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Equilibrio lavoro-privato: 14 semplici spunti da applicare subito – 1

equilibrio lavoro-privato

Foto di Wesley Carvalho da Pexels

Se ti senti sopraffatto e ti rendi conto che stai vivendo solo per lavorare probabilmente hai un problema di equilibrio lavoro-privato.

Le innovazioni tecnologiche hanno offuscato le linee tra la nostra vita lavorativa e quella personale. Prima eravamo soliti lasciare il lavoro in ufficio, ora lo portiamo in tasca ovunque andiamo.

Rende più difficile uscire dalla “modalità di lavoro” quando siamo in vacanza ma anche quando andiamo fuori a cena con gli amici.

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Il lavoro sta dominando la tua vita privata?
Non stacchi mai?
Trascuri la tua famiglia? Ti sembra di non avere mai tempo per te stesso?

Una condizione simile porta a livelli elevati di stress.
Nervosismo e malessere crescente.
Quando la mancanza di equilibrio tra lavoro e privato diventa troppo grande può influire negativamente sulle tue relazioni personali e quelle professionali.

Come puoi ripristinare l’equilibrio lavoro-privato?

È fondamentale amare te stesso. Ritrovare le persone e le cose, senza sentirsi troppo in colpa per non avere tempo per tutto e tutti.
Ognuno ha vincoli e impegni, ma annullarsi nei “doveri” alla lunga non è affatto sano.

Cosa è l’equilibrio lavoro-privato?

Il lavoro non deve “strangolare” la vita privata. Nondimeno, il privato non deve intralciare il lavoro.
Per un buon equilibrio occorre trovare la giusta dose di distacco e coinvolgimento. Un eccessivo investimento emotivo nel lavoro rischia di darti mancanza di lucidità nella gestione della tua carriera professionale.

Non si vive di solo lavoro. Alla lunga, si rischia di scoppiare.
È opportuno valorizzare la tua vita privata, che spesso è il vero catalizzatore di una carriera soddisfacente e duratura.

1. Definisci cosa significa per te equilibrio lavoro-privato

L’equilibrio è un concetto estremamente personale.
Prima di poter lavorare sul tuo equilibrio lavoro-privato,
è necessario definire cosa significa “equilibrio” per te.
 


 
Ognuno di noi ha un equilibrio tutto suo. Non esiste una regola valida per tutti.
Ogni tanto è opportuno porsi delle domande, chiedersi il senso di quello che fai dal punto di vista professionale e personale.

Che cosa desideri? Maggiore connessione con la famiglia?
Andare con continuità in palestra?
Il tuo lavoro è appassionante ma anche totalizzante?

Spesso abbiamo chiari gli obiettivi professionali ma siamo molto limacciosi su ciò che vogliamo fare con le nostre vite nel privato. È fondamentale …
sapere COSA hai bisogno e QUANDO ne hai bisogno.

Cerca di vivere secondo tua vera inclinazione. Snaturarsi non è mai una buona idea. Valuta con cautela i consigli degli esperti, le raccomandazioni dei tuoi VIP preferiti, le persone che ammiri di più.
Cosa funziona per loro, potrebbe non funzionare per te.

Non permettere che i modelli del passato (per esempio quello dei tuoi genitori) condizionino le tue scelte.

2. Prima di fare scelte …ricorda l’impatto che hai sugli altri

Le tue azioni influenzano le persone intorno a te.
Il tuo partner, la famiglia, i familiari e anche gli amici stretti.
Considera l’impatto delle tue scelte sulle tue relazioni.

Lasciare il lavoro, accettare un trasferimento, ridurre le ore di lavoro retribuite con conseguente “taglio” dei tuoi introiti finanziari avranno un impatto sulle persone vicino a te.

Un taglio salariale deve essere ben consapevolizzato, altrimenti son dolori dover saltare la vacanza estiva o cancellare le ripetizioni di chimica di tuo figlio.

Evita i “sacrifici indispensabili” perché le privazioni di oggi rischiano di trasformarsi nei rimpianti di domani.
 

3. Accetta che a volte sarai sbilanciato

Un grande progetto o una richiesta particolare potrebbero rendere necessario lavorare fino a notte fonda o durante il weekend.
Ma poi, ti assicuri di prenderti del tempo per te e la tua famiglia?
È un’eccezione, o sarà la regola?

Il work life bilance può diventare un obiettivo ossessivo.
Che può creare un forte impatto sulla tua vita e sul tuo lavoro.
Alcuni grandi leader ci invitano a uscire dall’ossessione.

Meglio fare ciò che ami o stare con chi ami?
Non entrare in questa dicotomia.
Ricerca l’equilibrio più sottile. Accettala.

Smetti di combattere. La lotta ti logorerà!
Non è possibile scalare –contemporaneamente– entrambe le montagne.

Come ci può essere equilibrio lavoro-privato quando adori il tuo lavoro, sei ambizioso, motivato e … affamato? (riprendendo un aggettivo così caro a Steve Jobs)

8 segnali che sei arrogante e presuntuoso sul lavoro – e forse non lo sai neppure – 2

arrogante al lavoro

Foto di Vitabello da Pixabay

4. Quando sei un “rullo compressore”..sei  arrogante sul lavoro!

Non lasci mai che altre persone intervengano,
sei un “trattore della conversazione”, ritieni che ciò che hai da dire sia più importante.

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Non c’è davvero niente di più avvilente per le persone.
Fai uno sforzo consapevole per ascoltare.
Tanto quanto parli.

Non dovresti sentire il bisogno di dover sottolineare -tutte le volte- quanto tu sia fantastico.
Sfruttare ogni occasione per metterti in buona luce.
Sminuire una persona davanti al capo o ai colleghi.

Quando interrompi significa che hai poca considerazione per l’opinione altrui.
Spesso questa necessità deriva dal bisogno di sentirsi ascoltati.
Trovare convalida per i propri pensieri.

Le persone sicure lasciano parlare gli altri.
Sono rispettose.

5. Non accetti i feedback

La persona sicura accetta critiche costruttive.
Sa che può sempre migliorare.
Non deve sempre dimostrare di avere ragione. È flessibile e non sente il bisogno di chiedere che le cose vengano fatte a modo suo.

La persona arrogante sul lavoro, invece, ha difficoltà ad accettare feedback.
Adotta l’approccio “tutto deve essere fatto a modo mio”.
Ha difficoltà a riflettere se stesso. A guardarsi allo specchio.
Vedersi per quello che è veramente.

Se ti ci ritrovi, fai un passo indietro e rivaluta la tua risposta al feedback.
 


 

6. Se fai di tutto per avere ragione..sei arrogante sul lavoro

Non puoi accettare di sbagliare!
Fai di tutto per avere ragione. E poi te ne vanti!

Ritieni che il tuo contributo sia il più importante.
E se qualcuno non è d’accordo, lo vedi come mancanza di rispetto.
Un attacco personale.

Se tu fossi una persona -davvero- sicura di te non avresti paura di ascoltare.
Discutere opinioni diverse.

7. Hai problemi a costruire relazioni

E come potrebbe essere altrimenti?
… la superbia e l’arroganza allontanano le persone.
Il tuo approccio sta “uccidendo” le relazioni nel nome del successo e l’auto-gratificazione.

Pensa alle persone che non ti piacciono sul lavoro. Li consideri una minaccia per il tuo mondo perfetto?

Non puoi tollerare le persone che mostrano segni di fallibilità.
Se qualcuno non si assumere la responsabilità di una situazione, ti risenti e disprezzi tale persona.

8. Proteggi la tua inferiorità con un complesso di superiorità

La persona sicura si comporta in modo caloroso e amichevole con gli altri.
Non richiede una costante convalida da parte degli altri.
Non si preoccupa eccessivamente di come sarà giudicato.

La persona arrogante sul lavoro ha sempre un tallone d’Achille.
Non vuole essere scoperta.
Indossa spesso la “maschera” dell’invincibilità, per proteggere la sua vulnerabilità.
 

 
Fai attenzione … il falso carisma è facilmente riconosciuto.
Non puoi sostenerlo per così tanto tempo.

In conclusione,
lavorando sul tuo approccio puoi valorizzare e sfruttare veramente le tue potenzialità.
Puoi lavorare meglio con i colleghi o con il team.
Evitando inutili conflitti.

Per sopravvivere nella giungla dei rapporti personali sul lavoro, la cosa migliore è mantenere un atteggiamento professionale. Un comportamento equilibrato con tutti.

8 segnali che sei arrogante e presuntuoso al lavoro – e forse non lo sai neppure – 1

arrogante al lavoro

Foto di Vitabello da Pixabay

Ci abbiamo a che fare già dal mattino presto …. siamo in coda in auto e ci tagliano la strada insultandoci … la sera quando prendiamo i mezzi pubblici, ci strattonano e scavalcano.
A chi piace relazionarsi con le persone arroganti?
Nonostante gli arroganti non piacciano proprio a nessuno, il mondo ne è pieno. Ci abbiamo a che fare tutti i (santi) giorni.

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Ci sono varie sfaccettature dell’arroganza.
Alcune sono sottili e poco eclatanti. Poco visibili.
Ogni tanto è facile scivolare in atteggiamenti arroganti e spocchiosi.
Prenditi un minuto per pensare .. non è che, anche tu, ti stai comportando in modo prepotente e altezzoso?

Ecco 8 segnali che sei arrogante e presuntuoso al lavoro … e forse non ti rendi nemmeno conto che lo stai facendo:

 

1. Ti concentri solo-e-sempre su te stesso

Ti comporti in modo arrogante al lavoro quando ignori completamente gli altri.
Fingi “di non vederli”. Non dai peso alle loro parole.

Se hai una scadenza imminente,
riversi sull’altro lo stress e l’ansia di portare a termine (il prima possibile) l’incarico.
“Voglio …”, “Ho bisogno …” “Devo avere …”
sono i tuoi verbi preferiti.

Se c’è una discussione o una riunione, vuoi che la discussione riguardi te.
L’attenzione di tutti deve essere su di te.
Tutti devono -ovviamente- essere d’accordo con la tua opinione.
Non hai considerazione per il lavoro degli altri.

Alla domanda “Puoi farlo?” Dici sempre SI.
Credi di essere migliore.
Per l’apparenza, l’intelligenza o per la tua posizione.

Se fossi davvero una persona sicura invece … non esiteresti a lodare e dare credito agli altri.
Non ti sentiresti sminuito quando riconosci i risultati altrui.

2. Sei il maestro dei complimenti “al rovescio”

“Bella presentazione! Molto meglio di quella della settimana scorsa.”
“Che belle unghie? Non sembrano neanche finte!”

