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Imparare ad ascoltare è il primo passo verso il tuo successo di leader

successo di leader

Foto di Med Ahabchane da Pixabay

Forse non sei così consapevole del fatto che ogni tuo collaboratore o dipendente desidera essere ascoltato. Con attenzione.
Vuole sentire la tua partecipazione e la tua empatia (anche se per pochi secondi).

Più percepisce il tuo reale interesse nei suoi confronti.
Più aumenta il suo desiderio di comunicare e di interagire con te (e più aumenterà la sua produttività).

Ascolta i tuoi collaboratori senza condizionamenti.

Ascolta i loro bisogni, le loro perplessità,
i loro dubbi, senti cosa vorrebbero cambiare, come possono aiutarti e …
poi agisci di conseguenza, sempre mantenendo la tua autonomia di pensiero e d’azione (guai a perderla!).

1. Se pensi che ascoltare sia facile, non ne conosci il vero significato.

2. Il 97% delle persone crede di essere un buon ascoltatore. In realtà sono solo “sentitori”.

3. Ascoltare in modo attivo è una skill fondamentale del leader di successo.

4. Il nostro ascolto è spesso distratto e prevenuto. Pronto a consigliare, giudicare, criticare, condannare .. ancor prima che le parole ci giungano all’orecchio.

 


 

5. Ricorda che … lo sciocco parla. Il saggio ascolta.

6. Meno parli, meno probabilità avrai di dire qualcosa di stupido.

7. Se sai ascoltare vuol dire che sei una persona sicura di te. Non ritieni di aver la soluzione per tutto e tutti. Non hai paura del confronto.

8. Hai notato? Desideriamo che gli altri ci ascoltino con attenzione ma non sappiamo, non riusciamo o non vogliamo fare altrettanto.

9. Ascoltare esprime interesse. Mostra rispetto. Riconosce il valore. Crea fiducia. Rafforza la connessione. Aumenta l’efficacia e l’efficienza.

10. Guadagni rispetto ascoltando (tanto). Lo perdi parlando (tanto).

11. Ascoltare è difficile quando ti senti dannatamente intelligente. Quando non hai tempo da perdere. Hai cose importanti da fare. Hai fretta.

 

 

12. Ricorda che alle persone piace essere ascoltate e comprese. Tanto quanto piace a te!

13. Ascoltare significa che sei disposto a scoprire che forse stai sbagliando o non stai andando nella giusta direzione.

14. Se sei disposto a metterti in discussione e cerchi costantemente evoluzione e crescita vuol dire che sei … un vero leader.

15. La differenza tra ascoltare e sentire è enorme. Il vero ascolto è la volontà di lasciare che l’altra persona ti cambi.” Alan Alda

16.La maggior parte delle persone non ascolta con l’intento di capire; ascoltano con l’intento di rispondere.” Stephen R. Covey

Successo di leader: impara a prestare vero ascolto a quello che dicono i collaboratori o colleghi.
Diventerai il loro punto di riferimento.
Importante e irrinunciabile.

Demotivazione sul lavoro: come affrontare un collaboratore stanco e scoraggiato

demotivazione sul lavoro

A volte,
succede che un collaboratore attraversi un periodo delicato o di fragilità. Di demotivazione sul lavoro.

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Quando il periodo si fa lungo, il rapporto diventa sempre più faticoso e stressante per tutti.
Si crea un’atmosfera pesante e influenza negativamente anche il resto del team.

La situazione rischia di diventare ingestibile e sfiancante.
Che peccato!

Anche perché il collaboratore o dipendente in questione (magari) ha sempre lavorato bene e con profitto.
I suoi risultati, fino a poco tempo prima, apprezzabili adesso sono imbarazzanti.

Il suo rendimento si è bloccato.
Fa il “compitino”. Si limita a esaudire le richieste. “Tira la chiusura”.
Questa percezione influenza il suo atteggiamento e la produttività.

Vediamo i punti chiave per approcciare la demotivazione sul lavoro:

1. Se vuoi “salvare” il rapporto devi consapevolizzare che ti prenderà tempo e (soprattutto) energie.

2. L’emotività è cattiva consigliera. Se, al momento, non sei in grado di gestire e controllare la tua reattività, prendi tempo.

3. Utilizza feedback negativi lontano da occhi indiscreti. In privato e a quattr’occhi.

4. Se ti senti teso e nervoso ricorda che il tuo collaboratore lo sarà ancora di più (sapendo il motivo della convocazione).

5. Evita di partire con un’osservazione positiva sulla persona, tanto per “addolcire la pillola”. Susciteresti immediatamente ancor più chiusura. Vai dritto al punto!

 

 

6. Meglio evitare tutte le esortazioni all’ottimismo, il classico consiglio di “tirarsi su” o slogan motivazionali presi in prestito dal web.

7. Parla poco ed evita prediche.Certe prediche mi fanno venir voglia di commettere i peccati che condannano.” Scrive Roberto Gervaso

8. Ricorda … dire a un demotivato di “tirarsi su” è come dire a una persona con una gamba rotta di alzarsi e di camminare.

9. Evita l’atteggiamento tipo “Io avrei fatto …”, “Io avrei detto…”, “Se …ma…”.

10. Permetti alla persona di spiegarsi. Ascolta senza giudicare e interrompere. Anche se non ti piace quello che dice.

11. Focus sulle azioni non sulla persona. Concentrati solo sulla prestazione. Evita attacchi personali o commenti sulla persona.

 


 

13. Commenta un comportamento specifico. Evita parole generiche tipo OGNI VOLTA, SEMPRE, MAI.

14. Devi essere chiaro su cosa/dove/quando. Spiega le azioni fatte, i comportamenti avuti o le cose dette.

15. Non mortificare la persona. Può avere (forse) un effetto immediato ma perde velocemente la sua efficacia.

16. Riafferma la fiducia nella persona e nelle sue capacità. Poi chiudi la questione. Non ripeterti, perdi incisività.

17. Evita approcci via e-mail. Il feedback motivazionale si fa guardandosi negli occhi.

Non nutrire rancore verso la persona.
Rischi di infilarti in un tunnel di rinfacci reciproci.

Il tuo obiettivo è “recuperare” il più velocemente possibile un collaboratore produttivo

Quando si tratta di demotivazione sul lavoro non stabilire un vincitore e un vinto.
Se “l’operazione di recupero” non avviene, avete perso qualcosa entrambi!

Che tu sia manager, piccolo imprenditore o responsabile di un piccolo team, di questi tempi,
una delle sfide più grandi per chi, come te, si trova a gestire un gruppo di collaboratori è tenere alto il morale della “truppa”.

Le persone oggi possono determinare il successo o l’insuccesso della tua attività!

Ricorda che …
se impari a muovere a critiche costruttive bilanciando garbo e autorità,
aumenterai il tuo rispetto. La tua credibilità e la produttività delle persone che ti circondano.

Autorevole al colloquio di lavoro: entrare nella stanza come un leader – 2

autorevole al colloquio

Foto di Alem Sánchez da Pexels


Caricarsi prima di entrare come un leader

“Scusi dove è il bagno?”

Prima di entrare nella stanza del colloquio, prenditi pochi minuti per caricarti positivamente.

Assumi una posizione di potere.
Gambe divaricate. Braccia tese sopra la testa, allungati fino a dove puoi arrivare.
“Spingi verso l’alto”.
Espanditi.
Per almeno 2 minuti.

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Sarai piacevolmente sorpreso (almeno per me funziona!) dalla sensazione di maggiore potenza che questa postura ti darà.

In uno studio che ha condotto,
la psicologa americana Amy Cuddy ha scoperto che stando semplicemente in piedi in posizione dominante, dopo appena due minuti i partecipanti hanno registrato un aumento di testosterone e diminuzione di cortisolo (un ormone naturale che il corpo rilascia in risposta allo stress).

A meno che non desideri attirare l’attenzione divertita di qualcuno, meglio trovare un luogo riservato (“Scusi dove è il bagno?”).

Entrare nella stanza del colloquio

Le prime impressioni iniziano “non appena entri nel radar visivo delle persone”.

Non pensare (sbagliando) che le prime impressioni su di te si faranno solo quando inizierai a parlare.
L’invio di messaggi non verbali inizia ….
non appena metti il piede nella stanza del colloquio.

Infatti, anche se non dici niente, il linguaggio del tuo corpo potrebbe rivelare i tuoi “reali” sentimenti.
Le tue vere intenzioni.

