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Affrontare l’incertezza: il giusto approccio in questo periodo difficile

Affrontare l'incertezza

Foto di Taryn Elliott da Pexels

La recessione si sta insinuando.
I Mercati azionari stanno toccando il punto più basso degli ultimi anni e le aziende stanno iniziando a licenziare.

Non sono in difficoltà solo le multinazionali e le grandi aziende, ma anche il ristorante, il parrucchiere, la palestra sotto casa tua … saranno tempi difficili per tutti.

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Non dobbiamo restare in stand-by in questi momenti che potrebbero rivelarsi di svolta della nostra vita…

In questi tempi difficili e incerti,
dove la pandemia ha aumentato l’incertezza e ci ha colti impreparati,
ci poniamo sempre più spesso domande importanti su ciò che conta davvero.
Su ciò che vale la pena di fare.

L’incertezza ci spinge a chiuderci a riccio,
a comportarci in modo conservativo in questo “periodo di mezzo”.

“Abbraccia” questo periodo di incertezza

Trovarsi in bilico tra un passato (oramai andato) e un futuro ancora incerto può essere una condizione emotivamente poco piacevole.
Ci sentiamo smarriti, perdiamo la bussola, siamo indecisi tra “resistere” e “mollare”.

Questo tempo di (apparente) inattività è fondamentale perché permette di elaborare molte emozioni,
fare qualcosa di nuovo quando questa crisi sarà finita.

Ricostituire attenzione e motivazione,
integrare ciò che abbiamo imparato, pianificare il futuro,
mantenere l’orientamento e costruire il senso di noi stessi.

“Andrà tutto bene” sono solo parole vuote se non entri nel concreto

Non sdrammatizzare le preoccupazioni. Evita di minimizzare se vuoi affrontare l’incertezza.
Non negare l’evidenza con banali frasi di circostanza.
Non ignorare l’ansia che senti.

Evita di comunicare in modo troppo indiretto, con domande che inducono alla riflessione o all’analisi.
Vai dritto al sodo.
 


 

Se c’è qualcosa che devi dire, dillo, altrimenti meglio tacere!
Devi essere specifico. Diretto.
Concreto.

Oggi più che mai, la strada sarà tortuosa

Oggi più che mai, la strada sarà zigzagante.
Abbraccia questo processo ed esplora il maggior numero possibile di opzioni,
piuttosto che limitarti a una sola.

Sarà un viaggio di esplorazione, ovviamente caotico.
Bisognerà sperimentare, testare e conoscere tutte le diverse possibilità.

Alcune sono concrete e ben strutturate dall’esperienza,
altre sono vaghe e confuse, ancora non sperimentate.

Alcune realistiche, altre pura fantasia.
Alcune ci attraggono, altre ci spaventano …l’importante è valutarle con apertura e buonsenso.

Fai tua la massima di Fred Allen “Cambiare è difficile, non cambiare è fatale.

Il cambiamento fa parte della vita.
E un processo perpetuo.
Nei prossimi anni, aspettiamoci cambiamenti sempre più frequenti e definitivi.

Molto sarà da reinventare.
Sarà difficile reinventare se si prova un’avversione nei confronti del rischio.

Devi “accogliere” il cambiamento… essere pronto a adattarti velocemente.
Non bloccarti:
“Forse lo farò più tardi”
“Che ostacolo! Non riesco a superarlo, andrò da un’altra parte”.

 


 

Non farti prendere dal panico se vuoi affrontare l’incertezza.
Peggiora la tua capacità di concentrazione, blocca la creatività e consuma la tua energia mentale.

Preparati all’azione

Non mollare.
Essere coraggiosi non significa gonfiare il petto. Mostrare il bicipite.

Sorridere forzatamente a tutto ciò che succede.
Si tratta di elaborare emotivamente le paure, per poter andare avanti.
Non lamentarti e commiserarti troppo.

Le continue recriminazioni ti tolgono energie, annebbiano la mente e ti distolgono dal fare la prossima mossa: passare all’azione (quando sarà il momento).

Parlare è facile, soprattutto sul web.
Vivere nello “spazio immateriale” può essere molto facile, spesso anche divertente.

L’azione non deve essere rumorosa per essere efficace.
La tua ambizione e il tuo talento non significano nulla senza l’azione.

Energia, eccitazione e motivazione… non hanno senso se lo slancio non si traduce in azione.

Non preoccuparti dei titoli .. cerca solo di mettere il piede nella porta (dell’azienda).

Cerca di essere disposto a scendere a compromessi sulla posizione di lavoro.
Magari lo stipendio e la mansione non ti soddisferanno completamente.
Dopotutto, devi iniziare da qualche parte.

Non procrastinare se vuoi affrontare l’incertezza

Fai prima le cose difficili. Affronta i problemi. Poniti domande scomode.
Sudati le piccole cose. Concentrati sui fondamenti quando devi affrontare l’incertezza.

Non dirmi che cosa hai iniziato.
Dimmi cosa hai finito.

 


 

Non rimandare a domani.
Procrastinare le cose difficili le rendono ancora più difficili quando dovrai poi affrontare.

Le persone (intorno a te) notano come rispondi alle difficoltà e alle avversità.
Non aspettarti apprezzamenti, se molli subito, non appena le cose si fanno difficili.

Non è quello che succederà, conta solo il modo in cui reagirai

Il modo in cui rispondi alle avversità, rivela il tuo essere interiore.

Fai qualcosa al riguardo. L’unica cosa che conta è … il tuo atteggiamento!
Se decidi di lavorare nel sociale,
aprire un agriturismo nella cascina che hai ereditato oppure se rimani senza lavoro (speriamo di no!) … quello che più conta è il tuo approccio e le tue convinzioni.
Come vedi te stesso e cosa vuoi ottenere.

La domanda che devi farti non è “COSA succede?” ma piuttosto “COME affronto quello che succede?”
Devi trovare dentro di te la forza. E andare avanti.

La perseveranza è la dote che ti permette di andare oltre la fatica e le circostanze… di affrontare l’incertezza.

Meno social + relazioni reali

La tua vita basata solo sui social aumenta la disconnessione tra mente, corpo e spirito.

Finirai per perdere i momenti più importanti.
Piuttosto che connetterti inizia a ri-connettersi con te stesso, immergendoti veramente nel presente.

Passiamo più tempo nel mondo virtuale piuttosto che nel qui-e-ora della vita reale.
 


 

La Rete ci consente di relazionarci con altre persone senza dover affrontare le difficoltà che incontriamo nel mondo reale. Le emozioni, anche le più forti, durano qualche momento. Basta spegnere il PC e i problemi non esistono più.

Purtroppo, così facendo non sviluppiamo “muscoli” per superare le difficoltà relazionali e comunicative che incontriamo nella vita reale. Spero che i rapporti sociali, quelli veri, tornino nelle piazze, nei bar, nei circoli, nelle biblioteche anche perché sono più divertenti di uno schermo e una tastiera.

Utilizzare internet nella maniera migliore, cogliendone e sfruttandone tutte le potenzialità, come semplice supplemento a una vita sociale “normale” nella realtà.

I rapporti personali faranno la differenza, sempre e comunque.

Investi su te stesso se vuoi affrontare l’incertezza

È l’investimento più utile che puoi fare.
La salute fisica, mentale, emotiva e spirituale è fondamentale per vivere una vita significativa e … affrontare l’incertezza.

Devi diventare un partecipante attivo e scendere nella tua profondità emotiva.
È lì che troverai la forza per andare avanti.

Il tempo è la tua risorsa più preziosa.
Dai la priorità a come lo spendi!

Ti pentirai di aver perso tempo nel futuro e nel passato invece che nel presente.
Sfrutta questo momento d’incertezza per vivere una vita più appagante!

La paura del futuro: 12 verità da accettare per sentire meno ansia – 2

paura del futuroFoto di Patrice Audet da Pixabay

6. Accetta che sono molto le cose su cui non hai controllo

La vita è incredibilmente imprevedibile,
una sorpresa continua.

Ti rendi conto che la stra-grande maggioranza delle cose sono totalmente fuori dal tuo controllo?

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Non sprecare il tuo tempo,
le energie e le tue capacità nel regolare cose che sono di là del tuo controllo.
È il modo migliore per attrarre frustrazione e delusione.

Più cerchi controllo, più costruisci ansia e paura.
Non avrai mai il controllo su quello che accade.
È come voler fermare il mare con le mani …

Non credere che se tutto andrà come hai pianificato,
se tutti faranno quel che pensi, allora sarai felice.

Meglio concentrarsi sulle cose che puoi cambiare,
accettare (avere la consapevolezza) di ciò che va oltre il tuo controllo.

Lasciare andare è un atto di fede perché permette alla vita di svelarsi. Di non avere paura del futuro.
Lasciar andare libera, purifica, migliora.
Lasciare andare è leggerezza!

7. Accetta che ad alcune persone non piaci… e non piacerai mai!

Alcune persone sono naturalmente negative e difficili da accontentare.
Giudicano e criticano. Lo fanno per sentirsi meglio.
Fa parte della condizione umana.

È un modo per aumentare temporaneamente la loro autostima.

Non puoi farci nulla.
Quando cammini, le persone ti noteranno e ti giudicheranno in base a ciò che indossi.

È impossibile accontentare tutti.
Qualunque cosa tu faccia/dica, è probabile che qualcuno si sentirà disturbato.

Volere essere approvati e amati è naturale.
Avere paura della disapprovazione può rendere la vita difficile.
Non accontentare tutti però può essere liberatorio.

Quando cerchi di accontentare tutti, ogni volta che cerchi l’approvazione di qualcun altro,
un piccolo frammento di TE muore.

Più cerchi l’approvazione … meno attrai le persone.
Le persone non sono affascinate da chi si sforza di piacere e alla fine non riesci a compiacere l’unica persona che conta di più … te stesso!
 


 

8. L’importante non è cadere .. ma rialzarsi

“Non giudicatemi per i miei successi ma per tutte quelle volte che sono caduto
e sono riuscito a rialzarmi.”
Nelson Mandela

La vita è tutt’altro che semplice! Dicevo all’inizio del post …

Hai vissuto, come tutti, delusioni, fallimenti e dispiaceri. Progetti e desideri che si sono sgretolati all’improvviso, sogni che si sono frantumati e desideri che si sono rilevati irrealizzabili.

E accadrà ancora…

Accettarlo, ti permette di vivere le gioie della vita,
apprezzare in pieno tutte le sue sfaccettature, dolori compresi. Avere meno paura del futuro.

Ogni fallimento è una tappa verso il successo.
Sapersi rialzare, scrollarsi la polvere di dosso, è fondamentale per la tua crescita personale e professionale.

9. Accetta il fatto che non potrai essere SEMPRE felice

Quando sei triste,
pensi che tutte le altre persone siano felici, vivano meglio e sorridano sempre.

In realtà la felicità non è né continua né immutabile.
Non esiste la contentezza perpetua.
Anche quando sei felice, guardi solo il lato positivo della vita,
accadrà qualcosa che ti scuote e ti procurerà dispiacere.

Accetta di provare (anche) le emozioni negative. Accetta di avere paura del futuro.
È nel “ciclo naturale delle cose”. Nulla è permanente, né tristezza né felicità.
Ogni situazione è neutra fino a quando non le diamo un significato con le nostre emozioni.

