Decisioni per la carriera: 8 segnali che ci stai pensando troppo (e gli anni passano) – 2

decisioni per la carriera

5. Cadi nel perfezionismo eccessivo solo per procrastinare

Se pensi troppo, potresti avere un incessante desiderio di perfezione.

Analizzi costantemente ogni situazione.
Qualsiasi possibile scenario.

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Non vuoi prendere la decisione sbagliata, così sprechi molto tempo per qualsiasi scelta …
perché non ti fidi di te stesso.

Non puoi accettare il fallimento e fai di tutto per evitarlo.
Il metodo migliore è perdersi nelle scelte e non muoversi.

Ricorda che nella vita è fondamentale fare degli errori. Ti permettono di crescere, imparare e raggiungere nuove vette nella tua evoluzione.

6. Stai ricevendo lo stesso input da tutti quelli con cui parli

Hai discusso del tuo dilemma con tutti quelli che conosci,
e tutti ti dicono la stessa cosa.

Dovrebbe essere più facile prendere una decisione, non pensi?
No, non pensi!

Stai ancora andando avanti e indietro, incapace di decidere!
Quando siamo “troppo dentro” un problema, spesso perdiamo la prospettiva.

Se amici fidati, familiari o colleghi sembrano essere tutti d’accordo, ci sono buone probabilità che abbiano ragione.

7. Stai mulinando in idee completamente irrealistiche

Il tuo cervello a volte può evitare di arrivare a una conclusione producendo sempre più scelte. Tutte le opzioni sono possibili …. un brainstorming infinito!
“Magari vado in Costa Blanca e apro una piadineria sulla spiaggia”
“Apro un agriturismo in valle e comincio a produrre il formaggio di capra. Figo!”

E così ti perdi in fantasticheria, sogni e utopie…
altro che decisioni per la carriera!

Impantanarsi in illusioni è un altro modo per rimandare le grandi decisioni, ancor di più se la piadina l’hai mangiata solo in vacanza a Riccione e il formaggio di capra sai a malapena cosa è!

È l’ennesima forma di procrastinazione.

Quando ti ritrovi a pensare troppo, prova a riportarti al momento presente attraverso respiri profondi e pensando a qualcosa di rilassante.

Prova a sbarazzarti di questi pensieri perché ti portano ancora più lontano dalla tua meta.

8. Nessuna scelta è l’ideale

La decisione comincia con la consapevolezza che potrebbe non esserci una risposta “giusta”.

Se il tuo cervello gioca costantemente a “ricercare tutti gli scenari possibili” diventa chiassoso e potresti trovare difficile smettere di pensare e decidere in modo sensato.

Quando stai esaurendo le tue capacità cognitive, le cose possono diventare contorte e confuse,
causando la scelta sbagliata.

Se hai già accumulato tante informazioni probabilmente è il momento di prendere una decisione. Impegnati a ricercare due o tre opzioni, una volta trovate è il momento di agire su di esse, invece di tornare indietro per ulteriori informazioni.

Se ti mancano ancora informazioni, continua la ricerca!
Una volta che le hai acquisite, fermati.
E decidi!

Decisioni per la carriera? Se non riesci è meglio aspettare e distrarti

Dopo un po’,
puoi tornare alla tua decisione con una nuova prospettiva che ti consentirà di essere più obiettivo.

Qualsiasi tipo di pausa aiuterà a ridurre la frustrazione e a eliminare il pensiero circolare, solo così puoi fare una scelta calma e ragionevole.

Per ottenere decisioni per la carriera è fondamentale …
chiarirsi l’obiettivo, trasformare la paura in coraggio e ascoltare il tuo istinto.

Scopri il coaching per la carriera.

Decisione per la carriera: 8 segnali che ci stai pensando troppo (e gli anni passano) – 1

decisione per la carriera

Lasciare l’attuale posto di lavoro per lanciarsi nella start-up dei tuoi sogni?
Chiedere o non chiedere la promozione ma poi … addio al tempo libero in famiglia?
Accettare il nuovo incarico (stimolante) ma in una nuova città?

Mollare l’attuale lavoro
perché le possibilità di crescita sono zero e non vuoi passare tutta la vita al palo?

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Se nessuna scelta ti sembra migliore dell’altra,
se ogni decisione per la carriera ti attira più o meno allo stesso modo e (nonostante altre ricerche) non riesci a ridurre l’incertezza, capisci perché tante persone si “perdono” professionalmente o restano bloccate in vortici di dubbi e pantani d’indecisione.

Decisione per la carriera? Spesso, il dubbio la fa da padrona

Abbiamo paura di prendere la decisione per la carriera sbagliata; quindi rimandiamo, trovando modi sempre più creativi per posticipare la scelta.

Pensare troppo può far male.
Vorremmo smettere e agire, vivere con serenità.

Cominciamo a renderci conto che – almeno in alcuni casi – esageriamo.
L’indecisione, l’eccessivo rimuginare o la ricerca della scelta “perfetta” rasenta il grottesco.

Vediamo insieme i segnali di alert che ti stanno indicando che stai pensando troppo a ogni passo che vorrai compiere nel tuo (ti auguro luminoso) percorso professionale:

1. Sei intrappolato nel negativo

Ogni volta che pensi alla tua carriera ti assalgono immediatamente pensieri tipo “Bello … Ma … Però …Forse… E se … Non posso,…“?
Sei concentrato su risultati incerti e catastrofici.

Quando ti trovi di fronte a una decisione difficile … nessuno può prevedere il futuro.
Ci sono innumerevoli fattori che influenzano una scelta.

Cerca di concentrarti sui risultati probabili ed evita di speculare su cose che non puoi assolutamente prevedere.

2. Ogni volta che qualcuno chiede, cambi argomento

Incontri il tuo amico che ti chiede “Allora … come va il lavoro?

Vorresti rispondere secco “Voglio lasciare il mio lavoro, lanciarmi nella start-up che ti parlo da anni … ma sono terrorizzato dal fallimento”. Invece borbotti qualcosa d’incomprensibile e passi immediatamente a un altro argomento “Fa freddo oggi… vero?”.

Spesso temiamo l’idea di qualcosa … più della cosa stessa!
A volte – semplicemente – non siamo pronti a “dichiarare” al mondo le nostre intenzioni.
Ci sta!

Per superare la paralisi dell’analisi, è meglio confrontarti con un professionista (coach o consulente di carriera) o qualcuno di cui ti fidi.

Il professionista è da preferire perché ti darà feedback ancor più oggettivi e concreti rispetto al familiare o all’amico/a, che (forse) non vuole essere diretto o passare per insensibile.

Guarda il coaching per fare carriera.

3. Giri in un vortice di ricerca infinita

Hai studiato … ricercato … indagato… investigato … e proprio quando hai la sensazione di avere la soluzione, decidi che non è abbastanza, vuoi essere ancora più sicuro,
.. e riprendi la ricerca!

Perdersi in un vortice di ricerca infinita è un segnale evidente che stai sicuramente pensando troppo.
È ora di agire!

Nulla cambia senza azione e il viaggio più lungo inizia con il primo passo.
Fai quel primo piccolo passo.
Oggi!

4. Sei catturato in una spirale e bloccato da dettagli

I nostri sentimenti di incertezza ci spingono a pensare troppo.
L’analisi eccessiva e maniacale è un’abitudine che potresti avere acquisito nel corso degli anni.

Impantanarsi nei dettagli è solo un altro modo per rimandare le grandi decisioni.
È un’altra forma di procrastinazione.

Raccogliere più dati, focalizzarsi su ogni potenziale risultato, potrebbe illuderti di avanzare verso un obiettivo. In realtà, stai solo girando attorno al problema.
Semplicemente.
Inutilmente.


Vuoi potenziare la tua comunicazione al lavoro? Occhio a questo errore fondamentale

comunicazione nel lavoro

Parlare chiaro e diretto è necessario.

Soprattutto se ricopri un ruolo di responsabile, capo o manager, è indispensabile utilizzare una comunicazione efficace,
usare le parole o il tono giusto per migliorare i rapporti personali, aumentare il tuo carisma con colleghi e collaboratori.

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La comunicazione nel lavoro è il primo passo verso il tuo successo

Se pensi di comunicare in modo confuso, dispersivo o tortuoso devi impegnarti con molta pratica e attenzione.
Per sradicare questa cattiva abitudine ti servirà molta pazienza.
Hai “sempre detto così” e non sarà così facile cambiare e migliorare, in poco tempo.

Da domani, comincia a prestare attenzione a cosa dici,
conta quante volte utilizzi parole dispersive e prova a invertire la tendenza.

Allenati con costanza e vedrai che, giorno dopo giorno, questo sforzo controllato diventerà naturalezza.
Attento, però!