Una volta che inizi la conversazione, la prima impressione è stata già “registrata”.
E non si torna indietro.
Per quello che riguarda la prima impressione … tutto “si gioca” in questi pochi secondi.

Muoviti come se fossi in slow motion

Pensa a una pantera o un ghepardo quando sono a caccia.
Consapevoli della loro forza, astuzia e audacia.
Si muovono senza fretta.
Senza paura.

Lenti, eleganti.
Passi regolari, felpati, sicuri.
 


 
Segui il loro esempio … mentre percorri gli ultimi metri verso la stanza del colloquio.

Appena fai il tuo ingresso, tieni la testa diritta.

Tante ore davanti al computer rendono le spalle curve.
La postura influenza le percezioni e le prime impressioni.
Per apparire sicuro di te e autorevole al colloquio di lavoro … raddrizzati!

Non stai chiedendo l’elemosina.

Raddrizza la tua postura se vuoi essere autorevole al colloquio di lavoro

Tira indietro le scapole e ”apri” il petto.
Solleva il mento leggermente, mentre cammini.
Non inclinare la testa di lato.

Cerca subito il contatto visivo con la persona/e.

La persona che cerca e “regge” il contatto visivo è giudicata più autorevole al colloquio di lavoro.

Quando guardi le persone negli occhi, stai creando un rapporto.
Stai mostrando interesse e rispetto.

Un contatto visivo prolungato può significare tutta la differenza.
Stai “attirando” il tuo interlocutore dalla tua parte.
Vuol dire essere leader.

Se hai difficoltà a guardare negli occhi o mantenere il contatto visivo, fissa il tuo sguardo tra gli occhi dell’altra persona. Proprio lì … tra le due sopracciglia.
Nessuno sarà in grado di dire dove effettivamente stai guardando.
 

 

Utilizza una stretta di mano ferma ma delicata (quando e se si potrà ancora dare)

“Ferrarelli…piacere di conoscerla”

Siamo tutti molto attenti al modo in cui qualcuno ci stringe la mano.
Una stretta di mano molliccia ti farà perdere istantaneamente punti.
Stabilisci un contatto visivo quando stringi la mano di qualcuno.
È un buon modo per apparire più sicuro di te!
Se non lo fai, la persona può pensare che non abbia rispetto o hai qualcosa da nascondere.

Mentre stringi la mano, guardala negli occhi abbastanza a lungo da memorizzarne il colore.
Non fissare, sorridi.

Sorridere è uno dei più potenti segnali non verbali.
Sorridere è la cosa migliore che puoi fare.

Se fai veramente fatica a sorridere rischi di apparire teso e stressato.
Le persone sicure di sé sorridono perché sono felici.
Non hanno paura di mostrarlo.

Sorridere (in modo genuino) invia l’idea “Che bello conoscerti‘”.
Trasmette “Si, sono sicuro di me”.

Non afflosciarti sulla sedia se vuoi essere autorevole al colloquio di lavoro

Non accasciarti sulla prima sedia che trovi.
Mantieni una postura dritta.
Equilibra il peso.

Non “sdraiarti” ma nemmeno rannicchiarti. Stai fermo ma non rigido.
Rilassato ma non “sbragato”.

Adesso sei pronto.
Preparato per il colloquio di lavoro … per il prossimo passo.
Presumibilmente dovrai rispondere alla domanda “Mi parli di lei” …
ma questa è tutt’altra storia.

In bocca al lupo!

10 riflessioni per gestire l’ansia il tuo primo giorno di lavoro

ansia primo giorno di lavoro

Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

Ansia primo giorno di lavoro? Come il primo giorno di scuola.

Cominciare un nuovo lavoro è come il primo giorno di scuola.

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Di tempo ne è passato ma, anche se ora sei adulto e le apprensioni sembrano diverse,
se ci pensi bene … in fondo in fondo le domande che ti poni sono le stesse.

“Piacerò?”
“I miei colleghi saranno disponibili o arroganti?”
“Mi accetteranno o mangerò da solo come un reietto?”
“Mi troverò bene?”
“Sarò capace? Competente?”
“E se non riesco?”

La notte riaffiorano timori e preoccupazioni di qualcosa d’indefinito e pauroso …
in particolare quando ci sentiamo inadeguati, bloccati dalla paura di non essere all’altezza.
La preoccupazione di essere accettati dai nuovi colleghi di lavoro.

Ecco 10 consapevolezze per calmare l’ansia primo giorno di lavoro:

1. Il nuovo può spaventare. Il problema è pensare che la paura e l’ansia siano il problema. Non lo sono. È perfettamente normale!

2. Non evitare, rifiutare o soffocare l’ansia. Usala per aiutarti a vincere. Usa le emozioni. Non lasciare che ti usino.

3. La fiducia non è assenza di ansia. La fiducia è la capacità di “entrare” nell’ansia e farsela “amica”.

4. Chiediti cosa ti aspetti da questa nuova esperienza. Darti una risposta e avere un obiettivo ti darà motivazione e grinta.

 


 

5. Se senti ansia per le tue capacità, ricorda che … i datori di lavoro non “fanno regali”. Non ti hanno assunto per filantropia.

6. La domanda “Merito davvero questo lavoro?” può monopolizzare tutti i tuoi pensieri. Ti hanno “passato ai raggi X”. Ti hanno assunto. Credono in te.
Non farli cambiare opinione!

7. Non sai mai cosa aspettarti il primo giorno di un nuovo lavoro. Quello che sai è che devi creare un’ottima prima impressione. Subito!

8. Parte della paura di un nuovo lavoro è confrontarsi con gli altri. Se pensi che tutti intorno a te siano in qualche modo migliori. Hai ragione. In effetti qualcuno lo sarà..

9. Il successo richiede audacia. L’ansia aumenta la tua energia. Dà maggiore coraggio. Piccole dosi di paura ti fanno fare cose che altrimenti non faresti.

10. La senti la vocina della paura? Ti dice che non conosci nessuno, non sai come andranno le cose, non sai chi sarà amichevole oppure ostile.
Non sai nemmeno dove è la toilette …

Un percorso di coaching individuale: 8 motivi perché ancora non ti decidi – 1

I grandi manager, politici e atleti hanno un allenatore.
Tutti abbiamo bisogno di un coach.

Il professionista di fiducia che ti “allena”.
Ti prepara mentalmente ad affrontare con più fiducia e determinazione i cambiamenti improvvisi e i problemi quotidiani. La competitività sempre più aggressiva.

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Ho notato diversi motivi ricorrenti per cui alcune persone (pur essendo molto interessate alla loro crescita professionale e affascinate dal coaching) esitano e “resistono” a intraprendere un percorso di coaching.

Ecco 8 motivi che causano “resistenza” nell’approcciare il coaching:

1. “Mi piacerebbe tantissimo … ma non ho tempo”

Preso da un turbinio di azioni.
Sempre di corsa.
Indaffarato.

Veramente non hai tempo?
Perché le nostre giornate sembrano più corte rispetto a quelle di altre persone?
Spesso il non-avere-tempo diventa una scusa per riempire la tua giornata.

Spesso il non avere tempo è solo una scusa per non agire (e non iniziare coaching).
Quante ore passi su cose poco importanti?
Quanto tempo dedichi al tuo miglioramento e al tuo progresso?

Forse hai paura di affrontare una certa situazione.
Timore di lanciarti e metterti in gioco.

Se dai priorità alle cose veramente importanti,
scopri di avere tantissimo tempo (anche perché le cose realmente importanti sono poche!).
 

2. “Coaching? Figo! Sì … un giorno lo farò”

“In questo periodo sono stressato”.
“Quando sarà passato questo periodo, lo faccio”
“Non sono ancora pronto”
“Non è il momento giusto.”
“E’ un periodo pesante.”
“Dal 1° gennaio comincio.”
“Dopo le vacanze comincio.”

Non lasciarti immobilizzare dalla sindrome di “domani”.
Il tempo giusto per l’azione è “oggi”.
Iniziare “da domani”, “da lunedì”, “dal mese prossimo”, ecc. … non ti farà cominciare mai.

Devi fare il primo passo adesso.
Non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a fare qualcosa.

È più rassicurante fare corsi, frequentare workshop, comprare libri, video tutorial …
parlare, teorizzare, disquisire, dissertare …
che passare all’azione.

Conosci tutta la teoria,
ma non “scendi” nella pratica restando sempre al punto di partenza.

Puoi leggere e informarti per giorni o per anni, ma non saprai mai tutto quello che c’è da sapere.

Tieni presente che …
se fai quello che hai sempre fatto, otterrai sempre gli stessi risultati.

