La motivazione del personale parte inevitabilmente .. dal team leader!

motivazione del personale

Foto di Angelo Esslinger da Pixabay

Motivazione del personale ? Se anche tu hai avuto, come tutti,
problemi di motivazione sai perfettamente che una pacca sulla spalla al tuo collaboratore,
accompagnata da frasi di circostanza prese-a-prestito-dal-web
… non sarà di grande aiuto!

Finto entusiasmo e sorrisi di circostanza raramente creano “brividi” motivazionali.

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E se anche funzionasse … quanto durerebbe?
Pochi giorni (forse) e ti ritrovi al punto di partenza.
L’ambiente torna passivo. Lentamente si perdono di vista gli obiettivi.

Allora ti chiedo …
come motivare le persone che lavorano con te in tempi così complessi?
Credi davvero che semplici frasi serviranno a scuotere le persone?
Scatenare una motivazione del personale senza fine?

Il Mercato del Lavoro sta cambiando

… anche in conseguenza della crisi che ci ha investito.
Deve cambiare anche il modo di approcciare il tuo lavoro e il tuo team.
Non puoi restare legato a comportamenti oramai sorpassati “Tu fai quello e tu fai quest’altro”.
È necessario coinvolgere le persone che lavorano con te.
Non concentrarti solo sui compiti da eseguire. Sui progetti da gestire.

Il tuo team è la chiave del tuo successo.
Infatti, quando i collaboratori sono demotivati o “molli” a farne le spese è il raggiungimento di un obiettivo,
l’esito di un progetto, il business o la (tua) carriera.
In pratica il conto lo paghi tu!
È tempo di diventare leader del tuo team!
E motivare i tuoi collaboratori.

La motivazione del personale passa inevitabilmente da te

La motivazione non “sgorga naturalmente”.
Non la puoi nemmeno delegare a un corso, un formatore o a un coach (pur bravo che sia!).
È a carico tuo!

Sei tu quello che per primo deve motivarsi, entusiasmarsi, ispirarsi, “allenarsi”.
Dopo, solo dopo, la puoi chiedere, anzi pretendere, dai tuoi collaboratori.
La motivazione del team parte da te.

Se avessi, come coach, l’obiettivo di motivare il tuo team mi concentrerei –subito e principalmente- su di te!

La titolare di tre centri estetici ben avviati che mi ha contattato per la motivazione del suo staff
dopo le prime “resistenze” e riluttanze, ha riconosciuto che in tema di motivazione è stata piuttosto passiva.

“Spettatrice” a volte anche indolente (tanto da ammettere che durante un mio corso in uno dei suoi centri estetici -pur essendo presente – non ascoltava, pensando che il tema motivazione del personale fosse di solo appannaggio del suo staff).

Ha anche riconosciuto di non avere alcuna idea sul come motivare i suoi dipendenti,
E di essersi (fino a quel momento) affidata solo a riconoscimenti economici.

Anche lei (come te, forse) si aspettava una trovata geniale, una formula magica, una scorciatoia.
Invece si è sentita dire che la prima che doveva darsi una mossa … era lei!

Mi spiace. Niente formule magiche!
E ti spiego perché …
Motivare il team è impegnativo.

La motivazione del personale è un impegno quotidiano

È un paziente “costruire” giorno per giorno.
Necessita di tutta la tua attenzione. Il tuo coinvolgimento.
Il tutto “condito” da un reale interesse verso le persone che lavorano con te.

Se pensi di spronare, coinvolgere e motivare con lo stesso impegno ed entusiasmo con cui vai alle riunioni condominiali serali … sprecheresti solo tempo ed energie preziose!

Motivare vuol dire disponibilità, dedizione e tempo da dedicare al tuo team

Se non hai tempo, sei stressato, sei stanco, hai altro cui pensare o in fondo non ti interessa …
la tua “capacità motivazionale” è pari a zero!
Se trovi difficile e faticoso tutto questo, hai ragione!

Siamo onesti. Non hai tempo. Scadenze imminenti.
Grane da risolvere. Il target da raggiungere.
Chi più ne ha più ne metta.


Devi però riconoscere che …
saper motivare è una competenza fondamentale per ogni persona responsabile di un team
(grande o piccolo che sia, poco importa).

Concentrati sulla motivazione del personale. La crescita motivazionale del tuo staff.
Crea uno spirito di squadra attraverso l’apprezzamento e il riconoscimento.
Un leader eccellente riesce a trovare anche (e soprattutto) il tempo per motivare.
Non solo per criticare.

Fai in modo che ogni tuo collaboratore sappia che lo consideri la chiave del tuo successo.

Valuta la tua “capacità” di motivazione del personale

Fermati un secondo e rispondi con onestà:
“Ti senti un modello per il tuo team?”
“Sai creare entusiasmo nel tuo staff?”
“Sei sempre motivante nel comportamento e nelle parole?”
“Parti con un bel “Buongiorno!” radioso e positivo già da prima mattina?”
“In altre parole, hai una personalità dinamica che coinvolge chi ti sta intorno?”

Solitamente quando chiedo se la persona si ritiene motivante nel comportamento e nelle parole …
con aria stupita (di chi sente per la prima volta questo tipo di domanda) mi risponde
“In che senso?” (hai in mente la faccia di Verdone).

È venuto il momento di risvegliare la tua motivazione.
La forza interna che stimola, regola e sostiene tutte le tue azioni.

Parti da te stesso .. se vuoi motivare il team

Frequentare un corso motivazionale (a prescindere dalla bravura e la competenza del coach),
non ti basterà a diventare un bravo motivatore.
Se non prendi prima coscienza che devi “scendere in campo” in prima persona.
Ci devi “mettere del tuo”.
Carica la tua energia.
Motivati al massimo … e con quell’energia trasmetti fiducia ed entusiasmo attorno a te.

Tutti se ne accorgeranno ben presto … qualcosa si sta muovendo … qualcosa di nuovo sta crescendo
il primo mattone è stato posato!
Se ti impegni in questo, farai grandi cose.
Credimi!

Come essere autorevole: la comunicazione non verbale per il successo – 2

come essere autorevole

6. “Prenditi lo spazio” … ecco come essere autorevole

“In tutte le specie animali,
la postura espansiva, aperta che occupa più spazio, è associata con potere e dominio”.
dice la psicologa americana Amy Cuddy.

Una buona postura crea una presenza dinamica.
Invia “attorno a te” un messaggio di sicurezza di sé, autorità ed energia.
Atteggiamento autorevole.

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Al contrario,
posture non pertinenti (chiuso su te stesso, spostare la testa e lo sguardo di lato,
postura molle o eccessivamente rilassata, ecc.) indicano scarsa fiducia e bassa autostima.

Sia in piedi, sia seduto, immagina una corda che ti sta tirando delicatamente la testa e la colonna vertebrale verso il soffitto.

Mantieni il peso uniformemente equilibrato. I piedi saldamente a terra.
Le braccia non incrociate. Le mani visibili e rilassate.

Quando hai una chiamata importante alzati dalla sedia.

Rende il suono della tua voce più autorevole.
Quando sei in piedi, respiri più pienamente. Stai “spingendo” più energia rispetto a quando sei seduto, rilassato in poltrona.

La voce è strettamente legata al corpo e alla fisicità.

7. Mostra il tuo “lato” piacevole

“Puoi mantenere un sorriso autentico solo per un po’,
dopodiché è solo denti.”
Chuck Palahniuk

Sorridere è uno dei più potenti segnali non verbali.
Toglie dal tuo viso quell’espressione crucciata e nervosa, che rende il tuo volto infastidito o arrabbiato.

Forse non rispecchia la realtà,
ma probabilmente non parleresti a una persona con quel tipo di espressione sul viso.
Assicurati che il tuo viso sia rilassato.

Questo non significa avere il sorriso stampato in viso tutto il tempo,
fare il “piacione” o ancora peggio mostrare un sorriso di circostanza.
Esibire un leggero sorriso sul viso per incoraggiare le persone a interagire con te.

Le persone sicure di sé sorridono perché sono felici.
Non hanno paura di mostrarlo.
Regala alle persone che incontri un sorriso sincero.


“Aggancia” gli occhi dell’altra persona, nota il colore dei suoi occhi e poi sorridi.
Attendi che sorrida di nuovo e poi “trattieni” il tuo sorriso per due secondi in più di lui/lei.

Sarai stupito dal legame che si crea.
Le persone non potranno non notare qualcosa di “diverso”.
Si ricorderanno sicuramente di te.

Sorridere è un segnale potente.
Sorridere (in modo genuino) invia l’idea “Che bello conoscerti‘”.
Trasmette “Si, sono sicuro di me”.

8. Utilizza una stretta di mano ferma ma delicata (??)

Siamo tutti molto attenti al modo in cui qualcuno ci stringe la mano.
Una stretta di mano molliccia farà perdere istantaneamente punti.

Se una persona ti sta dando la mano a “pesce morto”,
non premere troppo forte… STOP!

Stringere la mano è di fatto il saluto negli affari internazionali, nella politica e nella società.
Le sue origini risalgono a millenni.
Nel mezzo di una crisi globale della salute pubblica in cui centinaia di milioni di persone stanno evitando il contatto fisico per fermare la diffusione di Covid-19 la stretta di mano potrebbe scomparire.
E cosa potrebbe sostituirla?

Gli esperti concordano sul fatto che non è tanto la stretta di mano, ma piuttosto il messaggio di cooperazione e connessione che trasmette.
Nei primi giorni della pandemia, le persone si salutavano inchinandosi, toccandosi i piedi o il gomito.
Forse i saluti alternativi definiranno una nuova normalità per l’interazione sociale.
Vedremo … sta-di-fatto che la stretta di mano per il momento va in stand-by.

9. Come essere autorevole? Stabilisci un contatto visivo

Le persone hanno l’abitudine di distogliere lo sguardo, non appena incontrano gli occhi di una persona.
Mantieni il contatto visivo!


Guardare negli occhi gli altri comunica sicurezza, leadership, forza e intelligenza.
Soprattutto quando si parla di punti difficili o importanti.

Se qualcuno regge il tuo sguardo, sorridi.
Fai sentire alle persone la tua influenza positiva.

Non è necessario fissare continuamente e intensamente.
Ma tornare regolarmente con lo sguardo sulla persona.

Se hai difficoltà a guardare negli occhi o mantenere il contatto visivo, fissa il tuo sguardo tra gli occhi dell’altra persona (proprio esatto lì, tra le due sopracciglia).
Nessuno sarà in grado di dire dove effettivamente stai guardando.

Ricorda di sorridere quando mantieni il contatto visivo …
guardare in modo impassibile può essere molto inquietante.

I tuoi occhi dicono tutto.
La gente sente la fiducia in te, quando hai un buon contatto visivo.
Ecco come essere autorevole.

Come essere autorevoli: la comunicazione non verbale per il successo – 1

come essere autorevoli

Come essere autorevoli? Gli specialisti del settore dicono che niente come la postura può essere utile per fare una buona prima impressione.

Una postura dritta, un passo deciso e una schietta stretta di mano accompagnata da un bel sorriso sincero …fanno miracoli!

