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Un nuovo lavoro di team leader: 9 regole per iniziare al meglio

un nuovo lavoroFoto di fauxels da Pexels

Hai superato la prova di colloquio, hai ottenuto il lavoro,
adesso sei il nuovo team leader!

Appena “entri” in un nuovo team o azienda,
è difficile capire come-funzionano le cose.

Ci sono nuove regole da assimilare,
nuove persone da conoscere e una nuova cultura da comprendere.

Il malinteso è sempre in agguato, un approccio sbagliato diventa un autogol, un atteggiamento frainteso, una trappola.

Ora che si sta avvicinando il gran giorno,
i dubbi sulla tua leadership e le perplessità sui possibili ostacoli ti tenendo sveglio la notte.

Ti invito a fare tue queste “regole” per trovare forza,
partire con sicurezza ed entusiasmo verso il tuo nuovo lavoro di team leader:

Il rispetto va conquistato

Non puoi ottenere il rispetto del team semplicemente perché sei il “capo”.
Non funziona così!
Devi essere meritevole di rispetto e lealtà.
Il tuo atteggiamento ispira tutto il personale.
Il tuo team smette di seguirti quando ti vede manipolare numeri, dati e informazioni per il tuo vantaggio personale.

“NO team = NO successo”

Le persone del tuo team sono il tuo patrimonio.
Possono determinare il successo o l’insuccesso del tuo lavoro, della tua azienda,
della tua attività.
Da solo non vai da nessuna parte!
Hai bisogno dei tuoi collaboratori,
più di quanto loro abbiano bisogno di te.

Non pretendere la motivazione dagli altri

Devi essere consapevole che la motivazione dello staff passa
inevitabilmente da te.
Se senti il bisogno di sentirti superiore vuol dire che non lo sei.
Pochi hanno realmente capito cos’è in realtà la fiducia in sé stessi.
Spesso, ci comportiamo con arroganza perché siamo insicuri e pieni di paura.
Mostrarsi strafottenti non vuol dire essere sicuri di sé.


Focalizzati su te stesso

Concentrati sull’unica persona che puoi controllare.. te stesso.
Non preoccuparti troppo degli altri. La persona più difficile da gestire … sarai tu!
Lavora su te stesso
se non vuoi entrare nella statistica dei fallimenti da leadership.
Hai coscienza di essere TU al centro di tutte le tue complicazioni e fallimenti che incontrerai nella vita?

Non paralizzarti dalla paura

Non avere paura di sbagliare, fallire, di non essere buono, di non essere capace,
di non riuscire.
Non bloccarti, indietreggiare ai primi ostacoli, paralizzarti all’azione.
Non farti assalire dalla paura di fallire, di fare un passo falso.
Le persone di più successo non sono quelle di maggior talento ma quelle che non mollano mai, anche se cadono, si rialzano e proseguono.

Ricorda il monito di Wolf Rinke

“Dire a qualcuno di fare qualcosa non significa essere leader.”

Fai parlare i fatti.
Ascolta di più, parla di meno.

Un nuovo lavoro? “Conversa” con le tue paure

Se ti assalgono i dubbi sulla tua leadership.. ferma i pensieri, blocca le fantasie, concentrati sui fatti.
L’ansia che senti per il tuo inizio la sentono anche gli altri (anche più di te).
Se non prendi sonno, ricorda che … i grandi leader non lottano con la paura.
La guardano in faccia. L’ascoltano.
L’accettano.



Non farti inghiottire dalla perfezione

Ogni nuovo compito, incombenza o progetto che ti sarà dato dovrà essere impeccabile,
ineccepibile, perfetto.
È normale aspettarsi la perfezione quando sarai impegnato in qualcosa di completamente nuovo?
Non metterti sulle spalle questi pesanti fardelli. Migliorerai “strada facendo”.
Stai leggero.
Punta al miglior risultato possibile, non alla perfezione.

Sii gentile. Non debole.

Essere gentile non significa essere un avversario facile.
Essere educato significa lavorare duramente per governare il tuo ego,
invece di permettere all’ego di dominare te.
Ci vuole lavoro, pazienza e disciplina.
È molto più facile sbraitare. Essere arrogante.

Colloqui di lavoro: l’attenzione del selezionatore non si pretende, si guadagna

colloqui di lavoro

Foto di Aksel Lian da Pixabay

Il selezionatore ti sta accompagnando in una saletta per il colloquio di lavoro
Il momento è arrivato.

Sei concentrato. Bene!
Rilassati ancora un po’.

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Fino a ieri ti sei concesso il lusso di perderti in qualche fantasticherie … come spenderai il tuo primo stipendio nel tuo nuovo posto di lavoro.

Ma questo non è ancora il momento di discutere di salario e date di inizio.

Piuttosto, molto più umilmente, concentrati sull’obiettivo del primo colloquio …
ottenere il secondo colloquio.

L’autorevolezza comincia con un “ingresso” autorevole

Dal primo istante d’incontro, stai “inviando” messaggi non verbali.
Anche se non dici niente, il linguaggio del tuo corpo rivela i tuoi sentimenti e le tue vere intenzioni.

Appena farai il tuo ingresso nella stanza del colloquio … è fatta!
Una volta che inizi la conversazione, la prima impressione è stata già “registrata”.
E difficilmente si torna indietro…

Evita “ingressi” esitanti, goffi o al contrario pomposi e arroganti.
Passo deciso ma non affrettato. Assicurati di salutare tutti con un sorriso.

Evita anche lo sguardo basso. Raddrizza le spalle!
Stai trattando un posto di lavoro non elemosina.

Per approfondire leggi il post: Come entrare con autorevolezza nella stanza del colloquio

Riconosci la tua ansia invece di reprimerla

Se il pensiero di un’intervista di lavoro ti fa venire il mal di pancia,
non sei l’unico.

Invece di nascondere il tuo nervosismo dietro un sorriso di circostanza,
dovresti semplicemente riconoscere i tuoi sentimenti ansiosi.
E farci pace.
 

 
Accettare (accogliendo) la tua ansia invece di cercare di soffocarla.

  • “Mi sento ansioso per l’intervista di lavoro”. Va bene!
    Avrò comunque fiducia e successo.”

Per approfondire leggi il post: Come nascondere il nervosismo.

Gestisci l’irrequietezza.
Presta attenzione al tuo linguaggio del corpo.

Non camminare frettolosamente, non rispondere rapidamente,
non parlare velocemente.

Durante i colloqui di lavoro, cerca di rilassati.
Assicurati di non tamburellare con le dita, mostrare la gamba o il piede “ballerino”.

Le persone che mantengono -nei colloqui di lavoro- il contatto visivo sono giudicate più autorevoli e fiduciose

Non c’è niente di più importante del contatto visivo quando si tratta di mostrare la tua fiducia.

Se guardi in basso, ti guardi intorno o semplicemente non guardi l’intervistatore negli occhi,
dimostri di essere ansioso o sembra che tu debba nascondere qualcosa.

Se ti senti imbarazzato a fissare qualcuno negli occhi,
concentrati sul punto centrale tra le due sopracciglia.

Per approfondire l’importanza del contatto visivo leggi qui.

L’attenzione degli altri non si pretende, si guadagna

Ricorda che le persone non si preoccupano degli altri,
tranne se non hanno qualcosa da “guadagnare” (anche in termine di autostima, piacere, importanza, ecc.…).

Non cercare di compiacere il selezionatore, non ti porterà più attenzione.
Le tue risposte fluiranno molto più agevolmente, se non cercherai di soddisfare tutte le aspettative dell’intervistatore.
 


 
Non essere un fanfarone (tante chiacchiere e niente fatti).
Sii semplice e conciso.
Non usare tante parole, se ne bastano poche.

Tieni la testa alta, siediti dritto e guarda l’altra persona quando parli.
Non nascondere la tua personalità dietro il tuo CV, sii solo te stesso.

Una persona carismatica non è un “doppione”.
Ha le sue opinioni, la sua visione del mondo, la “sua risposta” a domande importanti.

Sii te stesso. L’autenticità paga

È importante avere un atteggiamento positivo.
Sorridere senza forzatura e senza esagerazione.
Solo per comunicare la tua sicurezza.

Ai datori di lavoro piacciono le persone che hanno una prospettiva positiva,
un atteggiamento ottimista, appassionato, preparato e fiducioso.

Ricordati che meriti di essere lì.
Se non fossi degno dell’intervista, non saresti mai stato invitato!

Prova a stabilire una connessione con il tuo intervistatore

Durante i colloqui di lavoro, invece di cercare solo di impressionare,
prova a stabilire una connessione autentica con lui/lei.

Non devi stringere un legame profondo con il tuo intervistatore, non è un tuo amico,
ma assicurati di dimostrare le tue capacità.

Per connetterti con il tuo intervistatore, parti parlando del più e del meno,
anche solo per riempire il silenzio e sciogliere l’imbarazzo.

È l’anticamera del colloquio.
Una breve conversazione su un argomento (apparentemente) di scarsa importanza.
Poni domande sull’azienda, menziona qualcosa sul lavoro o fai semplicemente un’osservazione briosa.
 

 
Mostrare la tua parte amichevole e disponibile,
in un momento in cui sarai costantemente giudicato,
è un ottimo modo per dimostrare al tuo selezionatore quanto tu sia fiducioso.

Usa le pause per mostrare autorevolezza nei colloqui di lavoro

Quando cambi argomento o spieghi un punto importante,
riposizionati sulla sedia per enfatizzare il momento.

Quando spieghi un punto importante fai una pausa prima e dopo … in modo di creare un senso di anticipazione e sottolineare il concetto.

Evita di costruire risposte ad hoc per compiacere il selezionatore e ottenere la sua approvazione.
Se ne accorgerà subito!

Non usare spesso parole come “Immagino”, “Credo” e “Forse” perché vuol dire restare nel-mezzo.
Sospeso nel nulla. Insipido.

Non affrettare le tue risposte durante i colloqui di lavoro

Quando ti senti nervoso è facile sparlare senza meta.
Con poca convinzione.

Un buon modo per evitarlo è parlare più lentamente.
Rispetta i tempi della conversazione. Concediti il tempo di pensare alla risposta.

Non si tratta di un “botta e risposta” in velocità.
Mantieni il controllo.
Assicurarti di rispondere pienamente alla domanda.
I silenzi possono essere scomodi, specialmente quando vorresti colpire qualcuno.

Non avere paura delle pause e dei silenzi.

Imposta bene la voce. Sii sintetico. Non bisbigliare.
Alza il tono della tua voce.

Non limitarti a rispondere

Nei colloqui di lavoro cerca di instaurare un vero e proprio dialogo con il tuo interlocutore.
Lui/lei sta valutando te.
Tu stai valutando l’azienda.

È facile cadere nella trappola di rispondere semplicemente alle domande.
È importante (piuttosto) avere un dialogo bilaterale.

Poni domande all’intervistatore quando è il momento giusto.
Non tenerle per la fine. Precisare un argomento già trattato prima,
ti farà apparirà inesperto.
 


 
“Entra” nei dettagli, spiegando la loro importanza e sviluppi.
Ti farà sembrare più Smart. Conoscere i fatti e i dettagli sarà impressionante.

