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11 credenze sul percorso di personal coaching da sfatare. Subito.

Ci sono molte idee preconcette sul coaching.
Alcuni di queste sono infondate. Veri e propri miti.

Sono tante le convinzioni la cui credibilità si basa non su chi, ma su quanti ne parlano.
Queste opinioni si sono diffuse fino a radicarsi.

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Ecco le principali credenze sul percorso di personal coaching che andrebbero sfatate. Subito.

1. “Non ho problemi. Sto lavorando bene. davvero. Non ho bisogno di un coach.”

Benissimo. Sono contento per te!

Anche se stai lavorando bene, il coaching non si concentra sui problemi e le difficoltà ma piuttosto sullo sviluppo delle potenzialità.

Il coaching è una formazione individuale all’avanguardia ideale se desideri qualcosa di più (più responsabilità, un livello più alto di efficacia come team leader o responsabile, un migliore equilibrio lavoro-privato ecc.).

Lavorare con un coach professionista (riservato e non giudicante) al di fuori della tua organizzazione può aiutarti a raggiungere i tuoi obiettivi in meno tempo e meno dispendio di risorse.

2. “Ho delle domande e il coach mi dà le risposte.”

Esattamente il contrario.

Come coach ti pongo domande per aiutarti a scoprire e trovare le risposte “dentro di te”.
Una domanda ben ponderata può essere un valore immenso.

Il coaching non è consulenza.
Sei tu che devi rispondere alle domande.

Piuttosto che dirti cosa fare utilizzo vari approcci per tirare fuori le soluzioni dal “tuo interno”.

3. “Ho delle domande e il coach mi dà dei consigli”

Il coaching non comporta il dare consigli.
 

 
Piuttosto, si basa sul presupposto che le persone siano naturalmente creative,
e siano in grado di ottenere risultati migliori.

4. “Voglio risposte, voglio sapere cosa-fare e non sentirmi rivolgere domande.”

Le risposte sono dappertutto.
Non avrai problemi a recuperarle. Ti basta digitare.

E infatti ne trovi tante. Tantissime.
Purtroppo … le conosci già.

Le risposte che trovi sono generiche e tutt’altro che significative.
Il problema che (spesso) sono risposte standard e poco personalizzate.
Generiche e poco incisive.

Ecco perché è necessario un approccio individuale personalizzato sulle basi delle tue necessità.
Il percorso di personal coaching. Appunto.

5. “Posso semplicemente parlare con il mio migliore amico.”

A volte, un caro amico è la persona migliore per aiutarti a scavallare una situazione delicata.

Ma sarà difficile per lui/lei essere imparziale.
Non ti farà le domande difficili che “devono essere fatte”.

Il coach riuscirà a far emergere l’efficace prospettiva di un professionista,
non coinvolto e non giudicante,
e per questo più efficiente.

6. “Il coaching per essere efficace necessita di molto tempo”

La realtà è esattamente l’opposto.
 

 
Se parliamo di obiettivi specifici il coaching è molto efficace in “dosi” brevi e mirate.

Ovviamente è irragionevole proporre miglioramenti importanti in un paio sessioni di coaching!

Per un obiettivo ampio e complesso (come potenziare la leadership e la comunicazione) è necessario discutere insieme la durata e la pianificazione.

7. “Il personal coaching è costoso. È solo per grandi manager, atleti e professionisti famosi.”

Potrebbe essere vero per alcuni coach altamente specializzati o molto famosi,
ma certamente non per tutti.

Nella mia esperienza, il costo non rientra nelle “resistenze”, perché le persone lo vedono come un investimento su loro stesse.

Il focus è sulla crescita e lo sviluppo degli obiettivi personali.

8. Personal coaching è una specie di terapia

Questo è causa dei molti malintesi e danni d’immagine che ha subito il coaching nel corso degli anni.

È importante essere chiari …
l’analisi dei traumi passati esula dall’attività di coaching, che si basa prevalentemente sul presente e ciò che sarà il futuro.

Personalmente non propongo terapie, non curo disturbi o problemi psicologici.

Nel mio lavoro, se e quando è il caso, mi avvalgo della collaborazione e del supporto di colleghi professionisti (psicologo, psicoterapeuta, ecc..)

9. Il coaching non produce risultati

Il coaching è ottenere risultati!

Il percorso di personal coaching comporta la definizione e la pianificazione (di tutti i passi intermedi utili al raggiungimento) degli obiettivi.

Non si può parlare di coaching senza parlare di risultati.

Comunicazione efficace: ecco il segreto dei grandi leader

comunicazione efficace

Il nuovo team leader si è insediato da qualche settimana.
Desidera instaurare un clima di fiducia con i membri del suo team.

Ha indetto un’altra riunione per creare il tanto ricercato (e osannato) spirito di squadra.

Il team leader si è preparato. Si impegna. Ci crede.
Anche i collaboratori ci credono.
A parole.

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Se osservi con attenzione i segnali non verbali delle persone.
imparerai tanto dal linguaggio del corpo quanto dalle parole che sentirai.

Le persone ti “dicono” quanto siano interessate e disponibili,
anche se non dicono nulla.

Infatti … nonostante le frasi gentili e ben articolate,
inneggianti all’unità di squadra,
a lavorare come un’unità anziché come individui,
il non-verbale (se lo sai “leggere”) è stato abbastanza eloquente.

Un cenno occasionale. Una risatina. Gli occhi guardano fuori dalla finestra. Le unghie che rullano sullo schermo di uno smartphone. Un telefono fa vibrare il tavolo. Lo sguardo -impaziente- all’orologio sulla parete, braccia conserte, postura svogliata o sopracciglia alzate …

Tradotto? Nervosismo, disinteresse, disapprovazione, sospetto.

I messaggi non verbali il più delle volte non sono intenzionali e questo li rende autentici. Preziosi.

Alcune persone li inviano in modo sottile,
altre sono più facili “da leggere”.

Infatti in questa riunione, la più “anziana” ha parlato (a nome di tutto lo staff) di collaborazione e di partecipazione. Le parole erano rivolte al nuovo team leader … peccato che il corpo era rivolta verso qualcun altro. Nessun contatto visivo  esplicito.

Alcune persone sono abili a parlare.
Sembrano aperte quando in realtà sono poco disponibili.
Usano toni tranquilli. Spesso lusingano.
 

 
Tuttavia, dietro tante parole, se attendi che il fumo si dirada per vedere “l’arrosto”,
vedrai che spesso le persone stanno proteggendo il loro territorio,
pronti a tirarsi fuori o incolpare gli altri.

Il team leader dovrebbe imparare il segreto dei grandi leader

Ascoltare ciò che non viene detto!

Il linguaggio del corpo può mostrare l’incongruenza con le parole.
I segnali non sono in sintonia con ciò che si sta dicendo.

Se dici che sei felice ma i tuoi occhi sono freddi,
anche se la tua bocca sorride,
noi crediamo ai tuoi occhi.

Se scuoti la testa quando dici di sì,
noi crediamo alla tua testa,
non di certo alle belle e suadenti parole che hai usato.

Se dici: “Questo mese è stato terribile” se ascoltiamo solo le parole saremo dispiaciuti con te o per te.

Ma se dici: ” Questo mese è stato terribile” ma immediatamente sorridi e fai l’occhiolino supponiamo che sia stato un mese di vendite fantastico.

Come supervisore saper leggere i segnali non verbali è un’abilità fondamentale

La cosa più importante nella comunicazione è …
ascoltare ciò che non viene detto.

Ecco il segreto della comunicazione efficace … lo sanno bene gli uomini d’affari, manager, imprenditori.
I grandi leader.

Il non verbale è la forma di comunicazione più potente.
I migliori comunicatori sono sensibili al potere delle emozioni e dei pensieri espressi senza l’uso della parola.
 

 
Se sei occupato a pensare ciò che dirai,
non sarai mai in grado di ascoltare completamente ciò che l’altra persona sta dicendo, il tuo team, un cliente, ecc.

Ascoltare in modo attivo coinvolge non solo le orecchie,
ma anche gli occhi, la postura, tutto ciò che “ingloba” la persona.

I segnali non verbali sono la più potente forma di comunicazione efficace

Mettiamo molta attenzione alle parole che pronunciamo,
ma uno sguardo o un gesto possono dire molto di più.

Le espressioni facciali, il contatto con gli occhi, i gesti,
la postura e il tono della nostra voce trasmettono il nostro interesse,
la sincerità e la fiducia.

I grandi leader sanno che la capacità di comunicare è fondamentale. Il rapporto e la fiducia si costruiscono o si perdono proprio comunicando.

La comunicazione efficace non è solo parlare e ascoltare.
Osserva attentamente, diventerai un comunicatore migliore.

La prossima settimana potrai leggere come “ascoltare ciò che non viene detto”.

8 segnali che qualcuno al lavoro è segretamente invidioso di te

Foto di Parking Thought da Pexels

Se hai ottenuto il riconoscimento per un risultato ambito o hai raggiunto un traguardo significativo,
probabilmente sarai rimasto spiazzato e deluso dalla reazione poco entusiasta e contenuta di qualcuno.

Mentre tutti si complimentano o si congratulano con te,
improvvisamente il volto del tuo collega o amico è apparso inespressivo o infastidito.

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Lo pensavi vicino … che avrebbe apprezzato e condiviso la tua felicità.

Oppure, pur essendo una persona modesta,
che non ostenta beni materiali, tanto meno status symbol non ti aspettavi di doverti proteggere da “attacchi” e critiche.