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Al contrario,
posture non pertinenti (chiuso in te stesso, con la testa e lo sguardo di lato, postura molle o eccessivamente rilassata, ecc..) indicano scarsa fiducia e bassa autostima.

Una buona postura crea una presenza dinamica.
Un atteggiamento di leadership.
Autorevolezza ed energia.

Come essere autorevoli? Ti serve po’ di autocontrollo e un pizzico di strategia

La cosiddetta comunicazione non verbale viene curata di rado,
eppure ha una grandissima importanza sull’efficacia della nostra comunicazione,
anche quando non parliamo.
Ci sono gesti,  posizioni e atteggiamenti che possono dire molto sulla nostra personalità,
così come delle nostre intenzioni e dei nostri giudizi.

Ecco 9 linguaggi del corpo che le persone di successo “usano” spesso,
e che dovresti adottare subito (anche tu) se vuoi apparire una persona sicura di te:

Usa un linguaggio del corpo adeguato

Il linguaggio del corpo è universale.
Ogni persona di qualsiasi nazionalità o cultura lo può capire.

È scientificamente dimostrato che un determinato linguaggio del corpo può aumentare il livello di fiducia.
E la fiducia è un elemento di enorme carisma.

Le persone ammirano la fiducia.
La maggior parte di noi lotta quotidianamente per “acquistarne” un po’.
Il tuo corpo segue la tua mente.
La mente può influenzare le tue espressioni facciali e il tuo linguaggio del corpo.
 

1. Stai diritto…

Per apparire più sicuro di te, raddrizzati.
Subito!

Tieni i piedi larghi all’altezza dei fianchi,
“stirati” verso l’alto il più possibile, immagina di essere tirato all’insù da una cordicella.
Conserva la “sensazione di altezza” ma rilassa le spalle, tirandole leggermente indietro.

Tira indietro le scapole e ”apri” il petto.
Tieni le spalle dritte, ma rilassate il più possibile, anche quando sei seduto.

Non appoggiarti (a una parete, alla porta, la scrivania, ecc.) perché significa passività e insicurezza.

2. … tieni dritta anche la testa

Tante ore davanti al computer rendono le spalle curve.
La postura influenza le percezioni e le prime impressioni.

Per apparire più sicuro di te, raddrizzati.
Tieni dritta l testa.
Non inclinarla di lato.

Alza il mento leggermente. Guarda dritto.
Smettila di guardare in basso, mentre cammini.

3. Usa le mani mentre parli

“Parla” anche con le mani.
Con movimenti lenti usa le mani per sottolineare i punti più importanti.
Per aggiungere passione.

Usa gesti espansivi, utilizzando tutta la lunghezza delle tue braccia.
Rendi la tua presenza molto più dinamica.
Professionale.
 

4. Come essere autorevoli? “Fronteggia” le persone

Se posizioni i piedi molto vicini (o incrociati) trasmetti generalmente incertezza,
mentre una posizione più ampia, indica sicurezza.

Adotta la tua posizione.
Tieni i piedi leggermente più larghi dei tuoi fianchi.

Quando parli con qualcuno, “apri” la tua posizione.
Evita le braccia conserte sul petto che “creano” una barriera tra te e le persone.
Trasmettono un atteggiamento negativo, difensivo o di chiusura.
Posiziona il tuo corpo in modo da essere aperto e “vulnerabile”.
Significa fiducia e incitamento.

“Punta” il tuo corpo verso la persona con cui stai parlando.
Se sei di lato, puoi trasmettere l’impressione di fuga, paura e sfiducia.
Di essere solo parzialmente coinvolto nella conversazione.

È un cambiamento sottile,
ma “rivolgere” il tuo corpo verso il tuo interlocutore farà la differenza.

Assumerai la posizione di potere.
Ti farà apparire più sicuro di te!

5. Rallenta

Quando siamo ansiosi,
o abbiamo un momento di disagio, può essere efficace parlare e muoversi più lentamente.

Anche se potrebbe sembrarti troppo lento, va bene così.
È solo questione d’abitudine.
Controlla la lunghezza dei tuoi passi.
Passi regolari e cadenzati,
piuttosto che passi veloci, frettolosi o frenetici. Ecco come essere autorevoli.

Non aver fretta. Ricordati di mantenere la postura del corpo allineato.

Questo incedere lento,
questa serie ordinata e lineare di movimenti ti farà apparire subito più sicuro e fiducioso.

La forza mentale. 12 domande per capire quanto sei forte – 2

la forza mentale.

6. Incolpi gli altri per la tua mancanza di affermazione?

Incolpare gli altri è sicuramente una debolezza.

Accusare gli altri è più facile perché ci sentiamo meno responsabili.
Proteggiamo il nostro ego e la nostra autostima.
Dare la colpa agli altri è una comoda stampella utile per deviare la colpa da noi stessi.

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Alcune persone sentono che la loro carriera non è mai decollata.
Si guardano indietro e vedono fallimenti causati da circostanze esterne (il capo menefreghista, il collega falso, l’azienda traditrice, il Mercato fluttuante, ecc.).

Ritengono che manager e azienda abbiano approfittato di loro.
Della loro sensibilità e disponibilità.
Nessuna assunzione di responsabilità delle proprie azioni.

In verità,
tu sei l’unico che può portare il successo nella tua vita.
Devi essere forte mentalmente per accettare la responsabilità per le circostanze della tua vita.

7. Le tue azioni seguono le tue parole? Fai quanto dici? Valuta onestamente la forza mentale.

Sembravi promettere bene quando avevi detto, anzi proclamato,
che da lunedì avresti ricominciato ad andare in palestra almeno 3 volte la settimana
(approfittando del turno pomeridiano).

Poi ti hanno visto in quel bar del centro fino alle 02.00.
E non ti hanno visto in palestra.
Peccato!

Le parole hanno un grande potere.
Prima di parlare, verifica le tue intenzioni.
La tua volontà. La tua tenacia.

Siamo in tanti (troppi) a non mantenere le promesse.
Siamo troppo “avvolti” da noi stessi.
Perché ci rendiamo conto che è (semplicemente) troppo dannatamente difficile.
 

8. Hai paura del confronto con gli altri?

Vedi tutti più bravi e più capaci di te?
Tendi a perfezionarti in continuazione?
Continui ad allenarti fino al momento in cui ti sentirai finalmente pronto?

Tutti facciamo paragoni e confronti perché temiamo di non essere “abbastanza”.
Il confronto però è sempre eccessivo (e demotivante).
Ognuno è meglio e peggio di altri su un numero illimitato di scale di valori.

Confrontarsi con gli altri può essere molto frustrante.
È il biglietto per il malcontento.
Il metodo infallibile per annegare nel rancore (anche se fuori splende il sole).

Se pensi che tutti intorno a te siano in qualche modo migliori. Hai ragione.
In effetti qualcuno lo è!

La verità è che siamo profondamente focalizzati sui nostri limiti e fallimenti,
raramente vediamo quelli degli altri.

9. Riesci ad accettare la realtà?

Quando le cose non vanno come ti aspetti ti chiudi in un guscio? Senza agire, senza reagire?
Adattandoti a vivere la vita che non ti piace?
Senza muovere un dito per cambiarla?
Quando si nega la realtà e non la si accetta,
il cambiamento non avviene.

Avvertiamo emozioni negative e ci arrendiamo,
credendo di non poter migliorare la nostra vita.
E tutto diventa … grigiore, dolore e tristezza.

Accettare la realtà, per quanto dolorosa possa essere al momento, è l’unico modo per consentire il cambiamento.
Accettare la realtà è dimostrazione di forza mentale.

10. Sei terrorizzato di fallire (un’altra volta)?

Le persone di successo (quelle che più ammiri) hanno sperimentato che non importa quante volte si cade,
ma quante volte ci si rialza.
Più forti di prima.

Il fallimento è un’opportunità per crescere.
Imparare, fare un progresso e correggere la direzione.

Gli errori ci insegnano cosa non ha funzionato. Cosa dovremo fare di diverso la prossima volta.
Se non fallisci non puoi imparare, evolvere e crescere.
Se non fallisci non puoi superare la tua mancanza di forza mentale.

Quando hai così tanta paura di fallire, difficilmente le tue azioni diventeranno incisive.

11. Valuta la forza mentale. Ti fai corrodere dai dubbi?

Il dubbio è il killer numero uno di una mentalità fiduciosa.
Quando dilaga incontrollato, danneggia la mentalità e sgretola le prestazioni.
Troppo spesso tendiamo ad aggrapparci ai dubbi.

Iniziamo a dubitare ancor prima di iniziare qualcosa.
Qualsiasi cosa.

È fondamentale diventare consapevole dell’influenza negativa che il dubbio può avere su di te.
Contrastare i dubbi con pensieri positivi (o per lo meno realistici).

12. Getti la spugna (troppo) facilmente?

È facile smettere.
Gettare la spugna.
Ogni giorno hai la possibilità di cedere alla tentazione di mollare.

Questo è senza dubbio uno dei tratti più evidenti della mancanza di forza mentale.
Una persona forte (invece) non rinuncia mai.
Almeno non così troppo facilmente.
Tutti desiderano la pillolina magica.
Invece nulla di speciale, niente di straordinario avviene in una notte.

Devi lavorare sodo per vedere aumentare la forza mentale.

Quelle poche persone che lo fanno (quelle di successo) non si aspettano risultati immediati.
Non pensano che il successo arriverà “rapido”,
“facile”, in una notte.
Sanno che occorrono tempo e fatica.
Indipendentemente da quanto difficile possa essere,
devi sempre lottare per i tuoi obiettivi.

Allenati con piccole vittorie.
Decidi di completare qualcosa, al meglio delle tue capacità.
Non importa se sei stanco, sfiduciato, avvilito o debole.
Se dentro di te hai deciso che non mollerai.
Non lo farai!

La forza mentale: 12 domande per capire quanto sei forte – 1

la forza mentale

Foto di Scott Webb da Pixabay

Alcune persone raggiungono i loro obiettivi,
sono volitive e determinate.

Altre si lamentano costantemente e trovano sempre scuse per non alzare un dito.
Preferiscono piangersi addosso.
Sentirsi vittima.

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La forza mentale è essenziale per affrontare una situazione difficoltosa, un momento complesso,
un collega o un capo ostico, un lavoro che non ci piace o una relazione che ci ruba solo energia.
Raggiungere gli obiettivi, rompere gli schemi, prendere una nuova direzione non è facile.
Ci vuole tempo.
Fatica. Costanza.

Qualunque sia la sfida, dobbiamo tirare fuori grinta, carattere e determinazione.
Anche al tuo livello (grande o piccolo che sia, davvero poco importa).
Ecco 12 domande per capire quanto devi ancora lavorare sulla tua forza mentale:

1. La routine ti dà un senso di sicurezza e di protezione?

Difficilmente fai un passo fuori dal conosciuto? Dalla certezza?
Dalla tua zona di comfort?
Il lavoro attuale non è così stimolante ma almeno, conosci già tutto-e-tutti e non è così stressante?
E se poi non vai d’accordo con il nuovo capo o i nuovi colleghi?
Perché lasciare la tua confortevole routine familiare?
Sai che casini! Ma chi te lo fa fare …

Le persone che hanno sviluppato la forza mentale non hanno paura del cambiamento.