Saper comunicare, essere autorevole, vuol dire (innanzitutto) avere qualcosa d’interessante da dire.
Se così non fosse … meglio tacere!

Non pensare a come risponderai, mentre la persona sta ancora parlando.

La trappola: non essere arrogante

Nella vita una buona dose di fiducia è auspicabile.

Quando si tratta di colloqui di lavoro, ci sono alcune linee sottili che devono essere tratteggiate,
confini che non possono e non devono essere superati.

Devi essere ambizioso senza essere impaziente, disponibile senza essere timoroso,
flessibile senza essere sfruttato.

Essere sicuro di te, confidente e desideroso,
senza alzare troppi i toni fino a diventare eccentrico e pomposo.

In bocca al lupo!

Email di lavoro: come risolvere conflitti con autorevolezza

email di lavoro

Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

Ogni giorno, appena sveglio, ti piaccia o no, sai che dovrai comunicare.
Il modo in cui poi sceglierai di farlo, consapevolmente o no, influenzerà le tue giornate.
Intensificherà le tue emozioni.

Ti sarai sicuramente accorto come le email di lavoro possono diventare un modo terribile di comunicare.
E ti credo!

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Usando solo il testo, perdi oltre il 90% dell’efficacia della comunicazione … e con queste premesse, è facile che i toni si scaldano, nascano attriti, si creino incomprensioni ed equivoci, aumentando tensione e conflitto.

Le email di lavoro aumentano in modo esponenziale e con esse le occasioni per creare frizioni.
Spesso si esaspera la tensione a tale punto che diventa un enorme spreco di tempo,
tanto inefficace quanto inefficiente.

Troppe ore ad elaborare lunghe riflessioni e numerose revisioni su cosa/come rispondere,
coinvolgendo colleghi e partner nei tuoi “drammi digitali”.

È necessario interrompere questo circolo vizioso (e infinito) fatto di scambi digitali al veleno.
Risolvere la questione in modo autorevole è più facile a dirsi che a farsi.

Un conflitto gestito per mail genera ancora più conflitto

Quando sorge un conflitto, siamo spesso tentati di usare istintivamente la posta elettronica nel tentativo di risolvere velocemente il problema.

Purtroppo, una frase, anche se ben intenzionata o un feedback costruttivo, può diventare aspra e irritante quando è interpretata in modo errato.

Attribuiamo una (nostra personale) tonalità e significato, trasformando quello che potrebbe essere un semplice commento in qualcosa di completamente diverso.
Ovviamente di negativo.

Non utilizzare mai le mail per risolvere i conflitti.
Rispondere con animosità ad una email di lavoro non è quasi mai il modo più efficace per risolvere la questione.

Prima di rispondere fai un respiro, meglio due

La velocità delle comunicazioni elettroniche raramente ti lascia il tempo di fermarti. Considerare la situazione in modo obiettivo.

Se il tuo collega, capo o cliente si sono lasciati sopraffare dalle emozioni, non ripetere lo stesso errore.
Prendi tempo. Ti aiuterà a evitare una reazione istintiva.

Lascia un po’ sbollire e potrai rispondere in modo professionale.
Nel caso che urge risposta, senti troppa tensione oppure l’altro è in attesa, di sicuro avrai almeno 5 minuti disponibili.
 


 
Alzati, raffredda la mente, fai due passi fuori dall’ufficio, prendi un bicchiere di acqua.
Resisti alla tentazione di saltare subito alle conclusioni.

Rileggi. Assicurati di aver compreso davvero bene il concetto prima di fornire la tua risposta.

Ammetti i tuoi (eventuali) errori

A volte sei sicuro di essere nella ragione.
Altre invece scopri che la causa del problema o chi ha aggravato la situazione, sei proprio tu.

Riconosci l’errore … e porgi le tue scuse a tutte le persone coinvolte.
Non permettere che un errore, una svista o un fraintendimento rovini la tua immagine professionale. Mandi in fumo anni di buone relazioni professionali.

Dovresti fare quello che è giusto.

Concedi una “possibilità” alla persona

Dando alla persona il beneficio del dubbio aumenterai la probabilità di una sana risoluzione.
Non è facile, sono d’accordo!

Soprattutto se la persona non ti piace o sei sicuro che si è comportata in modo scorretto,
ti incoraggio a provarlo comunque!

Anche se non ti senti a tuo agio,
avvicina la persona con domande chiarificatrici invece di dichiarazioni accusatorie.

Nelle email di lavoro distingui tra i fatti e la tua “visione”

In un conflitto professionale,
dovresti distinguere due elementi: cosa è successo (ovvero i fatti reali) e la tua interpretazione (ovvero la tua spiegazione dei fatti).

La tua “storia” potrebbe darti un’attribuzione più negativa.
Ci sono sempre diverse motivi (più o meno validi) per cui qualcuno ha-fatto-o-non-fatto-qualcosa.
 


 
Hai solo un modo per comprovare o sconfessare la tua ipotesi …
chiedere direttamente alla persona.

  • “Ho notato che le riunioni del Dipartimento adesso sono pianificate per le 16:00. Questo è in conflitto con … …. Puoi aiutarmi a capire perché hai scelto questo orario? Mi piacerebbe parlarne con te per risolvere il contrasto nella pianificazione. “

La vera domanda è … desideri davvero risolvere il conflitto?

Desideri arrivare a soluzioni reali?

Se il tuo obiettivo finale è quello di trovare una soluzione (poco importa se hai torto o ragione, se il tono del mittente è sarcastico, ecc.) la cosa migliore è organizzare un incontro faccia a faccia o via telefono/Skype.

Se sei arrabbiato, frustrato o ferito da qualcosa,
invece di scrivere un’e-mail vai direttamente dalla persona (o chiedi un incontro in videoconferenza) con cui hai una divergenza.

Non ti entusiasma l’idea?
Ti aspettavi una soluzione efficace senza il tuo coinvolgimento?

Ricorda … è facile scagliare missili-digitali nella sicurezza del tuo ufficio senza il rischio di un incontro dal vivo. Per un confronto faccia a faccia o per telefono ci vuole coraggio e autocontrollo.
Attributi. Non farti sfuggire l’occasione per dimostrare la tua forza e il tuo carattere.

La tua autorevolezza.

Chiedi un incontro esplicativo

Se uno dei tuoi colleghi (ma anche il capo o un collaboratore) ti invia una email di lavoro ostile o aggressiva, chiedili un incontro chiarificatore.
Potresti dire:

  • “Penso che potremmo risolvere il problema rapidamente trovandoci di persona. Prendiamoci un caffè. In alternativa posso passare nel tuo ufficio. “
  • “Discutiamone … ti chiamo domani mattina. “
  • “Sembra una questione importante. Perché non la aggiungiamo all’ordine del giorno della nostra prossima riunione? “

Quando valuti un contrasto con l’intento di ottenere chiarezza, vedrai che, il più delle volte, la persona non immaginava di creare intenzionalmente un dissidio.
Oppure aveva buone intenzioni.
 


 
Scoprirai come le persone risultano meno “effervescenti” e aggressive di persona, quando non si nascondono dietro il loro computer.

Ascoltare in modo attivo ti aiuterà a comprendere meglio cosa è accaduto. Spesso la tua (fervida) interpretazione non ha nulla a che fare con l’attuale conflitto o con la persona specifica.

Una volta che guardi negli occhi la persona, vedi il suo linguaggio del corpo e senti l’energia, sarai in grado di risolvere il problema in modo da rafforzare il tuo rapporto professionale. Anziché danneggiarlo!

Ecco come essere autorevoli!

Le conversazioni difficili sono più efficaci faccia a faccia rispetto alle email di lavoro

Scegli gli incontri faccia a faccia per risolvere i tuoi conflitti sul lavoro.
Se non è possibile, opta per una videochiamata o una conversazione telefonica.

È necessario incanalare queste emozioni in modo produttivo.
In più, con la richiesta di un incontro, hai il tempo di mettere da parte (almeno un po’) il tuo orgoglio e le tue emozioni.

Parla dal tuo punto di vista

Quando vorresti chiedere chiarimenti, ma ti senti a disagio perché non sei d’accordo con la persona,
usa frasi che iniziano con io piuttosto che tu.

  • “Non ti sei spiegato molto bene”
  • “Faccio fatica a comprendere completamente quanto stai condividendo”

Puoi dire esattamente la stessa cosa con due toni di voce completamente diversi.
Ogni intonazione trasmetterà messaggi molto diversi.
Immagina la frase “Non sono sicuro di essere d’accordo con quello che hai detto” con un tono aggressivo o con un tono curioso.

Chiedi chiarimenti in modo più costruttivo.
Non incolpare l’altra persona.
Prova (sinceramente) di capire il punto di vista dell’altra persona.

Non essere percepito come accusatorio. Minaccioso.

Quando le persone si sentono attaccate, si mettono sulla difensiva. Parlando dalla tua prospettiva, il tuo ascoltatore sarà più aperto alla discussione.
 


 
Capirà che stai semplicemente cercando di ottenere il chiarimento di cui hai bisogno. Sarà più disposto a interagire con te.

Un ottimo modo è porre domande aperte, lasciando così lo spazio alla prospettiva dell’altra persona. Le domande chiuse invece portano sempre alla risposta o no, limitando la raccolta di informazioni.

Ecco alcuni esempi che potresti utilizzare per chiedere chiarimenti:

  • “Se ho inteso bene, pensi che il fattore più importante in questa situazione sia …”
  • “Penso di aver bisogno di più informazioni. Non capisco del tutto quella parte del progetto ……?
    Potresti dirmi qualcosa di più?”
  • “Penso di capire che  X sarebbe la soluzione migliore? Potresti spiegarmi perché hai bocciato la mia proposta Y?”
  • “Potresti darmi un esempio concreto per  capire come ciò potrebbe influenzare il progetto?”
  • “Ho notato che quando condividiamo un approfondimento o sembra che tu debba sempre contestare o aggiungere qualcosa. Provo una mancanza di fiducia, non mi sento responsabilizzata. Che ne dici di parlarne davanti un caffè?”

Fino a quando avrai a che fare con le persone (e per fortuna che è così) sarai sempre esposto al rischio di essere deluso, frustrato e di reagire con rancore … succede a casa, al lavoro e in innumerevoli altre situazioni.

Queste strategie (applicate alle email di lavoro) mi hanno aiutato ad “allenare” l’autocontrollo, il coraggio e a risolvere situazioni incresciose in maniera più efficiente e dignitose che in passato.
Prova anche tu!

Non vuol dire aver sempre ragione ma confrontarsi, discutere e chiarire discussioni che possono trascinarsi per tanto tempo, dissipando energie preziose.

A volte possono bastare 10 minuti!

Molte volte ci manca il coraggio di parlare, di chiarire, perché abbiamo paura della reazione o perché non vogliamo che la persona si offenda.

Altre volte ci sono contesti e situazioni dove è “meglio tacere”, per evitare contraddittori scomodi che non portano a nulla, se non a spaccature e antipatie.

