Buone vacanze – ci vediamo a settembre

 

I servizi di coaching sono sospesi a partire da venerdi 26 luglio.
Riprendono lunedi 9 settembre.

Una piacevole estate a tutti!
Michele

7 compiti che dovresti rimandare se hai una giornata storta sul lavoro -2

giornata storta sul lavoro

5. Rispondere a una mail incazzosa

Se il tuo collega, capo o cliente si sono lasciati sopraffare dalle emozioni, non ripetere lo stesso errore.
Prendi tempo.
Ti aiuterà a evitare una reazione istintiva.

Uno dei vantaggi del mailing è che non devi per forza rispondere immediatamente.

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Sfrutta tutto il tempo che hai a disposizione. Lascia un po’ sbollire e potrai rispondere in modo professionale.

Nel caso che urge risposta, senti troppo la tensione oppure l’altro è in attesa, di sicuro hai almeno 5 minuti disponibili. Alzati, raffredda la mente, fai due passi fuori dall’ufficio,

Non è che (forse) stai travisando o esagerando il tutto?
Resisti alla tentazione di saltare subito alle conclusioni.

6. Trovare una soluzione

Trovare la soluzione giusta richiede apertura mentale, ricettività e creatività.
Dove le vai a prendere in una giornata storta sul lavoro?
In questi momenti è impensabile.

Quando non siamo in vena …
è come se avessimo davanti agli occhi un velo che non ci lascia vedere,
e spesso nemmeno pensare.

Per trovare la soluzione migliore,
è necessario mettere una distanza (una sorta di cuscinetto) tra noi e il problema,
guardarlo da un altro punto di vista, in un modo diverso da quello cui siamo abituati.

Anche se non trovi la soluzione perfetta,
di sicuro scoprirai molte opzioni in grado di risolvere il problema in un modo adeguato.

7. Prendere una decisione – completare un incarico

Qualcuno sta aspettando che tu decida il budget mensile?
Devi completare entro sera questo compito così importante?
Come puoi fare questo tipo di scelta proprio oggi?

Sei convinto che non ce la farai,
e presumibilmente con un risultato poco lusinghiero nelle mani.

Ancora una volta,
quando qualcosa non è urgente,
è strategico (da parte tua) spostare la scadenza in modo da prendere la decisione migliore.

Se hai bisogno di rinviare la scadenza,
fai sapere (a chi è in attesa) che sei-sul-pezzo e che riuscirai in quel giorno specifico a soddisfare le aspettative di tutti.

Se reputi che questo incarico non entrerà nella tua hall of fame professionale,
ricorda che in futuro avrai molte altre opportunità per riscattarti e creare qualcosa di grande.

Concediti il diritto di sentirti giù – almeno per oggi

Una giornata storta sul lavoro è un naturale (e breve) momento di avvilimento.
Non devi prenderlo come un segnale di debolezza.

Le energie in questi momenti storti, sono risorse vitali.
Impara a staccare la spina e gestire tutte le tue risorse mentali e fisiche.

Anche se è naturale voler sfuggire alla negatività del momento,
i momenti di rabbia, tristezza, sfiducia, paura,
o di sentimenti negativi fanno parte della nostra vita quotidiana.

È inutile ripetersi l’imperativo (tanto di moda) di essere UP a tutti i costi …
positivi, brillanti, e felici e che …
esiste sempre un lato positivo.

Una giornata storta sul lavoro .. va vissuta per quello che è

Semplicemente.

Mostrarsi diversi …
assecondare le attese e le aspettative degli altri
reprimere continuamente il proprio stato d’animo … voler essere sempre al Top …
ci fa disperdere energie preziose e causa maggiore infelicità e malessere.

Foto di Daniel Nebreda da Pixabay


7 compiti che dovresti rimandare se hai una giornata storta al lavoro -1

giornata storta al lavoro

Ti sei svegliato con un inizio di emicrania, hai versato caffè dappertutto,
la chiave gira a vuoto nella toppa della porta, come fai a chiudere adesso?
stai per urlare per la frustrazione,
e sono solo le 6.45 di mattina …

per qualche strano motivo ti sei svegliato con il piede sbagliato,
e tutto intorno sembra più pesante e difficile del solito.

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Alcuni giorni sono semplicemente peggiori di altri. Siamo sopraffatti, sfiduciati, ansiosi.
Non ci sentiamo “abbastanza”.
Ci sentiamo piccoli, “non abbastanza” per niente e nessuno.

Sai di cosa sto parlando…

Quando hai una giornata storta al lavoro,
probabilmente non dovresti prendere grandi decisioni o cimentarti in compiti importanti,
perché potresti facilmente peggiorare la situazione.

Certo,
rimandare, posticipare, annullare … non sempre sono opzioni realizzabili!

Mettiamola così …
ecco 7 compiti che dovresti rimandare (se ne hai la possibilità) se ti accorgi di avere una giornata storta al lavoro:

1. Soffermarsi su numeri sensibili

Ecco come farsi male!

Se non è improrogabile …
non soffermare la tua attenzione su “numeri sensibili” (incassi, rendiconto, budget, previsioni, etc.) che sono generatori di stress e pensieri negativi, capaci di farti vivere costantemente in uno stato d’allerta e crearti costantemente un’ansia di fondo.

Stabilisci un appuntamento fisso con i “numeri” e le tue preoccupazioni: una mezz’ora può bastare per riflettere e dar libero sfogo ai tuoi pensieri.

Quando non è strettamente necessario,
non soffermarti inutilmente a rimuginare sulle cifre e non saturarti d’informazioni inutili.
Ti basterà raccogliere solo i dati strettamente necessari.

2. Avere una conversazione difficile

Quanta voglia hai di discutere (proprio oggi) con il tuo collaboratore o il collega?
Poca di sicuro,
non ho dubbi!

E sicuramente stai sperando che per qualche motivo l’appuntamento salti.

Se sei già di cattivo umore,
diventa praticamente impossibile contenere la rabbia o il risentimento e avvicinarti a quella conversazione in modo appropriato.

Se puoi spostarlo … fallo!
È nel tuo interesse rimandare l’incontro in modo da essere più preparato sia mentalmente sia emotivamente.

Prova con qualcosa tipo:
“… so che abbiamo a calendario un incontro per discutere di …. Oggi per me è stata una giornata frenetica e voglio darti la mia piena attenzione e il miglior feedback. Potremmo fissare l’appuntamento per (data …) per affrontarlo al meglio?”.

3. Fare una telefonata importante

Un cliente aspetta la tua telefonata per discutere il prossimo rinnovo,
il tuo collega è in attesa di proporti alcuni cambiamenti a quel progetto così importante.

Se non è urgente, rimanda la telefonata,
in modo di avere una conversazione più produttiva in seguito.

Non devi cancellare l’appuntamento telefonico,
ma spiegare che sei molto occupato (anche se non è vero) e che preferisci spostare il colloquio in un altro momento.

4. Chiedere spiegazioni è pericoloso se sei nel pieno di una giornata storta al lavoro

 

Hai ricevuto un feedback del capo che ti ha spiazzato, ferito, messo al tappeto,
che ti ha fatto male.

Ti senti attaccato, arrabbiato, sbagliato …
e sottovalutato.

Inizi a digitare la tua mail di dimissioni.
Prima di premere invio, però ti fermi per riflettere (meglio così).
Pretendi ulteriori spiegazioni.
Chiarimenti.

Non sempre è possibile migliorare le cose,
ma è sempre possibile peggiorarle.

Se sei nel pieno di una giornata storta al lavoro … taci!
Non muoverti.