Sono flessibili e mantengono sempre una mente aperta, accogliendo tutto.
Compreso il cambiamento.
Quello che conta (veramente) è il modo in cui lo affronti.

La persona mentalmente forte ha consapevolizzato che il cambiamento è inevitabile.
L’indugio e la pigrizia sono segni certi di mancanza di forza mentale.
Tutti noi abbiamo momenti dove non vogliamo fare nulla.
E’ normale, ma quando quest’indole diventa svogliatezza, indolenza, pigrizia allora bisogna intervenire.

Le persone di successo non permetteranno (mai) all’indolenza di prendere il controllo delle loro vite.
Irrobustisci il tuo pensiero.
Impara a superare le debolezze.

2. Tendi spesso “a fare la vittima”?

Cerchi di convincere gli altri che porti il peso del mondo sulle spalle?
Che la vita con te è stata (particolarmente) spietata e crudele?

Vedi dovunque segnali (anche divini), che ti stanno dicendo di smetterla,
che sei ancora in tempo per fermarti.
Tutto attorno sembra ideato per sabotare e distruggere sul nascere i tuoi sforzi?

Devi lavorare ancora sodo sulla tua forza mentale

Così è facile.
È la scusa giusta per non iniziare alcun progetto.
È la tecnica perfetta per non raggiungere mai alcun traguardo.
Il metodo sicuro per non fare mai errori.

Un evento sfortunato non è la fine del mondo. Si può superare.
Serve a poco … mugolare e diffondere negatività intorno.

Le persone forti emotivamente sanno che la vita è un’alternanza di cose positive e negative.
Incontrano (anche loro come tutti) problemi nella vita.
Si assumono la responsabilità delle proprie azioni.

Si impegnano al massimo nella ricerca di soluzioni.
Raramente li sentirai lamentarsi e compiangersi.

3. Ti avveleni una bella giornata di sole per una critica o una battuta?

Metti il broncio alla minima osservazione?
Hai difficoltà a sorridere dei tuoi difetti?
Ti manca spirito di autocritica?

Se ti avveleni la giornata per un nonnulla, ti prendi sempre troppo sul serio,
ti innervosisce non appena ricevi una critica e metti il muso al primo dissenso (e lo tiene anche dei giorni)… devi lavorare sulla tua forza mentale.

Non riesci ad affrontare nulla e basta una piccola cosa per sprofondare.
Ci vuole tempo per riprenderti, ma non ti riprendi mai perché i rapporti nel frattempo sono “lievitati” e peggiorati.
È difficile,
quando sei così suscettibile a continui sbalzi emotivi.
È necessario lavorare sul controllo delle tue emozioni.

4. Valuta la tua forza mentale. Quanta fatica fai a dire NO?

Dire NO non è facile e mai piacevole.
Dire SI (senza essere convinto) è anche molto,
ma molto peggio.

Se cerchi di evitare i conflitti, spesso non fai altro che gonfiarli e peggiorarli.
Evita di dire “SI” per amicizia, timore o per mantenere pace e tranquillità,
rischi di perdere la fiducia degli altri.

Metti dei paletti o dei limiti da rispettare.
Le persone capiranno che possono facilmente approfittare della tua disponibilità
(e lo faranno).

A lungo andare diventa frustrante, castrante,
perdi autostima e motivazione.

Saper dire “NO” è un’abilità fondamentale se vuoi avere il pieno controllo della tua vita.

5. Ti accontenti anche se non sei contento? Quanto lotti per migliorarti?

Ti accontenti di stare con qualcuno solo per non stare da solo?
Il lavoro non è quello che vuoi ma quanto è dura cambiare?

Vorresti di meglio ma (oramai) hai familiarizzato con la mediocrità.
Sei entrato in intimità con la mediocrità.
Ti sei fatto amica la limitatezza.
La coccoli, la assecondi.

La forza mentale: ti accontenti di una vita “mediocre”?

Anche se hai capacità.
Competenza. E puoi meritare di più.
Non lotti.
Non lotti abbastanza.
Vai a letto tranquillo. Comodo. In comfort.

Almeno non lamentarti.
Come puoi lamentarti di scelte che in fondo sono tue?

Come gestire il pessimista sul lavoro .. in tempi già difficili

pessimista

Foto di Pexels da Pixabay

Negativo. Lamentoso.
Disfattista.
Catastrofico.

Prospettagli un progetto straordinario e insisterà che il Mercato non è pronto
e i finanziamenti non arriveranno mai.
Trova difetti e lamentele anche in una bella giornata di primavera,
in una festa di compleanno.

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Puoi immaginare in questo periodo di emergenza (o post emergenza) da Covid19?

Il pessimista cronico non è consapevole del suo comportamento.
Crede di essere realistico ma in realtà non lo è.

Non riesce guardare il problema da diverse angolazioni.
Non vede il fallimento come un’opportunità di apprendimento.
Annega appena si alza la pressione.

Il pessimista-catastrofico poi ha un potere unico: anche se lo ignori, ha la capacità di opprimere (anche in buona fede) tutto l’ambiente.
Riesce lo stesso a innervosirti solo con la sua presenza, anche a metri di distanza.
Se non è potere questo!

Devi evitare di diventare “l’obiettivo” del pessimista

Evitare di spendere la tua energia nel contenere i suoi pensieri negativi.
Il pessimista è il lato oscuro.
Può farti sentire pieno di risentimento quanto un ottimista illuminerà il tuo umore.

Cosa fare con una persona negativa?
Se è uno che conosci appena, un collega di un altro dipartimento puoi sempre tacere, evitare, snobbare, scansare …
ma se la persona in questione è il collega di scrivania?
Il tuo collaboratore? Il tuo capo? Il cliente importante?
La tua più cara amica?
Il tuo partner?

Potresti cercare di farle capire che la loro vita non è affatto male.
Che sono “padroni” di come percepiscono le cose.
Aiutarli a uscire dal loro guscio di “vittima”.
Basterà? Uhm...
 

 

Un certo grado di pessimismo può essere una buona cosa

Ti aiuta a vedere le aree di potenziale pericolo. Rischio.
E quando puoi vedere il pericolo, puoi prendere provvedimenti per affrontarlo.

Ad un certo grado la persona pessimista può (se efficacemente “indirizzata e gestita”) diventare efficace per la tua causa in quanto fonte inesauribile di “avviso di pericolo”.

Piuttosto che farti venire il bruciore di stomaco o scendere al suo livello, usa queste frasi come linee-guida per “neutralizzare e reindirizzare” il suo pensiero pessimista:

“Hai bisogno di un consiglio?”
“Hai bisogno di sfogarti?”
“Sembri sconvolto. È quello che stavi cercando di trasmettere?”

 

“Cosa ti ha portato a questa conclusione?”
“Puoi mostrarmi la tua prova?”
“Puoi riformularlo in modo positivo?”
“Forse è così, ma ecco la buona / alternativa che vedo.”

 

“Posso spiegare perché non sono d’accordo con te?”
“Hai considerato …?”
“Ti ringrazio. Preferisco concentrarmi su …”
“Hai fatto un buon punto, ma se noi x, allora y.”

 


 

“Quale obiettivo vuoi raggiungere?”
“Hai identificato un problema valido. Facciamo un brainstorming su come risolverlo.”
“Quando continui a sottolineare il negativo, perdiamo l’entusiasmo di cui abbiamo bisogno per essere veramente creativi e produttivi. Mi hai mostrato X … credo che tu possa Y.”

 

“Ti sarei grato se potessi darmi delle alternative.”
“Cosa ci serve per risolverlo/andare avanti?”
“Mi aiuterebbe molto se tu …”
“Come posso aiutarti ad andare oltre x?”

 

“Grazie per aver condiviso i tuoi pensieri. Ora andiamo …”
“Possiamo avere una seconda opinione al riguardo da Marco/ufficio vendita?”
“Cosa faresti invece?”
“Posso capire perché lo pensi/provi così. Qual è il tuo prossimo passo?”
“Cosa ha funzionato in passato per questo tipo di problema?”

 

“Cerchiamo una soluzione insieme.”
“Possiamo affrontarlo da una prospettiva diversa?”
“Come possiamo migliorare insieme questo?”

 

Chiedi al pessimista di spiegarsi

Riposiziona le sue affermazioni negative. Falle seguire da un “MA” per ruotarle verso il positivo.

Cerca di concentrarti sulla tua autostima. Non farti influenzare.
Più credi in te stesso, più sei ottimista.

Delusione professionale? Non rinunciare ai tuoi sogni.. mettili in stand by

delusione professionale

Foto di Pexels da Pixabay

Delusione professionale? Capita. Anche spesso …
Lanci il tuo progetto… finalmente! Ti è costato impegno, sacrificio…
Investimento di energie, tempo e …soldi. Tanti.
Poi capita qualcosa di inaspettato.

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Imprevedibile …che spazza tutto in un attimo…si squagli come neve-al-sole.
E ti lascia basito…inebetito. “Trombato” dalla vita.
Lasciandoti briciole di desideri e frammenti di grandi visioni.
Capita.

Se ti è successo sai cosa intendo!

Continuare a sperare quando l’obiettivo si allontana,
sognare nonostante le speranze disattese è tutt’altro che facile.
Ansia e delusione prendono il sopravvento.
Tutte le certezze crollano.

Spesso non arriviamo ai nostri traguardi seguendo un percorso uniforme.
La strada non è lineare.

Spesso,
per arrivare all’obiettivo siamo costretti ad allungare la via.
Ciascuno di noi prende traiettorie professionali differenti

“Ognuno col suo viaggio
Ognuno diverso.
E ognuno in fondo perso
Dentro i fatti suoi”

per dirla alla Vasco!

Non c’è un modo giusto e uno sbagliato!

Ognuno arriva con il suo “passo”.
Ci sono forze esterne che spesso interferiscono con la nostra ideale traiettoria lineare.

Infatti,
spesso incappiamo in cambiamenti di carriera.
Battute d’arresto e momenti d’involuzione che ci mandano al tappeto.
Ci fanno a pezzi, demolendo la nostra autostima.
Le nostre certezze.

L’importa è COME affronti gli ostacoli.
Come superi la delusione professionale.

Sulla tua strada troverai ostacoli inaspettati e improvvisi, alcuni facilmente superabili e altri che ti porteranno lacrime (e bruciori di stomaco).

Di volta in volta scoprirai che, ciò che conta non è la natura degli ostacoli, ma piuttosto come ti approcci,
come reagisci e cosa impari.

Gli ostacoli, gli errori ti aiutano a “correggere il tiro”. Insegnano cosa non funziona.
Cosa fare di diverso la prossima volta.
Se hai sbagliato, se hai fallito, aspetta …

non mollare, provaci ancora!

Prenditi una pausa, ricarica le pile e continua. Riprova ancora!
Più provi a fare qualcosa, prima arriverai “a farlo bene”.

I fallimenti sono (davvero) i gradini per avere successo professionale.
Non essere paralizzato dai tuoi tracolli.
La vita è imprevedibile.


Pensa che anche Google è incappato in diversi progetti falliti.
Nel corso della sua attività Google ha avviato e chiuso ben 44 servizi.
Non pochi vero?