Non fare l’errore di “regolamentare” di colpo tutta la tua comunicazione

Non commettere l’errore di disciplinare, di punto in bianco, tutta la tua comunicazione con tutte le persone con cui interagisci.

Così facendo, corri il rischio di controllarti troppo,
perdere naturalezza e di trasformarti in un automa freddo e innaturale (e molto ingessato) …
con tanti saluti alla famosa empatia del comunicatore!

Metti tutta la tua attenzione solo in particolari momenti o situazioni, quando sei in procinto di:
• dare a un collaboratore disposizioni, direttive, compiti
• condividere feedback e disaccordi
• relazionarti con un cliente
• presentare i tuoi chiarimenti al tuo capo o collega
• esporre un auspicio per il futuro
• quando devi “far passare” un concetto, un auspicio o una direttiva in modo preciso, chiaro e inequivocabile.

Per il resto … sii te stesso!

Con le tue incertezze comunicative, i tuoi continui intercalari e i modi di dire poco ortodossi.

Non formalizzarti e non preoccuparti troppo di cosa dici durante la pausa pranzo,
o in un momento di semplice conversazione.

Devi solo potenziate (in particolare frangenti) la tua comunicazione nel lavoro,
non stravolgere il tuo modo di essere o di comunicare.

Ti dico questo perché ricercare costantemente il controllo della comunicazione nel lavoro,
è fonte di grande stress!

Ti irrigidisce, ti blocca, ti fa diventare una persona scontata.
Come se non ne avessimo già abbastanza attorno a noi!

10 espressioni di uso comune che distruggono la tua immagine professionale – 2

professionalità

6. Confidenze taglia–gambe

“Lei è il primo cliente”
“È il primo scontrino che faccio oggi”
“I clienti di oggi sono sempre più suscettibili”
“I clienti di oggi sono sempre più attenti al portafoglio”

Lamentele sulla crisi, recriminazioni su quanto è difficile vendere oggi,
sulla suscettibilità o la “grandezza” del portafoglio dei clienti di oggi,
sono sabotanti perché suonano piagnucolose e offensive.

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Queste espressioni danneggiano sicuramente la tua immagine e la tua professionalità.

7. Considerazioni poco rispettose danneggiano la tua professionalità

“Ha capito male lei …”
“È lei che ha torto …”
“Si sbaglia Signora Rossi”
“E’ stata lei a sbagliare …”

Ecco il modo più veloce per far innervosire una persona!
A nessuno piace sentirsi dire, neppure in modo educato, che sta sbagliando.

Evitiamo di contraddire o voler avere l’ultima parola!

Le belle maniere piacciono a tutti, anche se ci troviamo davanti a un cliente o una persona testarda e presuntuosa, che non vuole ammettere il suo errore.

La nostra gentilezza avrà la meglio.
Queste “battaglie” servono a poco, anche se la spuntiamo, perdiamo … il cliente.
A nessuno piace perdere!

“ Capisce anche a lei, adesso …”
“Capisce?

Anche queste espressioni sono usate spessissimo durante la conversazione,
anziché “Capisce?è molto meglio utilizzareMi sono spiegato bene?”.

8. Espressioni positive che diventano negative

“Non sono qui per vendere ad ogni costo”
“Questo prodotto non le darà problemi”
“Non c’è sotto nessuna fregatura”
“Non voglio mentirle”
“Non voglio prenderla in giro”
“Non si preoccupi”
“Non voglio rubarle tempo”
“Non voglio insistere”

Il nostro cervello non riesce a elaborare subito una frase negativa (tutto ciò che gli è comunicato con un “non”); deve prima pensarla in termine positivi per poi “negarla”.

Ad esempio, se ti dico “Non pensare a un cavallo”.
A cosa stai pensando in questo momento? A un cavallo, naturalmente!
Prima di fare la negazione del cavallo, la tua mente ha bisogno di visualizzare il cavallo.

Da qui è facile capire cosa si ottiene con la frase “Non c’è sotto nessuna fregatura” oppure “Non voglio prenderla in giro”.

Il nostro inconscio non accetta la negazione, cancella il “non” e recepisce la frase nel senso opposto a quello che volevamo trasmettere, o invita a fare proprio quello che è richiesto di non fare.

9. Frasi che non trovano soluzioni

“Non posso farlo.”
“Non c’è niente che io possa fare.”
“Non lo so.”

Le persone desiderano (e sono disposte a pagarlo anche bene) un professionista che si prenda a carico della risoluzione del loro problema,
e – se questa non è facilmente raggiungibile – perseveri nella ricerca della soluzione.

Tali espressioni la dicono lunga sulla tua professionalità, capacità (e perseveranza) di cercare e trovare una soluzione.

Anche se hai le mani legate o il risultato non è realistico, un’alternativa migliore è discutere le attuali limitazioni e proporre un piano d’azione per raggiungere il risultato migliore.

Meglio utilizzare frasi tipo:
“Penso che la soluzione migliore sia …”
“Mi dia il tempo di controllare/verificare e la richiamo/ricontatto”

10. Frasi che ti fanno sembrare insicuro

“Scusa il disturbo”
“Mi dispiace …”
“Scusa, era solo un’idea”
“Scusa, spero di non aver sbagliato”

Queste affermazioni potrebbero mettere in cattiva luce il tuo lavoro o far emergere un senso d’inferiorità.
Ci scusiamo troppo in fretta e troppo spesso!

Chiediamo scusa anche quando non è nemmeno giustificato.
Sei veramente dispiaciuto? Hai fatto qualcosa di sbagliato?

Nella maggior parte dei casi, no, non l’hai fatto.
C’è bisogno di chiedere scusa per condividere i tuoi pensieri?

Prima di usare queste parole considera se sono necessarie

Le persone forti,
fiduciose, sono disposte ad ammettere l’errore,
ma utilizzare sempre queste frasi è fuori luogo.

Hai “sempre detto così” e diventa difficile cambiare, migliorare.
Una cattiva abitudine si modifica soltanto con attenzione e costanza.
Ci vuole molta pratica!

Da domani, presta attenzione a cosa dici, conta quante volte usi queste espressioni e comincia a invertire la tendenza.
Vedrai che, giorno dopo giorno, diventerà naturale,
e salverai la tua professionalità!

10 espressioni di uso comune che distruggono la tua immagine professionale – 1

immagine professionale

Dovremmo parlare molto meno.
Parlare troppo e male, è l’errore più comune che facciamo.

Spesso vogliamo persuadere, convincere, parlando più del dovuto.
Parlando troppo, rischiamo di non capire davvero le vere esigenze della persona oppure usiamo espressioni che ci fanno apparire offensivi,
incompetenti o poco corretti.

Frasi o parole che possono, a livello inconscio,
essere interpretate negativamente.

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Sono parole, frasi, espressioni e formalismi riempitivi che minano la tua fiducia e indeboliscono la tua comunicazione (anche se possono essere innocui nel contesto corretto).
Tipiche manifestazioni di uso comune che oramai non ci accorgiamo neanche più quando e perché le diciamo.

Ecco 10 espressioni comuni che asfaltano la tua immagine professionale:

1. Garanzie di nessun valore

”Non si preoccupi”
“Glielo garantisco io”
“Stia tranquillo”

Se con queste frasi pensi, di essere rassicurante e trasmettere tranquillità al tuo interlocutore, ti stai sbagliando di grosso.
In realtà comunichi leggerezza, incompetenza, aumentando dubbi e perplessità.

Non sappiamo cosa dire e allora ci rifugiamo dietro queste espressioni fumose che ci danno solo l’illusione di trasmettere rassicurazione e tranquillità.

“Non si preoccupi … certo che c’è la clausola di recessione”
“È impermeabile questo giaccone?” “Si, certo… lo garantisco io”

In effetti, non dici nulla di concreto e non dimostri niente.
Sono risposte banali, superficiali che lasciano insoddisfatto il tuo interlocutore.
Infatti, non abbiamo spiegato perché il giaccone è ideale per la pioggia e non abbiamo indicato (e spiegato) la clausola rescissoria.

Non possiamo più pensare di “mettere via le persone” con un bel sorriso e un cordiale “Glielo garantisco io”. Oggi servono prove concrete.
Trasmetti precisione, praticità e competenza. Informati sulle caratteristiche dei prodotti e dei tessuti. Preparati le risposte.

Nell’esempio di prima al posto del famoso “Non si preoccupi”, puoi rispondere:
“Certo. Le spiego … il giaccone è impermeabile e traspirante grazie alla membrana che, impiegata nella lavorazione laminata, garantisce l`impermeabilità anche delle tasche esterne, come può vedere … “.