Quando “senti” che qualcosa sta fermentando, se la vocina nella tua testa ti dice che qualcosa non va, non ignorarla. Segui il tuo istinto.
Chiama o vai a trovare la persona.

Più a lungo aspetti,
maggiori sono le possibilità che l’incomprensione si evolva in freddezza e distacco.
Conflitto.

Chiedere un aumento di stipendio in periodi difficili. Roba da pazzi? -2

un aumento stipendio

Foto di Ryan McGuire da Pixabay


Chiediti:

  • Il tuo capo diretto è consapevole del tuo desiderio di ottenere un aumento?
  • Hai conversazioni con il tuo capo trasparenti e coerenti su aumenti e promozioni?
  • Qual è lo “stato di salute” della tua azienda in questo momento?
  • Ci sono stati nell’ultimo periodo licenziamenti/blocchi delle assunzioni/ristrutturazioni?

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  • Qual è stata la performance del tuo settore in questo periodo? Ci sono stati tagli?
  • Sono stati raggiunti i risultati? Assunto nuovi dipendenti?
  • Si parla di nuovi progetti? Di ripresa? Nuove aperture? Gli affari stanno riprendendo?
  • Meglio mettere in stand-by la tua richiesta fino a quando l’azienda non sarà più stabile?
  • Hai assunto ulteriori responsabilità a causa della pandemia?

L’osservazione oggettiva della performance e della cultura della tua azienda è fondamentale.

Quando si tratta di chiedere di più,
è importante individuare e sapere illustrare come hai aggiunto valore.
Come il tuo impatto sul lavoro è allineato con gli obiettivi aziendali.

Ad esempio, hai formato il tuo team su come utilizzare determinati strumenti digitali (aiutandolo a rimanere efficiente) nel passaggio al lavoro remoto?

Ecco altre domande che dovresti porti:

  • In che modo i tuoi risultati hanno contribuito al successo dell’azienda negli ultimi 6-12 mesi?
  • Hai assunto più responsabilità, hai sostituito un collega assente, hai ampliato il tuo ruolo durante la pandemia a causa di un ridimensionamento del team o del cambiamento delle strategie?
  • Hai superato le aspettative nonostante tutto lo stress della pandemia?
  • Sei diventato un leader all’interno del tuo team, hai aiutato i colleghi a rimanere motivati e produttivi in modo che tutti possano raggiungere i propri obiettivi?
  • Ti sei reso più visibile con il tuo lavoro ad altri leader all’interno dell’azienda o di un altro dipartimento?
  • Tutte queste persone potranno garantire concretamente la tua performance?
  • Hai ricevuto ultimamente feedback positivi sulle tue prestazioni da colleghi, clienti, dal tuo capo o da altri superiori?

 


 
Non hai bisogno che tutte le risposte siano SI.
Più ne avrai, ovviamente meglio sarà.
Se ti ritrovi con poche risposte positive potresti ancora non essere pronto per chiedere un aumento stipendio.

Ti consiglio di gestire in modo proattivo la tua carriera, monitorando e aggiornando regolarmente i tuoi progetti e le tue realizzazioni lavorative.

Condividi regolarmente le tue vittorie (senza boria e arroganza) con il tuo capo in modo che quando “arrivi con il tuo aumento” non sia colto di sorpresa.

C’è un momento giusto esatto per chiedere un aumento stipendio?

“So che il momento non è quello giusto ma vorrei …”
Se sai, che la tempistica non è quella giusta, perché lo chiedi?
C’è un periodo dell’anno in cui la tua azienda offre possibilità di promozioni e aumento stipendio?

Puoi chiedere al tuo capo, alle HR o un collega di fiducia come l’azienda affronta in genere tali richieste.
In alcune organizzazioni, ciò avviene durante i colloqui annuali o semestrali.

Il timing (in questi casi) è veramente tutto.

Se ogni giorno si discute come contenere i costi, dipendenti che se vanno e altri che vengono “accompagnati” alla porta, allora il momento è quello più sbagliato.
Anzi.
 


 
Potrebbe essere un boomerang, dritto sui tuoi denti!

È un buon momento per chiedere un aumento quando:

  • Puoi esprimere chiaramente il valore generato per la tua organizzazione.
    Hai superato le aspettative di rendimento, hai assunto più lavoro, hai lanciato un nuovo programma, hai preso il posto di uno del team, sei sempre stato una persona affidabile senza ottenere credito per quello sforzo extra, hai fatto degli straordinari andando oltre ciò che ti è richiesto.
  • L’azienda sta attraversando un periodo di “grassa”, i fatturati aumentano e un’espansione senza precedenti, è il momento giusto per chiedere un aumento. Il ferro va battuto quando è caldo!

Se ti rispondono NO…

Non è necessariamente una cosa negativa.

Dimostra che vuoi continuare ad aggiungere valore. Far crescere il tuo impatto nell’azienda e per questo…dovrebbero compensarti equamente.

Se ritieni che la tua azienda non stia andando particolarmente bene,
potresti pensare di negoziare cose diverse della retribuzione in denaro.

Il valore non deve essere necessariamente in salario,
soprattutto se il tuo lavoro non è qualcosa di facilmente quantificabile (come le vendite). Potrebbe trattarsi di qualcosa come orari di lavoro più flessibile, benefici non retributivi, lavoro da casa, ecc…

Se vuoi approfondire leggi “8 frasi tossiche da evitare se vuoi chiedere un aumento di stipendio“.

7 caratteristiche che indicano una personalità forte

personalità forte

Foto di Fifaliana Joy da Pixabay

In un mondo dominato da insicurezze e paura, pochi si distinguono dalla massa.
È una caratteristica rara che non è facile possedere.

La personalità forte non è legata al voler essere o apparire.
Non vuole vincere, almeno non necessariamente.
Non vuole essere condizionata o sfruttata.

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Quando le persone incontrano una forte personalità, non capiscono subito con chi hanno a che fare.
Alcune persone rimangono turbate. Altre pensano che voglia dominare. Altre ancora pensano che sia scortese. Troppo diretto. Ma non è la verità.

A volte la persona forte potrebbe sembrare intimidatoria…
ma è solo a causa della manifestazione esteriore della sua fiducia interiore. Il non-ricercare convalide all’esterno.

Sei una persona forte? 7 caratteristiche che indicano una forte personalità:

1. La personalità forte non sopporta le scuse

Le cose nella vita non vanno sempre come vorremmo. La personalità forte non tollera le scuse. Le giustificazioni fanno perdere tempo, sono ostacoli, rallentano propositi e obiettivi.
La persona forte è concreta. Agisce, con umiltà ma anche con determinazione.

Lavora sodo ogni giorno, quando qualcuno presenta una scusa, sa ascoltare ma non è disposta ad assistere persone che perdono tempo a lamentarsi e procrastinare. Preferisce concentrarti su ciò che può fare per risolvere una situazione,  su come superare gli ostacoli.

Una forte personalità, respinge l’idea di perdere tempo prezioso piagnucolando o lamentandoti “Perché io?” o “Sono così sfortunato”.

È orientata all’azione. Preferisci concentrarsi sulle cose-da-fare.

2. Non tollera le chiacchiere banali

“Chiacchiere, pettegolezzi e spazzatura è ciò che la gente vuole,
non l’azione…”
Soren Kierkegaard

La personalità forte non ama la conversazione banale. Odia le chiacchiere. Le chiacchiere permettono a due persone di avere conversazione senza realmente conoscersi.
L’emozione è scoraggiata. L’autenticità scompare.

È uno scambio vuoto e prevedibile, con risultati scontati.
 


 

La persona forte si sente a disagio, non ama le mezze verità né le mezze bugie.
Tantomeno le conversazioni negative e superficiali.

Se hai una forte personalità, è probabile che sei più interessato alla profondità e al significato. Non vuoi perdere tempo a parlare di cose che non ti importano più di tanto, quando la tua energia potrebbe essere spesa in modo più efficace.

Potresti sembrare serioso e bacchettone. Ma non è vero!
Sei semplicemente a disagio con convenevoli senza senso. C’è sempre tempo per una conversazione semplice e divertente che alleggerisca l’umore.

3. Dice quello che pensa

“Nel tempo dell’inganno universale
dire la verità è un atto rivoluzionario.”
George Orwell – “La fattoria degli animali”

Viviamo in un mondo fatto di apparenza, di inganni e di rapporti umani di circostanza dove è difficile dire quello che si pensa.
Perché dire la verità serve audacia e si viene etichettati come persone non conformi?
Perché quello che dovrebbe essere un pregio, in realtà diventa “scomodo”?

Dire quello che si pensa è spesso considerato poco opportuno soprattutto se non coincide con il “pensare comune”.
Dire quello che si pensa richiede coraggio. Pretende onestà intellettuale.
La personalità forte disprezza i bugiardi (sempre con il rispetto dell’altra persona).

Dire sempre la verità al di sopra dei nostri pensieri, dei nostri giudizi e delle nostre opinioni… non è per tutti!

Dire la verità a volte può fare male. Causare dispiacere, ma può aiutare a far crescere la persona che abbiamo davanti. Le permette di adottare una nuova prospettiva. Le consente di maturare e migliorarsi.

La persona forte non ha paura del confronto quando ci sono problemi da risolvere o se qualcuno è stato offeso. Non ha mai paura di esprimere la sua opinione.

4. Prende l’insicurezza come un’opportunità

“La fortuna non esiste:
esiste il momento in cui il talento incontra l’opportunità.”
Lucio Anneo Seneca

L’insicurezza (a volte) è un’opportunità.

La personalità forte ha imparato dalle avversità.
È capace di superare questo limite per raggiungere i suoi obiettivi.
 


 

Ha imparato dall’insicurezza. Trova opportunità dove gli altri non ne vedono.
Riesce a superare le avversità e il dolore, imparando dalle esperienze negative del passato.

Le difficoltà diventano così opportunità per crescere. Imparare in modo da poter andare avanti invece di impantanarti nella negatività. Sopravvivere (e crescere) quando i tempi si fanno difficili.

Le lezione della vita ci danno strumenti per avanzare senza timore ma sapendo bene “ciò che non si è disposti ad accettare”.

5. La personalità forte non ha bisogno di piacere a tutti

Per ottenere l’accettazione altrui, alcune persone sono disposte a falsificarsi, sviare il loro cammino o assumere atteggiamenti accondiscendenti. Questo non accade a una personalità forte!

La personalità forte non ha bisogno di attenzione.
Non perde tempo a chiedere di essere notata. Sa che l’attenzione è superficiale e fugace.

La persona forte sa che poche cose generano tanta frustrazione e sofferenza come voler compiacere tutti, come cercare di essere accettato da tutti. Ha la massima fiducia in se stesso e non sente mai il bisogno di fare di tutto per compiacere o impressionare gli altri.

Lascia parlare il suo lavoro e le sue azioni. Mostra il suo vero valore.
Non ha tempo o energie da sprecare per le persone che vogliono solo che siano sempre d’accordo con loro.

Tratta le persone intorno a se con rispetto ma non asseconda il suo ego.
Le personalità forti non sono amate da tutti perché spesso non vengono comprese.
Dietro la determinazione esiste una parte sensibile che ha imparato dalla vita ciò che vuole.