La felicità arriva sempre dopo essere “sopravvissuto” alle emozioni negative.
A volte, si presenterà per farti sapere che sei un umano,
che stai sperimentando la vita attraverso le emozioni.
 


 

10. Accetta che la comodità ha il suo prezzo

Diciamolo … ti sei accontentato!
Hai deciso di vivere al di sotto le tue capacità.
Anche se hai preparazione. Competenza.
Esperienza.

Potresti meritare di più. Lo sai …
Hai soffocato la voce dentro di te … che ti invita a osare, lanciarti.
Che ti dice “Beh…tutto qui quello che sai fare!”

Hai smesso ancor prima di cominciare. Hai preferito restare nella tua zona di comfort.
“Non essere disturbato”. E così diventi prevedibile. Scontato.
Soporifero.

Se quando vai a dormire la sera ti senti insoddisfatto e frustrato accetta che la comodità del tuo letto ha il suo prezzo. Eh, sì… il fuoco si è spento!
Se lo accetti … avrai abbassato il tasso di delusione e stress.

11. Accetta che spesso sei tu il tuo peggior nemico

La crescita personale di ognuno di noi inizia con la consapevolezza che il problema (se di problema si tratta) non è “esterno”.

Prima di voler gestire gli altri devi saper gestire te stesso.
Devi avere coscienza di essere al centro di tutte le tue complicazioni, frustrazioni e fallimenti.

Spesso sei TU la persona più rigida, testarda, esigente, permalosa.
Il tuo peggior critico. Quello che non ti concede il minimo errore.
Non perdona il più piccolo sbaglio.

Quello più inflessibile.
Quello che non vuole cambiare, ma il cambiamento lo esige, lo pretende,
lo reclama negli altri.

Sei sempre TU quello non conosce i suoi punti di debolezza, che non sa gestire le attese e le frustrazioni.
Non conosce cosa-funziona e cosa-non-funziona per sé stesso.
È qui che devi concentrare i tuoi sforzi.

12. Accetta l’imprevisto

Mettilo in agenda.
Organizza la tua giornata e pianifica con metodo ma non lo farlo in modo maniacale e dettagliato!
Lascio uno spazio per l’imprevisto, anche se non sai cosa!
C’è sempre la possibilità che l’imprevisto ti attenda dietro l’angolo.

Adoriamo la certezza ma viviamo in un mondo dove di certo e sicuro c’è ben poco.
Non ti sembra assurdo?

La vita non è certa.
La certezza non esiste, il mondo è incerto per sua natura.

Che piaccia o no … accade l’imprevisto. L’inaspettato.
Spesso, le cose migliori sono quelle impreviste perché prive di aspettative.
Le strade più panoramiche e spettacolari sono le deviazioni che non volevi prendere.

L’unica certezza è … l’incertezza,
accettarlo rende la tua mente più flessibile e diventi più forte a livello emotivo.
Avrai meno paura del futuro.

La paura del futuro: 12 verità da accettare per sentire meno ansia – 1

la paura del futuro

Foto di Patrice Audet da Pixabay

Questo periodo di pandemia Coronavirus,
incertezza economica e leadership incompetente sta provocando una profonda agitazione nella nostra mente. Abbiamo più tempo per fermarci e riflettere.

Nessuno uscirà immutato da questa esperienza.
Gli eventi del 2020 segnano una transizione che continuerà ad avere un impatto su di noi per i decenni a venire. È facile perdersi dell’incertezza. La paura del futuro.

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Ora però non è il momento di immobilizzarsi, è ora di svegliarsi.
Devi confrontarti con verità scomode che preferiresti ignorare.

In questo periodo strano,
in questo momento di confusione, in cui nulla sembra essere sicuro …
la riflessione può essere una buona cosa!

Ci sono 12 verità scomode che sarebbe meglio accettare per sentirti meno ansioso:

1. La paura del futuro? Accetta che la vita non è giusta

Spesso la realtà ci ricorda che la vita non è giusta.
La giustizia è solo un’invenzione umana.
Abbiamo creato il concetto che la vita dovrebbe essere giusta.

Ci risulta difficile accettare la realtà,
perché desideriamo illuderci che tutto debba seguire regole ben stabilite.
Se fai il cattivo sarai punito, se fai il bravo e segui le regole sarai ricompensato.

Questa logica ci trasmette una sensazione di sicurezza, così sappiamo a quali conseguenze andremo incontro con nostri comportamenti.
Ci fa sentire più sicuri e fiduciosi ma quando constatiamo che non si applica sempre,
ci sentiamo molto delusi e frustrati.

Quando vedi persone attorno a te ricevere la promozione con meno competenze e meno esperienza di te, come fai a non chiederti “Perché loro sì e io no?”.
E questo introduce la prossima verità scomoda …
 


 

2. Accetta che spesso non hai la risposta.. è meglio così!

A volte non avrai mai le risposte …
Hai sempre pensato che ci fosse una ragione di fondo.
Devi imparare a lasciare andare alcune cose, senza trovare una ragione. Un PERCHÉ.

A volte hai vinto … senza averne merito.
Altre volte hai perso… senza averne colpa.

Altre volte ti è arrivata una randellata tra capo-e-collo che ti ha lasciato frastornato.
Disorientato.
Pensavi di aver le risorse per rialzarti, di avere tutte le risposte e invece … eccoti ancora al punto di partenza!

Perché capitano tutte a me?
Perché non ci riesco?
Non ce la faccio?

A tutte queste domande si tende a rispondere con argomentazioni d’impulso che non trovano riscontri concreti nella realtà. Magari rispondi “Perché non sono capace” oppure “Perché non sono una persona valida” e così via…

Risposte non reali dettate dallo sconforto e dal momento di difficoltà.

3. Accetta che se non hai talento devi pedalare .. e pure tanto!

Non so se l’hai capito …
Se (come me) non hai capacità eccelse, intelligenza superiore, bellezza, talento
ce non sei baciato-dalla-fortuna, devi lavoro tanto.
Lavorare duro.

Attaccare giorno dopo giorno …
Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri sulla tua strada. Grinta, perseveranza e passione per raggiungere obiettivi a lungo termine.

Devi saper resistere a distrazioni momentanee e tentazioni,
al fine di raggiungere il tuo traguardo.

Fondamentale è la capacità di resistenza,
perseguire gli obiettivi nonostante i continui “no”,
ristrutturare le sconfitte e i fallimenti che per tua natura normalmente attirerai (come canta Battiato nella canzona “La cura”).
 


 

4. Accetta di non poter cambiare nessuno..solo te stesso!

“Tutti pensano a cambiare il mondo,
ma nessuno pensa a cambiar sé stesso.”
Lev Tolstoj

Come coach lo so perfettamente…
il cambiamento si può solo stimolare. Incoraggiare.

Puoi indicarlo, influenzarlo ma non puoi cambiare le altre persone: i genitori pensano di cambiare i figli, il partner pensa di cambiare il compagno, ecc…

È impossibile cambiare gli altri.
Oltremodo è irrispettoso.
Ti piacerebbe se qualcuno provasse a cambiarti contro la tua volontà?

Le persone cambiano solo quando sono loro a volerlo.
Cambiare è un processo impegnativo e faticoso. Non si fa mai per far piacere ad un altro… ma solo quando se ne sente il bisogno pressante.

5. La paura del futuro? Accetta il fatto che il futuro è imprevedibile!

Accetta la situazione in cui ti trovi.
Non sei altrove, se non qui. Il presente è l’unica realtà che esiste.
Il passato è nella tua memoria e il futuro nella tua immaginazione.

Non serve chiedersi cosa può succedere. Avere la paura del futuro.
Le domande sul futuro non ti portano da nessuna parte. Creano solo preoccupazioni e ansia per il futuro.
Non esiste se non nella tua immaginazione e nei tuoi desideri.

È bello avere un desiderio e vivere per un obiettivo. Ma è più bello …
godere del presente perché è l’unico momento che esiste.

Non ci sarà la paura del futuro, pensieri ansiosi se vivessi qui-e-ora invece che da qualche altra parte.
Vivere nel presente è l’unica cosa che è possibile.
Quindi, l’imprevedibilità del futuro.

Il futuro è imponderabile e non dovresti preoccuparti.
Dovresti trovare la bellezza vivendo il momento presente.

Cosa dire a qualcuno che sta attraversando un momento difficile

momento difficile

Foto di Engin Akyurt da Pixabay


La vita durante la pandemia COVID-19 non è facile.
Per nessuno.

Ci sono buone probabilità che anche tu abbia un collega, un amico o un conoscente che sta attraversando un momento ancora più difficoltoso.
Perdita di lavoro, solitudine, problemi economici, rapporti in crisi, malattia o morte di una persona cara.

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Di fronte a qualcuno che sta attraversando un momento difficile,
il primo istinto potrebbe essere quello di sentirsi a disagio e non dire nulla.
Per paura di dire qualcosa di sbagliato.
Infatti, in queste situazioni, consigli, aneddoti e frasi fatte possono fare più male che bene.

Però quando qualcuno sta attraversando un momento difficile,
dire qualcosa è decisamente preferibile che non dire niente.
Dire la cosa errata, con buone intenzioni, è sempre meglio che tacere.

In un momento difficile il proposito è più importante delle parole

Proprio come il nostro istinto rileva la falsità,
possiamo anche notare la gentilezza.

La tua intenzione, la tua empatia e la tua genuinità contano molto di più delle tue parole.
Le tue parole saranno dimenticate, ma la gentilezza e il calore saranno ricordate.
Apprezzate.

Un semplice “Mi dispiace tanto ” può essere il miglior sentimento che puoi offrire.
Esprime empatia e genuino interesse, che spesso è ciò di cui la persona ha più bisogno.
È immensamente importante e spesso di grande conforto.

Quando qualcuno sta attraversando un momento difficile, concentriamoci meno sul dire la cosa giusta. Piuttosto riconosciamo empaticamente la difficoltà della situazione.
Gli amici non sono solo quelli con cui condividiamo momenti divertenti.

Chiedi il permesso

  • “Preferisci stare da solo in questo momento o vuoi un po’ di compagnia?”
  • “Vuoi parlarne?”

Magari la persona si rende conto che non vuole parlarne, o lo farà in un momento successivo,
per ora preferisce restare da sola oppure concentrarsi sulla difficoltà.

Chiedi cosa preferisce e fai esattamente quello che dice.
 


 

Offri il tuo supporto in questo momento difficile

Non sempre saprai cosa dire a qualcuno che sta attraversando un momento difficile.
Non è qualcosa che facciamo spesso.

  • “Se hai bisogno di un riferimento, aiuto o qualcosa d’altro, fammelo sapere. Sarò felice di aiutare!”

Un collega potrebbe attraversare un momento difficile perché (per esempio) è stato licenziato inaspettatamente. Ci sono buone possibilità che tu possa aiutarlo fungendo da riferimento o presentando il CV del tuo collega a persone che conosci di altre aziende.

Offrire aiuti pratici farà sentire molto meglio la persona.
Chiedi e ascolta con attenzione:

  • “Come posso supportarti al meglio in questo momento?”
  • “Vuoi dirmi di più su cosa sta succedendo?”
  • “Mi dispiace davvero sentire che ti senti così in questo momento”
  • “Se vuoi dirmi di più, sono qui per ascoltare”

Sii specifico

  • “Fammi sapere cosa posso fare per aiutarti?”