2. Affermazioni negative e dubbiose danneggiano la tua immagine professionale

“Spero di riuscire…”
“Cercherò ….”
“Forse….”
“Speriamo…”

Le espressioni negative e dubbiose hanno il potere di condizionare negativamente chi ti ascolta.
Se “speri” o “provi” significa che sei tu il primo poco convinto di quello che stai dicendo o proponendo.

Assicurati di essere assolutamente certo di quello che dici o esponi, anche (e soprattutto) quando devi esprimere difficoltà o perplessità.

Per esempio, anziché “Spero di ricevere la merce in tempo.” meglio “Faccio tutto quello che è in mio potere per ricevere la merce in tempo.

3. Frasi che fanno sospettare poca correttezza e scarsa professionalità

“Si fidi”
“Mi creda

Sono frasi fatte, con le quali pensi di colpire favorevolmente,
di solleticare la fiducia della persona, rivestendoti con un’area di sincerità e di onestà.

Alla fine ottieni l’effetto contrario,
l’interlocutore è portato a pensare che queste frasi confezionate le tiri fuori proprio nei momenti di difficoltà o per “spingere” la vendita o la richiesta.

Queste affermazioni sono degradanti per la tua immagine professionale.
Quando siamo sicuri della nostra proposta, servizio o offerta, l’ultima cosa che pensiamo è di mercanteggiare o “mettere sul piatto” la nostra serietà e professionalità.

Non proclamare la tua correttezza, lascia che parli di te attraverso i tuoi gesti, le tue parole o la tua consulenza. Se proprio devi dimostrarla,
porta esempi concreti di situazioni realmente accadute che mostrino in che modo ti sei comportato o come hai reagito.

“Si fidi. Tanto ci trova sempre qui”

Altra espressione da evitare perché abusata, logora e ambigua.
Tradotta significa “Non posso fregarti solo perché sapresti dove trovarmi”.

4. Frasi che mercanteggiano onestà

“Vuole che le dica la verità?”
“Ad essere onesto …”
“Onestamente …”
“Vuole che sia sincero con lei?”

Queste frasi suonano totalmente poco sincere.
Come può qualcuno fidarsi della tua sincerità se con gli altri dici di non esserlo?
Chi assicura la persona che con lei sarai veramente onesto e sincero?

Dietro un onestamente o una dichiarazione di sincerità si nasconde spesso una bugia altrimenti non avresti il bisogno di “addolcire” il tuo discorso con queste parole.

Spesso ci rifugiamo dietro queste espressioni fumose che ci danno solo l’illusione di trasmettere rassicurazione e tranquillità.

Oramai, non funzionano più!

5. Considerazioni negative sui concorrenti

Pensi di convincere le persone parlando male della concorrenza, di altri venditori o consulenti?

Non proprio.
A dire il vero, così dimostri poca professionalità!

Lascia che si parli di te attraverso i tuoi prodotti, le tue parole o la tua consulenza.
Piuttosto che denigrare la concorrenza, valorizza i tuoi servizi e fai percepire il reale valore aggiunto che puoi offrire rispetto gli altri.

Nel mio caso, essendo sicuro della mia proposta formativa, l’ultima cosa che penso di fare è “gossippare” screditando i concorrenti o “mercanteggiare” la mia serietà e la mia immagine professionale.

Foto: Ryan McGuire

 

Partecipazione a “Il portafoglio” di Radio Agenti.it – “Pensieri e azione” –

intervista

Come passare all’azione, cioè come possiamo tramutare i pensieri in azioni?
Quali sono le azioni che ci rendono più attivi?

Ospite del programma “Il Portafoglio” ho parlato delle 4S:
– Superare la procrastinazione
– Scollegarsi
– Svegliarsi presto
– Supporto di un coach

Clicca qui e ascolta l’intervista

“A me non succederà mai” .. disse il giovane leader prima di prendere il palo

il giovane leader

Roberto pensava di essere molto brillante e competente (probabilmente lo è anche).
Si sorprendeva quando non vedeva riconosciute le sue grandi capacità, convinto che le sue intuizioni fossero più brillanti di quelle di altri.
E ripeto … verosimilmente lo sono anche!

Pensava di essere più intelligente e capace … del suo capo.
Roberto ha già tutte le risposte, non ascolta e non ammette mai di aver sbagliato. Basta chiedere e ti illumina con la “luce del suo sapere”.

Avere tanta fiducia in sé non è del tutto un male.
La sicurezza in se stessi è una qualità necessaria per il giovane leader.

La fiducia in se stessi è necessaria per emergere ma ..

Una buona dose di autostima è fondamentale per affrontare le sfide, far carriera, superare gli ostacoli ed emergere in questo mondo sempre più competitivo.

Roberto è focalizzato sui punti di forza, un po’ meno sulle sue debolezze.

In teoria è un team leader ma in pratica è solo un leader (senza team).
Perché per lui – semplicemente – il team non esiste perché è completamente ego-centrato.

Quando gli ho chiesto come si rapportava con il suo (oramai ex) staff o se era stato motivante nel comportamento e nelle parole …
con aria stupita (stile-Verdone) mi ha risposto “ … In che senso?”.

Quando sei intelligente e capace, è facile pensare di essere “al centro del mondo” e che gli altri siano solo un supporto o, peggio, una scocciatura. Leggi il post per approfondire.

Con una faccia tra l’assente e il tramortito conclude “Sai … pensavo che a ME non sarebbe MAI successo”.

Troppa fiducia + poca prudenza = il giovane leader prende il palo!

“Mai” è una parola che dovremmo togliere tutti dal vocabolario (non solo da quello di Roberto).
Eccessiva fiducia. Troppa convinzione. Poca prudenza.
Poi prendi il palo.

Sono caduti in tanti. Sono caduti (anche) i migliori. Perché non dovrebbe accadere anche a te? O a me?
Continua a imparare e non dare niente per scontato.
Ogni storia di fallimento deve essere un monito.
Un avvertimento.

Dura la vita del giovane leader?
Sì, maledettamente … il passaggio sul tappeto rosso se lo deve proprio meritare!

Troppe aziende non sono impostate per sostenere i loro leader

Soprattutto quando è un giovane.

Troppo spesso, l’unica cosa che il giovane leader si sente dire è … che ha fallito!
E rimane così … tramortito, inebetito, incapace di reagire.

Per padroneggiare la leadership servono ottime competenze ma anche un efficace allenamento dei tuoi “muscoli caratteriali” e delle tue risorse interne.

Per diventare un modello agli occhi del tuo team è necessario “cambiare passo”, trasmettere fiducia e competenza grazie ad una “presenza” e un linguaggio più incisivo e motivante.

Il mio proposito di coach è aiutarti a potenziare le tue doti e la tua leadership in modo da permetterti di entrare nel tuo ufficio ogni giorno più carico e fiducioso che mai.
Ce la farai!

Image by StockSnap from Pixabay

Cambiare lavoro? Non c’è un momento perfetto. È una questione di “credo”.

cambiare lavoro

Stai pensando di cambiare lavoro?
Lasciare il tuo attuale impiego?
L’ambiente è sempre pesante, le aspettative di performance sempre più irragionevoli, il capo che ti mette il fiato sul collo (anche per cose futili).

Lasciare la sicurezza di un lavoro – anche se è stressante e con poche soddisfazioni – significa (di questi tempi) prendersi un grosso rischio.
Significa fare un cambiamento.

Il cambiamento spesso può davvero spaventare

Che fare?
Non fare nulla e mantenersi il (mal di stomaco) e l’attuale lavoro. Oppure …
mantenere il lavoro, cambiare approccio per renderlo più “digeribile” e soddisfacente. O anche …
lasciare il lavoro non appena ne trovi uno migliore.

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Così, prepari il tuo CV e inizi la ricerca di un nuovo impiego.
Tutto risolto?
Ni.

Non ti ci vuole poi molto per renderti conto che la realtà non è come te l’aspettavi.

Il tempo passa e non succede niente

Qualche risposta di routine.
Belle parole ma niente di più.

Quando sei alla ricerca di un nuovo lavoro (già da un po’) è totalmente comprensibile che tu ti senta bloccato, frustrato e scoraggiato. Confuso. È normale.
Naturale.

Chiunque ci sia passato,
sa cosa intendo e cosa vuol dire convivere con sentimenti di frustrazione, delusione e rassegnazione per una ricerca che sembra vana.

A volte è solo sfortuna, troppa concorrenza, crisi del settore, altre volte si tratta di un problema di approccio, di mentalità, di pensieri negativi e credenze depotenzianti che compromettono (pesantemente) la tua ricerca di lavoro.

Una di questa credenza è che oggi il Mercato del lavoro è talmente complesso da diventare schizofrenico. Imprevedibile.
Come un mantra ribadisci complessità e difficoltà, ripeti senza fine quanto “È difficile”.
Diventi negativo e pessimista.
Sfiduciato.

