Gestire collaboratori più esperti di te .. come farebbe un grande leader! – 2

gestire collaboratori più esperti

5. Impara a gestire i “Non lo so” se vuoi gestire collaboratori più esperti

Ammettiamolo,
niente è peggio di porre una domanda al tuo supervisore, la persona che dovrebbe dare sostegno alle tue domande e preoccupazioni,
e come tutta risposta ottenere un disarmante “Non lo so, chiedi a qualcun altro“.

Se un tuo collaboratore ti chiede qualcosa cui non sai rispondere, se rispondi spesso “Non lo so” apparirai debole, influenzabile, poco adatto a ricoprire una posizione dirigenziale.

Dall’alto canto, è facile cadere nella trappola di parlare senza conoscere la risposta per voler dimostrare competenza, voler sembrare “veloci” e intuitivi.

Ma se la risposta non è esatta o dai informazioni errate o incomplete?
Potresti danneggiare la tua reputazione, pagando in autorevolezza.
Davanti tutto il team.

E allora? Piuttosto di “Non lo so” predefinito, prepara risposte più potenti.
Leggi questo post ad hoc per altre frasi.

6. Chiedi ai collaboratori più competenti

“Sacha …
Lo so, che ti senti come se chiedere aiuto fosse una debolezza e allora decidi di fare tutto da solo, senza consultare nessuno.”

“Se vuoi gestire collaboratori più esperti di te, invece di temere la loro conoscenza (e cosa penseranno della tua mancanza di competenza), perché non proviamo invece ad approfittarne?”

Ecco uno dei più grandi errori che un nuovo manager possa fare … non chiedere al proprio team.

In effetti, i dipendenti più competenti possono essere una delle tue migliori risorse perchè hanno esperienza e grandi idee che sono disposti a condividere.

Conoscono ciò che funziona e ciò che non lo fa, hanno visto (e risolto) quasi ogni possibile problema, hanno inevitabilmente visto i processi cambiare di volta in volta.
Conoscono i “meccanismi” meglio di chiunque altro.

È davvero un’ingenuità gestionale non attingere a questa risorsa fantastica,
questo “mare” di risorse, informazioni e soluzioni.

Quindi,
prenditi del tempo con ciascuno dei tuoi collaboratori, osserva il loro lavoro quotidiano e fai molte domande.
Imparerai più da loro che da un master specialistico.

7. Rispetta i tuoi collaboratori

“Non potranno mai toglierci il rispetto per noi stessi,
se non saremo noi a darglielo.”

Mahatma Gandhi

Fai sapere ai tuoi dipendenti quanto apprezzi la loro conoscenza e saranno più ricettivi alla tua leadership.

Se vuoi gestire collaboratori più esperti, prenditi il tempo per conoscere i dipendenti come persone.

Scopri come si sono trovati in questo posto di lavoro, cosa li eccita e come preferiscono essere gestiti. Potresti essere sorpreso nello scoprire che condividono gli stessi tuoi valori, aspirazioni ed esigenze.

Come giovane leader, se gestisci il tuo team in modo efficace, fornisci la formazione di cui hanno bisogno, sai riconoscere i successi, se farai bene il tuo lavoro, otterrai il rispetto e la stima che meriti.
Diventerai inevitabilmente un leader più forte e il punto di riferimento di tutto il team.

La competenza è importante, ma non meno fondamentale di altri fattori come la motivazione, il rispetto, l’integrità e la passione.

Sii rispettoso, curioso e di mentalità aperta.

Per diventare il leader, gestire collaboratori più esperti e che ne sanno più di te, è necessario guidare le persone e non concentrarsi solo sui compiti da eseguire e sulle mansioni da gestire.

Devi andare oltre a distribuire incarichi,
inviare messaggi di posta elettronica e assicurarti che ognuno faccia il suo lavoro.

La vera leadership viene da chi sei, non solo da quello che dici o fai.

Sacha nel frattempo ha fatto coaching sul suo approccio di leader.

Durante le sessioni ci siamo concentrati soprattutto sulla pressione interna (di voler dimostrare e sentirsi apprezzato dai più anziani) che rischiava di trasformarsi in un clamoroso autogol.

Grazie ai colloqui individuali (che avevamo preparato insieme) ha scoperto che i tanto temuti collaboratori anziani erano più stimolati dallo sviluppo di nuove tecnologie e non volevano occuparsi di riunioni, budget, disciplina e tutti i doveri del ruolo di supervisore.

