18 spunti per essere leader autorevole e non capo autoritario

leader autorevole

“Oggi il segreto della leadership di successo è l’autorevolezza,
non l’autorità.”

Ken Blanchard

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Il leader autorevole osserva senza dare giudizi o etichette.
Rispetta il punto di vista dell’altro, riconosce le capacità delle persone e le valorizza.

Lo stile autoritario richiede obbedienza.
Non scende a compromessi, ricorrendo anche a metodi repressivi e punitivi.

Essere un leader autorevole non significa fare il bullo o il dittatore

Ecco 18 spunti per essere leader autorevole.
Non un boss autoritario e arrogante:

1. Ricorda che i leader più efficaci sono autorevoli, non autoritari.

2. Celebra la competenza degli altri senza degradare il tuo ruolo.

3. Sporcati le mani. La partecipazione indica autorevolezza. L’isolamento autoritarismo.

4. Parla meno e ascolta di più. Mostra sincero interesse per gli altri.

5. Riconosci quando sbagli. Non c’è vergogna nell’ammettere gli errori.

6. Condividi il credito per i risultati raggiunti: raramente ottieni qualcosa al 100% da solo.

7. Se sei tentato di giudicare gli altri (per sentirti superiore), giudica te stesso, notando le aree in cui non sei all’altezza.

8. Complimenta gli altri per i loro talenti e le qualità positive.

9. Impegnati a “non sapere”. Con coraggio. Crescita e apprendimento includono il “non sapere”.

10. Concentrati su tutto ciò di cui devi essere grato e su tutte le persone che (direttamente o indirettamente) ti hanno aiutato ad arrivare dove-sei-oggi.

11. Non essere mai così soddisfatto di quello che fai. Non smettere di lottare per il miglioramento (personale o professionale). Il compiacimento non è un atteggiamento costruttivo.

12. È fondamentale sviluppare, non “riparare”.

13. Ridi di te stesso. Non prendere le cose sul personale.

14. Aspettati prestazioni elevate da te stesso e dagli altri. Non accettare la mediocrità.

15. Persegui l’eccellenza sfidando lo status quo.

16. Rimuovi i blocchi. Non crearli.

17. I leader autorevoli sono fiduciosi ma non prepotenti, empatici ma non deboli.

18. Il potere dell’autorevolezza è il rispetto; l’autoritarismo cresce nella paura.

Foto di khamkhor da Pixabay

11 volte che non dovresti chiedere scusa al lavoro – parte 1

chiedere scusa

Quante volte ti accorgi di  chiedere scusa al lavoro?
Le parole “Scusa” e “Mi dispiace” sono diventate così naturali che le usi senza sosta.
Ancora e poi ancora.

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Ti scusi per qualsiasi cosa, senza pensarci due volte.

“Mi dispiace, vorrei semplicemente aggiungere qualcosa?”
“Mi scusi, vorrei parlare del punto iniziale”
“Scusa ma … non avevo ancora finito”.

Chiedere scusa al lavoro.. è diventato naturale

Sinonimo di disponibilità.
E certamente lo è.

Il punto è che spesso … ti scusi ancor prima di parlare.
Quando sei interrotto. Quando non hai colpe.
Non hai fatto niente.

Se stai chiedendo scusa per tutto, potrebbe significare una mancanza di fiducia

È un segnale di insicurezza che devi superare.

Non fraintendetemi,
non sto dicendo che non dovresti mai chiedere scusa al lavoro.
Anzi.

Scusarsi è sintomo di forza. Saggezza.

Ma ci sono alcune cose per le quali non dovresti scusarti.
Se pensi di scusarti troppo, ogni giorno.
Questo post è perfetto per te.

1. Quando scusandoti risalti un problema – una difficoltà

Iniziare scusandosi, mettendo le mani-avanti.
Prepararsi al fallimento in anticipo.
Mettere l’accento su cosa-non-funziona.
Un classico.

“Mi dispiace, ho avuto poco tempo per preparare questa presentazione.
Spero che il risultato sia comunque apprezzabile”.

Tutto ciò che hai fatto è risaltare il problema e mettere gli interlocutori in una posizione difensiva.
“Poco tempo? Beh in effetti… poca roba!”

2. Quando usi le scuse come “facile scappatoia”

Ti presenti tardi alla tua presentazione e la-metti-via con un veloce “Scusate per il ritardo”,
oppure te-la-cavi con un semplice
“Mi dispiace ma non sono riuscita a finire in tempo la presentazione. .. come avevo promesso. Scusate!”

Se utilizzi ogni volta “Scusa” e “Mi dispiace” per abdicare ogni responsabilità, trasmetti la sensazione di non essere all’altezza delle aspettative, di aver fallito.
Generi un messaggio negativo e distratto.

Spetta a te l’onere di chiarire perché non hai rispettato l’impegno.
Nel farlo, non perdere l’occasione di rendere la spiegazione più positiva possibile.

Tornando alla tua presentazione … meglio dire “Grazie per l’attesa: non vi prenderò più tempo di quanto previsto inizialmente, cominciamo subito.”

3. Quando dichiari la verità

“In tempi di menzogna universale,
dire la verità è un atto rivoluzionario.”
George Orwell

Non scusarti mai per essere sincero.

4. Quando ti stai scusando per qualcun altro

“Stai andando alla riunione vero?
Per favore … puoi dire a Michele che mi dispiace ma non riuscirò a mantenere la scadenza di oggi. Lui sa!”

Non scusarti mai per le altre persone.
Non è tua responsabilità.

 

Spiega a-chi-te-lo-chiede che non sei a tuo agio nel farlo.
Chiarisci che le scuse esprimono più valore se vengono direttamente da lui/lei.

Se sei stato preso in contropiede e non sei riuscito a rifiutare il compito di messaggero, puoi dire:
“ Scusa Michele … penso che Ornella volesse dirti qualcosa”.

In ogni caso …
non fare il lavoro sporco per qualcun altro.

5. Quando hai qualcosa da dire

Se parti con un vago “Scusate, ma stavo pensando … “,
stai chiedendo -inconsciamente- alle persone intorno al tavolo di farti un favore … ascoltarti.

Sei stato assunto perché sei qualificato e capace.
Offri la tua idea o il tuo contributo con fiducia.

Se è rifiutato, va bene.
Non farne un dramma!

È importante valutare la tua capacità di contribuire,
anche se la tua idea non “vincerà” sempre.

Foto di Khusen Rustamov da Pixabay


“Che cosa fare della mia vita?” Domanda, invocazione o insoddisfazione – parte 2

che cosa fare della mia vita

“Se tu fallissi, potresti essere deluso, ma sarai dannato se non provi.”

Questa frase di Beverly Sills ci invita a provare, altrimenti non possiamo crescere e avere successo.
E sarai tormentato dai rimorsi e rimpianti.

Nessuno – ripeto nessuno – ha raggiunto ricchezza, fama e successo senza cadute, spesso gravi, ma anche errori ingenui ed evitabili.
Errori che riportano (amaramente) al punto di partenza.

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Ma quando torni indietro, hai però un vantaggio … provarci di nuovo perché conosci già la strada.
Puoi tornare al punto (dove ti sei bloccato) più velocemente e spingerti oltre l’ostacolo con rinnovata energia.

Che cosa fare della mia vita?
Cosa ti blocca?
Cosa ti tiene a terra?
Paura?
Paura di sbagliare … di fallire?
Di esser deriso? Criticato?
Di aver deluso le aspettative?

Ricorda che …
rinunciare per paura di fallire è il fallimento più amaro!

Fai il primo passo, anche se hai paura di fallire

Hai un’idea …
ma cominci a ritardare, aspettare, pensare, perfezionare e modificare, fino a quando ti rendi conto che … qualcun altro è già partito e ti ha superato da un pezzo.
E butti la spugna.

Se rinunci quando fallisci, non imparerai mai nulla.

Se guardi al fallimento come un’opportunità, come l’inizio di un nuovo viaggio …
scoprirai che l’esperienza ti aiuterà e la prossima volta che farai la stessa cosa, la farai molto meglio.

Ma se non provi, non lo saprai mai.
Demordere a prescindere … è il fallimento peggiore!

Le circostanze sfavorevoli … plasmano il tuo carattere

Sono tantissime le persone che incolpano le loro carriere miserevoli per le circostanze difficili in cui si dibattono.
“Ho avuto un’infanzia difficile … nessuno ha creduto in me …
ecco perché non ce lo fatta.”

Eppure non sono poche le persone di successo che rivelano …
“Ho avuto un’infanzia difficile … nessuno ha creduto in me …
ecco perché ce lo fatta!”

Le circostanze che hai vissuto rivelano chi-sei, le tue convinzioni e il tuo atteggiamento,
cosa otterrai (o no) dalla vita.

Non rotolarti nel dilemma “Che cosa fare della mia vita?” … conta solo il tuo atteggiamento!

Poco importa se decidi di lavorare nel sociale, lanciarti come influencer o aprire un agriturismo nella cascina che hai ereditato dal nonno …
quello che più conta è il tuo atteggiamento e le tue convinzioni.

Come vedi te stesso e cosa vuoi ottenere.