Rischi solo di infilarti in una spirale di atteggiamenti rancorosi e contestatori che possono portarti a pericolosi portamenti sabotatori.

Foto di Daniel Nebreda da Pixabay

“And the winner is ..” 6 spunti per reagire quando quello promosso non sei tu – 2

promozione sul lavoro

4. Prendi questa mancata promozione sul lavoro come un’opportunità per conoscere te stesso

Ora che hai (quasi tutte) le risposte è il momento di confrontarti con … te stesso!

Credi ancora di meritare la promozione sul lavoro?
Hai dato qualche motivo per non essere meritevole?

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Sei stato in malattia, hai accumulato ritardi, non hai rispettato le scadenze?
Dai l’impressione di essere annoiato o disattento?
C’era qualcosa che avresti potuto fare (con più impegno da parte tua), oppure tutti i fattori-chiave erano completamente fuori dal tuo controllo?

Se non è possibile ottenere una risposta diretta (o è meglio non svegliare malumori assopiti) cerca una persona fidata e competente che possa darti consigli pertinenti.

Otterrai un’idea delle aree in cui migliorare, una prospettiva esterna per sapere se hai –davvero- le competenze e l’esperienza giusta per quel tipo di lavoro.

5. Decidi la tua prossima mossa

Una bocciatura non è la fine del mondo.

In un primo momento,
puoi sentirti bocciato, silurato, sfiduciato ma imparando a rimanere resiliente puoi trasformare in positivo questa battuta d’arresto.

Inizia a pensare la tua prossima mossa professionale e stabilisci un intervallo per provarci nuovamente.

Se ti sembra di essere stato manipolato o sfruttato,
potresti pensare di rispolverare il tuo CV e cercare un’altra azienda.

È importante avere un piano alternativo,
nel caso ti fosse negata per una seconda volta.

Mantieni la tua rete sociale aperta e attiva in modo di cogliere la prossima opportunità,
sia all’interno sia all’esterno della tua organizzazione.

6. Non trasformare la bocciatura in un’esperienza devastante

Riconoscila per quello che è … una (grande) delusione.

Piuttosto che considerare l’esperienza come orribile, inquadrarla come un’opportunità per imparare e crescere.

Spesso le persone di successo parlano delle loro battute d’arresto come grandi momenti d’introspezione e di consapevolezza.

Mantieni la prospettiva.
Prova a vedere la bocciatura da una diversa angolazione.

Forse c’erano -davvero- buone ragioni per cui non hai ottenuto il lavoro.
Probabilmente eri appagato, poco determinato.

Ora hai l’impeto giusto per concentrarti di più, migliorare le tue capacità e raccogliere nuove opportunità.

Le promozioni passano, la passione resta

Il web è pieno di richiami e citazioni sul vivere la vita, perseguendo le nostre passioni e seguire i nostri sogni.

Ci sarà ben un motivo!

Le persone che raggiungono traguardi importanti, quelle che arrivano in alto, siano sportivi, musicisti, chef, stilisti o imprenditori sono spronate dalla vocazione, sono persone che fanno (davvero) quello che amano.

Quando si ama ciò che si sta facendo,
ci si sente euforici, eccitati, desiderosi di creare, pieni di energia,
si ottiene maggiore successo.

Chiediti cosa vuoi veramente ..

Alcune persone si fissano eccessivamente sulla carriera perché vogliono mettersi alla prova,
altri per rivincita personale o sociale, chi per raggiungere uno status,
altri ancora non sanno neppure perché la ambiscano!

Se sei stato bocciato, chiediti se la volevi davvero questa promozione sul lavoro.
Cosa ti interessa di più in una carriera professionale: il rispetto, il titolo, i soldi.

Ci possono essere altri modi per ottenere le stesse cose,
anche senza la promozione.

Quello che più conta è il tuo atteggiamento e le tue convinzioni

Se rinunci quando fallisci,
non imparerai mai nulla.

Se guardi al fallimento come un’opportunità, come l’inizio di un nuovo viaggio, scoprirai che l’esperienza ti aiuterà e la prossima volta che farai la stessa cosa, la farai molto meglio.

Ma se non provi ancora, non lo saprai mai.
Rinunciare per paura di fallire ancora … è il fallimento più amaro!

Foto di Anemone123 da Pixabay

“And the winner is ..” 6 spunti per reagire quando quello promosso non sei tu – 1

promozione al lavoro

“Talvolta una piccola disavventura è l’origine di una grande carriera:
vi sono individui che su un torto subito hanno edificato la loro fortuna.”

Mario Andrea Rigoni

Hai lavorato ogni weekend degli ultimi mesi.
Ti sei messo in gioco con progetti improbabili che nessuno voleva.
Hai dato fondo a tutte le energie per essere la persona giusta giusto al momento giusto … ma la promozione è andata a qualcun altro.

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Tutti pretendiamo che le promozioni premino solo le persone più talentuose, laboriose e meritevoli,
ma l’esperienza ci dice che non sempre così.
Anzi.

Non lasciare che questa battuta d’arresto faccia saltare tutto!

La tua prima reazione potrebbe essere quella di rispolverare il tuo CV, escogitando un piano per lasciare l’azienda appena possibile.

Ecco 6 modi di comportarsi quando quello promosso non sei tu:

1. Calma, calma e ancora … calma

È facile che tu prova delusione e frustrazione.
Rabbia.
Ci sta.

Non sempre è possibile migliorare le cose,
ma è sempre possibile peggiorarle.

Non agire in modo impulsivo, non aggravare il problema con uscite sprezzanti o comportamenti vendicativi.
Taci. Non muoverti.

Arrabbiarti e deprimerti rischiano di infilarti in una spirale di atteggiamenti rancorosi e contestatori che possono portarti a pericolosi portamenti sabotatori.
Altro che promozione al lavoro!

Aspetta di calmarti prima di fare qualsiasi cosa.

2. Reindirizza le tue emozioni negative

Una bocciatura -ancor di più se inaspettata- è un boccone difficile da digerire.

È perfettamente normale provare rabbia e scoraggiamento.

Vorresti inviare le tue dimissioni,
ma spero che prima valuti il grande sforzo che hai fatto per costruire la tua reputazione professionale.

E mi auguro che tu decida di tornare in ufficio lunedì prossimo- con una rinnovata energia e intensità, desideroso di non lasciare che questa battuta d’arresto distrugga completamente la tua fiducia e la tua crescita professionale.

Riprendi il tuo controllo emotivo, reindirizza i tuoi turbamenti negativi e trasforma quest’esperienza negativa in un’opportunità di apprendimento.

3. Richiedi risposte dirette

Dopo avere “scaricato” la tua frustrazione della mancata promozione al lavoro e rinunciato all’idea di lasciare l’azienda,
è il momento di scoprire “cosa è successo”.

Hai bisogno di elementi concreti per troncare -il prima possibile- i probabili scenari che si intrecciano concitatamente (e pericolosamente) nella tua mente.

Meglio evitare confronti con i colleghi, iniziare la caccia agli indizi, la ricerca di segnali, evita di chiedere a tutti “Secondo te perché non hanno scelto me?”

La mossa migliore per scoprire perché non hai ricevuto la promozione è andare direttamente alla fonte:
le risorse umane, il titolare o il tuo capo/a.

Chiedi un appuntamento

Lo scopo di questo incontro non è quello di sbraitare e accusare la persona che ha ottenuto la promozione al lavoro.

Ne tantomeno le persone che sono state coinvolte nella decisione.
Puoi solo renderli difensivi e arrabbiati, giustificando così la loro decisione di non promuoverti.