Potresti pensare di lodare gli altri.
Tuttavia, vale la pena di riflettere per essere sicuro di non fare troppi complimenti “al rovescio”.

Hai le intenzioni di offrire un apprezzamento … ma stai sbagliando tutto!

Quando fai un complimento, rimani concentrato solo sugli aspetti positivi…
altrimenti sembrerai un cretino, uno snob.
Oppure lo sai … e sei solo un po’ stronzo?

3. Essere arrogante al lavoro: ascolti .. ma poi prendi lo spunto per parlare di te

“Strano! Non mi è mai successo ma ricordo che…”
“So bene cosa provi. Anche a me è successo che …”
“E io? Cosa dovrei dire? Settimana scorsa stavo …“

Sei partito bene, con la buona intenzione di ascoltare la frustrazione o il problema del tuo collega,
ma purtroppo adesso sei partito per la tua tangente,
stai parlando al posto dell’altro.

Hai preso spunto dalle sue parole per parlare di te.
Ancora e sempre di te …

Al tuo collega (che ha appena ricevuto un feeback-cazzotto dal tuo capo) probabilmente non sarà di alcun conforto sapere che la lavanderia ti ha rovinato il tuo pullover di cachemire preferito.

Una cosa è dimostrare empatia,
un’altra è equiparare le tue esperienze, in particolare quando non sono affatto rilevanti per l’altra persona.
Concentrati invece sull’ascolto attivo.
Questo è davvero tutto ciò di cui la persona ha bisogno.

Demotivazione sul lavoro: come affrontare un collaboratore stanco e scoraggiato

demotivazione sul lavoro

A volte,
succede che un collaboratore attraversi un periodo delicato o di fragilità. Di demotivazione sul lavoro.

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Quando il periodo si fa lungo, il rapporto diventa sempre più faticoso e stressante per tutti.
Si crea un’atmosfera pesante e influenza negativamente anche il resto del team.

La situazione rischia di diventare ingestibile e sfiancante.
Che peccato!

Anche perché il collaboratore o dipendente in questione (magari) ha sempre lavorato bene e con profitto.
I suoi risultati, fino a poco tempo prima, apprezzabili adesso sono imbarazzanti.

Il suo rendimento si è bloccato.
Fa il “compitino”. Si limita a esaudire le richieste. “Tira la chiusura”.
Questa percezione influenza il suo atteggiamento e la produttività.

Vediamo i punti chiave per approcciare la demotivazione sul lavoro:

1. Se vuoi “salvare” il rapporto devi consapevolizzare che ti prenderà tempo e (soprattutto) energie.

2. L’emotività è cattiva consigliera. Se, al momento, non sei in grado di gestire e controllare la tua reattività, prendi tempo.

3. Utilizza feedback negativi lontano da occhi indiscreti. In privato e a quattr’occhi.

4. Se ti senti teso e nervoso ricorda che il tuo collaboratore lo sarà ancora di più (sapendo il motivo della convocazione).

5. Evita di partire con un’osservazione positiva sulla persona, tanto per “addolcire la pillola”. Susciteresti immediatamente ancor più chiusura. Vai dritto al punto!

 

 

6. Meglio evitare tutte le esortazioni all’ottimismo, il classico consiglio di “tirarsi su” o slogan motivazionali presi in prestito dal web.

7. Parla poco ed evita prediche.Certe prediche mi fanno venir voglia di commettere i peccati che condannano.” Scrive Roberto Gervaso

8. Ricorda … dire a un demotivato di “tirarsi su” è come dire a una persona con una gamba rotta di alzarsi e di camminare.

9. Evita l’atteggiamento tipo “Io avrei fatto …”, “Io avrei detto…”, “Se …ma…”.

10. Permetti alla persona di spiegarsi. Ascolta senza giudicare e interrompere. Anche se non ti piace quello che dice.

11. Focus sulle azioni non sulla persona. Concentrati solo sulla prestazione. Evita attacchi personali o commenti sulla persona.

 


 

13. Commenta un comportamento specifico. Evita parole generiche tipo OGNI VOLTA, SEMPRE, MAI.

14. Devi essere chiaro su cosa/dove/quando. Spiega le azioni fatte, i comportamenti avuti o le cose dette.

15. Non mortificare la persona. Può avere (forse) un effetto immediato ma perde velocemente la sua efficacia.

16. Riafferma la fiducia nella persona e nelle sue capacità. Poi chiudi la questione. Non ripeterti, perdi incisività.

17. Evita approcci via e-mail. Il feedback motivazionale si fa guardandosi negli occhi.

Non nutrire rancore verso la persona.
Rischi di infilarti in un tunnel di rinfacci reciproci.

Il tuo obiettivo è “recuperare” il più velocemente possibile un collaboratore produttivo

Quando si tratta di demotivazione sul lavoro non stabilire un vincitore e un vinto.
Se “l’operazione di recupero” non avviene, avete perso qualcosa entrambi!

Che tu sia manager, piccolo imprenditore o responsabile di un piccolo team, di questi tempi,
una delle sfide più grandi per chi, come te, si trova a gestire un gruppo di collaboratori è tenere alto il morale della “truppa”.

Le persone oggi possono determinare il successo o l’insuccesso della tua attività!

Ricorda che …
se impari a muovere a critiche costruttive bilanciando garbo e autorità,
aumenterai il tuo rispetto. La tua credibilità e la produttività delle persone che ti circondano.

Autorevole al colloquio di lavoro: entrare nella stanza come un leader – 2

autorevole al colloquio

Foto di Alem Sánchez da Pexels


Caricarsi prima di entrare come un leader

“Scusi dove è il bagno?”

Prima di entrare nella stanza del colloquio, prenditi pochi minuti per caricarti positivamente.

Assumi una posizione di potere.
Gambe divaricate. Braccia tese sopra la testa, allungati fino a dove puoi arrivare.
“Spingi verso l’alto”.
Espanditi.
Per almeno 2 minuti.

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Sarai piacevolmente sorpreso (almeno per me funziona!) dalla sensazione di maggiore potenza che questa postura ti darà.

In uno studio che ha condotto,
la psicologa americana Amy Cuddy ha scoperto che stando semplicemente in piedi in posizione dominante, dopo appena due minuti i partecipanti hanno registrato un aumento di testosterone e diminuzione di cortisolo (un ormone naturale che il corpo rilascia in risposta allo stress).

A meno che non desideri attirare l’attenzione divertita di qualcuno, meglio trovare un luogo riservato (“Scusi dove è il bagno?”).

Entrare nella stanza del colloquio

Le prime impressioni iniziano “non appena entri nel radar visivo delle persone”.

Non pensare (sbagliando) che le prime impressioni su di te si faranno solo quando inizierai a parlare.
L’invio di messaggi non verbali inizia ….
non appena metti il piede nella stanza del colloquio.

Infatti, anche se non dici niente, il linguaggio del tuo corpo potrebbe rivelare i tuoi “reali” sentimenti.
Le tue vere intenzioni.

Una volta che inizi la conversazione, la prima impressione è stata già “registrata”.
E non si torna indietro.
Per quello che riguarda la prima impressione … tutto “si gioca” in questi pochi secondi.

Muoviti come se fossi in slow motion

Pensa a una pantera o un ghepardo quando sono a caccia.
Consapevoli della loro forza, astuzia e audacia.
Si muovono senza fretta.
Senza paura.

Lenti, eleganti.
Passi regolari, felpati, sicuri.
 


 
Segui il loro esempio … mentre percorri gli ultimi metri verso la stanza del colloquio.

Appena fai il tuo ingresso, tieni la testa diritta.

Tante ore davanti al computer rendono le spalle curve.
La postura influenza le percezioni e le prime impressioni.
Per apparire sicuro di te e autorevole al colloquio di lavoro … raddrizzati!

Non stai chiedendo l’elemosina.

Raddrizza la tua postura se vuoi essere autorevole al colloquio di lavoro

Tira indietro le scapole e ”apri” il petto.
Solleva il mento leggermente, mentre cammini.
Non inclinare la testa di lato.

Cerca subito il contatto visivo con la persona/e.

La persona che cerca e “regge” il contatto visivo è giudicata più autorevole al colloquio di lavoro.

Quando guardi le persone negli occhi, stai creando un rapporto.
Stai mostrando interesse e rispetto.

Un contatto visivo prolungato può significare tutta la differenza.
Stai “attirando” il tuo interlocutore dalla tua parte.
Vuol dire essere leader.

Se hai difficoltà a guardare negli occhi o mantenere il contatto visivo, fissa il tuo sguardo tra gli occhi dell’altra persona. Proprio lì … tra le due sopracciglia.
Nessuno sarà in grado di dire dove effettivamente stai guardando.
 

 

Utilizza una stretta di mano ferma ma delicata (quando e se si potrà ancora dare)

“Ferrarelli…piacere di conoscerla”

Siamo tutti molto attenti al modo in cui qualcuno ci stringe la mano.
Una stretta di mano molliccia ti farà perdere istantaneamente punti.
Stabilisci un contatto visivo quando stringi la mano di qualcuno.
È un buon modo per apparire più sicuro di te!
Se non lo fai, la persona può pensare che non abbia rispetto o hai qualcosa da nascondere.

Mentre stringi la mano, guardala negli occhi abbastanza a lungo da memorizzarne il colore.
Non fissare, sorridi.

Sorridere è uno dei più potenti segnali non verbali.
Sorridere è la cosa migliore che puoi fare.

Se fai veramente fatica a sorridere rischi di apparire teso e stressato.
Le persone sicure di sé sorridono perché sono felici.
Non hanno paura di mostrarlo.

Sorridere (in modo genuino) invia l’idea “Che bello conoscerti‘”.
Trasmette “Si, sono sicuro di me”.

Non afflosciarti sulla sedia se vuoi essere autorevole al colloquio di lavoro

Non accasciarti sulla prima sedia che trovi.
Mantieni una postura dritta.
Equilibra il peso.

Non “sdraiarti” ma nemmeno rannicchiarti. Stai fermo ma non rigido.
Rilassato ma non “sbragato”.

Adesso sei pronto.
Preparato per il colloquio di lavoro … per il prossimo passo.
Presumibilmente dovrai rispondere alla domanda “Mi parli di lei” …
ma questa è tutt’altra storia.

In bocca al lupo!

10 riflessioni per gestire l’ansia il tuo primo giorno di lavoro

ansia primo giorno di lavoro

Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

Ansia primo giorno di lavoro? Come il primo giorno di scuola.

Cominciare un nuovo lavoro è come il primo giorno di scuola.

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Di tempo ne è passato ma, anche se ora sei adulto e le apprensioni sembrano diverse,
se ci pensi bene … in fondo in fondo le domande che ti poni sono le stesse.