È l’affermazione più comune quando qualcuno sta attraversando un momento difficile. Il proposito è senza dubbio positivo ma offrire un aiuto specifico può essere ancora più prezioso.

Ecco alcuni semplici esempi:

  • “Sono al supermercato. Cosa posso portarti? “
  • “Stasera dopo il lavoro passo in farmacia per prendere delle pastiglie per mio padre. Hai bisogno di qualcosa? “
  • “Ho del tempo libero questa settimana. Se vuoi, posso venire da te lunedì o venerdì pomeriggio? “

Queste proposte tolgono la persona dall’imbarazzo e dall’onere di dover chiedere un piacere.
Deve semplicemente accettare la tua gentilezza.
 


 

È un momento difficile: Non parlare – ascolta

È fondamentale ascoltare in modo attivo.
Significa ascoltare  in modo totale, non ascoltare per rispondere.

Non è che condividere i tuoi pensieri non sia utile … solo che è così facile dominare la conversazione senza nemmeno rendersene conto. Evita:

  • “Le cose andranno meglio”
  • “Non dovresti sentirti così male”
  • “Stai reagendo in modo eccessivo”
  • “Non è così male come pensi”

Resisti all’impulso di dire “Capisco” o di condividere la tua versione di un’esperienza che sembra simile.
Non prendere spunto dall’altro per raccontare di te:

  • “So bene cosa provi. Anche a me è successo che …” ….
  • “E io cosa dovrei dire che … “.

Sei partito bene, con una buona intenzione. Purtroppo, adesso sei partito per la tua tangente. Stai parlando al posto dell’altro, hai preso spunto dalle sue parole e delle sue opinioni per parlare di te e dei tuoi problemi.

  • “Sono così esausto in questi giorni”
    “Anche io. Ultimamente non ho dormito affatto bene. Infatti, anche io stanotte …”

Non far deragliare la conversazione parlando della tua esperienza.

Non offrire consigli non richiesti

Non provare a risolvere il problema. Non suggerire soluzioni.
Almeno non ancora.
Ciò di cui quella persona potrebbe avere bisogno è solo sentire la tua presenza e disponibilità.

  • “Vuoi i miei pensieri/consigli su questo? Vuoi parlarne/sfogarti? Sono qui per te in ogni caso.”

Questa è una buona opzione se la persona non ti sta dicendo di cosa ha bisogno in questo momento, o se tendi a dare consigli.

Prova semplicemente ad ascoltare.
Non cercare di far cambiare idea.
 


 

Non interrompere

Non interrompere e non “andare sopra”. Ascolta attentamente. A nessuno piace essere interrotto nel mezzo di un discorso. Inizia a parlare solo quando l’altro ha completato la sua frase.

Evita di trarre subito le tue conclusioni.
Non interrompere con le tue conclusioni o deduzioni. Presume di aver compreso e anticipa continuamente le tue idee e concetti.

Non c’è niente di più frustrante (e irritante) essere interrotti.
Vedere la nostra problematica poco ascoltata o fraintesa.

Non fare troppe domande in un momento difficile

Fare troppe domande chiarificatrici può effettivamente intralciare la condivisione.

  • “…e poi cosa è successo?”
  • “…ma quando ti hanno detto X tu cosa hai fatto esattamente?”
  • “…e tu cosa gli hai risposto?”

Chiarire cosa-è successo potrebbe essere importante nel lungo termine,
ma di solito non hai bisogno di conoscere i fatti specifici per confortare qualcuno.

Questa conversazione riguarda come si sente la persona,
non i dettagli di ciò che è accaduto.

Invia un SMS o un WhatsApp

Spesso pensiamo di essere troppo invadenti.

Se non sei sicuro di come esprimere il tuo sostegno,
ricorda che un messaggio o una chiamata sarà sempre apprezzata.

Non aspettarti una risposta.
Almeno non nel breve periodo.
 


 

Nel caso di una persona che hai poca confidenza

  • “So che non posso fare molto. Cosa hai bisogno da me? Cosa posso fare?”
  • “Ti spiego come ci occuperemo del tuo lavoro mentre sei via. Non ti preoccupare”

Non importa quanto bene conosci qualcuno,
potrebbe essere un collega che sta attraversando un momento difficile, alle prese con una malattia o con una sfida personale, che potrebbe essere costretto a “staccare” dal lavoro per un periodo di tempo.

Il tuo collega potrebbe preoccupassi e chiedersi chi si occuperà del suo lavoro.
Puoi coordinandoti con i colleghi e mostrarli come avete suddiviso le sue responsabilità, sino al suo ritorno.
Rassicurarlo che tutto è sotto controllo.

Oltremodo, una persona che conosci sta vivendo l’esperienza di vita molto simile alla tua (potrebbe essere una malattia o un licenziamento inatteso) ha senso contattarla per chiederle se vuole condividere questa esperienza di vita difficile:

  • “So che non ci conosciamo molto bene, ma ho vissuto un’esperienza molto simile e, se mai avessi bisogno, avrei molto da condividere”.

Ogni situazione, come ogni persona, è unica

Alcune persone non sono a loro agio nel chiedere supporto o un aiuto,
quindi fare/dire qualcosa di gentile e premuroso spesso è la cosa migliore.

Potrebbe trattarsi semplicemente di portare la spesa
Accompagnare i figli a scuola.

Le stesse parole di sostegno possono essere apprezzate un giorno e detestate un altro.
Non esiste una soluzione valida per tutti per cosa dire/non dire.
Può dipendere da molte cose.

In caso di dubbio, l’approccio più gentile ed empatico è semplicemente chiedere cosa è necessario.
Un semplice “Vorresti parlarne o dovremmo discutere di qualcos’altro” può fare molto per mostrare partecipazione e interesse.

Equilibrio lavoro-privato: 14 semplici spunti da applicare subito – 1

equilibrio lavoro-privato

Foto di Wesley Carvalho da Pexels

Se ti senti sopraffatto e ti rendi conto che stai vivendo solo per lavorare probabilmente hai un problema di equilibrio lavoro-privato.

Le innovazioni tecnologiche hanno offuscato le linee tra la nostra vita lavorativa e quella personale. Prima eravamo soliti lasciare il lavoro in ufficio, ora lo portiamo in tasca ovunque andiamo.

Rende più difficile uscire dalla “modalità di lavoro” quando siamo in vacanza ma anche quando andiamo fuori a cena con gli amici.

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Il lavoro sta dominando la tua vita privata?
Non stacchi mai?
Trascuri la tua famiglia? Ti sembra di non avere mai tempo per te stesso?

Una condizione simile porta a livelli elevati di stress.
Nervosismo e malessere crescente.
Quando la mancanza di equilibrio tra lavoro e privato diventa troppo grande può influire negativamente sulle tue relazioni personali e quelle professionali.

Come puoi ripristinare l’equilibrio lavoro-privato?

È fondamentale amare te stesso. Ritrovare le persone e le cose, senza sentirsi troppo in colpa per non avere tempo per tutto e tutti.
Ognuno ha vincoli e impegni, ma annullarsi nei “doveri” alla lunga non è affatto sano.

Cosa è l’equilibrio lavoro-privato?

Il lavoro non deve “strangolare” la vita privata. Nondimeno, il privato non deve intralciare il lavoro.
Per un buon equilibrio occorre trovare la giusta dose di distacco e coinvolgimento. Un eccessivo investimento emotivo nel lavoro rischia di darti mancanza di lucidità nella gestione della tua carriera professionale.

Non si vive di solo lavoro. Alla lunga, si rischia di scoppiare.
È opportuno valorizzare la tua vita privata, che spesso è il vero catalizzatore di una carriera soddisfacente e duratura.

1. Definisci cosa significa per te equilibrio lavoro-privato

L’equilibrio è un concetto estremamente personale.
Prima di poter lavorare sul tuo equilibrio lavoro-privato,
è necessario definire cosa significa “equilibrio” per te.
 


 

Ognuno di noi ha un equilibrio tutto suo. Non esiste una regola valida per tutti.
Ogni tanto è opportuno porsi delle domande, chiedersi il senso di quello che fai dal punto di vista professionale e personale.

Che cosa desideri? Maggiore connessione con la famiglia?
Andare con continuità in palestra?
Il tuo lavoro è appassionante ma anche totalizzante?

Spesso abbiamo chiari gli obiettivi professionali ma siamo molto limacciosi su ciò che vogliamo fare con le nostre vite nel privato. È fondamentale …
sapere COSA hai bisogno e QUANDO ne hai bisogno.

Cerca di vivere secondo tua vera inclinazione. Snaturarsi non è mai una buona idea. Valuta con cautela i consigli degli esperti, le raccomandazioni dei tuoi VIP preferiti, le persone che ammiri di più.
Cosa funziona per loro, potrebbe non funzionare per te.

Non permettere che i modelli del passato (per esempio quello dei tuoi genitori) condizionino le tue scelte.

2. Prima di fare scelte …ricorda l’impatto che hai sugli altri

Le tue azioni influenzano le persone intorno a te.
Il tuo partner, la famiglia, i familiari e anche gli amici stretti.
Considera l’impatto delle tue scelte sulle tue relazioni.

Lasciare il lavoro, accettare un trasferimento, ridurre le ore di lavoro retribuite con conseguente “taglio” dei tuoi introiti finanziari avranno un impatto sulle persone vicino a te.

Un taglio salariale deve essere ben consapevolizzato, altrimenti son dolori dover saltare la vacanza estiva o cancellare le ripetizioni di chimica di tuo figlio.

Evita i “sacrifici indispensabili” perché le privazioni di oggi rischiano di trasformarsi nei rimpianti di domani.
 


 

3. Accetta che a volte sarai sbilanciato

Un grande progetto o una richiesta particolare potrebbero rendere necessario lavorare fino a notte fonda o durante il weekend.
Ma poi, ti assicuri di prenderti del tempo per te e la tua famiglia?
È un’eccezione, o sarà la regola?

Il work life bilance può diventare un obiettivo ossessivo.
Che può creare un forte impatto sulla tua vita e sul tuo lavoro.
Alcuni grandi leader ci invitano a uscire dall’ossessione.

Meglio fare ciò che ami o stare con chi ami?
Non entrare in questa dicotomia.
Ricerca l’equilibrio più sottile. Accettala.

Smetti di combattere. La lotta ti logorerà!
Non è possibile scalare –contemporaneamente– entrambe le montagne.

Come ci può essere equilibrio lavoro-privato quando adori il tuo lavoro, sei ambizioso, motivato e … affamato? (riprendendo un aggettivo così caro a Steve Jobs)

8 segnali che sei arrogante e presuntuoso sul lavoro – e forse non lo sai neppure – 2

arrogante al lavoro

Foto di Vitabello da Pixabay

4. Quando sei un “rullo compressore”..sei  arrogante sul lavoro!

Non lasci mai che altre persone intervengano,
sei un “trattore della conversazione”, ritieni che ciò che hai da dire sia più importante.

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Non c’è davvero niente di più avvilente per le persone.
Fai uno sforzo consapevole per ascoltare.
Tanto quanto parli.

