazione in modo più razionale e meno emotivo.

Se pensi “Non riuscirò mai ad avere un posto di responsabilità”,
esamina le prove che supportano questa dichiarazione ma anche quelle che contestano quest’affermazione.
Guarda l’argomento da entrambi i lati.

A volte è utile scrivere,
elencare tutte le prove che supportano ma anche quelle che contraddicono questo pensiero.
Vedrai che la notte non è così nera come l’hai dipinta.

6. Dai forza al tuo dialogo interiore

Il tuo dialogo interiore alimenterà il tuo successo o ti impedirà di raggiungere il tuo pieno potenziale.
Devi diventare il tuo migliore consigliere.

Più riuscirai a migliorare il tuo dialogo interiore,
più avrai forza per andare avanti nei momenti difficili e farai “pace” con i tuoi limiti e con te stesso.

Vedrai com’è motivante utilizzare pensieri tipo:
E’ difficile, ma mi sto impegnando e ce la posso fare” oppure “Ho fallito. Domani ricomincerò più forte dei miei errori”.

Utilizza il dialogo interiore (modificandone le parole) per darti forza,
e continua a lottare per i tuoi successi e per i tuoi sogni!

Il progresso sconfigge il critico interno.

7. Fai attenzione alle parole che utilizzi

“Le parole hanno il potere di distruggere e di creare.
Quando le parole sono sincere e gentili possono cambiare il mondo.”

Buddha

Poni attenzione alle parole che utilizzi per descrivere la realtà, ma anche per parlare di quello che pensi di te stesso, dei limiti che ti dai, degli obiettivi che ti poni.

Il tuo critico interiore imposta obiettivi irragionevoli e poi ti dice… “Dai forza, vai a prenderlo” .

Il tuo critico prova vergogna davanti a traguardi facilmente raggiungibili.
I suoi obiettivi sono l’auto-sconfitta,
il sogno irrealizzabile e a sfiducia.

8. Sii comprensivo con te stesso

Hai notato come siamo indulgenti con gli amici,
e quanto diventiamo duri e spietati quando si tratta di noi stessi?

Abbiamo poco o nessun controllo su come ci sentiamo e su cosa pensiamo. Molte delle nostre risposte emotive e cognitive sono automatiche.
Non dovremmo mai giudicarci così duramente.

Dobbiamo sviluppare l’autoconsapevolezza per diventare coscienti di questi pensieri e azioni automatiche.
Ci vuole un piccolo sforzo e allenamento per migliorare la consapevolezza di sé.

C’è differenza …
dire sempre a te stesso che non sei abbastanza bravo,
e dire sempre a te stesso che puoi lavorare per diventare migliore.

9. Prendi una certa distanza dal tuo critico interno

Identifica i pensieri di cui devi essere consapevole e quelli che devi lasciare andare.

Accettare le tue debolezze per quello che sono oggi, non significa che devi rimanere così per sempre.
È importante riconoscere di avere difetti ma anche decidere di sforzarsi per migliorare.

Il tuo critico interno detesta il progresso, ama la sicurezza, si concentra solo su “non voglio” e “non mi piace”.
Non ti supporta mai.

Qual è il più grande passo in avanti che puoi completare oggi?
Non preoccuparti di quanto sia piccolo, minimo.
Fallo.

Se riesci a distaccarti e operare contro questo pensiero distruttivo,
diventerai più forte, mentre il tuo critico interno si indebolirà.

Foto: cj_wells88

critico interno

Faccia a faccia con il tuo peggior nemico: il critico interno – 1

critico interiore

Tutti abbiamo un critico interiore.
Questa “voce interna” che esprime di continuo un commento negativo su chi-siamo e come-ci-comportiamo.

“Avresti dovuto…”
“Sei fottuto.”
“C’è qualcosa che non va in te.”
“A loro non piaci.”
“Non puoi farlo.”
“Sei un perdente.”
“Tanto non ce la farai. Come sempre.”
“Sei brutto/stupido/grasso”
“Sei diverso dagli altri.”

Questa voce critica si forma dalle nostre esperienze di vita;
esperienze dolorose e spiacevoli che producono emozioni negative e pensieri depotenzianti.

A ogni particolare situazione stressante o dannosa che ci capita,
ecco che spunta la voce critica che è in noi.

Il critico interiore non analizza oggettivamente

Piuttosto alimenta continuamente un dialogo interno eccessivamente negativo che crea ostacoli e impedimenti.
È autodistruttivo, può essere dannoso per te e per gli altri.