Se non usci allo scoperto, non succederà mai niente di stimolante,
di vitale o di esaltante.

3. “Coaching? A me? Ma io non ne ho bisogno ..”

Non sono pochi quelli che vedono nel coaching … una “bocciatura” delle proprie competenze.

Coaching non è un atto d’accusa verso la tua competenza.
L’indicazione della tua non-capacità di raggiungere gli obiettivi.

Iniziare un percorso di coaching non vuol dire essere impreparati.
Incompetenti
Incapaci.
 

 
Significa semplicemente che grazie al supporto di un coach professionista puoi potenziare la performance e raggiungere gli obiettivi.
In meno tempo e meno dispendio di energie.

“Ammettere” di aver bisogno di un coach è accettare di non essere perfetti.
È il primo passo verso il tuo successo.

Nessuna azienda (ma neanche Usain Bolt, Leo Messi, Roger Federer, Federica Pellegrini, ecc.) investirebbe in un percorso di coaching se credesse che i propri collaboratori non siano in grado di migliorare le loro prestazioni.

4. “Coaching? Ci sto pensando ..” (in pratica hai paura di non riuscire)

Se desideri migliorare devi prendere qualche rischio.
Accettare che non ci riusciremo ogni volta che ci provi.

Per vincere, devi imparare a perdere.
Se non stai facendo errori, allora vuol dire che non stai facendo nulla.
Sei ai blocchi di partenza!

Per proteggere la tua autostima, sviluppi meccanismi (soprattutto inconsci) di auto-protezione e di evitamento che “stroncano” sul nascere ogni tua velleità di carriera.
“Tanto non riesco”.
Non pensi di meritare la possibilità di avere un’altra chance?
Lo sai anche tu che …
le persone che raggiungono più successo nella vita sono quelle che non mollano mai.
Anche se inciampano nei loro errori, si rialzano e proseguono.

5 pensieri irrazionali che ti assalgono quando il tuo collega diventa il tuo capo

collega che diventa capo

Foto di adamova1210 da Pixabay

Cambiamenti e ristrutturazioni portano variazioni nei rapporti professionali.
Possono suscitare molti sentimenti ed emozioni irrazionali.

Ecco 5 pensieri depotenzianti che potrebbero inghiottirti se il tuo collega diventa capo:

1. “Perché non io?”

Tutti pretendiamo che le promozioni premino solo le persone più talentuose, laboriose e meritevoli,
ma l’esperienza ci dice che non sempre così.
Anzi.

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Il collega che diventa capo … ha fatto un passo avanti. E tu?
Un passo indietro!
Il successo di qualcun altro, non equivale al tuo fallimento.

La tua prima reazione potrebbe essere quella di rispolverare il CV e pianificare di lasciare l’azienda (traditrice) appena possibile.

Non lasciare che questa battuta d’arresto faccia saltare tutto!
Questa non è stata l’occasione giusta per te.
Verrà il tuo momento.

2. “Non mi tengono mai in considerazione”

La maggior parte delle persone ha paura di non essere vista, notata,
ascoltata.

Quando il tuo collega diventa il tuo capo, un pezzo di mondo può … crollare!

Ti vengono -improvvisamente- in mente tutte le mancanze di considerazione che hai subito in azienda:
– il follow-up che non hai mai ricevuto
– il collega che non ha risposto alla tua mail
– il capo che non ha dato seguito alla tua richiesta
– ecc …
 

 
Questo è frustrante, scoraggiante.

Sei sicuro che il tuo lavoro è prezioso.
Sai che quello che stai facendo è utile, se solo qualcuno lo notasse.
Eppure, niente … tutto tace!

La mania fa galoppare la fantasia (in negativo ovviamente).
Porta a vedere fantasmi ovunque.

Non sono pochi i professionisti che da questi segnali (complice anche lo stress) si lasciano inghiottire e lentamente consumare … nel fisico e nell’anima!

3. “Per me non c’è speranza”

È tutto finito.
Quanto valgo poco!

In questi momenti sembra che la promozione del tuo collega sia … l’ultima promozione possibile sulla faccia della Terra.

Non trasformare la bocciatura in un’esperienza devastante.
Non massacrare la tua autostima.

Il tuo critico interiore sarà pazzo di gioia… ti dirà che non sei capace, che sei appagato, poco determinato.
Non ci sarà mai più un’altra opportunità di avanzamento per te!

Piuttosto che considerare questa esperienza catastrofica,
riconoscila per quello che è … una (grande) delusione.
Inquadrala come un’opportunità per imparare e crescere.

Prova a vedere la bocciatura da una diversa angolazione.
Forse c’erano -davvero- buone ragioni per cui non hai ottenuto la promozione.
 

4. “L’amicizia è finita con il collega che diventa capo”

Che fantastica amicizia … terminata.
Che peccato!

Ora che lui/lei è salita in alto,
sei convinto che la tua amicizia sia arrivata alla fine.

In effetti…il rapporto cambierà.
È inevitabile. Almeno un po’.
Questo è prevedibile.

Puoi assolutamente essere amichevole con quella persona -che ora è il tuo superiore- purché tu rimanga professionale e rispettoso.

Quando il collega diventa capo,
si instaurano nuove dinamiche, differenti obiettivi, diversa responsabilità.

Il tuo (oramai ex) collega avrà nuove pressioni.
Potrebbe prendere decisioni che potrebbero non piacerti.

Anche se qualche tempo prima, avevate condiviso lo stesso malcontento sul modo di lavorare …
adesso è meglio trattenersi con le lamentele.

Se ti fa domande sull’ambiente di lavoro,
parlane onestamente ma fallo in modo professionale e costruttivo.

5. “Wooo!! Il lavoro diventerà molto più semplice”

Ora che condividi un legame stretto con qualcuno dei piani-alti,
è facile pensare di avere bonus per l’incolumità.

Potrai finalmente uscire 20 min. prima per andare a prendere tua figlia a scuola?
Lo capirà sicuramente!
Potrai chiedere al tuo amico-capo di non lavorare su quel progetto così noioso. Ne hai parlato per mesi!
Potrai chiedere …stop!
Non potresti essere più lontano dalla verità.

Solo perché il collega che diventa capo è salito gerarchicamente,
questo non ti dà il permesso di rilassarti, non rispettare le scadenze e le aspettative.

Il tuo amico (come tutti i superiori) apprezzerà i collaboratori che rispettano le scadenze,
sono puntuali e lavorano in modo efficace.

E allora? Cosa fare? Con il collega che diventa capo?

Può anche accadere che questo cambiamento crei un’energia negativa all’interno del team.
Il tuo capo-collega potrebbe essere costretto a tagliare del tutto i rapporti sociali.
Chi può dirlo?

Non cambiare immediatamente il tuo atteggiamento.

Lascia a lui/lei determinare il nuovo rapporto,
stabilire le nuove dinamiche e il nuovo approccio.

Probabile che prenderà del tempo per decidere come comunicare e come gestire il nuovo ruolo.

Anche se potrebbe essere un po’ imbarazzante,
discuterne e ricercare soluzioni costruttive è la miglior cosa!

Oppure, pur continuando ad essere amichevole, il neo-capo farà un passo indietro. Non socializzerà più come prima con te e con il team.

Cerca di non prenderla a male e non biasimarlo, se succede.
Ci sta.

5 volte che dovrai alzare la voce con i colleghi (perché nessuno lo farà per te) – 1

il collega scorretto

Foto di Hans Benn da Pixabay

La prossima volta che il tuo collega scorretto ti “costringe” ad accettare un incarico noiosissimo,
sei lasciato fuori dall’happening oppure la solita collega-vipera diffama la tua professionalità
dovrai scegliere come reagire.

Rispondere per le rime? Far valere le tue ragioni?
Affrontare a muso duro o lavorare “di fino” nell’ombra?

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Non dire niente, non fare niente, sperando che tutto si risolva magicamente?

Il modo in cui risponderai,
influenzerà il modo in cui le persone ti tratteranno in seguito.

Il nostro comportamento insegna alle persone come trattarci

Se non reagisci,
insegnerai che si può approfittare di te.
Se non correggi, sapranno che possono cavarsela!

Se vuoi fare strada nel Mondo del lavoro,
otterrai ammirazione e rispetto, difendendoti in modo fermo e deciso ma anche garbato e diplomatico.