Non dovresti sentire il bisogno di dover sottolineare -tutte le volte- quanto tu sia fantastico.
Sfruttare ogni occasione per metterti in buona luce.
Sminuire una persona davanti al capo o ai colleghi.

Quando interrompi significa che hai poca considerazione per l’opinione altrui.
Spesso questa necessità deriva dal bisogno di sentirsi ascoltati.
Trovare convalida per i propri pensieri.

Le persone sicure lasciano parlare gli altri.
Sono rispettose.

5. Non accetti i feedback

La persona sicura accetta critiche costruttive.
Sa che può sempre migliorare.
Non deve sempre dimostrare di avere ragione. È flessibile e non sente il bisogno di chiedere che le cose vengano fatte a modo suo.

La persona arrogante sul lavoro, invece, ha difficoltà ad accettare feedback.
Adotta l’approccio “tutto deve essere fatto a modo mio”.
Ha difficoltà a riflettere se stesso. A guardarsi allo specchio.
Vedersi per quello che è veramente.

Se ti ci ritrovi, fai un passo indietro e rivaluta la tua risposta al feedback.
 


 

6. Se fai di tutto per avere ragione..sei arrogante sul lavoro

Non puoi accettare di sbagliare!
Fai di tutto per avere ragione. E poi te ne vanti!

Ritieni che il tuo contributo sia il più importante.
E se qualcuno non è d’accordo, lo vedi come mancanza di rispetto.
Un attacco personale.

Se tu fossi una persona -davvero- sicura di te non avresti paura di ascoltare.
Discutere opinioni diverse.

7. Hai problemi a costruire relazioni

E come potrebbe essere altrimenti?
… la superbia e l’arroganza allontanano le persone.
Il tuo approccio sta “uccidendo” le relazioni nel nome del successo e l’auto-gratificazione.

Pensa alle persone che non ti piacciono sul lavoro. Li consideri una minaccia per il tuo mondo perfetto?

Non puoi tollerare le persone che mostrano segni di fallibilità.
Se qualcuno non si assumere la responsabilità di una situazione, ti risenti e disprezzi tale persona.

8. Proteggi la tua inferiorità con un complesso di superiorità

La persona sicura si comporta in modo caloroso e amichevole con gli altri.
Non richiede una costante convalida da parte degli altri.
Non si preoccupa eccessivamente di come sarà giudicato.

La persona arrogante sul lavoro ha sempre un tallone d’Achille.
Non vuole essere scoperta.
Indossa spesso la “maschera” dell’invincibilità, per proteggere la sua vulnerabilità.
 


 

Fai attenzione … il falso carisma è facilmente riconosciuto.
Non puoi sostenerlo per così tanto tempo.

In conclusione,
lavorando sul tuo approccio puoi valorizzare e sfruttare veramente le tue potenzialità.
Puoi lavorare meglio con i colleghi o con il team.
Evitando inutili conflitti.

Per sopravvivere nella giungla dei rapporti personali sul lavoro, la cosa migliore è mantenere un atteggiamento professionale. Un comportamento equilibrato con tutti.

8 segnali che sei arrogante e presuntuoso al lavoro – e forse non lo sai neppure – 1

arrogante al lavoro

Foto di Vitabello da Pixabay

Ci abbiamo a che fare già dal mattino presto …. siamo in coda in auto e ci tagliano la strada insultandoci … la sera quando prendiamo i mezzi pubblici, ci strattonano e scavalcano.
A chi piace relazionarsi con le persone arroganti?
Nonostante gli arroganti non piacciano proprio a nessuno, il mondo ne è pieno. Ci abbiamo a che fare tutti i (santi) giorni.

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Ci sono varie sfaccettature dell’arroganza.
Alcune sono sottili e poco eclatanti. Poco visibili.
Ogni tanto è facile scivolare in atteggiamenti arroganti e spocchiosi.
Prenditi un minuto per pensare .. non è che, anche tu, ti stai comportando in modo prepotente e altezzoso?

Ecco 8 segnali che sei arrogante e presuntuoso al lavoro … e forse non ti rendi nemmeno conto che lo stai facendo:

 

1. Ti concentri solo-e-sempre su te stesso

Ti comporti in modo arrogante al lavoro quando ignori completamente gli altri.
Fingi “di non vederli”. Non dai peso alle loro parole.

Se hai una scadenza imminente,
riversi sull’altro lo stress e l’ansia di portare a termine (il prima possibile) l’incarico.
“Voglio …”, “Ho bisogno …” “Devo avere …”
sono i tuoi verbi preferiti.

Se c’è una discussione o una riunione, vuoi che la discussione riguardi te.
L’attenzione di tutti deve essere su di te.
Tutti devono -ovviamente- essere d’accordo con la tua opinione.
Non hai considerazione per il lavoro degli altri.

Alla domanda “Puoi farlo?” Dici sempre SI.
Credi di essere migliore.
Per l’apparenza, l’intelligenza o per la tua posizione.

 


 

Se fossi davvero una persona sicura invece … non esiteresti a lodare e dare credito agli altri.
Non ti sentiresti sminuito quando riconosci i risultati altrui.

2. Sei il maestro dei complimenti “al rovescio”

“Bella presentazione! Molto meglio di quella della settimana scorsa.”
“Che belle unghie? Non sembrano neanche finte!”

Potresti pensare di lodare gli altri.
Tuttavia, vale la pena di riflettere per essere sicuro di non fare troppi complimenti “al rovescio”.

Hai le intenzioni di offrire un apprezzamento … ma stai sbagliando tutto!

Quando fai un complimento, rimani concentrato solo sugli aspetti positivi…
altrimenti sembrerai un cretino, uno snob.
Oppure lo sai … e sei solo un po’ stronzo?

3. Essere arrogante al lavoro: ascolti .. ma poi prendi lo spunto per parlare di te

“Strano! Non mi è mai successo ma ricordo che…”
“So bene cosa provi. Anche a me è successo che …”
“E io? Cosa dovrei dire? Settimana scorsa stavo …“

Sei partito bene, con la buona intenzione di ascoltare la frustrazione o il problema del tuo collega,
ma purtroppo adesso sei partito per la tua tangente,
stai parlando al posto dell’altro.

Hai preso spunto dalle sue parole per parlare di te.
Ancora e sempre di te …

 


 

Al tuo collega (che ha appena ricevuto un feeback-cazzotto dal tuo capo) probabilmente non sarà di alcun conforto sapere che la lavanderia ti ha rovinato il tuo pullover di cachemire preferito.

Una cosa è dimostrare empatia,
un’altra è equiparare le tue esperienze, in particolare quando non sono affatto rilevanti per l’altra persona.
Concentrati invece sull’ascolto attivo.
Questo è davvero tutto ciò di cui la persona ha bisogno.

Demotivazione sul lavoro: come affrontare un collaboratore stanco e scoraggiato

demotivazione sul lavoro

A volte,
succede che un collaboratore attraversi un periodo delicato o di fragilità. Di demotivazione sul lavoro.

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Quando il periodo si fa lungo, il rapporto diventa sempre più faticoso e stressante per tutti.
Si crea un’atmosfera pesante e influenza negativamente anche il resto del team.

La situazione rischia di diventare ingestibile e sfiancante.
Che peccato!

Anche perché il collaboratore o dipendente in questione (magari) ha sempre lavorato bene e con profitto.
I suoi risultati, fino a poco tempo prima, apprezzabili adesso sono imbarazzanti.

Il suo rendimento si è bloccato.
Fa il “compitino”. Si limita a esaudire le richieste. “Tira la chiusura”.
Questa percezione influenza il suo atteggiamento e la produttività.

Vediamo i punti chiave per approcciare la demotivazione sul lavoro:

1. Se vuoi “salvare” il rapporto devi consapevolizzare che ti prenderà tempo e (soprattutto) energie.

2. L’emotività è cattiva consigliera. Se, al momento, non sei in grado di gestire e controllare la tua reattività, prendi tempo.

3. Utilizza feedback negativi lontano da occhi indiscreti. In privato e a quattr’occhi.

4. Se ti senti teso e nervoso ricorda che il tuo collaboratore lo sarà ancora di più (sapendo il motivo della convocazione).

5. Evita di partire con un’osservazione positiva sulla persona, tanto per “addolcire la pillola”. Susciteresti immediatamente ancor più chiusura. Vai dritto al punto!

 


 

6. Meglio evitare tutte le esortazioni all’ottimismo, il classico consiglio di “tirarsi su” o slogan motivazionali presi in prestito dal web.

7. Parla poco ed evita prediche.Certe prediche mi fanno venir voglia di commettere i peccati che condannano.” Scrive Roberto Gervaso

8. Ricorda … dire a un demotivato di “tirarsi su” è come dire a una persona con una gamba rotta di alzarsi e di camminare.

9. Evita l’atteggiamento tipo “Io avrei fatto …”, “Io avrei detto…”, “Se …ma…”.

10. Permetti alla persona di spiegarsi. Ascolta senza giudicare e interrompere. Anche se non ti piace quello che dice.

11. Focus sulle azioni non sulla persona. Concentrati solo sulla prestazione. Evita attacchi personali o commenti sulla persona.

 


 

13. Commenta un comportamento specifico. Evita parole generiche tipo OGNI VOLTA, SEMPRE, MAI.

14. Devi essere chiaro su cosa/dove/quando. Spiega le azioni fatte, i comportamenti avuti o le cose dette.

15. Non mortificare la persona. Può avere (forse) un effetto immediato ma perde velocemente la sua efficacia.

16. Riafferma la fiducia nella persona e nelle sue capacità. Poi chiudi la questione. Non ripeterti, perdi incisività.

17. Evita approcci via e-mail. Il feedback motivazionale si fa guardandosi negli occhi.

Non nutrire rancore verso la persona.
Rischi di infilarti in un tunnel di rinfacci reciproci.

Il tuo obiettivo è “recuperare” il più velocemente possibile un collaboratore produttivo

Quando si tratta di demotivazione sul lavoro non stabilire un vincitore e un vinto.
Se “l’operazione di recupero” non avviene, avete perso qualcosa entrambi!

Che tu sia manager, piccolo imprenditore o responsabile di un piccolo team, di questi tempi,
una delle sfide più grandi per chi, come te, si trova a gestire un gruppo di collaboratori è tenere alto il morale della “truppa”.

Le persone oggi possono determinare il successo o l’insuccesso della tua attività!

Ricorda che …
se impari a muovere a critiche costruttive bilanciando garbo e autorità,
aumenterai il tuo rispetto. La tua credibilità e la produttività delle persone che ti circondano.

Autorevole al colloquio di lavoro: entrare nella stanza come un leader – 2

autorevole al colloquio

Foto di Alem Sánchez da Pexels


Caricarsi prima di entrare come un leader

“Scusi dove è il bagno?”

Prima di entrare nella stanza del colloquio, prenditi pochi minuti per caricarti positivamente.

Assumi una posizione di potere.
Gambe divaricate. Braccia tese sopra la testa, allungati fino a dove puoi arrivare.
“Spingi verso l’alto”.
Espanditi.
Per almeno 2 minuti.

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Sarai piacevolmente sorpreso (almeno per me funziona!) dalla sensazione di maggiore potenza che questa postura ti darà.

