8 modi di correggere gli altri senza essere un arrogante saputello – 2

correggere gli altri

Leggi anche la parte 1.

4. Se è possibile, mai correggere qualcuno pubblicamente

Non importa quali siano le tue intenzioni,
non è mai una buona idea correggere qualcuno di fronte a un “pubblico” (team, clienti, titolari, ecc…).

Oltre a essere imbarazzante,
dai anche un motivo all’altra persona di pensare che le tue intenzioni siano tutt’altro che nobili,
visto che hai sottolineato l’errore.

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Meglio sempre scegliere il faccia-a-faccia privato e far sembrare che la svista sia “scappata via” accidentalmente. Inoltre, dando alla persona la possibilità di salvare la faccia, rafforzerai il tuo rapporto di lavoro con lei, invece di demolirlo.

Cerca di non usare “tu” quando correggi e rettifichi qualcuno;
la cosa migliore è “accusare” la tecnologia, altri oggetti, la sfortuna, la casualità, ecc…

È indispensabile correggere qualcuno pubblicamente se l’errore porterà a gravi conseguenze o farà risparmiare tempo e fatica a tutti.

Per esempio,
se in una riunione si sta partendo con l’ordine del giorno sbagliato, intervenendo, potrai far risparmiare tempo ed energie a tutti i presenti.

5. Non correggere gli altri via e-mail

Il tono (e le tue intenzioni) sono facilmente equivocabili in una mail,
soprattutto quando usi il grassetto e il corsivo per mettere in evidenza errori e sviste.

Un approccio faccia-a-faccia (in privato) con la persona ti aiuterà a mostrare il tuo vero intento.

6. Utilizzare le domande al momento opportuno

Fare domande,
anziché rettifiche e precisazioni,
ti permette di “abbassare il tono di un paio di tacche”,
e passare da un approccio (apparentemente) prepotente a uno più cordiale e disponibile.

Utilizzare le domande (al momento opportuno) trasmette la tua intenzione di facilitare la conversazione.

Per esempio “Vedo che hai intenzione di coinvolgere Anna fin dall’inizio. Non pensi che un suo ingresso posticipato di un paio di settimane potrebbe snellire il processo?
 


 

7. Focus sull’errore e non sulla persona

La stragrande maggioranza delle persone si identifica con quello che fa.
Ciò significa che sono portate a pensare che se fanno qualcosa di sbagliato
è perché c’è qualcosa di sbagliato in loro.

La chiave è creare una distanza tra le loro azioni e la percezione della loro autostima.
Se sottolinei che la questione è l’incompetenza, tocchi un tasto molto sensibile delle persone.

Iniziando il tuo intervento con “Potrei sbagliarmi, ma …
rendi la correzione più “digeribile”.

 
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8. Fornire prove, offrire aiuto e soluzioni

Non c’è bisogno di presentare una documentazione dettagliata,
ma (in molti casi) spiegare la correzione è utile per dimostrare che si è fatto un ragionamento e una riflessione,
e che non è solo un puntare il dito sulla superficialità e l’incompetenza di un collega.

Ad esempio: “In effetti ho incontrato una situazione molto simile il mese scorso.
Se vuoi, posso mostrarti cosa ho fatto, e così possiamo risolvere insieme la questione
“.

Utilizzando il “noi” stai trasmettendo all’altra persona che, nonostante l’errore, non la stai lasciando da sola. La cosa più importante che il tuo collega ha bisogno di sentire è di essere ancora una parte importante della squadra, nonostante la svista.

Non c’è dubbio che correggere gli altri non sia sempre così facile.
Bisogna prestare attenzione e prudenza
Quando utilizziamo correzioni e precisazioni,
“camminiamo sulle uova”, lungo una linea sottile tra produttività e presunzione.

Dale Carnegie nel suo best seller “Come trattare gli altri e farseli amici”
dice che non abbiamo il diritto di correggere gli altri,
visto quanto spesso sbagliamo anche noi stessi, ma se proprio dobbiamo farlo,
facciamolo in modo da far sentire l’altro ancora importante.