Anzi, erano ben felici dell’operato di Sacha che ritenevano molto rispettoso, disponibile e … competente.

Gestire collaboratori più esperti di te .. come farebbe un grande leader! – 1

gestire collaboratori più esperti

“Oddio, non ce la farò mai!
Come faranno a rispettarmi questi?
”.

Ecco la prima cosa che ha pensato Sacha appena scoperto che alcuni collaboratori avevano (oltre i capelli sale-e-pepe) alle spalle esperienze significative.

E lui, giovane e (forse ancora) impreparato a questo palcoscenico, stava assumendo il ruolo di supervisore diretto.

” … tutti noteranno la mia non-competenza”

“Quando avranno domande, verranno da me per una soluzione.
Siccome non darò alcuna risposta a nessuna di queste domande, tutti si accorgeranno del buco nella mia competenza.

“C’è così tanto da sapere, tante competenze da mettere sul tavolo, ogni nuovo incarico sembra un compito impossibile, ogni minuto penso di essere scoperto che non sono all’altezza.”

“Sento un forte disagio.
Mi sono subito pentito di aver accettato il lavoro,
ho maledetto il mio reclutatore che ha fatto un errore assumendo la persona sbagliata per questo lavoro.”

“Bene Sacha, cosa vuoi fare?
Vuoi sfruttare al meglio questa situazione difficile?
Vuoi riconquistare il tuo contegno?
E la tua voglia di successo?”

” … hai capacità, voglia d’imparare e di metterti in gioco …”

“Sicuramente non saprai tutto della tua nuova società o del funzionamento di un software gestionale, ma hai capacità, voglia d’imparare –altrimenti non avresti preso contatto con un coach – e hai avuto una pur breve esperienza di gestione di persone.

Che ne dici, partiamo da qui?”

Siamo partiti.

Esercitare la tua autorità quando si tratta di gestire collaboratori più esperti,
non è cosa scontata.

È facile …
sentirsi intimiditi, bloccati, preoccupati e pensare che qualcuno potrebbe rilevarsi geloso e irrispettoso nei tuoi confronti (per questa posizione così ambita).

L’importante è non permettere a questi pensieri d’incunearsi nel tuo stile di gestione,
lasciare andare le tue supposizioni, controllare le tue emozioni e comunicare fiducia nelle tue capacità.

Ecco alcuni spunti per navigare in questa situazione e gestire collaboratori più esperti, che ne sanno più di te:

1. Riconosci la differenza di competenze se vuoi gestire collaboratori più esperti

“Come posso sperare di comandare sugli altri, se non ho il pieno controllo su me stesso?”
François Rabelais

Se ti trovi in una posizione in cui i tuoi collaboratori ne sanno più di te, è fondamentale …
ammettere (a te stesso) di non sapere!

Quando riconosci i tuoi limiti (e li accetti) sei molto più predisposto a capire e ascoltare gli altri.

La comprensione dei propri limiti è fondamentale.
Conoscere i propri limiti è il primo passo per poterli superare.

2. Evita di dimostrare a tutti i costi chi è il capo

Se vuoi a tutti i costi dimostrare che sei il leader, vuol dire … che non lo sei.
Almeno non ancora.
Devi lavorare sulla tua leadership.

La tendenza naturale quando devi gestire collaboratori più esperti è voler dimostrare (a tutti i costi) chi detiene lo scettro del potere.

Voler dimostrare (ossessivamente) il tuo valore,
metterla sulla competizione, sulla bagarre, crea un’atmosfera pericolosamente competitiva che può diventare una spirale di comportamenti insubordinati.

Alla fine chi rischia di pagarne il prezzo più alto … sei tu!
Altro che gestire collaboratori più esperti …

3. Dimostra a tutti chi è il capo

No, nessun errore di scrittura.

Ripeto, nessuna lotta senza-esclusione-di-colpi per dimostrare la tua autorità.

Non devi chiedere il rispetto …lo devi guadagnare,
meritare.

Ascolta i pareri e i consigli dei tuoi collaboratori, senti cosa vorrebbero cambiare.
Mostra rispetto per le loro opinioni e chiedi feedback sulle tue idee … mantenendo la tua autonomia di pensiero e d’azione (guai a perderla!), poi decidi e agisci di conseguenza.