Ecco 5 occasioni in cui dovrai far sentire la tua voce al lavoro (perché nessuno proprio nessuno credimi lo farà al posto tuo):

1. Quando il collega scorretto ti ruba il merito

Tutto si è svolto in modo molto veloce. Imprevisto.
Inaspettato.
Adesso tutti sanno chi ha fatto – bene – il tuo progetto …
e non sei tu!
 


 
Eh davvero! Ti hanno appena scavalcato.
Sorpassato.

La prossima volta che succede, devi agire rapidamente.

Se affronterai pubblicamente la persona, avrai scarse possibilità di avere una conversazione risolutrice.
Meglio aspettare.

Più tardi ma non troppo tardi in privato, metti le cose in chiaro con il collega scorretto:
spiega che sei felice di collaborare con lui/lei in futuro ma …
con un tono che non intende replica:

“Ti invito a non prendere credito per il mio lavoro.
Sai perfettamente che ci sto lavorando intensamente da più di 3 settimane.
Questo comportamento non è corretto.
Se succederà di nuovo, dovrò coinvolgere il nostro capo in questa conversazione “.

 

2. Quando un collega ti rimprovera aspramente

Se commetti un errore,
dovresti prepararti alla possibilità che il tuo capo ti chiamerà per darti un riscontro negativo…
niente di male. Ci sta.

Ma se la critica la muove un collega gerarchicamente sotto di te o di un reparto completamente diverso… è diverso.
Questo tipo di intrusione mina la tua credibilità e la tua autorevolezza,
diminuirà la tua sicurezza.

Non lasciare che il tuo lavoro sia messo in discussione, criticato o sminuito.
L’opzione migliore è quella di cercare un incontro privato chiarificatore con il collega serpente.
 

3. Quando il collega sleale ti prende di mira con continue battute sarcastiche

Se il collega scorretto usa il sarcasmo per sminuirti e rovinarti la reputazione,
devi passare a un approccio molto più diretto.

L’intenzione è farti sembrare incompetente, apparire lui/lei più SMART, per farsi notare e magari salire nella gerarchia.

È importante non lasciare lievitare il problema.
Ne va della tua immagine professionale.

Rivolgi alla persona uno sguardo vuoto, neutro,
alla fine capirà che con te non attacca.
 

“Trovo i tuoi commenti scortesi e ingiustificati, nonché poco divertenti.
Per favore smettila”.

 
Se il commento sarcastico è stato inviato via email,
non rispondere.

11 modi per farsi notare sul lavoro senza promuoversi e sgomitare – 2

come farsi notare al lavoro

Foto di Engin_Akyurt da Pixabay

7. Diventa esperto del tuo settore

Pubblica post (anche se semplici e brevi) su Linkedin e altri social sulla tua professione.
Condividi i tuoi approfondimenti.

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Non limitarti a leggere,
commenta, aggiungi qualcosa di tuo e avvia discussioni su argomenti pertinenti.

Se lo farai regolarmente diventerai un riferimento del settore.
Una risorsa di informazioni.
Uno che si è fatto notare.

8. Consapevolizza che promuoversi non è vantarsi

Come farsi notare al lavoro?
Non sono pochi i professionisti (di ogni età e settore) che, nonostante indubbie preparazioni e capacità, davanti a una domanda sulle loro competenze (per non vantarsi-troppo) non riescono ad andare oltre un arrendevole “Pochino”, “Abbastanza”, “Dipende” … che li fanno apparire impreparati e incompetenti.
Non-esperti.

Molte persone spesso odiano dover parlare di sé stessi, perché lo vedono come “vantarsi”.
Arroganza.
Ma finiscono con auto sabotarsi.

Ricorda che parlare di sé stessi, dei propri successi e realizzazioni, non è boria.
Arroganza o presunzione.
Quando si parla di un risultato, è un dato di fatto!

Quando spieghi come hai risolto un problema, hai imparato una nuova abilità o come hai collaborato con il team, stai parlando di fatti concreti.
Parla dei tuoi successi come se raccontassi la tua storia a … un caro amico.

9. Interessati anche ad altri dipartimenti

Parla con i colleghi della tua azienda che lavorano in altri dipartimenti.
Chiedi, informati, forse potrebbero aver bisogno di una mano.

Se sei in grado di fornire il tuo aiuto,
imparerai nuove abilità e diventerai rapidamente una risorsa anche per quel dipartimento.
Ecco un modo efficace per promuoversi senza “suonare la grancassa”.

10. Prepara un Elevator Pitch sulle tue intenzioni professionali

Sai cos’è un elevator pitch?
È una presentazione SMART – della durata di secondi o pochi minuti- che ha lo scopo di essere convincente e stimolante riguardo a un progetto o un’idea.

Se ti ritrovi alla macchina per il caffè con il tuo capo, potresti evitare l’inutile …
“Cosa c’è di nuovo?”
“Niente di che!”.

Un’opportunità sprecata.
Non perdere questa occasione (ma te la devi preparare) per lanciare la tua idea o il nuovo progetto su cui stai lavorando.
Metti il focus sull’impatto che potrebbe avere sulla persona e sull’azienda.

11. Raccogli la sfida quando è il momento giusto

Non dare per scontato che gli altri (il tuo capo/a, il titolare, il CEO) conoscano i tuoi desideri di promozione.

Diverse persone mi contattano per sapere come farsi notare al lavoro. Lamentano problemi con il loro capo/a o con l’azienda, colpevoli -secondo loro- di non aver riconosciuto e dato seguito alle loro ambizioni di crescita professionale.

Questi professionisti (competenti ed efficienti) non sono consapevoli di adottare atteggiamenti e comportamenti che sono poco assertivi e poco rispettosi di sé stessi.
Il punto debole è pretendere che siano gli altri a riconoscere i nostri bisogni e desideri. Senza dover dire una parola.
Come farsi notare al lavoro? Così proprio non funziona!
 

Come farsi notare al lavoro? Se non vuoi urlare .. perlomeno alza la mano!

Non aspettarti che il capo (o chi per lui/lei) legga nella tua mente.
La lettura del pensiero non è ancora possibile.

Mai dare per scontato che gli altri intuiscano, intendano, percepiscano.
Conoscano il tuo bisogno o il tuo desiderio.

Quando imparerai a cambiare il modo in cui pensi all’auto-promozione, imparerai che non è così difficile come pensi e che …
l’abilità di promuoversi è essenziale per avere il successo professionale che così tanto desideri.

12 cattive abitudine nell’utilizzo di mail che ti rendono odioso e fastidioso – 2

mail aggressive

Foto di Ryan McGuire da Pixabay

8. Usare un oggetto vago o non includerlo del tutto

Una mail è molto efficace quando è chiara e concisa.
Dare al destinatario un indizio del contenuto, può incoraggiare la lettura e portare a rispondere più rapidamente.

Se non includi l’oggetto, può essere irritante per il destinatario aprire l’e-mail per capire di cosa si tratta.

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Prova a fornire nella frase dell’oggetto più dettagli possibili.

Quando riceve l’e-mail,
il destinatario dovrebbe capire di cosa tratta, semplicemente leggendo l’oggetto.

Non giocare agli indovinelli, sii esplicito e conciso.

9. Inviare mail aggressive

Le persone ricordano sempre una mail aggressive.

Rispondere con astio e animosità,
non è quasi mai il modo appropriato o più efficace per risolvere la questione.

Fino a quando abbiamo a che fare con le persone (e per fortuna è così), saremo sempre esposti al rischio di essere delusi, frustrati e di reagire con rancore … succede a casa, al lavoro e in innumerevoli altre situazioni.

Dobbiamo sapere incanalare queste emozioni in modo produttivo.

Piuttosto,
scrivi l’e-mail che desideri inviare (con tutta l’arrabbiatura e il veleno che senti di voler sputare fuori).
Salva le mail aggressive nella cartella “bozze” per 48 ore.

Rivedile apportando i tagli necessari.
Vedrai… la calma fa miracoli!
 

 

10. Inviare una mail.. e poi subito un’altra.. un’altra ancora

A volte la fretta e lo stress, ti fa scrivere una mail molto velocemente rischiando così di saltare/dimenticare qualche dettaglio o informazione necessaria.

Sarai costretto a inviare altre mail con ulteriori informazioni inerenti alla prima,
creando un pastrocchio organizzativo.

Un collage informativo che rischia di fare disperdere un pezzo importante del messaggio!

11. Andare “lunghi”

La maggior parte delle persone leggono le mail in pochi secondi.

I blocchi di testo di grandi dimensioni sono difficili da leggere, quindi è meglio suddividerle in brevi paragrafi. Grazie agli elenchi numerati sono ancora più facili da digerire.