Piuttosto prova a coinvolgere la persona in una conversazione professionale (sincera e produttiva) dove poter mostrare le tue ragioni e trovare la soluzione migliore.

Non stare sulla difensiva

Ascolta.
Non danneggiare l’incontro con uno scontro astioso.
Almeno non ancora.

Prepara i punti di discussione

Decidi cosa vuoi dire e come vuoi dirlo.
Inizia spiegando che la tua intenzione è di ottenere il meglio del tuo ruolo.

Prova a dire qualcosa del tipo “Come posso lavorare (insieme a voi) per essere sicuro di essere promosso in futuro?”

Presenta il problema in modo costruttivo e assertivo.
Resta ai fatti. Lascia da parte i tuoi giudizi personali.
Cerca di essere il più specifico possibile e porta esempi concreti.

Promozione al lavoro saltata? Inizia a lavorare su te stesso

Non c’è niente di sbagliato nel mostrare le tue emozioni …“Sono davvero amareggiato”.

Se sei stato “bocciato” perché non hai alcune competenze tecniche o abilità personali, è il momento di lavorare su te stesso attraverso una formazione individuale.

Non sono pochi –nella mia esperienza- i clienti che iniziano un percorso di coaching dopo una valutazione dell’azienda o un feedback da parte del capo/a o il titolare dell’azienda.

Foto di Anemone123 da Pixabay

Il rapporto con il capo: 13 spunti per lavorare a fianco di qualcuno che non ci piace

il rapporto con il capo

In un mondo del lavoro ideale,
i giorni trascorrono felici tra gesti amichevoli e sorrisi gentili.

Ma non è così.
A volte, i rapporti professionali non funzionano.

Rendersi conto che il rapporto con il capo -proprio- non funziona, non è cosa divertente né tanto meno rassicurante.

Tuttavia,
non è nemmeno la fine del mondo…

Il rapporto con il capo non funziona?

Calma!
Rifletti … anche se il tuo primo istinto potrebbe essere quello di cercare un nuovo lavoro o chiedere un trasferimento in un altro dipartimento.

A volte abbiamo il piacere di lavorare con persone che rispettiamo e che (a loro volta) ci rispettano.
Altre volte, lavoriamo con qualcuno che a malapena sopportiamo.

Alcuni boss sono stronzi perché è stato insegnato loro che dovevano esserlo.
Altri lo sono diventati, un po’ alla volta.

Il Mercato del Lavoro è-quello-che-è.

Non si può entrarne/uscirne ogni volta a piacimento, solo perché lavoriamo per qualcuno che non ci piace.

Ecco 13 cose da ricordare quando il rapporto con il capo proprio non funziona:

  1. Anche le persone più sicure di sé (incluso il tuo capo) hanno paure, incertezze e dubbi

  2. Non aspettarti che cambi. Non aspettarti di cambiarlo.

  3. Parla poco. Porta fatti. Soluzioni. Niente parla più forte delle azioni positive.

  4. Non lamentarti del tuo capo con le persone che lo hanno assunto.

  5. Le persone amano essere considerate esperte del settore (sicuramente anche il tuo capo)

  6. Non ritardare decisioni e azioni dolorose … sperando che il problema sparisca da solo

  7. Evita “È un problema” e “Non posso”. La scelta delle parole la dice lunga su di te

  8. “Nessun capo terrà mai un impiegato che ha sempre ragione.” Arthur Bloch

  9. Preparati alle conseguenze di  uscite tipo “Il vecchio capo non faceva così” o “Prima le cose erano gestite meglio

  10. Se il rapporto non funziona. Non prenderla personalmente. “Fatti scivolare” il tutto… poi trova una soluzione!

  11. Controlla prima di inviare una mail al capo. Sempre!

  12. Metti in conto che il tuo capo possa vedere qualcosa che a te è sfuggito

  13. Non è mai efficace usare un capo mediocre come scusa per fare un lavoro mediocre

Foto di Jan Hoekstra da Pixabay

Nuovo progetto: coaching e team building … con approccio musicale!

ferrarelli corradi coach

Quando ho incontrato Stefano Corradi -musicista professionista- lo scorso anno,
ci siamo accorti di essere accomunati dallo stesso desiderio di creare qualcosa di nuovo.

Dopo l’incontro in quello che poi sarebbe diventato “il nostro ufficio di Saronno” (in verità il grill all’uscita di Saronno – ideale distanza-di mezzo tra me che vivo a Chiasso e lui a Milano Sud) abbiamo deciso di …

Convergere nella formazione il coaching e la musica. Nasce Ferrarelli Corradi Coach

La musica – da sempre – è considerata un valido strumento per gestire lo stress, veicolare energia, stimolare la mente a trovare nuove soluzioni, a ragionare in modo creativo.

Ferrarelli Corradi Coach è stato pensato come un mix efficace e coinvolgente di formazione, coaching e team building … musicale su tematiche quali leadership, comunicazione, assertività, spirito di squadra e accoglienza-clienti.

Desideriamo comunicare in modo semplice, aperto e diretto.
Proporre unicamente ciò che sappiamo fare, senza ricorrere a teorie astratte e fumose, inglesismi, linguaggi settoriali o slogan presi a prestito dal web.

Cosa proponiamo

Team building musicale

Far vivere alle persone, per alcune ore o una giornata, la possibilità di costruire modalità di lavoro, collaborazione e sinergia, fondamentali per la realizzazione di un gruppo musicale o un’orchestra, costituisce un’esperienza intensa e molto più efficace di tante parole…

Ascolto, esercizi con strumenti musicali, coro a cappella, canoni e altro …  sono attività che mettono in gioco intensamente le persone e le dinamiche relazionali di un team.

Retail coaching

Mix efficace di coaching e team building musicale per potenziare il servizio e l’accoglienza del personale di punti vendita, estetica, fitness, benessere, agenzie e concessionarie.

Una giornata di formazione suddivisa in:

  • Coaching di gruppo (foto) per apprendere come accogliere e servire con efficacia i clienti.
  • Team building musicale per creare un forte coinvolgimento, sprigionare energia positiva e dare vita a un grande potere aggregativo nel team di vendita.

ferrarelli corradi coach

Coaching One Day (per privati)

Una giornata di coaching … con approccio musicale. Ideale per potenziare la leadership e la comunicazione al lavoro.

Il programma è in fase di definizione.
Il calendario delle attività di coaching sarà pianificato a partire da gennaio 2020.

Le sedi dei corsi saranno Milano, Verbania, Como e Lugano.

Visita ferrarelli-corradi.coach

Chiedere scusa sul lavoro: 6 modi peggiori che fanno ancora più danni – parte 2

chiedere scusa sul lavoro

4. Non essere sinceri

Tutti riconoscono una scusa falsa o esagerata,
quindi scusati con qualcuno solo se sei sincero o hai intenzione di tenere fede alla tua parole.

Se  davvero l’hai fatta grossa è controproducente scusarsi solo per consuetudine o per “mettersi in pace la coscienza”.

Se il gesto non è autentico,
sarà evidente e il sentimento non ha senso, crea solo ancora più sfiducia.

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Sii onesto,
se devi chiedere scusa sul lavoro … non esagerare e non umiliarti.

5. Scusarsi incolpando un’altra persona

“Scusa, ma non è colpa mia”
“È vero … ma ero di libero”
“Boh! Non lo so, chiedete a Pierluigi …”

Possibile che sono sempre gli altri gli incompetenti, quelli che non capiscono niente,
quelli che sbagliano?

Scusarsi e riversare la colpa sugli altri è un atteggiamento frequente soprattutto quando ci sentiamo insicuri o abbiamo paura delle ripercussioni.