Qualcuno li ha riuniti in una pagina (puoi anche leggere le motivazioni legate alla chiusura di ogni singolo progetto)

Se capita anche al “grande” Google, figuriamoci a noi!

Quello che è importante è sviluppare un atteggiamento che abbracci il cambiamento.
Trasformando il fallimento in opportunità di apprendimento.
La delusione professionale in un processo di crescita.
Dai! Riprendi il tuo cammino!

Colloquio di lavoro telefonico: come essere autorevole solo con la voce – 2

colloquio di lavoro al telefono

L’autorevolezza comincia con “Pronto”

Proprio per questo motivo se ricevi una telefonata da un numero “nuovo” a te sconosciuto…
meglio evitare il poco-professionale “Siii…”.

Il classico “Pronto” oppure il mix spiazzante “Siii…Pronto” che lascia chi chiama nel dubbio di aver composto il numero giusto e lo costringe a chiedere conferma.

Rispondi con il tuo nome (con un tono di voce vivace), in modo che l’intervistatore sappia di aver raggiunto la persona giusta.

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Energico ed entusiasta, ma sempre educato.
Non essere troppo familiare. Non iniziare a parlare come se stessi parlando con un amico (anche e -soprattutto- se percepisci che la persona è giovane).

Indicazioni scontate?
No, per niente.
Le accortezze di una buona “partenza” telefonica sono molto semplici … talmente semplici… che le applichiamo con superficialità o nessun riguardo rendendole (appunto per questo)
…banali e scontate.

Alzati in piedi se vuoi “suonare” autorevole

Se ti alzi,
hai automaticamente una postura migliore.

I polmoni possano espandersi liberamente. È più facile respirare.
Stai “pompando” energia, aumentando il potere della tua voce.
Sembri più sveglio ed energico.

Non sdraiarti sul divano durante il colloquio di lavoro al telefono. Non essere troppo rilassato.
Come minimo siediti dritto.
Ti aiuterà a sentirti più fiducioso e vigile.

Sorridi

Un sorriso sincero è percepito anche al telefono.
Sorridere proietta un’immagine positiva.
Cambia il tono della tua voce.

Sorridendo, la comunicazione diventerà più piacevole e rilassata.
Trasmette disponibilità e positività.

Anche se non hai voglia di sorridere, prova almeno a rilassare i muscoli facciali.
Una voce che “suona” rilassata è più comunicativa di una voce tesa e nervosa.

colloquio di lavoro al telefono

Il colloquio di lavoro al telefono

“Imposta” bene la voce

Il suono della voce può trasmettere molti stati d’animo.
Professionalità ed esaltazione ma anche irritazione e nervosismo.

Molti di noi sono abbastanza bravi a nascondere le proprie emozioni. Altri perdono il controllo, soprattutto al telefono.

Sii sintetico. Non bisbigliare.
Alza il tono della tua voce.
Pronuncia le tue parole in modo chiaro e conciso.

Cerca di non parlare velocemente. Sembra che tu abbia fretta.
L’intervistatore potrebbe interpretare il tuo tono come impaziente.

Nessuno vuole parlare con una persona impaziente durante il colloquio di lavoro al telefono. Neanche a te piacerebbe!
Parla senza fretta. Lentamente … che non vuol dire mosciamente!

Ascoltare in modo attivo ti porta autorevolezza

L’ascolto attivo,
richiede, da parte tua, uno sforzo d’interesse, di concentrazione e d’attenzione per mostrare realmente la tua disponibilità verso il tuo interlocutore.

Ascoltare significa fare silenzio interiormente. Vuol dire calmare il tuo parlottio interno.
Prestare la più totale attenzione a quello che l’altro sta dicendo.

Fai un respiro profondo, prima di rispondere.
Mostra un sincero interesse ponendo domande sull’argomento.
Dai cenni di assenso “Capisco” o “Comprendo” per far capire che “ci sei”. Sei presente.

Per quanto possa essere difficile, non “interferire” con il flusso della conversazione.

Non interrompere se vuoi carisma

Ascolta attentamente l’intervistatore.
Non interrompere e non “andare sopra”.
A nessuno piace essere interrotto nel mezzo di una frase.

Inizia a parlare solo quando l’intervistatore ha completato la sua domanda.

Se ritieni di avere qualcosa da dire che potresti dimenticare,
tieni pronto un blocco note e una penna (Eh sì… I suggerimenti old-school funzionano ancora molto bene. Anche in questi tempi ultra tecnologici.)

“Prendere” il tempo di rispondere è autorevolezza

Se sei apprensivo,
il tempo si dilata e pochi secondi sembrano minuti.
Concediti qualche secondo per elaborare quello che è stato appena detto.

Se ti viene posta una domanda delicata, prenditi del tempo per pensare.
Puoi sempre dire qualcosa del tipo “Mi dia un attimo di tempo per riflettere “.

Prenditi il tempo di rispondere.
Non si tratta di un “botta e risposta” in velocità.
Mantieni il controllo.

Una persona sicura di sé non ha paura di raccogliere i suoi pensieri.
Affrettarsi a rispondere ti fa apparire ansioso.

Prendi il tempo per pensare a una frase completa prima di pronunciare la tua prima parola.
Hai più tempo di quanto pensi!
E apparirai più sicuro e autorevole se te lo prendi.
Tutto.

colloquio di lavoro al telefono

Eliminare “Ehmmmm” e “Ahhh”

Se utilizzi spessoEhmmmm” e “Ahhh..” non sembri autorevole.
Sembri incerto e insicuro.

Se oramai è diventata per te un’abitudine,
non sarà facile non utilizzare “Ehmmm” mentre cerchi di raccogliere i tuoi pensieri.

Sostituisci piuttosto “Ehmmmm” e “Ahhh” con parole di riempimento più forti tipo “Ora… vedi… comunque… “.

Per esempio: ” Ehmmmm” … stavo pensando …” suona molto più potente se la adatti leggermente “Vedi… stavo pensando…“.
Sembra intenzionale e infonde fiducia.

Utilizzare le pause in modo efficace dà potere

I migliori oratori conoscono il potere del silenzio.
E delle pause.
Il silenzio intenzionale è visto come autorevole.
Carismatico.

Utilizza le pause.
Non solo alla fine ma anche nel mezzo delle frasi.
Facendo una pausa, dai il tempo alle tue parole di fare effetto!
Ecco …l’autorevolezza della voce!

Se non fai una pausa,
l’incisività del tuo messaggio si perde nel flusso della conversazione.

Pausa prima di una parola/frase/concetto importante

Devi esprimere un pensiero fondamentale per trasmettere la tua competenza?
Bene. Fai una pausa. Prima.

La pausa attira l’attenzione del tuo ascoltatore … e lo prepara a ciò che verrà dopo …
ecco aspetta ancora un attimo … così bene…
sta aspettando curiosamente quello che hai da dire.

Pausa dopo una parola/frase/concetto importante

Hai appena espresso un concetto/una proposta fondamentale?
Fai una pausa.
Non c’è bisogno di lanciarsi immediatamente a parlare d’altro tipo “Giusto? … Vero? Sai …”.

Se fai silenzio, darai all’ascoltatore il tempo di elaborare ciò che hai appena detto.
Darai la possibilità di capire – veramente – il significato.

Quel piccolo intervallo di silenzio dimostrerà la forza del tuo pensiero,
e la tua autorevolezza.
Che potenza!

Ricorda sempre il tuo obiettivo

Non distrarti. Deconcentrarti.
Non perderti in fantasticherie di come spenderai il tuo primo stipendio nel tuo nuovo posto di lavoro.
Ancora non è il momento di discutere di soldi e date di inizio.

Piuttosto molto più umilmente … concentrati sul primo obiettivo: “arrivare” al colloquio faccia-a-faccia.

Alla fine del colloquio di lavoro al telefono, dopo aver ringraziato l’intervistatore, chiedi la possibilità di un colloquio di persona. Non finire la telefonata senza sapere i dati di contatto.

Quali sono i prossimi passaggi di selezione.
Chi deve fare la telefonata, se tu o il recruiter.

Potresti scoprire che il selezionatore sta lavorando per conto di un datore di lavoro.
Sono ancora in fase iniziale di selezione dei candidati.

Non può rispondere –al momento– a domande dettagliate sul lavoro e sull’azienda.

Se passi alla fase successiva, avrai la possibilità di valutare l’azienda in modo più approfondito.

Che altro dire?
In bocca al lupo per il tuo colloquio di lavoro al telefono!

Colloquio di lavoro telefonico: come essere autorevole solo con la voce – 1

colloquio di lavoro telefonico

Photo by Andrea Piacquadio from Pexels

Tempi strani. Questi del CV19.
Complessi.

Riapertura, digitalizzazione, distanza sociale, …
In questa “nuova dimensione” il telefono può diventare ancor più strumento di selezione del personale.

Le aziende usano l’intervista telefonica per fare una rapida selezione tra i candidati.
Restringendo così la rosa dei papabili.
Risparmiando tempo e risorse.
L’obiettivo è avere un elenco di pochi nominativi a cui proporre un colloquio di persona.

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Dal canto tuo,
se sottovaluti il colloquio telefonico perché “Devi solo parlare”, “Puoi farlo in mutande” o “Tanto non è un vero colloquio di lavoro” … puoi finirla qui!
Puoi interrompere la lettura.

Ma se continui ricorda che … stiamo parlando di autorevolezza!
Competenza. Capacità.
Preparazione.

Dovrai utilizzare solo la voce.
Dovrai trasmettere competenza e autorevolezza “solo” attraverso la tua voce.
Non potrai mostrare né il tuo abito, né il tuo taglio di capelli così trendy ma anche cosi elegante.
Non potrai ricambiare uno sguardo, non hai una mano da stringere, né un sorriso da mostrare.

Ricorda che …
non sono pochi i professionisti (di ogni età e settore) che, nonostante indubbia preparazione e capacità, davanti un colloquio di lavoro telefonico riescono (complice l’ansia e la tensione) a “incartarsi” da soli,
apparendo impreparati e incompetenti.
Non-esperti.

Finiscono con auto sabotarsi. Perdendo in efficacia.
Pagando in autorevolezza.
Perdendo l’occasione.
Che peccato!

È fondamentale essere preparati.
Pianificare il colloquio di lavoro telefonico.


 

L’importante non è quello che dici ma come lo dici

La tua voce è il “veicolo” che spinge le persone ad ascoltare.
A prendere sul serio te e le tue parole.

Gli studi hanno dimostrato che l’87% delle opinioni che le persone si formano quando parlano al telefono,
si basano sul tono della voce.
Solo il 13% si fonda sulle parole che realmente utilizziamo.

Non è ciò che diciamo.
Ma piuttosto come lo diciamo.

Autorevolezza è anche preparazione. Organizzati con metodo.

 

Registra la tua voce

 
La pratica rende perfetti.
E autorevoli.

Parlare al telefono non è così facile come sembra.
Non sottovalutare … è un errore che si paga caro!

Chiedi a un amico o un familiare di condurre un’intervista telefonica simulata.
Registra la conversazione in modo da poter verificare come “suoni” al telefono.

