Che cosa si fa davvero in una sessione di coaching? Un esempio reale

sessione di coaching

Spesso ricevo dai miei contatti la domanda …
“Michele, che cosa si fa in una sessione di coaching?
Cosa devo dire? Che cosa devo fare?”

Le sessioni di coaching sono “conversazioni”.
“Dialoghi” strutturati e lineari che hanno un inizio ben definito,
una parte centrale e una finale che permette di stabilire chiaramente obiettivi, scopi e risultati.

Una sessione di coaching non è una “chiacchierata”

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Per evitare che la sessione di coaching diventi “una piacevole chiacchierata” il dialogo segue un modello di “conversazione”.

Personalmente mi baso sul “modello di conversazione” Coach U International (elaborato in oltre 20 anni di presenza e di attività in più di 20 Paesi nel mondo) che garantisce un approccio strutturato e coerente nelle sessioni di coaching.

Il modello di conversazione non contempla nessun riferimento a tecniche legate ad attività terapeutiche,
non utilizza tecniche di Programmazione Neurolinguistica (PNL), Analisi Transazionale o Gestalt.

Il modello si sviluppa attraverso specifiche fasi consequenziali che consistono nel:
• Focalizzare e definire l’obiettivo;
• Esplorare e valutare nuove alternative e possibilità;
• Stabilire il piano d’azione definendo tempi e modi;
• Individuare e rimuovendo possibili ostacoli all’esecuzione delle azioni;
• Assumere l’impegno entro una data e riportare al coach l’azione specifica compiuta;

Ecco una riproduzione sintetizzata di una sessione di coaching

Come puoi ben immaginare per concretezza l’ho schematizzata e ridotta a scopo dimostrativo.

Ovviamente la sessione di coaching include altri elementi fondamentali quali ascolto attivo, linguaggio interventistico, domande esplorative, feedback diretti e onesti ecc… ma lo scopo è darti l’idea di massima su come si svolge una sessione di coaching.

Michele: Benvenuta Roberta. Come stai e cosa è successo dall’ultima volta che ci siamo visti?
Roberta: Sto benissimo, grazie (e aggiorna sugli sviluppi della passata sessione).

Michele: Ottimo! Ora, cosa vorresti ottenere oggi?
Roberta: Vorrei parlare del mio nuovo collaboratore che ha cominciato la settimana scorsa.

Michele: Di quale particolare aspetto vuoi parlare?
Roberta: Vorrei trovato un modo per andare maggiormente d’accordo con lui. Perché l’inizio non è stato dei migliori …

Michele: Cos’è che non funziona nel vostro rapporto?
Roberta: Niente di tragico. Almeno fino ad ora. È un giovane competente ma … ogni volta che inizio a parlare, alla prima pausa lui “entra” e finisce le mie frasi … come se non vedesse l’ora dir potere dire la sua.

Michele: Che cosa senti?
Roberta: Sento fastidio, irritazione, mancanza di rispetto (anche se no, non mi manca di rispetto!)

Michele
: Dimmi di più?
Roberta: Ho quasi la sensazione di essere noiosa, lenta, di non piacere come capo, leader … forse faccio troppe pause … mentre parlo?

Michele: (silenzio)
Roberta: … Sì, in effetti, mi “fermo” spesso quando parlo. Nel senso che ho bisogno di pensare bene prima di parlare e queste pause potrebbero farmi sembrare insicura o “lenta”? Tu cosa ne dici?

Michele: Secondo te?
Roberta: Beh è come se non avessi mai il tempo necessario per portare a termine il mio discorso prima che intervenga qualcun altro. Si effetti sì, potrei sembrare lenta e insicura!

Michele: Si comportano tutti così con te, oppure lo fa solo questa persona?
Roberta: Uhm … ora che mi ci fai pensare, lo fa anche un’altra mia collaboratrice e … mio marito!

Michele: Mi pare che per te sia importante completare i tuoi pensieri affinché tutti possano sapere come la pensi. Che cosa deve succedere perché la gente non t’interrompa o finisca le frasi?
Roberta: Mi piacerebbe essere rilassata, sentirmi fiduciosa di me stessa. Non mi danno abbastanza tempo. Ho bisogno di pensare … prima di parlare ma non vorrei aspettare così.

Michele: Prova a riformulare l’obiettivo?
Roberta: sì, ecco…. Vorrei imparare a parlare senza troppe pause, in modo più diretto e chiaro quando do le direttive ai miei collaboratori. Come posso fare?

Michele: Durante le due settimane che passeranno prima del nostro prossimo incontro cosa ne dici di esercitarti tutti i giorni a trasformare le tue disposizioni. Sei disposta a farlo?
Roberta: Sì, lo farò.

Michele: Ogni volta che devi dare una disposizione o una direttiva a un tuo collaboratore … preparati.
Prenditi qualche minuto. Prima.
Sintetizza il tuo intervento, anche se breve, in punti chiave.
Scrivi cosa devi dire.
Cerca di formulare frasi brevi. Una frase eccessivamente lunga può ostacolare la comprensione e può far sì che il tuo messaggio perda incisività.
Qual è il messaggio che vuoi far passare.
Chiediti:
“Qual è il punto?”
“Che cosa deve passare assolutamente?’”
“Che cosa posso evitare?”
… … …
( e continuo la spiegazione di questo piano d’azione per raggiungere l’obiettivo di formulare direttive chiare e dirette)
Roberta: OK, lo farò, mi piace l’idea.

Michele: Tieni un diario e tutte le volte che qualcuno t’interromperà, annota i concetti che stavi esprimendo. Porta le tue annotazioni al prossimo incontro in modo da verificarlo insieme.
Roberta: Ok.

Michele: C’è qualcosa che può ostacolarti?
Roberta: No, non vedo problemi. E poi è qualcosa che va fatto. Ne va della mia leadership!

Michele: Ottimo! Che cosa hai imparato e cosa farai prima del nostro prossimo incontro?
Roberta: Ho imparato che posso acquisire la capacità di esporre i miei pensieri in modo più succinto e diretto. Come ho detto, mi eserciterò durante le prossime due settimane e annoterò tutto su un diario.

Michele: Bene! Credo che questo ti consentirà di comunicare meglio col tuo team. La prossima volta che ci vediamo, il 15 marzo alle 10, mi aggiorni sui tuoi progressi.
Roberta: Ok, grazie 1000! Se mi vengono dubbi, ti aggiorno (in modo sintetico, lo so) via email.
Ciao Michele.

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