Per rivoltare questa negatività ti dico che …

Non è difficile.
È molto difficile.
È tosta tosta. Tostissima!
Ma scusa, cosa ti aspettavi? Un tappeto rosso?
La coda che si “apre” quando arrivi, stile invitato VIP, davanti ad un locale all’01.00 di notte?

Basta leggere un giornale o sentire le news, per vedere quanto sia difficile “là fuori” e quanto sei già fortunato solo ad avere un lavoro (bello o brutto che sia).
Se c’è un momento sbagliato per essere nuovamente sul mercato del lavoro … è questo, non c’è dubbio!

Quindi per favore, non discutiamo neppure di quanto sia dura e difficile cambiare lavoro.
Perché lo è!

Parlarne di continuo – in questi termini – ci porta solo ansia e perdiamo energie preziose.

Alcuni settori sono più duri di altri ma è così da sempre

Sarà sempre così.

Ogni grande crisi porta con sé la mancanza di speranza eppure ne siamo sempre usciti, fin dai tempi della rivoluzione industriale.

Spesso sono contattato da persone che vogliono “trovare un lavoro“.
Purtroppo fanno l’errore di avere obiettivi vaghi, poco specifichi, l’unico focus è di accedere al libro-paga di qualcuno. Bussano tutte le porte pur di trovare un qualunque lavoro.

Se la tua ricerca di lavoro è troppo indefinita, non comunica abbastanza valore specifico.

La concorrenza – già alta e qualificata – ti porta a competere con persone che (trasmettono entusiasmo e passione), e sanno esattamente quello che vogliono.
Battaglia persa. In partenza.

È come andare in vacanza senza decidere dove andare.

Non ci sarà mai un momento perfetto

Nessuno può dire se questo è il momento giusto per cambiare lavoro.
Non ci sono garanzie (nella vita) e nel mondo di lavoro di oggi.

È una questione di “credo”.
Di “fede”. Speranza.

Se credi che non ci sia alcuna possibilità “là fuori”, ogni porta si chiude e l’unica possibilità che hai è quella di stare fermo e sentirti in trappola nel tuo attuale lavoro.

Ma, se credi che avere una possibilità “là fuori”, puoi prepararti, lanciarti, lavorare sodo per riuscirci.
Per tirarti fuori da un lavoro che non piace!

Se insisti, alla fine ce la fai.

12 volte in cui è meglio chiudere la bocca e tacere (per non fare danni al lavoro) – 2

meglio stare zitti

6. Quando non riesci a immaginare l’effetto delle tue parole

Se (ancora) non riesci a pesare, selezionare, scegliere al meglio le tue parole.
Quando rischi di sembrare insensibile, vittima, ingrato, permaloso, esagerato, inadeguato.

È meglio mordersi le labbra.
È meglio stare zitti!

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7. Quando muori dalla voglia di dare un consiglio o un parere

“Sai perché sei in questa situazione? Perché …” .
“Non dovresti fare così”
“Stai sprecando la tua vita …”.

Spesso pensiamo (sbagliando) che l’altra persona si aspetta un parere o un consiglio su ciò che ci sta dicendo.
Invece, la persona, il più delle volte, ci parla solo per condividere semplicemente i suoi pensieri e il suo stato d’animo. Tutto qui!

Metti da parte ego e i tuoi bisogni personali come quello di parlare, di avere ragione, di fare il salvatore-di-anime, il-guru o di farti valere a tutti i costi.

Tira fuori la “borsa dei consigli” o pareri solo quando ti sono esplicitamente richiesti.

8. Quando ti aggrappi alle scuse dopo un errore

Che si tratti di un malinteso, una fotocopiatrice inceppata,
un caso di omonimia oppure il corriere che ritarda la consegna di documenti molto importanti.
Poco importa.

Morditi le labbra. Non rifugiarti nelle scuse.
Ammetti la responsabilità (soprattutto quando sono evidenti) delle tue azioni o comportamenti e riconosci quello che hai fatto.

Non fare come la maggior parte delle persone, non tirare fuori la solita lista di scuse e discolpe che giustificano l’incidente.

Accampare scuse o giustificazioni ti farà apparire come quello che sta cercando di evitare la colpa, il che si traduce in una perdita di fiducia da parte del tuo supervisore o dei tuoi colleghi.

Tieni presente … c’è una grande differenza tra una spiegazione e una scusa.

9. Quando la conversazione diventa maldicenza meglio stare zitti

Hai sentito del progetto che il tuo collega ha completamente toppato? Certo che si!
Prima che dalle tue labbra esca che anche tu eri presente all’incontro a porte chiuse con il gran-capo
Taci. Meglio stare zitti!

Anche se muori dalla voglia di condividere particolari “succulenti”.

Il pettegolezzo da ufficio non è mai una buona cosa.
Partecipare – anche solo con un commento apparentemente innocente – può facilmente tornarti indietro con gli interessi.

Quindi, tieni la bocca chiusa e educatamente esci dalla conversazione.

10. Quando muori dalla voglia di far vedere al tuo team quanto sei un capo brillante

Se vuoi far crescere le persone del tuo team, se desideri che veramente imparino, lasciali risolvere il problema da soli.
Taci, non dire niente.
Non-aiutare.

Non-aiutare, vuol dire permettere alla persona di costruirsi la propria capacità, la propria competenza e la propria fiducia in se stesso. Le persone di solito possono superare maggior parte dei problemi quando hanno fiducia in se stessi.

Fai un passo indietro.

Meglio stare zitti.
Lasciala fare i prossimi passi per conto proprio.
Proprio come se fosse un bambino.

Leggi il post per approfondire.

11. Quando stai per dire SI (invece vorresti dire NO)

Hai il “no” sulla punta della lingua, ma siccome ti senti in colpa, non vuoi che gli altri pensino che sei una persona poco disponibile oppure vuoi evitare un conflitto, dalla tua bocca esce un benevolo “si” con tutto il suo strascico di ruminazioni, colpevolizzazioni e logorii mentali.

Se una richiesta ti mette parecchio in crisi, non rispondere subito, prendi tempo.
“Posso pensarci su? Ti faccio sapere domani”.

Leggi il mio post per approfondire come dire NO senza offendere.

12. Quando stai per dire SI (mentre sai già che poi dirai NO)

Non accettare subito la richiesta, per timore o indecisione,
sapendo già che tanto poi dirai (non di persona ma via mail o tramite qualche collega-messaggero) che non se ne fa più niente!

In questo modo dimostri di essere debole,
pauroso e subdolo (uno che non ci mette la faccia) e che sei lontano dall’immagine di persona forte e coerente che meritano i tuoi colleghi.

Il silenzio “parla”.
In un clima di odio, rabbia o insicurezza, dare spiegazione spesso è solo tempo perso.
Nell’amarezza, le persone potrebbero beneficiare più della tua presenza silente piuttosto che delle tue commiserazioni di circostanza.

Se non sei sicuro di cosa-dire e come-dirlo, fermati un attimo.
Prendi il tempo di pensare prima di parlare.
Nel dubbio … taci.
Nel dubbio … meglio stare zitti!

12 volte in cui è meglio chiudere la bocca e tacere (per non fare danni al lavoro) – 1

meglio stare zitti

Ci sono momenti, dove devi necessariamente parlare, ma ci sono anche casi in cui è più saggio stare zitti.
Spesso le parole più potenti sono le parole del silenzio.

Shakespeare disse: “È meglio essere il re del tuo silenzio che schiavo delle tue parole”.

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Per quanto potenti siano le parole,
ci sono momenti in cui devi tenere le labbra ben serrate e non dire nulla.
Stare zitti!

Ecco 10 situazioni in cui è meglio mordersi la lingua e tacere, se non vuoi fare danni al lavoro:

1. Quando non hai nulla di produttivo da offrire

Conoscerai anche tu quella persona che sembra apprezzare solo il suono della sua voce. Quando parte per la sua tangente, tutti alzano gli occhi al cielo.

Non porta mai qualcosa di produttivo ma si limita a divagare nel tentativo di dimostrare quanto sia brillante e competente. Ecco un esempio da non seguire!

Che si tratti di una critica distruttiva, di una sottigliezza irrilevante o di una questione inconsistente rispetto a ciò che è discusso, è meglio mordersi la lingua, non parlare, se non hai effettivamente qualcosa di sostanziale da dire.
Lo apprezzeranno tutti.

2. Quando non “palleggi” l’argomento

“Meglio tacere e dare l’impressione di essere stupidi,
piuttosto che parlare e togliere ogni dubbio!”

Oscar Wilde

 

Se non conosci-i-fatti, meglio stare zitti.
Non valutare o giudicare prima di aver capito (bene) come sono andate le cose, prima di conoscere-i-fatti.