Una volta che hai deciso dove vuoi andare, chi vuoi essere e cosa vuoi fare …
sarà impossibile fermarti.

“Che cosa fare della mia vita”  avrà la sua risposta!

Piuttosto chiediti … quanto riesci a perseverare di fronte gli ostacoli?

La maggior parte delle persone getta via sogni e obiettivi, perché si arrende al primo ostacolo o difficoltà.

Se le cose ti sono sempre arrivate con poco sforzo o una botta di culo, potresti non aver mai allenato i “muscoli” della perseveranza, necessari quando la strada si fa in salita.

Invece di mettere energia e tempo per superare difficoltà e impedimenti … potresti prendere l’ostacolo come un segnale che non sei “capace”, che non sei “tagliato” e …
mollare di schianto.

La perseveranza è la differenza tra successo e fallimento

Devi imparare da quelle persone che hanno sempre dovuto lavorare sodo.
Hanno sviluppato determinazione, costanza e forza di volontà per padroneggiare una nuova abilità o superare un ostacolo.

Non si raggiunge il traguardo senza fatica, senza un impegno straordinario.

All’inizio – se non sei abituato – troverai difficoltà.
Dopo varie volte – tale sforzo – diventa naturale e istintivo.

Quando la salita si fa dura, quando (sembra) che non c’è alcuna ragione di continuare,
quando tutto intorno a te invita a mollare, arrendersi, rinunciare, a non continuare …
proprio a quel punto che se vuoi ottenere qualcosa dalla vita,
devi perseverare.

La chiave non è che COSA fare della tua vita ma piuttosto COME affrontare la tua vita

Sei disposto a lavorare intensamente?
A non cedere alle difficoltà?
Sei disposto a cadere e rialzarti? Sempre ogni volta?
Dove trovare la forza per andare avanti?
Mettere in discussione le tue credenze e le tue certezze?

Devi trovare la forza di percorrere ancora qualche altro metro.
E andare avanti.

La perseveranza è quella dote che ti permette di andare oltre la fatica e le circostanze.
Ti permette di superare un fallimento, un ribaltamento, un passo falso, un colpo di sfiga,
recuperare da un infortunio, se sei uno sportivo.

Con la perseveranza, verrà il risultato

Una forte motivazione aiuta a vincere molte difficoltà.
Uno sforzo affannoso o occasionale non sarà di nessun valore.

Per ottenere risultati devi applicarti tutti i giorni, fino a quando diventerà un’abitudine.
Perseveranza vuol dire “attaccare” giorno dopo giorno.

Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri sulla tua strada.

Non puntare solo sulla competenza e gli studi

Anche il solo talento non è sufficiente.
Occorre duro lavoro e tenacia.
Perseveranza.
Grinta.

“Arrivare da qualche parte nella vita” non è solo questione di talento, intelligenza, bellezza.
Tra una persona talentuosa senza tenacia e un’altra perseverante ma senza talento, probabilmente sarà quest’ultima a ottenere i risultati migliori. Leggi post.

E adesso che lo sai anche tu … che cosa fare della mia vita?
Davanti al prossimo ostacolo non paralizzarti … pazienza e perseveranza.
Riprova.
Credimi.
Ce la farai!

Foto di engin akyurt da Pixabay

“Cosa fare della mia vita?” Domanda, invocazione o insoddisfazione – parte 1

cosa fare della mia vita

“Cosa fare della mia vita?
“Tranquillo, un giorno lo capirai “
” Fidati della vita. Sei esattamente, dove dovresti essere”
“Vedo in te grandi potenzialità, se ci credi, ce la fai”
“Yes, you can!”

Potrei continuare con le frasi a effetto.
Ma mi fermo qui.

Mah! Non so che dire …

A certe domande non puoi rispondere con slogan e frasi fatte

La domanda “cosa fare della mia vita” lascia un retrogusto acidulo.

Questa sensazione – poi – diventa particolarmente acuta quando accade qualcosa di inaspettato – un licenziamento a sorpresa, una promozione negata, ecc – che ha un impatto sul lavoro, sulla carriera.
Sulla vita.

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Se stai leggendo questo articolo, c’è qualcosa dentro di te che non è soddisfatta.
Senti un ovo-sodo in gola che non va né su né giù.

Si potrebbe chiamarla “insoddisfazione”.
Che ti lascia così.
A-metà, spiazzato, tramortito.
Incompiuto.

Se non capisci cosa intendo significa che non hai mai provato la sensazione

Non recepisci cosa voglio intendere.
Puoi chiudere qua la lettura … e passare a un altro post di ferrarelli-coaching.

Ma se continui … basta guardarti in giro.
Per farti male.
Tanto.

“C’è quel 25enne che sta decollando con la sua start up tecnologica”
“E quell’altro che ha appena conseguito un master e ha scritto un libro di successo”
“Quel CEO quanti anni ha? … Ma dai! Così giovane!”

E come se non bastasse c’è sempre …
l’amico-quello-bravo che ha sta ottenendo grandi promozioni.
Conteso dalle migliori aziende.

Guardi la carriera degli altri e pensi “Cosa fare della mia vita?”

Un bagno di sangue.

È un mix di emozioni.
Gelosia e ammirazione, anche tristezza e rimpianto.
Delusione.
C’è anche frustrazione.
Rabbia.

Queste emozioni scatenano ancor più paure, dubbi e insicurezze.

Sai che non stai sfruttando appieno il tuo potenziale.
Non sai neanche più se hai ancora un potenziale!

Al tuo giudice interiore – ebbro di piacere – non sembra vero di poter infierire, così comodamente.
Lama infuocata nel burro.

Ho perso tempo!
Ho fatto scelte giuste?
Perché mi sento così indietro? Sono al palo!
Sono davvero bravo?
Arriverò mai, dove voglio?
Cosa ho fatto di sbagliato?
Non ho raggiunto i miei traguardi!
Avrò mai una seconda chance?

“Houston, abbiamo un problema” … Cosa fare della mia vita?

Si dice che chi-cerca-trova.
Google è perfetto per darti le risposte che cercavi.
E infatti ne trovi tante.
Tantissime.

Purtroppo … le conosci già.
Chissà quante volte le hai lette.
Anche “l’oracolo” Google qui è in difficoltà.

A differenza di tante altre domande, questa è tosta-tosta.
Lascia stare Google.
Rimboccati le maniche.
È il momento di un faccia-a-faccia con … te stesso.

Preparati per un “lungo viaggio”

“Prima di partire per un lungo viaggio,
Devi portare con te la voglia di non tornare più”

“Prima di partire per un lungo viaggio,
Porta con te la voglia di adattarti.”

La canzone di Irene Grandi è ideale per introdurre il concetto che “sapere cosa fare nella vita” è per la maggior parte delle persone come un viaggio.

Un viaggio stimolante, affascinate ma anche scomodo e pauroso.
Spesso incompiuto.

Ci vorrà tempo.
Le cosiddette “crisi della vita” per capirlo.
Fatica e determinazione per portarlo a termine.

Non cadere nel grande equivoco

La risposta a “Cosa fare della mia vita?” difficilmente sarà in un fremito improvviso,
un istante magico.

Un sussulto inatteso di estrema chiarezza, dove tutto “s’incastra”.
Miracolosamente.
E avrai pianificato di colpo tutta la tua vita.

Non dico che non esiste un momento topico,
ma sarà molto più facile che ti ritroverai – sorpreso- a prendere nuove decisioni.
Decidere nuove azioni.

In realtà,
la vita cambia costantemente e dovrai riconsiderare più volte la “direzione” del tuo viaggio.

Preparati a lasciare la tua zona di comfort

Prova cose nuove.
Qualcosa che hai sempre desiderato, qualcosa che ti spaventa.
Allarga i tuoi orizzonti.
Inizia a escludere.

Prova … qualcosa di molto diverso (senza lanciarti senza paracadute) da quello che fai normalmente.
Potresti essere sorpreso quanto ti piacerà qualcosa, che non avresti mai immaginato.

Rimanere dove sei, è una garanzia per rimanere marginale.
Se non ti spingi al di là della tua “zona di comfort”, se non chiedi più a te stesso, stai scegliendo un’esistenza vuota.
Ti neghi questo “viaggio” straordinario.

Ricorda … non sarai mai pronto

Non continuare a usare il condizionale “Farei” o “Vorrei”.
Non parlare di ciò che farai.
Un giorno.

Non vivendo il presente e temendo che si possa ripetere un’esperienza spiacevole, continui a rimandare.

Devi fare il primo passo adesso.
Non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a fare qualcosa.
Non lasciarti immobilizzare dalla sindrome di “domani”.

Il tempo giusto per l’azione è “oggi”.
Iniziare “da domani”, “da lunedì”, “dal mese prossimo”, ecc … non ti farà cominciare mai.

Quando un’opportunità si presenta, nessuno si sente mai pronto al 100%.

Fai il primo passo, poi segui il flusso.

Foto di engin akyurt da Pixabay

La chiave per non prendere le critiche come offese personali

critiche

A un certo punto, accadrà.
Sarai criticato.
Anche se non ti va.
Anche se non ti piacerà.