Non mollare il timone decisionale.
Che nessuno abbia un solo dubbio su chi è il capo!

gestire collaboratori più esperti

4. Non delegare senza controllare

Ecco cosa era successo …
Sacha accortosi di non avere quella particolare abilità, decide di delegare la pendenza a un suo collaboratore, quello che riteneva più fidato e competente.
Una “santificazione” del collaboratore, che si è sentito indispensabile e necessario. Bene!
Questione sistemata?
Uhmm …

Sembra una buona idea,
infatti lo è stata … all’inizio.
Purtroppo è solo questione di tempo.

È rischioso porre fede incondizionata nel collaboratore, senza verificarne il processo e controllarne il lavoro.

Quando la situazione va fuori controllo, è troppo tardi, il danno è fatto … non serve più scaricare la colpa sul subordinato.

Se diventi “prigioniero” dei collaboratori, non importa quanto cerchi di nascondere la tua “dipendenza” … si trasmette, esce fuori e influenza tutto l’ambiente.

Inoltre, questa “glorificazione” di un singolo distrugge il lavoro di team. Gli altri membri del team si sentono sottovalutati e traditi.
Il manager impreparato rileva così debolezza e perdita di leadership.

Gestire ex colleghi: 11 spunti di successo per la tua leadership – parte 2

gestire ex colleghi

Leggi anche la parte 1.

7. Affronta il concorrente deluso

Non per tutti sarà facile mettere da parte l’ego,
nascondere invidie e gelosie e venire a congratularsi con te.

Non tutti nel team hanno accettato la nuova transizione,
magari qualcuno è deluso, arrabbiato o frustrato.

Se uno dei tuoi ex colleghi era in competizione per il ruolo,
hai un ulteriore livello di complessità da affrontare.

In alcuni casi,
potrebbe essere sufficiente consentire alla persona di adattarsi alla nuova situazione.

È importante chiarire che lo apprezzi come dipendente e sosterrai il suo sviluppo.
Puoi dire qualcosa del tipo “Capisco che sei deluso. Sei una parte importante di questo team e ti darò il mio supporto per avere successo.”

Il tuo passaggio a team leader può essere difficile anche per lui/lei,
prova ad avere più comprensione ed empatia.

8. Rimani aperto e disponibile al dialogo

Rimani disponibile al dialogo, alla collaborazione, a scambiare le tue idee o opinioni.
Nel gestire ex colleghi, è fondamentale se si vuol vivere in armonia,
avere una buona intesa lavorativa e non avere conflitti con le persone.

Se avverti un fastidio a causa della precedente confidenza,
parlane nell’incontro privato con tatto e con rispetto.

Potresti essere sorpreso nello scoprire che anche lui/lei ha gli stessi problemi …
questo potrebbe aiutare a risolvere la questione in maniera soddisfacente per entrambi.

9. Evita di spettegolare

Fino a qualche tempo fa (forse) spettegolavi anche tu con i colleghi più stretti.
Non c’è niente di male nel gossippare …
stempera la tensione e serve a creare un clima più leggero.

Lo scherzo distende gli animi e consolida il gruppo ma diventa pericoloso quando è l’unico sfogo a frustrazione e stress.
E adesso?
Meglio evitare nel gestire ex colleghi, farti coinvolgere per non rischiare di rovinare i tuoi rapporti interpersonali o di trovarti in situazioni spiacevoli.

10. Tratta tutti con rispetto e imparzialità

L’amicizia sul lavoro è uno dei temi più delicati d’affrontare.
Avere amici sul posto di lavoro ci dà carica,
motivazione e una spalla cui poggiarsi in caso di difficoltà.

Molto probabilmente avrai fatto più amicizia con alcuni colleghi rispetto ad altri.

È naturale e normale, sentire maggiore feeling e simpatia verso alcune persone ma,
nella tua nuova veste di team leader,
ogni membro del team dovrà essere trattato in modo imparziale e con rispetto.

Anche se pensi di essere equo ed equilibrato al 100% (e forse non ti rendi conto) gli altri collaboratori o dipendenti potrebbero fraintendere o mal interpretare alcune tue decisioni, pensando che stai proteggendo o favorendo una o più persone, a te vicine.

Favoritismi, preferenze e simpatie, potrebbero emergere tuo malgrado,
e all’interno del team creare sfiducia e demotivazione.
Leggi il mio post per approfondire.

11. Non cercare l’accettazione dei tuoi ex colleghi

Se hai bisogno del giudizio positivo dei tuoi ex colleghi, è un chiaro segno che hai paura di essere rifiutato o emarginato dal resto del gruppo.