È il momento di venire a patti con il tuo ego.
La prima volta potrebbe essere scioccante!
Eh, sì … quella voce mono-tono e anestetizzante potrebbe essere proprio la tua!

È incredibile quanto puoi apprendere dalla tua voce registrata.

Sarai in grado di identificare e prevenire errori che potrebbero compromettere il colloquio di lavoro telefonico.

Tipo renderti conto che parli troppo piano o troppo velocemente.
Oppure ascoltare i tuoi “Ehmmmm” e “Vero?” o i continui intercalari “effettivamente … sicuramente … decisivamente … teoricamente …”.
 
colloquio di lavoro telefonico

Scegli uno spazio tranquillo, comodo e riservato.
Senza distrazioni.

 
Così potrai concentrarti sul tuo colloquio di lavoro telefonico.

Vestiti formalmente.
Più ti “senti” professionale, maggiore probabilità hai di “trasmettere” autorevolezza.
Anche al telefono.

Quando arriva il momento della telefonata, assicurati che il tuo cellulare sia carico e acceso.
Di essere in una “zona” con un buon segnale di ricezione.

Se la chiamata arrivasse in un momento inaspettato o imbarazzante,
puoi chiedere al tuo intervistatore di attendere, mentre ti sposti in un posto più tranquillo.

Se qualcosa va storto,
perdi la chiamata o il recruiter non chiama in tempo, non farti prendere dal panico.
Puoi sempre richiamare e riprogrammare l’intervista.

Tutto a portata di mano

 
Durante l’intervista telefonica evita di cercare un documento, una nota o un file.
Tutto deve essere a portata di mano.

Tieni ben visibile il tuo curriculum.
I dettagli dell’offerta di lavoro, una penna e un foglio per prendere appunti.

Metti tutto in un buon ordine,
in modo da poter facilmente raggiungere tutte le informazioni.

…anche una bottiglietta d’acqua

 
Non c’è niente di peggio che avere solletico in gola o tossire quando devi parlare al telefono.

Se la gola si secca, sembrerai rauco o stanco.

Tieni pronto un bicchiere d’acqua.
Oltremodo non fumare, masticare gomme o mangiare.
 
colloquio di lavoro telefonico

Utilizza la tecnologia idonea

 
Possono verificarsi problemi causa mancanza o scarsa qualità di connessione.
Una pessima qualità del suono può distruggere la tua immagine professionale.

Assicurati che tutto sia collegato.
Controlla la qualità del suono effettuando chiamate di prova.

Se hai problemi di linea utilizza un telefono fisso, al posto del cellulare.
Eliminerai la possibilità di ricezioni scadenti o chiamate perse.

Utilizza le cuffiette per il colloquio di lavoro telefonico

 
Usato correttamente,
un microfono con cuffiette rende più semplice l’ascolto, anche se parli a volume normale.
Esegui alcune chiamate di prova, in modo da sentirti a tuo agio.

Il viva-voce raccoglie tutto il rumore di fondo nella stanza.
Renderà più difficile l’ascolto.
Usalo solo se sei sicuro che non ci saranno interruzioni e ti senti a tuo agio con questa modalità.

Concentrati SOLO sulla telefonata

 
Metti in modalità “silenziosa” il cellulare se utilizzi il telefono fisso. “Spegni” il telefono fisso se utilizzi il cellulare …
Oppure spostati in un’altra stanza.

Evita di rispondere a SMS, WhatsApp, ecc…
Resisti alla tentazione di rispondere ad e-mail, controllare Facebook, preparare il pranzo e così via…

Concentrati solo sulla persona all’altro capo della linea.

Forse sarai sorpreso per (l’apparente) ovvietà di queste affermazioni.
Dalla mia esperienza di anni di formazione e coaching a distanza (skype o cellulare) posso dirti che ho assistito a diverse situazioni curiose e divertenti ma anche poco edificanti per la persona (altro che autorevolezza al colloquio telefonico).

Inoltre, ricorda che il telefono amplifica i rumori di fondo.
Ti posso assicurare che un semplice gesto, tipo girare il cucchiaino nella tazzina di caffè, può diventare un rumore irritante per chi lo ascolta.

Leggi per approfondire.

La telefonata

 

Telefonata improvvisa? Non sei pronto? Rimanda

 
Può capitare (anzi spesso è così) che la telefonata arrivi in un momento scomodo … sei occupato o il momento è inopportuno.

Di solito l’intervistatore non dovrebbe avere problemi a fissare un nuovo contatto successivo.
Segnati la data e l’ora del prossimo appuntamento. E il nome della persona.

Se rispondi al telefono senza sapere chi ti sta chiamando, farai una pessima figura.
Quando sentirai la persona la seconda volta, ricordati di ringraziare per la disponibilità nel richiamarti.

Telefonata improvvisa? Non sei pronto? Rimanda.
Non si può. Ti tocca!

 
Dal tono del selezionatore capisci che non ci possono essere proroghe … l’occasione va colta subito.
Non hai nulla da perdere. Spostati in un luogo il più possibile tranquillo (oppure accosta se sei in auto) egiocatela meglio che puoi!

A questo punto il colloquio di lavoro telefonico è iniziato.

Gestire il team: come parlare con persone ansiose in tempi ansiogeni – 2

gestire team

Foto di Pexels da Pixabay

6. Non interrompere

Ogni volta che interrompi, stai uccidendo la comunicazione… e l’empatia.

L’empatia si “prende cura” delle persone.
Se interrompi l’altro, rompi questo “incantesimo”.

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La capacità di entrare in empatia ti permette di capire il messaggio nel suo giusto contesto,
dimostrando sincero interesse per gli altri.

Ascolta con empatia

“Ti ringrazio per aver sollevato la questione.
So che sei preoccupato… e anch’io.”

Alla persona ansiosa piace sapere (o credere) che capisci (o condividi) il suo stato d’animo.
Quello che sta vivendo.

Fai sentire il tuo coinvolgimento personale.
Le persone vogliono che le loro paure e preoccupazioni siano ascoltate.
Riconosciute.

Ascoltare significa fare silenzio interiormente.
Vuol dire calmare il tuo borbottio interno.
Prestare la più totale attenzione a quello che l’altro sta dicendo.

Ascoltare significa …prima capire, poi offrire un consiglio o una soluzione.

7. Non fingere di ascoltare

È tempo di empatia e di ascolto attivo.

Che succede quando un tuo collaboratore desidera parlare con te (per una spiegazione, un chiarimento, un consiglio, una richiesta) e tu hai fretta, devi terminare qualcosa,
non hai tempo o non ne hai semplicemente voglia?

Ascolti con attenzione,
fai finta di ascoltare oppure rimandi costantemente?

La calma comunica interesse per gli altri e … per il loro messaggio.

D’altra parte,
la fretta trasmette (anche in buona fede) che non ti interessa e che non sei importante.
Sei lì fisicamente ma non con la mente e col cuore.

È il tipo di ascolto “Ci sono/non ci sono”.
Chi parla ha la netta (e spiacevole) sensazione di non essere realmente ascoltato.
 

8. Gestire team: evita i “FORSE”…

FORSE mantiene aperte tutte le opzioni, è confusione e stagnazione.

Se sei tentato di dire FORSE, meglio dire NO.
Se hai bisogno di un po’ di tempo, fai sapere che deciderai più tardi – per esempio – a fine della giornata.

Non puoi pianificare e andare avanti con i FORSE.
FORSE è pericoloso. Blocca.
Porta all’inazione e alla confusione.

9. … i “MA”

Ogni volta che usi MA, cancelli inevitabilmente quanto hai detto prima!

“Andrà tutto bene MA …”.
Come ti suona? Che cosa senti?
Che non intendo quello che ho detto.

Il “MA” cancella, limita, diminuisce, giustifica
Sostituisci il “MA” con “E”.

Oppure puoi anche solo interrompere la frase e sostituire il MA con un punto.
“Hai fatto un ottimo lavoro MA c’è ancora tanto da fare”.
“Hai fatto un ottimo lavoro. C’è ancora tanto da fare”.

10. … i “Non lo so”

Affermare di non conoscere la risposta non è un segno di incompetenza e insicurezza.
Anzi, può essere una dimostrazione di forza.

Usare spesso -nel gestire team-  “Non lo so” ti costa credibilità e influenza.

Ogni volta che te-ne-esci con un arrendevole “Non lo so “, spingi le persone ad andare da altri …
a non venire da te!

Piuttosto di “Non lo so” predefinito, preparati risposte più potenti. Leggi post.
 

11. … e le frasi fatte.

Presta attenzione all’impatto di alcune frasi ostentate con troppa leggerezza.
Non cedere al finto entusiasmo e sorrisi di circostanza per mascherare disagio e dispiacere.

“Capisco quanto sia difficile questo cambiamento”
“So quanto sia faticoso, avete lavorato tanto e come deve essere deludente …”
“Sono sicuro che andrà tutto bene”
“So quanto sia triste per te”

Potresti sentirti dire “No, mi spiace… non lo sai”.
Soprattutto quando non hai partecipato.
Non sei stato coinvolto dalle conseguenze negative.

Quando non riesci a immaginare l’effetto delle tue parole.
Quando rischi di sembrare insensibile, vittima, ingrato, permaloso, esagerato, inadeguato.

È meglio mordersi le labbra. Altro che gestire team …
È meglio stare zitti!

Gestire il team: come parlare con persone ansiose in tempi ansiogeni – 1

gestire il team

Foto di Pexels da Pixabay

Che tu sia manager di una multinazionale, un piccolo imprenditore,
un professionista o un responsabile di settore,
che il tuo staff sia di 2 o 200 persone poco importa …
devi “prenderti a carico” (anche) le preoccupazioni dei tuoi collaboratori.

Stai comunicando con persone.
Guardale negli occhi, “senti” la loro delusione.
La loro preoccupazione.

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Sei il leader.
Dai il tuo appoggio. Sostieni e incoraggia la “tua gente”. Costantemente.
Fai sentire che ci sei.

Fai sentire che sei un capo attento. Presente.
Soprattutto in questi momenti difficili.

Gestire il team: non evitare, rifiutare o soffocare le preoccupazioni del personale

Usa le emozioni.
Non lasciare che usino te.

Se ti concentri sulla paura, aumenti ancora di più l’ansia.
Se lotti l’agitazione, crei ancor più preoccupazione.

Infondi fiducia negli altri.
Condividi le esperienze, spiega le azioni.
Dai la possibilità di esplorare nuove opportunità.

La disponibilità verso una persona ansiosa del tuo team ti rende un leader. Maturo.
Esprime il tuo lato migliore.
 

Se ignori le preoccupazioni, il team penserà che non te ne importa o non sei capace

Non nasconderti.
Fatti trovare.
Il meglio che puoi fare è “rispondere” all’ansia.

Condividi la visione:
“Siamo solo all’inizio.
Potremmo navigare in mari tempestosi.
Sono fiducioso che ci usciremo insieme. “

Quando i mari sono agitati, il capitano cammina sul ponte.

1. È una questione di qualità

Non devi ascoltare per un’ora oppure trascinarti in una seduta terapeutica…
con finale a singhiozzi!

L’ascolto attivo non è una questione di quantità. È qualità.
Qualche minuto può bastare, se ti impegni ad ascoltare.
In modo attivo.