Non puoi aspettarti una vita senza critiche.

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Guarda tutte le persone di successo: ricevono amore e apprezzamento.
Ma anche critiche.
Perfino odio.

Quando ho scritto e pubblicato il mio primo articolo del blog (marzo 2013) avevo paura.
Di scrivere banalità, cose scontate,
poco incisive.

Avevo paura di non piacere e di essere criticato

Volevo piacere alle persone.
Beh … chi non lo vorrebbe!

Volevo che le persone commentassero quanto gli piacesse ciò che avevo scritto.
Quanto fossi bravo.
Fantastico.
Wowwwww!

Pensavo di meritarlo (su quale base poi … non avevo mai scritto e non ho il talento dello scrittore).
Forse perché sono onesto, coraggioso?
Pensavo di meritare di essere trattato con gentilezza.
Scrivere senza il timore di essere criticato.

Ovviamente, è l’opposto della realtà.

Ho ricevuto messaggi poco incoraggianti.
Inviti a smettere.
Inviti a cambiare “sport”.

“Ferrarelli? Chi … scusi?
Coaching? Cosa …???”

Ecco alcuni validi motivi per non prendere le critiche – almeno un po’ – sul personale:

Prendere le critiche personalmente è estenuante

Se avessi preso tutto – troppo – personalmente,
mi sarei sentito male, inutile, fallito …
e avrai smesso di scrivere (… comunque il mondo sarebbe sopravvissuto lo stesso!).

Oltremodo, sarebbe stato estenuante. Insostenibile.
Incontrollabile.

L’autostima scivola e perdi fiducia

Le critiche ti spingono in basso.
L’autostima se ne va e sopraggiunge … il dubbio.

Inizi a pensare di essere una persona inadeguata.
Inizi a credere che in qualche modo non sei “abbastanza”.

Le critiche ti risucchiano.
Hai bisogno di un elogio per sentirti bene.

Diventi così elogio-dipendente.
È come una droga …
Riesci a vedere quanto potrebbe essere pericoloso?

Metti al primo posto l’opinione degli altri

Le critiche potrebbero essere valide.
Potrebbe essere una possibilità per crescere e migliorarsi.

Ma che cosa succede se fai affidamento solo sull’opinione di altre persone?

Arriva una critica?
Ti senti triste, frustrato e senza speranza.
Una lode?
Ti senti felice, soddisfatto, “abbastanza”.

È un gioco pericoloso.
Incontrollabile.

Prenderla sul personale vuol dire regalare il tuo potere

Quando permetti ad altre persone di farti arrabbiare,
le stai concedendo il lusso di dettare come ti senti.

Stai regalando il tuo potere.

Non farlo!
Ripeti a te stesso che non darai a nessuno il potere di renderti infelice.

Riprendi il tuo potere.
Il controllo di come-ti-senti.
Scegli una diversa linea di pensiero.

Prendere le cose personalmente ti rende una facile preda

Se prendi la critica troppo sul personale,
le persone possono – anche solo con una piccola opinione contraria – prenderti “all’amo” e versare tutto il loro veleno.

Ti rovinano così – in pochi attimi – una bella giornata di sole.

Prendendo la critica troppo sul personale, perdi la possibilità di migliorare.
Di crescere.

La critica non è più l’occhio obiettivo di cui hai bisogno per crescere.
Sprechi “la lezione” perché sei troppo concentrato su di te.
È più importante sentirti a tuo agio che migliorare.

Se prendi le critiche sul personale, ti prepari a soffrire per niente

Il mondo intero può criticarti ma tu … sei immune.
Assapori una grande libertà quando non prendi nulla sul personale.

Prendere le cose personalmente ha un impatto sulla tua felicità.
Sulla tua tranquillità.

Altrimenti … preparati a soffrire per niente.

La chiave per prendere le critiche meno sul personale

“Incominciai anche a capire che i dolori, le delusioni e la malinconia non sono fatti per renderci scontenti e toglierci valore e dignità, ma per maturarci.“
Hermann Hess

Proprio come non possiamo pretendere il piacere senza provare il dolore.
Anche la critica e la lode sono facce della stessa medaglia.

Vogliamo il piacere dell’elogio ma non siamo in grado di accettare la sofferenza della critica.
Non possiamo godere solo del piacere.
Come vorrebbe il nostro ego.
È impossibile.

La crescita personale avviene con la consapevolezza che dobbiamo accettare la polarità.
Se accettiamo la lode, dobbiamo accogliere anche la critica,
anche se -ovviamente- non ci piace.

Imparare a godere del piacere e ad accettare la sofferenza.
La risposta migliore è l’accettazione.
Accettare ciò che fa stare male, fare del tuo meglio per gestirne la “presenza”.
Ecco la crescita!

Se il commento e la critica ha il solo intento gratuito di screditarti e diffamarti (senza costrutto) e intende solo colpirti come persona…
non vale la pena spendere nemmeno un secondo a pensarci.
Passa oltre!

Foto di I-Martin da Pixabay

17 spunti per riuscire a dire quello che pensi veramente

dire quello che pensi

C’è chi dice NO canta Vasco Rossi.

Invece c’è chi dice SI.
Sempre.

È addirittura entusiasta delle idee altrui.
Pur di non creare conflitto.
Pur di mantenere la pace.

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Altri invece la prendono così alla lontana da non arrivare mai al punto.
Altri ancora restano in silenzio, confidando che l’interlocutore intuisca il suo disaccordo.
Magicamente.

In tutti i casi, senti la – grande – frustrazione di non riuscire a dire quello che pensi veramente.
Perché hai timore del giudizio degli altri.
Paura di non essere accettato.
Di non essere amato.

Ecco 17 spunti per dire quello che pensi – veramente –

1. Rilassati. Siediti. Respira profondamente. Parla lentamente.

2. Smettila di indossare maschere per piacere agli altri, per essere alla moda, per non essere tagliato fuori dal gruppo. Così ti tagli da solo ..

3. Basta pensare che gli altri possano leggere i tuoi pensieri. Non dedurre. Chiedi. Parla.

4. Scegli il momento giusto per parlare. Presta attenzione. Il momento giusto è quando il tuo interlocutore è più ricettivo.

5. Non complicare la situazione con giri di parole. Inizia dal nocciolo della questione. Esprimilo chiaramente.

6. “Potrei sbagliarmi” è meglio di “Ti sbagli”. Non far seguire “Potrei sbagliarmi” con ” ma ..”.

7. Il messaggio TU (“E’ colpa tua”, “Sei egoista”, “Non mi ascolti mai”) offende e sminuisce. La conseguenza è chiusura e difesa.

8. Poni domande prima di fare dichiarazioni. Non sei furbo quanto credi. Gli altri non sono stupidi come sembrano.

9. Non invidiare troppo quelli “senza peli sulla lingua”. Spesso sono persone impulsive, senza filtri e limiti. Rigide e bloccate sulle loro posizioni.

10. Chiediti “In che modo le mie idee/parole avranno un impatto su altre persone/lavoro/team?” (È così che pensano i leader)

11. Non dire “Tu”. Concentrati sulle questioni, non sulle persone. Le conversazioni diventano personali quando attacchi.

12. Pianifica risposte semplici a possibili obiezioni. La spontaneità è una strategia pericolosa quando sei sotto stress.

13. Costruisci relazioni. Una relazione forte include il diritto di non essere d’accordo.

14. Ascolta in modo attivo. Ascolta per capire, non per controbattere.

15. A volte le cose che ti danno fastidio riguardano te, non gli altri.

16. Mostra rispetto e gentilezza alle persone perché sei-fatto-così, non perché se lo meritano!

17. Ricorda che le persone vogliono “qualcosa” per se stesse.

10 errori di comunicazione che non ti fanno decollare come leader

comunicazione del leader

Nella comunicazione del leader,
il coinvolgimento dei collaboratori è la chiave.
Otterrai più impegno, migliore produttività, maggiore redditività.

Se non riesci a comunicare in modo efficace … puoi dire addio a coinvolgimento, produttività e fidelizzazione.

Devi imparare a comunicare in modo efficace per creare un ambiente di lavoro più coinvolto e sano.

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Errori di comunicazione -anche piccoli- possono sommarsi rapidamente e minare fiducia, impegno e morale del tuo team.

Identifica i tuoi errori di comunicazione del leader.
Intraprendi azioni chiare e coerenti per migliorarti. Ecco 10 problemi di comunicazione del leader che non ti fanno decollare:

1. Concentrarsi troppo sulle debolezze

Concentrarti sulle debolezze del collaboratore può compromettere l’impegno.

Focalizzarsi costantemente sulla prestazione e sul raggiungimento degli obiettivi può generare frustrazione.
Di non soddisfare le aspettative.
Di non fare mai bene il proprio lavoro.

Concentrati invece sui punti di forza.
Permetti ai collaboratori di fare affidamento su compiti e mansioni in cui si sentono capaci ed efficienti.

I punti di forza sono le vere aree di crescita.

2. Essere inavvicinabile è uno dei maggiori errori di comunicazione del leader

Reagisci negativamente a domande e preoccupazioni?
Sei sempre troppo occupato per i tuoi collaboratori?