È uno schema mentale che ti porterà a fare di tutto per compiacere i tuoi ex colleghi,
pur di ottenere la loro approvazione.
Se devi soddisfare le aspettative dei tuoi precedenti compagni di lavoro, diventerai un burattino sotto il loro comando.
Chi asseconda sempre gli altri, come un cagnolino, non diventerà mai un leader.

Nella tua nuova posizione non devi cercare di essere popolare,
devi accompagnare gli altri per centrare i risultati prefissati.

Mantieni l’attenzione sul lavoro da fare, dai il massimo ogni giorno,
tratta tutti con rispetto e educazione e vedrai che riuscirai a conquistare il tuo team!
Leggi il mio post per approfondire.

gestire ex colleghi

12. Sfrutta la conoscenza delle persone

Durante questo tipo di transizione,
è facile concentrarsi eccessivamente sul comportamento degli altri,
degli ex colleghi.

Il fatto di conoscere le persone “dall’interno” può essere un vantaggio che devi sfruttare al massimo.

Conosci tutte le “pecche” e i punti di forza,
le persone produttive e quelle da stimolare,

La tua comprensione dei processi di lavoro ti può aiutare a costruire la credibilità con il tuo nuovo staff e creare relazioni utili con le persone.

Gestire ex colleghi: non fingere di avere tutte le risposte

Dai fiducia a tutti.
Fai sapere ai tuoi collaboratori che sei aperto a nuove idee e input.
Sollecita suggerimenti e dai il giusto credito a tutti.
Aiuta la crescita di ogni membro del team.
Aumenta le distanze professionali ma rimani “connesso” alle persone.

Da collega a capo? Rimani te stesso!
Adesso, il tuo ruolo è diverso ma tu sei lo stesso.
Molti lo ignorano o se ne dimenticano.

La disponibilità e l’onestà intellettuale possono aiutarti a mantenere buoni rapporti con le persone,
attenuare la tensione e migliorare la produttività.

Gestire ex colleghi è allo stesso tempo una sfida e un’opportunità di crescita.
Se la prendi alla leggera o al contrario con troppa animosità, ti aspettano delusione e frustrazione;
considerala piuttosto una buona occasione per lavorare su te stesso.

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Gestire ex colleghi: 11 spunti di successo per la tua leadership – parte 1

gestire ex colleghi

Diventare il capo è una transizione entusiasmante e appagante,
ma può anche rilevarsi molto snervante.
Stressante.

Questo è particolarmente vero se adesso sei diventato il leader di persone che – fino a qualche tempo fa – erano tuoi colleghi.

“La leadership è azione,
non posizione.”

Donald H. McGannon

C’è un ex collega che da quando hai avuto la promozione a supervisore,
ha cominciato a guardarti con sospetto, gelosia o addirittura con odio. Un altro che continua a trattarti ancora come uno del gruppo e si aspetta da te grande empatia.

Un altro ancora che ti considera ancora un amicone … non ha ancora capito che adesso il capo sei tu.
Hai sempre sentito parlato malissimo del capo e adesso che dall’altra parte ci sei tu,
ti chiedi se sarà così anche per te.
Di la verità, non la pensavi così dura, vero?

Dovrai costruire la tua credibilità e autorità, la tua leadership,
senza comportarti come se la promozione ti avesse dato alla testa.

Il punto che tu invece adesso, come nuovo leader,
sei responsabile della produttività e dei risultati.

Ecco alcuni suggerimenti strategici per gestire al meglio i tuoi ex colleghi:

1. I rapporti con gli ex colleghi cambieranno

Prima lo consapevolizzi … meglio è!

Cambiano le dinamiche, gli obiettivi sono differenti,
diversa è la responsabilità, più alta è la pressione,
e potresti prendere decisioni impopolari presso i tuoi ex colleghi.

Anche se fino a qualche tempo fa, hai condiviso lo stesso malcontento sul modo di lavorare,
i rapporti personali con i tuoi ex colleghi si sono spostati a un livello diverso.

Ora tu sei quello che assegna il lavoro,
analizza la produttività e valuta la performance.
Ti sei spostato di un livello.

2. Stabilisci nuovi confini

È necessario rimodellare il rapporto tra te e i tuoi ex colleghi di lavoro.

Ci sono linee che devono essere nuovamente tratteggiate,
confini che non possono essere più superati e argomenti di conversazione che non possono essere più discussi.

Nel gestire ex colleghi, non puoi continuare ad avere relazioni come hai fatto prima.
Questa è una perdita per tutti,
ma fa parte del “gioco”.