6. Non sopporta l’idiozia e la superficialità

“Non perdere tempo a discutere con gli sciocchi e i chiacchieroni:
la parola ce l’hanno tutti, il buonsenso solo pochi.”
Catone il Censore

Una personalità forte è attenta, premurosa e ben informata.
Si irrita profondamente quando le persone fanno commenti o esprimono giudizi repentini, delle quali non comprendono nulla se non a un livello superficiale.
 


 

La persona dal profilo forte e resistente non tollera la superficialità, l’egoismo.
Dà valore alle cose importanti, quelle che non le fanno perdere tempo e che le apportano benessere.

Utilizza la sua conoscenza per influenzare le persone. Le incoraggia a pensare e considerare attentamente quello che dicono, prima che esca dalla loro bocca.

7. La personalità forte è realista e decisa

Ha un senso della realtà molto solido.
A volte è un po’ troppo diretta, si pone degli obiettivi molto chiari ma ha senz’altro ha i piedi ben piantati a terra.

Una personalità forte non si lascia ammaliare dalle sirene della fantasia.
È riflessiva. Coglie l’essenziale di una situazione o di una persona e le traduce in azioni. Da questa fondamento agisce senza perdersi troppo nei dettagli. Più che pensare come potrebbero-essere le cose, si preoccupa di vedere come-sono.

Non ama i giri di parole e le mezze misure. Preferisce testarle nei fatti piuttosto che farlo mediante proiezioni mentali. Preferisce valutare la validità dei suoi progetti sul campo. Non col pensiero.

È capace di cambiare direzione quando la realtà mostra che sta percorrendo la strada sbagliata. Non si attacca troppo al modo ma piuttosto all’obiettivo che si è proposto di raggiungere.

Il collaboratore difficile: meglio grintosi o diplomatici?

il collaboratore difficile

Come ti comporti con quella collaboratrice talmente sensibile (o forse sarebbe meglio dire suscettibile?) che tutte le volte che gli muovi una critica, pur con delicatezza, va in tilt o mette il broncio per una settimana?

E quell’altra che arriva sempre in ritardo, spesso è svogliata, distratta, e si “imbosca” appena può.
All’inizio, hai sperato che capisse da sola, poi gliel’hai fatto notare, in modo gentile

poi ancora, sei stato più deciso e diretto … si scusa, si giustifica, promette che cambierà, ma poi torna tutto come prima!

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Niente è cambiato! Così ora, che cosa fai?
Sei il leader del tuo team.

Devi trasmettere fiducia e importanza a ogni singolo membro del tuo team ma anche autorevolezza e disciplina.
Allora che fai? … affronti la questione o fai finta di niente?

Meglio agire subito o aspettare il momento opportuno?

L’ideale è saper equilibrare, a seconda le circostanze, grinta e combattività con diplomazia e affabilità. I dissidi e le divergenze sul luogo di lavoro sono naturali e inevitabili! Non puoi controllare il comportamento del tuo collaboratore difficile ma ci sono tecniche e abilità che puoi apprendere per trasformare contrasti distruttivi in accordi costruttivi.

A volte, vogliamo gestire un rapporto difficile senza implicarci troppo, senza “scendere in campo”, desiderando di controllare le conseguenze delle nostre azioni o sperando che il tempo sistemi, magicamente, le cose.

A volte funziona, spesso purtroppo no.

Ricorda i tuoi obiettivi

È così facile essere inghiottiti nella negatività. È facile rispondere negativamente alla negatività. Mantieni tutti i membri del tuo team (anche la persona in questione) in grande considerazione.

Concentrati sulle cose positive e celebra pubblicamente i successi di tutto lo staff, anche se onora il collaboratore scorretto.

La persona potrebbe scoprire di sentirsi parte della squadra e iniziare a spostare la sua prospettiva. Non focalizzarti troppo su di lui/lei a danno dello sviluppo del tuo prodotto, servizio o clienti.

Non farti risucchiare tutto il tuo tempo. Rimani concentrato sui tuoi obiettivi, e su tutte le cose buone che il resto del tuo team sta facendo.
Ecco la leadership!
 


 

Coaching per gestire il collaboratore difficile

Nelle sessioni di personal coaching, per prima cosa ti invito a fare un passo indietro per guardare alla situazione con il massimo dell’obiettività:
Ti stai focalizzando troppo sul problema?
Sei stanco e stressato e stai (forse) amplificando fatti, conseguenze e ripercussioni?

Che cosa facciamo durante le sessioni di personal coaching?
Non applichiamo teorie generali ma insieme cerchiamo di analizzare il tuo caso nel modo più specifico possibile.

Il mio compito di coach non è quello di fornirti soluzioni preconfezionate (fai-questo-mi raccomando-non-fare-quello) ma fungere da cassa di risonanza e da supporto, in modo da permetterti una chiara visione d’insieme e fornirti gli strumenti necessari per creare la tua risposta strategica di successo.

Non possiamo seguire una regola standard, dobbiamo scoprire insieme l’approccio migliore che ti aiuti a gestire in modo propositivo, positivo e costruttivo il tuo rapporto con quel determinato collaboratore difficile.

Quanto dura il percorso di coaching?

Dipende dal tuo obiettivo.
Il numero delle sessioni di coaching le definiamo insieme sulla base delle tue necessità e dalla complessità dell’obiettivo che hai prefissato.

Qual è la tua esigenza?
Una “dritta” veloce, un supporto concreto di qualche ora o un percorso formativo personalizzato ed efficace?

Mediamente, un percorso di personal coaching varia da 1-2 sessioni per un tema specifico (coaching mirato) a 3-6 sessioni per un obiettivo più complesso (personal coaching).
Una volta deciso, partiamo. Vedrai i risultati!
 

Un capo tirannico esige il rispetto del team – il leader autorevole lo guadagna

il leader autorevole

“Ho imparato a rispettare le idee altrui, a capire prima di discutere,
a discutere prima di condannare.”

Norberto Bobbio

Un capo immaturo esige il rispetto del suo team semplicemente perché “ha studiato”, è stato assunto per “fare il capo” oppure ha l’ufficio più grande.

Si circonda di fedelissimi e per mantenerli tali, li rende partecipe a “onori e cariche”. Conosce solo i suoi stretti collaboratori e spesso nemmeno quelli. Un capo insicuro ha paura di “quelli bravi”.

Coinvolge nelle attività sempre e solo le stesse persone.

Per il resto del team … briciole di attenzione e poca considerazione. Tuttavia, avere una posizione, un titolo, non significa necessariamente essere leader.

Tieni in mente che dare rispetto è uno dei segreti per guadagnare rispetto.
Se hai bisogno di essere amato difficilmente sarai anche rispettato. Il capo deve essere meritevole. Di rispetto e lealtà.
 


 

Concentrati su come ottenere la fiducia e il rispetto del tuo team: crea relazioni positive, mantieni le promesse, offri competenza e buon senso. In cambio riceverai stima e apprezzamento. Non boicottare il talento. Non ostacolare la capacità, anzi guidala e diventane il più leale alleato.

Scegli persone competenti, accettando la loro autonomia. Mentre un capo vede intorno a sé solo dei sottoposti salariati, tu riconosci delle persone… con i loro problemi, le loro gioie e i loro pensieri (senza diventare un confessore o lo psicologo).

Il leader autorevole sa che è normale, sentire maggiore feeling e simpatia per alcune collaboratori rispetto ad altri, ma cerca di evitare di manifestare preferenze in maniera evidente.

Ci sono collaboratori che devono essere più coinvolti rispetto ad altri ma è necessario appassionare ogni singolo membro del tuo team. La vera leadership viene da chi sei, non solo da quello che dici o fai.
È necessario tornare a guidare le persone e non concentrarsi solo sui compiti da eseguire e sulle mansioni da gestire.

Il leader autorevole sa che creare fiducia nel team vuol dire andare oltre i compiti di leader. “Mettere insieme” bravi professionisti non necessariamente genera buoni risultati. In effetti, non basta assegnare incarichi e assicurarti che ognuno faccia il suo lavoro.

In passato funzionava ..oggi non più!

Equilibrio lavoro-vita privata: 14 semplici spunti da applicare subito – 2

equilibrio lavoro-vita

Foto di Wesley Carvalho da Pexels

4. Impara a dire NO

È così facile dire SI a tutte le opportunità che si presentano.
Soprattutto quando sono invitanti e stimolanti.

SI a quel nuovo impegno, SI a più responsabilità, SI a quel progetto anche se ti farà tornare a casa alle 10 di sera.

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Dicendo NO,
stai rispettando e valorizzando il tuo tempo e il tuo spazio.
Dire NO è una tua prerogativa.

5. Equilibrio lavoro-vita privata? Spegni il telefono fuori dagli orari lavorativi

Cerca sempre di ritagliare tempo per te stesso.
Anche solo 15-20 minuti ogni giorno, vanno benissimo. Riduci il tempo sullo smartphone, spesso eccessivo e inutile.

A lungo andare, la continua connessione ha un impatto negativo sulla tua freschezza mentale e la tua creatività.

Spegni completamente il telefono/tablet/PC per un determinato periodo di tempo,
per un intero fine settimana o anche solo quando sei fuori a cena con gli amici.

Fa una grande differenza.
È una sorta di “disintossicazione digitale”.

Controllare di continuo la posta elettronica vuol dire distogliere assiduamente l’attenzione e sprecare,
di conseguenza, un sacco di energia.
 


 

Troppo spesso pensiamo che non avere il tempo di riposare sia un distintivo d’onore (da mostrare con orgoglio) invece…
trovare il giusto equilibrio lavoro-vita privata, gestire bene il tempo significa massimizzare il rendimento giornaliero sulla base dell’energia e dello sforzo mentale che mettiamo in campo.

6. Concentrati sulle attività che hanno il maggiore impatto

Focalizzati sui compiti che portano i maggiori risultati,
e non su quelli che ti fanno sentire produttivo solo perché stai “facendo qualcosa”.

Con questo approccio, avrai sempre qualcosa da fare, poi un’altra cosa, e un’altra ancora…

Puoi effettivamente aumentare la tua efficienza lavorando meno,
liberando più tempo per il tuo privato.

7. Pensa a gestire la tua energia, non il tuo tempo

Spesso pensiamo alla “gestione del tempo” come alla capacità di fare il più possibile in un determinato lasso di tempo. Ma non tutte le ore del giorno sono “energeticamente” favorevoli.

Io per esempio sono molto produttivo e “carico” la mattina, mentre nel pomeriggio tendo lentamente a “spegnermi” per poi “risalire” (con un ultimo colpo di coda energetico) tra le 18.00-20.00.

Sapere quali sono i momenti migliori della giornata, può fare la differenza,
tra stare al lavoro fino a notte o concludere il tuo to-do già a mezzogiorno.

8. Delega le attività in ufficio se vuoi recuperare l’equilibrio lavoro-vita privata

Quante volte ho pensato: “Se voglio farlo bene, devo farlo da solo“.

È vero! Può essere esaltante fare tutto da solo…
oppure credere che chiedere aiuto sia un segnale di debolezza, o anche scegliere di non voler disturbare le altre persone, ma ci sono pochi vantaggi nel voler essere Superman.
 