Alla fine, l’onere delle soluzioni ti torna indietro.
Con gli interessi.
Sei tu che devi “rimettere mano” ai problemi e iniziare il conteggio dei danni.

Non essere inaccessibile.
Rispondi alle domande e alle mail. Il prima possibile.

Pianifica riunioni di gruppo e incontri individuali. A intervalli regolari.
Incoraggia una comunicazione onesta e trasparente.
Tieni aperta la porta del tuo ufficio.
Incoraggia il collaboratore a passare di persona quando deve comunicare con te.

3. Dare per scontato

Non adottare la filosofia …
se i collaboratori non mi dicono niente … tutto sta andando bene!
Se c’è un problema … sarò sicuramente informato.

Non è sempre così.

Questo approccio ti lascia “fuori dal giro” per le questioni che i dipendenti devono affrontare quotidianamente. Inizieranno a pensare che non sei in grado di risolvere i problemi o che non vuoi essere disturbato.

Come team leader devi avere familiarità con le attività e i progetti quotidiani dei tuoi dipendenti.

Con la tua partecipazione regolare, puoi offrire consigli e suggerimenti e risolvere i problemi, prima che accadano.

4. Non riconoscere il lavoro fatto

È importante riconoscere i risultati ottenuti.
Onorare lo sforzo. Omaggiare il duro lavoro.
Dare nuove responsabilità e offrire opportunità di crescita.

Evita il generico “Bravo! Ottimo lavoro.”
Esprimi gratitudine nello specifico. “Ho notato che questa settimana – per completare il progetto XY– sei arrivato in anticipo, un’ora ogni giorno. Ottima iniziativa!”

I dipendenti sentono che contano, quando li aiuti a svilupparsi.

Il riconoscimento non è una formula per ottenere di più dalle persone.
È un valore.

5. Essere pessimista

Se sei ottimista, ispiri progresso e innovazione.
Quando sei pessimista, affossi il morale.

Quando i collaboratori ti presentano dubbi e problemi, di solito cercano soluzioni.

Anche se i problemi sono noti e irrisolvibili, evita di minimizzare o di scansare.
Cerca invece di concentrarti sulle potenziali soluzioni.

I collaboratori apprezzeranno, in futuro saranno motivati ad adottare lo stesso approccio alla risoluzione dei problemi.

6. Comunicare in modo ambiguo e controverso

La chiarezza è la chiave.
La fiducia è fondamentale.

Evita di nascondere il feedback nell’ironia.
Nel giro di parole.
Gli annunci controversi generano dubbi, ansia e resistenza.

Affronta efficacemente il problema,
che si tratti di una riorganizzazione o della partenza di collaboratore indispensabile per il team, trasmetti empatia e condividendo lo “scenario possibile”.

I team leader che non si sentono in grado di fornire critiche o feedback costruttivi possono trarre un grande beneficio dal coaching specifico.

7. Mentire

È importante essere coerenti.
Soprattutto per quanto riguarda le informazioni riservate o sensibili.

Alcuni temi devono rimanere riservati.
Attenzione alle informazioni confidenziali. Se le persone vengono a sapere che hai mentito o non hai mantenuto la riservatezza, perderai la loro fiducia.
Per sempre.

È meglio tacere o dare risposte tipo “Al momento, non posso dire niente” o “Non posso rispondere interamente in questo momento.”

8. Sottovalutare l’intelligenza del team

Non sottovalutare “l’intelligenza” del tuo team.

I tuoi collaboratori (probabilmente) sono già ben consapevoli dei problemi che stai cercando di nascondere. Desiderano però conoscere la motivazione.

Non trincerarti dietro un “… tanto non capirebbero”.

Se pensi che il tuo team non possa comprendere qualcosa, è tuo compito spiegarlo.

Un dialogo più impegnato e intellettualmente onesto può portare a nuove – e inaspettate – soluzioni.

9. Utilizzare forme inappropriate di comunicazione

Non aver paura di chiedere ai tuoi collaboratori come preferiscono ricevere le informazioni.

Marta potrebbe optare per una conversazione faccia a faccia.
Più diretta e SMART.

Matteo invece potrebbe scegliere la mail.
Così la può rileggere ed essere sicuro di aver compreso.

“Come il solito sei stato il migliore” può essere letto sarcasticamente in una mail, ma le stesse parole possono essere un sincero elogio, con il giusto tono di voce.

Ecco l’importanza della comunicazione del leader.
Comprendere le esigenze comunicative individuali.

Scegli incontri di persona per i messaggi emotivi, controllo delle prestazioni, assunzioni e licenziamenti.
Puoi verificare la reazione dell’ascoltatore.

Modulare il tono della voce e le espressioni del viso.
Controllare la “direzione” del tuo messaggio.

10. Non considerare il “non detto”

Quello che non-dici è importante … tanto quanto quello che-dici.

Non dimenticare l’importanza della comunicazione non verbale.
Il tuo corpo “parla” molto di più di quel che pensi.

Non affidarti alla comunicazione dei sottintesi, delle espressioni facciali, delle supposizioni.
Il feedback cade nella vaghezza.
Una cortina di fumo annebbia la trasparenza.

La comunicazione del leader diventa ambigua.
Pericolosa.

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15 suggerimenti per farsi prendere sul serio al lavoro .. e tutti ascolteranno – 2

farsi prendere sul serio al lavoro

9. Nessuno ti prenderà sul serio se non sai di cosa stai parlando

Se non conosci-i-fatti, meglio stare zitti.
Non valutare o giudicare prima di aver capito (bene) come sono andate le cose.

Se parli prima di sapere,
rischi di dover fare imbarazzanti dietro-front o di reagire in modo eccessivo per poi andare a scusarti.

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È meglio stare in silenzio su un argomento che non conosci.
Piuttosto che blaterare idiozie.
Meglio tacere.

10. Ascolta di più

Evita incessanti monologhi.
Sermoni continui che disturbano solo i tuoi ascoltatori.

Libera colleghi e amici dal tuo vaniloquio, del cicaleccio inconsistente, del brusio permanente.
Te ne saranno grati!

La regola per farsi prendere sul serio al lavoro:
una parola è poco..due parole sono troppe!

11. Il 55% della comunicazione non è verbale: cosa dice la tua postura?

La comunicazione non verbale è curata di rado,
eppure ha una grandissima importanza sulla nostra comunicazione,
anche quando non parliamo.

Gesti, posture e atteggiamenti possono dire molto sulla nostra personalità.
Sulle nostre intenzioni e sui nostri giudizi.

Ecco 9 linguaggi del corpo che le persone di successo “usano” spesso,
e che dovresti adottare subito (anche tu) se vuoi apparire una persona piacevole e sicura di te.

12. Voler far ridere la gente non è ideale per farsi prendere sul serio al lavoro

Essere una persona brillante, ironica e divertente è apprezzabile nel mondo del Lavoro – stressante e competitivo- di oggi.

Un po’ meno è guadagnarsi la reputazione di “clown” e “buffone” dell’ufficio.

Voler “disperatamente” suscitare l’attenzione e il riso dei colleghi ti appiccica addosso un’etichetta poco edificante.

13. Non esagerare e non mentire

“La riunione di ieri è stata l’esperienza più straordinariamente appagante della mia vita.”
“Oh mio Dio, sono letteralmente esplosa quando ho visto la mail”
“Ho lavorato tutto il week end. Notte e giorno… ininterrottamente …”

Smettila di enfatizzare e di esagerare.
Fa sembrare stupido tutto ciò che dici.
E le persone non ti prenderanno mai sul serio.

Lo stesso vale per la fandonia.
Se hai la reputazione di bugiardo, le persone non si fideranno mai di te.

14. Non essere (eccessivamente) emotivo

Metti il broncio alla minima osservazione?
Hai difficoltà a sorridere dei tuoi difetti?
Ti manca autoironia e spirito di autocritica?

Se la tua giornata è rovinata da un parere discordante o una battuta,
se metti il muso al primo dissenso (e lo tiene anche dei giorni) dimostri arrendevolezza e scarsa forza mentale.

Le persone si rapporteranno con te come se tu fossi un giovane tirocinante.
Difficile farsi prendere sul serio al lavoro.

15. Fai quello che dici che farai

Fai sempre quello che dici che farai.

Se prometti il mondo ma non lo porti mai,
le persone smetteranno di ascoltarti e prenderanno le tue parole con diffidenza.

Se qualcuno ti chiede di fare qualcosa di impossibile, sii onesto.
È molto meglio essere sinceri, piuttosto che non mantenere una promessa.

Solo un attimo della tua attenzione …

Farsi prendere sul serio al lavoro è importante.
Fondamentale.

Ma non concentrarti troppo su questo.
Non diventare un “fondamentalista” della serietà.
Mascella rigida, sguardo neutro, postura ingessata.

Ironia, umorismo, autoironia, leggerezza sono altrettanto utili.
Servono a “dissacrare” momenti di tensione e di stress.
Dissolvono tensione e apprensione in un mondo del Lavoro sempre più opprimente e cupo.