Se parli prima di sapere,
rischi di dover fare imbarazzanti dietro-front o di reagire in modo eccessivo per poi andare a scusarti e “ricucire” rapporti incrinati.

Il silenzio può essere imbarazzante.
Tuttavia, sicuramente è meglio stare in silenzio su un argomento che non conosci.
Piuttosto che blaterare idiozie. Meglio tacere.

3. Quando la decisione del tuo capo è definitiva

Il tuo capo ha deciso.
Dopo attente valutazioni, ha stabilito di mettere la tua idea in secondo piano e attenersi al vecchio metodo (quello che ha sempre usato).

Sai che la tua proposta è SMART e più efficiente, quindi rispondi alla sua decisione con ancora più veemenza portando prove a favore della nuova strada da percorrere.

L’hai fatto … ed è stato un altro NO.
OK, stop fermati!

Se continui a tormentare il tuo capo sul perseguire la tua opzione non apparirai determinato ma irrispettoso e insubordinato.
È un tuo obbligo rispettare la sua decisione, che tu sia d’accordo o no!

4. Quando vuoi correggere qualcuno pubblicamente

Non importa quali siano le tue intenzioni,
non è mai una buona idea correggere qualcuno di fronte a un “pubblico” (team, clienti, titolari, ecc …).

Oltre a essere imbarazzante,
dai anche un motivo all’altra persona di pensare che le tue intenzioni siano tutt’altro che nobili, poiché hai sottolineato l’errore.

Meglio sempre scegliere il faccia-a-faccia privato e far sembrare che la svista sia “scappata via” accidentalmente.
Inoltre, dando alla persona la possibilità di salvare la faccia, rafforzerai il tuo rapporto di lavoro con lei, invece di demolirlo.

Cerca di non usare “tu” quando correggi e rettifichi qualcuno.

È indispensabile correggere qualcuno pubblicamente solo se l’errore porterà a gravi conseguenze o farà risparmiare tempo e fatica a tutti.

Per esempio,
se in una riunione si sta partendo con l’ordine del giorno sbagliato, intervenendo, potrai far risparmiare tempo ed energie a tutti i presenti.

5. Quando le emozioni sono ancora “calde” è meglio stare zitti

Tutti abbiamo ricevuto email arrabbiate da parte di clienti, colleghi, capi.
Purtroppo di solito, il modo in cui scegliamo di rispondere intensifica le emozioni coinvolte.
Rispondere in modo professionale è più facile a dirsi-che-a-farsi.

Se il tuo collega, capo o cliente si sono lasciati sopraffare dalle emozioni, non ripetere lo stesso errore.
Prendi tempo. Ti aiuterà a evitare una reazione istintiva.

Parlare sul posto di lavoro quando le tue emozioni stanno salendo, di solito non è un buon segno.
Il più delle volte, finisci per dire qualcosa di cui ti penti o in definitiva peggiora la situazione.

Invece,
concediti un momento per rinfrescarti e riacquistare la calma.


Niente da dire alla riunione: una delle più grandi insicurezze sul lavoro

insicurezze sul lavoro

“Quasi la metà di tutte le nostre angosce e le nostre ansie derivano dalla nostra preoccupazione per l’opinione altrui.”
Arthur Schopenhauer

Un’altra riunione sta arrivando e tu cominci a sudare freddo.
Come sempre.

Anche tu come tanti professionisti .. non sei in un ambiente confortevole

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Sicuramente  molte più persone di quello che pensi!

Durante la riunione, alcune persone possono dominare la discussione, prendere la scena, catturare l’attenzione, lasciando agli altri (te compreso) poche possibilità per mettersi in luce e mostrare la reale potenzialità.

Si dice che il silenzio è d’oro,
ma in questo caso … stare seduto congelato durante l’ennesima riunione, può essere una sensazione terribile.

Una delle maggiori insicurezze sul lavoro.

C’è qualcosa di peggio di sedersi in una riunione sapendo di non aver niente di produttivo con cui contribuire?

Anche tu … vuoi aggiunge valore, essere apprezzato per la tua capacità e la tua competenza.

Rilassati

Hai detto niente! Mi dirai …

Relazionarsi con gli altri può essere una sfida personale molto ardua.

Ti sei mai chiesto perché per alcuni tutto sembra semplice e naturale … per te invece sembra di scalare una montagna impervia?

La risposta è semplice:
gli altri sono più bravi di te per predisposizione naturale oppure perché hanno imparato meccanismi di copertura del nervosismo e accorgimenti per mascherare il suo effetto.

Quali? Leggi il mio post

Fai attenzione al tuo dialogo interno

“Chissà cosa pensano di me!”
“E se faccio una figuraccia?”
“Se apro bocca sicuramente rischio di dire scemenze”
“Sono talmente ansioso che sicuramente rischio di inciampare!”

È importante acquisire consapevolezza rispetto il tuo dialogo interno, che è spesso disfunzionale.
Se sei convinto di essere un disastro, ti comporterai come un disastro, agirai proprio così, in modo da avere la conferma “Ecco, vedi, sono un disastro …”.

Se ti convinci (non so su quale base poi …) che se apri bocca durante la riunione gli altri rideranno …
sicuramente tenderai a rimanere in silenzio, sperimentando ansia e disagio, tutte le volte che avrai voglia di dire qualcosa.

È importante a riconoscere i tuoi pensieri depotenzianti e sostituirli con modalità più positive e rassicuranti, in modo da sentirti meglio e cominciare a rischiare!

Molto più produttivo convincersi che: “Se dico quello che penso non sarà un disastro necessariamente. Forse qualcuno potrà non condividere il mio punto di vista ma qualcun altro potrà essere d’accordo!”.

“Allenati” tutte le volte che hai occasione

Sfrutta tutte le occasioni che ti si presentano (il cameriere che non ti ha ancora servito, la venditrice pressante, un collega noioso alla pausa-caffè) per confrontarti ed esporti con gli altri.
Così un po’ alla volta, in modo graduale, partendo da piccoli contesti!

Per combattere la tua insicurezza è utile esporsi continuamente, alle situazioni che ti danno disagio e in imbarazzo, affinché la difficoltà possa diventare “familiare” e diminuire.

“Allenandoti” hai l’occasione di concentrarti sulle tue reazioni per poi deviarle in atteggiamenti più produttivi … e non farti inghiottire da queste insicurezze sul lavoro!

Non essere troppo critico con te stesso

Il tuo critico interiore non analizza oggettivamente.
Alimenta di continuo un dialogo interno eccessivamente negativo che crea ostacoli e impedimenti.

È autodistruttivo, può essere dannoso per te e per gli altri.

Focalizza le tue paure … sono davvero motivate?
O stai ampliando a dismisura una delle tue più grandi insicurezze sul lavoro?

Pensare che – appena apri bocca – un collega o il capo scoppi in una risata fragorosa ti sembra realistico?

Memorizzare non ti servirà a superare le insicurezze sul lavoro

Anzi.

Così rischi che se c’è un imprevisto che ti fa saltare la tua tabella-di-marcia vai in pallone completamente.

Riduci il discorso a poche parole-chiave.
Ti aiuterà a non incastrarti ed essere più naturale e tranquillo.

Se devi fare una presentazione, accompagnala con aiuti visivi, servono a distogliere l’attenzione su di te e suggerirti il passo successivo.

Leggi il mio post per approfondire.

Se non hai qualcosa di significativo da aggiungere, TACI

Se vuoi parlare solo per piacere agli altri, per paura di essere escluso, deriso o solo per essere “quello smart che aggiunge valore”.
Se ti accorgi che stai parlando solo per essere più gradito, accettato e amato dagli altri … meglio tacere!

Saper comunicare vuol dire (innanzitutto) avere qualcosa da dire. Di produttivo.
Se non hai nulla d’interessante da dire,
meglio tacere!

Criticare senza offendere: 5 strategie facili facili da utilizzare al lavoro

criticare senza offendere

Chiariamo subito una cosa:
possiamo chiamarla in vari modi (rimprovero, critica, osservazione o feedback), addolcirla con aggettivi tipo positiva, motivazionale o costruttiva, possiamo parlare con attenzione e cortesia ma la verità è che …

La critica non piace a nessuno

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Un’osservazione negativa, anche ben formulata, getta sempre un’ombra sulla relazione tra te e l’altra persona.

Le critiche contrastano col nostro naturale bisogno di sentirci accettati e approvati. Ci sentiamo attaccati, giudicati o prendiamo la critica come un’offesa personale.

Alziamo immediatamente una barriera di protezione, reagiamo in vari modi … con aggressività, colpevolezza, accettazione, vergogna.

Ecco perché sbagliando approccio, si rischia solo di ferire, svalutare o denigrare, demotivare la persona. Creare una situazione di ostilità e freddezza che può compromettere il rapporto.