 

Alla fine,
il pericolo di fallire è molto alto. Quando ti ritrovi con troppe cose da fare, alcune probabilmente non verranno eseguite, o lo saranno in modo sbagliato.

Devi tracciare una linea tra il tuo lavoro e quello che puoi delegare per evitare di essere sopraffatto.
Renditi conto che anche senza la tua partecipazione… il progetto andrà avanti lo stesso.

Delegare alcune responsabilità ti permetterà di guadagnare più tempo, ti darà maggiore chiarezza ed efficacia, recuperare equilibrio lavoro-vita privata.

Ti darà più tempo per concentrarti sui compiti davvero più importanti.
Iniziare così a essere (davvero) più produttivo al lavoro.

9. Limita il tempo di “parlare di lavoro” a casa

Probabilmente condividi con il tuo partner le preoccupazioni per tutto quello che riguarda la tua vita professionale. Se ti piace discutere e confrontarti a casa per scaricare la tensione …
datti un tempo per le preoccupazioni.

Se non hai un limite, tenderai a usare tutto il tempo che hai a disposizione.
Se non hai una scadenza, tenderai a rimuginare per tutto il tempo.

Prova a dare un appuntamento quotidiano alle preoccupazioni,
ma solo per 30 minuti (magari prima di cena). In questo modo porrai un limite alle tue preoccupazioni e al di fuori di questi intervalli potrai avere la mente libera.

Per esempio, potresti fissare la “regola” che non si parla più di lavoro dopo cena.

Imparare ad ascoltare è il primo passo verso il tuo successo di leader

successo di leader

Foto di Med Ahabchane da Pixabay

Forse non sei così consapevole del fatto che ogni tuo collaboratore o dipendente desidera essere ascoltato. Con attenzione.
Vuole sentire la tua partecipazione e la tua empatia (anche se per pochi secondi).

Più percepisce il tuo reale interesse nei suoi confronti.
Più aumenta il suo desiderio di comunicare e di interagire con te (e più aumenterà la sua produttività).

Ascolta i tuoi collaboratori senza condizionamenti.

Ascolta i loro bisogni, le loro perplessità,
i loro dubbi, senti cosa vorrebbero cambiare, come possono aiutarti e …
poi agisci di conseguenza, sempre mantenendo la tua autonomia di pensiero e d’azione (guai a perderla!).

1. Se pensi che ascoltare sia facile, non ne conosci il vero significato.

2. Il 97% delle persone crede di essere un buon ascoltatore. In realtà sono solo “sentitori”.

3. Ascoltare in modo attivo è una skill fondamentale del leader di successo.

4. Il nostro ascolto è spesso distratto e prevenuto. Pronto a consigliare, giudicare, criticare, condannare .. ancor prima che le parole ci giungano all’orecchio.

 


 

5. Ricorda che … lo sciocco parla. Il saggio ascolta.

6. Meno parli, meno probabilità avrai di dire qualcosa di stupido.

7. Se sai ascoltare vuol dire che sei una persona sicura di te. Non ritieni di aver la soluzione per tutto e tutti. Non hai paura del confronto.

8. Hai notato? Desideriamo che gli altri ci ascoltino con attenzione ma non sappiamo, non riusciamo o non vogliamo fare altrettanto.

9. Ascoltare esprime interesse. Mostra rispetto. Riconosce il valore. Crea fiducia. Rafforza la connessione. Aumenta l’efficacia e l’efficienza.

10. Guadagni rispetto ascoltando (tanto). Lo perdi parlando (tanto).

11. Ascoltare è difficile quando ti senti dannatamente intelligente. Quando non hai tempo da perdere. Hai cose importanti da fare. Hai fretta.

 


 

12. Ricorda che alle persone piace essere ascoltate e comprese. Tanto quanto piace a te!

13. Ascoltare significa che sei disposto a scoprire che forse stai sbagliando o non stai andando nella giusta direzione.

14. Se sei disposto a metterti in discussione e cerchi costantemente evoluzione e crescita vuol dire che sei … un vero leader.

15. La differenza tra ascoltare e sentire è enorme. Il vero ascolto è la volontà di lasciare che l’altra persona ti cambi.” Alan Alda

16.La maggior parte delle persone non ascolta con l’intento di capire; ascoltano con l’intento di rispondere.” Stephen R. Covey

Successo di leader: impara a prestare vero ascolto a quello che dicono i collaboratori o colleghi.
Diventerai il loro punto di riferimento.
Importante e irrinunciabile.

Il tuo capo diretto ha dato le dimissioni. Preoccupazione o opportunità?

capo ha dato le dimissioni

Foto di 李磊瑜伽 da Pixabay

“Il mio capo ha dato le dimissioni. Un preavviso di 1 mese, parte per una posizione che -dice- lo aiuterà a crescere professionalmente.

Così all’improvviso… senza dirmi niente! Non me lo aspettavo…
Abbiamo lavorato così bene insieme.

E adesso?
Chi arriverà?
Sarà trasparente e flessibile con me?
Interessato anche lui al mio sviluppo professionale?
Cosa farò se non lavoriamo insieme bene?

Sembrava che tutto andasse liscio… adesso mi sento spiazzato… tradito … avevo dei progetti con lui… mi ero proposto come coordinatore del mio department…
sto ricominciando anche a dormire male la notte!

Marco P. – Finance Manager – Lugano

Mi spiace Marco,
il Mondo dal lavoro oggi è complesso e imprevedibile.

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Da qui la necessità di essere sempre molto flessibile e adattabile.
Resiliente ai cambiamenti.
Flessibilità – che come già discusso altre volte- devi sviluppare.
Allenare.

La qualità di un lavoro dipende molto dalla qualità del manager.

Un buon capo può trasformare un lavoro noioso in uno progetto entusiasmante. Ti senti apprezzato. Sei stimolato per la tua crescita professionale.

Un cattivo capo può trasformare un lavoro affascinante in ore di fatica e alienazione mentale,
bruciore di stomaco.

La prima cosa da fare è …

Il capo ha dato le dimissioni? Non farti prendere dal panico

Quando il tuo capo annuncia le dimissioni e l’immanente partenza, affiorano paure e preoccupazioni.
Cominci a pensare che qualcosa non va in azienda.

È solo l’inizio di altri problemi?
Il lavoro è a rischio? I benefici saranno tagliati?
Il nuovo capo sarà trasparente e flessibile?
La reputazione dell’azienda sta peggiorando?

 


 

Anche se tali pensieri sono naturali,
non lasciare che l’ansia e l’affanno prendano il sopravvento su di te.

Il timore per ciò che non sai o non puoi controllare, non ti aiuterà a gestire al meglio la situazione.
È fondamentale -in questa fase- mantenere morale e concentrazione.

Non è detto.
I cambiamenti possono essere anche positivi.

Non prenderla sul personale per le dimissioni del tuo capo

Nel corso degli anni potresti aver costruito con il tuo capo/a un ottimo rapporto di lavoro.
Adesso ti senti -comprensibilmente- deluso e amareggiato dalla sua partenza.

È del tutto normale.
Non prenderla come uno sgarbo personale o un tradimento.

Ricorda che …
ogni decisione di cambiare un lavoro è complicata. Raramente è presa alla leggera.
Il tuo oramai ex capo ha fatto ciò che era meglio.
Ha colto l’opportunità per perseguire la sua carriera.
lagnoso
 


 

Condividi il tuo supporto con lui/lei. Suggerisci di tenerti in contatto.
Mantieni un’ultima impressione positiva.
Mostra il tuo apprezzamento per la sua leadership . Metti le basi per una relazione continua lungo la strada, ovunque entrambi andiate.

Indaga ma con discrezione

La tua posizione potrebbe essere influenzata in modo positivo o negativo dopo le dimissioni del tuo capo.

Prima di aggiornare il tuo CV, iniziare la ricerca di lavoro, riempire lo scatolone (tipo dipendenti di Lehman Brothers) devi cercare di sapere cosa succederà.

Quando possibile,
vai direttamente alla fonte per informazioni. Se non lo fosse, dovrai fare un po’ di indagine.

Chiedi in ufficio.
Cerca però di limitare le tue domande a persone fidate.
Fallo con discrezione.

Anche se non c’è garanzia da queste informazioni di seconda mano,
la versione dei tuoi colleghi potrebbe darti uno spunto o un suggerimento su possibili problemi e possibilità.

Fai un passo avanti

Anche se perdere un capo può essere una sfida, professionale ed emotiva,
è anche un’opportunità per la tua crescita professionale.

Puoi sfruttare questa opportunità per mostrare ai vertici quanto ti piacerebbe metterti in gioco in un posto di responsabilità.

Non aver paura di condividere le tue idee. Offrire suggerimenti su come vorresti contribuire all’azienda in futuro.

Anche il tuo capo potrebbe trasferire alcune delle sue responsabilità su di te.
Suggerire la tua candidatura. Proporti come suo sostituto.

Il capo si è dimesso? Resta professionale e flessibili durante il periodo di transizione

Appena annunciate le dimissioni del tuo attuale capo,
pettegolezzi e voci potrebbero diffondersi in ufficio.

Resta professionale.
Se non vedevi l’ora della sua partenza … tienilo per te!
Stai lontano dal gossip.
Concentrati sul lavoro. Non lasciare che questa partenza influisca sulle tue prestazioni.

Durante questo periodo di transizione,
aspettati che ti potrebbero assegnare alcune delle attività del tuo capo. Le pianificazioni cambiare e accumulare ore extra.
Fatti trovare pronto!

Incontra il tuo nuovo capo e dimostra la tua abilità

Dopo che il tuo capo ha lasciato,
la società potrebbe già avere un sostituto o promuovere qualcuno che gestisca la posizione durante questo periodo intermedio.

Evita i confronti e concentrati per costruire una relazione più forte con il tuo nuovo capo.

Assicurati di fargli conoscere le tue responsabilità. I progetti su cui stai lavorando e cosa puoi offrire. Il nuovo manager vorrà conoscere il valore che porti nel team.

Scopri e comprendi le sue aspettative su di te.

Ti invito a prendere questi suggerimenti per gestire la dimissione del tuo capo non come una guida da seguire alla lettera ma solo come spunti di riflessione e di valutazione.

I rapporti professionali (come quelli personali) sono troppo complessi perché sottostiano a regole e procedure standard.Vanno contestualizzati e personalizzati all’azienda, alla situazione, alla tua personalità di capo/leader/responsabile e a quella del tuo collaboratore o dipendente.

Come essere autorevole durante il colloquio di lavoro: 17 spunti

autorevole durante il colloquio di lavoro

 “Le aziende, oggi, non sono interessate a sapere dove, come e cosa avete studiato.
Vogliono sapere cosa avete imparato.”
Beppe Severgnini

Essere autorevole durante il colloquio di lavoro?
Non avrai mai una seconda possibilità di fare un’ottima prima impressione.
Prepararsi per un colloquio di lavoro è di vitale importanza  se vuoi aumentare le tue chance di successo.