“Se non riesci a ridere di te,
è giusto che lo facciano gli altri.”
Mirko Badiale


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15 suggerimenti per farsi prendere sul serio al lavoro .. e tutti ascolteranno – 1

farsi prendere sul serio

A volte ti sembra di non essere preso sul serio sul lavoro?
Senti poco coinvolgimento?
Una sensazione di “invisibilità”?

Nessuno ti contraddice, ma nessuno si complimenta.
Nessuno dice niente del tuo lavoro.

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Complimenti!
Hai un super-potere da super-eroe: sei invisibile.

Sei sicuro che il tuo lavoro è prezioso.
Sai che quello che stai facendo è utile.
… e lo è. Fidati!

Spesso mi contattano persone (giovani e alla prima esperienza – ma non solo) che si preoccupano di non essere considerate come desiderano.
Vogliono farsi prendere sul serio sul lavoro.
Essere notate.

Non è sempre facile creare un senso di serietà (soprattutto di fronte a colleghi più anziani) ma puoi migliorare il tuo approccio con un po’ di impegno e un pizzico di strategia.

Ecco 15 dritte per farsi prendere sul serio al lavoro:

1. Smettila di scusarti. . soprattutto se non hai fatto niente

“Scusa il disturbo”
“Mi dispiace …”
“Scusa, era solo un’idea”
“Scusa, spero di non aver sbagliato”

Non scusarti troppo in fretta e troppo spesso!
Non chiedere scusa anche quando non è nemmeno giustificato.

Sei veramente dispiaciuto?
Hai fatto qualcosa di sbagliato?

Nella maggior parte dei casi, no, non l’hai fatto.
Devi chiedere scusa per condividere i tuoi pensieri?

2. Spettegolare è un modo efficace per non ..farsi prendere sul serio

Se diffondi pettegolezzi,
i tuoi colleghi potrebbero ascoltarti con impazienza e curiosità.
Sapranno (anche) che non potranno contare sulla tua discrezione.

E sulla tua professionalità!

I dettagli delle vite dei tuoi colleghi non sono da condividere.

3. Smettila di essere sempre-troppo gentile e disponibile

Non hai bisogno di essere né stronzo né aggressivo.
L’approccio migliore – per farsi prendere sul serio – è sapere misurare, secondo le circostanze,
grinta e diplomazia.

Non c’è bisogno di arrivare a scelte estreme, reazioni eccessive e atteggiamenti sproporzionati.
Devi “solo” cambiare alcuni tratti del tuo atteggiamento.
Vedi post per approfondire.

4. Taci se non hai qualcosa di buono da dire

Se dici qualcosa di inappropriato, è facile per le persone intorno a te prenderti poco sul serio.

Resta in silenzio,
salvo che tu non abbia qualcosa di veramente prezioso da aggiungere.

Quando parli, struttura le tue frasi e a esprimere i tuoi pensieri nel modo più conciso possibile.

Ciò renderà ogni tua parola “preziosa”.
Ecco come farsi prendere sul serio!

Leggi il post per approfondire.

5. Diventa proattivo. Non aspettare sempre la direzione dagli altri

Non subire passivamente.
Con inerzia.

Non vivere fiaccamente.
Non aspettare sempre la direzione dagli altri (dal tuo collega, dal tuo capo, ecc …).
Scegli di essere più intraprendente.

Considera le alternative. scegli un approccio diverso.
Non restare bloccato nei “Non posso” e “Non riesco”.

6. Vai preparato alle riunioni

Per una presentazione o una riunione, preparati più di quanto pensi di aver bisogno.

Probabilmente non userai tutte le informazioni preparate, ma se avrai la possibilità di metterti in mostra, impressionerai davvero le persone!

Se questo approccio diventa abitudine, non ti presenterai mai più impreparato a una riunione.
Sarà difficile per le persone non prenderti seriamente.

7. Non far perdere tempo alle persone

Spesso chiediamo “qualche secondo” o “un minuto” a un collega o un collaboratore quando (in realtà) un minuto non basta.
Anzi.

È solo un modo di dire … mi dirai.
No.
È una questione di approccio!

Quando chiedi a un collega di fare qualcosa per te,
di aiutarti, di darti una mano a superare un blocco o un ostacolo,
devi essere premuroso e rispettoso perché stai interrompendo il suo flusso di lavoro.

La prossima volta che desideri il supporto di qualcuno, chiedi un incontro, non un minuto.

Sarà la persona a valutare il momento giusto sulla base delle sue incombenze.

8. Avere un look appropriato

Il modo in cui ti presenti al lavoro … la dice lunga su di te!

È un’arte raffinata,
dice al datore di lavoro che sei in grado di rappresentare adeguatamente la sua azienda.

Scarpe consumate e camicia stropicciata trasmettono – invece – disimpegno, superficialità e poca professionalità.

Il modo in cui ti vesti ogni mattina trasmette la tua attitudine al lavoro e … alla vita!
Anche se può sembrare una routine fastidiosa, devi farlo con cura e attenzione.

Foto di StockSnap da Pixabay


Come rapportarsi con successo con un capo diffidente e sospettoso

capo diffidente

Sospettoso e guardingo.
Se li vai incontro, si ritrae.

Il capo diffidente .. è sempre a debita distanza

Se cerchi un contatto, ti blocchi davanti ad un muro di sfiducia e perplessità.

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Ritiene (a torto o a ragione) di avere avuto precedenti esperienze negative. È diventato ancora più diffidente e chiuso per paura di soffrire nuovamente.

È convinto che gli altri vogliano raggirarlo, truffarlo o sfruttarlo.

Non agisce sotto lo stimolo di prove concrete ma secondo pregiudizi e preconcetti.
E ne ha tantissimi.

Per tenersi lontani dai pericoli evita tantissime situazioni lavorative che potrebbero essere piacevoli o vantaggiose.

Ecco 15 spunti per lavorare con successo con un capo diffidente:

1. Non cercare di diventare suo “amico”. Manterrà sempre i limiti professionali.

2. Il capo diffidente ti studia. Vuole capire le tue intenzioni. Anche dopo anni …

3. Non credere che siccome non parla o risponde a fatica non sia interessato a cosa dici oppure è arrabbiato.

4. Non credere che siccome non parla o risponde a fatica sia soddisfatto del tuo lavoro.

5. È convinto che tutti vogliano raggirarlo o sfruttarlo. Tu compreso.

6. Il capo diffidente parla pochissimo, quasi senza espressione del viso, non capisci se è interessato o invece non vede l’ora che la pianti e te ne vai …

7. Non interrompere una persona diffidente durante i suoi brevi interventi.

8. Evita assolutamente le pause che potrebbero imbarazzarlo.

9. Non parlare e argomentare troppo, insistere, premere o mettere fretta.

10. Evita i complimenti pomposi o eccessivi. Lo imbarazzerai e penserà che tu voglia aggirarlo o manipolarlo.

11. Usa una comunicazione trasparente, onesta e autentica. Sempre.

12. Non sorvolare, nascondere o eludere eventuali argomenti delicati e spinosi. Sempre.

13. Non cambiare opinione o versione perché li suonerà ambiguo o manipolatore.

14. Non sono le tue parole che lo convinceranno, ma le tue azioni.

15. Calma e pazienza sono fondamentali per relazionarsi con un capo/a diffidente.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Collaboratore negativo: come gestirlo con successo in 11 passi – 2

il collaboratore negativo

6. Evita di diventare troppo difensivo con il collaboratore negativo

In una situazione stressante abbiamo la tendenza a diventare difensivi.

A nessuno piace un feedback negativo, anche se utilizzi l’approccio migliore.

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Non prendere sul personale le parole o l’atteggiamento negativo del dipendente.
Non sono diretti a te.
Per qualche motivo non è soddisfatto del suo lavoro.
Della sua vita.

7. Invia un feedback specifico

Porta esempi specifici.
Evita “Stai facendo questo. Non farlo più”.

Descrivi la situazione, le azioni e comportamenti avuti.
Spiega in che modo le sue azioni hanno influenzato te stesso e il team.

Sottolinea come un monologo su cosa-non-funziona, incolpando gli altri, negando le idee senza offrire soluzioni,
abbassi l’umore e l’ottimismo di tutto lo staff.

Invita il collaboratore negativo a concentrarsi sul positivo , offrire risposte più costruttive, fornire feedback produttivi, porre domande, ecc…

Fai una richiesta esplicita, di cosa vorresti vedere cambiato in futuro.
Incoraggia ottimismo e lungimiranza.

Se vuoi approfondire leggi i feedback produttivi.

8. Chiedere al dipendente se sta accadendo qualcosa di negativo nella sua vita o nel lavoro

Non sei un terapeuta.
Ma puoi immaginare come un divorzio o un problema di salute di un familiare – per esempio – possa influire su ogni aspetto della vita.

Alcune preoccupazioni possono essere legittime.

Mostra il tuo lato umano.
Mostra che sei interessato e preoccupato per lui/lei come persona.

A volte le persone annegano in sentimenti negativi perché non si sentono davvero ascoltate.
Assicurati di ascoltare attivamente.

In ogni caso – pur mostrando empatia – chiedi al tuo collaboratore di evitare che problemi personali influiscano sulle prestazioni sul posto di lavoro.