Assumersi le responsabilità è un mezzo potente per creare rispetto e fiducia nei tuoi colleghi o collaboratori e, allo stesso tempo, incoraggi gli altri a fare lo stesso.

6. Scusarsi troppo tardi

Aspettare troppo a lungo per scusarsi può peggiorare la situazione.

È facile generalizzare quando si tratta di tempi di scuse,
è difficile determinare il momento giusto per dire “Mi dispiace”.

In linea generale, se vuoi chiedere scusa sul lavoro devi essere tempestivo.

 

Se ti accorgi di aver aspettato troppo a lungo per scusarti,
non significa che non dovresti affrontare più la questione.

Puoi ancora tentare di correggere un errore.
Meglio tardi che mai.

C’è di peggio! Non scusarsi .. e “dribblare” per non incontrare la persona

Sai che hai sbagliato, che dovresti scusarti,
ma sei così imbarazzato o non riesci a sopportare di ammettere l’errore,
che fai di tutto per non incontrare la persona faccia-a-faccia.

Sbagliare non è divertente …
ma è peggio dribblare e scansare con 1000 scuse (questa volta ci sono) la persona per non incontrarla nel corridoio o davanti la macchinetta del caffè.

Siamo lontani dall’immagine di persona integra che vorresti trasmettere!

Chiedere scusa sul lavoro? Non aspettarti perdono immediato

Sebbene le scuse siano un passo nella giusta direzione,
non aspettarti una soluzione rapida.

Potrebbe volerci più tempo di quanto pensi,
ma hai fatto “la cosa giusta”.

Adesso devi concedere tempo per la “guarigione”.
La riconciliazione richiede tempo e lavoro,
e alla fine le tue relazioni torneranno più forti di prima.

Il più delle volte, le scuse hanno poco effetto perché ci scusiamo nel modo sbagliato.

La chiave è imparare a creare una base collaborativa e non distruttiva. Trovare una soluzione produttiva che possa (nel limite del possibile) portare benefici a entrambe le parti.

Chiedere scusa al lavoro: 6 modi peggiori che fanno ancora più danni – parte 1

chiedere scusa al lavoro

È tempo dei mea culpa …
nonostante gli avvocati spesso avvertano di evitare scuse, temendo che siano equivalenti ad un’ammissione di colpevolezza.

È tempo di scusarsi …
oppure potresti seguire il consiglio “Non scusarti mai, non spiegare mai”.

Dipende, se vuoi essere così arrogante …

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È tempo dei mea culpa

Porgere le proprie scuse non è cosa facile.
C’è molto di più che scrollare le spalle e dire “Mi dispiace”.

A volte le scuse non bastano …
le persone non sono realmente interessate a perdonare,
oppure l’errore è ritenuto imperdonabile.

Altre volte siamo un po’ goffi e desideriamo disperatamente evitare di far naufragare la nostra armonia lavorativa e lo facciamo nel modo sbagliato.
Creando ancora più danni!

Vediamo insieme i peggiori modi per chiedere scusa al lavoro:

1. Scusarsi per iscritto non è l’ideale per chiedere scusa al lavoro

Non ti entusiasma l’idea di un incontro faccia-a-faccia?

È facile scusarsi via mail nella sicurezza del tuo ufficio.
Per un confronto faccia-a-faccia o per telefono ci vuole coraggio e autocontrollo.
Palle.

Quando porgi le tue scuse è importante metterci la faccia, permettere alla persona di ascoltare la tua voce e vedere la tua faccia.

Un testo scritto è l’ultima opzione quando si tratta di esprimere un sincero rammarico.

Se le scuse di persona non sono possibili, per motivi logistici,
usa Skype.

2. Dire solo “Scusa” … con una scrollata di spalle

“Ah, scusa, mi sono dimenticato di inserirti in copia nella mail” .
Stop…

Oh. Grazie!
Tutto qua! Non pensi che sia importante?

Se vuoi chiedere scusa al lavoro, le tue scusanti saranno molto più credibili se fornirai maggiori informazioni.

“Mi dispiace non averti inclusa in copia nella mail.
Nella fretta ho completamente perso la cognizione del tempo. Possiamo prendere un caffè domani così ti  aggiorno sulle fasi del progetto?”

3. Inserire “…ma …” dopo le tue scuse

“Mi dispiace, non era mia intenzione, ma se non mi avessi interrotto, non avrei reagito così”.

Aggiungere “ma” è uno dei peggiori modi per dire che ti dispiace.

Quando usi la parola ‘ma’, neghi o cancelli tutto ciò che lo precede.
È un segnale che la parte veramente importante della frase sta arrivando solo adesso  “… ma se non mi avessi interrotto, non avrei reagito così”.

Anche se le tue intenzioni sono buone,
devi comunque essere conseguente al danno che hai causato.

“Non era mia intenzione, e mi dispiace così tanto che sia successo. Sarò più attento la prossima volta”.

Foto di giselaatje da Pixabay


6 spunti per mantenere viva la discussione (quando non sai più cosa dire)

non sapere cosa dire

Non sapere cosa dire…

Non sono pochi (sorpresa!) i professionisti che hanno enormi problemi nel mantenere viva una conversazione, finendo col passare per una persona passiva e timida,
per di più non collaborativa o addirittura scontrosa.

Succede a molti di noi …
stiamo parlando con qualcuno – che abbiamo appena incontrato – e dopo un po’ …
la conversazione precipita, va in stallo.

… la mente si spegne, il silenzio è imbarazzante!

Proviamo a pensare a qualcosa d’intelligente, di rilevante,
raccontare una storia interessante,
ma niente, zero assoluto!

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È imbarazzante non sapere cosa dire, come andare avanti…

Per non piegarci al disagio del silenzio, usciamo dalla scena con un generico “Ci vediamo” (quando poi…) oppure un laconico …

Ok, alla prossima” (ah, si davvero! Dove?)

Rischiamo di perdere così l’opportunità di conoscere meglio una persona interessante e che udite-udite
potrebbe cambiare la nostra vita!

Magari creare quel contatto che sarà il primo gradino della nostra scalata professionale, oppure la persona potrebbe diventare … il padre o la madre dei nostri figli!

Chi lo sa!
La vita (sotto quest’aspetto) è incredibilmente sorprendente.

Quindi ti consiglio di dedicare un po’ di tempo a questo post.
Renderai le tue conversazioni molto più interessanti e naturali, evitando tutti quei silenzi imbarazzanti che potrebbero impedirti di incontrare le persone giuste.

Ecco sei spunti per mantenere viva la discussione, quando non non sai più cosa dire:

1. Fare domande  per colmare “il vuoto”  di non sapere cosa dire

Il punto di partenza più semplice,
e anche il più efficace quando non hai niente da dire.

Fai domande aperte.
Evita di fare domande si/no oppure domande generiche, tipo “Come stai?”.

Non chiedere nulla di troppo personale o privato.
Trova interessi comuni.

Usa il tuo buon senso.
Stai su un argomento ampio in modo da trovare qualcosa di cui parlare, tipo “Che cosa pensi di quel nuovo film?” oppure “Quali sono le tue idee su quel nuovo progetto?“.

2. Chiedere “Dimmi di più su …”

Dimmi di più sul tuo lavoro.
Dimmi di più sulla tua idea, sul tuo progetto, le tue intenzioni.
Di più su quella cosa che hai accennato prima …

Questo approccio mostra che sei interessato a qualcosa di più dei convenevoli.
Dimostra curiosità.
Interesse.

Le persone amano sapere che sei interessato a quello che dicono,
quindi se mostri un certo interesse, vorranno parlarti ancora di più.