Puoi anche usare il grassetto o il corsivo per evidenziare parti importanti del tuo messaggio,
ma dovresti farlo con parsimonia.

La brevità e la chiarezza sono essenziali, quanto la grammatica e l’ortografia.
Proprio come l’oggetto, anche il corpo della mail dovrebbe essere molto esplicito e conciso.
Vai dritto al punto. Non essere prolisse. La maggior parte delle persone non legge tutto.
 


 
Facilita il lavoro.
Descrivi in modo sintetico quali azioni dovrebbero essere prese.
Così facendo fai risparmiare a tutti del tempo. Te ne saranno grati!

12. Evita errori di battitura, punteggiatura fastidiosa, colore o caratteri non professionali, indirizzo mail ridicolo

Inviato da My Sansung“, non è una scusa per inviare e-mail poco professionali.

Qualche errore è accettabile,
ma se la mail è importante è fondamentale rileggerla e controllarla prima di inviarla.

Usa con parsimonia i punti esclamativi, possono farti apparire troppo emotivo o immaturo.

Utilizza caratteri, colori e dimensioni classici.

In genere,
è meglio utilizzare una dimensione di 11-12 punti e un carattere di facile lettura come Arial o Calibri.
Per quanto riguarda il colore, il nero è la scelta più sicura.

Se stai inviando una mail a titolo professionale, evita un account di posta elettronica non appropriato. Tutto ciò che è carino, sexy, volgare o insensato ti farà apparire immaturo e poco professionale.

Lavorare con un capo insicuro: 13 spunti per sopravvivere

capo insicuro

Non ne avrebbe alcun motivo.
Conosce il suo lavoro. È competente. Preciso.
Non è un cattivo manager.

Purtroppo,
è preoccupato anzi ossessionato dalle sue prestazioni e della sua posizione all’interno dell’azienda.

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È più spaventato della maggior parte dei manager.
È il capo insicuro.

Ha paura del successo dei suoi dipendenti.
Non sopporta il collaboratore bravo, quello che riceve elogi o riconoscimenti dai superiori.

Respinge le tue idee.
È inaccessibile, se non per criticarti.
Ruba le tue idee senza riconoscerti.
Ti blocca la promozione.
Non ti invita a riunioni importanti.

Non sarà mai divertente e come potrebbe esserlo lavorare per un capo insicuro,
ma ecco cosa puoi fare per sopravvivere:

1. È difficile rendere un capo insicuro meno insicuro. Ci puoi provare, ma ti stancherai ben presto…

2. Il leader insicuro è imprevedibile. Nel momento in cui si innesca la sua insicurezza diventa difensivo e meschino.

3. Non minacciare il tuo capo con performance da “campione”. Probabilmente ti odia perché sei bravo.

4. Il capo incerto vuole tenere lo status-quo perché nella struttura attuale riesce a “galleggiare”. Odia il cambiamento.

5. Dimentica di andare da lui/lei con idee grandiose per come migliorare le cose.

6. Nel momento in cui si accende la sua insicurezza ricorda che sta “controllando e vendicando”.

7. “Difendi” la sua autostima. Attivare l’insicurezza del tuo capo creerà sofferenza. Per entrambi.

8. Datti due obiettivi: mantenere la tua autostima e nutrire la sua (fragile) autostima

 

 

9. Riconosci ciò che il tuo capo fa bene – sii sincero.

10. Cerca l’opinione del tuo capo su problemi reali (non inventarli solo per ingraziartelo)

11. Dimostra di essere un giocatore di squadra. Condividi il successo!

12. Mostra rispetto del potere e della posizione del tuo capo. Fai sentire al tuo capo di avere il controllo.

13. Non dire al tuo capo insicuro che:
– sei pronto a sostituirlo quando andrà in vacanza
– ti hanno chiesto di parlare alla riunione annuale
– ti hanno proposto di scrivere un post aziendale
– altre aziende ti hanno proposto di unirti a loro
– altri dirigenti ti lodano e cercano la tua opinione
– desideri un aumento
– hai risolto brillantemente un problema con il cliente importante
– che hai grandi piani per il dipartimento
– un giorno ti piacerebbe avere il suo posto

Non può sopportare di ascoltarlo.
Se lo fai, non dormirà la notte! E di conseguenza non dormirai neanche tu.
 

Mancanza di rispetto: 7 segnali evidenti che i colleghi non ti considerano – 2

mancanza di rispetto

Foto di Pexels da Pixabay

4. Sei invisibile

Ti senti come se fossi invisibile.
No, non hai il super-potere di uno dei fantastici 4.

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Se nessuno risponde alle tue chiamate o alle tue e-mail,
se ricevi ripetutamente la scusa “Sono occupato” o dicono che la tua e-mail si è “persa nello spam”,
il problema è che non piaci.

Nessuno ascolta le tue proposte durante le riunioni.
Ti senti come se non “aggiungessi mai valore alla conversazione”.

Non prenderti in giro.
Le persone che non ti ascoltano… non ti prendono sul serio!

5. Sei sempre out

Non sei incluso in mail, riunioni e conversazioni.
Ma anche per aperitivi e meeting.

Se non sei incluso in una o due e-mail, non farne un dramma!
Probabilmente è solo una svista.

Ma se senti di essere regolarmente escluso,
allora può essere un problema di mancanza di rispetto.

6. Le tue idee vengono regolarmente rubate

Non c’è niente di più frustrante di un collega che si prende il merito del tuo lavoro.
Oppure ruba con un escamotage la tua grande idea.

A volte accade in un ambiente di lavoro frenetico.
Tuttavia, se succede spesso,
è un segnale evidente di mancanza di rispetto nei tuoi confronti.

7. Il tuo tempo non è considerato

Quando rispetti qualcuno, consideri il suo tempo prezioso.

Il collega che continua a interrompere il flusso del tuo lavoro,
e con la scusa di “rubarti qualche secondo” tenta di scaricarti il suo lavoro non solo è ottuso.
È irrispettoso del tuo tempo.

Se senti mancanza di rispetto sul lavoro, non limitarti.  Affronta la questione.

Valuta onestamente …
Sei troppo sensibile?
Stai esagerando?
Il tutto si riduce a singoli episodi?

La mancanza di rispetto può frenare la tua carriera

Essere fiducioso sul lavoro influenzerà il tuo percorso professionale e il modo in cui comunichi con i colleghi.

Nella maggior parte dei casi,
se rileviamo la mancanza di rispetto, reagiamo a un comportamento che giudichiamo irrispettoso,
pensando che l’altra persona l’abbia fatto apposta per darci fastidio e crearci disagio.

A volte questo senso d’insoddisfazione è esternato,
altre volte ci si chiude nel mutismo e ci trasformiamo lentamente in persone piene di rancore e di malinconia.
 


 
Raramente si affronta la questione in maniera aperta e positiva,
cercando di spiegare alle persone le nostre motivazioni,
invitandole a evitare di ripetere le stesse situazioni in futuro.

Un percorso di coaching può esserti molto utile per potenziare al massimo la tua autostima, il tuo approccio, il modo di comunicare con gli altri.
Superare la difficoltà a dire NO, a confrontarsi e affermarsi.

Imparare a comunicare in modo chiaro e diretto per superare la mancanza di rispetto.

Mancanza di rispetto: 7 segnali evidenti che i colleghi non ti considerano – 1

mancanza di rispetto

Foto di Pexels da Pixabay

A volte senti solo freddezza.
Altre volte mancanza di disponibilità e senso di calore.
Altre volte ancora vere e proprie mancanza di considerazione.

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Non sono poche le persone che avvertono la mancanza di rispetto sul luogo di lavoro.
Si accontentano, accettano una retribuzione inferiore, si mordono la lingua perché pensano di essere già fortunate ad avere un lavoro.
E spesso è tristemente così.

Non dovremmo mai tollerare la mancanza di rispetto sul luogo di lavoro

Una volta attraversata la linea, è il momento di fare/dire qualcosa.

Se qualcuno al lavoro ti mette a disagio,
puoi comunque affrontarlo, minimizzando le possibilità di ritorsioni.

Se non ti senti a tuo agio nel dire qualcosa, va bene lo stesso.
L’importante è non interiorizzare i maltrattamenti e gli sgarbi ricevuti.

Se i tuoi colleghi ti mancano di rispetto,
dovrai prima di tutto riconoscerlo … e poi prendere le adeguate contromisure.