Non è necessario divenire distaccato e non disponibile;
se ti senti un po’ “solo e lasciato da parte”,
può essere un segnale che stai approcciando in modo efficace il tuo nuovo ruolo.

3. Segnala la transizione

Nella maggior parte delle aziende,
c’è qualcuno che si occupa di annunciare la tua promozione.
Così tutti sapranno che ora sei tu … al comando.

Se non viene fatto,
parla con il tuo capo o con le risorse umane su come gestire questa informazione.
Assicurati di rendere tutti consapevoli della transizione.

È importante (che tutti sappiano) per evitare spiacevoli equivoci.
Evita proclami via mail tipo “Hei … forse non lo sai ancora. Adesso sono io il nuovo capo”.

4. Non introdurre subito importanti revisioni

Devi dimostrare la tua nuova autorità senza pestare subito i piedi ai tuoi ex colleghi.

Cambiamenti a “razzo” ti possono ritorcere contro e causare errori costosi che possono minare,
fin da subito, la tua credibilità.

Nel gestire ex colleghi, ti suggerisco di identificare alcune piccole decisioni che puoi prendere abbastanza velocemente,
e rimandare quelle più grandi finché non hai il tempo di raccogliere input e informazioni.

In questo modo eviterai le trappole e le resistenze che accompagnano ogni cambiamento (piccolo o grande che sia) nel tuo nuovo luogo di lavoro.

5. Stabilisci la tua autorità

Essere al comando non significa dare una dimostrazione di forza della tua nuova autorità.

Uno dei modi migliori di gestire ex colleghi è spiegare come lavorerai come capo e come intendi guidare il gruppo;
per questo incontra la tua squadra, come gruppo e individualmente, per parlare della tua visione.

Incontra individualmente ogni collaboratore.
Metti sul tavolo le tue aspettative e i potenziali problemi.
Ricorda che un’aspettativa frustrata produce delusione e rancore (quest’ultimo è molto pericoloso sul luogo di lavoro).

Assicurati che tutti nel team abbiano compreso il tuo nuovo ruolo, le responsabilità che ti aspettano e gli obiettivi che, a livello di gruppo, ti sei prefissato.

In questi incontri uno-a-uno è necessario ascoltare tanto parlare.

Anche se potrebbe essere un po’ imbarazzante …
discuterne e ricercare soluzioni costruttive è la miglior cosa.

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6. Gestire ex colleghi: non aspettarti che tutti ti parlino schiettamente

Adesso che sei passato da collega a capo, aspettati che le persone che dovrai supervisionare vedano le cose in modo diverso, siano più guardinghe e non ti parlino più apertamente,
come una volta.

Metti anche in preventivo che questo cambiamento potrebbe creare un’energia negativa all’interno del team e sarai costretto a fare un passo indietro e non socializzare più come prima.

Cerca di non prenderla male,
se succede.
Ci sta.

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Vuoi diventare leader? 7 zavorre che devi mollare se vuoi salire in alto

diventare leader

È luogo comune pensare che per ottenere successo, diventare leader, bisogna fare qualcosa.
Questo è (anche) assolutamente vero!

Ma per avere successo nel lavoro oltre a fare-di-più è fondamentale anche togliere.
Diminuire. Alleggerire.
Sgravare.

Per diventare leader è necessario sbarazzarci dalle zavorre (soprattutto quelle emotive) che ci portiamo sulle spalle.
Spesso sono loro a tenerci ancorati e a impedirci di volare!

Per volare in alto, devi pesare poco,
più sei “leggero”, più sali!

Ecco 7 pesi che devi mollare subito se vuoi ottenere più successo,
e diventare leader:

1. Abbandona l’onere di dover avere sempre tutte le risposte

“Nessun uomo sarà mai un grande leader se vuole fare tutto da solo,
o prendersi tutto il merito per averlo fatto.”
Andrew Carnegie

Pensi a un leader come a un eroe infallibile,
risolutore di problemi e quesiti difficili?

Anche i migliori leader imparano dagli altri.
Anzi.
I grandi leader hanno una chiara consapevolezza dei propri limiti.

Sanno che il successo è uno sport di squadra e per questo cercano di “riunire” attorno a loro persone appassionate ed eccellenti nelle diverse aree di competenza.

I grandi leader ascoltano più di quanto parlano.

Ascoltano con l’obiettivo di capire e non di rispondere.
Riesci a vedere la differenza?

2. Liberati del pesante fardello di non dover sbagliare mai

I grandi leader fanno errori come tutti.
Come me e come te.