Quando possiedi carisma, creatività, talento (o altre caratteristiche invidiabili)
che attirano l’attenzione, il semplice fatto di “essere te stesso” è sufficiente per far risentire alcune persone.

L’invidia è un’emozione comune. Universale.
È una sensazione frustrante che proviamo quando qualcuno (a noi vicino) viene congratulato,
ottiene un riconoscimento o una promozione.

La gelosia può guidare comportamenti tossici

Fa litigare le persone, anche gli amici più cari.

Le manifestazioni più comuni di gelosia sono la paura, l’insicurezza riguardo al proprio valore,
l’invidia.

Molte relazioni “ospitano” questi sentimenti negativi sotto la superficie,
come uno scorpione che si nasconde sotto la sabbia,
aspettano con impazienza l’errore del bersaglio, per cogliere ogni opportunità per criticare e condannare.

La persona potrebbe non mostrare in modo evidente la gelosia,
ma non perderà l’occasione di svalutarti e sabotarti.
 

 

Molto spesso le persone cercano di nasconderlo o mascherarlo mostrando un bel sorriso di circostanza. Ecco perché a volte è difficile dire se qualcuno sia geloso.
A volte sono le persone che ci “amano” di più, altre volte inaspettatamente, possono farlo persone che ci conoscono a malapena.

Per aiutarti a scoprire cosa si nasconde sotto la superficie, ecco 8 segnali che qualcuno è segretamente geloso di te.

1. Il collega invidioso è costantemente in competizione

C’è qualcuno che gareggia costantemente con te?
Cerca sempre di superarti?
È alla costante ricerca di dimostrare il suo valore? Sia a te che a sé stesso?

Gli amici dovrebbero sostenersi a vicenda,
ma la gelosia rende le persone più competitive.

Il tuo amico o collega potrebbe essere ansioso di competere perché ha un forte bisogno di dimostrare la sua superiorità.

Potrebbe essere invidioso della tua intelligenza, della tua ambizione o del tuo talento, diventando eccessivamente competitivo.

2. Svaluta il tuo successo

Quando realizzi qualcosa di positivo, come reagisce il tuo collega/amico?
Celebra il tuo successo?
È veramente felice per te?
 

 

Una persona gelosa cercherà sempre di sottovalutare il tuo lavoro.
Svalutare i tuoi risultati.
Minimizzare il tuo successo.

Ogni volta che dici al tuo collega qualcosa di speciale che hai fatto, invece di congratularsi con te potrebbe dire, per esempio, che non hai fatto niente di speciale!
Chiunque avrebbe potuto farlo.

La verità è che il tuo amico potrebbe nascondere sentimenti di invidia.
Se fosse successo a lui avrebbe fatto l’impossibile per sfoggiare il suo successo.
Il suo valore.

3. La persona invidiosa celebra sempre il fallimento. In particolare, il tuo.

Anche se non te lo dirà mai …
è felice quando non raggiungi i tuoi obiettivi.

Non ti farà mai sapere quale gioia maliziosa ha sentito quando hai raccontato della tua battuta d’arresto.

Si rallegrerà segretamente del fatto che (anche tu) hai fallito.
Desidera che tu fallisca e non ti alzi dalla massa, che non emergi, che resti (anche tu) bravo-bravino al tuo posticino … come lui!

Tutto ciò che conta per il tuo collega invidioso che tu non sia migliore di lui.
Non superi il suo stesso livello.

Chiunque prova piacere nel vederti fallire non è una brava persona. È infelice.
Faresti meglio a prendere le distanze immediatamente.
E non condividere più niente.

4. Farà gossip su di te

Il collega geloso sfrutta ogni opportunità per denigrarti.

Quando esci dalla stanza,
coglie al volo l’opportunità facendo  (anche in maniera sottile) commenti negativi o diffondendo false voci su di te.

Vuole sembrare premuroso e compassionevole
affermando di essere “preoccupato per te e per il tuo benessere”.
In verità vuole sentirsi superiore. È solo interessato a sé stesso.

Un collega invidioso se non riesce a trovare difetti legittimi tenterà di sminuirti, con qualsiasi critica.
 

 

5. Il collega invidioso farà falsi complimenti

“Belle le tue unghie, non sembrano neanche finte”
“Ho sentito. Sono DAVVERO felice per te”
“Ho sentito. Che fortuna!”

Una persona gelosa tende a dirti qualcosa di carino ma poi sparlerà alle tue spalle.
Ha una doppia faccia.
Il campanello di allarme sono i complimenti pomposi.
Eccessivi.

Ogni volta si complimenterà, in modo eccessivo, forzato, strano o immotivato per lavarsi la coscienza.

In questi casi il complimento è spesso associato a una smorfia del viso,
una contrazione delle labbra o un momento di silenzio.

6. Ti porta brutte notizie con il pretesto di farti un favore

Supponiamo che tu abbia deciso di proporre un nuovo progetto al tuo capo.
Sei positivo ed entusiasta.

Ma dopo aver condiviso i tuoi piani con il tuo collega, ti dice immediatamente che non hai speranze.
In azienda si è sempre fatto così.
È impossibile ottenere un extra budget per il tuo progetto.

Non è che lo sappia per certo,
è solo che la prima cosa a cui pensa è metterti i bastoni tra le ruote.

Spegnere il tuo entusiasmo. Rovinare i tuoi piani.
Farti concentrare sulla negatività.

7. Il collega invidioso potrebbe copiare i tuoi gusti e le tue decisioni

Anche se potrebbe sembrarti strano,
il comportamento imitatore è un segno di adulazione.

Le persone gelose spesso sono dei grandi imitatori.
Copiano o imitano proprio le cose che criticano di te.

Anche se all’inizio potresti prenderlo come un complimento, prima o poi inizierà a disturbarti perché, col tempo, le persone diventano sempre più risentite e velenose.

Non lasciare che queste persone gelose ti influenzino troppo profondamente.

8. Il collega roso dall’invidia non capisce cosa ci sia di notevole nei tuoi risultati

È convinto che il tuo successo (grande o piccolo poco importa) sia frutto di fortuna o di poco sforzo.

Se sei preso di mira dal collega invidioso,
probabilmente ti sarai chiesto perché quella persona trascorra più tempo a sminuirti che ad affrontare la sua bassa autostima.

Di solito chi si vergogna di ciò che è, guarda con invidia gli altri.

Non sembra tenere conto del coraggio, la disciplina e il sacrificio che sono stati necessari per realizzare i tuoi sogni. Immagina che la tua vita sia priva di ostacoli.
Presume di meritare più successo di te.

La cosa migliore che puoi fare è … non farti influenzare troppo e non prestargli attenzione!

9 segnali che il colloquio di lavoro è andato bene – parte 1

il colloquio di lavoro

Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

Se c’è una cosa che fa ammattire le persone dopo il colloquio di lavoro, è il tempo di risposta.

Se ricevi un feedback negativo. Bene! (comunque)
Ti permette di “chiudere mentalmente” subito la questione.

Se ricevi un feedback positivo. Woowww!
È tempo di festeggiare.

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Qualche volta, gli intervistatori sono così chiari da dirti direttamente che hai/non hai le capacità e l’esperienza che stanno cercando.

Spesso non è così. “Le faremo sapere” è la peggiore delle risposte.
Non chiude. Ti lascia in sospeso.

A volte la risposta si lascia attendere per giorni.
Altre, non arriva neanche.

I giorni dopo il colloquio di lavoro possono essere esasperanti

Specialmente se hai necessità di cambiare o trovare un lavoro con urgenza.
Il tempo si dilata, l’attesa si carica di nervosismo.

Ora che hai un po’ di tempo per riflettere sulla conversazione,
l’ottimismo iniziale lascia il posto al dubbio, che comincia a scavare dentro di te.
Analizzi ogni risposta alla ricerca di indizi. Soppesi ogni commento ed espressione facciale che ricordi.

È andata bene? Si.
No, aspetta! A quella domanda non ho risposto.
Mi ha detto “Ci sentiamo!” o forse “Ci sentiamo?” o forse “Magari ci sentiamo”.

È il “gioco” della mente.
Lo facciamo (più o meno) tutti.
E non puoi entrare nella testa del tuo intervistatore.

Ci sono alcuni segnali che indicano che hai comunque effettuato una buona intervista,
anche se probabilmente non sarai in grado di dire (alla fine) da che parte si orienterà il reclutatore.

Quindi la prossima volta che tendi ad angosciarti, prendi un respiro e rifletti semplicemente sulla presenza di questi nove rilevatori positivi. Probabilmente sei a un passo dall’ottenimento del lavoro.

Prima di continuare a leggere, è importante che ti dica che non esistono segnali infallibili.

Sebbene alcuni segnali o reazioni possano essere catalogati come segnali positivi,
non è comunque una garanzia di successo.
 

 
Allo stesso modo,
se non dovessi rilevare tali segnali non significa (necessariamente) che sia stato un disastro.
Ci sono sempre eccezioni.

Mi è successo diverse volte (nel mio lavoro di career coach) di aver sentito la delusione di una bocciatura accompagnata da “Strano! Il colloquio di lavoro mi sembrava fosse andato bene”.

1. Il colloquio di lavoro è durato più del previsto

Se il colloquio di lavoro supera il tempo programmato è probabile che il tuo intervistatore sia interessato e coinvolto.

Solitamente un reclutatore, non appena stabilisce che il tuo profilo non è adatto, non tende a sprecare il tempo.