“Piacerò?”
“I miei colleghi saranno disponibili o arroganti?”
“Mi accetteranno o mangerò da solo come un reietto?”
“Mi troverò bene?”
“Sarò capace? Competente?”
“E se non riesco?”

La notte riaffiorano timori e preoccupazioni di qualcosa d’indefinito e pauroso …
in particolare quando ci sentiamo inadeguati, bloccati dalla paura di non essere all’altezza.
La preoccupazione di essere accettati dai nuovi colleghi di lavoro.

Ecco 10 consapevolezze per calmare l’ansia primo giorno di lavoro:

1. Il nuovo può spaventare. Il problema è pensare che la paura e l’ansia siano il problema. Non lo sono. È perfettamente normale!

2. Non evitare, rifiutare o soffocare l’ansia. Usala per aiutarti a vincere. Usa le emozioni. Non lasciare che ti usino.

3. La fiducia non è assenza di ansia. La fiducia è la capacità di “entrare” nell’ansia e farsela “amica”.

4. Chiediti cosa ti aspetti da questa nuova esperienza. Darti una risposta e avere un obiettivo ti darà motivazione e grinta.

 


 

5. Se senti ansia per le tue capacità, ricorda che … i datori di lavoro non “fanno regali”. Non ti hanno assunto per filantropia.

6. La domanda “Merito davvero questo lavoro?” può monopolizzare tutti i tuoi pensieri. Ti hanno “passato ai raggi X”. Ti hanno assunto. Credono in te.
Non farli cambiare opinione!

7. Non sai mai cosa aspettarti il primo giorno di un nuovo lavoro. Quello che sai è che devi creare un’ottima prima impressione. Subito!

8. Parte della paura di un nuovo lavoro è confrontarsi con gli altri. Se pensi che tutti intorno a te siano in qualche modo migliori. Hai ragione. In effetti qualcuno lo sarà..

9. Il successo richiede audacia. L’ansia aumenta la tua energia. Dà maggiore coraggio. Piccole dosi di paura ti fanno fare cose che altrimenti non faresti.

10. La senti la vocina della paura? Ti dice che non conosci nessuno, non sai come andranno le cose, non sai chi sarà amichevole oppure ostile.
Non sai nemmeno dove è la toilette …

Mancanza di rispetto sul lavoro? Cosa è reale e cosa è una tua paranoia -2

mancanza di rispetto al lavoro

Foto di Quim Muns da Pixabay

“Mi guardano tutti strano” – Paranoia

“Non so, certe volte mi pare di vivere in un mondo parallelo… è una cosa logica che certa gente ti fissa senza un motivo? Mi guardano tutti strano al lavoro!
Com’è possibile?”.

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Una mente sospettosa cerca continuamente significati nascosti.

Il tuo comportamento diffidente rischia di ingigantire cose di poca importanza.
La tua mente rischia di essere in uno stato di costante nervosismo.
Perdi energie mentali che potresti impiegare in maniere più produttive.

Senza contare che i tuoi colleghi possono trovare irritante avere a che fare con una persona sempre guardinga e sospettosa. A volte anche scorbutica e ostile.

“Mi hanno assunto per fare X ma faccio Y” – Reale.. fai attenzione!

È il momento di porti alcune domande che probabilmente non vorresti farti:
Stai esagerando?
Stai contribuendo anche tu, anche in parte, a questa situazione?
Hai peccato di superficialità?
È solo un errore di comunicazione che può essere sistemato?
Il nuovo lavoro ti ha talmente inebriato da non capire che era tutto un fake?

Se le cose non stanno andando affatto come avevi immaginato. Questo non è sicuramente il ruolo per cui hai superato (e vinto) le selezioni!
E adesso?
Il nuovo lavoro è un flop. Lasciare o resistere?
 


 
Che fare?
Mollare? E se poi non trovi niente-di-buono?
Restare? Con rischio di un’ulcera e una vita privata destabilizzata?

Leggi il post per approfondire.

“Tutti trovano sempre il modo di evitarmi” – Paranoia

Immaginare che tutti (ma proprio tutti?) i tuoi colleghi siano impegnati allo “slalom speciale” per sottrarsi alla tua presenza è … al quanto irrealistico.

Qualunque cosa succeda,
evita di lamentarti e di spettegolare con i tuoi nuovi colleghi per creare un legame.

È facile cadere nella trappola di gossippare per fare i simpaticoni o sembrare uno “della banda”,
ma alla fine danneggerai la tua reputazione.

“Non sono mai ascoltato” – Reale.. fai attenzione è mancanza di rispetto sul lavoro

Non sei mai ascoltato? Attento a cosa dici!
Le persone ti valutano sulla base di “quello che esce dalla tua bocca”.

Forse parli troppo e sei dispersivo.
Rimbalzi da un punto all’altro.
Non arrivi mai al punto.

Più ripeti, più diventi dispersivo e annoi chi ti ascolta.
Smettila con il tuo ronzio e taglia i discorsi prolissi.
 

 
Se porti chi-ti-ascolta fuori strada,
molto probabilmente resterà dove lo stai portando.
Fuori strada.

Se il tuo contributo è di poco di valore,
non otterrai (giustamente) il tempo e l’attenzione degli altri.

“Non rispettano il mio tempo” – Reale.. fai attenzione è mancanza di rispetto

Quando rispetti qualcuno, consideri il suo tempo prezioso.
Non fai domande a cui puoi rispondere.
Non pianifichi incontri di cui non hai bisogno.

Vale anche il contrario …
quando non rispetti qualcuno, non vedi il suo tempo prezioso.

Il collega che continua a interrompere il flusso del tuo lavoro,
e con la scusa di “rubarti qualche secondo” tenta di scaricarti il suo lavoro non solo è ottuso.
È irrispettoso di te. Del tuo tempo.

Se senti mancanza di rispetto sul lavoro, non limitarti.
Affronta la questione. Valuta onestamente …
Il tuo approccio fa danni?
Sei troppo sensibile?
Stai esagerando?
È sempre così? Oppure il tutto si riduce a singoli episodi?

Per approfondire scopri il coaching per autostima sul tuo luogo di lavoro.

Mancanza di rispetto al lavoro? Cosa è reale e cosa è solo una tua paranoia -1

mancanza di rispetto al lavoro

Foto di Quim Muns da Pixabay

Poca attenzione, risposte di circostanza, risatine o occhi al cielo (come dire “Che palle!”).
Segnali tutti piuttosto negativi.

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Non sono poche le persone che avvertono la mancanza di rispetto sul luogo di lavoro.

Se qualcuno al lavoro ti mette a disagio,
puoi comunque affrontarlo, minimizzando le possibilità di ritorsioni.

L’importante è non interiorizzare i maltrattamenti e gli sgarbi ricevuti.

Se i tuoi colleghi ti mancano di rispetto,
dovrai prima di tutto riconoscerlo … come vero. Reale.
Identificate anche cos’è il prodotto della tua mente (un po’ tesa e intimorita) che sta ingigantendo il tutto:

“Tutti mi parlano alle spalle” – Paranoia

Il pettegolezzo fa parte praticamente di ogni luogo di lavoro.

Di volta in volta, tutti vengono spettegolati.
Anche se capisco che vorresti evitare di essere l’argomento-pop di ogni pausa-caffè.

Se pensi di essere costantemente sulla “bocca di tutti” (ma proprio tutti-tutti?) presumibilmente stai esagerando la situazione.
Penso proprio di SI.

Se fosse vero che i tuoi colleghi sparlano spesso di te, dovresti stare più attento.
Probabilmente hai fatto/stai facendo qualcosa sul lavoro (o nella tua vita personale) che ha dato il via al treno infinito dei pettegolezzi.

“Nessuno mi considera” – Paranoia

Ti senti come se fossi invisibile?
Nessuno ascolta le tue proposte durante le riunioni?
Non ricevi risposte alle tue e-mail?

Prova a capire se è vero che … non “aggiungi mai valore” alla conversazione.
È possibile che rendi tutte le conversazioni imbarazzanti, scomode o deprimenti?
Non penso proprio.
Sento puzza-di-paranoia qui…
Le generalizzazioni non funzionano… TUTTI – NESSUNO – MAI.

Davvero nessuno ti considera?
Tutti ti evitano?
Qual è il tuo approccio?
Chiuso? Schivo? Sdegnoso?

“I colleghi mi criticano di continuo” – Reale ..fai attenzione è una mancanza di rispetto

Questo tipo di intrusione minerà la tua credibilità, diminuirà la tua sicurezza.

Se commetti un errore… è giusto che il tuo capo ti dia un feedback negativo.
Ma se ricevi continuamente critiche da parte di colleghi o pari-grado …
prendi atto che qualcuno non ti sta prendono sul serio.
Sei stato preso di mira.

Non lasciare che la tua autorità personale venga messa in discussione.

L’opzione migliore è quella di cercare un incontro privato con la persona in questione.
Non puoi accettare questo comportamento sminuente.

“Non sono incluso in conversazioni, aperitivi e meeting?” – Paranoia ma potrebbe essere reale – fai attenzione!

Se sei stato tagliato fuori da una o due e-mail, non farne una tragedia.
Capita.
Probabilmente è solo una svista.

Ma se ti accorgi di essere costantemente escluso da discussioni ed eventi importanti in seno all’azienda …
è un problema!
Probabilmente non apprezzano la tua partecipazione.
Azz..mica facile adesso!

“Mi rubano sempre le idee” – Reale – fai attenzione!

Non c’è niente di più frustrante di avere un collega che si prende il merito del tuo lavoro.
Ruba la tua grande idea.

A volte,
in un ambiente di lavoro frenetico, può accadere (anche se non dovrebbe) senza particolari motivi.
Tuttavia, se diventa un modello-ripetitivo è un segnale evidente di mancanza di rispetto.

Devi difendere te stesso.
Combattere questa mancanza di rispetto al lavoro.

“Faccio il lavoro di tutti” – Reale – fai attenzione è una mancanza di rispetto

Hai difficoltà a dire NO?
Cerchi sempre di essere gentile con gli altri, a scapito di te stesso?
I colleghi se ne approfittano?
L’hanno capito e sanno come prenderti?

“NO”, è una parola potente.

Spesso ci sentiamo in dovere di acconsentire a tutte le richieste, per paura di sembrare poco collaborativi.
SI a quel nuovo impegno, SI a quel progetto che ti farà tornare a casa alle nove di sera.

Imparare a rifiutare è utile nel lungo periodo.

Spesso, è necessario declinare l’invito e dire NO.
No, perché sei troppo occupato, NO perché non vuoi lavorare fino a tardi.
No perché (semplicemente) non ti interessa.