9. Concentrati sulle soluzioni

Non concentrarti su tutto ciò che è sbagliato e negativo.

Concentrati – piuttosto – sugli aspetti positivi della sua performance.
Parla di ciò che ha fatto bene, di ciò che i suoi colleghi e tu stesso apprezzi delle sue prestazioni.

In futuro,
ogni volta che senti il collaboratore negativo portare un contributo positivo, rinforza quest’atteggiamento.
Fortifica, per quanto possibile, le interazioni positive con gli altri colleghi.

Se la persona non è disposta a collaborare in questa discussione,
termina il confronto.

10. Effettua un controllo regolarmente

Pianifica regolarmente incontri one-to-one.

Incoraggia.
Dai feedback positivi.

Chiedi costantemente:
“Come posso aiutarti?”
“Di cosa hai bisogno per avere successo?”

11. Sapere quando è abbastanza

Può essere davvero facile per il collaboratore negativo ricadere nelle vecchie abitudini.

Se dopo aver fornito un ragionevole periodo … la negatività persiste e non ci sono progressi è necessario prendere atto e separarsi dal collaboratore negativo.

Hai avuto il giusto approccio,
sei stato diretto e hai dato l’opportunità di correggere il comportamento.
Hai la coscienza pulita.

In definitiva,
è un beneficio per tutti.

Ti farà guadagnare più credibilità come leader, l’ambiente di lavoro sarà più positivo.

Il resto della squadra saprà esattamente perché l’hai fatto.
E te ne sarà grato.

Dopotutto,
anche per la persona stessa un nuovo inizio (con un’altra azienda) non potrà che fare bene.

Foto di Christian Supik (Fotografie) + Manuela Pleier (Design) da Pixabay

Collaboratore negativo: come gestirlo con successo in 11 passi – 1

collaboratore negativo

È successo.
Ancora.

Uno dei tuoi collaboratori è improvvisamente (ma forse non così all’improvviso),
diventato un problema.

Sempre di cattivo umore.
Rifiuta le buone idee. Mette in circolo quelle cattive.
Si lamenta costantemente del lavoro, di un collega o di ogni iniziativa.

Il collaboratore negativo vede solo nero

Mai positivo.
Solo negativo.

Questo atteggiamento dirompente e distruttivo (per qualsiasi dinamica di gruppo),
sta influenzando i tuoi collaboratori a restare concentrati e motivati sul lavoro.

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Un collaboratore negativo può intossicare un gruppo di lavoro più velocemente di quanto tu possa immaginare

Gestire il comportamento di un dipendente negativo può essere incredibilmente esasperante.

Potresti avere l’impulso di lasciarlo fare, sperare che la persona si dimetta oppure …

Sperare che la situazione si risolva da sola. Non succederà!

Spesso,
gli altri membri del team – non essendo a loro agio nella gestione di negatività o conflitti – si rivolgono a te (il manager/leader/capo) per risolvere la questione.

Se stai pensando di evitare e sviare questo compito,
sappi che il resto del team resterà deluso dal fatto che accetti questa situazione improduttiva.

Il tuo approccio migliore è quello di evitare che la negatività si “espandi” a tutto il tuo luogo di lavoro.

Ecco 11 passaggi che puoi adottare per gestire il collaboratore negativo:

1. Comportamento negativo. È un periodo storto o la sua vera natura?

Di tanto in tanto tutti passiamo un periodo sfavorevole.

Se un tuo collaboratore sta attraversando un momento difficile,
la strategia migliore è quella di essere di supporto.

Ma se i giorni difficili sono tanti, non aspettare che la crisi si “allarghi” a tutto il team.
Un atteggiamento negativo può diffondersi e continuerà a farlo.
A meno che tu non lo fermi.

È tempo di una conversazione seria!

2. Chiediti: i dipendenti negativi sono un’eccezione?

Se non fosse così, forse il problema è più grande.
Un modello di negatività può “guidare” la tua organizzazione.

Gli atteggiamenti sono contagiosi.
È tempo di parlare con le persone-chiave e assicurarti che stiano dando l’esempio giusto.

Potrebbero inavvertitamente inviare messaggi sbagliati.
Controversi.
Negativi.

3. Verifica i tuoi pregiudizi

Prima di formulare qualsiasi tipo di ipotesi,
prenditi un po’ di tempo per riflettere su chi sia questa persona.
Veramente.

Controlla i tuoi pregiudizi.

Chiediti:
È negativo quello che sta dicendo oppure il modo in cui lo espone?
È davvero un dipendente distruttivo?
Potrebbe essere solo un problema di comunicazione?
Forse agisce in questo modo perché nessuno ha detto che non può?

4. Non ingigantire il problema

Come team leader,
sei responsabile di non aumentare l’atmosfera negativa.

Certo,
il tuo dipendente può essere davvero frustrante e provocarti bruciori di stomaco, ma non devi abbassarti al suo livello.

Evita di puntare il dito, diventare a tua volta negativo o sparlare male con il team ” … ma è davvero una persona distruttiva! ”

Gli altri membri del team si chiederanno se pensi e dici le stesse cose anche di loro.
Questo è un modo rapido per perdere la fiducia di tutta la squadra.

5. Iniziare la conversazione

Ora,
la parte difficile. La leadership non è facile!

Sedersi per parlare del comportamento e dare feedback.

Come la maggioranza dei dirigenti – anche tu – non hai avuto molta formazione e pratica nel trattare con persone difficili, quindi la situazione è scomoda.
Per entrambe le parti.

Valuta il livello di soddisfazione professionale del tuo collaboratore.

Poni semplici domande a risposta aperta:
Come ti senti a lavorare qui?
Le tue aspettative sono state soddisfatte?
In quali circostanze ti senti felice al lavoro?
Quali aspetti del tuo lavoro trovi più frustrante / più eccitante in questo momento?”
Dimmi di più …

Devi essere diretto ma non conflittuale.
Esprimi chiaramente le tue preoccupazioni in modo che non ci sia ambiguità.

Foto di Christian Supik (Fotografie) + Manuela Pleier (Design) da Pixabay


7 compiti che dovresti rimandare se hai una giornata storta sul lavoro -2

giornata storta sul lavoro

5. Rispondere a una mail incazzosa

Se il tuo collega, capo o cliente si sono lasciati sopraffare dalle emozioni, non ripetere lo stesso errore.
Prendi tempo.
Ti aiuterà a evitare una reazione istintiva.

Uno dei vantaggi del mailing è che non devi per forza rispondere immediatamente.

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Sfrutta tutto il tempo che hai a disposizione. Lascia un po’ sbollire e potrai rispondere in modo professionale.

Nel caso che urge risposta, senti troppo la tensione oppure l’altro è in attesa, di sicuro hai almeno 5 minuti disponibili. Alzati, raffredda la mente, fai due passi fuori dall’ufficio,

Non è che (forse) stai travisando o esagerando il tutto?
Resisti alla tentazione di saltare subito alle conclusioni.

6. Trovare una soluzione

Trovare la soluzione giusta richiede apertura mentale, ricettività e creatività.
Dove le vai a prendere in una giornata storta sul lavoro?
In questi momenti è impensabile.

Quando non siamo in vena …
è come se avessimo davanti agli occhi un velo che non ci lascia vedere,
e spesso nemmeno pensare.

Per trovare la soluzione migliore,
è necessario mettere una distanza (una sorta di cuscinetto) tra noi e il problema,
guardarlo da un altro punto di vista, in un modo diverso da quello cui siamo abituati.

Anche se non trovi la soluzione perfetta,
di sicuro scoprirai molte opzioni in grado di risolvere il problema in un modo adeguato.

7. Prendere una decisione – completare un incarico

Qualcuno sta aspettando che tu decida il budget mensile?
Devi completare entro sera questo compito così importante?
Come puoi fare questo tipo di scelta proprio oggi?

Sei convinto che non ce la farai,
e presumibilmente con un risultato poco lusinghiero nelle mani.

Ancora una volta,
quando qualcosa non è urgente,
è strategico (da parte tua) spostare la scadenza in modo da prendere la decisione migliore.

Se hai bisogno di rinviare la scadenza,
fai sapere (a chi è in attesa) che sei-sul-pezzo e che riuscirai in quel giorno specifico a soddisfare le aspettative di tutti.

Se reputi che questo incarico non entrerà nella tua hall of fame professionale,
ricorda che in futuro avrai molte altre opportunità per riscattarti e creare qualcosa di grande.

Concediti il diritto di sentirti giù – almeno per oggi

Una giornata storta sul lavoro è un naturale (e breve) momento di avvilimento.
Non devi prenderlo come un segnale di debolezza.

Le energie in questi momenti storti, sono risorse vitali.
Impara a staccare la spina e gestire tutte le tue risorse mentali e fisiche.

Anche se è naturale voler sfuggire alla negatività del momento,
i momenti di rabbia, tristezza, sfiducia, paura,
o di sentimenti negativi fanno parte della nostra vita quotidiana.

È inutile ripetersi l’imperativo (tanto di moda) di essere UP a tutti i costi …
positivi, brillanti, e felici e che …
esiste sempre un lato positivo.