Tra un colloquio e l’altro c’è sempre poco spazio temporale.
Se per parlarti ne “ruba” un po’, potrebbe essere un segno che saresti adatto per il ruolo.

Vuole conoscerti meglio.
È disposto a investire più tempo per valutarti.

Se così non fosse, concluderebbe l’intervista all’orario programmato.
Semplicemente.

2. Il linguaggio del corpo del tuo intervistatore è stato positivo …

La comunicazione non verbale, in particolare il linguaggio del corpo, è molto significativa.

Questi tipi di segnali sono difficili da cogliere ma ci sono alcune cose a cui puoi prestare attenzione. Come fai a capire che il reclutatore sembra interessato a quello che stai dicendo?

Nota se … è particolarmente entusiasta, mantiene un contatto visivo continuo, sorride, è reattivo durante l’intera intervista, annuisce spesso con la testa in segno di approvazione o prende appunti sorridendo.

In caso di intervista di gruppo, concentrati sul responsabile delle assunzioni.
Se è particolarmente positivo ed entusiasta, è un buon segnale.

3. … anche la comunicazione verbale è stata positiva

I selezionatori (generalmente) cercano di non far comprendere le loro intenzioni ai candidati,
quindi ti parleranno in termini generalisti,
tipo “La persona in questa posizione si occuperebbe di …”
 

 
Ma se credono che tu sia la persona giusta,
potrebbero involontariamente farsi scappare frasi come “Quando ci vedremo di nuovo…” o “Dopo che inizierai…”, “Hai chiaramente le qualifiche” o “Sei il professionista che stavamo cercando” oppure affermano di essere soddisfatti delle tue capacità, qualifiche o background.

“Ci sentiremo presto” è un segnale decisamente più positivo di “Le faremo sapere”.

4. La conversazione è stata informale e amichevole

Quando la conversazione diventa fluida,
più naturale e meno interrogatorio,
è senza dubbio un segnale positivo.

Dimostra che l’intervistatore ha un genuino interesse nel conoscerti meglio.
Uno scambio amichevole indica che l’intervistatore non solo è interessato a te,
ma si sente anche a suo agio nell’interagire con te.

Nel caso contrario, lo scambio rimarrà formale per tutto il tempo.

Tuttavia, alcune aziende conducono interviste molto strutturate,
con domande poste in un certo ordine per soddisfare i criteri o le politiche aziendali,
quindi non scoraggiarti se il tuo intervistatore sembra attenersi al “copione” e l’intervista si svolge in modo molto formale.

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Un nuovo lavoro di team leader: 9 regole per iniziare al meglio

un nuovo lavoroFoto di fauxels da Pexels

Hai superato la prova di colloquio, hai ottenuto il lavoro,
adesso sei il nuovo team leader!

Appena “entri” in un nuovo team o azienda,
è difficile capire come-funzionano le cose.

Ci sono nuove regole da assimilare,
nuove persone da conoscere e una nuova cultura da comprendere.

Il malinteso è sempre in agguato, un approccio sbagliato diventa un autogol, un atteggiamento frainteso, una trappola.

Ora che si sta avvicinando il gran giorno,
i dubbi sulla tua leadership e le perplessità sui possibili ostacoli ti tenendo sveglio la notte.

Ti invito a fare tue queste “regole” per trovare forza,
partire con sicurezza ed entusiasmo verso il tuo nuovo lavoro di team leader:

Il rispetto va conquistato

Non puoi ottenere il rispetto del team semplicemente perché sei il “capo”.
Non funziona così!
Devi essere meritevole di rispetto e lealtà.
Il tuo atteggiamento ispira tutto il personale.
Il tuo team smette di seguirti quando ti vede manipolare numeri, dati e informazioni per il tuo vantaggio personale.

“NO team = NO successo”

Le persone del tuo team sono il tuo patrimonio.
Possono determinare il successo o l’insuccesso del tuo lavoro, della tua azienda,
della tua attività.
Da solo non vai da nessuna parte!
Hai bisogno dei tuoi collaboratori,
più di quanto loro abbiano bisogno di te.

Non pretendere la motivazione dagli altri

Devi essere consapevole che la motivazione dello staff passa
inevitabilmente da te.
Se senti il bisogno di sentirti superiore vuol dire che non lo sei.
Pochi hanno realmente capito cos’è in realtà la fiducia in sé stessi.
Spesso, ci comportiamo con arroganza perché siamo insicuri e pieni di paura.
Mostrarsi strafottenti non vuol dire essere sicuri di sé.


Focalizzati su te stesso

Concentrati sull’unica persona che puoi controllare.. te stesso.
Non preoccuparti troppo degli altri. La persona più difficile da gestire … sarai tu!
Lavora su te stesso
se non vuoi entrare nella statistica dei fallimenti da leadership.
Hai coscienza di essere TU al centro di tutte le tue complicazioni e fallimenti che incontrerai nella vita?

Non paralizzarti dalla paura

Non avere paura di sbagliare, fallire, di non essere buono, di non essere capace,
di non riuscire.
Non bloccarti, indietreggiare ai primi ostacoli, paralizzarti all’azione.
Non farti assalire dalla paura di fallire, di fare un passo falso.
Le persone di più successo non sono quelle di maggior talento ma quelle che non mollano mai, anche se cadono, si rialzano e proseguono.

Ricorda il monito di Wolf Rinke

“Dire a qualcuno di fare qualcosa non significa essere leader.”

Fai parlare i fatti.
Ascolta di più, parla di meno.

Un nuovo lavoro? “Conversa” con le tue paure

Se ti assalgono i dubbi sulla tua leadership.. ferma i pensieri, blocca le fantasie, concentrati sui fatti.
L’ansia che senti per il tuo inizio la sentono anche gli altri (anche più di te).
Se non prendi sonno, ricorda che … i grandi leader non lottano con la paura.
La guardano in faccia. L’ascoltano.
L’accettano.



Non farti inghiottire dalla perfezione

Ogni nuovo compito, incombenza o progetto che ti sarà dato dovrà essere impeccabile,
ineccepibile, perfetto.
È normale aspettarsi la perfezione quando sarai impegnato in qualcosa di completamente nuovo?
Non metterti sulle spalle questi pesanti fardelli. Migliorerai “strada facendo”.
Stai leggero.
Punta al miglior risultato possibile, non alla perfezione.

Sii gentile. Non debole.

Essere gentile non significa essere un avversario facile.
Essere educato significa lavorare duramente per governare il tuo ego,
invece di permettere all’ego di dominare te.
Ci vuole lavoro, pazienza e disciplina.
È molto più facile sbraitare. Essere arrogante.

Primi giorni di lavoro: 6 atteggiamenti che possono crearti seri problemi

primi giorni di lavoro

Foto di cottonbro da Pexels

Nei primi giorni di lavoro,
ogni nostro atteggiamento che può essere considerato potenzialmente positivo,
se portato all’estremo, può trasformarsi in negativo.

Gli stessi tratti che rendono una persona forte, quando sono esasperati,
possono portare al fallimento.

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Infatti, c’è una linea molto sottile tra successo e tracollo.

La fiducia in sé stessi spinta all’estremo diventa EGO. Arroganza.
La determinazione esasperata diventa testardaggine. Cocciutaggine.
La precisione esagerata diventa perfezionismo irritante.

Ecco 6 atteggiamenti che, se esasperati, possono darti seri problemi i primi giorni di lavoro:

1. Mostrare proattività

Partire “a razzo”:

Spesso voler dimostrare di meritare il nuovo lavoro ti potrebbe far cadere nella trappola di voler impressionare (a tutti costi) capi e colleghi.

Mostrarsi proattivo è una bella cosa (soprattutto i primi giorni di lavoro),
arrivare prima in ufficio e andarsene per ultimo, ma bisogna prestare attenzione a non cedere alla troppa dedizione.

Lavorare troppo esaurirà rapidamente le tue energie.

Se poi, inizi ad arrivare più tardi dopo essere stato iper-presente all’inizio della prima settimana,
i colleghi penseranno subito “Eccolo qua … si sta già rilassando”.

Non mostrare le capacità:

D’altro canto, non puoi aver paura di mostrare tutte le tue abilità.
Nei primi giorni di lavoro, è giusto fare conoscere le tue capacità.

Evita di farti vedere esitante e mal disposto anche se potrebbe essere un tuo tratto caratteriale,
essere discreto e riservato.
 

 

Nei primi giorni di lavoro stai “plasmando” la tua immagine professionale.

2. Disponibilità verso gli altri

Pranzare da solo:

Uno dei più grandi errori che potresti fare i primi giorni di lavoro è quello di pranzare volontariamente da solo. Rischi di mostrare poca disponibilità verso i colleghi.

Prendi subito l’iniziativa di socializzare con i nuovi colleghi.

È un ottimo modo per conoscere informalmente le persone della tua azienda.
Capire meglio l’ambiente.

Essere troppo invadente nella pausa pranzo:

I primi giorni del nuovo lavoro può capitare di mangiare da soli.
Non c’è confidenza, familiarità, ognuno resta sulle sue.
Ci sta.

Non aspettare che siano gli altri a estendere l’invito.

Fai un respiro profondo,
mettiti in gioco chiedi di sederti con un gruppo di nuovi colleghi durante il pranzo.
Fare il primo passo ti farà apparire una persona – oltre che sicura – anche amichevole e disponibile.

Non essere indiscreto.
È giusto cercare di fare amicizia, ma senza esagerare e peccare d’invadenza.

Evita di presentarti al tavolo e sederti con loro senza prima chiedere se puoi unirti a loro.
Assicurati che siano disponibili prima di disturbarli.