Funziona il 99% delle volte,
perché è lusinghiero avere qualcuno che ti chieda di approfondire l’argomento.

3. Chiedere “Come sei entrato …?” – “Quando hai cominciato …?”

“Come sei entrato in azienda?”
“Quando hai cominciato a fare il coach?”
“Come è nato il tuo interesse per …?”

Le persone amano raccontare le loro storie.
Parlare e condividere apertamente le proprie esperienze professionali.

Chiedere come hanno fatto il loro ingresso in azienda, come si sono interessati al loro settore,
o come hanno ottenuto il loro ruolo … rilancerà ogni tipo di discussione.

E e se ottieni la classica risposta “Sono appena entrata“,
beh in questo caso … ne hai da parlare!

4. Parlare di un evento importante imminente o recente

Quando ti trovi a corto di idee, sei in difficoltà nel non sapere cosa dire,
parla di qualcosa di importante che accadrà o è successo di recente.

È un ottimo spunto per “lanciare” una conversazione.

Può essere un evento in azienda, nel mondo oppure un avvenimento sportivo o culturale, un fatto di cronaca (senza entrare in quella becera e violenta).

Questo ti permette di relazionarti facilmente con gli altri,
pone le basi per una conversazione più lunga,
e ti permetterà di evitare scomodi silenzi.

5. Chiedere “Cosa stai facendo di interessante in questo momento?”

“Cosa preferisci del tuo ruolo?”
“Qual è la parte più difficile/delicata di quello che fai?”

Non c’è attività che non abbia le sue sfide.

Chiedere alla persona di parlare delle sue sfide, aggiunge un vero tocco di colore a una discussione che si sta spegnendo.
Potrebbe addirittura aiutare la persona stessa a inquadrare le cose o fornirle una nuova visione del suo lavoro.

6. Non hai bisogno di essere interessante – devi solo essere interessato

La regola d’oro.

Quando parli con qualcuno – se vuoi fare “colpo” – devi essere impegnato, concentrato, presente.

Quando dico presente, intendo …
completamente presente.

Avere una sensibilità tale che il tuo interlocutore percepisca che la ritieni l’unica persona nella stanza.
Offri la tua piena attenzione.

Sono poche le persone che hanno questo dono (e le definiamo carismatiche).

Solo grazie a questo dono, gli altri ti cercheranno e ti ricorderanno.

Sbirciare il cellulare non ti toglierà dall’imbarazzo di non sapere cosa dire.

Non concentrarsi su altre cose, anche solo per un attimo

Non ti potrai mai connetterti con gli altri, se sei occupato con te stesso.
Se sei in un gruppo, presta attenzione a tutti quando parlano.

Guarda ogni persona.
Sforzati di guardare e parlare con ogni persona.

Se vedi che la persona con cui stai parlando si rifiuta semplicemente di partecipare alla conversazione o è poco socievole, puoi concludere la conversazione educatamente e parlare con qualcun altro.

Tuttavia, credo che tu abbia la responsabilità di provare a far funzionare una conversazione… piuttosto che annegare in dubbi di non sapere cosa dire!

E se lo fai bene,
godrai di nuove amicizie e riuscirai a attirare le persone.

Foto di Mabel Amber, still incognito… da Pixabay

6 spunti per superare la paranoia “Non ho idea di cosa sto facendo” al lavoro

inadeguato al lavoro

Sentirsi inadeguato al lavoro …
a volte non ci sentiamo all’altezza del lavoro che stiamo facendo.
Pensiamo che tutti siano più bravi.

Succede quando cambiamo lavoro, ruolo, dipartimento oppure sono in atto cambiamenti strutturali o cambi di leadership.

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Altre volte questi sentimenti di inadeguatezza avvengono quando non siamo riconosciuti, poco considerati oppure stiamo vivendo sentimenti negativi in altre sfere della vita (affetti, famiglia, ecc..) e questa negatività la riversiamo nel lavoro.

Sfortunatamente,
la sindrome di “Non ho idea di cosa sto facendo” spazza via le certezze e può davvero avere un impatto negativo sul nostro percorso professionale.

Ecco 6 spunti per superare la paranoia di non essere adeguato al lavoro:

1. Basta pensare che tutti gli altri siano migliori

Pensare che tutti siano migliori una sensazione tanto penalizzante quanto demoralizzante.

Stop … guardare il collega che sembra prendere ogni decisioni con disinvoltura.
Basta … invidiare la collega che sembra sempre capace di uscire da una situazione spinosa.

Sì, a volte tutti sembrano più bravi.
Più SMART.
Più efficaci … e allora?

Confrontarsi con gli altri e preoccuparsi di non essere all’altezza, significa solo irrigidirsi ancora di più e prendere un colpo di sfiducia.

La prossima volta che ti accorgi di cadere in questo vortice,
cerca un pensiero positivo che può interrompere questa spirale negativa “Sto facendo il meglio con quello che ho” oppure “Non ho più bisogno di confrontarmi con gli altri. Ognuno è migliore o peggiore su varie scale di valori“.

2. Gli altri sbagliano proprio quanto te

E anche di più.
Non stare a credere!
Anche gli altri fanno passi falsi quanto te, sono altrettanto incoerenti e contraddittori.

Anche i tuoi colleghi di lavoro (pure il tuo capo che ti sembra così brillante e competente) hanno paura di sbagliare, indietreggiano ai primi ostacoli,
sono paralizzati all’azione.

3. Smettila di credere che tu debba capire tutto

Non è vero che devi sapere tutto-tutto!

Fare cose che non hai mai fatto, richiede … una certa quantità di incertezza.
Guidare un nuovo team, iniziare un nuovo lavoro, cambiare azienda richiede doti (quali adattamenti, creatività, ecc) che solo l’incertezza è in grado di stimolare e “allenare”.

Senza l’insicurezza c’è solo sterile ripetizione di pratiche che già conosci.

Affrontare con curiosità i nuovi ostacoli “cammin facendo” è un modo efficace di crescere professionalmente.

Solo così puoi creare un reale valore aggiunto.

4. Riconosci la “trappola” della perfezione

Ti senti soddisfatto quando termini il tuo lavoro, oppure pensi che “non sia abbastanza”?
Alzi continuamente l’asticella dei tuoi standard?
Anneghi in ansia da perfezione?

Quando vuoi essere sempre perfetto ed efficiente,
stai per imboccare uno dei percorsi più veloci per compromettere la tua fiducia.

Non devi puntare alla perfezione ma mirare al miglior risultato possibile.

La perfezione (sproporzionata) è un ostacolo,
e non qualcosa di cui essere orgogliosi.

5. Vai a “caccia” di informazioni

Se -in effetti- le tue capacità non sono buone quanto quelle degli altri,
prepara un piano d’azione per uscire da questa empasse.

Inizia a leggere di più.
Rivedi i concetti importanti.

Segui un corso.
Vai ai seminari.

Invia una mail di richiesta di delucidazioni a un amico o un professore che conosci.
Fatti seguire da un coach.
Fai domande.
Non restare paralizzato!

Non considerarti inadeguato al lavoro.
Sei – semplicemente- una persona che sta incontrando problemi e sta lavorando per trovare soluzioni.

6. Smettila di angosciarti che – prima o poi – sarai “scoperto”

Sei convinto che per i colleghi sei “l’anello debole”?
Si chiedono come diavolo passi il tuo tempo lavorativo?
Ti preoccupi che il tuo capo ti chiamerà per chiedere conto delle tue malefatte?

Pensare “Non ho idea di quello che sto facendo” è raramente reale.
Non avere la minima idea di quello che si fa, è certamente …
improbabile.