Ecco 9 spunti per “domare” il tuo critico interiore,
far tacere la sua negatività e migliorare il benessere della tua vita:

1. Sviluppa consapevolezza dei tuoi pensieri

Quando usciamo dalla nostra zona di comfort, il nostro critico interiore inizia ad avvertirci dei potenziali modi in cui potremmo fallire… con pensieri spesso esagerati, prevenuti, sproporzionati.

Siamo così abituati a sentire i nostri stessi racconti che è difficile diventare consapevoli dei messaggi che ci stiamo mandando.

Riconoscere che il tuo critico interiore è al lavoro …
è il primo passo per ridurre la sua presa su di te.

2. Ricorda che la voce del critico interiore non è la realtà

“Nel reale si rischia di soffocare,
nell’irreale di perdersi.”

Mario Andrea Rigoni

Ricorda che la tua voce interiore critica non è un riflesso della verità.
È una prospettiva che hai adottato sulla base di esperienze e atteggiamenti negativi che hai vissuto e interiorizzato.

Il tuo critico interiore sta cercando di proteggerti da possibili danni,
alcuni pensieri potrebbero essere veri,
spesso sono falsi, raramente sono utili.

Non lottare con il tuo critico,
piuttosto vedilo per quello-che-è
una “voce” che propina opinioni, piuttosto che fatti.

Non agire sulle direttive del tuo critico interiore.

3. Smettila di rimuginare

A volte,
potresti sorprenderti a pensare e ripensare più volte a quella cosa imbarazzante che hai fatto,
o a quella frase che non avresti dovuto dire,
ma oramai è fatta.

Se continui a ruminare, rimasticare,
non farai altro che sentirti peggio e non risolverai il problema.

Non cercare di evitare di pensarci,
perché più probabilmente ti concentrerai e rafforzerai questo pensiero.

Invece,
è importante distrarsi con un’attività – tipo fare una passeggiata, parlare di un argomento completamente diverso, ecc. – per fermare i pensieri critici,
prima che vadano fuori controllo.

4. Parla a te stesso come se parlassi a un amico

Che cosa diresti a un caro amico che ti confida pensieri di inadeguatezza e sentimenti di insicurezza?

Non penso qualcosa del tipo: “È giusto così … sei così insicuro e goffo” oppure
“Per l’ennesima volta hai dato prova di non saper fare niente di buono”
“Sei un perdente, non puoi farci niente!”

Eppure,
con te stesso saresti capace di dire cose molto più dure e crudeli.
Il tuo critico interiore è felice quando costruisci muri.

Invece (anche a te stesso) dovresti offrire parole compassionevoli, di incoraggiamento,
d’incitamento, proprio come faresti con il tuo migliore amico.
Foto: cj_wells88

critico interiore

12 differenze tra chi ha successo e chi non ce la farà mai – 1

avere successo

C’è sempre una netta differenza tra il successo e l’insuccesso.

Differenza di approccio, abitudine e decisione, adattamento e allineamento dei pensieri,
desiderio di passare all’azione per raggiungere gli obiettivi,
e fare la differenza.

Avere successo (che può essere tradotto come raggiungere i propri obiettivi, grandi o piccoli che siano poco importa) vuol dire soprattutto duro lavoro,
determinazione e perseveranza.

Ecco 12 differenze tra chi ha successo e chi invece difficilmente riuscirà nell’impresa:

1. La persone di successo passa subito all’azione. Chi non ce la fa, trova scuse per rimandare.

“Sono convinto che circa la metà di quello che separa gli imprenditori di successo
da quelli che non hanno successo … sia la pura perseveranza.”

Steve Jobs

Le persone “che ce la fanno”, sono positive, indirizzate ai risultati,
abituate a trovare soluzioni e risolvere i problemi,
sono anche flessibili, pronte ad affrontare qualsiasi difficoltà che possa insorgere.

Sono orientate all’azione.

Le persone che non arrivano,invece,
passano la vita a cercare una scusa per non muoversi, per non passare all’azione.
Non hanno mai il tempo per trovare la risposta al loro problema.

Chi diventa bravo a inventare scuse,
non sarà mai bravo in nient’altro.

Le persone che trovano scuse, non saranno mai ricordate per quello che hanno fatto.

2. La persone di successo non nasconde le debolezze. Chi non riesce ad avere successo, fa di tutto per coprirle.

Sin da piccoli spendiamo molte energie nel tentativo di mascherare le nostre debolezze,
e le nostre emozioni (perché le reputiamo sintomi di debolezza).

Spesso ci diciamo: “Sono il migliore.”
Ma dietro… quanta insicurezza!

Essere forti vuol dire essere consapevoli che i propri sentimenti possono influenzare pensieri e comportamenti.