3. Parlare di sé stessi

Parlare troppo di sé stessi:

È giusto cercare il dialogo e fare amicizia,
ma non bisogna raccontare subito tutti i dettagli della tua vita privata.
 

 
Non cogliere ogni occasione per agganciarti al discorso e iniziare a parlare di te, delle cose che hai fatto, di quello che ti successo e allora …
… avanti con viaggi, sport che hai praticato, hobby o conoscenze importanti,
solo per apparire più interessante o attraente agli occhi di colleghi o collaboratori.

Riuscirai a impressionare gli altri?
Sembrare più interessante o intrigante?

Non parlare di sé stessi:

I colleghi non ti conoscono e potrebbero farsi un’idea sbagliata.

Raccontare qualcosa di personale i primi giorni di lavoro è basilare per innescare nuove relazioni e farsi conoscere.

Non parlare mai di sé stessi potrebbe essere recepito dai tuoi nuovi colleghi intrigante i primi giorni di lavoro, spocchioso e arrogante dopo un certo lasso di tempo.

4. Look adeguato

Essere troppo elegante:

Non bisogna vestirsi come al colloquio di lavoro.
Ormai sei stato già assunto.

Essere troppo informale/fuori contesto:

Basta conformarsi allo stile aziendale.
Non indossare maglietta e jeans se i tuoi colleghi sono in pantalone e giacca (anche senza la cravatta)

Vestiti come ti piace, ma cerca di adattarti alla cultura aziendale della tua nuova organizzazione.

Sono certo che sul lavoro vuoi essere notato per la tua intelligenza, le tue capacità e il tuo talento,
non certo per il vestito di una taglia più grande, i calzini bianchi, la cravatta che arriva sotto la cintura,
le scarpe consumate o la scarsa igiene personale.
 

 

5. Parlare del tuo vecchio lavoro

Parlare troppo del tuo vecchio lavoro:

Una trappola in cui cadono molti nuovi dipendenti è quella di parlare sempre/troppo dei loro vecchi lavori di lavoro.

Proprio come in una relazione sentimentale,
è meglio non parlare troppo delle tue passate relazioni.

Lascia stare nomi, dati, clienti, gossip, scandali, dicerie, ecc.
Ti danno un’area poco professionale.

Non parlare affatto del vecchio lavoro:

D’altro canto, non puoi neanche nascondere o evitare sistematicamente qualsiasi riferimento del vecchio datore di lavoro.

Sembra che tu voglia nascondere qualcosa. Susciti sospetti.
Sii autentico. Vero nel tuo approccio.

Coinvolgi le persone con la tua onestà e trasparenza. A nessuno piace avere accanto un collega che compiace, finge, indossa una maschera solo per piacere.

6. Consapevolezza dei propri punti di forza

Credersi non adeguato:

Ci sono così tante competenze da mettere sul tavolo,
ogni nuovo incarico sembra un compito impossibile,
ogni incontro con il capo o il titolare può essere quello in cui si viene a scoprire che non sei all’altezza.

Responsabilità scoraggianti. Disagio nel ruolo.
Poche idee.
 

 

Non sapere cosa fare… o a chi chiedere.
Chiedere aiuto per quasi ogni compito assegnato.
Sentirsi inadeguato nel lavoro.

Sentirsi di non essere qualificato, dubiti di te stesso e cominci a “martellare” costantemente la tua fiducia.
I primi giorni di lavoro potresti cadere in questo tipo di pensiero.

Credersi il so-tutto-io:

Sei bravo e capace.
Giovane e rampante. Ma certo!

Attenzione a non essere egocentrico.

Non fare impazzire gli altri con le tue analisi,
e la tua esperienza sul modo in cui si dovrebbe fare-o-non-fare una certa cosa.

Ricorda che la maggior parte dei so-tutto-io sono molto insicuri,
e con tempo vengono scansati dai colleghi in quanto arroganti e fastidioso.

La chiave: segui “l’onda” i primi giorni di lavoro

Chi comincia un nuovo lavoro cerca sempre di essere impeccabile.

Se saprai resistere alla tentazione di impressionare in modo ossessivo, se riuscirai a osservare il tuo ambiente lavorativo, cercando di capire (veramente) come lavora l’azienda, mostrando il tuo genuino interesse per le persone …i risultati saranno potenti!

Meglio, almeno nelle prime settimane,
non esagerare ed evitare sbagli che possano compromettere la tua immagine professionale.

Non devi essere un supereroe.
Evita anche i giudizi affrettati, poiché ci vorrà del tempo prima di capire cosa ti piace/cosa non ti piace del nuovo lavoro.

Occorrono almeno 2-3 mesi per comprendere veramente le dinamiche della tua nuova azienda,
giudicare il lavoro sulla base di quello che accade nelle prime settimane è inutile,
di solito, finisci per ricrederti.

Se ti serve un supporto personalizzato scopri il coaching.

Imparare ad ascoltare è il primo passo verso il tuo successo di leader

successo di leader

Foto di Med Ahabchane da Pixabay

Forse non sei così consapevole del fatto che ogni tuo collaboratore o dipendente desidera essere ascoltato. Con attenzione.
Vuole sentire la tua partecipazione e la tua empatia (anche se per pochi secondi).

Più percepisce il tuo reale interesse nei suoi confronti.
Più aumenta il suo desiderio di comunicare e di interagire con te (e più aumenterà la sua produttività).

Ascolta i tuoi collaboratori senza condizionamenti.

Ascolta i loro bisogni, le loro perplessità,
i loro dubbi, senti cosa vorrebbero cambiare, come possono aiutarti e …
poi agisci di conseguenza, sempre mantenendo la tua autonomia di pensiero e d’azione (guai a perderla!).

1. Se pensi che ascoltare sia facile, non ne conosci il vero significato.

2. Il 97% delle persone crede di essere un buon ascoltatore. In realtà sono solo “sentitori”.

3. Ascoltare in modo attivo è una skill fondamentale del leader di successo.

4. Il nostro ascolto è spesso distratto e prevenuto. Pronto a consigliare, giudicare, criticare, condannare .. ancor prima che le parole ci giungano all’orecchio.

 

 

5. Ricorda che … lo sciocco parla. Il saggio ascolta.

6. Meno parli, meno probabilità avrai di dire qualcosa di stupido.

7. Se sai ascoltare vuol dire che sei una persona sicura di te. Non ritieni di aver la soluzione per tutto e tutti. Non hai paura del confronto.

8. Hai notato? Desideriamo che gli altri ci ascoltino con attenzione ma non sappiamo, non riusciamo o non vogliamo fare altrettanto.

9. Ascoltare esprime interesse. Mostra rispetto. Riconosce il valore. Crea fiducia. Rafforza la connessione. Aumenta l’efficacia e l’efficienza.

10. Guadagni rispetto ascoltando (tanto). Lo perdi parlando (tanto).

11. Ascoltare è difficile quando ti senti dannatamente intelligente. Quando non hai tempo da perdere. Hai cose importanti da fare. Hai fretta.

 

 

12. Ricorda che alle persone piace essere ascoltate e comprese. Tanto quanto piace a te!

13. Ascoltare significa che sei disposto a scoprire che forse stai sbagliando o non stai andando nella giusta direzione.

14. Se sei disposto a metterti in discussione e cerchi costantemente evoluzione e crescita vuol dire che sei … un vero leader.

15. La differenza tra ascoltare e sentire è enorme. Il vero ascolto è la volontà di lasciare che l’altra persona ti cambi.” Alan Alda

16.La maggior parte delle persone non ascolta con l’intento di capire; ascoltano con l’intento di rispondere.” Stephen R. Covey

Successo di leader: impara a prestare vero ascolto a quello che dicono i collaboratori o colleghi.
Diventerai il loro punto di riferimento.
Importante e irrinunciabile.

Demotivazione sul lavoro: come affrontare un collaboratore stanco e scoraggiato

demotivazione sul lavoro

A volte,
succede che un collaboratore attraversi un periodo delicato o di fragilità. Di demotivazione sul lavoro.

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Quando il periodo si fa lungo, il rapporto diventa sempre più faticoso e stressante per tutti.
Si crea un’atmosfera pesante e influenza negativamente anche il resto del team.

La situazione rischia di diventare ingestibile e sfiancante.
Che peccato!

Anche perché il collaboratore o dipendente in questione (magari) ha sempre lavorato bene e con profitto.
I suoi risultati, fino a poco tempo prima, apprezzabili adesso sono imbarazzanti.

Il suo rendimento si è bloccato.
Fa il “compitino”. Si limita a esaudire le richieste. “Tira la chiusura”.
Questa percezione influenza il suo atteggiamento e la produttività.

Vediamo i punti chiave per approcciare la demotivazione sul lavoro:

1. Se vuoi “salvare” il rapporto devi consapevolizzare che ti prenderà tempo e (soprattutto) energie.

2. L’emotività è cattiva consigliera. Se, al momento, non sei in grado di gestire e controllare la tua reattività, prendi tempo.

3. Utilizza feedback negativi lontano da occhi indiscreti. In privato e a quattr’occhi.

4. Se ti senti teso e nervoso ricorda che il tuo collaboratore lo sarà ancora di più (sapendo il motivo della convocazione).

5. Evita di partire con un’osservazione positiva sulla persona, tanto per “addolcire la pillola”. Susciteresti immediatamente ancor più chiusura. Vai dritto al punto!

 

 

6. Meglio evitare tutte le esortazioni all’ottimismo, il classico consiglio di “tirarsi su” o slogan motivazionali presi in prestito dal web.