Ecco 7 segnali evidenti che non stai ottenendo il rispetto che meriti sul posto di lavoro:

1. Colleghi -non autorizzati- criticano le tue scelte e le tue azioni

Quando commetti un errore,
dovresti prepararti alla “lavata di testa” del tuo capo.

Ti chiamerà nel suo ufficio per darti un feedback negativo… niente di strano.
Ci sta.
 


 
Ma se la critica la muove qualcuno gerarchicamente al-di-sotto-di-te o di un reparto completamente diverso… è diverso. Questo tipo di intrusione se reiterata minerà la tua credibilità e diminuirà la tua sicurezza sul lavoro.

Non lasciare che la tua autorità venga costantemente messa in discussione.
Prendi atto che è un segnale che il collega non ti sta prendono sul serio.
Sei stato preso di mira.

L’opzione migliore è quella di cercare un incontro privato con la persona in questione.
Ricorda … il comportamento sminuente non è mai accettabile.

2. Atteggiamento poco/per nulla rispettoso

Non sei ascoltato,
sei costantemente interrotto, la persona è distratta, non c’è contatto visivo,
risatine o frasi come “Certo!” o “Fantastico!” con rotolamento degli occhi (come dire “Che palle¨).

I tuoi colleghi vorrebbero che la conversazione terminasse il più presto possibile.

Sono tutti segni piuttosto negativi e poco rispettosi.
È una mancanza di rispetto.
C’è poco da aggiungere!

3. Sei il soggetto principale del gossip

Il gossip fa parte della “vita” di ogni ufficio.

A rotazione tutti vengono regolarmente spettegolati,
ma essere costantemente l’attore protagonista del chiacchiericcio da ufficio non è certo una bella cosa.

Se i tuoi colleghi parlano spesso alle tue spalle, probabilmente anche tu ci “hai messo del tuo”,
hai fatto qualcosa sul lavoro (o forse nella tua vita personale) che ha dato il via ai pettegolezzi.

Se i tuoi colleghi sparlano costantemente della tua vita personale o professionale è un segno che non stai ottenendo il rispetto che meriti.
 

Successo sul lavoro: 12 ragioni perchè non avrai quello che desideri

successo sul lavoro
Diventare il team leader di quell’innovativa startup,
entrare nell’e-commerce con la tua piccola impresa a conduzione familiare,
sbaragliare la concorrenza e diventare store manager del lussuoso store del centro,
guidare un grande progetto per una multinazionale americana.

Wooooowww!
Figo!
Per raggiungere il successo sul lavoro (grande o piccola, poco importa) devi mettere in campo doti quali determinazione, tenacia, costanza, volontà.

E purtroppo non tutti ci riescono.

È un attimo, sprecare opportunità e scivolare nell’immobilismo, non superare ostacoli e comportamenti dannosi.

Ecco 12 ragioni perché non avrai il successo sul lavoro che desideri:

1. Continui a chiederti “Perché io no?” … e non passa mai all’azione!

2. Lo pretendi facile e veloce. In una notte.

3. Aspetti di essere pronto per lanciarti.
Non hai capito che non sarai mai pronto al 100%.

4. Ci hai provato e hai fallito. E non ci provi più. Mai più.

5. Punti tutto sulla competenza. La capacità non è tutto. Serve determinazione. Tenacia. Palle.

6. Non hai ancora capito che … chiunque abbia mai realizzato qualcosa, a un certo punto si è bloccato, arenato, non è riuscito. Ha sbagliato.

7. Ricerchi solo complimenti e like. La maggior parte delle persone ti criticherà, dirà che stai sbagliando o vorrà qualcosa da te.

8. Sei bloccato dal rifiuto. La risposta alle domande che non hai mai fatto, sarà sempre NO.

9. Non riesci più a superare battute d’arresto e inaspettate cadute che demoliscono le tue certezze.

10. Vuoi evitare il conflitto. A tutti i costi.
Hai il bisogno di essere apprezzato e accettato.

11. Sei convinto che non hai il talento.
Per te una dedica da Stephen King “Il talento da solo vale poco. Ciò che separa il talentuoso dalla persona di successo è il duro lavoro.

12. Sei sempre preoccupato “di cosa fanno gli altri”. Non lavori su te stesso. La crescita inizia con la consapevolezza che il problema non sono gli altri … ma sei tu!

Senti cosa ha detto Roberto Bolle ai ragazzi di Forcella durante One Dance, la grande festa della danza organizzata a Napoli.

“Non credete al successo facile, quello fatto di scorciatoie: non vi lascerà nulla.
Inseguite invece i sogni e credete in un percorso costruito giorno dopo giorno.
Il successo facile non arricchisce, è importante coltivare le proprie passioni.
Questo, al di là del risultato,
contribuirà a costruire una persona migliore”.

16 lezioni che i grandi leader ci invitano a imparare il prima possibile – 1

i grandi leader

Foto di Sofía López Olalde da Pixabay

Non importa se hai studiato tanto, poco conta se dirigi 2 o 200 collaboratori.
La leadership non è facile.

Essere leader non è (e non sarà mai) comodo.
La leadership riguarda più il tuo modo di essere, che le parole stampate sul tuo bigliettino da visita.

Se stai cercando una strada facile, forse la leadership non fa per te.

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Ecco 16 lezioni che i grandi leader ci invitano ad apprendere il prima possibile.

16 importanti lezioni sulla leadership (che non sono insegnate nelle aule universitarie) e che possono fare una grande differenza per la tua carriera.

Falle tue, prima che sia troppo tardi.

A scanso di equivoci fallo subito, leggile adesso:

1. Affrontare prima le sfide più difficili

In qualsiasi lavoro,
tutti abbiamo la tendenza a svolgere prima le attività più semplici.

I grandi leader ci spiegano che … nella leadership è un grosso errore.

Un collaboratore negativo sta “intossicando” tutto il team?
C’è un calo improvviso delle vendite?
È necessario rispondere al reclamo di quel cliente tanto incazzoso quanto importante?

Affronta prima le grane più difficili.
Così liberi il tempo (e la mente) per gestire meglio il resto della settimana.

2. Chiedere scusa immediatamente

Subito e senza esitazioni.

I grandi leader ci invitano a non isolarsi dai collaboratori.
“Mi dispiace” può essere di grande aiuto.

Non evitare di nascondere eventuali punti deboli.
Occultare un errore, fare finta che è solo un malinteso.
Dare la colpa di qualcun altro.

Se ti scusi prontamente,
le persone che lavorano per te, faranno lo stesso.
Ti rispetteranno di più e seguiranno le tue indicazioni.

3. Ammettere quando non conosci ogni risposta

Non ammettere errori e dubbi viene dal senso di superiorità e di orgoglio.

Essere leader non significa avere ragione per “diritto divino”.
Avere la risposta a tutto.

I grandi leader ci invitano a guardare alla leadership con occhi diversi.
Ci ricordano che non avrai mai tutte le risposte.
I più grandi leader “cercano e trovano” le risposte di cui il team ha bisogno.

Leggi il post.

4. Iniziare le riunioni condividendo qualcosa di personale

I leader eccellenti ci invitano a iniziare la riunione condividendo – rapidamente – qualcosa di personale.

Qualcosa sulla tua persona,
curiosità sui tuoi figli o sulle vacanze appena passate,
che esisti come persona al di fuori del lavoro.

Sapranno che sei umano!
Non è necessario parlare delle intrusioni familiari di tua suocera e di tutte le questioni molto personali e private.

5. Essere veloci con i feedback positivi, lenti con le critiche

I grandi leader desiderano spiegarci che soprattutto i collaboratori più giovani hanno bisogno di costante incoraggiamento.

Viviamo in tempi complessi e competitivi.
La tecnologia, la pressione, i troppi compiti e il tempo-contro possono essere travolgenti.
Tanta-roba per chiunque.

È importante sottolineare continuamente le vittorie,
non importa quanto piccole.

E se devi proprio criticare … pensa seriamente all’impatto!

 

 

6. I grandi leader ti invitano ad ascoltare di più

Le persone presteranno attenzione a ciò che dici, anche (e non solo) per la tua posizione.

Il compito del leader – ci spiegano i grandi capofila – è prestare attenzione a ciò che dicono le persone,
in particolare a chi pensa che la sua opinione non conta.

Mostra che stai ascoltando.
Fai cenni di assenso.
Guadagna la fiducia riconoscendo il merito.

7. Non intervenire con soluzioni troppo rapidamente

Anche gli errori sono preziosi.
Soprattutto se le persone continuano a fare ciò che sanno già fare.