2. Non hai tempo? Benissimo ..dillo!

“Scusa, ho solo 5 minuti“.
Quando sei molto occupato, sei stressato, sei stanco, è meglio scusarsi … dichiaralo apertamente.

Accordati per un altro momento, in cui potrai essere più attento e partecipe.

Non c’è nulla di male nel dire: “Adesso non posso,
ne possiamo parlare alle 16.00/domani mattina/martedi prossimo?”.

Mantieni l’impegno preso.
Anche questo vuol dire gestire il team!
 

3. Parla in modo chiaro e diretto

Parole dispersive e slegate creano solo confusione mentale.
Non te lo puoi proprio permettere.
Almeno non adesso.

Le persone hanno bisogno di rispetto.
Non nascondere, raddolcire o minimizzare i fatti.

Troppo spesso,
nel gestire il team, la comunicazione è preceduta da troppe (o troppe poche) spiegazioni e informazioni.
Un linguaggio (forzatamente) rassicurante che tenta di diminuire l’impatto.

L’evasività fa perdere l’immediatezza del messaggio.
Le persone non capiscono, sono confuse.
Possono ingarbugliare ed esagerare il reale peso della situazione.

La comunicazione deve essere breve, chiara e diretta.
La persona ansiosa vuole risposte dirette, non giochi di parole.

4. Parla con fiducia, non spavalderia

Non ridimensionare.
E non confortare la persona ansiosa sdrammatizzando le sue preoccupazioni.
Evita di negare l’evidenza con banali frasi di circostanza.

Se minimizzi, quello che è importante per la persona ansiosa, diventi all’istante inaffidabile ai suoi occhi.

Piuttosto, resta aperto e disponibile:
“Per favore, inviami una mail se vuoi condividere altri pensieri/preoccupazioni”
“Puoi contare su di me, mentre proviamo a recuperare maggiore informazioni”
“Grazie per i tuoi suggerimenti.”
“Mi piacerebbe essere più specifico. Desidero risponderti con informazioni adeguate e veritiere. “

5. Interrompi qualsiasi attività

Interrompere qualsiasi attività vuol dire sospendere totalmente ogni azione.

“Parla pure ti ascolto”.
E intanto smanetti-come-un-forsennato sulla tastiera del cellulare o del PC.
Oppure annuisci con la testa solo per dare una minima parvenza d’ascolto.

Non dubito che tu stia sentendo.
Ascoltare è però tutt’altra cosa.

È una totale mancanza di rispetto, attenzione e anche d’educazione.

Pensaci … la prossima volta che un collaboratore o un collega ti sta parlando
(ma vale anche – e soprattutto – per partner, figli e amici).

La forza che ci permette di resistere e non arrenderci in questi tempi duri

non arrendersi

Foto di Scott Webb da Pixabay

“Vedi, tre anni fa tu eri soprannaturale,
eri un duro e avevi grinta e avevi una mascella di ferro.
Poi è capitata la cosa peggiore che possa capitare a qualsiasi pugile: ti sei civilizzato!”

MICKEY parlando con Rocky in “Rocky III”

È una chiave misteriosa e potente.
È dentro di noi e solo noi possiamo accedervi.
Qualcosa di profondo.
È capacità di resistenza. Perseguire gli obiettivi nonostante i continui “NO”.

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È l’abilità di non arrendersi.
Ristrutturare i fallimenti e le sconfitte.
La capacità di rialzarsi per l’ennesima volta.

È la disposizione a perseguire gli obiettivi a lungo termine. Con passione e tenacia.
È la capacità di resistere a distrazioni e tentazioni.
Perseverare nonostante gli ostacoli che incontriamo sulla nostra strada.

Il talento, la competenza, l’intelligenza, la bellezza … non basta…occorre grinta!

La grinta ci aiuta a non non arrendersi. A non  mollare

Senti cosa ci ricordava Marco Pantani:

“Non c’è supermarket dove si compra la grinta: o ce l’hai, o non ce l’hai.
Puoi avere il tecnico migliore, lo stipendio più alto e tutti gli stimoli di questo mondo,
ma quando sei al limite della fatica sono solo le tue doti ad aiutarti.”

E cosa dice Vincenzo Montella del “collega” Pippo Inzaghi:

“Ancora oggi non riesco a spiegarmi come facesse a segnare tanti gol. Se scomponi il centravanti Inzaghi trovi ben poco di interessante. Non aveva dribbling, non aveva tiro da fuori. Era più scarso rispetto a tanti bomber che hanno avuto la metà del suo successo.
Però lui nel suo lavoro ci ha messo tenacia, convinzione, rabbia.
La grinta ha pagato più del talento.

 


 
Non credere che solo i più bravi, belli e intelligenti saranno premiati.
Non è così.
Semmai … è (anche) così.

Nel suo intervento TED Angela Duckworth (psicologa americana che ha studiato la grinta) ha definito la risolutezza come:
“… perseveranza e passione per raggiunger obiettivi a lungo termine.
Grinta è avere resistenza. È “attaccare” il futuro, giorno dopo giorno.
Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni”.

Quello che so è che il talento non ti rende grintoso” afferma la Duckworth.
I nostri dati mostrano molto chiaramente che ci sono molte persone di talento che non raggiungono i propri obiettivi.
La grinta è, spesso, persino inversamente proporzionale al talento.”

Cosa ci insegnano gli studi della Duckworth?

Se anche tu, come me,
ti sei reso conto che non puoi contare (o almeno non più) su talento, bellezza, fortuna spero possa essere da stimolo sapere che la grinta è il fattore X del successo a lungo termine.

Tra una persona talentuosa e un’altra tenace,
sarà probabilmente quest’ultima a ottenere i risultati migliori.

Questa consapevolezza ci incoraggia a non fermarci, a persistere,
a non arrendersi. A non mollare!

Nonostante i progressi nel campo delle neuroscienze e delle biotecnologie, la Grinta è straordinariamente difficile da individuare.

Devi sperimentare (e superare) grandi avversità?
È questione di genetica “c’è-l’hai-o-non-c’è-l’hai”?

Penso che non esista una formula per sviluppare o coltivare la Grinta, perché è intensamente personale e soggettiva.
Se non c’è l’hai, devi trovarla.
Se ne hai, tienila stretta e non sprecarla su qualcosa di stupido!

“Grinta è vivere la vita come se fosse una maratona, non uno sprint”

…insiste la psicologa americana.

Prova il test della grinta (in inglese) di Angela Duckworth per vedere quanto sei appassionato e perseverante.
Rispondi onestamente. Non ci sono risposte giuste o sbagliate.

Formazione a distanza. Funziona il coaching via skype o telefono?

coaching via skype

La hall dell’hotel**** vicino la Stazione Centrale, la biblioteca dell’Università,
lo snack bar di fronte l’Università,
il locale trendy di Milano (all’ora dell’aperitivo),
i tavolini esterni del bar trendy (sempre all’ora dell’aperitivo),
la saletta interna del bar trendy (non all’ora dell’aperitivo – ma quanta gente c’è in giro a Milano!)…

il retro del salone di estetica, la saletta riunioni dello studio del professionista del centro,
l’area di servizio sull’autostrada Laghi (la Como-Milano) …
l’ufficio-figo della società di formazione, l’ufficio-finto-figo del cliente di turno …

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No.
Non sono posti dove ho fantasticato di “famolo strano” (come nel film di Verdone).
Sono le “location” dove ho “fatto coaching”.
Cui bisogna aggiungere ovviamente … lo studio di casa mia, l’ufficio di Lugano, … il cellulare e skype!

Personalmente non mi sono mai posto il problema.
Lascio sempre la scelta…. Mi adeguo.
“Dove preferisci. C’è gente… rumore … ma se va bene a te!”

Se mi chiedi come/dove preferisco “fare” coaching ti rispondo …

un luogo comodo e tranquillo, dove ho la possibilità di incontrare personalmente la persona,
stringere la mano, ottenere un buon contatto visivo,
“sentire” la presenza fisica, costruire un rapporto.

Ma se mi chiedi quale modalità ritengo più efficace, ti rispondo immediatamente …
il cellulare!

È la mia modalità più efficiente.
“Indossare le cuffiette…parlare al cellulare… gironzolando (in tuta) per casa”.

Camminare-senza-meta mentre parlo al telefono,
è un’azione automatica (e inconscia) che mi serve a “tagliare” fuori tutti gli altri stimoli sensoriali.

Permette di concentrarmi maggiormente sulla conversazione.
Per me funziona.
Ma soprattutto funziona per la persona!
 


 
Utilizzo una modalità mista …
coaching via skype o cellulare a seconda delle necessità.
Le prime sessioni utilizzo la video-chiamata anche per “dare un volto alla voce” …
nel proseguo del percorso di coaching preferisco il cellulare (lascio comunque la scelta alla persona) .

Il coaching via Skype funziona?

Anni fa -in effetti- era poco efficace.
C’erano problemi di connessione.
Spesso le parole arrivavano a-rate … l’immagine si bloccava… dovevi aspettare che si riconnetteva e spesso si “rompeva” il punto focale.

Oggi non ci sono più questi problemi.
La connessione generalmente è molto buona.
Una sessione Skype ben organizzata e pianificata è altrettanto efficace quanto quella faccia-a-faccia.

Nella mia esperienza (oramai di anni), il coaching via skype può essere profondo e trasformativo.
Ti aiuterà a raggiungere i tuoi obiettivi, come qualsiasi altra sessione di coaching.

A volte,
le sessioni di coaching tramite Skype possono rivelarsi ancora più efficaci,
poiché impari a concentrarti solo sulla “conversazione”.
Nulla interrompe la tua concentrazione.

Il coaching online funziona? Si .. se funziona il coach!

Skype, telefono, faccia-a-faccia?
Quello che più conta è… il coach.

È il professionista che deve essere capace. Competente.
Deve saper “tirar fuori il meglio”. Trasmettere fiducia.
Riservatezza.
 

 
Supportare lo sviluppo personale e professionale,
fornire feedback forti e stimolare l’azione.

La persona deve sentirsi “al sicuro”.

Quando conviene utilizzare skype o il cellulare?

A volte non ci sono proprio alternative.
La distanza è l’ostacolo chiave.

Ho contatti via skype in tutta Italia, in Svizzera e anche nel resto d’Europa.
In effetti basta una connessione Internet e … parlare italiano!

Coaching è innanzitutto ascolto sincero e completo

Ascoltare con una mente aperta e curiosa.
Trovo che questo sia davvero più facile al telefono.

Non ci sono distrazioni.
La voce rivela le emozioni tanto quanto il linguaggio del corpo … pause, tono, esitazione, scelta delle parole, ecc.

I vantaggi del coaching via skype o cellulare

 

Ti puoi connettere dalla comodità e dalla privacy della tua casa o del tuo ufficio

Non sprechiamo tempo prezioso (in traffico e spostamenti)

Abbiamo maggiore flessibilità nella programmazione delle sessioni

Eliminiamo le restrizioni geografiche

Si crea una zona di comfort emotivo (nessuna pressione dal contatto visivo diretto)

La comunicazione è più profonda e mirata (livello di attenzione più alto – meno distrazioni)

Le tariffe sono più vantaggiose rispetto gli incontri faccia-a-faccia

Permette di connetterti dove ti senti più comodo! (auto, treno, ufficio, casa, hotel, ecc.)