7. Parla poco ed evita prediche.Certe prediche mi fanno venir voglia di commettere i peccati che condannano.” Scrive Roberto Gervaso

8. Ricorda … dire a un demotivato di “tirarsi su” è come dire a una persona con una gamba rotta di alzarsi e di camminare.

9. Evita l’atteggiamento tipo “Io avrei fatto …”, “Io avrei detto…”, “Se …ma…”.

10. Permetti alla persona di spiegarsi. Ascolta senza giudicare e interrompere. Anche se non ti piace quello che dice.

11. Focus sulle azioni non sulla persona. Concentrati solo sulla prestazione. Evita attacchi personali o commenti sulla persona.

 

 

13. Commenta un comportamento specifico. Evita parole generiche tipo OGNI VOLTA, SEMPRE, MAI.

14. Devi essere chiaro su cosa/dove/quando. Spiega le azioni fatte, i comportamenti avuti o le cose dette.

15. Non mortificare la persona. Può avere (forse) un effetto immediato ma perde velocemente la sua efficacia.

16. Riafferma la fiducia nella persona e nelle sue capacità. Poi chiudi la questione. Non ripeterti, perdi incisività.

17. Evita approcci via e-mail. Il feedback motivazionale si fa guardandosi negli occhi.

Non nutrire rancore verso la persona.
Rischi di infilarti in un tunnel di rinfacci reciproci.

Il tuo obiettivo è “recuperare” il più velocemente possibile un collaboratore produttivo

Quando si tratta di demotivazione sul lavoro non stabilire un vincitore e un vinto.
Se “l’operazione di recupero” non avviene, avete perso qualcosa entrambi!

Che tu sia manager, piccolo imprenditore o responsabile di un piccolo team, di questi tempi,
una delle sfide più grandi per chi, come te, si trova a gestire un gruppo di collaboratori è tenere alto il morale della “truppa”.

Le persone oggi possono determinare il successo o l’insuccesso della tua attività!

Ricorda che …
se impari a muovere a critiche costruttive bilanciando garbo e autorità,
aumenterai il tuo rispetto. La tua credibilità e la produttività delle persone che ti circondano.

Autorevole al colloquio di lavoro: entrare nella stanza come un leader – 2

autorevole al colloquio

Foto di Alem Sánchez da Pexels


Caricarsi prima di entrare come un leader

“Scusi dove è il bagno?”

Prima di entrare nella stanza del colloquio, prenditi pochi minuti per caricarti positivamente.

Assumi una posizione di potere.
Gambe divaricate. Braccia tese sopra la testa, allungati fino a dove puoi arrivare.
“Spingi verso l’alto”.
Espanditi.
Per almeno 2 minuti.

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Sarai piacevolmente sorpreso (almeno per me funziona!) dalla sensazione di maggiore potenza che questa postura ti darà.

In uno studio che ha condotto,
la psicologa americana Amy Cuddy ha scoperto che stando semplicemente in piedi in posizione dominante, dopo appena due minuti i partecipanti hanno registrato un aumento di testosterone e diminuzione di cortisolo (un ormone naturale che il corpo rilascia in risposta allo stress).

A meno che non desideri attirare l’attenzione divertita di qualcuno, meglio trovare un luogo riservato (“Scusi dove è il bagno?”).

Entrare nella stanza del colloquio

Le prime impressioni iniziano “non appena entri nel radar visivo delle persone”.

Non pensare (sbagliando) che le prime impressioni su di te si faranno solo quando inizierai a parlare.
L’invio di messaggi non verbali inizia ….
non appena metti il piede nella stanza del colloquio.

Infatti, anche se non dici niente, il linguaggio del tuo corpo potrebbe rivelare i tuoi “reali” sentimenti.
Le tue vere intenzioni.

Una volta che inizi la conversazione, la prima impressione è stata già “registrata”.
E non si torna indietro.
Per quello che riguarda la prima impressione … tutto “si gioca” in questi pochi secondi.

Muoviti come se fossi in slow motion

Pensa a una pantera o un ghepardo quando sono a caccia.
Consapevoli della loro forza, astuzia e audacia.
Si muovono senza fretta.
Senza paura.

Lenti, eleganti.
Passi regolari, felpati, sicuri.
 

 

Segui il loro esempio … mentre percorri gli ultimi metri verso la stanza del colloquio.

Appena fai il tuo ingresso, tieni la testa diritta.

Tante ore davanti al computer rendono le spalle curve.
La postura influenza le percezioni e le prime impressioni.
Per apparire sicuro di te e autorevole al colloquio di lavoro … raddrizzati!

Non stai chiedendo l’elemosina.

Raddrizza la tua postura se vuoi essere autorevole al colloquio di lavoro

Tira indietro le scapole e ”apri” il petto.
Solleva il mento leggermente, mentre cammini.
Non inclinare la testa di lato.

Cerca subito il contatto visivo con la persona/e.

La persona che cerca e “regge” il contatto visivo è giudicata più autorevole al colloquio di lavoro.

Quando guardi le persone negli occhi, stai creando un rapporto.
Stai mostrando interesse e rispetto.

Un contatto visivo prolungato può significare tutta la differenza.
Stai “attirando” il tuo interlocutore dalla tua parte.
Vuol dire essere leader.

Se hai difficoltà a guardare negli occhi o mantenere il contatto visivo, fissa il tuo sguardo tra gli occhi dell’altra persona. Proprio lì … tra le due sopracciglia.
Nessuno sarà in grado di dire dove effettivamente stai guardando.
 

 

Utilizza una stretta di mano ferma ma delicata (quando e se si potrà ancora dare)

“Ferrarelli…piacere di conoscerla”

Siamo tutti molto attenti al modo in cui qualcuno ci stringe la mano.
Una stretta di mano molliccia ti farà perdere istantaneamente punti.
Stabilisci un contatto visivo quando stringi la mano di qualcuno.
È un buon modo per apparire più sicuro di te!
Se non lo fai, la persona può pensare che non abbia rispetto o hai qualcosa da nascondere.

Mentre stringi la mano, guardala negli occhi abbastanza a lungo da memorizzarne il colore.
Non fissare, sorridi.

Sorridere è uno dei più potenti segnali non verbali.
Sorridere è la cosa migliore che puoi fare.

Se fai veramente fatica a sorridere rischi di apparire teso e stressato.
Le persone sicure di sé sorridono perché sono felici.
Non hanno paura di mostrarlo.

Sorridere (in modo genuino) invia l’idea “Che bello conoscerti‘”.
Trasmette “Si, sono sicuro di me”.

Non afflosciarti sulla sedia se vuoi essere autorevole al colloquio di lavoro

Non accasciarti sulla prima sedia che trovi.
Mantieni una postura dritta.
Equilibra il peso.

Non “sdraiarti” ma nemmeno rannicchiarti. Stai fermo ma non rigido.
Rilassato ma non “sbragato”.

Adesso sei pronto.
Preparato per il colloquio di lavoro … per il prossimo passo.
Presumibilmente dovrai rispondere alla domanda “Mi parli di lei” …
ma questa è tutt’altra storia.

In bocca al lupo!

10 riflessioni per gestire l’ansia il tuo primo giorno di lavoro

ansia primo giorno di lavoro

Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

Ansia primo giorno di lavoro? Come il primo giorno di scuola.

Cominciare un nuovo lavoro è come il primo giorno di scuola.

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Di tempo ne è passato ma, anche se ora sei adulto e le apprensioni sembrano diverse,
se ci pensi bene … in fondo in fondo le domande che ti poni sono le stesse.

“Piacerò?”
“I miei colleghi saranno disponibili o arroganti?”
“Mi accetteranno o mangerò da solo come un reietto?”
“Mi troverò bene?”
“Sarò capace? Competente?”
“E se non riesco?”

La notte riaffiorano timori e preoccupazioni di qualcosa d’indefinito e pauroso …
in particolare quando ci sentiamo inadeguati, bloccati dalla paura di non essere all’altezza.
La preoccupazione di essere accettati dai nuovi colleghi di lavoro.

Ecco 10 consapevolezze per calmare l’ansia primo giorno di lavoro:

1. Il nuovo può spaventare. Il problema è pensare che la paura e l’ansia siano il problema. Non lo sono. È perfettamente normale!

2. Non evitare, rifiutare o soffocare l’ansia. Usala per aiutarti a vincere. Usa le emozioni. Non lasciare che ti usino.

3. La fiducia non è assenza di ansia. La fiducia è la capacità di “entrare” nell’ansia e farsela “amica”.

4. Chiediti cosa ti aspetti da questa nuova esperienza. Darti una risposta e avere un obiettivo ti darà motivazione e grinta.

 

 

5. Se senti ansia per le tue capacità, ricorda che … i datori di lavoro non “fanno regali”. Non ti hanno assunto per filantropia.

6. La domanda “Merito davvero questo lavoro?” può monopolizzare tutti i tuoi pensieri. Ti hanno “passato ai raggi X”. Ti hanno assunto. Credono in te.
Non farli cambiare opinione!

7. Non sai mai cosa aspettarti il primo giorno di un nuovo lavoro. Quello che sai è che devi creare un’ottima prima impressione. Subito!

8. Parte della paura di un nuovo lavoro è confrontarsi con gli altri. Se pensi che tutti intorno a te siano in qualche modo migliori. Hai ragione. In effetti qualcuno lo sarà..