È necessario imparare a gestire e controllare le emozioni,
non farsi controllare da esse.

La persona di successo,
invece di sprecare energia cercando di coprire le mancanze,
riconosce i  difetti e investe il proprio tempo per migliorare se stessa.

3. La persona che arriva, abbraccia il cambiamento. Chi non ce la fa, lo teme.

Abbracciare il cambiamento è una delle cose più difficili che una persona possa fare.

Il mondo si muove sempre più rapidamente, la tecnologia sta accelerando ancor di più,
è imperativo accettare e abbracciare questi cambiamenti,
piuttosto che temerli o negarli.

Le persone di successo sanno che possono cambiare la loro mente e le loro convinzioni.
Sono aperte al mutamento, studiano, leggono, si informano,
stanno al passo con i tempi.

4. La persona di successo parla di idee. La persona delusa sparla di altre persone.

Le persone di successo discutono di idee,
dialogano di progetti, confrontano prospettive; perché sanno che condividere idee con gli altri non farà che migliorarle.

Le persone “che ce la fanno” hanno di meglio da fare che sparlare di altre persone.

Parlano piuttosto dei loro sogni,
dei loro obiettivi, dei loro piani,
e delle loro aspirazioni.

Avere successo vuol dire non perdere tempo (ed energie) a gossippare.

5. Chi ha successo si associa a persone che hanno sogni e obiettivi. Chi non ce la fa si lega a incerti e negativi.

Le persone di successo ignorano gli scettici e i pessimisti.
Quelli che vogliono, ma non fanno mai niente, quelli che si lamentano, quelli che rimandano,
che succhiano l’energia, che trovano scuse per tutto,
quelli negativi, quelli drammatici.

Hanno imparato che ascoltando continuamente problemi, lamentele, pessimismo si sentiranno a loro volta stanche e logore.
Mortificate nel morale e nel carattere.

Invece, chi ha successo frequenta regolarmente solo persone con un atteggiamento mentale positivo,
che danno una spinta o una prospettiva nuova. Persone che possono incoraggiare, esortare e costruire.

Fai una lista dei tuoi 5 amici e colleghi più stretti.
E poi chiediti se queste persone hanno un’influenza positiva o negativa su di te,
se ti motivano o ti bloccano, se ti danno slancio o smorzano il tuo entusiasmo.

avere successo

6. Chi ha successo accetta la responsabilità per i propri fallimenti. La persona che non ha successo incolpa gli altri.

I grandi leader e uomini d’affari sanno che la vita è un susseguirsi di alti e bassi, vittorie e sconfitte,
accettano sempre la responsabilità dei loro fallimenti e dei loro errori,
avere successo vuol dire prendersi l’onere di risolvere il problema.

Non cercano scuse.
Le scuse sono a uso esclusivo di indecisi e incompetenti.

Le persone “che ce la fanno” vogliono che anche gli altri abbiano successo.
Sanno che quando si lavora in un’organizzazione, per avere un buon risultato, tutti devono avere successo.
Invece,le persone che “non arrivano” segretamente sperano che gli altri falliscano.

Le persone di successo danno agli altri il merito delle loro vittorie,
lasciano “brillare” chi lavora con loro,
e di conseguenza appaiono ancora più leader agli occhi del loro team.

Le persone che non hanno successo si prendono il merito dagli altri.
Tristemente.

avere successo

9 frasi che non dovresti mai dire sul tuo luogo di lavoro

frasi da evitare al lavoro

Per molti di noi,
il lavoro è il luogo dove trascorriamo la maggior parte del nostro tempo.

Trascorrere così tanto tempo nello stesso posto, ci fa spesso dimenticare il buon senso e ci fa rischiare di assumere atteggiamenti che mettono a rischio la nostra professionalità.

Non lasciare che semplici frasi tipo
“Sei incinta?”
“Come sei magra? Perché non mangi?”
“Quanti anni hai? Davvero?”
“Come mai sei agghindato a festa? Hai un colloquio?”

danneggino la tua reputazione professionale o ti facciano etichettare come una persona superficiale, banale, insolente.
Da evitare.

Ecco 9 frasi da evitare al lavoro che mettono a repentaglio la tua credibilità:

1. “Scusa ma sono in ritardo”

Rispetta il tuo tempo e quello degli altri.
Punto.

Essere in ritardo (alla riunione, per un progetto, una consegna, ecc.) la dice lunga su di te.

Essere in orario vuol dire mostrare rispetto per i tuoi colleghi,
significa essere affidabile e responsabile.