In uno studio che ha condotto,
la psicologa americana Amy Cuddy ha scoperto che stando semplicemente in piedi in posizione dominante, dopo appena due minuti i partecipanti hanno registrato un aumento di testosterone e diminuzione di cortisolo (un ormone naturale che il corpo rilascia in risposta allo stress).

A meno che non desideri attirare l’attenzione divertita di qualcuno, meglio trovare un luogo riservato (“Scusi dove è il bagno?”).

Entrare nella stanza del colloquio

Le prime impressioni iniziano “non appena entri nel radar visivo delle persone”.

Non pensare (sbagliando) che le prime impressioni su di te si faranno solo quando inizierai a parlare.
L’invio di messaggi non verbali inizia ….
non appena metti il piede nella stanza del colloquio.

Infatti, anche se non dici niente, il linguaggio del tuo corpo potrebbe rivelare i tuoi “reali” sentimenti.
Le tue vere intenzioni.

Una volta che inizi la conversazione, la prima impressione è stata già “registrata”.
E non si torna indietro.
Per quello che riguarda la prima impressione … tutto “si gioca” in questi pochi secondi.

Muoviti come se fossi in slow motion

Pensa a una pantera o un ghepardo quando sono a caccia.
Consapevoli della loro forza, astuzia e audacia.
Si muovono senza fretta.
Senza paura.

Lenti, eleganti.
Passi regolari, felpati, sicuri.
 


 

Segui il loro esempio … mentre percorri gli ultimi metri verso la stanza del colloquio.

Appena fai il tuo ingresso, tieni la testa diritta.

Tante ore davanti al computer rendono le spalle curve.
La postura influenza le percezioni e le prime impressioni.
Per apparire sicuro di te e autorevole al colloquio di lavoro … raddrizzati!

Non stai chiedendo l’elemosina.

Raddrizza la tua postura se vuoi essere autorevole al colloquio di lavoro

Tira indietro le scapole e ”apri” il petto.
Solleva il mento leggermente, mentre cammini.
Non inclinare la testa di lato.

Cerca subito il contatto visivo con la persona/e.

La persona che cerca e “regge” il contatto visivo è giudicata più autorevole al colloquio di lavoro.

Quando guardi le persone negli occhi, stai creando un rapporto.
Stai mostrando interesse e rispetto.

Un contatto visivo prolungato può significare tutta la differenza.
Stai “attirando” il tuo interlocutore dalla tua parte.
Vuol dire essere leader.

Se hai difficoltà a guardare negli occhi o mantenere il contatto visivo, fissa il tuo sguardo tra gli occhi dell’altra persona. Proprio lì … tra le due sopracciglia.
Nessuno sarà in grado di dire dove effettivamente stai guardando.
 

 

Utilizza una stretta di mano ferma ma delicata (quando e se si potrà ancora dare)

“Ferrarelli…piacere di conoscerla”

Siamo tutti molto attenti al modo in cui qualcuno ci stringe la mano.
Una stretta di mano molliccia ti farà perdere istantaneamente punti.
Stabilisci un contatto visivo quando stringi la mano di qualcuno.
È un buon modo per apparire più sicuro di te!
Se non lo fai, la persona può pensare che non abbia rispetto o hai qualcosa da nascondere.

Mentre stringi la mano, guardala negli occhi abbastanza a lungo da memorizzarne il colore.
Non fissare, sorridi.

Sorridere è uno dei più potenti segnali non verbali.
Sorridere è la cosa migliore che puoi fare.

Se fai veramente fatica a sorridere rischi di apparire teso e stressato.
Le persone sicure di sé sorridono perché sono felici.
Non hanno paura di mostrarlo.

Sorridere (in modo genuino) invia l’idea “Che bello conoscerti‘”.
Trasmette “Si, sono sicuro di me”.

Non afflosciarti sulla sedia se vuoi essere autorevole al colloquio di lavoro

Non accasciarti sulla prima sedia che trovi.
Mantieni una postura dritta.
Equilibra il peso.

Non “sdraiarti” ma nemmeno rannicchiarti. Stai fermo ma non rigido.
Rilassato ma non “sbragato”.

Adesso sei pronto.
Preparato per il colloquio di lavoro … per il prossimo passo.
Presumibilmente dovrai rispondere alla domanda “Mi parli di lei” …
ma questa è tutt’altra storia.

In bocca al lupo!

10 riflessioni per gestire l’ansia il tuo primo giorno di lavoro

ansia primo giorno di lavoro

Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

Ansia primo giorno di lavoro? Come il primo giorno di scuola.

Cominciare un nuovo lavoro è come il primo giorno di scuola.

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Di tempo ne è passato ma, anche se ora sei adulto e le apprensioni sembrano diverse,
se ci pensi bene … in fondo in fondo le domande che ti poni sono le stesse.

“Piacerò?”
“I miei colleghi saranno disponibili o arroganti?”
“Mi accetteranno o mangerò da solo come un reietto?”
“Mi troverò bene?”
“Sarò capace? Competente?”
“E se non riesco?”

La notte riaffiorano timori e preoccupazioni di qualcosa d’indefinito e pauroso …
in particolare quando ci sentiamo inadeguati, bloccati dalla paura di non essere all’altezza.
La preoccupazione di essere accettati dai nuovi colleghi di lavoro.

Ecco 10 consapevolezze per calmare l’ansia primo giorno di lavoro:

1. Il nuovo può spaventare. Il problema è pensare che la paura e l’ansia siano il problema. Non lo sono. È perfettamente normale!

2. Non evitare, rifiutare o soffocare l’ansia. Usala per aiutarti a vincere. Usa le emozioni. Non lasciare che ti usino.

3. La fiducia non è assenza di ansia. La fiducia è la capacità di “entrare” nell’ansia e farsela “amica”.

4. Chiediti cosa ti aspetti da questa nuova esperienza. Darti una risposta e avere un obiettivo ti darà motivazione e grinta.

 


 

5. Se senti ansia per le tue capacità, ricorda che … i datori di lavoro non “fanno regali”. Non ti hanno assunto per filantropia.

6. La domanda “Merito davvero questo lavoro?” può monopolizzare tutti i tuoi pensieri. Ti hanno “passato ai raggi X”. Ti hanno assunto. Credono in te.
Non farli cambiare opinione!

7. Non sai mai cosa aspettarti il primo giorno di un nuovo lavoro. Quello che sai è che devi creare un’ottima prima impressione. Subito!

8. Parte della paura di un nuovo lavoro è confrontarsi con gli altri. Se pensi che tutti intorno a te siano in qualche modo migliori. Hai ragione. In effetti qualcuno lo sarà..

9. Il successo richiede audacia. L’ansia aumenta la tua energia. Dà maggiore coraggio. Piccole dosi di paura ti fanno fare cose che altrimenti non faresti.

10. La senti la vocina della paura? Ti dice che non conosci nessuno, non sai come andranno le cose, non sai chi sarà amichevole oppure ostile.
Non sai nemmeno dove è la toilette …

Mancanza di rispetto sul lavoro? Cosa è reale e cosa è una tua paranoia -2

mancanza di rispetto al lavoro

Foto di Quim Muns da Pixabay

“Mi guardano tutti strano” – Paranoia

“Non so, certe volte mi pare di vivere in un mondo parallelo… è una cosa logica che certa gente ti fissa senza un motivo? Mi guardano tutti strano al lavoro!
Com’è possibile?”.

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Una mente sospettosa cerca continuamente significati nascosti.

Il tuo comportamento diffidente rischia di ingigantire cose di poca importanza.
La tua mente rischia di essere in uno stato di costante nervosismo.
Perdi energie mentali che potresti impiegare in maniere più produttive.

Senza contare che i tuoi colleghi possono trovare irritante avere a che fare con una persona sempre guardinga e sospettosa. A volte anche scorbutica e ostile.

“Mi hanno assunto per fare X ma faccio Y” – Reale.. fai attenzione!

È il momento di porti alcune domande che probabilmente non vorresti farti:
Stai esagerando?
Stai contribuendo anche tu, anche in parte, a questa situazione?
Hai peccato di superficialità?
È solo un errore di comunicazione che può essere sistemato?
Il nuovo lavoro ti ha talmente inebriato da non capire che era tutto un fake?

Se le cose non stanno andando affatto come avevi immaginato. Questo non è sicuramente il ruolo per cui hai superato (e vinto) le selezioni!
E adesso?
Il nuovo lavoro è un flop. Lasciare o resistere?
 


 

Che fare?
Mollare? E se poi non trovi niente-di-buono?
Restare? Con rischio di un’ulcera e una vita privata destabilizzata?

Leggi il post per approfondire.

“Tutti trovano sempre il modo di evitarmi” – Paranoia

Immaginare che tutti (ma proprio tutti?) i tuoi colleghi siano impegnati allo “slalom speciale” per sottrarsi alla tua presenza è … al quanto irrealistico.

Qualunque cosa succeda,
evita di lamentarti e di spettegolare con i tuoi nuovi colleghi per creare un legame.

È facile cadere nella trappola di gossippare per fare i simpaticoni o sembrare uno “della banda”,
ma alla fine danneggerai la tua reputazione.

“Non sono mai ascoltato” – Reale.. fai attenzione è mancanza di rispetto sul lavoro

Non sei mai ascoltato? Attento a cosa dici!
Le persone ti valutano sulla base di “quello che esce dalla tua bocca”.

Forse parli troppo e sei dispersivo.
Rimbalzi da un punto all’altro.
Non arrivi mai al punto.

Più ripeti, più diventi dispersivo e annoi chi ti ascolta.
Smettila con il tuo ronzio e taglia i discorsi prolissi.
 


 

Se porti chi-ti-ascolta fuori strada,
molto probabilmente resterà dove lo stai portando.
Fuori strada.

Se il tuo contributo è di poco di valore,
non otterrai (giustamente) il tempo e l’attenzione degli altri.

“Non rispettano il mio tempo” – Reale.. fai attenzione è mancanza di rispetto

Quando rispetti qualcuno, consideri il suo tempo prezioso.
Non fai domande a cui puoi rispondere.
Non pianifichi incontri di cui non hai bisogno.

Vale anche il contrario …
quando non rispetti qualcuno, non vedi il suo tempo prezioso.

Il collega che continua a interrompere il flusso del tuo lavoro,
e con la scusa di “rubarti qualche secondo” tenta di scaricarti il suo lavoro non solo è ottuso.
È irrispettoso di te. Del tuo tempo.

Se senti mancanza di rispetto sul lavoro, non limitarti.
Affronta la questione. Valuta onestamente …
Il tuo approccio fa danni?
Sei troppo sensibile?
Stai esagerando?
È sempre così? Oppure il tutto si riduce a singoli episodi?

Per approfondire scopri il coaching per autostima sul tuo luogo di lavoro.

Mancanza di rispetto al lavoro? Cosa è reale e cosa è solo una tua paranoia -1

mancanza di rispetto al lavoro

Foto di Quim Muns da Pixabay

Poca attenzione, risposte di circostanza, risatine o occhi al cielo (come dire “Che palle!”).
Segnali tutti piuttosto negativi.

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Non sono poche le persone che avvertono la mancanza di rispetto sul luogo di lavoro.

Se qualcuno al lavoro ti mette a disagio,
puoi comunque affrontarlo, minimizzando le possibilità di ritorsioni.