Un percorso di coaching individuale: 8 motivi perché ancora non ti decidi – 2

un percorso di coaching individuale

5. “Coaching? Ci sto pensando ..” (in pratica hai paura di sentirti rispondere “Costo? Durata? Mah! Boh! Dipende!”)

Molte persone sono spaventate da alcune strategie di marketing che ruotano intorno al mondo del coaching.

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Hanno (giustamente) timore di iniziare un percorso di coaching … interminabile …
Trovandosi impegolate per mesi con una persona che si attacca peggio di una zecca.
Con il costo che lieviterà (verso l’alto ovviamente) sessione dopo sessione.

È nell’interesse del buon coach concordare un piano d’azione insieme al cliente.

Per quel che mi riguarda, sul tema costi e durata sono molto trasparente (li trovi sul mio sito). Non avvio un percorso di coaching individuale senza aver delineato (con il mio cliente) i tempi, i costi, le attività e l’impegno che sarà necessario per ottenere risultati in un tempo ben preciso.

6. “Coaching? Naaaaa, grazie …Tutta colpa del capo, collega, team, sfortuna, ecc. … “

Alcune persone sentono che la loro carriera non è mai decollata.
Si guardano indietro e vedono fallimenti causati da circostanze al di fuori del loro controllo.

Lamentano di non essere mai stati apprezzati.
Sono vittime delle circostanze.
Ritengono che manager e azienda abbiano approfittato di loro.
Della loro sensibilità e disponibilità.

La colpa è all’esterno (il capo menefreghista, il collega falso, l’azienda traditrice, la sfiga, il Mercato fluttuante, ecc.). Nessuna assunzione di responsabilità delle proprie azioni.
 

 
A questo punto del loro percorso professionale,
il coaching è visto come inutile. Superfluo o tardivo.
Non serve a “riparare il torto”.
Non riesce ad “assolvere” il fallimento.

Tuttavia,
solo chi sa imparare da quelle esperienze, le sa gestire e “ricostruire”.
È in grado di andare avanti e superare questo stallo.

7. “Un percorso di coaching individuale? Mhhh …” (in verità hai poca fiducia nel coaching)

Quando si cerca un coach, ti ritrovi spesso in un vero e proprio “Selvaggio West” del coaching.

Mental coaching, coaching motivazionale, coaching per la performance, coaching per lo sport,
coaching per business, coaching per tutto e per tutti … e chiunque fa coaching!
Evviva il coaching!

Questo perché non esiste una vera e propria normativa che disciplina questa professione.

Intorno a questa fumosa situazione non ti stupire se operano, a fianco di professionisti seri e competenti, sedicenti coach e scuole di coaching “fake”.
Rilasciano attestati con nessun valore a seguito di corsi della durata di alcune giornate.

Se queste sono le tue preoccupazioni,
prendi contatto con me ed esponimi i tuoi dubbi e perplessità.
 


 
Sono a disposizione per un incontro informativo via Skype o cellulare (breve, gratuito e non vincolante).
Puoi chiedermi liberamente di illustrare le mie esperienze, le mie competenze.
Da quando tempo lavoro come coach e presso quale aziende/istituzioni.

Le mie effettive conoscenze su di un certo argomento.
Domande sul mio approccio e il mio modo di intendere il coaching.

Non aver paura di fare “domande scomode”.

8. “E il costo?” (inteso come resistenza)

Nella mia esperienza (almeno prima del Coronavirus), il costo non rientra nelle “resistenze”,
Le persone lo vedono come un investimento per la loro professionalità.

Generalmente, chi è determinato, chi desidera dare una svolta, chi è stufo dei soliti risultati,
chi vuole lavorare su sé stesso non ha bisogno di “spinte” all’acquisto.

Infatti, se c’è una cosa che non faccio mai con un potenziale cliente che desidera iniziare un percorso di coaching individuale è … vendere, trattare, promuovere, scontare.

Se “funziona” … le persone sono ben contente di acquistare.
Inoltre è a disposizione pagamento dilazionato e una garanzia di rimborso in caso di insoddisfazione. In pratica: se dopo la 1a sessione di coaching (in pratica è la seconda perchè la prima è di pre-coaching) il cliente ha la possibilità di interrompere il percorso ottenendo il pieno rimborso.

Come superare queste resistenze per un percorso di coaching individuale?

Il primo passo è riconoscere il coaching per quello che è:
una fantastica opportunità per la crescita, lo sviluppo, l’auto-comprensione e l’avanzamento di carriera.

Grazie al coaching,
potresti sviluppare il tuo potenziale ancora inespresso.

Potresti colmare una particolare lacuna nel tuo approccio.
Risolvere problemi di prestazioni.
In tutti questi casi un percorso di coaching individuale è un investimento.

Allora … sei pronto per il coaching?
La verità è che non sarai mai pronto.
Muoviti ora! Potresti non partire mai…

Un percorso di coaching individuale: 8 motivi perché ancora non ti decidi – 1

I grandi manager, politici e atleti hanno un allenatore.
Tutti abbiamo bisogno di un coach.

Il professionista di fiducia che ti “allena”.
Ti prepara mentalmente ad affrontare con più fiducia e determinazione i cambiamenti improvvisi e i problemi quotidiani. La competitività sempre più aggressiva.

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Ho notato diversi motivi ricorrenti per cui alcune persone (pur essendo molto interessate alla loro crescita professionale e affascinate dal coaching) esitano e “resistono” a intraprendere un percorso di coaching.

Ecco 8 motivi che causano “resistenza” nell’approcciare il coaching:

1. “Mi piacerebbe tantissimo … ma non ho tempo”

Preso da un turbinio di azioni.
Sempre di corsa.
Indaffarato.

Veramente non hai tempo?
Perché le nostre giornate sembrano più corte rispetto a quelle di altre persone?
Spesso il non-avere-tempo diventa una scusa per riempire la tua giornata.

Spesso il non avere tempo è solo una scusa per non agire (e non iniziare coaching).
Quante ore passi su cose poco importanti?
Quanto tempo dedichi al tuo miglioramento e al tuo progresso?

Forse hai paura di affrontare una certa situazione.
Timore di lanciarti e metterti in gioco.

Se dai priorità alle cose veramente importanti,
scopri di avere tantissimo tempo (anche perché le cose realmente importanti sono poche!).
 

2. “Coaching? Figo! Sì … un giorno lo farò”

“In questo periodo sono stressato”.
“Quando sarà passato questo periodo, lo faccio”
“Non sono ancora pronto”
“Non è il momento giusto.”
“E’ un periodo pesante.”
“Dal 1° gennaio comincio.”
“Dopo le vacanze comincio.”

Non lasciarti immobilizzare dalla sindrome di “domani”.
Il tempo giusto per l’azione è “oggi”.
Iniziare “da domani”, “da lunedì”, “dal mese prossimo”, ecc. … non ti farà cominciare mai.

Devi fare il primo passo adesso.
Non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a fare qualcosa.

È più rassicurante fare corsi, frequentare workshop, comprare libri, video tutorial …
parlare, teorizzare, disquisire, dissertare …
che passare all’azione.

Conosci tutta la teoria,
ma non “scendi” nella pratica restando sempre al punto di partenza.

Puoi leggere e informarti per giorni o per anni, ma non saprai mai tutto quello che c’è da sapere.

Tieni presente che …
se fai quello che hai sempre fatto, otterrai sempre gli stessi risultati.

Se non usci allo scoperto, non succederà mai niente di stimolante,
di vitale o di esaltante.

3. “Coaching? A me? Ma io non ne ho bisogno ..”

Non sono pochi quelli che vedono nel coaching … una “bocciatura” delle proprie competenze.

Coaching non è un atto d’accusa verso la tua competenza.
L’indicazione della tua non-capacità di raggiungere gli obiettivi.

Iniziare un percorso di coaching non vuol dire essere impreparati.
Incompetenti
Incapaci.
 

 
Significa semplicemente che grazie al supporto di un coach professionista puoi potenziare la performance e raggiungere gli obiettivi.
In meno tempo e meno dispendio di energie.

“Ammettere” di aver bisogno di un coach è accettare di non essere perfetti.
È il primo passo verso il tuo successo.

Nessuna azienda (ma neanche Usain Bolt, Leo Messi, Roger Federer, Federica Pellegrini, ecc.) investirebbe in un percorso di coaching se credesse che i propri collaboratori non siano in grado di migliorare le loro prestazioni.

4. “Coaching? Ci sto pensando ..” (in pratica hai paura di non riuscire)

Se desideri migliorare devi prendere qualche rischio.
Accettare che non ci riusciremo ogni volta che ci provi.

Per vincere, devi imparare a perdere.
Se non stai facendo errori, allora vuol dire che non stai facendo nulla.
Sei ai blocchi di partenza!

Per proteggere la tua autostima, sviluppi meccanismi (soprattutto inconsci) di auto-protezione e di evitamento che “stroncano” sul nascere ogni tua velleità di carriera.
“Tanto non riesco”.
Non pensi di meritare la possibilità di avere un’altra chance?
Lo sai anche tu che …
le persone che raggiungono più successo nella vita sono quelle che non mollano mai.
Anche se inciampano nei loro errori, si rialzano e proseguono.

Come essere autorevole: la comunicazione non verbale per il successo – 2

come essere autorevole

6. “Prenditi lo spazio” … ecco come essere autorevole

“In tutte le specie animali,
la postura espansiva, aperta che occupa più spazio, è associata con potere e dominio”.
dice la psicologa americana Amy Cuddy.

Una buona postura crea una presenza dinamica.
Invia “attorno a te” un messaggio di sicurezza di sé, autorità ed energia.
Atteggiamento autorevole.

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Al contrario,
posture non pertinenti (chiuso su te stesso, spostare la testa e lo sguardo di lato,
postura molle o eccessivamente rilassata, ecc.) indicano scarsa fiducia e bassa autostima.

Sia in piedi, sia seduto, immagina una corda che ti sta tirando delicatamente la testa e la colonna vertebrale verso il soffitto.

Mantieni il peso uniformemente equilibrato. I piedi saldamente a terra.
Le braccia non incrociate. Le mani visibili e rilassate.

Quando hai una chiamata importante alzati dalla sedia.

Rende il suono della tua voce più autorevole.
Quando sei in piedi, respiri più pienamente. Stai “spingendo” più energia rispetto a quando sei seduto, rilassato in poltrona.

La voce è strettamente legata al corpo e alla fisicità.