In realtà anche più visibili,
perché prendono decisioni con conseguenze che (se negative) sono sotto-gli-occhi-di-tutti.

Tuttavia, ciò che differenzia un grande leader dagli altri è ammettere candidamente i propri errori e le lezioni che ha appreso.

Il grande leader sa che il fallimento è una parte essenziale del processo di esplorazione,
scoperta e innovazione.

Se non fallisce resta attaccato agli approcci del passato.
Non può imparare, evolvere e crescere.

Se le tue azioni non saranno piene di curiosità ed esplorazione,
perché hai tanta paura di fallire o non sei disposto a provare qualcosa di nuovo,
difficilmente diventeranno incisive.

3. Abbandona l’idea di dover essere sempre brillante e carismatico

Per diventare leader non hai bisogno di una personalità impressionante.
Alcuni dei migliori leader sono molto introversi e con poco charme.

Il carisma non è la qualità assoluta di un leader.
Anche se aiuta ad attirare la gente.

Leadership è saper essere influente.

È la capacità di ispirare le persone.
Se sei affidabile, credibile, integro e stai andando da qualche parte (importante),
vedrai che saranno in tanti a seguirti!

4. Liberati dal pregiudizio che i leader migliori siano uomini

La ricerca suggerisce che le donne tendono ad avere un maggiore potenziale di leadership rispetto agli uomini.

Le ragioni per cui la maggior parte dei leader sono uomini,
sono più legate a pregiudizi, a tradizioni e a “barriere” che hanno impedito alle donne di raggiungere (almeno per il momento, ne sono certo) posizioni di leadership di alto livello.

5. Molla il peso dell’aspettativa di essere amato e popolare

I leader possono essere persone molto sole.
La solitudine è uno dei costi da pagare per essere un leader.

Più sali e più devi vivere sotto la (spietata) luce dei riflettori.
Ci saranno sicuramente riconoscimenti e approvazioni ma anche avversione e invidia.

Anche al tuo livello.

Non devi sorprenderti se pur non essendo un VIP, uno sportivo famoso o un grande imprenditore risvegli gelosie e avversioni delle persone (spesso proprio di quelle che ti circondano).

L’unico modo per evitare le critiche e di essere “gradito” come leader è non prendere decisioni,
non cambiare, non dire e non fare niente.
Ti sembra possibile?

6. Non farti abbagliare, la posizione non ti renderà leader

Leadership è atteggiamento, non (solo) conoscenza.
Anche se studi e ti informi tanto, pensi di sviluppare capacità di leadership?

Se hai l’ufficio più grande (quello all’ultimo piano), hai persone che rispondono ai tuoi comandi,
ottieni obbedienza, pensi di essere un leader?
C’è qualcuno disposto a seguire il tuo esempio?

La vera leadership non si basa sulla posizione o sul grado.
È azione, prestazione, capacità ed efficacia.

Alcuni credono che per diventare leader semplicemente basti un titolo.

Chi non conosce persone collocate (non si sa come – o forse si –) al vertice della leadership che hanno fatto danni,
demoralizzato il personale e distrutto il business peggio della più grande crisi economica.

diventare leader

7. Liberati dal pregiudizio più pesante: leader si nasce

Il mito che leader si nasce, è quello più “utilizzato”, pericoloso e sabotante.

Non sono nato leader.
Quindi perché provarci? Tempo perso.
È inutile, è scritto nel destino, nelle stelle.

Sbagliato.
Alcune persone hanno qualità di leadership innate.
È innegabile.

La ricerca ha dimostrato che solo 1/3 dei cosiddetti modelli di leadership sono “nati leader”,
mentre la maggioranza (i restanti 2/3) “sono diventati leader” attraverso il duro lavoro e il superamento di circostanze straordinarie e difficili.

Diventare leader? Non è solo genetica

Che tu sia un manager di una multinazionale,
un piccolo imprenditore della sua azienda a conduzione familiare,
uno store manager del centro città, il team leader di un gruppetto di collaboratori,
che il tuo staff sia costituito da 1 o 100 persone, poco importa …
per ottenere ottime performance devi prendere sempre più confidenza con la crescita professionale dei tuoi collaboratori e il potenziamento della tua leadership personale.

Le persone oggi possono determinare il successo o l’insuccesso del tuo lavoro o della tua azienda.

La leadership non è una predisposizione genetica.
Adesso lo sai anche tu.
Non hai più scuse.
Ci puoi lavorare.