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È importante migliorare il tuo stile, il tuo approccio, proiettare un atteggiamento fiducioso.
Padroneggiare comportamenti che “traspirano” fiducia, rendendo più efficace la tua comunicazione verbale e non verbale.

Ecco 17 spunti per essere autorevole durante il colloquio di lavoro:

1. Evita “ingressi” a sguardo basso e il-cappello-in-mano. Stai trattando un posto di lavoro non elemosina. Raddrizza le spalle!

2. Passo deciso ma non affrettato. Assicurati di salutare tutti con un sorriso.

3. Rispetta i tempi della conversazione. Non avere paura delle pause e dei silenzi.

4. Imposta bene la voce. Sii sintetico. Non bisbigliare. Alza il tono della tua voce.

 


 

5. Quando cambi argomento o spieghi un punto importante, riposizionati sulla sedia per enfatizzare il momento.

6. Quando spieghi un punto importante fai una pausa prima/dopo..crea un senso di anticipazione e sottolinea il concetto (approfondisci).

7. Evita di costruire risposte ad hoc per compiacere il selezionatore e ottenere la sua approvazione. Se ne accorgerà subito!

8. Usare spesso parole come “Immagino“, “Credo” e “Forse” vuol dire restare nel-mezzo. Sospeso nel nulla. Insipido. Banale.

9. Se sei introverso …alza i toni di una tacca. Se sei effervescente.. scala-una-marcia. In entrambi i casi, non tirare fuori la scusa “Cosa ci posso fare. Sono fatto così“!

10. La tua espressione facciale è il tuo “marchio di fabbrica”. Un sorriso va lontano. Trasmette fiducia, autorità e … calore.

11. Tieni il mento alto quando parli.

12. Ricorda che …le persone che mantengono il contatto visivo sono giudicate più autorevoli e fiduciose (approfondisci).

13. Prenditi il tempo di rispondere. Non si tratta di un “botta e risposta” in velocità. Mantieni il controllo.

 

 

14. “Entra” nei dettagli, spiegando la loro importanza e sviluppi. Ti farà sembrare più SMART. Conoscere i fatti e i dettagli sarà impressionante.

15. Se vuoi essere autorevole durante il colloquio di lavoro, non limitarti a rispondere alle domande o peggio lasciarle tutte alla fine. La precisazione di un argomento già trattato prima, apparirà fuori luogo.

16. Cerca di instaurare un vero e proprio dialogo con il tuo interlocutore. Lui/lei sta valutando te. Tu stai valutando l’azienda.

17. Saper comunicare, essere autorevole vuol dire (innanzitutto) avere qualcosa d’interessante da dire. Se così non fosse .. meglio tacere!

Nella vita una buona dose di fiducia è auspicabile.
Quando si tratta della tua vita professionale, ci sono alcune linee sottili che devono essere tratteggiate,
confini che non possono e non devono essere superati.

Autorevole durante il colloquio di lavoro: attenzione a non cadere nell’arroganza

Devi essere ambizioso senza essere impaziente, disponibile senza essere timoroso,
flessibile senza essere sfruttato.

Essere sicuro di te, confidente e ambizioso,
senza alzare troppi i toni fino a diventare eccentrico e pomposo.

Desideri lavorare sulla preparazione dei colloqui di lavoro faccia-a-faccia, via skype o cellulare?
Aumentare la tua autorevolezza “lavorando” sulla tua postura, espressioni, gesti, ecc.?

Scopri il mio servizio di coaching  per il colloquio di lavoro!

La motivazione del personale parte inevitabilmente .. dal team leader!

motivazione del personale

Foto di Angelo Esslinger da Pixabay

Motivazione del personale ? Se anche tu hai avuto, come tutti,
problemi di motivazione sai perfettamente che una pacca sulla spalla al tuo collaboratore,
accompagnata da frasi di circostanza prese-a-prestito-dal-web
… non sarà di grande aiuto!

Finto entusiasmo e sorrisi di circostanza raramente creano “brividi” motivazionali.

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E se anche funzionasse … quanto durerebbe?
Pochi giorni (forse) e ti ritrovi al punto di partenza.
L’ambiente torna passivo. Lentamente si perdono di vista gli obiettivi.

Allora ti chiedo …
come motivare le persone che lavorano con te in tempi così complessi?
Credi davvero che semplici frasi serviranno a scuotere le persone?
Scatenare una motivazione del personale senza fine?

Il Mercato del Lavoro sta cambiando

… anche in conseguenza della crisi che ci ha investito.
Deve cambiare anche il modo di approcciare il tuo lavoro e il tuo team.
Non puoi restare legato a comportamenti oramai sorpassati “Tu fai quello e tu fai quest’altro”.
È necessario coinvolgere le persone che lavorano con te.
Non concentrarti solo sui compiti da eseguire. Sui progetti da gestire.

Il tuo team è la chiave del tuo successo.
Infatti, quando i collaboratori sono demotivati o “molli” a farne le spese è il raggiungimento di un obiettivo,
l’esito di un progetto, il business o la (tua) carriera.
In pratica il conto lo paghi tu!
È tempo di diventare leader del tuo team!
E motivare i tuoi collaboratori.

La motivazione del personale passa inevitabilmente da te

La motivazione non “sgorga naturalmente”.
Non la puoi nemmeno delegare a un corso, un formatore o a un coach (pur bravo che sia!).
È a carico tuo!

Sei tu quello che per primo deve motivarsi, entusiasmarsi, ispirarsi, “allenarsi”.
Dopo, solo dopo, la puoi chiedere, anzi pretendere, dai tuoi collaboratori.
La motivazione del team parte da te.

Se avessi, come coach, l’obiettivo di motivare il tuo team mi concentrerei –subito e principalmente- su di te!

 


 

La titolare di tre centri estetici ben avviati che mi ha contattato per la motivazione del suo staff
dopo le prime “resistenze” e riluttanze, ha riconosciuto che in tema di motivazione è stata piuttosto passiva.

“Spettatrice” a volte anche indolente (tanto da ammettere che durante un mio corso in uno dei suoi centri estetici -pur essendo presente – non ascoltava, pensando che il tema motivazione del personale fosse di solo appannaggio del suo staff).

Ha anche riconosciuto di non avere alcuna idea sul come motivare i suoi dipendenti,
E di essersi (fino a quel momento) affidata solo a riconoscimenti economici.

Anche lei (come te, forse) si aspettava una trovata geniale, una formula magica, una scorciatoia.
Invece si è sentita dire che la prima che doveva darsi una mossa … era lei!

Mi spiace. Niente formule magiche!
E ti spiego perché …
Motivare il team è impegnativo.

La motivazione del personale è un impegno quotidiano

È un paziente “costruire” giorno per giorno.
Necessita di tutta la tua attenzione. Il tuo coinvolgimento.
Il tutto “condito” da un reale interesse verso le persone che lavorano con te.

Se pensi di spronare, coinvolgere e motivare con lo stesso impegno ed entusiasmo con cui vai alle riunioni condominiali serali … sprecheresti solo tempo ed energie preziose!

Motivare vuol dire disponibilità, dedizione e tempo da dedicare al tuo team

Se non hai tempo, sei stressato, sei stanco, hai altro cui pensare o in fondo non ti interessa …
la tua “capacità motivazionale” è pari a zero!
Se trovi difficile e faticoso tutto questo, hai ragione!

Siamo onesti. Non hai tempo. Scadenze imminenti.
Grane da risolvere. Il target da raggiungere.
Chi più ne ha più ne metta.

 


 

Devi però riconoscere che …
saper motivare è una competenza fondamentale per ogni persona responsabile di un team
(grande o piccolo che sia, poco importa).

Concentrati sulla motivazione del personale. La crescita motivazionale del tuo staff.
Crea uno spirito di squadra attraverso l’apprezzamento e il riconoscimento.
Un leader eccellente riesce a trovare anche (e soprattutto) il tempo per motivare.
Non solo per criticare.

Fai in modo che ogni tuo collaboratore sappia che lo consideri la chiave del tuo successo.

Valuta la tua “capacità” di motivazione del personale

Fermati un secondo e rispondi con onestà:
“Ti senti un modello per il tuo team?”
“Sai creare entusiasmo nel tuo staff?”
“Sei sempre motivante nel comportamento e nelle parole?”
“Parti con un bel “Buongiorno!” radioso e positivo già da prima mattina?”
“In altre parole, hai una personalità dinamica che coinvolge chi ti sta intorno?”

Solitamente quando chiedo se la persona si ritiene motivante nel comportamento e nelle parole …
con aria stupita (di chi sente per la prima volta questo tipo di domanda) mi risponde
“In che senso?” (hai in mente la faccia di Verdone).

È venuto il momento di risvegliare la tua motivazione.
La forza interna che stimola, regola e sostiene tutte le tue azioni.

Parti da te stesso .. se vuoi motivare il team

Frequentare un corso motivazionale (a prescindere dalla bravura e la competenza del coach),
non ti basterà a diventare un bravo motivatore.
Se non prendi prima coscienza che devi “scendere in campo” in prima persona.
Ci devi “mettere del tuo”.
Carica la tua energia.
Motivati al massimo … e con quell’energia trasmetti fiducia ed entusiasmo attorno a te.

Tutti se ne accorgeranno ben presto … qualcosa si sta muovendo … qualcosa di nuovo sta crescendo
il primo mattone è stato posato!
Se ti impegni in questo, farai grandi cose.
Credimi!

Come essere autorevoli: la comunicazione non verbale per il successo – 1

come essere autorevoli

Come essere autorevoli? Gli specialisti del settore dicono che niente come la postura può essere utile per fare una buona prima impressione.

Una postura dritta, un passo deciso e una schietta stretta di mano (quando si potrà!) accompagnata da un bel sorriso sincero …fanno miracoli!

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Al contrario,
posture non pertinenti (chiuso in te stesso, con la testa e lo sguardo di lato, postura molle o eccessivamente rilassata, ecc..) indicano scarsa fiducia e bassa autostima.

Una buona postura crea una presenza dinamica.
Un atteggiamento di leadership.
Autorevolezza ed energia.

Come essere autorevoli? Ti serve po’ di autocontrollo e un pizzico di strategia

La cosiddetta comunicazione non verbale viene curata di rado,
eppure ha una grandissima importanza sull’efficacia della nostra comunicazione,
anche quando non parliamo.
Ci sono gesti,  posizioni e atteggiamenti che possono dire molto sulla nostra personalità,
così come delle nostre intenzioni e dei nostri giudizi.

Ecco 9 linguaggi del corpo che le persone di successo “usano” spesso,
e che dovresti adottare subito (anche tu) se vuoi apparire una persona sicura di te:

Usa un linguaggio del corpo adeguato

Il linguaggio del corpo è universale.
Ogni persona di qualsiasi nazionalità o cultura lo può capire.

È scientificamente dimostrato che un determinato linguaggio del corpo può aumentare il livello di fiducia.
E la fiducia è un elemento di enorme carisma.

Le persone ammirano la fiducia.
La maggior parte di noi lotta quotidianamente per “acquistarne” un po’.
Il tuo corpo segue la tua mente.
La mente può influenzare le tue espressioni facciali e il tuo linguaggio del corpo.