Nessuno impara nulla di nuovo se non permetti di provare.
Di sbagliare.
Pensa all’impatto di frasi tipo “Qui non è tollerato l’errore”.

I grandi leader non arrivano subito con le soluzioni.
Lasciano che i collaboratori trovino un modo diverso, migliore. Da soli.

Leggi il post “Vuoi far crescere il tuo team? Non aiutarlo

8. Essere autentico, appassionato, persino emotivo

Le emozioni sono argomenti scomodi per i leader deboli.

I leader forti si sentono a proprio agio nel parlarne perché sono fiduciosi.
La leadership richiede coraggio.
Per parlare di argomenti scomodi … come le proprie emozioni!

I grandi modelli ci invitano a essere autentici, appassionati, persino emotivi.
Condividi la tua visione e vivi i tuoi valori.
Il personale sarà più coinvolto, più stimolato.

Alcuni grandi leader avrebbero voluto capire di più le motivazioni personali del proprio team.
Relazionarsi di più a livello personale.

Presenza carismatica: non essere concentrato solo su te stesso

presenza carismatica

Foto di PublicDomainPictures da Pixabay

Alcune persone illuminano la stanza con il solo passaggio.
Sono le persone carismatiche.
Autorevoli.

Sono il tipo di persone che tutti desiderano, gradiscono …
e vogliono essere!

Presenza carismatica? Il focus non sei tu

Essere carismatici,
vuol dire “costruire” ottimi rapporti, influenzare positivamente le persone,
farle sentire meglio con se stesse!

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Essere carismatici,
non vuol dire sedersi e “aspettare” gli inchini e gli elogi dei presenti.
Niente è più lontano dalla realtà.
È solo fantasia.

È vero … l’esatto contrario!

Prima di “ricevere” .. devi “dare”

Non pensare a-cosa potrai ottenere.
Concentrati su ciò che puoi “dare” tu.
L’unica persona che conta davvero, non sei tu.
È l’altra.

“Dare” è l’unico modo per stabilire un vero e proprio collegamento e relazione con gli altri.
“Dai” e basta.

“Dimentica” te stesso.
Non preoccuparti … un giorno “riceverai”.

Concentrati sull’altra persona

Quando parli con qualcuno devi essere attento.
Concentrato, presente.

Quando dico presente, intendo … completamente presente.
Il tuo interlocutore deve percepire che lo ritieni l’unica persona nella stanza.
Offri la tua piena attenzione.

Sono pochi ad avere questa sensibilità!
Una tale presenza carismatica.
Solo grazie a questo “dono”, gli altri ti cercheranno e ti ricorderanno.

Non sbirciare continuamente il cellulare.
Evita di concentrarti su altre cose, anche solo per un attimo.
Non potrai mai connetterti con gli altri, se sei occupato con te stesso.

Se sei in un gruppo, presta attenzione a tutti. Guarda ogni persona.
Sforzati di guardare e parlare con tutti.

Focus sulle altre persone

Le persone sicure di sé non si preoccupano di riconoscimenti.
Le persone fiduciose “sanno chi sono” e ”sanno quello che hanno raggiunto”.

Non hanno bisogno dell’approvazione degli altri, perché hanno appreso che la vera conferma viene dal-dentro.

Quindi, fai un passo indietro e lascia “brillare gli altri”.

Quando lo fai, gli altri non penseranno che sei timido o hai poca fiducia.
Penseranno invece che sei molto sicuro.
Non hai bisogno di approvazione e adulazione da parte degli altri.

Dai il giusto riconoscimento

Nessuno riceve abbastanza riconoscimenti.
Nessuno.

Tutti abbiamo – chi più chi meno – bisogno di apprezzamenti e riconoscimenti.
Soprattutto nel mondo del Lavoro di oggi, dove i risultati si conquistano con grande fatica e impegno.

Complimenti e apprezzamenti – ben fatti – possono costruire e rafforzare le relazioni.
Aumentare la fiducia e migliorare la produttività.
Valorizzare il lavoro fatto, giorno dopo giorno.
 


 
Non solo le persone gradiranno i tuoi complimenti, apprezzeranno – soprattutto – il fatto che hai prestato la tua attenzione.

E si sentiranno molto più importanti.
Motivati.
Produttivi.

La maggior parte delle persone è troppo occupata e concentrata su se stessa, per prestare attenzione al dettaglio. Si lascia sfuggire l’occasione per complimentarsi con gli altri.

Se lo fai … con sincerità e passione avrai carisma.
Presenza carismatica.
Autorevolezza

10 spunti per placcare il collega scorretto che vuole scavalcarti

collega scorrettoFoto di WikiImages da Pixabay

Azz … ti hanno appena scavalcato. Sorpassato.
Disarcionato.
Beffato!

Nooo, ma come è possibile?
Infatti…ti vedo ancora stordito sai …

Eri nel mezzo della riunione.
Tutto sta filando liscio quando all’improvviso …
il tuo collega si è preso – candidamente – il merito per il lavoro
che hai fatto tu!

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Mentre ti riprendi dallo shock …
e ti stai ancora chiedendo “… ma ho sentito bene! Come osa!”

Hai perso il treno per parlare!
Per controbattere.
È troppo tardi … oramai.

Tutto si è svolto in modo molto veloce. Imprevisto.
Inaspettato.

Adesso tutti sanno chi ha fatto – bene – quel lavoro …
e non sei tu!

Ecco 10 passi per placcare – definitivamente – il collega scorretto che sta cercando di scavalcarti:

1. Chiediti se il comportamento è davvero inappropriato

La persona – per esempio – usa l’ironia solo per essere divertente?
Oppure il suo unico obiettivo è sminuirti, sconvolgerti, ferirti?

Il fatto che abbia detto – altro esempio – che la tua idea non avrebbe funzionato,
non necessariamente rende il suo comportamento sbagliato o inappropriato.

Forse è solo un problema di comunicazione.
È stato solo troppo diretto.
Poco gentile.

In ogni caso,
anche se si tratta di differenti stili comunicativi,
informa la persona del modo in cui dovrebbe comunicare con te.

2. Affronta la questione

Prima che l’atteggiamento si trasformi in un comportamento seriale.

Un tentativo di “scavalcamento” di una persona che non ha tale potere,
fa ribollire il sangue nelle vene.

Tuttavia,
se reagisci in modo aggressivo, peggiori la situazione e dai ancora più potere al collega scorretto.

Gestisci le tue emozioni.
Fai un respiro profondo, una passeggiata rilassante e mantieni la calma!

3. Non procrastinare il confronto

Evita di scansare i comportamenti “tossici”.
Non sperare che la situazione non si ripresenterà.
Che sparirà magicamente.
Non succederà!

Non comportarti come una vittima.
Un agnello sacrificale.

È meglio “stroncare sul nascere” questi atteggiamenti scorretti.
Fin dal primo attacco.
Prima che il rapporto di lavoro inizi davvero a essere danneggiato.

Guarda la persona negli occhi.
Fai capire che non sei il tipo da sopportare sopraffazioni.
Non essere un bersaglio facile.

4. Parla con la persona

Non parlarne con il tuo capo o le HR.
Almeno non prima di aver tentato di parlare con la persona.

Chiedi un incontro chiarificatore: “So che questa conversazione sarà scomoda.
Sento l’esigenza di provare a parlare con te”.

Andare direttamente dal capo,
raramente aiuta a migliorare il rapporto con l’altra persona.

5. Affronta il comportamento specifico, non la persona

È sbagliato dire “Hai un atteggiamento scorretto” oppure “Hai sbagliato”.
La critica deve essere riferita a qualcosa di specifico e non a qualcosa di generico.

Devi essere chiaro su cosa/dove/quando.
Spiega le azioni fatte.
I comportamenti avuti o le cose dette.

Evita frasi tipo “Ancora una volta la tua poca professionalità … ” e appellativi sensibili come “arrogante, prima-donna, arrivista, ecc.”.

Esponi il problema in modo oggettivo e senza pregiudizi.
Concentrati sulle azioni, non sulla persona.

6. Chiedi di cambiare approccio

Accetta i feedback ma rifiuta – categoricamente – il modo in cui li hai ricevuti.

Se la persona si avvicina in modo sminuente o inappropriato, l’approccio migliore è dire qualcosa del tipo (alcuni esempi):

“Grazie per avermi mostrato il tuo punto di vista. In futuro – in ogni caso – ti sarei grato …

se eviti battutine sulla mia proposta, davanti agli altri. Lo trovo poco professionale.
non chiamare i miei errori banali. Spiega solo cosa deve essere risolto.
di non prendere credito per il mio lavoro. Sai perfettamente che ci sto lavorando intensamente da più di 3 settimane. Questo comportamento non è corretto.”