L’importante è non interiorizzare i maltrattamenti e gli sgarbi ricevuti.

Se i tuoi colleghi ti mancano di rispetto,
dovrai prima di tutto riconoscerlo … come vero. Reale.
Identificate anche cos’è il prodotto della tua mente (un po’ tesa e intimorita) che sta ingigantendo il tutto:

“Tutti mi parlano alle spalle” – Paranoia

Il pettegolezzo fa parte praticamente di ogni luogo di lavoro.

Di volta in volta, tutti vengono spettegolati.
Anche se capisco che vorresti evitare di essere l’argomento-pop di ogni pausa-caffè.

Se pensi di essere costantemente sulla “bocca di tutti” (ma proprio tutti-tutti?) presumibilmente stai esagerando la situazione.
Penso proprio di SI.

Se fosse vero che i tuoi colleghi sparlano spesso di te, dovresti stare più attento.
Probabilmente hai fatto/stai facendo qualcosa sul lavoro (o nella tua vita personale) che ha dato il via al treno infinito dei pettegolezzi.

 


 

“Nessuno mi considera” – Paranoia

Ti senti come se fossi invisibile?
Nessuno ascolta le tue proposte durante le riunioni?
Non ricevi risposte alle tue e-mail?

Prova a capire se è vero che … non “aggiungi mai valore” alla conversazione.
È possibile che rendi tutte le conversazioni imbarazzanti, scomode o deprimenti?
Non penso proprio.
Sento puzza-di-paranoia qui…
Le generalizzazioni non funzionano… TUTTI – NESSUNO – MAI.

Davvero nessuno ti considera?
Tutti ti evitano?
Qual è il tuo approccio?
Chiuso? Schivo? Sdegnoso?

“I colleghi mi criticano di continuo” – Reale ..fai attenzione è una mancanza di rispetto

Questo tipo di intrusione minerà la tua credibilità, diminuirà la tua sicurezza.

Se commetti un errore… è giusto che il tuo capo ti dia un feedback negativo.
Ma se ricevi continuamente critiche da parte di colleghi o pari-grado …
prendi atto che qualcuno non ti sta prendono sul serio.
Sei stato preso di mira.

Non lasciare che la tua autorità personale venga messa in discussione.

L’opzione migliore è quella di cercare un incontro privato con la persona in questione.
Non puoi accettare questo comportamento sminuente.

 


 

“Non sono incluso in conversazioni, aperitivi e meeting?” – Paranoia ma potrebbe essere reale – fai attenzione!

Se sei stato tagliato fuori da una o due e-mail, non farne una tragedia.
Capita.
Probabilmente è solo una svista.

Ma se ti accorgi di essere costantemente escluso da discussioni ed eventi importanti in seno all’azienda …
è un problema!
Probabilmente non apprezzano la tua partecipazione.
Azz..mica facile adesso!

“Mi rubano sempre le idee” – Reale – fai attenzione!

Non c’è niente di più frustrante di avere un collega che si prende il merito del tuo lavoro.
Ruba la tua grande idea.

A volte,
in un ambiente di lavoro frenetico, può accadere (anche se non dovrebbe) senza particolari motivi.
Tuttavia, se diventa un modello-ripetitivo è un segnale evidente di mancanza di rispetto.

Devi difendere te stesso.
Combattere questa mancanza di rispetto al lavoro.

“Faccio il lavoro di tutti” – Reale – fai attenzione è una mancanza di rispetto

Hai difficoltà a dire NO?
Cerchi sempre di essere gentile con gli altri, a scapito di te stesso?
I colleghi se ne approfittano?
L’hanno capito e sanno come prenderti?

“NO”, è una parola potente.

Spesso ci sentiamo in dovere di acconsentire a tutte le richieste, per paura di sembrare poco collaborativi.
SI a quel nuovo impegno, SI a quel progetto che ti farà tornare a casa alle nove di sera.

Imparare a rifiutare è utile nel lungo periodo.

Spesso, è necessario declinare l’invito e dire NO.
No, perché sei troppo occupato, NO perché non vuoi lavorare fino a tardi.
No perché (semplicemente) non ti interessa.

Un percorso di coaching individuale: 8 motivi perché ancora non ti decidi – 2

un percorso di coaching individuale

5. “Coaching? Ci sto pensando ..” (in pratica hai paura di sentirti rispondere “Costo? Durata? Mah! Boh! Dipende!”)

Molte persone sono spaventate da alcune strategie di marketing che ruotano intorno al mondo del coaching.

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Hanno (giustamente) timore di iniziare un percorso di coaching … interminabile …
Trovandosi impegolate per mesi con una persona che si attacca peggio di una zecca.
Con il costo che lieviterà (verso l’alto ovviamente) sessione dopo sessione.

È nell’interesse del buon coach concordare un piano d’azione insieme al cliente.

Per quel che mi riguarda, sul tema costi e durata sono molto trasparente (li trovi sul mio sito). Non avvio un percorso di coaching individuale senza aver delineato (con il mio cliente) i tempi, i costi, le attività e l’impegno che sarà necessario per ottenere risultati in un tempo ben preciso.

6. “Coaching? Naaaaa, grazie …Tutta colpa del capo, collega, team, sfortuna, ecc. … “

Alcune persone sentono che la loro carriera non è mai decollata.
Si guardano indietro e vedono fallimenti causati da circostanze al di fuori del loro controllo.

Lamentano di non essere mai stati apprezzati.
Sono vittime delle circostanze.
Ritengono che manager e azienda abbiano approfittato di loro.
Della loro sensibilità e disponibilità.

La colpa è all’esterno (il capo menefreghista, il collega falso, l’azienda traditrice, la sfiga, il Mercato fluttuante, ecc.). Nessuna assunzione di responsabilità delle proprie azioni.
 


 

A questo punto del loro percorso professionale,
il coaching è visto come inutile. Superfluo o tardivo.
Non serve a “riparare il torto”.
Non riesce ad “assolvere” il fallimento.

Tuttavia,
solo chi sa imparare da quelle esperienze, le sa gestire e “ricostruire”.
È in grado di andare avanti e superare questo stallo.

7. “Un percorso di coaching individuale? Mhhh …” (in verità hai poca fiducia nel coaching)

Quando si cerca un coach, ti ritrovi spesso in un vero e proprio “Selvaggio West” del coaching.

Mental coaching, coaching motivazionale, coaching per la performance, coaching per lo sport,
coaching per business, coaching per tutto e per tutti … e chiunque fa coaching!
Evviva il coaching!

Questo perché non esiste una vera e propria normativa che disciplina questa professione.

Intorno a questa fumosa situazione non ti stupire se operano, a fianco di professionisti seri e competenti, sedicenti coach e scuole di coaching “fake”.
Rilasciano attestati con nessun valore a seguito di corsi della durata di alcune giornate.

Se queste sono le tue preoccupazioni,
prendi contatto con me ed esponimi i tuoi dubbi e perplessità.
 


 

Sono a disposizione per un incontro informativo via Skype o cellulare (breve, gratuito e non vincolante).
Puoi chiedermi liberamente di illustrare le mie esperienze, le mie competenze.
Da quando tempo lavoro come coach e presso quale aziende/istituzioni.

Le mie effettive conoscenze su di un certo argomento.
Domande sul mio approccio e il mio modo di intendere il coaching.

Non aver paura di fare “domande scomode”.

8. “E il costo?” (inteso come resistenza)

Nella mia esperienza (almeno prima del Coronavirus), il costo non rientra nelle “resistenze”,
Le persone lo vedono come un investimento per la loro professionalità.

Generalmente, chi è determinato, chi desidera dare una svolta, chi è stufo dei soliti risultati,
chi vuole lavorare su sé stesso non ha bisogno di “spinte” all’acquisto.

Infatti, se c’è una cosa che non faccio mai con un potenziale cliente che desidera iniziare un percorso di coaching individuale è … vendere, trattare, promuovere, scontare.

Se “funziona” … le persone sono ben contente di acquistare.
Inoltre è a disposizione pagamento dilazionato e una garanzia di rimborso in caso di insoddisfazione. In pratica: se dopo la 1a sessione di coaching (in pratica è la seconda perchè la prima è di pre-coaching) il cliente ha la possibilità di interrompere il percorso ottenendo il pieno rimborso.

Come superare queste resistenze per un percorso di coaching individuale?

Il primo passo è riconoscere il coaching per quello che è:
una fantastica opportunità per la crescita, lo sviluppo, l’auto-comprensione e l’avanzamento di carriera.

Grazie al coaching,
potresti sviluppare il tuo potenziale ancora inespresso.

Potresti colmare una particolare lacuna nel tuo approccio.
Risolvere problemi di prestazioni.
In tutti questi casi un percorso di coaching individuale è un investimento.

Allora … sei pronto per il coaching?
La verità è che non sarai mai pronto.
Muoviti ora! Potresti non partire mai…

Un percorso di coaching individuale: 8 motivi perché ancora non ti decidi – 1

I grandi manager, politici e atleti hanno un allenatore.
Tutti abbiamo bisogno di un coach.

Il professionista di fiducia che ti “allena”.
Ti prepara mentalmente ad affrontare con più fiducia e determinazione i cambiamenti improvvisi e i problemi quotidiani. La competitività sempre più aggressiva.

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Ho notato diversi motivi ricorrenti per cui alcune persone (pur essendo molto interessate alla loro crescita professionale e affascinate dal coaching) esitano e “resistono” a intraprendere un percorso di coaching.

Ecco 8 motivi che causano “resistenza” nell’approcciare il coaching:

1. “Mi piacerebbe tantissimo … ma non ho tempo”

Preso da un turbinio di azioni.
Sempre di corsa.
Indaffarato.

Veramente non hai tempo?
Perché le nostre giornate sembrano più corte rispetto a quelle di altre persone?
Spesso il non-avere-tempo diventa una scusa per riempire la tua giornata.

Spesso il non avere tempo è solo una scusa per non agire (e non iniziare coaching).
Quante ore passi su cose poco importanti?
Quanto tempo dedichi al tuo miglioramento e al tuo progresso?

Forse hai paura di affrontare una certa situazione.
Timore di lanciarti e metterti in gioco.

Se dai priorità alle cose veramente importanti,
scopri di avere tantissimo tempo (anche perché le cose realmente importanti sono poche!).
 


 

2. “Coaching? Figo! Sì … un giorno lo farò”

“In questo periodo sono stressato”.
“Quando sarà passato questo periodo, lo faccio”
“Non sono ancora pronto”
“Non è il momento giusto.”
“E’ un periodo pesante.”
“Dal 1° gennaio comincio.”
“Dopo le vacanze comincio.”

Non lasciarti immobilizzare dalla sindrome di “domani”.
Il tempo giusto per l’azione è “oggi”.
Iniziare “da domani”, “da lunedì”, “dal mese prossimo”, ecc. … non ti farà cominciare mai.

Devi fare il primo passo adesso.
Non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a fare qualcosa.

È più rassicurante fare corsi, frequentare workshop, comprare libri, video tutorial …
parlare, teorizzare, disquisire, dissertare …
che passare all’azione.

Conosci tutta la teoria,
ma non “scendi” nella pratica restando sempre al punto di partenza.

Puoi leggere e informarti per giorni o per anni, ma non saprai mai tutto quello che c’è da sapere.