Una giornata storta sul lavoro .. va vissuta per quello che è

Semplicemente.

Mostrarsi diversi …
assecondare le attese e le aspettative degli altri
reprimere continuamente il proprio stato d’animo … voler essere sempre al Top …
ci fa disperdere energie preziose e causa maggiore infelicità e malessere.

Foto di Daniel Nebreda da Pixabay


7 compiti che dovresti rimandare se hai una giornata storta al lavoro -1

giornata storta al lavoro

Ti sei svegliato con un inizio di emicrania, hai versato caffè dappertutto,
la chiave gira a vuoto nella toppa della porta, come fai a chiudere adesso?
stai per urlare per la frustrazione,
e sono solo le 6.45 di mattina …

per qualche strano motivo ti sei svegliato con il piede sbagliato,
e tutto intorno sembra più pesante e difficile del solito.

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Alcuni giorni sono semplicemente peggiori di altri. Siamo sopraffatti, sfiduciati, ansiosi.
Non ci sentiamo “abbastanza”.
Ci sentiamo piccoli, “non abbastanza” per niente e nessuno.

Sai di cosa sto parlando…

Quando hai una giornata storta al lavoro,
probabilmente non dovresti prendere grandi decisioni o cimentarti in compiti importanti,
perché potresti facilmente peggiorare la situazione.

Certo,
rimandare, posticipare, annullare … non sempre sono opzioni realizzabili!

Mettiamola così …
ecco 7 compiti che dovresti rimandare (se ne hai la possibilità) se ti accorgi di avere una giornata storta al lavoro:

1. Soffermarsi su numeri sensibili

Ecco come farsi male!

Se non è improrogabile …
non soffermare la tua attenzione su “numeri sensibili” (incassi, rendiconto, budget, previsioni, etc.) che sono generatori di stress e pensieri negativi, capaci di farti vivere costantemente in uno stato d’allerta e crearti costantemente un’ansia di fondo.

Stabilisci un appuntamento fisso con i “numeri” e le tue preoccupazioni: una mezz’ora può bastare per riflettere e dar libero sfogo ai tuoi pensieri.

Quando non è strettamente necessario,
non soffermarti inutilmente a rimuginare sulle cifre e non saturarti d’informazioni inutili.
Ti basterà raccogliere solo i dati strettamente necessari.

2. Avere una conversazione difficile

Quanta voglia hai di discutere (proprio oggi) con il tuo collaboratore o il collega?
Poca di sicuro,
non ho dubbi!

E sicuramente stai sperando che per qualche motivo l’appuntamento salti.

Se sei già di cattivo umore,
diventa praticamente impossibile contenere la rabbia o il risentimento e avvicinarti a quella conversazione in modo appropriato.

Se puoi spostarlo … fallo!
È nel tuo interesse rimandare l’incontro in modo da essere più preparato sia mentalmente sia emotivamente.

Prova con qualcosa tipo:
“… so che abbiamo a calendario un incontro per discutere di …. Oggi per me è stata una giornata frenetica e voglio darti la mia piena attenzione e il miglior feedback. Potremmo fissare l’appuntamento per (data …) per affrontarlo al meglio?”.

3. Fare una telefonata importante

Un cliente aspetta la tua telefonata per discutere il prossimo rinnovo,
il tuo collega è in attesa di proporti alcuni cambiamenti a quel progetto così importante.

Se non è urgente, rimanda la telefonata,
in modo di avere una conversazione più produttiva in seguito.

Non devi cancellare l’appuntamento telefonico,
ma spiegare che sei molto occupato (anche se non è vero) e che preferisci spostare il colloquio in un altro momento.

4. Chiedere spiegazioni è pericoloso se sei nel pieno di una giornata storta al lavoro

 

Hai ricevuto un feedback del capo che ti ha spiazzato, ferito, messo al tappeto,
che ti ha fatto male.

Ti senti attaccato, arrabbiato, sbagliato …
e sottovalutato.

Inizi a digitare la tua mail di dimissioni.
Prima di premere invio, però ti fermi per riflettere (meglio così).
Pretendi ulteriori spiegazioni.
Chiarimenti.

Non sempre è possibile migliorare le cose,
ma è sempre possibile peggiorarle.

Se sei nel pieno di una giornata storta al lavoro … taci!
Non muoverti.

Rischi solo di infilarti in una spirale di atteggiamenti rancorosi e contestatori che possono portarti a pericolosi portamenti sabotatori.

Foto di Daniel Nebreda da Pixabay

“And the winner is ..” 6 spunti per reagire quando quello promosso non sei tu – 2

promozione sul lavoro

4. Prendi questa mancata promozione sul lavoro come un’opportunità per conoscere te stesso

Ora che hai (quasi tutte) le risposte è il momento di confrontarti con … te stesso!

Credi ancora di meritare la promozione sul lavoro?
Hai dato qualche motivo per non essere meritevole?

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Sei stato in malattia, hai accumulato ritardi, non hai rispettato le scadenze?
Dai l’impressione di essere annoiato o disattento?
C’era qualcosa che avresti potuto fare (con più impegno da parte tua), oppure tutti i fattori-chiave erano completamente fuori dal tuo controllo?

Se non è possibile ottenere una risposta diretta (o è meglio non svegliare malumori assopiti) cerca una persona fidata e competente che possa darti consigli pertinenti.

Otterrai un’idea delle aree in cui migliorare, una prospettiva esterna per sapere se hai –davvero- le competenze e l’esperienza giusta per quel tipo di lavoro.

5. Decidi la tua prossima mossa

Una bocciatura non è la fine del mondo.

In un primo momento,
puoi sentirti bocciato, silurato, sfiduciato ma imparando a rimanere resiliente puoi trasformare in positivo questa battuta d’arresto.

Inizia a pensare la tua prossima mossa professionale e stabilisci un intervallo per provarci nuovamente.

Se ti sembra di essere stato manipolato o sfruttato,
potresti pensare di rispolverare il tuo CV e cercare un’altra azienda.

È importante avere un piano alternativo,
nel caso ti fosse negata per una seconda volta.

Mantieni la tua rete sociale aperta e attiva in modo di cogliere la prossima opportunità,
sia all’interno sia all’esterno della tua organizzazione.

6. Non trasformare la bocciatura in un’esperienza devastante

Riconoscila per quello che è … una (grande) delusione.

Piuttosto che considerare l’esperienza come orribile, inquadrarla come un’opportunità per imparare e crescere.

Spesso le persone di successo parlano delle loro battute d’arresto come grandi momenti d’introspezione e di consapevolezza.

Mantieni la prospettiva.
Prova a vedere la bocciatura da una diversa angolazione.

Forse c’erano -davvero- buone ragioni per cui non hai ottenuto il lavoro.
Probabilmente eri appagato, poco determinato.

Ora hai l’impeto giusto per concentrarti di più, migliorare le tue capacità e raccogliere nuove opportunità.

Le promozioni passano, la passione resta

Il web è pieno di richiami e citazioni sul vivere la vita, perseguendo le nostre passioni e seguire i nostri sogni.

Ci sarà ben un motivo!

Le persone che raggiungono traguardi importanti, quelle che arrivano in alto, siano sportivi, musicisti, chef, stilisti o imprenditori sono spronate dalla vocazione, sono persone che fanno (davvero) quello che amano.

Quando si ama ciò che si sta facendo,
ci si sente euforici, eccitati, desiderosi di creare, pieni di energia,
si ottiene maggiore successo.

Chiediti cosa vuoi veramente ..

Alcune persone si fissano eccessivamente sulla carriera perché vogliono mettersi alla prova,
altri per rivincita personale o sociale, chi per raggiungere uno status,
altri ancora non sanno neppure perché la ambiscano!

Se sei stato bocciato, chiediti se la volevi davvero questa promozione sul lavoro.
Cosa ti interessa di più in una carriera professionale: il rispetto, il titolo, i soldi.

Ci possono essere altri modi per ottenere le stesse cose,
anche senza la promozione.

Quello che più conta è il tuo atteggiamento e le tue convinzioni

Se rinunci quando fallisci,
non imparerai mai nulla.

Se guardi al fallimento come un’opportunità, come l’inizio di un nuovo viaggio, scoprirai che l’esperienza ti aiuterà e la prossima volta che farai la stessa cosa, la farai molto meglio.

Ma se non provi ancora, non lo saprai mai.
Rinunciare per paura di fallire ancora … è il fallimento più amaro!

Foto di Anemone123 da Pixabay

“And the winner is ..” 6 spunti per reagire quando quello promosso non sei tu – 1

promozione al lavoro

“Talvolta una piccola disavventura è l’origine di una grande carriera:
vi sono individui che su un torto subito hanno edificato la loro fortuna.”

Mario Andrea Rigoni

Hai lavorato ogni weekend degli ultimi mesi.
Ti sei messo in gioco con progetti improbabili che nessuno voleva.
Hai dato fondo a tutte le energie per essere la persona giusta giusto al momento giusto … ma la promozione è andata a qualcun altro.