9. Il successo richiede audacia. L’ansia aumenta la tua energia. Dà maggiore coraggio. Piccole dosi di paura ti fanno fare cose che altrimenti non faresti.

10. La senti la vocina della paura? Ti dice che non conosci nessuno, non sai come andranno le cose, non sai chi sarà amichevole oppure ostile.
Non sai nemmeno dove è la toilette …

5 pensieri irrazionali che ti assalgono quando il tuo collega diventa il tuo capo

collega che diventa capo

Foto di adamova1210 da Pixabay

Cambiamenti e ristrutturazioni portano variazioni nei rapporti professionali.
Possono suscitare molti sentimenti ed emozioni irrazionali.

Ecco 5 pensieri depotenzianti che potrebbero inghiottirti se il tuo collega diventa capo:

1. “Perché non io?”

Tutti pretendiamo che le promozioni premino solo le persone più talentuose, laboriose e meritevoli,
ma l’esperienza ci dice che non sempre così.
Anzi.

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Il collega che diventa capo … ha fatto un passo avanti. E tu?
Un passo indietro!
Il successo di qualcun altro, non equivale al tuo fallimento.

La tua prima reazione potrebbe essere quella di rispolverare il CV e pianificare di lasciare l’azienda (traditrice) appena possibile.

Non lasciare che questa battuta d’arresto faccia saltare tutto!
Questa non è stata l’occasione giusta per te.
Verrà il tuo momento.

2. “Non mi tengono mai in considerazione”

La maggior parte delle persone ha paura di non essere vista, notata,
ascoltata.

Quando il tuo collega diventa il tuo capo, un pezzo di mondo può … crollare!

Ti vengono -improvvisamente- in mente tutte le mancanze di considerazione che hai subito in azienda:
– il follow-up che non hai mai ricevuto
– il collega che non ha risposto alla tua mail
– il capo che non ha dato seguito alla tua richiesta
– ecc …
 

 

Questo è frustrante, scoraggiante.

Sei sicuro che il tuo lavoro è prezioso.
Sai che quello che stai facendo è utile, se solo qualcuno lo notasse.
Eppure, niente … tutto tace!

La mania fa galoppare la fantasia (in negativo ovviamente).
Porta a vedere fantasmi ovunque.

Non sono pochi i professionisti che da questi segnali (complice anche lo stress) si lasciano inghiottire e lentamente consumare … nel fisico e nell’anima!

3. “Per me non c’è speranza”

È tutto finito.
Quanto valgo poco!

In questi momenti sembra che la promozione del tuo collega sia … l’ultima promozione possibile sulla faccia della Terra.

Non trasformare la bocciatura in un’esperienza devastante.
Non massacrare la tua autostima.

Il tuo critico interiore sarà pazzo di gioia… ti dirà che non sei capace, che sei appagato, poco determinato.
Non ci sarà mai più un’altra opportunità di avanzamento per te!

Piuttosto che considerare questa esperienza catastrofica,
riconoscila per quello che è … una (grande) delusione.
Inquadrala come un’opportunità per imparare e crescere.

Prova a vedere la bocciatura da una diversa angolazione.
Forse c’erano -davvero- buone ragioni per cui non hai ottenuto la promozione.
 

 

4. “L’amicizia è finita con il collega che diventa capo”

Che fantastica amicizia … terminata.
Che peccato!

Ora che lui/lei è salita in alto,
sei convinto che la tua amicizia sia arrivata alla fine.

In effetti…il rapporto cambierà.
È inevitabile. Almeno un po’.
Questo è prevedibile.

Puoi assolutamente essere amichevole con quella persona -che ora è il tuo superiore- purché tu rimanga professionale e rispettoso.

Quando il collega diventa capo,
si instaurano nuove dinamiche, differenti obiettivi, diversa responsabilità.

Il tuo (oramai ex) collega avrà nuove pressioni.
Potrebbe prendere decisioni che potrebbero non piacerti.

Anche se qualche tempo prima, avevate condiviso lo stesso malcontento sul modo di lavorare …
adesso è meglio trattenersi con le lamentele.

Se ti fa domande sull’ambiente di lavoro,
parlane onestamente ma fallo in modo professionale e costruttivo.

5. “Wooo!! Il lavoro diventerà molto più semplice”

Ora che condividi un legame stretto con qualcuno dei piani-alti,
è facile pensare di avere bonus per l’incolumità.

Potrai finalmente uscire 20 min. prima per andare a prendere tua figlia a scuola?
Lo capirà sicuramente!
Potrai chiedere al tuo amico-capo di non lavorare su quel progetto così noioso. Ne hai parlato per mesi!
Potrai chiedere …stop!
Non potresti essere più lontano dalla verità.

Solo perché il collega che diventa capo è salito gerarchicamente,
questo non ti dà il permesso di rilassarti, non rispettare le scadenze e le aspettative.

Il tuo amico (come tutti i superiori) apprezzerà i collaboratori che rispettano le scadenze,
sono puntuali e lavorano in modo efficace.

E allora? Cosa fare? Con il collega che diventa capo?

Può anche accadere che questo cambiamento crei un’energia negativa all’interno del team.
Il tuo capo-collega potrebbe essere costretto a tagliare del tutto i rapporti sociali.
Chi può dirlo?

Non cambiare immediatamente il tuo atteggiamento.

Lascia a lui/lei determinare il nuovo rapporto,
stabilire le nuove dinamiche e il nuovo approccio.

Probabile che prenderà del tempo per decidere come comunicare e come gestire il nuovo ruolo.

Anche se potrebbe essere un po’ imbarazzante,
discuterne e ricercare soluzioni costruttive è la miglior cosa!

Oppure, pur continuando ad essere amichevole, il neo-capo farà un passo indietro. Non socializzerà più come prima con te e con il team.

Cerca di non prenderla a male e non biasimarlo, se succede.
Ci sta.

5 volte che dovrai affrontare i colleghi (nessuno lo farà per te) – 1

il collega scorretto

Foto di Hans Benn da Pixabay

La prossima volta che il tuo collega scorretto ti “costringe” ad accettare un incarico noiosissimo,
sei lasciato fuori dall’happening oppure la solita collega-vipera diffama la tua professionalità
dovrai scegliere come reagire.

Rispondere per le rime? Far valere le tue ragioni?
Affrontare a muso duro o lavorare “di fino” nell’ombra?

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Non dire niente, non fare niente, sperando che tutto si risolva magicamente?

Il modo in cui risponderai,
influenzerà il modo in cui le persone ti tratteranno in seguito.

Il nostro comportamento insegna alle persone come trattarci

Se non reagisci,
insegnerai che si può approfittare di te.
Se non correggi, sapranno che possono cavarsela!

Se vuoi fare strada nel Mondo del lavoro,
otterrai ammirazione e rispetto, difendendoti in modo fermo e deciso ma anche garbato e diplomatico.

Ecco 5 occasioni in cui dovrai far sentire la tua voce al lavoro (perché nessuno proprio nessuno credimi lo farà al posto tuo):

1. Quando il collega scorretto ti ruba il merito

Tutto si è svolto in modo molto veloce. Imprevisto.
Inaspettato.
Adesso tutti sanno chi ha fatto – bene – il tuo progetto …
e non sei tu!
 

 

Eh davvero! Ti hanno appena scavalcato.
Sorpassato.

La prossima volta che succede, devi agire rapidamente.

Se affronterai pubblicamente la persona, avrai scarse possibilità di avere una conversazione risolutrice.
Meglio aspettare.

Più tardi ma non troppo tardi in privato, metti le cose in chiaro con il collega scorretto:
spiega che sei felice di collaborare con lui/lei in futuro ma …
con un tono che non intende replica:

“Ti invito a non prendere credito per il mio lavoro.
Sai perfettamente che ci sto lavorando intensamente da più di 3 settimane.
Questo comportamento non è corretto.
Se succederà di nuovo, dovrò coinvolgere il nostro capo in questa conversazione “.

 

2. Quando un collega ti rimprovera aspramente

Se commetti un errore,
dovresti prepararti alla possibilità che il tuo capo ti chiamerà per darti un riscontro negativo…
niente di male. Ci sta.

Ma se la critica la muove un collega gerarchicamente sotto di te o di un reparto completamente diverso… è diverso.
Questo tipo di intrusione mina la tua credibilità e la tua autorevolezza,
diminuirà la tua sicurezza.

Non lasciare che il tuo lavoro sia messo in discussione, criticato o sminuito.
L’opzione migliore è quella di cercare un incontro privato chiarificatore con il collega serpente.
 

 

3. Quando il collega sleale ti prende di mira con continue battute sarcastiche

Se il collega scorretto usa il sarcasmo per sminuirti e rovinarti la reputazione,
devi passare a un approccio molto più diretto.

L’intenzione è farti sembrare incompetente, apparire lui/lei più SMART, per farsi notare e magari salire nella gerarchia.

È importante non lasciare lievitare il problema.
Ne va della tua immagine professionale.

Rivolgi alla persona uno sguardo vuoto, neutro,
alla fine capirà che con te non attacca.
 

“Trovo i tuoi commenti scortesi e ingiustificati, nonché poco divertenti.
Per favore smettila”.

 
Se il commento sarcastico è stato inviato via email,
non rispondere.

11 modi per farsi notare sul lavoro senza promuoversi e sgomitare – 2

come farsi notare al lavoro

Foto di Engin_Akyurt da Pixabay

7. Diventa esperto del tuo settore

Pubblica post (anche se semplici e brevi) su Linkedin e altri social sulla tua professione.
Condividi i tuoi approfondimenti.