 


 

1. Stai diritto…

Per apparire più sicuro di te, raddrizzati.
Subito!

Tieni i piedi larghi all’altezza dei fianchi,
“stirati” verso l’alto il più possibile, immagina di essere tirato all’insù da una cordicella.
Conserva la “sensazione di altezza” ma rilassa le spalle, tirandole leggermente indietro.

Tira indietro le scapole e ”apri” il petto.
Tieni le spalle dritte, ma rilassate il più possibile, anche quando sei seduto.

Non appoggiarti (a una parete, alla porta, la scrivania, ecc.) perché significa passività e insicurezza.

2. … tieni dritta anche la testa

Tante ore davanti al computer rendono le spalle curve.
La postura influenza le percezioni e le prime impressioni.

Per apparire più sicuro di te, raddrizzati.
Tieni dritta l testa.
Non inclinarla di lato.

Alza il mento leggermente. Guarda dritto.
Smettila di guardare in basso, mentre cammini.

3. Usa le mani mentre parli

“Parla” anche con le mani.
Con movimenti lenti usa le mani per sottolineare i punti più importanti.
Per aggiungere passione.

Usa gesti espansivi, utilizzando tutta la lunghezza delle tue braccia.
Rendi la tua presenza molto più dinamica.
Professionale.

 


 

4. Come essere autorevoli? “Fronteggia” le persone

Se posizioni i piedi molto vicini (o incrociati) trasmetti generalmente incertezza,
mentre una posizione più ampia, indica sicurezza.

Adotta la tua posizione.
Tieni i piedi leggermente più larghi dei tuoi fianchi.

Quando parli con qualcuno, “apri” la tua posizione.
Evita le braccia conserte sul petto che “creano” una barriera tra te e le persone.
Trasmettono un atteggiamento negativo, difensivo o di chiusura.
Posiziona il tuo corpo in modo da essere aperto e “vulnerabile”.
Significa fiducia e incitamento.

“Punta” il tuo corpo verso la persona con cui stai parlando.
Se sei di lato, puoi trasmettere l’impressione di fuga, paura e sfiducia.
Di essere solo parzialmente coinvolto nella conversazione.

È un cambiamento sottile,
ma “rivolgere” il tuo corpo verso il tuo interlocutore farà la differenza.

Assumerai la posizione di potere.
Ti farà apparire più sicuro di te!

5. Rallenta

Quando siamo ansiosi,
o abbiamo un momento di disagio, può essere efficace parlare e muoversi più lentamente.

Anche se potrebbe sembrarti troppo lento, va bene così.
È solo questione d’abitudine.
Controlla la lunghezza dei tuoi passi.
Passi regolari e cadenzati,
piuttosto che passi veloci, frettolosi o frenetici. Ecco come essere autorevoli.

Non aver fretta. Ricordati di mantenere la postura del corpo allineato.

Questo incedere lento,
questa serie ordinata e lineare di movimenti ti farà apparire subito più sicuro e fiducioso.

Formazione a distanza. Funziona il coaching via skype o telefono?

coaching via skype

La hall dell’hotel**** vicino la Stazione Centrale, la biblioteca dell’Università,
lo snack bar di fronte l’Università,
il locale trendy di Milano (all’ora dell’aperitivo),
i tavolini esterni del bar trendy (sempre all’ora dell’aperitivo),
la saletta interna del bar trendy (non all’ora dell’aperitivo – ma quanta gente c’è in giro a Milano!)…

il retro del salone di estetica, la saletta riunioni dello studio del professionista del centro,
l’area di servizio sull’autostrada Laghi (la Como-Milano) …
l’ufficio-figo della società di formazione, l’ufficio-finto-figo del cliente di turno …

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No.
Non sono posti dove ho fantasticato di “famolo strano” (come nel film di Verdone).
Sono le “location” dove ho “fatto coaching”.
Cui bisogna aggiungere ovviamente … lo studio di casa mia, l’ufficio di Lugano, … il cellulare e skype!

Personalmente non mi sono mai posto il problema.
Lascio sempre la scelta…. Mi adeguo.
“Dove preferisci. C’è gente… rumore … ma se va bene a te!”

Se mi chiedi come/dove preferisco “fare” coaching ti rispondo …

un luogo comodo e tranquillo, dove ho la possibilità di incontrare personalmente la persona,
stringere la mano, ottenere un buon contatto visivo,
“sentire” la presenza fisica, costruire un rapporto.

Ma se mi chiedi quale modalità ritengo più efficace, ti rispondo immediatamente …
il cellulare!

È la mia modalità più efficiente.
“Indossare le cuffiette…parlare al cellulare… gironzolando (in tuta) per casa”.

Camminare-senza-meta mentre parlo al telefono,
è un’azione automatica (e inconscia) che mi serve a “tagliare” fuori tutti gli altri stimoli sensoriali.

Permette di concentrarmi maggiormente sulla conversazione.
Per me funziona.
Ma soprattutto funziona per la persona!
 


 

Utilizzo una modalità mista …
coaching via skype o cellulare a seconda delle necessità.
Le prime sessioni utilizzo la video-chiamata anche per “dare un volto alla voce” …
nel proseguo del percorso di coaching preferisco il cellulare (lascio comunque la scelta alla persona) .

Il coaching via Skype funziona?

Anni fa -in effetti- era poco efficace.
C’erano problemi di connessione.
Spesso le parole arrivavano a-rate … l’immagine si bloccava… dovevi aspettare che si riconnetteva e spesso si “rompeva” il punto focale.

Oggi non ci sono più questi problemi.
La connessione generalmente è molto buona.
Una sessione Skype ben organizzata e pianificata è altrettanto efficace quanto quella faccia-a-faccia.

Nella mia esperienza (oramai di anni), il coaching via skype può essere profondo e trasformativo.
Ti aiuterà a raggiungere i tuoi obiettivi, come qualsiasi altra sessione di coaching.

A volte,
le sessioni di coaching tramite Skype possono rivelarsi ancora più efficaci,
poiché impari a concentrarti solo sulla “conversazione”.
Nulla interrompe la tua concentrazione.

Il coaching online funziona? Si .. se funziona il coach!

Skype, telefono, faccia-a-faccia?
Quello che più conta è… il coach.

È il professionista che deve essere capace. Competente.
Deve saper “tirar fuori il meglio”. Trasmettere fiducia.
Riservatezza.
 


 

Supportare lo sviluppo personale e professionale,
fornire feedback forti e stimolare l’azione.

La persona deve sentirsi “al sicuro”.

Quando conviene utilizzare skype o il cellulare?

A volte non ci sono proprio alternative.
La distanza è l’ostacolo chiave.

Ho contatti via skype in tutta Italia, in Svizzera e anche nel resto d’Europa.
In effetti basta una connessione Internet e … parlare italiano!

Coaching è innanzitutto ascolto sincero e completo

Ascoltare con una mente aperta e curiosa.
Trovo che questo sia davvero più facile al telefono.

Non ci sono distrazioni.
La voce rivela le emozioni tanto quanto il linguaggio del corpo … pause, tono, esitazione, scelta delle parole, ecc.

I vantaggi del coaching via skype o cellulare

 

Ti puoi connettere dalla comodità e dalla privacy della tua casa o del tuo ufficio

Non sprechiamo tempo prezioso (in traffico e spostamenti)

Abbiamo maggiore flessibilità nella programmazione delle sessioni

Eliminiamo le restrizioni geografiche

Si crea una zona di comfort emotivo (nessuna pressione dal contatto visivo diretto)

La comunicazione è più profonda e mirata (livello di attenzione più alto – meno distrazioni)

Le tariffe sono più vantaggiose rispetto gli incontri faccia-a-faccia

Permette di connetterti dove ti senti più comodo! (auto, treno, ufficio, casa, hotel, ecc.)

Sei più rilassato e confortevole nel tuo spazio

Possibilità di connetterti anche “fuori orario” (la sera, sabato mattina, ecc..)

Non richiede investimenti in accessori sofisticati

Goditi le sessioni comodamente da casa o in ufficio!

Possiamo lavorare insieme indipendentemente da dove ti trovi, purché tu abbia accesso a Internet o alla rete telefonica.

Una curiosità …
non sono poche le persone che preferiscono la modalità telefonica (rientrando a casa -in auto o in treno- dopo la giornata di lavoro). “Sono più rilassato/a” è la spiegazione.

5 volte che dovrai affrontare i colleghi (nessuno lo farà per te) – 2

collega scorretta

Foto di Hans Benn da Pixabay

4. Il collega che fa il “capetto”

Hai una collega scorretta che si comporta come se fosse il capo?

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Ti rimprovera o fa commenti sulla tua produttività?
Ti dice cosa fare e tenta anche di rifilarti più lavoro?
Chiede su cosa stai lavorando e ti offre consigli non richiesti?

Un capo basta e avanza …
di un collega fake-boss ne facciamo tutti volentieri a meno.

Come sopravvivere ad una collega scorretta che gioca-a-fare-il-capo?
L’unico modo per far fronte a questa furbetta è quello di mantenere la calma e fargli vedere chi è il vero professionista!

Quando vedrà che non te non attacca, per continuare a spadroneggiare,
si dirigerà semplicemente verso un altro collega (non pensare che rinunci a farlo).

Leggi il post.

5. Quando il collega non considera il tuo tempo

Quando rispetti qualcuno, non li rubi il tempo.

Quel collega che continua a interrompere il flusso del tuo lavoro, e tenta di scaricarti il suo lavoro,
è irrispettoso del tuo tempo.

Spesso ti chiede “qualche secondo” o “un minuto” quando (in realtà) “un minuto” non basta per esprimere pienamente le tue considerazioni. Ti senti pressato in un lasso limitato di tempo!
 


 

Se lo fai notare, ti risponderà che è solo un modo di dire … ma si sbaglia.
È una questione di approccio!

La prossima volta che ti chiede “un minuto” rispondi garbatamente che al momento sei occupato.
Fissa un breve incontro in agenda.
Vedrai che capirà che con te non attacca più.

Troppo spesso …

vogliamo gestire una collega scorretta senza farci coinvolgere troppo!

Senza “scendere in campo”.

Con la speranza che il tempo sistemi magicamente le cose.
A volte funziona, spesso purtroppo no.

Per il momento prova a mettere da parte le tue emozioni.

Non prenderla sul personale

Non esigere rispetto.

Se chiedi rispetto vuol dire che non ne hai

Il rispetto deve essere guadagnato piuttosto che richiesto.

Non fare affidamento all’autorità (almeno non subito). Quando avvertiamo la mancanza di rispetto, sentiamo il bisogno dell’autorità.
Se non la smetti, lo dico al capo (al grande-boss, al titolare)“.
 


 

Non minacciare.
Ti rende piagnucoloso. Lamentoso.
Quando minacci di “dirlo alla maestra”, ti atteggi a un bambinone piagnucoloso.

Dopo aver informato il collega della natura inaccettabile del suo atteggiamento,
chiedi uno sforzo concreto per eliminare tale comportamento.
Meglio essere precisi nelle descrizioni di quali comportamenti e quali azioni deve cambiare.