Preoccuparsi che gli altri –prima o poi- scoprano che sei un impostore,
ti farà girare in tondo, sprecare tanta energia nel tentativo di soddisfare gli altri.

L’inadeguatezza può diventare una spinta.

Sentirti inadeguato al lavoro può davvero spingerti a fare molto di più

Ti dà la propulsione,
la forza necessaria per lavorare con più impegno e più attenzione.

Ti spinge a fare ulteriore formazione, coaching, corsi di aggiornamento, insomma tutto quello che ti serve per colmare questo (presunto?) gap di competenza.

Invece di impantanarti nel dubbio ed essere paralizzato dalla tensione,
lascia che questa sensazione (anche se poco gradevole),
ti porti fuori della tua zona di comfort e ti spinga ad andare oltre.

La paura di essere inadeguato al lavoro può diventare (davvero) il tuo più grande alleato perché ti può spingere a persistere ad andare oltre . . .

Non temere, ce la farai!

Foto di PublicDomainPictures da Pixabay

Paura del cambiamento: timore di lasciare la sicurezza dell’attuale lavoro.

paura del cambiamento

“Se non cambi la tua direzione,
potresti finire dove stai andando.”

Lao Tzu

Hai paura di lasciare la sicurezza del tuo lavoro attuale?
La tua confortevole –anche se poco stimolante– routine professionale?
Di non andare d’accordo con il nuovo capo o i nuovi colleghi?

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Se desideri la stabilità e non ami le interruzioni della quotidianità

… è naturale aver paura del cambiamento e dell’ignoto

Avere paura di smuovere lo status quo.
Ci sta.

Se decidi un cambiamento professionale,
stai imboccando una strada affascinante e stimolante ma anche sconosciuta e (forse) piena di difficoltà.

Anche se l’ignoto può spesso apparire inizialmente minaccioso, può essere un catalizzatore per andare incontro alle soddisfazioni nella vita, tra cui una carriera piacevole e gratificante.

Come far fronte all’incertezza che accompagna il cambiamento?

Innanzitutto,
devi cercare di vivere i cambiamenti come incentivi e opportunità per la tua crescita (professionale e non) e non come minacce alla tua sicurezza e stabilità.

La reale sicurezza significa aver consapevolezza delle proprie difficoltà e sviluppare una sana fiducia in se stessi, che ti dà la certezza di essere in grado di gestire l’imprevisto.

Senza tale consapevolezza,
corriamo il serio pericolo di diventare troppo esitanti e titubanti oppure, al contrario, di buttarci con troppa foga senza calcolare rischi e conseguenze.

Temi l’ignoto perché non puoi anticipare il risultato

Non puoi controllare l’esito.
Preoccuparsi non farà che peggiorare le cose.

Tuttavia,
capire cosa sta succedendo nella tua mente può ridurre l’ansia. Aumenterà le tue possibilità di prosperare quando l’inatteso busserà alla tua porta.

Non ti sembra assurdo? Come società, adoriamo il progresso (che porta opportunità e miglioramenti) ma tuttavia –inconsciamente- tutti noi ne temiamo le conseguenze.

Desideriamo e temiamo il cambiamento allo stesso tempo.
Questo è il paradosso.

Il cambiamento è -sempre- incerto e rischioso

Se non c’è cambiamento … le organizzazioni muoiono.
Tutto ciò che resiste al cambiamento … si spegne!

Il cambiamento è vita.
L’assenza di cambiamento è morte. Estinzione.

La paura del cambiamento richiede coraggio.
Il coraggio è un muscolo che cresce lentamente e si indebolisce rapidamente.
Rimani aperto alla possibilità di sbagliare.

“Conosco delle barche che si dimenticano di partire…
hanno paura del mare a furia di invecchiare.”

Jacques Brel

Foto di engin akyurt da Pixabay

Autostima sul lavoro: il potere limitante di parole come “Non posso” o “Non riesco”

autostima sul lavoro

Autostima sul lavoro …
pensa l’ultima volta che hai affermato di non potere, non riuscire o non essere bravo in qualcosa.

“Non posso diventare un ingegnere perché non so programmare.”
“Non riesco a lanciare la mia start up dei sogni perchè non ho soldi.”
“Non posso erogare corsi di formazione perché non sono bravo a parlare davanti le persone.”(questo sono io)
“Non riesco a lanciare un blog perché non ho mai scritto. E non sono capace di scrivere articoli” (anche questo sono io!)

Fatto?

Bene, ora aggiungi le parole “non ancora” alla fine della frase

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“Non posso diventare un ingegnere perché non so programmare … non ancora!
“Non riesco a lanciare la mia start up dei sogni perchè non ho soldi.” … non ancora!
“Non posso erogare corsi perché non sono bravo a parlare davanti alle persone … almeno non ancora!
“Non riesco a lanciare il mio blog perché non ho mai scritto. E non sono capace di scrivere articoli. Non ancora!

È incredibile quanto due lettere possano spostare la nostra potenzialità.

Questo è il motivo per cui Seth Godin,
ha dedicato un intero post del suo blog per questo trucchetto potenziante.

Come ci ricorda Godin,
può essere che tu non sia abbastanza bravo, esperto o competente da fare -in questo momento- quella determinata attività … ma questo non implica che tu non possa farlo … un domani.

Alcune cose richiedono un po’ più di impegno, tempo e dedizione di altre

“È vero che non sei ancora abbastanza bravo” dice Godin,
“Nessuno di noi lo è. Ma se ti impegni abbastanza a lungo, lo farai meglio! Ogni giorno di più”.

Quindi,
potresti non essere un fotografo esperto, un blogger di prim’ordine o un influencer di grido proprio in questo momento, ma questo non significa che …
non potresti esserlo un futuro!

È facile limitarci.

Se c’è qualcosa con cui non abbiamo molta pratica o dimestichezza, o un’abilità che è al momento “non ci appartiene”, siamo bravi-e-veloci a convincerci che non possiamo attuarla …. perché non siamo intrinsecamente bravi.

Autostima sul lavoro? Quello che pensi di te stesso è fondamentale

Quando ho lanciato il mio blog (nel lontano marzo 2014),
ero spiazzato, ansioso e incerto per il fatto che non sapevo nulla sulla creazione di un blog, né tanto-meno di scrivere articoli, non capivo niente di SEO, ecc…

Tuttavia,
negli anni il blog è cresciuto costantemente (con tanto-tanto lavoro) diventando un riferimento per professionisti, formatori, coach e persone interessate alla loro crescita professionale e personale (al momento Google analytics registra ca. 10’000 contatti al mese).

C’è una grande differenza tra dire che non puoi fare qualcosa e dire che non puoi farla ancora.
Prova anche tu!

foto by Engin Akyut – Pixabay

Il rispetto sul lavoro: 13 atteggiamenti che dovresti evitare – parte 2

il rispetto sul lavoro

8. Parlare a voce troppo alta al cellulare

Quando sei alle prese con una situazione particolarmente delicata è facile scivolare in un “trip” telefonico che ti fa perdere completamente la dimensione di dove-sei e con-chi-sei.

Preso dal vortice della telefonata il tuo tono sale, sale, sale e ti ritrovi letteralmente a urlare nel tuo telefono cellulare.
È molto imbarazzante per chi ti sta intorno e … non ci fai davvero una bella figura!

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9. Interrompere e finire le frasi

Quando interrompi, non solo frustri la persona con cui stai parlando, ma dai un’impressione negativa di te stesso. Impara ad ascoltare.
Otterrai ammirazione e rispetto.