 

7. Ascolta e permetti al collega scorretto di spiegarsi

Permetti alla persona di spiegarsi o di rifiutare le tue dichiarazioni.
Ascolta senza giudicare.

Spiega tutti i tuoi punti ma assicurati di non interrompere il tuo interlocutore mentre espone le sue giustificazioni, anche se non sei d’accordo.
Interrompendo, otterrai solo il risultato di inasprire il dialogo.

È un’occasione per imparare … a muovere critiche costruttive bilanciando garbo e autorità.

Così facendo aumenterai il tuo rispetto.
La tua credibilità.

8. Invita un terzo a fungere da testimone alla tua conversazione

Se la persona dimostra di stravolgere i fatti,
di essere aggressivo, commediante o accusatore allora potresti aver bisogno di un testimone, presente alla conversazione.

La persona in questione dovrebbe essere accettata da entrambi.
Se ha il compito di osservatore o di mediatore, assicurati che ne abbia le abilità.
… altrimenti la questione si incasina ancora di più.

P.S.
Questa possibilità non mi piace molto.
Preferisco credere che persone adulte possano avere conversazioni produttive da adulti.

9. Collabora ma mantieni le distanze

Collabora quando devi,
ma mantieni il contatto al minimo.

Comunica con il collega scorretto solo quando il lavoro lo richiede.

Se cerca di fare bella figura invitandoti a pranzo o per un drink,
rifiuta educatamente.

10. Parlane con il tuo capo o il tuo datore di lavoro

Se il comportamento del tuo/a collega non è cambiato,
è venuto il momento di parlarne e mettere a conoscenza della situazione il tuo capo,
il direttore o un responsabile HR.

Presenta il tuo caso,
senza piagnistei, vittimismo e senza incolpare.
Esprimi chiaramente che apprezzi il lavoro che fai.

Attieniti ai fatti e non etichettare il collega.
(“È un carrierista” oppure “Vuole essere il capo“).

Evita il più possibile rimostranze vaghe, sommarie o imprecise che possono diventare clamorosi “autogol”.

Non lamentarti e non accusare.
È più efficace rimarcare che questo comportamento sta creando tensioni nel team e rischia di provocare un calo di produttività (argomenti senza dubbio più “sensibili” agli occhi del tuo capo o datore di lavoro).

Può darsi che il tuo collega scorretto sia chiamato per un incontro o un richiamo.
E le cose probabilmente torneranno come prima.
Forza … faccio il tifo per te!

18 spunti per essere leader autorevole e non capo autoritario

leader autorevole

Foto di khamkhor da Pixabay

“Oggi il segreto della leadership di successo è l’autorevolezza,
non l’autorità.”

Ken Blanchard

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Il leader autorevole osserva senza dare giudizi o etichette.
Rispetta il punto di vista dell’altro, riconosce le capacità delle persone e le valorizza.

Lo stile autoritario richiede obbedienza.
Non scende a compromessi, ricorrendo anche a metodi repressivi e punitivi.

Essere un leader autorevole non significa fare il bullo o il dittatore

Ecco 18 spunti per essere leader autorevole.
Non un boss autoritario e arrogante:

1. Ricorda che i leader più efficaci sono autorevoli, non autoritari.

2. Celebra la competenza degli altri senza degradare il tuo ruolo.

3. Sporcati le mani. La partecipazione indica autorevolezza. L’isolamento autoritarismo.

4. Parla meno e ascolta di più. Mostra sincero interesse per gli altri.

5. Riconosci quando sbagli. Non c’è vergogna nell’ammettere gli errori.

6. Condividi il credito per i risultati raggiunti: raramente ottieni qualcosa al 100% da solo.

 


 

7. Se sei tentato di giudicare gli altri (per sentirti superiore), giudica te stesso, notando le aree in cui non sei all’altezza.

8. Complimenta gli altri per i loro talenti e le qualità positive.

9. Impegnati a “non sapere”. Con coraggio. Crescita e apprendimento includono il “non sapere”.

10. Concentrati su tutto ciò di cui devi essere grato e su tutte le persone che (direttamente o indirettamente) ti hanno aiutato ad arrivare dove-sei-oggi.

11. Non essere mai così soddisfatto di quello che fai. Non smettere di lottare per il miglioramento (personale o professionale). Il compiacimento non è un atteggiamento costruttivo.

12. È fondamentale sviluppare, non “riparare”.

13. Ridi di te stesso. Non prendere le cose sul personale.

14. Aspettati prestazioni elevate da te stesso e dagli altri. Non accettare la mediocrità.

 

 

15. Persegui l’eccellenza sfidando lo status quo.

16. Rimuovi i blocchi. Non crearli.

17. I leader autorevoli sono fiduciosi ma non prepotenti, empatici ma non deboli.

18. Il potere dell’autorevolezza è il rispetto; l’autoritarismo cresce nella paura.

11 volte che non dovresti chiedere scusa al lavoro – parte 2

scusa sul lavoro

Foto di Khusen Rustamov da Pixabay

6. Quando non sei davvero dispiaciuto

Tutti conosciamo le “scuse delle non-scuse”.
Hai detto di essere dispiaciuto ma in realtà non lo sei. Per niente.
Si “vede”.
Si “sente”.

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Quando la tua scusa sul lavoro lascia un retrogusto di sarcasmo, non trapela sincerità,
e la stai semplicemente dicendo perché pensi risolveranno il problema …
stai sprecando questa opportunità.

“Conservala” per quando sarai veramente dispiaciuto.
Non sprecare questo bonus.

7. Quando non hai assolutamente nulla di cui scusarti

Non usare “Mi dispiace” come frase di riempimento o per essere educato.
Pensa attentamente se quello che stai per dire, è qualcosa di cui dovresti – veramente – scusarti.

Quando non hai nulla a che fare con la causa di un problema.
Perché scusarsi?

Salva le tue scuse per quando assumerai la responsabilità di qualcosa che hai/non hai fatto.
Saranno molto più efficaci e potenti.

8. Se ti stai prendendo una pausa o sei in malattia non chiedere scusa sul lavoro

La vacanza fa parte del pacchetto-lavoro.
Una pausa rigenerante è indispensabile per la produttività.

La malattia “giunge inaspettatamente”.
Senza preavviso.
 


 
Non devi scusarti per non essere disponibile, perché hai l’influenza, oppure sei in vacanza.

In ogni modo,
informa in anticipo le persone della tua assenza per vacanze, in modo che non ti cerchino – disperatamente – mentre sei via.

9. Non scusarti per “Dire “No”

Trascorriamo gran parte della nostra vita adattandoci agli altri.
Non sei obbligato a fare tutto ciò che qualcuno ti chiede di fare.

Non scusarti per aver detto di no.
Soprattutto, quando non hai fatto niente di male.

Certo,
ci sono momenti in cui dire di no, potrebbe non essere nel tuo interesse.

È permesso dire di no.
parlare, esprimerti e trovare una soluzione alternativa.

10. Quando prendi una decisione che comporta il rispetto dei tuoi principi o valori fondamentali

“Scusa ma non posso mentire al cliente” non dovrebbe iniziare con delle scuse.

Non essere mai dispiaciuto di essere fedele alle tue convinzioni.
Ai tuoi valori.

Non dovresti scusarti quando mostri integrità.
Non scusarti mai per aver fatto/detto la cosa giusta.

11. Quando lasci il tuo lavoro

“Mi dispiace, ma ho ricevuto un’offerta di lavoro migliore.”

Sembra educato, da parte tua.
Sembra.

 

Molto più probabilmente non ti dispiace per nulla.
Sei felicissimo di aver ha ricevuto un’offerta di lavoro migliore.
Vero?

Chiedendo scusa, potresti dare l’opportunità agli attuali datori di lavoro di rifarsi con un malizioso: “Beh, se ti dispiace davvero, potresti …'”

Smettila di scusarti così spesso

Come puoi vedere, ci sono così tante circostanze in cui le scuse non sono necessarie.
Detto questo, a volte dovrai scusarti.
Ci mancherebbe!

Nella vita, prenderai decisioni ogni giorno.
Ci sono momenti in cui altre persone non approveranno queste decisioni e le tue azioni.

Ciò non significa che dovresti essere – tutte le volte – dispiaciuto.
La prossima volta che pensi di chiedere scusa sul lavoro, rileggi questo post.