Sei più rilassato e confortevole nel tuo spazio

Possibilità di connetterti anche “fuori orario” (la sera, sabato mattina, ecc..)

Non richiede investimenti in accessori sofisticati

Goditi le sessioni comodamente da casa o in ufficio!

Possiamo lavorare insieme indipendentemente da dove ti trovi, purché tu abbia accesso a Internet o alla rete telefonica.

Una curiosità …
non sono poche le persone che preferiscono la modalità telefonica (rientrando a casa -in auto o in treno- dopo la giornata di lavoro). “Sono più rilassato/a” è la spiegazione.

Paura del futuro al tempo di CV19: la domanda che ti assilla non è quella giusta!

paura del futuro

Foto di Engin_Akyurt da Pixabay

“Le notti insonni generano grandi idee o grandi mostri.”
Filippo Alosi

Paura del futuro.
A certe domande non puoi rispondere con slogan e frasi fatte.

Soprattutto quando accade qualcosa di inaspettato – assolutamente impensato – che ha un impatto sul lavoro, la carriera.
Sulla nostra vita.

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“Che cosa succede adesso? Come sarà il futuro?”

Un bagno di sangue.
È un mix (ansiogeno) di emozioni.
Incertezza, tristezza e rimpianto.
Frustrazione.
Rabbia.

Emozioni che scatenano ancor più paure, dubbi e insicurezze.
Ancor più paura del futuro.

Non so cosa fare!
Perché è successo?
Ce la farò? Sono davvero bravo?
Sono tenace? Persistente? Costante?
Arriverò mai da qualche parte?
Avrò mai un’altra chance?

È il momento di un faccia-a-faccia con l’unica persona che può rispondere a questa domanda…
tu!

Preparati per un “lungo viaggio”

Ci vorrà tempo.
Un “viaggio” stimolante e affascinate ma anche scomodo e pauroso.

Le cosiddette “crisi della vita” per capirlo.
Fatica e determinazione per portarlo a termine.
 

Preparati a lasciare la tua zona di comfort se vuoi superare la paura del futuro

Allarga i tuoi orizzonti.
Inizia a escludere.

Decidi nuove azioni.
Ti ritroverai a prendere nuove decisioni.
La vita cambia costantemente.
Dovrai riconsiderare più volte la “direzione” del tuo viaggio.

Rimanere dove sei, è una garanzia per rimanere marginale.

Se non ti spingi al di là della tua “zona di comfort”, se non chiedi di più a te stesso,
hai scarse probabilità di successo.

Non rotolarti nel dilemma “Che cosa succede adesso?” non è la domanda giusta

L’unica cosa che conta è … il tuo atteggiamento!

Se decidi di lavorare nel sociale,
aprire un agriturismo nella cascina che hai ereditato oppure se rimani senza lavoro (speriamo di no!) … quello che più conta è il tuo approccio e le tue convinzioni.

Come vedi te stesso e cosa vuoi ottenere.
Una volta che sai come affronterai la situazione…
“Che cosa faccio adesso?” avrà la sua risposta!

La domanda non è “Cosa succede?” ma piuttosto “COME affronto quello che succede?”

Quale sarà la tua prossima mossa?
Come affronti gli ostacoli?
Sei disposto a cadere e rialzarti? Sempre ogni volta?
Sai gestire le attese? Le frustrazioni?
Ridiscutere le tue credenze e le tue certezze?
Come puoi trovare la forza per andare avanti?

Devi trovare dentro di te la forza.
E andare avanti.
La perseveranza è la dote che ti permette di andare oltre la fatica e le circostanze.
 

Ti sei già chiesto quanto riesci a perseverare di fronte gli ostacoli?

Non ti arrendere al primo ostacolo o difficoltà.

Se le cose ti sono sempre arrivate con poco sforzo o una botta di culo,
potresti non aver mai allenato i “muscoli interiori”,
necessari quando la strada si fa in salita.

Non ritenere l’ostacolo insormontabile.
Metti energia e tempo per superare difficoltà e impedimenti.

La perseveranza fa la differenza tra successo e fallimento

Devi imparare da quelle persone che hanno sempre dovuto lavorare sodo.
Hanno sviluppato determinazione, costanza e forza di volontà per padroneggiare una nuova abilità o superare un ostacolo.

Non se ne esce fuori, senza un impegno straordinario.

All’inizio – se non sei abituato – troverai difficoltà.
Dopo varie volte – tale sforzo – diventerà naturale e istintivo.

Quando la salita si fa dura, quando (sembra) che non c’è alcuna ragione di continuare,
quando tutto intorno a te invita a mollare, arrendersi, rinunciare, a non continuare …
proprio a quel punto che se vuoi ottenere qualcosa dalla vita,
devi perseverare.

Uno sforzo affannoso o occasionale sarà di poco valore

Per ottenere risultati, devi applicarti tutti i giorni, fino a quando diventerà un’abitudine.
Perseveranza vuol dire “attaccare” giorno dopo giorno.

Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri sulla tua strada.

Davanti alla paura del futuro non paralizzarti … pazienza e perseveranza.
Riprova. Credimi.
Ce la farai!
Ce la faremo!

Motivare le persone: in tempi incerti evita comunicazioni incerte

motivare le persone

Foto di Szilárd Szabó da Pixabay

La motivazione delle persone in tempi caotici non passa da indicazioni incerte.
Ambigue. Confuse.

Su certe cose -in certi momenti- devi essere diretto. Sicuro.
Chiaro. Trasparente.

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Parole dispersive e slegate creano solo confusione mentale.
Non te lo puoi proprio permettere.
Non ce lo possiamo permettere.
Almeno non adesso.

Se vuoi motivare le persone, non restare bloccato nella complessità.
A volte, quando non sappiamo cosa dire,
come affrontare qualcosa, abbiamo la tendenza a rinunciare del tutto.

E ci rifugiamo in un … farfugliante e tremolante “Non lo so!”.

In tempi incerti non puoi dire (spesso) “Non lo so”

Affermare di non conoscere la risposta non è un segno di incompetenza e insicurezza.
Anzi, può essere una dimostrazione di forza.
Usare spesso “Non lo so” però ti costa credibilità e influenza.

Ogni volta che te-ne-esci con un arrendevole “Non lo so “, spingi le persone ad andare da altri …
a non venire da te la prossima volta!

Una persona che sa cosa rispondere e parla con fiducia è percepita come più sicura.
Più competente.

Piuttosto di “Non lo so” predefinito, se vuoi motivare le persone … preparati risposte più potenti.

Ecco alcune opzioni che potrebbero sostituire il generico e arrendevole “Non lo so”:

“Sulla base di quello che conosco oggi, penso che …”

“Non ho ancora a portata di mano tutti i dati, li sto recuperando …”

“Al momento la mia migliore stima/previsione è la seguente …”

“Al momento non ho informazioni sufficienti per rispondere alla tua domanda.”

“Non posso rispondere che in parte. Vorrei considerare ulteriormente …”

“Permettetemi di essere sicuro di capire quali informazioni state cercando …”

“Ci sono diverse possibilità, ho bisogno di altri/maggiori informazioni/dati …”

“Non ho abbastanza famigliarità con X e non mi piace tentare di indovinare. Mi prendo X giorni per approfondire …

Grazie a queste risposte hai la possibilità di prendere tempo per gestire al meglio l’osservazione o la richiesta.

Metti l’accento su quello che hai, piuttosto che evidenziare quello che ti manca.
 

Evita i “FORSE” se vuoi motivare le persone

Non vuoi dire NO.
Allora ti esce un benevolo FORSE.

FORSE può essere il tuo modo di restare nel mezzo.
In stallo.

Se pensi che NO sia egoista, ricorda che FORSE lo è ancora di più,
perché indica che vuoi sentirti incluso e importante senza però rifiutare e metterci la faccia.

Se ti trovi bloccato nei FORSE,
individua esattamente quali informazioni sono necessarie per risolvere i FORSE.

Trova l’informazione mancante e chiudi la questione.
Se semplicemente non puoi decidere, dì NO e vai avanti.

“FORSE” è … una ruota del criceto

Ogni volta che dici FORSE, paralizzi gli altri.
FORSE mantiene aperte tutte le opzioni, si traduce in confusione e stagnazione.

SÌ o NO mantiene il movimento.
FORSE interrompe la progressione. Blocca.
Porta inazione e confusione.

Se sei tentato di dire FORSE, dì NO.
Se hai bisogno di un po’ di tempo,
fai sapere che deciderai più tardi – per esempio – a fine della giornata.

Le attività significative richiedono impegno, concentrazione ed energia.
Non puoi pianificare e andare avanti con i FORSE.

I leader di successo prendono decisioni.
Lo fanno rapidamente e non si voltano indietro.
 

Escludi anche i “MA”

MA è come una spugnetta.
Ogni volta che usi MA, cancelli inesorabilmente quanto detto prima!
“Avete fatto un ottimo lavoro MA c’è ancora tanto da fare”.

Come ti suona?
Hanno davvero fatto un buon lavoro?
Oppure si sta solo cercando di non deludere e di “motivare”?

Il “MA” cancella, limita, diminuisce, giustifica.
Sostituisci il “MA” con “E”.
Oppure interrompi la frase, sostituendo il MA con un punto.

“Hai fatto un ottimo lavoro MA c’è ancora tanto da fare”.
“Hai fatto un ottimo lavoro. C’è ancora tanto da fare”

“Concordo con i risultati MA la vedo in modo diverso.”
“Concordo con i risultati. La vedo in modo diverso”.

Che altro dire?
Ti auguro una vita senza FORSE e MA!

8 strategie per ricostruire la fiducia che stiamo perdendo – in questi tempi difficili

costruire la fiducia

Foto di Mark Sebastien

 

“Vivere non significa attendere che passi la tempesta,
ma imparare a danzare nella pioggia.”

Gandhi

Il mondo non è mai stato così caotico e ansiogeno.
Non è più solo una questione di conoscenza, capacità e abilità.
È una questione di resistenza.
Di forza mentale.

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Sentirci non abbastanza è sufficiente per farci girare la testa. Diventare esitanti e incerti.
Perdere la fede nelle nostre capacità.
Smarrire l’autostima.

È importante costruire giorno-per-giorno una sicurezza reale, tangibile, concreta.
Inattaccabile.

Ecco 10 potenti strategie per costruire la fiducia in te stesso:

1. Pensa alla fiducia come un muscolo

Un errore che puoi fare è pensare che la fiducia sia qualcosa di innato.
Se non nasci sicuro, vuol dire che non lo sarai mai.
Sbagliato!

In realtà,
la fiducia è un “muscolo” che, proprio come i muscoli del nostro corpo,
può crescere e rafforzarsi attraverso “l’allenamento”.

Affronta i cambiamenti e le turbolenze della vita come un’opportunità di crescita.
Non come minacce da evitare a tutti i costi.

Transizioni e preoccupazioni fanno parte della nostra crescita personale.
Sono il prezzo (a volte salato) che paghiamo per il nostro sviluppo.

2. “Abbraccia” l’incertezza

È inutile … non puoi avere tutte le risposte!