Criticare senza offendere? Come camminare sulle uova

Che peccato!
Compromettere la relazione professionale – per una critica mal formulata – con una persona con cui lavori fianco a fianco da anni e hai sempre avuto nel complesso un rapporto positivo (anche se non proprio di amicizia).

1. Il primo obiettivo: migliorare non offendere

L’obiettivo della tua critica non deve essere quello di offendere o punire l’altra persona ma piuttosto …
migliorare qualcosa che non va o che poteva essere fatto meglio.

Spesso sorvolare o non dire niente per amicizia, timore o per mantenere pace e tranquillità vuol dire trascinare una criticità per molto tempo e farla “lievitare” fino a farla diventare ingestibile.

2.Focus sulle azioni o comportamenti

La prima regola che devi seguire quando vuoi criticare senza offendere, e vuoi evitare di compromettere il rapporto professionale, è dire tutto ciò che non va, limitandoti però alle azioni o ai comportamenti.

Non alla persona.

C’è differenza tra dire “Sei una persona irresponsabile” e “Ieri, con quel cliente importante, hai avuto un comportamento poco professionale”.

Non è facile scindere completamente la persona dall’azione o dal comportamento che ha avuto,
ma sforzati di farlo se vuoi riuscire nel tuo intento.

3. Commenta un comportamento specifico

Non serve dire “Hai un atteggiamento scorretto” oppure “Hai sbagliato”. La critica deve essere riferita a qualcosa di specifico e non a qualcosa di generico.

Devi essere chiaro su cosa-dove-quando … spiega le azioni fatte, i comportamenti avuti o le cose dette.

4. Parla senza aggressività o offese

Evita di discutere in modo prepotente quando inizi una conversazione, attaccando (pur se in modo sottile).

Non usare un tono di voce forte.
Inizia il tuo discorso con “Mi sembra … ” o “Posso sbagliarmi, ma … “ per rendere la conversazione meno tesa.

5. Non attaccare i punti deboli

Evita di usare parole tipo OGNI VOLTA, SEMPRE, MAI che rischiano di trasformare la critica in un rimprovero scoraggiante.

“Sei sempre in ritardo”
“Ogni volta sbagli”

“Come sempre tendi a procrastinare. Dovresti  fissare delle scadenze e cercare di rispettarle”

Se inizi così, la persona interpreterà il tuo atteggiamento come un qualcosa di personale,
causando una reazione di attacco o di difesa.

Come possiamo criticare senza offendere?
Far accettare una critica spiacevole senza ferire e senza rischiare di far sentire la persona aggredita?
Qualche spunto strategico e un po’ di empatia possono aiutarti a evitare malintesi e conflitti.

7 ragioni perché non ascolti – sbagliando – i feedback al lavoro

feedback al lavoro

A un certo punto del nostro percorso professionale,
prima o poi tutti riceviamo un feedback al lavoro (negativo) da parte del capo, dai collaboratori o dai clienti, che ci spiazza e ci fa male.

Quanto è difficile accettare un feedback al lavoro!

Tocca le nostre corde emotive più suscettibili oppure la nostra professionalità ma può essere un’occasione (se ben sfruttata) per migliorarci, lavorare meglio e spingerci a un livello successivo.

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Sei disposto a imparare dai feedback al lavoro scomodi che ricevi?
Sei disposto a crescere e affrontare la situazione?

Se la tua risposta è NO,
sappi che continuerai a giustificarti (“Sì, ma …”), difenderti, arrabbiarti, e poi … ciò che non accetti nella vita ricomparirà di nuovo,
finché non avrai imparato la lezione.

Walter (operations manager di una ditta farmaceutica) è l’esempio di chi ha recepito – al contrario – la massima di  Ken Blanchard:

“I feedback sono la colazione dei campioni”

Infatti, quando Walter dà un feedback agli altri … è geniale, premuroso e potenziante. Quando li riceve, li bolla subito come irrilevanti, indifferenti e inutili.

Scusa Walter … supponiamo che ci sia un briciolo di verità nel feedback scomodo che ricevi?
Macché!

Invece, ai leader brillanti piace sentirsi dire cosa stanno sbagliando, a patto che questo li aiuti a migliorare.
Ecco 7 motivi perché come Walter – anche tu sbagliando – non ascolti, apprezzi o gradisci un feedback  al lavoro:

1. Ti senti più intelligente, più esperto e più sensato delle persone che ti danno il feedback

2. Il tuo orgoglio ti trattiene dall’accettare il feedback

3. Non hai tempo, sei troppo occupato per preoccuparti di ciò che pensano gli altri

4. Gli altri non capiscono veramente le pressioni e le sollecitazioni che senti

5. La tua posizione significa che non hai più bisogno di feedback

6. Non stimi o rispetti la “fonte” che dà il feedback

7. Non ricevi il feedback nel modo “giusto”

L’ultimo dei motivi è quello più vicino alla realtà e il più sensato.
Infatti, la maggior parte delle persone non è qualificata (nel senso di capacità) nel dare un feedback.

Infatti, spesso siamo … prolissi, poco specifici, usiamo la tempistica sbagliata, siamo interpretativi e giudicanti.
Se vuoi sapere come “dare” feedback al lavoro, leggi il mio post

Come nel caso di Walter (che mi ha contattato per un problema di comunicazione con il suo capo diretto) dovresti ringraziare, non ribattere e non focalizzarti sulle giustificazioni.

È più produttivo richiedere spiegazioni per comprendere “Dimmi di più…” o chiedere esempi “Quando avrò ancora una reazione che ritieni troppo aggressiva, dimmelo subito!

Tutti abbiamo bisogno di feedback al lavoro

Positivi e negativi!

Nondimeno… il feedback scomodo è sempre difficile da accettare, a prescindere dalla posizione che occupiamo.
È spiazzante sentire che stai sbagliando, specialmente quando invece pensavi di fare un GRAN lavoro e di essere un professionista TOP.

Cerca di vedere il feedback al lavoro come un regalo premuroso che ti porge una persona interessata (a te e alla tua crescita professionale).

Solo così riuscirai a mandare giù questo boccone amaro!

6 cose da fare quando il tuo capo boccia la tua proposta (un’altra volta) – 2

il capo non mi considera

4. Fai domande potenti

Sei SMART, intelligente e hai (spesso) buone idee.
Non ho dubbi.
Ma ricorda che nessuno ha mai realizzato il 100% delle proprie idee.

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Se il tuo capo ti dice “Questo è interessante, ma abbiamo altre priorità al momento” … invece di sprofondare nel “il capo non mi considera” oppure ammalarti di rabbia, scoraggiarti, scappare in bagno a piangere … fai domande potenti tipo:

“Quale parte del progetto non le è piaciuto?”
“Quale aspetto dovrei migliorare?”
“Cosa ti farebbe dire di sì?”
“C’è qualche parte del progetto che è risaltato?”
“Grazie per il tuo feedback, avrebbe senso riproporlo di nuovo tra qualche settimana/mese?”

Queste risposte ti aiuteranno a capire cosa-ha-funzionato e cosa-no.
Usa il feedback per trovare qualcos’altro che sia più incisivo e stimolante … per il tuo capo sarà sempre più difficile scuotere la testa.

5. Un NO può diventare un catalizzatore di creatività e determinazione

Consideriamo un NO come un rifiuto delle nostre idee e di noi stessi.
Un segno che i nostri progetti non sono valorizzati.
Eppure … un NO può aiutarci a migliorare i nostri obiettivi.

Siamo tutti convinti che più risorse abbiamo (aumento del budget, potenziamento del personale, nuovo software, ecc…) maggiori risultati otterremo.
Il che è assolutamente vero!

Ma è anche vero che quando hai un sacco di risorse a disposizione, non hai bisogno di essere creativo e fantasioso.

Quando ricevi l’ennesimo NO…
invece di lottare, sviluppare abilità e ingegnosità, imparare a usare la tua intelligenza per inventare soluzioni … ti fai sopraffare dall’ansia, ti paralizzi e perdi di vista ciò che vuoi realizzare.

Spesso la convinzione che “serve qualcosa in più”, ti porta a sottovalutare la tua creatività e la tua determinazione a lavorare “con quello che hai”. Senza un martello, una scarpa potrebbe essere un buon attrezzo per piantare un chiodo nel muro.

6. Muoviti (in qualsiasi direzione) .. non annegare nei “il capo non mi considera

Ogni minuto che passi a preoccuparti di ciò che non hai,
è un minuto in meno che sfrutti a fare qualcosa di concreto.

il capo non mi considera

Quando prendiamo un No sul personale, ci sentiamo sminuiti e abbiamo difficoltà a sfruttare le risorse esistenti. Pensare in modo meno creativo alle nostre possibilità.