2. “SI” (quando vorresti dire “no”)

Hai il “no” sulla punta della lingua, ma siccome ti senti in colpa,
non vuoi che gli altri pensino che sei una persona poco disponibile,
oppure vuoi evitare un conflitto, dalla tua bocca esce un benevolo “si” con tutto il suo strascico di ruminazioni,
colpevolizzazioni e logorii mentali.

Se una richiesta ti mette parecchio in crisi, non rispondere subito, prendi tempo.
“Posso pensarci su? Ti faccio sapere domani”.

Leggi il mio post per approfondire come dire NO senza offendere.

3. “NO” (poi ci ripensi e dici “si”)

Se torni indietro facilmente sulle tue decisioni, comunichi ai tuoi colleghi che non sono tenuti a rispettare le tue posizioni, perché se insistono un po’,
avranno la meglio.

Evita questi pericolosi dietro-front perché le persone potrebbero pensare che sei poco risoluto e le tue risposte siano “trattabili”.

Cambiare idea è naturale ed è indice di una buona flessibilità mentale.
Le ragioni della tua retromarcia però non devono essere dettate dalla paura del giudizio o dal bisogno di accettazione.

4. “SI” (quando sai già che poi dirai “no”)

Non accettare subito la richiesta, per timore o indecisione,
sapendo già che tanto poi dirai (non di persona ma via mail o tramite qualche collega-messaggero) che non se ne fa più niente!

In questo modo dimostri di essere debole,
pauroso e subdolo (uno che non ci mette la faccia) e che sei lontano dall’immagine di persona forte e coerente che meritano i tuoi colleghi.

5. “Ti rubo solo un secondo/minuto.”

Spesso chiediamo “qualche secondo” o “un minuto” a un collega o un collaboratore quando (in realtà) un minuto non basta.
Anzi.

Non è solo un modo di dire …
è una questione di approccio!

Quando chiedi a un collega di fare qualcosa per te,
di aiutarti, di darti una mano a superare un blocco o un ostacolo,
devi essere premuroso e rispettoso perché stai interrompendo il suo flusso di lavoro.

La prossima volta che desideri il supporto di qualcuno,
chiedi un incontro, non un minuto.

Sarà la persona a valutare il momento giusto sulla base delle sue incombenze.

6. “Questo non è il mio lavoro”

Ecco una frase tossica che ti dipinge come una persona inflessibile e non cooperativa.

Nel mondo del lavoro di oggi,
oramai tutti si occupano (anche) di compiti che non rientrano esattamente nel mansionario.

Ecco la più pericolosa delle frasi da evitare al lavoro:
il rifiuto di rispondere a una richiesta di aiuto presto ti farà diminuire nella stima dei colleghi e del capo e guadagnare la reputazione di collaboratore indolente.

Se senti veramente che ti è stato chiesto qualcosa d’ingiusto,
chiedi di discutere di questa nuova incombenza,
ma non dire mai che non fa parte del tuo lavoro!

7. “Non lo so … non mi dicono mai niente”

Poco importa quale livello occupi nell’organigramma dell’azienda,
lamentarti di quanto tu sia privo di potere è un buon modo per minare la tua credibilità.

È depotenziante, sottolineare tutte le volte,
che non sarai tu a prendere la decisione finale.
Anche un dirigente deve chiedere l’autorizzazione per cose importanti.

Se non hai le informazioni necessarie per svolgere il tuo lavoro,
trovale, non lamentarti.

frasi da evitare al lavoro

8. “Sapete che Francesco esce con Giulia?”

Se diffondi pettegolezzi da ufficio,
i tuoi colleghi potrebbero ascoltarti con impazienza e curiosità,
ma sapranno (anche) che non potranno contare sulla tua discrezione.

È bello gossippare con i colleghi fuori dall’ufficio,
ma i dettagli delle vite dei tuoi colleghi non sono da condividere.
Una delle classiche frasi da evitare al lavoro.

9. “Se tu fai/non fai … vado dal capo”

Non minacciare.
Ti rende piagnucoloso.
Lamentoso.

Le minacce e le intimidazioni sono un segno di debolezza.
Quando minacci,
ti atteggi come un bamboccio lamentoso.

Frasi da evitare al lavoro? Spesso è questione solo di buon senso

In questa era politically correct impazzita,
l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è di aggiungere più cose a ciò che dovremmo fare/dire sul luogo di lavoro.
Ne abbiamo già abbastanza.

È solo una questione di buon senso.
Sono verità vecchie quanto il mondo,
non c’è niente di nuovo.

Eppure,
per superficialità, pigrizia, mancanza di attenzione,
e mancanza di consapevolezza,
non riusciamo a rapportarci con gli altri con la dovuta considerazione.

Foto: MabelAmber