Tieni presente che …
se fai quello che hai sempre fatto, otterrai sempre gli stessi risultati.

Se non usci allo scoperto, non succederà mai niente di stimolante,
di vitale o di esaltante.

3. “Coaching? A me? Ma io non ne ho bisogno ..”

Non sono pochi quelli che vedono nel coaching … una “bocciatura” delle proprie competenze.

Coaching non è un atto d’accusa verso la tua competenza.
L’indicazione della tua non-capacità di raggiungere gli obiettivi.

Iniziare un percorso di coaching non vuol dire essere impreparati.
Incompetenti
Incapaci.
 


 

Significa semplicemente che grazie al supporto di un coach professionista puoi potenziare la performance e raggiungere gli obiettivi.
In meno tempo e meno dispendio di energie.

“Ammettere” di aver bisogno di un coach è accettare di non essere perfetti.
È il primo passo verso il tuo successo.

Nessuna azienda (ma neanche Usain Bolt, Leo Messi, Roger Federer, Federica Pellegrini, ecc.) investirebbe in un percorso di coaching se credesse che i propri collaboratori non siano in grado di migliorare le loro prestazioni.

4. “Coaching? Ci sto pensando ..” (in pratica hai paura di non riuscire)

Se desideri migliorare devi prendere qualche rischio.
Accettare che non ci riusciremo ogni volta che ci provi.

Per vincere, devi imparare a perdere.
Se non stai facendo errori, allora vuol dire che non stai facendo nulla.
Sei ai blocchi di partenza!

Per proteggere la tua autostima, sviluppi meccanismi (soprattutto inconsci) di auto-protezione e di evitamento che “stroncano” sul nascere ogni tua velleità di carriera.
“Tanto non riesco”.
Non pensi di meritare la possibilità di avere un’altra chance?
Lo sai anche tu che …
le persone che raggiungono più successo nella vita sono quelle che non mollano mai.
Anche se inciampano nei loro errori, si rialzano e proseguono.

Come essere autorevole: la comunicazione non verbale per il successo – 2

come essere autorevole

6. “Prenditi lo spazio” … ecco come essere autorevole

“In tutte le specie animali,
la postura espansiva, aperta che occupa più spazio, è associata con potere e dominio”.
dice la psicologa americana Amy Cuddy.

Una buona postura crea una presenza dinamica.
Invia “attorno a te” un messaggio di sicurezza di sé, autorità ed energia.
Atteggiamento autorevole.

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Al contrario,
posture non pertinenti (chiuso su te stesso, spostare la testa e lo sguardo di lato,
postura molle o eccessivamente rilassata, ecc.) indicano scarsa fiducia e bassa autostima.

Sia in piedi, sia seduto, immagina una corda che ti sta tirando delicatamente la testa e la colonna vertebrale verso il soffitto.

Mantieni il peso uniformemente equilibrato. I piedi saldamente a terra.
Le braccia non incrociate. Le mani visibili e rilassate.

Quando hai una chiamata importante alzati dalla sedia.

Rende il suono della tua voce più autorevole.
Quando sei in piedi, respiri più pienamente. Stai “spingendo” più energia rispetto a quando sei seduto, rilassato in poltrona.

La voce è strettamente legata al corpo e alla fisicità.

7. Mostra il tuo “lato” piacevole

“Puoi mantenere un sorriso autentico solo per un po’,
dopodiché è solo denti.”
Chuck Palahniuk

Sorridere è uno dei più potenti segnali non verbali.
Toglie dal tuo viso quell’espressione crucciata e nervosa, che rende il tuo volto infastidito o arrabbiato.

Forse non rispecchia la realtà,
ma probabilmente non parleresti a una persona con quel tipo di espressione sul viso.
Assicurati che il tuo viso sia rilassato.

Questo non significa avere il sorriso stampato in viso tutto il tempo,
fare il “piacione” o ancora peggio mostrare un sorriso di circostanza.
Esibire un leggero sorriso sul viso per incoraggiare le persone a interagire con te.

Le persone sicure di sé sorridono perché sono felici.
Non hanno paura di mostrarlo.
Regala alle persone che incontri un sorriso sincero.

 


 

“Aggancia” gli occhi dell’altra persona, nota il colore dei suoi occhi e poi sorridi.
Attendi che sorrida di nuovo e poi “trattieni” il tuo sorriso per due secondi in più di lui/lei.

Sarai stupito dal legame che si crea.
Le persone non potranno non notare qualcosa di “diverso”.
Si ricorderanno sicuramente di te.

Sorridere è un segnale potente.
Sorridere (in modo genuino) invia l’idea “Che bello conoscerti‘”.
Trasmette “Si, sono sicuro di me”.

8. Utilizza una stretta di mano ferma ma delicata (??)

Siamo tutti molto attenti al modo in cui qualcuno ci stringe la mano.
Una stretta di mano molliccia farà perdere istantaneamente punti.

Se una persona ti sta dando la mano a “pesce morto”,
non premere troppo forte… STOP!

Stringere la mano è di fatto il saluto negli affari internazionali, nella politica e nella società.
Le sue origini risalgono a millenni.
Nel mezzo di una crisi globale della salute pubblica in cui centinaia di milioni di persone stanno evitando il contatto fisico per fermare la diffusione di Covid-19 la stretta di mano potrebbe scomparire.
E cosa potrebbe sostituirla?

Gli esperti concordano sul fatto che non è tanto la stretta di mano, ma piuttosto il messaggio di cooperazione e connessione che trasmette.
Nei primi giorni della pandemia, le persone si salutavano inchinandosi, toccandosi i piedi o il gomito.
Forse i saluti alternativi definiranno una nuova normalità per l’interazione sociale.
Vedremo … sta-di-fatto che la stretta di mano per il momento va in stand-by.

9. Come essere autorevole? Stabilisci un contatto visivo

Le persone hanno l’abitudine di distogliere lo sguardo, non appena incontrano gli occhi di una persona.
Mantieni il contatto visivo!

 


 

Guardare negli occhi gli altri comunica sicurezza, leadership, forza e intelligenza.
Soprattutto quando si parla di punti difficili o importanti.

Se qualcuno regge il tuo sguardo, sorridi.
Fai sentire alle persone la tua influenza positiva.

Non è necessario fissare continuamente e intensamente.
Ma tornare regolarmente con lo sguardo sulla persona.

Se hai difficoltà a guardare negli occhi o mantenere il contatto visivo, fissa il tuo sguardo tra gli occhi dell’altra persona (proprio esatto lì, tra le due sopracciglia).
Nessuno sarà in grado di dire dove effettivamente stai guardando.

Ricorda di sorridere quando mantieni il contatto visivo …
guardare in modo impassibile può essere molto inquietante.

I tuoi occhi dicono tutto.
La gente sente la fiducia in te, quando hai un buon contatto visivo.
Ecco come essere autorevole.

Come essere autorevoli: la comunicazione non verbale per il successo – 1

come essere autorevoli

Come essere autorevoli? Gli specialisti del settore dicono che niente come la postura può essere utile per fare una buona prima impressione.

Una postura dritta, un passo deciso e una schietta stretta di mano (quando si potrà!) accompagnata da un bel sorriso sincero …fanno miracoli!

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Al contrario,
posture non pertinenti (chiuso in te stesso, con la testa e lo sguardo di lato, postura molle o eccessivamente rilassata, ecc..) indicano scarsa fiducia e bassa autostima.

Una buona postura crea una presenza dinamica.
Un atteggiamento di leadership.
Autorevolezza ed energia.

Come essere autorevoli? Ti serve po’ di autocontrollo e un pizzico di strategia

La cosiddetta comunicazione non verbale viene curata di rado,
eppure ha una grandissima importanza sull’efficacia della nostra comunicazione,
anche quando non parliamo.
Ci sono gesti,  posizioni e atteggiamenti che possono dire molto sulla nostra personalità,
così come delle nostre intenzioni e dei nostri giudizi.

Ecco 9 linguaggi del corpo che le persone di successo “usano” spesso,
e che dovresti adottare subito (anche tu) se vuoi apparire una persona sicura di te:

Usa un linguaggio del corpo adeguato

Il linguaggio del corpo è universale.
Ogni persona di qualsiasi nazionalità o cultura lo può capire.

È scientificamente dimostrato che un determinato linguaggio del corpo può aumentare il livello di fiducia.
E la fiducia è un elemento di enorme carisma.

Le persone ammirano la fiducia.
La maggior parte di noi lotta quotidianamente per “acquistarne” un po’.
Il tuo corpo segue la tua mente.
La mente può influenzare le tue espressioni facciali e il tuo linguaggio del corpo.

 


 

1. Stai diritto…

Per apparire più sicuro di te, raddrizzati.
Subito!

Tieni i piedi larghi all’altezza dei fianchi,
“stirati” verso l’alto il più possibile, immagina di essere tirato all’insù da una cordicella.
Conserva la “sensazione di altezza” ma rilassa le spalle, tirandole leggermente indietro.

Tira indietro le scapole e ”apri” il petto.
Tieni le spalle dritte, ma rilassate il più possibile, anche quando sei seduto.

Non appoggiarti (a una parete, alla porta, la scrivania, ecc.) perché significa passività e insicurezza.

2. … tieni dritta anche la testa

Tante ore davanti al computer rendono le spalle curve.
La postura influenza le percezioni e le prime impressioni.

Per apparire più sicuro di te, raddrizzati.
Tieni dritta l testa.
Non inclinarla di lato.

Alza il mento leggermente. Guarda dritto.
Smettila di guardare in basso, mentre cammini.

3. Usa le mani mentre parli

“Parla” anche con le mani.
Con movimenti lenti usa le mani per sottolineare i punti più importanti.
Per aggiungere passione.

Usa gesti espansivi, utilizzando tutta la lunghezza delle tue braccia.
Rendi la tua presenza molto più dinamica.
Professionale.

 


 

4. Come essere autorevoli? “Fronteggia” le persone

Se posizioni i piedi molto vicini (o incrociati) trasmetti generalmente incertezza,
mentre una posizione più ampia, indica sicurezza.

Adotta la tua posizione.
Tieni i piedi leggermente più larghi dei tuoi fianchi.

Quando parli con qualcuno, “apri” la tua posizione.
Evita le braccia conserte sul petto che “creano” una barriera tra te e le persone.
Trasmettono un atteggiamento negativo, difensivo o di chiusura.
Posiziona il tuo corpo in modo da essere aperto e “vulnerabile”.
Significa fiducia e incitamento.

“Punta” il tuo corpo verso la persona con cui stai parlando.
Se sei di lato, puoi trasmettere l’impressione di fuga, paura e sfiducia.
Di essere solo parzialmente coinvolto nella conversazione.

È un cambiamento sottile,
ma “rivolgere” il tuo corpo verso il tuo interlocutore farà la differenza.

Assumerai la posizione di potere.
Ti farà apparire più sicuro di te!

5. Rallenta

Quando siamo ansiosi,
o abbiamo un momento di disagio, può essere efficace parlare e muoversi più lentamente.

Anche se potrebbe sembrarti troppo lento, va bene così.
È solo questione d’abitudine.
Controlla la lunghezza dei tuoi passi.
Passi regolari e cadenzati,
piuttosto che passi veloci, frettolosi o frenetici. Ecco come essere autorevoli.