Non siamo intraprendenti quando la situazione lo richiede.
Pensa a quello che hai.

Metti in moto le tue risorse. Muoviti.
Sperimenta. Trova soluzioni … come raggiungere gli obiettivi senza un piano completo, un team ideale o un budget più alto.

Non lasciare che i NO del capo ti impediscano di raggiungere i tuoi obiettivi

Vai avanti e cogli l’opportunità per fare di “più con meno”. Ti accorgerai che hai l’opportunità di valorizzare ciò che già possiedi.

Prendi coraggio.
Ogni volta che lo fai, diventa un po’ più facile e meno spaventoso. Non smettere di proporti.
Trasforma ogni singolo rifiuto in una lezione. Non sprofondare in pensieri demotivanti tipo “il capo non mi considera”.

Alla fine,
diventerai così bravo a esporre le tue idee che sarà (quasi) impossibile per il lui/lei rifiutare il tuo progetto e i tuoi pensieri.

6 cose da fare quando il tuo capo boccia la tua proposta (un’altra volta) – 1

capo non mi considera

“Ma è magnifico!”
“Che idea strepitosa! Mettiamola in pratica subito”
“Questa volta ti sei superato … geniale!”

Mi piacerebbe dirti che il tuo capo adorerà tutte le idee che proponi ma come probabilmente già saprai,
non lo farà (almeno non tutte le volte).

Quante volte hai pensato “Il mio capo non mi considera“?

Ami (davvero) il tuo lavoro.
Ami quello che fai e spesso hai nuove idee che pensi possano aiutare l’azienda o far avanzare quel particolare progetto.

Tuttavia, il tuo capo la pensa diversamente e sembra demolire i tuoi suggerimenti.
Ti fa dubitare di te stesso, della tua competenza, del tuo lavoro.

Ecco 6 cose da fare quando il tuo capo rifiuta la tua proposta (un’altra volta):

1. Non prendere il rifiuto sul personale

Sei (come la maggior parte delle persone) abituato ad associare il rifiuto alla persona.
Se la tua proposta, il tuo progetto o la tua idea è bocciata, ti consideri una persona sbagliata.
Inadeguata.

Come se fossi ancora a scuola,
ti dai sempre un voto, una valutazione, un giudizio, una sentenza inappellabile e spietata:
se la tua idea è stata “bocciata” vuol dire che non vali poi tanto.

Devi ristrutturare le tue convinzioni e smussare gli angoli dell’autocritica più tagliente,
imparare a staccare il rifiuto dalla tua persona.

2. Anziché buttarti a terra … rilancia!

Quando il tuo capo rifiuta una tua proposta (un’altra volta), sei portato con il tempo a demotivarti,
sottovalutarti, rassegnarti, inizi a ridurre il tuo sforzo.
La qualità del tuo lavoro comincia a risentirne.
Non reagisci.
Ti areni.

Piuttosto che sprofondare nel vittimismo del “il capo non mi considera” ..
rilancia la tua aspettativa.

Un rifiuto del capo ti dà l’opportunità di dimostrare che con il duro lavoro, l’uso creativo delle risorse esistenti e la collaborazione con gli altri … puoi trovare soluzioni creative per rispettare le scadenze del progetto e offrire (nonostante tutto) un lavoro di qualità.

3. Accetta che il tuo capo possa vedere qualcosa che a te è sfuggito

Il capo ha l’intenzione solo di denigrarti, di tenerti “in disparte” oppure sta cercando di farti prendere coscienza che tu non stai seguendo gli obiettivi dell’azienda?
Che le tue idee semplicemente mancano di concretezza?

Chiediti se le tue idee effettivamente aiutano a far progredire l’azienda e ad aumentare i profitti.

Per questo motivo è importante ascoltare con attenzione le critiche e le motivazioni del rifiuto.
Chiedere al tuo interlocutore di chiarire le sue opinioni e farti degli esempi concreti.


Come gestire – senza bruciori di stomaco – una persona aggressiva sul lavoro

persona aggressiva

La persona aggressiva è completamente focalizzata sui propri bisogni e sentimenti.
Non mostra alcun rispetto per i bisogni delle altre persone.

Se li serve qualcosa ti asfissierà con le sue richieste… una mail, poi un’altra e un’altra ancora…
Allora! Perché non rispondi?

Il suo motto è  “la miglior difesa è l’attacco”. Così cerca sempre di metterti in difficoltà con richieste di dettagli e di particolari.
Ti lascia poco spazio, ti incalza, ti interrompe frequentemente e tende a imporsi in continuazione.

Se apprezza qualcosa, non te lo fa vedere

Non ti dà soddisfazione.
Anche se sei disponibile,
cortese e stai facendo di tutto per assecondarlo diventa una furia se non vai incontro alle sue esigenze.

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Se ha ragione su qualcosa poi … dà il meglio di sé!
Se lo contraddici, non ammette quasi mai di avere torto. Spesso usa un tono di voce alto e aspro, usa il sarcasmo, fa battute o cerca di svalutarti.
È critico e coglie ogni occasione per metterti in difficoltà.

Quando se ne va, ti butteresti a peso morto su un letto.
Ti ha prosciugato tutte le energie.

Ti suona familiare?

Che cosa fai quando incontri un tipo così?
Che cosa fare con una persona aggressiva?

L’ho già scritto … vale per ogni persona “difficile” …
se è un collega o un collaboratore puoi tacere, evitare, snobbare, scansare, cazziare …
ma se la persona in questione è il tuo capo, il titolare o un cliente importante?

La prima reazione ti porta, di solito, a chiuderti in difesa, a provare risentimento e aggressività oppure partire al contrattacco e finire … nella litigata che la persona aggressiva tanto desiderava.

Non cadere in questa trappola

Questo impulso, anche se naturale e comprensibile, può portare a un inasprimento dei toni e a un’escalation dalle conseguenze imprevedibili per te e il tuo lavoro.

Evita di insistere per fargli cambiare idea perché – semplicemente – non ti ascolta e non gli interessa.
Non cercare di giustificarti, non sentirti in dovere di spiegare e di chiarire troppo.
L’hai detto, l’hai ripetuto con garbo e cortesia … bene, basta così!

Non rispondere alle sue provocazioni con altri attacchi.
Mentre parla non anticiparlo, non andargli sopra. Ascoltalo con pazienza fino alla fine senza interromperlo.

Ascolta con pazienza la persona aggressiva

Ascolta attentamente per capire il problema o per cercare di creare un buon clima relazionale.
Ricorda: pazienza e ancora pazienza o tornerai a casa con il bruciore di stomaco.

Cerca di disperdere la sua aggressività.
Non fare resistenza. Fai defluire la sua onda d’urto. A volte, può essere sufficiente che la persona aggressiva dia libero sfogo alla propria aggressività per poi riprendere il controllo.

Cerca di trovare o vedere aspetti della discussione dell’altra persona con cui puoi concordare.
Chiarisci qualsiasi divergenza. Il comportamento aggressivo spesso deriva da malintesi.
Proponi una soluzione o un’alternativa.

Rimani calmo, sempre cortese e rassicurante, e non lasciarti coinvolgere.

Tieni sotto controllo la situazione. Non essere a tua volta minaccioso, fai credere di essere innocuo e gestibile a suo piacimento. Mi raccomando fallo solo credere!
Sei tu che devi tenere la situazione sotto controllo.

Non comportarti allo stesso modo

La persona aggressiva si aspetta qualcosa da te: un’arrabbiatura, un attacco o un insulto. Non rispondere alle provocazioni con altri attacchi altrimenti l’unico effetto sarà quello di esasperare il conflitto e non di arginarlo.

Non perdere la calma, non lasciarti coinvolgere emotivamente e rispondi con cortesia. E non cedere: in breve non saprà più cosa fare e capirà che con te non-attacca.

Che dire? Una bella sfida vero?
E tu come ti comporti? Lo ascolti con pazienza oppure tiri fuori le unghie e rispondi per le rime?

P.S.
Attenzione … a volta anche noi ci comportiamo in modo aggressivo senza che ce ne rendiamo conto.
Leggi il post per approfondire

14 azioni scomode che portano disagio ma anche successo e felicità – 1

successo e felicità

Non sarebbe fantastico se la strada per successo e felicità fosse facile e in discesa?
Certo … peccato che non è così!

La realtà è che avrai successo solo quando ti costringerai a “uscire allo scoperto” e fare cose che non vorresti necessariamente fare.

Uscire dalla nostra zona di comfort è fondamentale per raggiungere successo e felicità

Spesso non agiamo fino a quando non avvertiamo una sorta di disagio o incertezza.
Un’urgenza.