Dai una scadenza

Se dopo un breve periodo,
il comportamento e l’atteggiamento non sono cambiati, non si vede alcun miglioramento, informarlo che i “bonus” stanno per finire.
Alla prossima prenderai provvedimenti e coinvolgerai le persone autorizzate in questa discussione.

Personal coaching per apprendere come esprimere le tue opinioni.
Come far rispettare un tuo parere, un compromesso o un rifiuto.
Affermare te stesso.

Se sei un giovane leader (e vuoi imparare come affermare te stesso) scopri il coaching adatto per te!

17 chiavi per creare fiducia e collaborazione con il tuo team

creare fiducia

Foto di Sarah Richter da Pixabay

La comunicazione onesta,
propositiva e rispettosa è una delle capacità di leadership più efficaci.

Se un dipendente non si fida del proprio manager, l’azienda soffre.

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Se vuoi essere un leader efficace,
devi saper motivare la tua squadra e creare il giusto ambiente produttivo.

È necessario guidare e coinvolgere le persone.
Non concentrarti solo sui compiti da eseguire e sulle mansioni da gestire.

Ecco 17 chiavi per creare fiducia con i tuoi collaboratori:

1. Creare fiducia nel team vuol dire “andare oltre” i tuoi compiti di leader. Non basta assegnare incarichi e assicurarti che ognuno faccia il suo lavoro.

2. Non essere accondiscendente. Tutti vogliono essere apprezzati ma non puoi piacere a tutti, per tutto il tempo.

3. Ricorda che nella comunicazione con il tuo team ascoltare è importante quanto parlare. Anche di più.

4. È fondamentale dare feedback (positivi o negativi) onesti, diretti, chiari e propositivi. Sempre in modo rispettoso.

 


 

5. Chiedi scusa quando commetti un errore. Le scuse “dicono” che non sei perfetto ma sei degno di fiducia.

6. Esamina le tue responsabilità prima di puntare-il-dito.

7. Il tuo compito è prestare attenzione a ciò che dicono i tuoi collaboratori. In particolare a chi pensa che la sua opinione non sia importante.

8. Mostra che stai ascoltando. Fai cenni di assenso. Non interrompere.

9. Guadagna la fiducia dei collaboratori riconoscendo il merito. Se sbagliano, concentrati sui problemi e comportamenti, non sulle persone.

10. Riconoscendo le tue aree di crescita, incoraggi gli altri a fare lo stesso.

11. Non trattare le persone come bambini. Sii trasparente con le responsabilità. Tutti devono conoscere le responsabilità di tutti.

 


 

12. Non intimidire i tuoi collaboratori. Falli sentire a loro agio e liberi di parlare. Assicurati -però- di essere “pronto a sentire la verità”.

13. Comunica con onestà, chiarezza, scopo e rispetto se vuoi aumentare credibilità, ispirazione e coinvolgimento.

14. Aprendo la porta del tuo ufficio stai comunicando la tua disponibilità. Stai rimuovendo più barriere mentali che architettoniche.

15. Accetta gli errori dei tuoi collaboratori. Tuttavia, tolleranza-zero per errori dettati da incompetenza, superficialità o negligenza.

16. Appena puoi esci. “Fai due passi” nei tuoi spazi aziendali. Bastano pochi minuti. Non giudicare, lasciati guidare dall’istinto. “Ascolta”.

17. Saper ascoltare è il segreto per avere una comunicazione davvero efficace con il tuo team. Ascoltare è la chiave del tuo successo.

Essere un leader: 10 segnali che non sei ancora pronto – 2

un leader.

Foto di Bessi da Pixabay

6. Non vedi l’ora di dire alla gente cosa fare

Se sei convinto che le persone prepotenti siano i migliori leader,
forse è meglio aspettare un po’ per lanciarsi nella leadership!

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Il grande leader è umile.
Tratta tutti con rispetto.
Ha la forza di ammettere quando ha fatto un errore.
È felice di riconoscere quando qualcuno ha un’idea migliore.

Non si prende tutto il merito.
Riconosce e celebra il lavoro … il successo degli altri.

Non dovresti mai approcciare un tuo dipendente con “Qui si fa così. Prendere o lasciare!
Il grande leader è in costante stato di crescita.

7. Sei convinto che il rispetto viene dalla posizione

C’è ancora un deficit di autostima!
Non puoi ottenere il rispetto del team semplicemente perché hai “studiato”, sei il capo o hai l’ufficio più grande.
Avere una posizione, non significa essere un leader.

Non funziona così.
Devi essere meritevole.
Di rispetto e lealtà.
 


 

Se rispetti i tuoi collaboratori, consideri i loro interessi, in cambio ti stimeranno e ti apprezzeranno.

Spesso ci comportiamo male e senza riguardo senza rendercene conto,
anche in buona fede, per mancanza di tempo, lo stress, incomprensione, superficialità, ignoranza (nel senso di non conoscenza).

Ricorda che .. il tuo atteggiamento ispira tutto il personale.

8. Puntare tutto sui numeri non significa essere un leader.

I grandi leader hanno prima di tutto grandi capacità relazionali.

Il tratto caratterizzante dei grandi leader è l’enorme valore che danno alle persone.

Avere il titolo di team leader è molto invitante e stimolante.
Gestire persone è molto affascinante ma anche molto difficile.
Richiede tempo e applicazione.

Un cliente mi ha detto che avrebbe voluto proporsi in azienda per una posizione di team leader,
senza però la gestione delle risorse. Delle persone.

Essere leader richiede follower (lascia stare Instagram…qui non c’entra niente!).
Senza follower, non puoi essere un leader.
 


 

9. Sei inaffidabile e inconsistente

Credo fermamente che la coerenza sia una parte fondamentale di essere un leader.
Le persone devono poter contare su di te.
Si devono fidare delle tue parole.
Sanno che possono rivolgersi a te in caso di crisi o di dubbi.

La chiarezza è la chiave.
La fiducia è fondamentale.
Evita di nasconderti nell’ironia.
Nel giro di parole.

Affronta efficacemente il problema,
che si tratti di una riorganizzazione o della partenza di collaboratore indispensabile per il team.
Trasmettere empatia, condividendo il “possibile scenario” vuol dire essere un leader.

I team leader che non si sentono in grado di fornire critiche o feedback costruttivi possono trarre un grande beneficio dal coaching specifico.

10. Mostri poca empatia / freddezza

La mancanza di empatia è un rilevatore-chiave del leader meschino.

Ti sei mai chiesto …
che cosa percepisce una persona quando entra nel tuo ufficio?
Che cosa trasmetti, anche inconsciamente, quando ti relazioni con un collaboratore?

Attenzione, partecipazione, disponibilità, ascolto?
Oppure rimane la gelida sensazione di sufficienza,
indifferenza o risentimento (sembra che si stia disturbando)?

Lo sai,
allo stesso tempo possiamo essere professionali e competenti ma anche gelidi, scortesi o scostanti.

Essere un leader può essere gratificante ma anche molto frustrante

In alcuni frangenti,
lo stipendio più alto o l’ufficio più grande non compensa l’insoddisfazione che senti!

Un ruolo di gestione è un’eccitante prospettiva per ogni professionista,
ma come tutte le cose nella vita, hanno bisogno di venire al momento giusto.

Se questo post ha risvegliato le tue paure, difficoltà e dubbi sulla tua leadership… non farne un dramma!
Non rinunciare alla posizione di leadership, non mollare l’idea di essere un leader.

Se non sei pronto in questo momento, puoi sempre lavorarci.
Mantiene una mente aperta e un atteggiamento positivo.

Iscriviti a un corso di formazione, “lavora” con un coach professionista.
Hai tanti modi per aumentare le tue conoscenze. Dimostrare le tue qualità.

Se capisci che la leadership proprio non è per te,
cerca altri ruoli influenti nella tua azienda che non richiedono la gestione delle persone.
Probabilmente troverai lo stesso ruoli prestigiosi e autorevoli.

Essere un leader: 10 segnali che non sei ancora pronto – 1

un leader

Foto di Bessi da Pixabay

A volte non importa quanto desideri qualcosa, non sei pronto.
Semplicemente.

Questo è ancora più vero se si parla di leadership.

Vuoi la leadership,
i soldi e il prestigio ma raramente consideri il fatto di essere pronto per questa grande promozione.
Almeno non ancora.

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Ti senti pronto per essere un leader?

Se cerchi solo la posizione, il denaro o l’ufficio più grande con vista-sul-centro,
Probabilmente sei troppo egocentrico per essere un leader veramente efficace e stimolante.

La leadership non è su di te!
Si tratta di persone, di opportunità create e problemi da risolvere.

Ecco 10 segnali che non sei ancora pronto per essere un leader:

1. Non sai gestire l’incertezza

Hai bisogno di conoscere ogni dettaglio prima di decidere?

Quando sei leader, l’incertezza e l’ambiguità aumenta in modo esponenziale.
Entri in un mondo “sospeso” fatto di attese e complessità che influenzano il risultato finale.

L’incertezza e il cambiamento sono una costante nel Mercato del lavoro di oggi.

È necessario abbracciare il mutamento e imparare a “navigare a vista”.
Il grande leader fa così!
 


 

2. Vuoi essere amico di tutti

Insegui la popolarità e desideri essere amato?
Sei subito disposto al compromesso?

Non fraintendermi,
la capacità di trovare il compromesso è una competenza fondamentale per il leader.
Tuttavia, se comprometti velocemente le tue idee o ideali, non stai traendo il massimo vantaggio per il tuo team e la tua azienda.

Devi trovare il delicato equilibrio tra grinta e diplomazia perché …
la leadership non è un concorso di popolarità!

3. Sei nella “media”

Nessuno vuole sentirsi nella media.
Tiepido. Insapore.
Incolore.

Per essere un leader efficace devi mirare all’eccellenza.
Avere l’obiettivo di essere il migliore nel tuo campo.

Altrimenti perché la gente dovrebbe seguirti?

Se non eccelli,
vacilli e arranchi per la maggior parte delle cose che fai,
avrai difficoltà in una posizione di leadership.
 


 

4. La tua immagine di leadership si basa su potere, autorità, fama, denaro, macchine veloci e borse LV

Se vuoi solo gloria ma nessuna responsabilità,
la leadership non fa per te.
Almeno non ancora.

Devi ancora maturare un po’!
Nessuno vuole lavorare per un leader che è preoccupato -anzi ossessionato- per il proprio successo.

I grandi leader non occupano solo posizioni,
esercitano un’influenza (con il loro comportamento e come trattano le persone) per produrre cambiamenti.

Influenzano le persone per garantire l’eccellenza e raggiungere un obiettivo comune.
Guidano con l’esempio.

5. Il conflitto ti crea ansia e disagio

Con il titolo di leader avrai prestigio.
Ma anche mal di testa.

Il tuo compito sarà quello di gestire le persone.
Persone che litigano, si pugnalano alle spalle, si lamentano del collega, minacciano le dimissioni, ecc…

Eh, si, ti tocca anche questo!
Se ti crea disagio, ansia e imbarazzo confrontarti su questi temi ricorda che …
qualcuno gerarchicamente più-in-alto-di-te non avrà alcun problema a confrontarsi con te!