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Non limitarti a leggere,
commenta, aggiungi qualcosa di tuo e avvia discussioni su argomenti pertinenti.

Se lo farai regolarmente diventerai un riferimento del settore.
Una risorsa di informazioni.
Uno che si è fatto notare.

8. Consapevolizza che promuoversi non è vantarsi

Come farsi notare al lavoro?
Non sono pochi i professionisti (di ogni età e settore) che, nonostante indubbie preparazioni e capacità, davanti a una domanda sulle loro competenze (per non vantarsi-troppo) non riescono ad andare oltre un arrendevole “Pochino”, “Abbastanza”, “Dipende” … che li fanno apparire impreparati e incompetenti.
Non-esperti.

Molte persone spesso odiano dover parlare di sé stessi, perché lo vedono come “vantarsi”.
Arroganza.
Ma finiscono con auto sabotarsi.

Ricorda che parlare di sé stessi, dei propri successi e realizzazioni, non è boria.
Arroganza o presunzione.
Quando si parla di un risultato, è un dato di fatto!

Quando spieghi come hai risolto un problema, hai imparato una nuova abilità o come hai collaborato con il team, stai parlando di fatti concreti.
Parla dei tuoi successi come se raccontassi la tua storia a … un caro amico.
 

 

9. Interessati anche ad altri dipartimenti

Parla con i colleghi della tua azienda che lavorano in altri dipartimenti.
Chiedi, informati, forse potrebbero aver bisogno di una mano.

Se sei in grado di fornire il tuo aiuto,
imparerai nuove abilità e diventerai rapidamente una risorsa anche per quel dipartimento.
Ecco un modo efficace per promuoversi senza “suonare la grancassa”.

10. Prepara un Elevator Pitch sulle tue intenzioni professionali

Sai cos’è un elevator pitch?
È una presentazione SMART – della durata di secondi o pochi minuti- che ha lo scopo di essere convincente e stimolante riguardo a un progetto o un’idea.

Se ti ritrovi alla macchina per il caffè con il tuo capo, potresti evitare l’inutile …
“Cosa c’è di nuovo?”
“Niente di che!”.

Un’opportunità sprecata.
Non perdere questa occasione (ma te la devi preparare) per lanciare la tua idea o il nuovo progetto su cui stai lavorando.
Metti il focus sull’impatto che potrebbe avere sulla persona e sull’azienda.

11. Raccogli la sfida quando è il momento giusto

Non dare per scontato che gli altri (il tuo capo/a, il titolare, il CEO) conoscano i tuoi desideri di promozione.

Diverse persone mi contattano per sapere come farsi notare al lavoro. Lamentano problemi con il loro capo/a o con l’azienda, colpevoli -secondo loro- di non aver riconosciuto e dato seguito alle loro ambizioni di crescita professionale.

Questi professionisti (competenti ed efficienti) non sono consapevoli di adottare atteggiamenti e comportamenti che sono poco assertivi e poco rispettosi di sé stessi.
Il punto debole è pretendere che siano gli altri a riconoscere i nostri bisogni e desideri. Senza dover dire una parola.
Come farsi notare al lavoro? Così proprio non funziona!
 

 

Come farsi notare al lavoro? Se non vuoi urlare .. perlomeno alza la mano!

Non aspettarti che il capo (o chi per lui/lei) legga nella tua mente.
La lettura del pensiero non è ancora possibile.

Mai dare per scontato che gli altri intuiscano, intendano, percepiscano.
Conoscano il tuo bisogno o il tuo desiderio.

Quando imparerai a cambiare il modo in cui pensi all’auto-promozione, imparerai che non è così difficile come pensi e che …
l’abilità di promuoversi è essenziale per avere il successo professionale che così tanto desideri.

12 cattive abitudine nell’utilizzo di mail che ti rendono odioso e fastidioso – 2

mail aggressive

Foto di Ryan McGuire da Pixabay

8. Usare un oggetto vago o non includerlo del tutto

Una mail è molto efficace quando è chiara e concisa.
Dare al destinatario un indizio del contenuto, può incoraggiare la lettura e portare a rispondere più rapidamente.

Se non includi l’oggetto, può essere irritante per il destinatario aprire l’e-mail per capire di cosa si tratta.

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Prova a fornire nella frase dell’oggetto più dettagli possibili.

Quando riceve l’e-mail,
il destinatario dovrebbe capire di cosa tratta, semplicemente leggendo l’oggetto.

Non giocare agli indovinelli, sii esplicito e conciso.

9. Inviare mail aggressive

Le persone ricordano sempre una mail aggressive.

Rispondere con astio e animosità,
non è quasi mai il modo appropriato o più efficace per risolvere la questione.

Fino a quando abbiamo a che fare con le persone (e per fortuna è così), saremo sempre esposti al rischio di essere delusi, frustrati e di reagire con rancore … succede a casa, al lavoro e in innumerevoli altre situazioni.

Dobbiamo sapere incanalare queste emozioni in modo produttivo.

Piuttosto,
scrivi l’e-mail che desideri inviare (con tutta l’arrabbiatura e il veleno che senti di voler sputare fuori).
Salva le mail aggressive nella cartella “bozze” per 48 ore.

Rivedile apportando i tagli necessari.
Vedrai… la calma fa miracoli!
 

 

10. Inviare una mail.. e poi subito un’altra.. un’altra ancora

A volte la fretta e lo stress, ti fa scrivere una mail molto velocemente rischiando così di saltare/dimenticare qualche dettaglio o informazione necessaria.

Sarai costretto a inviare altre mail con ulteriori informazioni inerenti alla prima,
creando un pastrocchio organizzativo.

Un collage informativo che rischia di fare disperdere un pezzo importante del messaggio!

11. Andare “lunghi”

La maggior parte delle persone leggono le mail in pochi secondi.

I blocchi di testo di grandi dimensioni sono difficili da leggere, quindi è meglio suddividerle in brevi paragrafi. Grazie agli elenchi numerati sono ancora più facili da digerire.

Puoi anche usare il grassetto o il corsivo per evidenziare parti importanti del tuo messaggio,
ma dovresti farlo con parsimonia.

La brevità e la chiarezza sono essenziali, quanto la grammatica e l’ortografia.
Proprio come l’oggetto, anche il corpo della mail dovrebbe essere molto esplicito e conciso.
Vai dritto al punto. Non essere prolisse. La maggior parte delle persone non legge tutto.
 

 

Facilita il lavoro.
Descrivi in modo sintetico quali azioni dovrebbero essere prese.
Così facendo fai risparmiare a tutti del tempo. Te ne saranno grati!

12. Evita errori di battitura, punteggiatura fastidiosa, colore o caratteri non professionali, indirizzo mail ridicolo

Inviato da My Sansung“, non è una scusa per inviare e-mail poco professionali.

Qualche errore è accettabile,
ma se la mail è importante è fondamentale rileggerla e controllarla prima di inviarla.

Usa con parsimonia i punti esclamativi, possono farti apparire troppo emotivo o immaturo.

Utilizza caratteri, colori e dimensioni classici.

In genere,
è meglio utilizzare una dimensione di 11-12 punti e un carattere di facile lettura come Arial o Calibri.
Per quanto riguarda il colore, il nero è la scelta più sicura.

Se stai inviando una mail a titolo professionale, evita un account di posta elettronica non appropriato. Tutto ciò che è carino, sexy, volgare o insensato ti farà apparire immaturo e poco professionale.

Lavorare con un capo insicuro: 13 spunti per sopravvivere

capo insicuro

Non ne avrebbe alcun motivo.
Conosce il suo lavoro. È competente. Preciso.
Non è un cattivo manager.

Purtroppo,
è preoccupato anzi ossessionato dalle sue prestazioni e della sua posizione all’interno dell’azienda.

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È più spaventato della maggior parte dei manager.
È il capo insicuro.

Ha paura del successo dei suoi dipendenti.
Non sopporta il collaboratore bravo, quello che riceve elogi o riconoscimenti dai superiori.

Respinge le tue idee.
È inaccessibile, se non per criticarti.
Ruba le tue idee senza riconoscerti.
Ti blocca la promozione.
Non ti invita a riunioni importanti.

Non sarà mai divertente e come potrebbe esserlo lavorare per un capo insicuro,
ma ecco cosa puoi fare per sopravvivere:

1. È difficile rendere un capo insicuro meno insicuro. Ci puoi provare, ma ti stancherai ben presto…

2. Il leader insicuro è imprevedibile. Nel momento in cui si innesca la sua insicurezza diventa difensivo e meschino.

3. Non minacciare il tuo capo con performance da “campione”. Probabilmente ti odia perché sei bravo.

4. Il capo incerto vuole tenere lo status-quo perché nella struttura attuale riesce a “galleggiare”. Odia il cambiamento.

5. Dimentica di andare da lui/lei con idee grandiose per come migliorare le cose.

6. Nel momento in cui si accende la sua insicurezza ricorda che sta “controllando e vendicando”.

7. “Difendi” la sua autostima. Attivare l’insicurezza del tuo capo creerà sofferenza. Per entrambi.