Uscire dalla nostra zona di comfort è vitale per il nostro successo, ma anche per il nostro benessere e la nostra capacità di crescere come individui.

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Ecco 14 cose poco confortevoli che ti creano disagio, ma ti aiuteranno (e non poco) a raggiungere successo e felicità, che così tanto desideri:

1. Chiedere

Non avrai il successo professionale che meriti perché non riesci a chiedere.

Se desideri un aumento, un supporto, quel progetto così interessante,
una promozione … dichiaralo.

Se vuoi fare un salto di responsabilità … chiedilo.
Se non lo fai tu, qualcun altro lo farà al posto tuo.
Stanne certo.

Se hai paura del rifiuto … chiedere, ti crea disagio!

Chiedere, richiede un po’ di coraggio perché ti trovi di fronte alla possibilità di essere respinto, ma ricorda che … la risposta alle domande che non hai mai fatto,
sarà sempre NO.

2. Dire NO

NO è una parola “potente”.

Conosci un’altra parola così breve ma così influente … con sole due lettere,
si rischia di bruciare rapporti, disperdere opportunità e sabotare carriere.

Per il disagio o la paura di dire NO, diciamo SI:
SI a quel nuovo impegno, SI a più responsabilità, SI a quel progetto che ci farà tornare a casa alle 9 tutte le sera.

Dire NO a nuove richieste, aiuta a onorare i tuoi impegni e ti dà l’opportunità di soddisfarli in modo adeguato.
Ti porterà più successo e felicità.

Quando impari a dire NO,
liberi tempo ed energia per le cose che contano di più nella tua vita.

3. Imparare da un feedback negativo

A un certo punto del nostro percorso professionale, prima o poi, riceviamo tutti (inevitabilmente) un feedback negativo da parte del capo, dai collaboratori o dai clienti.

Ecco un’occasione (poco gradevole) per lavorare meglio e spingerci a un livello successivo.

Il feedback sviluppa umiltà e autocoscienza. Sfida il perfezionismo.

Ti chiedo:
Sei disposto a imparare dai feedback?
Sei disposto a crescere e affrontare la situazione?

Se la tua risposta è NO, sappi che continuerai a giustificarti, difenderti, arrabbiarti e poi …
ciò che non accetti (nella vita) ricomparirà di nuovo e ancora finché non avrai imparato la “lezione”.

4. Ammettere gli errori

Consideri l’ammissione di colpa come una debolezza?
Conosci qualcosa di più disagevole di ammettere un proprio errore?

“Chi lavora sbaglia, chi non fa nulla,
non può sbagliare”
.

Dobbiamo assumerci la responsabilità.
Comprendere i nostri successi e i nostri fallimenti.

Imparare ad ammettere gli errori ti aiuterà a guadagnare rispetto, dare l’esempio e costruire una cultura di fiducia.

L’errore è una parte essenziale del processo di esplorazione,
scoperta e innovazione.

Se non sbagli, resti attaccato agli approcci del passato.
Non puoi imparare, evolvere e crescere.

Se le tue azioni non saranno piene di curiosità ed esplorazione,
perché hai tanta paura di sbagliare difficilmente diventeranno incisive.

5. Parlare in pubblico

Ci sono 2 categorie di oratori: quelli che sono in ansia e quelli che mentono”.
Mark Twain

Non sono poche le persone che hanno paura di parlare davanti gli altri (anche poche persone, il team, il cliente, ecc…), che si sentono ansiose, nervose, “non abbastanza” e ne sono talmente terrorizzate da “annegare” in un mare di dubbi e fantasie di giudizi poco lusinghieri.

Non c’è molto da aggiungere. Se anche tu hai questi timori.
Sai di cosa sto parlando.

Parlare in pubblico, infatti, non è solo un dono, ma un’abilità che si impara, basta qualche tecnica ma tanto tanto esercizio.

Se stai parlando di fronte a 5 o 5000 persone, diventare un oratore pubblico migliore può essere un enorme vantaggio per il tuo successo professionale. Warren Buffett dice che aumenterà il successo della tua carriera del 50%.

6. Superare la procrastinazione

Quando il gioco si fa duro, spesso può essere facile rimandare fino a domani, ancora domani, poi domani e il giorno successivo e poi quello ancora …

Siamo esperti della procrastinazione, amanti del rimandare,
artisti del posticipare.

Mentiamo a noi stessi, rimandiamo impegni e responsabilità, ci distraiamo con qualsiasi attività (anche se inutile), continuando a lamentarci per non essere riusciti a raggiungere i nostri obiettivi.

Le scuse per non fare diventano facilmente abitudini e non riusciamo a sostituire pigrizia e inerzia con energia e azione.

Passa all’azione con la giusta umiltà e determinazione e vedrai che troverai solo soluzioni e …
nessuna scusa ti potrà più fermare!

7. Svegliarsi presto

La ricerca accademica afferma che alzarsi presto aumenta la “capacità di agire per cambiare una situazione a proprio vantaggio”.

Sono tante le persone di successo, da Bill Gates a Mark Zuckerberg, che indicano nelle loro rigorose abitudini mattutine la chiave del loro successo.

Impostare la sveglia per prima del solito è un modo sicuro per uscire dalla tua zona di comfort (e provocare qualche imprecazione mattutina… comprese le mie delle 05.30 – altro che successo e felicità!).

Tuttavia, ritagliarsi un po’ di tempo in più a inizio giornata …
ne vale davvero la pena!

Ti darà l’opportunità di prepararti mentalmente, fare una colazione nutriente o semplicemente prendere qualche minuto per qualcosa che ti piace.

Cambiare vita e lavoro: spesso proprio chi è più vicino non dà supporto – 1

cambiare vita e lavoro

Non so se ti è mai successo …
confidare a una persona vicina (compagno-compagna, amico o collega, sorella, madre, ecc …) la tua intenzione di cambiare vita e lavoro, lanciarti in un nuovo progetto, di cogliere un’opportunità,
di seguire (finalmente) le tue profonde inclinazioni …

e ricevere – in cambio – sguardi vuoti, reazioni e parole di circostanza, repliche negative accompagnate da uno sguardo sfiduciato che esprime la preoccupazione, dubbi e pessimismo.

Cambiare vita e lavoro .. che dire? Che fare?

Avviare un e-business, accettare una nuova proposta lavorativa, “fare” il personal coach, proporti per uno scatto di responsabilità, lasciare il tuo lavoro (sicuro) per lanciare la start up che hai sempre desiderato … eccetera, non scalda i cuori di chi ti ascolta!

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Ti aspettavi più sostegno e incoraggiamento da parte delle persone vicine (di la verità?)
e invece ti ritrovi non ascoltato, incompreso, criticato o addirittura deriso.

Ti aspettavi di più.
Lo so, anch’io.

Non so se ti è mai capitato,
ti guardi attorno in cerca di un supporto, un sostegno, una stampella e non vedi nessuno, diventa durissima.

Può essere davvero difficile digerire il “rumore del silenzio” intorno.

Finiamo per tacere … e tenerci tutto dentro … per quanto ci piacerebbe condividere con una persona le nostre speranze, sogni e obiettivi.

Se non ti è mai capitato … non lo capisci.

Senza sostegno …il dubbio la fa da padrone

Quando nessuno ti aiuta, la paura e il dubbio – che già sono dentro la tua mente – diventano i padroni incontrastati.
Insormontabili.

Potrei darti una pacca sulla spalla e dirti: “Ehi non ti preoccupare, chi se ne frega cosa pensano di te” ma so che non ti sarà di grande aiuto.

Se non sei nello stato mentale giusto, questi gesti lasciano il tempo che trovano.

Spesso proprio le persone che ti circondano hanno un “buon motivo” per non darti sostegno che ti serve.
Ciascun personaggio del “film della tua vita” ha le sue ragioni (anche in buona fede) per non darti il supporto e l’aiuto che cerchi.

C’è … chi è sinceramente preoccupato per te

Ha paura che se fallirai starai male, ti prenderai una batosta tale che minerà definitivamente la tua passione e la tua autostima.

È il suo modo di difenderti e difendere (anche inconsciamente) se stesso.

.. chi non vuole cambiare lo status quo

Ha paura del cambiamento (anche se positivo) che in qualche modo lo investirà.

Che cosa vuol dire questa richiesta di promozione? Più ore in ufficio, meno a casa, più ripercussioni sulla (sua) quotidianità.

… chi è più insicuro di te

Spesso proprio le persone che ti circondano sono (a loro volta) insicure e negative e “riversano” su di te le loro insicurezze, paure, dubbi … la loro paura di cambiare vita e lavoro.
Dell’ignoto.

“Quando le persone non sanno fare qualcosa lo dicono a te che non lo sai fare”

(dice Will Smith al figlio nel film “Alla ricerca della felicità”).