Non aver fretta. Ricordati di mantenere la postura del corpo allineato.

Questo incedere lento,
questa serie ordinata e lineare di movimenti ti farà apparire subito più sicuro e fiducioso.

La forza mentale. 12 domande per capire quanto sei forte – 2

la forza mentale.

6. Incolpi gli altri per la tua mancanza di affermazione?

Incolpare gli altri è sicuramente una debolezza.

Accusare gli altri è più facile perché ci sentiamo meno responsabili.
Proteggiamo il nostro ego e la nostra autostima.
Dare la colpa agli altri è una comoda stampella utile per deviare la colpa da noi stessi.

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Alcune persone sentono che la loro carriera non è mai decollata.
Si guardano indietro e vedono fallimenti causati da circostanze esterne (il capo menefreghista, il collega falso, l’azienda traditrice, il Mercato fluttuante, ecc.).

Ritengono che manager e azienda abbiano approfittato di loro.
Della loro sensibilità e disponibilità.
Nessuna assunzione di responsabilità delle proprie azioni.

In verità,
tu sei l’unico che può portare il successo nella tua vita.
Devi essere forte mentalmente per accettare la responsabilità per le circostanze della tua vita.

7. Le tue azioni seguono le tue parole? Fai quanto dici? Valuta onestamente la forza mentale.

Sembravi promettere bene quando avevi detto, anzi proclamato,
che da lunedì avresti ricominciato ad andare in palestra almeno 3 volte la settimana
(approfittando del turno pomeridiano).

Poi ti hanno visto in quel bar del centro fino alle 02.00.
E non ti hanno visto in palestra.
Peccato!

Le parole hanno un grande potere.
Prima di parlare, verifica le tue intenzioni.
La tua volontà. La tua tenacia.

Siamo in tanti (troppi) a non mantenere le promesse.
Siamo troppo “avvolti” da noi stessi.
Perché ci rendiamo conto che è (semplicemente) troppo dannatamente difficile.
 


 

8. Hai paura del confronto con gli altri?

Vedi tutti più bravi e più capaci di te?
Tendi a perfezionarti in continuazione?
Continui ad allenarti fino al momento in cui ti sentirai finalmente pronto?

Tutti facciamo paragoni e confronti perché temiamo di non essere “abbastanza”.
Il confronto però è sempre eccessivo (e demotivante).
Ognuno è meglio e peggio di altri su un numero illimitato di scale di valori.

Confrontarsi con gli altri può essere molto frustrante.
È il biglietto per il malcontento.
Il metodo infallibile per annegare nel rancore (anche se fuori splende il sole).

Se pensi che tutti intorno a te siano in qualche modo migliori. Hai ragione.
In effetti qualcuno lo è!

La verità è che siamo profondamente focalizzati sui nostri limiti e fallimenti,
raramente vediamo quelli degli altri.

9. Riesci ad accettare la realtà?

Quando le cose non vanno come ti aspetti ti chiudi in un guscio? Senza agire, senza reagire?
Adattandoti a vivere la vita che non ti piace?
Senza muovere un dito per cambiarla?
Quando si nega la realtà e non la si accetta,
il cambiamento non avviene.

Avvertiamo emozioni negative e ci arrendiamo,
credendo di non poter migliorare la nostra vita.
E tutto diventa … grigiore, dolore e tristezza.

Accettare la realtà, per quanto dolorosa possa essere al momento, è l’unico modo per consentire il cambiamento.
Accettare la realtà è dimostrazione di forza mentale.
 


 

10. Sei terrorizzato di fallire (un’altra volta)?

Le persone di successo (quelle che più ammiri) hanno sperimentato che non importa quante volte si cade,
ma quante volte ci si rialza.
Più forti di prima.

Il fallimento è un’opportunità per crescere.
Imparare, fare un progresso e correggere la direzione.

Gli errori ci insegnano cosa non ha funzionato. Cosa dovremo fare di diverso la prossima volta.
Se non fallisci non puoi imparare, evolvere e crescere.
Se non fallisci non puoi superare la tua mancanza di forza mentale.

Quando hai così tanta paura di fallire, difficilmente le tue azioni diventeranno incisive.

11. Valuta la forza mentale. Ti fai corrodere dai dubbi?

Il dubbio è il killer numero uno di una mentalità fiduciosa.
Quando dilaga incontrollato, danneggia la mentalità e sgretola le prestazioni.
Troppo spesso tendiamo ad aggrapparci ai dubbi.

Iniziamo a dubitare ancor prima di iniziare qualcosa.
Qualsiasi cosa.

È fondamentale diventare consapevole dell’influenza negativa che il dubbio può avere su di te.
Contrastare i dubbi con pensieri positivi (o per lo meno realistici).

12. Getti la spugna (troppo) facilmente?

È facile smettere.
Gettare la spugna.
Ogni giorno hai la possibilità di cedere alla tentazione di mollare.

Questo è senza dubbio uno dei tratti più evidenti della mancanza di forza mentale.
Una persona forte (invece) non rinuncia mai.
Almeno non così troppo facilmente.
Tutti desiderano la pillolina magica.
Invece nulla di speciale, niente di straordinario avviene in una notte.

Devi lavorare sodo per vedere aumentare la forza mentale.

Quelle poche persone che lo fanno (quelle di successo) non si aspettano risultati immediati.
Non pensano che il successo arriverà “rapido”,
“facile”, in una notte.
Sanno che occorrono tempo e fatica.
Indipendentemente da quanto difficile possa essere,
devi sempre lottare per i tuoi obiettivi.

Allenati con piccole vittorie.
Decidi di completare qualcosa, al meglio delle tue capacità.
Non importa se sei stanco, sfiduciato, avvilito o debole.
Se dentro di te hai deciso che non mollerai.
Non lo farai!

La forza mentale: 12 domande per capire quanto sei forte – 1

la forza mentale

Foto di Scott Webb da Pixabay

Alcune persone raggiungono i loro obiettivi,
sono volitive e determinate.

Altre si lamentano costantemente e trovano sempre scuse per non alzare un dito.
Preferiscono piangersi addosso.
Sentirsi vittima.

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La forza mentale è essenziale per affrontare una situazione difficoltosa, un momento complesso,
un collega o un capo ostico, un lavoro che non ci piace o una relazione che ci ruba solo energia.
Raggiungere gli obiettivi, rompere gli schemi, prendere una nuova direzione non è facile.
Ci vuole tempo.
Fatica. Costanza.

Qualunque sia la sfida, dobbiamo tirare fuori grinta, carattere e determinazione.
Anche al tuo livello (grande o piccolo che sia, davvero poco importa).
Ecco 12 domande per capire quanto devi ancora lavorare sulla tua forza mentale:

1. La routine ti dà un senso di sicurezza e di protezione?

Difficilmente fai un passo fuori dal conosciuto? Dalla certezza?
Dalla tua zona di comfort?
Il lavoro attuale non è così stimolante ma almeno, conosci già tutto-e-tutti e non è così stressante?
E se poi non vai d’accordo con il nuovo capo o i nuovi colleghi?
Perché lasciare la tua confortevole routine familiare?
Sai che casini! Ma chi te lo fa fare …

Le persone che hanno sviluppato la forza mentale non hanno paura del cambiamento.

Sono flessibili e mantengono sempre una mente aperta, accogliendo tutto.
Compreso il cambiamento.
Quello che conta (veramente) è il modo in cui lo affronti.

 


 

La persona mentalmente forte ha consapevolizzato che il cambiamento è inevitabile.
L’indugio e la pigrizia sono segni certi di mancanza di forza mentale.
Tutti noi abbiamo momenti dove non vogliamo fare nulla.
E’ normale, ma quando quest’indole diventa svogliatezza, indolenza, pigrizia allora bisogna intervenire.

Le persone di successo non permetteranno (mai) all’indolenza di prendere il controllo delle loro vite.
Irrobustisci il tuo pensiero.
Impara a superare le debolezze.

2. Tendi spesso “a fare la vittima”?

Cerchi di convincere gli altri che porti il peso del mondo sulle spalle?
Che la vita con te è stata (particolarmente) spietata e crudele?

Vedi dovunque segnali (anche divini), che ti stanno dicendo di smetterla,
che sei ancora in tempo per fermarti.
Tutto attorno sembra ideato per sabotare e distruggere sul nascere i tuoi sforzi?

Devi lavorare ancora sodo sulla tua forza mentale

Così è facile.
È la scusa giusta per non iniziare alcun progetto.
È la tecnica perfetta per non raggiungere mai alcun traguardo.
Il metodo sicuro per non fare mai errori.

Un evento sfortunato non è la fine del mondo. Si può superare.
Serve a poco … mugolare e diffondere negatività intorno.

Le persone forti emotivamente sanno che la vita è un’alternanza di cose positive e negative.
Incontrano (anche loro come tutti) problemi nella vita.
Si assumono la responsabilità delle proprie azioni.

Si impegnano al massimo nella ricerca di soluzioni.
Raramente li sentirai lamentarsi e compiangersi.
 


 

3. Ti avveleni una bella giornata di sole per una critica o una battuta?

Metti il broncio alla minima osservazione?
Hai difficoltà a sorridere dei tuoi difetti?
Ti manca spirito di autocritica?

Se ti avveleni la giornata per un nonnulla, ti prendi sempre troppo sul serio,
ti innervosisce non appena ricevi una critica e metti il muso al primo dissenso (e lo tiene anche dei giorni)… devi lavorare sulla tua forza mentale.

Non riesci ad affrontare nulla e basta una piccola cosa per sprofondare.
Ci vuole tempo per riprenderti, ma non ti riprendi mai perché i rapporti nel frattempo sono “lievitati” e peggiorati.
È difficile,
quando sei così suscettibile a continui sbalzi emotivi.
È necessario lavorare sul controllo delle tue emozioni.

4. Valuta la tua forza mentale. Quanta fatica fai a dire NO?

Dire NO non è facile e mai piacevole.
Dire SI (senza essere convinto) è anche molto,
ma molto peggio.

Se cerchi di evitare i conflitti, spesso non fai altro che gonfiarli e peggiorarli.
Evita di dire “SI” per amicizia, timore o per mantenere pace e tranquillità,
rischi di perdere la fiducia degli altri.

Metti dei paletti o dei limiti da rispettare.
Le persone capiranno che possono facilmente approfittare della tua disponibilità
(e lo faranno).

A lungo andare diventa frustrante, castrante,
perdi autostima e motivazione.

Saper dire “NO” è un’abilità fondamentale se vuoi avere il pieno controllo della tua vita.

5. Ti accontenti anche se non sei contento? Quanto lotti per migliorarti?

Ti accontenti di stare con qualcuno solo per non stare da solo?
Il lavoro non è quello che vuoi ma quanto è dura cambiare?

Vorresti di meglio ma (oramai) hai familiarizzato con la mediocrità.
Sei entrato in intimità con la mediocrità.
Ti sei fatto amica la limitatezza.
La coccoli, la assecondi.

La forza mentale: ti accontenti di una vita “mediocre”?

Anche se hai capacità.
Competenza. E puoi meritare di più.
Non lotti.
Non lotti abbastanza.
Vai a letto tranquillo. Comodo. In comfort.

Almeno non lamentarti.
Come puoi lamentarti di scelte che in fondo sono tue?