Interrompere e finire le frasi “uccide” la tua comunicazione al lavoro.
Se finisci le frasi, non offri al tuo interlocutore la libertà di esprimersi, di esternare e di creare un contatto.
Perdi il rispetto sul lavoro!

Così facendo sprechi solo tempo, deprimi chi parla e riduci la comprensione del discorso.

10. Essere trasandato e maleducato fa perdere il rispetto sul lavoro

Certamente la società è diventata più casual.
Le persone sono molto più informali nel vestirsi al lavoro e nelle loro conversazione.

Considera l’impressione che trasmetti con il tuo look e il tuo atteggiamento.
Educazione al lavoro è sinonimo di professionalità e quando non lo sei, ti esponi ad attacchi,
dai quali non è possibile difendersi.

Puoi avere un pessimo carattere,
essere stressato o sotto pressione ma l’educazione è imprescindibile per riuscire a gestire in modo positivo i tuoi rapporti interpersonali al lavoro.

Non dare per scontato che le tue prestazioni valgano il disturbo e l’irritazione che causi.

11. Profumo o deodorante in eccesso

In un ambiente chiuso una fragranza “pungente” o “forte” può essere fastidiosa,
causare mal di testa e raffreddore da fieno.

Oltre …
a subire battute spiritose e perdere il rispetto sul lavoro!

12. Fare osservazioni sarcastiche

Il sarcasmo è il rifugio dei deboli.”
Jean-Paul Sartre

Utilizzare sarcasmo e ironia (di bassa lega), non è una tattica efficace durante una conversazione.
Spesso è un meccanismo di autodifesa che può essere rischioso e facile a interpretazione sbagliate.

Ci sono modi migliori per esprimere il tuo punto di vista.

Dai,
togliti quel sorrisino ironico dalla faccia mentre qualcuno ti sta parlando.

Smettila di scuotere la testa beffardamente mentre l’altro sta spiegando il suo punto di vista.

Puoi non essere d’accordo con gli altri, ma così facendo tocchi tasti molto sensibili.
Prendi seriamente gli altri se ti aspetti che prendano sul serio te!

13. Interrompere le persone dal loro lavoro

“Ti rubo solo un secondo/minuto.”
Spesso chiediamo “qualche secondo” o “un minuto” a un collega quando (in realtà) un minuto non basta.
Anzi.

Non è solo un modo di dire … è una questione di approccio!

Quando chiedi a un collega di fare qualcosa per te,
di aiutarti, di darti una mano a superare un blocco o un ostacolo,
devi essere premuroso e rispettoso perché stai interrompendo il suo flusso di lavoro.

La prossima volta che desideri il supporto di qualcuno,
chiedi un incontro, non un minuto.

Sarà la persona a valutare il momento giusto sulla base delle sue incombenze.

Il rispetto al lavoro: 13 atteggiamenti che dovresti evitare – parte 1

il rispetto al lavoro

In molti uffici il contegno è … sfuggito di mano!

Alcune persone non si accorgono neppure nel loro comportamento offensivo o -peggio- semplicemente non se ne preoccupano.

Se pensi di essere perfetto, probabilmente farai bene a leggere questa lista solo per assicurarti di essere corretto verso gli altri.

Per salvaguardare il rispetto al lavoro e il quieto vivere in ufficio, basta non violare alcune semplici ed essenziali regole:

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1. Essere negativo e lamentoso

Non aprire la bocca solo per dire “Che lavoro noioso, ma che freddo oggi, gli stipendi non sono puntuali …”.

Se parli solo di problemi e mai di soluzioni, rischi di essere pericolosamente etichettato come “negativo e lamentoso” da evitare a ogni costo.

Evita le lamentele e le frasi “È impossibile” o “Non si può fare”. Sono molto negative, indicano scarsa voglia e che non ci si vuole nemmeno provare.

Se le cose non vanno bene, anziché lamentarti, perché non proviamo a cambiarle?

2. Fare telefonate personali

Purtroppo episodi problematici accadono.
Ma questo non significa condividere forzatamente a tutti gli altri il tuo dramma personale.

L’ufficio non è un posto dove “combattere” con ex partner, con i tuoi figli o familiari.

Mantieni i tuoi problemi di relazione al di fuori dell’ufficio, dove altri non ti possano sentire.
Fai una pausa, o meglio ancora, rimanda fino a quando non arrivi a casa.

3. Gossippare sui colleghi

Se diffondi pettegolezzi da ufficio,
i tuoi colleghi potrebbero ascoltarti con impazienza e curiosità, ma sapranno (anche) che non potranno contare sulla tua discrezione.

È bello gossippare fuori dall’ufficio,
ma i dettagli delle vite dei tuoi colleghi non sono da condividere.

4. Trascorrere ore sui social

Sei pagato per essere produttivo, non per postare la tua ultima ricetta culinaria o ritrovare il compagno di banco del liceo.

A meno che non faccia parte del tuo lavoro, le tue attività sui social media dovrebbero essere lasciate per il pranzo o i tempi di pausa.

E anche in questo caso, usa il tuo telefono privato.

5. Mentire per fare il “figo/a”

Sei diventato così bravo che riesci a cogliere ogni occasione per agganciarti al discorso e iniziare a parlare di te, delle cose che hai fatto, di quello che ti successo e allora …

… avanti con viaggi mai fatti, sport mai praticati, hobby mai coltivati o conoscenze importanti mai frequentate, solo per apparire più interessante o attraente agli occhi di colleghi o collaboratori.

Spesso sono solo “piccole” forzature della realtà.
Niente di grave, per carità, ma pensi davvero che -così facendo- riuscirai a impressionare gli altri e sembrare più interessante o intrigante?

6. Andare al lavoro quando sei molto malato

È ammirevole!

Il tuo impegno e la tua dedizione per il lavoro,
ma esponendo tutto l’ufficio alla tua influenza non dimostri attenzione per gli altri colleghi di lavoro.

Lavora da casa se puoi.

7. Indossare abiti provocanti fa perdere il rispetto al lavoro

Ecco uno dei modi più veloci per perdere il rispetto al lavoro, soprattutto delle altre donne.

Spesso non ce rendiamo neanche conto, ma un abbigliamento inadeguato o “sopra le righe”, oltre ad essere poco professionale, ci lascia una scia di commenti,
critiche e maldicenze che ci possono creare grandi difficoltà e nei nostri rapporti.

Diventare assertivo: 6 trappole che potresti incontrare nel tuo percorso di crescita

diventare assertivo

Se desideri diventare assertivo e stai lavorando sul tuo approccio
sul tuo modo di comunicare … comincia in piccolo.

Con le situazioni più semplici,
a basso rischio.

La ragazza che (con aria innocente) ti supera alla cassa del supermarket, il cameriere invadente che non si fa mai i fatti suoi, l’amico che chiama solo quando li fa comodo.

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Le prime volte sarà dura, ma vedrai che dopo un po’ ti sentirai meglio e inizierai a provare una bellissima sensazione di leggerezza e libertà.

Una volta che ti senti a proprio agio in queste situazioni a basso rischio,
potrai iniziare ad alzare l’asticella un po’ alla volta.

Se stai provando a essere più assertivo, se stai cominciando a porre confini,
a dire NO e non accettare più passivamente comportamenti altrui … sono felice per te.
Mi congratulo con te per questi obiettivi raggiunti.

Desidero solo avvisarti dei pericoli e le trappole che potresti incontrare nel percorso di affermazione di te stesso:

1. Insistere troppo

Diffida dei suggerimenti pseudo-assertivi che consigliano di chiedere la stessa cosa, più e più volte fino a quando la persona cede.

Questo non è essere persistenti ma maleducati e stronzi.