Prendi le distanze dalle cose che non puoi controllare.
Non farlo, ti porterà solo ansia e frustrazione.
Vedi che stiamo vivendo in tempi così incerti?

Non sprecare la tua energia per controllare situazioni che non dipendono da te.

Diventa più flessibile.
Organizza e pianifica con metodo ma lascia uno spazio per “accogliere” l’imprevisto.
 

3. Esplora il “grigio”

Per chi è “bianco o nero” non esistono compromessi, vie-di-mezzo, accordi…
rappresentati dal “grigio”.

Viviamo in una società che ci insegna a scegliere, a schierarci tra giusto o sbagliato, amico o nemico,
amore o odio, bianco o nero.

La comprensione -invece- si sviluppa nel grigio, dove bianco e nero si “mescolano”.
Evolviamo esplorando le differenze.

Domani potresti ritenere sbagliato quello che oggi consideri giusto.
Una persona che giudichi male in questo momento potrebbe col tempo sorprenderti positivamente.

Mantieni sempre una grande apertura mentale.
Evita scelte fisse e rigide.
La vita ci sorprende.
Tutte le volte.

4. Fai attenzione a come parli a te stesso

“Sono sicuro che non riesco”
“Non troverò mai più un lavoro”
“Sono un incompetente. Non farò mai nulla di buono”
Cosa diresti a un caro amico che ti confidasse frasi del genere?

Il tuo monologo interiore,
i tuoi pensieri influenzano notevolmente il modo in cui ti senti e ti comporti.

Se sei convinto di sbagliare o pensi di fallire, per il solo fatto di crederlo ti comporti in modo tale che …
la tua aspettativa si avvera.

Sostituisci i pensieri eccessivamente negativi con pensieri più realistici.

5. Sii positivo

Concentrati sugli aspetti positivi di una situazione e sulle tue buone qualità.
Parla a te stesso in modo più gentile e positivo.
Come se stessi parlando a un caro amico.

Non colpevolizzarti quando non sai. Impegnati a scoprire.
Non aspettare soluzioni magiche.

Prova.
Riprova …
ancora una volta!

6. Punta al miglior risultato possibile

Tutte le volte in cui vuoi essere perfetto, efficiente e “all’altezza” ti metti sulle spalle carichi emotivi molto pesanti.
Rischi di ottenere l’effetto esattamente opposto.

Anneghi in ansia da prestazione. In fantasie che gli altri ti stiano giudicando male.
Altro che… costruire la fiducia!

Non devi puntare alla perfezione ma al migliore risultato possibile.
Rifiuta il perfezionismo.

7. “Abbraccia” i tuoi limiti

Viviamo in una cultura lavorativa condizionata dalla paura di sbagliare,
di fallire, peggiorata (in questi tempi di crisi) dal timore di perdere il posto di lavoro.

Tuttavia,
gli errori sono preziosi perché mostrano i limiti.
Fanno luce sulle debolezze (ma anche sui punti di forza).
 

 

Gli errori ti rendono “resistente”.
Un errore potrebbe essere il tuo insegnamento più prezioso.

8. Non farti corrodere dai dubbi

Il dubbio è il killer numero uno di una mentalità fiduciosa.
Quando dilaga incontrollato, danneggia la mentalità e sgretola le prestazioni.

Troppo spesso tendiamo ad aggrapparci ai dubbi.
Iniziamo a dubitare ancor prima di iniziare qualcosa.
Qualsiasi cosa.

È fondamentale riconoscere il dubbio.
Diventare consapevole di questo pensiero e dell’influenza negativa che può avere su di te.
Contrastare i dubbi con pensieri positivi (o per lo meno realistici) porterà risultati migliori.

Non c’è un momento ideale per iniziare a costruire la fiducia

Devi fare il primo passo adesso,
perché non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a costruire la fiducia.
Il tempo giusto per l’azione è “oggi”.

Sforzati di fare il primo passo, poi segui il flusso.

Piccole ma continue “vittorie fiduciose” portano a migliori decisioni e opportunità.
Diventa un ciclo virtuoso che si auto-alimenta.

Ti aiuterà ad alleviare l’ansia e la preoccupazione.
Superare gli ostacoli che si presenteranno lungo la strada.

9 spunti per comunicare con il team come un grande leader – in tempi di CV19

comunicare con il team

Foto di Dirk Hoenes da Pixabay

Sei il leader del tuo team.
È il momento di entrare nel concreto.
Fornire il tuo appoggio e aiutare chi ti circonda.

Far sentire che ci sei.

Sostieni e incoraggia la “tua gente”. Costantemente,
Fai sentire che sei un capo attento e presente anche e soprattutto in questi momenti difficili.

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Sei il leader del tuo team.
Devi trasmettere fiducia e importanza a ogni singola persona.
Diventa un supporto attivo e concreto per ognuno di loro.

Fai sentire la tua presenza.
Fai sentire la tua squadra importante.

1. Sii trasparente, chiaro e diretto

Non nascondere, raddolcire o minimizzare i fatti.
L’autenticità ti fa guadagnare la stima delle persone.

Evita i FORSE e i MA. Parole dispersive come “Giusto?” -“Vero? “portano inazione e confusione.

Il bisogno di addolcire il messaggio (quando vuoi comunicare con il team) ti induce a utilizzare parole dispersive che tolgono energia e incisività alla tua comunicazione.

2. “Andrà tutto bene” sono solo parole vuote se non entri nel concreto

Evita di minimizzare.
Non confortare sdrammatizzando le preoccupazioni.
Non negare l’evidenza con banali frasi di circostanza.

Se ignori l’ansia,
il tuo team penserà che non ti importa.

Specifica quello che intendi dire.

Evita di comunicare con il team in modo troppo indiretto, con domande che inducono alla riflessione o all’analisi.

Non stiamo parlando con bambini, lascia da parte gli indovinelli e vai dritto al sodo.
Se c’è qualcosa che devi dire, dillo, altrimenti meglio tacere!

Devi essere specifico. Diretto.
Spiega, esattamente quali azioni devono essere intraprese.
Quali comportamenti non ti sono piaciuti.
 

3. Non basta dire “Buon lavoro!” per comunicare con il team

Sporcati le mani. Anche tu.
Ora più che mai.

Il coraggio di pedalare ti viene quando qualcuno -a fianco a te- comincia a pedalare.

4. Non nasconderti

Sotto il ponte.
Quando il mare è agitato, il capitano dovrebbe camminare sul ponte.

5. Rinforza la fiducia dei tuoi collaboratori

Chiediti spesso: “Come posso rafforzare la fiducia del mio team?”
Onora il lavoro di coloro che ti circondano.

Lascia che la tua gente sappia che conta.
Pensa quanto sono speciali-loro, non quanto sei speciale-tu.

Condividi esperienze, spiega le azioni e dai la possibilità di esplorare nuove opportunità.
Ringrazia il tuo staff.
Spesso.

6. Dimentica il tuo titolo o posizione

Non innamorarti di dare consigli.
Dai consigli con semplicità. È inebriante se qualcuno cerchi il tuo aiuto.
Tieni i piedi per terra.

Pretendi di più da te stesso che dai tuoi collaboratori.

Non dire mai “Io sono il capo”, a meno che tu non debba assumerti la piena responsabilità.
Oggi più che mai!

7. Dai supporto alle persone del tuo team

Ripensa alla tua vita.
Scommetto che ricordi ancora con ammirazione chi ti ha aiutato.

Includi tutti i collaboratori nelle riunioni e nelle discussioni.
Non emarginare,
escludere o escludere una sola persona.

8. Guarda in faccia le persone

Non cercare il contatto visivo è segno di disinteresse. Mancanza di rispetto.
Velare. Nascondere le tue vere intenzioni.

Utilizza gli occhi per stabilire un contatto visivo (senza esagerare) per evidenziare l’interesse che provi nei confronti delle persone.

9. Ascolta … davvero!

Ascolta cosa hanno da dire le persone, prima di esprimere il tuo punto di vista.
Non interrompere.

Usa le loro idee per migliorare il lavoro.
Fai sapere ai tuoi dipendenti che hai usato la loro idea o incoraggiali a implementarla.

Ascoltare va oltre il semplice “sentire” … è empatia.
Esprime interesse. Mostra rispetto. Riconosce il valore.
Crea fiducia. Rafforza la connessione.
Aumenta l’efficacia e l’efficienza.

Se sei disposto a metterti in discussione e cerchi costantemente evoluzione e crescita vuol dire che sei … un leader.
Un grande leader.

“Cadi 7 volte, rialzati 8.” proverbio giapponese per non mollare in tempi di CV-19

non mollare

Foto di klimkin da Pixabay

La vita è tutt’altro che semplice!

Ho vissuto – come tutti in questi giorni– incertezza, disorientamento e paura.
Progetti che si sono sgretolati all’improvviso.
Desideri che si sono rilevati inesorabilmente poco realizzabili.

Adesso che la salita si sta facendo dura è il momento di prepararsi.
Di raccogliere i pensieri. Le energie.
Di perseverare.
Andare avanti.

Accetta quello che senti

Accogli la paura.
L’incertezza.
Il dolore.

Non distrarti, non mollare, non sprecare energie, non incolpare nessuno (in fondo – anche se in parte minima – abbiamo sempre e comunque una responsabilità).

Preparati all’azione. Non mollare.

Essere coraggiosi non significa gonfiare il petto.
Mostrare il bicipite.
Sorridere forzatamente a tutto ciò che succede.

Si tratta di elaborare emotivamente le paure, per poter andare avanti.

Non lamentarti e commiserarti troppo.
Le continue recriminazioni ci tolgono energie, annebbiano la mente e ci distolgono dal fare la prossima mossa: passare all’azione (quando sarà il momento).

 

Non “forzare”

Non provare a esorcizzare la paura con un sorriso costretto. Non funziona.
“Lasciala entrare” dentro di te, piuttosto.
Accettala.

Elabora ciò che è successo.
Se rifiuti la paura, riapparirà più tardi inaspettata.
Ancora più dolorosa.

Non sei il solo

Non farti ingannare dai sorrisi e dita a V su video e Fb!

La maggior parte delle persone non parla apertamente delle proprie paure.
Dei propri fantasmi.

Porta lo sconforto alla luce

Parlane, condividilo… con qualcuno vicino a te.
Di cui ti fidi.

Una conversazione sincera e profonda può essere molto utile a diminuire la forte pressione interiore che senti.

Attraverso gli occhi di qualcun altro puoi cambiare prospettiva.
Ristrutturare la realtà, trovare una nuova via.

Prenditi del tempo per elaborare

Elabora un piano (anche semplice) su come procedere.
Non deve essere perfetto, lo correggerai in corso d’opera.
Lungo la strada.
Dividilo -se è il caso- in piccoli passi.

Agire sarà anche un modo per “rompere” il disorientamento.
Se hai ancora difficoltà a iniziare, fai un passo molto piccolo.
L’importante è cominciare. Non mollare.
Andare avanti.
Di nuovo.

“Non avere mai paura di tentare qualcosa di nuovo.
Ricorda: dei dilettanti costruirono l’arca mentre il Titanic fu costruito da professionisti.”
Dave Barry