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Tutti pretendiamo che le promozioni premino solo le persone più talentuose, laboriose e meritevoli,
ma l’esperienza ci dice che non sempre così.
Anzi.

Non lasciare che questa battuta d’arresto faccia saltare tutto!

La tua prima reazione potrebbe essere quella di rispolverare il tuo CV, escogitando un piano per lasciare l’azienda appena possibile.

Ecco 6 modi di comportarsi quando quello promosso non sei tu:

1. Calma, calma e ancora … calma

È facile che tu prova delusione e frustrazione.
Rabbia.
Ci sta.

Non sempre è possibile migliorare le cose,
ma è sempre possibile peggiorarle.

Non agire in modo impulsivo, non aggravare il problema con uscite sprezzanti o comportamenti vendicativi.
Taci. Non muoverti.

Arrabbiarti e deprimerti rischiano di infilarti in una spirale di atteggiamenti rancorosi e contestatori che possono portarti a pericolosi portamenti sabotatori.
Altro che promozione al lavoro!

Aspetta di calmarti prima di fare qualsiasi cosa.

2. Reindirizza le tue emozioni negative

Una bocciatura -ancor di più se inaspettata- è un boccone difficile da digerire.

È perfettamente normale provare rabbia e scoraggiamento.

Vorresti inviare le tue dimissioni,
ma spero che prima valuti il grande sforzo che hai fatto per costruire la tua reputazione professionale.

E mi auguro che tu decida di tornare in ufficio lunedì prossimo- con una rinnovata energia e intensità, desideroso di non lasciare che questa battuta d’arresto distrugga completamente la tua fiducia e la tua crescita professionale.

Riprendi il tuo controllo emotivo, reindirizza i tuoi turbamenti negativi e trasforma quest’esperienza negativa in un’opportunità di apprendimento.

3. Richiedi risposte dirette

Dopo avere “scaricato” la tua frustrazione della mancata promozione al lavoro e rinunciato all’idea di lasciare l’azienda,
è il momento di scoprire “cosa è successo”.

Hai bisogno di elementi concreti per troncare -il prima possibile- i probabili scenari che si intrecciano concitatamente (e pericolosamente) nella tua mente.

Meglio evitare confronti con i colleghi, iniziare la caccia agli indizi, la ricerca di segnali, evita di chiedere a tutti “Secondo te perché non hanno scelto me?”

La mossa migliore per scoprire perché non hai ricevuto la promozione è andare direttamente alla fonte:
le risorse umane, il titolare o il tuo capo/a.

Chiedi un appuntamento

Lo scopo di questo incontro non è quello di sbraitare e accusare la persona che ha ottenuto la promozione al lavoro.

Ne tantomeno le persone che sono state coinvolte nella decisione.
Puoi solo renderli difensivi e arrabbiati, giustificando così la loro decisione di non promuoverti.

Piuttosto prova a coinvolgere la persona in una conversazione professionale (sincera e produttiva) dove poter mostrare le tue ragioni e trovare la soluzione migliore.

Non stare sulla difensiva

Ascolta.
Non danneggiare l’incontro con uno scontro astioso.
Almeno non ancora.

Prepara i punti di discussione

Decidi cosa vuoi dire e come vuoi dirlo.
Inizia spiegando che la tua intenzione è di ottenere il meglio del tuo ruolo.

Prova a dire qualcosa del tipo “Come posso lavorare (insieme a voi) per essere sicuro di essere promosso in futuro?”

Presenta il problema in modo costruttivo e assertivo.
Resta ai fatti. Lascia da parte i tuoi giudizi personali.
Cerca di essere il più specifico possibile e porta esempi concreti.

Promozione al lavoro saltata? Inizia a lavorare su te stesso

Non c’è niente di sbagliato nel mostrare le tue emozioni …“Sono davvero amareggiato”.

Se sei stato “bocciato” perché non hai alcune competenze tecniche o abilità personali, è il momento di lavorare su te stesso attraverso una formazione individuale.

Non sono pochi –nella mia esperienza- i clienti che iniziano un percorso di coaching dopo una valutazione dell’azienda o un feedback da parte del capo/a o il titolare dell’azienda.

Foto di Anemone123 da Pixabay

Il rapporto con il capo: 13 spunti per lavorare a fianco di qualcuno che non ci piace

il rapporto con il capo

In un mondo del lavoro ideale,
i giorni trascorrono felici tra gesti amichevoli e sorrisi gentili.

Ma non è così.
A volte, i rapporti professionali non funzionano.

Rendersi conto che il rapporto con il capo -proprio- non funziona, non è cosa divertente né tanto meno rassicurante.

Tuttavia,
non è nemmeno la fine del mondo…

Il rapporto con il capo non funziona?

Calma!
Rifletti … anche se il tuo primo istinto potrebbe essere quello di cercare un nuovo lavoro o chiedere un trasferimento in un altro dipartimento.

A volte abbiamo il piacere di lavorare con persone che rispettiamo e che (a loro volta) ci rispettano.
Altre volte, lavoriamo con qualcuno che a malapena sopportiamo.

Alcuni boss sono stronzi perché è stato insegnato loro che dovevano esserlo.
Altri lo sono diventati, un po’ alla volta.

Il Mercato del Lavoro è-quello-che-è.

Non si può entrarne/uscirne ogni volta a piacimento, solo perché lavoriamo per qualcuno che non ci piace.

Ecco 13 cose da ricordare quando il rapporto con il capo proprio non funziona:

Anche le persone più sicure di sé (incluso il tuo capo) hanno paure, incertezze e dubbi.

Non aspettarti che cambi. Non aspettarti di cambiarlo.

Parla poco. Porta fatti. Soluzioni. Niente parla più forte delle azioni positive.

Non lamentarti del tuo capo con le persone che lo hanno assunto.

Le persone amano essere considerate esperte del settore (sicuramente anche il tuo capo).

Non ritardare decisioni e azioni dolorose … sperando che il problema sparisca da solo.

Evita “È un problema” e “Non posso”. La scelta delle parole la dice lunga su di te.

“Nessun capo terrà mai un impiegato che ha sempre ragione.” Arthur Bloch.

Preparati alle conseguenze di  uscite tipo “Il vecchio capo non faceva così” o “Prima le cose erano gestite meglio”.

Se il rapporto non funziona non prenderla personalmente. “Fatti scivolare” il tutto… poi trova una soluzione!

Controlla prima di inviare una mail al capo. Sempre!

Metti in conto che il tuo capo possa vedere qualcosa che a te è sfuggito.

Non è mai efficace usare un capo mediocre come scusa per fare un lavoro mediocre.

Foto di Jan Hoekstra da Pixabay

Nuovo progetto: coaching e team building … con approccio musicale!

ferrarelli corradi coach

Quando ho incontrato Stefano Corradi -musicista professionista- lo scorso anno,
ci siamo accorti di essere accomunati dallo stesso desiderio di creare qualcosa di nuovo.

Dopo l’incontro in quello che poi sarebbe diventato “il nostro ufficio di Saronno” (in verità il grill all’uscita di Saronno – ideale distanza-di mezzo tra me che vivo a Chiasso e lui a Milano Sud) abbiamo deciso di …

Convergere nella formazione il coaching e la musica. Nasce Ferrarelli Corradi Coach

La musica – da sempre – è considerata un valido strumento per gestire lo stress, veicolare energia, stimolare la mente a trovare nuove soluzioni, a ragionare in modo creativo.

Ferrarelli Corradi Coach è stato pensato come un mix efficace e coinvolgente di formazione, coaching e team building … musicale su tematiche quali leadership, comunicazione, assertività, spirito di squadra e accoglienza-clienti.

Desideriamo comunicare in modo semplice, aperto e diretto.
Proporre unicamente ciò che sappiamo fare, senza ricorrere a teorie astratte e fumose, inglesismi, linguaggi settoriali o slogan presi a prestito dal web.

Cosa proponiamo

Team building musicale

Far vivere alle persone, per alcune ore o una giornata, la possibilità di costruire modalità di lavoro, collaborazione e sinergia, fondamentali per la realizzazione di un gruppo musicale o un’orchestra, costituisce un’esperienza intensa e molto più efficace di tante parole…

Ascolto, esercizi con strumenti musicali, coro a cappella, canoni e altro …  sono attività che mettono in gioco intensamente le persone e le dinamiche relazionali di un team.

Retail coaching

Mix efficace di coaching e team building musicale per potenziare il servizio e l’accoglienza del personale di punti vendita, estetica, fitness, benessere, agenzie e concessionarie.

Una giornata di formazione suddivisa in:

  • Coaching di gruppo (foto) per apprendere come accogliere e servire con efficacia i clienti.
  • Team building musicale per creare un forte coinvolgimento, sprigionare energia positiva e dare vita a un grande potere aggregativo nel team di vendita.

ferrarelli corradi coach

Coaching One Day (per privati)

Una giornata di coaching … con approccio musicale. Ideale per potenziare la leadership e la comunicazione al lavoro.

Il programma è in fase di definizione.
Il calendario delle attività di coaching sarà pianificato a partire da gennaio 2020.

Le sedi dei corsi saranno Milano, Verbania, Como e Lugano.

Visita ferrarelli-corradi.coach