2. Farsi valere sempre

Un errore comune in cui potresti cadere (insieme a molte persone sul cammino dell’assertività) è quello di cercare di farti valere per tutto il tempo.

Ci possono casi in cui prendere una posizione più grintosa o passiva diventa la scelta migliore.
Altre volte anche far finta di niente … potrebbe diventare la strategia migliore!

3. Sentirsi in colpa

Alcune persone sono deluse dal tuo nuovo approccio?
Probabilmente.

Potrebbero farti notare che sei diventato egoista o scortese.

Finché esprimi le tue esigenze con garbo e gentilezza, non sei responsabile della loro reazione.
Non c’è bisogno di sentirsi in colpa.

4. Sentirsi offeso e frustrato

Non sentirti frustrato o arrabbiato se la tua famiglia, amici e colleghi mettono in dubbio o addirittura cercano di contrastare il tuo nuovo approccio alla vita.

Questa risposta è del tutto normale.

Se sei stato un avversario facile per la maggior parte della tua vita, le persone intorno a te,
sono abituate e confortevoli alla tua accondiscendenza,
e probabilmente resisteranno ai tuoi sforzi sulla strada dell’assertiva.

5. Non scendere più a compromessi

Riconosci le situazioni in cui devi essere intransigente e quelle in cui puoi scendere a compromessi.

A volte chi ti chiede un favore potrebbe avere una reale emergenza,
altre invece potrebbe trattarsi semplicemente di cattiva organizzazione,
o di dare per scontato la tua disponibilità.

Ogni circostanza è a sé e solo tu puoi stabilire quando è il caso di puntare i piedi e quando cedere.
Tieni conto dei sentimenti altrui.

6. Essere inflessibile non vuol dire diventare assertivo

Diventare assertivo non significa diventare freddo e inflessibile,
rivendicare solo i propri diritti.

Impara a distinguere ciò che è davvero importante,
riconosci le situazioni in cui devi essere intransigente e quelle in cui puoi scendere a compromessi.

Personal coaching per apprendere come esprimere le tue opinioni e, soprattutto, come far rispettare la legittimità di un tuo parere, un compromesso o un rifiuto servirà, a prescindere dal risultato,
a fare di te una persona che sa come affermare se stesso,
con una maggiore percezione di controllo sulla sua vita.

Foto by Josdevos

15 segnali evidenti che devi ancora crescere come professionista e come Uomo

crescere professionalmente

Crescere professionalmente come Uomo e come Donna…

Tanti pensano di essere leader.
La maggior parte ne è ancora lontano.

Prima di essere un grande professionista devi essere una grande persona.

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Crescere professionalmente vuol dire possedere qualità morali e valori etici.
Fare ciò in cui credi veramente o ritieni giusto, anche se è impopolare, faticoso o scomodo.

Crescere professionalmente significa guidare le persone e non concentrarsi solo sui compiti da eseguire e sulle mansioni da gestire.

Vuol dire coerenza tra azioni, valori, metodi, principi e risultati.
La vera leadership viene da chi sei, non solo da quello che dici o fai.

Ricorda il monito di Wolf J. Rinke
“Dire a qualcuno di fare qualcosa non significa essere leader.”

Crescere professionalmente vuol dire fare-la-cosa-giusta a prescindere le circostanze

È più che essere onesti.

Si tratta di uno stile di vita impostato verso l’eccellenza professionale e morale.

Il professionista fiducioso ha fede nelle sue capacità e nelle sue conoscenze.
Non ha bisogno di spingere gli altri verso il basso per emergere.

Guadagna la fiducia della gente con la sua forza interiore.
Quando entra nella stanza, tutti ne prendono atto.

Ecco 15 segnali che evidenziano che devi ancora crescere come professionista e come Uomo (o Donna):

  1. Ti offendi facilmente

  2. Hai bisogno di essere amato e riconosciuto

  3. Valuti o giudichi prima di conoscere-i-fatti

  4. Parli di te la maggior parte del tempo

  5. Ti lamenti costantemente degli altri

  6. Sei geloso di quelli che “riescono”

  7. Le tue idee sono sempre le idee “migliori”

  8. Non dici mai “Ho sbagliato”

  9. Sono sempre gli altri a non-capire

  10. Ti aspetti che le persone leggano la tua mente

  11. Ami conversazioni con duelli, vincitori e vinti

  12. Le tue frasi iniziano sempre con “No, Ma, Non è giusto…”

  13. Ti piace dare feedback, ma non li accetti

  14. Hai paura del talento degli altri

  15. Non sai ridere di te stesso

Essere un leader: le tue espressioni facciali sono il tuo “marchio di fabbrica”

essere un leader

I sorrisi sono contagiosi!
È incredibile la differenza che può fare un sorriso.

Siamo completamente coinvolti nel nostro lavoro che ci dimentichiamo dei semplici piccoli passi, come sorridere.

Un semplice sorriso può cambiare completamente il tono della conversazione

Così la prossima volta … rilassa le guance e mostra solo il tuo sorriso naturale.

Molte persone hanno un’espressione accigliata o un cupo cipiglio sui loro volti.
Sempre.

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Non lo fanno volontariamente o per cattiveria … sono stressati tutto il tempo, sono concentrati, assorti nei loro pensieri.

Quando incontrano qualcuno … la persona pensa che non piaccia.

È questo il messaggio che vuoi inviare?
È questo il messaggio che stai inviando?
Come ti percepiscono i tuoi colleghi? Il tuo team?
Freddo e distaccato con lo sguardo accigliato e la fronte corrucciata?

La tua espressione facciale è il tuo “marchio di fabbrica”

La dice lunga su di te!

Un sorriso va lontano.
Trasmette fiducia, autorità e … calore.
Senza dubbio, un sorriso “batte” lo sguardo accigliato ogni volta.

Quando parli e sorridi,
anche gli altri sorridono, vedi gli altri sorridere e continui a sorridere a tua volta …
crei una reazione a catena!

Essere un leader? “Accompagna” le tue parole con un sorriso

Sorridere è uno dei più potenti segnali non verbali.
Sorridere è la cosa migliore che puoi fare.
Se fai veramente fatica a sorridere rischi di apparire teso e stressato… altro che essere un leader!

Le persone sicure di sé sorridono perché sono felici e non hanno paura di mostrarlo.

Il grande leader sorride (in modo genuino) invia l’idea “Che bello conoscerti‘”.
Il grande leader trasmette “Si, sono sicuro di me”.

Regala alle persone un sorriso sincero

Se il tuo viso, i tuoi denti e gli occhi non sono parte del sorriso, vuol dire che stai utilizzando un sorriso di circostanza.

E’ il tipico sorriso che utilizzi quando non ti senti veramente a tuo agio, non hai voglia di sorridere ma lo fai forzatamente solo per apparire cortese.

“Trattieni” il sorriso per fare una buona impressione.

“Aggancia” gli occhi dell’altra persona, nota il colore dei suoi occhi e poi sorridi.
Attendi che sorrida di nuovo e poi “trattieni” il tuo sorriso per due secondi in più di lui/lei.
Sarai stupito dal legame che si crea!

Le persone non potranno non notare qualcosa di “diverso” e si ricorderanno sicuramente di te.

Sorridere non vuol dire la risata sguaiata dello scemo

Non significa avere il sorriso stampato in faccia tutto il tempo,
fare il “piacione” o ancora peggio mostrare un sorriso neutro di circostanza.
Senza vitalità.

Sorridere vuol dire mostrare un leggero sorriso sul viso per incoraggiare le persone a interagire con te.
Leadership è interagire con le persone.
Essere un leader va aldilà delle direttive
dei numeri e delle statistiche.