7. Mostra il tuo “lato” piacevole

“Puoi mantenere un sorriso autentico solo per un po’,
dopodiché è solo denti.”
Chuck Palahniuk

Sorridere è uno dei più potenti segnali non verbali.
Toglie dal tuo viso quell’espressione crucciata e nervosa, che rende il tuo volto infastidito o arrabbiato.

Forse non rispecchia la realtà,
ma probabilmente non parleresti a una persona con quel tipo di espressione sul viso.
Assicurati che il tuo viso sia rilassato.

Questo non significa avere il sorriso stampato in viso tutto il tempo,
fare il “piacione” o ancora peggio mostrare un sorriso di circostanza.
Esibire un leggero sorriso sul viso per incoraggiare le persone a interagire con te.

Le persone sicure di sé sorridono perché sono felici.
Non hanno paura di mostrarlo.
Regala alle persone che incontri un sorriso sincero.


“Aggancia” gli occhi dell’altra persona, nota il colore dei suoi occhi e poi sorridi.
Attendi che sorrida di nuovo e poi “trattieni” il tuo sorriso per due secondi in più di lui/lei.

Sarai stupito dal legame che si crea.
Le persone non potranno non notare qualcosa di “diverso”.
Si ricorderanno sicuramente di te.

Sorridere è un segnale potente.
Sorridere (in modo genuino) invia l’idea “Che bello conoscerti‘”.
Trasmette “Si, sono sicuro di me”.

8. Utilizza una stretta di mano ferma ma delicata (??)

Siamo tutti molto attenti al modo in cui qualcuno ci stringe la mano.
Una stretta di mano molliccia farà perdere istantaneamente punti.

Se una persona ti sta dando la mano a “pesce morto”,
non premere troppo forte… STOP!

Stringere la mano è di fatto il saluto negli affari internazionali, nella politica e nella società.
Le sue origini risalgono a millenni.
Nel mezzo di una crisi globale della salute pubblica in cui centinaia di milioni di persone stanno evitando il contatto fisico per fermare la diffusione di Covid-19 la stretta di mano potrebbe scomparire.
E cosa potrebbe sostituirla?

Gli esperti concordano sul fatto che non è tanto la stretta di mano, ma piuttosto il messaggio di cooperazione e connessione che trasmette.
Nei primi giorni della pandemia, le persone si salutavano inchinandosi, toccandosi i piedi o il gomito.
Forse i saluti alternativi definiranno una nuova normalità per l’interazione sociale.
Vedremo … sta-di-fatto che la stretta di mano per il momento va in stand-by.

9. Come essere autorevole? Stabilisci un contatto visivo

Le persone hanno l’abitudine di distogliere lo sguardo, non appena incontrano gli occhi di una persona.
Mantieni il contatto visivo!


Guardare negli occhi gli altri comunica sicurezza, leadership, forza e intelligenza.
Soprattutto quando si parla di punti difficili o importanti.

Se qualcuno regge il tuo sguardo, sorridi.
Fai sentire alle persone la tua influenza positiva.

Non è necessario fissare continuamente e intensamente.
Ma tornare regolarmente con lo sguardo sulla persona.

Se hai difficoltà a guardare negli occhi o mantenere il contatto visivo, fissa il tuo sguardo tra gli occhi dell’altra persona (proprio esatto lì, tra le due sopracciglia).
Nessuno sarà in grado di dire dove effettivamente stai guardando.

Ricorda di sorridere quando mantieni il contatto visivo …
guardare in modo impassibile può essere molto inquietante.

I tuoi occhi dicono tutto.
La gente sente la fiducia in te, quando hai un buon contatto visivo.
Ecco come essere autorevole.

Come essere autorevoli: la comunicazione non verbale per il successo – 1

come essere autorevoli

Come essere autorevoli? Gli specialisti del settore dicono che niente come la postura può essere utile per fare una buona prima impressione.

Una postura dritta, un passo deciso e una schietta stretta di mano (quando si potrà!) accompagnata da un bel sorriso sincero …fanno miracoli!

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Al contrario,
posture non pertinenti (chiuso in te stesso, con la testa e lo sguardo di lato, postura molle o eccessivamente rilassata, ecc..) indicano scarsa fiducia e bassa autostima.

Una buona postura crea una presenza dinamica.
Un atteggiamento di leadership.
Autorevolezza ed energia.

Come essere autorevoli? Ti serve po’ di autocontrollo e un pizzico di strategia

La cosiddetta comunicazione non verbale viene curata di rado,
eppure ha una grandissima importanza sull’efficacia della nostra comunicazione,
anche quando non parliamo.
Ci sono gesti,  posizioni e atteggiamenti che possono dire molto sulla nostra personalità,
così come delle nostre intenzioni e dei nostri giudizi.

Ecco 9 linguaggi del corpo che le persone di successo “usano” spesso,
e che dovresti adottare subito (anche tu) se vuoi apparire una persona sicura di te:

Usa un linguaggio del corpo adeguato

Il linguaggio del corpo è universale.
Ogni persona di qualsiasi nazionalità o cultura lo può capire.

È scientificamente dimostrato che un determinato linguaggio del corpo può aumentare il livello di fiducia.
E la fiducia è un elemento di enorme carisma.

Le persone ammirano la fiducia.
La maggior parte di noi lotta quotidianamente per “acquistarne” un po’.
Il tuo corpo segue la tua mente.
La mente può influenzare le tue espressioni facciali e il tuo linguaggio del corpo.

1. Stai diritto…

Per apparire più sicuro di te, raddrizzati.
Subito!

Tieni i piedi larghi all’altezza dei fianchi,
“stirati” verso l’alto il più possibile, immagina di essere tirato all’insù da una cordicella.
Conserva la “sensazione di altezza” ma rilassa le spalle, tirandole leggermente indietro.

Tira indietro le scapole e ”apri” il petto.
Tieni le spalle dritte, ma rilassate il più possibile, anche quando sei seduto.

Non appoggiarti (a una parete, alla porta, la scrivania, ecc.) perché significa passività e insicurezza.

2. … tieni dritta anche la testa

Tante ore davanti al computer rendono le spalle curve.
La postura influenza le percezioni e le prime impressioni.

Per apparire più sicuro di te, raddrizzati.
Tieni dritta l testa.
Non inclinarla di lato.

Alza il mento leggermente. Guarda dritto.
Smettila di guardare in basso, mentre cammini.

3. Usa le mani mentre parli

“Parla” anche con le mani.
Con movimenti lenti usa le mani per sottolineare i punti più importanti.
Per aggiungere passione.

Usa gesti espansivi, utilizzando tutta la lunghezza delle tue braccia.
Rendi la tua presenza molto più dinamica.
Professionale.

4. Come essere autorevoli? “Fronteggia” le persone

Se posizioni i piedi molto vicini (o incrociati) trasmetti generalmente incertezza,
mentre una posizione più ampia, indica sicurezza.

Adotta la tua posizione.
Tieni i piedi leggermente più larghi dei tuoi fianchi.

Quando parli con qualcuno, “apri” la tua posizione.
Evita le braccia conserte sul petto che “creano” una barriera tra te e le persone.
Trasmettono un atteggiamento negativo, difensivo o di chiusura.
Posiziona il tuo corpo in modo da essere aperto e “vulnerabile”.
Significa fiducia e incitamento.

“Punta” il tuo corpo verso la persona con cui stai parlando.
Se sei di lato, puoi trasmettere l’impressione di fuga, paura e sfiducia.
Di essere solo parzialmente coinvolto nella conversazione.

È un cambiamento sottile,
ma “rivolgere” il tuo corpo verso il tuo interlocutore farà la differenza.

Assumerai la posizione di potere.
Ti farà apparire più sicuro di te!

5. Rallenta

Quando siamo ansiosi,
o abbiamo un momento di disagio, può essere efficace parlare e muoversi più lentamente.

Anche se potrebbe sembrarti troppo lento, va bene così.
È solo questione d’abitudine.
Controlla la lunghezza dei tuoi passi.
Passi regolari e cadenzati,
piuttosto che passi veloci, frettolosi o frenetici. Ecco come essere autorevoli.

Non aver fretta. Ricordati di mantenere la postura del corpo allineato.

Questo incedere lento,
questa serie ordinata e lineare di movimenti ti farà apparire subito più sicuro e fiducioso.

La forza mentale. 12 domande per capire quanto sei forte – 2

la forza mentale.

6. Incolpi gli altri per la tua mancanza di affermazione?

Incolpare gli altri è sicuramente una debolezza.

Accusare gli altri è più facile perché ci sentiamo meno responsabili.
Proteggiamo il nostro ego e la nostra autostima.
Dare la colpa agli altri è una comoda stampella utile per deviare la colpa da noi stessi.

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Alcune persone sentono che la loro carriera non è mai decollata.
Si guardano indietro e vedono fallimenti causati da circostanze esterne (il capo menefreghista, il collega falso, l’azienda traditrice, il Mercato fluttuante, ecc.).

Ritengono che manager e azienda abbiano approfittato di loro.
Della loro sensibilità e disponibilità.
Nessuna assunzione di responsabilità delle proprie azioni.

In verità,
tu sei l’unico che può portare il successo nella tua vita.
Devi essere forte mentalmente per accettare la responsabilità per le circostanze della tua vita.

7. Le tue azioni seguono le tue parole? Fai quanto dici? Valuta onestamente la forza mentale.

Sembravi promettere bene quando avevi detto, anzi proclamato,
che da lunedì avresti ricominciato ad andare in palestra almeno 3 volte la settimana
(approfittando del turno pomeridiano).

Poi ti hanno visto in quel bar del centro fino alle 02.00.
E non ti hanno visto in palestra.
Peccato!

Le parole hanno un grande potere.
Prima di parlare, verifica le tue intenzioni.
La tua volontà. La tua tenacia.

Siamo in tanti (troppi) a non mantenere le promesse.
Siamo troppo “avvolti” da noi stessi.
Perché ci rendiamo conto che è (semplicemente) troppo dannatamente difficile.
 

8. Hai paura del confronto con gli altri?

Vedi tutti più bravi e più capaci di te?
Tendi a perfezionarti in continuazione?
Continui ad allenarti fino al momento in cui ti sentirai finalmente pronto?

Tutti facciamo paragoni e confronti perché temiamo di non essere “abbastanza”.
Il confronto però è sempre eccessivo (e demotivante).
Ognuno è meglio e peggio di altri su un numero illimitato di scale di valori.

Confrontarsi con gli altri può essere molto frustrante.
È il biglietto per il malcontento.
Il metodo infallibile per annegare nel rancore (anche se fuori splende il sole).

Se pensi che tutti intorno a te siano in qualche modo migliori. Hai ragione.
In effetti qualcuno lo è!