8. Datti due obiettivi: mantenere la tua autostima e nutrire la sua (fragile) autostima

 

 

9. Riconosci ciò che il tuo capo fa bene – sii sincero.

10. Cerca l’opinione del tuo capo su problemi reali (non inventarli solo per ingraziartelo)

11. Dimostra di essere un giocatore di squadra. Condividi il successo!

12. Mostra rispetto del potere e della posizione del tuo capo. Fai sentire al tuo capo di avere il controllo.

13. Non dire al tuo capo insicuro che:
– sei pronto a sostituirlo quando andrà in vacanza
– ti hanno chiesto di parlare alla riunione annuale
– ti hanno proposto di scrivere un post aziendale
– altre aziende ti hanno proposto di unirti a loro
– altri dirigenti ti lodano e cercano la tua opinione
– desideri un aumento
– hai risolto brillantemente un problema con il cliente importante
– che hai grandi piani per il dipartimento
– un giorno ti piacerebbe avere il suo posto

Non può sopportare di ascoltarlo.
Se lo fai, non dormirà la notte! E di conseguenza non dormirai neanche tu.
 

Mancanza di rispetto: 7 segnali evidenti che i colleghi non ti considerano – 2

mancanza di rispetto

Foto di Pexels da Pixabay

4. Sei invisibile

Ti senti come se fossi invisibile.
No, non hai il super-potere di uno dei fantastici 4.

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Se nessuno risponde alle tue chiamate o alle tue e-mail,
se ricevi ripetutamente la scusa “Sono occupato” o dicono che la tua e-mail si è “persa nello spam”,
il problema è che non piaci.

Nessuno ascolta le tue proposte durante le riunioni.
Ti senti come se non “aggiungessi mai valore alla conversazione”.

Non prenderti in giro.
Le persone che non ti ascoltano… non ti prendono sul serio!

5. Sei sempre out

Non sei incluso in mail, riunioni e conversazioni.
Ma anche per aperitivi e meeting.

Se non sei incluso in una o due e-mail, non farne un dramma!
Probabilmente è solo una svista.

Ma se senti di essere regolarmente escluso,
allora può essere un problema di mancanza di rispetto.

6. Le tue idee vengono regolarmente rubate

Non c’è niente di più frustrante di un collega che si prende il merito del tuo lavoro.
Oppure ruba con un escamotage la tua grande idea.

 

 

A volte accade in un ambiente di lavoro frenetico.
Tuttavia, se succede spesso,
è un segnale evidente di mancanza di rispetto nei tuoi confronti.

7. Il tuo tempo non è considerato

Quando rispetti qualcuno, consideri il suo tempo prezioso.

Il collega che continua a interrompere il flusso del tuo lavoro,
e con la scusa di “rubarti qualche secondo” tenta di scaricarti il suo lavoro non solo è ottuso.
È irrispettoso del tuo tempo.

Se senti mancanza di rispetto sul lavoro, non limitarti.  Affronta la questione.

Valuta onestamente …
Sei troppo sensibile?
Stai esagerando?
Il tutto si riduce a singoli episodi?

La mancanza di rispetto può frenare la tua carriera

Essere fiducioso sul lavoro influenzerà il tuo percorso professionale e il modo in cui comunichi con i colleghi.

Nella maggior parte dei casi,
se rileviamo la mancanza di rispetto, reagiamo a un comportamento che giudichiamo irrispettoso,
pensando che l’altra persona l’abbia fatto apposta per darci fastidio e crearci disagio.

A volte questo senso d’insoddisfazione è esternato,
altre volte ci si chiude nel mutismo e ci trasformiamo lentamente in persone piene di rancore e di malinconia.
 

 

Raramente si affronta la questione in maniera aperta e positiva,
cercando di spiegare alle persone le nostre motivazioni,
invitandole a evitare di ripetere le stesse situazioni in futuro.

Un percorso di coaching può esserti molto utile per potenziare al massimo la tua autostima, il tuo approccio, il modo di comunicare con gli altri.
Superare la difficoltà a dire NO, a confrontarsi e affermarsi.

Imparare a comunicare in modo chiaro e diretto per superare la mancanza di rispetto.

Mancanza di rispetto: 7 segnali evidenti che i colleghi non ti considerano – 1

mancanza di rispetto

Foto di Pexels da Pixabay

A volte senti solo freddezza.
Altre volte mancanza di disponibilità e senso di calore.
Altre volte ancora vere e proprie mancanza di considerazione.

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Non sono poche le persone che avvertono la mancanza di rispetto sul luogo di lavoro.
Si accontentano, accettano una retribuzione inferiore, si mordono la lingua perché pensano di essere già fortunate ad avere un lavoro.
E spesso è tristemente così.

Non dovremmo mai tollerare la mancanza di rispetto sul luogo di lavoro

Una volta attraversata la linea, è il momento di fare/dire qualcosa.

Se qualcuno al lavoro ti mette a disagio,
puoi comunque affrontarlo, minimizzando le possibilità di ritorsioni.

Se non ti senti a tuo agio nel dire qualcosa, va bene lo stesso.
L’importante è non interiorizzare i maltrattamenti e gli sgarbi ricevuti.

Se i tuoi colleghi ti mancano di rispetto,
dovrai prima di tutto riconoscerlo … e poi prendere le adeguate contromisure.

Ecco 7 segnali evidenti che non stai ottenendo il rispetto che meriti sul posto di lavoro:

1. Colleghi -non autorizzati- criticano le tue scelte e le tue azioni

Quando commetti un errore,
dovresti prepararti alla “lavata di testa” del tuo capo.

Ti chiamerà nel suo ufficio per darti un feedback negativo… niente di strano.
Ci sta.
 

 
Ma se la critica la muove qualcuno gerarchicamente al-di-sotto-di-te o di un reparto completamente diverso… è diverso. Questo tipo di intrusione se reiterata minerà la tua credibilità e diminuirà la tua sicurezza sul lavoro.

Non lasciare che la tua autorità venga costantemente messa in discussione.
Prendi atto che è un segnale che il collega non ti sta prendono sul serio.
Sei stato preso di mira.

L’opzione migliore è quella di cercare un incontro privato con la persona in questione.
Ricorda … il comportamento sminuente non è mai accettabile.

2. Atteggiamento poco/per nulla rispettoso

Non sei ascoltato,
sei costantemente interrotto, la persona è distratta, non c’è contatto visivo,
risatine o frasi come “Certo!” o “Fantastico!” con rotolamento degli occhi (come dire “Che palle¨).

I tuoi colleghi vorrebbero che la conversazione terminasse il più presto possibile.

Sono tutti segni piuttosto negativi e poco rispettosi.
È una mancanza di rispetto.
C’è poco da aggiungere!

3. Sei il soggetto principale del gossip

Il gossip fa parte della “vita” di ogni ufficio.

A rotazione tutti vengono regolarmente spettegolati,
ma essere costantemente l’attore protagonista del chiacchiericcio da ufficio non è certo una bella cosa.

Se i tuoi colleghi parlano spesso alle tue spalle, probabilmente anche tu ci “hai messo del tuo”,
hai fatto qualcosa sul lavoro (o forse nella tua vita personale) che ha dato il via ai pettegolezzi.

Se i tuoi colleghi sparlano costantemente della tua vita personale o professionale è un segno che non stai ottenendo il rispetto che meriti.
 

Successo sul lavoro: 12 ragioni perché qualcuno non ce la farà mai

successo sul lavoro
Diventare il team leader di quell’innovativa startup,
entrare nell’e-commerce con la tua piccola impresa a conduzione familiare,
sbaragliare la concorrenza e diventare store manager del lussuoso store del centro,
guidare un grande progetto per una multinazionale americana.

Wooooowww!
Figo!
Per raggiungere il successo sul lavoro (grande o piccola, poco importa) devi mettere in campo doti quali determinazione, tenacia, costanza, volontà.

E purtroppo non tutti ci riescono.

È un attimo, sprecare opportunità e scivolare nell’immobilismo, non superare ostacoli e comportamenti dannosi.

 

 

Ecco 12 ragioni perché non avrai il successo sul lavoro che desideri:

1. Continui a chiederti “Perché io no?” … e non passa mai all’azione!

2. Lo pretendi facile e veloce. In una notte.

3. Aspetti di essere pronto per lanciarti.
Non hai capito che non sarai mai pronto al 100%.

4. Ci hai provato e hai fallito. E non ci provi più. Mai più.

5. Punti tutto sulla competenza. La capacità non è tutto. Serve determinazione. Tenacia. Palle.

6. Non hai ancora capito che … chiunque abbia mai realizzato qualcosa, a un certo punto si è bloccato, arenato, non è riuscito. Ha sbagliato.

7. Ricerchi solo complimenti e like. La maggior parte delle persone ti criticherà, dirà che stai sbagliando o vorrà qualcosa da te.

8. Sei bloccato dal rifiuto. La risposta alle domande che non hai mai fatto, sarà sempre NO.

9. Non riesci più a superare battute d’arresto e inaspettate cadute che demoliscono le tue certezze.

10. Vuoi evitare il conflitto. A tutti i costi.
Hai il bisogno di essere apprezzato e accettato.

11. Sei convinto che non hai il talento.
Per te una dedica da Stephen King “Il talento da solo vale poco. Ciò che separa il talentuoso dalla persona di successo è il duro lavoro.

12. Sei sempre preoccupato “di cosa fanno gli altri”. Non lavori su te stesso. La crescita inizia con la consapevolezza che il problema non sono gli altri … ma sei tu!

Senti cosa ha detto Roberto Bolle ai ragazzi di Forcella durante One Dance, la grande festa della danza organizzata a Napoli.

“Non credete al successo facile, quello fatto di scorciatoie: non vi lascerà nulla.
Inseguite invece i sogni e credete in un percorso costruito giorno dopo giorno.
Il successo facile non arricchisce, è importante coltivare le proprie passioni.
Questo, al di là del risultato,
contribuirà a costruire una persona migliore”.