La verità è che siamo profondamente focalizzati sui nostri limiti e fallimenti,
raramente vediamo quelli degli altri.

9. Riesci ad accettare la realtà?

Quando le cose non vanno come ti aspetti ti chiudi in un guscio? Senza agire, senza reagire?
Adattandoti a vivere la vita che non ti piace?
Senza muovere un dito per cambiarla?
Quando si nega la realtà e non la si accetta,
il cambiamento non avviene.

Avvertiamo emozioni negative e ci arrendiamo,
credendo di non poter migliorare la nostra vita.
E tutto diventa … grigiore, dolore e tristezza.

Accettare la realtà, per quanto dolorosa possa essere al momento, è l’unico modo per consentire il cambiamento.
Accettare la realtà è dimostrazione di forza mentale.

10. Sei terrorizzato di fallire (un’altra volta)?

Le persone di successo (quelle che più ammiri) hanno sperimentato che non importa quante volte si cade,
ma quante volte ci si rialza.
Più forti di prima.

Il fallimento è un’opportunità per crescere.
Imparare, fare un progresso e correggere la direzione.

Gli errori ci insegnano cosa non ha funzionato. Cosa dovremo fare di diverso la prossima volta.
Se non fallisci non puoi imparare, evolvere e crescere.
Se non fallisci non puoi superare la tua mancanza di forza mentale.

Quando hai così tanta paura di fallire, difficilmente le tue azioni diventeranno incisive.

11. Valuta la forza mentale. Ti fai corrodere dai dubbi?

Il dubbio è il killer numero uno di una mentalità fiduciosa.
Quando dilaga incontrollato, danneggia la mentalità e sgretola le prestazioni.
Troppo spesso tendiamo ad aggrapparci ai dubbi.

Iniziamo a dubitare ancor prima di iniziare qualcosa.
Qualsiasi cosa.

È fondamentale diventare consapevole dell’influenza negativa che il dubbio può avere su di te.
Contrastare i dubbi con pensieri positivi (o per lo meno realistici).

12. Getti la spugna (troppo) facilmente?

È facile smettere.
Gettare la spugna.
Ogni giorno hai la possibilità di cedere alla tentazione di mollare.

Questo è senza dubbio uno dei tratti più evidenti della mancanza di forza mentale.
Una persona forte (invece) non rinuncia mai.
Almeno non così troppo facilmente.
Tutti desiderano la pillolina magica.
Invece nulla di speciale, niente di straordinario avviene in una notte.

Devi lavorare sodo per vedere aumentare la forza mentale.

Quelle poche persone che lo fanno (quelle di successo) non si aspettano risultati immediati.
Non pensano che il successo arriverà “rapido”,
“facile”, in una notte.
Sanno che occorrono tempo e fatica.
Indipendentemente da quanto difficile possa essere,
devi sempre lottare per i tuoi obiettivi.

Allenati con piccole vittorie.
Decidi di completare qualcosa, al meglio delle tue capacità.
Non importa se sei stanco, sfiduciato, avvilito o debole.
Se dentro di te hai deciso che non mollerai.
Non lo farai!

La forza mentale: 12 domande per capire quanto sei forte – 1

la forza mentale

Foto di Scott Webb da Pixabay

Alcune persone raggiungono i loro obiettivi,
sono volitive e determinate.

Altre si lamentano costantemente e trovano sempre scuse per non alzare un dito.
Preferiscono piangersi addosso.
Sentirsi vittima.

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La forza mentale è essenziale per affrontare una situazione difficoltosa, un momento complesso,
un collega o un capo ostico, un lavoro che non ci piace o una relazione che ci ruba solo energia.
Raggiungere gli obiettivi, rompere gli schemi, prendere una nuova direzione non è facile.
Ci vuole tempo.
Fatica. Costanza.

Qualunque sia la sfida, dobbiamo tirare fuori grinta, carattere e determinazione.
Anche al tuo livello (grande o piccolo che sia, davvero poco importa).
Ecco 12 domande per capire quanto devi ancora lavorare sulla tua forza mentale:

1. La routine ti dà un senso di sicurezza e di protezione?

Difficilmente fai un passo fuori dal conosciuto? Dalla certezza?
Dalla tua zona di comfort?
Il lavoro attuale non è così stimolante ma almeno, conosci già tutto-e-tutti e non è così stressante?
E se poi non vai d’accordo con il nuovo capo o i nuovi colleghi?
Perché lasciare la tua confortevole routine familiare?
Sai che casini! Ma chi te lo fa fare …

Le persone che hanno sviluppato la forza mentale non hanno paura del cambiamento.

Sono flessibili e mantengono sempre una mente aperta, accogliendo tutto.
Compreso il cambiamento.
Quello che conta (veramente) è il modo in cui lo affronti.

La persona mentalmente forte ha consapevolizzato che il cambiamento è inevitabile.
L’indugio e la pigrizia sono segni certi di mancanza di forza mentale.
Tutti noi abbiamo momenti dove non vogliamo fare nulla.
E’ normale, ma quando quest’indole diventa svogliatezza, indolenza, pigrizia allora bisogna intervenire.

Le persone di successo non permetteranno (mai) all’indolenza di prendere il controllo delle loro vite.
Irrobustisci il tuo pensiero.
Impara a superare le debolezze.

2. Tendi spesso “a fare la vittima”?

Cerchi di convincere gli altri che porti il peso del mondo sulle spalle?
Che la vita con te è stata (particolarmente) spietata e crudele?

Vedi dovunque segnali (anche divini), che ti stanno dicendo di smetterla,
che sei ancora in tempo per fermarti.
Tutto attorno sembra ideato per sabotare e distruggere sul nascere i tuoi sforzi?

Devi lavorare ancora sodo sulla tua forza mentale

Così è facile.
È la scusa giusta per non iniziare alcun progetto.
È la tecnica perfetta per non raggiungere mai alcun traguardo.
Il metodo sicuro per non fare mai errori.

Un evento sfortunato non è la fine del mondo. Si può superare.
Serve a poco … mugolare e diffondere negatività intorno.

Le persone forti emotivamente sanno che la vita è un’alternanza di cose positive e negative.
Incontrano (anche loro come tutti) problemi nella vita.
Si assumono la responsabilità delle proprie azioni.

Si impegnano al massimo nella ricerca di soluzioni.
Raramente li sentirai lamentarsi e compiangersi.

3. Ti avveleni una bella giornata di sole per una critica o una battuta?

Metti il broncio alla minima osservazione?
Hai difficoltà a sorridere dei tuoi difetti?
Ti manca spirito di autocritica?

Se ti avveleni la giornata per un nonnulla, ti prendi sempre troppo sul serio,
ti innervosisce non appena ricevi una critica e metti il muso al primo dissenso (e lo tiene anche dei giorni)… devi lavorare sulla tua forza mentale.

Non riesci ad affrontare nulla e basta una piccola cosa per sprofondare.
Ci vuole tempo per riprenderti, ma non ti riprendi mai perché i rapporti nel frattempo sono “lievitati” e peggiorati.
È difficile,
quando sei così suscettibile a continui sbalzi emotivi.
È necessario lavorare sul controllo delle tue emozioni.

4. Valuta la tua forza mentale. Quanta fatica fai a dire NO?

Dire NO non è facile e mai piacevole.
Dire SI (senza essere convinto) è anche molto,
ma molto peggio.

Se cerchi di evitare i conflitti, spesso non fai altro che gonfiarli e peggiorarli.
Evita di dire “SI” per amicizia, timore o per mantenere pace e tranquillità,
rischi di perdere la fiducia degli altri.

Metti dei paletti o dei limiti da rispettare.
Le persone capiranno che possono facilmente approfittare della tua disponibilità
(e lo faranno).

A lungo andare diventa frustrante, castrante,
perdi autostima e motivazione.

Saper dire “NO” è un’abilità fondamentale se vuoi avere il pieno controllo della tua vita.

5. Ti accontenti anche se non sei contento? Quanto lotti per migliorarti?

Ti accontenti di stare con qualcuno solo per non stare da solo?
Il lavoro non è quello che vuoi ma quanto è dura cambiare?

Vorresti di meglio ma (oramai) hai familiarizzato con la mediocrità.
Sei entrato in intimità con la mediocrità.
Ti sei fatto amica la limitatezza.
La coccoli, la assecondi.

La forza mentale: ti accontenti di una vita “mediocre”?

Anche se hai capacità.
Competenza. E puoi meritare di più.
Non lotti.
Non lotti abbastanza.
Vai a letto tranquillo. Comodo. In comfort.

Almeno non lamentarti.
Come puoi lamentarti di scelte che in fondo sono tue?

Come gestire il pessimista sul lavoro .. in tempi già difficili

pessimista

Foto di Pexels da Pixabay

Negativo. Lamentoso.
Disfattista.
Catastrofico.

Prospettagli un progetto straordinario e insisterà che il Mercato non è pronto
e i finanziamenti non arriveranno mai.
Trova difetti e lamentele anche in una bella giornata di primavera,
in una festa di compleanno.

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Puoi immaginare in questo periodo di emergenza (o post emergenza) da Covid19?

Il pessimista cronico non è consapevole del suo comportamento.
Crede di essere realistico ma in realtà non lo è.

Non riesce guardare il problema da diverse angolazioni.
Non vede il fallimento come un’opportunità di apprendimento.
Annega appena si alza la pressione.

Il pessimista-catastrofico poi ha un potere unico: anche se lo ignori, ha la capacità di opprimere (anche in buona fede) tutto l’ambiente.
Riesce lo stesso a innervosirti solo con la sua presenza, anche a metri di distanza.
Se non è potere questo!

Devi evitare di diventare “l’obiettivo” del pessimista

Evitare di spendere la tua energia nel contenere i suoi pensieri negativi.
Il pessimista è il lato oscuro.
Può farti sentire pieno di risentimento quanto un ottimista illuminerà il tuo umore.

Cosa fare con una persona negativa?
Se è uno che conosci appena, un collega di un altro dipartimento puoi sempre tacere, evitare, snobbare, scansare …
ma se la persona in questione è il collega di scrivania?
Il tuo collaboratore? Il tuo capo? Il cliente importante?
La tua più cara amica?
Il tuo partner?

Potresti cercare di farle capire che la loro vita non è affatto male.
Che sono “padroni” di come percepiscono le cose.
Aiutarli a uscire dal loro guscio di “vittima”.
Basterà? Uhm...
 

 

Un certo grado di pessimismo può essere una buona cosa

Ti aiuta a vedere le aree di potenziale pericolo. Rischio.
E quando puoi vedere il pericolo, puoi prendere provvedimenti per affrontarlo.

Ad un certo grado la persona pessimista può (se efficacemente “indirizzata e gestita”) diventare efficace per la tua causa in quanto fonte inesauribile di “avviso di pericolo”.

Piuttosto che farti venire il bruciore di stomaco o scendere al suo livello, usa queste frasi come linee-guida per “neutralizzare e reindirizzare” il suo pensiero pessimista:

“Hai bisogno di un consiglio?”
“Hai bisogno di sfogarti?”
“Sembri sconvolto. È quello che stavi cercando di trasmettere?”

 

“Cosa ti ha portato a questa conclusione?”
“Puoi mostrarmi la tua prova?”
“Puoi riformularlo in modo positivo?”
“Forse è così, ma ecco la buona / alternativa che vedo.”

 

“Posso spiegare perché non sono d’accordo con te?”
“Hai considerato …?”
“Ti ringrazio. Preferisco concentrarmi su …”
“Hai fatto un buon punto, ma se noi x, allora y.”

 


 

“Quale obiettivo vuoi raggiungere?”
“Hai identificato un problema valido. Facciamo un brainstorming su come risolverlo.”
“Quando continui a sottolineare il negativo, perdiamo l’entusiasmo di cui abbiamo bisogno per essere veramente creativi e produttivi. Mi hai mostrato X … credo che tu possa Y.”

 

“Ti sarei grato se potessi darmi delle alternative.”
“Cosa ci serve per risolverlo/andare avanti?”
“Mi aiuterebbe molto se tu …”
“Come posso aiutarti ad andare oltre x?”

 

“Grazie per aver condiviso i tuoi pensieri. Ora andiamo …”
“Possiamo avere una seconda opinione al riguardo da Marco/ufficio vendita?”
“Cosa faresti invece?”
“Posso capire perché lo pensi/provi così. Qual è il tuo prossimo passo?”
“Cosa ha funzionato in passato per questo tipo di problema?”

 

“Cerchiamo una soluzione insieme.”
“Possiamo affrontarlo da una prospettiva diversa?”
“Come possiamo migliorare insieme questo?”

 

Chiedi al pessimista di spiegarsi

Riposiziona le sue affermazioni negative. Falle seguire da un “MA” per ruotarle verso il positivo.

Cerca di concentrarti sulla tua autostima. Non farti influenzare.
Più credi in te stesso, più sei ottimista.

Delusione professionale? Non rinunciare ai tuoi sogni.. mettili in stand by

delusione professionale

Foto di Pexels da Pixabay

Delusione professionale? Capita. Anche spesso …
Lanci il tuo progetto… finalmente! Ti è costato impegno, sacrificio…
Investimento di energie, tempo e …soldi. Tanti.
Poi capita qualcosa di inaspettato.

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Imprevedibile …che spazza tutto in un attimo…si squagli come neve-al-sole.
E ti lascia basito…inebetito. “Trombato” dalla vita.
Lasciandoti briciole di desideri e frammenti di grandi visioni.
Capita.

Se ti è successo sai cosa intendo!

Continuare a sperare quando l’obiettivo si allontana,
sognare nonostante le speranze disattese è tutt’altro che facile.
Ansia e delusione prendono il sopravvento.
Tutte le certezze crollano.

Spesso non arriviamo ai nostri traguardi seguendo un percorso uniforme.
La strada non è lineare.

Spesso,
per arrivare all’obiettivo siamo costretti ad allungare la via.
Ciascuno di noi prende traiettorie professionali differenti

“Ognuno col suo viaggio
Ognuno diverso.
E ognuno in fondo perso
Dentro i fatti suoi”

per dirla alla Vasco!

Non c’è un modo giusto e uno sbagliato!

Ognuno arriva con il suo “passo”.
Ci sono forze esterne che spesso interferiscono con la nostra ideale traiettoria lineare.

Infatti,
spesso incappiamo in cambiamenti di carriera.
Battute d’arresto e momenti d’involuzione che ci mandano al tappeto.
Ci fanno a pezzi, demolendo la nostra autostima.
Le nostre certezze.

L’importa è COME affronti gli ostacoli.
Come superi la delusione professionale.

Sulla tua strada troverai ostacoli inaspettati e improvvisi, alcuni facilmente superabili e altri che ti porteranno lacrime (e bruciori di stomaco).

Di volta in volta scoprirai che, ciò che conta non è la natura degli ostacoli, ma piuttosto come ti approcci,
come reagisci e cosa impari.

Gli ostacoli, gli errori ti aiutano a “correggere il tiro”. Insegnano cosa non funziona.
Cosa fare di diverso la prossima volta.
Se hai sbagliato, se hai fallito, aspetta …

non mollare, provaci ancora!

Prenditi una pausa, ricarica le pile e continua. Riprova ancora!
Più provi a fare qualcosa, prima arriverai “a farlo bene”.

I fallimenti sono (davvero) i gradini per avere successo professionale.
Non essere paralizzato dai tuoi tracolli.
La vita è imprevedibile.


Pensa che anche Google è incappato in diversi progetti falliti.
Nel corso della sua attività Google ha avviato e chiuso ben 44 servizi.
Non pochi vero?

Qualcuno li ha riuniti in una pagina (puoi anche leggere le motivazioni legate alla chiusura di ogni singolo progetto)

Se capita anche al “grande” Google, figuriamoci a noi!

Quello che è importante è sviluppare un atteggiamento che abbracci il cambiamento.
Trasformando il fallimento in opportunità di apprendimento.
La delusione professionale in un processo di crescita.
Dai! Riprendi il tuo cammino!

Colloquio di lavoro telefonico: come essere autorevole solo con la voce – 2

colloquio di lavoro al telefono

L’autorevolezza comincia con “Pronto”

Proprio per questo motivo se ricevi una telefonata da un numero “nuovo” a te sconosciuto…
meglio evitare il poco-professionale “Siii…”.

Il classico “Pronto” oppure il mix spiazzante “Siii…Pronto” che lascia chi chiama nel dubbio di aver composto il numero giusto e lo costringe a chiedere conferma.

Rispondi con il tuo nome (con un tono di voce vivace), in modo che l’intervistatore sappia di aver raggiunto la persona giusta.

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Energico ed entusiasta, ma sempre educato.
Non essere troppo familiare. Non iniziare a parlare come se stessi parlando con un amico (anche e -soprattutto- se percepisci che la persona è giovane).

Indicazioni scontate?
No, per niente.
Le accortezze di una buona “partenza” telefonica sono molto semplici … talmente semplici… che le applichiamo con superficialità o nessun riguardo rendendole (appunto per questo)
…banali e scontate.

Alzati in piedi se vuoi “suonare” autorevole

Se ti alzi,
hai automaticamente una postura migliore.

I polmoni possano espandersi liberamente. È più facile respirare.
Stai “pompando” energia, aumentando il potere della tua voce.
Sembri più sveglio ed energico.

Non sdraiarti sul divano durante il colloquio di lavoro al telefono. Non essere troppo rilassato.
Come minimo siediti dritto.
Ti aiuterà a sentirti più fiducioso e vigile.

Sorridi

Un sorriso sincero è percepito anche al telefono.
Sorridere proietta un’immagine positiva.
Cambia il tono della tua voce.

Sorridendo, la comunicazione diventerà più piacevole e rilassata.
Trasmette disponibilità e positività.

Anche se non hai voglia di sorridere, prova almeno a rilassare i muscoli facciali.
Una voce che “suona” rilassata è più comunicativa di una voce tesa e nervosa.

colloquio di lavoro al telefono

Il colloquio di lavoro al telefono

“Imposta” bene la voce

Il suono della voce può trasmettere molti stati d’animo.
Professionalità ed esaltazione ma anche irritazione e nervosismo.

Molti di noi sono abbastanza bravi a nascondere le proprie emozioni. Altri perdono il controllo, soprattutto al telefono.

Sii sintetico. Non bisbigliare.
Alza il tono della tua voce.
Pronuncia le tue parole in modo chiaro e conciso.

Cerca di non parlare velocemente. Sembra che tu abbia fretta.
L’intervistatore potrebbe interpretare il tuo tono come impaziente.

Nessuno vuole parlare con una persona impaziente durante il colloquio di lavoro al telefono. Neanche a te piacerebbe!
Parla senza fretta. Lentamente … che non vuol dire mosciamente!

Ascoltare in modo attivo ti porta autorevolezza

L’ascolto attivo,
richiede, da parte tua, uno sforzo d’interesse, di concentrazione e d’attenzione per mostrare realmente la tua disponibilità verso il tuo interlocutore.

Ascoltare significa fare silenzio interiormente. Vuol dire calmare il tuo parlottio interno.
Prestare la più totale attenzione a quello che l’altro sta dicendo.

Fai un respiro profondo, prima di rispondere.
Mostra un sincero interesse ponendo domande sull’argomento.
Dai cenni di assenso “Capisco” o “Comprendo” per far capire che “ci sei”. Sei presente.

Per quanto possa essere difficile, non “interferire” con il flusso della conversazione.

Non interrompere se vuoi carisma

Ascolta attentamente l’intervistatore.
Non interrompere e non “andare sopra”.
A nessuno piace essere interrotto nel mezzo di una frase.

Inizia a parlare solo quando l’intervistatore ha completato la sua domanda.

Se ritieni di avere qualcosa da dire che potresti dimenticare,
tieni pronto un blocco note e una penna (Eh sì… I suggerimenti old-school funzionano ancora molto bene. Anche in questi tempi ultra tecnologici.)

“Prendere” il tempo di rispondere è autorevolezza

Se sei apprensivo,
il tempo si dilata e pochi secondi sembrano minuti.
Concediti qualche secondo per elaborare quello che è stato appena detto.

Se ti viene posta una domanda delicata, prenditi del tempo per pensare.
Puoi sempre dire qualcosa del tipo “Mi dia un attimo di tempo per riflettere “.

Prenditi il tempo di rispondere.
Non si tratta di un “botta e risposta” in velocità.
Mantieni il controllo.

Una persona sicura di sé non ha paura di raccogliere i suoi pensieri.
Affrettarsi a rispondere ti fa apparire ansioso.

Prendi il tempo per pensare a una frase completa prima di pronunciare la tua prima parola.
Hai più tempo di quanto pensi!
E apparirai più sicuro e autorevole se te lo prendi.
Tutto.

colloquio di lavoro al telefono

Eliminare “Ehmmmm” e “Ahhh”

Se utilizzi spessoEhmmmm” e “Ahhh..” non sembri autorevole.
Sembri incerto e insicuro.

Se oramai è diventata per te un’abitudine,
non sarà facile non utilizzare “Ehmmm” mentre cerchi di raccogliere i tuoi pensieri.

Sostituisci piuttosto “Ehmmmm” e “Ahhh” con parole di riempimento più forti tipo “Ora… vedi… comunque… “.

Per esempio: ” Ehmmmm” … stavo pensando …” suona molto più potente se la adatti leggermente “Vedi… stavo pensando…“.
Sembra intenzionale e infonde fiducia.

Utilizzare le pause in modo efficace dà potere

I migliori oratori conoscono il potere del silenzio.
E delle pause.
Il silenzio intenzionale è visto come autorevole.
Carismatico.

Utilizza le pause.
Non solo alla fine ma anche nel mezzo delle frasi.
Facendo una pausa, dai il tempo alle tue parole di fare effetto!
Ecco …l’autorevolezza della voce!

Se non fai una pausa,
l’incisività del tuo messaggio si perde nel flusso della conversazione.

Pausa prima di una parola/frase/concetto importante

Devi esprimere un pensiero fondamentale per trasmettere la tua competenza?
Bene. Fai una pausa. Prima.

La pausa attira l’attenzione del tuo ascoltatore … e lo prepara a ciò che verrà dopo …
ecco aspetta ancora un attimo … così bene…
sta aspettando curiosamente quello che hai da dire.

Pausa dopo una parola/frase/concetto importante

Hai appena espresso un concetto/una proposta fondamentale?
Fai una pausa.
Non c’è bisogno di lanciarsi immediatamente a parlare d’altro tipo “Giusto? … Vero? Sai …”.

Se fai silenzio, darai all’ascoltatore il tempo di elaborare ciò che hai appena detto.
Darai la possibilità di capire – veramente – il significato.

Quel piccolo intervallo di silenzio dimostrerà la forza del tuo pensiero,
e la tua autorevolezza.
Che potenza!

Ricorda sempre il tuo obiettivo

Non distrarti. Deconcentrarti.
Non perderti in fantasticherie di come spenderai il tuo primo stipendio nel tuo nuovo posto di lavoro.
Ancora non è il momento di discutere di soldi e date di inizio.

Piuttosto molto più umilmente … concentrati sul primo obiettivo: “arrivare” al colloquio faccia-a-faccia.

Alla fine del colloquio di lavoro al telefono, dopo aver ringraziato l’intervistatore, chiedi la possibilità di un colloquio di persona. Non finire la telefonata senza sapere i dati di contatto.

Quali sono i prossimi passaggi di selezione.
Chi deve fare la telefonata, se tu o il recruiter.

Potresti scoprire che il selezionatore sta lavorando per conto di un datore di lavoro.
Sono ancora in fase iniziale di selezione dei candidati.

Non può rispondere –al momento– a domande dettagliate sul lavoro e sull’azienda.

Se passi alla fase successiva, avrai la possibilità di valutare l’azienda in modo più approfondito.

Che altro dire?
In bocca al lupo per il tuo colloquio di lavoro al telefono!

Colloquio di lavoro telefonico: come essere autorevole solo con la voce – 1

colloquio di lavoro telefonico

Photo by Andrea Piacquadio from Pexels

Tempi strani. Questi del CV19.
Complessi.

Riapertura, digitalizzazione, distanza sociale, …
In questa “nuova dimensione” il telefono può diventare ancor più strumento di selezione del personale.

Le aziende usano l’intervista telefonica per fare una rapida selezione tra i candidati.
Restringendo così la rosa dei papabili.
Risparmiando tempo e risorse.
L’obiettivo è avere un elenco di pochi nominativi a cui proporre un colloquio di persona.

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Dal canto tuo,
se sottovaluti il colloquio telefonico perché “Devi solo parlare”, “Puoi farlo in mutande” o “Tanto non è un vero colloquio di lavoro” … puoi finirla qui!
Puoi interrompere la lettura.

Ma se continui ricorda che … stiamo parlando di autorevolezza!
Competenza. Capacità.
Preparazione.

Dovrai utilizzare solo la voce.
Dovrai trasmettere competenza e autorevolezza “solo” attraverso la tua voce.
Non potrai mostrare né il tuo abito, né il tuo taglio di capelli così trendy ma anche cosi elegante.
Non potrai ricambiare uno sguardo, non hai una mano da stringere, né un sorriso da mostrare.

Ricorda che …
non sono pochi i professionisti (di ogni età e settore) che, nonostante indubbia preparazione e capacità, davanti un colloquio di lavoro telefonico riescono (complice l’ansia e la tensione) a “incartarsi” da soli,
apparendo impreparati e incompetenti.
Non-esperti.

Finiscono con auto sabotarsi. Perdendo in efficacia.
Pagando in autorevolezza.
Perdendo l’occasione.
Che peccato!

È fondamentale essere preparati.
Pianificare il colloquio di lavoro telefonico.


 

L’importante non è quello che dici ma come lo dici

La tua voce è il “veicolo” che spinge le persone ad ascoltare.
A prendere sul serio te e le tue parole.

Gli studi hanno dimostrato che l’87% delle opinioni che le persone si formano quando parlano al telefono,
si basano sul tono della voce.
Solo il 13% si fonda sulle parole che realmente utilizziamo.

Non è ciò che diciamo.
Ma piuttosto come lo diciamo.

Autorevolezza è anche preparazione. Organizzati con metodo.

 

Registra la tua voce

 
La pratica rende perfetti.
E autorevoli.

Parlare al telefono non è così facile come sembra.
Non sottovalutare … è un errore che si paga caro!

Chiedi a un amico o un familiare di condurre un’intervista telefonica simulata.
Registra la conversazione in modo da poter verificare come “suoni” al telefono.

È il momento di venire a patti con il tuo ego.
La prima volta potrebbe essere scioccante!
Eh, sì … quella voce mono-tono e anestetizzante potrebbe essere proprio la tua!

È incredibile quanto puoi apprendere dalla tua voce registrata.

Sarai in grado di identificare e prevenire errori che potrebbero compromettere il colloquio di lavoro telefonico.

Tipo renderti conto che parli troppo piano o troppo velocemente.
Oppure ascoltare i tuoi “Ehmmmm” e “Vero?” o i continui intercalari “effettivamente … sicuramente … decisivamente … teoricamente …”.
 
colloquio di lavoro telefonico

Scegli uno spazio tranquillo, comodo e riservato.
Senza distrazioni.

 
Così potrai concentrarti sul tuo colloquio di lavoro telefonico.

Vestiti formalmente.
Più ti “senti” professionale, maggiore probabilità hai di “trasmettere” autorevolezza.
Anche al telefono.

Quando arriva il momento della telefonata, assicurati che il tuo cellulare sia carico e acceso.
Di essere in una “zona” con un buon segnale di ricezione.

Se la chiamata arrivasse in un momento inaspettato o imbarazzante,
puoi chiedere al tuo intervistatore di attendere, mentre ti sposti in un posto più tranquillo.

Se qualcosa va storto,
perdi la chiamata o il recruiter non chiama in tempo, non farti prendere dal panico.
Puoi sempre richiamare e riprogrammare l’intervista.

Tutto a portata di mano

 
Durante l’intervista telefonica evita di cercare un documento, una nota o un file.
Tutto deve essere a portata di mano.

Tieni ben visibile il tuo curriculum.
I dettagli dell’offerta di lavoro, una penna e un foglio per prendere appunti.

Metti tutto in un buon ordine,
in modo da poter facilmente raggiungere tutte le informazioni.

…anche una bottiglietta d’acqua

 
Non c’è niente di peggio che avere solletico in gola o tossire quando devi parlare al telefono.

Se la gola si secca, sembrerai rauco o stanco.

Tieni pronto un bicchiere d’acqua.
Oltremodo non fumare, masticare gomme o mangiare.
 
colloquio di lavoro telefonico

Utilizza la tecnologia idonea

 
Possono verificarsi problemi causa mancanza o scarsa qualità di connessione.
Una pessima qualità del suono può distruggere la tua immagine professionale.

Assicurati che tutto sia collegato.
Controlla la qualità del suono effettuando chiamate di prova.

Se hai problemi di linea utilizza un telefono fisso, al posto del cellulare.
Eliminerai la possibilità di ricezioni scadenti o chiamate perse.

Utilizza le cuffiette per il colloquio di lavoro telefonico

 
Usato correttamente,
un microfono con cuffiette rende più semplice l’ascolto, anche se parli a volume normale.
Esegui alcune chiamate di prova, in modo da sentirti a tuo agio.

Il viva-voce raccoglie tutto il rumore di fondo nella stanza.
Renderà più difficile l’ascolto.
Usalo solo se sei sicuro che non ci saranno interruzioni e ti senti a tuo agio con questa modalità.

Concentrati SOLO sulla telefonata

 
Metti in modalità “silenziosa” il cellulare se utilizzi il telefono fisso. “Spegni” il telefono fisso se utilizzi il cellulare …
Oppure spostati in un’altra stanza.

Evita di rispondere a SMS, WhatsApp, ecc…
Resisti alla tentazione di rispondere ad e-mail, controllare Facebook, preparare il pranzo e così via…

Concentrati solo sulla persona all’altro capo della linea.

Forse sarai sorpreso per (l’apparente) ovvietà di queste affermazioni.
Dalla mia esperienza di anni di formazione e coaching a distanza (skype o cellulare) posso dirti che ho assistito a diverse situazioni curiose e divertenti ma anche poco edificanti per la persona (altro che autorevolezza al colloquio telefonico).

Inoltre, ricorda che il telefono amplifica i rumori di fondo.
Ti posso assicurare che un semplice gesto, tipo girare il cucchiaino nella tazzina di caffè, può diventare un rumore irritante per chi lo ascolta.

Leggi per approfondire.

La telefonata

 

Telefonata improvvisa? Non sei pronto? Rimanda

 
Può capitare (anzi spesso è così) che la telefonata arrivi in un momento scomodo … sei occupato o il momento è inopportuno.

Di solito l’intervistatore non dovrebbe avere problemi a fissare un nuovo contatto successivo.
Segnati la data e l’ora del prossimo appuntamento. E il nome della persona.

Se rispondi al telefono senza sapere chi ti sta chiamando, farai una pessima figura.
Quando sentirai la persona la seconda volta, ricordati di ringraziare per la disponibilità nel richiamarti.

Telefonata improvvisa? Non sei pronto? Rimanda.
Non si può. Ti tocca!

 
Dal tono del selezionatore capisci che non ci possono essere proroghe … l’occasione va colta subito.
Non hai nulla da perdere. Spostati in un luogo il più possibile tranquillo (oppure accosta se sei in auto) egiocatela meglio che puoi!

A questo punto il colloquio di lavoro telefonico è iniziato.